UN PO’ DI AGGIORNAMENTI SUI FATTI MIEI

Il baco nel cervello si sta comportando bene: non accenna a degenerare e non è aumentato di dimensioni.
Anche il malloppo nel fegato si comporta bene, e non è cresciuto rispetto a sette mesi fa. Poi pare che ci sia in giro anche un bordello di cisti e altri aggeggi, ma tutta roba benigna che in genere non degenera (anche nel cervello comunque ci sono in circolazione un sacco di bestie strane, esiti di ischemie, cisti, gatti randagi, olandesi volanti…)
La vertebra si è saldata ma nel primo mese e mezzo dopo l’incidente si è verificato un notevole avvallamento (rispetto a sei mesi fa mi sono abbassata di quasi un centimetro) che mi provocherà mal di schiena per il resto della vita, e al momento la schiena è tutta una contrattura, ma proprio una cosa impressionante, al punto da farmi camminare tutta sbilenca. Ma prima o poi mi rimetterò in sesto.
Com’è che si dice? L’erba cattiva non muore mai, e non vedo perché proprio io dovrei fare eccezione. E adesso gustiamoci questo succoso frutto del nostro Sud, quasi mio coetaneo.

(vabbè, stendiamo un velo pietoso sui pantaloni con le palle sottovuoto in uso all’epoca. E meno male che non c’erano graziose signorine nei dintorni…)

barbara

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RIPRENDO LA TELENOVELA

Quella dell’acqua in camera e del padrone di casa eccetera. Che alla puntata precedente si concludeva così:

E alla prossima pioggia…

Ecco. L’asfaltista è venuto e ha messo un po’ di guaina intorno a ciascuno dei due bocchettoni. Una settimana dopo è piovuto per alcune ore, e mi si è allagata la camera. Con nuovi buchi in aggiunta a quelli precedenti. L’ho visto quando sono entrata per andare a letto e mi è toccato ritirare fuori di corsa gli asciugamani e stenderli per terra e secchi e catini e tutto l’armamentario. E le macchie di umido sul soffitto ulteriormente allargate e l’intonaco con bolle e crepe, e quando ha smesso di piovere giù acqua ha attaccato a piovere giù intonaco. La mattina dopo ho chiamato il padrone di casa, che ha detto che avrebbe chiamato subito l’amministratore e lo avrebbe fatto venire da me insieme all’asfaltista. Dopo una settimana ho richiamato per sentire a che punto eravamo. Ho aspettato, dice lui, perché in tutti questi giorni c’è sempre stato il sole e anche per i prossimi giorni è previsto bel tempo, e volevo aspettare che piovesse per vedere cosa succede. E io ho cominciato a inquietarmi e agitarmi in pelino. Poi ha detto, Lei, signora Mella, deve essere buona. È stato lì che ho leggermente perso il controllo; tre ore e mezza dopo mi faceva ancora male la gola. Oggettivamente, quando mi incazzo sono molto sgradevole, e lui evidentemente non voleva rischiare di riavermi nelle orecchie un’altra volta incazzata; mezz’ora dopo mi ha richiamata per dirmi che nel pomeriggio si era impegnato a venire di nuovo l’asfaltista (il cialtrone dell’altra volta, quello che ha fatto la copertura tre anni fa e un anno e mezzo fa avevo già le macchie sul soffitto; quello che “ogni paio d’anni, quando piove forte è normale che succeda”, da cui si deduce che, primo, è destino ineluttabile che con un isolamento fatto da lui, ogni volta che piove forte l’acqua passi dalla terrazza alla stanza sottostante, secondo, che dopo che l’acqua ha aperto una mezza dozzina di buchi, poi i buchi si chiudono da soli e per un paio d’anni l’acqua non passa più; quello che ha risolto il problema e alla prima pioggia mi sono ritrovata con la camera allagata). Non è venuto, e il giorno dopo, benché fosse festa (il primo novembre), il vecchio ha mosso mari e monti e poi mi ha chiamata per dirmi che venerdì mattina sarebbe venuto l’altro asfaltista, quello che era venuto a vedere la situazione la prima volta. Naturalmente adesso si riscateneranno i condomini che dovranno pagare la loro parte, ma a quanto pare preferisce affrontare l’ira di una decina di condomini toccati nel portafogli che la mia. Poi nei giorni scorsi è piovuto e l’acqua non mi è scesa. Piccola nota a margine: dato che prima delle sei, sei e mezza non mi addormento, e il tizio sarebbe sicuramente venuto la mattina presto, la notte sono scesa ad attaccare sotto il campanello un bigliettino con su scritto “Asfaltista: suoni forte se no non mi sveglio!” L’asfaltista ha avuto pietà, e si è fatto aprire e dare la chiave della terrazza da qualcun altro. Poi, essendo proprio sopra la mia testa, a partire dalle sette e mezza ho sentito lavorare di gran lena, ma almeno mi ha risparmiato di alzarmi dal letto.

Già che siamo in tema di aggiornamenti, vi informo che ho fatto i raggi alla vertebra, e la situazione è ulteriormente peggiorata: l’avvallamento è aumentato (stronza). Poi dovrò anche fare un piccolo intervento. Avete presente l’alluce valgo? È quella cosa che viene ai comuni mortali. Naturalmente nessuno di voi si immagina che io sia una comune mortale, vero? E infatti non mi è venuto l’alluce valgo: mi è venuto il mignolo valgo. Un po’ stortino, fin dove arrivo a ricordare, l’ho sempre visto: stortino carino; simpatichino, anche. Ma adesso mi sono accorta che si sta proprio stendendo, e non voglio arrivare come quelle con l’alluce completamente di traverso sopra o sotto le altre dita, sicché quando, fra un mese, andrò a fare i nuovi raggi per la vertebra, li farò anche ai piedi e poi si farà l’interventino. L’ortopedica (la mia ortopedica d’oro), è d’accordo, e spero che mi operi lei.

Poi c’è un’altra grossa grossa grossa rogna, ma quella, se non si risolve, la scriverò a parte, perché voglio che la facciate girare e che la leggano almeno dodici miliardi di persone.

E visto che qua si sta praticamente scatenando la fine del mondo, regaliamoci almeno una fine del mondo… profumata.

barbara

HO TANTA TANTA TANTA VOGLIA DI

e poi

e anche

e inoltre

e in più

e naturalmente

Sì, ok, il rock acrobatico e il paso doble non li so, ma datemi un paio di giorni e un buon maestro e vedete cosa ne tiro fuori. Che poi, mal che vada, posso sempre improvvisare, che è la mia specialità, come quella volta che ho improvvisato una specie di danza del ventre e dieci anni dopo ho scoperto che chi era stato presente se la ricordava ancora.

barbara

AGGIORNAMENTO VERTEBRA

Frattura brutta brutta, ma proprio brutta brutta brutta. Il che mi costringe a ridurre ulteriormente il già pochissimo che mi era consentito fare. E a iniziare subito un trattamento di magnetoterapia. Unica nota positiva nel quadro attuale: dopo che la ragazza che mi faceva le pulizie è stata costretta dalle circostanze a tornare in Romania, e dopo che per tre settimane sono rimasta a secco, finalmente ne ho trovata un’altra, raccomandatami da una persona in cui ho la massima fiducia; oggi è venuta a presentarsi e la settimana prossima comincia. In compenso ho la camera da letto allagata. Un anno e mezzo fa avevo denunciato la presenza di macchie di umidità sul soffitto; il padrone di casa ha informato l’amministratore che è venuto a vedere, e ha detto che avrebbe mandato qualcuno. Molto molto molto molto tempo dopo il padrone di casa mi ha detto che l’amministratore gli ha detto che era venuto col pittore per dare una mano di colore sulle macchie ma io non c’ero. Cioè, primo, uno viene per fare un lavoro in casa mia ma non gli passa per la testa di avvertirmi (leggi: contando sul fatto che nessuno, a meno che non sia in coma, resta in casa ventiquattr’ore su ventiquattro sette giorni la settimana, ha raccontato che è venuto e che non mi ha trovato); secondo, dalla terrazza l’acqua mi filtra in casa e quelli risolvono il problema con una pennellata di colore? Poi in un secondo momento avevo avvertito che le macchie erano aumentate a dismisura (circa due metri quadri in camera e mezzo metro quadro nella cameretta) e ha promesso che avrebbe mandato qualcuno. Lunedì scorso è piovuto, e quando sono andata in camera ho trovato una pozzanghera di un metro di diametro e alta un buon paio di millimetri. Ho coperto tutto con diversi vecchi asciugamani ma poi si è aperto un altro buco sul soffitto – altri vecchi asciugamani, una gonna strappata che non posso più portare, stracci… – e mercoledì notte mi sono accorta che cadeva acqua anche sopra un mobiletto, di cui si è rovinato tutto il coperchio, oltre al centro che ci stava sopra. Vabbè, chiamo il padrone di casa che mi dice telefono all’amministratore e all’asfaltista e mercoledì pomeriggio veniamo da lei. Dopo un’ora mi richiama e dice che l’asfaltista sta facendo un lavoro lontano da qui e può venire solo lunedì prossimo. Ma manca una settimana! dico. Sì, risponde, ma è prevista pioggia solo per il fine settimana – infatti per domenica è prevista pioggia a rotta di collo – e comunque se lui non può venire, cosa devo fare? [chiamare qualcun altro è un pensiero troppo complicato?] E dopo che ha smesso di piovere ha continuato a venire giù acqua ancora per più di ventiquattr’ore. Poi durante il giorno ci ho messo tre secchi, ma la notte no, perché con il rumore dell’acqua che cade sull’acqua è impossibile dormire, e quindi lascio che cada sul mucchio di stoffa. Sotto la quale immagino che il parquet a quest’ora sarà già marcito, ma quelli sono cazzi suoi. Io, in ogni caso, con una vertebra fratturata non posso certo chinarmi a togliere e rimettere a seconda dei capricci del tempo. Carino quando ho detto, a proposito delle piogge che ancora verranno fino a lunedì, “speriamo che non mi venga giù tutto il soffitto”, e lui: “ma come venga giù il soffitto? È solo acqua!”. Eh già, acqua che è riuscita a bucare in tre punti tutto lo spessore dalla terrazza alla ma camera, ma chi sta a badare a questi banali dettagli?
(continua)

barbara

ULTIME COSE (11/16)

Prima di chiudere i resoconti di questo viaggio, bisogna che racconti ancora un paio di cose. Per esempio di quando sono caduta. Ricordando che ero freschissima reduce della frattura alla vertebra, come già avevo ricordato qui. La vertebra si era saldata, ma la situazione generale era ancora estremamente precaria; in conseguenza di ciò, molte cose mi erano state categoricamente vietate, ma ho dovuto farle, nonostante il divieto, per esempio fare scale, e Gerusalemme, da questo punto di vista, è molto peggio di Venezia, perché a Venezia sono al massimo un paio di decine di gradini per volta, mentre a Gerusalemme sono anche qualche centinaio al colpo. E non avrei dovuto sollevare e portare pesi, ma anche se sono stata molto aiutata, come si fa ad evitarlo del tutto quando si gira con un trolley e uno zaino? Ma la cosa proprio vietatissima, assolutamente vietatissima, assolutissimamente vietatissima, era ovviamente cadere: quello proprio non doveva succedere. Ed è successo (ne avevo accennato qui). È successo a Zfat, dove la strada del centro è così,
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con le vecchissime pietre levigate da milioni, decine di milioni, forse centinaia di milioni di piedi, rese simili a marmo cosparso di talco, e con quel piccolo gradino fra il canale di scolo centrale e le due parti laterali. E stato esattamente lì che ho posato il piede, e sono caduta in avanti. Non mi sono fatta male, per niente: avendo lo zaino in spalla, avevo le mani libere e le ho portate in avanti, e le ginocchia, martoriate dall’incidente di tre anni fa, non le ho quasi neanche posate. Ma l’unica cosa che avevo in mente era che “non doveva succedere”. Non doveva succedere ed era successo, e sono entrata in una sorta di stato di shock, ho cominciato a tremare convulsamente, quasi incapace di parlare, due compagni di viaggio, i più vicini a me, si sono precipitati ad aiutarmi a rialzarmi ma io restavo ferma lì, continuando a ripetere no, aspetta. Alla fine mi sono lasciata sollevare, la proprietaria del negozio di fronte al quale ero caduta ha portato una sedia, e poi un bicchier d’acqua. Ed è stata una cosa abbastanza buffa, perché proprio in quel negozio ero stata l’anno prima, a comprare un paio di cose, perché era pieno di cose bellissime, e mi ero fermata abbastanza a lungo (il resto del gruppo era andato a visitare le sinagoghe, che io avevo già visto, e quindi avevo tempo) per via della signora del negozio, persona straordinariamente interessante. Sentendomi parlare in italiano, mi si era rivolta in questa lingua, spiegandomi poi che era mezza italiana e mezza tedesca, nata cattolica e convertita all’ebraismo ortodosso. In occasione della caduta e delle sue ripercussioni, non avrei potuto imbattermi in una persona più adatta: calma, dai movimenti armoniosi, dalla voce bassa e calda, è quel tipo di persona che rilassa solo a guardarla. Ogni tanto qualche turista italiano, sentendola parlare così bene la nostra lingua, le dice “Parla bene l’italiano!” (immaginare che una persona che parla italiano possa essere per caso italiana, richiede evidentemente uno sforzo di fantasia troppo grande per certa gente), e lei, atteggiando il viso allo stesso stupore dei suoi interlocutori: “Anche voi”. Anche se non è nata ebrea, l’umorismo ebraico lo ha, a quanto pare, assorbito tutto. Quando ci ero stata la prima volta, mi aveva chiesto da dove venissi: domanda che, nel mio caso, può avere varie risposte: da dove arrivo in questo momento, di dove sono originaria, dove ho vissuto la maggior parte della mia vita… Sicché ho risposto: “È una storia lunga”. E lei, pronta: “Da dove comincia?” Realizzando così un importantissimo insegnamento dell’ebraismo: le domande sono molto più importanti delle risposte perché se vuoi avere risposte utili, devi fare le domande giuste. L’ho apprezzata poi in particolar modo quando un compagno di viaggio, dopo avere scambiato una breve chiacchierata con lei, le ha porto la mano per salutarla. Evidentemente ignorava che fra gli ortodossi non sono ammessi contatti fra uomini e donne: niente baci, niente abbracci, niente strette di mano (è per questo che di solito gli ortodossi si sposano giovanissimi, e raramente un fidanzamento dura più di due mesi: perché le regole sono regole e vanno rispettate, ma anche gli ormoni sono ormoni, e hanno il sacrosanto diritto di essere rispettati). La signora ha avuto un attimo di esitazione, indecisa fra il rispetto di una regola religiosa e quella che l’altro avrebbe sicuramente percepito come una incomprensibile scortesia e sarebbe quindi stata, di fatto, una scortesia; solo un attimo, poi ha porto la mano e ricambiato il gesto (pochissime fra le donne ortodosse che conosco avrebbero fatto altrettanto. Naturalmente avrebbero spiegato, molto gentilmente, il motivo per cui non prendevano quella mano tesa, ma non l’avrebbero presa). Ah, dimenticavo: tra l’altro era anche molto bella.

E poi devo raccontare di Moti, la nostra guida. A cui per ben due volte ho mandato ogni sorta di maledizioni possibili quando di sua iniziativa, senza consultarci e senza neppure informarci, ha ordinato la sveglia per tutto il gruppo. La prima volta avevo impostato quella del cellulare per mezz’ora più tardi, e quel brusco risveglio anticipato è stato un vero trauma. Gliene ho dette di tutti i colori e lui ha promesso che da quel momento in poi l’avrebbe fatta dare solo a chi voleva. Il giorno dopo una parte del gruppo doveva andare a visitare Masada e una parte in spiaggia sul mar Morto; io ovviamente avevo programmato di andare al mare, e avevo messo la sveglia alle otto, e di nuovo mi arriva la sveglia alle sei. E quella volta ho avuto una vera e propria crisi isterica, e ne ha fatto le spese chiunque mi sia arrivato a tiro per un bel po’ di ore successive. E poi c’è stata la volta che prima di andare a mangiare ha accompagnato alcuni a cambiare i soldi. Dovevano impiegare una decina di minuti, ma poi si sono divertiti a scommettere su non ricordo più che cosa e dopo un’ora non erano ancora tornati. E io non posso stare più di quel tanto senza mangiare, e la scorta per le emergenze che avevo portato con me, l’avevo già esaurita, sicché ad un certo punto ho cominciato a dare fuori di testa. Uno aveva una caramella e me l’ha data, un altro un biscottino, ma io avevo bisogno di mangiare. E quando finalmente sono tornati e siamo arrivati al posto in cui si poteva mangiare, la mia resistenza era completamente esaurita, e le ginocchia hanno cominciato a scendere. Per fortuna Eyal era proprio di fianco a me: mi ha raccattata su prima che arrivassi al pavimento e portata di peso fino a una sedia e mi ha ordinato lui due panini, su cui mi sono buttata come una lupa famelica. Però era simpatico, faceva cose originali come quella della recita in costume a Beit Shean, di cui ho già parlato, o l’impasto con farina e uova per mostrare come si è formato il monte Sodoma. Ed era veramente molto bravo come guida, oltre ad avere uno straordinario senso dell’umorismo. È stato grandioso la volta che rivolgendosi a un membro del gruppo, teologo (credo autodidatta, ma comunque molto preparato), gli ha posto un quesito “che da tanto tempo mi tormenta, e non trovo risposta”: perché Gesù chiede per ben tre volte a Pietro se lo ama? E il povero Ennio lì a distillare spiegazioni, interpretazioni, esegesi… E lui: “Ma tutto questo, sai, non mi convince mica più di tanto. A me però viene in mente un’altra cosa”; prende il vangelo e legge il brano della guarigione, da parte di Gesù, della suocera di Pietro: “Ecco, nessuno mi toglie dalla testa che Gesù avesse una gran paura che Pietro non gliel’avesse perdonata, e per questo ha così tanto bisogno di essere ripetutamente rassicurato”.

E poi bisogna che racconti della visita al Golan. Ci sono stata molte volte, nella maggior parte dei miei viaggi in Israele, ma questa volta è successo qualcosa che non era mai successo nei viaggi precedenti: i cannoneggiamenti su Damasco.
Golan-Damasco
Che tutti leggono sui giornali, che tutti vedono e sentono in televisione, ma essere lì, essere fisicamente lì, e sentire con le proprie orecchie, dal vivo, che lì si sta bombardando, che lì si sta uccidendo, è proprio un’esperienza radicalmente diversa. Noi eravamo lì, vedevamo Damasco a occhio nudo, e a orecchie nude sentivamo bombardare. Una cosa veramente da dare i brividi alla schiena.

barbara

 

E INVECE AVEVO RAGIONE IO

L’osteoporosi, è l’osteoporosi, hai controllato l’osteoporosi, di sicuro hai l’osteoporosi, se no come ti si fratturava la vertebra, controlla l’osteoporosi, devi controllare l’osteoporosi. E se mi azzardavo a dire che no, ero sicura di non avere neanche l’ombra di osteoporosi: sei la solita testarda, come fai a dirlo se non l’hai controllata, lo fai apposta a non controllarla per non rischiare di dover ammettere che avevi torto.
Ecco, l’ho controllata: di osteoporosi non ho neanche l’ombra, sono tutta in zona verde, quella che è normale per i giovani. Poi dopo quella viene la zona gialla, l’osteopenia, che è normale per i vecchi. E DOPO la zona gialla arriva la zona rossa, quella dell’osteoporosi, dalla quale mi separano anni luce. Ragazzi, se dico che ho ragione vuol dire che ho ragione: fatevene una ragione, e mettetevi in testa che io sono un panzer, non vi conviene mettervi contro di me.

(luglio 2014, in piena guerra “Margine di protezione”)

barbara

PICCOLO AGGIORNAMENTO DEL PICCOLO AGGIORNAMENTO PERSONALE

Oggi ho iniziato la fisioterapia riabilitativa, e il medico che me la fa mi ha detto quello che finora non mi aveva detto nessuno. Ma per farmelo dire ho dovuto tirarglielo fuori con le pinze. Dopo avere visto le immagini della frattura torna coi dischetti e dice: “Le è andata bene, sa, con una frattura in quella posizione”. Io sul momento non ci faccio granché caso, e dico ah, ma io sono abituata che mi capita di tutto e poi alla fine mi va meno peggio di come potrebbe. Poi però ci ripenso e mi chiedo che cosa sarebbe potuto succedere, sicché quando torna chiedo:
– Perché ha detto che mi è andata bene?
– Perché è una brutta posizione.
– Sì, ma cosa poteva succedere?
– Poteva avere conseguenze.
– Quali conseguenze?
– Potevano succedere delle cose.
– Cioè, quali cose?
– Beh, per lo meno dalla vita in giù…
Finalmente capisco:
– Intende dire che potevo restare paralizzata?
– Eh… sì.
Cazzo.

barbara

PICCOLO AGGIORNAMENTO PERSONALE

La vertebra si è saldata. L’ultimo controllo in realtà avrei dovuto farlo una decina di giorni più tardi, ma ho deciso di barare sulle date, contando sul fatto che l’ortopedica, con tutti i pazienti che ha, non si sarebbe ricordata le date stabilite e non se ne sarebbe accorta. Infatti non se n’è accorta. E d’altra parte ero sicura che la vertebra fosse a posto, e i fatti mi hanno dato ragione. L’ortopedica mi ha fatto il programma dello svezzamento, che dovrebbe completarsi in una settimana circa, io le ho proposto un’alternativa migliore (“lei fa il medico da vent’anni, ma io faccio la paziente da oltre sessanta”); lei l’ha accettata, il che mi fa molto piacere, ma l’avrei messa in atto comunque. D’altra parte ha dimostrato fin dall’inizio di basarsi molto più sul buon senso che su norme rigidamente codificate. E lunedì inizio la riabilitazione in un centro di fisiokinesiterapia a un quarto d’ora a piedi da qui.
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barbara

DIALOGO COL MIO ANESTESISTA

Cioè quello che finalmente, dopo che per quindici mesi mi è stato fatto di tutto per mettere a tacere un’infiammazione del nervo sciatico – che il mio ortopedico di Brunico mi addormentava con tre infiltrazioni, ossia in due settimane – senza neppure farle venire un po’ di sonnolenza, e quindi lasciandola aggravare sempre più fino a un livello di sofferenza e di disperazione non più sostenibili, sembra avere finalmente trovato la strada giusta. Che poi per tutta la durata del trattamento, nonostante la cospicua dose di anestetico, ho urlato come un porco scannato, ma se funziona va bene anche così. Ma non è della sciatica che voglio parlare, che se volevo parlare della sciatica, nel titolo ci mettevo quella, non vi pare? E invece no, è del dialogo che voglio parlare. Perché il tizio (bello, ma di un bello, ma una roba guarda che mi mancano perfino le parole per dire quanto è bello) arriva, mi vede col busto, si informa sul guaio, dico vertebra fratturata e lui chiede “È caduta?” Dunque, comincio a dire, a fine febbraio sono caduta in bagno dallo sgabello, all’indietro, andandomi a sfracellare tra water vasca bidè mobiletto altro mobiletto. “E si è fratturata la vertebra”. No. Poi sono andata in Israele e abbiamo piantato un albero in una foresta del KKL (spiegazione su che cos’è il KKL) e il terreno era scosceso sicché la terra che toglievo riscivolava giù e ci ho messo un tempo infinito e siccome non posso appoggiare le ginocchia per via di un incidente che me le ha distrutte ero lì tutta sbilanciata in avanti con la schiena curva. “E lì si è rotta la vertebra”. No. Poi la sera siamo rientrati in Italia, ho dormito a Milano e la mattina dopo ho preso il treno e ho caricato la valigia. “E lì si è rotta la vertebra”. No…
Ecco: mi è venuto in mente che sembrava quella barzelletta, di cui esistono un sacco di varianti, di quello che racconta come è morto il nonno / l’amico in visita / il vicino di casa… e comincia a dire è successo questo e poi quest’altro e poi quell’altro e in conclusione viene fuori che alla fine hanno dovuto abbatterlo a fucilate. Ecco, la mia vertebra più o meno uguale: gliene sono state fatte di tutti i colori e lei niente, non voleva saperne di spaccarsi, un altro po’ e mi toccava prenderla a martellate.
Poi mi vengono a dire eh, ma magari hai l’osteoporosi. Tzè, osteoporosi a me!

(no, non c’entra: l’ho messa perché mi va e basta)

barbara

MASSÌ DAI

Questa la dedico al gattaccio malefico.

Poi un mezzo valzerino da sola me lo sono fatto anch’io. Perché – aprite bene le orecchie, anzi gli occhi – ho guardato insieme all’ortopedica l’immagine della mia vertebra dalla risonanza e, udite udite, LA VERTEBRA È PRATICAMENTE SALDATA. Dopo 58 giorni di busto al posto dei previsti 90 (il busto però devo continuare a portarlo fino alla scadenza) perché noi ragazze dei primi anni Cinquanta siamo fenomenali. Poi, sì, c’è che il resto della colonna vertebrale è drammaticamente peggiorato rispetto all’anno scorso, e vabbè.

barbara