COMMENTI RACCATTATI IN GIRO

Partiamo con i deliranti provvedimenti del nostro governo cialtrone e assassino.

Matteo Brandi

Puro terrorismo. Ecco a cosa sono sottoposti gli italiani da mattina a sera.
“Paura”, “Terrore”, “Catastrofe”, “Incubo”… Queste le parole ripetute nelle orecchie di milioni di lettori e spettatori, trascinati quotidianamente nel vortice dell’ansia, dell’ipocondria e dello scontro sociale.
In questo modo, i pennivendoli ottengono tre risultati: spaventano il pubblico che ancora gli da credito, rinnovano la fedeltà alla narrazione dominante e accusano preventivamente coloro che non si lasceranno intimidire.
Ma dov’erano questi zerbini della carta stampata quando veniva massacrato il nostro sistema sanitario nazionale? Dov’erano quando ospedali e posti letto venivano polverizzati? Ovviamente a lodare quei tagli come giusto sacrificio per compiacere Santa Europa.
Il giornalismo in Italia è un morto che cammina. Di questo dovremmo davvero avere paura.

Diciamo “anche” di questo, che di cose di cui aver paura, in giro ne vedo parecchie – e fra queste il covid, per me, è l’ultimissimo della lista.
E, perfettamente in tema:

Giovanni Bernardini

ETEROGENESI DEI FINI

Penso sia quasi impossibile per una persona normale seguire la rete intricatissima, super particolareggiata di norme e contro norme, deroghe e contro deroghe partorite da Conte e dai suoi sodali per le festività natalizie.
Il governo dei buoni a nulla capaci di tutto cerca di realizzare l’incubo di Orwell: controllare sin nei minimi dettagli TUTTA la vita dei cittadini. Si potranno ricevere due persone ma solo una volta al giorno. Le persone ricevute possono portare con se i figli, ma solo se inferiori ai 14 anni (infatti si può contagiare qualcuno solo dai 15 anni in su…). Il grande timoniere poi ammonisce: anche all’interno della case è bene che si mangi in tavole separate. Come tutti sanno le case degli italiani sono una sorta di ristoranti. Comunque, niente paura, si tratta di un paterno consiglio, non di un obbligo. Per ora la polizia non può fare irruzione nelle case degli italiani per controllare in quanti sono a tavola. E neppure ci sono degli apparecchi televisivi che ci controllano dentro le nostre abitazioni. Forse saranno introdotti col prossimo DPCM…
Queste misure, mortali per l’economia, liberticide ed incostituzionali, non solo non servono a nulla contro l’epidemia, sono addirittura controproducenti dal punto di vista sanitario.
Un sacco di gente si sta mettendo in viaggio per raggiungere le seconde case, o ricongiungersi a genitori e parenti prima che le misure del governo dei cialtroni diventino operative. Il solo risultato della follia di Conte e dei suoi compari è proprio il formarsi di enormi assembramenti che favoriscono lo sviluppo dell’epidemia.
Si chiama eterogenesi dei fini. Molte azioni umane hanno conseguenze non previste, diverse e spesso opposte a quelle che si intendeva raggiungere. Questo capita quasi sempre quando si cerca di imporre a enormi quantità di persone una regolamentazione minuziosa della loro esistenza. E’ un fenomeno studiato con attenzione da filosofi, psicologi ed economisti, da Mandeville a Von Hayek. Ne parla anche Solgenycin in “arcipelago gulag”, quando evidenzia come la minuziosissima programmazione del lavoro forzato non otteneva nessuno dei mirabolanti fini economici proclamati; si traduceva invece in la pigrizia, corruzione, spreco di enormi risorse.
Ma pretendere che Conte, Di Maio o Boccia abbiano letto Hayek, Mandeville o Solgenycin è davvero una esagerazione…
Il guaio è che questa banda di cialtroni semi analfabeti sta distruggendo l’economia, facendo a pezzi la costituzione senza garantire in alcun modo la nostra salute.
Vanno fermati, il più presto possibile.

Vero che molte azioni umane hanno conseguenze non previste, ma se chiudo tutto e poi riapro per un giorno, anche l’ultimo degli imbecilli può prevedere che tutta la gente che in condizioni normali si sarebbe spalmata in un mese, adesso è costretta a concentrarsi in un giorno.

Enrico Richetti

se ho ben capito,
vietata la Messa di mezzanotte
andrà anticipata
vietato uscire di casa il 24 dicembre
ma si potrà farlo autocertificando che si sta andando alla Messa.
e se voglio celebrare una funzione religiosa diversa?
se voglio invocare Budda?
ci diranno anche se la Messa andrà svolta col rito preconciliare o post conciliare?

Eh, ma vogliamo invocare addirittura la libertà religiosa? Non è che fra un po’ ti metterai a pretendere anche di respirare?
E a proposito di orari…

Chiudo questa parte con un bell’intervento di Enrico Ruggeri, che dice letteralmente, parola per parola, quello che io dico da sempre:

Non si può rinunciare a vivere per paura di ammalarsi! E non mi si venga a dire che si tratta di rinunce temporanee, perché nessuno sa se sarà vivo fra sei mesi, fra sei settimane, fra sei giorni, fra sei ore: pensate che fregatura se accetto di rinunciare a vivere per sei mesi, e fra due crepo di qualcos’altro. E, come dice Ruggeri, certamente la vita non è il film al cinema, non è il concerto, non è la cena con gli amici, ma tutte queste cose insieme SONO la vita, e lasciarsele portare via significa rinunciare a vivere, né più né meno.

E ora spostiamoci oltre oceano.

Giovanni Bernardini

GIORNALAI MEDIASET

Ascolto, mentre faccio colazione, “prima pagina” del TG 5. Lo faccio per sapere se durante la notte è successo qualcosa di importante. Sono gli unici 5 minuti di telegiornale che seguo in tutto il giorno.
E faccio male. Sarebbe bene rinunciare anche a quelli, vista la loro insopportabile faziosità.
“Liberati i pescatori italiani in Libia” annuncia con un gran sorriso un giornalaio Mediaset. “Pare che i negoziatori italiani siano stati aiutati dagli 007 di JOE BIDEN”, aggiunge giulivo.
Sì, ha detto proprio così: gli 007 di BIDEN!!!
Lo sa questo giornalaio (mi scuso con i giornalai) che fino al 20 gennaio 2021 il presidente degli USA è Donald Trump? Che lo era a maggior ragione 100 giorni fa, quando è iniziata la vicenda dei pescatori che il “nostro” governo ha lasciato per oltre tre mesi in mani libiche? Lo sa che ci sono centinaia di ricorsi negli USA contro la vittoria alquanto sospetta del grande Biden?
Se gli 007 hanno dato una mano a Conte e Di Maio, questi non sono gli 007 di Biden, semmai lo sono dell’orco Trump.
Per chiunque sia capace di articolare un pensiero, non per i giornalai Mediaset.

E quindi, se questo è l’andazzo, aspettiamoci anche che

Giovanni Bernardini

SUPER NEMBO BIDEN

Il grande Joe Biden deve ancora diventare presidente, qualche maligno osa dubitare che lo divenga davvero, ma già i suoi meriti si moltiplicano, giorno dopo giorno.
Joe Biden ed i “suoi” 007 hanno parte del merito per la liberazione dei pescatori italiani in Libia.
E’ merito di Joe Biden la scoperta negli USA del vaccino anti covid.
Fra un po’ saranno merito di Joe Biden:
La caduta del muro di Berlino ed il crollo del comunismo.
Lo sbarco sulla luna.
Lo sbarco di Normandia e la vittoria nella seconda guerra mondiale.
La fine della schiavitù.
La dichiarazione di indipendenza.
Superman Nembo Kid è un cucciolo se paragonato a super nembo Biden!
Almeno per i giornalai Mediaset…

E poi questa, che è carina un sacco.

Giovanni Bernardini

UNA TELEFONATA DAGLI USA

Ieri sera mia moglie ha ricevuto una telefonata da una sua amica che vive negli Stati Uniti.
E’ una gran brava persona, divorata però da un autentico odio nei confronti di Donald Trump.
Ieri sera, come fa di solito, ha iniziato ad angustiare mia moglie con un lunghissimo pistolotto sulle malefatte dell’orco Trump. Con lui gli USA sono diventati un inferno, diceva.
Sperando di interrompere la sua filippica mia moglie le ha detto: “dai, coraggio, il 20 gennaio subentra Biden e voi vivrete tutti felici e contenti”.
“Io ho paura” le ha risposto l’amica. “Sai, qui la gente è per Trump. Quasi tutti i giorni ci sono cortei e manifestazioni a favore di Trump e contro Biden e ci va un sacco di gente. Sono scemi, tutti scemi”…
Spesso chi spara cazzate ha una funzione positiva. Fornisce involontariamente informazioni preziose. Le stesse che i media di regime cercano in tutti i modi di tener nascoste.

Ed eccoli qui, infatti: buona visione!

barbara

CHIAMAMI…

Chiamami Scanzi, sarò la tua coerenza

Qui

Chiamami Conte, sarò la tua materia grigia

Giovanni Bernardini

SEMANTICA

Lo annunciano fra squilli di tromba i media di regime.
Il giorno di Natale, fermo restando il divieto di spostamento da comune a comune (che si tratti di Milano o Rocca Cannuccia è indifferente), fermo restando, dicevo, tale saggio divieto, si potranno ricevere I CONVIVENTI.
Penso: o sono scemo io o sono scemi loro. Io RICEVO a casa mia i NON conviventi. Convivo con mia moglie ma non la “ricevo” tutte le mattine, né lei tutte le mattina “riceve” me.
Probabilmente la nostra saggia guida Giuseppe Conte ha in mente una riforma della semantica. Lunga vita a lui!
Sempre lui, il nostro saggio e coraggioso condottiero, ha avvisato il popolo bue: “bisogna prevenire la terza ondata” ha detto con voce ferma e virile.
Di nuovo sono perplesso. Si può parlare di prevenzione della “terza ondata” se intanto la seconda è finita. Se una squadra perde due a zero ha senso dire che attacca per segnare il goal del vantaggio? Non mi pare, prima bisogna fare i goal del pareggio, poi quello del vantaggio, mi sembra.
E’ finita la seconda ondata ed ha quindi senso parlare di prevenzione della terza? Non mi pare, stando alle cifre ufficiali.
Egregio dottor Conte, lei ed i suoi compari vi state dimostrando del tutto incapaci di far fronte alla crisi sanitaria. State letteralmente distruggendo l’economia. Avete ridotto la costituzione, da voi definita “la più bella del mondo”, a rotolo di carta igienica. Abbiate almeno un minimo, solo un minimo, di rispetto per la madre lingua e la sua semantica!

Chiamami Zingaretti, sarò il tuo luminoso sol dell’avvenir

Giovanni Bernardini

UN INCUBO

Sono sempre più numerosi i sottili intellettuali che, parlando del “dopo pandemia”, affermano, scuotendo gravemente la testa possente: “una volta che tutto sarà finito non si può tornare alla situazione pre covid”. Uno degli ultimi a fare simili dichiarazioni è stato Zingaretti, giustamente considerato un gigante del pensiero e dell’azione.
Mi permetto di chiedere umilmente a queste menti eccelse: cosa intendono dire con precisione? Forse si riferiscono alla necessità di avere un miglior sistema sanitario? Se è così non si può che concordare, ma non credo che fosse necessario il covid per rendersene conto.
O si riferiscono ad altro? E a cosa, in questo caso?
Perché non si dovrebbe tornare alla situazione pre covid? Forse che la pandemia è da addebitarsi a ristoratori e proprietari di palestre? Sono loro e non il governo comunista cinese i “cattivoni”? Ce lo dicano, per favore.
Cosa sognano i coltissimi ed intelligentissimi personaggi che non vogliono che “tutto torni come prima”? Forse un mondo senza piccole e medie imprese, senza commercio al minuto, bar, ristoranti e pizzerie? Sognano città con i centri storici semi deserti? Vagheggiano una società perfetta in cui la gente se ne stia tappata in casa per gran parte del suo tempo, i contatti faccia a faccia siano sempre più rari e l’unica forma di socialità sia quella virtuale? Vogliono una “democrazia” in cui i parlamenti eletti dai popoli non contino più nulla e tutto il potere sia concentrato nelle mani di grandi organismi internazionali non eletti da nessuno e responsabili solo di fronte a se stessi?
Ho il vago sospetto che sia questo il mondo che agognano: atomizzazione e potere assoluto. Contrazione delle relazioni sociali volontarie ed imposizione a tutti di una socialità coatta, con i governi che decidono sin nei dettagli la vita degli esseri umani. Una prospettiva degna di Orwell. Un incubo, non un sogno
Che in molti cercano di trasformare in realtà.

Chiamami Bertolaso, sarò la coscienza nera del governo

Guido Bertolaso

Ecco fatto: segregati in casa per tutte le feste, anziani abbandonati, turismo demolito, nazioni confinanti strapiene di sciatori, decessi fra i più alti del mondo, e lo saranno ancora per settimane.
Strillate per i morti negli USA? Il rapporto di popolazione fra noi e gli americani è di 5,5. I nostri 993 che abbiamo perso ieri fanno in proporzione 5.461 poco più del 50% degli USA!! Lo sapete quanti giorni di scuola hanno fatto i liceali della Campania dal 4 marzo scorso ad oggi? 14.
Tutto questo perché il Governo non è stato in grado di gestire la seconda ondata che loro stessi avevano previsto. Continuano a chiamarla EMERGENZA, a quasi un anno dall’inizio della pandemia. Chiamiamola con il giusto nome: INCOMPETENZA. I Covid hospital della Fiera di Milano e di Civitanova Marche sono pieni da settimane (purtroppo) ma erano inutili giusto?
Il Presidente del Consiglio continua a fare conferenze a reti unificate senza contraddittorio, ignorando l’esistenza del Parlamento e omettendo di usare l’unica parola che dovrebbe pronunciare: SCUSATECI

Chiamami Golia, sarò la tua caramella

(ma voi l’avevate capito che quella intorno al nome è una stella di David?)

Chiamami Zaia, sarò il tuo condizionale

Chiamami covid, sarò il tuo controllore

Chiamami Biden, sarò l’amico dei tuoi bambini

barbara

FACCIAMO DI NUOVO UN SALTO NEGLI STATI UNITI

A proposito delle modalità di voto.

I funzionari hanno sollevato per anni preoccupazioni sulla sicurezza delle macchine per il voto negli Stati Uniti e dei sistemi software

Si è parlato in questi giorni di problematiche riguardanti i software per i sistemi elettorali usati in queste elezioni. Questo articolo del Washington Examiner entra più nel dettaglio. I funzionari hanno sollevato per anni preoccupazioni sulla sicurezza delle macchine per il voto negli Stati Uniti e sui sistemi software utilizzati.

Il software per il sistema di voto Dominion, che è stato utilizzato in più Stati dove sono state denunciate frodi nelle elezioni statunitensi del 2020, è stato rifiutato tre volte dagli esperti di comunicazione e dati del Segretario di Stato e del Procuratore Generale del Texas, per non aver rispettato gli standard di sicurezza di base.
A differenza del Texas, altri stati hanno certificato l’uso del sistema, inclusa la Pennsylvania, dove questa settimana è stata denunciata la frode degli elettori su più fronti. Dominion Voting Systems, una società canadese con sede a Denver, è una delle tre società utilizzate principalmente nelle elezioni statunitensi. Le altre società sono Election Systems and Software e Hart InterCivic.
Il sistema Dominion è stato implementato in North Carolina e in Nevada, dove i risultati delle elezioni sono stati contestati, e in Georgia e Michigan, dove un “problema tecnico” che si è verificato ha invertito migliaia di voti per il presidente repubblicano Donald Trump verso il candidato democratico Joe Biden.
Mentre Biden ha dichiarato la vittoria nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti contro Trump, la  campagna di Trump sta lanciando diverse cause per il riconteggio dei voti negli stati di tutto il paese, con l’accusa di frode elettorale.
Il sistema “Democracy Suite” di Dominion è stato scelto per l’implementazione in tutto lo stato nel New Mexico nel 2013, l’anno in cui è stato rifiutato per la prima volta dallo Stato del Texas.
La Louisiana ha modernizzato il proprio sistema di votazione per posta, implementando il software  ImageCast Centra, sempre di Dominion, in tutto lo Stato; La contea di Clark, in Nevada, ha implementato lo stesso sistema nel 2017. Circa 52 contee di New York, 65 contee del Michigan e l’intero stato del  Colorado  e del New Mexico utilizzano i sistemi Dominion.
Secondo uno studio di Penn Wharton, “The Business of Voting”, Dominion Voting Systems ha coinvolto circa 71 milioni di elettori in 1.635 giurisdizioni negli Stati Uniti nel 2016.
Dominion “si è messa nei guai” però con diverse aziende sussidiarie, che sarebbero state utilizzate per implementare presunti casi di frode. Una filiale è Smartmatic, una società “che ha svolto un ruolo significativo nel mercato statunitense negli ultimi dieci anni”, secondo un rapporto pubblicato da  AccessWire, con sede nel Regno Unito.
Il contenzioso sui “difetti” di Smartmatic sostiene che abbiano avuto un impatto sulle elezioni di medio termine del 2010 e del 2013 nelle Filippine, sollevando questioni di frode. Una revisione indipendente dei codici sorgente utilizzati nelle macchine ha rilevato molteplici problemi, ed ha concluso: “L’analisi del  software fornito da Smartmatic è inadeguato… il che mette in dubbio la credibilità del software”, ha riferito ABS-CBN.
Il Presidente di Smartmatic è un membro della Camera dei Lord britannica, Mark Malloch Brown, ex vicepresidente dei fondi di investimento di George Soros, ex vicepresidente della Banca Mondiale, principale partner internazionale di Sawyer Miller, una società di consulenza politica, ed ex vicepresidente del World Economic Forum che “rimane profondamente coinvolto negli affari internazionali”.
I rapporti globalisti della compagnia hanno spinto membri dei media e funzionari governativi a sollevare dubbi sul suo coinvolgimento nel processo elettorale statunitense.
A gennaio, i legislatori statunitensi hanno espresso preoccupazione per il coinvolgimento straniero, attraverso la creazione e la supervisione delle attrezzature elettorali statunitensi da parte di queste società. I massimi dirigenti delle tre principali società sono stati sollecitati dai membri  Democratici  e  Repubblicani  dello U.S. House Committee on House Administration della Camera degli Stati Uniti sull’integrità dei loro sistemi.
Sempre a gennaio, gli attivisti per l’integrità delle elezioni hanno espresso preoccupazione “per ciò che è noto come sicurezza della catena di approvvigionamento, la manomissione delle attrezzature elettorali durante la produzione”, ha riferito l’Associated Press. “Un documento presentato ai funzionari elettorali della Carolina del Nord da ES&S lo scorso anno mostra, ad esempio, che ha stabilimenti di produzione nelle Filippine“.
Tutte e tre le società “hanno affrontato critiche per la mancanza di trasparenza e riluttanza ad aprire i propri sistemi proprietari a test esterni”, ha riferito l’Associated Press. Nel 2019, sempre l’AP ha scoperto che queste società “avevano a lungo lesinato sulla sicurezza a favore della convenienza ed operavano sotto un velo di segretezza finanziaria ed operativa, nonostante il loro ruolo critico nelle elezioni”.
Nel loro terzo esame dei sistemi Dominion nel 2019, i funzionari del Texas hanno nuovamente rifiutato di utilizzarlo dopo aver identificato “molteplici problemi hardware e software che impediscono all’Office of the Texas Secretary of State di determinare che il sistema Democracy Suite 5.5-A soddisfi i requisiti del Codice di leggi elettorali del Texas”.
Gli esaminatori hanno espresso preoccupazioni specifiche sul fatto che il sistema “fosse adatto allo scopo previsto; operi in modo efficiente e preciso; e che fosse al sicuro da manipolazioni fraudolente o non autorizzate”. Hanno concluso che i sistemi Dominion e i dispositivi hardware corrispondenti  non  soddisfacevano  gli  standard  di  certificazione  del  Texas Election Code.
Lo scorso dicembre, un gruppo di politici Democratici ha inviato una lettera ai responsabili di società di  private equity che possiedono le principali società che forniscono i materiali per le elezioni, chiedendo loro di divulgare informazioni tra cui proprietà, finanze e investimenti nella ricerca.
“La lobby delle macchine per il voto, guidata dalla più grande azienda, ES&S, ritiene di essere al di sopra della legge“, ha affermato il senatore Ron Wyden, Democratico dell’Oregon. Membro del Comitato di Intelligence e co-firmatario della lettera. Ma nessuno li ha ritenuti responsabili anche per le questioni più elementari.
L’amministratore delegato di ES&STom Burt, ha respinto le critiche, dicendo a NBC News che era “inevitabile ed impossibile rispondere”, ed ha invitato il Congresso a implementare “una maggiore supervisione del processo elettorale nazionale”.
“Ci saranno persone che avranno opinioni da ora fino all’eternità sulla sicurezza delle apparecchiature, pregiudizi su quelle aziende che producono le apparecchiature, pregiudizi sugli amministratori elettorali che stanno conducendo le elezioni”, ha detto Burt a NBC News.
“Ciò di cui il popolo americano ha bisogno è un sistema che possa essere verificato, e poi quegli  audit  devono avvenire ed essere dimostrati al pubblico americano”, ha detto Burt.
Burt ha sostenuto l’anno scorso in un editoriale pubblicato da Roll Call, che era necessaria una supervisione e regolamentazione nazionale, inclusi i requisiti per i backup su carta dei singoli voti, controlli obbligatori post-elettorali e le risorse aggiuntive per la U.S. Election Assistance Commission.
NBC News ha esaminato i registri di spedizione online disponibili pubblicamente per ES&S ed ha scoperto che molte parti delle macchine elettorali statunitensi, inclusi dispositivi elettronici e tablet, sono state  prodotte in Cina e nelle Filippine. Quando ha sollevato preoccupazioni circa il potenziale di furto o sabotaggio di tecnologia, Burt ha affermato che le strutture all’estero erano “molto sicure” e che l’assemblaggio finale delle macchine avviene negli Stati Uniti.
L’Associated Press ha anche esaminato il software elettorale utilizzato da tutti i 50 Stati, dal Distretto di Columbia e dai Territori non incorporati. Circa 10.000 giurisdizioni elettorali a livello nazionale stavano utilizzando Windows 7 o un sistema operativo precedente, nel 2019, per creare schede elettorali, programmare macchine per il voto, il conteggio dei voti e il conteggio dei rapporti, ha rilevato l’AP.
Windows 7 ha raggiunto la fine della sua vita operativa nel gennaio 2020.
Dopo il 14 gennaio, Microsoft ha smesso di fornire supporto tecnico e di produrre “patch” per correggere le vulnerabilità del software, rendendo Windows 7 facile da hackerare, a meno che le giurisdizioni statunitensi non pagassero una tariffa per ricevere aggiornamenti di sicurezza fino al 2023, ha rilevato l’AP.
Secondo la sua valutazione, la fine del supporto per Windows 7 ha interessato più Stati, inclusi Arizona, Florida, Georgia, Iowa, Indiana, Michigan, Carolina del Nord, molte contee della Pennsylvania e il Wisconsin.

LUCA MARAGNA, 13 NOVEMBRE 2020, qui.

E a proposito dei brogli accertati.

Tucker Carlson: Sì, persone morte hanno votato in queste elezioni e i Democratici hanno contribuito a permettere che questo avvenisse

Gli elettori di Donald Trump credono ancora che queste elezioni siano state fondamentalmente ingiuste. Hanno ragione su questo.

È passata più di una settimana da quando sono stati espressi i voti finali e molti dei 72 milioni di elettori di Donald Trump credono ancora che queste elezioni siano state fondamentalmente ingiuste. Hanno ragione su questo.
I Democratici hanno cambiato completamente il modo con cui abbiamo votato in queste elezioni. Il nostro sistema non è mai stato così disorganizzato e non è mai stato più vulnerabile alla manipolazione. Quindi la scorsa settimana c’è stata una frode degli elettori?
Abbiamo lavorato a questa domanda sin dalla notte delle elezioni. Abbiamo cercato di essere attenti e precisi mentre lo abbiamo raccontato. In momenti come questo, la verità conta più che mai. False accuse di frode possono causare tanto danno quanto la frode stessa, e l’ultima cosa di cui l’America ha bisogno in questo momento è di subire ancora più danni.
Quello che stiamo per dirvi è accurato. Non è una teoria. È successo e possiamo dimostrarlo. Anche altre testate giornalistiche potrebbero provarlo. Hanno semplicemente scelto di non farlo. La posizione dei media in tutto il paese questa settimana è stata molto semplice: non ci sono state frodi degli elettori. Lo dicono ancora e ancora, ma di cosa stanno parlando esattamente? Non ve lo diranno. Quindi ve lo diremo noi adesso.
Meno di 15.000 voti separano Donald Trump da Joe Biden nello stato della Georgia. Il margine è abbastanza ristretto che vale la pena indagare nello specifico su quello che è successo. Il segretario di stato della Georgia ha ora confermato che ci sarà un riconteggio manuale di tutti i voti espressi.
Tra questi voti, gli auditor hanno trovato una scheda elettorale di una donna chiamata Deborah Jean Christiansen… Chi la conosceva è rimasto triste quando è morta lo scorso maggio. E potrebbero essere sorpresi di apprendere che anche dopo la sua morte, Deborah è riuscita comunque a registrarsi per votare e poi a votare, presumibilmente per Joe Biden. In un certo senso, è una storia stimolante, il trionfo del voto sulla morte.
E nessuno incarna perfettamente quella storia come James Blalock di Covington, in Georgia. Il signor Blalock è stato un postino per 33 anni fino alla sua morte nel 2006. James Blalock ha votato alle elezioni della scorsa settimana. Come ha fatto? Forse era solo uno di quegli straordinari corrieri postali che né la pioggia, né la neve, né l’oscurità della notte né la stessa morte potevano trattene dal consegnare la posta. Nel suo caso, forse votare dalla tomba non è stata davvero una frode, era solo dedizione.
Poi c’è Linda Kesler di Nicholson, Georgia. Linda Kesler è morta nel 2003. Diciassette anni dopo, ha votato ancora alle elezioni presidenziali. Edward Skwiot, di Trenton, in Georgia, ha trascorso la sua vita lavorando nelle costruzioni ed insegnando a scuola… Quando è morto cinque anni fa all’età di 82 anni, sembrava che se ne fosse andato per sempre da questo mondo. Ma no, la scorsa settimana ha votato per scegliere il presidente e non è stato l’unico. Al momento, non ci sono abbastanza di questi voti per alterare il risultato.
Ma il punto è questo: sono morti, ma hanno votato lo stesso. La domanda è: come hanno fatto? Come hanno espresso esattamente il loro voto? E la risposta è breve: per posta. Le persone decedute tendono a votare più spesso quando si rende loro più facile votare, e quest’anno abbiamo reso molto più facile votare per i morti.
Gli Stati hanno inviato schede elettorali e moduli di registrazione a milioni di persone, anche se non richiesti. Il pretesto era il COVID e l’emergenza sanitaria. L’effetto è stato quello di incoraggiare la frode.
Uno studio del 2012 di Pew ha rilevato che in questo paese c’erano ancora quasi 2 milioni di morti nelle liste elettorali. Lo studio ha anche rilevato che circa 24 milioni di registrazioni di elettori, ovvero 1 su 8 in America, non erano più valide o erano significativamente errate. Quasi 3 milioni di persone in America avevano registrazioni in più di uno Stato. Quindi cosa succede se inizi a inviare schede elettorali e registrazioni in base a liste come queste? Hai la garanzia di aumentare la quantità di voti fraudolenti, ed è esattamente ciò che hanno fatto i Democratici. I Repubblicani, dovremmo aggiungere, li hanno lasciati fare.
Prendiamo lo stato del Nevada, dove Joe Biden sta attualmente conducendo su Donald Trump con meno di 40.000 voti quest’anno. I Democratici e i loro avvocati si sono assicurati che il Nevada inviasse le schede – non le domande per votare, ma schede effettive – a ogni singolo elettore registrato nello Stato, indipendentemente dal fatto che volesse quella scheda o meno. Lo hanno fatto anche se erano perfettamente consapevoli che più di 41.000 persone registrate per votare in Nevada non hanno votato o non hanno aggiornato le loro registrazioni da più di dieci anni. Molte di queste persone sono morte o se ne sono andate, ma hanno comunque votato.
Una di quelle persone era un’ex insegnante di scuola elementare chiamata Rosemarie Hartle. Secondo il suo necrologio del 2017, Rosemarie era “amorevole, divertente, sfacciata e sarcastica (in un modo divertente), bella, potente, implacabile e stimolante”. Purtroppo, anche se se n’è andata, la sua registrazione elettorale è rimasta. È ancora sugli albi. Qualcuno ha ricevuto il voto di Rosemarie Hartle per posta e poi l’ha spedito. Non sappiamo chi sia stato. Vorremmo averlo scoperto, perché è una frode. È una minaccia per il nostro sistema e viene nascosta da un mezzo di informazione totalmente coinvolto nella presidenza di Joe Biden.
Abbiamo il diritto di sapere. Abbiamo l’obbligo di saperne di più. Ma grazie al blackout dei media, è lasciato ai siti conservatori indipendenti come The Federalist riferire ciò che gli altri dovrebbero riportare ma non fanno. Grazie a The Federalist, sappiamo che il 9 ottobre un uomo chiamato Fred Stokes Jr. ha ricevuto una scheda elettorale non richiesta nella contea di Clark, in Nevada. Tre settimane dopo, la contea ha ricevuto la sua scheda per posta. Le registrazioni delle votazioni indicano che la procedura di votazione è stata “completata”. Fred Stokes ha votato per il presidente, ma Fred Stokes era morto da tre anni. Morì nel giugno 2017 all’età di 90 anni.
In Pennsylvania, lo stato che ha nominato Joe Biden presidente eletto, probabilmente ci sono parecchi elettori morti. Come lo sappiamo? Perché ce l’ha detto lo Stato. Secondo un rapporto dello scorso dicembre del Dipartimento del Revisore Generale del Commonwealth, quasi 3.000 elettori potenzialmente deceduti erano rimasti registrati nelle liste elettorali. La campagna Trump afferma di aver trovato prove che alcuni di loro hanno votato quest’anno. Ad esempio, il 24 ottobre, i funzionari della contea di Allegheny hanno inviato una scheda elettorale a Denise Ondish. Era morta due giorni prima. Eppure, in qualche modo, i registri mostrano che i funzionari della contea hanno ricevuto quella scheda elettorale compilata il 2 novembre.
Perché è successo questo? Come possiamo evitare che accada di nuovo? Queste sono le domande. Alla prima è molto semplice rispondere: i Democratici lo hanno fatto. Capiscono che quando invii schede per posta ad un intero elenco elettorale non verificato, non puoi davvero sapere chi andrà a votare. Ma solo per assicurarsi che le frodi fossero possibili, i Democratici hanno intentato azioni legali in Nevada per eliminare la verifica della firma.
Nel 2019, molto prima della pandemia di coronavirus, il senatore Ron Wyden, Democratico dell’Oregon, ha sponsorizzato il “Vote by Mail Act”. Il voto per corrispondenza richiede che ogni stato faccia votare per posta in base all’intera lista degli elettori, anche se non verificata. Che tu lo chieda o meno, che tu sia vivo o meno, ottieni un voto. Non c’è altro modo per interpretarlo se non quello per cui i Democratici volessero favorire la frode.
Questa estate, i Democratici alla Camera dei Rappresentanti hanno approvato una cosa chiamata “HEROES Act”. Non solo avrebbero permesso di spedire semplicemente per posta le schede a tutti gli elettori d’America. Avrebbero anche impedito agli stati di limitare in qualsiasi modo la raccolta dei voti. Ciò significa che chiunque potrebbe raccogliere e restituire mazzi di schede di elettori morti o vivi ai seggi elettorali, e non ci sarebbe alcuna supervisione. È folle, ma aspettatevi di più. Le regole di voto allentate sono troppo utili per lasciar perdere la Sinistra.
A gennaio, i Democratici potrebbero benissimo ottenere il controllo del Senato degli Stati Uniti. Se ciò accade, molto cambierà. Ma una delle cose che accadrà è che convertiranno in legge l’”HEROES Act”. In questo momento, affermano che il voto universale per corrispondenza è necessario a causa del Coronavirus, ma mentono.
Sono anni che spingono per questa cosa e per una ragione. Dà loro un vantaggio perché aumenta l’incidenza delle frodi. Se abbiamo a cuore la nostra democrazia, dobbiamo esigere un voto pulito ed onesto, indipendentemente dal risultato.
Il sistema è ciò che dobbiamo proteggere. L’invio di schede elettorali ad intere liste di elettori non verificate, e non richieste, ti porta a far votare persone morte. E cosa comporta? Ci mette dove siamo ora: cinici, diffidenti, chiusi. Se vuoi governare una democrazia, hai bisogno soprattutto di una cosa: la fiducia sociale. Se vuoi che le persone abbiano fiducia sociale, se vuoi che credano nel sistema, non basta urlarle contro in televisione e dire loro che ci devono credere. Devi creare un sistema per cui valga la pena crederci.

Tucker Carlson, qui.

FoxNews.com

Ma tutto quello che ci sentiamo raccontare è che il folle Trump inventa frodi e brogli inesistenti per non mollare la poltrona – e a tutte le altre campane hanno legato il batacchio. E anche nel caso in cui le revisioni non dovessero portare a una vittoria di Trump, credo che tutto questo sia comunque sufficiente a mostrare il marciume di chi aspira a determinare i destini del mondo intero.

barbara

CULO CHE TREMA SIGNOR BIDEN?

La storia del giudice Thomas fa tremare Biden e il suo mondo

Il Washington Post ha chiesto al giudice della Corte Suprema, justice Clarence Thomas, di ricusarsi dal supremo organo giudiziario del Paese. Si tratta di una richiesta all’apparenza bizzarra, ma che risponde a determinate – e piuttosto disperate – ragioni politiche.
Nella carriera del giudice afroamericano, infatti, c’è un momento di grande difficoltà che ora sta tornando a galla – dove protagonista era proprio Joe Biden.
Nel 1991, il presidente George H. W. Bush aveva nominato alla Corte Suprema Clarence Thomas, un giudice di circoscrizione federale. Una collaboratrice di Thomas, Anita Hill, disse all’FBI che anni prima si era sentita molestata da Thomas con conversazioni a contenuto pruriginoso e ripetuti inviti ad uscire con lui. Questi dettagli misteriosamente – diciamo così – finirono ai media, con l’effetto di mettere in dubbio un’elezione alla Corte Suprema che pareva non avere ostacoli di sorta.
Le accuse sconce, diventarono, ovviamente, il tema principale delle audizioni della commissione di senatori che dovevano approvare la nomina. Commissione a capo della quale c’era lui, il senatore Joseph R. Biden. Le illazioni di Biden e soci contro il giudice nero finirono così in diretta televisiva nazionale.
Il giudice Thomas negò le insinuazioni, e difese il suo onore – e quello di tutti i neri conservatori, cioè di quei neri che non soddisfano l’ordine imposto dalla sinistra americana, dove il nero deve essere un povero e automaticamente votante per i Democratici – con un discorso deciso e toccante.
«La Corte Suprema non vale tutto questo. Nessun lavoro vale tutto questo».
Nelle immagini del video potete vedere il sorrisetto del capo-inquisitore, il senatore Joe Biden. In pratica, nel 1991, Joe Biden diffamò in mondovisione  il giudice Thomas, accusandolo di molestie senza uno straccio di prova, tutto per non fare approdare alla Corte Suprema un conservatore o forse – è la tesi implicita della difesa di Thomas – per non elevare un afroamericano non-democratico, quindi fuori dallo stereotipo, oggi vivissimo, della minoranza oppressa. 
Proprio lui, quel Joe Biden eletto presidente dai network TV, che dovrebbe quindi giurare sulla Bibbia postagli dal giudice Thomas, il più anziano dei membri della Corte Suprema.
Ora forse potete capire perché i Democratici vogliono chiudere la partita subito e neanche lontanamente passare dalle parti della Corte Suprema, dove i giudici di estrazione conservatrice sono 6 contro 3, e dove l’anziano del gruppo è proprio Thomas.  L’obiettivo è quello di creare una situazione di stallo (quattro a quattro). 
Qualcuno — e il Washington Post in primis lo sta facendo capire — inizia a sentire la terra franare sotto i piedi, perché sanno che la Suprema Corte potrebbe ribaltare tutto — motivo per il quale oggi il mainstream d’oltreoceano cerca di mistificare la situazione e offuscare figura di Trump, financo inventandosi il fantomatico rischio di un divorzio con Melania.
Thomas, cresciuto cattolico e studente di scuole cattoliche, alla Corte Suprema è con Neil Gorsuch (una nomina di Trump) un proponente della legge naturale: la dottrina di filosofia del diretto contro la quale il progressismo si scaglia da secoli.
Immaginare un nuovo incontro tra il candidato Biden e il giudice Thomas è qualcosa che nemmeno nella trama di un film: una storia dolorosa, due universi contrapposti, convergono ancora una volta.
Noi, un po’ di terrore, fra i Democratici e  l’impero dei network asserviti , iniziamo a fiutarlo.
Roberto Dal Bosco, Cristiano Lugli, qui.

Vediamolo dunque il meraviglioso – non conosco altre parole adeguate – Clarence Thomas nella sua appassionata e toccante difesa

E qui il suo ultimo intervento

E vediamo anche un brevissimo spezzone del signor Biden – quello che l’imbecille di turno chiama “il nonno giovanile che serve ora all’America” – che sembra in seria difficoltà a controllare il livore, la rabbia, l’odio, simile a un cane idrofobo con la bava schiumante che gli cola dalla bocca.

E si noti la malafede di chi vorrebbero escluderlo dalle decisioni nella convinzione, per non dire certezza, che non si lascerebbe scappare l’occasione per vendicarsi del male fattogli da Biden 29 anni fa, votando, se necessario, contro la verità e contro la propria coscienza. Ossia proiettando su di lui tutta la propria perfidia e tutta la propria meschinità.
E ventisette anni dopo avere tentato di stroncare la carriera di un giudice conservatore infangando la sua reputazione per mezzo di false accuse di molestie sessuali, ci hanno riprovato con Brett Kavanaugh (uno, due, tre). E pensare che Biden, per il quale non c’è neppure bisogno di credere sulla parola alla querelante, dato che almeno qualcuna delle sue performance è stata immortalata in video visibili a tutti, è davvero l’ultima persona al mondo a potersi permettere di pontificare sull’argomento.
Comunque tranquilli, che dopo i quattro anni in cui Trump non ha fatto altro che dividere il Paese, loro adesso lo riuniranno e riappacificheranno.

Qui. E si noti quel delizioso “Aggressively but nonviolently”.

Aggiungo questo stupendo pezzo, chiaramente evocativo, di

Giulio Meotti

Ho visto gli attori scendere dai propri attici del Regno Incantato e ballare estasiati per strada
Ho visto il Partito Comunista Cinese intravedere felice una “opportunità”
Ho visto gli scrittori zuccherosi inginocchiarsi sedotti dallo spirito del tempo
Ho visto tutte le redazioni del Giornale Unico stappare bottiglie di champagne messe in frigo quattro anni fa
Ho visto i soliti parrucconi del potere rilassati
Ho visto ospedali e organizzazioni cattoliche preoccupate per l’imminente perdita della libertà religiosa
Ho visto le organizzazioni che vogliono far abortire al decimo mese come nei romanzi di Philip Dick
congratularsi a vicenda
Ho visto gli iraniani e i palestinesi tirare un grande sospiro di sollievo
Ho visto l’Unione Europea più arzilla
Ho visto l’Onu fare i conti del denaro che tornerà a scorrere
Ho visto le università già al lavoro per mettersi su i corsi di rieducazione dell’uomo bianco cattivo
Ho visto in festa “Cordicopolis”, la città del cuore di Philippe Muray
Ho visto Greta tornare a sorridere
Ho visto tutto questo e molto altro e ancora non è neanche iniziata ma già un po’ mi manca quel deplorevole di Trump. Perché quando “i buoni” sono troppo contenti, non si prepara nulla di buono

E chissà e senza Trump sarebbe mai stata possibile una cosa come questa.

barbara

UN SENTITO AUGURIO

al signor Joe, che da giorni parla da presidente e si comporta da presidente in quanto dichiarato tale da tutta la stampa asservita, la stessa che toglie l’audio al presidente in carica che tenta di dire la verità, sostenendo che starebbe dicendo bugie (la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza: manca la verità è menzogna. E viceversa, naturalmente. Ma anche se davvero avesse mentito, qualcuno ha mai visto togliere l’audio a un presidente?); e anche alla signora Kamala, naturalmente. A entrambi auguro una presidenza bella e felice e sublime come una musica di Bach.

E la concretizzazione del mio augurio potrebbe anche non essere così fuori portata, visti gli ultimi sviluppi (il testo è stato evidentemente tradotto dall’ebraico con traduttore automatico, che ha sparso qua e là qualche sbavatura, ma nel complesso mi sembra possa andare).

Joe Zevuloni

Che buongiorno sto facendo per voi adesso.. Sintesi del giorno in cui dormivi:

– 450,000 buste balot provenienti da diversi paesi sono state rivelate solo con il nome di Biden e senza alcun altro contendente
– Il ministro della Giustizia, capo dell’FBI, William Beer ha ordinato di aprire immediatamente un’indagine penale in tutti gli Stati Uniti contro le frodi elettorali
– Georgia – Il governatore ha annunciato che il suo paese conterà solo i voti legali e sarà ricevuto entro le 8 di martedì – Trump ha twittato la nostra Georgia
– Wisconsin, un altro glitch nella macchina del conteggio ha causato il passaggio di 20,000 voti da Trump a Biden, che ha aumentato il divario tra loro e altri 40,000 voti.
– Per ricordarvelo in questo momento Biden (con questi 20,000) conduce lì solo con 40,000 voti. Dopo aver risolto questa ingiustizia Trump prende il Wisconsin in un vuoto di 20,000
– Pennsylvania – Il Giudice Supremo Alito ha deciso di separare le buste e contare solo la legalità
– Pennsylvania – Trump ha presentato una grossa causa contro il sistema elettorale lì
– Pennsylvania – Ohio e Missouri hanno anche presentato una causa contro la Pennsylvania per la loro condotta che è stata rapinata nei loro paesi e ha colpito il sistema elettorale lì
– Pennsylvania – Le indagini penali hanno iniziato a denunciare le testimonianze di tutti gli agenti federali
– Pennsylvania – Un testimone di stato che lavora nell’autorità postale ha firmato una dichiarazione che i capi lì hanno ordinato a tutti di cambiare le date della ricezione delle buste
– Pennsylvania – Il Congresso per lo più repubblicano si incontrerà questo sabato per discutere di falsi e frodi delle elezioni e consolidare un progetto di legge per fermare i voti illegali
– Pennsylvania. – Anche con tutto il tradimento, a causa della minima differenza tra Trump e Biden, la Costituzione chiede un ricalcolo di tutti i voti (legali)
– Arizona – il divario si è ridotto a 17,000 Ci sono ancora 80,000 buste balot per contarne la maggior parte dalle aree repubblicane se rimane il vuoto significa ricontare a causa del piccolo vuoto (Il problema più grande di Biden ci sono circa 100,000 voti dei cittadini che vivono in un altro paese)
– Nevada – un testimone di stato che lavora nel conteggio dei voti ha fornito informazioni incriminanti su decine di migliaia di voti illegali
– Michigan – Il Presidente Trump ha presentato una causa contro Michigan Machines che sono stati licenziati a favore di Biden hanno causato almeno 6000 voti passati da Trump a Biden e hanno aumentato il divario di 12,000 voti, c’è il sospetto di 282,000 Voti che sono passati a Biden da Trump per lo stesso nelle macchine

Il sito politico più potente d’America ha strappato a Biden la Pennsylvania e lo ha abbassato a soli 259 elettori..

Aggiungo due brevi pezzi di Niram Ferretti, utili a meglio mettere a fuoco l’atmosfera che si sta respirando.

Niram Ferretti

COME OSATE?

Perdente e condannato all’irrilevanza, ormai consegnato al crepuscolo, mentre si scollano pezzi di partito e Melania, la fulgida Melania, è prossima al divorzio.
Questa è la narrativa su Donald Trump, proposta dai “giornaloni”, dalla stampa che cavalca indomita il Progresso incarnato dal revenant Biden, l’incolore travet della politica scelto per agire sotto dettatura.
Ma le cose stanno assai diversamente. La realtà si incarica di scompigliare la messa in piega del comparto mediatico unito.
L’offensiva legale di Trump è partita. Non si sa cosa porterà a casa, ma intanto è partita.
Da una parte c’è la causa intentata contro il segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockaver per violazione della Costituzione, dall’altra l’indagine autorizzata dal Procuratore Generale degli Stati Uniti, William Barr su “accuse rilevanti ” di frode elettorale.
Barr, ha anche sottilineato come gli investigatori debbano dare credito unicamente ad accuse sostanziali” di irregolarità ignorando del tutto “affermazioni speciose, ipotetiche fantasiose o inverosimili”. Insomma, Barr non ha fatto incetta di tutto il ciarpame che in questi giorni circola sui social come “prova” che le elezioni sono state taroccate.
Dunque, bisognerà aspettare per vedere come si concluderà la storia.
Nel mentre la linea mediatica che deve prevalere è che queste sarebbero le mosse disperate di un uomo che non accetta la sconfitta. Non si può concedere a che Trump abbia tutto il diritto di andare a fondo e verificare se, come ha dichiarato, ci sono state delle irregolarità da inficiare il risultato delle elezioni.
Whoopi Goldberg riassume molto bene il frame mentale dei progressisti, “Come osate mettere in discussione la vittoria di Joe Biden?”.
Non si può osare infatti, e se osi pagherai il prezzo della gogna mediatica, alla quale però Trump, nei quattro anni della sua presidenza, ha fatto abbondantemente il callo.
Ma, per parafrasare ancora Whoopi Goldberg, come ha osato Trump, nel 2016, battere Hillary Clinton?
Da allora a oggi lo hanno mostrificato come nessun altro presidente americano e, naturalmente, non smetteranno certo adesso che pensano di avere la vittoria in pugno.

Niram Ferretti

PER CHI LAVORA GOEBBELS

Questo è un campione della narrativa in corso. Su La Repubblica, l’ineffabile Paolo Floris D’Arcais:

NEW YORK – Rinchiuso in una Casa Bianca blindata e un po’ surreale, Donald Trump non demorde ma è sempre più isolato.

Chiara l’antifona? Deve passare la rappresentazione di Trump-Hitler, asseragliato nel bunker con pochi fedelissimi. L’ho già scritto. Peccato che in questo caso a Trump-Hitler manchi uno dei fedelissimi massimi, quel Joseph Goebbles, capo della propaganda. Infatti non lavora più per lui ma passato dall’altra parte. Dà le parole d’ordine a tutto l’Apparato massmediatico che, in questi giorni, si è adunato a cantare la vittoria virtuale di Joe Biden.

Prima il 25 aprile rievocato per la liberazione da Trump-Hitler,  ora Trump-Hitler rinchiuso in una Casa Bianca blindata (?) A quando il cianuro per non sopravvivere alla disfatta (e preparatevi alla bomba che vi sgancio domani).

Quanto alla musica di Bach, godiamocela anche così.

barbara

VEDIAMO IN DETTAGLIO IL MEDIO ORIENTE

I probabili riflessi negativi della vittoria di Biden sulla situazione del Medio Oriente

Dal 20 gennaio del 2021, per quattro anni, sul palcoscenico della politica americana reciteranno [forse!] due nuovi attori principali, il presidente Joe Biden e la vice-presidente Kamala Harris. Il suggeritore sarà Barack Obama. Questo è ciò che si profila dopo le elezioni presidenziali del 3 novembre, che hanno visto la sconfitta [forse!] di Donald Trump: una sconfitta che mette in pericolo tutti i risultati politici raggiunti da Trump nell’arena mediorientale. È per questa ragione che i nemici dell’ex presidente americano presenti nel Medio Oriente pregustano un cambio di rotta radicale nella politica americana verso la regione.
Il regime di Teheran, durante i quattro anni trascorsi, era stato sottoposto a una politica stringente, sul piano politico ed economico, da parte dell’Amministrazione repubblicana. In primo luogo, Trump aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato dall’Iran, dall’Unione Europea, dai paesi componenti il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti), un accordo fortemente voluto dallo stesso Obama, ma che si era rivelato ben presto una cortina fumogena dietro la quale Teheran aveva continuato a sviluppare il suo progetto nucleare, come più volte denunciato da Netanyahu. A tutto ciò si erano aggiunte, da parte di Trump, sanzioni economiche sempre più pesanti al regime degli ayatollah, sanzioni che avevano messo in ginocchio Teheran e fortemente ridimensionato il peso della sua presenza politica nel Medio Oriente. Quest’operazione aveva rappresentato la base di partenza di una politica ad ampio raggio verso i paesi arabi sunniti, desiderosi di avere una protezione significativa contro le ambizioni egemoniche del regime sciita iraniano nel Medio Oriente. Tuttavia, questa politica aveva una prospettiva di ben più vaste finalità. Il coordinamento tra Netanyahu e Trump ha avuto lo scopo di raccogliere e sviluppare le aperture che il mondo arabo sunnita aveva mostrato di essere disposto a condividere con Israele. Da ciò è scaturita una fitta serie di incontri ad alto livello tra i rappresentanti di Israele e quelli dei paesi arabi, con la regia di Mike Pompeo, Segretario di Stato di Trump, gli Accordi di Abramo, firmati da Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, oltre alla volontà di altri Stati arabi di unirsi ad essi. La mappa del Medio Oriente stava, così, subendo una trasformazione epocale, foriera di una vera pacificazione della regione su basi stabili di collaborazione economica e politica. Ora, con l’avvento dei democratici alla Casa Bianca, questa situazione potrà subire mutamenti molto importanti, gravidi di conseguenze di segno opposto rispetto agli esiti fin qui raggiunti.
La ragione di tutto questo sta nella molto probabile formazione di un governo democratico alla Casa Bianca caratterizzato da una visione politica di sinistra. Il fatto stesso che un personaggio come Kamala Harris sia ora vice-presidente degli Stati Uniti, su suggerimento di Obama, sta a dimostrare la tendenza che potrà assumere il nuovo governo democratico sui problemi del Medio Oriente. Ma, dietro la figura di Harris, vi è tutto un mondo politico democratico che tende a influenzare, in modo diretto o indiretto, le decisioni di Biden nei suoi rapporti con Israele, con i palestinesi e con l’intero mondo arabo della regione in una direzione opposta rispetto ai risultati raggiunti dall’Amministrazione Trump. In primo luogo, con l’Iran. Il regime di Teheran nutre la speranza – fondata – che l’Amministrazione Biden reinserisca nuovamente gli Stati Uniti nel Jcpoa e azzeri le sanzioni economiche nei suoi confronti. Le conseguenze, in questo caso, sarebbero molto gravi. Il regime degli ayatollah riacquisterebbe fiducia nei suoi progetti regionali, oltre al fatto che il miglioramento progressivo delle condizioni economiche del paese potrebbe tacitare l’opposizione interna e ottenere di nuovo il sostegno della popolazione. In secondo luogo, il problema palestinese riacquisterebbe una centralità che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti tra Israele e il mondo arabo sunnita. Infine, la Russia e la Cina, soddisfatti dai risultati elettorali americani, potrebbero avere spazi di manovra più ampi nel Medio Oriente, a danno dell’attuale posizione di Gerusalemme.
Antonio Donno, qui.

Va aggiunto il fatto che un Iran non più sottoposto a sanzioni, oltre a procedere ancora più speditamente verso l’atomica, vedrà migliorare la propria situazione economica, ed è altamente probabile che grazie  a questo torni ai livelli precedenti il finanziamento del terrorismo internazionale. Forse gli accordi già stabiliti con Israele da Emirati Arabi Uniti, Barhain e Sudan resisteranno (forse), ma quanti, fra quelli che stavano meditando di seguire l’esempio – a cominciare dal Libano, tuttora sotto la pesante tutela della Siria che è a sua volta legata a doppio filo con l’Iran – avranno il coraggio di sfidare un Iran di nuovo potente?

Abbas spera che Joe Biden abbia la memoria corta

È successo quattro anni fa. E’ martedì 8 marzo del 2016. Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti in tournée nella regione, è appena arrivato in Israele e si reca direttamente al Centro per la Pace Shimon Peres, situato a Jaffa, per abbracciare calorosamente il suo venerabile fondatore. A poche centinaia di metri da lì, la folla si accalca sul lungomare nonostante la tensione per la sicurezza; due altri attentati terroristici avevano già marchiato quella mattina, uno a Gerusalemme e l’altro a Petah Tikvah. Bashar Masalha, un palestinese di ventidue anni che si trovava illegalmente in Israele, tira fuori un grosso coltello e inizia a colpire alla cieca i passanti. Prima di essere ucciso dalle forze dell’ordine, accoltella quattro turisti russi tra cui una donna incinta, un arabo che riesce a schivare il colpo e a fuggire, sei israeliani – uno di loro si salva colpendo violentemente l’aggressore con la sua chitarra – e Taylor Allen Force, uno studente americano di 29 anni che muore per le ferite riportate. Sui social network arabi si diffonde una vera e propria esplosione di gioia. Canti patriottici e foto dell’ “eroe” Masalha sono trasmessi in continuazione dalla televisione di Hamas a Gaza. La stampa mondiale, già mobilitata per la visita del vicepresidente, dà ampia copertura all’attacco e in particolare alla morte del giovane americano, che ha combattuto per il suo Paese in Iraq e Afghanistan. Il giorno successivo, Joe Biden va a Ramallah. Spera che Abu Mazen condanni l’attacco di Giaffa. Ma non è così. Il Presidente dell’Autorità Palestinese si accontenta di porgergli le sue condoglianze per la morte del giovane americano e di lui solo, mentre contemporaneamente la televisione ufficiale della suddetta Autorità trasmette un commovente omaggio all'”eroico Bashar Masalha” che ha dato la sua vita per la suprema gloria di Allah. Colui che era allora solo il vicepresidente di Barak Obama, rilascia una ferma dichiarazione, in cui esige che la leadership palestinese condanni gli attacchi terroristici contro degli israeliani e in particolare l’attentato del giorno prima, aggiungendo: “Lasciatemi dire con la massima fermezza che gli Stati Uniti condannano questi atti e condannano la mancata condanna di questi atti.” Ma le autorità di Ramallah respingono recisamente la sua richiesta. Quattro anni dopo, a Ramallah non è cambiato nulla: Abbas continua a incoraggiare ed a ricompensare il terrorismo. Il Politecnico di Palestina è stato appena dotato di un portale monumentale inneggiante alla gloria del terrorista Salah Khalaf, meglio conosciuto con il nome di Abu Iyad, il fondatore di Settembre Nero e il responsabile del massacro di undici atleti israeliani durante il Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Situata non lontano da Hebron, questa istituzione, che conta più di 6.000 studenti, ha lo scopo di formare l’élite dei giovani palestinesi e i leader di domani. Nel frattempo a Washington, Joe Biden che aveva affermato con tanta forza la propria determinazione e quella americana, è in procinto di diventare Presidente. Tuttavia Mahmoud Abbas probabilmente non ha nulla da temere. La signora Kamala Harris, pronta ad assumere la carica di vicepresidente se la vittoria di Biden viene confermata, il 31 ottobre scorso ha dichiarato in un’intervista al settimanale bilingue “The Arab American News” che la nuova amministrazione americana sarebbe pronta a riannodare, immediatamente e senza condizioni, i rapporti con i palestinesi e a fornire loro, senza indugio, assistenza economica e umanitaria. Ricordiamoci che in memoria del giovane americano assassinato, il Congresso americano ha approvato il Taylor Force Act che pone fine a qualsiasi aiuto americano all’Autorità Palestinese fintanto che quest’ultima continuerà a pagare gli individui colpevoli di terrorismo e le famiglie dei terroristi uccisi. La legge è entrata in vigore dopo essere stata firmata dal Presidente Trump il 23 marzo del 2018.
Michelle Mazel (qui)

Aggiungo un paio di cose extra. La prima relativa alle chiacchiere da mercato del pesce che continuano a diffondersi senza sosta.

Lion Udler

È stata smentita la notizia della #CNN secondo la quale il consigliere di #Trump Jared #Kushner l’avrebbe consigliato di accettare la sconfitta, il contrario è vero, l’aveva consigliato di procedere in ogni Stato dove ci sarebbero brogli elettorali.
Altre fake news che i media progressiste difendono senza alcuna fonte, che Melania sta contando i giorni per il divorzio…
E a proposito del “distacco” di Melania dal marito, del suo dissenso nei confronti della decisione di smascherare i brogli, dei propositi di divorzio:

La seconda sugli amori giovanili, e mai rinnegati, del signor Biden.

Nel 2007, Biden, nel suo libro Promesse da mantenere scriveva: ”Dal 1945 al 1980, Josip Broz Tito ha governato la Jugoslavia con personalità, determinazione e un’efficiente polizia segreta. L’astuto vecchio comunista mantenne insieme una federazione etnicamente e religiosamente mista”. E ancora: “Ci è voluto un certo genio per tenere insieme quella federazione multietnica e quel genio in particolare era Tito”. (qui)

La terza sull’ennesima colossale porcata messa in atto per non rischiare di offrire un vantaggio a Trump – e pazienza se per questo ritardo dovrà morire qualche americano in più.

Niram Ferretti

IL PRIMO MIRACOLO DELL’ERA BIDEN

Ma che strano, l’annuncio di un probabile vaccino contro il Covid 19, fatto dall’americana Pfizer e dalla tedesca Biontech, efficace, dicono, al 90%, giunge proprio adesso che Joe Biden risulta il vincitore delle presidenziali 2020.
Una settimana fa brancolavano nel buio, e poi, puff, improvvisamente, è giunto il risultato, proprio ora, nell’era escatologica che si inaugura con Joe Biden. Questo è il segno tangibile che è davvero cominciata.
Chissà se l’annuncio, fatto una settimana fa, avrebbe modificato l’esito del voto? Ma la storia, lo sappiamo, non si fa con i se.

La quarta la aggiungo io: ma tutti quei begli spiriti che gridavano inorriditi indignati disgustati per l’immorale arrivo alla Camera di Mara Carfagna grazie, si diceva, ai pompelmi offerti a Berlusconi, sulla sfolgorante carriera politica di una totalmente sconosciuta, fino all’altro ieri, Kamala Harris, nessun moralista ha qualcosa da ridire?

barbara

LO SCENARIO CHE SI PROSPETTA

Cominciamo coi programmi esplicitamente dichiarati.

I “democratici” sognano già il pogrom contro i trumpiani

Joe Biden ha vinto le elezioni. Sarà “il presidente di tutti”, assicura lui. Speriamo. Lo dovrebbe spiegare soprattutto ai suoi compagni di partito. Quelli che ora si lamentano del Donald Trump eversivo, che non riconosce il vincitore, dopo che per tre anni hanno cercato di cacciarlo dalla Casa Bianca con la bufala della sua vittoria frutto di un trucco dagli hacker russi.
Quelli come Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata progressista che piace alla gente che piace. La quale, ancor prima che i principali media Usa attribuissero Nevada e Pannsylvania a Biden, già proclamava la sua sete di vendetta. Così, su Twitter: “Qualcuno sta prendendo nota degli adulatori di Trump per quando proveranno a tirarsi indietro, o negheranno in futuro la loro complicità?”. Chiaramente Twitter, che ha battuto il record di censure nei confronti del candidato sconfitto, non ha nulla da ridire su questa chiamata alle armi.
Precisamente, cos’è che vuole, la signorina? Liste di proscrizione? La pubblica gogna? Visite a domicilio con annesso rogo, come facevano in Italia i partigiani a guerra finita? La revoca dei diritti politici per i complici del regime di destra? Il pogrom dei trumpiani?
Ce lo chiediamo, perché se Biden vuole essere il presidente di tutti gli americani, se i suoi avversari non sono nemici, questi campioni di democrazia dovrebbe isolarli. E invece, ne ha nominata una sua vice alla Casa Bianca.
Del resto, la sinistra che ormai ha trovato il suo motore ideologico nella guerra permanente delle minoranze, appositamente rieducate al rancore, ragiona così ovunque. Anche da noi. Dove, nel clou della crisi da coronavirus, che ammazza i malati e pure gli imprenditori, la maggioranza giallorossa, quella che sostiene un governo incapace di riorganizzare gli ospedali e convinto di “ristorare” i lavoratori distribuendo briciole, ha urgentemente approvato la legge anti omofobia.
Già ce lo vediamo, il crescendo rossiniano. Partono con la scusa dei crimini d’odio, poi stilano la lista dei collaborazionisti del sovranismo, infine ti sbattono in galera per le tue opinioni. E chissà se si accontenteranno. Non esagerare – direte – ci protegge la Costituzione. Sicuri? Avete visto che è bastato un microrganismo, per ridurla a carta straccia?
Alessandro Rico, 8 novembre 2020, qui.

E passiamo ai pericoli concreti.

Le 3 insidie di una presidenza Biden

Man mano che passano le ore, diventa sempre più probabile che Joe Biden la spunti. A meno di un colpo di coda di Donald Trump e al netto di ricorsi e riconteggi delle schede, il senatore settantasettenne dovrebbe diventare il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. Il suo mandato potrebbe riservare sorprese positive, ma nasconde anzitutto delle insidie. Eccone tre, le più allarmanti.

Più polarizzazione
La coppia Biden-Kamala Harris è quella più votata nella storia delle elezioni americane. Un’ottima premessa, se l’intento del democratico è di pacificare un’America divisa, che probabilmente – visto anche il record di affluenza, la più alta degli ultimi 120 anni – ha concepito questo voto come un referendum su Trump. Nel discorso con cui di fatto anticipa la vittoria finale, Biden ha pronunciato una frase molto bella: “Dobbiamo smetterla di trattare i nostri avversari come nemici. […] Io ho fatto campagna da democratico, ma governerò da presidente americano”.Il problema è che questo nobile progetto cozza con quello che è il motore ideologico della sinistra: la cosiddetta “politica delle identità”. Un’ideologia che alimenta il rancore delle minoranze, facendo leva sul conflitto permanente. E che ha offerto alla destra trumpiana un assist per raccogliere il senso di accerchiamento della maggioranza silenziosa, innescando un circolo di azione e reazione. La polarizzazione della società Usa viene da lì.I democratici sono dunque disposti a rinunciare alla politica delle identità? Biden lo ha spiegato alla sua vice, la Harris, che su questa modalità ha costruito la propria carriera? E agli Obama? Di sicuro, la debolezza di Sleepy Joe, tanto moderato quanto privo di spina dorsale, non lo mette al riparo dal pericolo di trasformarsi nel burattino della sinistra radicale.E non lo aiutano, nel proposito di pacificazione nazionale, neppure le polemiche che accompagneranno la sua elezione – e delle quali non si può dare la colpa a Trump, che ha tutto il diritto di chiedere verifiche sul voto e che, a sua volta, è stato sottoposto a un costante fuoco di fila da parte dello schieramento opposto, culminato nel tentativo di farlo fuori tramite impeachment.Ancor più complicato sarebbe lo scenario in cui i democratici non fossero in pieno controllo del Senato, con la Corte Suprema già a schiacciante maggioranza conservatrice. Ne risulterebbe una presidenza dimidiata, incalzata a destra dal trumpismo, al quale il Partito repubblicano è ancora lungi dal trovare un’alternativa, e a sinistra dai movimenti estremisti. I vari Antifa e Black lives matter possono essere tenuti a bada per un po’, ma non rimarranno eterni burattini nelle mani dei democratici. Se la Casa Bianca non concretizzerà almeno una parte della loro agenda, è probabile che le si rivolteranno contro. Se lo farà, d’altronde, le sarà difficile stemperare il clima da guerra civile razziale, su cui l’asinello blu soffia da decenni.

La resa al Dragone
La seconda insidia ha a che fare con l’atteggiamento di Washington nei confronti della Cina. Il Dragone, come l’Unione sovietica, è considerato univocamente, da repubblicani e democratici, un avversario strategico. Ma come sarà condotta la nuova guerra fredda dipende da una cornice teorica. In sostanza, o si mira a ridimensionare la Cina, neutralizzando l’impatto del suo funambolismo sul sistema globale, oppure ci si rassegna a gestire ed edulcorare il declino degli Usa.Trump, al netto della distorta narrazione mediatica di questi anni, è stato piuttosto bravo nell’alzare i toni quando era opportuno, costringendo Pechino a sedersi al tavolo delle trattative e a placare la propria aggressiva concorrenza internazionale. The Donald è notoriamente un ottimo negoziatore e lo ha dimostrato in varie occasioni, dagli accordi di Abramo al dialogo con la Corea del Nord. Punta a 10, spara a 100 e magari porta a casa 50.Viceversa, il timore è che Biden propenda per l’altro approccio. Che è perdente in partenza, esattamente come lo sarebbe stato, sul lungo periodo, il tentativo americano, negli anni Settanta, di congelare i rapporti di forze con l’Urss, nella convinzione che l’America non potesse confidare né in una sconfitta militare, né in un tracollo politico dei sovietici. Ci volle la muscolarità di Ronald Reagan, per soggiogare l’“impero del male”. Gli Stati Uniti rimangono militarmente, tecnologicamente ed economicamente più forti del Dragone, che d’altro canto non ha pretese egemoniche e punta essenzialmente al riscatto nazionale, entro i cento anni dalla rivoluzione maoista (2049).L’Occidente si è già fatto sfuggire il potenziale treno anticinese della pandemia. S’è svegliato in un mondo in cui Pechino ha disseminato pedine fondamentale in tutte le istituzioni multilaterali. Giocarsi le proprie carte su un appeasement, per Washington (e per i suoi alleati), sarebbe esiziale.

La globalizzazione
Governare la globalizzazione è diventato imperativo. Non saranno la sconfitta di Trump e gli smacchi dei populisti in Europa a dimostrare che, tutto sommato, quella sovranista era solo una parentesi. Le nazioni rimangono centrali, gli Stati stanno riemergendo quali istituzioni tutt’altro che superate. E non è stato ancora risolto il problema delle classi medie occidentali, danneggiate dalla religione globalista.Su questo, la ricetta di Biden appare molto lacunosa. Il candidato democratico dovrebbe aver in parte riconquistato l’operaia muraglia blu del Midwest, ma è anche del tutto subalterno all’agenda ambientalista, uno dei grimaldelli globalisti per cui è passata la distruzione dell’industria. Con costi umani elevatissimi: quelli che, nel 2016, spostarono verso il rosso il tradizionale blue wall.Biden è pronto a riportare gli Usa pienamente nell’alveo delle liturgie mondialiste: Oms, trattati internazionali, liberoscambismo. Aver ignorato che il paradigma ereditato dagli anni Novanta è decotto è stata una delle cause del tracollo della sinistra occidentale. Se il probabile presidente Usa decidesse di voltarsi dall’altra parte anche stavolta, danneggerebbe il Paese e il suo stesso partito. Specie con la Corte Suprema ostile, un Senato malsicuro e una vittoria molto meno convincente delle aspettative, oltre che contestata. Così, per la sinistra, Biden finirebbe per essere il canto del cigno.
Alessandro Rico, 5 novembre 2020, qui.

Per non parlare di quello che accadrà al Medio Oriente e al lavoro pazientemente portato avanti da Trump per porre fine a uno stato di guerra che durava da quasi un secolo. Qualcuno poi, comprensibilmente, si chiede quanto tempo ci metterà Biden a porre rimedio a questa anomalia:

Passando alle chiacchiere da mercato del pesce, leggo da Giovanni Bernardini che

Un giornalista delle sempre più incredibili reti Mediaset ha twittato: “che farà Melania? Si mette sul mercato?”

Come prostituta, intende dire? Caro signor giornalista, non si dovrebbero misurare gli altri col proprio metro: il fatto che VOI siate dei prostituti non significa che anche il resto del mondo lo sia. Qualcun altro invece insinua che voglia divorziare: forse ignora che la signora Melania non ha sposato un presidente, pensando magari che lo restasse a vita, e pronta quindi a lasciarlo quando dovesse smettere di esserlo: lo ha sposato 15 anni fa, quando la politica era lontanissima da lui. E leggo ancora, sempre da Giovanni Bernardini, che

Un altro della “Stampa” ha definito la vittoria (salvo verifiche) di Biden il 25 APRILE DEL MONDO.

Cioè Trump = Hitler, guerre su mezzo pianeta, decine di milioni di morti, razzismo a manetta, un continente in macerie… E che dire dell’ineffabile Severgnini?

Ineffabile in senso letterale: non si trovano parole per commentarlo.
Io comunque non ho ancora perso la speranza che la catastrofe si possa scongiurare.
Un’ultima cosa, dedicata a quelli che sanno esattamente che tipo di persona è Trump, perché si informano

barbara

MENTRE L’ATTESA SI PROLUNGA 2

Comincio con questo sconvolgente episodio, assolutamente senza precedenti nella storia, che sicuramente rappresenterà un funesto precedente foriero di tragedie future. E questo lo dedico alle persone bizzarramente convinte che in America comandi Trump.

Qui l’articolo.

Proseguo con quest’altro video, che ci mostra da dove vengono i soldi per la campagna di Biden. E questo lo dedico alle persone che sembrerebbero bizzarramente convinte che, siccome in America comandano le corporation, ne sarebbe automaticamente avvantaggiato chi comanda al momento.

Quest’altro pezzo, preso dalla pagina di Jaime Andrea Jaime, residente negli USA, lo dedico alle persone bizzarramente convinte che col voto postale i brogli siano pressoché impossibili (l’ha detto Nature, mica il NYT o FoxNews!)

Allora, per i plancton.
Da sempre in USA si può votare per posta da casa con una scheda che si richiede espressamente al locale ufficio elettorale dove ci si deve preventivamente iscrivere mostrando documenti, identita’, Social Security e prova di residenza (normalmente un conto della energia elettrica o telefono o gas o mondezza).
Si chiama Absentee Ballot ed ovviamente e’ anche per i milioni di americani in giro per il mondo sia privati che TUTTI i militari e Diplomatici.
Quello che invece, con la scusa del Ciaina Vairus, si sono inventati e’ di inviare la scheda a tutti secondo liste di residenza e NON secondo quelle certificate degli uffici elettorali.
In pratica la mandano a tutti, cani e porci, morti, traslocati finiti in galera…., senza nessuna certificazione di identita’, come se uno andasse a votare senza nemmeno mostrare un documento comprovante chi realmente e’.
Chiare le truffe possibili che capirebbe un bambino dell’asilo?

Raccomando invece la lettura di questa ottima analisi di Mordechai Kedar a coloro che ancora non si rendono conto dell’immane catastrofe che incombe sull’intero Medio Oriente con la presidenza Biden – leggi Obama+Clinton+Kamala Harris.
Il prossimo articolo potrebbe forse fornire qualche spunto di riflessione a chi è fortemente critico su temi quali Cina, UE, clima. Da parte di un giornalista che non è mai stato un trumpiano a oltranza.

Giulio Meotti

Non sono mai stato un trumpiano tanto per fare, non ho mai amato certe sue mattane e familismi e che non abbia letto più di cinque libri in vita sua, ma ora che ha perso qualcosa va detto chiaro. Trump è stato eletto per porre fine ai cosiddetti interventi “umanitari” e lo ha fatto. Ha eliminato il Califfo Baghdadi e il Generale Soleimani senza farsi trascinare in nuovi Vietnam. Ha annullato l’”accordo” di Obama che avrebbe dato all’Iran una via alle armi nucleari, una nuova Monaco. È uscito dal ridicolo accordo sul clima di Parigi. Ha rafforzato la posizione di Israele in Medio Oriente e costretto Emirati Arabi, Sudan e Bahrain a farci la pace. Ha osteggiato l’Onu. Ha detto agli europei che dovevano contribuire di più alla propria sicurezza, oltre al proprio luna park sociale. Ha eletto giudici importanti alla Corte Suprema, nemesi della cultura progressista che vorrebbe l’America simile alla Svezia (penso ad Amy Barrett e alla sua famiglia [che ha preso il posto di quella, recentemente defunta, che per ventisette anni ha prostituito la legge all’ideologia]). Ha completamente cambiato il modo in cui gli americani pensano alla propria dipendenza dai prodotti cinesi a buon mercato. Mai prima la Cina ha sentito una minaccia al proprio dumping economico planetario. Quando un paese industriale avanzato non è in grado di produrre mascherine chirurgiche, guanti e gel per le mani e ibuprofene durante una pandemia, significa che la globalizzazione si è spinta troppo oltre. Va rivista per non morire in suo nome. E questo vale anche per l’Italia. Ma il più grande risultato di Trump è stato nell’economia. Durante i primi tre anni della sua presidenza, una quota importante di ricchezza è andata ai lavoratori più poveri. Ha portato crescita salariale agli svantaggiati. Ecco perché gli elettori nelle zone dimenticate del paese, i forgotten men che ho descritto due giorni fa, hanno votato per lui nel 2016 e in numero ancora più grande nel 2020. Ecco perché un numero sorprendente di afroamericani si è rivolto a lui quest’anno. Con la “giustizia sociale” le minoranze non mangiano. Le sue restrizioni all’immigrazione hanno ridotto la concorrenza per gli americani più poveri. Trump tornerà a giocare a golf in Florida. Quella che perde è una certa idea della realtà. E’ quella che ha portato molti immigrati che lavorano duro a votare Trump e quasi tutti i bianchi benestanti a votare Biden. Perdono i vecchi, sporchi rapporti umani e vince il Silicio dei social. Perde la nazione e vince il “villaggio globale”. Perde l’idea che la propria cultura conta e vince il multiculturalismo. Dopo questa festa di liberazione da Trump ci sarà da lavorare per l’Occidente. Se devo scegliere fra il mondo di Oprah, di chi butta giù le statue e degli accademici che lavorano per una società di individui indefiniti, e il mondo di un operaio americano dai denti consumati dal tabacco e di un messicano rispettoso delle regole e con il rosario in tasca, non ho dubbi.

Concludo la puntata odierna con questa breve, doverosa, riflessione:

e con un confronto fra i due candidati sul tema del razzismo. Questo è Biden

che faccia da mona anche da giovane!

e questo è Trump. Vedete un po’ voi.

barbara

MENTRE L’ATTESA SI PROLUNGA 1

Di materiale ce n’è molto, troppo per un post solo. Quindi ve ne do una parte, e nei prossimi giorni con calma vi darò il resto. E cominciamo dunque con un po’ di dati di fatto.

Guglielmo Picchi

Perché Donald Trump ha vinto
E come i democratici provano a rubare le elezioni.
Avrebbe dovuto essere la notte del riscatto dei Democratici quattro anni dopo la sconfitta di Hillary Clinton da parte dell’odiato e avversato Donald J. Trump. Joe Biden sarebbe dovuto essere acclamato 46esimo presidente USA a furor di popolo e la parentesi trumpiana chiusa per sempre.
Ma gli elettori americani si sono espressi in modo sorprendente secondo gli esperti, i sondaggisti, gli analisti e il MSM che si aspettavano e avevano predetto un trionfo per Biden.
Ebbene dopo la notte elettorale è chiaro a tutti che ancora un vincitore apparentemente non c’è o se proprio stiamo all’apparenza dei dati elettorali pubblicati quel vincitore potrebbe essere Joe Biden e non il presidente Trump.
Tuttavia analizzando bene quando sta avvenendo possiamo trarre alcune conclusioni che poi andrò ad argomentare:

1. Donald Trump ha vinto superando la soglia dei 270 grandi elettori del collegio elettorale
2. I Democratici stanno facendo di tutto per vincere. E per farlo si scoprono alcune gravi anomalie che meritano prima attenzione e poi azione per rimediarvi-

I risultati elettorali per Donald Trump dimostrano una grande capacità di mobilitazione della sua base elettorale a livelli elevatissimi e in modo molto superiore rispetto al 2016. Questo a dimostrazione che le sue politiche hanno saputo raccogliere consenso aggiuntivo nonostante la netta avversione di media, big tech, deep state, internazionale globalista e compagnia cantante.
Alla fine dell’election day (ED) Trump dimostra in modo autorevole di poter vincere la sun belt Texas, Georgia, Florida e North Carolina.
Primo intoppo: Georgia e North Carolina pur con considerevole vantaggio di Trump interrompono o rallentano il conteggio dei voti e addirittura si fermano e non vengono assegnate.
Secondo intoppo: nella Rust Belt Trump dimostra di avere numeri buoni e di essere tonico. Netto vantaggio in Pennsylvania Wisconsin e Michigan aldilà di ogni sondaggio. Anche qui si decide di interrompere la conta.
Terzo intoppo: senza troppi complimenti l’Arizona viene assegnata prima ancora di cominciare lo scrutinio a Biden anche se molti indicatori facevano presagire che Trump potesse essere competitivo. Precisiamo che alla chiusura del seggio il 70% del voto postale è stato annunciato. Per cui chiusura delle urne, rilascio dei risultati del voto postale e assegnazione sono avvenuti contestualmente.
A questo punto gli esperti e i commentatori vanno a dormire consapevoli che molti voti per posta dovessero essere scrutinati, ma il vantaggio di Trump fosse tale da essere rassicurante per l’esito finale
Poi
Quarto intoppo: nella notte poi succede qualcosa di inspiegabile sia in Michigan che in Wisconsin arrivano aggiornamenti di voti da alcune contee con Biden beneficiario del 100% dei voti e Trump ZERO.
Ecco in Michigan Biden riceve in un solo colpo un aggiornamento da 138.339 voti e Trump ZERO.
Circostanza e numero troppo evidente per sfuggire all’attenzione dei commentatori compreso il sottoscritto.
E così tra gli altri Sean Davis analista del The Federalist su twitter pubblica la sorpresa per i 138.339 voti attribuiti all’improvviso a Biden.
Quinto intoppo. Twitter censura Davis e tutti coloro che tentavano di riportare la stessa notizia affermando che il contenuto era controverso e poteva confondere un processo elettorale.
Dopo una analisi si è scoperto che si sarebbe trattato di un typo ovvero uno 0 in più aggiunto ai dati della Contea Shiawassee in Michigan [certo, un errore: chi mai potrebbe essere così malpensante da pensare a qualcosa di diverso?]. L’errore scoperto proprio da utenti di Twitter che avevano colto il balzo spropositato di Biden. Che si sia trattato di un maldestro tentativo di favorire Biden? L’errore è stato comunque poi corretto.
Sesto intoppo: nella Contea di Antrim sempre in Michigan nel 2016 Trump vinse con oltre 30% di vantaggio sulla Clinton e invece i dati del 2020 riportavano un dato di Biden che sopravanzava Trump di 29 punti. Anche qui il county clerk ha detto che avrebbe investigato l’anomalia e fornito una risposta.
Settimo intoppo; in Wisconsin all’improvviso un aggiornamento di dati mostra Biden recuperare e chiudere un gap di 4,1% nei confronti di Trump con il solito metodo del 100% voti Biden e ZERO Trump
Ottavo intoppo. Anche in Michigan una misteriosa linea verticale che chiude il gap tra Biden e Trump appare all’improvviso.
La campagna di Trump ha chiesto naturalmente il riconteggio dei voti sia in Wisconsin che in Michigan e in entrambi ha inviato la propria squadra di legali.
Nono intoppo: in Pennsylvania anziché usare il metodi dell’aggiornamento selvaggio di voti 100% Biden ZERO Trump, si ritiene legale di poter contare tutte quelle schede prive di un qualsiasi tipo di prova che siano state spedite prima dell’ED come prevede la legge dello stato.
Decimo intoppo: in Arizona ci sono schede elettorali votate con dei pennarelli denominati Sharpie Marker che rendono difficile la lettura delle schede da parte delle macchine per la conta. Naturalmente è avvenuta in sezioni elettorali molto favorevoli al GOP e che ha prodotto per ora l’invalidazione di molte centinaia se non migliaia di schede.
UnDecimo intoppo: conteggio fermo in Arizona dove mancano 500.000 schede dell’ED che vedono il GOP prevalere 2 a 1 sui Dem che potrebbero portare lo stato dalla parte di Trump che attualmente segue Biden di 100.000 voti.
I democratici hanno molto da spiegare ed è evidente che i voti reali confermino la vittoria di Donald J Trump e possa continuare il proprio mandato come Presidente degli Stati Uniti d’America.
La via è NC, GA, PA e AZ. Ecco i 62 voti che mancano per arrivare a 279. E Trump è presidente. Adesso ha 217 voti (3 Alaska inclusi)

E qui abbiamo un paio di cosettine successe a Detroit,

il bollettino dei morti aggiornato

e qualcuno ha giustamente pensato di costruirci su qualcosa

Aggiungo una breve considerazione di:

Giovanni Bernardini

COVID E CINA

1) Il Covid è nato a Wuan. Da li ha raggiunto Londra, Milano e New York, ma NON Pechino o Shangai.
2) Il mondo lotta col Covid da quasi un anno. Ci sono state prime e seconde ondate. Sembra che in Cina il Covid sia stato sconfitto in due, tre mesi.
3) L’Italia ha circa 60 milioni di abitanti. Il Covid ha fatto finora in Italia quasi 40.000 vittime. La Cina ha oltre 1300 milioni di abitanti. Il Covid ha fatto in Cina poco più di 4000 vittime.
4) L’economia cinese è l’unica al mondo ad essere in forte crescita.
5) Grazie al Covid è stata possibile negli USA la truffa del voto postale che potrebbe togliere dalla circolazione l’unico serio oppositore del governo comunista cinese.
Ogni commento è superfluo.

Come ho già ripetutamente avuto modo di dire, sono assolutamente convinta dell’origine naturale del virus. Non è però casuale l’eliminazione di tutti i medici e ricercatori e giornalisti che tentavano di denunciare l’esistenza dell’epidemia, e l’occultamento di ogni informazione da settembre a fine gennaio. E non è casuale la chiusura di tutti i voli interni e la prosecuzione di quelli verso l’estero. E non è casuale che l’ammissione dell’epidemia in atto sia avvenuta non prima che questa si fosse ormai diffusa in quasi tutto il mondo. Quindi direi che, anche per le persone più refrattarie al complottiamo, il ragionamento fila.

E concludo la parte scritta con alcune osservazioni di

Giulio Meotti

Pensavano che accusando Trump di razzismo, di fascismo, di suprematismo bianco, di aver spaccato il paese, avrebbero creato una “onda blu” da catapultare Biden direttamente alla Casa Bianca. Ora i Democratici si ritrovano a sperare in una scheda dopo l’altra. Vinceranno loro, perché la demografia e il cambiamento americano li avvantaggiano. Ma ci hanno raccontato una America che non esisteva, pronta a emendare l’errore morale del 2016. Non è stato così. Emerge un paese spaccato a metà e questo nel lungo termine favorirà i Democratici. Da un lato l’America sempre più urbana, sempre più uniforme, sempre più liberal, dove si va a vivere sempre di più e che tende alla omogeneità politico-culturale (27 delle 30 principali città americane sono solidamente democratiche). Dall’altro, l’America “profonda”. La prima che crede nell’uguaglianza. La seconda nella libertà. La vecchia distinzione fra gli “anywhere”, che potrebbero vivere ovunque, i “somewhere”, che vivono da qualche parte. Speravano che le minoranze tirassero la volata a Biden. Trump si è rivelato il candidato repubblicano che ha raccolto più voti fra i non-bianchi nella storia dei repubblicani. I Latinos, che non sopportano che la sinistra colorata dica loro che si devono chiamare “Latinx”, in omaggio alla mania del transgender. I cubani della Florida. I cattolici conservatori e tradizionali. E poi gli afroamericani, che non hanno fatto muro con i Dem. E soprattutto la classe operaia bianca, che ha di nuovo votato per Trump. “L’aspettativa di vita in gran parte degli Appalachi è inferiore a quella del Bangladesh”, ha spiegato il Nobel per l’economia Angus Deaton in riferimento alla regione americana tipicamente rurale e bianca. Mi ha sempre colpito questa frase. A Norton, nel West Virginia degli Appalachi, il Ground zero americano della dipendenza da oppiacei, Trump ha preso il 70 per cento. Come a Grundy, dove è più facile soffrire di cuore e diabete che avere un lavoro. Sono luoghi dove le lauree scarseggiano e ci si fanno domande semplici: il mio paese andrà in rovina? Avrò abbastanza carburante? Che vita avranno i miei figli? Sapremo difenderci e proteggere gli amici? Gli oligarchi della tecnologia, gli accademici e le “persone intelligenti” non li capiscono o al massimo li considerano “omofobi e razzisti”. E’ l’America dei “nuovi yuppie”, i produttori delle serie tv, i dipendenti delle organizzazioni non governative, gli sceneggiatori, i giornalisti, gli amministratori di università, i bioingegneri, i consulenti finanziari, gli avvocati…. Fisici ben curati, leggono tutti le stesse cose e discutono di diseguaglianza. La loro polizza assicurativa è l’istruzione e vogliono una America di alte tasse, egualitarismo ed ecologismo. Vogliono essere non solo ricchi, ma “migliori”. Non vanno per centri commerciali, ma su Facebook. E’ una élite impegnata in un progetto spietato di riproduzione della propria posizione sociale. Poi c’è l’America rauca, ruvida, chiassosa, dove l’ascensore sociale è rotto, delle “steel town” della Pennsylvania, dove si menano le mani, delle fabbriche e delle famiglie scalcinate, degli agglomerati di capannoni del Michigan, l’America ritratta nel film “Il cacciatore”, di un’ansia sociale, del “white trash” come lo chiamano i sociologi, delle comunità di origine scozzese e irlandese, economicamente in rosso e moralmente indifendibili, dove non ti fidi di nessuno e si fatica a trovare lavoro, la caricatura grammaticalmente scorretta e un po’ obesa di tutti i media, l’America che non vuole che la Cina distrugga quel che resta dell’economia americana, che ci tiene al patriottismo, che non vuole che le minoranze di estrema sinistra e Black Lives Matter processino la storia americana. Non si preoccupano di un grado in più, ma di estrarre gas. Non vogliono che lo stato dica loro come devono vivere e morire o quale bagno usare. E’ l’America che vuole ancora “fare” delle cose, coltivare, tirare su il petrolio, che ogni tanto va ancora in chiesa e osserva la stagnazione economica, la disintegrazione umana, il declino dei punti di riferimento culturali. Non seguono gli Emmy Awards. Sono inorriditi dal politicamente corretto. Se ne fottono delle prediche delle star di Hollywood. Non accettano la soluzione approntata per loro dalle élite: l’oblio. E’ quello che chiamano, banalmente, “populismo”. Ecco, trovo ancora una volta molto triste questa incapacità dei nostri sondaggisti, dei nostri media e dei nostri scrittori di comprendere l’America dei “deplorevoli”. Quella che ancora si domanda: chi siamo?

Probabilmente quando Meotti ha scritto questo pezzo non erano ancora accertati tutti i brogli di cui poi è arrivata conferma, e questo può spiegare alcune affermazioni che potrebbero apparire un po’ singolare.
Per oggi con la parte scritta mi fermo qui. Vi regalo ancora un piccolissimo campione delle performance del possibile prossimo presidente della massima superpotenza mondiale

e una testimonianza in diretta sul posto.

Per oggi basta, tanto la fine dei conteggi non avverrà prima del 12, è stato detto, quindi avrò tutto il tempo di smaltire tutto il malloppo.

barbara