LA VOS THALASSA, I POVERI MIGRANTI, E IL PERFIDO INFAME MALVAGIO SALVINI CHE NON VUOLE FARLI SBARCARE

Fausto Biloslavo – Mer, 11/07/2018

E adesso i migranti, in gran parte illegali, si ribellano e minacciano di morte i marittimi italiani del rimorchiatore che li ha soccorsi, se non vengono portati verso le nostre coste

A tal punto che deve intervenire la Diciotti della Guardia costiera con un elicottero della Marina militare in appoggio. Nonostante fosse arrivata anche la motovedetta libica Ras Jadir, che voleva riportare indietro tutti i migranti. Il risultato è che 67 persone (58 uomini, 3 donne e 6 minori) verranno sbarcati in Italia dopo aver scatenato una giornata di scontro politico nel governo fra il Viminale e il ministero dei Trasporti, che ha la competenza per la Guardia costiera. Solo uno dei migranti, di nazionalità yemenita, scappa dalla guerra, che travolge il suo Paese. Gli altri arrivati da Bangladesh, Nepal, Ghana, Pakistan, Palestina, Algeria, Marocco, Egitto, Ciad, la stessa Libia e Sudan difficilmente potranno ottenere asilo nel nostro Paese.
L’ennesimo episodio ambiguo sul fronte dell’immigrazione via barconi dalla Libia, che fa il gioco dei trafficanti. Vos Thalassa è un rimorchiatore d’altura battente bandiera italiana con 12 connazionali di equipaggio compreso il capitano. La nave ha un contratto per le piattaforme petrolifere Total a una cinquantina di miglia dalla Libia. Domenica i marittimi italiani prestano soccorso a un barcone in legno che rischia di affondare. E si caricano a bordo i 67 migranti avvisando la Guardia costiera libica e quella italiana.
Da Tripoli fanno salpare la motovedetta Ras Jadir per andare a prendere i migranti e riportarli indietro. Il rimorchiatore italiano fa rotta verso le coste libiche. Il comandante scrive: «Buonasera, alle 22 it la nave è partita per il punto d’incontro con la motovedetta libica». Però «alle 23 qualcuno dei migranti in possesso di telefoni e Gps ha accertato che la nave dirigeva verso Sud» e non a Nord in direzione dell’Italia. Sembra che un «naufrago» avesse anche una bussola. «È iniziato così uno stato di agitazione – si legge nell’allarmante messaggio – I migranti in gran numero dirigevano verso il marinaio di guardia chiedendo spiegazioni in modo molto agitato e chiedendo di poter parlare con qualche ufficiale o comandate». Il marittimo italiano «impaurito e accerchiato contattava il ponte via Vhf». Dalla plancia interviene il vice del comandante, ma «i migranti hanno accerchiato il primo ufficiale chiedendo spiegazioni e manifestando un forte disappunto, spintonando lo stesso e minacciandolo…». Nel sobillare l’ammutinamento si distinguono un ghanese e un sudanese, che aizzano gli altri. Alla fine gli italiani cedono: «Per tranquillizzare la situazione abbiamo dovuto affermare che verrà una motovedetta italiana» si legge nei messaggi.
I libici raggiungono il rimorchiatore a notte fonda. L’ammiraglio Ayoub Qassem, portavoce della Guardia costiera conferma: «Volevamo accompagnarli verso la costa, ma non c’è stato nulla da fare: le persone a bordo hanno continuato a protestare e a minacciare l’equipaggio, costringendo il rimorchiatore a dirigersi verso Nord».
Lunedì la società armatrice protesta per «non aver ricevuto ancora assistenza» 24 ore dopo il soccorso. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, chiarisce subito che i porti sono chiusi: «Nelle acque di ricerca e soccorso libiche intervengono i libici. Le navi delle Ong sono finalmente lontane dagli scafisti. Ora sto lavorando perché anche le altre navi, private o militari, non aiutino i trafficanti a guadagnare altri soldi». Però di fronte alla «situazione di grave pericolo per la sicurezza della nave e del suo equipaggio» italiano la Guardia costiera è costretta a intervenire con la nave Diciotti che trasborda i migranti. Per tutto il giorno si alza la tensione politica fra Salvini e Toninelli. Alla fine la Diciotti attraccherà oggi in Italia, i migranti verranno sbarcati, ma il ministro dei Trasporti garantisce che «i responsabili delle minacce di morte all’equipaggio della Vos Thalassa saranno fermati e arrestati». (qui)

Ricapitolando: decine di persone, bambini compresi, si imbarcano – o vengono imbarcati dai negrieri libici al modico prezzo di qualche migliaio di euro a testa – per attraversare il Mediterraneo su un barcone che a stento riuscirebbe ad attraversare il Po. Dopo pochi chilometri, casualmente, non si sa come mai, vedi un po’ le cose strane che succedono nella vita, il barcone sta rischiando di affondare. Di solito questo succede quando c’è una falla: evidentemente c’era da prima e loro, ahiahiahi ragazzacci distratti, non se n’erano accorti. O si è aperta da sola: si sa che le falle nelle barche sono famose nel mondo per la pessima abitudine di aprirsi da sole, come quando sei lì che non stai facendo niente e improvvisamente pafff, ti salta fuori un foruncolo sul naso, così, completamente da solo. Vabbè, stanno affondando; la nave più vicina prontamente li soccorre – come è giusto – e contemporaneamente avvisa l’autorità competente per quel tratto di mare, ossia la guardia costiera libica – come è altrettanto giusto – che va loro incontro per andarli a prendere e completare il salvataggio. Haha! Credevate voi di poterli fregare quei poveracci che non hanno niente di niente oltre agli stracci che hanno addosso, che fuggono dalla miseria, dalla disperazione,  dalla morte per fame, credevate, eh? E invece vi hanno fregato loro! Tirano fuori telefoni, bussole, GPS e si accorgono che non li state portando in Italia! Ma voi veramente credevate che avessero bucato la barca – ooops, pardon! Che si fossero disgraziatamente trovati su una barca che rischiava di affondare – per essere salvati dall’annegamento? O GRULLI! Ma quando mai! E niente, costringono con la violenza – riooops, ripardon, convincono con argomenti persuasivi – l’equipaggio a cambiare rotta e portarli in Italia. A questo punto salvinimmerda figlio di satana si rifiuta di cedere al ricatto e come da copione si levano gli alti lai dei soliti buoni contro il tentato genocidio dei poveri migranti che fuggono da guerra fame persecuzioni eccetera eccetera. Difficilmente potranno ottenere asilo nel nostro paese, dice. Infatti non lo otterranno. E se ne andranno in giro per l’Italia senza asilo, come tutti gli altri et nunc et semper et in saecula saeculorum, amen.

Aggiungo un paio di cose che ho trovato in giro, che mi sembrano adeguate.
razzista
risorse
maglietta x disabili
E poi c’è questo qui, che ha trovato il modo più giusto di esprimere il suo odio antisalviniano e il suo ecumenico amore, antifascista e antirazzista, per le vittime della salvinistica furia:
razzismo
barbara

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QUELLI CHE NON STANNO CON SALVINI

Quelli che Salvini è razzista. Quelli che Salvini è fascista. Quelli che i “migranti” vanno accolti. Tutti. Sempre. Senza eccezione. A braccia aperte. Quelli.

“Un profugo in casa mia? Mai”. Abbiamo stanato i radical chic

Ci siamo spacciati per una Ong chiedendo ai vip un gesto simbolico. Risposte incredibili: su 100 solo 4 hanno detto sì

di Alessandro Migliaccio, 8 luglio 2018

«Io non sto con Salvini». A parole. Ma nei fatti? La rivista Rolling Stone, nei giorni scorsi, ha lanciato l’appello, come si legge sul sito ufficiale, «a musicisti, attori, scrittori e figure legate allo showbiz e alla tv» chiedendo di «prendere una posizione» contro la politica messa in atto nelle ultime settimane sullo sbarco dei migranti in Italia dal vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno del Governo Conte, Matteo Salvini. La chiosa finale non lascia spazio ad interpretazioni: «Per una società aperta, moderna, libera e solidale».
E così, alla luce di questo appello, sostenuto secondo Rolling Stone da molti personaggi famosi, e di quello lanciato dal giornalista Franco Viviano di indossare simbolicamente, nella giornata di ieri, delle magliette rosse in favore dell’accoglienza dei migranti, anch’esso condiviso da molti vip, abbiamo provato a testare la veridicità delle adesioni raccolte. La coerenza tra le parole ed i fatti. Ci siamo finti volontari di una Ong (organizzazione non governativa), la «International Open Blue Sea» che tradotto dall’Inglese significa «Mare aperto». E abbiamo sondato la reale disponibilità di intellettuali, scrittori, politici, personaggi famosi dello showbiz e della tv a fare quel passo in avanti che i firmatari di questi appelli chiedono agli italiani di compiere: accogliere gli immigrati.
Badate bene: non abbiamo chiesto di aprire la casa a una famiglia intera di migranti bensì, per qualche tempo, ad uno solo di loro in difficoltà. Abbiamo spiegato a tutti che si sarebbe trattato di un gesto utile non solo alla persona ospitata ma anche a tutti gli italiani e che ci avrebbe aiutato ad avviare una campagna di sensibilizzazione sulla delicata tematica dei migranti.
Abbiamo composto cento numeri di telefono ma, tra attese inutili alla cornetta e depistaggi dei vari agenti-manager o addetti stampa, solo meno della metà ci hanno concesso qualche minuto del loro prezioso tempo presentandoci come volontari della Ong International Open Blue Sea. La domanda è stata la stessa per tutti: «Ma lei, sarebbe disposto ad ospitare a casa sua uno degli immigrati sbarcati in Italia di cui ci occupiamo per un periodo limitato?». Le risposte, però, sono state sorprendenti e per il 90% negative. Tra gli intellettuali, i politici e gli uomini dello spettacolo interpellati che ci hanno risposto solo in quattro detto «sì», spiegando di essere disposti ad accogliere un immigrato. Tutti gli altri hanno preso tempo o accampato scuse di vario genere o declinato subito l’invito. C’è chi lo ha fatto in maniera gentile, chi meno. C’è chi ci ha detto «no» spiegando che ospitare a casa sua un immigrato non sarebbe la soluzione al problema e chi si è giustificato dicendo che non può perché ha la casa piccola. Qualcun altro, invece, ci ha tenuto a lungo al telefono a discutere del sesso degli angeli, ovvero i problemi dell’Italia, della figura di Salvini e dell’Europa: tante chiacchiere per addolcire la pillola del secco rifiuto alla nostra proposta solidale. Vi proponiamo, di seguito, tutte le risposte che abbiamo ricevuto. E che dimostrano che una cosa sono le parole ed un’altra i fatti.
Partiamo dalle rarissime notizie buone, ovvero da quelli che hanno detto sì.
Tra questi c’è Stefano Fassina, che si è mostrato disponibile a prendere in considerazione l’idea di ospitare un immigrato chiedendo di ricevere una e-mail con le informazioni necessarie per avviare la pratica. Allo stesso modo, lo scrittore Erri De Luca non ha fatto una piega, chiarendo di non essere il solo a dover decidere a casa sua su una scelta così importante, ma fornendo la sua adesione al nostro programma per l’adozione di un migrante. Così come la giornalista e conduttrice televisiva Daria Bignardi che definisce la nostra proposta come un’idea magnifica, spiegando di aver pensato già diverse volte di accogliere un immigrato perché se ne parla tanto ma poi nessuno lo fa. La sua è stata una dichiarazione convinta di disponibilità a mettere finalmente in pratica i suoi buoni propositi sul tema dell’accoglienza. Anche Paolo Cento, coordinatore di Sel nel Lazio, offre la sua disponibilità rimandando, però, il discorso a future valutazioni legali e alle condizioni della nostra richiesta.
Per il resto, abbiamo incassato una sfilza di «no» da quelli che Salvini ha definito «i multimilionari radical chic», di risposte vaghe e di arrampicamenti sugli specchi più o meno imbarazzanti. Gad Lerner non ci ha risposto dando la colpa al treno, dicendo di non sentire bene anche se i problemi alla conversazione si sono manifestati soltanto nel momento in cui avrebbe dovuto risponderci con un «sì» o un «no». Linus di Radio Deejay figura tra i firmatari dell’appello di Rolling Stone contro la politica di Salvini sui migranti, eppure dopo aver ascoltato con attenzione la nostra proposta di mandargli a casa un immigrato per qualche mese, ha preferito attaccarci il telefono in faccia per poi non risponderci più.
Anche lo stilista Ennio Capasa ha aderito all’appello, ma quando gli chiediamo di aprire concretamente la sua abitazione ad un profugo, inizia a farfugliare, per poi rinviare il discorso all’anno prossimo, dal momento che quest’anno è troppo impegnato all’estero col lavoro ed anche quando gli abbiamo chiesto di aiutarci a trovare un’altra sistemazione per un bisognoso ci ha ribadito che quest’anno sarà spesso in Asia e quindi non può aiutarci. Firmatari dell’appello di Rolling Stone sono anche l’attore di Gomorra, Marco D’Amore, il quale ci ha spiegato di ricevere due miliardi di proposte simili alla nostra in un anno solare chiedendoci casomai di contattare suo fratello per poi valutare la nostra proposta, ed il conduttore televisivo Costantino Della Gherardesca, che pure ha preso tempo dicendo di essere impegnato all’estero. Lo stesso direttore della rivista Rolling Stone, Massimo Coppola non ci è parso molto disponibile, ha rimandato il tutto a futuri scambi di e-mail ma ha precisato che se andiamo in edicola ed acquistassimo la rivista che dirige, ci accorgeremmo che lui sta già facendo molto per i migranti. Certo, tuttavia ospitarne uno sarebbe ancora meglio.
Il giornalista e conduttore radiofonico David Parenzo, dopo aver ascoltato il nostro invito, ha risposto solo di essere impegnato col lavoro alla radio. Il senatore del Pd, Nicola Latorre si è detto contrario all’idea di mettere a disposizione la sua casa come una specie di albergo e all’idea di lasciare gente a casa sua senza di lui anche se la nostra proposta, come per tutti gli altri intervistati, era di ospitare un solo immigrato e non una famiglia intera. Il deputato del Pd, Emanuele Fiano ha declinato la nostra richiesta solidale spiegandoci di non potere per motivi logistici.
Restando nell’area Pd, anche Esterino Montino nega la disponibilità chiarendo di avere una casa piccola. Diverso l’approccio di Alessandra Moretti, dirigente nazionale del Pd, che non dice “sì” ma nemmeno nega la possibilità di accogliere un immigrato anche se la decisione dipende dalla sua presenza a Vicenza, dai tempi e dalla disponibilità dei suoi familiari. Familiari che rappresentano un ostacolo per la nostra proposta anche per il comico Dario Vergassola, che spiega di non poter ospitare un migrante perché la sua casa è già piena di parenti. L’attore Leo Gullotta, invece, taglia corto dicendo che non può accogliere uno dei migranti a causa dei lavori in casa e della presenza degli operai, ma quando gli chiediamo se magari tra un mese o due la sua casa sarà libera, replica che i lavori saranno lunghi. Tuttavia tiene a precisare che capisce e sostiene la nostra iniziativa. Solo a parole, però.
Il regista e sceneggiatore Pupi Avati, l’anno scorso, parlando del suo ultimo film «Con il sole negli occhi», che tratta il tema dell’immigrazione, aveva detto di «essersi reso conto che il dramma dei migranti, di un mar Mediterraneo pieno di persone che non ce l’hanno fatta, aveva bisogno di essere raccontato in modo diverso da quanto hanno fatto finora i media perché si parla di numeri che ci sembrano estranei, lontani da noi» e per questo ha «scelto di raccontare la storia di uno di questi migranti». Eppure, quando gli chiediamo di compiere un gesto concreto ospitandone uno, ci risponde che in questo momento non può, perché vive una situazione familiare complicata. Risposta simile a quella che ci ha fornito il deputato del Pd, Piero Fassino del quale abbiamo apprezzato i modi (a differenza di altri ha risposto con molta cortesia, ndr) ma dal quale comunque abbiamo ricevuto un gentilissimo «no» per motivi familiari. Altro deputato del Pd ed altro diniego: neanche Giuseppe Fioroni si dice disposto ad ospitare un immigrato. L’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano racconta di avere una casa relativamente piccola e che negli spazi liberi ci sono i suoi scatoloni per cui lo spazio per l’immigrato non c’è. L’attore e regista Massimo Ghini, dopo aver ascoltato la nostra richiesta di aiuto, non risponde spiegandoci di essere impegnato sul set rimandando il discorso. Dal conduttore televisivo e attore Paolo Ruffini giunge un secco e deciso rifiuto all’idea di aiutare un profugo aprendogli casa sua: ci urla che non gli interessa minimamente la campagna per la sensibilizzazione sul tema dei migranti. Semaforo rosso anche dall’attore e regista Gabriele Lavia, che chiarisce subito che la sua casa è molto molto piccola e che non offre la possibilità di accogliere un profugo anche se non disdegna la possibilità di aiutarci in qualche altro modo sul tema dell’immigrazione.
Il conduttore televisivo Giancarlo Magalli, pochi mesi fa ha rilasciato dichiarazioni sul tema dei migranti condannando chi è diffidente contro i migranti. «Gli italiani sono generosi, sono buoni – spiegava Magalli – però abbiamo imparato a diffidare». Magalli di fronte alla nostra proposta di ospitare un immigrato risponde picche, ammettendo di avere una casa grande come estensione ma precisando che è piccola come numero di camere e che non ha la camera per gli ospiti. Stesso problema che impedisce alla senatrice Pd, Valeria Fedeli di rispondere positivamente alla nostra iniziativa. Filosofo, accademico e politico, Massimo Cacciari rifiuta nettamente l’ipotesi di accogliere un immigrato spiegando di non voler tenere nella sua abitazione una persona senza nessuna forma di controllo.
In molti, però, non hanno risposto alle chiamate della finta ong Open Sea. Abbiamo atteso invano un segnale di vita ma non ricevendolo abbiamo inviato un messaggio sms o whatsapp chiedendo loro la disponibilità ad ospitare un migrante: messaggi in gran parte letti ai quali però, fino al momento di andare in stampa, pochissimi hanno risposto. Tra questi ultimi Gianni Cuperlo che ha preso tempo chiedendo l’invio di una mail, e Giuseppe Civati che chiede di essere richiamato.
Con la speranza che i diretti interessati non abbiamo cambiato utenza nel frattempo (nel caso ce ne scusiamo preventivamente) riportiamo alcuni dei tantissimi nomi contattati illusi che, dopo aver letto del nostro giochetto sotto l’ombrellone, qualcuno si faccia avanti comunque. Ecco chi sono, in rigoroso ordine di chiamata. Si tratta dell’attore Claudio Amendola, del conduttore «mondiale» di Balalaika Nicola Savino, dell’ex vicedirettore de L’Espresso (oggi parlamentare Pd) Tommaso Cerno, l’attore Luigi Locascio, l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e tanti, tanti,tantissimi altri. Fuori tempo massimo la risposta dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino: «Vivo negli Usa dal 2016, se posso aiutare lo farò volentieri». (qui)

Interessante l’argomentazione che non si può tenere una persona in casa propria “senza nessuna forma di controllo”: però tenerne senza nessuna forma di controllo centinaia di migliaia o magari milioni in Italia, che dovrebbe essere la casa di tutti noi, quello va bene.
Decisamente più raffinati i francesi, che alla proposta di costruire un piccolo campo di accoglienza nell’esclusivo XVI arrondissement, premurosamente si chiedono: “Saranno a loro agio in un quartiere così caro come il nostro?”
Non abbattiamoci troppo, però: oltre agli ipocriti che stanno dalla parte dei migranti solo a parole, c’è anche qualcuno che non esista a metterci, come si suol dire, la faccia, ossia a passare dalle parole alle azioni, ad agire concretamente:
acquisti
Qui, da leggere.

barbara

LE MORTI IN MARE

Chiariamo una cosa. La morte in mare di emigranti non è causata dalla chiusura dei porti italiani disposta da Salvini. È causata dal tentativo degli scafisti di farglieli riaprire.
Basta una semplice constatazione. Gli scafisti prendono 5.000 euro da ogni persona che mettono sui gommoni. Nell’anno di punta, in Italia sono entrati 180.000 clandestini. A 5.000 euro a testa, fanno 900 MILIONI DI EURO ALL’ANNO.
(E ha poco senso obiettare che qualcuno paga SOLO 3.000 euro. Si tratta comunque di non meno di mezzo miliardo l’anno. E al calcolo sfuggono gli “sbarchi fantasma”).
Di fronte a una misura che da un momento all’altro azzera i suoi vertiginosi guadagni, pensate che la mafia degli scafisti si ritiri in buon ordine? Che faccia spallucce e rinunci ad accumulare miliardi? Se lo pensate, non continuate a leggere. Il vostro livello intellettuale è quello di un’ameba, non potreste capire.
Se invece avete un’intelligenza superiore a quella di un’ameba, capirete che l’unica risposta possibile alle domande precedenti è NO.
Che cosa possono fare gli scafisti per riavviare il loro lucroso commercio di schiavi? Semplice, fare leva sull’arma più efficace a loro disposizione: il ricatto morale. Un’arma usata dai sequestratori, dai terroristi e da tante altre personcine ammodo.
Il trucco è elementare: si aumentano i morti in mare, così l’opinione pubblica, che subisce ogni giorno un profondo e capillare lavaggio del cervello da parte di chi, a sua volta, ricava ingenti vantaggi dall’invasione africana, mette in relazione i morti con la chiusura dei porti. Chiudono i porti, aumentano gli annegati: quindi la chiusura dei porti fa annegare la gente. Post hoc, ergo propter hoc.
I naufragi avvengono a 6 chilometri dalle coste libiche e a 450 chilometri da quelle italiane. Solo un imbecille potrebbe mettere in relazione diretta di causa-effetto i due eventi sopra richiamati. Se i gommoni sono in difficoltà appena partiti dalla Libia, perché dovrebbero essere portati a 450 miglia di distanza? E da chi, poi? Le acque territoriali libiche sono giustamente pattugliate dalle motovedette libiche, che ovviamente, dovendo mettere in salvo persone, li portano sulla costa più vicina, quella libica.
Ma questo elementare ragionamento è troppo difficile per i cervelletti sinistri, pieni di segatura centrifugata dalla propaganda di chi è in combutta morale e materiale con gli scafisti.
A costoro sfugge la verità lapalissiana: un naufragio a 6 chilometri dalla costa non è un evento casuale, dovuto alla sfortuna, e che possa essere prevenuto solo allineando navi ONG davanti alla Libia. È un evento voluto e accuratamente preparato. Si mettono in mare gommoni da 50 posti, stipati con 400 persone, e per giunta si lasciano nei loro serbatoi due gocce di benzina. I morti sono cercati, sono programmati, in quanto necessari al compimento del piano criminoso degli scafisti. Quei morti servono a esercitare un ricatto morale: “Ah, vuoi rovinarci chiudendo i porti? E noi ammazziamo sempre più gente per addossartene la colpa. Alla fine dovrai cedere, dovrai riaprire i porti e farci riprendere i nostri traffici di carne umana da un miliardo l’anno”.
Il cinico e spietato calcolo poggia sulla dabbenaggine, sull’immensa stupidità di chi è abituato a bersi tutte le panzane del Pensiero Unico di sinistra, da anni divulgato dalla dittatura dell’informazione, che ha fatto fuori dalle TV tutti i giornalisti non allineati.
È troppo difficile, per chi da tempo immemorabile ha rinunciato a esercitare il benché minimo spirito critico, rendersi conto che gli scafisti trattano i trasportati come merce. Gli agricoltori, quando il prezzo delle arance crolla, ne mandano tonnellate al macero: così le rimanenti acquistano valore. Gli scafisti si comportano allo stesso modo: la loro merce umana non rende più? Ne ammazzano qualche decina di migliaia di capi, per riaprire il mercato; e per giunta fabbricano foto taroccate con bambolotti bianchi spacciati per bambini africani; con gente a faccia in giù nell’acqua, che dovrebbe essere annegata, ma muove braccia e gambe perché non sa fare il morto a galla. Tutta l’industria del falso foto-cinematografico (ben nota col soprannome di PALLYWOOD) viene messa in moto. E immancabilmente ci sono persone che abboccano come pesci all’amo. Non si tratta solo di stupidi. Magari sono anche in gamba nel loro lavoro, ma quando si tratta di propaganda politica, fosse anche la più marcia e inverosimile, perdono la ragione. E li vedi sospirare e lacrimare per finti morti. E li vedi puntare il dito su chi viene ricattato, mai sul ricattatore.
Supponiamo (è come fare un disegnino, per farlo capire a chi proprio non ce la fa) che un delinquente sequestri un bambino e venga da te puntando una pistola alla tempia del bambino; e poi ti dica: “Se non mi dai un milione di euro, faccio saltare il cervello al bambino”. Tu non gli dai il milione, e lui spara. Di chi è la colpa della morte del bambino? Secondo la logica della sinistra è tua, perché non hai ceduto al ricatto morale del delinquente. Si rifiutano di riconoscere che l’unico colpevole è il sequestratore assassino. Sono incapaci di riflettere che, quand’anche tu avessi ceduto al ricatto, il giorno dopo sarebbero arrivati due rapitori con due bambini e due pistole, e il giorno dopo ancora ne sarebbero arrivati quattro. Fino a spogliarti di ogni avere, fossi pure l’uomo più ricco del mondo. Nel frattempo avrebbero comunque ammazzato qualche bambino, per metterti pressione.
Per la sinistra è colpevole chi non cede al ricatto, non chi ricatta. Con la stessa logica, dovrebbero dire che chi non paga il pizzo è un assassino, se la mafia gli ammazza il fratello.
Con la logica della sinistra, non è colpevole chi fa un traffico schifoso, immondo, di carne umana. Non è colpevole lo scafista, né la ONG, che collabora con gli scafisti, organizzando il trasbordo degli schiavi, né le Onlus che prendono 5 miliardi all’anno dallo Stato italiano per arricchirsi sulla pelle dei clandestini. Meno che mai, poi, è colpevole il PD, che a partire dall’operazione Mare Nostrum ha moltiplicato per 10 questa migrazione di massa.
Questa incoerenza logica ha la sua radice nell’ipocrisia più verminosa di un PD assetato di potere. Dato che gli italiani non lo votano più, allora sostituiamoli con gli africani, che per riconoscenza lo voteranno, appena sarà loro regalata la cittadinanza. Che poi gli italiani siano costretti a vedere bivacchi ovunque, che non si sentano più sicuri di uscire di casa per non incappare in qualcuno che li rapina, li stupra, li accoltella, li uccide; o per paura di trovare la casa occupata da chi pensa che ormai l’Italia è roba sua; tutto questo non ha alcuna importanza. Gli italiani possono crepare, tanto non votano più PD.
Per smascherare gli sciacalli, come si vede, basta fare due più due. Lo possono fare tutti. Ma gli sciacalli continueranno a diffondere le loro proterve menzogne. Loro, i veri schiavisti e razzisti. Perché da decenni hanno in mano le leve per manipolare l’opinione pubblica. Che, se apre gli occhi, non è perché qualcuno l’abbia fatta ragionare. È perché ha sbattuto il muso sulla realtà, si è fatta male, e da allora crede più ai propri lividi che alle panzane.”

Enrico Casaburi (che non ho idea di chi sia, ma di sicuro è uno che sa far funzionare la testa)

Concludo con questo delizioso video

(traduco riassumendo dalla nota che accompagna il video) Siamo davanti alla costa libica, e la guardia costiera libica si accinge a “salvare” gli occupanti di un gommone. Guardateli: tutti uomini, e il gommone fermo, non tenta neppure di muoversi, semplicemente aspettano di venire recuperati da una delle due navi di una Ong spagnola che fino a poco prima (prima che arrivasse la guardia costiera libica) erano state nelle vicinanze pronte a raccoglierli.

Di sicuro nessuno può immaginare che quella gente abbia pensato per un solo momento di accingersi ad attraversare il Mediterraneo.

barbara

PRIMA DI TUTTO VENNERO A PRENDERE GLI ZINGARI

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari…” Ed abbiamo detto tutto. Non c’è altro da aggiungere.

Questo è l’articolo di ieri di un signore molto dalla parte giusta, molto buono, molto attento al rispetto dei diritti umani… Uno di sinistra, insomma. Bene, ora che questo dotto signore ci ha ricordato la bellissima e intensa poesia-denuncia di Martin Niemöller, andiamo a leggerla per intero.

Zuerst holten sie die Kommunisten;
ich schwieg, denn ich war kein Kommunist.
Dann holten sie die Juden;
ich schwieg, denn ich war kein Jude.
Dann holten sie die Gewerkschaftsmitglieder unter den Arbeitern;
ich schwieg, denn ich war kein Gewerkschafter.
Danach holten sie die Katholiken;
ich schwieg, denn ich war Protestant.
Schließlich holten sie mich,
und da war keiner mehr, der für mich hätte sprechen können.

Tranquilli, ora ve la traduco.

Prima vennero a prendere i comunisti;
io tacqui, perché non ero un comunista.
Poi vennero a prendere gli ebrei;
io tacqui, perché non ero un ebreo.
Poi vennero a prendere i sindacalisti fra i lavoratori;
io tacqui, perché non ero un sindacalista.
Poi vennero a prendere i cattolici;
io tacqui, perché ero protestante.
Infine vennero a prendere me,
e  non c’era più nessuno, che potesse parlare per me.

Notato qualcosa? Già, nel testo di Niemöller, gli zingari non ci sono. Né prima di tutto né seconda di tutto né terza di tutto: NON CI SONO. Il signor “Davide Assael, ricercatore”, come si firma, ha strumentalizzato il pastore Niemöller, un antinazista che ha pagato le sue scelte con otto anni di campo di concentramento – un antinazista e antifascista vero, voglio dire, non uno da tastiera – e ha strumentalizzato, in nome della sua malsana ideologia (dato che loro si ritengono qualificati a giudicare, etichettare e condannare le mie idee, non vedo perché io non dovrei sentirmi libera di fare altrettanto con le loro ideologie), anche gli zingari, infilandoli a tradimento là dove non sono mai stati.

Ma il censimento, dice. ? Censimento? Noi ne abbiamo uno ogni dieci anni. Prima un gentile signore o una gentile signora veniva a casa nostra con un gigantesco fascio di fogli da compilare, adesso ci mandano via mail un’interminabile serie di schermate in cui depositiamo i nostri dati personali, e che lavoro facciamo, e in quale fascia si trova il nostro reddito, e quanto è grande la nostra casa, e quanti libri abbiamo e quali hobby abbiamo, e…

Sì va bene, ma con gli zingari è diverso, solo a quel fascioleghista di Salvini poteva venire un’idea del genere! Sicuri? Proprio sicuri sicuri sicuri? Ecco, io direi che
censimento
Sì, ma gli zingari vogliono SCHEDARLI!! Schedarli?! Ommioddio che orrore! Ma questa è una roba fascista, una roba nazista, l’anticamera delle camere a gas! Vero, tutto vero, assolutamente vero. Solo, ditemi, qualcuno mi saprebbe dire che cos’è questa cosa qui?
schedatura
E poi bisogna assolutamente leggere qui, dove c’è scritto parola per parola quello che penso io, a cui aggiungo il commento che vi ho lasciato: “Poi arriva qualche sciacallo che prende una signora molto anziana e molto disinformata, le dice guarda che vogliono fare delle leggi speciali per gli zingari come quelle che avevano fatto per voi, e lei prepara il suo discorsino strappalacrime, mi ricordo le loro baracche ad Auschwitz eccetera eccetera. Sarebbe stato opportuno contestarla con rispetto, ma contestarla era sacrosanto!”

barbara

UOMINI E NO

Dunque c’è un tale che i luminosi illuministi illuminati considerano come un non-uomo. Per farci vedere come è fatto uno che invece ha tutti i requisiti per poter essere definito uomo, gli mettono accanto un’altra foto.
uomini e no
Non sapendo chi fosse quel signore, ho guglato, e ho appreso che è un sindacalista. Ma perché fra tutti i sindacalisti che ci sono in Italia, come rappresentante della specie umana è stato scelto proprio lui? Era amico di uno che è stato assassinato, dice. Ah, ok. Ma quello è l’unica persona che può vantare amicizia con qualcuno che è stato assassinato? Anch’io ero amica di uno che è stato assassinato, ma nessuno è venuto a cercarmi. Che poi con tutti i magistrati poliziotti giornalisti gente comune – per limitarci alla gente perbene – che vengono assassinati, ognuno con la sua più o meno ricca cerchia di parenti e amici, perché proprio lui? Che sarà sicuramente una persona per bene, onestissima, buonissima, che paga tutte le tasse e non cornifica mai la moglie, ma non mi sembra che sia famoso per avere compiuto qualche impresa speciale, operare salvataggi, sventare rapine, impedire attentati… E allora, allora, che cosa avrà mai questo uomo di diverso dal non uomo? Guarda e riguarda, pensa e ripensa, ponza e riponza, mugina e rimugina (sì, lo so, mugina non c’è, risparmiatevi la fatica di venirmi a fare le pulci), niente, non trovo niente, non riesco a venirne a capo. A meno che… no, aspetta, non è possibile, non ci posso credere… Eppure…  l’unica differenza fra i due è il colore della pelle, non riesco a vederne altre, non riesco a indovinarne altre. Cioè, quello che distingue un uomo da un non uomo è il colore della pelle?! Non riesco a capacitarmene, ma d’altra parte, se il messaggio non volesse essere quello, perché mai avrebbero cercato un negro per contrapporlo come uomo al bianco-non-uomo? E perché avrebbero pubblicato le foto senza una sola parola di spiegazione se la differenza fra i due non fosse qualcosa che si vede, qualcosa che salta immediatamente agli occhi? E a questo punto mi chiedo anche: questo che non è un uomo, che cosa sarà mai? Forse un… Untermensch? Un… Stück da caricare su un carro bestiame piombato per essere mandato alla destinazione… finale? Sì, deve essere così, perché noi, lo sanno tutti, siamo antifascisti, antirazzisti, contro ogni discriminazione, contro ogni prevaricazione; per dirla in tre parole siamo DALLA PARTE GIUSTA, per dirla con una parola sola siamo quelli BUONI. E quindi negro=uomo, bianco=non uomo. Ecco, finalmente l’ho detto, che neanche ve lo immaginate da quant’è che  ce l’avevo qui nel gozzo.

(Poi vai a dare un’occhiata qui, che male non ti farà)

barbara

SU AQUARIUS E DINTORNI 2

Oggi comincio con l’angolo della bontà: i buoni di professione, i moralmente superiori, quelli sempre dalla parte giusta, antifascisti, antirazzisti, antidiscriminatori, antifrontiere (magari anche antivax, che non stona mai e si porta bene su tutto): insomma, i sinistri. Di cui abbiamo tutti sentito un esemplare campione, che vi voglio riproporre:

C’è una sola cosa, fra quelle dette dal signor Albinati, che non credo neanche morta, e sono sicura di non avere bisogno di dire quale. Ho sempre sostenuto che alle due infinità di Einstein ne va aggiunta una terza: la perfidia dei buoni di professione, e ogni volta che incontro un rappresentante della categoria, la mia convinzione viene ulteriormente rafforzata: sono perfidi, cinici, maligni, malvagi, di una crudeltà sconfinata, anime nere marce putrefatte. Dante ha sbagliato a fermarsi alla quarta zona del nono cerchio: al di sotto di quella c’è una quinta zona, o un decimo cerchio, che li aspetta tutti. Poi magari andate a leggervi queste considerazioni, dal tono decisamente più pacato del mio, del solito mitico Giovanni. Del quale vi propongo anche quest’altro post di qualche giorno fa, pieno, come sempre, di ragionevoli riflessioni.

AQUARIUS

Non so come andrà a finire il braccio di ferro sulla “Aquarius”. Se Salvini fosse costretto cedere molti, fra un saltello di gioia e l’altro, direbbero: “visto? Una cosa sono le promesse elettorali, altra cosa affrontare concretamente i problemi”.

Prima lavorano per rendere in problemi insolubili, poi si fanno forti di questa presunta insolubilità. Per anni hanno lavorato per trasformare l’Italia in una sorta di terra di nessuno, nel campo profughi d’Europa, e ora fanno i saggi. Ogni commento è superfluo.

Ciò detto val la pena di fare alcune telegrafiche considerazioni, per punti.

1) L’Italia non sta violando alcun trattato, alcuna legge internazionale. Non sta scritto da nessuna parte che quelli italiani siano gli unici porti sicuri cui debbano attraccare le varie navi piene di migranti. Nessuna convenzione prevede che navi battenti bandiere tedesca o spagnola debbano attraversare mezzo mediterraneo per approdare sempre e solo in porti italiani, lasciandosi alle spalle altri porti di altri paesi. E’ addirittura successo, in passato, che i migranti si siano rifiutati di sbarcare in porti non italiani costringendo il comandante della nave che li trasportava a far rotta verso l’Italia. Questo sarebbe diritto?

2) Le navi delle ONG non effettuano, nella maggioranza dei casi, alcun salvataggio in mare. Non soccorrono dei naufraghi. Fanno servizio taxi per migranti. Si recano a pochi chilometri dalle coste libiche e lì accolgono i migranti, spesso mettendosi d’accordo con gli scafisti. Lo hanno detto alcuni serissimi magistrati, non dei pericolosi populisti.

3) La gran maggioranza delle persone trasportate nelle navi delle ONG non sono profughi. I profughi rischiano grosso per abbandonare i paesi da cui fuggono. I passeggeri delle navi ONG partono alla luce del sole, indisturbati. I paesi da cui i veri profughi fuggono molto spesso rivogliono indietro i fuggitivi, ne reclamano il rimpatrio. Quelli da cui salpano i migranti invece non vogliono che torni indietro nessuno. Li lasciano partire indisturbati poi dicono: “teneteveli”.

4) E’ triste assistere alle sofferenze di persone in mare da molti giorni. Ma non si può continuare a cedere ai ricatti morali. Il problema non sono i passeggeri della “Aquarius”. Quei passeggeri sono stati preceduti, e potrebbero essere seguiti, da decine, centinaia di miglia di altri. I finti buoni sminuzzano i problemi, li riducono ad una serie di casi isolati e lacrimevoli. Invece bisogna vedere il problema nella sua interezza e complessità, per cercare una buona volta, se non di risolverlo, almeno di renderlo meno acuto.

5) Nessuno stato può delegare a delle organizzazioni private (tali sono le ONG) la gestione di un problema assolutamente fondamentale come quello del controllo dei flussi migratori. Sarebbe come affidare la difesa ad eserciti privati o la giustizia a tribunali privati.

6) In queste ore l’Italia non sta tenendo alcun comportamento particolare. Sta facendo esattamente ciò che fanno praticamente TUTTI gli stati del MONDO. Qualcuno crede sul serio che la “Acquarius” potrebbe approdare in un porto giapponese o statunitense, o australiano? O in un qualsiasi porto europeo non italiano? Perché il signor Macron, tanto bravo nel lodare l’impegno dell’Italia sui migranti, non la fa approdare a Marsiglia?

7) L’Europa non esiste, non ha uno straccio di politica comune su un problema assolutamente fondamentale come quello del rapporto con le migrazioni. La cosa non sorprende nessuno, penso.

8) Al di la di tutti i discorsi e le polemiche una cosa dovrebbe essere chiara: non siamo di fronte ad una serie di emergenze. Quello che è in corso da anni è un autentico trasferimento di popolazioni, una migrazione nel senso storico del termine. Un fenomeno che se non bloccato o controllato seriamente ed in maniera coordinata è destinato a cambiare, e di certo non in meglio, dalle fondamenta la natura sociale, politica, economica, culturale del nostro continente.

E ora, aspettiamo l’evolversi degli eventi…

E concludo (per oggi) con un altro eccellente video del nostro giovane geniaccio Luca Donadel

(continua)

barbara

SU AQUARIUS E DINTORNI 1

Cominciamo coi numeri

Quelli veri. Perché di balle io mi sono rotta.

Diamo un po’ di numeri (veri) sull’immigrazione, l’unico tema di cui può e vuole parlare il governo al momento, visto che se si mette a discutere di deficit, pensioni e bilancio, in mezz’ora arrivano la Troika, Mazinga e pure l’Ebola a sterminarci.
Partiamo da una certezza: le sparate di Salvini sono le stesse da dieci anni. Ma se dieci anni fa servivano solo a raccattare consensi ed erano perlopiù slegate dalla realtà, oggi le cose sono cambiate, e parecchio. E l’enorme problema della sinistra, quello che le ha fatto perdere rovinosamente le elezioni, è che ripete in modo automatico le risposte di dieci (e venti) anni fa, ignorando che nel frattempo c’è stata la più grande recessione delle nostre vite  – ci scusiamo con coloro che erano vivi e si sono presi pure quella del ’29 – e la più grande ondata migratoria DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE (Fonte: Alto Commissariato per i Rifugiati).
Dunque: Salvini dice le stesse cose, la sinistra risponde le stesse cose. Con la differenza che uno dei due, nel corso di dieci anni, è passato dalla parte del torto, ma non lo capisce, finge di non capire, non si vuole aggiornare, è terrorizzato dal sembrare uno schifoso razzista, teme che dando ragione a Salvini le pareti del casale in Umbria cominceranno a sanguinare e arriverà qualcuno a strappargli toppe dai gomiti della giacca di tweed.
E infatti i profili Facebook e Twitter delle persone più colte, progressiste e pigre d’Italia in questi giorni sono stati tappezzati da uno schemino molto semplice: quanto ”accogliamo” noi rispetto agli altri paesi europei, secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati (ancora lui)? Ebbene, si legge che l’Italia ha un numero di rifugiati rispetto alla popolazione totale (2,4 su 1000) molto più basso rispetto a Francia (4,6) e Germania (8,1), per non parlare della Svezia (23,4) e della piccola e vituperata Malta (18,3). Stiamo parlando di un’infografica, che trovate qui accanto, tratta dal settimanale Internazionale, cosa che rende la citazione ancora più chic.
diagramma-immigrazione
Qual è il problema della fotina tanto semplice e carina? È un modo rapido per dire ai nostri contatti “Ehi, io non mi faccio fregare dai leghisti!”, ma è pure un modo truffaldino di rispondere alle sparate di Salvini. Perché i rifugiati sono coloro che HANNO GIÀ OTTENUTO la cosiddetta ”protezione internazionale”, e non il totale degli immigrati giunti in Italia.
I rifugiati sono una parte minoritaria dei richiedenti asilo, visto che sempre l’Alto Commissariato ci fa sapere che meno del 40% delle domande ricevono una risposta positiva. Perciò parlare di 150mila rifugiati (il 2,4 per mille della popolazione) non esaurisce affatto il problema.
Andiamo avanti. Leggendo ”Vita” – periodico del Terzo Settore, delle Acli e delle Coop, non esattamente La Gazzetta di Marine Le Pen – i richiedenti asilo sono passati da 12mila nel 2010 a 84mila nel 2015 e poi 123mila nel 2016, il record storico. Applicando le medie dell’Alto Commissariato (circa il 40% delle richieste viene accettato), solo negli anni 2015-16 ci sono state 124mila persone che hanno visto la loro domanda RESPINTA e, pertanto, avrebbero dovuto lasciare immediatamente l’Italia e tornare a casa propria.
Ovviamente ciò non è avvenuto, e queste persone si sono trasformate in veri e propri FANTASMI che abitano le nostre città e non solo, facilmente sfruttati dalla criminalità e senza più nulla da perdere. Inutile parlare dei profughi in Svezia: l’Italia è il Paese di primo ”arrivo” e chi sbarca dal Mediterraneo può chiedere solo a noi il riconoscimento dello status di rifugiato. Se non ottiene qualche forma di protezione, muoversi per l’Europa senza documenti diventa difficilissimo e rischioso, e abbiamo già assistito all’atteggiamento dei nostri vicini austriaci e francesi, che nei momenti più caldi della crisi si sono limitati a chiudere le frontiere, smollando a noi la patatona bollente.
In Svezia, secondo la locale Agenzia per i Migranti, gli immigrati irregolari sono circa 50mila, e persino il governo di Stoccolma ha cambiato orientamento dopo brutti episodi di terrorismo e cronaca nera, attivando operazioni di ricerca, identificazione ed espulsione di chi non rispetta i requisiti per restare nel Paese.
Adesso arriviamo al punto: quanti sono in Italia gli immigrati irregolari, che tecnicamente stanno compiendo un crimine? Già, perché ci duole ricordare ai fan di Roberto Fico portatori di kefiah che il M5s non intende affatto abolire il “reato di ingresso e soggiorno illegale degli stranieri” (l. 94/2009), anzi, quando due parlamentari pentastellati proposero di cancellarlo, Beppe Grillo specificò che si trattava di una posizione ”del tutto personale”.
Beh, è difficile da credere, ma il numero arriva dall’ultima fonte che vi sareste immaginati: Laura Boldrini, già Presidente della Camera, già portavoce (oh yes) dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Ieri, per attaccare Salvini, gli ha fornito un’arma preziosissima. ”In Italia ci sono 600mila immigrati irregolari, che Salvini non riuscirà a espellere come promesso in campagna elettorale”.
Ohibò, 600mila ci risulta essere l’1% della popolazione, qualcuno direbbe il 10 per mille. Una percentuale che si avvicina molto a quei paesi bravi e virtuosi citati dalla fotina di Internazionale, una percentuale che addirittura supera in scioltezza nazioni di dimensioni e demografia simili come Francia (che ha tra i 2 e i 400mila irregolari stimati su una popolazione di 67 milioni) e Germania, dove le stime sono molto confuse dal milione di siriani entrato nell’arco di pochissimo tempo.
Per continuare a giocherellare coi numeri, avendo la Svezia 10 milioni di abitanti, i suoi 50mila immigrati irregolari sono solo lo 0,5% del totale, o il 5 per mille. Per quelli che amano le fotine piene di proporzioni, esattamente metà dell’Italia.
Che poi, MAGARI l’Italia avesse più profughi! I richiedenti asilo e protezione internazionale che Angela Merkel ha fatto entrare a braccia aperte nel 2015 venivano quasi tutti dalla Siria, e si trattava di persone con un livello di istruzione e professionalità altissimo rispetto alla media dei migranti africani. Accogliendo più siriani avremmo fatto un gesto umanitario e insieme accolto più medici, ingegneri, operai e artigiani specializzati.
Invece da queste parti, sempre citando ”Vita” e la fondazione ISMU, “Nel 2016 si conferma il primato della Nigeria come primo Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, pari a 27mila, un quinto del totale e in continua crescita (+48% rispetto al 2015). Seguono Pakistan (11% del totale), Gambia (7,2%) e Senegal (6,2%). Solo al quinto posto l’Eritrea con 7.483 richiedenti asilo nel 2016, a fronte – seppur i dati non siano del tutto comparabili – degli oltre 20mila sbarcati”.
Ah, la Nigeria. Continuiamo a dare i numeri: attualmente ha 190 milioni di abitanti, una media di figli per donna pari a 5,6 e si prevede (tutti dati ONU!) che raddoppierà la sua popolazione da qui al 2050, diventando il terzo Stato più popoloso al mondo. Secondo ”Open Migration” (di nuovo, non stiamo parlando dell’Eco di Borghezio, ma del megafono ufficiale della fondazione di Soros), solo il 5% dei nigeriani che fa domanda in Europa riceve lo status di rifugiato e circa il 25% ottiene qualche forma di protezione internazionale.
Il che vuol dire un’altra montagna di fantasmi, e le cose difficilmente cambieranno. Secondo ”Open Migration” i nigeriani vanno considerati ”in guerra” perché negli ultimi 18 anni circa 50mila persone sono morte per cause legate all’attività terroristica di Boko Haram. Potremmo scomodare le statistiche di altri paesi, tipo quelle del Messico dove in 9 anni sono morte 80mila persone per la guerra dei cartelli del narcotraffico, o potremmo ricordare che Boko Haram nel frattempo è stata praticamente sconfitta. In realtà basta soffermarsi su un macroscopico dettaglio: la Nigeria NON È UNO STATO FALLITO.
L’immaginario della sinistra italiana è fermo alle crisi umanitarie degli anni ’80 e ’90, quando guerre e carestie hanno letteralmente devastato paesi come Somalia, Eritrea, Ruanda, Sudan. Alcuni di questi luoghi restano in condizioni tremende, ed è giustissimo concedere a chi ne ha il diritto la protezione delle democrazie europee.
Ma la Nigeria non è la Somalia: il suo pil pro capite è passato dai 171 dollari del 1994 ai 3.200 del 2014. Ha le più grandi riserve di petrolio di tutta l’Africa, di cui è l’ottavo esportatore al mondo. Ok, è piena di corrotti e ha un governo che funziona male, ma alzi la mano chi non pensa la stessa cosa dell’Italia.
C’è il concreto problema della tratta delle donne, portate in Europa a prostituirsi sotto minaccia di morte, ed è necessario colpire gli sfruttatori e aiutare queste ragazze a integrarsi o, se lo desiderano, a tornare a casa. Ma è lampante che nessuno in Europa può permettersi di considerare automaticamente rifugiato chi arriva dalla Nigeria. E in effetti, come ammette sempre ”Open Migration”, nessuno (o quasi) lo fa. Non lo fa la Francia, la Germania e manco l’idilliaca Svezia.
Per concludere, che si fa? Continuiamo a sorbirci i monologhi di Saviano che in tv, sul web, con le dirette Facebook e pure al citofono ci dice che non abbiamo capito niente, che l’immigrazione è un falso problema, anzi una risorsa sempre e comunque?
Oppure ammettiamo che l’immigrazione c’è da quando esiste l’umanità e ha arricchito la nostra storia, che noi italiani siamo stati emigrati e pure maltrattati, e però questo non toglie che quando il numero di immigrati schizza oltre ogni proporzione nell’arco di un decennio, ciò ha delle conseguenze concretissime e niente affatto solo ”percepite” sulla popolazione locale, magari già impoverita da una lunga recessione?
Sicuramente, se la sinistra di lotta e non più di governo continua a rispondere con numeri incompleti e auto-assolutori a problemi veri, altro che il 51%: Lega e M5S al prossimo giro prenderanno l’80% e su Internazionale ci saranno solo le ricette di Elisa Isoardi. (qui, continua)

In ogni caso…
porti
barbara