COMUNIONE E LIBERAZIONE

“[…] ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta.” Don Luigi Giussani, fondatore.

Cristianesimo vissuto, insomma, e non limitato alla messa e a qualche sporadica confessione e comunione, impegno che si concretizza, dal punto di vista sociale, con la catechesi e con i famosi incontri di Rimini, per gli esercizi spirituali. Ricordo anche, da parte di CL, una certa vicinanza all’ebraismo e a Israele. E ricordo che quando il compianto Giorgio Israel pubblicizzò nel suo blog il libro della mamma di Ilan Halimi, da me tradotto insieme a Elena Lattes e Marcello Hassan, qualcuno nei commenti suggerì di presentarlo al convegno CL di Rimini, ritenendolo il luogo più adatto, quello in cui avrebbe ricevuto la migliore accoglienza.

Questo accadeva otto anni fa; oggi il meeting di Comunione e Liberazione è questo:
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Per qualche informazione in più suggerisco di leggere qui.

Nel frattempo in Iran Nasrin Sotoudeh, avvocato per i diritti umani in carcere da giugno, dopo la decisione del governo di perseguitare, oltre a lei, anche i suoi familiari, i parenti e gli amici, ha dichiarato lo sciopero della fame (sì, lo so, adesso le femministe si mobiliteranno in massa all’unisono: a strepitare che si dice avvocata e non avvocato).

Giusto per chiarire le idee a chi non le avesse chiare del tutto, Evin è questo.

barbara

PRIGIONE IN IRAN

Per restare in tema, e perché si sappia di che cosa stiamo parlando, quando si parla di prigione in Iran.

Testimonianza di Zaynab Bayazidi
30 settembre 2013 – Nella sua prima testimonianza completa dalla sua fuga dall’Iran, l’ex prigioniera politica Zaynab Bayazidi – attivista curda per i diritti delle donne e dei bambini – descrive i suoi molteplici arresti, interrogatori e detenzione in esilio nella prigione di Maragheh in Iran. Nella sua dichiarazione, Bayazidi illustra accuratamente e dettagliatamente le scadenti condizioni igienico-sanitarie in prigione, le pratiche sessualmente coercitive negli interrogatori, i tentativi di suicidio dei detenuti, il trattamento dei bambini in carcere, gli abusi sessuali sulle prigioniere, violenza in carcere e altre situazioni e pratiche carcerarie che lei stessa ha sperimentato o di cui è stata testimone diretta.
  

Testimonianza di Omidreza Pourmohammadali Farashah
30 settembre 2013 – In questa testimonianza, Omidreza Pourmohammadali Farashah – blogger e attivista del movimento verde – parla del suo coinvolgimento nelle proteste post-elettorali del giugno 2009 in Iran. Egli descrive dettagliatamente il suo arresto a Yazd a causa della sua attività e il suo successivo trasferimento all’ala 2-Alef della prigione di Evin a Teheran. Ha trascorso 72 giorni nell’ala 2-Alef e 74 giorni nel reparto 350 della prigione di Evin, prima di fuggire infine dall’Iran nel dicembre 2011 dopo aver ricevuto una citazione dall’ufficio investigativo della Guardia rivoluzionaria di Yazd. (Qui, traduzione mia)



E non dimentichiamo il martirio di Zahra Kazemi
Zahra_Kazemi
e di Taraneh Mousavi.

taraneh-mousavi
barbara

DEDICATO A TUTTI GLI AYATOLLACCI

Voi, sì. Voi omuncoli che vi arrogate il nome di uomini. Voi che avete annientato la cultura di un’intera nazione. Voi che avete ucciso il diritto, assassinato la giustizia, devastato la società, cancellato l’umanità, annullato la pietà. Voi che avete fatto della tortura il più amato dei passatempi, tutti, senza eccezioni, anche quando vi presentate al mondo camuffati da riformisti e moderati
Khatami torture
Voi che ritenete legittimo stuprare bambine in età da asilo.

Voi che punite severamente chi si ribella alla vostra cultura di morte, perfino quando manifesta il proprio amore per la vita giocando con l’acqua. Voi. Io lo so che cosa vi muove. Io lo so perché fate tutto ciò che fate. Voi lo fate perché

Ma prima o poi, sappiatelo, sarà la vostra stessa merda a sommergervi e soffocarvi (e quando arriverà il momento, ricordate che una cosa abbiamo imparato bene da voi: non facciamo prigionieri).

barbara

PER NON DIMENTICARE I MARTIRI VERI

Perché siamo talmente assediati da articoli e cronache che danno il nome di martiri a bande di efferati assassini e terroristi, che rischiamo di dimenticare che cos’è un martire vero. E i martiri veri esistono. Come Zahra Kazemi, di cui pochi giorni fa, il 23 giugno, è ricorso il decimo anniversario (qui la sua storia).
Zara Kazemi 1
zahra kazemi 2
ZahraKazemi-StephanHashemi

Di sette anni fa, sempre il 23 giugno, è il martirio di Martin Adler, giornalista svedese, assassinato a sangue freddo mentre riprendeva una manifestazione a Mogadiscio. Questa la sequenza messa in rete, all’epoca, dal Corriere della Sera.
M.Adler1
M.Adler2
M.Adler3
M.Adler4
M.Adler5
M.Adler6
M.Adler7
M.Adler8
Colgo l’occasione per ricordare che negli anni Settanta parecchie ragazze somale portavano la minigonna (no, non ritengo che la minigonna sia di per sé sinonimo di libertà, ma lo è il poter scegliere che cosa indossare); a metà anni Ottanta le mie studentesse si vestivano così
stud1
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Nel 2006, durante la manifestazione in cui è stato assassinato Martin Adler, comparivano così
donne somale
E oggi sono così
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(Tenete presente che Mogadiscio è praticamente sull’equatore. Tenete presente che nella stagione calda siamo sui 40° all’ombra, e l’unica ombra in tutta Mogadiscio è quella che sta sopra la colonnina del termometro, per poter misurare la temperatura all’ombra. Tenete presente che nel periodo del “tangabili”, cioè quando il monsone si ferma per girarsi, non si muove neanche una piuma di colibrì).
Lo voglio ricordare e sottolineare per le anime belle, quelle che “loro progrediscono più lentamente”, quelle che “bisogna dargli tempo”: in effetti a tagliarci la gola hanno cominciato, ma ancora non si sono organizzati per farlo su vasta scala: perché ci arrivino bisogna dargli ancora un po’ di tempo.
cartoon Kazemi
Shabbat shalom.

barbara