COME FARE PER NON ESSERE UN CIARLATANO

Istruzioni per l’uso.

1. Devi chiamarti Vittorio Emanuele Parsi.
2. Devi odiare Israele più di quanto tu odi assassini pedofili mafiosi terroristi messi insieme, e non perdere occasione per dimostrarlo.
3. Devi riuscire a sparare in tre minuti più fregnacce (e falsità, e inesattezze – per usare un eufemismo – storiche, e contorcimenti che neanche la migliore contorsionista mondiale) che qualunque comune mortale medio in otto anni.
4. Non obbligatorio ma estremamente utile: esseve un fighetto che pavla con la boccuccia stvetta che fa tanto tanto avistocvatico.

Fatto?

https://www.la7.it/omnibus/video/finlandia-nella-nato-il-prof-parsi-dopo-laggressione-russa-ad-una-paese-neutrale-i-paesi-neutrali-13-05-2022-438129

Bene, a questo punto ti sarai meritato questo entusiastico commento

E pensare che quelli che chiamiamo “gli antichi saggi” erano convinti che il dubbio fosse alla base della conoscenza e quindi della saggezza, e adesso scopriamo che invece non erano che dei volgari ciarlatani, ma pensa tu.
E mi verrebbe da dire che mi  cadono le braccia se non fosse che in questi tre mesi scarsi mi è caduta tutta la scorta che avevo e finché non me ne arriva un’altra partita non posso più farmi cadere niente.

Ma sembra che oltre a me, anche qualcun altro veda nella mossa di Svezia e Finlandia un pericolo mortale.

Svezia e Finlandia nella NATO innalzano il pericolo di un conflitto nucleare

Il presidente finlandese Sauli Niinistö ha informato Putin sui piani del paese di aderire alla NATO.

Secondo il servizio stampa del leader finlandese, Niinistö ha parlato al telefono con Putin. Viene riferito che la conversazione è stata “chiara e diretta” e che le parti “hanno cercato di evitare tensioni”. Niinistö ha osservato che qualsiasi stato indipendente cerca di rafforzare la propria sicurezza. Il presidente finlandese ha ricordato che anche durante il primo incontro con Putin nel 2012 lo disse. Niinistö ha anche sottolineato che l’operazione speciale russa in Ucraina “ha cambiato la situazione della sicurezza in Finlandia”.

Come si è arrivati all’adesione alla NATO

La Finlandia scarsamente popolata per molti decenni, dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto bene grazie al vicinato, prima con l’URSS, e poi con la Federazione Russa, approfittando della sua posizione geografica e della sua situazione geopolitica. La cantieristica navale, l’elettronica, la lavorazione del legno, l’energia e altri settori fiorirono in questo paese scandinavo, rendendolo uno dei più ricchi e sviluppati d’Europa.
Poi è avvenuta la guerra con l’entrata delle truppe russe in territorio ucraino. È curioso che le ragioni che Svezia e Finlandia hanno addotto per il loro ingresso nella NATO – ovvero la propria sicurezza – è proprio una delle motivazioni che la Russia ha usato per giustificare per la propria operazione speciale in Ucraina.
Infatti il desiderio ucraino di entrare alla NATO non ha allontanato la guerra ma ne è stata la concausa insieme alle problematiche territoriali irrisolte.
Quindi che il timore che il conflitto in corso, avrebbero convinto Svezia e Finlandia di entrare nella NATO non ha senso.
Semplicemente, l’iniziativa di questi due paesi è stata presa perché adesso, se si vuole nuocere alla Russia, è il momento più propizio per farlo.
Infatti, grazie all’ingresso di Svezia e Finlandia, la NATO potrà isolare maggiormente la Russia ed in caso di un possibile conflitto diretto, l’Alleanza Atlantica può contare di agire lungo i 1500 km di confine finlandese.
Per quando riguarda poi, l’entrata della Finlandia nella NATO, questo paese da tempo ha iniziato a riequipaggiare le sue truppe con armi della NATO e partecipare alle esercitazioni e ad aderire a programmi NATO. In una parola, da tempo Helsinki apparteneva già alla NATO, anche se non ancora formalmente.
Del resto, già con il gesto di spedire armi sofisticate all’Ucraina e aderendo alle sanzioni contro la Russia, la Finlandia aveva rinunciato alla sua neutralità
In questo contesto, l’inizio della guerra in Ucraina è stato solo il ‘timing’ per dichiarare l’adesione. Ovviamente, la leadership del paese ha usato un momento molto propizio per convincere completamente la popolazione senza passare per un passaggio referendario e per superare le resistenze in Parlamento.

Pressioni esterne

Il Parlamento Finlandese è stato persuaso dagli eventi in corso ed a causa delle forti pressioni esterne. E’ interessante che la pubblicazione finlandese Uusi MV-Lehti ha raccontato come sia stata presa la decisione dei deputati del parlamento finlandese sull’ingresso del Paese nella NATO. Le udienze preliminari si sono svolte in condizioni di riservatezza sui risultati delle consultazioni di esperti con specialisti specializzati e nel contesto perentorio dell’attacco russo alla Finlandia.
È molto plausibile che il Centro europeo per la lotta alle minacce ibride, con sede a Helsinki, sia stato coinvolto nella formazione del parere dei deputati del parlamento finlandese. Si tratta di un’organizzazione internazionale che promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi della NATO nel campo della lotta alle minacce ibride.
Il Centro stesso e il suo personale godono dell’immunità legale in Finlandia. Nello stesso tempo, secondo la legge finlandese, tutte le informazioni raccolte dal Centro sono secretate. La corrispondenza indirizzata al Centro o ai suoi dipendenti non può essere oggetto di screening o vigilanza preliminare.

Reazione della Russia

Il primo vice rappresentante della Federazione Russa presso l’ONU Dmitry Polyansky ha minacciato la Finlandia e la Svezia, che intendono aderire alla NATO.

Ha rilasciato questa dichiarazione il 12 maggio: “Non appena Finlandia e Svezia diventeranno membri della NATO e le unità dell’alleanza saranno lì, questi territori diventeranno un possibile obiettivo per l’esercito russo”, ha detto Polyansky.
Inoltre, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che se la Finlandia si unirà all’alleanza, Mosca “adotterà misure di ritorsione di natura tecnico-militare e di altra natura”.
È la stessa dichiarazione che la Russia ha fatto prima di attaccare l’Ucraina.
Più precisamente, il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko ha elencato le conseguenze dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato:

  • Questo è un cambiamento strategico. Questo cambiamento non può rimanere senza una reazione politica, così come senza un’analisi approfondita delle conseguenze della nuova configurazione di forze che potrebbero emergere a seguito del prossimo ampliamento dell’alleanza. È chiaro che la decisione non sarà presa sulla spinta delle emozioni.
  • Questa è la nuova realtà, che, siamo convinti, non è nell’interesse di Svezia e Finlandia, né nell’interesse del mantenimento della sicurezza e della stabilità europea, ma porterà solo alla militarizzazione del Nord, che, militarmente, è stata fino a poco tempo fa la zona più pacifica d’Europa.
  • Nel discorso al parlamento finlandese, il presidente e il primo ministro finlandesi hanno affermato che questo passo rafforzerà la sicurezza sia della Finlandia che della NATO. È abbastanza ovvio per qualsiasi persona sana di mente che il risultato sarà esattamente l’opposto, la sicurezza militare della Finlandia sarà notevolmente indebolita.
  • Abbiamo un’idea approssimativa di come si svolgeranno gli eventi al momento della approvazione dell’adesione. I paesi della NATO dichiareranno immediatamente che il fianco settentrionale è molto vulnerabile, che il confine con la Russia è di 1300 km. Ora il confine tra Nato e Russia è aumentato di circa 1.300 km. Questo confine deve essere difeso, quindi ulteriori contingenti di forze devono essere schierati lì e così via.
  • Tutto ciò si inserisce nella famigerata ricerca di un nemico, che si esprime in senso pratico politico militare nella demonizzazione della Russia, attribuendole intenzioni ostili nei confronti di paesi che la Russia semplicemente non può neanche essere sospettata di avere.
  • Ci sono molte domande relative all’effettiva rinuncia di questi paesi allo status di paese denuclearizzato. Di recente, ci sono state sempre più affermazioni che la NATO è pronta ad abbandonare questa misura. In particolare, Jens Stoltenberg ha affermato che le armi nucleari potrebbero essere trasferite più vicino ai confini della Federazione Russa, i leader polacchi si sono dichiarati pronti ad accettarlo. Se queste affermazioni verranno rese operative , ovviamente, sarà necessario rispondere da parte nostra adottando adeguate precauzioni che assicurino l’affidabilità della deterrenza. Fonte @dimsmirnov175 (https://t.me/dimsmirnov175/33414)

Come vedete, quelle della Russia sono dichiarazioni molto dure ed esplicite.  Sono fatte da chi si sente tradito mentre è relativamente debole. La Federazione Russa nel suo stato attuale non può minacciare la Finlandia. Aprire un secondo fronte non è nel proprio interesse e La Russia sa bene cosa significa. Nello stesso tempo, Mosca avverte che per disperazione, di fronte alla prospettiva del cedimento completo e alla distruzione del paese, non esisterebbe – come ultima ratio – ad usare l’arma nucleare.

Precedenti storici

Ci sono precedenti storici -anche se non l’odierna Russia, l’URSS attaccò la Finlandia nel 1939-40
Voglio solo ricordarvi come finì la guerra sovietico-finlandese del 1939-40:

  • 127mila morti dall’URSS con 26mila finlandesi morti (5 a 1)
  • l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni come Paese aggressore
  • ma soprattutto, a causa dell’aggressione sovietica, la Finlandia si schierò dalla parte della Germania nella seconda guerra mondiale, che nel 1941-44 portò alla morte di altri 67mila soldati sovietici sul fronte finlandese.

Se parliamo del dopoguerra però, la Finlandia non è mai stata minacciata.

Considerazioni

Come ho già detto, la Finlandia non corre alcun pericolo dalla Russia, che al contrario cerca costantemente di arginare il pericolo proveniente da Ovest. Del resto anche il Generale Tricarico ha detto: ‘mi auguro che Svezia e Finlandia non entrino nella Nato. Non credo che la Russia, debilitata e scarsamente capace dal punto di vista militare, possa aggredire nessun Paese di quelle dimensioni’ (Imola Oggi)

I paesi membri dell’Unione Europea e della NATO sono del tutto concordi all’ingresso di Svezia e Finlandia (l’ingresso della Finlandia nella NATO è cruciale perché ha i confini direttamente condivisi con la Russia). Solo Turchia si è detta contraria all’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. In particolare, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che il suo Paese non vede con favore l’entrata dei due Paesi nordici nella Nato, ventilando dunque l’ipotesi che la Turchia possa usare il suo potere di veto
Tra i politici italiani, è da segnalare Giorgetti che si è espresso contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: “Non aiuta ad abbreviare il conflitto con la Russia” https://www.rassegneitalia.info/anche-giorgetti-contro-lingresso-di-finlandia-e-svezia-nella-nato-non-aiuta-ad-abbreviare-il-conflitto-con-la-russia/.
Ovviamente, la chiave di lettura di tutti questi eventi non sono gli interessi nazionali dei singoli paesi europei, ma interesse degli Stati Uniti che di fatto si sentono in guerra contro la Russia, ed in linea agiscono.
Questo è dimostrato da serie di dichiarazioni molto chiare, dalla dichiarazione del segretario di Stato Blinken (che sostiene che bisogna indebolire la Russia) a quella più recente del capo della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Steny Hoyer, che oggi ha detto che gli Stati Uniti sono in guerra (evidentemente, con la Russia), e quindi, durante il “tempo di guerra”, i repubblicani non dovrebbero criticare Biden. https://twitter.com/greg_price11/status/1525161726643257344?t=EZCOHyJd7Khx-o7H5iUGdA&s=19

Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E non sarebbe male ricordare che tutte le volte che Putin ha avvertito che avrebbe fatto una determinata cosa, l’ha sempre fatta. Magari dopo avere portato pazienza per anni, ma alla fine l’ha fatta. E quelli che preferiscono ignorare questa verità, assomigliano a quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e poi trillano giulivi “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”

Ma occupiamoci ora un momento del comico “ebreo”, quello che bisogna per forza essere dalla sua parte perché è ebreo, quello che l’Ucraina non può essere nazista dal momento che ha “democraticamente” (HAHAHA) eletto in “libere elezioni” (HAHAHAHA) un presidente ebreo. Ecco, ammiratelo, con tanto di kippah in testa, e godetevi anche le sguaiate e sgangherate risate del pubblico ucraino alle spassosissime battute del “comico”.

Neanche il guitto di casa nostra è mai arrivato a simili livelli di becerume e di volgarità.
Quest’altra invece è l’ospite della Polonia all’Eurofestival, che alla fine del suo discorso urla “Slava Ukraina” e tende il braccio destro in un bel saluto nazista.

Quanto a noi, se qualcuno ancora si illude che l’Italia non sia in guerra, dia un’occhiata a questi bei giocattolini, e si faccia due conti.


Per il gas invece non ci sono problemi: abbiamo chi ce lo fornisce:

E ora, dopo l’osceno spettacolo antisemita del comico ebreo (com’era la storia dello scandalo di Lavrov messo in croce per avere detto che sono ebrei alcuni fra i peggiori antisemiti?) godiamoci questo spettacolo autentico di due pattinatori russi che danzano su musica russa.

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE E QUALCHE FATTO

QUANTO È DIFFICILE EVITARE LA TERZA GUERRA MONDIALE? PIÙ FACILE DI QUANTO SI PENSI

L’Elbe Day, il 25 aprile 1945, è il giorno in cui le truppe sovietiche e americane si incontrarono sul fiume Elba. La Germania era ormai spezzata in due, ora che i soldati di Usa e Urss, attaccando da ovest e da est, erano arrivati a incontrarsi sul fiume Elba. Fu un grande giorno di liberazione e di festa, in cui i rapporti di amicizia tra le due superpotenze furono forse al loro massimo storico.  Il Giorno dell’Elba non è diventata una festa ufficiale. La Russia serviva  come nemico. Iniziò la Guerra Fredda. 

WWII GERMANY TORGAU U.S. USSR
A soldier with the 1st U.S. Army shakes hands with a Soviet counterpart, emulating the ‘East Meets West’ sign in the background, during the historic meeting of Allied fronts, by the river Elbe at Torgau, Germany, April 26, 1945. (AP Photo/William C. Allen)

Il tempo scorre e le porte di un brillante futuro di cooperazione si chiudono sempre più velocemente ogni minuto che passa. 

La diplomazia, non più armi, è necessaria per evitare la terza guerra mondiale con la Russia

By Edward Lozansky and Matthew Ehret   

OPINIONE:

Ogni giorno che passa, è sempre più evidente che i pazzi hanno preso il controllo del manicomio, e parole che sarebbero state considerate il massimo della follia autodistruttiva solo pochi anni fa, stanno diventando normali nel discorso politico di oggi.
Gli elementi più radicali, compresi alcuni membri del Congresso, stanno chiedendo l’invio di truppe statunitensi in Ucraina, dove si unirebbero alle truppe britanniche che sono già sul terreno per “addestrare” i combattenti. Questo naturalmente significa che le forze della NATO vengono messe direttamente in pericolo nonostante il rischio di attivare il “Patto di Sicurezza Collettiva” in un momento di preavviso, tirando l’intera alleanza di 29 nazioni in un conflitto attivo con la Russia nucleare.
Invece di usare la diplomazia per cercare una via d’uscita, la NATO e anche alcuni paesi non appartenenti alla NATO stanno inviando enormi quantità di armi in Ucraina, il che amplifica solo le uccisioni inutili. In realtà, il flusso di armi e consiglieri militari occidentali in Ucraina è iniziato molti anni prima della crisi attuale.
Mentre ogni giorno ci avvicina all’impensabile, cioè alla terza guerra mondiale con l’uso di armi nucleari, è importante, almeno a beneficio dei sopravvissuti e degli storici futuri, descrivere correttamente perché la nostra civiltà ha deciso di suicidarsi.
Se solo la famosa assicurazione “non un centimetro verso est” sull’espansione della NATO, promessa dal Segretario di Stato americano James Baker al presidente sovietico Mikhail Gorbaciov il 9 febbraio 1990, fosse stata rispettata, l’intera catastrofe sarebbe stata facilmente evitata. L’impegno di Baker fu seguito da una valanga di altre assicurazioni per la sicurezza date dai leader occidentali a Gorbaciov e altri funzionari sovietici durante il processo di unificazione tedesca tra il 1990 e il 1991, secondo documenti declassificati statunitensi, sovietici, tedeschi, britannici e francesi pubblicati dal National Security Archive della George Washington University. In base a questo paradigma, si celebrava a Washington e in Europa che “una nuova architettura di sicurezza da Vancouver a Vladivostok” era in arrivo.
Purtroppo, quella promessa è stata di breve durata, e in breve tempo, il processo di espansione della NATO è stato messo in moto con l’alleanza che ha inghiottito altri 13 stati dell’Europa orientale con obiettivi sull’Ucraina e la Georgia. Allora un Joe Biden più giovane e lucido era un senatore che prese parte attiva a questa nuova conquista. Ha avuto la possibilità di risolvere questo problema durante gli anni di Obama, quando Biden, come suo VP, aveva un portafoglio ucraino. Se questa amministrazione avesse proceduto onestamente con il reset annunciato, non c’è dubbio che l’amicizia e l’armonia degli interessi comuni avrebbero potuto essere facilmente mantenute. Invece, ha facilitato un colpo di stato di Maidan nel febbraio 2014, quando Victoria “F– l’UE” Nuland si è trovata a lavorare a fianco del VP Biden supervisionando una rivoluzione di colore che ha spodestato un presidente ucraino democraticamente eletto, rimettendo l’Ucraina sulla corsia preferenziale per l’adesione alla NATO. Coloro che hanno seguito questi eventi ricordano bene come la signora Nuland stava discutendo la composizione del nuovo gabinetto ucraino con l’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt quasi tre settimane prima che il colpo di stato avesse effettivamente avuto luogo.
Un’altra possibilità di pace è stata persa quando il signor Biden non è riuscito a pronunciare la parola “neutralità” prima del 24 febbraio di quest’anno. Questo voleva dire semplicemente accettare la neutralità per l’Ucraina. Mantenere questo paese sovrano e integro senza unirsi alla NATO o a qualsiasi blocco militare era la richiesta più facile da soddisfare per l’alleanza occidentale. Se questo fosse stato fatto, non ci sarebbe stata l’invasione russa, i colloqui di sicurezza USA-Russia sarebbero proceduti con buone possibilità di successo simili allo scenario Reagan-Gorbaciov che pose fine alla prima guerra fredda.
E, naturalmente, chi ne avrebbe beneficiato più dell’Ucraina, a cui il creatore ha dato la terra fertile più ricca, il clima favorevole, nessun deserto, nessun vulcano, l’accesso al mare, forniture di acqua potabile più che sufficienti, oltre 40 milioni di abitanti e una forte base industriale rimasta dai tempi sovietici. Avere la Russia come vicino non è stato uno svantaggio ma un enorme vantaggio grazie ai loro radicati legami storici, familiari, religiosi, economici e culturali.
Sfortunatamente, c’erano altre forze, sia all’interno che all’esterno dell’Ucraina, che avevano altri piani per questo paese che hanno acceso la miccia dell’attuale disastro che potrebbe propagarsi al resto del mondo. Il piano era di trasformare l’Ucraina in una zona di conflitto anti-russo e finora sembra che queste forze stiano prevalendo.
Una delle poche voci di buonsenso che parla al riguardo di questa crisi crescente negli ultimi giorni è venuta dagli uffici dell’ex presidente Donald Trump, che gode ancora di una grande base di sostegno popolare all’interno del popolo americano, così come i migliori membri della classe politica e imprenditoriale che devono svolgere un ruolo nello spegnere i fuochi di guerra prima che diventino nucleari in breve tempo.
Il 18 aprile, il signor Trump ha scritto: “Non ha senso che la Russia e l’Ucraina non si stiano sedendo per elaborare una sorta di accordo. Se non lo fanno presto, non ci sarà altro che morte, distruzione e carneficina. Questa è una guerra che non sarebbe mai dovuta accadere, ma è successo. La soluzione non potrà mai essere buona come lo sarebbe stata prima che iniziasse lo scontro a fuoco, ma c’è una soluzione, e dovrebbe essere trovata ora – non dopo – quando tutti saranno morti!
Questo fa eco alle precedenti dichiarazioni del signor Trump in occasione del 75° anniversario delle celebrazioni della Giornata dell’Elba che ha visto le forze americane e russe unirsi nella città tedesca di Torgau sul fiume Elba per il colpo finale alla macchina nazista nella seconda guerra mondiale e il cui spirito deve essere risvegliato velocemente se vogliamo sopravvivere alla tempesta attuale. Il 25 aprile 2020, il signor Trump e il signor Putin hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che dice: “Lo ‘Spirito dell’Elba’ è un esempio di come i nostri paesi possono mettere da parte le differenze, costruire la fiducia e cooperare per perseguire una causa più grande. Mentre lavoriamo oggi per affrontare le sfide più importanti del 21° secolo, rendiamo omaggio al valore e al coraggio di tutti coloro che hanno combattuto insieme per sconfiggere il fascismo. La loro eroica impresa non sarà mai dimenticata”.
Le stesse forze che hanno promosso una falsa storia di “Russiagate” che ha rovinato la presidenza del signor Trump stanno ora spingendo per un altro misfatto che potrebbe risultare in un Armageddon senza vincitori. Poiché questa settimana molti negli Stati Uniti e in Russia hanno celebrato il 77° anniversario della Giornata dell’Elba, perché non fare un tentativo per evitare questo disastro dando una possibilità alla diplomazia invece di aggiungere benzina al fuoco?

Edward Lozansky è il presidente dell’American University di Mosca. Matthew Ehret è un collaboratore dell’Università Americana di Mosca.

TRADUZIONE a cura di Nogeoingegneria – CANALE TELEGRAM https://t.me/NogeoingegneriaNews  (qui)

Un intervento del generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che mostra come la NATO stia patentemente violando il proprio statuto.

E ora ancora un po’ di documentazione sui crimini delle belve naziste.

Le testimonianze della popolazione di Mariupol sono molto numerose, chi si cura di ascoltare?

Un estratto di questa intervista  è stato ampiamente distribuito nei social network mondiali ed è apparso persino sui canali TV del Giappone.

Nel video, il giornalista americano Patrick Lancaster chiede più volte sorpreso alla ragazza ferita se ha confuso qualcosa, perché ella sostiene che la sua casa è stata incendiata dai nazisti del reggimento Azov. “Azov sta sparando a persone pacifiche! I russi non sparano ai civili!”, ha risposto la ragazza.
La ragazza ha spiegato che al momento del bombardamento, solo l’esercito ucraino e Azov si trovavano sul territorio della città, che hanno deliberatamente distrutto edifici residenziali. Di conseguenza, la ragazza non sa dove siano ora i suoi genitori. Solo pochi giorni dopo sono comparsi i combattenti della DPR, che l’hanno immediatamente fasciata e medicata proprio nel seminterrato e le hanno dato acqua e cibo.
Quando l’americano ha filmato la vittima, stava già aspettando l’evacuazione.
Questo tipo di testimonianza è stato dato anche nelle numerose interviste dai giornalisti Rangeloni e Giorgio Bianchi (Visione TV) che hanno canali telegram e Youtube.
Qui il canale di Lancaster:  https://www.youtube.com/channel/UCbjTWVaRx6jMN5ZYgbqe2_w
Ovviamente ci troviamo ad est in zona russofona, ma il comportamento dell’Azov è oggettivo.
Ma per Kiev ora che Mariupol è persa, non c’è bisogno di prendersi cura di centomila concittadini… Questo forse è visto con sollievo, inutile distrarre forze per la ‘battaglia decisiva’. La misura di questo sentimento è che oggi ho visto Kiev che sta sabotando anche gli aiuti umanitari, se sono russi…
Ribadisco che non può essere trovata una soluzione di forza, bisogna impegnarsi a trovare una soluzione equa, soprattutto per la popolazione stremata.
Siamo in una situazione di crisi oggettiva, abbandonata a sé stessa. Si sviluppa, secondo una regola empirica, di male in peggio, e di peggio in impensabilmente brutta. In generale, il mondo è già vicino a uno stato impensabilmente brutto in cui la crisi si ferma da sola (come un fuoco si ferma quando non c’è più niente da bruciare).
E sarà necessario in qualche modo continuare a vivere.
Patrizio Ricci23 Aprile 2022, VP news, qui.

Ed ecco il video: forza, amanti dei nazisti, guardatelo, se ne avete il coraggio. Guardatelo fino in fondo. Guardate come vengono usate le armi che continuate a mandare “per salvare la democrazia dal criminale aggressore”. Guardatelo, e che la vergogna vi accompagni fino all’ultimo dei vostri giorni.

Aggiungo due commenti in polacco lasciati sotto il video

Patrick, grazie per averci mostrato il vero volto di questa guerra. Sfortunatamente, manipolazione completa sulla TV polacca.

I polacchi non vogliono nessuna guerra con nessuno! Né con Ucraina, Russia o chiunque altro! I politici vogliono le guerre!!!!!!!

Un’altra cosa: questo è l’elenco completo (fino alla data in cui ho pubblicato il post. Dato che il cannocchiale da almeno una dozzina d’anni ama fare le bizze, se vi dice che il sito non è raggiungibile riprovate più tardi) dei giornalisti ammazzati durante il regno di Vladimir Putin, perché io (IO) non distinguo fra personaggi simpatici e personaggi antipatici, io (IO): io distinguo unicamente fra verità e menzogna. VOI quando pubblicherete la lista dei giornalisti fatti sparire nel regno dell’Ucraina nazista?
Come documento conclusivo riprendo questo autentico delirio (di un’amica carissima, ahimè) che costituisce la prima parte di un articolo recentemente pubblicato, cui non posso non aggiungere qualche nota all’interno.

Negli ultimi mesi non si fa in tempo a digerire un programma che ne arriva subito un altro peggiore del primo. Nella trasmissione Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano, il giornalista si lancia in un’invettiva contro il boicottaggio degli atleti russi, dell’esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e da altre gare. Poi, con il solito impeto e facendo un’ “insalata russa” un po’ confusa, mescola lo sport con la cultura e qui sta l’errore in cui è caduto come un pero [come cadono i peri? Perché finora non mi è ancora capitato di vederne, per cui mi piacerebbe venirne edotta]. Gli atleti che vanno nei tornei internazionali portano l’immagine del loro presidente [?! L’immagine del presidente?! Sulla maglia tipo Che Guevara? Sulla bandiera? O in quale altro modo?] e del loro paese, i loro organizzatori rappresentano un apparato burocratico [rappresentano? In che senso?] gestito dalle banche [gestito in che senso? Le banche gestiscono apparati burocratici? E io che credevo che gestissero soldi, investimenti e affini!] e da un sistema economico gigantesco [quale? Costituito da quali enti, oltre alle banche?], nel caso in questione banche russe che i paesi liberi hanno deciso di boicottare [a parte il fatto che sul “liberi” stenderei un lenzuolo matrimoniale pietoso, a parte anche l’oscenità del provvedimento, secondo questa logica, se io ho una badante russa e questa ha i risparmi in una banca russa, in aggiunta al fatto che ora ai suoi risparmi non ha più accesso devo anche buttarla fuori di casa?]. È logico quindi [??????????????????] impedire a chi rappresenta tale sistema [rappresenta in che senso?] di partecipare agli eventi sportivi internazionali, in un momento storico così delicato e barbaro, e di fare propaganda [in che senso farebbero propaganda?] a un governo di banditi.

Un governo che qualcuno ha stabilito di chiamare banditi. Anche i nazisti chiamavano banditi i partigiani che uccidevano, e chiamavano partigiani ossia, per quella famosa proprietà transitiva, banditi, gli ebrei che sterminavano, e qui il cerchio si chiude, e tutti i conti alla fine tornano. Ecco, questo è un magnifico esempio dell’espressione “il sonno della ragione genera mostri”.
Siccome la mia, di ragione, è invece ben sveglia, lascio spazio a due meravigliosi atleti russi che si esibiscono in una serie di prodigiose acrobazie.

barbara

UN CUMULO DI MACERIE

Vi ricordate Jenin? Sì, quella di quella spaventosa strage con migliaia di morti. Ma oltre che quella della strage, era anche la città che i perfidi giud sionisti, quelli che come tutti sanno sono peggio dei nazisti, avevano ridotto a un cumulo di macerie, e giornali e televisioni ve l’hanno fatto sapere, ve l’hanno mostrato, affinché tutti foste testimoni degli orrendissimi crimini perpetrati dai nazisionisti nipotini di Hitler:

La realtà però era questa,

e chi vi faceva vedere il ritaglino mentiva sapendo di mentire; le pecore ci hanno creduto e hanno a loro volta diffuso la menzogna, i cervelli funzionanti si sono fatti qualche domanda, hanno cercato la verità, e l’hanno trovata, e poi diffusa, tra vagonate di insulti e minacce di morte (sì, ho ricevuto anche quelle) della controparte ma non preoccupatevi: ho le spalle robuste, e di esserini come voi posso reggerne centurie e legioni.

Cumuli di macerie, dicevo. Adesso ce ne raccontano altri, di cumuli di macerie, che potrebbero anche essere veri, intendiamoci, ma io, anche se “quelli dalla parte giusta” lo definiscono immorale e osceno, le domande continuo a porle, e le verità preconfezionate ad uso e consumo del padrone di turno, le rispedisco al mittente. Ai cumuli di macerie – soprattutto dopo le montagne di menzogne già smascherate – ci crederò quando ne avrò le prove, le quali NON consistono in un paio di inquadrature.

Musica molto diversa da altre parti del mondo

E che quella messa in atto dagli Stati Uniti sia stata una provocazione finalizzata e scatenare la reazione russa, gli Stati Uniti l’hanno sempre saputo. Ve l’ho già mostrato, ma ora ve lo rimostro da un’altra angolazione

Questo è per chi continua a negare che siano nazisti

E questo è uno che ci ha vissuto in mezzo

Questo invece è uno splendido articolo di Andrea Nicastro.

Battaglione Azov, chi è Denis Projipenko, comandante della resistenza di Mariupol, nemico numero uno di Mosca

Tra i fondatori del battaglione «nazista» dell’Ucraina di cui Putin vuole disfarsi, ex capo degli ultras della Dinamo Kiev, ma ora le tracce del suo passato sono state cancellate da Internet. E 14 mila soldati e decine di missili sono pronti per lui

Sull’edizione russa di Wikipedia, il nome Denis Projipenko è messo in cima alla lista dei comandanti del battaglione Azov. Il più alto in grado. Il nemico numero uno di Mosca, l’uomo che personifica sul campo quell’Ucraina «nazista» da cui Putin vuole liberarla. Sui siti di Kiev, invece, nulla. Projipenko non c’è. Scomparso, la memoria digitale cancellata. Pulizia totale di tutto quanto lo riguardava. Fosse per Internet, l’ufficiale in capo della resistenza militare a Mariupol sarebbe un uomo senza passato, senza gloria, ma anche senza i sospetti di simpatie neonaziste che oggi nuocerebbero alla causa ucraina. Uno e novanta, biondo, naso sottile e occhi azzurri, il maggiore Denis Projipenko è uno dei fondatori del Battaglione Azov.

Addestrato come un incursore, bello come un attore, da anni è in prima linea contro i filorussi del Donbass e oggi, adesso, in questi minuti, è in trappola a Mariupol. Accerchiato senza possibilità di rinforzi. Bombardato dal cielo e dal mare. Braccato dai droni e dalle orecchie elettroniche. Basta una sua comunicazione, un avvistamento, una soffiata per potergli indirizzare contro un missile. Mosca sa come fare. Ci riuscì durante l’assedio di Grozny, in Cecenia, negli anni ’90 contro il presidente indipendentista Dudaev. E allora le tecnologie erano molto più arretrate.
A Mariupol 14-15mila militari russi stanno riversando una marea di esplosivi sulla città per eliminare lui e i suoi uomini. Decine di missili sono pronti a disintegrarlo, migliaia di soldati a reclamare la taglia che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, intimo del leader del Cremlino Putin, ha messo sulla sua testa. Vivo o morto. Mezzo milione di dollari. Ciò che sta succedendo ai soldati che difendono Mariupol e al loro comandante Projipenko, ha lo spessore tragico delle grandi battaglie che cambiano il corso della storia e ispirano forti sentimenti. Anche se, nel frattempo, i protagonisti sono tutti morti. I 960 zeloti di Masada. I 300 spartani alle Termopili. Gli affamati di Stalingrado. Tutti sacrifici, vittoriosi o perdenti non è così importante per la storia, capaci però di segnare la consacrazione di un’identità non più negoziabile. Per il maggiore Projipenko, il riferimento più diretto è un altro, inciso persino in un bassorilievo dell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés a Parigi. E’ la battaglia combattuta a metà del 1600 dai liberi cosacchi della steppa di Zaparozhzhie contro l’esercito lituano-polacco di re Giovanni II Casimiro. Ortodossi contro cattolici. Un impero dell’ovest contro le steppe dell’est. La battaglia di Berestenchko è, probabilmente, il più grande scontro terrestre di un secolo per nulla pacifico. I cosacchi di Crimea e del bacino del fiume Dnipro non volevano sottomettersi. Persero, ma 400 anni dopo, Denis Projipenko continua ad ispirarsi alla loro lotta per giustificare la sua.
È, probabilmente pronto a diventare il nuovo eroe nazionale ucraino. E le sue simpatie politiche, verranno strumentalizzate o meno a seconda di chi si impossesserà della sanguinosa leggenda. Ex capo degli ultrà della Dinamo Kiev, con la guerra del Donbass, Projipenko accorse volontario nel 2014 alla difesa del Paese. Da allora è diventato un soldato professionista, si è addestrato, ha imparato a combattere battaglie vere, non contro i lacrimogeni degli stadi. I russi dicono che abbia avuto istruttori stranieri, dai Delta Force alla Legione Straniera.
Il nucleo dei primi volontari del 2014 si struttura con il passare dei mesi. Riceve armi. Entra a far parte della Guardia Nazionale nell’autunno del 2014 ed è a quel punto che si libera di alcuni elementi di estrema destra. Da allora, in teoria, dovrebbe seguire le regole dell’esercito nazionale per cui l’apologia del nazismo è vietata. Il clima dentro il battaglione diventato brigata resta quello della sua iconografia, il simbolo così simile alla runa nazista, le t-shirt nere, le teste rasate, il saluto con il pugno al petto. Tutto molto militarista, machista e super nazionalista e forse oltre. (Corriere della Sera, grazie a Erasmo)

Non possono mancare, in onore ai nazisti ucraini, i nazisti di casa nostra, che si danno da fare, nel loro piccolo per non restare troppo indietro in fatto di infamia.

Aggiungo questa foto spettacolare di Bucha, che può dare la misura della “tragedia” in atto: sei fotografi intenti a fotografare un gatto (ma dico io!)

e due cose dedicate a chi ha un condizionatore: questa è una

e questa è l’altra

E già che ci siamo beccatevi anche questo

No, dico, ma ve lo immaginate Mattarella?

barbara

UNA BELLA INFILATA DI VIDEO

A completamento del post con le immagini dei bambini ucraini addestrati dai nazisti del battaglione Azov, guardatevi questo tenero bambino (per qualche motivo che ignoro, postando direttamente il video, questo non risulta accessibile).

A un amico che ha ripreso dal mio blog alcune di quelle foto, una banda di buontemponi hanno scritto nei commenti: “Ma per piacere. Piantatela con queste str… dove è scritto che si addestra? Diffondete odio inutile e pericoloso”, “Sta al lunapark”, “evidentemente gli piace far figure di emme!”, “siete voi che fate una propagansa filorussa vergognosa. Si vede benissimo che è un luna park” “è un luna park”, “E’ evidente che quel bambino si sta divertendo in un Luna Park. Basta osservare attentamente tutt’intorno. Il resto è mala fede condita di forte risentimento ideologico” “È in un luna park mi sa…” “È un luna park”. Bene, ora vi porto a fare un giro al luna park. Il titolo del film, del 2017, è “Azovets”: Figli della Grande Ucraina. La didascalia recita: Un cortometraggio sul campo di Azov. Chi sono i “cadetti”? Perché i bambini escono con le mitragliatrici? Come viene costruita la Grande Ucraina in questo momento?

Qualche differenza rispetto alla gioventù hitleriana? Da questo film sono passati quattro anni e mezzo: quanti di loro sono stati mandati a farsi ammazzare? A quanti di quei genitori fieri dei figli che imparano la disciplina e il patriottismo, adesso non è rimasta che una foto? E, cosa importante da ricordare: quando vengono armati i civili – cosa ammiratissima dai coglioni di casa nostra – questi cessano automaticamente di essere civili: in base alle convenzioni di Ginevra e dell’Aja, una persona con un’arma NON è un civile, con l’aggravante di non avere una divisa che lo contrassegni specificamente come combattente; il che comporta che il nemico, sapendo che ci sono civili armati, nel momento in cui ne vede uno davanti a sé non aspetta di vedere se quello gli spara addosso per sapere se è armato o no. Il secondo obiettivo del soldato è sconfiggere il nemico e vincere la guerra, il primo è cercare di restare vivo. Se sai che ci sono combattenti privi di divisa e di qualunque segno di riconoscimento, tu spari, legittimamente, su tutto quello che si muove. A proposito, sento da ogni parte che chi riconosce le ragioni della Russia, o anche, molto più semplicemente, si pone domande su cose ambigue propinate dai mass media, odia l’occidente. Beh, gli altri non so, ma io non mi sogno minimamente di odiare l’occidente. Sono semplicemente allergica ai cretini, tutto qui.

Poi una (ennesima) testimonianza di una ragazza ucraina russofona in fuga dalle milizie ucraine

L’immancabile Soros

Un piccolo promemoria per gli smemorati

Un altro video importantissimo. Vedo continuamente sbeffeggiare quelli che “credono” all’esistenza di laboratori sotterranei per lo sviluppo di armi batteriologiche. Ecco, questo video lo dedico a loro. Non perché mi illuda che qualcuno di loro sia capace di aprire gli occhi, ma semplicemente per togliergli l’alibi dell’ignoranza in buona fede.

Poi, per distrarci un attimo dalle tragedie, ammiriamo l’uomo che ha scatenato la guerra in Ucraina e che ha in mano i codici nucleari, mentre porge la mano al suo angelo custode che però è timidissimo e ha preferito eclissarsi

mentre questa è la caricatura del suddetto apparsa alla televisione saudita

Due parole sull’informazione scientifica che viene propinata dai mass media: uno, e due.

Poi, sempre a proposito di palle stratosferiche, avrete sicuramente sentito quella dei forni crematori portatili che i russi usano per far sparire le prove dei propri crimini (salvo dimenticarne qualche centinaio sulla strada, ma non stiamo a sottilizzare), il tutto dimostrato dalle foto. Peccato che queste risalgano al 2013 (come cantava l’immortale George Brassens, co uno zé mona, el zé mona).
E infine un altro po’ di sbufalamenti.

DA MARIUPOL/ “Bombe, fake news, corridoi umanitari: vi racconto quello che ho visto”

“L’esercito russo sta combattendo con le mani legate: non vuole causare troppe distruzioni”. Da Mariupol, parla il fotografo Giorgio Bianchi

Da quando è cominciata la guerra in Ucraina si sente continuamente dire che la prima vittima è la verità. Le fake news da una parte e dall’altra sarebbero innumerevoli, tanto che c’è anche chi è convinto che i civili massacrati nelle città occupate dai russi sarebbero una invenzione o più semplicemente “vittime collaterali”. In fondo in tutte le guerre i civili sono vittime.
Per questo abbiamo raggiunto a Donetsk Giorgio Bianchi, giornalista e fotoreporter, inviato di guerra per Visione TV in Ucraina: “Gli ucraini sono condannati a combattere perché l’Occidente ha messo a disposizione l’apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico, che però è un’arma a doppio taglio. Sono condannati a stare dentro la narrazione che è stata costruita”, ci ha detto in questa intervista.

Hai notizie precise da Mariupol? Gli indipendentisti hanno detto di aver occupato il porto commerciale. Ti risulta?
Sì, da quello che so il porto è stato preso; tornerò a Mariupol nei prossimi giorni.

Ma la città non è circondata? Si può entrare?
In realtà, a Mariupol si entra e si esce come si vuole. Ci sono andato alcuni giorni fa, dovevo girare delle riprese in un carcere dove gli ucraini, da prima dell’invasione, tengono i prigionieri politici, ma ci siamo dovuti fermare, perché erano in corso combattimenti troppo violenti e la strada era bloccata.

In altre occasioni sei riuscito a entrare a Mariupol?
Sì, sono stato in un palazzo alto tredici piani, da lassù si vedevano tutti i combattimenti in corso, si scorgeva la grande acciaieria, che è una delle basi ucraine, andata in fumo per i bombardamenti massicci dei russi.

Che cosa hai visto in quella città?
A Mariupol ormai vivono solo donne, anziani e bambini. Ci sono ancora cellule di soldati ucraini, che cercano di confondersi con i civili, ma è difficile passare inosservati se sei un uomo, perché vieni subito fermato per controlli.

Mariupol è davvero stata rasa al suolo come viene detto?
No. Quando sono andato la prima volta mi avevano inviato una infografica in cui si diceva che il 90% della città era distrutto. Ho tentato di sapere da dove avessero estrapolato quel dato e si sono giustificati dicendo che allora poteva essere il 70%. Una seconda volta, usando dei dati ritenuti ufficiali dal sindaco ucraino, mi hanno parlato di 5mila civili morti, sostenendo che era stato distrutto il 50-60% della città. Si diceva che a Mariupol c’erano ancora 250mila civili, un altro dato che contraddice quello di chi parla di 100mila persone. Era evidente che usavano solo dati parziali, a seconda di come fa loro comodo.

Ma tu cosa hai visto direttamente?
Sicuramente la periferia è devastata, perché i suoi edifici vengono utilizzati come se fossero le mura di una fortezza, con palazzi alti dodici o tredici piani di cemento armato, in cui le finestre sono delle feritoie. Gli ucraini hanno messo i civili nelle cantine o li hanno spostati in altri quartieri. Hanno usato i palazzi civili come mura difensive, quindi sono stati colpiti e distrutti. La gente che ho intervistato afferma che ci sono state discussioni accese con i militari. Dicevano loro: ma se mettete un carro armato all’angolo del palazzo, poi sparate e ve ne andate, è chiaro che i russi rispondono e colpiscono le nostre case.

E i soldati cosa rispondevano?
Dicono che c’è la legge marziale e possono fare quello che vogliono. Ho intervistato una signora che mi ha raccontato di una coppia andata dai militari a chiedere spiegazioni. Un soldato ha detto al marito: fai stare zitta quella c…, se no ci pensiamo noi. Un’altra donna è stata colpita in faccia con il mitra. Mariupol non è tutta a fianco degli ucraini, buona parte della popolazione è russa, è una città particolare, in cui molti aspettavano i russi come liberatori.

In realtà, un tuo collega che si trova anche lui nel Donbass ha dichiarato alla televisione italiana che anche i russofoni sono delusi da come si comportano i russi: non si aspettavano bombardamenti e attacchi così violenti, tanto da colpire anche loro. È così?
Non è vero, sono tutti a favore dei russi, si aspettavano di essere inglobati nella Federazione Russa, come è successo in Crimea. È chiaro che dopo un mese senza luce, acqua e gas, staccati dagli ucraini, non siano contenti. Ma anche il Washington Post ha rivelato che gli ucraini usano i civili come scudi umani. Chi vuole andare via deve essere messo in condizione di andare via e chi vuole restare resti.

I corridoi umanitari, però, non ci sono o vengono bombardati e si parla anche di migliaia di ucraini deportati in Russia, è vero?
Questa è una cosa assurda. All’inizio dicevano che non c’erano corridoi umanitari, ma non è vero, c’è gente che entra ed esce in continuazione. Chi afferma che i russi bombardano i corridoi umanitari verso ovest e lasciano liberi quelli verso la Russia, sempre ammesso che sia vero, non tiene conto che l’importante è mettersi in salvo. In un attacco in cui si prevede che anche la zona occidentale del Paese possa essere invasa, meglio scappare a oriente, perché i russi sono più forti.

Meglio cioè mettersi in mano agli invasori pur di non morire?
Solo in Italia si dice che l’esito della guerra non è scontato. In realtà, se i russi volessero, potrebbero vincere e chiudere la guerra in una settimana. Se questo non è stato fatto, è perché c’è un legame con il popolo, visto che 17 milioni di ucraini sono russi e Mosca non vuole fare un massacro. Non si può definire deportazione il legittimo desiderio di fuggire dove è più facile.

Da quanto vedi e senti gli ucraini combatteranno fino all’ultimo?
Gli ucraini sono condannati a combattere, perché non possono fare altrimenti.

In che senso?
L’Occidente ha messo a disposizione il suo apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico. Però è un’arma a doppio taglio e ormai gli ucraini sono condannati a stare dentro questa narrazione. Prendiamo l’esempio delle trattative: l’Occidente non vuole che si facciano. L’esempio del diplomatico ucciso dopo il primo giro di incontri è emblematico: era uno che non ci stava a questo gioco ed è stato fatto fuori.

Quindi, secondo te, si andrà avanti a oltranza?
L’esito della guerra è scontato, vinceranno i russi. I soldati russi combattono con le mani legate dietro la schiena, non devono ammazzare i civili, non devono causare troppa devastazione. La Russia ha ancora diverse marce a disposizione, per ora stanno usando solo la prima. Mosca potrebbe, ad esempio, chiedere aiuto alla Bielorussia per occupare Kiev, visto che hanno un esercito motivato e ben addestrato, ma la Bielorussia non sarebbe in grado di sostenere le sanzioni economiche imposte dall’Occidente. (Qui)

E dopo le foto del modello cicciobello in posa da grullo

e una serie di domande senza risposta,

(e, ultim’ora, l’ipotesi che a colpire la nave russa possa essere stato un missile inglese o americano, nel qual caso la guerra mondiale sarebbe davvero alle porte) concludo con una bella tempesta russa

barbara

GUERRA, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

LARRY C. JOHNSON: “L’ESERCITO UCRAINO È STATO SCONFITTO – ORA BISOGNA SOLO ELIMINARE LE ULTIME SACCHE DI RESISTENZA”

Il signor Borrell lo ha detto molto chiaramente: niente compromessi, niente colloqui, niente accordi, niente trattati: la questione si deciderà sul campo di battaglia (ma com’era quella storiella che l’Unione Europea era nata per impedire le guerre? E, a parte questo, che cosa ha a che fare la UE con le questioni fra due stati che non ne fanno parte?); quindi la risposta alla domanda “quando finirà la guerra?” è: o la Russia riuscirà a mettere l’Ucraina in ginocchio al punto da costringerla alla resa incondizionata, come Germania e Giappone nel ’45; oppure grazie alle armi che le inviamo l’Ucraina riuscirà a resistere, e allora prima o poi la Russia supererà un qualche filo rosso stabilito a suo unico e insindacabile giudizio dalla NATO, e se non lo farà basterà inventarsi qualcosa che tanto il popolo bue è disposto a bersi qualunque puttanata purché sia contro l’Anticristo Russo, e allora interverrà direttamente la NATO, molto probabilmente la Cina si vedrà costretta a mobilitarsi a fianco della Russia, e il mondo intero si troverà automaticamente in guerra. Nucleare, beninteso. E non finirà fino a quando non riusciranno a mettere la Russia in ginocchio al punto da costringerla alla resa incondizionata. Nel frattempo l’Ucraina sarà comunque ridotta a un unico ammasso di macerie e a un unico sterminato cimitero – più o meno come l’Italia bombardata sia dai tedeschi che dagli alleati. Io mi auguro caldamente che si realizzi il primo scenario, e credo che ci siano buone ragioni per ritenere realistica la possibilità di vittoria della Russia. Che ovviamente non ha la minima intenzione di ridurre in ginocchio l’Ucraina, ma vista la ferrea determinazione di America+NATO+UE di portarla a questo, potrebbe essere costretta ad arrivarci.
E ora vediamo le considerazioni di qualcuno che alla propaganda e ai proclami e alle chiacchiere da bar preferisce quell’odiatissima cosa che sono l’osservazione e il porsi domande.

Domanda 1– Può spiegarmi perché pensa che la Russia stia vincendo la guerra in Ucraina?
Larry C. Johnson [ex analista presso la C.I.A.)– Nelle prime 24 ore dell’operazione militare russa in Ucraina, l’operatività dei radar ucraini con base a terra è stata ridotta a zero. Senza quei radar, l’aviazione ucraina ha perso la possibilità di eseguire intercettazioni aria-aria. Nelle tre settimane successive, la Russia ha stabilito una No Fly Zone de facto sull’Ucraina. Anche se è ancora vulnerabile ai missili spallati terra-aria forniti agli Ucraini dagli Stati Uniti e dalla NATO, non ci sono prove che la Russia abbia dovuto ridurre il numero dei propri attacchi aerei.
Quello che mi ha colpito è stato l’arrivo dei Russi nei sobborghi di Kiev entro tre giorni dall’invasione. Mi sono ricordato che i nazisti nell’operazione Barbarossa avevano impiegato sette settimane per raggiungere Kiev e altre sette settimane per conquistare la città. I nazisti avevano il vantaggio di non doversi trattenere per evitare vittime civili, anzi erano ansiosi di distruggere le infrastrutture critiche. Eppure, molti cosiddetti esperti militari americani avevano sostenuto che la Russia si fosse impantanata. Quando una colonna di mezzi militari lunga 24 miglia (o 40 miglia, secondo la fonte della notizia) era rimasta ferma a nord di Kiev per più di una settimana, era diventato chiaro che la capacità dell’Ucraina di lanciare operazioni militari significative era stata eliminata. Se la loro artiglieria fosse stata ancora intatta, quella colonna [immobile] sarebbe stata un facile bersaglio per una totale distruzione. Questo non è successo. Se poi gli Ucraini avessero avuto mezzi aerei ad ala fissa o rotante ancora operativi, avrebbero dovuto distruggere quella colonna dall’aria. Questo non è successo. Oppure, se avessero avuto la possibilità di lanciare missili da crociera avrebbero potuto scatenare l’inferno sulla colonna russa, presumibilmente in stallo. Questo non è successo. Gli Ucraini non hanno nemmeno utilizzato la fanteria per attaccare la colonna con i Javelin anticarro appena arrivati dagli Stati Uniti.
La scala e la portata dell’attacco russo è notevole. In tre settimane hanno catturato un territorio più esteso del Regno Unito. Poi hanno iniziato ad effettuare attacchi mirati a città chiave e a installazioni militari. Non abbiamo visto un solo caso in cui un reggimento ucraino o un’unità della dimensione di una brigata abbia attaccato e sconfitto un’unità russa comparabile. Invece, i Russi hanno diviso l’esercito ucraino in piccole unità e hanno tagliato le loro linee di comunicazione. I Russi stanno consolidando il controllo di Mariupol e controllano tutti i porti sul Mar Nero. L’Ucraina è completamente isolata a sud e a nord.
Vorrei far notare che in Iraq, nel 2003, gli Stati Uniti avevano avuto molte più difficoltà a mettere sotto controllo un territorio equivalente, mentre combattevano contro una forza militare molto inferiore e meno valida. Se non altro, questa operazione russa dovrebbe spaventare a morte i leader militari e politici degli Stati Uniti.
La vera grande notizia è arrivata questa settimana con gli attacchi missilistici russi su quelle che erano, di fatto, basi NATO a Yavoriv e Zhytomyr. A Zhytomyr, nel settembre 2018, la NATO aveva organizzato un seminario sulla sicurezza informatica e aveva descritto l’Ucraina come un “partner NATO.” Zhytomyr è stata distrutta con missili ipersonici sabato. Yavoriv ha subito la stessa sorte domenica scorsa. Era il principale centro di addestramento e logistico che la NATO e l’EUCOM usavano per fornire armi e combattenti all’Ucraina. Nella base si sono avute molte perdite tra il personale militare e civile.
Non solo la Russia ha colpito e distrutto le basi che la NATO usava regolarmente dal 2015, ma non c’è stato alcun avvertimento per il raid aereo e nessuna intercettazione dei missili in arrivo.

Domanda 2– Perché i media stanno cercando di convincere il popolo ucraino che il loro esercito può uscire vittorioso nella loro guerra contro la Russia? Se quello che dice è corretto, allora tutti i civili che vengono mandati a combattere l’esercito russo, stanno morendo in una guerra che non possono vincere. Non capisco perché i media vogliano ingannare la gente su una cosa così seria. Cosa ne pensa della situazione?
Larry C. Johnson– Questa è una combinazione di ignoranza e pigrizia. Piuttosto che fare un vero reportage, la stragrande maggioranza dei media (cartacei ed elettronici) così come Big Tech stanno sostenendo una massiccia campagna di propaganda. Ricordo quando George W. Bush era Hitler. Ricordo quando Donald Trump era Hitler. E ora abbiamo un nuovo Hitler, Vladimir Putin. Questo è un copione vecchio e stantio. Chiunque osi sollevare domande legittime viene immediatamente accusato di essere un burattino di Putin o un tirapiedi della Russia. Quando non si possono discutere i fatti, l’unica risorsa è la calunnia.

Domanda 3– La settimana scorsa, il colonnello Douglas MacGregor è stato ospite del Tucker Carlson Show. Le sue opinioni sulla guerra sono sorprendentemente simili alle vostre. Ecco cosa ha detto nell’intervista:
“La guerra è davvero finita per gli Ucraini. Sono stati fatti a pezzi, non c’è dubbio su questo, nonostante quello che sentiamo dai nostri media mainstream. Quindi, la vera domanda per noi a questo punto è, Tucker, abbiamo intenzione di vivere con il popolo russo e il suo governo o abbiamo intenzione di continuare a portare avanti questa sorta di cambio di regime travestito da guerra ucraina? Smetteremo di usare l’Ucraina come un ariete contro Mosca? Che, effettivamente, è quello che abbiamo fatto.” (Tucker Carlson– MacGregor Interview)
È d’accordo con MacGregor che il vero scopo di spingere la Russia in una guerra con l’Ucraina è un “cambio di regime”? Inoltre, è d’accordo sul fatto che l’Ucraina viene usata dagli Stati Uniti come base organizzativa per portare avanti una guerra per procura contro la Russia?
Larry C. Johnson – Doug è un grande analista, ma non sono d’accordo con lui – non credo che ci sia nessuno nell’amministrazione Biden abbastanza intelligente da pensare e pianificare in questi termini strategici [dietro Biden e dietro l’amministrazione ci sono i pupari, però]. A mio parere, gli ultimi 7 anni sono rappresentativi dell’inerzia dello status quo della NATO. Quello che voglio dire è che la NATO e Washington, hanno creduto di poter continuare ad avanzare verso est, fino ai confini della Russia senza provocare una reazione. La NATO e l’EUCOM eseguivano regolarmente esercitazioni, compreso l’addestramento “offensivo,” e fornivano attrezzature. Credo che i rapporti negli Stati Uniti, secondo cui la CIA stava fornendo addestramento paramilitare alle unità ucraine che operano nel Donbass, siano credibili. Ma ho difficoltà a credere che, dopo le nostre debacle in Iraq e Afghanistan, a Washington siano improvvisamente apparsi degli strateghi del calibro di Sun Tzu a tirare le fila.
A Washington c’è un’aria di disperazione. Oltre a bandire tutto ciò che è russo, l’amministrazione Biden sta cercando di intimorire la Cina, l’India e l’Arabia Saudita. Non vedo nessuno di questi Paesi mettersi in riga. Credo che la squadra di Biden abbia fatto un errore fatale cercando di demonizzare tutto ciò che è russo, cose e persone. Se non altro, questo sta unendo i Russi dietro Putin e sono pronti a sostenerlo in una lunga lotta.
Sono scioccato dall’errore di calcolo di pensare che le sanzioni economiche alla Russia l’avrebbero messa in ginocchio. È vero il contrario. La Russia è autosufficiente e non dipende dalle importazioni. Le sue esportazioni sono fondamentali per il benessere economico dell’Occidente. Se blocca le esportazioni verso l’Occidente di grano, potassa, gas, petrolio, palladio, metalli nichelati e altri minerali chiave, le economie europee e statunitensi saranno devastate. E questo tentativo di dominare la Russia con le sanzioni ha reso ancor più probabile che il ruolo del dollaro statunitense come moneta di riserva internazionale finisca nella pattumiera della storia.

Domanda 4– Fin da quando aveva pronunciato il suo famoso discorso di Monaco, nel 2007, Putin si è sempre lamentato dell’”architettura della sicurezza globale.” In Ucraina possiamo vedere come questi importanti problemi di sicurezza possano evolvere in una guerra vera e propria. Come sapete, a dicembre Putin aveva fatto una serie di richieste relative alla sicurezza della Russia, ma l’amministrazione Biden aveva fatto spallucce e non aveva mai risposto. Putin voleva garanzie scritte che l’espansione della NATO non avrebbe incluso l’Ucraina (la sua adesione) e che i sistemi missilistici nucleari non sarebbero stati schierati in Romania o Polonia. Pensa che le richieste di Putin siano irragionevoli?
Larry C. Johnson– Penso che le richieste di Putin siano abbastanza ragionevoli. Il problema è che il 99% degli Americani non ha idea del tipo di provocazione militare che la NATO e gli Stati Uniti hanno portato avanti negli ultimi sette anni. Al pubblico è sempre stato detto che le esercitazioni militari erano “difensive.” Questo, semplicemente, non è vero. Ora abbiamo la notizia che la Defense Threat Reduction Agency (DTRA) stava finanziando i biolaboratori in Ucraina. Immagino che Putin potrebbe accettare dei sistemi missilistici nucleari statunitensi in Polonia e Romania se Biden accettasse che sistemi russi comparabili siano dispiegati a Cuba, in Venezuela e in Messico. Quando vediamo il problema in questi termini possiamo cominciare a capire che le richieste di Putin non sono né folli né irragionevoli.

Domanda 5– I media russi riferiscono che missili russi “ad alta precisione, aviolanciati” hanno colpito una struttura in Ucraina occidentale “uccidendo più di 100 tra truppe locali e mercenari stranieri.” Apparentemente, il centro di addestramento delle operazioni speciali si trovava vicino alla città di Ovruch, che è a soli 15 miglia dal confine polacco. Cosa può dirci di questo incidente? La Russia ha voluto inviare un messaggio alla NATO?
Larry C. Johnson – In breve – SÌ! Gli attacchi dell’esercito russo in Ucraina occidentale durante la scorsa settimana hanno scioccato e allarmato i funzionari della NATO. Il primo attacco è arrivato domenica 13 marzo a Yavoriv, nell’Ucraina Occidentale. La Russia ha colpito la base con diversi missili, alcuni pare ipersonici. Più di 200 persone sono state uccise, tra cui militari americani e britannici e personale dell’intelligence, con centinaia di feriti. Molti hanno subito lesioni catastrofiche, come amputazioni, e sono in ospedale. Eppure, la NATO e i media occidentali hanno mostrato poco interesse nel riferire su questo disastro.
Yavoriv era un’importante base avanzata della NATO. Fino a febbraio (prima dell’invasione russa dell’Ucraina), l’U.S. 7th Army Training Command operava da Yavoriv. La Russia non si è fermata lì. ASB Military News riferisce che la Russia ha colpito un altro sito, Delyatyn, a 60 miglia a sud-est di Yavoriv (giovedì, credo). Ieri, la Russia ha colpito Zytomyr, un altro sito dove in precedenza la NATO aveva una base. Putin ha inviato un messaggio molto chiaro: le forze della NATO in Ucraina saranno viste e trattate come combattenti. Punto.

Domanda 6 – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato esaltato dai media occidentali come un “leader di guerra” ed un moderno “Winston Churchill.” Quello che i media non dicono ai loro lettori è che Zelensky ha fatto una serie di passi per rafforzare la sua presa sul potere, dando , allo stesso tempo, un colpo mortale alle fragili istituzioni democratiche dell’Ucraina. Per esempio, Zelensky ha “bandito undici organi di informazione di proprietà dell’opposizione” e ha cercato di impedire la candidatura di Viktor Medvedchuk, il capo del più grande partito di opposizione in Ucraina, accusandolo falsamente di “finanziare del terrorismo.” Questo non è il comportamento di un leader seriamente dedito alla democrazia. Qual è la sua opinione su Zelensky? È davvero un “leader patriottico” come i media vorrebbero far credere?
Larry C. Johnson– Zelensky è un comico e un attore. Neanche molto bravo, a mio parere. L’Occidente sta cinicamente usando il fatto che sia ebreo come un diversivo, evitando di dire che in Ucraina è presente un notevole numero di neo-nazisti (e intendo veri nazisti, che ancora celebrano i risultati ottenuti dalle Waffen SS ucraine, che avevano combattuto a fianco dei nazisti tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale). I fatti sono chiari: sta bandendo i partiti politici dell’opposizione e chiudendo i media dell’opposizione. Immagino che questa sia la nuova definizione di “democrazia.”

Domanda 7 – Come andrà a finire? C’è un eccellente post sul sito Moon of Alabama intitolato “Quale sarà la geografia dello stato che uscirà dalla guerra in Ucraina.” L’autore del post, Bernard, sembra pensare che l’Ucraina, alla fine, sarà divisa lungo il fiume Dnieper “e a sud lungo la costa, dove vive la maggioranza della popolazione etnica russa.” Dice anche questo:
“Questo eliminerebbe l’accesso dell’Ucraina al Mar Nero e creerebbe un ponte di terra verso la Transnistria, la regione separatista moldava che è sotto la protezione russa. Il resto dell’Ucraina sarebbe uno stato senza sbocchi sul mare, per lo più agricolo, disarmato e troppo povero per diventare a breve termine una nuova minaccia per la Russia. Politicamente sarebbe dominato dai fascisti della Galizia, che costituirebbero un grosso problema per l’Unione Europea.”
Cosa ne pensa? Putin imporrà all’Ucraina condizioni di questo tipo per rafforzare la sicurezza della Russia e porre fine alle ostilità o è più probabile uno scenario diverso?
Larry C. Johnson– Sono d’accordo con Moon of Alabama. L’obiettivo primario di Putin è quello di mettere in sicurezza la Russia dalle minacce straniere e divorziare dall’Occidente. La Russia ha le risorse fisiche per essere uno stato sovrano indipendente e sta realizzando questa visione.
Mike Whitney, qui.

Altre considerazioni estremamente interessanti che contraddicono radicalmente le fanfaronate degli ucrainofili (o dobbiamo chiamarli nazistofili?) possiamo leggerle qui. E a proposito di nazisti e affini, vi ricordate il linciaggio di Ramallah? Vi ricordate la telefonata della moglie di uno dei massacrati che, avendo sentito alla radio notizia di disordini chiama il marito per assicurarsi che sia tutto a posto e uno dei massacratori prende il cellulare e dice: “Tuo marito? Lo stiamo uccidendo”? Beh, i nazisti ucraini riescono a fare anche di peggio: provvedono loro a chiamare per annunciare la lieta novella.

La mamma del soldato russo riceve la videochiamata, appare il suo volto, lei crede che sia il figlio e pronuncia il suo nome “Iliusha, Iliusha” (diminutivo di Ilija) con tono allarmato.
Il militare ucraino ride e dice “Slava Ucraina”, “Gloria all’Ucraina”.
La mamma dice “non c’è Iliusha?”.
Lui risponde. “E’ morto. Ha fatto tre errori: si è perso, si è perso in Ucraina, è morto come un cane”. E ride.
Si vede il volto della madre impietrita che inizia a tremare. Lui dice: “cosa ti succede, perché ti tremano le labbra?”.
La mamma, con un altro telefonino, chiama una ragazza, probabilmente la fidanzata del figlio. E’ la ragazza a continuare a parlare con il militare ucraino. La ragazza dice alla madre: “Questo è un bastardo”. Poi rivolta al soldato: “Non crediamo a quello che dici. Facci vedere il nostro ragazzo”.
Lui risponde: “Non è rimasto niente di questo qui, è rimasto solo il culo, la gamba è staccata dal corpo, per fortuna è rimasto solo il telefono per chiamarvi e dirvi che lo stronzo fottuto non c’è più”.
La ragazza dice: “Sei tu che al posto della testa hai il culo”.
Lui ride: “E’ il vostro ragazzo che dove aveva la testa adesso ha il culo, grazie all’artiglieria ucraina”.
Si sente il pianto disperato della madre.
La ragazza dice: “Facci vedere il nostro ragazzo”.
Lui dice: “Cosa devo farvi vedere che lo stanno mangiando i cani, non abbiamo tempo per seppellire i vostri russi, li lasciamo finire ai cani, da un lato c’è la gamba, dall’altro la testa, è tutto sparso”.
La madre piange e chiude la conversazione.
Il soldato ucraino ride.

Non è propaganda russa, è girato dalla parte ucraina, da qualcuno che riteneva di potersene vantare.

E magari godetevi anche quest’altro spettacolo dei nazisti buoni che leggono Kant

Poi c’è il papa che ha l’idea di far portare la croce nella via crucis a donne ucraine e russe insieme, ma l’ambasciata ucraina contesta l’iniziativa. E l’amica

Maria Teresa Leone

opportunamente commenta:

A loro andava bene solo Gott mit uns.

Ora una nota amena, per rispondere agli alti lai del comico e dei ciarlatani di casa nostra:

Elena Squarci

Guardavo prima su canale 5 l’inviata ripresa davanti ad una decina di cavalli di frisia, in realtà unici particolari che evocavano la guerra in quel video, perché sullo sfondo c’era una città tranquilla, Kiev, nella più esplicita normalità: bei palazzi tutti intatti, negozi aperti, fontane con gente seduta sui bordi a parlare, traffico intenso di auto e bus, e dietro un tizio curioso che fotografava la troupe al di quà. Ma l’inviata parlava di stragi, bombe e disperazione, e di come quel cattivone di Putin se ne andrebbe in giro con la valigetta dei codici di lancio (portata dalla guardia del corpo!): in verità uno strano modello con due manici, nessuna catena da polso, ma soprattutto solo una cerniera per proteggere il contenuto. Un’altra cosa che non mi è chiara è come questi ‘inviati’ – sicuramente tutti premi pulitzer, tutti indipendenti – riescano sempre a sapere, soltanto dopo poche ore dalle presunte stragi e bombardamenti sui civili, il numero esatto dei morti. Il miracolo dei pallottolieri da guerra. Ci rendiamo conto in che mani è la cronaca di questa guerra? Della serie la butto lì tanto chi verifica?

E a proposito del comico, più prezzemolo di Galli e Pregliasco (che non smette di dare ordini a destra e a manca)

Il resto domani, che qua di roba ce n’è anche troppa, ma prima di chiudere, il solito salto in Russia, con questi due meravigliosi artisti e con quella cosa miracolosa che è il valzer, capace perfino di resuscitare i morti… almeno per un po’. E magari impariamo che per concederci un valzer è sempre il momento giusto, anche in mezzo alla guerra

barbara

PARLIAMO UN PO’ DI INFORMAZIONE

Inizio prendendo spunto da un articolo di Deborah Fait di un paio di giorni fa.

Domenica scorsa due poliziotti diciannovenni israeliani, ripeto ISRAELIANI, Yazan Falah, druso e Shirel Aboukrat, una ragazza ebrea che aveva fatto alyiah dalla Francia nel 2006, sono stati ammazzati da due terroristi arabi palestinesi affiliati all’Isis.

Altre due giovani vite del nostro paese spente dal fanatismo di cui sono fatti i terroristi. Yazan Falah è stato sepolto nel suo villaggio, Kasra Samia, con la partecipazione di migliaia di persone. “Vorrei esser morto al posto tuo” ha singhiozzato lo zio. Il Ministro Gideon Saar: “Tu eri uno splendido soldato sorridente che tutto Israele piange oggi con il cuore spezzato”. Si, siamo tutti con il cuore spezzato per questi due ragazzi che avevano scelto di fare i poliziotti di frontiera per difendere la patria. Shirel è stata sepolta nel cimitero militare di Natanya, sua madre disperata urlava alla figlia di risvegliarsi subito, tra i singhiozzi di tutti i presenti. Uno strazio puro, un dolore tremendo vedere quella mamma che non voleva e non poteva accettare la morte della figlia e urlava “Svegliati, Shirel, svegliati, ti prego”. Oltre ai due ragazzi uccisi altri dodici sono stati feriti dai due terroristi che hanno sparato più di 1000 pallottole, i maledetti volevano la strage. Entrambi venivano da Um el Fahem, città nota per essere una specie di allevamento di terroristi, e si sono filmati mentre , prima dell’attacco, si abbracciavano sotto la bandiera nera dell’Isis. È il secondo attentato in una settimana che insanguina le strade di Israele. Non ho ancora sentito i telegiornali ma ho letto, e mi è venuto un colpo, il titolo cubitale del Giornale del 28 marzo, eccolo qua:

DUE PALESTINESI UCCISI A HADERA NEL GIORNO DI BLINKEN

Ecco: l’informazione, in Italia e non solo, funziona così. Lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo. Lo sappiamo, soprattutto, noi che da anni che occupiamo di combattere la disinformazione su Israele, e proprio per questo non riesco a capacitarmi che non solo le pecore matte ma anche gli uomini, quelli che fino all’altro ieri erano uomini e sapevano captare a naso la falsità, l’esagerazione, la manipolazione, l’incompletezza, l’illogicità, la contraddizione in quanto diffuso dai mass media, e cercavano regolarmente conferme, confronti incrociati, prove, oggi, sapendo oltretutto in partenza che una delle due parti in causa è stata silenziata e viene data voce solo all’altra, abbiano scelto di dare credito ciecamente, acriticamente, a tutto ciò che da quella parte arriva e che mille volte è stata provata falsa (vogliamo parlare dei bombardamenti presi dai videogiochi? Vogliamo parlare del bombardamento del memoriale di Babi Yar? Vogliamo parlare della “donna ucraina stuprata e uccisa dai russi” che le figlie scelgono di seppellire con la bandiera russa?). Non me ne capacito. E sempre a proposito di informazione, abbiamo l’orwelliano intervento di wikipedia che con un colpo di spugna, al pari del “ministero della Verità”, cancella la strage di Odessa. E, pur tenendo presente che più o meno tutti i veri o presunti sbufalatori vanno sempre presi con almeno una cucchiaiata di grani di sale, può forse essere il caso di porsi qualche domanda anche sull’«eroina» Marina Ovsyannikova. E vediamo ora un po’ di fatti. Russofoni del Donbass mostrano le distruzioni operate dall’esercito ucraino

E ancora altri testimoni, altre distruzioni

E ricordiamo: non è vero che sono nazisti, e non è vero che hanno fatto stragi di russofoni nel Donbass: è tutta una sporca propaganda russa!

Nel frattempo, sempre più simili ai palestinesi e ai loro sistemi, ai colloqui fanno concessioni che aprono spiragli alla pace per poi rimangiarsele mezz’ora dopo.

Ancora due parole sulla gang dei Biden, e infine, dopo avere dato voce ai russi, giusto per non rischiare l’accusa di essere unilaterale, do la parola anche a un ucraino.

Ma non posso chiudere questo post prima di dare conto di un altro fulgido esempio di informazione

NOTA: quando è stato girato il film – che parla di tutt’altro – a Paolo Villaggio mancavano ancora diversi anni prima di essere concepito.

e di uno splendido esempio di legge del contrappasso

Chiudo con il russo Mikhail Kolyada che rende omaggio al russo Rudolf Nureyev

barbara

UN PAIO DI COSE CHE NON CAPISCO

Perché io, a differenza di quelli che sanno esattamente quanti sono i morti e quanti i mezzi distrutti e quanti e quali gli edifici lesionati e perfino, in misura millimetrica, che cosa passa in ogni momento nella testa di Putin e che cosa vuole e perché lo vuole e come lo vuole e che cosa sogna la notte e che mano usa per farsi le seghe, per non parlare dei sublimi pensieri dell’eroe Zelensky, io, dicevo, alcune cose poco chiare le ho. Per esempio: una cosa su cui siamo sicuramente tutti d’accordo è che gli ucraini odiano i russi, per un miliardo di buone ragioni, e i russi odiano gli ucraini per quattro miliardi di buone ragioni. Ora, la cosa che non capisco è: perché gli ucraini vogliono a tutti i costi tenersi stretti quei russi che odiano e che li odiano? Perché mezzo mondo sta contribuendo, a prezzo del proprio pesantissimo impoverimento, a far sì che questi russi siano obbligati a restare attaccati agli ucraini che odiano e che li odiano? Non è curioso? Non è curiosa questa cosa? Un po’ meno curiosa però diventa se si prendono in considerazione alcuni elementi che emergono da un interessante articolo di tre anni e mezzo fa che ho trovato in rete. Articolo da prendere con le molle per certi aspetti relativi al “cosa ci sta dietro” più profondo (nuovo ordine mondiale, massoneria eccetera), ma con molti riscontri in merito al “cosa ci sta dietro” più vicino, e soprattutto con parecchi dati di fatto inconfutabili, alcuni dei quali inoppugnabilmente dimostrati da indagini successive. Secondo questo articolo, l’Ucraina non desidera affatto tenersi i russi: desidera tenersi la terra. SENZA i russi. Perché quel territorio è notevolmente ricco di gas: quello sul quale Biden junior, con l’appoggio politico del padre, sta facendo i suoi affari miliardari, e per i quali la presenza della popolazione russofona rappresenta un intralcio. Qui l’articolo.

Un’altra cosa che non capisco sono le persone che leggono sul giornale che è successo A B C e riferiscono tutti convinti: “È successo A B e C!”. Cioè, le fonti di informazione di una parte sono state oscurate (“perché mentono”), rimane unicamente la controparte, e quella la riportiamo pari pari con la certezza che quella è la verità: roba da ritardati analfabeti ubriachi. Prendiamo per esempio questa notizia:

Una donna ucraina è stata stuprata e uccisa davanti ai figli dai soldati russi. E i figli, anzi, le figlie, come la seppelliscono? Con la bandiera russa, ovvio! Un’altra cosa spettacolare avviene quando gli ucraini bombardano il Donbass

e i giornali raccontano che a bombardare sono stati i russi. Cioè, raccontano che i russi bombarderebbero la propria gente in una zona che è già in mano loro, e ancora una volta non posso fare a meno di chiedermi: ma come fa la gente a bersi simili puttanate? Sembrerebbe impossibile, eppure ci crede. Un’altra cosa fenomenale, dedicata a quelli che credono di essere informati perché leggono i giornali e guardano la televisione, è la caduta di Mariupol. Sì, Mariupol è caduta, ma i mass media evitano accuratamente di farlo sapere. E ancora una volta i russi issano la propria bandiera là dove prima regnavano i nazisti, e i vecchi liberati piangono e ringraziano

Un’altra cosa che mi pone degli interrogativi è questa (ho eliminato la prima parte, una frase di 153 parole con 22 coordinate e subordinate, in grado di bloccare la digestione).

Pasticcio a Trieste: cosa succede alla nave dell’oligarca

Il megayacht dell’oligarca russo Melnichenko, una specie di veliero-monstre da 143 metri per dodicimila tonnellate, ora ormeggiato all’Arsenale San Marco della città e sottoposto a sequestro a causa del congelamento dei beni dei cittadini russi, non può essere spostato. “E quindi?”, direte voi, “con tutti i problemi che ci sono dobbiamo ora preoccuparci del natante dell’oligarca?”.
Purtroppo sì, ed ecco perché. Il bacino dell’Arsenale dovrà essere liberato entro il 10 aprile dato che Fincantieri lo dovrà utilizzare per completare i lavori di una nave da crociera in via di consegna. Ogni giorno di ritardo sulla data prevista comporta una penale di 600mila euro.
Tuttavia, il bacino non può essere liberato perché, appunto, ospita il mega yacht che, da dopo il sequestro, è passato sotto la responsabilità dell’Agenzia del Demanio. Dunque, lo Stato italiano. Per poterlo spostare bisognerebbe accendere una polizza nuova, dal momento che quella che assicurava il veliero spaziale è venuta meno con l’applicazione delle sanzioni UE contro la Russia. La polizza deve coprire un bene del valore di oltre mezzo miliardo di euro, più annessi e connessi (cioè principalmente i dodici uomini d’equipaggio, ma quattro si sarebbero intanto volatilizzati).
Il costo dell’abnorme polizza sarebbe dunque di competenza dello Stato, in attesa che quest’ultimo possa rivalersi su Melnichenko (posto che lo possa fare in punta di diritto, aggiungiamo, cosa che è tutto meno che scontata). Il Prefetto di Trieste – riporta l’articolo – ha interpellato il Ministero dell’Economia, il quale dovrebbe acquisire il parere del Comitato di sicurezza finanziaria, prima di avviare la stipula della polizza. Il parere del Comitato dipende inoltre dall’inventario del bene e di tutto ciò che esso contiene. Operazione che non è iniziata. L’Agenzia del Demanio, nel frattempo, non si pronuncia.
Lo yacht, inoltre, dev’essere conservato in perfetto stato, in vista della sua futura restituzione. Per la sua manutenzione si è dovuto procedere allo smontaggio di un albero. Ma il cantiere navale francese costruttore dell’albero ha dichiarato che non lo rimetterà al suo posto senza una polizza assicurativa in essere.
Pur ammettendo che alla fine lo si possa spostare, pare che i moli commerciali del porto triestino non siano adatti a ospitare il mega-yacht perché non sufficientemente attrezzati affinché la chiglia dell’imbarcazione, realizzata con costosissime vernici speciali, non si rovini. Semmai ciò dovesse accadere, i costi delle riparazioni sarebbero ovviamente a carico del Demanio. A questo scopo è stata allertata la Capitaneria di Porto, che dovrà anche reperire dei grossi parabordi per proteggere lo scafo.
In sintesi: c’è da spostare rapidamente un maga-yacht sotto sequestro per far posto a una nave da crociera da terminare (altrimenti penali salate, e Fincantieri è pubblica). Ma il mega-yacht non si può spostare perché è sotto sequestro. Perciò dapprima serve che si pronuncino Ministero, Comitato sicurezza, Agenzia del Demanio affinché lo Stato italiano, cioè i contribuenti, si accolli il costo della nuova assicurazione.
Roberto Cardazzi, 29 marzo 2022, qui.

E poi:

Maria Teresa Leone

Per i 35 dipendenti di Aeroflot Italia è cominciato il procedimento di licenziamento e da febbraio, causa il blocco del conto corrente dell’azienda, non ricevono lo stipendio.
Le sanzioni contro la Russia!!

Qui la cosa che non capisco è: ma qualcuno ha mai visto un governo coglione a questo punto? Chi invece coglione di sicuro non è, è l’odiatissimo Putin, come emerge da questo articolo, che vale la pena di leggere con attenzione.

Ucraina, sicurezza, storia: cosa diceva Putin nel 2021

Nel luglio 2021 Putin scrisse un articolo che letto oggi suona come un ultimatum

Se si vogliono capire le cose, bisogna guardarle col massimo distacco possibile. Se si vuol capire non solo il perché di questa assurda guerra, ma anche come interromperla, è necessario che si comprendano le ragioni anche dell’aggressore. Il che non significa necessariamente essere con costui simpatetici né, men che meno, ritenere quelle ragioni legittime. Però, assumere la posizione – per esempio l’ho ascoltata da Emma Bonino – secondo cui: «Non importa tutti gli errori che l’Occidente e l’Ucraina possano aver commesso contro la Russia, il fatto è che ora Putin è un aggressore e ha torto», mi sembra poco fruttuoso. Soprattutto ai fini della conclusione della guerra, che sarebbe la cosa più importante.

Il disegno di Putin
Nel luglio 2021 Vladimir Putin scrisse un lungo articolo – “Sull’Unità Storica di Russi e Ucraini” – che, letto da noi inesperti col senno di poi, suona come una sorta di mano tesa/ultimatum. Forse gli esperti avrebbero dovuto saperlo leggere già allora e non ignorarlo. In quell’articolo Putin comincia col mettere innanzitutto in prospettiva storica l’Ucraina. Ci va da molto lontano ma, per i nostri scopi, basta sapere, prima della sua adesione all’Unione Sovietica (1922), la consistenza dell’Ucraina.

(Sopra: in rosso l’Ucraina prima del 1922, al momento della sua adesione all’Urss. I territori che la circondano le sono stati annessi durante il periodo sovietico. Sciolta l’Urss, le Repubbliche dell’Unione – sostiene Putin – dovrebbero mantenere gli stessi confini che avevano quando vi fecero ingresso)
Era, questa, una sorta di piccola Svizzera nel cuore dell’attuale Ucraina (colorata in rosso nella cartina in figura). Questa regione confina – è di fatto circondata – da altre quattro che seguiamo in senso orario da nord a est a sud. E precisamente: a nord v’è la Piccola Russia, una parte della quale fu conquistata da Caterina la Grande di Russia (1729-1796) e un’altra parte (comprendente Kiev) era stata comprata, ancora prima (1667), dallo Zar di Russia di allora. A est v’è il Donbass che al 1922 faceva parte della Russia. La regione a sud era stata conquistata, sempre dagli Zar di Russia, all’Impero Ottomano. Quando, nel 1922, l’Ucraina si unì all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Lenin fece “dono” di queste quattro regioni alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Successivamente, nel 1954, Nikita Krushev “donò” anche la Crimea.
Ora, secondo Putin, una volta che l’Urss s’è sciolta, i Paesi membri avrebbero dovuto avere gli stessi confini che avevano prima che vi entrassero. La cosa suona ragionevole; comunque nell’articolo di Putin sembra essere una rivendicazione più di principio che sentita, tanto più che son passati trent’anni.

Crimea e altre rivendicazioni
Meno di principio è la rivendicazione della Crimea perché, sostiene Putin, quella “donazione” di Krushev era illegittima già nel 1954, tanto che il Parlamento russo, nel 1992, cioè ai tempi di Boris Yeltsin, quasi all’unanimità volle riaprire quella questione di legittimità. A quanto sembra, quell’atto di Krushev avrebbe dovuto essere corroborato da una consultazione referendaria, che mai si tenne.Bisogna attendere il 2014 per assistere ad un referendum, ove oltre il 90% dei residenti votò per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Secondo il governo centrale ucraino il referendum non doveva neanche tenersi ma, al di là delle questioni di legittimità, rimangono i fatti della volontà popolare, da un lato, e della illegittima donazione di Krushev nel 1954, dall’altro. Sembra quanto meno malaccorto che la comunità internazionale abbia reagito con sanzioni alla Russia anziché considerare la cosa come un caso diplomatico da risolvere a tavolino.Un’altra rivendicazione di Putin nel suo articolo è la sicurezza della Russia. Secondo Putin l’Ucraina stava perseguendo una politica che, più che ostile egli vedeva addirittura bellicosa nei confronti della Russia. A leggere oggi l’articolo di allora, sembra che il primo obiettivo di questa aggressione fosse di neutralizzare la struttura militare dell’Ucraina, a dire di Putin offensiva verso la Russia. Che l’Ucraina avesse una solida struttura militare sembra provato dalla resistenza che sta opponendo. Difficile dare un giudizio di fondatezza ai timori di Putin, ma chi dice di voler vivere in pace col proprio vicino deve anche dar conto a questi del perché e contro chi ci si sta armando.

Le responsabilità dell’Occidente
L’impressione è che tutte le azioni dell’Occidente siano state mirate alla provocazione del conflitto. A cominciare da Hillary Clinton che, in campagna elettorale per le presidenziali americane, non esitava a paragonare Putin a Hitler. Chi ci sta guadagnando? Certamente non l’Ucraina. E neanche l’Europa, che ne sta soffrendo e continuerà a soffrirne. Non la Russia, che avrà pagato il suo prezzo per ridurre inoffensivo il fronte ucraino.Di tutte, la cosa che dovrebbe preoccupare di più, e che mi sembra sia sottovalutata, è che Putin possa usare anche solo un petardo nucleare. C’è da confidare nel suo sangue freddo, che sembra avere. Non confiderei, invece, sulla saggezza dei politici occidentali, che hanno dimostrato, tutti, senza eccezione alcuna, di essere dei dilettanti, con tanto wishful thinking e pochissimo thinking. Dalle loro dichiarazioni non sembra abbiano capito Putin quando a chi gli faceva osservare che l’uso dell’atomica avrebbe potuto significare la distruzione del pianeta, lo zar rispose che «alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia». Che qualcuno spieghi a Joe Biden, a Boris Johnson, a Ursula von der Layen e a Mario Draghi queste parole di Putin.
Franco Battaglia, 31 marzo 2022, qui.

E ritengo valga la pena di leggere queste frasi dell’ambasciatore italiano in Ucraina.

“Ho la sensazione che qualcuno voglia combattere la Russia fino all’ultimo ucraino o, addirittura, fino all’ultimo europeo”, dice Carnelos. Un allarme già lanciato da Toni Capuozzo e da altri, subito però additati come “putinisti”. Occhio però a non tirare troppo la corda: “Zelensky – conclude l’ambasciatore – sta, forse inconsapevolmente, dirigendosi verso un autodistruttivo punto di non ritorno”. (Qui)

Tornando a Putin, qualche informazione e considerazione utile qui. Nel frattempo il suo avvertimento è arrivato a scadenza: dato che tutta la valuta estera in possesso alla Russia è stata congelata, e parimenti sarebbe congelata tutta la valuta che dovesse entrare in futuro, dal primo aprile o paghiamo in rubli o chiude i rubinetti del gas (invito a leggere questo meraviglioso e lucidissimo discorso). E l’Europa, che da anni lo sta ricattando con le sanzioni per strangolare la Russia, ha la faccia da culo di gridare al ricatto. E come se non bastasse, ora la NATO ha pensato bene di andare a provocare la Russia anche in Georgia: visto che in Ucraina ancora non sono riusciti a far saltare i nervi a Putin, ora provano ad allargare il campo d’azione. Come già detto, tutta la mia speranza per la salvezza del mondo la ripongo nei nervi saldi di Putin.

Concludo con un frammento della settima sinfonia suonato da Shostakovich nel 1941.

barbara

DAI, FACCIAMOCI DUE RISATE

Quelli che seguono sono alcuni stralci di un sapiente articolo, di quelli del genere iohocapitotuttoeadessovelospiego.

Avrebbe dovuto essere un successo militare da vantare con la Cina, l’alleato più importante. L’Ucraina sarebbe caduta e il conquistatore russo, accolto festosamente dai filorussi, avrebbe posto il suo sigillo sul paese. A ormai un mese dall’inizio, con perdite ingenti, non ancora perfettamente calcolabili, ma nell’ordine delle migliaia, l’esercito russo si trova impantanato, privo del raggiungimento di un singolo obbiettivo strategico (Kiev, Kharkiv e Nikolaev, le tre città chiave, sono ancora in mano ucraina) e con ben sette generali morti, nove tenenti colonnelli, e venti maggiori.
Fallito il Blitzkrieg, la Russia è passata all’uso di forze leggere sostenute dall’aviazione. Non ha avuto esiti significativi. Allora si è optato su un attacco concentrico rivolto alle città più piccole, basato su forze di terra che si sono rivelate assai poco coordinate e facilmente colpibili dalla resistenza ucraina, molto più agile, sul proprio territorio, e meglio coordinata. Successivamente, visto che anche questa strategia non portava a risultati si è passati al bombardamento indiscriminato, ma anche in questo caso non si è riusciti a fiaccare la resistenza e a costringere il governo Zelensky alla resa. Chernihiv, Sumy, Kharkiv e la martoriata Mariupol, hanno resistito e continuano a resistere. […]
L’esercito russo non è stato all’altezza dell’operazione, e sta arrancando. […]
La Russia è sempre più marginalizzata. […]
Ma forse il dono più grande che Putin ha fatto, quello che ci si augura sia un lascito perenne, è la sua fine.
Non avverrà subito, ma l’esito di questa avventura, nonostante alla fine Putin possa portare a casa dei risultati, lo ha politicamente fortemente e probabilmente, irrimediabilmente [brrr!] indebolito. Non sarà il popolo, naturalmente, a segnarne l’epilogo, sarà un affare tutto interno, come è sempre stato tra le mura del Cremlino.

E questo è uno scambio di battute fra un lettore e l’autore.

oh, finalmente una bella notizia!
No perché, io avevo letto che la Russia controllava già due terzi del territorio Ucraino, tutto lo spazio aereo della nazione, che Mariupol fosse stata rasa al suolo e Kiev, anzi Kyiv, fosse praticamente circondata.
Ma evidentemente erano tutte “feic nius” diffuse dalla “ propakanta ARRussa”!
Le sue parole mi danno invece grande conforto. E non solo per gli Ucraini ma egoisticamente anche per noi perché l’orso russo si sta rivelando essere un gatto spelacchiato e quello che Reagan definì l’Impero del male oggi è meno temibile della Banda Bassotti.
Mi conforta non poco sapere che il Putin, dipinto come un novello Hitler che pianta le bandierine sul mappamondo come nella magistrale parodia di Chaplin altro non è che un ducetto da operetta che comanda un’armata Brancaleone. E noi occidentali, noi europei, noi che siamo parte della NATO e abbiamo gli USA come alleati, dovremmo temere uno manco riesce in un mese a piegare una piccola nazione come l’Ucraina?
Presumo che, andando avanti così, come dice lei, cioè come stanno davvero le cose, per Pasqua vedremo le truppe di Zelensky ergere le bandiera azzurro-gialla sul Cremlino come fece l’Armata Rossa sul Bundestag nel ‘45! Quelli del battaglione Azov, i “nazisti utili” (così li hanno definiti molti giornaloni Italiani) sono oltre 75 anni che aspettano di levarsi sto sassolino dalla scarpa!
Però a parte rasserenare il sottoscritto dovrebbe inviare questo suo pezzo innanzi tutto a Zelesnky che non ha ben chiaro che ha praticamente vinto perché, negli ultimi dieci giorni, forse per scaramanzia, ha lanciato messaggi del tipo che l’Ucraina è rassegnata a non entrare nella NATO e che: «questa atroce guerra va fermata, ci affidiamo ai negoziati».
E sopratutto lo scriva a Biden che ieri altro paventava l’uso preventivo delle armi atomiche!
A parte che usare l’atomica contro un gruppo di bulletti malconci sarebbe come andare a caccia di passeri con gli Stinger (robe da film di Fantozzi), c’è pure il rischio che il PresiDement lanci l’atomica su San Paulo do Brazil piuttosto che su San Pietroburgo.

ma lei è ancora in circolazione? Certo che il suo sarcasmo è escoriante. Quando la leggo, solo dopo poche righe, sento il bisogno di detegermi le ferite. Immagino che tra i suoi amici del bar lei sia il più temuto. Ha mai pensato di dedicare il suo notevole talento al cabaret? Peccato sprecarlo qui su Facebook. Lei ha un grande futuro davanti a sè.

Quando si dice lo stile…
Più o meno in linea abbiamo anche questo pezzo.

Daniele Perra

Questa settimana abbiamo imparato che:
– le vecchie ucraine abbattono i droni russi con i barattoli di passata di pomodoro (diamogli quelli al posto delle armi… Ah no, non si può perché, secondo la retorica occidentale, vengono prodotti in Cina dagli schiavi uiguri);
– Bergoglio è filoputin;
– i neonazisti ucraini (in realtà bassa manovalanza atlantista) non sono neonazisti perché leggono Kant;
– la Russia tra un paio di giorni finisce il carburante ed andrà in default (più o meno lo ripetono da un mese);
– nessun “esperto” televisivo sembra conoscere la strategia del calderone (eppure venne utilizzata anche a Stalingrado);
– nessuno sembra rendersi conto che (forse) se utilizzi solo 100.000 uomini, mezzi ridotti e limitato controllo aereo, il tuo obiettivo non è la conquista totale dell’Ucraina ma qualcos’altro;
– l’Ucraina ha vinto la guerra anche se il suo esercito come struttura unitaria non esiste più ed ha perso definitivamente il controllo sulla parte orientale del Paese (quella più ricca ed industrializzata), sul Mare d’Azov e sulla più grande centrale nucleare d’Europa;
– Franceschini vuole ricostruire il teatro di Mariupol ma sembra ignorare il fatto che la città non sarà mai più in Ucraina;
– Zelensky alla notte degli oscar mi sembra il giusto premio per un’interpretazione sin qui perfetta.
In foto un lettore di Kant che grida: “la moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità”.

Quello che segue invece è un discorso estremamente serio, ma con quel pizzico di ironia che lo rende adatto a essere inserito qui.

Diario di Ariel Shimona Edith

Israele sa bene che ZELENSKY non solo è totalmente inaffidabile ma neppure vagamente sostenibile.
Il fatto che sia ebreo viene utilizzato come salvacondotto, inaccettabile!
“Apprezzo il presidente dell’Ucraina e sostengo il popolo ucraino nel cuore e nelle azioni, ma è impossibile riscrivere la terribile storia dell’Olocausto”, ha twittato il ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel. “Il genocidio è stato commesso anche sul suolo ucraino. La guerra è terribile, ma il confronto con gli orrori dell’Olocausto e la soluzione finale è scandaloso”.
L’ex ministro del governo Yuval Steinitz, ora deputato del Likud, è arrivato al punto di dire: “Se il discorso di Zelensky fosse stato pronunciato … in tempi normali [non bellici], avremmo detto che rasentava la negazione dell’Olocausto … Ogni confronto tra una guerra regolare, per quanto difficile possa essere, e lo sterminio di milioni di ebrei nelle camere a gas nel quadro della Soluzione Finale, è una totale distorsione della storia. Lo stesso vale per l’affermazione che gli ucraini hanno aiutato gli ebrei nell’Olocausto… La verità storica è che il popolo ucraino non può essere orgoglioso del suo comportamento nell’Olocausto degli ebrei”.
Il politico sionista religioso Simcha Rothman ha contestato il riferimento di Zelensky agli ucraini che hanno salvato gli ebrei e ha twittato: “Non capisco l’ucraino, ma se la traduzione che ho sentito è corretta, Zelensky ci ha chiesto di trattare gli ucraini come ci trattavano 80 anni fa. Mi dispiace, ma penso che dovremo respingere quella richiesta. Dopotutto, siamo una nazione morale”.
Gli israeliani conoscono molto bene la storia dell’Olocausto; 900.000 ebrei dell’attuale Ucraina furono assassinati dai nazisti e dai loro collaboratori. La polizia ausiliaria ucraina ha radunato gli ebrei per essere massacrati a Babyn Yar, Lviv e Zhytomyr. Circa 80.000 ucraini si offrirono volontari per le SS, rispetto ai 2.600 ucraini documentati per aver salvato gli ebrei. E prima ancora, alcuni dei peggiori pogrom della storia ebraica furono perpetrati in quella che oggi è l’Ucraina. (Fonte: Jerusalem Post)

https://m.jpost.com/…/politics-and…/article-701850

Poi c’è questo signore, che se non fosse una catastrofe per l’intera umanità sarebbe una barzelletta da ridere per tre ore di fila.

E questa è la democrazia per la quale è giusto che siamo pronti a combattere e a morire.

La “democrazia ucraina”. La fake dell’anno smontata in 3 minuti

La fake più incredibile che i media con l’elmetto italiani diffondono ininterrottamente è che il regime di Kiev sarebbe una “democrazia”, un modello di democrazia anzi, che porta avanti addirittura i valori di libertà e pluralismo per conto dell’Unione Europea.
Dal 2014 – con il golpe di Maidan che ha imposto un regime fantoccio di Unione Europea e Nato con neo-nazisti dichiarati nei gangli del governo e dell’esercito – la realtà è ben diversa come sapevano anche i media occidentali, del resto, impegnati a cancellare le “prove” in questi giorni da internet. A Kiev si è instaurato un regime razzista che ha abolito partiti, reso illegale il russo, fatto liste di proscrizione che includevano bambine (!), applicato sistematicamente bombardamenti a tappeto e crimini contro l’umanità contro le popolazioni russofone. 
Zelensky è salito al potere nel 2019 – dopo un primo turno in cui prese il 30% su un’affluenza di poco superiore al 60% e un secondo scontato con l’odiato e disastroso Poroshenko – con un programma chiaro: la pacificazione con le regioni russofone e la ripresa degli Accordi di Minsk sistematicamente violati dal regime di Kiev. Non ha potuto o voluto farlo, conta poco, perché è l’ennesima dimostrazione di come i battaglioni neo-nazisti e i loro manovratori nella capitale siano i veri detentori del potere. E hanno voluto, per conto dei padroni a Washington, creare le condizioni per lo scontro definitivo con la Russia.
Oggi quando sentite parlare della “democrazia ucraina” sui media italiani, sappiate che il regime di Kiev si sta macchiando di giustizia sommaria, repressione politica, sadismo contro i prigionieri di guerra. Immagini terrificanti che abbiamo raccolto in questo video di 3 minuti targato redazione de l’AntiDiplomatico. La visione è consigliata ad un pubblico adulto e non particolarmente sensibile.  (Qui)

Alcuni passaggi sono effettivamente piuttosto “forti”.
Continuano poi ad arrivare le testimonianze degli ostaggi dei nazisti finalmente liberati dai russi.

Russia-Press

Con la quasi completata liberazione di Mariupol gli ostaggi dei nazisti iniziano a parlare.

Video via Intel Slava. Traduzione di Marinella Mondaini

“Io adesso dico: io questi nazisti… questo Zelenskij, carogna, drogato, buffone, canaglia, che sia maledetto lui e tutta la sua famiglia! Devono bruciare all’inferno! A voi – riferito ai soldati russi che lo hanno liberato e gli hanno dato cibo e acqua – a voi dico un grande grazie! Io ho un nipote che vive a Kemerovo (in Russia), non è potuto venire qui perché ai russi hanno vietato di venire qua! E loro carogne … Mio figlio per poter lavorare è stato costretto a dare l’esame di lingua ucraina, nonostante che noi qui parliamo tutti in russo, noi tutti, chi ucraino, o tataro, o ebreo… la nostra lingua madre è il russo! E siamo tutti slavi! Ma loro bestie, carogne che sono arrivate qui dall’Ucraina occidentale, non hanno finito di eliminarli nel ’59, e adesso hanno rialzato la testa! Sono stati cresciuti da Poroshenko, Kolomojskij, Akhmetov che è venuto qua il 22 ed è andato via, dirigenti! Anche il nostro sindaco, Bojcenko, bestia e carogna! Che avesse detto alla popolazione “prendetevi da mangiare, da bere”, niente! Solo il 24 febbraio, quando è iniziata (l’operazione militare russa) e tutti questi sorci sono usciti fuori e hanno cominciato a derubare le farmacie, gli ospedali, i negozi di manifattura e di generi alimentari!”

Poi c’è questa cosa che avrete sicuramente visto

e questa signora ucraina che ha da dire la sua in proposito

Tengo a precisare che, come già ho avuto occasione di dire, l’obbligo vaccinale per i medici e tutto il personale sanitario mi trova assolutamente favorevole, ma il fatto è che per questi medici e infermieri ucraini l’obbligo è stato abolito, aggiungendo che i Paesi dell’est europeo hanno percentuali di vaccinazione bassissime, e noi – oltre a tutte le cose sacrosante dette dalla signora del video – li mandiamo nei nostri ospedali a infettare (visto che questo è il motivo – sacrosanto – per cui non vi si fanno lavorare i nostri non vaccinati) i nostri malati?! Che cosa prevede il nostro codice penale per chi, come i nostri politici a partire da Speranza, provoca intenzionalmente danni alla salute delle persone?

E infine, visto che i nostri buoni di professione boicottano anche i bambini:

barbara

CI PENSATE CHE FIGATA?

Prova a immaginare: dopo che con la sciagurata gestione della pandemia il governo ci ha messi in ginocchio; dopo che con la sciagurata cosiddetta transizione verde ci ha messi bocconi; dopo che in obbedienza all’infame cricca che governa l’America (+NATO+CIA ecc.) con l’approvazione delle sanzioni alla Russia ci ha tolto i vestiti che avevamo addosso; dopo che con le armi mandate ai nazisti ucraini e l’aumento delle spese militari per fare la guerra alla Russia ci ha tolto anche le mutande; dopo tutto questo la Russia alla fine vince la guerra e per ritorsione (legittima) ci impone sanzioni e per giustizia nei confronti dei soldati uccisi con le nostre armi ci impone anche il risarcimento dei danni. Beh, io la troverei, come dicevano i giovani un po’ di tempo fa, una figata pazzesca.
Fine della mia disquisizione e passo la parola ad altri. A Marcello Foa, per cominciare, 2015

E poi a questa cosa spettacolare:

Ucraina, la mossa di Biden: “Pronto a usare armi nucleari”

Il presidente torna alla vecchia dottrina: l’uso della minaccia nucleare come deterrente. Continua l’escalation

Sembra un libro di Ken Follett. L’avete letto, l’ultimo? Si intitola “Per Niente al Mondo” e parla del terzo confitto globale, stavolta atomico. Non staremo qui a svelare il finale, eppure chi l’ha sfogliato sa che sembra il film di quanto sta succedendo in questi giorni in Ucraina: un conflitto regionale che si trasforma in mondiale perché nessuno ha la forza, o il coraggio, di porre un freno a quella che viene chiamata “escalation”.
Ora, proviamo a mettere insieme i puntini. A fine febbraio, dopo aver ammassato le truppe al confine e dopo tentativi di mediazione andati a vuoto, Putin ha deciso di invadere l’Ucraina. I Paesi occidentali avrebbero potuto limitarsi ad una debole condanna, invece sono scesi in campo seppur non direttamente: hanno applicato sanzioni durissime, mobilitato l’opinione pubblica e infine inviato armi a Kiev. Lo Zar ha reagito mettendo in stato di pre allerta le sue forze nucleari, spiegando alla Nato e agli Stati Uniti che qualora intervenissero al fianco dell’Ucraina provocherebbero la reazione nucleare di Mosca.
Gli Stati Uniti l’hanno ritenuta in un primo momento poco più di un bluff: eppure il conflitto atomico, per quanto improbabile, resta pur sempre possibile. E non ci vuole poi molto a premere un bottone. La dottrina russa sulle armi nucleari è chiara, o quasi: Mosca intende rispondere solo in caso di grave minaccia. L’ha spiegata chiaramente Peskov nei giorni scorsi. Già, ma chi valuta quando è sufficientemente grave una minaccia da provocare il disastro mondiale? Serve che la Nato bombardi il territorio russo? Oppure basta abbattere un caccia in territorio di guerra? E poi: la dottrina della “risposta” o al massimo della contemporaneità riguarda solo gli ordigni strategici, quelli a lunga gittata, o anche le bombe tattiche utilizzabili sul campo?
Dopo giorni di tentennamenti, Biden ieri ha preso una decisione importante: segnare una linea rossa (l’uso di armi chimiche) nella guerra in corso. Se Putin dovesse superarla, gli Usa reagirebbero. E allora si aprirebbe uno scenario incontrollabile. Non solo. Sebbene durante la campagna elettorale avesse sposato sul piano nucleare una linea più morbida, ora Joe sembra aver cambiato idea. Secondo il WSJ, infatti, il presidente americano sarebbe tornato sull’approccio tradizionale: minacciare una risposta nucleare usandola come deterrente per i pericoli convenzionali e non nucleari, lasciandosi dunque mano libera alla possibilità di usare le armi atomiche in “circostanze estreme“. Più o meno la stessa posizione assunta da Putin: il “first nuclear strike” americano prevede “l’attacco nucleare preventivo” anche in casi di minaccia convenzionale, biologica, chimica e chissà cos’altro. Lo stessa cosa che è pronta a fare Mosca: se gli Usa o la Nato dovessero lanciare attacchi convenzionali contro bersagli strategici russi (come i centri di comando e controllo centrali o la capitale), la Russia risponderebbe con un attacco nucleare. Cosa significa?
Significa che Ken Follet ci aveva visto giusto. L’escalation nasce e si alimenta quando ogni parte in causa aggiunge un pezzettino: l’invasione di uno Stato sovrano, l’invio di armi alla resistenza, la minaccia atomica, la controminaccia nucleare, poi magari un errore di calcolo sul tiro di un missile e il patatrac è servito. (Qui)

Ed è davvero spettacolare, perché che Putin è pazzo, no? Lo sanno tutti, lo dicono tutti, è scritto su tutti i giornali. È pazzo, è squilibrato, non sa quello che fa, si muove senza logica, è paranoico, è l’egocentrismo fatto persona… E che cosa si fa quando si ha di fronte un simile mostro preda dei peggiori istinti? Si provvede a informarlo che “siamo pronti a usare l’atomica anche per primi”. E credo che qui valga la pena di ricordare i miliardi di film western di cui gli americani sono maestri: quando entrambi gli avversari hanno la mano posata sulla pistola, quello che spara una frazione di secondo più tardi è un uomo morto. Detto in parole semplici, si sta aizzando Putin a usarla per primo. Come ho detto fin dal primo giorno, l’unica cosa su cui conto sono i nervi saldi di Putin, che ha dimostrato di averli per venti interi anni, e in modo particolare negli ultimi otto. Ma con mezzo mondo che ce la sta mettendo tutta a punzecchiargli il culo, sinceramente non so quanto ancora riuscirà a reggere.
Poi c’è questa cosa molto carina:

Ucraina, centinaia di transgender in fuga respinte al confine: devono combattere per il Paese

La legge marziale non perdona: le giovani hanno cambiato sesso ma sui passaporti hanno ancora il loro nome al maschile. Per questo non possono lasciare le città sotto le bombe
Centinaia di donne transgender sono state respinte al confine ucraino mentre tentavano di fuggire dal Paese, a causa dei loro passaporti che riportano ancora il loro nome e genere di nascita maschili, nonostante abbiano effettuato il cambio di sesso.
Lo riferiscono associazioni di attiviste citate dalla Bbc: le leggi attuali in Ucraina vietano ai cittadini maschi dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese. Per loro c’è l’obbligo di imbracciare le armi e difendere la patria.
In Ucraina cambiare il genere e il nome sul passaporto richiede un lungo processo, che coinvolge anche diverse valutazioni psichiatriche e questo induce molte persone che hanno cambiato genere a non andare fino in fondo alla pratica burocratica. Così chiunque ha un passaporto con scritto “maschio” rischia di essere respinto al confine. (Qui)

Ma no, dai, questa è sicuramente una bufala, una volgare propaganda russa! Lo sappiamo tutti che gli ucraini che combattono sono tutti volontari, tutti entusiasti di offrire il proprio sangue perché All’ombra dei nostri gagliardetti è bello vivere, ma se sarà necessario sarà ancora più bello morire, per la Patria, per il Duce e per il Re, eia eia alalà. Niente, non possiamo crederci.
Poi vi racconto di Orban, forse l’unico statista nell’UE degno di questo nome, che ancora una volta resiste al ricatto e dice no. Poi vi racconto che Putin, oltre a essere l’unico al mondo a difendere gli armeni dallo sterminio azero, ha anche, come rivelato da Netanyahu in questo articolo di due anni fa, salvato Israele dalle grinfie dell’ONU. E poi vi mostro quanto è bello quando anche gli indiani, nel loro piccolo, si incazzano

Proseguo con due interessanti commenti, botta e risposta, trovati da Porro

Franco Maloberti
Il 22 marzo, su La Stampa, ha pubblicato un articolo che considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia. Non c’è bisogno di dire che questo è fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo. “Ecco perché ho presentato l’esposto”, ha detto l’ambasciatore della Russa a Roma, aggiungendo: “Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana oggi mi sono recato in procura per presentare una querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso.”

Stefano à Franco Maloberti
“Siamo certi che l’eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio. Quasi mai il risultato è stato conforme ai desideri di chi pensava di risolvere tutto al prezzo di una sola vita per di più sciagurata. Nel 1914 il serbo Gavrilo Princip si illuse: ammazzando l’erede al trono austriaco i problemi dei Balcani sarebbero stati risolti, pensava. Invece eliminò l’unico personaggio che probabilmente, non per indole pacifista, avrebbe impedito che l’Europa precipitasse nella tragedia della Prima guerra mondiale (D.Quirico)”

Ma la Storia, purtroppo, è maestra solo per pochi – che quasi mai sono fra coloro che prendono le decisioni.
E concludo con la marionetta.

La fiction NATO must go on

Dopo che Zelensky ha ufficialmente bandito i restanti partiti di sinistra (quello comunista era già stato messo al bando nel 2015), i suoi sceneggiatori gli indicano la mossa successiva: terminare la videoconferenza al vertice NATO di Buxelles col pugno chiuso.
Perché?
Per confondere.
Perché un’immagine è più potente delle parole, qualsiasi sceneggiatore lo sa, e quel pugno ci dice molte cose. 
Quel pugno ci dice che il problema dell’ultranazionalismo in Ucraina non esiste. Ci dice che di rifugiati politici in Ucraina non ce ne sono mai stati. Che non vi è mai stato nessun morto tra i dissidenti. Che nessun n4zista di nome Bandera è diventato eroe nazionale. Che nessuna bandiera dei collaborazionisti di H1tler è mai stata sventolata nel 2014, durante una rivoluzione democratica. 
E il battaglione Azov?
Un’aggregazione in cui si legge Kant, dicono i media. Per questo motivo, forse, il presidente Zelensky ha conferito il titolo di “eroe dell’Ucraina” a Denis Prokopenko, comandante dello stesso battaglione. 
Cosa dire, invece, degli altri battaglioni punitivi neonazisti, regolarmente inseriti nell’esercito ucraino? Il Dnepr, il Donbass, l’Aidar?Nulla, non se ne parla, quindi non c’è niente da dire.
Persino il massacro compiuto dagli estremisti del Settore Destro contro i civili a Odessa: non è stato mostrato, quindi evidentemente non c’è stato. 
E otto anni di guerra in Donbass, i profughi, le migliaia di vittime, i disabili? 
Spariti, non ci sono prove, forse è partito solo qualche sparo.
I media russi che potevano testimoniare sono stati oscurati in Occidente.
È stato cancellato quasi tutto. Non si può più verificare.
Restano quattro pazzi a gridare che questa è fiction, non è la realtà.
La fiction e il pugno chiuso. 
Gli sceneggiatori di Zelensky usano la stessa tecnica utilizzata all’epoca del movimento Otpor (in serbo: “resistenza”), il cui simbolo era appunto un pugno chiuso. 
Il movimento, che alle elezioni in Serbia ottenne appena il 2% dei voti, ma che ebbe una sovraesposizione mediatica in Occidente, utilizzava un’insospettabile estetica di sinistra per promuovere una politica di destra.
Nulla di nuovo dunque: si svuota l’oggettività del suo significato e, mistificando il reale, si falsificano deliberatamente i fatti.
Chi è ancora lucido, coglie la differenza che c’è tra fiction e realtà.
Del resto, non erano reali neanche le armi chimiche, pretesto usato per distruggere l’Iraq: la stessa provetta agitata da Colin Powell faceva parte di una fiction. Ormai si sa.
Ma le armi sono state usate nella realtà. 
La guerra non è un film, i morti sono veri.
In molti vogliono la pace, in molti dichiarano di volere la fine dell’occupazione russa.
Ma nessuna mediazione è possibile nella fiction, al di là della realtà.
Sara Reginella, qui.

Come detto fin dall’inizio, quell’uomo (vabbè, si fa per dire) non ha ancora capito la differenza fra il palcoscenico e la vita reale, e soprattutto non ha capito di essere una marionetta manovrata per interessi altrui, pago della ribalta che gli offrono. Peccato solo che fuori dal palcoscenico, poi, ci siamo noi.

E infine, do ancora una volta spazio alle bellezze che Europa e America hanno messo al bando, scegliendo di privarsene.

barbara

IN ARMENIA, NEL FRATTEMPO

“Noi Armeni abbiamo il terrore che la Turchia vinca la guerra in Ucraina”

Dai droni di Erdogan all'”invasione strisciante” dei villaggi armeni, intervista al giornalista armeno Tigrane Yegavian. “L’Europa pietisce il gas degli azeri che ci radono al suolo chiese e cimiteri”

La mappa della Turchia che vorrebbe Erdogan

“Un nuovo cucciolo di lemure nato allo zoo di Kiev è stato chiamato ‘Bayraktar’. Il lemure prende il nome dal drone turco sotto i riflettori globali per il suo successo nel campo di battaglia”. Il Financial Times racconta un aspetto decisivo della guerra in corso. Bayraktar è il nome della famiglia che produce il micidiale drone turco in dotazione dell’esercito ucraino. Il capo, Selcuk Bayraktar, è il genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan (ha spostato la figlia Sumeyye). “Sebbene il drone abbia spazzato via i carri armati armeni nel 2020, gli esperti avevano dubbi sul fatto che il drone potesse avere successo anche contro un esercito moderno come quello russo”.
La Turchia, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, “uscirà come una vincitrice da questa guerra ucraina”. Lo si è visto nei giorni scorsi nel caso della “Convenzione di Montreux” del 1936 che consente ad Ankara, in tempo di guerra, di impedire a tutte le navi da guerra di attraversare i Dardanelli e il Bosforo. Invocare la convenzione compromette la mobilità delle navi da guerra russe tra il Mar Nero e la sua struttura navale sulla costa siriana. Due giorni fa, Erdogan ha aperto un gigantesco ponte sospeso (il più lungo al mondo) sui Dardanelli e che unisce Europa e Asia.

Erdogan presenta la mappa della Turchia con i territori della Russia meridionale

Per la Russia il “panturchismo” – l’ideologia volta all’unità dei popoli turchi è una minaccia all’unità della Federazione Russa. Di etnia turca sono, infatti, le popolazioni che abitano diverse cruciali repubbliche della Russia centrale, dal Tatarstan alla Jacuzia, passando per Tuva e l’Altaj. Il “bacino turco” secondo Erdogan si estenderebbe dal mare Adriatico all’Asia centrale. Nelle scuole, durante il mandato di Erdogan, sono apparse mappe che mostrano il potere turco. Si fa riferimento al “Patrimonio turco dal mare Adriatico alla Grande Muraglia cinese”: “I manufatti culturali turchi sono visibili in una vasta regione, a cominciare dai paesi dell’Asia centrale e orientale, come Cina e Mongolia, e si estende in Erzegovina e in Ungheria…”. “Siamo una grande famiglia di 300 milioni di persone dall’Adriatico alla Grande Muraglia cinese”, ha detto Erdogan in un discorso in Moldavia.
A differenza della Russia, la cui popolazione in una generazione crollerà a 113 milioni, la Turchia si avvia a diventare una potenza da 100 milioni di abitanti.
Approfittando della guerra ucraina, da una settimana l’intero Nagorno Karabakh armeno è stato lasciato senza gas dagli azeri, perché la condotta che arriva dall’Armenia è stata interrotta in un tratto sotto controllo azero e i soldati del regime azero impediscono ai tecnici di ripararlo. Ci sono nuovi scontri militari fra Armeni e Azeri, sostenuti dalla Turchia. “Alla fine dell’ultimo conflitto, che ha causato 5.000 morti da parte armena, l’autoproclamata repubblica dell’Artsakh si è trovata amputata per due terzi del suo territorio e circondata dall’Azerbaigian al 95 per cento” scrive su Le Figaro di questa settimana Jean-Christophe Buisson. “Lungo decine di chilometri, molti borghi e villaggi armeni sono bersaglio quotidiano di vessazioni e attacchi armati. L’obiettivo degli azeri? Svuotarli dei loro abitanti, stanchi di una minaccia costante. I contadini sono minacciati durante il lavoro agricolo, le strade e le comunicazioni sono regolarmente tagliate, i fiumi, che ora hanno la sorgente in territorio azero, sono prosciugati. Una vera tortura cinese nel mezzo del Caucaso. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la situazione degli armeni è peggiorata. Dopo aver approfittato della tumultuosa campagna elettorale americana nell’autunno 2020 per lanciare il suo attacco militare su larga scala, Baku ora sembra volerlo rifare: chi si preoccuperà in questo momento degli armeni protetti da un esercito russo emarginato dalla comunità internazionale? La scorsa settimana, postazioni militari e villaggi armeni sono stati presi di mira da granate e colpi di mortaio, provocando diverse vittime (soldati e civili). Ai margini di villaggi come Taghavard, gli azeri trasmettono messaggi tramite altoparlanti esortando i residenti ad andarsene prima di essere costretti a farlo. L’Alto rappresentante europeo Josep Borrell e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno incontrato intanto i ministri e il presidente azero per negoziare ulteriori importazioni di gas. Un gesto visto da Stepanakert, capitale dell’Artsakh, come un incoraggiamento rivolto al dittatore Ilham Aliev nella sua politica di ‘invasione strisciante’ del territorio armeno”.
Già, l’energia… Lo stop al grande gasdotto russo Nord Stream 2 va a vantaggio del famoso “Corridoio meridionale del gas” (conosciuto come Tap Tanap) che attraversa tutto il territorio della Turchia per concludere il suo flusso nel Salento.
Anche Grecia e Cipro (che nella mappa di Erdogan deve diventare tutta turca) sono preoccupate che la Turchia approfitterà del caos ucraino per farà avanzare le sue pedine nel Mediterraneo. E nei Balcani, dove l’Impero Ottomano ha dominato a lungo, la Turchia di Erdogan svolge adesso il ruolo che un tempo aveva la Russia.
Un appello su Le Figaro, a firma dell’etnologo Stéphane Breton, dello storico Hamit Bozarslan, del filosofo Pascal Bruckner e dello storico Jean-François Colosimo, ha denunciato: “Ankara vuole estendere la sua influenza affidandosi a un islamismo conquistatore. Chi ha seminato il caos in Siria, Iraq, Libia? Chi è intervenuto nel Caucaso? Chi cerca di destabilizzare il Libano, l’Egeo, Cipro? Chi punterà domani a sconvolgere i Balcani, l’Asia centrale? La storia ci insegna dolorosamente che una pacificazione non ha mai placato l’appetito di un regime espansionista né fermato la marcia di un’ideologia mortale”. 
La sconfitta della Russia in Ucraina metterebbe sicuramente un freno al violento espansionismo di Mosca, ma sarebbe una manna per l’espansionismo turco che ha l’Europa nel mirino. “Cui bono?”, si domanda l’analista Srda Trifkovic su Chronicles Magazine. Chi vincerebbe in Ucraina? “Certamente la Cina e il mondo musulmano e in particolare Erdogan, per il quale gli infedeli che litigano tra loro creano nuovi e significativi spazi di manovra”.
Intanto, al Parlamento Europeo lo svedese Charlie Weimers denunciava il 10 marzo: “Ho assistito ai risultati del genocidio culturale dello Stato islamico contro cristiani, caldei, assiri e siriaci quando ho visitato l’Iraq e la Siria. Chiese sconsacrate millenarie, statue di Maria decapitate, icone distrutte, pagine carbonizzate di Bibbie sparse per le strade. Distruggere il patrimonio culturale è cancellare un’identità, una storia, una nazione. Il presidente dell’Azerbaigian Aliyev sta seguendo le orme dello Stato islamico. I rapporti nelle immagini satellitari hanno meticolosamente tracciato la distruzione sistematica di 100 chiese armene medievali, migliaia di croci e decine di migliaia di lapidi. Signor Commissario, colleghi, l’UE deve condannare il genocidio culturale commesso dal presidente Aliyev contro i siti del patrimonio cristiano armeno. Lo riterrà responsabile del continuo genocidio culturale contro gli armeni?”.
La risposta non è difficile…

(ma sarà poco figo?!)

Ne parlo per la newsletter con Tigrane Yegavian, giornalista e saggista armeno fra i migliori in Europa.

Gli azeri stanno attaccando di nuovo voi armeni…
Gli azeri stanno cercando di avanzare le loro pedine e di ottenere il massimo dalla debolezza strutturale armena e dalla situazione internazionale. Gli armeni hanno molto da perdere da questa guerra in Ucraina. Se i Russi perdessero, dovrebbero abbandonare il Karabakh, dove l’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh, ridotta al minimo indispensabile, sopravvive grazie alla protezione delle forze russe il cui mandato scade nel 2025. Gli azeri e i turchi puntano ora a conquistare la fascia di terra armena che le unirebbe.

Perché l’Europa è così fredda con i cristiani armeni?
Ipocrita Europa, che ha bisogno del gas azero, specie ora che deve fare a meno di quello russo. L’Europa è debole, divisa, è succube della diplomazia del caviale e del gas. L’Europa è in una crisi morale profonda.

Cosa rappresenta l’Armenia per noi occidentali?
Noi armeni siamo vittime del rullo compressore della mondializzazione. E se scomparissimo, saremmo la sentinella dell’Occidente.

Come avete preso voi armeni la guerra in Ucraina?
Questa guerra in Ucraina offre all’Azerbaigian l’opportunità di gonfiare il petto e negoziare le consegne di gas agli europei come alternativa alla Russia. L’Ucraina ha scelto il suo campo, quello della Nato e della Turchia, ma anche quello dell’Azerbaigian. Gli armeni, dal canto loro, non dimenticano che durante la guerra dell’autunno 2020, erano state le bombe al fosforo fabbricate in Ucraina a causare scompiglio tra i soldati e le foreste dell’Artsakh… Non contenti di attaccare i vivi, moltiplicando il fuoco dei cecchini sui contadini e sulle abitazioni isolate, rubando il bestiame, avvelenando le fonti d’acqua, esercitano ogni tipo di abuso e tortura sui prigionieri armeni e sui civili rapiti. Gli azeri perseguono un vero e proprio etnocidio nei territori che hanno conquistato eliminando sistematicamente ogni traccia dell’eredità cristiana armena, radendo al suolo cimiteri, chiese, distruggendo musei, biblioteche….Il futuro del Karabakh armeno è quindi strettamente legato a quello della Russia in quanto l’Armenia, troppo debole, non può più garantirne l’integrità.

Quali sono gli interessi comuni di Turchia e Ucraina?
I turchi hanno interessi in Ucraina, in particolare in Crimea per la minoranza di lingua turca. L’Armenia ha riconosciuto l’annessione della Crimea alla Russia mentre l’Ucraina riconosce l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, il caos è stato importato dall’Ucraina. Turchi e ucraini hanno entrambi interesse a unirsi per affrontare l’espansionismo russo nel Mar Nero. Kiev e Ankara sono ora legati da una partnership geostrategica che ha senso, in quanto Erdogan, che vende i suoi droni bayraktar agli ucraini, ha ulteriore influenza sui russi con i quali mantiene una rivalità nel Mediterraneo orientale, nel Caucaso e in Africa. Non dimentichiamo che i russi temono il tentativo di destabilizzazione attraverso la strumentalizzazione delle decine di milioni di musulmani in Russia, oggetto di tutta l’attenzione di Ankara.
Giulio Meotti

Come sempre, guerre di serie A e guerre di serie B, vittime di serie A e vittime di serie B, indignazioni a comando e a corrente alternata, ma se li chiami ipocriti (sepolcri imbiancati, li chiamava un ebreo di una certa notorietà) strillano come vergini violate.
All’Ucraina, visto che avete già avuto abbastanza da leggere, oggi dedicherò solo un po’ di immagini, e per la precisione, a un po’ di sbufalamenti. Il primo riguarda la cosiddetta strage di Mariupol, che finalmente si sono dovuti arrendere e riconoscere che era inventata, ma a qualcuno, a quanto pare, il fatto che quei mille morti non ci sono stati dispiace parecchio

Per i bambini greci, qui per chi non ricordasse.

Poi ci sono i pompieri australiani spacciati per pompieri ucraini, con tanto di photoshop della bandiera ucraina sulla manica

Poi c’è quella che non è mica vero che in Ucraina c’è un po’ di nazismo

E poi c’è questo spettacolare grafico a torta

Notate niente? A parte i contrari in un verde un po’ smorto, che già di per sé sfugge all’occhio e sembra rimpicciolirsi, mentre il settore dei favorevoli è di un rosso brillante e squillante, che si impone all’occhio, anche a riuscire a guardarlo con obiettività, il settore del 55% dei contrari è meno della metà, mentre quello dei favorevoli appare decisamente maggiore di 1/3 del totale. Ora, per fare un grafico si devono solo inserire i dati, e il sistema fa tutto da solo. Io non ne avevo mai fatti, ma ho voluto provare per l’occasione: ho selezionato inserisci grafico, ho selezionato quello a torta, ho inserito le percentuali e il sistema, senza che io dovessi fare nient’altro, mi ha dato questa immagine

Quindi quella pubblicata è stata alterata a mano per dare l’impressione che i contrari non siano la maggioranza assoluta. E questi sono i nostri mass media, a cui quelli intelligenti hanno scelto di credere a occhi chiusi.
Ma la più strepitosa di tutte è questa

in uno stato governato da un fantoccio messo su dalla NATO+Obama+Biden+Soros (dichiaratamente) dopo un colpo di stato piuttosto sanguinoso per il quale sono stati spesi 5 miliardi di dollari, che ha dichiarato fuorilegge tutti i partiti dell’opposizione e imbavagliato le televisioni: servono commenti? E, a parte questo, che cosa significa l’immagine? Quali sarebbero le democrazie supportate con le invasioni elencate a sinistra?
E poi c’è Cicciobello nostro, che parla ai parlamenti e commuove tutti. Convince tutti. Ma, scusate, cosa ci sarebbe di strano? Quale attore, anche non eccelso, non è capace di far piangere? L’attore fa sempre e solo quello che regista e produttore gli ordinano di fare, e diventa ciò che i suddetti padroni gli ordinano di essere. Per dire, questa è Helen Mirren

e questa è sempre Helen Mirren.

E questo è Zelenzky

e questo è sempre Zelensky, la stessa identica persona.

Col parlamento Israeliano, però, che doveva rappresentare l’apoteosi, ha decisamente pisciato fuori dal vaso (dopo avere, per la verità, già pisciato fuori dal vaso rimproverando fortemente Israele per la sua neutralità, ossia per non essersi accodata alla costruzione della terza guerra mondiale). Dopo avere evocato Churchill con gli inglesi, l’11 settembre e Pearl Harbour con gli americani, il muro di Berlino coi tedeschi eccetera, con la Knesset non ha trovato di meglio che paragonarsi alle vittime della Shoah. Dalle mie parti si dice “l’osèo ingordo ghe crepa el gosso”, all’uccello ingordo si rompe il gozzo. E anche agli attori stupidi che obbediscono ai propri padroni senza poter usare un cervello che non hanno. E io sono fiduciosa che prima o poi tutti i nodi verranno al pettine.

barbara