GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN ESTERNO

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Padova, 1941. Mia nonna con figlia secondogenita (quattordicenne) e figlio ultimogenito (il quinto) – in braccio, perché le carrozzine le avevano solo i ricchi. Neanche io ho mai avuto una carrozzina. Le gambe belle, come si può constatare, sono da sempre una caratteristica di famiglia.
Shabbat shalom.

barbara

ERA IL MIO ZIO PIÙ GIOVANE

E anche il mio preferito. Aveva dieci anni quando sono nata, e subito ha fatto la colletta fra gli amici per regalarmi l’uovo di Pasqua: “Per mia nipote”, diceva, dandosi un sacco di arie. Tutti dicevano che era bruttissimo, fin da piccolo, anche mia nonna (“Mì no so come che fassa staltre mame a vedarli tuti bèi, mì el mio o vedo che l’è tanto bruto”). E invece non era vero, era un bambino bellissimo.
 
Poi crescendo, sì, è diventato un po’ spigoloso, ma secondo me non era brutto neanche allora, assomigliava un po’ a Jean Paul Belmondo 
                              
e alle donne infatti piaceva un sacco, ma lui era innamorato solo di Anna. Che lo ha lasciato perché lui era operaio e lei voleva un impiegato. In realtà operaio lo è diventato a causa della timidezza che lo rendeva incapace di chiedere soldi per i capolavori che le sue mani d’oro creavano (ha ripreso a creare, per hobby, quando è andato in pensione, con pezzi di ferro e rottami di ogni sorta che trovava in giro). Poi per fortuna ha incontrato Renata e la sua calda famiglia piena di donne che lo ha accolto come un figlio, regalandogli quella famiglia che, a causa di mio nonno, non aveva mai avuto, e lui si è sentito in un nido.

È stato uno shock per tutti, perché fino all’ultimo è riuscito a nascondere a tutti la malattia. Dimagrimento? Mi sono finalmente deciso a mettermi a dieta. Dolori? Embè, è normale, invecchiando capita a tutti. Quell’ombra nei polmoni sulle lastre che Renata era riuscita a costringerlo a fare? Una cistina, niente di cui darsi pensiero. Renata, non del tutto convinta e preoccupata vuole andare lei a parlare col dottore? Carrettate di pretesti e argomenti per impedirglielo, dando fondo a tutta la sua inventiva. Alla fine era ormai interamente invaso dalla testa ai piedi, e ancora resisteva a nascondere quella verità che lui solo sapeva. Poi la bestia gli ha azzannato l’aorta, e in un attimo se n’è andato, e solo allora abbiamo saputo.
Era suo padre. Quando Daniele è stato operato la prima volta, durante l’operazione dava talmente fuori di testa che l’hanno dovuto sedare. Non avrei mai immaginato che nascondesse in sé un tale eroismo da nascondere per mesi il suo male per non dare fastidi e preoccupazioni alla famiglia.

barbara