QUEL TIRO AL BERSAGLIO SULLA CENTRALE NUCLEARE

Zelensky ha bisogno di una catastrofe nucleare a Zaporozhye?

Come vedete dalla foto, la centrale nucleare Zaporozhye è in mano russa. In realtà lo è da mesi. Quindi i media che ripetutamente hanno scritto che la Russia bombarda il suddetto impianto, mentono.
A bombardare gli impianti, con grave pericolo di contaminazione radioattiva delle aree circostanti, è l’esercito ucraino (vedi qui e qui)
Ma a cosa mira Kiev mettendo in atto una azione così irresponsabile? Beh, è semplice: Zaporozhye è in procinto di fare un referendum per passare alla Russia e l’esito della consultazione è abbastanza scontato, visto che la popolazione che è rimasta in loco è russofona (e la restante in gran parte è fuggita).
È per questo che l’Ucraina sta prendendo di mira la centrale nucleare di Zaporozhye.
Ci sono specifiche minacce di distruggere i seggi elettorali e di far fuori tutti coloro che saranno inseriti nell’organizzazione del referendum.
Queste sono cose note e riscontrabili, ad esempio Fedorov, vice primo ministro dell’Ucraina, ha detto:
«…  le forze di resistenza locali hanno detto che identificheranno chiunque accetti di collaborare con gli invasori. Il quartier generale della Russia Unita è stato distrutto, e chiunque accetterà di lavorare con i nemici sarà perseguitato ed eliminato… » (https://www.ukrinform.ru/rubric-regions/3548314-zahvatciki-ne-mogut-najti-agitatorov-za-psevdoreferendum-v-melitopole.html)
Dietro istruzione di Londra, Kiev sta mettendo in atto la tattica della terra bruciata: i grossi insediamenti che non riesce a tenere ritirandosi li distrugge. Ed ora con i lanciatori HIMARS MLRS offerti dagli americani, le forze ucraine possono distruggere qualsiasi insediamento o installazione anche dopo che si sono ritirate.
Di questo modus operandi ne è esempio l’ultimo bombardamento di Donetsk, ove è stato preso di mira e distrutta una azienda che produce birra. In questo caso l’annesso deposito di ammoniaca è esploso con grave pericolo tossico per la popolazione nel raggio di alcuni chilometri.
Allarmata dai ripetuti attacchi sulla centrale nucleare, la Russia ha portato la cosa al Consiglio di Sicurezza dell’Onu  l’11 agosto. E i paesi del G7 (Gran Bretagna, Usa, Francia, Germania, Italia, Canada e Giappone) hanno chiesto alla Russia di trasferire immediatamente la centrale nucleare sotto il controllo di Kiev.
Allo stesso modo, il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha invitato la Federazione Russa a trasferire la centrale nucleare di Zaporozhye all’ Ucraina; sostiene inoltre la smilitarizzazione dell’impianto. Ha pubblicato la dichiarazione sul suo account Twitter: “La centrale nucleare di Zaporozhye NPP non dovrebbe essere utilizzata in nessuna delle operazioni militari. Appoggio la smilitarizzazione del suo territorio, che dovrebbe iniziare con il ritiro completo dell’equipaggiamento russo”.
Ciò significa che sarebbe da considerare non solo come zona demilitarizzata l’area della centrale, ma che dovrebbe tornare di proprietà di Kiev. Non si capisce bene se anche l’omonima città resterebbe all’Ucraina, ma tutto potrebbe andare bene, visto che incombe la prospettiva di una seconda Fukushima [ritengo doveroso precisare che a Fukushima, a dispetto del vero e proprio terrorismo mediatico che ne è stato fatto, non c’è stato un solo morto provocato dalle radiazioni]. Tuttavia, è evidente che prevalgono in buona misura interessi di parte occidentali più che la sana preoccupazione per la possibilità di una catastrofe nucleare.
Altra ipotesi è che giacché il responso referendario decreterà il passaggio dell’intera provincia alla Russia, Kiev voglia punire la popolazione con ultimo atto disperato. Il ragionamento sarebbe ‘se non posso conservare la centrale per me non l’avrà nessuno”. Una piccola contaminazione sarebbe sufficiente per far sgomberare tutta l’area, rendendo inabitabile la zona per decine di anni.
E infine, le sanzioni a Rosatom. L’azienda russa attualmente gestisce la centrale. Se la Russia non ottemperasse ai dettami delle Nazioni Unite o degli Stati Unit, potrebbe incorrere in ulteriori sanzioni a causa delle quali la corporation statale russa perderebbe l’accesso ai mercati mondiali dell’energia nucleare. Nello stesso tempo, gli Stati Uniti vieterebbero a tutti i paesi di collaborare con Rosatom e questo interromperebbe i progetti di costruzione che la parte russa sta già realizzando all’estero.
In definitiva, il progetto è di far tornare la centrale alla proprietà ucraina o renderla in tutti i casi inutilizzabile. L’aggredito punirebbe così la popolazione per il ‘tradimento’ e, nella peggiore delle ipotesi, contaminerebbe l’intera Europa, la Turchia e metà della Russia.  

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nota: alla centrale nucleare di Zaporozhye è in funzione solo la quarta unità di potenza. Su sei. Tutte le unità di potenza sono dello stesso tipo: il reattore VVER-1000 prodotto da Izhora Plants, la turbina K-1000-60 / 1500-2 Turboatom e il generatore TVV-1000-4 dell’associazione Elektrosila.
L’unità di potenza della centrale nucleare è una struttura super protetta, progettata per i colpi diretti delle bombe. E progettata in modo che al minimo pericolo, il reattore si spenga automaticamente (può anche essere spento manualmente). Secondo Wikipedia ci vogliono 6 ore per lo spegnimento, di emergenza pochi secondi, ma è pericoloso.
Patrizio Ricci, VPNews, qui.

Ma sembra che il burattino stia tirando un po’ troppo la corda e che i burattinai non ne siano molto contenti

Ci sono serie evidenze che gli USA stanno scaricando Zelensky

Gli USA lentamente si riposizionano, mentre le azioni del presidente ucraino si fanno sempre più spregiudicate, fino a minacciare l’Europa di una contaminazione nucleare

Zelensky continua ad accusare la Russia di bombardare la centrale nucleare che occupa a Zaporizhe. Chiunque abbia un cervello funzionante si renderà conto che la prospettiva che la Russia si bombardi da sola o causi una contaminazione nucleare alle sue porte, va oltre l’assurdo.
Eppure la minaccia nucleare viene correntemente divulgata con la sua evidente contraddizione e nei media globalisti ed addirittura sono settimane che si gioca, mentre l’eventualità che l’Ucraina causi una contaminazione nucleare ‘sporca’ è sempre più reale. A questo punto la responsabilità proviene dalla Nato e dal Pentagono, se non la impedisce.
Da parte sua, il ministero della Difesa russa continua ad avvisare di attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhe:“#Russia: #Kiev sta preparando provocazioni su larga scala intorno alla centrale nucleare di #Zaporizhzhia. Un reggimento separato di truppe di protezione dalle radiazioni, chimica e biologica è arrivato nella città di #Nikopol, con un massimo di 1.000 militari e attrezzature. “> https://t.me/mod_russia/186”
I missili ucraini provengono dalla vicina città ancora in mano ucraina di Nikopol, oltre il fiume Dniepr. Ma questo non è l’unico luogo da cui provengono i missili poiché un attacco missilistico è stato geolocalizzato su aree residenziali più a est.
A quando si può capire, Zelensky dopo aver ordinato di colpire la centrale di Zaporizhe, ora finge che l’esercito ucraino risponderà alle provocazioni russe:
The Guardian: “L’Ucraina prenderà di mira le forze russe alla centrale nucleare di Zaporize, dice Zelensky
Il video di questo avvertimento è anche su youtubehttps://youtu.be/paUpw5Rznpw
Alla luce di questi fatti, si comprende che la leadership ucraina è totalmente inaffidabile, in modo molto più evidente della condanna di Amnesty International,
L’impressione è che ultimamente lo stesso Zelensky sta fornendo abbondantemente agli USA una scusa per rimuoverlo, o almeno di non consentire affermazioni fatte a posteriori, sulla falsariga di questa: “… come avremmo potuto sapere che avrebbe fatto esplodere una centrale nucleare?“. Quando Amnesty International inizia a suggerire che Zelensky potrebbe essere tutt’altro che perfettamente pulito, è inevitabile che si formino crepe rilevanti nell’edificio della propaganda USA.
Siamo evidentemente in una fase molto delicata, in cui Zelensky minaccia i suoi stessi fornitori di armi che sicuramente farà gesti inconsulti. Per questo ci sono segnali che sia in corso un serio ripensamento da parte di coloro che finora hanno dato istruzioni al presidente ucraino.
L’articolo di Neewsweek: “….il presidente ucraino ha goduto di un’adulazione incessante da parte della stampa americana”
La prova – dopo il recente articolo sul New York Times di Friedman – ci è stata data da un altro articolo , questa volta dalla pubblicazione americana ‘Newsweek’ a firma di Steve Cortes (un ex consulente di Trump), ne riporto qui alcuni passaggi:
Volodymyr Zelensky rivela sempre più la sua vera natura. Per mesi, il presidente ucraino ha goduto di un’adulazione incessante da parte della stampa americana e del pubblico con celebrità glitterate. Ma ora, la realtà del suo governo in Ucraina sta diventando innegabile, anche per i suoi più ferventi sostenitori in America, molti dei quali sono repubblicani .
Solo negli ultimi giorni, la narrazione è palpabilmente cambiata. In primo luogo, Thomas Friedman del New York Times ha inviato un pallone di prova, un chiaro segnale direttamente da uno degli stenografi più affidabili della Casa Bianca:
Caro lettore: la guerra in Ucraina non è finita. E in privato, i funzionari statunitensi sono molto più preoccupati per la leadership ucraina di quanto non facciano intendere. C’è una profonda sfiducia tra la Casa Bianca e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky , molto più di quanto riportato.
L’amministrazione Biden era stata in precedenza profondamente impegnata nell’escalation in Ucraina come lo erano il senatore Lindsey Graham o l’attore Ben Stiller, ma improvvisamente anche l’ala ovest sta iniziando a riconoscere l’inutilità di sostenere senza riserve Zelensky. A quanto pare, ci sono dei limiti, anche per la Washington War Machine.
Quali sono questi limiti per quanto riguarda l’Ucraina? Ebbene, per cominciare, Zelensky governa proprio come fa il suo avversario, l’universalmente denunciato Putin. Zelensky ha chiuso tutti i media dell’opposizione in Ucraina, quindi ha bandito i partiti politici dell’opposizione. Ha dichiarato che la Russia avrebbe dovuto uccidere ogni singolo cittadino di Kiev per raggiungerlo, ma ha anche trovato il tempo per posare per un ritratto melodrammatico di Annie Leibovitz diffuso per la rivista di moda americana Vogue . Zelensky ha anche licenziato l’equivalente ucraino del procuratore generale degli Stati Uniti e il capo della CIA , lo stesso giorno, forse durante le pause del suo grandioso servizio fotografico.
Come Friedman, a quanto pare anche CBS News ha ricevuto un promemoria per iniziare a offuscare l’alone di Zelensky. Questo network televisivo ha sottolineato  la  follia di inviare una montagna di denaro dei contribuenti statunitensi in uno dei paesi più corrotti della Terra, anche se in seguito ha cancellato il suo tweet sull’argomento. La CBS ha ammesso che enormi quantità di materiale bellico frutto della generosità americana sono state derubati, ammettendo che “gran parte dei miliardi di dollari di aiuti militari che gli Stati Uniti stanno inviando all’Ucraina non arrivano in prima linea”. La CBS ha anche citato un agente sul campo che ha rivelato la realtà della generosità dell’America: “circa il 30 percento raggiunge la sua destinazione finale”.
Quindi, i contribuenti americani prendono in prestito decine di miliardi di dollari che il loro paese non ha, per inviare fortune ad un leader irresponsabile di un paese corrotto, il tutto per intensificare una guerra in cui l’America non ha alcun interesse nazionale vitale. Oh, senza dimenticare che siamo proprio in mezzo ad una recessione con un’inflazione incontrollata. Questa realtà sarebbe già abbastanza importante, tale da indurre a cambiamenti; ma Zelensky ha appena alzato ancor più la posta, rendendo l’escalation americana ancora più sbagliata.
Zelensky – in un’intervista al South China Morning Post con sede a Hong Kong – ha appena fatto appello alla CinaHa chiesto colloqui diretti con il presidente cinese Xi Jinping per aiutare l’Ucraina nei suoi sforzi bellici e per aiutare a “ricostruire l’Ucraina”. (…)
Quindi, forse temendo che la cabala di Kiev avrà presto bisogno di un nuovo papà di zucchero, Zelensky sollecita apertamente l’avversario più pericoloso degli Stati Uniti, il Partito Comunista Cinese. Con questo patetico appello col cappello in mano al tirannico e violento politburo di Pechino, Zelensky rinuncia fermamente a qualsiasi pretesa di essere un esempio per i diritti umani, non importa quante bandiere dell’Ucraina adornano i resoconti sui social media di ricchi americani di mentalità elevata.
Inoltre, rivolgendosi a Pechino, Zelensky fa appello alla carità da un paese che finanzia direttamente la guerra in Ucraina attraverso massicci acquisti di petrolio da Putin. A questo proposito, Zelensky svela inconsapevolmente la follia delle nazioni più potenti del mondo che finanziano simultaneamente entrambe le parti della guerra. Ad esempio, poiché l’America invia più di 54 miliardi di dollari dai nostri cittadini all’Ucraina, i nostri presunti alleati nella NATO hanno inviato fino a 1 miliardo di dollari al giorno a Putin per l’energia russa. (…) fine citazione – (https://www.newsweek.com/zelensky-narrative-shifting-opinion-1731875).

Considerazioni

Purtroppo il ripensamento potrà trovare ostacoli o procedere troppo lentamente, mentre le decisioni precedentemente prese procedono in modo inerziale.
Tuttavia, gli eventi non aspettano, e un serio freno all’attivismo dell’establishment ucraino è urgente. Basterebbe semplicemente minacciare il blocco del sostentamento all’economia ucraina ed allo sforzo bellico, se le forze ucraine continuano a bombardare una centrale nucleare.
Naturalmente, l’Unione Europea se decidesse di attuare finalmente una politica pienamente sovrana, dovrebbe procedere in questo modo:

1- L’Europa occidentale dovrebbe smettere di finanziare l’Europa orientale se continuano le loro folli provocazioni contro la Russia;
2- La Leyen/Borrel dovrebbe essere deposta e sostituita da veri diplomatici, che salvino il possibile delle relazioni Europa-Russia;
3- L’Europa occidentale dovrebbe smettere di consegnare armi alle parti in conflitto;
4 – L’Europa occidentale dovrebbe giudicare obiettivamente la leadership ucraina, indire seri negoziati e operare per un cessate il fuoco, offrendo come controparte bloccare le consegne di armi da parte degli anglosassoni attraverso i propri territori;
5- Porre fine alle sanzioni e indire una commissione di inchiesta indipendente sui fatti del Donbass e Crimea;
6- Aprire Nordstream 2;
7- Per la propria sicurezza ed indipendenza creare un esercito europeo, senza l’interferenza degli USA;
8- Impedire a Svezia e Finlandia di entrare nella NATO;
9- Annullare il processo UE dell’Ucraina se non avvia i negoziati di pace con la Russia;
10- Riconoscere il referendum di autodeterminazione della Crimea, riconoscere le Repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk;
11- Minacciare il blocco completo dell’Ucraina se continuano a bombardare una centrale nucleare;
12- Minacciare di espellere la Polonia e i Paesi baltici dall’UE se continuano a intensificare il conflitto (Kaliningrad, visti Schengen, ecc.) solo per compiacere il loro imperatore all’estero.

Questi sono i passi che sicuramente porrebbero immediatamente fine alla guerra in Ucraina. Nello stesso tempo, si salverebbe l’economia europea e si reinstaurerebbe effettivamente la democrazia.
Patrizio Ricci, VPNews, qui.

Nel frattempo, giusto per non farsi mancare niente

EMERGENZA A KAKHOVKA – Tre delle sei turbine della centrale idroelettrica di Kakhovka sono state fermate a seguito dei bombardamenti ucraini. Al momento, la opera in modalità pre-emergenza, che potrebbe successivamente comportare rischi di interruzione del funzionamento del sistema energetico unificato, che è coinvolto, tra l’altro, nel raffreddamento della centrale nucleare di Zaporozhye. (Qui)

Mentre in Germania

Qui.

Evidentemente anche alla Germania, come all’Italia, le batoste prese l’altra volta che hanno fatto guerra alla Russia, non sono bastate, e ne vogliono un’altra razione. Tranquilli: l’avranno, anzi, la stanno già avendo. E mentre loro dalla Russia si prendono le batoste, noi ce ne prendiamo il meglio

barbara

VI RICORDATE LA GUERRA DEI SEI GIORNI?

Per la precisione, vi ricordate come è cominciata? Tralascio tutte le premesse, gli anni di feroci attentati terroristici a cui Israele aveva accuratamente evitato di rispondere in maniera troppo forte per non rischiare di scatenare una guerra (eh sì, non sempre le narrative corrispondono alla realtà) e vengo unicamente agli ultimi eventi. È dunque successo che ad un certo momento l’Egitto, che aveva come consiglieri e consulenti una miriade di criminali nazisti rifugiatisi lì come in altri Paesi arabi per sfuggire alla giustizia come responsabili di crimini di guerra e crimini contro l’umanità (in aggiunta ai circa 70.000 fatti arrivare in Sudamerica da Vaticano e Croce Rossa), ha avuto la brillante idea di chiudere alle navi israeliane gli stretti di Tiran. Ora, la chiusura di un passaggio internazionalmente riconosciuto è, a tutti gli effetti, un atto di guerra, e Israele sarebbe stato pienamente legittimato a dichiarare immediatamente guerra all’Egitto, ma ha preferito non farlo, perché non sempre le narrative corrispondono alla realtà, e non sempre gli stati raccontati come guerrafondai lo sono realmente e, soprattutto, non sempre gli stati realmente guerrafondai sono quelli raccontati come tali. La guerra, però, aveva tutta l’intenzione di farla – non necessariamente dichiararla – l’Egitto, che aveva però un ostacolo: i Caschi Blu dell’Onu schierati nel Sinai allo scopo, appunto, di evitare un contatto diretto fra Egitto e Israele. Ma gli ostacoli sono fatti apposta per essere rimossi, quando si è persone di carattere: detto fatto, Nasser intima all’Onu di levarglieli di mezzo perché deve andare a distruggere Israele e ributtare a mare i sionisti e l’Onu, nella persona del segretario generale U Thant, obbedisce istantaneamente, e 48 ore dopo dei Caschi Blu nel Sinai non rimane più neanche l’ombra. Il resto è storia nota, e le conseguenze di quella sciagurata decisione (di quellE sciaguratE decisionI, dell’Egitto e dell’Onu), in termini di morte e distruzione e molto altro ancora, le stiamo vedendo purtroppo ancora oggi, cinquantacinque anni dopo.
E veniamo all’attualità, in cui vediamo un bel giorno la Lituania, patria dei più spietati, insieme agli ucraini, collaborazionisti dei nazisti negli stermini di massa degli ebrei, chiudere alla Russia il passaggio dal territorio metropolitano a quello di un’enclave separata, ossia a compiere un vero e proprio atto di guerra, oltre a una trappola micidiale. La Russia avrebbe potuto, legittimamente, dichiarare guerra alla Lituania, e qui sta la trappola perché, essendo la Lituania un Paese NATO, la NATO sarebbe intervenuta in sua difesa, e trovandosi contro la NATO tutta intera, Putin non avrebbe avuto alternative, per uscirne, di ricorrere al nucleare, scatenando analoga risposta dalla controparte. Stavolta per fortuna le cose sono andate diversamente dal 1967, e come la catastrofe del blocco egiziano di Tiran ha avuto per padrini due demoni, Nasser e l’Onu, così la salvezza dal blocco lituano di Kaliningrad, ha avuto due angeli custodi, Putin, che la guerra non l’ha fatta ma si è limitato a mettere in guardia da quello che sarebbe stato costretto a fare se la situazione non si fosse sbloccata (più o meno come a suo tempo Golda Meir,
qui alla fine del discorso di Begin, ma se avete tre minuti leggete anche quello, che ne vale la pena) e la ragionevole, per una volta almeno nel corso della sua storia, Unione Europea, bastarda sì ma non quanto l’Onu, che ha intimato ai lituani di smetterla di fare i coglioni. Confronti e parallelismi fateli voi.
E ora, dopo le considerazioni mie, vediamone qualcuna d’autore.

Il fallito blocco di Kaliningrad da parte della Lituania è una sconfitta per gli USA

Il chiarimento della Commissione Europea, secondo cui le sue sanzioni antirusse non dovrebbero essere interpretate dalla Lituania come un via libera al blocco di Kaliningrad, suggerisce fortemente che il blocco non è a suo agio con l’influenza destabilizzante che gli Stati Uniti sono sospettati di esercitare sul Paese baltico. L’interpretazione unilaterale di Vilnius di queste restrizioni preventive come pretesto per tagliare i collegamenti stradali e ferroviari con l’exclave russa è stata più una provocazione politica orchestrata da Washington e finalizzata a manipolare le menti degli occidentali che un tentativo di peggiorare gli standard di vita della popolazione della regione, come l’autore ha spiegato a suo tempo qui. La decisione di assecondare Bruxelles in questo senso è quindi una sconfitta per l’egemone unipolare in declino, per di più inaspettata.
Gli Stati Uniti sono riusciti a riaffermare con successo la loro egemonia sull’UE con un pretesto antirusso all’inizio dell’operazione militare speciale di Mosca in Ucraina, inducendo persino i suoi vassalli europei a sanzionare in modo controproducente il loro principale fornitore di risorse grezze e innescando così una crisi economica assolutamente evitabile che ha portato l’euro alla parità con il dollaro per la prima volta in due decenni. Se alcune aziende europee finiranno per fallire nel prossimo futuro, i loro concorrenti nordamericani e britannici ne beneficeranno. Tutto sommato, gli Stati Uniti hanno un controllo quasi totale sull’UE al momento, ma alla fine hanno oltrepassato il limite convincendo la Lituania a bloccare Kaliningrad, provocando così una grave crisi tra la Russia e il blocco.
Questo è stato troppo per i “Tre Grandi” (Francia, Germania e Italia), che sono prontamente intervenuti attraverso le istituzioni europee per riaffermare la loro egemonia molto più diretta sul Paese baltico, chiarendo che le sue sanzioni non possono essere sfruttate per tagliare il transito ferroviario di prodotti civili verso l’exclave russa. Anche se la Lituania è uno Stato vassallo degli USA, è molto più europeo quando si trova a dover fare i conti, come è successo di recente. Vilnius non poteva sfidare la Commissione Europea, quindi si è conformata ai suoi chiarimenti politici, andando contro la volontà di Washington. L’unica ragione per cui ciò è accaduto è che i “Tre Grandi” hanno ritenuto inaccettabile provocare la Russia in modo così sfacciato, il che a sua volta dimostra la loro posizione relativamente più pragmatica nei confronti del conflitto ucraino.
Tuttavia, nessuno deve cadere nella falsa ipotesi che questo sviluppo implichi una spaccatura transatlantica tra l’UE e gli USA, poiché non si sta verificando nulla di simile. Piuttosto, è successo che l’UE ha inaspettatamente reagito contro gli Stati Uniti dopo che questi ultimi hanno oltrepassato il limite provocando una grave crisi tra la Russia e il blocco attraverso lo sfruttamento della Lituania a tal fine. Questo dimostra che i più grandi vassalli europei degli Stati Uniti accetteranno praticamente tutto ciò che il loro padrone chiederà loro, tranne se questo rischia di scatenare un conflitto diretto con la Russia nel peggiore dei casi, come alcuni temevano che il blocco di Kaliningrad orchestrato dagli Stati Uniti minacciasse di fare la Lituania. In questi casi, i “Tre Grandi” hanno dimostrato di avere la volontà politica di intervenire con decisione contro la volontà di Washington.
Sono cinque gli elementi che si possono trarre da questo incidente. In primo luogo, gli Stati Uniti sfrutteranno i loro vassalli più piccoli e russofobi dell’UE per provocare una crisi tra la Russia e il blocco. In secondo luogo, se i responsabili politici dei “Tre Grandi” ritengono che la crisi rischi un conflitto diretto con la Russia nel peggiore dei casi, allora interverranno con decisione per evitarlo. In terzo luogo, questo intervento assume la forma di riaffermare la propria egemonia su qualunque vassallo statunitense sia stato sfruttato per provocare la crisi. In quarto luogo, non ci si aspetta che gli Stati Uniti litighino con l’UE ogni volta che ciò accade, perché così facendo rischiano di spaccare l’unità del blocco e quindi di indebolire la piattaforma più ampia che è stata sfruttata per “contenere” la Russia. Infine, queste inaspettate differenze tra UE e USA non devono essere interpretate come una frattura tra loro.
(Articolo pubblicato in inglese su One World)
Andrew Korybko, 17 Luglio 2022, qui.

Poi ci sono le centrali nucleari, prima quelle bombardate dai russi che non era vero niente ma lo raccontavano tutti lo stesso, adesso quelle bombardate dagli ucraini per davvero, che metà non lo dicono e l’altra metà lo dice però “ma lì dentro ci stanno i russi!”, ecchecc. E – a parte che non è vero – non è un bijou questa cosa che se i russi bombardano un quartier generale installato in un edificio civile sono criminali di guerra ma se gli ucraini bombardano addirittura una centrale nucleare una scusa si trova sempre, un po’ come quello che citava sempre Enzo Biagi, che aveva sì messo incinta la fidanzata, ma appena appena. Comunque leggiamo.

L’Ucraina ha bombardato la centrale nucleare di Zaporozhyze

L‘Ucraina ha preso di mira le centrali nucleari situate sui territori non più sotto il proprio controllo. Il 18 luglio le forze ucraine (APU) hanno effettuato 4 attacchi con droni sulla centrale nucleare di Zaporozhyze a Energodar.

A seguito incidente 11 tecnici sono rimasti feriti, di cui 4 gravemente.
La notizia è stata ripresa da parecchie pubblicazioni russe, tra cui Izvestia (uno dei quotidiani di più antica fondazione in Russia, nonché uno dei più diffusi e famosi):
Il 20 luglio, gli UAV delle forze armate ucraine (AFU) hanno attaccato quattro volte la centrale nucleare di Zaporozhye (NPP). Lo ha annunciato il 20 luglio il servizio stampa dell’amministrazione della città di Energodar, dove ha sede questa impresa.
“Quattro volte UAV ucraini hanno attaccato oggi la centrale nucleare di Zaporozhye. L’ultimo attacco è stato registrato alle 16:01 ora di Mosca “, RIA Novosti cita il comunicato stampa delle autorità locali. (fonte)

Altre fonti confermano l’attacco:

… scoppiato dopo un attacco di droni ucraini alla centrale nucleare di Zaporozhye. Questo è stato affermato nell’amministrazione militare-civile. Ricordiamo che l’incendio è scoppiato mercoledì sera, subito dopo l’attacco delle Forze armate ucraine.
A seguito dell’impatto, 11 dipendenti della centrale nucleare sono rimasti feriti. Quattro operai sono in condizioni critiche. È noto che sono stati utilizzati droni kamikaze. L’ultimo attacco è avvenuto alle 16:01 ora di Mosca. In totale, le forze di sicurezza ucraine hanno effettuato quattro attacchi. La parte del reattore della stazione non è stata danneggiata. – https://www.osnmedia.ru/proisshestviya/pozhar-na-zaporozhskoj-aes-potushen/

Il governo ucraino ha intenzione di provocare un disastro nucleare?
No, anche se lo volesse non potrebbe riuscirci. Vediamo perché dalla fonte Cont.ws:
La centrale nucleare di Energodar, situata sulle rive del bacino idrico di Kakhovka, è la più grande centrale elettrica d’Europa. Oggi, il territorio della centrale nucleare è stato attaccato da droni kamikaze ucraini. Secondo le prime informazioni, 11 persone sono rimaste ferite. Naturalmente, la centrale nucleare è un’infrastruttura molto gustosa che è passata sotto il controllo della Russia; gli ex specialisti ucraini ci lavorano ancora. La disabilitazione della stazione è sicuramente uno degli obiettivi principali di Kiev. Ma è noto da tempo che qualsiasi centrale nucleare sovietica è stata progettata per resistere al colpo diretto di una bomba atomica. Pertanto, oggi l’Ucraina non dispone di armi in grado di renderla inabile.
 La domanda allora sorge spontanea: perché allora è stato sferrato questo attacco?
Tutto è molto semplice: le autorità ucraine stanno cercando di intimidire, instillare panico e persino uccidere i loro cittadini rimasti nei territori liberati per destabilizzare la situazione e quindi interrompere il funzionamento di infrastrutture civili critiche. Probabilmente la stessa cosa sarà ripetuta in futuro. L’obiettivo è disseminare panico in masse sempre più grandi di persone. 
Zaporozhye NPP alimenta ancora un quinto dei territori dell’ex Ucraina. E, secondo i dati disponibili, già quest’anno hanno in programma di trasferire la stazione alla rete elettrica russa, quindi creare un anello energetico attorno ai territori liberati del Mar d’Azov e della Crimea.
fine citazione
Secondo il ​​servizio stampa del municipio di Energodar, non è la prima volta che l’esercito ucraino attacca una centrale nucleare. Il 12 luglio, sono stati sparati dalle forze ucraine  diversi proiettili da 120 mm contro un edificio vicino alla centrale elettrica, danneggiando il tetto e le finestre.
Sembra molto chiaro che queste pratiche andrebbero censurate da parte occidentale, perché sono vere e proprie azioni di terrorismo contro installazioni civili sensibili. Gli attacchi sulle centrali nucleari sono vietati dagli organismi internazionali.
Sebbene il reattore è blindato e messo in sicurezza da sistemi passivi di protezione, è pur vero che le condutture e tutta la linea di produzione potrebbe tramutarsi in una bomba sporca con fuoriuscita di radioattività. Ci sono molte variabili impreviste in una centrale nucleare anche senza il bisogno di bombardamenti, specialmente quando trattasi di centrali con decine di anni di servizio.
by Patrizio Ricci, WPNews,  21 Luglio 2022, qui, con video e foto.

Poi volendo ci sarebbe anche quella cosa buffa dell’oro, che a febbraio il deposito della Banca Centrale ammontava a 27 tonnellate e da allora ne hanno vendute 138 tonnellate – roba tipo pani e pesci insomma. E infine c’è la Lettonia.

Lettera da Mosca

RUSSI DI LETTONIA, ATTENTI ! – I russi con doppia cittadinanza che vivono in Lettonia e che sostengono le azioni della Russia in Ucraina potrebbero essere privati ​​del passaporto lettone. Lo ha detto il presidente Egils Levits in un’intervista Tv. Secondo Levits, nella situazione attuale, una posizione neutrale è impossibile. “Tra i russi lettoni c’è una parte chiaramente filoucraina, e c’è ancora chi non ha ancora capito cosa sta succedendo, e si sta progressivamente muovendo nella giusta direzione. Poi c’è una parte – una minoranza – che sostiene la posizione russa. E questo significa che sono al di fuori della democrazia”.
Il Presidente ha aggiunto che questi russi lettoni potrebbero essere privati del passaporto lettone. I dati sul supporto dell’operazione speciale da parte di una persona saranno raccolti dalle agenzie di sicurezza dello Stato. Il Parlamento lettone ha approvato emendamenti alla legge sulla cittadinanza, che prevedono la privazione della cittadinanza delle persone che sostengono l’aggressione militare di alcuni Stati contro altri, nonché il genocidio e i crimini di guerra. Per “supporto” la legge intende contributi finanziari o materiali, di propaganda, tecnologici o di altro tipo fornito a individui e Paesi che hanno “commesso crimini contro la pace”.

Cioè, chi non la pensa come vuole il governo è fuori dalla democrazia, ossia fuori legge. Diventerà apolide. Persone nate lì da genitori nati lì da nonni nati lì, sempre vissute lì, che non hanno un altro posto in cui andare perché la loro casa è quella e nessun’altra, diventeranno stranieri in patria (tipo quelli che si chiamavano Levi o Coen? Anche se fino al giorno prima Trenta secoli di storia ci permett[eva]no di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute dalla progenie di gente che ignorava la scrittura, con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto. (Acclamazioni altissime) Figuriamoci quest’altri che di secoli di storia non ne hanno né trenta né venti né dieci e si mettono a scimmiottare l’Inquisizione per sapere che cosa pensa la gente). Cosa che potrebbe anche, se non essere legittima, avere almeno qualche attenuante SE la Lettonia fosse in guerra con la Russia, ma non lo è, quindi è proprio solo odio etnico – vogliamo chiamarlo razzismo? – allo stato puro, accompagnato da pesante ritardo mentale. E il dittatore erede di Hitler e Stalin sarebbe Putin, rendiamoci conto. Di questa gente ho paura io, altro che di Putin.
E dopo tanta pesantezza, proviamo a risollevarci per un momento con questi due corpi letteralmente senza peso.

barbara