UOMINI E NO

Dunque c’è un tale che i luminosi illuministi illuminati considerano come un non-uomo. Per farci vedere come è fatto uno che invece ha tutti i requisiti per poter essere definito uomo, gli mettono accanto un’altra foto.
uomini e no
Non sapendo chi fosse quel signore, ho guglato, e ho appreso che è un sindacalista. Ma perché fra tutti i sindacalisti che ci sono in Italia, come rappresentante della specie umana è stato scelto proprio lui? Era amico di uno che è stato assassinato, dice. Ah, ok. Ma quello è l’unica persona che può vantare amicizia con qualcuno che è stato assassinato? Anch’io ero amica di uno che è stato assassinato, ma nessuno è venuto a cercarmi. Che poi con tutti i magistrati poliziotti giornalisti gente comune – per limitarci alla gente perbene – che vengono assassinati, ognuno con la sua più o meno ricca cerchia di parenti e amici, perché proprio lui? Che sarà sicuramente una persona per bene, onestissima, buonissima, che paga tutte le tasse e non cornifica mai la moglie, ma non mi sembra che sia famoso per avere compiuto qualche impresa speciale, operare salvataggi, sventare rapine, impedire attentati… E allora, allora, che cosa avrà mai questo uomo di diverso dal non uomo? Guarda e riguarda, pensa e ripensa, ponza e riponza, mugina e rimugina (sì, lo so, mugina non c’è, risparmiatevi la fatica di venirmi a fare le pulci), niente, non trovo niente, non riesco a venirne a capo. A meno che… no, aspetta, non è possibile, non ci posso credere… Eppure…  l’unica differenza fra i due è il colore della pelle, non riesco a vederne altre, non riesco a indovinarne altre. Cioè, quello che distingue un uomo da un non uomo è il colore della pelle?! Non riesco a capacitarmene, ma d’altra parte, se il messaggio non volesse essere quello, perché mai avrebbero cercato un negro per contrapporlo come uomo al bianco-non-uomo? E perché avrebbero pubblicato le foto senza una sola parola di spiegazione se la differenza fra i due non fosse qualcosa che si vede, qualcosa che salta immediatamente agli occhi? E a questo punto mi chiedo anche: questo che non è un uomo, che cosa sarà mai? Forse un… Untermensch? Un… Stück da caricare su un carro bestiame piombato per essere mandato alla destinazione… finale? Sì, deve essere così, perché noi, lo sanno tutti, siamo antifascisti, antirazzisti, contro ogni discriminazione, contro ogni prevaricazione; per dirla in tre parole siamo DALLA PARTE GIUSTA, per dirla con una parola sola siamo quelli BUONI. E quindi negro=uomo, bianco=non uomo. Ecco, finalmente l’ho detto, che neanche ve lo immaginate da quant’è che  ce l’avevo qui nel gozzo.

(Poi vai a dare un’occhiata qui, che male non ti farà)

barbara

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HE HAD A DREAM

he had a dream
Ci illudevamo che i sogni non potessero invecchiare? Che non potessero passare di moda? Ci sbagliavamo, purtroppo. Tanto è vero che qualcuno sembra convinto che le vite di bianchi, gialli, rossi (e chissà dove si collocheranno i negri albini) non contino,
blacklivesmatter
lebensunwerte Leben le chiamava qualcuno, qualche decennio fa: vite indegne di essere vissute, e noi lo chiamiamo, quel qualcuno, razzista.
E non mi si venga a raccontare che è per via della mano più pesante che certi poliziotti sembrano avere nei confronti dei negri (non so se si sia notato: ho deciso di abbandonare i ridicoli sostituti inventati per evitare la parola negro, come se negro fosse un insulto o una parolaccia, come quando si dice signorine allegre ma lo sanno tutti che si intende puttane) rispetto ai bianchi: se di questo si trattasse, troverei logico rivendicare che “all lives matter” o, meglio ancora, “every life matters”. Invece no: rivendicano che valgono le vite dei negri; non anche quelle, no: quelle e basta. E questa cosa si chiama razzismo. Se esiste un aldilà in cui le anime sopravvivono al corpo e “conoscono”, il povero Martin Luther King deve sembrare un’elettroturbina.

barbara

SUL DISCORSO DELLE RAZZE E SU ALCUNI ALTRI MASSIMI SISTEMI

Direi che può essere utile cominciare da qui, che coi disegnini si capisce meglio:
razze
E proseguo invitandovi a leggere questo post del sempre magistralmente preciso Giovanni Ciri.
Vado avanti con un episodio personale già altre volte citato: mi è accaduto di essere accusata di razzismo per non averla data seduta stante a un tizio che mi aveva abbordata per strada. [Piccolo inciso. Non per vanteria, ma solo per chiarire il contesto: in altri tempi ero una gnocca da sballo, con due gambe che avrebbero irretito san Francesco. Ho cominciato a essere abbordata a tredici anni (in realtà anche prima. Molto prima, per essere precisi, ma questa è un’altra storia) e ho continuato fino a cinquant’anni suonati. Naturalmente non ho idea di quante volte sono stata abbordata, ma sicuramente tante, ma proprio tante. Non mi sono mai sognata di rispondere a un abbordaggio] L’accusa derivava dal fatto che il tizio in questione era nero. Ora, se un nero mi considera razzista pensando che lo abbia respinto a causa del suo colore, posso ragionevolmente ritenere che lui consideri il suo colore come identificativo di una razza diversa dalla mia? (Noto, per inciso, che con questa convinzione che, se non fosse per il colore, avrebbe tutti i numeri per farsi raccattare all’istante, dimostra quanto sia vero che gli imbecilli sono sempre anche presuntuosi). Ma naturalmente nessuno si sognerebbe di dare del razzista a un nero che crede all’esistenza delle razze, mentre se lo fa un bianco sì, misteri della logica dei progrediti progressisti. Ricordo per inciso, per chi è nuovo da queste parti, per chi non lo ricorda, per chi si è distratto, per chi non l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera, che la famosa “razza umana” di Einstein è una colossale bufala, sapevàtelo. E andiamo avanti, con un breve cenno alle origini. Alle origini c’era il razzismo, cioè la mia razza è superiore, la tua inferiore, e quindi comando io. Credo che molti immaginino che questo faccia parte del pensiero occidentale, bianco, tanto per restare in tema: niente di più sbagliato: i miei studenti somali per esempio, non più di una trentina d’anni fa, mi spiegavano che “se Allah avesse voluto che fossimo uguali, ci avrebbe fatti uguali, se ci ha fatti diversi vuol dire che voleva che si capisse che siamo diversi” e, coerentemente con questa teoria, mostravano il massimo disprezzo per i bantu – più scuri dei somali (e pertanto da loro chiamati negri), di ossatura grossa per non dire grossolana e, oggettivamente, molto meno belli, per usare un eufemismo – e li consideravano una razza inferiore; i musulmani arabi in Darfur hanno per anni sterminato i musulmani neri; gli esquimesi chiamano se stessi “inuit”, che significa uomini, qualifica che riconoscono unicamente a se stessi. E si potrebbe continuare a lungo. Comunque. In altre parti del mondo il razzismo ha continuato a prosperare; nel corrotto e degradato per non dire marcio Occidente abbiamo invece maturato la convinzione che non possano esistere differenze gerarchiche fra le varie razze, non esistono razze superiori e razze inferiori, razze per decreto divino dominanti e razze per decreto altrettanto divino succube: la superiorità si stabilisce in base alla cultura, all’intelligenza, all’etica, non al colore della pelle. Bene. Ma poiché il progresso non si ferma, si è pensato bene di fare un ulteriore passo avanti: da “non esistono razze superiori e inferiori” si è passati a “non esistono le razze”. Qualcuno ha addirittura genialmente proposto di abolire la parola razza, in modo da rendere concretamente impossibile la mentalità razzista (e dunque adesso abbiamo il piacere di sapere che ci basterà abolire la parola fucile per rendere concretamente impossibile l’omicidio). Invenzione stupida ma innocua? Mica tanto. Perché il progresso ha continuato inesorabilmente ad avanzare, e dal superamento del razzismo si è passati al superamento dello specismo: non esiste alcuna differenza gerarchica fra l’uomo e qualunque altra specie animale, la dignità del moscerino è esattamente pari alla mia, sono nati comitati per la difesa dei diritti degli animali perché i diritti degli animali sono esattamente pari ai miei. Dalla – giusta – attenzione a non provocare agli animali sofferenze inutili si è passati, con argomentazioni di inaudita ignoranza, oltre che non di rado deliranti, al rifiuto della sperimentazione animale per i farmaci che ci salvano la vita, perché la mia vita non vale quella di un topo, con del vero e proprio terrorismo informativo, con orripilanti truculente foto tarocche (chi ha la pur minima conoscenza della materia, sa che se l’animale soffre, l’esperimento perde qualunque validità, per dirne una), con “notizie” inventate di sana pianta, tra l’altro chiamando vivisezione qualunque tipo di sperimentazione animale, dimostrando di non avere la minima idea del significato della parola (chissà se lo sanno che quando vanno a farsi estrarre un dente si stanno sottoponendo a una vivisezione in piena regola); si è passati non solo al vegetarismo, ma addirittura a quel vero e proprio delirio che è il veganesimo (salvo poi far castrare il gatto e dire che è per il suo bene, tenerlo chiuso in un bilocale e dire che è perché lo amano. Eccetera). E dunque succede che il leone ha il diritto di mangiare la gazzella, ossia secondo la sua natura, ma noi – selezionati nel corso di milioni di anni come onnivori – no; vale a dire che tutte le specie animali sono titolari di pari diritti, tranne quella umana, ogni animale fa parte della catena alimentare di qualche altro animale, ma la catena per qualche insondabile motivo non può arrivare fino all’uomo. E qui emerge un’altra di quelle curiose bizzarrie a cui i cultori del pensiero etico ci hanno abituati. È giusto, dicono, perché gli animali seguono il proprio istinto, mentre noi siamo dotati di pensiero razionale e possiamo scegliere (pensiero razionale noi sì e loro no? Ma non eravamo uguali in tutto e per tutto?) Ok, ma allora perché dicono che gli animali sono migliori degli umani, per esempio il cane è fedele fino alla morte e oltre mentre l’amico ti tradisce, come se l’animale scegliesse coscientemente i propri comportamenti? E perché se si parla invece delle femmine che si mangiano i cuccioli appena partoriti tornano a invocare l’istinto per spiegare che non possono essere considerate cattive per questo? Perché il marito umano fedifrago è un farabutto mentre il capobranco che monta tutte le femmine del branco sarebbe ridicolo chiamarlo farabutto perché segue il suo istinto, ma il gatto che ti fa molte più coccole di tuo marito è buono per scelta? Eccetera. Riassumendo: quando un animale fa quelle che presso gli umani sono considerate cose buone, è perché sono buoni (migliori di noi), quando fa quelle che presso gli umani sono considerate cattive sono innocenti perché quello è il loro istinto. Insomma, non esistono culture inferiori ma la cultura cosiddetta occidentale lo è (non ho trattato il tema in questo post, ma è argomento di stringente attualità); le razze non esistono perché abbiamo deciso che non esistono, le specie animali hanno tutte pari dignità ma la specie umana è enormemente inferiore alle altre sotto tutti gli aspetti. Siamo arrivati al capolinea? Ma neanche per sogno! L’ultima – per ora – frontiera è la shoah degli animali. Già nel 2003 la PETA, People for the Ethical Treatment of Animals (sulla quale, se avete voglia di fare un po’ di ricerche, ne troverete delle belle), ha organizzato una mostra dal titolo “La Shoah nel tuo piatto”, accostando immagini dei campi di sterminio a immagini di animali in aziende agricole
Shoah animali 1
Shoah animali 2
Shoah animali 3
quest’ultima, oltretutto, assolutamente ridicola, oltre che malamente fotoshoppata: quello scheletrino senza un filo di carne addosso dovrebbe rappresentare un animale che uccidiamo per mangiare?!
Come vedete, il discorso che parte dalle sacrosante battaglie per l’abolizione della schiavitù (da parte di noi corrotti occidentali bianchi capitalisti: in molte parti del mondo è tuttora praticata di fatto, e in alcuni paesi africani è praticata dai mercanti di schiavi arabi anche di diritto, con “regolari” compravendite sulla piazza del mercato) e l’abbattimento del pregiudizio razzista, ha portato molto lontano e, come non di rado accade alle battaglie iniziate con le migliori intenzioni e coi migliori ideali, ha preso strade, diciamo così, discutibili: la rivoluzione francese iniziata per togliere potere e privilegi ad aristocrazia e clero improduttivi e darli alla ricca borghesia produttiva, si è risolta in un mare di sangue e 15 anni dopo ha sostituito la monarchia con l’impero; la rivoluzione russa nata in febbraio per porre fine alla guerra e alla più oscurantista e oppressiva monarchia d’Europa è sfociata nel colpo di stato di ottobre e ha dato vita al più terrificante inferno che il mondo abbia mai conosciuto. La lotta per la dignità di ogni essere umano ha portato, in una delle sue ramificazioni, a sputare su milioni di esseri umani strappati alle loro case, depredati di ogni loro avere, costretti a vedere la sofferenza dei loro cari essendone pienamente consapevoli (quel famoso pensiero razionale di cui sopra, che noi abbiamo e le altre specie animali no – e speriamo che fra un po’ non ci contestino anche questo), deportati, torturati, sterminati. Il tutto non solo senza vergogna, ma sentendosi anche eticamente superiori.
Naturalmente non è accettabile che qualcuno proclami di voler di salvaguardare “la razza bianca”: si difende una cultura, non un colore, e sarebbe ora che qualcuno si decidesse a rimboccarsi le maniche e a farlo seriamente. Ma non è certo negando la realtà che si combattono le derive razziste.

barbara

IMMAGINATE UN CAMPO ESTIVO PER SOLI BIANCHI

Assolutamente esclusivo: niente negri, niente mulatti, niente coppie miste, se non sei di pura razza bianca non entri, se hai fatto la cazzata di sposare un negro (una negra) peggio per te: entri da sola (solo) e i figli bastardi restano fuori. Siete increduli di fronte alla possibilità di un simile orrore? Fate bene: infatti non esiste. Quello che esiste è, al contrario, un campo estivo vietato ai bianchi. Dove? Nel Sudafrica post apartheid che ha trasformato i bianchi in cittadini di serie B? In qualche Paese africano post coloniale che ha instaurato una rigida apartheid nei confronti degli ex padroni? Niente di tutto questo: succede in Francia. E nessuno grida allo scandalo. Nessuno grida al razzismo. Nessuno si indigna. Nessuno protesta. Niente di niente. Alla faccia del siamo tutti uguali abbiamo tutti gli stessi diritti siamo tutti progressisti antirazzisti le razze non esistono.

Meno male che almeno possiamo consolarci con la certezza che quello che si è scatenato oggi a Barcellona non è il vero islam.

barbara

IL BUIO OLTRE LA SIEPE

Riletto dopo decenni. Dopo molti decenni. E rileggendolo ho avuto la sorpresa di trovare molte cose di cui non avevo il minimo ricordo, mentre ricordavo una cosa che non c’è affatto: il processo per stupro al negro innocente mi sembrava di ricordarlo concluso con un’assoluzione seguita da un linciaggio, minuziosamente descritto. Leggendo la reale conclusione del processo e le sue conseguenze, mi sono resa conto che evidentemente avevo confuso la vicenda con una analoga di un altro libro, probabilmente letto molto vicino nel tempo a questo; una ricerca in rete ha confermato che si trattava di Fermento di luglio di Erskine Caldwell. Ricordavo invece perfettamente, in tutti i dettagli, l’episodio della lettura alla vecchia vicina bisbetica ma, curiosamente, credevo che si trovasse in un altro libro. Quello che non è cambiato affatto dalla prima alla seconda lettura è la straordinaria bellezza del libro, molte pagine del quale sarebbero da incorniciare: l’avvocato seduto a leggere il giornale di notte davanti alla prigione in attesa di possibili linciatori, che infatti arrivano; il vicino “strano” che si fa vivo nei modi più impensati e inaspettati, fino alla tragedia che si materializza nelle ultime pagine; lo sceriffo che ostinatamente continua a “spiegare” come sono andate le cose, che in effetti “devono” essere andate così; la maestra che non si capacita della persecuzione degli ebrei da parte di Hitler – e ne approfitta per spiegare agli alunni la fondamentale differenza fra una democrazia e una dittatura – ma è ben contenta che il negro, nonostante nessuna prova sia stata prodotta, e numerosi indizi concreti portino a supporre una verità ben diversa, sia stato condannato a morte, perché “è ora che qualcuno dia loro una lezione, hanno alzato troppo la cresta”. E, al di là delle pagine da incorniciare, tutto lo straordinario affresco degli stati del sud e dei suoi cittadini per bene, cui settant’anni non sono bastati per digerire la sconfitta nella guerra di secessione e la conseguente abolizione della schiavitù. Non credo ci sia ancora molta gente che non lo ha letto, ma se per caso qualcuno ci fosse, raccomando caldamente di riempire al più presto la lacuna.

Harper Lee, Il buio oltre la siepe, Feltrinelli
il buio oltre la siepe
barbara

 

LETTERA DI UNA STUDENTESSA NERA INCAZZATA

L’organizzazione studentesca Studenti per la giustizia in Palestina (SJP) è prominente in molti campus universitari, predicando il mantra “Palestina libera.” Si spaccia per un gruppo di diritti civili, ma non lo è. Anzi, in quanto afro-americana, sono profondamente offesa dal fatto che l’eredità del mio popolo venga scippata per un ordine del giorno così ripugnante. È dunque giunto il momento di esporre la sua agenda e mettere a nudo alcune delle falsità che queste persone diffondono.

• Se cercate di divulgare l’eredità dei primi colonialisti islamici che hanno stuprato e saccheggiato il Medio Oriente, soggiogato le popolazioni indigene che vivevano nella regione e imposto su di loro una vita di persecuzione e degrado — non potete rivendicare il titolo di “Combattenti per la libertà.”

• Se supportate una dottrina razzista di supremazia araba e desiderio (come corollario di tale dottrina) di distruggere lo stato ebraico, non potete sostenere che i pregiudizi che diffondete siano forme di legittima “resistenza”.

• Se i vostri eroi sono chierici che siedono in Gaza tramando il genocidio di un popolo; che piazzano i propri figli sui tetti, nella speranza che saltino in aria; che riempiono di lodi i membri della loro banda quando riescono a uccidere scolari ebrei e a bombardare i luoghi in cui si riuniscono gli ebrei, non potete atteggiarvi ad apollinei difensori della virtù umana. Non lo siete.

• Se vi dispiace che le prestazioni dei lanciatori di missili di Hamas siano tristemente incompetenti e di conseguenza milioni di ebrei siano ancora vivi – e i loro figli non siano stati assassinati dai loro razzi; le loro membra non siano state strappate; e non si possa godere del loro sventramento – non potete spacciarvi per difensori della giustizia. Fate mostra di essere irreprensibili. Assolutamente non lo siete.

• Se la vostra idea di una causa giusta comporta il prendere di mira e intimidire studenti ebrei nel campus, appropriarvi della loro storia di esilio e ritorno e modellarla a vostra somiglianza non potete raccontare che lo fate nome della libertà civile e della libertà di espressione.

• Non potete difendere regimi che uccidono, torturano, e perseguitano la propria gente, la tengono deliberatamente in miseria e le sottraggono miliardi di dollari – e pretendere di essere “pro-arabi”. Non lo siete.

• Non potete difendere un sistema in cui agli ebrei non è consentito acquistare terreni, viaggiare in determinate zone e vivere un’esistenza simile semplicemente perché sono ebrei — e sostenere di star promuovendo l’uguaglianza per tutti. Non potete promuovere boicottaggi di imprese, negozi ed entità di proprietà ebraica – e poi pretendere di essere “contro l’apartheid”. Ciò è male.

• Non potete giustificare calcolati e deliberati bombardamenti, percosse e linciaggi di uomini, donne e bambini ebrei trattando tali efferati episodi come parte di un nobile “rivolta” degli oppressi – questo è razzismo. È male.

• Non potete comportarvi come se voi e Rosa Parks foste stati grandi amici negli anni Sessanta. Rosa Parks era una vera combattente per la libertà. Rosa Parks era sionista.
Coretta Scott King era sionista.
A. Phillip Randolph era sionista.
Bayard Rustin era sionista.
Count Basie era sionista.
Il dr. Martin Luther King Sr. era sionista.
Infatti, essi e molti altri uomini e donne hanno firmato nel 1975 una lettera che dichiarava: “Noi condanniamo la lista nera anti-ebraica. Abbiamo combattuto troppo lungo e troppo duramente per sradicare la discriminazione dalla nostra terra per stare a guardare con le mani in mano mentre interessi stranieri importano l’intolleranza in America. Avendo tanto sofferto per tale pregiudizio, consideriamo estremamente ripugnante il tentativo degli Stati arabi di usare il potere economico delle loro recenti ricchezze petrolifere per boicottare imprese che trattano con Israele o che hanno proprietari, direttori o dirigenti ebrei e di imporre precondizioni antiebraiche per fare investimenti in questo paese.”
Vedete, la mia gente è sempre stata sionista perché il mio popolo si è sempre schierato per la libertà degli oppressi. Quindi una cosa è certa: non potete appropriarvi culturalmente della storia del mio popolo per i vostri scopi. Non avete il diritto di invocare la lotta del mio popolo per i vostri miserabili scopi e non potete fare le vittime in nostro nome. Non avete il diritto di infangare il buon nome della mia gente e collegare la vostra causa a quella del Dr. King. Le nostre due cause sono agli antipodi.
La vostra causa è l’antitesi della libertà. È costata centinaia di migliaia di vite di ebrei e arabi. Ha separato questi popoli e ha fomentato l’ostilità tra di loro. Ha creato angoscia, tormento, morte e distruzione.
Naturalmente potete di continuare a utilizzare frasi fatte per la vostra causa. Avete tutto il diritto di cantilenare parole come “uguaglianza”, “giustizia” e “combattente per la libertà.”
Potete continuare a utilizzare quelle parole quanto volete. Ma non penso che sappiate cosa significano.
Chloe Valdary, 28/07/2014 (qui, traduzione mia)

E poi ricordate sempre che Israele è uno stato di apartheid,
arabs in Israel
clic per ingrandire

che quello che a voi potrebbe sembrare volgare antisemitismo, in realtà è solo legittima critica alle criminali politiche del governo fascista di Israele, e soprattutto che i palestinesi sono tanto tanto tanto poveri.
aid per cap

barbara

TRA LA NOTTE E IL CUORE

Quando all’ingresso di qualche città o paese un cartello vietava l’accesso, o almeno il pernottamento, ai negri. Quando bastava che un negro posasse gli occhi – non dico le mani – su una ragazza bianca per rischiare un linciaggio. Quando in molti stati americani il matrimonio fra bianchi e negri era vietato per legge, e in quei pochi in cui era legalmente consentito i ministri di culto che li celebravano – quei pochi disponibili a celebrarli – subivano boicottaggi, intimidazioni, minacce, e non di rado anche qualche pestaggio. A quei tempi lì: che non sono quelli di secoli fa: mia madre, che è ancora viva, era adolescente, a quei tempi lì.
L’amore fa miracoli, dice chi è innamorato. L’amore sposta le montagne. L’amore è più forte di qualunque cosa, l’amore supera qualunque ostacolo. E invece no. Perché contro di te e contro il tuo – il vostro – amore c’è un’intera società. E c’è una madre algida e bigotta che decide al posto tuo. Ci sono dei fratelli che non si fanno il minimo scrupolo a mettere oscenamente le mani addosso alle serve negre ma sono pronti a usare maniere pesanti, molto pesanti, se un negro rischia di sporcare il loro purissimo sangue. Ci sono le leggi che non ti permettono di coronarlo. Ed è tutto questo ad essere più forte di ogni cosa. Tu ancora non lo sai, ma ti costringeranno a impararlo, ti costringeranno a costruirti un’altra vita, molto diversa da quella che avevi sognato.
È un viaggio, questo libro: un viaggio materiale, lunghissimo, dal Texas a Cincinnati, della novantenne Miss Isabelle e della sua parrucchiera Dorrie; un viaggio – forse ancora più lungo – della memoria; un viaggio di avvicinamento fra le due donne; e anche un viaggio verso l’ignoto, verso il disvelamento del mistero ultimo, in una sorta di catarsi finale in cui il dolore raggiunge vertici fino a quel momento impensati ma si rivela, nonostante tutto, liberatorio.
C’è tanto dolore in questo libro – romanzo, ma quante storie simili a questa sono state vissute nell’America oscura del pregiudizio e del razzismo? – e tuttavia fa bene leggerlo. Ed è anche molto bello.

Julie Kibler, Tra la notte e il cuore, Garzanti
Tra-la-notte-e-il-cuore
barbara