QUEL MOSTRUOSO SUPREMATISTA BIANCO AMERICANO

incitato all’odio dall’orrido Trump… non era un destrorso trumpista, bensì un dem, dichiaratamente di sinistra. E delle 32 (TRENTADUE) stragi perpetrate sotto il regno di obamasantosubito ne vogliamo parlare? Come mai nessuno lo ha mai chiamato a risponderne? Come mai nessuno lo ha mai qualificato come mostro? Sarà mica perché il suo colore è più bello di quello di Trump perché, alla faccia del povero Martin Luther King il colore conta, eccome se conta?

barbara

TUTTO QUELLO CHE SAI SUL POPULISMO È FALSO

(Impegnata, praticamente a tempo pieno, dal momento del mio rientro, nelle prove della rappresentazione per la fine del corso di teatro, che avrà luogo stasera, non ho tempo di scrivere post miei, per cui vi propongo questo ottimo articolo, che condivido totalmente)

La definitiva consacrazione della Lega di Matteo Salvini a queste elezioni europee ha loro malgrado costretto i commentatori ed osservatori politici a tornare a commentare un tema per loro ostico: quello del populismo e del sovranismo. Diciamo ostico perché, benché dall’esplosione di questo fenomeno politico – risalente al 2016 con la Brexit e la vittoria elettorale di Donald Trump -, siano ormai passati anni, non pochi seguitano a relazionarsi ad esso con chiavi di lettura del tutto inadeguate, che vanno dalla presunta pericolosità delle fake news all’ignoranza, fino razzismo e addirittura al neofascismo che serpeggerebbero minacciosi tra l’elettorato anti-sistema. Bufale che è arrivato il momento di smascherare una volta per tutte. Perché, anche se non sarà forse esaustivo per comprenderne che cosa sia, capire una volta per tutte che cosa il populismo non ècostituirebbe comunque, a ben vedere, un passo avanti. Passiamo dunque ora ad esaminare, in una breve rassegna critica, i maggiori miti antipopulisti.

Fake news

Il primo mito antipopulista è quello delle fake news senza le quali, assicurano in molti, la nuova bizzarra stagione politica – a partire dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – non avrebbe mai avuto luogo. D’accordo, ma quali sono le prove che le bufale internettiane siano in grado di orientare il voto? Semplice: non ce ne sono. Anzi, è probabile che quella sulle pericolose fake news sia essa stessa una fake news. Questo almeno viene da pensare alla luce di un studio pubblicato sul Journal of Economic Perspective da due economisti – Matthew Gentzkow, dell’Università di Stanford, e Hunt Allcott, della New York University – che ha messo in evidenza come, alle presidenziali Usa del 2016, le bufale sui social media abbiano avuto un impatto molto più piccolo di quanto si possa immaginare, comunque non del tutto quantificabile esattamente e, in ogni caso, ridotto se raffrontato alla capacità persuasiva di uno spot elettorale televisivo. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone una ricerca commissionata dall’agenzia Reuters all’università di Oxford, che ha messo in luce come in Italia, in un dato arco di tempo, non più del 3,5% degli internauti avesse consultato siti di fake news, mentre quelli di Repubblica e Corriere raggiungevano rispettivamente il 50,9 % e il 47,7 % degli utenti. Attenzione, non si vuole qui sminuire l’importanza della Rete né, tanto meno, quella dei social. Le fake news però sono altra cosa e ritenerle una minaccia per la democrazia è posizione legittima ma non suffragata da riscontri oggettivi, anzi da essi smentita.

Ignoranza

Immancabile tormentone, quando si parla di populismo, è poi quello secondo cui i partiti anti-sistema godrebbero dell’appoggio di un elettorato profondamente analfabeta, non formato e poco istruito. Sfortunatamente per quanti la sposano, anche quest’idea non solo non è accompagnata da riscontri, ma risulta clamorosamente sconfessata. Lo prova un’accurata analisi a cura di Ipsos Public Affairs che dopo, le elezioni italiane del 4 marzo 2018, ha elaborato dati propri e del Ministero dell’Interno, «spacchettando» il voto. Ebbene, esaminando il voto dei laureati italiani si è scoperto come «il 29,3% di laureati» avesse «messo una croce sul movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, distanziando di ben otto punti il Pd (21,8%), nell’immaginario collettivo il partito dei ceti più colti». Anche la Lega ha una quota di laureati nel proprio elettorato ma ciò che colpisce, in questa analisi di appena un anno fa, è soprattutto il M5S, partito che a detta di taluni dovrebbe essere supportato in prevalenza da creduloni, scemi del villaggio e terrapiattisti. Ma la realtà dice altro. Curioso peraltro che a muovere l’accusa di ignoranza alle forze populiste sia spesso il Pd, che aveva per Ministro dell’Istruzione una certa Valeria Fedeli e il cui leader, Nicola Zingaretti, laureato non è. Per non parlare dell’inglese di renziana memoria. Viceversa, tra i parlamentari della vituperata Lega, oggi, capita di imbattersi in figure come Giuseppe Basini, fisico nucleare che ha lavorato al Cern e alla Nasa…

Razzismo

Oltre che creduloni e semianalfabeti, a detta di alcuni gli elettori populisti e sovranisti sarebbero pure razzisti. Manco a farlo apposta, anche questa affermazione risulta smentita dalla realtà. Da anni, se consideriamo il fenomeno politico leghista. Come dimenticare, infatti, gli esiti del IX Rapporto degli Indici di integrazione degli immigrati in Italia curato qualche anno fa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e dal Ministero del Lavoro. Esiti che incoronarono come regione avente, con un punteggio di 62.8/100, il più alto indice di potenziale di integrazione degli stranieri il Piemonte. Piccolo particolare: allora, si era nel 2013, quella regione era governata da Roberto Cota, un leghista. Esattamente come leghista è stata la prima sindaca di colore d’Italia, Sandy Cane, e leghista è il primo senatore di colore della storia repubblicana, Toni Iwobi. Il bello è che se l’associazione tra sovranismo e razzismo è assai dubbia in Italia, appare invece completamente smentita negli Usa, dove Daniel J. Hopkins e Samantha Washington, due studiosi sociologi dell’Università della Pennsylvania, hanno deciso di «misurare» con un’indagine accurata gli effetti dell’elezione di Trump sui pregiudizi contro neri e ispanici, selezionando in maniera del tutto casuale un campione di 2.500 americani le cui opinioni sono state studiate e monitorate sin dal 2008. Risultato: dall’elezione trumpiana, il razzismo yankee è risultato in calo.

Neofascismo

Il quarto ed ultimo mito antipopulista concerne la presunta natura neofascista dell’elettorato sovranista che, come tale, sarebbe intrinsecamente antidemocratico. Un’affermazione, anche questa, che per quanto riguarda l’Italia risulta categoricamente smentita. Infatti forze di estrema destra e inquadrabili – con qualche semplificazione – come neofasciste nel nostro Paese esistono, e sono CasaPound e Forza Nuova. Peccato che alle elezioni europee non abbiano raggiunto, sommate, neppure lo 0,5% dei consensi. Se pur avendo la possibilità di farlo gli Italiani non votano le forze politiche neofasciste o come tali considerabili, come si spiega allora l’allarmismo, sollevato dalla stampa progressista, sull’«onda nera» che starebbe travolgendo il nostro Paese? Mistero. Tra l’altro, che il populismo non sia affatto antidemocratico è suffragato dalle risultanze di un sondaggio internazionale del Pew Research Center che volto a sondare il tasso di sostegno alla democrazia rappresentativa confrontandolo in persone inclini al populismo nazionale e nei loro oppositori. Cosa si è scoperto? «I populisti nazionali», hanno scritto gli studiosi del think tank statunitense con sede a Washington commentando quanto rilevato, «sono in effetti a favore della democrazia rappresentativa […] in Gran Bretagna, Polonia, Italia, Olanda, Ungheria, Germania. L’80-90% di questi elettori pensa che la democrazia sia un ottimo modo di governare i rispettivi Paesi». Gli antidemocratici, verrebbe da commentare, sono semmai coloro i quali vorrebbero limitare il diritto di voto ai laureati, a coloro che vivono in grandi metropoli o, più semplicemente, a quelli che la pensano come loro.

D’accordo, ma se non è figlio delle fake news, dell’analfabetismo, del razzismo e neppure del neofascismo, il populismo che cos’è? Da dove viene, soprattutto? Per rispondere a questa domanda, occorrerebbe molto spazio. Ci limitiamo perciò, in questa sede, a lanciare uno spunto riprendendo quanto scritto al riguardo Luca Ricolfi, sociologo tutto fuorché di destra: «Per chi vota il popolo? Primo. In molti paesi avanzati i ceti popolari, spesso confinati nelle periferie delle città e delle campagne, non votano più i partiti di sinistra riformista. Secondo. La sinistra riformista raccoglie soprattutto il voto dei ceti medi urbani, dei dipendenti pubblici, dei professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo. Terzo. Il popolo vero e proprio preferisce i partiti populisti [….] dietro l’ascesa dei partiti populisti c’è una crescita importante della domanda di protezione, che a sua volta deriva dalla sempre più vasta diffusione di sentimenti di insicurezza, preoccupazione, paura. Ansie che i partiti populisti prendono estremamente sul serio» mentre la «sinistra impegna le sue migliori energie comunicative per dissolvere i problemi che la gente normale percepisce come tali» (Sinistra e popolo, Longanesi 2017, pp-164-165). Volendo sintetizzare, potremmo quindi concludere che la difficoltà di tanti giornalisti e osservatori progressisti e liberal nel comprendere il populismo sta nel fatto che essi, per capirlo, studiano i leader populisti e i loro elettorati, mentre basterebbe che facessero un esercizio molto più semplice e difficile al contempo. Guardarsi allo specchio.

Giuliano Guzzo (qui)

Da leggere, da incorniciare, da far studiare a scuola – soprattutto alle professoresse che sponsorizzano e propongono come materia di studio i video deliranti dei propri alunni, che evidentemente  hanno fatto tesoro delle sue lezioni.

barbara

SUPREMATISTA BIANCA

sovranista fascista razzista eccetera aggredisce a calci e pugni poveri immigrati africani, colpevoli unicamente di essere del colore sbagliato

No, sul serio, se non fermiamo Salvini al più presto, finiamo peggio della Germania nazista, peggio dell’America del KKK, peggio del Sudafrica di Pieter Botha. E come se non bastasse ci si mettono anche quei nazisti di triestini che buttano fuori tutti i negri dalla mezza maratona. Roba da vergognarsi di essere italiani. Per fortuna c’è ancora qualcuno che, oltre a esporre coraggiosamente la propria fiera indignazione per il razzismo rosicone (sic!) che stiamo indecorosamente esibendo, ci mette anche quel pizzico (badilate, le chiama lei) di cultura che non guasta mai (nei commenti c’è anche un interessante scambio, che probabilmente verrà presto eliminato, come succede regolarmente a tutti gli scambi in cui non riesce a convincere l’interlocutore della propria intelligenza superiore e sconfinata cultura).

barbara

NOTRE DAME – THE DAY AFTER

Aiuto aiuto, arriva il Mossad!

Non poteva non arrivare, e infatti è arrivato
complotto 1
complotto 2
complotto 3
complotto 4
E non dite che non ve l’avevo detto (l’ultima merita l’Oscar, diciamolo!) E sicuramente sarà sempre il Mossad l’autore anche di tutto questo
anticristiani
Poi arriva questa deliziosa presa di posizione:

“Me ne infischio di Notre Dame de Paris perché non mi interessa la storia della Francia, non so per cosa”.
Questo è il tweet che Hafsa Askar,
Hafsa Askar
Vice Presidente di Unef [Union Nationale des Étudiants de France] Lille, ha postato alle 19:59, solo un’ora dopo l’inizio dell’incendio. Tre minuti più tardi, ha continuato le sue invettive, sempre più violente: “Fino a che punto la gente piangerà per pezzi di legno? […] Vi piace troppo l’identità francese mentre […] oggettivamente è un vostro delirio di piccoli bianchi “. (grazie a Fulvio Del Deo per la segnalazione)

Naturalmente la capisco: come non capire che chi viene da una “cultura” che dalla sua nascita ha saputo solo distruggere abbia qualche difficoltà a comprenderne  una capace di costruire? Come pensare che chi ha assorbito col latte il gusto delle macerie possa godere della vista di questi gioielli?
NDdPdett 1
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Quello che non capisco è: se questi piccoli bianchi le fanno così schifo, perché non se ne va da qualche altra parte? O meglio, me lo chiedevo prima, ma ora non più: adesso so che deve rimanere perché ha una missione da compiere
tweet Hafsa
E mi raccomando, uniamoci tutti a lottare contro l’islamofobia, che il razzismo è una bruttissima cosa, c’è anche il rischio che il papa ci scomunichi e tocchi andare tutti all’inferno (e ritrovarcelo, così, anche di là).

A noi piccoli bianchi, sottorazza meritevole di gassazione, comunque, quei quattro pezzi di legno qualcosina riescono a dire

(grazie a Enrico Richetti per averlo scovato)

Nostradamus

A quanto pare circola una “terribile profezia” di Nostradamus:

“La grande guerra inizierà in Francia e poi tutta l’Europa sarà colpita, lunga e terribile essa sarà per tutti….per la discorde negligenza francese sarà aperto passaggio a Maometto, di sangue intriso la terra e il mare…..”

Le “Centurie e presagi” di Nostradamus le ho lette in un libro con testo a fronte quando ero freschissima di studio del francese antico, e posso dire alcune cose con assoluta certezza: la traduzione è spesso forzata per fare corrispondere quelle ammucchiate di parole (se all’epoca fosse esistito l’LSD saprei come interpretarle. Qualcosa comunque deve esserci stato anche allora) a qualcosa di accaduto (“Ilter” diventa Hitler), e quando non c’è forzatura che tenga, si inventa: così per esempio delle “piste piegate” diventano i nastri registrati del Watergate (se invece il curatore avesse conosciuto Lapo Elkann…)

La quartina in questione è I, 18, che in realtà dice:

Per la discordia e negligenza francese
Sarà aperto passaggio a Maometto
Di sangue temprata la terra e il mare Senese [sì, a Siena c’è il mare: sapevatelo]
Il porto di Phocen di velieri e navi coperto.

Tutto qui. Nessuna somiglianza con la patacca in circolazione. Ma anche se fosse autentica, proviamo a vedere quale collegamento possiamo trovare con i fatti attuali. “La grande guerra inizierà in Francia e poi tutta l’Europa sarà colpita”: quale sarebbe la guerra iniziata in Francia? La guerra dei musulmani contro il mondo è iniziata 1400 anni fa, ed è iniziata in Arabia per estendersi poi a tutto il Medio Oriente, e poi all’Africa e infine a lembi di Europa, ma fermati alle porte di Vienna, mentre l’invasione della Spagna era già terminata al momento della nascita di Nostradamus, per cui lì aveva ben poco da profetizzare, senza contare che la strada non era stata aperta dalla Francia. La fase attuale possiamo considerarla iniziata – semplificando molto – con l’11 settembre, in America. La recrudescenza della guerra contro i cristiani, con sterminio sistematico e distruzione a tappeto di tutti i luoghi cristiani, è iniziata in Medio Oriente: anche se quei versi fossero autentici, sarebbero comunque una patacca.

Le notizie

In merito alle quali raccolgo questa osservazione trovata in rete

Roberto della Rovere

Lungi dal voler dare lezioni, ma la copertura giornalistica del dramma di Notre Dame ha fatto schifo. Tanta retorica ma zero cronache. Feriti negli ospedali? Testimonianze della gente? Ricostruzione della fase di sgombero? Ricerca degli operai del cantiere e dei responsabili della ditta? Collegamenti con le piazze arabe per le reazioni? E quasi assoluto silenzio su una ipotesi di attentato. Quasi la sola enunciazione, anche solo come smentita o esclusione, fosse fonte di imbarazzo.

E, conoscendo i nostri polli, se ancora ci fossero dubbi sulle cause del disastro, questo comportamento dei mass media li porterebbe praticamente a zero.

barbara

LORI LIGHTFOOT

Leggo: “primo sindaco donna afroamericana e dichiaratamente gay della città” [Chicago]

Programma? Boh. Parte politica? Boh. Esperienza politica? Boh. Fedina penale? Boh. Studi? Boh. Interessi? Boh. Opinioni in campo sociale? Boh. Non ce ne frega niente. Le uniche cose che ci interessano sono che è donna, che è negra, che è lesbica. Cioè il sesso, quella cosa medievale che non esiste più, tanto è vero che è meglio aspettare che * figli* sia maggiorenne e se lo decida da sol*, bloccando nel frattempo chimicamente la pubertà, in modo da impedire che assuma caratteri spiccatamente maschili o femminili, e obbrobri quali mestruazioni e impennamenti ornitologici; il colore, che non esiste perché se lo vedi vuol dire che sei razzista ma razzista da far apparire il KKL una riunione di chierichetti in sacrestia; orientamento sessuale, che tu devi ignorare nel modo più assoluto, se no sei peggio di Hitler. E quanto alla lesbicità (lesbicitudine, lesbichezza, lesbicheria, quello), “dichiaratamente”, mi raccomando, che se fosse lesbica sì ma senza strombazzarlo ai quattro venti, varrebbe comunque il doppio di una donna etero, il quadruplo di un uomo etero, l’ottuplo di un uomo etero bianco, ma pur sempre la metà di una lesbica negra dichiarata e invece no, lei è dichiarata, per cui vale il doppio di una negra lesbica non dichiarata, il quadruplo di una negra etero, l’ottuplo di una bianca etero, il sedicuplo, ciuplo, ciplo, quello, di un uomo bianco etero. E se non è razzismo questo, non so davvero cos’altro lo sia.

Che se poi non lo avessero scritto che è una donna…
lightfoot
barbara

IL MAESTRO DI FOLIGNO E ALTRE STORIE

Questo è un articolo recentissimo, con gli ultimi aggiornamenti.

Atti persecutori, maltrattamenti, violenza privata con l’aggravante dell’odio razziale e della minore età dei soggetti passivi: sono questi i reati per i quali Mauro Bocci, l’insegnante di Foligno che avrebbe rivolto insulti razziali nei confronti di due minori nigeriani, potrebbe finire sotto processo. A chiedere che il maestro venga sottoposto ad un procedimento penale è l’avvocato Silvia Tomassoni, mamma di una bambina della scuola del terzo circolo dov’è avvenuto il fatto e legale della famiglia nigeriana. A ricostruire la vicenda che ha coinvolto il maestro Bocci è l’esposto presentato in queste ore alla Procura. “I miei assistiti sono rimasti vittime di ben tre episodi. Il bambino che frequenta la quinta elementare l’8 febbraio durante la ricreazione – spiega l’avvocato Tomassoni – è stato invitato dal maestro a seguirlo. Ingenuamente il bimbo l’ha fatto e si è trovato in un’aula (ndr non la sua) dove è stato additato con un “guardate com’è brutto”. Ma non basta.

Secondo quanto riporta l’esposto il 9 febbraio l’insegnante, supplente a contratto fino al prossimo mese di giugno, sarebbe entrato in aula e avrebbe detto all’alunno di colore: “Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”. Parole che hanno fatto seguito ad un gesto altrettanto vessatorio: il maestro, infatti, avrebbe fatto girare il banco del bambino verso la finestra e l’avrebbe inviato a guardare fisso fuori dalla finestra aggiungendo “Non ti voltare così non vedo come sei brutto”.

A finire additata dal maestro Bocci sarebbe anche la sorella del bambino nigeriano: “Secondo quanto hanno riportato i bambini e quanto mi ha riferito la famiglia – spiega Silvia Tomassoni – a fine gennaio l’insegnante in quarta elementare si sarebbe rivolto alla bambina dicendole: “Io conosco tuo fratello tu sei brutta come lui. Che nome lungo ti hanno dato i tuoi genitori ti posso chiamare scimmia?”. Frasi che hanno mortificato i due bambini: “Non volevano più andare a scuola. Sono stati i genitori – spiega il legale – ad insistere per non darla vinta al maestro. Hanno rassicurato i bambini e hanno informato la preside che è venuta a sapere degli episodi l’11 febbraio scorso, quando si è impegnata con i genitori a verificare i fatti e a trasmettere il tutto all’ufficio scolastico regionale”.

A peggiorare la situazione dell’insegnante ora ci sarebbero anche altre accuse non contenute nell’esposto. Secondo alcuni genitori, il docente più di una volta avrebbe impedito ai bambini di andare in bagno e alcuni se la sarebbero fatta addosso. Non solo. Secondo quanto riportato da una maestra all’avvocato Tomassoni, in una quinta nelle ultime due settimane il maestro avrebbe mostrato ai bambini un film sulla Shoah con scene piuttosto violente e crude lasciando la classe incustodita e senza un adulto che li aiutasse a contestualizzare gli episodi. Dal canto suo, Bocci, che nel frattempo è stato sospeso dall’insegnamento continua a difendersi dicendo che si è trattato di un “esperimento sociale” e che avrebbe avvertito i bambini a far tempo. Una strategia difensiva che il legale della famiglia respinge: “E’ un argomento che il maestro ha tirato fuori a posteriori. Esperimenti di questo genere non si fanno e non è vero che i bambini erano stati informati”. (qui)

Secondo un’altra versione, sempre dello stesso maestro, non si tratterebbe neppure di un esperimento sociale bensì di un’attività educativa
maestro di foligno
– e trovo assolutamente esilarante questa cosa del “far prendere coscienza del concetto di differenza razziale”: cioè, abbiamo stabilito una volta per tutte che le razze non esistono, e per educare i bambini in questo senso il maestro dice vedete bambini? Lui è negro, cioè di una razza diversa dalla nostra. Comunque. Tutto questo è solo il ponte che porta all’argomento che intendo trattare in questo post. Che è quello del “razzismo di parte”: da quando l’episodio è stato reso noto è tutto un levarsi di alti lamenti sul razzismo leghista e chiamate in causa di Salvini quale istigatore del razzismo che dal 4 marzo dell’anno scorso avanza al galoppo senza pietà per nessuno. È questo l’elemento dominante dei commenti che si possono leggere in giro: cosa vuoi aspettarti da un leghista duro e puro, tipico razzismo leghista, tipico effetto lega, Salvini docet, con un ministro dell’interno leghista razzista cos’altro c’è da aspettarsi – con alcuni deliziosi intermezzi, da parte di questi fieri antileghisti, quali “hai visto che questi africani hanno trovato il modo di arricchirsi con i risarcimenti a spese degli italiani!”.  Insomma, tutto un fiorire di maestro leghista e Salvini boia. Poi viene fuori che no, il caro maestrino non è esattamente leghista, anzi, è un bravo comunista tutto d’un pezzo. Molti ancora resistono a chiamarlo leghista, perché non è credibile, anzi, non è neppure pensabile, che un sinistro sia cattivo e razzista, ma prima o poi, per quanto refrattari, dovranno arrendersi anche loro alla realtà. E allora mi sa che succederà come con l’uovo di Moncalieri – uovo inconfondibilmente fascista, figlio di un governo neonazista che classifica i cittadini in razzialmente puri e impuri e manda in giro bande neonaziste per attaccare i razzialmente impuri – lanciato contro un’atleta negra, che si è fatta tantissimo male, che rischia di perdere l’occhio, che forse non potrà più gareggiare, forse anche resterà sfregiata; poi è quasi subito venuto fuori che in realtà era un uovo comunista, e l’atleta è guarita all’istante e nessuno ha protestato più.

L’altro tema che intendo toccare è quello dell’esperimento sociale a scopo edificante. Oggettivamente: non avrebbe potuto inventare una scusa più idiota. Mi viene in mente quel tizio portato in tribunale da una sua sottoposta con l’accusa di averle messo le mani sul sedere. Avesse detto qualcosa come “Scusate, ma lo avete visto? Davvero voi riuscireste a resistere di fronte a un culo così?” non dico che lo scuserei, ma qualche attenuante penso che sarei disposta a riconoscergliela. Invece che cosa ha detto? “Le si era posato sopra un capello e glielo volevo togliere”. Cinquemila anni più le spese, minimo, sarebbe da dargli. Idem per il maestro. Perché qualunque imbecille ritardato troglodita sa che gli esperimenti si fanno informando per prima cosa la vittima designata, e nel caso in questione anche i genitori: ho intenzione di fare così e così per vedere come reagiscono gli altri bambini, e se lo fanno nel modo sbagliato spiegare perché è sbagliato e che cosa è giusto fare. Ti dirò cose brutte, ma NON SONO LE COSE CHE PENSO DI TE, mi servono per fare questa prova: sei d’accordo? Ci stai? Voi genitori che cosa ne pensate? Preciso che anche così sarebbe un’idiozia assoluta, ma sarebbe almeno credibile. Forse. Non sono invece consapevoli le vittime degli scherzi o degli esperimenti sociali fatti con la candid camera, che rispettano però tre regole ferree: le vittime sono persone RIGOROSAMENTE ADULTE, sono sottoposte a UNA SOLA prova, appena terminato il gioco, ne vengono IMMEDIATAMENTE INFORMATE:

C’è ancora una cosa di cui vorrei parlare, a proposito di “esperimenti sociali”. Qualche mese fa è uscita questa roba qui, che si presenta appunto come esperimento sociale. Guardatela bene:

Classi di una decina di alunni. L’insegnante: se è un supplente che entra in quelle classi per la prima volta ci si aspetterebbe che dica qualcosa come “sono il supplente del professor Tale che è ammalato”, ma non dice niente del genere; se è il professore solito della classe (in tre istituti diversi? Qualcuno ha mai visto qualcosa del genere?) e si mette improvvisamente a comportarsi in quel modo, oltretutto con argomenti così assolutamente insensati, nessuno che gli chieda cosa si sia fumato prima di entrare in classe? La banalità degli argomenti degli studenti, e gli stessi per tutti – e non uno, in tutte e tre le classi, che manifesti la minima diffidenza, la minima antipatia, il minimo disinteresse nei confronti della velata, o che faccia almeno presente che la copertura del viso è illegale. Insomma, l’ennesima pagliacciata in cui, vittima, professore e studenti sono tutti attori consapevoli che recitano una parte, spacciata per esperimento sociale di cui gli studenti vengono informati solo alla fine. Il tutto allo scopo di edificare il popolo. Ma andate a…

Quanto al tizio di Foligno, vabbè, quella è una roba genetica, come autoriconosciuto dagli stessi folignati:

barbara

LA NOSTRA FUTURA PIDDINA

Eccovela qui

e qui

e ancora qui

dove vieppiù dimostra il suo spiccato senso del dialogo, del rispetto, della moderazione, per non parlare della competenza politica. Grazie a lei sicuramente le sorti del PD si risolleveranno con una risalita da elicottero.

e non posso rinunciare a riproporre questo gioiello,

che mi suggerisce qualche considerazione supplementare:
1. Apostrofare una persona come “tu uomo bianco”, oltretutto contrapposto a “una donna [chiaramente autoidentificantesi come non bianca] come me” non è forse razzismo?
2. Se un uomo mi dice “tu, donna, va’ a casa a fare la calza” sta chiaramente parlando in qualità di uomo, rivolgendosi a me in qualità di donna, dimostrandosi inequivocabilmente sessista – oltre che pesantemente maleducato. Ma se mi sta criticando per qualcosa che ho detto e che – a ragione o a torto – lui ritiene sbagliato, c’entrano qualcosa i nostri rispettivi sessi? E dunque, il chiamarli in causa non è sessista?
3. Se dico “Tu uomo bianco non puoi parlare così con una donna come me”, non sto automaticamente dicendo che con una donna come te (cioè bianca) puoi invece farlo benissimo, ossia che a me devi un rispetto maggiore, ossia che la mia razza è superiore alla tua?
4. Se dico “Non ti devi arrabbiare e diventare rosso” a una persona che sta esponendo dei fatti (e che io interrompo parlandogli sopra per impedirgli di esporli), a cui di arrabbiarsi non passa neanche per la testa, non sto dimostrando una gigantesca coda di paglia?
5. E se nella stessa frase, senza neppure una virgola in mezzo, passo dall’economia inglese alla politica italiana sull’immigrazione… No, qui non c’è neppure bisogno di porre la domanda.
E pensa se davvero il PD la candida, e se lei accetta la candidatura, e se viene eletta, e se magari in un prossimo governo ce la ritroviamo ministro degli Esteri, o dell’Interno… Basta, fatemi andare a prendere un paio di damigiane di Maalox.

PS: ho deciso di non postare il video, a proposito di Salvini “Rispetto il voto democratico ma…” perché troppo lungo, ma il titolo dice già tutto, come sempre quando l’incipit politicamente corretto (non sono antisemita, non sono razzista, Israele ha il diritto di esistere – magari addirittura di difendersi, non giustifico il terrorismo…) è seguito dal fatidico “ma”.

barbara

“ENTRATE NEGLI ASILI NIDO E UCCIDETE I BEBÈ BIANCHI.

Acchiappateli e impiccate i loro genitori.” Così canta il signor Nick Conrad, rapper francese di origine camerunense. Perché noi siamo antirazzisti, chi si azzarda anche solo a vedere i colori è razzista però, sia ben chiaro, bianco è brutto e nero è bello, i bianchi sono cattivi e i neri sono buoni, i bianchi sono oppressori criminali – tutti, indistintamente, neonati compresi – e i neri sono povere vittime. Tutti, indistintamente, azionatori di machete compresi. I neri devono vivere e i bianchi devono morire. E naturalmente, oltre che brutti sporchi e cattivi, siamo anche stupidi, perché non abbiamo capito niente: la canzone non ha intenti razzisti, assolutamente no: vuole solo fare riflettere su quanto accaduto ai neri, povero cocco. E allora riflettiamo, dunque. Per secoli è andata in onda la tratta dei negri in Africa, da deportare per lo più in America come schiavi, da sfruttare spesso in maniera brutale. Chi ordinava la tratta? I bianchi. Chi la organizzava? In gran parte gli arabi. Chi eseguiva materialmente le razzie? Spesso gli stessi negri, a volte gli arabi, raramente i bianchi (no, non sto dicendo che i bianchi fossero innocenti o poco colpevoli, ma chi cattura il proprio fratello per consegnarlo al carnefice, è forse meno colpevole del carnefice?). Perché quando si racconta la storia, bisogna raccontarla tutta, non solo la parte che porta l’acqua al proprio mulino. E questa, anche così completata, è una parte della storia. Perché poi ce n’è un’altra: quella dei bianchi catturati e ridotti in schiavitù dagli arabi, e non pochi di loro avrebbero fatto volentieri il cambio con i negri schiavi dei bianchi. E a questo va anche aggiunto che – sorpresa sorpresa – i bianchi schiavi degli arabi sono stati più numerosi dei negri schiavi dei bianchi. E magari mettiamoci anche – ciliegina sulla torta – che gli arabi continuano a praticarla tuttora, la schiavitù. Ma gli unici con diritto per grazia divina al frignamento perpetuo, secondo qualcuno che si autonomina portavoce dell’intera “razza”, sono i boveri negri berseguitati dai bianghi gattivi. Diritto al frignamento e allo sgozzamento dei neonati bianchi. Film, quello dello sgozzamento dei neonati nella culla, che abbiamo già visto: evidentemente è talmente piaciuto che ne vogliono girare altri episodi.

barbara

ANCHE ELIO CABIB SOSPESO DA FB

In principio era l’articolo. Quello pubblicato il 31 agosto da Repubblica. Questo.

“Io liceale, ho scoperto il terrore per il colore della mia pelle”

Tre anni fa camminavo per le strade di Palermo senza paura. Avevo tredici anni e il razzismo non sapevo cosa fosse. Ora è diverso. Ho sedici anni e il razzismo lo sento sulla mia testa come una minaccia. Il clima è cambiato rispetto a tre anni fa e adesso ho paura a camminare per strada.
Sono arrivato a Palermo dall’Eritrea quando ero bambino, frequento un liceo della città, ho amici che mi vogliono bene. Leggo, mi informo e ora ho paura di chi incontro per strada. I miei amici palermitani non possono capirlo. Se camminano da soli non devono preoccuparsi degli altri ragazzi che incontrano. Io invece sì: temo gli insulti, le minacce, un’aggressione.
Temo, insomma, quello che è già successo in Italia e anche vicino Palermo durante l’estate ad altri ragazzi di colore colpevoli semplicemente di non essere nati qui.
Ma i politici della Lega, Salvini in persona, non si rendono conto dei pericoli ai quali espongono i ragazzi come me? Fomentare il razzismo significa mettere in pericolo tanti ragazzi di colore, significa trasformare le loro vite in un incubo.
Con i miei amici parlo di questo ma cerco sempre di non parlare del mio caso: faccio un discorso generale, perché non voglio essere un peso per loro e perché il razzismo è un dramma che colpisce tutti. I miei amici sono dalla mia parte ma alcuni hanno parenti, anche i genitori stessi, che invece su Facebook si schierano palesemente dalla parte di chi attacca i migranti.
A scuola mi sento al sicuro. O almeno mi sono sentito al sicuro fino a ora. Però sui social ho visto che alcuni compagni hanno iniziato a simpatizzare per chi attacca i migranti. Spero cambino idea. Amo Palermo, è ancora una città accogliente, dovessi andare via non vivrei mai nel Nord Italia. Lì i razzisti sono tanti. Sono gli ultimi giorni di vacanza vorrei potermi divertire come tutti, senza avere paura che qualcuno mi provochi per il colore della mia pelle. Vorrei vivere una vita normale come tutti i miei amici. Chiedo tanto? (qui)

Inizialmente avevo intenzione di inserire, come faccio spesso, qualche commento nel testo, ma poi ho rinunciato: cosa vuoi commentare in questo affresco di un’Italia che il Sudafrica dell’apartheid in confronto era una bazzecola. Cosa vuoi commentare in questa lagna vittimistica. Cosa vuoi commentare in questo patetico frignamento. Elio Cabib invece lo ha fatto, pubblicando su FB questo post:

Questo ragazzo è terrorizzato da quel mostro di Salvini. Il quale Salvini si oppone al salvataggio dei migranti, anzi spera che muoiano e quelli che si salvano li ricaccia sulle coste libiche, vuol fare leggi razziali antirom, ma soprattutto odia i negri e li vuol discriminare, come questo ragazzo dimostra sulla sua pelle. Sicuramente sta progettando di spargere la peste tra i musulmani, infettare i tappeti delle moschee coi sui piedi, anzi con gli zoccoli, e magari sgozzerebbe volentieri qualche bimbo musulmano per la Pasqua. Ma … Salvini…. sarà mica ebreo?

Sarà stato per la parola “negri”, che come tutti sappiamo è peggio che bestemmiare in chiesa e pisciare negli aperitivi magari anche già con l’olivetta infilzata nello stuzzicadenti e ficcata dentro, o sarà stato per l’uso dell’ironia, tabù dei tabù (tabus tabuorum), fatto sta che è stato sospeso da FB. Che poi sarà un caso, anzi sono sicura, sicurissima, sicurissimerrimissima che è un caso, ma il fatto è che continuo a vedere sospesa gente manifestamente e attivamente pro Israele: gente che scrive ebrei ai forni, Israele cancro dell’umanità deve essere annientato, tu li segnali e ti senti rispondere che “non viola i nostri standard”. Vabbè. Ma la storia non finisce qui. Perché succede che Enrico Richetti dà, sempre su FB, la notizia della sospensione, così:

Elio Cabib bloccato per avere deriso chi demonizza Salvini. E poi sarebbe Salvini il fascista? Oggi i fascisti sono rossi

Segue, nei commenti, uno scambio a dir poco delirante fra un certo Daniel Haviv e Mirella, di cui riporto alcuni interventi salienti (non tutti, perché il signor Haviv, oltre che delirante, è anche un tantino ripetitivo).
D. H. Dire che Salvini è fascista non è demonizzarlo, è la verità. Cmq si può discutere senza deridersi a vicenda. La derisione ti sembra un modo civile e rispettoso di comunicare? Se uno usa questo modo offensivo non si sorprenda se qualcuno lo denuncia a FB e se viene bloccato. [quindi la censura è cosa buona e giusta, anche quando non si tratta che di una banale presa in giro][…]
In Italia il comunismo non ha espulso studenti e professori ebrei dalle scuole e dalle universita’ (facendo un danno irreparabile alla cultura e alla scienza italiane) e non ha fatto perdere il lavoro a migliaia di impiegati ebrei riducendoli alla fame, molti dei quali hanno dovuto emigrare per sopravvivere. Cmq dire che qualcuno ha fatto di peggio non diminuisce il danno e i milioni di morti che il fascismo ha provocato in Italia agli Italiani, prima e oltre che agli Ebrei italiani. [forse il Nostro ignora che il comunismo, in Italia, non è mai stato al potere. Provi un po’ a chiedere agli ebrei dell’intero impero comunista, e in particolare nell’Unione Sovietica, come se la sono passata prima della caduta del comunismo]

M. Su FB girano materiali antisemiti e di incitamento ad attacchi terroristici contro Israele. Direi proprio che Fb avrebbe cose decisamente più serie di cui occuparsi. Comunque, deridere una persona non è corretto, ma demonizzarne una perché ha idee diverse dalle proprie non è certo meglio.

D. H.
Appunto ma bisogna vedere se criticare Salvini (o chi altro) è demonizzazione. Bollare la critica come demonizzazione equivale a delegittimarla, è un atteggiamento intollerante.

M. Hai presente di che cosa si trattasse, critica (legittima) o demonizzazione (illegittima)? Non ho visto quindi io non lo so.

D. H. Io so che c’è molta critica a Salvini e che per un filo-Salvini come Elio Cabib questa è demonizzazione. Per lui (che conosco bene) ogni critica al suo idolo è illegittima e la bolla come demonizzazione. Si vede che ha deriso qualcuno e che questo, offeso, lo ha segnalato. [si noti che evita accuratamente di rispondere alla domanda]

M. OK, ma non sai cosa abbia scritto lui, cosa sia stato scritto su Salvini (sai del “vade retro” sul giornale per esempio?) e se si tratti di una persona in particolare o meno. Direi che in ogni caso su FB gira impunemente ben di peggio.

D. H. Certo che di ogni cosa c’è di peggio, ma anche di meglio. Io non cavillerei troppo Mirella, Enrico ha scritto “Elio Cabib bloccato per avere deriso chi demonizza Salvini” e io credo a Enrico, anche conoscendo Elio. Punto.

M. Allora devi credere anche che si tratti di demonizzazione… Ovviamente, anch’io credo a Enrico!

D. H. Forse non mi sono spiegato: credo che Elio sia stato bloccato perché ha deriso qualcuno. Conoscendolo so che lo fa con chi la pensa diversamente da lui. Sulla demonizzazione ho forti dubbi (se me lo permetti) perché conoscendo Elio e leggendo quello che scrive so che per lui la critica a Salvini è “demonizzazione”. Adesso sono stato chiaro?

Come si può vedere, il signor D. H. continua a parlare del post di Elio in termini di “credo”, “si vede che”, “lo conosco bene”: infatti, io lo so con certezza, D. H. NON ha letto il post, non ha la minima idea di che cosa ci sia scritto, non sa a chi sia rivolto (“ha deriso qualcuno”), ma si esprime come se lo conoscesse (Elio Cabib ha bollato come demonizzazione una critica” – ahi, queste famose legittime critiche -, usa questo modo offensivo, Salvini è il suo idolo). E giudicare e valutare qualcosa che non si conosce è il massimo della scorrettezza oltre che – mi sia permesso dirlo – della stupidità. Ma c’è qualcosa di ancora peggio. Molto peggio: Elio Cabib, per ragioni tecniche, non può leggere i commenti di D. H., ossia i suoi attacchi frontali non solo a Salvini ma anche a lui. Non li può leggere, non può controbattere, non può difendersi.
C’è un’espressione, in ebraico: “lashon hara”: letteralmente “lingua del male”, da non confondere con la semplice maldicenza. Il lashon hara è in assoluto, nell’ebraismo, il peggiore peccato che si possa commettere nei confronti del prossimo, al punto da essere equiparato all’omicidio. Questo è il peccato dell’antropologicamente e moralmente superiore signor Daniel Haviv. Fra due settimane sarà Yom Kippur: farebbe bene a ricordarsene.

POST SCRIPTUM: come per Niram Ferretti, invito a rendere noto su blog e FB l’orrendo crimine di Elio Cabib, che gli è valso la messa al bando dalla società civile.

barbara