QUALCHE VOCE RAGIONEVOLE

che vale la pena di ascoltare

LISTE DI PUTINIANI E VERI PROBLEMI

10 GIUGNO 2022

Chiedo scusa a tutti quelli coinvolti ma le varie e ormai famose “liste dei putiniani”, al netto delle miserie giornalistiche, sono una vera fregnaccia. Ci sono, per quanto riguarda l’informazione e la propaganda, problemi ben più seri di cui occuparsi. Faccio una premessa personale: ho scritto spesso, fino alla vigilia dell’invasione russa in Ucraina, che non ci sarebbe stata alcuna guerra. Era l’epoca in cui moltissimi, me appunto incluso, pensavano (io ancora lo penso) che una guerra sarebbe stata (anche) contro gli interessi della Russia e che per questo un leader razionale e cinico come Vladimir Putin non l’avrebbe intrapresa.  Lo scrivevo in settimane in cui a dirlo e ripeterlo, oltre a tantissimi ucraini e russi, c’erano anche osservatori più o meno insigni e, per fare solo un paio di nomi, leader politici come Macron (“Non ci sarà alcuna escalation militare”, disse il presidente francese dopo la visita a Mosca) e Volodymyr Zelensky. Previsione sbagliatissima, come si vede.
C’è però un’enorme differenza tra sbagliare una previsione e distorcere i fatti. Perché di questo dovremmo occuparci, altro che delle liste dei putiniani. Per tre mesi il sistema mediatico italiano ci ha raccontato una guerra in cui i russi, crudeli e imbecilli, non ne azzeccavano una e venivano ridicolizzati e massacrati sul campo dagli ucraini. Ci è stato detto e ripetuto che le armi occidentali avrebbero spezzato le reni ai russi. Che Putin sarebbe stato presto spodestato dalle contestazioni, da un golpe o da una malattia. Che Putin non sapeva più quale ministro (Shoigu, quello della Difesa) o comandante (quello di stato maggiore Gerasimov, quello delle operazioni sul campo Dvornikov) silurare. Che le sanzioni avrebbero ridotto la Russia a pezzi. Tutto può ancora succedere. Ma dopo tre mesi la realtà è una sola: la Russia, che PRIMA della guerra controllava (tra Crimea e Repubbliche del Donbass) il 7% del territorio ucraino, OGGI ne controlla più del 20%. Le armi occidentali stanno finendo e quelle russe no. Le sanzioni colpiranno ma per ora non bastano a fermare la Russia. Putin sembra saldo in sella. E per dirla tutta, Zelensky e i suoi sembrano invece sull’orlo della disperazione.
Altro che quattro veri o presunti putiniani. Truppa in cui peraltro ogni tanto gli zeloti in cerca di visibilità e collaborazioni provano ad arruolare a forza e a mettere nelle liste anche rispettabilissimi personaggi come Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, o Lucio Caracciolo, direttore di Limes, colpevoli solo di essere un poco più intelligenti della marmaglia. È di tutto il resto che dovremmo preoccuparci.
Ma se a pontificare su Ucraina e Russia ci sono gli stessi (e con gli stessi argomenti) che nel 2003 pontificavano su quanto fosse bella e buona l’invasione dell’Iraq, un problema ci sarà o no? Se il 95% di quelli che partecipano ai talk show non sono mai stati in Ucraina, un problema ci sarà o no? Se il 99% di quelli che ce la spiegano non sono mai stati in Ucraina negli anni Novanta, e non hanno quindi visto il nazionalismo montante a Ovest e l’eredità sovietica vivissima a Est, un problema ci sarà o no? Se il 90% di quelli che “raccontano” la Russia oggi non sono mai usciti da Mosca, e quando sono a Mosca parlano (quando va bene) solo con i circoli della borghesia liberale e occidentalizzata, è un problema o no? Se la stampa italiana per mesi ha riportato come se nulla fosse le notizie selezionate dalla stampa ucraina, cioè dai media di un Paese che già prima della guerra era al 106° posto (su 180) nella classifica della libertà di stampa, dove le Tv dell’opposizione venivano chiuse per decreto (7 in un anno e mezzo) e dove dall’inizio dell’invasione russa tutti i media (comprensibilmente) sono stati di fatto accorpati in un solo organismo alle dipendenze del Presidente e dei suoi collaboratori, un problema l’abbiamo o no? Se uno che va nel Donbass è ipso facto “putiniano” e uno che che ha passaporto americano, casa e incarichi retribuiti negli Usa è un osservatore obiettivo, un problema ce l’abbiamo o no?
Che il sistema mediatico abbia deciso di schierarsi per la vittima contro l’aggressore, per il piccolo contro il grande, insomma per l’Ucraina contro la Russia, peraltro in perfetta coincidenza con il mandato politico di un premier che fin dal primo discorso disse che l’ancoraggio agli Usa e alla Ue era per l’Italia fondamentale, ci sta pure. Ma che il risultato reale, a prescindere dagli schieramenti, sia un’inaffidabile pseudo-informazione è sotto gli occhi di tutti. Per cui, delle liste dei presunti “putiniani” bisogna altamente fregarsene. Al massimo considerarle per ciò che sotto sotto sono, cioè un modo per buttare la palla in tribuna, per parlar d’altro, per mimetizzare il clamoroso scollamento tra la realtà e la sua narrazione.
Fulvio Scaglione, qui.

Adatto a chi ama i paragoni.

L’Ucraina, la crisi globale e la propaganda di guerra

«La guerra [ucraina] sta portando a un’impennata globale dei costi alimentari ed energetici e a una massiccia distrazione dalla risoluzione dei problemi a lungo termine. Alcuni governi stanno aumentando la spesa militare e probabilmente spenderanno meno, nel breve periodo, per lo sviluppo sostenibile».
«Nel frattempo la guerra e le sanzioni potrebbero finire per provocare una stagflazione o una vera e propria crisi economica globale. Naturalmente, la distruzione in Ucraina è devastante e anche la contrazione dell’economia russa quest’ anno sarà molto dura. La chiave per superare questi costi è porre fine alla guerra attraverso negoziati in settimane, non mesi o anni». Così Jeffrey Sachs, autorevole economista della Columbia University in un’intervista a La Stampa.
Sulla guerra, un interessante osservazione di Jacob G. Hornberger pubblicato dalla Fondazione americana Future of Freedom: «Supponiamo che l’Ucraina fosse guidata da un regime filorusso. Dopo ripetuti tentativi falliti di assassinarne il leader da parte della CIA, il Pentagono decide finalmente di invadere l’Ucraina allo scopo di determinare un cambio di regime, cioè estromettere il regime filo-russo dal potere e sostituirlo con un regime filo-USA».
«Quale sarebbe la risposta dell’establishment americano, in particolare della stampa mainstream statunitense?».
«Non ci sono dubbi sulla risposta. Sarebbe tutto diverso da come oggi viene rappresentata l’invasione russa dell’Ucraina. I media avrebbero orgogliosamente supportato le forze d’invasione dell’esercito americano. I giornali più autorevoli avrebbero riferito e commentato il coraggio delle truppe statunitensi. Non si vedrebbero foto o video di civili ucraini uccisi e sarebbero tutti etichettati come “danni collaterali”».
«La Chiesa avrebbero esortato le sue congregazioni a pregare per le truppe. Gli esponenti dell’establishment [politici e media] di tutta la terra farebbero a gara per trovare qualche soldato da ringraziare per il servizio reso […] L’establishment condannerebbe i “cattivi”, cioè quegli ucraini che si permettono di sparare contro i soldati americani».
«Come sappiamo che l’establishment americano reagirebbe in questo modo a un’invasione dell’Ucraina da parte del Pentagono?».
«Due risposte: Afghanistan e Iraq. È così che hanno reagito quando è stato il Pentagono a invadere quei due paesi. Da questo sappiamo che è così che reagirebbero se fosse stato il Pentagono e non la Russia a invadere l’Ucraina».
A conferma di tale suggestione, una suggestione indiretta. L’eroina del momento in America è Liz Cheney: le sue foto campeggiano orgogliosamente su tutte le prime pagine dei giornali mainstream, i Tg inondano le case dei cittadini statunitensi con le sue immagini, le sue parole sono riferite con devoto ossequio.
L’eroina in questione è tale perché è l’esponente di punta di quel manipolo di repubblicani che da sempre fa guerra a Trump. Da quando poi ha accettato di far parte della Commissione d’inchiesta sull’assalto a Capitol Hill, conferendo a un’indagine politicamente orientata una artificiosa patina di terzietà, le sue azione solo volate alle stelle.
Liz è la figlia di Dick, che gestì la presidenza Bush in nome e per conto dei neoconservatori, organizzando l’invasione dell’Afghanistan prima e dell’Iraq poi, che autorizzò la tortura di presunti terroristi tramite waterboarding, spianando la strada gli orrori di Abu Ghraib etc etc.
Liz ha sempre difeso il padre, giustificando tutte le sue decisioni come legittime e necessarie, a iniziare dall’invasione dell’Iraq. Lei l’eroina del momento, ci ricorda appunto l’ipocrisia che si cela dietro certe rappresentazioni della realtà.
E a proposito di bizzarre rappresentazioni della realtà, ricordiamo come abbia fatto il giro del mondo, ma non sui media mainstream, la destituzione della commissaria parlamentare ucraina per i diritti umani Lyudmila Denisova da parte della Rada di Kiev.
Una decisione presa dal partito di Zelensky a motivo del suo strano attivismo, che l’aveva portata anche ad accusare i soldati russi di stuprare donne e bambini in quantità industriale. Accuse che il parlamento ucraino ha dichiarato non fondate dichiarando la suddetta inadeguata a ricoprire una carica tanto delicata (ma nonostante questo, le sue accuse sono state ugualmente rilanciate da tutti i media d’Occidente: nella propaganda di guerra non si butta niente, un po’ come si fa per il maiale).
In un’intervista a un giornale ucraino, la Denisova, pur difendendosi a spada tratta, ammette di aver “esagerato” le accuse contro la Russia. Interessante una specifica che ci riguarda da vicino: «Quando, per esempio, ho parlato alla commissione per gli affari esteri del parlamento italiano, ho sentito e visto tanta reticenza riguardo l’Ucraina, sai? Ho parlato di cose terribili per spingerli in qualche modo a prendere le decisioni di cui avevano bisogno l’Ucraina e il popolo ucraino. Lì  [in Italia – SK ] c’era un partito, i “Cinque Stelle”, che era contrario alla fornitura delle armi, ma dopo il mio intervento uno dei leader del partito ha espresso sostegno all’Ucraina e ha detto che ci avrebbe sostenuto, anche sul provvedimento riguardante le armi». Simpatico retroscena.

Ps. Riguardo il blocco del grano dai porti ucraini, questione alla quale abbiamo dedicato una nota e che rischia di affamare il mondo, una novità importante: la Francia si è detta pronta a partecipare all’operazione che potrebbe consentire lo sblocco della situazione. (Qui)

Quest’altro articolo lo dedico a quelli che sghignazzano su Putin “che si aspettava che la popolazione accogliesse i russi a braccia aperte” (testo in russo letto col traduttore automatico).

La più grande bandiera russa nella storia della città è spiegata a Mariupol

Mariupol, 12 giugno – DAN. Il tricolore russo di 2400 m² viene schierato oggi in occasione della Giornata della Russia a Mariupol, riporta il corr. Agenzia di stampa di Donetsk da una città di mare.
L’azione si è svolta in piazza Leninsky Komsomol nel distretto di Primorsky. È stato organizzato dagli attivisti della Young Guard of United Russia e dalla Volunteer Company. All’evento hanno partecipato anche i cittadini.
“Con questa azione, non solo ci siamo congratulati con i residenti per la Giornata della Russia, ma abbiamo anche sostenuto i nostri militari, che stanno partecipando a un’operazione militare speciale per proteggere il Donbass”, ha affermato Ivan Dziuban, vicepresidente della MGER.
Secondo DAN, non c’è mai stata una bandiera russa così grande in città. 

La festa è iniziata da pochi giorni nel Donbass: concerti di artisti russi si sono svolti in città e regioni, anche nel territorio liberato . In particolare, Grigory Leps, Alexander Marshal, Denis Maidanov, Olga Kormukhina, Dmitry Dyuzhev, Aglaya Shilovskaya, Viktor Rybin, Natalya Senchukova e molti altri sono venuti a congratularsi con i residenti della DPR.
Il Russia Day è un giorno festivo della DPR e della Federazione Russa. È stato celebrato nella Repubblica popolare di Donetsk dal 2019 .

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Altre notizie nel  canale DAN Telegram

Nel frattempo quell’oscena associazione a delinquere di stampo mafioso che è l’Unione Europea prosegue imperterrita coi suoi infami ricatti
Noi invece dilettiamoci con le cose meravigliose che la Russia ci regala.

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE RACCATTATA IN GIRO

Una sulla situazione bellica.

Sull’Ucraina, non ci sto

di Cristofaro Sola

Di rado, su questo giornale, mi esprimo in prima persona. Preferisco il “noi”. Non è civetteria. E neppure un ingiustificato senso di grandezza trasfuso in un ridicolo plurale maiestatis. È piuttosto una scelta di metodo per rendere evidente il coinvolgimento del lettore nelle cose che scrivo. È un modo semplice ma diretto per onorare il patto di lealtà che si stipula tacitamente tra chi scrive e chi legge. Niente di più. Tuttavia, tale criterio non può valere sempre. Ci sono delle circostanze nelle quali è doveroso, per dirla con orrenda locuzione, “metterci la faccia”. Ciò di cui sto per dire è una di quelle.
Sono quasi cento giorni che, a proposito della crisi russo-ucraina, la grancassa dei media batte sul medesimo tasto: Vladimir Putin è il tiranno aggressore da abbattere (quelli bravi lo chiamano regime change), il popolo ucraino è eroico nel battersi per la libertà, il fronte degli occidentali è compatto nel sostenere l’Ucraina fino alla sconfitta del nemico. E poi il messaggio subliminale: resistete, resistiamo che, alla fine, vinceremo. Sì, la spunteremo noi. We shall overcome, canterebbe Joan Baez.
Ne ho piene le tasche di ascoltare castronerie. Non vedo alcuna alba radiosa all’orizzonte. E per gli ucraini, di cui all’improvviso abbiamo scoperto di essere fratelli di latte, ciò che vedo al momento è morte e distruzione. Non prendiamoci in giro e, soprattutto, non illudiamo quei poveracci che si stanno facendo massacrare in nome di un avvenire di benessere facile che l’Ovest ha mostrato loro dal buco della serratura dell’Unione europea. Nel frattempo, ci stiamo impoverendo. Stiamo tornando indietro, come europei e come italiani. Per cosa? Per dare a qualcuno ciò che non possiamo dargli? La dico dritta. Non sono un “putiniano”. Essendo cresciuto nel mito del pragmatismo bismarckiano, giudico questa guerra profondamente sbagliata. Peggio: prevedo che questa guerra porterà l’Occidente alla catastrofe. In tutti i sensi. Perciò, maledico la classe di governo che l’Occidente si ritrova sul groppone, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, per l’assoluta miopia dei suoi protagonisti, inetti e pericolosi. Compreso il nostro premier che, lasciatemelo dire, è stata una delusione cocente. Pensavo che il dottor Mario Draghi valesse di più. Mi sbagliavo.
Il graduale, ma irreversibile, assorbimento della Russia post-comunista nella sfera geopolitica e culturale dell’Europa democratica e libera avrebbe dovuto essere la stella polare per i governanti occidentali, se avessero avuto criterio. Invece, hanno fatto e stanno facendo l’esatto contrario. Puntano all’isolamento della Russia e fanno a gara per spingere Mosca tra le braccia della Cina. Che è il vero nemico dell’Occidente, perché, a differenza della Russia, non è mai stata “europea” e, negli ultimi due decenni, ha sviluppato una crescente volontà di potenza, destinata a trasferirsi dal piano strettamente finanziario-commerciale a quello geopolitico e strategico. Pechino aveva bisogno di assicurarsi un partner fedele che gli garantisse forniture illimitate di materia prima, in particolare energetica, per completare il suo progetto espansionistico, concepito sull’aggressione alle economie del mondo per il tramite delle proprie manifatture e delle proprie risorse finanziarie. Lo hanno trovato grazie agli occidentali: la grande madre Russia trasformata nel drugstore del gigante asiatico. Si può essere più stupidi? Ci stiamo accanendo contro un falso bersaglio: Putin che invade l’Europa emulando al contrario due pazzie, quelle di Napoleone Bonaparte e di Adolf Hitler, quando il nemico reale è già tra di noi? Pechino ha piazzato i suoi avamposti in Occidente grazie agli accordi per ricreare la Via della SetaBelt and Road Initiative, così si chiama il progetto di espansione globale cha anche un nostro Governo (il Conte prima versione) ha gioiosamente – e colpevolmente – sottoscritto. Dire queste cose provoca l’orticaria a quel benpensante? Pazienza, se la faccia passare con un efficace antistaminico perché non cambio idea: il sostegno all’Ucraina contro Mosca è stata ed è una monumentale fesseria. Che purtroppo pagheranno i nostri figli perché, a differenza della mediocre classe dirigente occidentale, a Pechino hanno pazienza e vista lunga.
Intanto, c’è stato un primo assaggio di ciò che avverrà in futuro. Qualche giorno fa, aerei russi e cinesi, impegnati in un’esercitazione militare congiunta sul Mar del Giappone, hanno violato lo spazio aereo nipponico nel momento in cui il presidente Usa, Joe Biden, era a Tokyo insieme al primo ministro indiano, Narendra Modi, e al neoeletto premier australiano, Anthony Albanese, per il vertice del Dialogo quadrilaterale di sicurezza (Quad) nel quadrante geopolitico dell’indopacifico. Capite che vuol dire? La più grande potenza nucleare al mondo che si salda al gigante economico e tecnologico asiatico. Russia e Cina insieme possono arrivare dove vogliono. Provare a fermarle porterà alla Terza guerra mondiale, con esiti facilmente intuibili. E pensare che c’è stato un tempo nel quale i russi le esercitazioni militari le facevano con gli italiani. Il protocollo Ioniex vi ricorda nulla? Vi rinfresco la memoria: esercitazioni bilaterali aeronavali italo-russe nel mar Ionio, nella cornice degli accordi di Pratica di Mare del 2002. Era la strada giusta da percorrere, ma l’insipienza dei governanti occidentali, che si sono succeduti negli ultimi due decenni, l’ha cancellata. E oggi se ne pagano le conseguenze. Prevengo il moto di sdegno dei “sinceri atlantisti e convinti europeisti”: darla vinta a Putin è una sconfitta per la libertà. Stupidaggini condite con dosi massicce d’ipocrisia.
E, per favore, non si tiri fuori l’abusato Winston Churchill [c’è stato addirittura chi ha avuto il coraggio di paragonarlo a Pericle, se è per quello] e la sua fermezza nel rifiutare qualsiasi cedimento a Hitler. Il primo ministro britannico, nel 1940, poté mantenere il punto con il nemico perché aveva il sostegno degli Stati Uniti ma, soprattutto, perché non era in campo avverso l’Unione Sovietica. La Storia non è fatta di “se”. Tuttavia, a titolo di puro esercizio intellettuale, qualche iperbole ce la si può concedere. Immaginate se Hitler, invece di rinnegare il patto Molotov-von Ribbentrop, siglato nell’agosto del 1939, di non aggressione tra la Germania e l’Unione Sovietica e invece d’invadere il territorio russo nel giugno del 1941 – Operazione Barbarossa – avesse convinto Stalin a fare fronte comune contro le “plutocrazie” capitalistiche occidentali aprendo la strada alle armate del Reich, attraverso il Caucaso, verso il Medio Oriente e le sue risorse petrolifere, pensate che il signor Churchill avrebbe mantenuto la stessa granitica fermezza contro Hitler? O avrebbe riconsiderato la strada del negoziato con Berlino mettendo in conto l’assoggettamento di gran parte del territorio europeo continentale al Reich? Oggi Putin sta vincendo.
All’Occidente resta una sola opzione: decidere se circoscrivere il danno. La massa d’incapaci che occupa le cancellerie occidentali farebbe bene a prendere lezioni di realpolitik da un grande vecchio che di queste cose ne capisce. Il novantanovenne Henry Kissinger lo ha detto senza giri di parole: non cercate una sconfitta devastante per la Russia in Ucraina e cercate invece di convincere Kiev a cedere una parte del suo territorio alla Russia. Questa guerra sta rimodellando l’equilibrio geopolitico mondiale. C’è ancora pochissimo tempo perché ciò non avvenga a totale danno dell’Occidente. Si obietterà: gli ucraini non ci stanno a perdere territorio. Comprensibile, ma li abbiamo chiamati eroi, allora lo siano fino in fondo. Cosa fanno gli eroi? Si sacrificano per salvare altri. Privarsi di un pezzo di territorio per ottenere in cambio una solida riappacificazione dell’Ovest con la Russia è nell’interesse anche degli ucraini. Non lo si vuole fare? Vorrà dire che è proprio vero ciò che dicevano i latini: a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione.
L’offensiva russa andrà avanti, lenta ma inarrestabile, scandita a colpi d’artiglieria e di bombardamenti missilistici. Obiettivo: la conquista dell’Oblast’ di Odessa fino al Delta del Danubio e al ricongiungimento con la Transnistria, in Moldavia. Risultato atteso da Mosca: l’acquisizione del Mar d’Azov al regime delle acque interne dello Stato russo e il pieno controllo della costa settentrionale del Mar Nero con la contestuale esclusione dell’Ucraina dai benefici economico-strategici dello sbocco al mare. E per l’Occidente? Sapere di avere un nemico giurato alle porte, lietissimo di sostenere i nuovi amici di Pechino nel progetto di fagocitare Taiwan. È la consapevolezza di tale scenario prossimo venturo che ci fa rimpiangere l’assenza sul campo non soltanto del nostro Silvio Berlusconi ma anche di Angela Merkel e di Donald Trump sull’altra sponda dell’Atlantico. Con tutti loro in sella sono certo che non si sarebbe arrivati a questo disastro. E noi italiani staremmo a goderci l’agognata ripresa economica.
(l’Opinione, 29 maggio 2022)

Una sulla questione identitaria e sociale.

Isteria antirussa, figlia di un pensiero subordinato al vassallaggio

di Karine Bechet-Golovko, una giornalista franco- russa che ha collaborato in passato con questo blog:

L‘isteria antirussa, che sta invadendo le nostre società, è preoccupante sotto diversi punti di vista, ma soprattutto per quanto riguarda la nostra civiltà, e quindi la nostra visione dell’uomo in questo mondo in decostruzione. La nostra decostruzione. Per anni abbiamo decostruito la civiltà europea, che i nostri antenati hanno impiegato secoli per stabilire, lotta dopo battaglia, nota dopo nota, frase dopo frase, prendendo deviazioni, tornando alle origini, per renderci finalmente umani.
Per renderci esseri complessi, ricchi, capaci di costruirsi per tutta la vita, di decidere cosa vogliono essere, la società in cui vogliono vivere, i valori del mondo che devono raggiungere.
Per farci un essere che ha dei sogni e un ideale, un essere vivente e che dà la vita, un essere che sa ridere, di sé stesso quanto dell’altro.
Per renderci liberi ed esigenti, impegnati e tolleranti. Vale a dire orgoglioso della nostra sostanza, pur accettando l’altro nella sua differenza.
Questo fragile equilibrio della civiltà europea è preso d’assalto da anni, a suon di trombe in primis e dell’impoverimento del discorso e dell’essere, della loro radicalizzazione: non si ride più dell’altro, ma di sé stesso (e non per tutti, i criteri razziali diventano preponderanti); non sogniamo più e non viviamo più, ma dobbiamo avere paura della morte e quindi smettere di vivere per morire comunque; non sorridiamo più, non prendiamo più le cose con umorismo, ma come quell’uomo dalla faccia rossa sul pianeta del Piccolo Principe, siamo uomini seri, abbiamo fretta; si è “tolleranti”, al punto da rinnegare se stessi.
Quest’opera di indebolimento antiumano è proseguita oggi al ritmo delle dichiarazioni guerrafondaie dei leader del verderame, avendo dimenticato da tempo cos’è l’uomo, cos’è la cultura europea, cosa ha avuto la Francia in termini di influenza culturale. Leader, che volontariamente vogliono schiacciare ciò che siamo, affinché, mai, oh mai, possiamo tornare ad essere ciò che siamo stati.
Le opere e i balletti, riscritti o deprogrammati perché troppo “razzisti”, sono attualmente sospesi perché troppo russi. Chi può, infatti, osare guardare a teatro il capolavoro che è Il lago dei cigni [1] o ascoltare Čajkovskij [2] alla radio, quando c’è un conflitto in Ucraina? Qual è la connessione? Nessuna, la bellezza senza tempo del Lago dei cigni, l’emozione insostituibile della musica di Čajkovskij non sono messe in discussione, è la ricchezza della cultura europea che lo è allora. Perché il tempo non è più per la cultura, ma per l’allineamento.
Fin dove si spingerà questa follia? Fino a negare Dostoevskij, Cechov, Puskin? Perché sono russi? In che modo la nostra identità crescerà e la arricchirà? In che modo la nostra civiltà sarà più forte e più felice?
Sembra che l’assoluta “tolleranza” portata dalla globalizzazione, che porta al culto dell’altro e alla denigrazione di sé, che l’assimilazione forzata di tutte le culture, che porti alla diluizione delle culture nazionali, che questi fenomeni globali non abbiano nulla da fare con la Russia... Ciò che è russo deve stare fuori da questo crogiolo ed è ora chiamato a stare fuori dalla nostra acculturazione globale. Il che è abbastanza buono per la cultura russa in sé, ma sottolinea l’ipocrisia del fenomeno globale.
Chi siamo dopo tutto questo? Siamo più francesi, perché rifiutiamo la cultura russa? La nostra cultura, la nostra civiltà saranno più europee se verranno amputate dalla Russia? No, semplicemente per definirsi un essere globale, per costruire questo tanto atteso “cittadino del mondo”, che non ha radici ed è perfettamente modulare e intercambiabile, non serve la cultura russa – troppo russa, troppo nazionale, frutto di un Paese che non accetta “valori” globali, che non accetta di fondersi nella globalizzazione.
Chi siamo finalmente diventati a forza di amputazioni ripetute e cumulative?
Questa tragedia che l’uomo sta vivendo in questi anni, e che si è accentuata negli ultimi mesi, mi fa pensare alle prime pagine del libro di Amin Maalouf, Les Identités assassinates [3] , di cui vorrei citarvi alcune linee:

“A volte, quando ho finito di spiegare, in mille dettagli, per quali precisi motivi rivendico in toto tutte le mie affiliazioni, qualcuno mi si avvicina per sussurrarmi mettendomi una mano sulla spalla: “Hai fatto bene a dirlo, ma nel profondo, come ti senti? “. Questa domanda insistente mi ha fatto sorridere a lungo. Oggi non sorrido più. Perché mi sembra rivelare una visione degli uomini diffusa e, ai miei occhi, pericolosa. Quando le persone mi chiedono chi sono “nel profondo di me stesso“, questo suppone che ce ne sia uno, “nel profondo” di ciascuno, un’unica appartenenza che conta, la loro “verità profonda” in un certo senso, la sua “essenza”, determinato una volta per tutte alla nascita e che non cambierà mai; come se il resto tutto il resto – la sua traiettoria di uomo libero, le sue convinzioni acquisite, le sue preferenze, la sua stessa sensibilità, le sue affinità, la sua vita insomma – non conti nulla. E quando incoraggiamo i nostri contemporanei a “affermare la loro identità”, come spesso facciamo oggi, ciò che diciamo loro è che devono trovare nel profondo di loro stessi questa cosiddetta appartenenza fondamentale (…). Chi rivendica un’identità più complessa si ritrova emarginato”.

L’era attuale non si distingue per la sua complessità, per la sottigliezza né per la ricchezza. L’epoca odierna è quella della semplificazione estrema, della caricatura. Va verso il rifiuto, al ritiro, all’oblio. Tuttavia, ogni individuo è costruito nel tempo, per diventare – o meno – questo essere complesso che chiamiamo con rispetto e talvolta invidia Uomo. Ci costruiamo sulla base del terreno in cui nasciamo, nella famiglia che ci ama e ci tiene in piedi, nella scuola, che ci modella e deforma per inserirci negli schemi della società, con le nostre letture e le nostre passioni, che prendono uscendo da questo stampo, ci evolviamo grazie a ciò che ascoltiamo, a ciò che vediamo. Ci costituiamo e allo stesso tempo costituiamo la società in cui viviamo.
Ad ogni rifiuto perdiamo una parte di noi stessi. Ad ogni amputazione diventiamo più poveri. A rischio di diventare esseri viventi, nel senso strettamente biologico del termine. Stili di vita abbastanza semplici… e in definitiva molto più facili da governare.
Abbiamo il coraggio di tornare alla complessità e di lasciare i nostri governanti al loro vassallaggio, se questo è il limite estremo del loro coraggio nazionale. I popoli hanno più in comune tra loro che con le loro élite dominanti e le minoranze radicali che manipolano.  Non lasciamo che questo legame si spezzi, in nome di interessi, che ci sono estranei, che sono estranei all’umanesimo che unisce noi.

[1] https://www.varmatin.com/culture/la-maison-pour-tous-de-montauroux-deprogramme-le-ballet-du-bolchoi-de-moscou-750469

[2] https://www.radioclassique.fr/magazine/articles/guerre-en-ukraine-le-compositeur-russe-tchaikovski-deprogramme-par-lordre-philharmonique-de-cardiff/

[3] Edizioni Grasset, 1998, p. 8-9

fonte: Russiepolitics (https://russiepolitics.blogspot.com/2022/05/billet-du-vendredi-et-si-lon-revenait.html?m=1) (Qui)

E una di strategia globale.

L’ordine globale Nato chiude le porte a qualsiasi alternativa

di Eleonora Piergallini

In un lungo articolo pubblicato sul Guardian, Thomas Meaney, ricercatore presso il Max Planck Institute di Gottinga, ripercorre la storia della Nato per evidenziarne la natura e l’interessante parabola percorsa dalla sua genesi.
Come scrive Meaney, dopo essere stata messa in discussione dall’amministrazione Trump, “la Nato è tornata, con l’invasione dell’Ucraina. Vladimir Putin ha risollevato da solo le sorti dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, riportandola in cima all’agenda della politica estera”.
Dopo la caduta del muro di Berlino, ci si è interrogati a lungo sulla natura della Nato, fino al sospetto che non fosse mai stata solo un’alleanza militare, ma un organismo più politico al servizio degli Stati Uniti, la cui supremazia al suo interno è indiscussa e indiscutibile (se un membro intende lasciare l’alleanza, ricorda Meaney, deve chiederlo al presidente degli Stati Uniti).
Come suggerisce l’articolo, l’invasione dell’Ucraina è diventata un trampolino di lancio per una nuova prospettiva della NATO. “Gli strateghi militari statunitensi”, scrive infatti Meaney, “sognano nuovamente di aprire un fronte Nato nel Pacifico, mentre i burocrati dell’UE progettano una nuova alleanza Nato per Internet […]. Il vecchio sceriffo della Guerra Fredda ha ritrovato il suo ruolo guida e, con sorpresa di molti, ha dimostrato di essere una forza straordinariamente agile ed efficiente nella lotta contro la Russia”.
Di grande interesse, la conclusione dell’articolo: “lo storico inglese EP Thompson sosteneva nel 1978 che il “Natopolitanism” era una forma di apatia estrema, una patologia avvolta in un’ideologia vuota che sapeva solo a cosa si opponeva. Ma Thompson scriveva in un momento in cui gli appelli ad abolire l’alleanza non erano ancora diventati un incantesimo stanco. Nel 1983, il posizionamento dei missili Pershing da parte della NATO in Germania occidentale poteva ancora suscitare proteste, tra le più grandi della storia tedesca del dopoguerra”.
“Ma se un tempo l’istituzionalizzazione della Nato e della strategia nucleare era considerata una mossa letale da molti cittadini degli Stati Nato, successivamente le recenti guerre della Nato in Libia e in Afghanistan sono state realizzate senza ostacoli interni, nonostante il loro abissale fallimento e nonostante abbiano palesemente reso il mondo un posto più pericoloso”.
“L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha rappresentato per la Nato il momento più pacificante possibile. Nessuno dubita dell’effettivo sostegno della Nato alla difesa del territorio ucraino, anche se la guerra non è ancora finita”.
“La domanda più difficile è se la Nato, più che garantire pace e libertà, non sia in realtà un legaccio della guerra fredda, che ha limitato la libertà dell’Occidente – e messo in pericolo le popolazioni di tutto il mondo. In un momento in cui c’è bisogno come non mai di un ordine mondiale alternativo, la Nato sembra chiudere la porta a tale possibilità. La Nato sembra essere tornata. Ma solo per issare la vecchia bandiera: ‘Non c’è nessuna alternativa’”. (Qui)

E dunque NATO delenda est e UE delenda est: non c’è alternativa.

barbara

OK, MI AVETE CONVINTA

Perché quando i fatti sono documentati in modo inoppugnabile e inequivocabile, se si è intellettualmente onesti bisogna arrendersi all’evidenza. E dunque sì, riconosco che quella cazzata che gli ucraini in Donbass massacrerebbero i russofoni, addirittura da otto anni, non è altro che volgare propaganda russa.

Napoli, domenica 20 luglio 2014

E naturalmente è una balla anche che gli ucraini stiano ammazzando i russi con le nostre armi. È ovviamente una balla oggi

Armi (pesanti) italiane al regime di Kiev e l’imbarazzo dei finti pacifisti in Parlamento

Mentre l’amministrazione statunitense si prepara all’ulteriore escalation bellica della Nato contro la Russia con il possibile invio di sistemi di missili a lungo raggio, i Multiple Launch Rocket System o MLRS, all’Ucraina, è necessario fare il punto sul livello di co-belligeranza attuale italiana nel conflitto.
Sono reperibili in rete alcune fotografie che ritraggono militari ucraini impegnati nell’utilizzo di cannoni/obici italiani FH-70 che Roma ha fornito all’esercito di Kiev.
L’Italia risulta infatti tra i paesi che hanno fornito maggiori ‘aiuti’ militari a Kiev. Secondo ill think tank tedesco Kiel Institute for the World Economy l’Italia si colloca al quarto posto per aiuti militari all’Ucraina con 150 milioni di euro di armamenti, dietro Stati Uniti (4,3 miliardi), Estonia (200 milioni) e Regno Unito (204 milioni). 
La lista completa degli armamenti inviati all’Ucraina non si conosce perché il governo ha deciso di apporre il vincolo delle segretezza e il Parlamento ha votato una delega in bianca fino al 31 dicembre 2022. In ogni caso sappiamo dalle testimonianze apparse in queste settimane che l’Italia ha fornito al regime di Kiev gli obici FH-70, obici da 155 millimetri, artiglieria pesante, armi anticarro, Stinger MANPADS, missili anti-carro Milan, mortai da 120 mm, mitragliatrici pesanti (Browning) e leggere (MG), giubbotti antiproiettile, elmetti, razioni k, proiettili e munizioni. 
Inoltre, l’Italia prevede di inviare mezzi pesanti come i semoventi d’artiglieria M109, i cingolati M113 e i blindati leggeri Lince che avrebbero dovuto essere già trasferiti a Kiev ma si trovano in manutenzione e sarebbero quindi al momento inutilizzabili. Inoltre alcuni quotidiani hanno riferito che l’Italia avrebbe voluto fornire all’Ucraina anche i missili Spike di fabbricazione israeliana, ma questo sarebbe potuto avvenire solo dietro approvazione israeliana. 
E’ inevitabilmente scemata in queste ore la vuota propaganda di Conte e Salvini “contro le armi” dopo che i loro partiti (con l’unica eccezione dell’allora presidente della Commissione esteri Vito Petrocelli punito politicamente proprio per quel voto) potrebbero semplicemente riportare al Parlamento la questione e con un nuovo voto eliminare la delega in bianca data al governo Draghi.
Il tempo rimasto è veramente poco: se realmente Biden dovesse alzare il livello degli armamenti al punto di non ritorno, l’Italia si ritroverebbe come uno dei paesi più coinvolti grazie al governo dei “migliori”. Non resta quindi, come da ultimo Lavrov in un’intervista a RT, ridicolizzare il “piano di pace di Repubblica-Di Maio”, ennesima goffa dimostrazione di apprendisti stregoni allo sbaraglio.
La redazione de l’Antidiplomatico, qui.

Visto che è una balla? Quindi figurati se potrebbe essere vero che addirittura li stiamo armando da otto anni! Minchiate.
E ho anche capito che Putin è, come dite voi, un pazzo squilibrato fuori di senno che non sa quello che dice e quello che fa. Me ne sono convinta soprattutto guardando e ascoltando questo suo intervento al forum economico euroasiatico, da cui risulta in modo inequivocabile che è anche sicuramente molto malato, ormai con un piede nella fossa, e con evidenti vuoti di memoria, visto che ogni tanto gli tocca dare un’occhiata agli appunti.

E quei fessi dei russi, l’avete sentito anche voi, che erano convinti che li avrebbero accolti a braccia aperte! Tonti, ma tonti che peggio non si può. Me l’avevano detto, che quegli imbecilli si illudevano ma io non ci volevo credere. Ma adesso che ho sentito con le mie orecchie quello che pensa la gente…

E figuratevi che mi ero perfino bevuta la storia che gli ucraini avrebbero distrutto l’aeroporto di Donetsk! Ma si può essere più scemi e creduloni?!

E addirittura, puttanata delle puttanate, che sparassero ai civili!

(Ursula, dove sei?)

Concludo affermando che fanno benissimo a boicottarli tutti, dal primo all’ultimo: oltre a tutte le validissime ragioni politiche, guardate anche quanto sono brutti, rozzi, ineleganti, selvaggi. Praticamente peggio delle bestie, al pari del loro capo, come giustamente sostiene un nostro eccellente statista, specializzato in piani di pace.

barbara

LE COSE DI CUI NON CI SI CAPACITA

Qualcuno ha scritto questo articolo.

Nel 1936 la Germania – nel pieno del suo espansionismo politico ed economico – organizzò i giochi olimpici.
Il leader dell’epoca (innominabile oggi in democrazia pena la censura) aveva le sue idee – molto chiare – sia su paesi amici e nemici sia, soprattutto, su pigmentazioni ed analoghi segni caratterizzanti le varie etnie. Ma, nonostante le sue idee chiarissime, non gli passò neppure per la mente di boicottare paesi o pigmentazioni non gradite. Tant’è che le Olimpiadi di Berlino sono ricordate – con un po’ di ovvia retorica dei vincitori – come le Olimpiadi del trionfo dell’afroamericano Jesse Owens, il quale fra l’altro strinse nell’occasione una fortissima e duratura amicizia pubblica con Luz Long, il biondo atleta emblema della Germania di allora, senza alcun ostacolo da parte del regime. Se pensiamo che oggi la “democrazia occidentale” è riuscita ad escludere – per l’unica colpa di essere nati in un determinato paese – perfino le squadre dei ragazzini disabili russi, oltreché tutte le nazionali, i campioni, i musicisti, i direttori d’orchestra, i cantanti e gli artisti, perfino quelli come Dostoevskij morti da un secolo e mezzo, forse qualche domanda sull’essenza della democrazia dovremmo farcela…

Sembrerebbe perfetto, vero? Pienamente condivisibile da qualunque persona di buonsenso, vero? Ma evidentemente il buon senso non è un bene comune, e non tutti vi hanno accesso. Ed ecco dunque quest’altro articolo che lo commenta, e che io a mia volta commenterò tra le righe.

Semplicemente incredibile il post che riporto sotto! Val la pena di leggerlo, cercando di non incazzarsi troppo.- [Ecco, anche voi che vi accingete a proseguire la lettura, cercate di non farvi venire troppi rigurgiti acidi]

Hitler nel 1936, si dice, “permise” a neri americani ed ebrei di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, addirittura, aggiungo io, il tiranno nazista acconsentì che nella squadra nazionale tedesca ci fossero alcuni ebrei. [FALSO! Partecipò una sola “ebrea” tedesca, Helene Mayer, in realtà ebrea solo per parte di padre e quindi, per inciso, per la legge ebraica non era ebrea per niente. Fu richiamata dagli Stati Uniti dove si era rifugiata per sfuggire alle leggi razziali, unicamente perché si sapeva che senza di lei la squadra tedesca non avrebbe mai potuto vincere. Quanto agli ebrei di altre nazionalità (pochi) che parteciparono alle olimpiadi, nei documenti non era certo riportata l’indicazione “di razza ebraica”, quindi questa affermazione è un’emerita cazzata] Oggi invece il cattivissimo occidente discrimina ad ogni livello i russi. Li esclude da manifestazioni sportive e culturali di ogni tipo. Conclusione: l’attuale occidente di oggi è peggio della Germania nazista. Siamo dei “liberal nazisti”. Più o meno le conclusioni del filosofo di corte Alexandr Dugin. Perfetto.
Brevi considerazioni.
In primo luogo nel 1936 l’allentamento delle discriminazioni fu una condizione posta ad Hitler per poter ospitare le Olimpiadi a Berlino. [FALSO! Nessuna condizione è mai stata posta da chicchessia. Il fermare le persecuzioni per due settimane è stata un’iniziativa di Hitler per poter fare bella figura di fronte al mondo. La prova? L’assegnazione delle olimpiadi a Berlino era stata fatta nel 1931, due anni prima che Hitler fosse nominato cancelliere] Il tiranno nazista considerava molto importante dal punto di vista propagandistico questo evento ed accettò di mettere fra parentesi per un paio di settimane le persecuzioni contro chi considerava “inferiore”.
In secondo luogo nel 1936 NON era in corso nessuna guerra che vedesse impegnata la Germania, meno che mai era in corso una guerra fra Germania ed USA. Quelle di Berlino furono le ultime Olimpiadi di ante guerra. Passarono 12 anni, dal 1936 al 1948, prima di vedere nuovi giochi olimpici. Non credo che se nel 1942 si fosse disputata una grande manifestazione sportiva, ad esempio negli USA gli atleti tedeschi sarebbero stati invitati.

Evidentemente sfugge, all’esimio signore, che la Russia non ha dichiarato guerra all’Italia, alla Francia, alla Germania come la Germania l’aveva dichiarata all’America, non ha bombardato le nostre case, le nostre fabbriche, i nostri ponti, le nostre ferrovie, le nostre navi, e non ha deportato nei campi di sterminio una parte dei nostri connazionali. Quindi posso dire che questo signore sta facendo discorsi del cazzo? A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.
Poi c’è quest’altro articolo interessante.

Forse non tutti sanno [bello l’incipit, vero?] che per tre anni dalla sua indipendenza nel 1991, l’Ucraina fu la terza potenza nucleare del mondo, detenendo all’incirca 4000 ordigni nucleari. Le testate nucleari tattiche, circa 2400, vennero consegnate alla Federazione Russa tra il gennaio e il maggio del 1992 [ovvio: le testate appartenevano all’Unione Sovietica, non all’Ucraina!]. Le testate nucleari strategiche, circa 1600, rimasero all’Ucraina fino al 1994. In quell’anno durante il summit di Budapest, le grandi potenze nucleari del tempo: Stati Uniti, Gran Bretagna e Federazione Russa, decisero di garantire per la sicurezza dell’Ucraina che in cambio avrebbe consegnato interamente il proprio arsenale nucleare alla Federazione Russa, erede unica dell’Unione Sovietica. Questa decisione venne formalizzata con il Memorandum di Budapest con il quale Stati Uniti, Gran Bretagna e Federazione Russa si impegnarono nel preciso rispetto dei seguenti punti (segue testo del Memorandum)

“- to respect the independence and sovereignty and the existing borders of Ukraine
– to refrain from the threat or use of force against the territorial integrity or political independence of Ukraine
– to refrain from economic coercion designed to subordinate to their own interest the exercise by Ukraine of the rights inherent in its sovereignty
– to provide assistance “if Ukraine should become a victim of an act of aggression or an object of a threat of aggression in which nuclear weapons are used”
– not to use nuclear weapons against any non-nuclear-weapon state party to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons, except in the case of an attack on themselves, their territories or dependent territories, their armed forces, or their allies, by such a state in association or alliance with a nuclear weapons state.”

Traduzione

“- a rispettare l’indipendenza e la sovranità ei confini esistenti dell’Ucraina
– ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina
– ad astenersi da coercizioni economiche volte a subordinare al proprio interesse l’esercizio da parte dell’Ucraina dei diritti inerenti alla sua sovranità
– a fornirle assistenza se l’Ucraina dovesse diventare vittima di un atto di aggressione o di un oggetto di una minaccia di aggressione in cui vengono utilizzate armi nucleari
– a non usare armi nucleari contro qualsiasi Stato che non sia dotato di armi nucleari e sia parte del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, salvo il caso di attacco contro se stesse, i loro territori o territori dipendenti, le loro forze armate, o i loro alleati, da tale stato in associazione o alleanza con uno stato dotato di armi nucleari.”

La Federazione Russa ha palesemente violato non solo lo Statuto delle Nazioni Unite ma anche gli accordi diretti assunti con la prima parte del Memorandum attuando l’annessione della Crimea nel 2014, svolgendo attività di sedizione nel Donbass e invadendo l’Ucraina oggi.

Cioè secondo questa emerita testa di cazzo fra il 1994 e il 2014 non è successo niente. Sarebbe come dire che siccome io nel 2015 ho firmato un contratto con il quale mi impegno a pagare ogni mese tot euro di affitto al proprietario dell’appartamento in cui vivo, se viene un terremoto e butta giù la casa, io devo lo stesso continuare a pagare l’affitto perché c’è un contratto in cui mi sono impegnata a farlo. O, meglio ancora, un bel giorno il  padrone di casa si mette qui davanti con un cannone e butta giù la casa, e io dovrei continuare a pagargli l’affitto. A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.
E poi c’è ancora quest’altro fenomeno.

In Italia non possiamo scegliere nessuna delle cinque cariche più importanti dello Stato
Non possiamo scegliere i parlamentari, ma solo i partiti. I parlamentari vengono scelti dalle segreterie dei partiti.
Parte della magistratura è marcia
La giustizia è talmente lenta da non essere giustizia.
C’è molta corruzione
Quanto livello di libertà di stampa, occupiamo un posto molto basso tra i Paesi democratici.
Pensate che per questo la Russia, la Cina o la Francia farebbero bene a invaderci, a distruggere Genova e Vercelli, a fucilare civili italiani dopo averli torturati?
Chi cita i gravissimi difetti dell’Ucraina, e per questo rifiuta di definire criminale Putin, è convinto di sì

Forse sfugge all’emerito proprietario dell’emerito cervello che ha defecato questa genialata che:
a) In Italia non ci sono milioni di russofoni da noi bombardati e massacrati per otto anni.
b) In Italia non ci sono stati russofoni chiusi in un edificio e bruciati vivi come facevano i nazisti con gli ebrei nelle sinagoghe e come fanno oggi i nazislamici coi cristiani nelle chiese.
c) Anche se i nazistofili fingono di non saperlo, le città russofone sono state bombardate dagli ucraini.
d) Anche se i nazistofili fingono di non saperlo, assassini e stupri e torture documentati sono stati commessi dagli ucraini: quelli attribuiti ai russi devono ancora essere provati. Questa cosa, in psicanalisi, si chiama proiezione. Ne sono maestri per esempio i palestinesi (maestri non a caso dei nazisti ucraini) che attribuiscono agli israeliani tutte le proprie più infami attitudini. E tanto i nazistofili di casa nostra si sono immedesimati col loro beniamino, da attribuire anch’essi alla controparte ogni sorta di crimini commessi dai loro beneamati.
e) A tutto questo va aggiunto che nei dieci giorni prima del 24/2/22 i colpi di artiglieria sul Donbass erano passati da 50/g a 2000/g – fonte OSCE, non disinformatsija putiniana.
A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.

Vediamo ora qualche testimonianza dei poveri invasi dal kattivissimo Putin.

Diario di Ariel Shimona Edith

Intervista registrata a Volnovaha, sottotitoli in italiano.
Al di là delle comparsate in tutti i parlamenti e i televisori del mondo occidentale, Zelensky non solo non si è più occupato degli ucraini, ma li ha abbandonati completamente a se stessi.
Cibo, acqua, soccorsi medici, linee di comunicazione. Niente.
Nemmeno il pane. Nemmeno l’acqua.
I proiettili invece sì che li ha messi in mano alle milizie. Quelli, ha destinato alla popolazione, grazie ai paesi occidentali che gliele continuano a fornire.
Inoltre, se le testimonianze coincidono ovunque, non significa anche che le strategie sono state decise ai vertici?
E il presidente non è stato informato su come avrebbe agito il suo esercito?
Ovunque i generi di prima necessità li hanno distribuiti i russi, nel giro di poche ore.
Ne hanno distribuiti già tonnellate, ed è tutto documentato da video e da ciò che dicono i sopravvissuti.

E ancora due parole sulle persone bruciate vive

Più che un invasore e un invaso, mi sembra che ci siano un cosiddetto invasore e un invasato, incensato da una massa di invasati.

Concludo con la bambina dal cappotto rosso, interpretata da Yulia Lipnitskaya (cognome ebraico, credo, e non a caso quando ha avuto un problema è stata curata per tre mesi in una clinica in Israele), all’epoca non ancora sedicenne.

barbara

QUALCHE CONSIDERAZIONE PERSONALE

Sento spesso accusare di ipocrisia quelli che, come Orsini, a ogni considerazione sulla guerra e su che cosa l’ha provocata premettono regolarmente la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina: ebbene, di questa colpa, dell’ipocrisia, posso in tutta onestà considerarmi innocente: mai mi sono sognata di condannare l’aggressione della Russia, così come mai mi sono sognata e mai mi sognerei di condannare l’aggressione israeliana all’Egitto e alla Giordania nel ’67. L’unico errore che imputo a Putin è lo stesso degli alleati nel ’38: non essere intervenuti subito, concedendo alla Germania nazista un intero anno per armarsi fino ai denti. Allo stesso modo Putin ha concesso ben otto anni alla cricca Obama-Biden-Clinton-Nuland-Pelosi (e ora anche Harris) di armare fino ai denti l’Ucraina nazista. Nessun aggressore e nessun aggredito dunque? Beh no, non proprio: l’aggressore è stato, per otto lunghi anni, l’Ucraina nazista e l’aggredito la popolazione del Donbass, bombardata e massacrata per otto interi anni.

Poi c’è l’altra cosa buffa, dei mass media che mostrano orripilati il Donbass in macerie, scenario che ci riporta al Libano del 1982: dopo il famoso Settembre Nero, la sanguinosa repressione messa in atto da re Hussein di Giordania contro i palestinesi di Arafat, che avevano creato un vero e proprio stato nello stato, con una propria polizia, propri posti di blocco che esigevano il pizzo per lasciar passare i viaggiatori, e violenze di ogni genere, e si accingevano a provocare un colpo di stato per rovesciare la monarchia e prendere il potere, dopo questo, dicevo, la maggior parte di loro si sono rifugiati in Libano, all’epoca lo stato più ricco, moderno, libero e, insieme a Israele, l’unico democratico del Medio Oriente (Beirut era chiamata la Parigi del Medio Oriente). Arrivati qui hanno immediatamente scatenato una guerra civile che ha provocato, si calcola, 160.000 morti, su una popolazione di meno di due milioni e mezzo, e ridotto lo stato in macerie. Dodici anni dopo Israele, per fermare lo stillicidio di attacchi terroristici sul proprio territorio da parte dei palestinesi con base in Libano, si sono finalmente decisi a intraprendere una guerra contro di loro. A questo punto si sono improvvisamente svegliati un sacco di giornalisti che si sono precipitati lì, hanno trovato il Libano ridotto in macerie da dodici anni di terrorismo palestinese e guerra tra le varie fazioni, e hanno detto cazzarola, guarda che razza di macello hanno fatto sti fetenti di Israeliani. Già, la storia si ripete, praticamente identica, con interi quartieri del Donbass ridotti in macerie, abitazioni scuole asili ospedali dai bombardamenti ucraini, e i nostri mass media venduti ci mostrano le distruzioni “causate dai bombardamenti russi”, e poco contano le decine, se non centinaia, di ore di filmati che, a partire dal 2014 documentano le sistematiche distruzioni operate dagli ucraini e le testimonianze delle vittime – e magari non sarà proprio esattamente una farsa questa ripetizione della storia, ma col comico in guêpière e tacco dodici, anche se la tragedia sicuramente non manca, direi che non ne siamo troppo lontani.

Una delle cose più oscene che ho letto da parte dei filonazisti è lo sbeffeggiamento delle testimonianze sui crimini degli ucraini “fatte da russofoni in territorio russofono a giornalisti russi”. Ora: le vittime dei crimini ucraini sono i russofoni: chi altro dovrebbe testimoniarle? I russofoni vivono in territorio russofono: dove altro dovrebbero renderle le testimonianze? Quanto ai giornalisti, sia io che tutti gli altri che se ne sono occupati abbiamo pubblicato interviste di Giorgio Bianchi, italiano, Vittorio Rangeloni, italiano, Patrick Lancaster, americano. Quindi questi signori oltre che deficienti sono anche in palese malafede: non solo negano ciò che avviene sul territorio, ma falsificano anche quello che hanno visto coi propri occhi e sentito con le proprie orecchie. Oppure non hanno guardato nessuno di queste decine di video perché tanto “si tratta di propaganda russa” ma ne parlano come se li avessero visti inventandone i contenuti. Feccia immonda, e la qualifica di osceni la meritano tutta.

Una cosa che ho capito con sette anni di ritardo. La prima signora che ho avuto per pulire la casa quando sono venuta ad abitare qui mi era stato detto che era ucraina, sennonché una volta che l’ho sentita parlare al telefono mi è venuto un dubbio e le ho chiesto: “Ma lei è ucraina o russa?”, e lei ha risposto: “Ucraina, ma parlo russo”. Avevo pensato che intendesse dire che stava parlando russo in quel momento; solo adesso ho capito che intendeva tutt’altro.

Poi ci sarebbe Israele. Che da sempre quando ha bisogno di colpire armi iraniane o terroristi in Siria si fa il suo bel bombardamento, e la Russia guarda da un’altra parte. Poi arriva la guerra, Israele si accoda al gregge e fa la sua brava “condanna dell’aggressione”, e va bene, manda tonnellate di materiale sanitario, ambulanze antiproiettile, un attrezzatissimo ospedale da campo, e va bene – al guitto no però, al punto che vi sbraita addosso, dice che dovete fare di più, fa paragoni con la Shoah, cosa che ha sollevato ovviamente critiche, ma niente di paragonabile al putiferio scatenato dalle dichiarazioni di Lavrov, che sicuramente non erano più gravi di quelle. Vabbè. Poi un bel giorno vi mettete a mandare anche armi – anche combattenti, sembra, ma di quelli non è detto che il governo sia responsabile – e la musica, in Siria, ovviamente cambia. E tutti i filoisraeliani in giro per il mondo si incazzano con Putin. Ma grandissime teste di cazzo, voi e il governo israeliano, dopo che per anni vi ha lasciato fare in Siria tutto quello che volevate, dovrebbe ringraziarvi che mandate armi a quelli che gli sterminano la sua gente? Tutti contenti del nuovo governo frutto del “chiunque tranne Netanyahu” – gemello del “chiunque tranne Trump” – e da una parte come dall’altra i risultati si sono visti. Ho sentito gente entusiasta: “Per la prima volta siedono vicino destra, sinistra e arabi”, col bel risultato che si sta scatenando un livello di terrorismo come non si vedeva da un pezzo, e non potete reagire se no gli arabi si incazzano e vi fanno cadere il governo. E come se non bastasse vi mettete anche ad armare i nazisti, ma andate affanculo, mastodontiche teste di cazzo! Vi siete sempre rifiutati di riconoscere il genocidio armeno per non fare incazzare la Turchia che era l’unico stato mediorientale a non essere in guerra con voi perché la morale è una bella cosa ma le esigenze dello stato vengono prima, e adesso vi andate a sputtanare coi nazisti? E riandate affanculo, va’.

Comunque sembra che si stia cominciando ad accorgersi che la guerra per l’Ucraina è persa e non vi sono possibilità di recupero, il che era chiaro fin dall’inizio ed è, oltre che logico, anche giusto, e dunque, a meno che qualcuno non si illuda, come quegli altri nazisti 77 anni fa, che sia in fase di messa a punto una super arma segreta che sbaraglierà il nemico in men che non si dica, il comico non ha altra scelta che la resa. Non è che sia la scelta più ragionevole: è proprio l’unica, non ce ne sono altre. E il massimo che potrà ottenere sarà esattamente quello che Putin aveva chiesto per vent’anni, e ancora, per l’ultima volta, quattro giorni prima della guerra. Ma qualcuno, preso da delirio di onnipotenza, ha preferito puntare più in alto e giocare al tavolo della roulette svariate migliaia di vite, come già ricordato qui. Ma qualcuno, come dicevo, sta forse cominciando a svegliarsi.

NYT: urge un ritorno al realismo sulla guerra ucraina

Il comitato editoriale del New York Times, organo di riferimento del partito democratico, chiede a Biden di chiudere la crisi ucraina. Si tratta forse dell’intervento più autorevole in tal senso apparso sui media americani, da cui la sua importanza.
“La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta” è il titolo dell’editoriale del giornale della Grande Mela che, pur elogiando il sostegno che l’America ha fornito a Kiev, chiarisce che ora la guerra è entrata in una fase nuova e gli obiettivi dell’amministrazione Biden stanno diventando sempre meno chiari.
I suoi esponenti, infatti, in più occasioni si sono profusi in improvvide dichiarazioni che rendono nebulosi gli obiettivi di tale aiuto, che non possono essere identificati con la sconfitta della Russia, perché ciò è irrealistico e rischia di scatenare escalation, anche nucleare.
Tali obiettivi devono essere rivisti anche nel più ristretto ambito del conflitto ucraino. Così il Nyt: “Una vittoria militare decisiva per l’Ucraina sulla Russia, che vedrebbe l’Ucraina riconquistare tutto il territorio che la Russia ha conquistato dal 2014, non è un obiettivo realistico. Sebbene la pianificazione e le capacità militari della Russia siano stati sorprendentemente modesti, la Russia rimane troppo forte e Putin ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”.
“Gli Stati Uniti e la NATO sono già profondamente coinvolti, militarmente ed economicamente [nella guerra]. Ma aspettative irrealistiche potrebbero trascinarci sempre più in profondità in un conflitto lungo e costoso. La Russia, per quanto ferita e incapace, è ancora in grado di infliggere distruzioni indicibili all’Ucraina ed è ancora una superpotenza nucleare”.
“[…] Recenti dichiarazioni bellicose da Washington: l’affermazione del presidente Biden secondo cui Putin ‘non può rimanere al potere’, il commento del segretario alla Difesa Lloyd Austin secondo il quale la Russia deve essere ‘indebolita’ e la promessa del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina ‘fino alla vittoria’ possono riecheggiare come proclami travolgenti, ma non avvicinano ulteriormente i negoziati”, che oggi appaiono un miraggio lontano, essendo il dialogo tra le parti precipitato al punto più basso dall’inizio della guerra.
Le trattative invece urgono, per i motivi suddetti e perché le conseguenze globali della crisi diventeranno sempre più disastrose, sia a livello economico che sociale, dal momento che il conflitto (e le sanzioni anti-russe, ma questo il Nyt non lo può scrivere) sta impoverendo il mondo. E il popolo americano, che presto proverà i morsi di tali conseguenze, non continuerà a sostenere indefinitamente il supporto a Kiev, mentre gli ucraini continueranno a morire e il conflitto porrà rischi crescenti alla “pace e alla sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.
Certo, la decisione di trovare un compromesso con Mosca deve essere presa dalla leadership ucraina, continua il Nyt. Sarà loro compito, infatti, “prendere le dolorose decisioni riguardo i territori che il compromesso richiederà“. Ma anche tale leadership deve fare i conti con la realtà.
Il Nyt non lo scrive, ma si può tranquillamente aggiungere che Zelensky appare come drogato dal supporto politico, economico e militare che sta ricevendo (come denotano anche certe derive venate da delirio di onnipotenza).
Queste, infine, le conclusioni del Nyt: “mentre la guerra continua, Biden dovrebbe chiarire al presidente Volodymyr Zelensky e al suo popolo che c’è un limite al grado di intensità con il quale gli Stati Uniti e la NATO si impegneranno nello scontro con la Russia e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che possono ricevere. È imperativo che le decisioni del governo ucraino siano basate su una valutazione realistica dei suoi mezzi e di quanta distruzione può sostenere l’Ucraina“.
“Confrontarsi con questa realtà può essere doloroso, ma non si tratta di un appeasement [col nemico]. Questo è ciò che i governi sono tenuti a fare, non inseguire una illusoria ‘vittoria’. La Russia subirà le ferite dell’isolamento e delle sanzioni economiche per gli anni a venire e Putin passerà alla storia come un macellaio. La sfida ora è scrollarsi di dosso l’euforia, fermare gli scherzi e concentrarsi sulla definizione e sul completamento della missione. Il sostegno dell’America all’Ucraina è una prova del suo posto nel mondo nel 21° secolo e il signor Biden ha l’opportunità e l’obbligo di aiutare a definire ciò che sarà tale futuro”.
Si nota che quello del Nyt è un grido di vittoria, non certo un cedimento a Putin. Si tratta di trovare un accordo che possa consentire anche a Putin di rivendicare la sua vittoria, seppur non ampia come da aspettative.
Quanto all’Ucraina, se la guerra finisce qua, ha già ottenuto la sua vittoria, al di là della conservazione o meno dei territori oggi controllati dai russi, avendo conquistato un posto di primo piano nel mondo e potendo contare su un sostegno internazionale che gli consentirebbe non solo per ricostruire il Paese, ma anche di rilanciarsi ulteriormente. Vincerebbero tutti e il dolore per i morti sarebbe compensato con la consapevolezza di averne risparmiati ulteriori. 

Ps. Zelensky, oggi: solo la “diplomazia” può porre fine alla guerra ucraina. È la prima volta che lo dice in maniera così assertiva…. occorre superare le pressioni di quanti finora ha lavorato attivamente per contrastare il dialogo tra le parti, portando al collasso delle trattative intraprese all’inizio del conflitto.
21 maggio 2022, qui.

Ma in ogni caso…

E adesso guardate un po’ i russofoni come bombardano

Gli ucraini invece preferiscono il fosforo

tanto, chi si azzarderà ad accusarli di crimini di guerra, loro che sono dalla parte giusta? E pensare che otto anni fa il coraggio di dire le cose e chiamarle col loro nome c’era

E già che ci siamo, continuiamo a sparare…

barbara

COME FARE PER NON ESSERE UN CIARLATANO

Istruzioni per l’uso.

1. Devi chiamarti Vittorio Emanuele Parsi.
2. Devi odiare Israele più di quanto tu odi assassini pedofili mafiosi terroristi messi insieme, e non perdere occasione per dimostrarlo.
3. Devi riuscire a sparare in tre minuti più fregnacce (e falsità, e inesattezze – per usare un eufemismo – storiche, e contorcimenti che neanche la migliore contorsionista mondiale) che qualunque comune mortale medio in otto anni.
4. Non obbligatorio ma estremamente utile: esseve un fighetto che pavla con la boccuccia stvetta che fa tanto tanto avistocvatico.

Fatto?

https://www.la7.it/omnibus/video/finlandia-nella-nato-il-prof-parsi-dopo-laggressione-russa-ad-una-paese-neutrale-i-paesi-neutrali-13-05-2022-438129

Bene, a questo punto ti sarai meritato questo entusiastico commento

E pensare che quelli che chiamiamo “gli antichi saggi” erano convinti che il dubbio fosse alla base della conoscenza e quindi della saggezza, e adesso scopriamo che invece non erano che dei volgari ciarlatani, ma pensa tu.
E mi verrebbe da dire che mi  cadono le braccia se non fosse che in questi tre mesi scarsi mi è caduta tutta la scorta che avevo e finché non me ne arriva un’altra partita non posso più farmi cadere niente.

Ma sembra che oltre a me, anche qualcun altro veda nella mossa di Svezia e Finlandia un pericolo mortale.

Svezia e Finlandia nella NATO innalzano il pericolo di un conflitto nucleare

Il presidente finlandese Sauli Niinistö ha informato Putin sui piani del paese di aderire alla NATO.

Secondo il servizio stampa del leader finlandese, Niinistö ha parlato al telefono con Putin. Viene riferito che la conversazione è stata “chiara e diretta” e che le parti “hanno cercato di evitare tensioni”. Niinistö ha osservato che qualsiasi stato indipendente cerca di rafforzare la propria sicurezza. Il presidente finlandese ha ricordato che anche durante il primo incontro con Putin nel 2012 lo disse. Niinistö ha anche sottolineato che l’operazione speciale russa in Ucraina “ha cambiato la situazione della sicurezza in Finlandia”.

Come si è arrivati all’adesione alla NATO

La Finlandia scarsamente popolata per molti decenni, dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto bene grazie al vicinato, prima con l’URSS, e poi con la Federazione Russa, approfittando della sua posizione geografica e della sua situazione geopolitica. La cantieristica navale, l’elettronica, la lavorazione del legno, l’energia e altri settori fiorirono in questo paese scandinavo, rendendolo uno dei più ricchi e sviluppati d’Europa.
Poi è avvenuta la guerra con l’entrata delle truppe russe in territorio ucraino. È curioso che le ragioni che Svezia e Finlandia hanno addotto per il loro ingresso nella NATO – ovvero la propria sicurezza – è proprio una delle motivazioni che la Russia ha usato per giustificare per la propria operazione speciale in Ucraina.
Infatti il desiderio ucraino di entrare alla NATO non ha allontanato la guerra ma ne è stata la concausa insieme alle problematiche territoriali irrisolte.
Quindi che il timore che il conflitto in corso, avrebbero convinto Svezia e Finlandia di entrare nella NATO non ha senso.
Semplicemente, l’iniziativa di questi due paesi è stata presa perché adesso, se si vuole nuocere alla Russia, è il momento più propizio per farlo.
Infatti, grazie all’ingresso di Svezia e Finlandia, la NATO potrà isolare maggiormente la Russia ed in caso di un possibile conflitto diretto, l’Alleanza Atlantica può contare di agire lungo i 1500 km di confine finlandese.
Per quando riguarda poi, l’entrata della Finlandia nella NATO, questo paese da tempo ha iniziato a riequipaggiare le sue truppe con armi della NATO e partecipare alle esercitazioni e ad aderire a programmi NATO. In una parola, da tempo Helsinki apparteneva già alla NATO, anche se non ancora formalmente.
Del resto, già con il gesto di spedire armi sofisticate all’Ucraina e aderendo alle sanzioni contro la Russia, la Finlandia aveva rinunciato alla sua neutralità
In questo contesto, l’inizio della guerra in Ucraina è stato solo il ‘timing’ per dichiarare l’adesione. Ovviamente, la leadership del paese ha usato un momento molto propizio per convincere completamente la popolazione senza passare per un passaggio referendario e per superare le resistenze in Parlamento.

Pressioni esterne

Il Parlamento Finlandese è stato persuaso dagli eventi in corso ed a causa delle forti pressioni esterne. E’ interessante che la pubblicazione finlandese Uusi MV-Lehti ha raccontato come sia stata presa la decisione dei deputati del parlamento finlandese sull’ingresso del Paese nella NATO. Le udienze preliminari si sono svolte in condizioni di riservatezza sui risultati delle consultazioni di esperti con specialisti specializzati e nel contesto perentorio dell’attacco russo alla Finlandia.
È molto plausibile che il Centro europeo per la lotta alle minacce ibride, con sede a Helsinki, sia stato coinvolto nella formazione del parere dei deputati del parlamento finlandese. Si tratta di un’organizzazione internazionale che promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi della NATO nel campo della lotta alle minacce ibride.
Il Centro stesso e il suo personale godono dell’immunità legale in Finlandia. Nello stesso tempo, secondo la legge finlandese, tutte le informazioni raccolte dal Centro sono secretate. La corrispondenza indirizzata al Centro o ai suoi dipendenti non può essere oggetto di screening o vigilanza preliminare.

Reazione della Russia

Il primo vice rappresentante della Federazione Russa presso l’ONU Dmitry Polyansky ha minacciato la Finlandia e la Svezia, che intendono aderire alla NATO.

Ha rilasciato questa dichiarazione il 12 maggio: “Non appena Finlandia e Svezia diventeranno membri della NATO e le unità dell’alleanza saranno lì, questi territori diventeranno un possibile obiettivo per l’esercito russo”, ha detto Polyansky.
Inoltre, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che se la Finlandia si unirà all’alleanza, Mosca “adotterà misure di ritorsione di natura tecnico-militare e di altra natura”.
È la stessa dichiarazione che la Russia ha fatto prima di attaccare l’Ucraina.
Più precisamente, il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko ha elencato le conseguenze dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato:

  • Questo è un cambiamento strategico. Questo cambiamento non può rimanere senza una reazione politica, così come senza un’analisi approfondita delle conseguenze della nuova configurazione di forze che potrebbero emergere a seguito del prossimo ampliamento dell’alleanza. È chiaro che la decisione non sarà presa sulla spinta delle emozioni.
  • Questa è la nuova realtà, che, siamo convinti, non è nell’interesse di Svezia e Finlandia, né nell’interesse del mantenimento della sicurezza e della stabilità europea, ma porterà solo alla militarizzazione del Nord, che, militarmente, è stata fino a poco tempo fa la zona più pacifica d’Europa.
  • Nel discorso al parlamento finlandese, il presidente e il primo ministro finlandesi hanno affermato che questo passo rafforzerà la sicurezza sia della Finlandia che della NATO. È abbastanza ovvio per qualsiasi persona sana di mente che il risultato sarà esattamente l’opposto, la sicurezza militare della Finlandia sarà notevolmente indebolita.
  • Abbiamo un’idea approssimativa di come si svolgeranno gli eventi al momento della approvazione dell’adesione. I paesi della NATO dichiareranno immediatamente che il fianco settentrionale è molto vulnerabile, che il confine con la Russia è di 1300 km. Ora il confine tra Nato e Russia è aumentato di circa 1.300 km. Questo confine deve essere difeso, quindi ulteriori contingenti di forze devono essere schierati lì e così via.
  • Tutto ciò si inserisce nella famigerata ricerca di un nemico, che si esprime in senso pratico politico militare nella demonizzazione della Russia, attribuendole intenzioni ostili nei confronti di paesi che la Russia semplicemente non può neanche essere sospettata di avere.
  • Ci sono molte domande relative all’effettiva rinuncia di questi paesi allo status di paese denuclearizzato. Di recente, ci sono state sempre più affermazioni che la NATO è pronta ad abbandonare questa misura. In particolare, Jens Stoltenberg ha affermato che le armi nucleari potrebbero essere trasferite più vicino ai confini della Federazione Russa, i leader polacchi si sono dichiarati pronti ad accettarlo. Se queste affermazioni verranno rese operative , ovviamente, sarà necessario rispondere da parte nostra adottando adeguate precauzioni che assicurino l’affidabilità della deterrenza. Fonte @dimsmirnov175 (https://t.me/dimsmirnov175/33414)

Come vedete, quelle della Russia sono dichiarazioni molto dure ed esplicite.  Sono fatte da chi si sente tradito mentre è relativamente debole. La Federazione Russa nel suo stato attuale non può minacciare la Finlandia. Aprire un secondo fronte non è nel proprio interesse e La Russia sa bene cosa significa. Nello stesso tempo, Mosca avverte che per disperazione, di fronte alla prospettiva del cedimento completo e alla distruzione del paese, non esisterebbe – come ultima ratio – ad usare l’arma nucleare.

Precedenti storici

Ci sono precedenti storici -anche se non l’odierna Russia, l’URSS attaccò la Finlandia nel 1939-40
Voglio solo ricordarvi come finì la guerra sovietico-finlandese del 1939-40:

  • 127mila morti dall’URSS con 26mila finlandesi morti (5 a 1)
  • l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni come Paese aggressore
  • ma soprattutto, a causa dell’aggressione sovietica, la Finlandia si schierò dalla parte della Germania nella seconda guerra mondiale, che nel 1941-44 portò alla morte di altri 67mila soldati sovietici sul fronte finlandese.

Se parliamo del dopoguerra però, la Finlandia non è mai stata minacciata.

Considerazioni

Come ho già detto, la Finlandia non corre alcun pericolo dalla Russia, che al contrario cerca costantemente di arginare il pericolo proveniente da Ovest. Del resto anche il Generale Tricarico ha detto: ‘mi auguro che Svezia e Finlandia non entrino nella Nato. Non credo che la Russia, debilitata e scarsamente capace dal punto di vista militare, possa aggredire nessun Paese di quelle dimensioni’ (Imola Oggi)

I paesi membri dell’Unione Europea e della NATO sono del tutto concordi all’ingresso di Svezia e Finlandia (l’ingresso della Finlandia nella NATO è cruciale perché ha i confini direttamente condivisi con la Russia). Solo Turchia si è detta contraria all’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. In particolare, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che il suo Paese non vede con favore l’entrata dei due Paesi nordici nella Nato, ventilando dunque l’ipotesi che la Turchia possa usare il suo potere di veto
Tra i politici italiani, è da segnalare Giorgetti che si è espresso contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: “Non aiuta ad abbreviare il conflitto con la Russia” https://www.rassegneitalia.info/anche-giorgetti-contro-lingresso-di-finlandia-e-svezia-nella-nato-non-aiuta-ad-abbreviare-il-conflitto-con-la-russia/.
Ovviamente, la chiave di lettura di tutti questi eventi non sono gli interessi nazionali dei singoli paesi europei, ma interesse degli Stati Uniti che di fatto si sentono in guerra contro la Russia, ed in linea agiscono.
Questo è dimostrato da serie di dichiarazioni molto chiare, dalla dichiarazione del segretario di Stato Blinken (che sostiene che bisogna indebolire la Russia) a quella più recente del capo della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Steny Hoyer, che oggi ha detto che gli Stati Uniti sono in guerra (evidentemente, con la Russia), e quindi, durante il “tempo di guerra”, i repubblicani non dovrebbero criticare Biden. https://twitter.com/greg_price11/status/1525161726643257344?t=EZCOHyJd7Khx-o7H5iUGdA&s=19

Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E non sarebbe male ricordare che tutte le volte che Putin ha avvertito che avrebbe fatto una determinata cosa, l’ha sempre fatta. Magari dopo avere portato pazienza per anni, ma alla fine l’ha fatta. E quelli che preferiscono ignorare questa verità, assomigliano a quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e poi trillano giulivi “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”

Ma occupiamoci ora un momento del comico “ebreo”, quello che bisogna per forza essere dalla sua parte perché è ebreo, quello che l’Ucraina non può essere nazista dal momento che ha “democraticamente” (HAHAHA) eletto in “libere elezioni” (HAHAHAHA) un presidente ebreo. Ecco, ammiratelo, con tanto di kippah in testa, e godetevi anche le sguaiate e sgangherate risate del pubblico ucraino alle spassosissime battute del “comico”.

Neanche il guitto di casa nostra è mai arrivato a simili livelli di becerume e di volgarità.
Quest’altra invece è l’ospite della Polonia all’Eurofestival, che alla fine del suo discorso urla “Slava Ukraina” e tende il braccio destro in un bel saluto nazista.

Quanto a noi, se qualcuno ancora si illude che l’Italia non sia in guerra, dia un’occhiata a questi bei giocattolini, e si faccia due conti.


Per il gas invece non ci sono problemi: abbiamo chi ce lo fornisce:

E ora, dopo l’osceno spettacolo antisemita del comico ebreo (com’era la storia dello scandalo di Lavrov messo in croce per avere detto che sono ebrei alcuni fra i peggiori antisemiti?) godiamoci questo spettacolo autentico di due pattinatori russi che danzano su musica russa.

barbara

QUEL FAMOSO ARTICOLO 11

I pacifisti coglioni senza se e senza ma sono soliti ripetere come pappagalli le prime cinque parole dell’articolo: “L’Italia ripudia la guerra”, punto. Solo che l’articolo continua, e i coglioni guerrafondai senza se e senza ma aggiungono anche l’altro pezzo: “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.E qui si fermano anche loro, senza preoccuparsi di verificare se la situazione attuale rientra fra quelle previste, e volutamente scelgono di ignorare che no, la nostra partecipazione alla guerra a fianco dell’Ucraina non è giustificata dall’articolo 11.

Armi all’Ucraina: cosa dice davvero il decreto del governo

Il Parlamento italiano ha convertito in legge il decreto-legge n. 14 del 25 febbraio 2022, denominato “Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina”. La legge di conversione è la numero 28/2022 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 aprile 2022. Decreto-legge e successiva legge di conversione prevedono la partecipazione del nostro personale militare al potenziamento di dispositivi Nato sul fianco Est dell’Alleanza. Il Parlamento ha autorizzato dunque l’invio di mezzi ed equipaggiamento militari di protezione, a titolo gratuito, a mero scopo difensivo.
Non abbiamo conoscenze militari, ma osserviamo che nella legge di conversione all’art. 2 si parla espressamente dell’invio di mezzi militari di difesa “non letali”, anche se all’art. 2 bis la legge prevede che con uno o più decreti il Ministro della difesa – di concerto col Ministro degli esteri – definiscano “l’elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” sarebbe contraddittorio ritenere che il 2 bis autorizzi quanto viene escluso dall’art. 2. Su tali decreti e sulla situazione generale, sempre ai sensi dell’art. 2 bis, il ministro della Difesa e quello degli Esteri devono informare le Camere almeno con cadenza trimestrale. Il tutto, per ora, fino al 31 dicembre 2022, data in cui scade (salvo proroghe) il nuovo stato di emergenza dichiarato dal governo per la crisi in Ucraina. Questa la situazione: potevamo prendere queste decisioni sulla base della nostra Costituzione?

Cosa dice l’art. 11 della Costituzione

L’art. 11 della Costituzione afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Pertanto, non sono ammesse guerre di “aggressione” contro altri popoli ma esclusivamente guerre “difensive” per il nostro popolo. La guerra, insomma, a rigore è ammessa dalla nostra Costituzione solo se siamo attaccati militarmente da un altro Stato.
Ma l’art. 11 dice anche: l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le limitazioni di sovranità cui fa riferimento il secondo periodo della disposizione costituzionale devono rispettare il principio secondo cui “l’Italia rinuncia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli. Stato indipendente e libero, l’Italia non consente, in linea di principio, altre limitazioni alla sua sovranità, ma si dichiara pronta, in condizioni di reciprocità e di eguaglianza, a quelle necessarie per organizzare la solidarietà e la giusta pace fra i popoli […], nel rispetto dei valori internazionali”. Questa l’interpretazione offerta dalla relazione del presidente della sottocommissione all’Assemblea costituente, Meuccio Ruini, al progetto di redazione dell’art. 11 agli inizi del 1947: ripudio della guerra; limitazioni di sovranità verso organizzazioni internazionali solo in condizioni di reciprocità e solo per fare la pace; mai guerre di aggressione. Il succo delle intenzioni dei Costituenti fu questo.

Onu e Nato

Quali sono queste organizzazioni internazionali nei confronti delle quali l’Italia è disposta a “limitare” la propria sovranità per garantire – in condizioni di parità con gli altri Stati – “la pace e la giustizia fra le Nazioni”? Nei verbali dell’Assemblea costituente – compresi quelli di fine 1947 quando la disposizione costituzionale venne approvata dall’Aula in via definitiva – si parla esclusivamente dell’Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite), fondata nel 1945 al posto della precedente Società delle Nazioni. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu – l’organo direttivo che adotta gli interventi militari – è composto di 15 membri, di cui 5 permanenti e con diritto di veto (Stati Uniti d’America, Francia, Cina, Regno Unito e Unione Sovietica), pertanto – nel caso in questione – considerato che la Federazione Russa conserva ancora il diritto di veto all’interno del Consiglio, non si può parlare di un intervento militare a sostegno dell’Ucraina da parte dell’Onu.
La Nato, invece, che in questa situazione è quella che chiede l’invio delle armi, è costituita da un  trattato firmato a Washington nel 1949 che istituisce un’organizzazione internazionale (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) per la collaborazione nel settore della difesa nei confronti dei medesimi Paesi che ne fanno parte, con a capo gli Stati Uniti d’America. Si tratta della cosiddetta “Alleanza Atlantica” che si contrapponeva al successivo Patto di Varsavia del 1955 tra i Paesi che facevano capo all’Unione Sovietica. [“si contrapponeva al successivo”, cioè a qualcosa che al momento della sua nascita non esisteva, non è un tantino-ino-ino schizofrenico?]
È evidente, dunque, che le “limitazioni di sovranità”, per ragioni temporali, non potevano riferirsi anche alla Nato in quanto organizzazione internazionale successiva all’approvazione della nostra Costituzione. Tuttavia, avendo l’Italia sottoscritto quel Trattato nel 1949, ne accetta i relativi obblighi e impegni internazionali; pertanto, eventuali partecipazioni militari al fianco della Nato rientrano nelle “limitazioni di sovranità” di cui all’art. 11. Ma per fare che cosa? Entro quali limiti? Con quali finalità?
Il trattato Nato prevede operazioni a scopo difensivo in caso di attacco esterno nei confronti dei Paesi aderenti o dei territori facenti parte dell’Alleanza Atlantica, ma nella situazione in esame l’Ucraina non fa parte né della Nato né dell’Unione europea. L’Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino al 25 dicembre 1991, poi è diventata Stato indipendente a causa della caduta dell’URSS. Sta di fatto che la regione ucraina del Donbass, per la quale Putin ha scatenato il conflitto, si trova geograficamente a ridosso della Russia, e la sua popolazione è di lingua russa e subisce una persecuzione quasi decennale da parte del potere centrale ucraino.
L’intervento russo in Ucraina ha spinto la Nato – sotto l’egida degli Stati Uniti d’America – a chiedere ai Paesi che ne fanno parte di inviare armi all’Ucraina, ma si noti senza neppure entrare nel territorio ucraino, perché la Nato stessa non può intervenire in Ucraina, o meglio un suo diretto coinvolgimento sarebbe un atto di guerra nei confronti della Russia. Ma per quale motivo dovevamo accettare questa richiesta dal momento che l’Ucraina non fa parte dell’Alleanza? Per difendere i confini di uno Stato che opprime al suo interno una minoranza di lingua russa (che nel Donbass peraltro è maggioranza) e che non vuole più essere sottomessa? Chi è l’aggressore e l’aggredito nel Donbass? Siamo intervenuti negli ultimi otto anni in difesa della minoranza di lingua russa perseguitata nel Donbass dal potere centrale ucraino? Chi vuole oggi veramente la prosecuzione del conflitto in Ucraina e perché?

Solo armi di difesa “non letali”?

E ora la domanda più inquietante: basta quel decreto-legge convertito in legge dal Parlamento per autorizzare il governo a fare quello che vuole? Pare proprio di no, anche perché quella legge di conversione (art. 2) consente di inviare in linea di principio solo armi di difesa “non letali”, con relativo obbligo da parte dei ministri della difesa e degli esteri di informare le Camere – almeno con cadenza trimestrale – sulle armi da inviare e sulla situazione generale (art. 2 bis). Abbiamo al momento inviato solo questo tipo di armi difensive? Oggi non lo sappiamo perché il ministro della Difesa, per il momento, ha secretato questa informazione. Forse ce lo dirà tra tre mesi, chissà.
Certo è che se sul campo di battaglia si trovassero resti di nostre armi non previste dalla legge di conversione sarebbe un atto gravissimo in quanto il governo avrebbe violato una legge dello Stato e l’art. 11 della Costituzione. A questo punto sarebbe il caso che il premier Draghi riferisse al più presto in Parlamento, sia in ordine all’incontro avuto con il presidente USA Biden in questi giorni, sia su che tipo di armi stiamo inviando all’Ucraina. La riservatezza per ragioni militari sarebbe giustificata solo se il Paese fosse investito direttamente nel conflitto, non se il conflitto – cui peraltro siamo (ancora) estranei – si svolge tra due Stati che non appartengono né alla Nato né all’Unione europea. Le Camere non servono soltanto a ratificare le decisioni del governo, come peraltro è accaduto negli ultimi due anni con l’emergenza sanitaria; ad esse spetta anche – e soprattutto – il potere di controllo e di indirizzo politico cui il governo deve attenersi.
Paolo Becchi e Giuseppe Palma

E dunque continuando a citare come pappagalli l’articolo che in alcuni casi consente la guerra, fanno proprio la figura dei coglioni. E, andando a sostenere uno stato criminale, oltre che coglioni sono anche criminali. E visto che amate sbeffeggiare Capuozzo che “parla dal suo comodo divano”, eccovene uno che parla di quello che ha visto al fronte.

Adrian Bocquet, volontario francese in Ucraina: “Bucha è una messa in scena. Ho visto personalmente cameramen americani inscenare riprese distorte”

di Vittorio Rangeloni

Dichiarazioni di Adrian Bocquet un volontario francese in Ucraina:

“Mi assumo totalmente la responsabilità di ciò che dico. In Ucraina, ho assistito a crimini di guerra: Tutti questi crimini sono stati commessi dall’esercito ucraino. Ma in Francia non ne parliamo!”
Bocquet è un ex militare francese, autore di un libro.
Dopo tre settimane trascorse in Ucraina, ai microfoni di SUD Radio, ha deciso di raccontare la sua esperienza. Ecco qualche estratto della sua intervista:
“Quando sono tornato in Francia dall’Ucraina, sono rimasto scioccato: i canali televisivi invitano esperti che non sono stati in Ucraina e non sanno nulla di ciò che sta accadendo lì. Tra quello che sento dallo schermo televisivo e quello che ho visto con i miei occhi, c’è un abisso.”
“Ho visto l’esercito ucraino sparare alle ginocchia dei soldati russi catturati e sparare alla testa degli ufficiali.”
“Ho visto personalmente i cameramen americani inscenare riprese distorte dai luoghi degli eventi.”
“Tutti gli edifici civili distrutti presentati dall’Ucraina come bombardamenti su civili, non sono altro che il risultato di sparatorie imprecise degli ucraini su installazioni militari.”
“Le forze armate ucraine nascondono munizioni negli edifici residenziali di notte, senza nemmeno informare gli abitanti. Questo si chiama usare le persone come scudo.”
“Bucha è una messa in scena. I corpi dei morti sono stati spostati da altri luoghi e deliberatamente posizionati in modo tale da produrre riprese scioccanti”.

Versione completa dell’intervista in francese: 

Qui. NOTA: non sapere il francese NON è un alibi per invocare l’ignoranza in buona fede. Poi volendo ci sarebbe anche questa cosa qui – da prendere ovviamente con le molle, esattamente come quella degli alpini (salvo il fatto che queste sono anche state denunciate e non solo raccontate sui social) – ma certamente non da liquidare come chiacchiera da mercato. E magari mettiamoci anche questa

Sergio Alaimo

Quel fiorellino cerchiato è una delle mogli delle Waffen SS rinchiusi nell’acciaiera. E’ andata dal Papa. Non è nazista e questi sono i valori occidentali (quelli di cui si parlava nelle birrerie bavaresi di un secolo fa giusto giusto). A quando Auschwitz come semplice carcere minorile?

Se poi vi restano due minuti, andate a vedere questo sfolgorante esempio di giornalismo informativo.
E per concludere direi che ci sta bene una bella Mascherata.

barbara

TORNIAMO UN MOMENTO IN VIETNAM

Protestò contro la richiesta giunta da Washington di ridurre le vittime civili: nel 1968 il ritmo mensile delle sortite dei B-52 contro gli obiettivi in Vietnam del Sud e nel Laos quasi raddoppiarono, salendo a millecinquecento, e nel marzo del 1969 i giganteschi aeroplani scaricarono centotrentamila tonnellate di bombe. […] Ciò nonostante, nell’aprile del 1969 Abrams disse a un giornalista: «Quando abbiamo tenuto l’iniziativa… il nostro tasso di uccisioni è stato spettacolare». Il più aggressivo dei suoi subordinati, e il più notoriamente indifferente agli interessi vietnamiti, era il maggior generale Julian Ewell, un ferino veterano della divisione aviotrasportata nella seconda guerra mondiale. Nel 1968-1969 Ewell comandò la 9ª divisione nel delta del Mekong, quindi assunse il comando della II Field Force. Scrisse: «Sarebbe ora di finirla con l’approccio “cuori e menti”. Nel delta l’unico modo per avere la meglio sul controllo e il terrorismo VC è la forza bruta». Ewell non accettò i dati raccolti dall’ispettore generale del MACV, ovvero che durante i sei mesi dell’operazione Speedy Express, compiuta dalla sua formazione, fossero morti settemila civili. Nell’aprile del 1969, il drenaggio illegale di carburante dall’oleodotto dell’esercito a nord di Phu Cat raggiunse i ventitremila ettolitri al mese, e a livello nazionale le perdite toccarono i centosettantamila ettolitri. Durante la riunione settimanale del MACV si discusse di punire qualche ladro a mo’ di esempio. Un ufficiale obbiettò: «Non si può sparare alla gente per qualche furtarello». Ewell rispose: «Stron-za-te». Abrams espresse il proprio disagio per le uccisioni indiscriminate. Ewell disse: «Non sono d’accordo, generale. Trovi un’unità di guastatori che sta minando la strada e ne uccidi due o tre, e quelli la piantano. Questa gente sa contare. E diamine, quando li metti in fila [i corpi] il loro entusiasmo cala parecchio. È così che abbiamo sgomberato la Route 4: facendoli fuori». Abrams fece ridere tutti i presenti al tavolo dicendo: «Va bene, esamineremo la proposta». A ogni modo esortò a prestare attenzione ai civili: «Non vogliamo un tasso di terrorismo statunitense superiore a quello VC». Ma Ewell continuò a fare a modo suo. Il pilota di un elicottero d’assalto Huey si trovò a lavorare per un generale di brigata della 9ª divisione, John “Mal Hombre” Geraci: «I suoi ordini erano: uccidi tutto quello che si muove». Geraci portava con sé un bastone da ufficiale che era solito puntare al petto degli altri ufficiali per sottolineare: «Voglio dei morti». La 9ª divisione perfezionò una tecnica che prevedeva di isolare una zona con la fanteria per poi tempestare con l’aviazione e l’artiglieria tutto ciò che conteneva. Il numero dei morti era certamente notevole, ma esageratamente maggiore rispetto a quello delle armi sequestrate, l’indicatore più plausibile del fatto che stessero morendo le persone giuste. Il 12 novembre 1969, i cablogrammi dell’Associated Press riportarono il primo resoconto del giornalista d’inchiesta freelance Seymour Hersh, secondo cui alcuni uomini della 23ª divisione di fanteria “Americal” avevano perpetrato un massacro di civili a My Lai, a pochi chilometri dal mare nella provincia di Quang Ngai, per il quale massacro sarebbero finiti davanti alla corte marziale. Nei mesi e negli anni che seguirono, emerse che il 16 marzo 1968 almeno 504 contadini di tutte le età e di entrambi i sessi erano stati assassinati senza motivo dalla compagnia C, 1° battaglione del 20° reggimento di fanteria – per la maggior parte a “My Lai 4”, una borgata che in realtà si chiamava Tu Cung. Si ritiene che My Lai – nota come Pinkville fra alcuni grunts – abbia visto il maggior numero di uccisioni ingiustificate fra le molte avvenute durante la guerra, anche se c’è chi sostiene che le truppe stanziate in Corea del Sud abbiano combinato cose ancora peggiori. Il capitano Ernest Medina, che comandava la compagnia C, aveva in precedenza ordinato di sparare a sangue freddo a due marinai al largo, e gli uomini dell’unità massacrarono altri civili senza incorrere in provvedimenti. Chi stuprava non era soggetto ad azioni disciplinari. […] Nei mesi successivi a My Lai, ancora più scioccante del massacro fu il suo insabbiamento istituzionalizzato. I comandanti ignorarono il vivido rapporto a caldo del pilota di elicottero warrant officer Hugh Thompson, che il giorno stesso sollevò coraggiosamente un putiferio su quello che aveva visto, e continuò a sollevarlo anche in seguito. Il comandante dell’unità operativa, il tenente colonnello Frank Barker, liquidò le manifestazioni di disagio dovute alle affermazioni del 1° battaglione del 20° reggimento, che sosteneva di aver ucciso 128 nemici senza aver catturato una sola arma, dicendo: «È una tragedia aver ucciso queste donne e bambini, ma è successo in una situazione di combattimento». Nel marzo del 1969 Ronald Ridenhour, mitragliere di elicottero, scrisse a trenta membri del Congresso, descrivendo le atrocità che i suoi compagni gli avevano raccontato in modo credibile, suscitando in patria una piccola ondata di sconcerto che in seguito diventò un’alluvione. Tuttavia, l’ufficiale di stato maggiore della 23ª divisione, il maggiore Colin Powell, poi segretario di Stato degli Stati Uniti, produsse un memorandum per l’aiutante generale che costituiva la più totale copertura della vicenda. […] Dalle indagini su My Lai emersero le prove di altri crimini di guerra perpetrati nello stesso periodo dalla compagnia Bravo del 4° battaglione del 3° reggimento di fanteria, per i quali non fu mai condannato nessuno. Quando il tenente generale William Peers condusse un’indagine completa e tardiva nel novembre del 1969, le sue conclusioni citavano ventotto ufficiali, compresi due generali e quattro colonnelli, che egli accusava di 224 reati militari gravi, dalla falsa testimonianza all’omissione di denuncia di crimini di guerra alla cospirazione per insabbiare le informazioni possedute, e per aver partecipato a crimini di guerra o per non averli impediti. Si scoprì che più di quaranta dei centotré uomini della compagnia C avevano preso parte al massacro, e non uno dei soldati di fanteria aveva provato a impedirlo, né a fermare gli stupri collettivi. Anche se il comandante della 23ª divisione, il maggior generale Samuel Koster, fu, seppur tardivamente, degradato a generale di brigata, la corte marziale non inflisse condanne per nessun crimine grave, eccezion fatta per il comandante del 1° plotone, il tenente William Calley, il 29 marzo 1971. Benché Calley fosse stato condannato alla reclusione, il presidente intervenne immediatamente per ordinare che fosse semplicemente «confinato nei suoi alloggi». Quando il capitano Medina fu assolto, il giudice gli augurò buon compleanno. Dei cinquemila telegrammi inviati alla Casa bianca sulla condanna a Calley, quelli a favore del tozzo tenente erano circa cento contro uno, e il dirigente nazionale dei Veterans of Foreign Wars disse: «Per la prima volta nella nostra storia abbiamo processato un soldato per aver eseguito il suo dovere». Nel novembre del 1969, quando la stampa dedicava le prime pagine alla vicenda di My Lai, Nixon esclamò più volte a un addetto militare della Casa bianca: «Ci sono dietro quegli stramaledetti ebrei di New York». Le reclute che marciavano a Fort Benning intonavano: «Calley… Calley… È uno dei nostri». AFN Saigon trasmise più volte una ballata registrata da un gruppo vocale dell’Alabama che si faceva chiamare C Company: «Mi chiamo William Calley, sono un soldato di questa terra / avevo giurato di fare il mio dovere e di avere la meglio, / ma hanno fatto di me un cattivo / mi hanno appiccicato un’etichetta». Alla fine il MACV ordinò alla stazione radio di cessare la messa in onda del disco, che pur vendette duecentomila copie, ma non poté eliminare le scritte come «Uccidi un gook per Calley» tracciate dai grunts a Saigon.

Hastings, Max. Vietnam: una tragedia epica 1945 -1975, Neri Pozza, pagg. 656-660.

Questa la dedico a quelli che “e l’Holodomor”, “e Katyn”, “e Stalin” per dimostrare che a tutti i massacri e stupri e crimini di guerra e crimini contro l’umanità di cui il cicciobello in mimetica accusa la Russia dobbiamo credere ciecamente, per via dei “precedenti”. Ecco, qui abbiamo l’America del Vietnam, e della Corea, e di tutto il resto che sappiamo: quindi è fuori discussione che quanto viene detto sul fatto che l’America sta combattendo la sua guerra da “Russia delenda est” per interposta Ucraina è meritevole di essere creduto ciecamente, giusto? Soprattutto ora che il pupazzo sembrerebbe disposto a concedere la Crimea e concludere la pace ma la NATO – ossia ovviamente chi regge i fili di tutto il teatrino – ha detto che non se ne parla neanche (com’era quella storiella dello stato sovrano?), e così come Ifigenia deve morire affinché le navi possano salpare, così devono morire gli ucraini affinché l’America possa continuare a combattere la Russia. E poi magari teniamo anche presente che loro le nefandezze della Russia stanno continuando a raccontarle, noi quelle dell’Ucraina le documentiamo.

A proposito, visto che molti sostenitori dell’Ucraina sono anche sostenitori di Israele e naturalmente oppositori del terrorismo palestinese, che cosa mi dite di questo?

E questo?

Poi vediamo questo, di due giorni fa

E beccatevi anche questo

(Campanello d’allarme ancora niente? Due domandine ancora niente?)

Aggiungo un suggerimento che, anche se le api per me significano pericolo di morte, condivido:

Claudia Premi

Per aiutare le api servono aiuole così… il costo è basso… semi di fiori misti di campo!
Aiutate le api, non aiutate Zelensky.
Comunque, anche se le provocazioni nei confronti della Russia dovessero arrivare a un punto tale da indurla a usare un’arma atomica, noi possiamo dormire i nostri sonni tranquilli perché

anche se qualcuno fa notare che

Vabbè, adesso è il momento di fermarci con la cronaca e regalarci una bella polka.

barbara

UN PICCOLO MEMENTO E ALTRE STORIE

Il Tet impose una tremenda devastazione, distruggendo quarantottomila abitazioni vietnamite e creando quasi mezzo milione di nuovi profughi. La citazione attribuita da un giornalista a un anonimo ufficiale statunitense («È stato necessario distruggere la città per salvarla») la si ritiene ora inventata di sana pianta; la frase sembra tuttavia riflettere accuratamente l’atroce contraddizione insita nella guerra portata dall’America «per preservare la libertà sudvietnamita». Weyand aveva parlato con orgoglio della «difesa riuscita» della capitale discorrendo con Abrams, ma costui, andando via in elicottero dal quartier generale di Westmoreland, vide che «a Saigon si levava il fumo, le fiamme si innalzavano fino al cielo. Ho calcolato che possiamo riuscire a difendere Saigon altre sette volte, e poi ci troveremo di fronte all’imbarazzante situazione che, di città, non ne sarà rimasta più nessuna». (Hastings, Max. Vietnam: una tragedia epica 1945 -1975, p.611, Neri Pozza)

Anche loro, gli americani, per sconfiggere il Nord comunista, erano pronti a battersi fino all’ultimo vietnamita (ma anche fino all’ultimo americano, per la verità, visto l’ingentissimo numero di perdite che continuavano a subire senza che mai li sfiorasse il sospetto di avere sbagliato qualcosa) e a distruggere fino all’ultima casa vietnamita. Alla fine comunque hanno perso, così come hanno perso in Afghanistan, e mi auguro caldamente che sia davvero valido il detto che non c’è due senza tre. Il problema è che un conto è avere a che fare con comandanti cinici, lucidamente cinici, altro è sapere i codici nucleari in mano a un demente che sempre più spesso non sa neppure quello che dice, non sa dove si trova, non sa quello che fa e porge la mano ai fantasmi.
E ora torniamo all’attualità.

“Tutto questo l’hanno fatto i neo-nazisti dell’Azov!” La Rai torna servizio pubblico per una sera con un servizio di testimonianze da Mariupol

La Rai torna servizio pubblico per una sera e apre uno squarcio di verità nel mare di propaganda filo Nato di questi mesi.
E’ bastato che Manuele Bonaccorsi di Report facesse il suo lavoro, telecamera in spalla, e settimane di fake news si sono sciolte all’improvvisto come neve al sole. 
Nel servizio, di cui è altamente consigliata la visione completa [guardatelo: è meno di un quarto d’ora], fatto a Mariupol e nel resto del Donbass emergono le testimonianze dirette dei cittadini.
Ascoltatele, diffondetele e iniziate a porvi alcune domande. Coltivate il dubbio. 
Come l’AntiDiplomatico vi proponiamo due stralci per noi molto significativi. Buona visione.

Primo stralcio.

“I militari ucraini mettevano dei barattoli rossi per segnalare dove mettere le armi sul tetto. Noi lo abbiamo tolto e ci siamo salvati. Chi non l’ha fatto si è trovato il palazzo distrutto.”
“Hanno fatto saltare le rotaie era impossibile lasciare Mariupol prima”.
“Il battaglione Azov ha sparato contro casa mia. Sono sicura che erano loro. Avevano la bandiera ucraina sulla divisa”.
Fonti ucraine hanno parlato di deportazione, chiede il giornalista alle persone in arriva a Donetsk da Mariupol. “Ma smettetela. Nessuno ci ha deportato stiamo lasciando l’inferno. Hanno messo l’artiglieria nei palazzi anche se c’era scritto bambini sui muri. Ci hanno trattato come scudi umani”.
“I militari hanno messo i carri armati al primo giorno di guerra e non era possibile più partire. Solo quando la Russia ha conquistato tutta la costa è stato possibile”.  

“E’ stata l’Ucraina che ci ha bombardato. Tutto questo l’hanno fatto i neo-nazisti dell’Azov. Abbiamo lavorato e vissuto tranquillamente fino al 2014. Poi ci hanno vietato di parlare in russo”.

Secondo stralcio.

Che dire? La Rai è tornata servizio pubblico almeno per una sera e complimenti da tutta la redazione de l’AntiDiplomatico per il coraggioso Manuele Bonaccorsi. (Qui)

E a voi, proprio non è ancora suonato un campanello d’allarme? Due domandine non ve le volete porre?

E sbufaliamo un’altra leggenda.

Il “Fantasma di Kiev” che uccide i russi? Non è mai esistito: svelata la bufala

Si sgonfia la leggenda sul pilota che avrebbe abbattuto 40 aerei russi in combattimento

Chissà se il nuovo “Ministero della Verità” di Joe Biden si interesserà anche di questo caso. E di tante altre leggende che in questi due mesi abbondanti di guerra hanno riempito le cronache mondiali. Dopo i martiri dell’isola dei Serpenti ancora vivi e vegeti, dopo le fosse comuni di Mariupol che fosse comuni pare non fossero, dopo le foto dei macellai di Bucha che non erano mai stati a Bucha, adesso arriva l’ultimo capitolo delle “fake news dei buoni“: il fantomatico Fantasma di Kiev, il pilota eroe dei cieli, non esiste. Alla faccia delle bufale.
Lo avevano chiamato così perché pareva fosse in grado di abbattere ogni cosa indossasse una bandiera russa. L’eroe in grado di evitare la supremazia aerea di Mosca sull’Ucraina. Una storia meravigliosa, degna di un film di Hollywood. Peccato che il comando dell’aviazione militare ucraina, passate settimane e settimane, alla fine ha capitolato e ha raccontato su Facebook che questo mito dei cieli tale era. Un mito. Cioè non esiste proprio.
“Il Fantasma di Kiev è un supereroe leggendario creato dalla fantasia degli ucraini”, si legge nel post per smentire le notizie circolate sui media britannici, a partire dal The Times, e poi riprese da buona parte dei giornali italiani. “Esortiamo il nostro popolo a controllare le fonti di informazione, prima di fare circolare una notizia. Più che il record di un singolo uomo, il Fantasma di Kiev è l’immagine collettiva dei piloti della 40esima Brigata Aerea che difendono il cielo sopra la capitale”. Allo spasmodico desiderio di dare un volto a questo “fantasma”, i grandi media internazionali avevano avanzato l’ipotesi che potesse portare il nome di Stepan Tarabalka, decorato come “Eroe dell’Ucraina”. Ma l’Aviazione smentisce: “Non è il ‘Fantasma di Kiev’ e non ha colpito 40 aerei. Il 13 marzo 2022, il maggiore Stepan Tarabalka è stato eroicamente ucciso in un combattimento aereo con le forze degli occupanti russi. Il Fantasma di Kiev invece è un supereroe-leggenda il cui personaggio è stato creato dagli ucraini”. Il comando ucraino ci ha tenuto a precisa anche che i piloti militari di Kiev non si stanno affatto addestrando sugli F-16 all’estero e soprattutto non ci sono caccia Usa che sorvolano l’Ucraina. Di fake news, invece, ne volano eccome. A stormi. (Qui)

E ancora un Paolo Liguori da manuale

(E che spettacolo un intervistato che parla pacatamente, un’intervistatrice che lo lascia parlare, e che esibisce la sua professionalità e non le sue tette e le sue cosce)

E dopo il tango dell’altro ieri, oggi un bel valzer, sempre da quei russi che gli amanti della giustizia escludono dalle gare per vincere più facile.

POST SCRIPTUM molto molto OT (ma non posso aspettare che finisca la guerra per raccontarvelo): oggi ho inaugurato la faccia (ero uscita anche ieri, ma unicamente per cose mediche e quindi con obbligo di bavaglio), e per l’occasione ho messo uno dei miei rossetti più sfolgoranti (la foto allo specchio del bagno non rende granché, ma almeno un’idea la dà):

Mi guardavano tutti stralunati come se stessero vedendo un marziano – e la stragrande maggioranza ancora mascherati.

barbara

I PARADOSSI, I DELIRI, LE PARANOIE

Un po’ di decenni fa era uscito il detto che la Siria, per sconfiggere Israele, era pronta a combattere fino all’ultimo palestinese. Oggi gli USA, la NATO e l’UE per mettere in ginocchio la Russia sono pronti a combattere fino all’ultimo ucraino. E pazienza se l’Ucraina finirà in ginocchio molto prima della Russia.

L’Ucraina è sull’orlo del collasso economico ed umanitario ma la si spinge verso la guerra infinita

Patrizio Ricci, 27 Aprile 2022

Se valutiamo la situazione dell’economia ucraina non secondo i dati idilliaci del Servizio statistico statale dell’Ucraina (Ukrstat), ma in base a fattori oggettivi come generazione e il consumo di elettricità, allora si evince che negli ultimi mesi l’economia si è almeno dimezzata.
Nello stesso tempo, siccome in qualsiasi paese ci sono settori infrastrutturali che consumano elettricità, da qui si capisce se le fabbriche funzionano o meno. Oleodotti e gasdotti, comunicazioni, ferrovie, fognature e approvvigionamento idrico: tutti questi sono settori dell’infrastruttura di supporto vitale che consuma energia. Tuttavia, negli ultimi giorni la situazione ha ripreso a peggiorare.
All’acuta crisi umanitaria e politica si aggiunge un altrettanto acuta crisi economica. Si rischia che tra poche settimane, non ci sarà nulla per pagare gli stipendi ai dipendenti statali, le pensioni, i beneficiari, i debiti di servizio, i sussidi agli acquisti di gas, ecc.
Cioè, l’Ucraina è sull’orlo del collasso e del degrado finale e della disintegrazione per ragioni esclusivamente economiche: le persone non avranno niente da mangiare e niente con cui riscaldare le proprie case, cioè c’è carenza anche per soddisfare i bisogni primari.
Mentre tutto questo incombe, l’invio di armi ed apparati bellici costosissimi – il cui corrispettivo in passato avrebbero risollevato non poco la crisi endemica del paese – aggravano ancor di più la situazione, visto che ora la Russia per interrompere i rifornimenti di armi, sta distruggendo la viabilità ferroviaria ed estendendo gli obiettivi in tutto il paese. Intanto le leadership mondiali sembrano in preda ad un isterismo collettivo.

VPNews, qui.

E quindi si va da quelli che non possono arrendersi perché zio Joe non lo permette, a quelli che non possono arrendersi perché altrimenti i loro amati compagni li fanno fuori, non senza averli prima torturati ben bene.

Sui deliri non c’è che l’imbarazzo della scelta; ne ho scelto uno piccolo piccolo, ma significativo. Guardate questo scambio.

Maria Rosetta Virtuoso
Ma l’Ucraina è GIA’ uno stato-fantoccio, nelle mani di Biden…e da tempo, da prima delle elezioni di Zelensky, ben pilotate dagli Usa…

Lidia Shenhera –> Maria Rosetta Virtuoso
detto da una “non vax”

Luca Neridue –> Maria Rosetta Virtuoso
nemmeno la sapresti trovare, l’Ucraina, su una carta geografica, taci che fai più bella figura

Olga Kajrod –> Maria Rosetta Virtuoso
E il fatto che tu, come un pappagallo, ripeti la propaganda russa, non ti dà fastidio vivere?

Giovanni Bernardini –> Maria Rosetta Virtuoso
la smetta di sparar cazzate.

Qualunque persona dotata di buon senso, non importa se in buona o mala fede, confuterebbe l’assunto con argomenti (reali o inventati, in questo contesto non ha importanza) per dimostrare – o almeno provarci – che l’Ucraina non è uno stato fantoccio, che Biden non vi ha niente a che fare, che le elezioni non sono state pilotate, e invece cosa fanno? Attaccano l’interlocutrice come persona, senza una sola parola sul merito, con “argomenti”, accuse, insinuazioni, uno più delirante dell’altro, per non parlare del piuttosto esplicito invito a suicidarsi. Quanto all’ultimo intervenuto, questo ha nel proprio blog, come presentazione, le seguenti frasi:

Detesto il fanatismo,la faziosità e le mode pseudo culturali. Amo la ragionevolezza, il buon senso e la vera profondità di pensiero.

E fino alla vigilia della guerra era stato esattamente così. Poi, improvviso come un temporale estivo (ma non altrettanto rapido a dissolversi), il delirio, e la sconfessione di tutto ciò che fino al giorno prima aveva costituito il suo credo e improntato la sua vita. A quanto pare, visto che adesso i nazisti sono diventati amanti della filosofia e leggono Kant, i filosofi amanti di Kant hanno pensato berne di diventare nazisti.

Per la paranoia mi sembra un buon esempio questo:

“Lasciate i bambini fuori dalla politica”. La protesta dei genitori contro l’ucrainizzazione delle mense scolastiche

Vuoi che tuo figlio sia ucrainizzato?
Sei un genitore attento all’alimentazione dei tuoi bambini, eviti i grassi, le fritture, gli alimenti che possano essere nocivi?
Ti sei affidato per la mensa scolastica al menù calibrato deciso da dietologi e nutrizionisti?
Ebbene, tuo figlio, da due anni sballottato tra Dad fallimentare, asocialità, divieto di praticare sport, banchi a rotelle e mascherina, supporto psicologico e psichiatrico, a Roma, in nome dell’integrazione dei bambini ucraini dovrà mangiare:
Ravioli al burro ripieni di carne, patate, cavoli, funghi e formaggio morbido.
Come secondo assaggeranno l’ “esotico” pollo alla Kiev (cioè cotoletta di petto di pollo al burro e aglio) e patate sempre al burro.
Non bastavano i cartoni animati in ucraino….
È l’iniziativa del Comune di Roma per il 2 maggio in tutte le scuole dell’Urbe.
Un pasto adattissimo ad una calda giornata di maggio, a base di burro, aglio, cavoli, funghi e fritture….
Ma non è questo il punto.
Perché non abbiamo i cartoni animati in arabo per i bambini palestinesi, siriani, afghani, eritrei? 
Perché non c’è una giornata dedicata al cibo palestinese?
Oppure, come propone una mamma, perché non dedicare anche una giornata al cibo russo?
La notizia del menù ucraino ha scatenato, infatti, subito la protesta decisa dei genitori.
Riportiamo la email spedita alla Dottoressa Sabrina Scotto Di Carlo, competente per il Comune di Roma del Servizio di ristorazione scolastica nei Nidi, nelle Scuole dell’Infanzia e nella Scuola dell’Obbligo, da una mamma referente della commissione mensa in una scuola di Ostia.

“Buongiorno Dottoressa Scotto di Carlo,
Sono una mamma nonché referente  della commissione mensa di una scuola di Ostia.
Ho appreso tramite i vari canali scolastici l’idea di inserire un menù ucraino all’interno del menù già predisposto dalle dietiste del dipartimento di Roma.
Un bel gesto per far sentire a “casa” i bambini ucraini ma al tempo stesso mi sento di dirle che sarebbe stato più appropriato e corretto inserire anche un menù russo, visto che le nostre scuole sono frequentate anche da bambini di questa nazionalità che allo stesso modo stanno subendo un dolore per questa atroce guerra che non ha giusti e sbagliati, soprattutto quando si parla di bambini. Sarebbe stato corretto far sentire anche loro a “casa” e non emarginati come responsabili di una guerra in cui nessuno di loro, ucraini e russi in Italia, hanno responsabilità. 
Il momento che stanno vivendo è delicato e come lei ben saprà dall’informazione, si sta cercando di ghettizzare persone di nazionalità russa solo perché appartenenti a quella etnia, non considerando che sono persone che soffrono quanto gli altri. Le rammento che la guerra in Donbass dal 2014 ha procurato migliaia di morti russi. Non dimentichiamo il passato. 
Restiamo fuori dalla politica, i bambini non possono sentirsi usati da queste manovre. 
Mi auguro che per rispetto di tutti i bambini venga aggiunto un menù russo, vista la celerità con cui è stata fatta la comunicazione, sono sicura che si potrà fare un’altra altrettanto celere per includere i “sentimenti” di tutti, nessuno escluso. 
Inoltre, in qualità di membro di una commissione mensa da anni, sono sorpresa nel vedere che sono state inserite 3 portate a base di burro cotto, VIETATO NELLE DIETE SCOLASTICHE. 
Ci troviamo di nuovo davanti a scelte poco salutiste, come furono i menù europei anni fa, con la scelta di piatti insalubri per l’utenza, anche della materna, a base di würstel e polletti precotti.
Ringraziandola per la sua attenzione, mi auguro di far avere piatti sani sulle tavole, come è il perseguimento e l’obiettivo della ristorazione scolastica. 
E sono certa che la sua sensibilità aiuterà anche a fronteggiare il problema della discriminazione che questa guerra sta portando. 
Cordiali saluti.
Simona Lucchetto.”

Questa mail è la dimostrazione che le famiglie italiane sono molto meno razziste e manipolate, acritiche, di quanto le istituzioni credono che siano. (Qui)

 Fonte https://www.romatoday.it/attualita/menu-ucraino-scuole-roma-2-maggio.html

E nel campo della paranoia metterei anche l’ossessione per Orsini: almeno un articolo al giorno (a testa, ovviamente), per cantare l’infamia del soggetto, dimostrare che è il Male Assoluto, la stupidità fatta persona, l’apoteosi dell’ignoranza e, alternativamente, spernacchiarlo, vomitargli addosso litri di bile, dichiarare di ignorarlo a causa della sua assoluta inconsistenza, invitare a censurarlo, silenziarlo, estrometterlo definitivamente e totalmente dall’umano consesso. Si direbbe che l’esistenza di Orsini sia l’unica cosa che dà un senso alla loro vita. Viene quasi da sospettare che lo paghino loro perché dica quello che dice, in modo da poter continuare a vivere. E, a proposito di Orsini, l’ultima della serie che da qualche giorno furoreggia e riempie ogni spazio, e che “adesso vuole anche riscrivere la storia”, “per Orsini Hitler è innocente”, “Hitler non voleva la guerra” e via delirando. Siccome conosco fin troppo bene i miei pollastri starnazzanti, sono andata in internet e ho cercato “che cosa ha detto realmente Orsini su Hitler”, e ho trovato questo.

Orsini e Hitler: “Seconda guerra mondiale è colpa sua”

Adolf Hilter non voleva la Seconda Guerra Mondiale? “Non ho minimamente toccato la questione della responsabilità della seconda guerra mondiale”. Il professor Alessandro Orsini, con un post su Facebook, torna sull’ultima apparizione televisiva ad Accordi e Disaccordi e sulle conseguenti polemiche.
“Ben diversamente, mi sono interrogato sui meccanismi che hanno innescato quell’immane tragedia. Per poter comprendere il senso di questa mia affermazione, occorre (saper) distinguere due domande diverse. La prima domanda, di cui non mi sono occupato ad accordi e disaccordi, è: ‘Chi è il responsabile della seconda guerra mondiale?’. Nella mia prospettiva, Hitler è stato il principale responsabile della seconda guerra mondiale. La seconda domanda è: ‘Attraverso quali meccanismi e reazioni a catena ha avuto inizio la seconda guerra mondiale?’. È soltanto questa la domanda che ho affrontato ad accordi e disaccordi e faccio notare che nessuno ha smentito ciò che ho detto su Hitler”, afferma.
“L’Italia è un paese arretratissimo in materia di sicurezza internazionale. Le università italiane non hanno mai investito in questo campo di studi. La conseguenza è che il sapere scientifico non si è diffuso tra le persone comuni, i politici e i giornalisti, se non con pochissime eccezioni. E, così, milioni di italiani hanno scoperto la sicurezza internazionale il 24 febbraio 2022. Ed io mi trovo continuamente a essere accusato di essere ignorante da migliaia di grandissimi ignoranti, inclusi direttori di quotidiani e trasmissioni televisive”, dice Orsini.
Il professore aggiunge che “essendo io un pacifista, essendo i miei valori quelli del pacifismo, è normale che io sia un esperto nello studio dei meccanismi che innescano la violenza politica, sia essa il terrorismo o l’avvio di una guerra. Se, infatti, un pacifista comprende i meccanismi di innesco delle guerre passate, allora forse può indicare come evitare di commettere gli stessi errori in Ucraina. Generalmente amo chi mi odia. In questo caso, più che di amore, parlerei di compassione. Provo una certa compassione per i miei odiatori. Soprattutto per il direttore di Repubblica e del Corriere della Sera”. (Qui)

Qualche interessante riflessione qui E ora torniamo alla realtà.

“Rompere la schiena” alla Russia, l’ex comandante dell’esercito USA chiarisce l’obiettivo di Washington in Ucraina

Patrizio Ricci, 1 Maggio 2022

(…) In un’intervista con la CBS, l’ex comandante dell’esercito americano in Europa Ben Hodges ha dichiarato: “Sai, qui non siamo solo osservatori che fanno il tifo per l’Ucraina”. Gli Stati Uniti, ha detto Hodges, dovrebbero dichiarare: “Vogliamo vincere”.
Ed ha così continuato, questo significa che tutte le forze russe devono tornare alle posizioni che avevano prima del 24 febbraio ... [il nostro sarà] un impegno a lungo termine per il pieno ripristino della sovranità ucraina – questo significa il ritorno [all’Ucraina] della Crimea e del Donbass – e poi finalmente dobbiamo rompere la schiena della capacità della Russia di proiettare il proprio esercito al di fuori del proprio territorio minacciando la Georgia, minacciando la Moldova, minacciando i nostri alleati baltici”.
In altre parole, l’obiettivo degli Stati Uniti non dovrebbe essere solo quello di riconquistare la Crimea – territorio che la Russia rivendica come proprio -, ma di distruggere la capacità di combattimento dell’esercito russo. [continua]

Anche noi a suo tempo siamo partiti per spezzare le reni alla Grecia… Poi è dovuta intervenire la Germania per salvarci il culo, e nel frattempo è apparsa quella vignetta del cartello a Mentone che diceva “Greci, fermatevi: qui è Francia!” Comunque queste dichiarazioni non fanno che confermare ciò che è sempre stato chiaro come il sole: che della difesa dello stato fantoccio e della sua presunta democrazia non importa a nessuno, l’unico scopo per cui è stato messo in piedi e armato per anni fino ai denti è sempre stato quello di usarlo come randello per spezzare le reni alla Russia. Occhio ragazzi, che a volte la storia si ripete.

E infine un po’ di sana propaganda con tanto di allarmi fabbricati a tavolino – peccato che i passanti siano passanti veri e non comparse pagate, e non siano stati informati della messinscena, per cui invece di precipitarsi nel rifugio si fermano a fare i selfie… D’altra parte che cosa aspettarsi da una zoccola talmente odiatrice di Israele da non invitare il padre, filoisraeliano, al proprio matrimonio? Qualche sorpresa per il fatto che si presti alla propaganda per i nazisti?

E per concludere un bel tango

barbara