EBREI AMERICANI CONTRO TRUMP?

(dell’altra cosa parlerò dopo: devo dare la precedenza a questa, che mi sa che non abbia occupato tutte le prime pagine dei giornali e le aperture dei notiziari)

Molti si, diciamo pure la maggior parte. Ma ci sono anche quelli – sicuramente più che in passato – accesamente a suo favore. Solo che per dirlo apertamente ci vuole fegato. Molto molto fegato.

E giustamente: essendo Trump fascista nazista razzista suprematista sessista maschilista, praticamente sull’orlo del precipizio, non possono non essere altrettanto mostruosi i suoi sostenitori, quindi è giusto che i partigiani scendano dalle montagne e ne facciano polpette.
Qui l’articolo. (E poi mi piace ricordare anche questi altri ebrei americani qui).

barbara

A SINISTRA SONO BUONI

Cristiano Nisoli

Volete controllare la sincerità di chi si atteggia a difensore di donne, minoranze, omosessuali, immigrati? Guardate come trattano donne, minoranze, omosessuali, o immigrati che si rifiutano di obbedirgli.
In genere, la risposta è il tentativo di annichilazione totale e completa.
Nel 2016 ci veniva chiesto di salivare all’idea della prima donna candidata alla presidenza–come se il mondo non avesse mai visto donne con potere ben più ampio su intere nazioni. Era sessismo non votare la Clinton. Andate però a vedere come lo stesso partito aveva trattato otto anni prima Sarah Palin, candidata alla vice presidenza per gli avversari. Andate a vedere le sbavate di odio contro Kellyanne Conway, colpevole di essere la prima donna direttrice di campagna presidenziale a far vincere le presidenziali al suo cliente (perché il suo cliente era Trump).
Obama andava obbligatoriamente votato, altrimenti si era razzisti. Ma andate a vedere come ridicolizzavano il nero Ben Carson, tra i papabili Repubblicani, primario nella scuola di medicina più prestigiosa degli USA.
Andate anche a vedere gli attacchi a Dolce e Gabbana, omosessuali felicemente e pubblicamente dichiarati da più di trent’anni, per aver detto una cosa non proprio pazza: “noi abbiamo avuto non due padri ma un padre ed una madre e pensiamo che ogni bimbo abbia lo stesso diritto”. Od il boicottaggio contro di loro, per aver proposto di creare l’abito per l’inaugurazione a Melania Trump.
Anzi, andate a vedere gli insulti contro Melania Trump (moglie russa comperata per posta–che poi è Slovena, neanche Russa–bambola stordita, eccetera), o quelli per via del suo accento estero, da parte di chi considererebbe razzista il minimo commento anche benigno sull’accento di qualsiasi altro immigrato, non parliamo di immigrata.
Andate a vedere cos’ha detto Biden qualche settimana fa ad un nero che vota Trump: “se non voti per me allora non sei nero”. Chi è nero, cioè chi è “vittima” che va “amata”, lo decidono loro. Alcuni lo sono, altri vanno odiati.
Andate a vedere i vari epiteti razzisti (Zio Tom, negro domestico) riservati a Thomas Sowell– raffinato intellettuale nero, professore formatosi in scuole prestigiose–da parte dei professionisti dell’antirazzismo, che lui smaschera come “quelli che si fanno le congratulazioni da soli”. Scrisse tra l’altro: “Il razzismo non è morto, ma è in sala rianimazione: a tenerlo in vita ci pensano politici imbroglioni e gente che li segue perché prova un senso di superiorità nel dare del razzista agli altri”. E la lista dei neri disobbedienti trattati similmente sarebbe molto lunga.
Andate a vedere gli insulti verso i vari leghisti neri, o nordafricani.

Poi, se ancora pensate che a questa gente freghi qualcosa di neri, donne, minoranze, omosessuali, od immigrati, non andate a vedere più niente. Ma andate a farvi vedere.

Lorenzo Capellini Mion

Ho appena saputo della Maersk Etienne, la nave mercantile che ha prestato soccorso a 27 migranti davanti alle coste libiche e che da oltre tre settimane attende un porto “sicuro”.
Con oggi sono 24 giorni, un’attesa in mare senza precedenti per la sua lunghezza.
E se la memoria non mi inganna per molto meno si mobilitarono all’unisono il giornale unico globale, i blogger, gli influencer, i guru copiatori, la magistratura, le tv, il Parlamento, Capalbio, il Papa, la Presidenza della Repubblica, la UE, l’Onu e tutto il circo che conosciamo.
Erano tempi, nemmeno tanto lontani, di capitane coraggiose, di scioperi della fame, di chef, sportivi, politici e di attori marinai.
Erano i tempi in cui più che salvare vite la priorità era quella di abbattere il nemico.
Ecco, dopo 24 giorni il silenzio sulla Maersk Etienne è la certificazione della loro ipocrisia.

Questi pezzi sono di un paio di settimane fa: non c’erano ancora stati gli insulti alla candidata leghista negra

perché se sei negra ma non voti nel modo giusto te lo scordi che your life matters. E non c’era stata l’aggressione a Salvini col solito corollario di commenti

perché se non sei dalla parte giusta col piffero che la commissione contro l’odio, Liliana Segre in testa, emergono dal letargo. E quindi niente, il problema in Italia è il fascismo che avanza a marce serrate, come quello degli assassini di Willy Monteiro.

O no?

barbara

NEL REGNO DI UTOPIA

Quel meraviglioso mondo perfetto in cui siamo tutti uguali e tutti fratelli, in cui abbiamo cancellato frontiere e stati, eliminato paradiso e inferno, abolito le religioni, in cui non c’è niente per cui valga la pena di morire, vivendo unicamente per l’oggi… Da qualche parte tutto questo è già realtà.

Lorenzo Capellini Mion

Svezia, Absurdistan

Per il rapimento e la violenza carnale di due adolescenti, che secondo le forze dell’ordine sarebbero stati scelti a caso, sono stati arrestati due “pacifici” maschi adulti sulla ventina entrambi noti alla polizia e con una lunga lista di precedenti condanne penali.
Forse il rapimento, lo stupro e la tortura di due ragazzini troppo giovani per essere nominati, salvati da alcuni passanti che li hanno trovati nudi e seppelliti vivi in un cimitero di Solna, meriterebbe una riflessione. Invece nemmeno una riga.
È vietato parlare della certificazione del fallimento del multiculturalismo che ha distrutto la società svedese, è vietato persino esprimere solidarietà alle vittime offerte sull’altare del globalismo ideologico.
In questo mondo al contrario sembrano tutti troppo impegnati a difendere i violenti e gli stupratori, per loro ci si inginocchia e non si gioca a basket.
Intanto le pagine che rompono il silenzio vengono censurate o hanno le ore contate.
La guerra è pace.
La verità è odio.

La colonizzazione inversa della Francia

di Guy Millière
28 agosto 2020

Lione, la terza città più grande della Francia, 20 luglio, alle 3 del mattino. Un quartiere borghese. Una giovane donna cammina con il suo cane in una strada tranquilla. Un’auto arriva ad alta velocità e travolge il cane. Il conducente dell’autovettura si ferma, fa marcia indietro e travolge anche la giovane. L’uomo prosegue la folle corsa e trascina il suo cadavere per più di 800 metri. Le persone svegliate dal rumore annotano il numero di targa. Gli agenti di polizia accorsi sul posto sono inorriditi. Il corpo della giovane donna è stato smembrato. Una gamba è stata ritrovata su un lato della strada; il resto del corpo era a brandelli. Un braccio era vicino al corpo del cane. L’altro teneva ancora il guinzaglio dell’animale. Si chiamava Axelle Dorier. Era un’infermiera e aveva solo 23 anni.
Il Dipartimento di Giustizia francese ha chiesto alla polizia di non divulgare il nome dell’assassino. Un poliziotto anonimo lo ha comunque rivelato su un sito di social network. Il nome del killer è Youssef T. Guidava in stato di ebbrezza, senza patente. Il pubblico ministero lo ha accusato di “omicidio colposo”. È in prigione in attesa di processo. Rischia una pena massima di dieci anni. Gli abitanti di Lione volevano organizzare una marcia pacifica per rendere omaggio alla giovane infermiera. Hanno chiesto al governo di essere inflessibile nei confronti della criminalità. I parenti della giovane donna hanno disapprovato la marcia, affermando che “non nutrono odio” nei confronti dell’assassino.

Questo non è l’unico atto di barbarie perpetrato in Francia nel mese di luglio. Il 4 luglio, in una stradina di Lot-et-Garonne, nella parte sudoccidentale della Francia, una giovane gendarme, Mélanie Lemée, 25 anni, ha cercato di fermare Yassine E., un conducente di un’auto che andava a velocità eccessiva. L’uomo ha accelerato e l’ha intenzionalmente travolta. La giovane donna è morta sul colpo. Gli altri gendarmi accorsi sul posto hanno rintracciato rapidamente il conducente dell’auto. Un poliziotto ha fornito il suo nome a un giornalista: si chiama Yassine E. Anche lui guidava in stato di ebbrezza, senza patente. I familiari di Mélanie Lemée hanno acconsentito a una marcia pacifica, affermando però di “non nutrire odio” nei confronti dell’assassino. Hanno anche aggiunto di aver avuto compassione di lui, perché “la sua vita è distrutta”.

Un terzo atto barbarico è avvenuto il 5 luglio a Bayonne, una cittadina dei Paesi Baschi francesi. Un autista di un bus, Philippe Monguillot, 59 anni, si è rifiutato di consentire a due giovani di salire a bordo senza biglietto e senza mascherina. I due hanno iniziato a colpirlo con violenza, costringendolo a scendere dall’autobus. Altri due giovani si sono uniti agli aggressori e hanno cominciato a picchiarlo. L’uomo è stato lasciato coperto di sangue e agonizzante sul marciapiede. In ospedale, gli è stata diagnosticata la morte cerebrale. I familiari hanno detto che il suo viso era completamente distrutto. Due giorni dopo, l’uomo è morto. I quattro aggressori sono stati identificati e si trovano in prigione. I giornalisti conoscevano i loro nomi, ma hanno deciso di non pubblicarli. Agenti di polizia li hanno comunque resi noti. Si tratta di Mohamed C., Mohammed A., Moussa B. e Selim Z. È stata organizzata una marcia pacifica. La moglie di Philippe Monguillot ha affermato che la sua vita è distrutta e dubita che i tribunali faranno il loro lavoro.

Episodi di violenza altrettanto orribili, e sempre più numerosi, si verificano quotidianamente in Francia da anni. I perpetratori sono in genere giovani poco più che adolescenti o ventenni. Sono tutti immigrati dal mondo musulmano. Non sono islamisti e non hanno motivazioni politiche o religiose. Di solito, non mostrano segni di pentimento.
Vengono descritti dagli psichiatri che li esaminano come “individui che esercitano atti di violenza gratuita“: una violenza il cui unico scopo è quello di godere nell’infliggerla. Sembrano non avere alcun rispetto per la vita umana o per le leggi.
Maurice Berger, uno psichiatra incaricato di trattare giovani con questi problemi, ha di recente pubblicato un libroSur la violence gratuite en France (Sulla violenza gratuita in Francia). “La violenza gratuita”, scrive Berger, ora può scoppiare sempre, ovunque e può colpire chiunque. “In Francia,” egli osserva, “si registra un episodio di violenza gratuita ogni 44 secondi. (…) Ogni cittadino potrebbe doverla affrontare. Per non compromettere le possibilità di sopravvivenza, occorre sottomettersi, abbassare gli occhi, accettare l’umiliazione”.
A volte, come nel caso di Axelle Dorier, sottomettersi non è possibile: la giovane donna non aveva avuto alcun contatto con il suo assassino fino al momento in cui lui l’ha travolta con l’auto. Talvolta, se si è, ad esempio, un conducente di autobus o se si fa parte della polizia, questo tipo di professione non consente alcun tipo di sottomissione.
Ma i familiari delle vittime possono sottomettersi e spesso lo fanno, per poi essere sommersi da messaggi di congratulazione da parte delle autorità politiche e dei media. Alcuni giorni dopo l’attacco terroristico al Teatro Bataclan di Parigi, nel 2015, Antoine Leiris, marito di una donna orribilmente torturata e uccisa all’interno della sala concerti, ha postato su Facebook una lettera aperta ai terroristi, in cui l’uomo affermava di aver compreso le loro motivazioni e di non odiarli. Leiris ha aggiunto che non era arrabbiato e che doveva continuare a vivere la propria vita. La lettera è stata immediatamente condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social media. Una casa editrice ha chiesto all’uomo di trasformare la missiva in un libro poi pubblicato col titolo Non avrete il mio odio, che è diventato subito un best-seller.

Le autorità giudiziarie abbassano lo sguardo e si sottomettono: è quello che fanno. Chiedere alla polizia e ai media di non rendere noti i nomi degli assassini è un tentativo di nascondere la verità e impedire all’opinione pubblica di sapere esattamente chi in Francia perpetra quegli atti. Nascondere il nome mostra un desiderio di rabbonire quei criminali: quando un assassino ha un nome, quel nome viene immediatamente sbattuto in prima pagina. Nascondere l’identità mostra di aver paura delle comunità a cui appartengono gli assassini e dei sentimenti di rabbia nel resto della popolazione francese.

Le autorità politiche si comportano allo stesso modo. Sanno che i voti dei musulmani contano più che mai. Commentando le uccisioni di Axelle Dorier, Mélanie Lemée e di Philippe Monguillot, il presidente Emmanuel Macron ha parlato di atti di “inciviltà” e ha definito “deplorevoli” questi episodi di violenza, per poi rapidamente passare a un altro argomento. Il neo-ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, un avvocato, ha risposto a un giornalista che gli aveva chiesto cosa ne pensasse di chi invitava il governo a essere inflessibile nei confronti della criminalità dicendo che “la giustizia deve essere garante della pace sociale”. Il suo compito più importante in questo momento, egli ha aggiunto, è quello di garantire il rimpatrio in Francia dei jihadisti francesi imprigionati in Siria e in Iraq, “perché sono cittadini francesi ed è dovere della Francia assicurarsi che evitino la pena di morte”.
Soltanto Marine Le Pen, leader del Rassemblement National , è sembrata più ferma:

“Quale livello di barbarie dobbiamo raggiungere perché il popolo francese dica basta a questa crescente ferocia nella nostra società? Quanti poliziotti, gendarmi, conducenti di autobus, giovani donne e ragazzi massacrati ci vogliono?”

I media mainstream l’hanno immediatamente accusata di gettare benzina sul fuoco e di essere un’estremista irresponsabile.

“La Francia sta subendo una colonizzazione inversa” ,” ha commentato in televisione il giornalista Éric Zemmour.
“Le popolazioni provenienti principalmente da Paesi precedentemente colonizzati dalla Francia si sono stabilite in Francia senza alcuna intenzione di integrarsi. La maggior parte di loro vive in quartieri dove le leggi dell’Islam ora regnano e dove gli imam diffondono l’odio verso la Francia. I governi che si sono susseguiti hanno permesso a questi quartieri di crescere nella convinzione che l’odio contro la Francia e i francesi non sarebbe uscito da questi quartieri.
“L’odio per la Francia e per i francesi è venuto fuori e ha preso forma di rivolte e di terrorismo. Ora assume la forma di aggressioni e di omicidi: un’espressione generalizzata di odio verso la Francia e i francesi. E in un gesto di sottomissione, le autorità francesi affermano che l’odio non proviene da chi uccide, ma da chi vuole reagire e dice che bisogna porre fine alle aggressioni e agli omicidi. È un atteggiamento suicida.”
“La Francia è in una fase di coma e di morte avanzata”, ha detto in un’intervista lo scrittore e filosofo Michel Onfray. Il segno principale, egli ha affermato è stata la scomparsa del Cristianesimo, su cui si fondano i valori e l’etica che da secoli hanno pervaso il Paese. Onfray ha osservato che le chiese sono vuote, le cattedrali vengono bruciate e che è in atto la profanazione dei luoghi di culto cristiani, e si moltiplica di fronte all’indifferenza generale. “Il Cristianesimo sta svanendo rapidamente”, egli ha aggiunto. “Siamo in una civiltà esaurita. Amiamo solo ciò che ci odia, tutto ciò che ci distrugge è percepito come qualcosa di formidabile. Si vuole distruggere la verità, la storia”. Il filosofo ha rilevato la radice della distruzione: “Noi non insegniamo più la storia della Francia e non diciamo più ciò che la nostra civiltà ha realizzato. Parliamo solo della nostra civiltà per disprezzarla”.
Onfray ha arguito di non credere in un risveglio, ma di essere determinato a lottare sino alla fine: “Occorre resistere, opporsi”.
Negli ultimi anni, è aumentato il numero degli atti anti-ebraici perpetrati in Francia. Decine di migliaia di ebrei hanno lasciato il Paese, un’ondata migratoria che sta gradualmente svuotando la Francia della sua popolazione ebraica. Molti ebrei che ancora risiedono nel Paese hanno abbandonato le città e i quartieri in cui vivevano e si sono trasferiti in zone temporaneamente più sicure. Nelle no-go zones, i cristiani francesi vengono considerati infedeli dagli imam e sono anche facili prede di giovani uomini pervasi da sentimenti di odio per la Francia e per i francesi, giovani che non sono certamente dissuasi dall’atteggiamento sottomesso delle autorità.

Il 30 maggio scorso, a Parigi, si è tenuta una manifestazione di solidarietà a favore degli immigrati irregolari, provenienti principalmente dall’Africa del Nord e subsahariana. Sebbene la marcia fosse stata vietata dal governo, alla polizia è stato ordinato di non intervenire. Anche se tutti i manifestanti violavano la legge, ne sono stati fermati solo 92 – e poi rapidamente rilasciati. Due settimane dopo, sempre a Parigi, si è svolta un’altra manifestazione a sostegno della famiglia di Adama Traoré, un giovane di origine africana morto nel 2016 durante il suo movimentato arresto. Anche quella manifestazione è stata vietata dal governo e alla polizia è stato ordinato di non intervenire. “Morte alla Francia”, gridavano i manifestanti e, a volte, “Sporchi ebrei“. Ma né il governo né i media mainstream sono rimasti sconcertati. I giovani francesi appartenenti alla Génération Identitaire (Generazione identitaria), un movimento per la difesa della Francia e della civiltà occidentale, sono saliti su un tetto e hanno sventolato uno striscione con la scritta “Giustizia per le vittime del razzismo anti-bianco”. Un uomo si è arrampicato sul tetto dell’edificio con l’evidente intento di sollevare lo striscione. Durante le interviste trasmesse dalle emittenti televisive è stato descritto per giorni come un eroe della “lotta al fascismo”. Nel frattempo, i giovani francesi che mostravano lo striscione sono stati arrestati e accusati di “incitamento all’odio”.

Dal 16 al 18 giugno, a Digione (una città di 156 mila abitanti), capoluogo della Borgogna, la lotta tra bande ha visto contrapporsi una banda di trafficanti di droga ceceni e una di trafficanti arabi. Sono state utilizzate armi di tipo militare – questo accade in un Paese senza diritto costituzionale di portare armi. Il governo ha chiesto ancora una volta alla polizia di non intervenire. Il conflitto è stato alla fine risolto in una moschea, sotto la supervisione degli imam. La polizia ha chiesto agli abitanti di Digione di non uscire di casa e di fare molta attenzione sino alla fine di questa guerra tra bande. Sono stati effettuati alcuni arresti, ma solo dopo la fine degli scontri.

Il 26 luglio scorso, è stata organizzata una cerimonia a Saint-Étienne-du-Rouvray, un piccolo villaggio della Normandia dove, quattro anni fa, l’86enne don Jacques Hamel venne assassinato da due giovani islamisti mentre stava celebrando la Messa. Quest’anno, il ministro dell’Interno Gerard Darmanin ha pronunciato un discorso di condanna della “barbarie islamica”. “Uccidere un prete in chiesa”, egli ha affermato, “è tentare di assassinare una parte dell’anima nazionale”. Darmanin non ha però detto che al momento dell’omicidio la chiesa era semivuota, con solo quattro anziani fedeli che hanno assistito impotenti all’omicidio. Tuttavia, il ministro ha aggiunto di essere soddisfatto che i francesi non si siano arresi alla rabbia, scegliendo piuttosto la “pace”. (qui)

Ma anche nel momento in cui tutto fosse davvero perduto, rassegnarsi, rinunciare a lottare, sarebbe l’errore più grave.

barbara

POLIZIA POLIZIA,

NON APPENA TU VAI VIA
QUI DIVENTA UN PARADISO E COSÌ SIA

La timeline di CHAZ/CHOP con uno straccio di fonti

Pubblicato il 30 Giugno 2020 alle 19:45

In giro si leggono storie e leggende su quest’esperimento di comune, ma le fonti scarseggiano: ho provato a trovarle io.
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(…) Giorno 1 – 8 giugno 2020

In seguito alle proteste per l’omicidio di George Floyd, la sede della polizia di Seattle è stata abbandonata, vandalizzata e occupata dai manifestanti assieme a sei quartieri attorno, di norma abitati da persone agiate. Un banner all’ingresso dell’edificio recita “questo spazio ora appartiene alla gente di Seattle” e viene ribattezzata CHAZ, “Capitol Hill Autonomous Zone”. Quando un reporter del NY Times domanda a un manifestante cosa vogliono ottenere, lui risponde: «Vogliamo dimostrare coi fatti che non abbiamo bisogno della polizia.»
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Giorno 2 – 9 giugno 2020
A centinaia, i cittadini accorrono per ascoltare dibattiti, poesie e canzoni; arrivano famiglie, i bambini disegnano coi gessetti sull’asfalto, writers dipingono. Viene proiettato in mezzo alla strada il documentario di Ava DuVernay sull’impatto criminale della giustizia americana sulla comunità afroamericana. Dei volontari aprono un sito in cui documentano ogni evento, altri formano un orto ad uso esclusivo degli afroamericani.
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ma in realtà avevano fatto anche delle serre, dove si vedono piante ben impamacciate e orti meglio strutturati. Sui social si chiedono donazioni di terra e di manodopera volontaria.

Giorno 3 – 10 giugno 2020
I manifestanti organizzano la prima assemblea popolare di Chaz. Provano a stabilire un ordine gerarchico, ma la folla tuona e ribadisce che la gerarchia deve rimanere orizzontale. Viene istituita la raccolta differenziata, montate le tende, volontari creano un punto di soccorso medico e distribuzione gratuita di acqua, cibo e libri di autori afroamericani o indigeni.
Si fanno vedere alla spicciolata i primi clochard di Seattle in cerca di qualcosa da mangiare e vengono accolti. In Internet viene detto che chi vuole contribuire può fornire vestiti, marijuana, sigarette, pile, bevande energetiche, ricariche telefoniche.
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Giorno 4 – 11 giugno 2020
Vengono aperti luoghi di conversazione, ci si dedica a un enorme graffito sull’asfalto con la scritta “Black lives matter”. C’è un’altra assemblea popolare, poi nel pomeriggio si presenta un predicatore cattolico; uomini incappucciati che si autodefiniscono “antifa” lo attaccano, lo strangolano e lo trascinano via cercando di frapporsi tra la vittima e le telecamere.
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La portavoce ufficiale della comunità sembrerebbe essere tale Lauracouc, una bianca trans lesbica di 18 anni. “There’s no looting, there’s no violence here, this is really a peaceful zone” dice un intervistato.
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Giorno 5 – 12 giugno 2020
Il diario con il resoconto quotidiano di CHAZ smette di essere compilato. I residenti e commercianti della zona si trovano i negozi devastati e non possono raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non possono tornare a casa, vengono molestati e servizi di nettezza urbana, polizia, ambulanza e vigili del fuoco non sono garantiti. Quando i commercianti provano a parlare coi cittadini di CHAZ, scoprono che ci sono uno sfacelo di fazioni e ognuna dice di essere quella che comanda.
L’orto diventa accessibile e coltivabile a tutti.
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La polizia riferisce che le richieste d’aiuto durante la notte stanno aumentando. L’account Twitter “Seattle antifascist” dice che a CHAZ hanno bisogno di più gente armata. La sera l’atmosfera non è delle migliori, in effetti.
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Giorno 6 – 13 giugno 2020
La pagina Facebook di Chaz viene inondata da dozzine di ex fidanzate della portavoce che raccontano di essere state molestate e abusate da lei. Lauracouc ammette di aver fatto quello di cui è accusata e promette di porre fine alla sua vita, poi il giorno dopo torna a scrivere come niente fosse. Durante la notte le telefonate al 911 sono triplicate: e qui arriva Raz Simone.
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Raz viene ritratto da Forbes come un uomo di “ampie vedute, intelligente, illuminato, con una mentalità imprenditoriale, appassionato di uguaglianza razziale e giustizia, proprietario di una casa da milioni di dollari a Seattle, che guida una Tesla e vuole agire per aiutare la sua comunità e la sua società”.
Forbes dimentica di menzionare che Raz per sua ammissione era un magnaccia, rapava la testa alle donne che faceva prostituire se protestavano ed era autore di commentini deliziosi tipo
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La mentalità imprenditoriale di Raz lo spinge a circondarsi di uomini con armi automatiche, autoproclamarsi polizia di Chaz e girare chiedendo pedaggi o molestando le persone presenti. Qui lo vediamo pestare a sangue uno dei tanti writers (video completo qui) dimostrando le sue ampie vedute: «Mi sa che hai bisogno di un po’ d’amore» dice. Quando il tizio urla «Mi hai rotto gli occhiali!» lui replica «sì, avrei dovuto romperti la faccia», poi lo rapina del cellulare e quando il tizio protesta gli dice «Non provarci o ti faccio saltare il cervello». Qui discute civilmente con un giornalista prima di picchiarlo.

Giorno 7 – 14 giugno 2020
Due tossici distruggono l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale. C’è una sparatoria nella quale rimane ucciso un ragazzo afroamericano di 19 anni e un 33enne rimane ferito. I residenti di Chaz chiamano la polizia, ma una folla armata e aggressiva gli impedisce di entrare. Alcuni suggeriscono che per coerenza, davanti all’ennesimo omicidio di una persona di colore, la comunità di Chaz dovrebbe mettere tutto a ferro e fuoco e creare una comunità autonoma all’interno della comunità autonoma dove la polizia di Raz Simone non può entrare. Ma c’è un problema maggiore: il cibo. Le donazioni scarseggiano e i barboni si sono rubati le scorte.
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Giorno 8 – 15 giugno 2020
C’è una seconda sparatoria in cui perde la vita un ragazzino di 16 anni e un altro di 14 rimane gravemente ferito. La gente comincia ad abbandonare Chaz, mentre i signori della guerra la milizia rafforza le barricate per evitare che entrino provocatori ed estremisti di destra. I furti e le rapine sono all’ordine del giorno e viene registrato il primo caso di tentato stupro ai danni di una ragazza sorda, attratta in una tenda con la promessa di cibo.
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I furti si sprecano a cui seguono processi sul posto e punizioni corporali. In Internet vengono fatte richieste di cibo di qualsiasi tipo; gli incendi diventano un problema, perché i pompieri non si fidano a entrare.
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Giorno 9 – 16 giugno 2020
Nella terza sparatoria rimane ucciso il rapper di 19 anni Lorenzo Anderson. Ora la polizia e le ambulanze hanno il permesso di entrare, ma non esistono testimoni di alcun tipo: i colpevoli non vengono né cercati né trovati perché gli occupanti di CHAZ sono “non cooperative” con le forze dell’ordine. Commercianti e residenti riferiscono alla polizia tentativi di estorsione da parte dei manifestanti che vogliono il pizzo per permettere alla gente di aprire il negozio o il ristorante. In 18 decidono di querelare la città per mancato servizio.

La polizia decide che può bastare
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In meno di 10 giorni la comunità ideale è diventata un luogo con barriere e checkpoint che soffoca e rimuove gente di fede diversa, crea zone e spazi basandosi sul colore della pelle. Ruba, stupra, uccide, estorce, ha un elevato tasso di omertà e di criminalità organizzata, ha bisogno di armi per definire il proprio potere e la propria sicurezza, uccide ragazzini e ha molestatori che occupano qualsiasi posizione sociale. L’esperimento di un mondo senza polizia è considerato concluso. Dall’account Twitter, CHAZ/CHOP dichiara che la protesta continuerà in Internet. Le barriere vengono rimosse e, lentamente, si torna alla normalità.

Nicolò Zuliani, qui (andateci: è un posto interessante), via toscano irriverente che così commenta:

Un mix tra una comune anni ‘70, “Il Signore delle Mosche” e l’URSS stalinista.

Io aggiungerei anche una buona dose di nazismo, che quando si ha a che fare con gli antifascisti di professione non può mai mancare.

barbara

LOTTA DURA SENZA PAURA

contro del maschio la dittatura
il femminicidio noi fermeremo
e parità finalmente otterremo.

Ma mi raccomando: scegliamo un modo che sia VERAMENTE efficace!

Leggo poi in un commento: “sono a Parigi e questa manifestazione di cui molte persone ignoravano l’esistenza ha portato la città al collasso. Bus deviati, corse annullate, traffico allucinante in una città che grazie a Hidalgo è strangolata e in cui è difficile circolare. La manifestazione organizzata da #Noustoutes contro la violenza verso le donne ha visto raccogliere intorno ad essa tutto il repertorio di matrice sx : contro il patriarcato, contro il machismo, parità di genere [ecco, soprattutto parità di genere, sulla quale le vediamo particolarmente impegnate, al pari di queste altre loro sorelle nella parte finale di questo post]. Ci sono anche le Femen. Nessun accenno alle costrizioni imposte da un certo Islam: velo e violenze familiari. On ne touche pas à l’islam.”(appunto)

barbara

IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE

PG Molinari

Oggi è la giornata in cui si ricordano le vittime dell’immigrazione. Giusto. Ricordiamo quindi: Alessandro Carolè (40 anni), Daniele Carella (21 anni) ed Ermanno Masini (64 anni) uccisi a picconate a Milano; Pamela Mastropietro (18 anni), stuprata, uccisa, e poi lasciata a pezzi in due trolley a bordo strada; Desirée Piovanelli (17 anni) drogata e uccisa (poi violentata anche da morta) nel bresciano; Ulderico Esposito (52 anni), tabaccaio napoletano ucciso a pugni in metropolitana; Maurizio Gugliotta (51 anni), sgozzato a Torino; Vincenzo Solano (68 anni) e sua moglie Mercedes Ibanez (70) coniugi, uccisi in casa propria a Palagonia (lei anche stuprata e poi gettata dal balcone); l’anonima turista polacca malmenata e stuprata a Rimini con tanta violenza da costringere i medici ad asportarle l’utero; il controllore dell’ATM al quale è stato quasi staccato un braccio a colpi di machete e i controllori ferroviari presi a pugni e calci quotidianamente; le anonime donne prese a pugni in faccia nei sottopassi ad Arezzo e Lecco; gli anonimi agenti di polizia e militari accoltellati, morsicati, malmenati ogni giorno; le svariate migliaia di donne di colore schiavizzate, seviziate e costrette a prostituirsi da connazionali, ecc. ecc.

Che a me sembrano gli unici meritevoli di essere ricordati come “vittime dell’immigrazione, dal momento che non hanno scelto di riempirsi di clandestini, a differenza dei clandestini che hanno scelto di venire.

barbara

LA RISORSA, LA POLIZIA, IL TESTIMONE INDIGNATO

Succede che una risorsa colorata MOLTO ROBUSTA investe una donna anziana e poi tenta la fuga. Succede che interviene la polizia. Succede che siccome non possono usare armi e neanche manganelli e neanche il taser che è una cosa bruttissima e magari potrebbero abusarne e questa è la preoccupazione più grande delle persone per bene, e siccome lui è più forte di tutti loro insieme, non riescono ad averne ragione. Succede che ad un certo punto uno dei poliziotti gli dà qualche colpo su un braccio. È a questo punto che interviene il testimone, che non ha visto quello che era successo prima perché “sono arrivato dopo”, ma si ritiene sufficientemente informato per poter esprimere tutta la sua indignazione per le cose terribili che sta vedendo.

Comunque tranquilli, col nuovo governo queste cose non succederanno più:

QUI DI SEGUITO RIPORTIAMO UNA SERIE DI FATTI E LINK CHE SMENTISCONO AMPIAMENTE QUANTO AFFERMA IL NUOVO MINISTRO DEGLI INTERNI:

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Adam Harun – nigeriano, sbarcato a Lampedusa nel 2011
Attentato a Lagos nel 2013, in una ambasciata americana. Numerosi morti
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Anis Amri – tunisino sbarcato a Lampedusa nel febbraio 2011
Strage di Berlino 129 dicembre 2016 – 12 morti tra cui bambini e 48 feriti.
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Yahya Faroukh – 21 anni, rifugiato siriano, sbarcato a Lampedusa nel 2014.
Attentato alla metro di Londra nel 2017. Ferite gravemente 22 persone.
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Salah Abdeslam – terrorista sbarcato a Bari nel 2015
Uno degli attentatori di Bruxelles nel 22 marzo 2016
35 morti e 340 feriti.
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Khalid el Bakraoui – arrivato a Treviso il 23 luglio 2015
Uno degli attentatori di Bruxelles nel 22 marzo 2016
35 morti e 340 feriti.
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Mohammed Lahlaoui – marocchino arrivato nel 2007 a Treviso e vissuto a Brescia.
Alla guida del camion nella strage di Nizza nel luglio 2016 dove perirono 86 persone lungo la Promenade des Anglais tra cui diversi bambini e 6 Italiani.
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ChokriChafoud – tunisino sbarcato in Puglia, ha vissuto a Gravina (Bari)
Compice di Mohammed Lahlaoui nella strage di Nizza nel luglio 2016 dove perirono 86 persone lungo la Promenade des Anglais tra cui diversi bambini e 6 Italiani.
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Omar Mostefai – sbarcato a Bari nel 2013
Protagonista della presa d’ostaggi e strage al Bataclan nel 2015.
Morti 130 – 400 feriti
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Osman Matammud – somalo, kapò in un campo libico. Sbarcato a Lampedusa il 4 agosto 2013.
Autore di stupri, torture e 13 omicidi, riconosciuto per caso a Milano, arrestato e condannato all’ergastolo.
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Djamal Eddine Ouali – Jihadista algerino, sbarcato al porto di Palermo nel 2016
Ha fornito documenti falsi ai jihadisti che hanno colpito Parigi e Bruxelles.
Sillah Osman – terrorista 34enne del Gambia, sbarcato a Palermo nel 2016
Pianificava attentati. Arrestato a Napoli
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Alagie Touray – terrorista 21 enne del Gambia, sbarcato a Palermo nel 2016
Complice di Sillah Osman in pianificazione di attentati terroristici.
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Noureddine Coucha – sbarcato ad Ancona nel 2007.
È l’ideatore dell’attentato al museo del Bardo, a Tunisi, costato la vita a 24 persone, quasi tutti turisti. Fù anche il carceriere dei 4 tecnici italiani della Bonatti in Libia, due dei quali barbaramente uccisi.
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Youssef Zaghba – marocchino e cittadino Italiano vissuto a Bologna assieme alla madre.
Uno dei responsabili dell’attentato a London Bridge con 8 morti e 48 feriti. Arrestato poi a Bologna.
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Driss Oukabir – 28 anni, componente della cellula terroristica di Barcellona. Ha vissuto a Viterbo.
Arrestato dopo la strage di Barcellona del 2017 sulla via principale della città, la Rambla.
13 morti e 15 feriti gravi.
A questi aggiungiamo:
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Innocent Oseghale – nigeriano, sbarcato in Italia nell’ottobre del 2014.
Autore dell’assassinio di Pamela Mastropietro, stuprata e tagliata in 24 pezzi.
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Awelima Lucky – nigeriano sbarcato al porto di Augusta in Sicilia nel 2016, implicato per complicità nel delitto di Pamela Mastropietro
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Lucky Desmond – nigeriano sbarcato al porto di Augusta in Sicilia nel 2016, implicato per complicità nel delitto di Pamela Mastropietro
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Khalid De Greata – profugo nigeriano sbarcato a Lampedusa e poi vissuto a Torino.
Al mercato di libero scambio della città della Mole, sgozzò il cinquantunenne Maurizio Gugliotta, di Settimo Torinese, ferendo anche l’amico che si trovava con lui, il 15 ottobre 2017.
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Gara Mamadou, 26 anni, e Minteh Brian, 43 anni, e Alinno Chima, nigeriano di 46 anni
Autori dello stupro e dell’uccisione di Desirée Mariottini, 16 anni, morta nel 2018 dopo un’agonia durata dodici ore.
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Said Machaouat – marocchino, ha ucciso sgozzandolo Stefano Leo, in riva al Po a Torino nel 2019.
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Adam Kabobo – ghanese di 36 anni, sbarcato a Lampedusa nel 2011.
Massacrò l’11 maggio 2013 tre passanti a colpi di piccone nel quartiere Niguarda di Milano.
Morti Ermanno Masini, Daniele Carella e Alessandro Carolè e feriti Andrea Canfora e Francesco Niro.
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Ablaye Ndoye, spacciatore, sbarcato in Italia nel 2005, è stato carcerato per aver massacrato a pugni Ilaria Leone, una ragazza di diciannove anni.
“Frontex: Terroristi infiltrati con falsi passaporti sui barconi di migranti”
Link
https://www.ilmessaggero.it/…/terroristi_infiltrati_migrant…

#Terrorismo, tratta di #migranti dalla #Tunisia, 15 arresti. Sgominata banda che portava in Italia sospetti #jihadisti.
Chi diceva che nessun terrorista arrivava sui barconi?
https://www.ilmessaggero.it/…/tratta_tunisia_terrorismo_jih…

Un ventenne ‘profugo’ del Bangladesh, in Italia come richiedente asilo e sbarcato a Lampedusa, è stato arrestato con ordinanza di custodia cautelare a Montichiari, nel Bresciano dalla gdf con l’accusa di apologia di terrorismo.
L’islamico viveva a spese dei contribuenti in un una struttura d’accoglienza. Attraverso il suo profilo Facebook manifestava vicinanza all’Isis e inneggiava alle stragi islamiche.
Ci sono guerre in Bangladesh?

Link https://www.google.com/…/ContentItem-3c2f8b76-dac8-4bcc-919…

“Faceva parte di un gruppo approdato in Italia un anno fa, un gruppo legato all’Isis e pronto a colpire in Italia e in Europa. Sillah Osman, ganbiano di 34 anni, è stato arrestato in provincia di Napoli, dopo una lunga permanenza in Puglia, dove era stato ospitato in un centro accoglienza a spese dello Stato per la ricezione degli immigrati.
Secondo arresto di un cittadino gambiano, dopo quello messo a segno a carico di un 21enne – il cui nome era Alagie Touray – ospite di un hotel a Pozzuoli lo scorso aprile. Stando alle indagini condotte dal Ros e dalla Digos, si rafforza l’ipotesi di un progetto di attentato in Italia o in Francia. Stando al primo arresto, quello di Alagie Touray, il piano era di schiacciare la folla con un’auto impazzita, sulla falsariga di quanto avvenuto in altri contesti europei.
Sia il gambiano arrestato in questi giorni, sia Alagie Touray erano addestrati all’uso di coltelli e armi esplosive, oltre all’uso delle auto come arieti. Fanno parte di un gruppo strutturato e violento che ha ricevuto la prima radicalizzazione in Libia e in nordafrica. Decisiva nel corso di questa inchiesta la Collaborazione offerta da Alagie Touray, che in questi mesi ha fornito la propria testimonianza rafforzando le indagini della Procura di Napoli. (Link al video che incastra il “migrante” nel centro di accoglienza) (su “Gruppo ‘Gnazzzio”, FB)

barbara

LA VOS THALASSA, I POVERI MIGRANTI, E IL PERFIDO INFAME MALVAGIO SALVINI CHE NON VUOLE FARLI SBARCARE

Fausto Biloslavo – Mer, 11/07/2018

E adesso i migranti, in gran parte illegali, si ribellano e minacciano di morte i marittimi italiani del rimorchiatore che li ha soccorsi, se non vengono portati verso le nostre coste

A tal punto che deve intervenire la Diciotti della Guardia costiera con un elicottero della Marina militare in appoggio. Nonostante fosse arrivata anche la motovedetta libica Ras Jadir, che voleva riportare indietro tutti i migranti. Il risultato è che 67 persone (58 uomini, 3 donne e 6 minori) verranno sbarcati in Italia dopo aver scatenato una giornata di scontro politico nel governo fra il Viminale e il ministero dei Trasporti, che ha la competenza per la Guardia costiera. Solo uno dei migranti, di nazionalità yemenita, scappa dalla guerra, che travolge il suo Paese. Gli altri arrivati da Bangladesh, Nepal, Ghana, Pakistan, Palestina, Algeria, Marocco, Egitto, Ciad, la stessa Libia e Sudan difficilmente potranno ottenere asilo nel nostro Paese.
L’ennesimo episodio ambiguo sul fronte dell’immigrazione via barconi dalla Libia, che fa il gioco dei trafficanti. Vos Thalassa è un rimorchiatore d’altura battente bandiera italiana con 12 connazionali di equipaggio compreso il capitano. La nave ha un contratto per le piattaforme petrolifere Total a una cinquantina di miglia dalla Libia. Domenica i marittimi italiani prestano soccorso a un barcone in legno che rischia di affondare. E si caricano a bordo i 67 migranti avvisando la Guardia costiera libica e quella italiana.
Da Tripoli fanno salpare la motovedetta Ras Jadir per andare a prendere i migranti e riportarli indietro. Il rimorchiatore italiano fa rotta verso le coste libiche. Il comandante scrive: «Buonasera, alle 22 it la nave è partita per il punto d’incontro con la motovedetta libica». Però «alle 23 qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e Gps ha accertato che la nave dirigeva verso Sud» e non a Nord in direzione dell’Italia. Sembra che un «naufrago» avesse anche una bussola. «È iniziato così uno stato di agitazione – si legge nell’allarmante messaggio – I migranti in gran numero dirigevano verso il marinaio di guardia chiedendo spiegazioni in modo molto agitato e chiedendo di poter parlare con qualche ufficiale o comandate». Il marittimo italiano «impaurito e accerchiato contattava il ponte via Vhf». Dalla plancia interviene il vice del comandante, ma «i migranti hanno accerchiato il primo ufficiale chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonando lo stesso e minacciandolo…». Nel sobillare l’ammutinamento si distinguono un ghanese e un sudanese, che aizzano gli altri. Alla fine gli italiani cedono: «Per tranquillizzare la situazione abbiamo dovuto affermare che verrà una motovedetta italiana» si legge nei messaggi.
I libici raggiungono il rimorchiatore a notte fonda. L’ammiraglio Ayoub Qassem, portavoce della Guardia costiera conferma: «Volevamo accompagnarli verso la costa, ma non c’è stato nulla da fare: le persone a bordo hanno continuato a protestare e a minacciare l’equipaggio, costringendo il rimorchiatore a dirigersi verso Nord».
Lunedì la società armatrice protesta per «non aver ricevuto ancora assistenza» 24 ore dopo il soccorso. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, chiarisce subito che i porti sono chiusi: «Nelle acque di ricerca e soccorso libiche intervengono i libici. Le navi delle Ong sono finalmente lontane dagli scafisti. Ora sto lavorando perché anche le altre navi, private o militari, non aiutino i trafficanti a guadagnare altri soldi». Però di fronte alla «situazione di grave pericolo per la sicurezza della nave e del suo equipaggio» italiano la Guardia costiera è costretta a intervenire con la nave Diciotti che trasborda i migranti. Per tutto il giorno si alza la tensione politica fra Salvini e Toninelli. Alla fine la Diciotti attraccherà oggi in Italia, i migranti verranno sbarcati, ma il ministro dei Trasporti garantisce che «i responsabili delle minacce di morte all’equipaggio della Vos Thalassa saranno fermati e arrestati». (qui)

Ricapitolando: decine di persone, bambini compresi, si imbarcano – o vengono imbarcati dai negrieri libici al modico prezzo di qualche migliaio di euro a testa – per attraversare il Mediterraneo su un barcone che a stento riuscirebbe ad attraversare il Po. Dopo pochi chilometri, casualmente, non si sa come mai, vedi un po’ le cose strane che succedono nella vita, il barcone sta rischiando di affondare. Di solito questo succede quando c’è una falla: evidentemente c’era da prima e loro, ahiahiahi ragazzacci distratti, non se n’erano accorti. O si è aperta da sola: si sa che le falle nelle barche sono famose nel mondo per la pessima abitudine di aprirsi da sole, come quando sei lì che non stai facendo niente e improvvisamente pafff, ti salta fuori un foruncolo sul naso, così, completamente da solo. Vabbè, stanno affondando; la nave più vicina prontamente li soccorre – come è giusto – e contemporaneamente avvisa l’autorità competente per quel tratto di mare, ossia la guardia costiera libica – come è altrettanto giusto – che va loro incontro per andarli a prendere e completare il salvataggio. Haha! Credevate voi di poterli fregare quei poveracci che non hanno niente di niente oltre agli stracci che hanno addosso, che fuggono dalla miseria, dalla disperazione,  dalla morte per fame, credevate, eh? E invece vi hanno fregato loro! Tirano fuori telefoni, bussole, GPS e si accorgono che non li state portando in Italia! Ma voi veramente credevate che avessero bucato la barca – ooops, pardon! Che si fossero disgraziatamente trovati su una barca che rischiava di affondare – per essere salvati dall’annegamento? O GRULLI! Ma quando mai! E niente, costringono con la violenza – riooops, ripardon, convincono con argomenti persuasivi – l’equipaggio a cambiare rotta e portarli in Italia. A questo punto salvinimmerda figlio di satana si rifiuta di cedere al ricatto e come da copione si levano gli alti lai dei soliti buoni contro il tentato genocidio dei poveri migranti che fuggono da guerra fame persecuzioni eccetera eccetera. Difficilmente potranno ottenere asilo nel nostro paese, dice. Infatti non lo otterranno. E se ne andranno in giro per l’Italia senza asilo, come tutti gli altri et nunc et semper et in saecula saeculorum, amen.

Aggiungo un paio di cose che ho trovato in giro, che mi sembrano adeguate.
razzista
risorse
maglietta x disabili
E poi c’è questo qui, che ha trovato il modo più giusto di esprimere il suo odio antisalviniano e il suo ecumenico amore, antifascista e antirazzista, per le vittime della salvinistica furia:
razzismo
barbara