YAD LAYELED

Ossia memoriale dei bambini. Si trova nel kibbuz Lohamei HaGetaot (combattenti dei ghetti), fondato da un gruppo di sopravvissuti alla Shoah, fra cui vari combattenti dei ghetti e partigiani, fra Acco e Naharia. In un secondo momento sono stati costruiti anche due memoriali, uno generale e uno dedicato ai bambini, Yad LaYeled, appunto. Ci ero già stata, sei anni fa; il memoriale dei bambini non lo avevo neppure sfiorato, ero entrata nell’altro e dopo averne percorso un terzo ho chiesto di uscire, perché ero arrivata emotivamente al limite. Questa volta mi sono fatta coraggio, e sono entrata.
È una struttura a spirale, come si può vedere già dall’esterno
Yad Layeled 1
ed è una spirale in discesa. E dunque tu la imbocchi e cominci a scendere
Yad Layeled 2
e scendi,
Yad Layeled 3
scendi
Yad Layeled 4
seguendo tutte le tappe della discesa all’inferno, il trasferimento nel ghetto,
Yad Layeled 5
portandoti dietro i tuoi pochi stracci, che poi comunque finirai per perdere per strada, anfratti in cui tentare di nasconderti,
Yad Layeled 6
case in cui sopravvivere trattenendo il respiro,
Yad Layeled 7
e poi ancora sagome di alberi, a indicare i bambini che tentavano di nascondersi nei boschi, e ancora avanti,
Yad Layeled 8
sempre più giù, e la tua strada si fa sempre più stretta,
Yad Layeled 9
da farti mancare il respiro, e poi l’approdo finale, quello da cui non si ritorna.
Yad Layeled 10
Per tutto il percorso sei accompagnato da dei rumori di fondo, a tratti un brusio lieve, a tratti più insistenti: perché i bambini parlano, giocano, corrono, litigano, ridono, piangono: dove ci sono bambini non c’è mai silenzio – è solo alla fine che arriva il silenzio, quando i bambini non ci sono più.
Yeladim
Sono contenta di essere riuscita ad entrare, questa volta. Ma avevo avuto ragione, l’altra volta, a non osare affrontarlo.

barbara

E POI

E poi ho camminato per strade infinite
    
                                
e ho visto cose antiche

e il mare, ancora il mare, un po’ nervoso, come mi piace guardarlo


e il sole sulla pelle

(con la sbucciatura ancora visibile sul ginocchio destro)

E ancora notti di musica

tra un De Andrè d’annata e un Baglioni storico, un intramontabile Roberto Carlos (e si raccomanda caldamente la ripica, con una c sola!), qualche chicca che pochi fra i più giovani probabilmente conoscono, come questa, un po’ di sano cazzeggio, che non guasta mai, per concludere, naturalmente, con l’inno più bello del mondo.

(e no, non mi sono dimenticata che giorno è oggi, ma ho deciso che non ne parlo. Voi però andate a rileggere questo)

barbara