RAMADAN SMASCHERATO

da uno strepitoso Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno.

E ora una riflessione con un interessante confronto.

WEINSTEIN E RAMADAN

L’università di Oxford ha risolto il rapporto di lavoro con Tariq Ramadan. Per gli inesperti, Ramadan è un islamologo e teologo di origine egiziana nato a Ginevra nel 1962, e ha perso il posto poiché due donne lo accusano di brutalità e stupro. Insomma, una specie di Harvey Weinstein del mondo accademico con la lieve attenuante, per Weinstein, che lui produceva film a Hollywood, non proprio un centro di spiritualità, e non era titolare di una cattedra nella facoltà di teologia di una delle più famose università del pianeta. Dopodiché solleva un po’ di perplessità che Ramadan venga allontanato su un’accusa tutta da dimostrare, ma non quanta ne sollevava l’idea che Ramadan ancora insegnasse a Oxford. Già noto per alcune posizioni ambigue su infibulazione e lapidazione, Ramadan fu mostrato in un video del 2009 in cui definiva l’omosessualità una malattia e uno squilibrio, in cui sosteneva che le donne «devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada» e che se usano il profumo non seguono il volere di Allah. Parlando con «Panorama», giudicò uccidere i bambini ebrei «un atto moralmente condannabile ma contestualmente comprensibile». Si potrebbe andare avanti un po’, ma la faccenda è un’altra, e cioè che Ramadan ci diventa inaccettabile ora perché il sessuodramma scaturito da Weinstein è pienamente una questione occidentale, mentre la jihad e la sharia – la guerra e la legge di Allah – continuano a sembrarci fatti loro. Invece sono puntate contro tutti noi, e specialmente contro le donne.

Mattia Feltri, La Stampa, 8 novembre 2017

Aggiungerei che la dipendenza dal professore di una studentessa che deve fare l’esame e quella dal produttore dell’attrice che vuole fare un film, non sono lontanamente paragonabili; e faccio mie le parole di Laura Zambelli Del Rocino qui:

Sono un’attrice più o meno affermata, di solito meno che più, dopo 20 anni mi monta l’incazzatura da maturità e anziché vedermela con le frustrazioni trovo più nobile e liberatorio dissotterrare il caprone espiatorio che ha infranto i miei sogni. Chiamo la polizia? No, una testata qualunque (nessuna che aspetti altro) e “denuncio” una violenza subìta, non dallo zio, dal prete o dal fidanzato mollato – chissenefrega degli stupri veri alla vicina di casa, roba ritrita – ma ti accuso il produttore, il regista, il potente che mi avrebbe abusata, e non sfondando la porta di casa mia ma nella camera d’albergo sua. Perché i contratti di solito si firmano in camera da letto, lo sanno tutti che il terzo produttore più potente di Hollywood un ufficio non ce l’ha. Se Weinstein era il terzo, chi sono il primo e il secondo? Maiali pure loro? E col quinto produttore al mondo o col ventesimo mi faceva schifo lavorare?
[…]
Comincino le attrici tutte a dire no, alla centesima volta il produttore dovrà recitare da sé.

Ecco: la studentessa non ha un secondo quinto ventesimo professore con cui fare l’esame o a cui chiedere la tesi. Aggiungo ancora che le vittime di Ramadan, in qualche caso minorenni, che hanno (circostanziatamente, non in modo generico) denunciato abusi, stupri, violenze, pratiche sadomaso, sono state coperte di insulti e minacce, mentre la giornalista che ha raccolto le loro testimonianze è stata messa sotto scorta. Le sedicenti vittime di Weinstein no.

barbara

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QUEL TERRIBILE CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO

Che poi dopo il 1967 è stato ribattezzato “conflitto israelo-palestinese”, che io all’inizio non capivo neanche di che cosa si trattasse dal momento che il “popolo palestinese”, prima di quel momento, non era ancora stato inventato e quindi nessuno ne aveva mai sentito parlare. Denominazione che non solo introduce una nuova identità, ma provvede anche a capovolgere la genesi, la sorgente del conflitto: non più gli arabi che portano guerra a Israele, bensì Israele che, con effetto retroattivo, porta guerra ai palestinesi.
Quel terribile conflitto, si diceva. E quell’impressionante carneficina di palestinesi che Israele ha provocato. Carneficina che ora andiamo a vedere in dettaglio.

Le vittime arabo-israeliane si classificano al 49° posto

di Gunnar Heinsohn e Daniel Pipes FrontPageMagazine.com 8 ottobre 2007

http://it.danielpipes.org/5777/le-vittime-arabo-israeliane-si-classificano-al-49-posto

Pezzo in lingua originale inglese: Arab-Israeli Fatalities Rank 49th

Il conflitto arabo-israeliano è spesso considerato, e non solo dagli estremisti, come il conflitto più pericoloso al mondo e di conseguenza Israele è visto come il paese più belligerante al mondo.
Ad esempio, nel luglio 2003, l’allora premier britannico Tony Blair asserì davanti al Congresso americano che “il terrorismo non sarà sconfitto senza aver raggiunto la pace in Medio Oriente tra Israele e la Palestina. È lì che cova il veleno. È lì che l’estremismo è capace di confondere le menti di un elevatissimo numero di persone a favore di uno Stato palestinese e della distruzione di Israele”. Questo punto di vista induce parecchi europei, tra gli altri, a considerare Israele come il paese che costituisce la principale minaccia per la pace nel mondo.
Ma ciò è vero? Questa impressione sfida il notorio schema secondo il quale i democratici liberali non sono aggressivi; ciò presume erroneamente che il conflitto arabo-israeliano sia tra i più pesanti in termini di perdite di vite umane.
Per porre nella loro appropriata prospettiva le vittime del conflitto arabo-israeliano, uno dei due co-autori, Gunnar Heinsohn, ha redatto una statistica che permette di classificare i conflitti scoppiati a partire dal 1950 in funzione del numero delle vittime mietute. Si osservi che il conflitto arabo-israeliano appare piuttosto in basso alla classifica, evidenziato in grassetto.

Conflitti scoppiati a partire dal 1950 con oltre 10.000 vittime*

  1. 40.000.000 di vittime nella Cina comunista, 1949-76 (massacri, carestie causate dall’uomo, gulag)
  2. 10.000.000 Blocco sovietico: fine dello stalinismo 1950-53; post-stalinismo, fino al 1987 (perlopiù gulag)
  3. 4.000.000 Etiopia, 1962-92: comunisti, carestie artificiali, genocidi
  4. 3.800.000 Zaire (Congo-Kinshasa): 1967-68; 1977-78; 1992-95; 1998 a oggi
  5. 2.800.000 Guerra di Corea, 1950-53
  6. 1.900.000 Sudan, 1955-72; 1983-2006 (guerre civili, genocidi)
  7. 1.870.000 Cambogia: Khmer Rossi 1975-79; guerra civile 1978-91
  8. 1.800.000 Guerra del Vietnam, 1954-75
  9. 1.800.000 Afghanistan: massacri sovietici e lotte intestine; Talebani 1980-2001
  10. 1.250.000 Pakistan occidentale, massacri in Pakistan orientale (Bangladesh 1971)
  11. 1.100.000 Nigeria, 1966-79 (Biafra); 1993 a oggi
  12. 1.100.000 Mozambico, 1964-70 (30.000) + dopo il ritiro del Portogallo 1976-92
  13. 1.000.000 Guerra Iran-Iraq, 1980-88
  14. 900.000 Genocidio del Ruanda, 1994
  15. 875.000 Algeria: contro la Francia 1954-62 (675.000); tra islamisti e il governo 1991-2006 (200.000)
  16. 850.000 Uganda, 1971-79; 1981-85; 1994 a oggi
  17. 650.000 Indonesia: marxisti 1965-66 (450.000); Timor Est, Papua, Aceh, etc., 1969 a oggi (200.000)
  18. 580.000 Angola: guerra contro il Portogallo 1961-72 (80.000); dopo il ritiro del Portogallo (1972-2002)
  19. 500.000 Brasile contro i suoi indiani, fino al 1999
  20. 430.000 Vietnam, dopo la fine della guerra nel 1975 (la sua stessa popolazione; boat people)
  21. 400.000 Indocina: contro la Francia, 1945-54
  22. 400.000 Burundi, 1959 a oggi (Tutsi/Hutu)
  23. 400.000 Somalia, 1991 a oggi
  24. 400.000 Corea del Nord fino al 2006 (la sua stessa popolazione)
  25. 300.000 Curdi in Iraq, Iran, Turchia, anni 1980-1990
  26. 300.000 Iraq, 1970-2003 (Saddam contro le minoranze)
  27. 240.000 Colombia, 1946-58; 1964 a oggi
  28. 200.000 Jugoslavia, regime di Tito, 1944-80
  29. 200.000 Guatemala, 1960-96
  30. 190.000 Laos, 1975-90
  31. 175.000 Serbia contro Croazia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, 1991-1999
  32. 150.000 Romania, 1949-99 (la sua stessa popolazione)
  33. 150.000 Liberia, 1989-97
  34. 150.000 Guerra civile libanese, 1975-90
  35. 140.000 Russia contro Cecenia, 1994 a oggi
  36. 140.000 Guerra del Kuwait, 1990-91
  37. 130.000 Filippine: 1946-54 (10.000); 1972 a oggi (120.000)
  38. 130.000 Birmania/Myanmar, 1948 a oggi
  39. 100.000 Yemen settentrionale, 1962-70
  40. 100.000 Sierra Leone, 1991 a oggi
  41. 100.000 Albania, 1945-91 (la sua stessa popolazione)
  42. 80.000 Iran, 1978-79 (rivoluzione)
  43. 75.000 Iraq, 2003 a oggi (tumulti interni)
  44. 75.000 El Salvador, 1975-92
  45. 70.000 Eritrea contro Etiopia, 1998-2000
  46. 68.0000 Sri Lanka, 1997 a oggi
  47. 60.000 Zimbabwe, 1966-79; 1980 a oggi
  48. 60.000 Nicaragua, 1972-91 (marxisti/autoctoni, etc.)
  49. 51.000 Conflitto arabo-israeliano dal 1950 a oggi
  50. 50.000 Vietnam del Nord, 1954-75 (la sua stessa popolazione)
  51. 50.000 Tajikistan, 1992-96 (laici contro islamisti)
  52. 50.000 Guinea equatoriale, 1969-79
  53. 50.000 Perù, 1980-2000
  54. 50.000 Guinea, 1958-84
  55. 40.000 Ciad, 1982-90
  56. 30.000 Bulgaria, 1948-89 (la sua stessa popolazione)
  57. 30.000 Rodesia, 1972-79
  58. 30.000 Argentina, 1976-83 (la sua stessa popolazione)
  59. 27.000 Ungheria, 1948-89 (la sua stessa popolazione)
  60. 26.000 Indipendenza del Kashmir, 1989 a oggi
  61. 25.000 Governo giordano contro palestinesi, 1970-71 (Settembre nero)
  62. 22.000 Polonia, 1948-89 (la sua stessa popolazione)
  63. 20.000 Siria, 1982 (contro gli islamisti a Hama)
  64. 20.000 Guerra cino-vietnamita, 1979
  65. 19.000 Marocco: guerra contro la Francia, 1953-56 (3.000) e il Sahara occidentale, dal 1975 a oggi (16.000)
  66. 18.000 Repubblica del Congo, 1997-99
  67. 10.000 Yemen meridionale, 1986 (guerra civile)

* Cifre arrotondate. Fonti: Brzezinski, Z., Out of Control: Global Turmoil on the Eve of the Twenty-first Century, 1993; Courtois, S., Le Livre Noir du Communism, 1997; Heinsohn, G., Lexikon der Völkermorde, 1999, 2nd ed.; Heinsohn, G., Söhne und Weltmacht, 2006, 8th ed.; Rummel. R., Death by Government, 1994; Small, M. and Singer, J.D., Resort to Arms: International and Civil Wars 1816-1980, 1982; White, M., “Death Tolls for the Major Wars and Atrocities of the Twentieth Century,” 2003.

Questo macabro inventario rileva che l’importo complessivo delle vittime dei conflitti scoppiati a partire dal 1950 ammonta a circa 85milioni di morti. Sono 32.000 le vittime del conflitto arabo-israeliano, censite dal 1950, a causa degli attacchi arabi e 19.000 i morti per mano palestinese, per un totale complessivo di 51.000. Di essi, circa 35.000 sono arabi e 16.000 ebrei israeliani. [Quindi, se i palestinesi hanno ucciso 19.000 persone e 16.000 di queste sono ebrei israeliani, ciò significa che 3000 palestinesi sono stati uccisi da altri palestinesi, ndb]
Queste cifre mostrano che le vittime dei combattimenti arabo-israeliani scoppiati dal 1950 non rappresentano che lo 0,06% dell’ammontare complessivo delle vittime di tutti i conflitti di quel periodo. Dati alla mano, solo 1 su 1.700 persone vittime dei conflitti è morta nei combattimenti arabo-israeliani.
(Si aggiunga che le 11.000 vittime della Guerra di Indipendenza israeliana del 1947-49 – 5.000 delle quali erano arabe e 6.000 ebrei israeliani – non alterano in modo significativo queste cifre.)
Sotto un’altra prospettiva, a partire dal 1948 circa 11milioni di musulmani sono stati trucidati; di questi, 35.000, ovvero lo 0,3%, sono morti nell’arco dei sessant’anni di combattimenti contro Israele, ossia una vittima musulmana su 315. Di contro, oltre il 90 percento degli 11milioni di vittime musulmane furono uccisi per mano di altri musulmani.

Commenti: (1) Malgrado il bilancio relativamente poco letale del conflitto arabo-israeliano, è probabile che la sua rinomanza, la sua notorietà, la sua complessità e la sua portata diplomatica continueranno a conferirgli una smisurata importanza nell’immaginario collettivo. E la reputazione di Israele continuerà a pagarne le conseguenze. (2) E ancora, ciò contribuisce a considerare il dato statistico di 1 su 1.700 come un correttivo, con la speranza che un giorno ci si renderà conto di questa realtà, riuscendo così a porre il conflitto arabo-israeliano nella sua giusta collocazione nella scala delle priorità politiche mondiali. (qui)

L’articolo è vecchio di dieci anni: le cifre assolute sono ovviamente nel frattempo aumentate, soprattutto per quell’immenso macello in cui si è trasformata – grazie anche alle brillanti iniziative del Nobel preventivo signor Barack Hussein Obama – buona parte del Medio Oriente, ma a fronte degli 85 milioni di morti contati dieci anni fa, possiamo ragionevolmente calcolare che ben poco si saranno spostate le cifre relative. Naturalmente non ci si illude che le anime belle che si strappano le vesti per ogni terrorista palestinese ucciso da Israele restando indifferenti alle migliaia di palestinesi innocenti uccisi in Siria riescano a uscire dalla loro malafede, ma si spera che almeno chi semplicemente non si era mai soffermato a considerare i numeri, possa rivedere i propri giudizi.
E poi, per tornare alla stretta attualità, andate a leggere qui.

barbara

MA GUARDATE COSA COMBINA L’AVIAZIONE ISRAELIANA!

Grazie a un’amica, leggo sul Corriere della Sera online: “L’aviazione israeliana ha lanciato oltre 800 razzi da Gaza su Israele in cinque giorni: più di 160 al giorno.” Ora, che il desiderio della stampa anche moderatamente terzomondista (e purtroppo di molti amici di sinistra) sia di addossare sempre su Israele la responsabilità dei mali del mondo è da tempo assodato. Che meno si nominano i terroristi di Hamas e i loro supporter e più si evidenzia l’esclusiva prepotenza israeliana è altrettanto evidente. Ma che a contrastarsi sulla scena del conflitto ci siano, da una parte e dall’altra, israeliani contro israeliani può apparire anche ai più prevenuti e smaliziati una verità poco plausibile. Anche gli errori e i refusi fanno parte della retorica della propaganda. E comunque, in situazioni come la presente emerge dall’animo e dalle menti anche della crème intellettuale tutta quella schiuma biancastra che darebbe anni di lavoro ad allievi di Freud sul rapporto più o meno inconscio fra antisemitismo e antiisraelianismo. Ciò che mette in movimento il sangue, anche a un illuso che volesse tentare di continuare a vedere le cose a colori e non in tutto bianco e tutto nero, è la ricerca del controbilanciamento che tenta il giornalista quando, a un telegiornale nazionale, commenta l’avvio di una campagna di propaganda palestinese in lingua ebraica, ma si sente in dovere di precisare incidentalmente: “propaganda di cui peraltro gli israeliani sono maestri”, senza aggiungere alcuna specifica che dia il senso di una frase enigmatica quanto bislacca. Non so se questo sia antisemitismo, come direbbe qualche amico, ma certamente è strabismo politico, stile retorico disonesto, prevenzione antiisraeliana che non fa onore a chi avrebbe il dovere di informare, prima che di commentare con opinioni che strumentalizzano, oltre che l’innocenza del linguaggio, l’ingenuità dell’uditorio.
Dario Calimani, anglista (15 luglio 2014)

E dunque dopo il centro per disabili colpito con due donne uccise che miracolosamente si trasforma in un orfanotrofio bombardato con tre bambini uccisi, e tante analoghe storielle amene, adesso abbiamo anche l’aviazione israeliana che si autobombarda. Aspettiamo i progressi alla prossima puntata. Nel frattempo guardate questo:

 

P.S.: Per tutti quelli che continuano a sparare, inorriditi, le cifre delle centinaia di morti palestinesi – in gran parte civili, si raccomanda di precisarlo! – contro le unità di quelli israeliani, a riprova del fatto che gli israeliani sarebbero i cattivi aggressori e i palestinesi le povere vittime innocenti:
a) le cifre dei morti palestinesi sono tutte di fonte palestinese, sulla cui attendibilità potremmo scrivere interi romanzi (vi ricordate i 3000 morti di Jenin con fosse comuni ecc. ecc., poi diventati i 500 morti di Jenin, alla fine risultati 52, di cui 42 combattenti e 10 civili, la maggior parte usati dai terroristi come scudi umani?)
b) i terroristi non hanno uniforme, quindi vengono tutti fatti rientrare nella categoria dei civili. Ma non lo sono
c) in base alle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja, abitazioni civili, scuole, ospedali ecc. usati per scopi militari (nel caso in questione come depositi di armi ed esplosivi e come basi da cui lanciare missili su Israele: tutto ampiamente documentato) diventano legittimi obiettivi militari, e la responsabilità per eventuali morti ricade interamente su chi ne ha fatto un uso illegittimo
d) è noto l’uso, da parte di Hamas, dei civili come scudi umani. Vi è stato un caso, nei giorni scorsi, in cui gli abitanti di un immobile erano usciti dopo l’avviso da parte di Israele che quell’immobile stava per essere colpito, e fatti poi frettolosamente rientrare dai loro capi dopo che il missile israeliano era già partito e non era più possibile fermarlo o deviarlo
e) un discreto numero di morti palestinesi sono causati da razzi palestinesi che ricadono all’interno di Gaza
f) i morti israeliani sono relativamente pochi perché gli israeliani non mandano i propri civili sui tetti a prendere i missili in testa, bensì nei bunker a ripararsi. E hanno Iron Dome che provvede a distruggere in volo i missili diretti verso zone abitate, e nella maggior parte dei casi ci riesce
g) c’è stato un tempo in cui ci si lamentava che Hitler ne aveva ammazzati troppo pochi; adesso ci si lamenta che ne muoiono troppo pochi: la bestia è sempre la stessa, viva e vegeta, altro che sepolta tra le ceneri di Auschwitz!

barbara

E ADESSO VI FACCIO FARE UN GIRO PER IL MEDIO ORIENTE

Per prima cosa vi mando a prendere qualche lezione di etica matrimoniale, in cui vi verrà spiegato che il modo migliore per castigare una moglie che fa cose abominevoli, tipo uscire per strada con la faccia scoperta, è di tagliarla in dieci pezzi, o yes. E poi vediamo se la prossima volta avrà ancora voglia di disobbedirvi e mostrare spudoratamente in giro la sua faccia (qui).
Poi vi faccio scoprire qual è il quarto luogo santo dell’islam (voi ne conoscete solo tre, vero?)
Poi vi informo che, incredibile ma vero, c’è qualcuno che si preoccupa delle vittime palestinesi anche quando non sono vittime degli israeliani, ed è una tale mosca bianca che ritengo doveroso dargli il giusto spazio e la giusta visibilità.
Se desiderate dare alla vostra cultura, o a quella dei vostri figli, un tocco di internazionalità, vi suggerisco caldamente di prendere in considerazione
Londra; per la precisione, la City University.
Imprescindibile poi un aggiornamento sul grillopensiero e dintorni (cliccare sul quadratino in caratteri microscopici per leggerlo in caratteri umani. Dovete assolutamente leggerlo).
Infine un aggiornamento sul giovane blogger iraniano che sta morendo in carcere.
E mi raccomando, ricordate sempre quali sono le priorità.
I_problemi_del_mondo
barbara