EST MODUS IN REBUS

E qualcuno sa ancora dove sta di casa, questo signor Modus.
Ieri un’amica, con cui stavo attraversando il centro, mi ha chiesto cortesemente di comprarle una certa cosa. Perché, ha spiegato, non era sicura che si potesse entrare senza green pass, e lei non lo ha. Niente proteste, niente invettive, niente recriminazioni; ha fatto una scelta – senza escludere del tutto la possibilità di modificarla – che comporta determinate limitazioni, e lei le accetta, salvo chiedere, quando possibile, un piccolo aiuto agli amici per sopperire ad alcune esigenze.

Altri, invece, non l’hanno neanche mai sentito nominare.

“Aggiungo pure questo: se io risiedessi in Italia, credo che mi organizzerei con altra gente e compirei degli attentati contro il ministro della sanità Speranza, contro il capo di governo Mario Draghi e contro tutti coloro che propongono o appoggiano l’idea dell’obbligo vaccinale per tutti i cittadini residenti in Italia. Io questa gente la odio a morte e se non ci fosse il rischio di finire in galera, credo che gli ammazzerei tutti a picconate in testa.”

“quelli che stanno morendo come mosche dopo essersi vaccinati”

“Giusto per farvi capire quanto velocemente stiamo andando verso Buchenwald e Dachau varie.” [varie…]

Poi ci sono questi qua

Poi c’è quello che oltre al modus, non sa dove stiano di casa neanche i numeri

Questa non sono del tutto sicura che sia collegata ai vaccini, ma è comunque collegata al clima di odio e violenza che si sta sempre più scatenando.

Poi c’è questo pacifico manifestante che insieme ai buoni pacificamente protesta contro i cattivi. Aggredito e minacciato di morte (“ti taglio la gola se non te ne vai”) da uno dei manifestanti contro il green pass del comparto scuola [insegnante?] che protestavano davanti al ministero dell’Istruzione a Roma,  Francesco Giovannetti, videogiornalista di Repubblica e del gruppo Gedi, è stato portato in ambulanza in ospedale. Molti manifestanti presenti si sono dissociati dall’aggressione e hanno chiesto scusa a Giovannetti.

Il 99% dei commenti su YT invece sono tutto un unico osanna al coraggioso che “ha avuto il coraggio di fare quello che tutti dovremmo fare.”

Dall’altra parte della barricata c’è questo medico, severo, se vogliamo, ma giusto.

Dario Teodoro

STUDIO MEDICO

Si ricorda ai Sigg.ri Pazienti che la vaccinazione anti Covid19 resta NON obbligatoria.
Ci sono un sacco di posti dove il GreenPass non è richiesto.
In terapia intensiva, per esempio, entrano quasi tutti senza.
Anche le pompe funebri in genere non fanno storie.

Sì lo so, figli di puttana ce ne sono da entrambe le parti, frustrati con montagne di odio da scaricare ce ne sono da entrambe le parti, invasati fuori di testa ce ne sono da entrambe le parti. Quello che non si sopporta è che i novax (ma occhio che non ce ne sia uno in giro quando pronunciate la parola “novax”, o rischiate un cazzotto in faccia come se gli aveste detto una parolaccia contro la sua mamma) si atteggino come uniche vittime di odio e recitino la parte dei martiri.

E adesso andate immediatamente a leggere questo, e guai a voi se vi azzardate a disobbedire.

barbara

ITALIA OGGI

Questo è il ragazzo di Fano, quello talmente pazzo squilibrato esagitato fuori di testa che hanno dovuto strapparlo fuori dalla scuola, montagli sopra in tre e sedarlo – cioè drogarlo – e infine ricoverarlo in quello che non si chiama più manicomio ma la sostanza non cambia moltissimo.

Poi da Fano passiamo a Terzigno.

Fulvio Del Deo

Terzigno, una bella serata primaverile. Ragazzi si attardano per strada e uno dei tanti alessandri-gassman del posto chiama il 118. All’arrivo della pattuglia, tutti riescono a darsela a gambe, tranne il più lento. Uno dei carabinieri lo aggredisce, neanche fosse il peggiore dei delinquenti. Il povero ragazzino si scusa perfino.
Il militare non perderà il posto: è sotto procedimento disciplinare e al massimo rischia il trasferimento. In realtà, lo mettono al sicuro da eventuali vendette, perché dietro a un ragazzino indifeso può esserci spesso un padre o un amico grande e grosso che non ci pensa due volte.

E non mi si venga a raccontare che l’intervento è un atto dovuto, che obbediscono agli ordini e altre analoghe puttanate, perché qua i calci comincio a tirarli io.
E poi ci sono i progressisti figlidizan.

Simone Pillon

Volete un esempio di prevaricazione dei maschi sulle femmine, di maschilismo tossico, di patriarcato allo stato puro? Eccolo, fresco di vernice. La sede di Arcilesbica nazionale è stata imbrattata da maschi che si sentono femmine e che si firmano “rabbia trans”.
Al grido di “arcistronze” questi paladini del ddl Zan hanno dato una bella dimostrazione di quello che tocca a chiunque esprima il proprio dissenso nei riguardi del pensiero Gender.
I soliti democratici…

Cari maschietti che vi esibite con enormi cartelli che gridano “Ci sono ragazze con il cazzo, fatevene una ragione”, per quanti pizzi indossiate, per quanto fondotinta vi schiaffiate addosso, per quanti smalti fedezeschi vi spennelliate, a comandare è sempre il testosterone prodotto da quelle due microscopiche cosine che si chiamano XY. Fatevene una ragione.
E poi c’è il virus. Ci avevano promesso che il coprifuoco – gioite gioite – sarebbe stato spostato alle 23, o addirittura, anzi addiritturissima, alle 24 – gioiamo gioiamo che il cielo è azzurro e il sole splende

– ma grazie alla provvidenziale micidialissima variante sudafricana adesso non se ne fa più niente. Impossibile, perché i famigerati assembramenti sono perniciosissimi

anche se qualche pericoloso soggetto non è d’accordo

E poi c’è il famoso vaccino italiano

e poi ci sono gli intelligentissimi sinistri

e poi ci sono i televirologi

(della signora Viola si era già parlato qui. Per la verità se ne era parlato anche qui ma, come potrete vedere, sono stati oscurati tutti i video che documentavano le puttanate sparate dai nostri esperti. Lei comunque spiegava che è ovvio che il coprifuoco non serve a diminuire i rischi di contagio, ma è necessario mantenerlo per dare un segno. Di che cosa? Del fatto che dobbiamo cambiare radicalmente il nostro stile di vita. Quanto a Galli che annuncia il ritiro, ricorda tanto quello che spiega che smettere di fumare è talmente facile che lui è capace di farlo anche tenta volte al giorno)
E infine ci sono le garbate critiche a Salvini che ha preso posizione a favore di Israele martoriato da razzi e incendi e guerriglia urbana e pogrom

Formidabile soprattutto “figlio di puttana con la mamma troia”: e vorrei proprio vederlo un figlio di puttana con la mamma casta.

E niente ragazzi: siamo nella merda.

barbara

QUEL FAMOSO ASSALTO ARMATO AL CAMPIDOGLIO

Post un po’ lungo, ma ci vuole. E partiamo dall’assalto. Armato, naturalmente.

Domande ancora senza risposta sull’assalto al Congresso: la narrazione falsa e divisiva della sinistra

Washington, la prima notizia è una non notizia: il 4 marzo avrebbe dovuto esserci un golpe della setta Qanon, perché il 4 marzo, secondo i siti dei complottisti più impresentabili della destra americana, avrebbe dovuto essere il “vero giorno dell’inaugurazione” dell’amministrazione, dunque il ritorno di Trump al potere. Migliaia di militari della Guardia Nazionale hanno pazientemente presidiato la sede del legislativo statunitense, ma la minaccia non si è neppure materializzata. Nessuna manifestazione, tanto meno un colpo di Stato, ha turbato il sonno degli americani e dei loro rappresentanti eletti.
L’incubo del 4 marzo è solo l’ultima tappa di un capitolo della storia americana aperto il 6 gennaio con l’assalto dei sostenitori di Trump (molti di Qanon) al Campidoglio. I fatti del 6 gennaio sono descritti come una “rivolta armata” contro il Congresso istigata da Donald Trump. Su questo si è basato il processo di impeachment, da cui Trump è poi uscito assolto. Sin dal discorso inaugurale di Biden, questo è ormai un “evento fondativo”. Il morale delle truppe democratiche e dei loro elettori è sostenuto dall’ira per un assalto dei barbari al tempio della democrazia, oltre che dalla paura che si possa ripetere.
Ma è stata una rivolta armata? Dove erano le armi da fuoco? Nelle immagini dell’irruzione al Campidoglio non si vedono. Non le abbiamo individuate neppure nei video delle telecamere di sicurezza mostrate dai Democratici durante il processo di impeachment a Trump. Non si è mai vista alcuna foto della polizia del Campidoglio con la schiera di armi sequestrate agli insorti, come usa dopo ogni operazione di polizia. I fact checkers se la sono presa con il senatore Ron Johnson, repubblicano, che ha definito la manifestazione del 6 gennaio come una protesta “disarmata”. Ma i fact checkers stessi, quelli di PolitiFact che commentano anche i nostri post su Facebook, hanno portato a loro volta prove insufficienti, affermando che, fuori dal Campidoglio a un manifestante è stata sequestrata una pistola (che però non ha evidentemente usato) e che in un furgoncino parcheggiato a Washington, neppure troppo in prossimità della sede del legislativo, sono stati sequestrati “materiali per costruire bombe molotov” e un taser. Vengono citate le due bombe artigianali trovate in prossimità delle sedi di entrambi i partiti, per altro mai rivendicate (ed è difficile anche indovinarne la matrice, considerando che i bersagli erano, appunto, entrambi i partiti, Democratico e Repubblicano). Infine i fact checker citano come “armi” anche tutti gli oggetti usati in modo aggressivo dai manifestanti, incluse le aste delle bandiere. Secondo questo criterio, però, praticamente tutte le manifestazioni di Black Lives Matter dovrebbero essere definite “rivolte armate”.
Questa seconda non-notizia, l’assenza di armi nella “rivolta armata” del 6 gennaio è stata confermata lo scorso mercoledì anche da Jill Sanborn, vicedirettrice dell’antiterrorismo dell’FBI, nel corso di un’audizione in Senato. Sempre Ron Johnson le ha chiesto se l’FBI avesse sequestrato armi da fuoco dopo l’assalto del Campidoglio e l’ufficiale ha risposto: “Per quanto ne sappia, non ne abbiamo sequestrata alcuna quel giorno, né abbiamo eseguito arresti per quel motivo”. Alla domanda se siano stati esplosi colpi di arma da fuoco nel Campidoglio, quel giorno, la Sanborn ha risposto: “Credo che gli unici colpi esplosi quel giorno siano stati quelli che hanno portato alla morte di quella donna”. Quella donna che si chiamava Ashli Babbitt, 35 anni, veterana dell’aviazione americana, manifestante disarmata, uccisa da colpi di pistola sparati da un poliziotto.
Quindi è più chiaro, adesso, il quadro di quel che è successo il 6 gennaio? Una manifestazione disarmata a cui la polizia locale ha risposto uccidendo una manifestante. Altri tre manifestanti sono morti nella stessa occasione, per cause che vanno dal malore alla caduta nel corso di un’arrampicata su un muro di cinta, ma non nel corso di uno scontro armato. E poi c’è ancora il mistero dell’unico poliziotto morto, Brian Sicknick, sepolto con tutti gli onori, da eroe, ma di cui non si conosce la causa del decesso.
Non si tratta di un dettaglio da poco, sulla morte di Brian Sicknick è stato costruito tutto il processo di impeachment a Trump ed è alla base della narrazione della “rivolta armata” del 6 gennaio. Sicknick, dopo i fatti del Campidoglio, era vivo e aveva telefonato al fratello, affermando di stare bene e di aver subito per due volte spruzzi di spray urticante. La sua morte sopraggiunge la sera del giorno dopo, prima smentita, poi confermata. La causa non è, appunto, mai stata rivelata. Era con tutta probabilità una bufala quella diffusa dal New York Times, secondo cui Sicknick era stato ucciso a colpi di estintore: era basata solo su testimonianze anonime, poi non corroborate da prove mediche. A domanda sulla causa della morte dell’agente, in un’audizione al Senato martedì, il direttore dell’FBI non ha risposto.
Per una volta poniamoci un po’ di domande retoriche: cosa sarebbe successo a parti invertite? Se in una manifestazione disarmata antifascista e antirazzista un poliziotto avesse ucciso a sangue freddo una dimostrante di sinistra? Se un poliziotto fosse morto, per cause ignote, più di un giorno dopo una protesta di Black Lives Matter, lo avrebbero considerato comunque una vittima della violenza dei manifestanti? I giornalisti dei grandi media liberal si sarebbero accontentati della versione data da un direttore dell’FBI, che per altro non risponde? La narrazione contro la sinistra verrebbe bollata immediatamente come “divisiva” e “incendiaria”. Siamo, per altro, abituati a veder descritte come “manifestazioni prevalentemente pacifiche” quelle di Black Lives Matter e degli Antifa, dove interi quartieri vengono messi a ferro e fuoco. Al contrario, da due mesi, sia i media che la politica stanno ingigantendo un evento che non ha provocato morti, dove l’unica vittima è una manifestante disarmata. E lo presenta come un tentativo di golpe, un assalto alla democrazia. Che cosa è questa, se non una narrazione incendiaria e divisiva?
Stefano Magni, 6 Mar 2021, qui.

E passiamo al prossimo capitolo. Vi ricordate lo slogan di quel partito islamista? “Votate per noi: non dovrete farlo mai più”. I dem americani ne hanno un altro: “Votate per chi vi pare: vinceremo comunque noi [come già stavolta era stato preannunciato sia dalla Pelosi (“Vinceremo noi, qualunque sia il conteggio finale”) che da Biden (“Abbiamo messo in piedi la più colossale macchina di brogli elettorali di tutti i tempi”) e sarà sicuramente per questo che adesso non gli fanno più fare un passo senza badante,

per non rischiare altri inopportuni smarronamenti] ora e sempre nei secoli dei secoli”.

I Democratici si preparano a rubare tutte le prossime elezioni ai Repubblicani

Dopo aver ricompensato i Progressisti, ora i Democratici premiano i politici, ovviamente a spese dei contribuenti.
Abbiamo visto nelle prime settimane dell’amministrazione Biden che – nonostante la sua retorica – l’attenzione della Casa Bianca e dei Democratici della Camera è più sul fornire il catering alla propria base elettorale che sul fare delle cose utili per il popolo americano nel suo complesso.
Questo era evidente nel disegno di legge con il (pessimo) pacchetto di stimoli di Joe Biden da 1.9 trilioni di dollari, dove solo il 9% del suo valore si concentrava effettivamente sulla spesa sanitaria per il contrasto al COVID-19, mentre il resto era distribuito a pioggia per progetti politici, sia che si trattasse dell’aumento del salario minimo che distrugge i posti di lavoro, o il finanziamento di un tunnel della metropolitana nel distretto della Speaker Nancy Pelosi, o gli aborti finanziati dai contribuenti, ed altro.
In queste settimane, i Democratici stanno dando seguito a questa politica di privilegiare la propria base elettorale con un nuovo disegno di legge liberal-radicale per la “riforma elettorale“. L’HR-1 dà potere ai burocrati e deruba i governi statali e locali del potere che dovrebbe spettare loro.
L’HR-1 prevede il finanziamento pubblico delle campagne elettorali, arma la FEC (la Commissione elettorale federale, l’agenzia che regola la legislazione dei finanziamenti delle campagne elettorali statunitensi, n.d.r.), attacca il Primo Emendamento, dà nuova autorità all’IRS (l’Internal Revenue Service, l’agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi all’interno del sistema tributario degli Stati Uniti, n.d.r.), e mette fuori gioco le leggi statali sull’identificazione degli elettori.
Per le dieci disposizioni più eclatanti di questo nuovo eccesso di faziosità, si prega di vedere il seguente documento per gentile concessione dell’House Administration Committee (segue traduzione).

Di seguito trovate la traduzione integrale del documento.
Riassunto: Ancora una volta, i Democratici hanno introdotto l’H.R.1, For the People Act, un’esagerazione faziosa e grossolana proveniente dal Congresso e progettata per mantenere la loro maggioranza democratica nazionalizzando le nostre elezioni. Questa legge prende alcuni dei peggiori cambiamenti nell’amministrazione delle elezioni “stile pandemia” del 2020 e li rende permanenti.

LE DIECI DISPOSIZIONI PIÙ ECLATANTI DELL’H.R. 1

Finanzia pubblicamente le campagne con le multe federali alle aziende. Crea un finanziamento 6 a 1 per qualsiasi contributo dei piccoli donatori fino ai 200 dollari o anche meno in una campagna congressuale o presidenziale – il che significa che per ogni 200 dollari, il governo federale corrisponderà 1.200 dollari. Questo finanziamento verrebbe da una maggiorazione sulle transazioni aziendali e dei grandi contribuenti con il governo federale. L’H.R. 1 stabilisce anche un nuovo programma pilota di voucher che garantisce agli elettori idonei un voucher di 25 dollari da donare a qualsiasi campagna a loro scelta.
Nazionalizza le elezioni e centralizza l’amministrazione a Washington, D.C. Supera i limiti stabiliti dalla Costituzione limitando la capacità degli Stati di determinare le loro procedure di registrazione e di voto, come protetto dall’articolo 1, sezione 4, della Costituzione, e rendendo obbligatori gli standard etici per la Corte Suprema, violando la separazione dei poteri.
Rende permanenti i cambiamenti elettorali “stile pandemia”. Nel 2020, gli Stati si sono affrettati ad apportare cambiamenti a causa del COVID-19, come l’espansione del voto per corrispondenza senza garanzie per proteggere l’integrità del voto, che ha creato il caos, aumentato le irregolarità, e minato la fiducia del pubblico nel nostro processo elettorale. L’H.R. 1 rende permanenti molti di questi cambiamenti.
Impone i metodi di voto liberal della California ad ogni Stato. L’H.R. 1 costringerebbe gli Stati ad espandere permanentemente il voto per corrispondenza, legalizzare la raccolta delle schede elettorali ed ignorare le leggi sull’identificazione degli elettori.
Arma la Commissione Federale per le Elezioni (FEC). Altera l’attuale composizione bipartisan della commissione di sei membri in una commissione faziosa di cinque membri e stabilisce lo “Speech Czar“, limitando la libertà di parola e creando una commissione non indipendente.
Aumenta la vulnerabilità all’interferenza straniera nelle elezioni. Indebolisce il sistema di voto del popolo americano centralizzando il sistema elettorale, aumentando così la sua vulnerabilità alle interferenze straniere, non riuscendo ad implementare i necessari pesi e contrappesi riguardo a chi possa registrarsi per votare. L’H.R. 1 costringerà gli stati ad implementare la registrazione degli elettori online, la registrazione automatica degli elettori e la registrazione degli elettori nello stesso giorno senza alcuna salvaguardia.
Distrugge il Primo Emendamento. L’H.R. 1 limiterebbe drasticamente la libertà di parola e imporrebbe standard vaghi che svantaggiano tutti i gruppi d’interesse che desiderano sostenere una proposta legislativa, in particolare richiedendo loro di rivelare i nomi dei donatori che versano denaro oltre una certa soglia.
Ignora le leggi statali sull’identificazione degli elettori e le regole sui voti provvisori. Costringe gli Stati a permettere l’uso di dichiarazioni giurate o autocertificazioni al posto dell’identificazione e a permettere la verifica della firma, che può essere presentata attraverso una foto se l’elettore si registra online. Costringe gli Stati a contare i voti provvisori espressi al di fuori del distretto di appartenenza dell’elettore.
Rimuove la capacità degli Stati di decidere come i loro distretti debbano essere disegnati. Obbliga il ricorso a commissioni indipendenti di redistricting per la creazione dei distretti congressuali, eliminando la flessibilità degli Stati nel scegliere i sistemi migliori per i bisogni dei loro cittadini.
Arma l’IRS di Biden. L’H.R. 1 permette all’agenzia di indagare e valutare le convinzioni ideologiche e di policy delle organizzazioni prima di concedere l’esenzione fiscale.
Oltre a questi punti, il comitato editoriale del Wall Street Journal ha pubblicato un pezzo che delinea i problemi dell’H.R.1. Questo pezzo arriva settimane dopo che un editoriale aveva spiegato che la vera motivazione della presidente della Camera Nancy Pelosi dietro il passaggio di questa legislazione fosse quella di “usare la risicata maggioranza democratica per consolidarne una permanente”.

Dall’editoriale del Wall Street Journal: “Rendere ogni elezione come quella del 2020“

Iniziamo con regole permanenti per il contrasto alla pandemia. L’H.R.1 creerebbe un diritto federale al voto per posta, senza bisogno di giustificazioni. Gli elettori registrati non potranno essere obbligati a presentare “qualsiasi forma di identificazione come condizione per ottenere il voto per corrispondenza”, tranne una firma o una “auto-certificazione”. Le leggi statali che richiedono che i voti per posta siano autenticati o firmati da testimoni verrebbero superate. I voti pervenuti in ritardo, se il timbro postale è stato apposto in tempo, sarebbero validi a livello nazionale per 10 giorni dopo il giorno delle elezioni.
L’H.R.1 scavalcherebbe le leggi statali contro la raccolta delle schede elettorali, permettendo agli americani, su scala nazionale, di “designare qualsiasi persona” per restituire il voto, a condizione che il portatore “non riceva alcuna forma di compensazione basata sul numero di schede”. Inoltre, gli Stati “non possono porre alcun limite al numero di schede elettorali per corrispondenza votate e sigillate che una persona designata possa restituire”. Sì, gli operatori elettorali di partito potranno dunque andare porta a porta, accumulando migliaia di voti, a patto che si facciano pagare all’ora.
Con l’H.R.1 la registrazione degli elettori nello stesso giorno dell’elezione ed il periodo di 15 giorni del voto anticipato diventerebbero entrambi obbligatori. Le burocrazie statali verrebbero arruolate per registrare le persone che appaiono nei registri governativi. È davvero una buona idea che sia “l’agenzia principalmente responsabile del mantenimento delle informazioni di identificazione degli studenti iscritti alle scuole secondarie pubbliche”, che il disegno di legge farebbe entrare in gioco? Allo stesso tempo, l’H.R.1 renderebbe più difficile cancellare le registrazioni errate dalle liste degli elettori.
L’H.R.1 dice che ai criminali non possa essere negato il voto, con l’eccezione di quelli incarcerati. Ma il potere del Congresso non è illimitato, quindi quella disposizione dice che si applica solo alle elezioni di livello federale (dunque, anche alle presidenziali). Con l’H.R.1 alcuni criminali diventerebbero idonei a votare nelle elezioni federali, ma non in quelle statali. I funzionari di contea dovrebbero tenere due serie di liste di elettori e due serie di schede elettorali?
Altre disposizioni dormienti: l’H.R.1 creerebbe un sistema di fondi pubblici da abbinare alle piccole donazioni politiche ad un tasso di 6 a 1. Date al vostro candidato 200 dollari, e potrebbe ottenerne 1.200 dal governo. I fondi verrebbero da una maggiorazione del 4,75% sulle multe e le sanzioni staccate alle imprese o ai dirigenti aziendali.
L’H.R.1 richiederebbe alla magistratura di creare un codice di condotta per i giudici della Corte Suprema. Sembra un altro modo per i Democratici di arrivare all’Alta Corte con la loro solita tattica di far uscire denunce etiche o richieste pretestuose di ricusazione dei giudici.
Questo è un disegno di legge di 800 pagine, quindi potremmo continuare…

GOP.gov (qui, dove puoi vedere anche tutti i link che non mi è stato possibile riportare qui)

E vediamo ora come si sta costruendo la dittatura militare.

Come i Democratici stanno giustificando una presa di controllo militare nella capitale della nazione.

Questo articolo è adattato dal commento di apertura di Tucker Carlson dell’edizione del 5 marzo 2021 di “Tucker Carlson Tonight”.

I liberal sono un gruppo spaventato. La lista delle cose di cui i liberal americani hanno paura può riempire un intero scaffale di volumi. Sarebbe un set di riferimento divertente: “L’enciclopedia delle nevrosi liberal integrale”.
Assolutamente tutto sconvolge i liberal, li agita ed infiamma le loro allergie. La Natura stessa è un’esperienza terrificante per i liberal perché non possono controllarla. La Natura ha tutte queste differenze di sesso e fluttuazioni climatiche. Ti passeranno davanti in bicicletta, sfoggiando le loro piccole mascherine chirurgiche ligi all’obbedienza, lottando per respirare per la mancanza di ossigeno, ma sentendosi virtuosi e protetti. E, naturalmente, ti giudicano perché non indossi l’uniforme.
Non c’è niente di razionale in questo comportamento, ma non dovreste esserne sorpresi. Il liberal-ismo moderno non è una visione del mondo coerente, è un tipo di personalità profondamente infelice e incostante. L’umorismo è quello che si ottiene quando le persone sono infelici dentro.
Quando sei un liberal, il mondo è un posto molto spaventoso, ma c’è una paura che si eleva sopra tutte le altre paure nella mente del liberal: La paura dell’”altro“. Come tutte le culture primitive, il liberal-ismo moderno è tribale. I liberal vedono la maggior parte del continente americano come un misterioso spazio oscuro, come una cartina medievale popolata da sbavanti elettori di Trump e violenti analfabeti con qualche cromosoma di troppo.
I liberal disprezzano persone come queste, naturalmente, e ad un certo livello, sanno di essere odiati a loro volta. Si preoccupano che un giorno ci sarà una reazione contro le persone al comando, che, ovviamente, sono loro. Questa è la loro più grande paura, una “rivolta dei contadini“.
Sono terrorizzati dal fatto che un giorno un esercito di liceali tatuati e con la maglietta della bandiera confederata si alzerà dai parcheggi per roulotte della West Virginia e prenderà il controllo del paese – prendendo d’assalto le città con le loro mitragliatrici d’assalto AR-15 calibro 75 con tromboncino, ognuna delle quali può sparare più di un milione di proiettili al minuto se montata sul retro di un pickup F-150 tappezzato di adesivi razzisti.
Questo è il loro incubo. È il “mostro sotto il letto” di ogni liberal.
Molti liberal erano certi che il 4 marzo fosse il giorno in cui la rivoluzione di destra sarebbe finalmente iniziata. Il 4 marzo, credevano, con qualcosa chiamato “QAnon Inauguration Day“. Cos’è il QAnon Inauguration Day? Non ne abbiamo idea, e non conosciamo nessuno che lo sappia. Scommetteremmo dei soldi che neanche un elettore di Trump su un milione ne aveva sentito parlare fino a questa settimana, quando i “mercanti di isteria” hanno iniziato a parlarne in televisione.
Ne avevano sentito parlare da Nancy Pelosi, che ha detto alle sue guardie del corpo di scrivere un rapporto sulla minaccia del “QAnon Inauguration Day“. Ed è quello che hanno fatto. Non abbiamo mai appreso alcun dettaglio, ma i membri del Congresso non stavano correndo rischi. Ma molti di loro sono fuggiti lo stesso dal Campidoglio. I leader della Camera hanno riprogrammato le votazioni in aula in modo che i parlamentari potessero fuggire per salvare le proprie vite, ma di sicuro non la loro dignità.
Questa non è stata una semplice isteria di parte. Democratici e Repubblicani sembravano uniti nel loro comune terrore.
Il Rappresentante Michael McCaul, Repubblicano del Texas: “Questa minaccia è credibile ed è reale. Si tratta di un gruppo della milizia di destra che crede che, poiché la data inaugurale in passato era il 4 di marzo fino a quando è passato il XX° emendamento, pensano che questo sia il vero Inauguration Day e che il Presidente Trump debba avere la sua inaugurazione”.
Quindi cosa è successo? Non abbiamo visto una sola persona insorgere al Campidoglio o altrove negli Stati Uniti come era stato preannunciato.
Era solo un’altra bugia, non molto diversa da quando ci hanno detto che avremmo avuto bisogno dei soldati per proteggere l’inaugurazione di Joe Biden. Poi, hanno detto che avremmo avuto bisogno dei soldati per tenere QAnon lontano dal processo di impeachment. Poi, c’è stata quest’ultima isteria. Ora ci sarà qualcos’altro. La polizia del Campidoglio ora dice che avranno bisogno dei soldati a Washington per almeno altri due mesi.
Le truppe non se ne andranno mai. Come probabilmente avrete già capito, i soldati sono al Campidoglio per ragioni politiche. Sono lì per sostenere il regime. Se questo stesse accadendo in Camerun, il nostro Dipartimento di Stato se ne lamenterebbe, lo chiamerebbe “un’offesa alla democrazia“. Ma siccome sta accadendo qui in America, siamo stati lenti ad accorgercene.

Soldati della Guardia Nazionale schierati a difesa del Campidoglio


Giovedì, l’hanno detto ad alta voce. Fox News ha appreso che il generale in pensione Russel Honoré ha completato la sua “revisione della sicurezza” sulla rivolta del 6 gennaio al Campidoglio. Honoré è uno squilibrato estremista fazioso, più pazzo di chiunque sia affiliato a QAnon. È stato scelto da Nancy Pelosi proprio per questo. Sapeva che Honoré avrebbe giustificato una presa di potere militare di Washington, e aveva ragione.
Nel suo memorandum ai leader della Camera, che Fox News ha ottenuto, Honoré chiede una “QRF [forza di reazione rapida] stabilmente permanente nei ranghi della Guardia [Nazionale] di Washington D.C., ristabilendo un battaglione di polizia militare e dotandolo di truppe della Riserva della Guardia Attiva che vivono in città o nelle sue vicinanze tutto l’anno, perennemente in servizio attivo“.
Questo è un comportamento molto strano per una democrazia. In una democrazia, i politici dovrebbero governare con il consenso dei governati. Si potrebbe pensare che questo possa essere venuto in mente a qualcuno al Campidoglio. Se abbiamo questa paura degli elettori americani, forse c’è qualcosa che non va. Forse non stiamo facendo un buon lavoro. Forse dovremmo stare zitti per un secondo e ascoltare le lamentele delle persone che controlliamo a vista. Forse allora non avremmo bisogno del filo spinato intorno al Campidoglio.
A quanto pare, nessuno a Washington ci ha pensato. Invece, si sono convinti che gli unici americani che hanno un problema con il modo in cui stanno andando le cose oggigiorno devono aver subito il “lavaggio del cervello” da QAnon.
Pochi giorni fa, “60 Minutes” ha deciso di dare uno sguardo più profondo a questo pericoloso culto che sta dicendo cose non approvate sui nostri leader. Gli intrepidi corrispondenti della CBS si sono seduti con il “leader spirituale” di QAnon – il famoso Sciamano Jake Angeli, n.d.r. – non in una grotta in Afghanistan, ma su Zoom, da una sala conferenze nella prigione dove è ora detenuto senza cauzione.
Potreste riconoscerlo dai video come “Chewbacca Guy“. Gli è stato chiesto se ha capito che le sue “azioni del 6 gennaio sono state un attacco a questo paese”.
Jake Angeli: “Signora, le mie azioni non erano un attacco a questo paese. Questo non è corretto. Questo è impreciso, completamente… Ho cantato una canzone, e questo fa parte dello sciamanesimo. Si tratta di creare vibrazioni positive in un’aula sacra. Ho anche impedito alle persone di rubare e vandalizzare quello spazio sacro, il Senato. Ho anche impedito a qualcuno di rubare i muffin dalla sala ristoro. Ho anche detto una preghiera in quella camera sacra perché era mia intenzione portare la divinità e riportare Dio al Senato”.
Il corrispondente della CBS gli ha poi ricordato che, legalmente, non gli è stato “permesso di essere in quella che [lui] chiama un’aula sacra” e gli ha chiesto se si considera un patriota.
Jake Angeli: “Questo è l’unico rimpianto molto serio che ho, è stato credere che quando siamo stati salutati dagli agenti di polizia, che fosse accettabile… Mi considero un amante del mio paese. Mi considero un sostenitore della Costituzione. Mi considero un credente nella verità e nei nostri principi fondativi. Mi considero un credente in Dio.”
Così, lo Sciamano di QAnon ha cantato una canzone, poi ha diffuso delle buone vibrazioni, poi ha salutato gli ufficiali in Campidoglio e loro hanno ricambiato il saluto. Queste sono cose che possono accadere in un paese dove gli sciamani di QAnon sono autorizzati a girare per le strade.
Ma non è solo questo tizio che minaccia la democrazia. A febbraio, i federali hanno incriminato diversi membri di un gruppo chiamato “Oath Keepers“. Gli imputati includevano una donna di 60 anni e suo marito di 70 anni. Anche loro sono terroristi. Geriatrici, ma micidiali.
La rappresentante Sheila Jackson Lee, Democratica del Texas, capisce tutto questo, naturalmente. Siede nel Comitato per la Sicurezza Nazionale della Camera, quindi sa una cosa o due sull’applicazione della legge e sul mantenere questa nazione al sicuro dalle minacce, straniere ed interne.
Per vivere “senza paura” in America, ha annunciato Sheila Jackson Lee, avremo bisogno di arrestare molte persone. Come ha detto su Twitter:

“A Washington, DC [sic] il 6 gennaio, dove si presume che 40.000 manifestanti fossero a DC [sic] con l’intenzione di rovesciare un’elezione legittima e di uccidere la Speaker, il Vice Presidente ed i membri del Congresso, in quel caso, solo 300 persone sono state arrestate e sono state perseguite. Che razza di giustizia è questa?”.
Quindi, se siete andati ad un raduno di Trump a gennaio, dovete essere messi in custodia cautelare. Il gen. Honoré ha dei piani per voi.
Sulla MSNBC Joe Scarborough ha detto: “Ci allontaneremo sempre di più da questo evento, ma non cambierà mai il fatto che Josh Hawley è stato il responsabile di queste morti avvenute a Capitol Hill, di questo atto di insurrezione, la peggiore insurrezione di terroristi interni nella storia degli Stati Uniti“.
Cosa ha fatto Josh Hawley (Senatore repubblicano del Missouri)? Beh, ha votato, come fanno a volte i senatori. Ed è divertente che questo pensiero venga, tra le tante persone possibili, proprio da Joe Scarborough. Ma è un’epoca di ironia. Ormai ci siamo abituati.
Per tutta questa preoccupazione per la sicurezza dei nostri leader eletti, non sembra esserci altrettanta preoccupazione per la sicurezza delle persone che li hanno eletti. Capitol Hill sembra la “zona verde” di Baghdad, ma il resto della città sembra l’area fuori dalla “zona verde”. I quartieri residenziali a Washington D.C. e nelle città in tutto il paese non sono mai stati così pericolosi. Gli americani stanno morendo in gran numero a causa della criminalità di strada, ma nessuno al Congresso se ne preoccupa. Sono troppo occupati a spendere i dollari delle tasse per proteggersi dallo Sciamano di QAnon e dai suoi complici settantenni.

Manifestanti di Black Lives Matter

Secondo un’analisi di The Intercept, l’anno scorso, l’anno del BLM, ha visto il più grande aumento di omicidi registrato in un anno nella storia americana. Quindici persone sono state assassinate a Oakland, California, solo a gennaio. Nove persone sono state uccise a Toledo dall’inizio di quest’anno, il doppio dell’anno scorso.
Ma i residenti di Toledo non stanno ricevendo alcuna “forza di reazione rapida” da Nancy Pelosi o dalla sua guardia del corpo, il generale Honoré. Forse, se affermano che sia QAnon che sta uccidendo, lo faranno. (qui)

FoxNews.com

E se sei arrivato fino a qui, vai a leggere qui cosa sta combinando quello che si sta dedicando anima e corpo a combattere il razzismo e la divisione e la disuguaglianza razziale coltivati dal suo predecessore.
Bella l’America finalmente liberata dall’uomo arancione cattivo, eh?

barbara

JOE DEMENZA, LA SAGA CONTINUA

I risultati delle sue prime ore di lavoro.

Lorenzo Capellini Mion

USA, Bidenstan

Bloccata la costruzione dell’oleodotto Keysyone XL, e di fatto cancellati migliaia di posti di lavoro e il futuro di altrettante famiglie. In un’epoca in cui un lavoro equivale alla vita.
Oltre ai sindacati e alcuni Stati americani, come il Sud Dakota, è furioso pure il Canada del noto clown che ha chiesto un incontro con l’uomo del sottoscala.
Bloccati tutti i rimpatri ed inoltrata la richiesta ai centri di identificazione di lasciare liberi di vagare tutte le persone immigrate illegalmente nel territorio. Nel colloquio con il Presidente del Messico ha subito delineato le nuove linee guida che se unite allo stop dei lavori per completare il muro al confine significa una chiamata all’invasione.
Se vi può far piacere secondo il South China Morning Post le aziende manifatturiere cinesi con il suo avvento professano un rinato ottimismo.
Ora Biden non urterà i vostri meravigliosi ed immacolati sentimenti con i suoi Tweet, come faceva l’uomo arancione cattivo, ma distruggerà gli Stati Uniti portandosi con se quello che resta del mondo libero.
We miss you Donald J. Trump

Emanuel Segre Amar

In meno di 72 ore di gestione di questa magnifica coppia che non rispetta né il distanziamento, né l’uso della mascherina (non mi risulta infatti che siano conviventi, anche se la moglie di Biden è rientrata in casa sua solo perché la Casa Bianca attirava troppo per trascurarla) ecco i primi risultati:

– 70000 posti di lavoro perduti
– sport femminile in grosse difficoltà
– invasione di una zona della Siria
– la Guardia Nazionale, dopo la cerimonia del 20 gennaio, abbandonata al freddo in un garage
– mancanza di un piano contro il COVID-19 (e lo credo, col ministro della sanità che ha nominato…)
– indipendenza energetica degli USA a grave rischio
– immigrazione illegale incoraggiata (e i lavoratori americani senza lavoro che diranno?)
L’articolo completo disponibile su Dreuz

E come se non bastasse

Lorenzo Capellini Mion

“La tribù indiana Ute della Riserva Uintah e Ouray richiede rispettosamente di modificare immediatamente l’ordine n. 3395 per fornire un’eccezione per i permessi energetici e le approvazioni sulle Terre Indiane.
La tribù indiana Ute e altre tribù produttrici di energia fanno affidamento sullo sviluppo energetico per finanziare i propri governi e fornire servizi ai propri membri.
Il Suo ordine è un attacco diretto alla nostra economia, alla nostra sovranità e al nostro diritto all’autodeterminazione.
Le terre indiane non sono terre pubbliche federali.
Qualsiasi azione sulle nostre terre e sui nostri interessi può essere intrapresa solo dopo un’efficace consultazione tribale.
L’ordine n. 3395 viola il trattato degli Stati Uniti e le relazioni fiduciarie nei confronti della Comunità Indiana Ute e viola importanti principi di sovranità tribale e autodeterminazione.
Il Suo ordine è stato emesso anche in violazione dei rapporti intergovernativi; Ordine Esecutivo n. 13175 sulla consultazione e il coordinamento con i governi tribali indiani e la politica interna degli interni sulla consultazione con i governi tribali.
L’ordine deve essere ritirato o modificato per conformarsi alla legge e alle politiche federali. Grazie per la Sua attenzione su questa questione.
Restiamo in attesa di cordiale riscontro”.
Luke Duncan,
Presidente della Ute Indian Tribe Business Committee

Ci ha messo poco la realtà a presentare il conto e ad ora la risposta è stata: “Trovatevi un altro lavoro”

Però almeno si dà da fare per unire il Paese dopo che l’uomo arancione cattivo lo ha diviso, giusto?

Falsa partenza di Biden: dice di voler unire il Paese, ma i primi decreti promuovono l’agenda radicale

Sicché il presidente Biden dovrebbe essere l’uomo dell’unità e della riconciliazione nazionale? A parte il suo discorso inaugurale, tutt’altro che unificante (come ha analizzato Federico Punzi su queste colonne), la sua presidenza prende il via con una falsa partenza che già dice molto: la pagina Twitter dell’ambasciata Usa in Israele viene ribattezzata “Ambasciata statunitense di Israele, Cisgiordania e Gaza”. Due governi insultati in un colpo solo: Israele che non riconosce l’indipendenza né della Cisgiordania né di Gaza e anche l’Autorità Palestinese che non riconosce certamente la Gaza controllata da Hamas (movimento terrorista, secondo la classificazione Usa). La pagina è stata cambiata di nuovo, dopo un paio d’ore, ed è tornata ad essere “Ambasciata di Israele”. A Gerusalemme non l’hanno presa benissimo. Difficile che sia stato un hacker, come si usa dire ormai nella politica romana, oppure solo una svista. Senza essere complottisti è comunque un segnale su come viene inteso il Medio Oriente nella nuova amministrazione.
La seconda falsa partenza riguarda invece l’alleanza con il Regno Unito ed è simbolicamente più importante: per prima cosa, Biden ha “esiliato” dallo Studio Ovale il busto di Winston Churchill, dopo quattro anni che aveva sorvegliato la scrivania di Trump. Anche Obama lo aveva fatto, sollevando non poche critiche sia in patria che nel Regno Unito (Boris Johnson, allora sindaco di Londra, aveva risposto con una dura reprimenda e per questo era ovviamente stato accusato di razzismo). Questa volta lo spostamento del busto del vincitore della guerra contro il nazismo è passato maggiormente in sordina, probabilmente per timore. Perché le statue di Churchill, il suo monumento a Londra eretto nei pressi del Parlamento, sono state oggetto di contestazioni violente da parte del movimento Black Lives Matter, che accusa di “razzismo” lo statista britannico. Con una campagna terzomondista che parte da lontano, la vittoria di Churchill è stata eclissata da episodi a lui (ingiustamente) attribuiti, come la terribile carestia del Bangladesh, e in generale dalla sua strenua difesa dell’Impero Britannico, oggi vista come inaccettabile espressione del suprematismo bianco. La sua rimozione è dunque un tributo a questa ideologia, tanto più che, ora, nello stesso Studio Ovale, sono stati trasferiti i busti degli eroi del movimento per i diritti civili: Rosa Parks, Robert Kennedy, Eleanor Roosevelt e Martin Luther King.
Ma è sul fronte interno e delle relazioni con le istituzioni sovranazionali che la politica di Biden sta partendo con un piglio radicale. Prima di tutto nel metodo: una pioggia di ordini esecutivi. Il presidente lascia intendere che la legge sarà emanata direttamente dal potere esecutivo, senza troppe discussioni o passaggi al Congresso, e scavalcando anche le prerogative degli Stati. “Il presidente eletto Biden sta assumendo l’incarico in un momento in cui la nostra nazione attraversa una crisi profonda – si legge nella nota del suo capo di Gabinetto Ron Klain – Stiamo affrontando quattro crisi che si sovrappongono e si sommano: la crisi del Covid-19, la conseguente crisi economica, la crisi climatica e la crisi razziale. Tutte e quattro le crisi richiedono azioni urgenti. Nei suoi primi dieci giorni di presidenza, il presidente eletto Biden intraprenderà azioni decisive per affrontare queste quattro crisi, per prevenire altri problemi urgenti altrimenti irreversibili e per ripristinare il prestigio americano nel mondo”. Dove tutto è inteso come “crisi”, gli atti straordinari dell’esecutivo diventano ordinari.
Una sfida agli Stati sarà costituita dalla (apparentemente secondaria e doverosa) “sfida dei 100 giorni con la mascherina” e consiste nell’imporre l’obbligo di mascherina su scala nazionale, in tutte le proprietà federali e nei viaggi fra Stati. Già nei dibattiti presidenziali, Trump aveva contestato al suo rivale democratico l’idea di federalizzare l’obbligo di mascherina: la sanità è una prerogativa degli Stati, infatti. La “sfida” è dunque un compromesso: obbligo sì, ma solo quando si è in transito fra due Stati (quindi fra due regolamenti e sistemi sanitari diversi) oppure nelle proprietà del Governo federale. In barba al ruolo della Cina nell’Oms e ai danni che ha creato a tutto il resto del mondo, con un altro ordine esecutivo gli Usa entreranno di nuovo nel novero dei grandi finanziatori dell’agenzia Onu per la sanità.
Ma è sul clima e sull’equità razziale che Biden punterà le sue carte nei primi dieci giorni di governo. Quanto al clima, la prima azione sarà quella di riportare gli Usa negli Accordi di Parigi. Il Trattato imporrà agli Usa di ridurre le emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005, entro il 2025. Gli imprenditori energetici temono di affrontare costi enormi di adeguamento e trasformazione, in un periodo in cui sono già in crisi a causa della pandemia. La prima vittima, ormai accertata, è l’oleodotto strategico Keystone XL, lungo la costa occidentale, duramente contestato da ecologisti e associazioni di nativi americani. Benché la compagnia avesse assicurato, nei giorni scorsi, di realizzare un’opera “a zero emissioni”, fra gli ordini esecutivi di Biden c’è, appunto, anche la cancellazione del progetto. Biden ha apertamente promesso di voler superare la produzione energetica con energie fossili, mettendo a rischio tutta l’industria petrolifera e carbonifera. Proprio in un periodo in cui, almeno dal 2018, gli Usa sono diventati Paese esportatore di petrolio.
Quanto al fronte razziale, con un’altra mossa simbolica molto importante, Biden cancella la neocostituita “Commissione 1776”, volta a preservare la storia nazionale nei programmi scolastici. Al suo posto, Biden ordina alle agenzie di sviluppare programmi scolastici improntati sull’eguaglianza razziale, anche qui, forse, per accontentare gli studenti che abbattono le statue di Cristoforo Colombo e di Thomas Jefferson senza fare troppi distinguo. Oltre a ciò, sul fronte dell’immigrazione, proprio mentre è partita un’altra “carovana” dall’America Centrale, Biden ordina la fine della costruzione del muro al confine col Messico, l’abolizione del divieto di accesso da sette Paesi musulmani considerati a rischio terrorismo (mentre i voli da e per Brasile, Regno Unito e Ue restano bloccati, causa Covid) e la cancellazione delle nuove misure restrittive sull’immigrazione. L’obiettivo è regolarizzare il più possibile degli 11 milioni di immigrati irregolari presenti negli Usa.
In questo elenco, tutt’altro che esauriente e in fase di espansione, dei primi ordini esecutivi di Biden, troviamo buona parte del programma della sinistra radicale. Di che unità parliamo, allora?
Stefano Magni, 22 Gen 2021, qui.

E mentre firma i decreti…

E sarà bene non dimenticare che

Resta comunque, di buono, che il suo predecessore era cattivo e tutti gli altri no, ecco.

Cristina Buonomo

Joe Biden dice che vuole picchiare il Presidente.
– Cory Booker dice che vuole prendere a pugni il Presidente.
– Robert De Niro dice che vuole colpire Trump in faccia.
– Jimmy Kimmel e altri ospiti a tarda notte scherzano sull’assassinio del Presidente.
– Snoop Dog fa un video sull’assassinio del Presidente.
– Johnny Depp parla di un attore che assassina il Presidente.
– Kathy Griffin posa con una testa sanguinaria mozzata del Presidente.
– Tom Arnold dice: ′′ Non fare troppo c…. traditore, si sono presentati anche per JFK ′′
– Gaetz è minacciato da qualcuno che ha avvertito che farà saltare la testa al deputato.
– Scalise viene quasi ucciso.
– ANTIFA attacca abitualmente e ora uccide i conservatori.
– Hollywood fa un film sull’uccisione dei sostenitori di Trump.
– Tucker Carlson ha attivisti di sinistra a casa sua minacciando di bruciare la sua casa con dentro moglie e figli.
– Madonna parla di voler far saltare in aria la Casa Bianca.
– McConnell è minacciato da attivisti di sinistra a casa sua di essere pugnalato al cuore.
– La vita del professore democratico costituzionale Jonathan Turley è minacciata per la sua opinione opposta all’impeachment.
Eppure, i socialdemocratici, CNN, MSNBC, ABC, CBS, NBC, TDIP, Media Matters e il DNC dicono tutti che …
′′Trump sta incitando alla violenza.”
Da un commento di Piero Vallero

E niente, se nasci dalla parte giusta sei buono, e resterai buono qualunque cosa tu faccia, compreso il mettere le mani addosso alle bambine. Praticamente così

barbara

EBREI AMERICANI CONTRO TRUMP?

(dell’altra cosa parlerò dopo: devo dare la precedenza a questa, che mi sa che non abbia occupato tutte le prime pagine dei giornali e le aperture dei notiziari)

Molti si, diciamo pure la maggior parte. Ma ci sono anche quelli – sicuramente più che in passato – accesamente a suo favore. Solo che per dirlo apertamente ci vuole fegato. Molto molto fegato.

E giustamente: essendo Trump fascista nazista razzista suprematista sessista maschilista, praticamente sull’orlo del precipizio, non possono non essere altrettanto mostruosi i suoi sostenitori, quindi è giusto che i partigiani scendano dalle montagne e ne facciano polpette.
Qui l’articolo. (E poi mi piace ricordare anche questi altri ebrei americani qui).

barbara

A SINISTRA SONO BUONI

Cristiano Nisoli

Volete controllare la sincerità di chi si atteggia a difensore di donne, minoranze, omosessuali, immigrati? Guardate come trattano donne, minoranze, omosessuali, o immigrati che si rifiutano di obbedirgli.
In genere, la risposta è il tentativo di annichilazione totale e completa.
Nel 2016 ci veniva chiesto di salivare all’idea della prima donna candidata alla presidenza–come se il mondo non avesse mai visto donne con potere ben più ampio su intere nazioni. Era sessismo non votare la Clinton. Andate però a vedere come lo stesso partito aveva trattato otto anni prima Sarah Palin, candidata alla vice presidenza per gli avversari. Andate a vedere le sbavate di odio contro Kellyanne Conway, colpevole di essere la prima donna direttrice di campagna presidenziale a far vincere le presidenziali al suo cliente (perché il suo cliente era Trump).
Obama andava obbligatoriamente votato, altrimenti si era razzisti. Ma andate a vedere come ridicolizzavano il nero Ben Carson, tra i papabili Repubblicani, primario nella scuola di medicina più prestigiosa degli USA.
Andate anche a vedere gli attacchi a Dolce e Gabbana, omosessuali felicemente e pubblicamente dichiarati da più di trent’anni, per aver detto una cosa non proprio pazza: “noi abbiamo avuto non due padri ma un padre ed una madre e pensiamo che ogni bimbo abbia lo stesso diritto”. Od il boicottaggio contro di loro, per aver proposto di creare l’abito per l’inaugurazione a Melania Trump.
Anzi, andate a vedere gli insulti contro Melania Trump (moglie russa comperata per posta–che poi è Slovena, neanche Russa–bambola stordita, eccetera), o quelli per via del suo accento estero, da parte di chi considererebbe razzista il minimo commento anche benigno sull’accento di qualsiasi altro immigrato, non parliamo di immigrata.
Andate a vedere cos’ha detto Biden qualche settimana fa ad un nero che vota Trump: “se non voti per me allora non sei nero”. Chi è nero, cioè chi è “vittima” che va “amata”, lo decidono loro. Alcuni lo sono, altri vanno odiati.
Andate a vedere i vari epiteti razzisti (Zio Tom, negro domestico) riservati a Thomas Sowell– raffinato intellettuale nero, professore formatosi in scuole prestigiose–da parte dei professionisti dell’antirazzismo, che lui smaschera come “quelli che si fanno le congratulazioni da soli”. Scrisse tra l’altro: “Il razzismo non è morto, ma è in sala rianimazione: a tenerlo in vita ci pensano politici imbroglioni e gente che li segue perché prova un senso di superiorità nel dare del razzista agli altri”. E la lista dei neri disobbedienti trattati similmente sarebbe molto lunga.
Andate a vedere gli insulti verso i vari leghisti neri, o nordafricani.

Poi, se ancora pensate che a questa gente freghi qualcosa di neri, donne, minoranze, omosessuali, od immigrati, non andate a vedere più niente. Ma andate a farvi vedere.

Lorenzo Capellini Mion

Ho appena saputo della Maersk Etienne, la nave mercantile che ha prestato soccorso a 27 migranti davanti alle coste libiche e che da oltre tre settimane attende un porto “sicuro”.
Con oggi sono 24 giorni, un’attesa in mare senza precedenti per la sua lunghezza.
E se la memoria non mi inganna per molto meno si mobilitarono all’unisono il giornale unico globale, i blogger, gli influencer, i guru copiatori, la magistratura, le tv, il Parlamento, Capalbio, il Papa, la Presidenza della Repubblica, la UE, l’Onu e tutto il circo che conosciamo.
Erano tempi, nemmeno tanto lontani, di capitane coraggiose, di scioperi della fame, di chef, sportivi, politici e di attori marinai.
Erano i tempi in cui più che salvare vite la priorità era quella di abbattere il nemico.
Ecco, dopo 24 giorni il silenzio sulla Maersk Etienne è la certificazione della loro ipocrisia.

Questi pezzi sono di un paio di settimane fa: non c’erano ancora stati gli insulti alla candidata leghista negra

perché se sei negra ma non voti nel modo giusto te lo scordi che your life matters. E non c’era stata l’aggressione a Salvini col solito corollario di commenti

perché se non sei dalla parte giusta col piffero che la commissione contro l’odio, Liliana Segre in testa, emergono dal letargo. E quindi niente, il problema in Italia è il fascismo che avanza a marce serrate, come quello degli assassini di Willy Monteiro.

O no?

barbara

NEL REGNO DI UTOPIA

Quel meraviglioso mondo perfetto in cui siamo tutti uguali e tutti fratelli, in cui abbiamo cancellato frontiere e stati, eliminato paradiso e inferno, abolito le religioni, in cui non c’è niente per cui valga la pena di morire, vivendo unicamente per l’oggi… Da qualche parte tutto questo è già realtà.

Lorenzo Capellini Mion

Svezia, Absurdistan

Per il rapimento e la violenza carnale di due adolescenti, che secondo le forze dell’ordine sarebbero stati scelti a caso, sono stati arrestati due “pacifici” maschi adulti sulla ventina entrambi noti alla polizia e con una lunga lista di precedenti condanne penali.
Forse il rapimento, lo stupro e la tortura di due ragazzini troppo giovani per essere nominati, salvati da alcuni passanti che li hanno trovati nudi e seppelliti vivi in un cimitero di Solna, meriterebbe una riflessione. Invece nemmeno una riga.
È vietato parlare della certificazione del fallimento del multiculturalismo che ha distrutto la società svedese, è vietato persino esprimere solidarietà alle vittime offerte sull’altare del globalismo ideologico.
In questo mondo al contrario sembrano tutti troppo impegnati a difendere i violenti e gli stupratori, per loro ci si inginocchia e non si gioca a basket.
Intanto le pagine che rompono il silenzio vengono censurate o hanno le ore contate.
La guerra è pace.
La verità è odio.

La colonizzazione inversa della Francia

di Guy Millière
28 agosto 2020

Lione, la terza città più grande della Francia, 20 luglio, alle 3 del mattino. Un quartiere borghese. Una giovane donna cammina con il suo cane in una strada tranquilla. Un’auto arriva ad alta velocità e travolge il cane. Il conducente dell’autovettura si ferma, fa marcia indietro e travolge anche la giovane. L’uomo prosegue la folle corsa e trascina il suo cadavere per più di 800 metri. Le persone svegliate dal rumore annotano il numero di targa. Gli agenti di polizia accorsi sul posto sono inorriditi. Il corpo della giovane donna è stato smembrato. Una gamba è stata ritrovata su un lato della strada; il resto del corpo era a brandelli. Un braccio era vicino al corpo del cane. L’altro teneva ancora il guinzaglio dell’animale. Si chiamava Axelle Dorier. Era un’infermiera e aveva solo 23 anni.
Il Dipartimento di Giustizia francese ha chiesto alla polizia di non divulgare il nome dell’assassino. Un poliziotto anonimo lo ha comunque rivelato su un sito di social network. Il nome del killer è Youssef T. Guidava in stato di ebbrezza, senza patente. Il pubblico ministero lo ha accusato di “omicidio colposo”. È in prigione in attesa di processo. Rischia una pena massima di dieci anni. Gli abitanti di Lione volevano organizzare una marcia pacifica per rendere omaggio alla giovane infermiera. Hanno chiesto al governo di essere inflessibile nei confronti della criminalità. I parenti della giovane donna hanno disapprovato la marcia, affermando che “non nutrono odio” nei confronti dell’assassino.

Questo non è l’unico atto di barbarie perpetrato in Francia nel mese di luglio. Il 4 luglio, in una stradina di Lot-et-Garonne, nella parte sudoccidentale della Francia, una giovane gendarme, Mélanie Lemée, 25 anni, ha cercato di fermare Yassine E., un conducente di un’auto che andava a velocità eccessiva. L’uomo ha accelerato e l’ha intenzionalmente travolta. La giovane donna è morta sul colpo. Gli altri gendarmi accorsi sul posto hanno rintracciato rapidamente il conducente dell’auto. Un poliziotto ha fornito il suo nome a un giornalista: si chiama Yassine E. Anche lui guidava in stato di ebbrezza, senza patente. I familiari di Mélanie Lemée hanno acconsentito a una marcia pacifica, affermando però di “non nutrire odio” nei confronti dell’assassino. Hanno anche aggiunto di aver avuto compassione di lui, perché “la sua vita è distrutta”.

Un terzo atto barbarico è avvenuto il 5 luglio a Bayonne, una cittadina dei Paesi Baschi francesi. Un autista di un bus, Philippe Monguillot, 59 anni, si è rifiutato di consentire a due giovani di salire a bordo senza biglietto e senza mascherina. I due hanno iniziato a colpirlo con violenza, costringendolo a scendere dall’autobus. Altri due giovani si sono uniti agli aggressori e hanno cominciato a picchiarlo. L’uomo è stato lasciato coperto di sangue e agonizzante sul marciapiede. In ospedale, gli è stata diagnosticata la morte cerebrale. I familiari hanno detto che il suo viso era completamente distrutto. Due giorni dopo, l’uomo è morto. I quattro aggressori sono stati identificati e si trovano in prigione. I giornalisti conoscevano i loro nomi, ma hanno deciso di non pubblicarli. Agenti di polizia li hanno comunque resi noti. Si tratta di Mohamed C., Mohammed A., Moussa B. e Selim Z. È stata organizzata una marcia pacifica. La moglie di Philippe Monguillot ha affermato che la sua vita è distrutta e dubita che i tribunali faranno il loro lavoro.

Episodi di violenza altrettanto orribili, e sempre più numerosi, si verificano quotidianamente in Francia da anni. I perpetratori sono in genere giovani poco più che adolescenti o ventenni. Sono tutti immigrati dal mondo musulmano. Non sono islamisti e non hanno motivazioni politiche o religiose. Di solito, non mostrano segni di pentimento.
Vengono descritti dagli psichiatri che li esaminano come “individui che esercitano atti di violenza gratuita“: una violenza il cui unico scopo è quello di godere nell’infliggerla. Sembrano non avere alcun rispetto per la vita umana o per le leggi.
Maurice Berger, uno psichiatra incaricato di trattare giovani con questi problemi, ha di recente pubblicato un libroSur la violence gratuite en France (Sulla violenza gratuita in Francia). “La violenza gratuita”, scrive Berger, ora può scoppiare sempre, ovunque e può colpire chiunque. “In Francia,” egli osserva, “si registra un episodio di violenza gratuita ogni 44 secondi. (…) Ogni cittadino potrebbe doverla affrontare. Per non compromettere le possibilità di sopravvivenza, occorre sottomettersi, abbassare gli occhi, accettare l’umiliazione”.
A volte, come nel caso di Axelle Dorier, sottomettersi non è possibile: la giovane donna non aveva avuto alcun contatto con il suo assassino fino al momento in cui lui l’ha travolta con l’auto. Talvolta, se si è, ad esempio, un conducente di autobus o se si fa parte della polizia, questo tipo di professione non consente alcun tipo di sottomissione.
Ma i familiari delle vittime possono sottomettersi e spesso lo fanno, per poi essere sommersi da messaggi di congratulazione da parte delle autorità politiche e dei media. Alcuni giorni dopo l’attacco terroristico al Teatro Bataclan di Parigi, nel 2015, Antoine Leiris, marito di una donna orribilmente torturata e uccisa all’interno della sala concerti, ha postato su Facebook una lettera aperta ai terroristi, in cui l’uomo affermava di aver compreso le loro motivazioni e di non odiarli. Leiris ha aggiunto che non era arrabbiato e che doveva continuare a vivere la propria vita. La lettera è stata immediatamente condivisa da centinaia di migliaia di persone sui social media. Una casa editrice ha chiesto all’uomo di trasformare la missiva in un libro poi pubblicato col titolo Non avrete il mio odio, che è diventato subito un best-seller.

Le autorità giudiziarie abbassano lo sguardo e si sottomettono: è quello che fanno. Chiedere alla polizia e ai media di non rendere noti i nomi degli assassini è un tentativo di nascondere la verità e impedire all’opinione pubblica di sapere esattamente chi in Francia perpetra quegli atti. Nascondere il nome mostra un desiderio di rabbonire quei criminali: quando un assassino ha un nome, quel nome viene immediatamente sbattuto in prima pagina. Nascondere l’identità mostra di aver paura delle comunità a cui appartengono gli assassini e dei sentimenti di rabbia nel resto della popolazione francese.

Le autorità politiche si comportano allo stesso modo. Sanno che i voti dei musulmani contano più che mai. Commentando le uccisioni di Axelle Dorier, Mélanie Lemée e di Philippe Monguillot, il presidente Emmanuel Macron ha parlato di atti di “inciviltà” e ha definito “deplorevoli” questi episodi di violenza, per poi rapidamente passare a un altro argomento. Il neo-ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, un avvocato, ha risposto a un giornalista che gli aveva chiesto cosa ne pensasse di chi invitava il governo a essere inflessibile nei confronti della criminalità dicendo che “la giustizia deve essere garante della pace sociale”. Il suo compito più importante in questo momento, egli ha aggiunto, è quello di garantire il rimpatrio in Francia dei jihadisti francesi imprigionati in Siria e in Iraq, “perché sono cittadini francesi ed è dovere della Francia assicurarsi che evitino la pena di morte”.
Soltanto Marine Le Pen, leader del Rassemblement National , è sembrata più ferma:

“Quale livello di barbarie dobbiamo raggiungere perché il popolo francese dica basta a questa crescente ferocia nella nostra società? Quanti poliziotti, gendarmi, conducenti di autobus, giovani donne e ragazzi massacrati ci vogliono?”

I media mainstream l’hanno immediatamente accusata di gettare benzina sul fuoco e di essere un’estremista irresponsabile.

“La Francia sta subendo una colonizzazione inversa” ,” ha commentato in televisione il giornalista Éric Zemmour.
“Le popolazioni provenienti principalmente da Paesi precedentemente colonizzati dalla Francia si sono stabilite in Francia senza alcuna intenzione di integrarsi. La maggior parte di loro vive in quartieri dove le leggi dell’Islam ora regnano e dove gli imam diffondono l’odio verso la Francia. I governi che si sono susseguiti hanno permesso a questi quartieri di crescere nella convinzione che l’odio contro la Francia e i francesi non sarebbe uscito da questi quartieri.
“L’odio per la Francia e per i francesi è venuto fuori e ha preso forma di rivolte e di terrorismo. Ora assume la forma di aggressioni e di omicidi: un’espressione generalizzata di odio verso la Francia e i francesi. E in un gesto di sottomissione, le autorità francesi affermano che l’odio non proviene da chi uccide, ma da chi vuole reagire e dice che bisogna porre fine alle aggressioni e agli omicidi. È un atteggiamento suicida.”
“La Francia è in una fase di coma e di morte avanzata”, ha detto in un’intervista lo scrittore e filosofo Michel Onfray. Il segno principale, egli ha affermato è stata la scomparsa del Cristianesimo, su cui si fondano i valori e l’etica che da secoli hanno pervaso il Paese. Onfray ha osservato che le chiese sono vuote, le cattedrali vengono bruciate e che è in atto la profanazione dei luoghi di culto cristiani, e si moltiplica di fronte all’indifferenza generale. “Il Cristianesimo sta svanendo rapidamente”, egli ha aggiunto. “Siamo in una civiltà esaurita. Amiamo solo ciò che ci odia, tutto ciò che ci distrugge è percepito come qualcosa di formidabile. Si vuole distruggere la verità, la storia”. Il filosofo ha rilevato la radice della distruzione: “Noi non insegniamo più la storia della Francia e non diciamo più ciò che la nostra civiltà ha realizzato. Parliamo solo della nostra civiltà per disprezzarla”.
Onfray ha arguito di non credere in un risveglio, ma di essere determinato a lottare sino alla fine: “Occorre resistere, opporsi”.
Negli ultimi anni, è aumentato il numero degli atti anti-ebraici perpetrati in Francia. Decine di migliaia di ebrei hanno lasciato il Paese, un’ondata migratoria che sta gradualmente svuotando la Francia della sua popolazione ebraica. Molti ebrei che ancora risiedono nel Paese hanno abbandonato le città e i quartieri in cui vivevano e si sono trasferiti in zone temporaneamente più sicure. Nelle no-go zones, i cristiani francesi vengono considerati infedeli dagli imam e sono anche facili prede di giovani uomini pervasi da sentimenti di odio per la Francia e per i francesi, giovani che non sono certamente dissuasi dall’atteggiamento sottomesso delle autorità.

Il 30 maggio scorso, a Parigi, si è tenuta una manifestazione di solidarietà a favore degli immigrati irregolari, provenienti principalmente dall’Africa del Nord e subsahariana. Sebbene la marcia fosse stata vietata dal governo, alla polizia è stato ordinato di non intervenire. Anche se tutti i manifestanti violavano la legge, ne sono stati fermati solo 92 – e poi rapidamente rilasciati. Due settimane dopo, sempre a Parigi, si è svolta un’altra manifestazione a sostegno della famiglia di Adama Traoré, un giovane di origine africana morto nel 2016 durante il suo movimentato arresto. Anche quella manifestazione è stata vietata dal governo e alla polizia è stato ordinato di non intervenire. “Morte alla Francia”, gridavano i manifestanti e, a volte, “Sporchi ebrei“. Ma né il governo né i media mainstream sono rimasti sconcertati. I giovani francesi appartenenti alla Génération Identitaire (Generazione identitaria), un movimento per la difesa della Francia e della civiltà occidentale, sono saliti su un tetto e hanno sventolato uno striscione con la scritta “Giustizia per le vittime del razzismo anti-bianco”. Un uomo si è arrampicato sul tetto dell’edificio con l’evidente intento di sollevare lo striscione. Durante le interviste trasmesse dalle emittenti televisive è stato descritto per giorni come un eroe della “lotta al fascismo”. Nel frattempo, i giovani francesi che mostravano lo striscione sono stati arrestati e accusati di “incitamento all’odio”.

Dal 16 al 18 giugno, a Digione (una città di 156 mila abitanti), capoluogo della Borgogna, la lotta tra bande ha visto contrapporsi una banda di trafficanti di droga ceceni e una di trafficanti arabi. Sono state utilizzate armi di tipo militare – questo accade in un Paese senza diritto costituzionale di portare armi. Il governo ha chiesto ancora una volta alla polizia di non intervenire. Il conflitto è stato alla fine risolto in una moschea, sotto la supervisione degli imam. La polizia ha chiesto agli abitanti di Digione di non uscire di casa e di fare molta attenzione sino alla fine di questa guerra tra bande. Sono stati effettuati alcuni arresti, ma solo dopo la fine degli scontri.

Il 26 luglio scorso, è stata organizzata una cerimonia a Saint-Étienne-du-Rouvray, un piccolo villaggio della Normandia dove, quattro anni fa, l’86enne don Jacques Hamel venne assassinato da due giovani islamisti mentre stava celebrando la Messa. Quest’anno, il ministro dell’Interno Gerard Darmanin ha pronunciato un discorso di condanna della “barbarie islamica”. “Uccidere un prete in chiesa”, egli ha affermato, “è tentare di assassinare una parte dell’anima nazionale”. Darmanin non ha però detto che al momento dell’omicidio la chiesa era semivuota, con solo quattro anziani fedeli che hanno assistito impotenti all’omicidio. Tuttavia, il ministro ha aggiunto di essere soddisfatto che i francesi non si siano arresi alla rabbia, scegliendo piuttosto la “pace”. (qui)

Ma anche nel momento in cui tutto fosse davvero perduto, rassegnarsi, rinunciare a lottare, sarebbe l’errore più grave.

barbara

POLIZIA POLIZIA,

NON APPENA TU VAI VIA
QUI DIVENTA UN PARADISO E COSÌ SIA

La timeline di CHAZ/CHOP con uno straccio di fonti

Pubblicato il 30 Giugno 2020 alle 19:45

In giro si leggono storie e leggende su quest’esperimento di comune, ma le fonti scarseggiano: ho provato a trovarle io.
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(…) Giorno 1 – 8 giugno 2020

In seguito alle proteste per l’omicidio di George Floyd, la sede della polizia di Seattle è stata abbandonata, vandalizzata e occupata dai manifestanti assieme a sei quartieri attorno, di norma abitati da persone agiate. Un banner all’ingresso dell’edificio recita “questo spazio ora appartiene alla gente di Seattle” e viene ribattezzata CHAZ, “Capitol Hill Autonomous Zone”. Quando un reporter del NY Times domanda a un manifestante cosa vogliono ottenere, lui risponde: «Vogliamo dimostrare coi fatti che non abbiamo bisogno della polizia.»
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Giorno 2 – 9 giugno 2020
A centinaia, i cittadini accorrono per ascoltare dibattiti, poesie e canzoni; arrivano famiglie, i bambini disegnano coi gessetti sull’asfalto, writers dipingono. Viene proiettato in mezzo alla strada il documentario di Ava DuVernay sull’impatto criminale della giustizia americana sulla comunità afroamericana. Dei volontari aprono un sito in cui documentano ogni evento, altri formano un orto ad uso esclusivo degli afroamericani.
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ma in realtà avevano fatto anche delle serre, dove si vedono piante ben impamacciate e orti meglio strutturati. Sui social si chiedono donazioni di terra e di manodopera volontaria.

Giorno 3 – 10 giugno 2020
I manifestanti organizzano la prima assemblea popolare di Chaz. Provano a stabilire un ordine gerarchico, ma la folla tuona e ribadisce che la gerarchia deve rimanere orizzontale. Viene istituita la raccolta differenziata, montate le tende, volontari creano un punto di soccorso medico e distribuzione gratuita di acqua, cibo e libri di autori afroamericani o indigeni.
Si fanno vedere alla spicciolata i primi clochard di Seattle in cerca di qualcosa da mangiare e vengono accolti. In Internet viene detto che chi vuole contribuire può fornire vestiti, marijuana, sigarette, pile, bevande energetiche, ricariche telefoniche.
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Giorno 4 – 11 giugno 2020
Vengono aperti luoghi di conversazione, ci si dedica a un enorme graffito sull’asfalto con la scritta “Black lives matter”. C’è un’altra assemblea popolare, poi nel pomeriggio si presenta un predicatore cattolico; uomini incappucciati che si autodefiniscono “antifa” lo attaccano, lo strangolano e lo trascinano via cercando di frapporsi tra la vittima e le telecamere.
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La portavoce ufficiale della comunità sembrerebbe essere tale Lauracouc, una bianca trans lesbica di 18 anni. “There’s no looting, there’s no violence here, this is really a peaceful zone” dice un intervistato.
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Giorno 5 – 12 giugno 2020
Il diario con il resoconto quotidiano di CHAZ smette di essere compilato. I residenti e commercianti della zona si trovano i negozi devastati e non possono raggiungerli né lavorare, mentre i residenti non possono tornare a casa, vengono molestati e servizi di nettezza urbana, polizia, ambulanza e vigili del fuoco non sono garantiti. Quando i commercianti provano a parlare coi cittadini di CHAZ, scoprono che ci sono uno sfacelo di fazioni e ognuna dice di essere quella che comanda.
L’orto diventa accessibile e coltivabile a tutti.
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La polizia riferisce che le richieste d’aiuto durante la notte stanno aumentando. L’account Twitter “Seattle antifascist” dice che a CHAZ hanno bisogno di più gente armata. La sera l’atmosfera non è delle migliori, in effetti.
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Giorno 6 – 13 giugno 2020
La pagina Facebook di Chaz viene inondata da dozzine di ex fidanzate della portavoce che raccontano di essere state molestate e abusate da lei. Lauracouc ammette di aver fatto quello di cui è accusata e promette di porre fine alla sua vita, poi il giorno dopo torna a scrivere come niente fosse. Durante la notte le telefonate al 911 sono triplicate: e qui arriva Raz Simone.
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Raz viene ritratto da Forbes come un uomo di “ampie vedute, intelligente, illuminato, con una mentalità imprenditoriale, appassionato di uguaglianza razziale e giustizia, proprietario di una casa da milioni di dollari a Seattle, che guida una Tesla e vuole agire per aiutare la sua comunità e la sua società”.
Forbes dimentica di menzionare che Raz per sua ammissione era un magnaccia, rapava la testa alle donne che faceva prostituire se protestavano ed era autore di commentini deliziosi tipo
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La mentalità imprenditoriale di Raz lo spinge a circondarsi di uomini con armi automatiche, autoproclamarsi polizia di Chaz e girare chiedendo pedaggi o molestando le persone presenti. Qui lo vediamo pestare a sangue uno dei tanti writers (video completo qui) dimostrando le sue ampie vedute: «Mi sa che hai bisogno di un po’ d’amore» dice. Quando il tizio urla «Mi hai rotto gli occhiali!» lui replica «sì, avrei dovuto romperti la faccia», poi lo rapina del cellulare e quando il tizio protesta gli dice «Non provarci o ti faccio saltare il cervello». Qui discute civilmente con un giornalista prima di picchiarlo.

Giorno 7 – 14 giugno 2020
Due tossici distruggono l’orto dedicato agli afroamericani nell’indifferenza generale. C’è una sparatoria nella quale rimane ucciso un ragazzo afroamericano di 19 anni e un 33enne rimane ferito. I residenti di Chaz chiamano la polizia, ma una folla armata e aggressiva gli impedisce di entrare. Alcuni suggeriscono che per coerenza, davanti all’ennesimo omicidio di una persona di colore, la comunità di Chaz dovrebbe mettere tutto a ferro e fuoco e creare una comunità autonoma all’interno della comunità autonoma dove la polizia di Raz Simone non può entrare. Ma c’è un problema maggiore: il cibo. Le donazioni scarseggiano e i barboni si sono rubati le scorte.
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Giorno 8 – 15 giugno 2020
C’è una seconda sparatoria in cui perde la vita un ragazzino di 16 anni e un altro di 14 rimane gravemente ferito. La gente comincia ad abbandonare Chaz, mentre i signori della guerra la milizia rafforza le barricate per evitare che entrino provocatori ed estremisti di destra. I furti e le rapine sono all’ordine del giorno e viene registrato il primo caso di tentato stupro ai danni di una ragazza sorda, attratta in una tenda con la promessa di cibo.
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I furti si sprecano a cui seguono processi sul posto e punizioni corporali. In Internet vengono fatte richieste di cibo di qualsiasi tipo; gli incendi diventano un problema, perché i pompieri non si fidano a entrare.
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Giorno 9 – 16 giugno 2020
Nella terza sparatoria rimane ucciso il rapper di 19 anni Lorenzo Anderson. Ora la polizia e le ambulanze hanno il permesso di entrare, ma non esistono testimoni di alcun tipo: i colpevoli non vengono né cercati né trovati perché gli occupanti di CHAZ sono “non cooperative” con le forze dell’ordine. Commercianti e residenti riferiscono alla polizia tentativi di estorsione da parte dei manifestanti che vogliono il pizzo per permettere alla gente di aprire il negozio o il ristorante. In 18 decidono di querelare la città per mancato servizio.

La polizia decide che può bastare
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In meno di 10 giorni la comunità ideale è diventata un luogo con barriere e checkpoint che soffoca e rimuove gente di fede diversa, crea zone e spazi basandosi sul colore della pelle. Ruba, stupra, uccide, estorce, ha un elevato tasso di omertà e di criminalità organizzata, ha bisogno di armi per definire il proprio potere e la propria sicurezza, uccide ragazzini e ha molestatori che occupano qualsiasi posizione sociale. L’esperimento di un mondo senza polizia è considerato concluso. Dall’account Twitter, CHAZ/CHOP dichiara che la protesta continuerà in Internet. Le barriere vengono rimosse e, lentamente, si torna alla normalità.

Nicolò Zuliani, qui (andateci: è un posto interessante), via toscano irriverente che così commenta:

Un mix tra una comune anni ‘70, “Il Signore delle Mosche” e l’URSS stalinista.

Io aggiungerei anche una buona dose di nazismo, che quando si ha a che fare con gli antifascisti di professione non può mai mancare.

barbara

LOTTA DURA SENZA PAURA

contro del maschio la dittatura
il femminicidio noi fermeremo
e parità finalmente otterremo.

Ma mi raccomando: scegliamo un modo che sia VERAMENTE efficace!

Leggo poi in un commento: “sono a Parigi e questa manifestazione di cui molte persone ignoravano l’esistenza ha portato la città al collasso. Bus deviati, corse annullate, traffico allucinante in una città che grazie a Hidalgo è strangolata e in cui è difficile circolare. La manifestazione organizzata da #Noustoutes contro la violenza verso le donne ha visto raccogliere intorno ad essa tutto il repertorio di matrice sx : contro il patriarcato, contro il machismo, parità di genere [ecco, soprattutto parità di genere, sulla quale le vediamo particolarmente impegnate, al pari di queste altre loro sorelle nella parte finale di questo post]. Ci sono anche le Femen. Nessun accenno alle costrizioni imposte da un certo Islam: velo e violenze familiari. On ne touche pas à l’islam.”(appunto)

barbara

IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE

PG Molinari

Oggi è la giornata in cui si ricordano le vittime dell’immigrazione. Giusto. Ricordiamo quindi: Alessandro Carolè (40 anni), Daniele Carella (21 anni) ed Ermanno Masini (64 anni) uccisi a picconate a Milano; Pamela Mastropietro (18 anni), stuprata, uccisa, e poi lasciata a pezzi in due trolley a bordo strada; Desirée Piovanelli (17 anni) drogata e uccisa (poi violentata anche da morta) nel bresciano; Ulderico Esposito (52 anni), tabaccaio napoletano ucciso a pugni in metropolitana; Maurizio Gugliotta (51 anni), sgozzato a Torino; Vincenzo Solano (68 anni) e sua moglie Mercedes Ibanez (70) coniugi, uccisi in casa propria a Palagonia (lei anche stuprata e poi gettata dal balcone); l’anonima turista polacca malmenata e stuprata a Rimini con tanta violenza da costringere i medici ad asportarle l’utero; il controllore dell’ATM al quale è stato quasi staccato un braccio a colpi di machete e i controllori ferroviari presi a pugni e calci quotidianamente; le anonime donne prese a pugni in faccia nei sottopassi ad Arezzo e Lecco; gli anonimi agenti di polizia e militari accoltellati, morsicati, malmenati ogni giorno; le svariate migliaia di donne di colore schiavizzate, seviziate e costrette a prostituirsi da connazionali, ecc. ecc.

Che a me sembrano gli unici meritevoli di essere ricordati come “vittime dell’immigrazione, dal momento che non hanno scelto di riempirsi di clandestini, a differenza dei clandestini che hanno scelto di venire.

barbara