I DUE PARGOLI E IL CARO PAPÀ

Del pargolo si è occupato Giulio Meotti.

Oggi ho avuto un interessante scambio pubblico con Bobo Craxi, il figlio di Bettino. Vale la pena riportarlo per intero. Penso che faccia capire bene il delirio antisraeliano, il grottesco e terribile ribaltamento della realtà e della verità e la temibile perdita della causa e dell’effetto, in cui sono finiti pezzi interi dell’opinione pubblica e politica italiana.

***

Bobo Craxi
Sono stati uccisi in questi ultimi anni a Gaza 1400 civili. Quindi Corbyn dovrebbe parlare solo con le autorità israeliane?

Giulio Meotti
No, Corbyn parla solo con gli assassini di israeliani, gli israeliani li evita proprio. È andato ad omaggiare i terroristi palestinesi di Monaco 72. Imbarazzante

Bobo Craxi
È errato. Ha deposto una corona sulle tombe di martiri palestinesi Fra i quali c’erano pure questi.
sarà anche pro-Palestina ma non è un deficiente.

Giulio Meotti
Si come no, opere di bene e non fiori. Poi è andato a tavola con Meshaal, capo di Hamas, e altri due ergastolani che hanno ucciso 100 israeliani. Raccontano tutto i giornali inglesi

Bobo Craxi
Meshaal è un dirigente politico. Essendo due parti in guerra potrei dire senza tema di smentita che il più pulito c’ha la rogna. Quindi è una polemica del tutto strumentale.

Giulio Meotti
Eccolo, Craxi che elogia Meshaal, sulla lista nera dei paesi europei. Good luck

Bobo Craxi
Io non elogio nessuno. Registro che è noto che Egli sia un dirigente politico del Movimento Hamas.
Incontra abitualmente Ambasciatori di fior di paesi democratici dell’Occidente. E anche emissari israeliani. Lei è mal informato.

Giulio Meotti
No scusi, quali ambasciatori occidentali incontra Meshaal, che è un capo terrorista tanto che nel 1997 il Mossad tentò di farlo fuori?

Bobo Craxi
Capiterà anche ad altri di incontrare i mandanti dell’uccisione di 1600 palestinesi.  [si noti la classica tattica dei filopallestinari di spostare il discorso quando non si è in grado di rispondere a una domanda stingente, ndb] Purtroppo se si vuole la pace bisogna parlare con quelli che stanno facendo la guerra. Sennò c’è sempre la dottrina Hiroshima. Che non mi sembra la soluzione più adatta in questo secolo.

Giulio Meotti
Bello, edificante, questo paragone che fa fra terroristi che uccidono donne e bambini e una democrazia che si difende

Bobo Craxi
Si, si difende uccidendo vedo

Giulio Meotti
Suggerisce fiori e gessetti?

Bobo Craxi
Non mi occupo di strategie difensive. [vedi sopra]
Evidentemente la soppressione degli esseri umani inermi pare quella più efficace. Finché dura.

Giulio Meotti
Israele sopprime esseri umani inermi? Ma lei li vede i missili, i coltelli, le bombe umane, i mitra? O fa finta?

Bobo Craxi
Per la sua e la mia pace eviterei una baruffa sul Conflitto più intricato del secondo dopoguerra. [vedi sopra]
Eviterei soltanto fare di una distinzione fra i morti che prevalgono tuttavia in campo palestinese con o senza coltelli. [al solito: la colpa degli ebrei è che ne muoiono troppo pochi, ndb] Tornando a Corbyn, egli ha peccato di ingenuità.

Giulio Meotti
Invece va fatta la distinzione. Un terrorista è un obiettivo legittimo. E usa i civili come scudi umani. È il conflitto più asimmetrico della storia. O a Barcellona due giorni fa gli spagnoli che hanno ucciso un attentatore armato di coltello era “uso sproporzionato della forza”?

Bobo Craxi
Le rammento che dei 1600 e passa palestinesi uccisi a Gaza, 1400 erano civili. Sul piano militare non c’è partita. A me non farebbe piacere vivere in un Bandustan circondati da un muro. Penso nemmeno a loro. Credo che Corbyn come molti democratici europei solidarizzino per questo

Giulio Meotti
Falso, basati su “fonti palestinesi”. Pallywood. Ultimo assalto a Gaza lo dimostra. 80 per cento terroristi. E nessun Bantustan, ma apartheid al contrario, con Gaza senza ebrei, mezza Cisgiordania senza ebrei, e tutto Israele con grandi minoranze di arabi. Questa la storia, Bobo

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Ne traggo che per un politico italiano, figlio di un primo ministro, è normale deporre fiori sulle tombe dei terroristi che a Monaco uccisero gli israeliani e che Hamas e Israele pari sono. D’altronde tale padre tale figlio. Bettino Craxi in Parlamento nel 1985 disse che “i palestinesi hanno diritto alla lotta armata”. Oggi capisco quel deputato del Partito repubblicano, Guido Martino, che inveí in aula contro Craxi udendo quelle parole oscene.


Della pargola invece mi sono occupata io, otto anni fa.

UNA DOMANDA ALLA SIGNORA STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI
Stefania_Craxi
Non è vero, strilla indignata la signora Stefania Gabriella Anastasia, non è vero niente che stiamo boicottando Israele! Sì, è vero che Israele, unico Paese del Mediterraneo, non è stato invitato al Forum Mediterraneo, ma non perché lo si voglia boicottare, neanche per sogno! È semplicemente che i ministri arabi non vogliono sedersi con loro, tutto qui. E gli israeliani ne devono prendere atto, eccheccbip! E magari, aggiunge saggiamente la signora Stefania Gabriella Anastasia, dovrebbero anche meditarci sopra, e questa è una cosa sacrosanta, perché da sempre lo sappiamo che non dobbiamo chiedere agli antisemiti perché ce l’abbiano con gli ebrei bensì, molto più ragionevolmente, sono gli ebrei che ci devono spiegare perché mai tutti ce l’abbiano con loro, eccheccbip! Così come, da che mondo è mondo, si chiede ai derubati perché i ladri ce l’abbiano con loro, si chiede ai morti ammazzati perché gli assassini ce l’abbiano con loro, si chiede ai bambini perché i pedofili ce l’abbiano con loro: è così che si fa, eccheccbip! Anzi, dirò di più, cioè no, anzi la signora Stefania Gabriella Anastasia dice di più: gli israeliani devono solo ringraziare. Di che cosa non lo dice, ma forse è solo perché il motivo è talmente chiaro da rendere superflua qualunque spiegazione, e se non ci arrivo la colpa deve essere evidentemente mia. E vabbè. E poi arriva il clou, che è ciò che mi ha indotta a prendere schermo e tastiera e scrivere. Dice infatti la signora Stefania Gabriella Anastasia: “È Pierino che grida sempre al lupo. Attenti, perché poi quando il lupo arriva davvero…”. No, la domanda non è se quello del lupo che “arriva davvero” sia un wishful thinking, non sono così maliziosa, ci mancherebbe. La domanda è un’altra, e cioè: se il terrorismo non è il lupo, se bombe e razzi non sono il lupo, se migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e mutilati e invalidi permanenti non sono il lupo, se donne, neonati, vecchi sopravvissuti alla Shoah assassinati a sangue freddo non sono il lupo, se boicottaggi a livello planetario in campo accademico, scientifico, sportivo, artistico, giornalistico, politico, economico eccetera eccetera non sono il lupo, se ebrei rapiti e assassinati e magari ritrovati poi in dieci pezzi* in giro per il mondo non sono il lupo, se una mezza dozzina (almeno) di stati tuttora formalmente in guerra con Israele non sono il lupo, se due organizzazioni internazionalmente riconosciute che hanno per statuto la distruzione di Israele e una delle due anche lo sterminio totale degli ebrei, e uno stato che dichiara apertamente di volere la bomba atomica per distruggere Israele non sono il lupo, la mia domanda è: che cosa potrebbe essere, per la signora Stefania Gabriella Anastasia, il “lupo davvero”? Forse qualcuna di quelle confortevoli stanze a tenuta stagna con un’apertura in alto per farvi scivolare dentro quei graziosi cristalli azzurrini che si dissolvono impalpabilmente nell’aria? Immagino che qualcuno potrebbe accusarmi di processo alle intenzioni, ma dopo aver visto la signora Stefania Gabriella Anastasia piangere disperatamente sulla tomba del nipotino di quel tale Haji Amin Al Husseini, in arte gran mufti, fraterno amico di tale Adolf Hitler, in arte Führer, che le stanze suddette è andato a studiarle da vicino per poterle poi adoperare con gli ebrei suoi vicini di casa, l’idea non sembra poi così peregrina.

*Le reazioni
Non ha suscitato reazioni che Aryeh Leib Misinzov, ebreo venticinquenne del movimento Chabad, sia stato rapito a Kiev il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler. Da giorni, non suscita reazioni la notizia del ritrovamento in dieci pezzi del suo corpo, e in una sempre più lunga catena di silenzio non sta suscitando reazioni che non vi siano reazioni. Un silenzio antico circonda la morte ebraica.
Il Tizio della Sera

D’altra parte, come si suol dire, il frutto non cade mai lontano dall’albero (il pezzo che segue è di dodici anni fa)

SIGONELLA: DALLA PARTE DEI TERRORISTI

Ho avuto qualche difficoltà a preparare questo post. Innanzitutto per la datazione: ho consultato, a questo riguardo, decine di siti, e ho trovato che circa la metà collocano l’episodio nella notte fra il 9 e il 10 e l’altra metà tra l’11 e il 12. Alla fine ho dunque deciso di postarlo in questa data, ma potrebbe anche essere corretta l’altra. Poi ho avuto difficoltà a trovare un resoconto onesto: la maggior parte erano vere e proprie apologie dell’eroico Craxi che “ha difeso la sovranità nazionale contro lo strapotere americano”, tralasciando completamente il fatto che stava mettendo le forze armate italiane al servizio di un terrorista; alcune (poche) altre erano di segno opposto, ma con toni di una faziosità inaccettabile. Alla fine ho scelto questi due pezzi, che posterò insieme, perché mi pare che si integrino piuttosto bene.

[…] Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico: l’episodio provocò la reazione degli Stati Uniti. L’11 ottobre dei caccia statunitensi intercettarono l’aereo egiziano, che, secondo gli accordi, conduceva in Tunisia i membri del commando di dirottatori e lo stesso Abu Abbas, costringendolo a dirigersi verso la base di Sigonella, base della NATO in Italia.
L’allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppose tuttavia all’intervento americano, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e i VAM (Vigilanza aeronautica militare) furono schierati a difesa dell’aereo contro la Delta Force statunitense. Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopo guerra tra l’Italia e gli Stati Uniti, che si risolse con la rinuncia degli USA ad un attacco all’aereo sul suolo italiano. Il ministro della difesa Giovanni Spadolini ed altri due ministri repubblicani presentarono le dimissioni in segno di protesta contro Craxi, provocando la caduta del governo.
Un diverso velivolo, di nazionalità jugoslava, prese in consegna Abu Abbas, mentre i quattro membri del commando terrorista vennero rinchiusi nel carcere di Siracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia. Dopo pochi giorni, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani, si ottenne la prova del coinvolgimento di Abu Abbas, il quale venne condannato all’ergastolo in contumacia.
Secondo le dichiarazioni rese da Omar Ahmad, uno dei membri del commando terroristico, il piano originario dei dirottatori era quello di condurre la nave in un porto militare israeliano, di sparare ai soldati presenti, uccidendone il più possibile, e quindi di fuggire in Libia. La vicenda si svolse invece diversamente, secondo Omar Ahmad, per colpa di Abu Abbas.

La notte dei lunghi coltelli a Sigonella, Abbas «diplomatico» iracheno.
Lo scontro tra Craxi e Reagan e tra i carabinieri e la Delta Force
Tony Zermo

[…] La notte di Sigonella la vivemmo dietro il reticolato della base. Si sapeva dell’atterraggio di un Boeing egiziano con a bordo i dirottatori dell’«Achille Lauro», si vedevano blindati dei carabinieri che arrivavano da Catania, un gran movimento dentro la base, ma soltanto dopo si seppe veramente cos’era accaduto. All’alba del 12 ottobre un cellulare dell’Arma aveva portato al carcere di Siracusa i quattro feddayn che avevano dirottato la nave da crociera e ucciso l’ebreo americano Leon Klinghoffer.
Quella notte era accaduto di tutto. Il presidente del Consiglio Craxi si era rivolto al presidente egiziano Mubarak e ad Arafat per convincere i dirottatori ad arrendersi. L’accordo era che Abu Abbas, il negoziatore della resa, sarebbe stato portato in sicurezza e che i quattro dirottatori avrebbero avuto un processo «umano». Il governo italiano non sapeva che Abbas era stato il regista del megasequestro dei cento crocieristi. Lo seppe cinque giorni dopo dalla Cia, ma ormai Abbas, che aveva un passaporto diplomatico iracheno, era uccel di bosco, portato a Ciampino su un aereo militare italiano che si era levato da una pista secondaria di Sigonella a luci spente, poi a Fiumicino e infine imbarcato su un aereo jugoslavo per Belgrado. L’ammiraglio Fulvio Martini, che era capo del Sismi, racconta: «L’Achille Lauro dopo quattro giorni di odissea era stata rilasciata nel porto di Alessandria, per me la faccenda si era chiusa bene. Ma alle 23,57 squilla il telefono, era “Ulisse”, nome in codice del presidente Craxi. Mi disse che gli Stati Uniti gli avevano chiesto di autorizzare l’atterraggio a Sigonella di un aereo egiziano dirottato all’altezza del Canale di Sicilia da F14 americani. L’aereo trasportava due negoziatori palestinesi, cioè Abu Abbas e Hani el Hassan, i quattro dirottatori della motonave, un ambasciatore cairota e teste di cuoio egiziane».
Martini quella notte non riuscì a contattare il ministro della Difesa Spadolini. E così ordinò di far atterrare l’aereo egiziano a Sigonella. «L’atterraggio avvenne alle 0,15 e il velivolo fu immediatamente circondato dal Vam, vigilanza aeronautica militare, e dai carabinieri. Pochi minuti dopo atterrarono due C-141 americani della Delta Force al comando del generale Steiner. Si diressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro che volevano prendere i dirottatori e Abu Abbas su ordine di Reagan. La tensione fu alle stelle perché i militari della Delta Force, armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furono circondati da altri carabinieri che erano affluiti nella base. Esistevano tre cerchi concentrici attorno all’aereo. Per fortuna i comandanti mantennero un grande sangue freddo. Steiner era un privilegiato perché aveva notizie dagli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari, noi ci appoggiavamo alla rete telefonica della Sip».
La lunga notte si concluse alle 5,30 perché il generale dei carabinieri Bisogniero aveva fatto intervenire a Sigonella i blindati dell’Arma e così quelli della Delta Force capirono che gli italiani non avrebbero mollato. Poco dopo il reparto d’attacco americano ricevette l’ordine di rientrare. «Ma non era ancora finita – aggiunge Martini – perché quando partimmo in formazione da Sigonella alla volta di Ciampino, mettendo in mezzo il Boeing egiziano, mi venne l’idea, non so perché, di chiedere la scorta di nostri aerei da caccia. E fu un’idea felice perché si levò un F-14 della Sesta Flotta che cercò di dirottare l’aereo egiziano. Atterrati a Ciampino ci fu un’altra interferenza. Un secondo aereo americano, dichiarando uno stato di emergenza, ottenne di atterrare e si fermò sulla pista. Ma era solo un pretesto. Persi la pazienza e feci sapere al pilota americano che se non si fosse tolto di mezzo, avrei fatto buttare il suo aereo fuori pista con i bulldozer. Gli diedi cinque minuti: ne passarono solo tre e andò via».
Da La Sicilia (purtroppo non posso riportare le fonti perché la prima, su Wikipedia, è stata fortemente modificata, mentre la seconda non è più in rete)

Nonostante una certa arroganza e una puntina di sbruffoneria nell’impennata di orgoglio nazionale sul finale del secondo pezzo, mi sembra una ricostruzione fedele dei fatti. Personalmente ritengo molto poco credibile che si ignorasse il ruolo di Abu Abbas quale regista del dirottamento e, come già detto nel post precedente relativo al sequestro, la scelta di Craxi di fare da zerbino ai terroristi è cosa ignobile alla quale non trovo alcuna giustificazione. Sicuramente la storica scelta della politica estera italiana di assecondare il terrorismo non si giustifica con delle presunte garanzie di immunità per l’Italia, visto che attentati e assassini in casa nostra non sono certo mancati. E dunque si spiegano solo, mi sembra, con una totale sintonia e simpateticità con gli obiettivi e con i mezzi dei terroristi.

Aggiungo oggi, per completare il quadro, un“piccolo” episodio a margine. All’inizio degli anni Ottanta il giudice di Trento Carlo Palermo era impegnato in un’indagine sul traffico di armi; riprendo gli episodi relativi da due diverse pagine di Wikipedia, che li riportano esattamente come li ricordo.

Nominato sostituto procuratore di Trento nel 1975, diventò noto al grande pubblico quando aprì un’indagine su un ampio traffico di armi e droga, che venne avviata nel 1980 in seguito al sequestro di 110 kg di morfina base a Trento che erano destinati all’albergatore Karl Kofler (morto poco tempo dopo in carcere) e ad Herbert Oberhofer, i quali costituivano un anello di congiunzione tra i trafficanti turchi e i mafiosi siciliani; gli accertamenti evidenziarono il ruolo principale avuto dal trafficante siriano Henry Arsan (residente a Milano), il quale riusciva a barattare carichi di armi in Medio Oriente con partite di droga, e coinvolsero anche ufficiali dei servizi segreti affiliati alla loggia P2 (il generale Giuseppe Santovito e il colonnello Massimo Pugliese), il boss turco Bekir Celenk (implicato anche nell’inchiesta romana sull’attentato a Giovanni Paolo II) e l’attore Rossano Brazzi, i quali erano accusati di aver partecipato a trattative per la vendita di armi da guerra all’estero.
Tuttavia l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi presentò un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro il giudice Palermo perché si era sentito indebitamente chiamato in causa dopo che il magistrato aveva scritto il suo nome su alcuni decreti di perquisizione intestati al finanziere socialista Ferdinando Mach di Palmstein: per queste ragioni il Csm avviò un’inchiesta disciplinare nei confronti di Palermo e gli fu tolta l’indagine [cioè Craxi lo ha fatto fermare prima che potesse compiere quelle perquisizioni in cui Carlo Palermo riteneva – indebitamente, sia ben chiaro – fosse implicato il signor Craxi]. Il magistrato decise allora nel 1985 di farsi trasferire alla procura di Trapani, dove le sue indagini si erano incrociate con il collega Giangiacomo Ciaccio Montalto ucciso nel 1983: infatti il giudice Palermo si era incontrato a Trento con Ciaccio Montalto tre settimane prima che fosse ucciso per scambiarsi informazioni riservate sul filone dell’inchiesta che riguardava il traffico di stupefacenti.
Nella città siciliana, dopo solo 50 giorni dal suo arrivo, la mafia reagì e tentò di ucciderlo con un’autobomba a Pizzolungo, una frazione del trapanese [ossia stava sostanzialmente continuando lo stesso lavoro, e vista l’ostinazione del soggetto si è ritenuto necessario fermarlo in modo più risolutivo].

***

La mattina del 2 aprile del 1985, poco dopo le 8:35, sulla strada provinciale che attraversa Pizzolungo, posizionata sul ciglio della strada, un’autobomba è pronta per l’attentato al sostituto procuratore Carlo Palermo che dalla casa dove alloggia a Bonagia si sta recando al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una Fiat 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta non blindata. In prossimità dell’auto carica di tritolo l’auto di Carlo Palermo supera una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagna a scuola i figli Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni.
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L’utilitaria si viene a trovare tra l’autobomba e la 132. L’autobomba viene fatta esplodere comunque, nella convinzione che sarebbe saltata in aria anche l’auto di Carlo Palermo. L’esplosione si udì a chilometri di distanza.
L’utilitaria invece fa da scudo all’auto del sostituto procuratore che rimane solo ferito. Nella Scirocco esplosa muoiono dilaniati la donna e i due bambini.
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Il corpo squarciato della donna viene catapultato fuori dall’auto mentre i corpi a brandelli dei bambini finiscono dispersi molto più lontano. Sul muro di una palazzina a duecento metri di distanza una grossa macchia mostra dove è finito un corpicino irriconoscibile. […]
Dei quattro agenti della scorta quelli sulla 132, l’autista Rosario Maggio e Raffaele Di Mercurio, rimangono leggermente feriti mentre gli altri due vengono gravemente colpiti dalle schegge, Antonio Ruggirello a un occhio, Salvatore La Porta alla testa e in diverse parti del corpo.

Giusto per completare il quadro.

barbara

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