IL PIÙ GRANDE MOTIVO DI VERGOGNA

Sapete qual è? Ma sì dai che lo sapete!

Quelli che il colore bianco è razzista

Un progetto milionario finanziato dal Research Council of Norway si sofferma sulla “bianchezza” e pare rincrescersi per il “ruolo leader” avuto dalla Norvegia nel diffondere in tutto il mondo il bianco di titanio, contribuendo ad “affermare il bianco come colore superiore”. Pensavamo di averne sentite di tutti i colori… Ecco qualche appunto cromatico.

Sporco razzista di un bianco. L’insulto non è rivolto ad una persona, ma ad un colore. Tutto nasce in quel di Norvegia. Ingrid Halland, professoressa presso l’Università di Bergen in Norvegia, è la responsabile del progetto di ricerca «How Norway Made the World Whiter» – “NorWhite” (“Come la Norvegia ha reso il mondo più bianco”) finanziato dal Research Council of Norway per gli anni 2023-2028. Questo progetto, si legge nella sua scheda di presentazione, “studia un’innovazione norvegese, il biossido di titanio pigmentato bianco, attraverso una lente storica, estetica e critica, concentrandosi su come il pigmento ha trasformato le superfici nell’arte, nell’architettura e nel design”. E fin qui nulla di strano.

Però più avanti leggiamo: “La bianchezza è una delle principali preoccupazioni sociali e politiche di oggi”. Ci prenderà per sprovveduti la cattedratica di Bergen, ma non sapevamo proprio che la bianchezza fosse “una delle principali preoccupazioni sociali e politiche di oggi”. Pensavamo, da bravi cittadini ben inquadrati nel sistema, che le principali preoccupazioni di oggi fossero, ad esempio, l’immigrazione, il clima, la crisi energetica, le guerre, le future pandemie e, almeno per i bianconeri, le 5 sberle che la Juve ha preso dal Napoli di recente. Ma la bianchezza non aveva mai turbato i nostri sogni.

Desiderosi però di svegliarci da questo albino torpore delle menti, da questa nivea ingenuità della coscienza e di convertirci – la logica lo impone – alla negrezza, continuiamo la lettura, ormai avvinti dalla prosa allarmistica della Halland, la quale afferma che questa “innovazione norvegese […] ha reso il mondo più bianco” perché tale pigmento, per le sue ottime qualità tecniche, è stato usato in tutto il mondo. Da qui la conclusione: “Questo progetto mostrerà come la Norvegia abbia svolto un ruolo leader a livello globale nell’affermare il bianco come colore superiore”.

Oltre ad appurare che c’è del marcio non solo in Danimarca ma anche in Norvegia, ci viene da chiedere, noi moralmente neutri in fatto di colore: in che senso “superiore”? Dalla superiorità della razza bianca alla sola superiorità del bianco? Il bianco ora è scomunicato perché necessariamente collegato al colore della pelle di chi discrimina ingiustamente i colored?

La risposta pare affermativa: “In tutto il mondo – continua la Halland – all’interno e al di fuori del mondo accademico, azioni di rivolta connotate da pentimento tentano di fare i conti con il nostro passato razzista. Nei lavori fondamentali relativi agli studi sulla bianchezza, in ambito storico, artistico e architettonico, la bianchezza è intesa come struttura di privilegio culturale e visivo”. Credevamo di averne sentite di tutti i colori e invece… La Halland ha quindi sbianchettato il bianco, ha imporporato le sue guance per la vergogna, l’ha reso impresentabile appuntandogli una lettera scarlatta.

Ce l’avevamo sotto gli occhi ogni giorno questo subdolo nemico, nascosto sotto le sue candide vesti, e noi come stupidi ci vestivamo di bianco per sposarci, ci sbiancavamo i denti, usavamo spensierati il Dash perché “più bianco non si può”, cantavamo felici Bianco Natale, mangiavamo inconsapevoli la pasta in bianco, con incauta fiducia firmavamo assegni in bianco e ci rivolgevamo a Maria, con devozione tutta fanciullesca, chiamandola Turris eburnea. Tutte azioni potenzialmente discriminatorie. Allora maledetti noi razzisti, resi tali dalla natura matrigna, che ci ha fatto nascere caucasici e quindi bianchi.

E dunque fateci capire: il bianco perché bianco porta in sé un portato culturale segregazionista? E cosa dovremmo fare allora? Ridipingere le case imbiancate? Prima tra tutte la Casa Bianca? Sottoporre a sedute di bombolette spray il David di Michelangelo, il suo Mosè, la Pietà? Da ultimo qualcuno dovrebbe poi avere il fegato di avvisare il Santo Padre che il suo outfit non è più adeguato. Pure la natura richiamerebbe ad archetipi mentali razzisti. E quindi giù a sporcare la neve, a colorare il latte, a brunire gli orsi polari e i cigni, a tingere i gigli. Dovremmo infine insozzare la coscienza, renderla più nera della pece, più buia del fondo di un pozzo in una notte senza luna. Guai poi ad impallidire, ad avere un animo candido, ad incanutire (cosa che capita pure alle persone scure di carnagione).

Sì, il bianco discrimina perché, guarda un po’, non è nero, unico colore cromaticamente corretto e pure salutista perché sfina. D’altronde, si sa che il nero va su tutto e questo anche dal punto sociale, politico ed etico. Infatti le critiche delle persone di colore non bianco sono sempre ben accette perché – è proprio il caso di dirlo – il loro tono si abbina sempre al sentito comune. Eppure questa supposta supremazia bianca, che è imbrattata dal rosso del sangue del nostro passato razzista e del nostro presente non inclusivo, non ci convince. E non ci convince proprio sul piano cromatico. Il bianco assomma in sé tutti i colori. Caddero in errore gli lgbtisti quando scelsero per le loro battaglie l’arcobaleno, perché è solo il bianco a ricomprendere tutti i toni dello spettro elettromagnetico visibile. Quindi il bianco è il colore perfetto, completo, divino perché è pienezza della tavolozza del pittore, a lui non manca nessuna nuance, è il colore più inclusivo esistente.Oppure, se vogliamo lisciare il pelo della vulgata corrente per il verso giusto, il bianco è il colore più neutro, più pluralista che esista. È infatti acromatico. Sul foglio bianco puoi scrivere tutto quello che vuoi. È quasi diafano il bianco, è il colore che più si avvicina alla trasparenza, alla tanta desiderata immaterialità di chi non vuole riconoscersi in nessuna identità. È il colore più liquido che c’è.

Se il bianco è la totalità dei colori, di contro il nero – e non vorremmo così dicendo gettare nello sconforto i ricercatori norvegesi – è assenza di colori, è il vuoto cromatico, il niente visivo, l’abisso che inghiotte ogni tinta, il buco appunto nero che è il sepolcro della luce. Ed è per questo che il bianco è il colore che si associa alla gioia, alla purezza, al candore. E il nero invece al lutto, allo sconforto, alle tenebre. Naturalmente – e lo diciamo a beneficio dei rabdomanti delle eresie contemporanee – stiamo parlando solo dei colori e non dei colori della pelle.

Chiudiamo con una nota, che non poteva che essere una nota di colore:la ricerca è stata finanziata con 12 milioni di corone norvegesi, pari a 1,2 milioni di dollari: un-o vir-go-la du-e mi-li-o-ni di dollari. Vorrà perdonarci la prof.ssa Halland, ma non possiamo fare a meno di sbiancare in volto.
Tommaso Scandroglio, qui.

E finché continuate a buttare i soldi in cazzate come questa, in transizione green, in armi ai nazisti e altre consimili puttanate, la fame nel mondo quando comincerete a combatterla?

A proposito, anche quello sotto i pattini di questa quattordicenne è bianco

barbara

DISTANZIAMENTO SOCIALE

È stato col covid che abbiamo sentito inaugurare questa orrida espressione. Che a me, poi, “distanziamento sociale” fa pensare cose tipo “non dare confidenza alle classi inferiori”, cosa per me impossibile dato che provengo dal sottoproletariato urbano, cioè proprio l’ultima, per cui di inferiori da tenere a distanza non ne ho. Comunque. Qualcuno a un certo momento ha stabilito che la distanza di sicurezza per non infettare e non infettarsi è di un metro, ma anche uno e mezzo, ma anche due, dipende, e ha deciso che quella (quelle) era (erano) le distanze a cui stare dalle altre persone (perché è la distanza a cui arrivano le goccioline quando si starnutisce, ci è stato spiegato. Ma voi avete mai visto persone starnutire dritto in faccia alla gente? Mah). E poi improvvisamente questa cosa che doveva essere una (presunta) distanza di sicurezza è stata ribattezzata distanziamento sociale, e non so voi, ma io ho sentito immediatamente puzza di manipolazione. Perché “sociale” ha a che fare con la società, con le persone, con i rapporti umani, non con le malattie, non con i contagi, non con la salute. E infatti la vita sociale l’hanno letteralmente annientata. A partire dalla nascita: una ragazza mi ha raccontato che aveva smesso di portare la bambina al nido: “Le educatrici senza faccia, gli altri bambini non li può abbracciare, non li può toccare, loro non possono toccare lei, non può toccare i loro giocattoli e loro non possono toccare i suoi, cioè ognuno sta nel proprio angolo a giocare da solo: che razza di socialità può sviluppare? Che razza di visione può avere dei rapporti con gli altri?” E fino alla morte: vedi le RSA, vedi i vecchi a cui non è stato mai più permesso di abbracciare, o anche solo di vedere figli e nipoti. Per il loro bene, dice. Ma qualcuno si è preoccupato di chiederlo a loro, che cosa desiderano per sé? E mi piace riportare questa testimonianza trovata su FB:

Di solito non condivido esperienze lavorative personali ma quella di oggi mi ha emozionato e mi andava di raccontarla:
Giornata di vaccinazione particolare oggi. Tra i tanti anziani perplessi e alcuni arrabbiati perché avrebbero ricevuto la prima dose Astra zeneca, mi ha emozionato un amorevole nonnino, uno di quelli ruspanti, col viso bruciato dal sole dei campi, di quelli che ancora provano un timore reverenziale nei confronti di medici, preti e autorità. Il simpatico nonnino completate le pratiche burocratiche presso la mia postazione, prima di allontanarsi per  ricevere la sua seconda dose, non senza imbarazzo, mi si è avvicinato e mi ha chiesto: “Ma adesso sono a posto”? E io,”sì ha finito è a posto può andare dall’infermiere per la puntura”. Lui a quel punto si è avvicinato ancora un po’, non contento della mia risposta e sempre più imbarazzato mi ha chiesto: “allora sono a posto? li posso riabbracciare i miei nipoti?”

Ma quelli bloccati nelle RSA, impossibilitati a spostarsi, si è preferito separarli d’autorità dai loro affetti, e per qualcuno il tempo del riabbracciarsi non è mai arrivato, condannati a morire soli come cani.

Contemporaneamente è andato sviluppandosi l’uso delle app, utilissime fino a quando usarle è una scelta, castranti quando vengono imposte come unica opzione, e resta il fatto indiscutibile che annullano i contatti umani. La scorsa estate ho dovuto rifare il passaporto perché il vecchio era scaduto e avevo in programma il viaggio in Israele. Per il precedente dieci anni fa, a Brunico, il lunedì sono andata alla polizia, dove mi hanno detto che l’ufficio passaporti era aperto il martedì e il giovedì, il giorno successivo sono tornata e mi hanno detto che cosa serviva, il giovedì sono andata a portare tutto e farmi prendere le impronte e due settimane dopo sono andata a ritirarlo. Adesso qui le informazioni si ricevono solo dal sito, per andare a portare le cose che servono bisogna prendere appuntamento e l’appuntamento si può prendere solo online, cioè il contatto tra le persone è stato ridotto al minimo possibile. Tra l’altro per prenderlo occorre avere lo spid, e per avere lo spid occorre avere lo smartphone, che io rifiuto, e quindi per poter avere l’appuntamento ho dovuto fare i salti mortali. E mi sa che il prossimo, fra altri dieci anni, non potrò averlo neanche coi salti mortali tripli avvitati carpiati scaravoltati.

E poi è arrivato il momento di partire per Israele. È stato un viaggio un po’ zingaresco, decidendo di tappa in tappa come proseguire e cercando di volta in volta dove dormire; per Tel Aviv però, dove saremmo arrivati di sera tardi, bisognava prenotare qualcosa prima. Avendo esigenze diverse, io e cdv abbiamo scelto alloggi diversi; io ho preso un monolocale in Ben Yehuda, prenotato e pagato online; poi per entrare il giorno dell’arrivo mi è stato fornito un codice con il quale aprire lo sportellino della scatoletta in cui si trovava la chiave del portone e un altro codice per recuperare la chiave dell’alloggio. Nell’edificio niente reception, niente personale, niente di niente, quindi il tutto senza vedere una sola persona. Con una persona dell’amministrazione ho dovuto parlare per telefono per la faccenda della carta di credito clonata e quindi bloccata, per cui non potevano ottenere il pagamento col numero che avevo fornito, ma senza questo intoppo i contatti sarebbero stati a zero. Ho visto anche un McDonald’s (non li frequento, ma per mettere qualcosa sotto i denti a un prezzo decente quando sono in viaggio può andare bene) in cui non c’era il banco a cui fare l’ordinazione, e magari chiedere qualche eventuale spiegazione, ma degli aggeggi tipo bancomat in cui si digitava il numero delle cose che si volevano e, immagino, qualcosa con cui identificarsi, e da lì l’ordinazione arrivava direttamente alla cucina. Me ne sono andata senza mangiare: mi rifiuto di trasformare anche i pasti in operazioni asettiche in cui non ci sia una sola faccia umana da guardare. E ieri, in un blog che frequento, l’amico WC (no, non nel senso che sia un cesso: sono le sue iniziali) ha scritto “Senza smartphone in pratica in Danimarca non puoi fare nulla. È tutto gestito da app online…” Cioè si sta sempre più andando verso l’obbligatorietà, verso la spersonalizzazione, verso la disumanizzazione. Intendiamoci, io non sono pregiudizialmente contro il progresso, ma mi rifiuto di vivere in un mondo artificialmente – e programmaticamente – privato degli umani.

C’è da dire che questo processo sembra essere allegramente sostenuto da una fetta consistente della popolazione. Penso per esempio alle persone che dopo avere convintamente accettato reclusione, coprifuoco, chiusura di ogni sorta di locali e attività e cancellazione della faccia, tuttora, col covid che, tranne che per gli ottantenni cardiopatici diabetici ipertesi ipercolesterolemici, raramente è qualcosa di più di un raffreddore, girano ancora privi di faccia. Forse sono davvero convinti di farlo per proteggersi – anche se in realtà stanno semplicemente distruggendo la propria fabbrica di anticorpi – ma la verità è che stanno cancellando il mondo intorno a sé, sono stati offerti loro gli strumenti per poterlo fare, e ci si sono avidamente buttati sopra. E penso, sempre a questo proposito, a quelli che girano costantemente con gli auricolari infilati nelle orecchie, isolati dal mondo, isolati dalla società, isolati dalla vita reale, autentici zombie oltre che bersaglio prediletto di ogni sorta di predatori, aspiranti scippatori, stupratori, o dispensatori di violenza gratuita che siano.

Restando sostanzialmente in tema, un’altra causa di autentico distanziamento sociale è la “musica” – rigorosamente fra virgolette – a palla che esplode nelle orecchie ormai nella maggior parte dei locali, bar, ristoranti, negozi, supermercati. Per quanto mi riguarda la trovo una cosa di una violenza inaudita, che rende praticamente impossibile dialogare, chiacchierare, discutere, intollerabile l’impossibilità di scegliere, di scegliere se ascoltarla o non ascoltarla, di scegliere, in caso, il tipo di musica, di scegliere il volume. Le persone per sentirsi sono costrette a gridare, obbligando le altre a gridare di più in un infinito crescendo. Quanto a me, se posso scegliere mi rifiuto categoricamente di entrare in questo genere di locali, che diventano purtroppo sempre più numerosi; se proprio sono costretta a entrarci, non riesco a fare altro che rannicchiarmi in un angolo con le mani sulle orecchie, incapace di mangiare, incapace di bere, incapace di fare qualunque cosa, con una sofferenza che mi devasta. Se è a volume basso la sopporto (se proprio devo) però mi dà ugualmente fastidio: mi disturba il fatto che mi venga imposta. Il punto è, mi fa notare l’amica Moon, che la maggior parte delle persone apprezza la musica, che il locale che la mette paga la Siae, e di sicuro non lo farebbe se i clienti non la gradissero. Cioè, per un bel po’ di gente, questa roba rappresenta un incentivo. Cioè un sacco di gente gradisce che le cose le vengano imposte. Gradisce che le vengano imposte cose che le impediscono di pensare, di comunicare, di dialogare. Secondo qualcuno il rumore è vita; no: il pensiero è vita, e il pensiero si sviluppa unicamente nel silenzio. La comunicazione è vita, e con un rumore di fondo la comunicazione è disturbata, falsata, quando non resa impossibile.

Ecco: da una parte sembrerebbe proprio, visti certi provvedimenti assurdi e controproducenti presi con la scusa del covid, e vista l’imposizione sempre più stretta di sistemi che fanno sbrigare ogni sorta di pratiche senza alcun contatto umano (anche telefonando alle carte di credito o alle compagnie telefoniche si parla in linea di massima con un robot), che si voglia cancellare dall’alto i contatti umani, ossia imporre un “distanziamento sociale” sempre più diffuso e capillare, dall’altra sempre più persone, al di là della comodità di sbrigare certe pratiche da casa con qualche clic, anche nella loro vita quotidiana abbracciano entusiasticamente questo distanziamento: escono con gli amici e passano il tempo a smanettare sullo smartphone, entrano in locali in cui si viene assordati da un frastuono che viene chiamato musica, vanno per strada con le orecchie tappate dagli auricolari, sorde e cieche alla VITA che le circonda. In poche parole, ci stiamo avviando a un mondo popolato da zombie. Che a me fa paura.

Anche se stavolta non c’entra col tema, voglio rendere omaggio a Tatiana Totmianina, 41 anni, due figli, incidentata pochissimi giorni fa (hanno dovuto portarla fuori di peso – e i segni sono ancora ben visibili) e tuttavia di nuovo in pista, rispettando gli impegni presi e il pubblico che l’aspettava. Godiamoci questo delizioso “Tenerezza”.

(L’ho già detto ma lo ridico: per un uomo con questa faccia posso fare qualunque follia. Perché col cavolo che mi distanzio, io)

barbara

E ORA UN PO’ DI FIGURE, CHE COSÌ SI CAPISCE MEGLIO

Due giorni a caso: 5 giorni fa

Ieri

Qualche riflessione in un raro giorno di tregua

Washington Post: l’Ucraina è al collasso [Non che servisse il Washington Post per saperlo]

L’Ucraina sta precipitando in un abisso: la sua economia, la sua finanza stanno collassando e l’aiuto finanziario promesso dell’Occidente, già stimato sui 55 miliardi di dollari, non sarà sufficiente a salvarla. Serve di più, almeno altri 24 miliardi di dollari per il prossimo anno.
Questo quadro fosco è emerso nel corso di “una riunione a porte chiuse tenuta presso la Banca nazionale dell’Ucraina” di cui danno conto Jeff Stein e David L. Stern sul Washington Post.
Nell’articolo si spiega che l’entità iniziale degli aiuti occidentali necessari, cioè i 55 miliardi, era una previsione fatta prima che iniziassero i bombardamenti sulle infrastrutture del Paese, che hanno ulteriormente aggravato la situazione, e ora si stima che servano almeno altri 2 miliardi al mese per evitare il collasso, con l’inflazione già arrivata al 20%.
Nella nota gli autori danno conto di una situazione disperata, con le autorità che sono arrivate a invitare i cittadini a evacuare le città in caso di blackout prolungati, mentre le manifatture e l’estrazione mineraria, che costituiscono la spina dorsale dell’economia (oltre al grano), sono in terribile sofferenza, con molte imprese già costrette a chiudere.

Attacchi prevedibili

I cronisti spiegano che si tratta di una situazione senza precedenti, dimenticando quanto accaduto all’Iraq, alla Libia e alla Siria (e in altri Paesi) nel corso dei regime-change made in Usa e non ricordando che questa è la semplice, brutale, realtà della guerra.
Gli attacchi alle infrastrutture erano più che prevedibili (nel nostro piccolo avevamo preannunciato tale sviluppo) e l’aveva fatto intendere chiaramente anche Putin, quando, prima che iniziassero, aveva chiesto l’apertura dei negoziati ammonendo che “in Ucraina non abbiamo nemmeno iniziato“. [E invece di prenderne atto e regolarsi di conseguenza, hanno preferito raccontarsi che si trattava di una sbruffonata. Dimenticando un piccolo dettaglio: uno che ha oltre 6000 bombe atomiche non ha bisogno di bluffare]
Ma l’ammonimento era stato sommerso nel trionfalismo d’accatto che fin dal suo inizio accompagna questa guerra, la miope propaganda che spiegava come e perché i russi avessero già perso e celebrava le meravigliose armi e progressive inviate a Kiev che avrebbero dischiuso un fulgido destino alle forze ucraine.
Una distrazione di massa utile a eludere i costi reali della guerra. Per evitare che l’opinione pubblica potesse e possa chiedersi se valga la pena continuare a inviare armi o accogliere le richieste russe di aprirsi a un compromesso.
Se cioè parte del Donbass e la Crimea, cioè il prezzo del compromesso, valga più dell’intera ucraina, che più passa il tempo, più verrà degradata. Una constatazione, quest’ultima, ovvia, che pure è elusa dallo stolido slogan che recita come l’invio di armi serva a far sì che l’Ucraina arrivi al tavolo dei negoziati in una posizione di forza.
Ad oggi la situazione dice tutto il contrario: tre, quattro mesi fa Kiev avrebbe avuto molta più forza di adesso a quel tavolo e tale parabola discendente non sembra destinata a mutare a breve.
Tale situazione si ripercuote nei Paesi d’Occidente, chiamati a distogliere parte delle già erose ricchezze destinate ai propri cittadini per supportare Kiev, che oltre ai miliardi di dollari suddetti ne chiede altrettanti sotto forma di armamenti (alle industrie di armi e dell’energia, che stanno lucrando grassi guadagni, non viene chiesto nulla, ovviamente…).

Di corruzione (e) digitale

Rimandando all’articolo del Washington Post per i dettagli sul collasso del Paese e sulle sofferenze dei suoi cittadini, ne riportiamo un cenno che ci sembra significativo: “Dominata da oligarchi e perennemente bisognosa di salvataggi, l’Ucraina era un disastro finanziario molto prima dell’invasione russa. La guerra in piena regola ha mandato la sua economia in tilt”.

Il corsivo è nostro e serve a sottolineare un passaggio apparentemente anodino che ricorda quel che molti, dall’inizio della guerra, hanno dimenticato, che cioè l’Ucraina per anni è stata indicata come “la nazione più corrotta d’Europa”, come da titolo del Guardian del 2015 (solo per fare un esempio, potremmo citare ben altro).

Tale corruzione è presumibilmente aumentata con il conflitto, anche perché il governo ha dichiarato fuorilegge tutti i partiti di opposizione e chiuso tutti i media non allineati. Senza nessun controllo, si sa, la corruzione dilaga. Così tanti finanziamenti dell’Occidente saranno in parte stornati per arricchire i pochi (i conti offshore sono di facile apertura).
Particolare curioso, anche se forse non eccessivamente significativo, che si aggiunge a un altro che riprendiamo sempre dall’articolo, che riferisce come l’unico settore in crescita sia quello del digitale, nonostante il WP lamenti le interruzioni di internet tanto frequenti, fonte di danni enormi a imprese e cittadini.
A magnificare le sorti del digitale ucraino è “Mykhailo Fedorov, vice primo ministro della trasformazione digitale”. Il particolare ci ha incuriosito perché tale ministero, come abbiano accennato in una nota pregressa, si era rivolto al colosso delle criptovalute FTX per creare un canale di aiuto in valuta digitale verso l’Ucraina.
FTX, come si sa, è appena fallita e il suo improbabile Ceo, Sam Bankman-Fried, è stato arrestato alle Bahamas per bancarotta (arresto avvenuto poco prima di comparire davanti al Comitato per i servizi finanziari della Camera, dove avrebbe potuto essere torchiato dai parlamentari senza reti di protezione… non testimonierà).
Particolari, nulla più, che si perdono nell’assordante frastuono delle armi. (Qui)

Sì, stiamo vivendo in un mondo davvero pazzo.

barbara

E TORNIAMO ALLE COSE SERIE

Cioè alla nostra guerra contro la Russia con cannoni nostri e carne da cannone ucraina. Il post è scandalosamente lungo, ma d’altra parte non si può fare informazione con quattro frasette tipo “Non vedo l’ora di ballare sul cadavere di Putin” come fa la controparte. Quindi armatevi di pazienza e cominciate a leggere.

Un grafico rivelatore sui fondi dei contribuenti statunitensi inviati all’Ucraina nel 2022

A quanto ammonta l’aiuto finanziario degli Stati Uniti al regime di Kiev che agisce come operatore sul campo nella guerra mossa alla Russia?
Quanti sono i dollari dei contribuenti statunitensi che finiscono all’Ucraina, come evidenzia Zero Hedge?
Il grafico sottostante illustra in un video di due minuti l’ammontare totale degli aiuti statunitensi promossi o proposti per l’Ucraina nel 2022, a dieci mesi dall’avvio da parte della Russia di un’operazione militare speciale per smilitarizzare e denazificare il regime di Kiev. 

(Mi raccomando: guardatelo fino alla fine)

Nel video, che negli ultimi giorni è stato ampiamente condiviso, ogni punto rappresenta 100.000 dollari dei contribuenti statunitensi ed è suddiviso in base al tipo di sostegno, con gli aiuti militari (in rosso) che rappresentano di gran lunga la spesa più consistente, specifica Zero Hedge. 
Ancora lo scorso venerdì l’amministrazione Biden ha reso noti altri 275 milioni di dollari in armi ed equipaggiamenti di difesa per l’Ucraina, tra cui in particolare altri sistemi missilistici antiaerei, che verranno forniti tramite l’autorità presidenziale di drawdown, il che significa che il Pentagono preleverà armi dalle proprie scorte per soddisfare il pacchetto.
Per comprendere alcune delle cifre sopra riportate, è importante ricordare che il modo in cui la Casa Bianca annuncia quasi di routine i pacchetti di aiuti può creare confusione. Questi annunci hanno più che altro lo scopo di descrivere come l’amministrazione intende utilizzare il denaro già stanziato dal Congresso. 
Come si vede nel grafico seguente, c’è anche la distinzione chiave tra ciò che è stato proposto e ciò che è già stato promulgato.
I miliardi aggiuntivi “proposti” nel grafico precedente sono stati approvati con la recente approvazione del National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2023.
Prima dell’approvazione del NDAA, “il Congresso ha già approvato 65,9 miliardi di dollari per l’assistenza all’Ucraina attraverso tre distinti pacchetti di finanziamenti supplementari dall’invasione della Russia a febbraio”, secondo Defense News.
“Se il Congresso finanziasse la quarta richiesta, l’importo totale degli aiuti all’Ucraina approvati dai legislatori raggiungerebbe i 104 miliardi di dollari in meno di un anno”. 
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una telefonata di domenica, ha “ringraziato” il presidente Joe Biden per “l’assistenza finanziaria e di difesa senza precedenti che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina”, secondo quanto si apprende. Ma nonostante i miliardi inviati e le decine di altri miliardi promessi, ha chiesto di più e ha “sottolineato l’importanza” soprattutto di rafforzare le difese aeree dell’Ucraina. La Casa Bianca starebbe attualmente valutando l’invio di sistemi di difesa antiaerea Patriot, come annunciato ieri dalla CNN, che se approvati segnerebbero una significativa escalation con la Russia.
I repubblicani sono sul piede di guerra e lo scorso novembre hanno polemicamente chiesto alla Casa Bianca se l’Ucraina fosse diventata il “51° Stato degli USA”. 
A tal proposito hanno infatti presentato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti una risoluzione per realizzare un audit sui mastodontici fondi che il Congresso ha assegnato all’Ucraina. 
La repubblicana Marjorie Taylor Greene aveva affermato: “Dobbiamo controllare ogni dollaro dei contribuenti statunitensi inviato in Ucraina. Gli americani meritano di sapere perché l’ amministrazione Biden e il Congresso sono così interessati a finanziare la sicurezza dei confini dell’Ucraina e non quella del loro Paese”, per poi aggiungere che “il popolo statunitense merita di sapere dove vanno i soldi delle loro tasse guadagnate duramente per una nazione straniera che non è membro della NATO”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il senatore del Kentucky Rand Paul, il quale ritiene che gli Stati Uniti non dovrebbero spendere miliardi per l’assistenza militare all’Ucraina. In un articolo apparso su The Federalist, il senatore ha osservato che l’economia USA non è nelle migliori condizioni e l’assistenza militare e finanziaria al regime di Kiev colpirà ancora più duramente i contribuenti. 
La Redazione de l’AntiDiplomatico, qui, con le immagini dei grafici.Fine modulo

Ma non facciamoci prendere dal complesso di inferiorità: ci siamo anche noi!

Armi italiane in Ucraina. Il “segreto di stato” aggirato dall’annuncio dell’ambasciatore francese a Kiev

Il governo italiano ha posto il segreto di stato sulle nuove armi che verranno inviate in Ucraina. Per fortuna l’ambasciatore francese a Kiev Etienne de Ponsin non è tenuto a rispettare il segreto di stato italiano e ha dichiarato ieri che uno dei due sistemi antiaerei SAMP-T in arrivo in Ucraina sarà inviato dall’Italia.
Il sistema antiaereo SAMP-T è un sofisticatissimo sistema missilistico dal costo (cadauno) di circa 800 milioni di euro (circa 3 ospedali, di primissimo livello) prodotto dalla francese MBDA e dall’italiana Thales Leonardo. Anche gli USA si apprestano ad inviare due sistemi Patriot per dire.
Io spero che qualcuno non abbia la pretesa che se inviamo per esempio armi nucleari all’Ucraina la Russia non ci consideri “non belligeranti” tanto a spararle sarebbero gli ucraini. No, perchè tra i nostri politici “sacchettisti” (riempitori di banconote in sacchette) ci sarebbe qualcuno in grado di sostenerlo.
Del resto, sempre più soldati appartenenti ai Paesi NATO stanno combattendo contro i russi in Ucraina. Si tratti di mercenari o di truppe regolari poco importa. L’Occidente è direttamente coinvolto nel conflitto che, ogni giorno, appare sempre più indirizzato verso l’internazionalizzazione. Il metodo per assuefare l’opinione pubblica europea all’inevitabilità e alla normalità dell’innesco di un conflitto mondiale NATO-Russia è, come al solito, quello della rana bollita.
L’asticella dell’escalation viene alzata gradualmente, poco alla volta, per fare in modo che non ci si accorga di stare irrimediabilmente scivolando nel baratro senza possibilità di ritorno. Spero di sbagliarmi ma l’impressione è che solo un miracolo possa riportare indietro le lancette della Storia. L’obiettivo della NATO è quello di smembrare la Federazione Russa in vari protettorati etnici da porre sotto controllo occidentale. I media europei e americani parlano apertamente di un futuro smembramento della Russia e sono già state pubblicate delle bozze di carte geografiche con la Russia divisa in 6-7 tronconi. La NATO non rinuncerà a questo piano, che coltiva da molti decenni e che, nel 1991, con lo smembramento dell’URSS, è riuscita in parte a realizzare. Il 1991 è stato il primo tempo, il 2022 il secondo. Naturalmente, la NATO ha fatto i conti senza l’oste. Vedremo come andrà a finire…
Giuseppe Masala, qui.

Gli effetti? Eccoli.

Donbass. La lista completa di tutti i massacri con armi NATO sui civili

La NATO ha dato il via libera alla distruzione mirata degli obiettivi civili e degli abitanti delle Repubbliche mediante le sue armi ad alta precisione

Il primo utilizzo dell’Himars MLRS sul territorio del Donbass è stato documentato il 28 giugno nell’insediamento di Pereval’sk (LNR).
Da quel giorno fino al 10 dicembre 2022 (5 mesi), sono stati effettuati un totale di 185 attacchi missilistici dall’Himars MLRS esclusivamente su obiettivi civili:

  • 34 attacchi mirati a obiettivi d’infrastrutture sociali, industriali e civili sul territorio della DNR
  • 151 attacchi mirati a obiettivi d’infrastrutture sociali, industriali e civili sul territorio della LNR:

 L’M-142 “Himars” (High Mobility Artillery Rocket System) è un avanzato sistema di lanciarazzi, dotato di un modulo con sei missili di precisione GMLRS, basato su un camion FMTV da cinque tonnellate dell’esercito americano.
Per l’“Himars” sono stati creati più di 20 tipi di munizioni, il cui raggio di tiro, a seconda del tipo, può variare da 30-80 chilometri in modalità MLRS (Multiple Launch Rocket System ndr.), fino a 300 o più chilometri (missile ATACMS), come tattica operativa di un sistema missilistico (Army Tactical Missile System ndr.).
L’“Himars” appartiene alla classe delle armi ad alta precisione, i missili hanno un sistema di guida inerziale e sono in grado di raggiungere qualsiasi bersaglio alle coordinate trasmesse dal raggruppamento satellitare statunitense.
Secondo i dati dell’intelligence, indirettamente confermati da fughe di notizie nel segmento pubblico ucraino, sul territorio ucraino è presente personale militare straniero, apparentemente per assistenza tecnica. Questi specialisti coordinano l’implementazione delle informazioni di intelligence ricevute dai satelliti e caricano precise coordinate nel software MLRS, oltre a monitorare l’efficacia dell’installazione.
Da fonti accessibili è noto che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina solo: missili unitari HIMARS M30 GMLRS e la sua modifica M30A1, nonché M31 GMLRS.
Il presidente degli Stati Uniti nelle sue dichiarazioni pubbliche sostiene che gli americani presumibilmente non forniranno alle Forze Armate ucraine missili a lungo raggio in grado di raggiungere il territorio della Federazione Russa (per gli Stati Uniti s’intende il territorio prima dell’annessione delle regioni DNR/LNR, Zaporozhye e Kherson) al fine di evitare il coinvolgimento diretto della NATO in un conflitto militare.
Il divieto degli americani all’uso degli “Himars” MLRS in Russia è stato confermato anche dal ministro della Difesa ucraino Reznikov in un’intervista al servizio ucraino della BBC. Funzionari americani affermano che le autorità ucraine hanno dato garanzie che questi sistemi non saranno usati contro il territorio russo.
Il 1° giugno 2022, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la fornitura di un pacchetto di aiuti militari da 700 milioni di dollari all’Ucraina. Era in questo pacchetto che, in particolare, erano inclusi i primi sistemi di razzi a lancio multiplo “Himars”.
Secondo informazioni provenienti da fonti accessibili, al momento sono state consegnate all’Ucraina 20 di queste installazioni.

Chi gestisce il funzionamento dell’Himars MLRS?

Quindi, abbiamo già capito che si tratta di armi NATO ad alta tecnologia che richiedono un addestramento tecnico speciale da parte dei loro operatori. È logico supporre che, come minimo, almeno nella fase iniziale, i militari delle formazioni armate ucraine non possedessero un tale addestramento.
Secondo dati attendibili, gli equipaggi delle installazioni arrivate ????in Ucraina in estate erano composti da militari della NATO in congedo. È inoltre noto che la guida sull’obiettivo, che fornisce un attacco estremamente preciso, viene effettuata utilizzando i satelliti militari statunitensi.
Allo stesso tempo, il gruppo di hacker ucraini “Beregini” ha pubblicato informazioni secondo cui dal 10 ottobre al 23 ottobre, 90 militari delle Forze Armate ucraine sono stati addestrati all’uso in combattimento, al funzionamento e alla riparazione degli “Himars” MLRS nei campi di addestramento della Bundeswehr in Germania.

Cosa si sa della tattica dell’uso degli “Himars” nella zona dell’Operazione Speciale Militare?

Analizzando i fatti sull’uso degli “Himars” MLRS nel territorio del Donbass, si possono fare alcune osservazioni.
Spesso il lavoro  di collocazione è coperto da delle scariche di sistemi più semplici (artiglieria o MLRS di stile sovietico), il cui compito è distrarre ed esaurire la difesa aerea con bersagli “collaterali” al momento del lancio degli “Himars”.
Ad esempio, questo è stato il caso del primo bombardamento sull’edificio dell’Amministrazione del Capo della DNR quando all’inizio il nemico ha sparato due serie di sistemi di artiglieria da 155 mm contro questa posizione e, pochi minuti dopo, i missili “Himars”.
Secondo gli specialisti della difesa aerea, dopo ogni lancio l’installazione viene operativamente spostata in un riparo e il lancio successivo viene effettuato da una posizione diversa.
Di norma, il movimento e il funzionamento degli impianti avviene di notte.
Pertanto, il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk è stato attaccato 21 volte di notte, 13 volte di giorno, il territorio della Repubblica Popolare di Lugansk è stato attaccato 81 volte di notte, 70 volte di giorno.
Vi sono tutte le ragioni per ritenere che tali tattiche vengano utilizzate esclusivamente per ridurre al minimo i rischi di distruzione dell’installazione e non per scopi “umanitari”. A riprova di ciò, di seguito presentiamo un impressionante elenco dei fatti documentati, più eclatanti, delle tragiche conseguenze dell’uso degli “Himars” MLRS su infrastrutture sociali, civili, industriali e su infrastrutture critiche.
E nonostante l’Ucraina affermi che tutti i missili “Himars” raggiungono il loro obiettivo distruggendo solo depositi militari, punti di direzione e di ammassamento di uomini ed equipaggiamento dell’esercito russo nel Donbass – la verità è tutt’altra.
Sì, certo, tra gli obiettivi degli “Himars” MLRS ce ne sono di abbastanza selettivi: strutture militari e oggetti convenzionalmente “a doppio uso”: depositi di carburante, strutture del sistema di alimentazione energetica, strutture ferroviarie.
È il momento di ricordare che ad iniziare la guerra contro le infrastrutture critiche, per l’appunto, è stata l’Ucraina. Più precisamente ha continuato. Sono le formazioni armate dell’Ucraina che molto prima dell’inizio dell’operazione di liberazione speciale, precisamente dall’aprile 2014, distruggono intenzionalmente e metodicamente le infrastrutture dell’indomito Donbass con un unico obiettivo: terrore, intimidazione, attuazione di condizioni di vita insopportabili per i civili del Donbass. Per l’ottavo anno, gli abitanti del martoriato Donbass sopravvivono per migliaia di ore senza acqua, gas, riscaldamento e luce.
Considerando l’elevata precisione del sistema “Himars”, l’elenco seguente indica l’uso mirato e indiscriminato di armi, che l’Ucraina dichiara come impiegate per scopi militari.
Ecco l’elenco dei fatti, documentati dagli uffici di rappresentanza della DNR e LNR nel JCCC (Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento sul cessate il fuoco e la stabilizzazione della linea di demarcazione ndr.) con le tragiche conseguenze dell’uso degli “Himars” MLRS su infrastrutture produttive, sociali, civili e su infrastrutture critiche: 

28 giugno, centro abitato di Pereval’sk (LNR), a seguito del bombardamento non sono state registrate vittime o danni;
4 luglio, centro abitato di Snezhnoe (DNR), sono stati registrati danni all’impresa statale “Snezhnyanskkhimmash”, alla scuola materna n. 6 e n. 2, e ad edifici abitativi;
9 luglio, centro abitato di Alchevsk (LNR), sono stati danneggiati 6 edifici abitativi, l’impresa per lavori di costruzione e d’installazione “Kommunarskstroj”;
10 luglio, centro abitato di Stepano-Krynka (DNR), durante il bombardamento di un centro di volontariato, 7 civili sono stati uccisi e 39 feriti;
12 luglio, centro abitato di  Stakhanov (LNR), a seguito del bombardamento 2 civili sono morti e 2 civili sono rimasti feriti; i vetri di 11 edifici abitativi a più piani, l’asilo “Skazka” e la scuola di specializzazione n. 10 di Stakhanov sono stati danneggiati;
17 luglio, centro abitato di  Alchevsk (LNR), 2 civili sono stati uccisi, 6 edifici abitativi a più piani, un deposito di autobus e filobus e il sanatorio-profilattico “Druzhba” sono stati danneggiati;
24 luglio, centro abitato di  Krasnij Luch (LNR), a seguito dei bombardamenti, l’amministratore dell’hotel “Krasnij Luch” è rimasto ferito, lo stesso hotel “Krasnij Luch” è stato distrutto; 7 edifici abitativi, una farmacia, 4 strutture di vendita al dettaglio, un mercato cittadino, e delle linee elettriche sono state danneggiate;
29 luglio, centro abitato di  Elenovka (DNR), bombardamento su una colonia penale nel villaggio di Elenovska, dove erano detenuti i prigionieri di guerra del battaglione nazionalista “AZOV”, risultato: 47 morti e 74 feriti;
23 agosto, Donetsk (DNR) è stato distrutto un edificio amministrativo;
23 agosto, centro abitato di  Gorskoe (LNR), 4 edifici abitativi, l’edificio del Ministero delle Situazioni di Emergenza e la Casa della Cultura cittadina sono stati distrutti; 28 edifici abitativi, la sottostazione elettrica “Gorskaya” e una farmacia sono rimasti danneggiati;
25 agosto, Donetsk (DNR), è stato registrato un danno al terminal doganale “Donetsk”;
12 settembre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati danni critici alla filiale n. 3 dello Stabilimento “Dokuchaevskij Flux-Dolomite” e alla società “DMZ”;
13 settembre, centro abitato di  Lisichansk (LNR), 2 civili sono stati uccisi e uno è rimasto ferito; 6 edifici abitativi multi-appartamento, una centrale termica e una struttura commerciale sono stati danneggiati;
16 settembre, centro abitato di  Nizhnyaya Duvanka (LNR), la Casa della Cultura e un granaio sono stati distrutti; 5 edifici abitativi, la scuola materna “Zvonochek”, una scuola secondaria, i vigili del fuoco, una farmacia sono rimasti danneggiati;
21 settembre, centro abitato di  Novoajdar (LNR), un civile è stato ucciso e uno è rimasto ferito. Un edificio abitativo, un edificio scolastico, il convitto del College “Novoajdar agro”, un granaio, un magazzino per fertilizzanti e macchine agricole, 8 unità di macchinari agricoli, 2 auto e un camion sono stati distrutti; 4 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
27 settembre, centro abitato di  Bryanka (LNR), 4 civili sono stati uccisi e due sono rimasti feriti, la sezione Bryankovskij dell’impresa statale “Luganskgaz” è stata distrutta; 12 edifici abitativi multi-appartamento, il “Bryankovskij Electromechanical College”, la scuola d’arte per bambini n. 1 e un negozio di alimentari sono rimasti danneggiati;
3 ottobre, Donetsk (DNR), è stato registrato un colpo diretto sul tetto del complesso commerciale “Continent”; la vetrata della sala dell’impresa municipale di controllo del traffico “Donelektroavtotrans”, la farmacia centrale “Ol’viya”, un edificio abitativo multi-appartamento sono rimasti danneggiati;
4 ottobre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati danni alla filiale n. 3 del “DFDK”, a una serie di strutture sociali, e ad edifici abitativi privati ??e multi-appartamento;
16 ottobre, Donetsk (DNR), a seguito dei bombardamenti, 5 civili sono rimasti feriti; un edificio amministrativo, oltre a una serie di negozi e a 4 edifici abitativi multi-appartamento sono rimasti danneggiati;
19 ottobre, centro abitato di  Makeevka (DNR), a seguito dei bombardamenti, sono stati registrati danni ad un edificio privato;
28 ottobre, centro abitato di Pervomaisk (LNR), una ragazza è stata uccisa, un edificio abitativo è stato completamente distrutto, altri 8 edifici abitativi e 3 auto sono rimasti danneggiati;
3 novembre, centro abitato di Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento sono stati registrati gravi danni agli edifici dell’impresa operativa unitaria statale DNR “Stirol”, una delle principali imprese chimiche della Repubblica impegnata nella produzione di fertilizzanti minerali e di prodotti in polimero;
4 novembre, centro abitato di  Makeevka (DNR), a seguito dei bombardamenti una donna nata nel 1954 è stata uccisa, un uomo nato nel 1954 è rimasto gravemente ferito. Sono stati registrati danni a 4 edifici abitativi;
5 novembre, Donetsk (DNR), sono stati registrati danni multipli ad edifici abitativi e ad infrastrutture civili;
6 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), un civile è stato ucciso, 2 edifici abitativi sono stati distrutti e 16 sono rimasti danneggiati, così come la scuola di Stakhanov n. 3, la piscina “Delfin”, una linea elettrica, un gasdotto e un sistema di approvvigionamento idrico sono stati danneggiati;
7 novembre, Donetsk (DNR), è stato registrato un colpo diretto su un edificio amministrativo seguito da un incendio, la vetrata del Hotel “Central” e 2 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
10 novembre, centro abitato di Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento è stata registrata la distruzione dell’edificio amministrativo della KP “Società di gestione di Gorlovka” e il danneggiamento di un edificio abitativo multi-appartamento;
11 novembre, centro abitato di  Krinichnaya (LNR), 2 dipendenti della miniera “Krinichanskaya” sono stati uccisi, altri 4 civili sono rimasti feriti; le strutture della miniera sono state danneggiate;
11 novembre, centro abitato di  Rozovka (DNR), a seguito di colpi diretti, sono stati registrati gravi danni alla “Scuola secondaria dei minatori del villaggio di Rozovka” e all’editore “Unione culturale-ricreativa”;
11 novembre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati colpi diretti sugli stabilimenti produttivi della filiale n. 3 dello stabilimento “Dokuchaevskij Flux-Dolomite”;
12 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), 3 dipendenti di una pasticceria sono rimasti feriti, un ristorante, un club sono stati distrutti e 8 edifici abitativi, un negozio di alimentari e una pasticceria sono stati danneggiati;
12 novembre, centro abitato di  Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento è stato registrato un colpo diretto al Palazzo della Cultura “Shakhter”, sono stati danneggiati i vetri del “Gorlovka Motor Transport College”, 4 edifici abitativi multi-appartamento e un negozio di alimentari;
16 novembre, centro abitato di  Yasinovataya (DNR), a seguito di un bombardamento sono stati registrati danni alla facciata e alla vetrata del Palazzo della Cultura “Mashinostroitelej”;
16 novembre, centro abitato di  Zimogor’e (LNR), un civile è stato ucciso e 2 sono rimasti feriti. Un edificio abitativo a più piani, i locali industriali del punto di ricezione del grano di Zimogoryevsk, una scuola secondaria intitolata all’Eroe dell’Unione Sovietica I.S. Mal’ko, la scuola materna “Ivushka”, la stazione ferroviaria, e le linee elettriche sono state danneggiate.
17 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), 2 civili nati rispettivamente nel 1950 e nel 1951 sono stati uccisi e 3 sono rimasti feriti; un edificio abitativo multi-appartamento è stato distrutto;
18 novembre, centro abitato di  Bryanka (LNR), una donna nata nel 1949 è rimasta ferita; un edificio abitativo multi-appartamento è stato distrutto e 2 danneggiati. Un edificio residenziale e 7 costruzioni annesse sono stati danneggiati, danneggiati anche l’edificio dell’organizzazione pubblica DOSAAF, un gasdotto e una linea elettrica;
20 novembre, centro abitato di  Kremennaya (LNR), 2 edifici abitativi, 4 annessi, 2 negozi e una linea elettrica sono stati danneggiati;
21 novembre, centro abitato di  Alchevsk (LNR), 2 civili sono stati uccisi e uno è rimasto ferito, 2 edifici abitativi sono stati distrutti e 5 sono stati danneggiati;
24 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), sono stati distrutti un edificio residenziale, uno studio d’arte per bambini e in parte l’edificio di una società di trasmissione radiofonica, radiocomunicazione e televisione; sono stati danneggiati un edificio residenziale, il cinema “Mir”, un centro culturale e una torretta televisiva e radiofonica;
4 dicembre, centro abitato di Alchevsk (LNR), l’Istituto industriale “DonGTI” (Istituto Tecnico Statale del Donbass ndr.) e il rispettivo convitto sono stati danneggiati;
5 dicembre, centro abitato di Alchevsk (LNR), 7 persone sono state uccise, 27 ferite; il padiglione didattico, il convitto e la biblioteca dell’Istituto Tecnico Statale del Donbass, il ristorante “Krugozor” e 5 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
6 dicembre, centro abitato di Starobel’sk (LNR), 3 dipendenti dell’impresa municipale “Starobelskij Elevator” sono rimasti feriti; magazzini e un impianto di pesatura sono stati danneggiati;
8 dicembre, centro abitato di Pervomajsk (LNR), un edificio abitativo multi-appartamento e due distributori di benzina sono stati danneggiati;
10 dicembre, centro abitato di Svatovo (LNR), danneggiato un collegio scolastico.

Invece di una sintesi, ricordiamo che in una riunione del Consiglio permanente dell’OSCE, la Russia ha già dichiarato che è l’Alleanza e, in particolare, gli Stati Uniti, ad avere la personale responsabilità delle vittime civili, della popolazione e della distruzione delle infrastrutture sociali e civili.
Buyakevich (vice rappresentante permanente della Russia presso l’OSCE ndr.): “Dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale, i militari americani sono stati attivamente coinvolti nella pianificazione e nella effettiva gestione delle ostilità. I rappresentanti ucraini hanno riconosciuto che non un solo colpo, ad esempio, dall’Himars MLRS avviene senza il consenso degli americani. Di recente, questo, infatti, è stato ufficialmente riconosciuto dal Pentagono, a conferma che in Ucraina si trovano truppe americane.
È abbastanza ovvio che i curatori occidentali, che sponsorizzano l’Ucraina per il nono anno e, di fatto, la governano, sono pronti a combattere la Russia esclusivamente sul suolo straniero e fino all’ultimo ucraino, utilizzando i mezzi più sporchi e senza regole, violando tutte le norme del diritto umanitario internazionale, le convenzioni internazionali, che regolano le questioni relative alla condotta della guerra e alla protezione della popolazione civile in tempo di guerra.

Fonte: Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento sul cessate il fuoco e la stabilizzazione della linea di demarcazione 

Traduzione di Eliseo Bertolasi, qui.

E in attesa che il sole torni a splendere sul nostro fosco futuro

barbara

LORO, COMUNQUE, NON CI BOICOTTANO

e continuano a regalarci di questi spettacoli di inestimabile bellezza

musica di Ennio Morricone per il film 72 metri, immagino ispirato alla vicenda del sottomarino affondato e diventato la tomba dell’intero equipaggio

E infine sboicottiamo il grande, superboicottato, Ciaikovsky con questo delizioso Pas de deux, piccolo anticipo sul balletto che andrò a vedere questa sera a teatro.

Aggiungo questo strepitoso articolo dell’osannatissimo politologo Edward Luttwak del 27 Febbraio 2022

“Putin cadrà”: la rivelazione sulla fine della guerra in Ucraina [giustamente: le religioni coi dogmi sono, appunto, quelle rivelate]

Edward Luttwak prevede che la Russia perderà la guerra a causa dei pochi mezzi di Mosca: sul Cremlino aleggia anche l’ombra di un colpo di stato

Il politologo americano Edward Luttwak ha esposto le sue teorie sulla fine della guerra in Ucraina, spiegando che il cessate il fuoco sarebbe molto vicino. A premere su Vladimir Putin non sarebbero tanto le sanzioni dell’Occidente, quanto problemi strutturali dell’esercito della Russia, troppo poco numeroso e potente per conquistare davvero Kiev e instaurare un nuovo ordine.

Perché la Russia potrebbe perdere la guerra in Ucraina

L’esperto ha dichiarato che i russi “sono destinati a inciampare” in Ucraina. Il numero uno del Cremlino avrebbe dato vita a un’operazione su larga scala senza averne i mezzi. La campagna in Ucraina è destinata a finire molto presto. Vladimir Putin “è stato un bravo giocatore di poker”, ma adesso “sta giocando alla roulette”.
Questo perché da Mosca è partita l’invasione di un Paese più grande della Francia con un “numero bassissimo di truppe”, circa 120 mila. Circa la metà di quelle di cui si è parlato negli scorsi giorni, prima dell’attacco. In un’intervista pubblicata su Il Giorno ha spiegato che la Russia “non può permettersi una guerra di logoramento, lunga, città per città. Non la reggerebbe economicamente e politicamente”.
Per questo molte zone dell’Ucraina non potranno essere, secondo Edward Luttwak, controllate dai russi, che finiranno “per cadere vittime delle imboscate” dei militari locali e addirittura dei civili armati, che sono in possesso di “100 mila fucili” [il superesperto signor Luttwak evidentemente ignora che se sono armati e combattono NON SONO CIVILI, non possono essere considerati tali da nessun punto di vista] e hanno l’appoggio logistico della Nato, e possono dunque contare sulle armi occidentali.

Vladimir Putin cadrà? Lo scenario per porre fine alla guerra

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sarà bloccata, prevede il politologo, su più fronti. Sul campo a opera della resistenza, con il governo di Kiev che potrebbe dirigere le operazioni da Ovest, in esilio. E anche a Mosca, dove gli oligarchi russi, appesantiti dalle sanzioni, potrebbero organizzare un colpo di stato, o comunque deporre Vladimir Putin.
C’è “solo un modo” per fermare la distruzione economica della Russia, ha cinguettato su Twitter. Ovvero “la rimozione di Vladimir Putin da parte di Sergej Naryshkin”, direttore del Servizio di intelligence internazionale russo, “e altri funzionari che si sono opposti alla guerra”. (Qui)

Per favore, qualcuno provveda a informare Putin che è inutile che continui a combattere, perché sono nove mesi e dodici giorni che ha perso la guerra. Sembra anche ignorare, il superesperto signor Luttwak, che c’è, effettivamente qualcuno che potrebbe decidere di estromettere (se ci riesce, beninteso) Putin con la forza: i falchi, che fin dall’inizio continuano a fare pressione su di lui affinché si decida a combattere sul serio e a farla finita una volta per tutte con quella banda di nazisti, e alle cui pressanti richieste Putin sta continuando strenuamente a resistere. Se Putin cade, la guerra la prendono in mano loro, e saranno cazzi acidi per un bel po’ di gente. Caro Luttwak, faccia una bella cosa: vada a cagare.

Nel frattempo ieri, giornata mondiale del calcio dell’Onu…

https://t.me/letteradamosca/10932

barbara

CRIMINI UCRAINI, RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

25 ottobre alle ore 17:18

Donbass, missile esploso vicino alla pizzeria “Celentano” di Donetsk, vittime tra i civili.

Oggi sono stati colpiti diversi distretti della città, facendo registrare nuove vittime tra la popolazione civile (almeno un morto e nove feriti). Pochi minuti fa ho raggiunto la pizzeria “Celentano” di via Panfilova, dove un uomo ha perso la vita e diverse persone sono rimaste ferite.
Video su Telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1230

31 ottobre alle ore 15:58

Donbass, nel pomeriggio il centro di Donetsk è stato colpito da diversi colpi di artiglieria. Diversi appartamenti di una palazzina sono stati distrutti dalle fiamme. Miracolosamente, in seguito ai primi aggiornamenti, non risultano vittime.
Video dai luoghi colpiti: https://t.me/vn_rangeloni/1247

1 novembre alle ore 15:00

Donetsk, come ogni giorno la mattinata comincia dal caffè e dalla ricerca di notizie riguardanti le novità sui campi di battaglia, nelle retrovie e nel mondo.
Nel bollettino di guerra mattutino figura ripetutamente Gorlovka dove ieri, a causa dei bombardamenti, è rimasto ucciso un ennesimo civile, mentre altri due, tra cui una ragazzina, sono rimasti feriti. Gorlovka è una città martire abituata a questa routine, tanto che tutto ciò fa poca notizia anche a Donetsk, alle prese con altrettanti problemi. Oggi l’artiglieria ucraina ha iniziato a colpire Gorlovka verso le 8:10 impiegando mortai e obici. Dopo due ore, alle 10:40, sempre in quella zona, sono esplosi 5 proiettili da 155mm, calibro NATO. Anche qui, nulla di nuovo.
Continuo a scorrere tra le notizie e, a proposito di calibri NATO, mi imbatto in un articolo (di un paio di giorni fa) sul nuovo lotto di armi diretto dall’Italia verso l’Ucraina.
Gli ucraini combattono con armi italiane da diverso tempo, eppure tanti hanno minimizzato questi aiuti affermando che si tratta di “ferrivecchi”, roba poco efficiente, simbolica, giusto per accontentare la NATO e Zelensky. Oggi, come rivelato da Repubblica, il nostro Paese ha provveduto a donare armi “hi-tech” e si può constatare come molti giornalisti e politici, nascondendo temporaneamente nel cassetto il proprio spirito (falso)pacifista, si spendono per elencare le qualità dei sistemi d’arma più potenti e brillanti al mondo con cui l’Italia sostiene la “resistenza” ucraina.
Con le nuove armi verranno spediti a Kiev anche diverse decine di obici semoventi M109 da 155mm, già in viaggio lungo le strade italiane. Le foto degli spostamenti di questi cannoni sono apparse anche su diversi quotidiani italiani tra cui Rep, che ha posto attenzione al tridente ucraino sulla fiancata dei mezzi, “che in realtà è lo stemma del reggimento Torino, ricordo della campagna nel Dnepr durante la seconda guerra mondiale”.
Tra il 1941 ed il 1942 il reggimento Torino prese parte al forzamento del Dnepr e alla conquista di Gorlovka (un anno dopo arrivò la disfatta: su circa 2300 artiglieri solo un centinaio tornarono in Patria).
Interessante il corso della storia che, dopo 81 anni, porta nuovamente l’artiglieria del Torino nelle steppe del Donbass. Nel frattempo, mentre qualcuno si ostina a continuare a dar lezioni sul concetto di “aggredito/aggressore”, sia a Gorlovka che non lontano da me i boati dei colpi di artiglieria continuano a imporsi nella quotidianità.
seguimi su Telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1248

3 novembre alle ore 10:37

Donetsk, ancora sangue e bombe sui civili
Questa mattina i colpi dell’artiglieria ucraina sono caduti sulla via Universitetskaya, a pochi metri da un ospedale. È stata centrata una palazzina ma le schegge hanno colpito anche il viale antistante e le auto che transitavano. Tre passeggeri di un autobus sono rimasti feriti e prontamente trasportati in ospedale.

Video su telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1253

6 novembre alle ore 12:56

Mariupol, nuove case e nuove speranze
Un paio di giorni fa sono tornato nella città dei contrasti. A distanza dalla mia ultima visita di un mese e mezzo fa sono cambiate molte cose. I cantieri si sono moltiplicati, molte palazzine pericolanti e semi-distrutte non ci sono più, laddove c’erano ancora operai ed impalcature ora ci vivono centinaia di famiglie.
Nel cuore di uno dei quartieri più impressionanti a causa degli intensi combattimenti è spuntato un nuovo complesso residenziale e il 4 novembre le prime 15 famiglie hanno ricevuto le chiavi dei loro nuovi appartamenti. Si tratta di persone che erano rimaste senza un tetto sopra la testa. Questi nuovi appartamenti si aggiungono alle centinaia già consegnati. Il percorso per riportare la città ad una totale normalità è ancora lungo e difficile, ma la volontà non manca.
Per più notizie ed altri approfondimenti seguimi su telegram: https://t.me/vn_rangeloni

7 novembre alle ore 09:31

Donetsk, centro città nuovamente colpito dai razzi americani sparati dai sistemi HIMARS
Questa notte diversi razzi sparati dai militari ucraini hanno colpito e parzialmente distrutto il palazzo della Direzione della Ferroviaria di Donetsk, nel cuore della città.
https://t.me/vn_rangeloni/1263

9 novembre alle ore 19:49

Donetsk, negli ultimi mesi a causa dei bombardamenti ucraini sulla città numerosissimi autobus sono rimasti colpiti.
Altrettanto numerosi sono gli autisti ed i passeggeri che sono rimasti uccisi o feriti. Anche questa mattina sulla via Artyoma, non lontano dalla stazione ferroviaria, due colpi di artiglieria sono esplosi a poca distanza di un autobus. L’autista ha riportato gravi ferite.
Mi sono diretto al vicinissimo capolinea per raccogliere qualche opinione tra gli autisti, questi eroi silenziosi che ogni giorno rischiano la propria vita sul posto di lavoro, in una città dove non esistono strade sicure.
Video su YouTube:

https://t.me/vn_rangeloni/1268

10 novembre alle ore 15:15

Donetsk, il parco della Donbass Arena in questi giorni.
Non lontano dal centro, era considerato uno dei luoghi preferiti degli abitanti della città, dove passeggiare, fare una corsetta, portare i bambini a giocare. Ora è raro incontrare qualcuno da queste parti. Pochi mesi fa, oltre ad essere stato colpito da diversi bombardamenti, su questo parco sono state disseminate numerosissime mine antiuomo PFM-1 (contenute nei razzi ucraini sparati sulla città). L’area è stata bonificata, ma molti cartelli ricordano di fare attenzione, perché è possibile che non tutte siano state individuate e neutralizzate.
A partire da luglio (quando Kiev ha cominciato a impiegare massicciamente queste armi) nella sola Repubblica Popolare di Donetsk a causa di queste mine sono rimasti feriti più di 80 civili.
https://t.me/vn_rangeloni/1271

14 novembre alle ore 08:25

Kherson, l’esercito ucraino torna in città ed iniziano le repressioni
Anche qui i “liberatori” – come avvenuto negli altri luoghi dai quali si è ritirato l’esercito russo – hanno da subito dato il via alla caccia ai “collaborazionisti”.
https://t.me/vn_rangeloni/1275

Qui, con tutte le immagini.
Sì, ogni tanto usano le nostre armi anche contro l’esercito russo, ma soprattutto per assassinare gli ucraini del Donbass, siano stramaledetti tutti i nazisti discendenti dei nazisti che stanno continuando a fare quello che facevano i loro nonni e bisnonni. Poi suggerirei di leggere questo

PRIMA TREMATE E POI STRILLATE

16 NOVEMBRE 2022

Tremate tremate ecc. ecc. Ieri, dopo nove mesi della guerra crudele seguita all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio, sono successe le seguenti cose. 1. La Russia ha lanciato il più massiccio attacco missilistico del conflitto, sparando un centinaio di missili su decine di obiettivi (in larga parte infrastrutture energetiche) in quasi tutte le regioni dell’Ucraina, da Khar’kiv a Kiev a L’viv  2. Nel tentativo di intercettare i missili, la contraerea ucraina ha ottenuto qualche buon risultato ma anche pesanti effetti collaterali: a Kiev, un missile russo danneggiato dai colpi si è abbattuto su un condominio, facendo morti; un altro missile ucraino, invece, è caduto in territorio polacco uccidendo due civili [ma che sia stato un incidente non ci credo neanche morta. E non solo io] 3. Essendo la Polonia un Paese Nato, e prima che la realtà dei fatti saltasse fuori, mentre tutti davano per scontato che si fosse trattato di un errore o di un atto deliberato di Mosca (tutte le prime pagine dei giornali inglesi, tutte, nessuna esclusa, oggi riportano questa tesi), il mondo ha vissuto ore di panico: i meccanismi della Nato sono entrati in azione, le guarnigioni sono state messe in stato di allerta, l’allargamento del conflitto Russia-Ucraina a una vera guerra mondiale è sembrato ormai prossimo.   4. Tutto questo è finito, la tensione è calata. Ma la guerra prosegue feroce come prima.
Tremate, tremate. Dopo una giornata così, una persona di normale buon senso che cosa si aspetterebbe dalla politica? Come minimo, la presa d’atto che non si può andare avanti così. Che il rischio di un disastro ancora più ampio è grandissimo e imprevedibile. Perché le guerre si sa come cominciano ma non come finiscono. E i missili si sa da dove partono ma non sempre dove arrivano. Le conseguenze del conflitto sono ormai drammatiche, anche se cerchiamo di mettere la testa sotto la sabbia. Per la Russia, che è ormai diventata il secondo Paese al mondo, dopo la Corea del Nord, per dipendenza dalle relazioni economiche con la Cina. Per l’Europa, ridotta a pietire gas liquido presso gli Stati Uniti che intanto ce lo fanno pagare quattro volte il prezzo del loro mercato interno. Per l’Ucraina che, come ha detto il generale Mark Milley (capo degli stati maggiori riuniti delle forze armate Usa), ha tra 15 e 30 milioni di profughi e rifugiati, danni strutturali enormi e ha perso, tra morti e feriti, almeno 100 mila uomini. In più, come l’attacco missilistico ha dimostrato, la Russia non ha intenzione di cedere e ha ancora molti strumenti per prolungare la guerra e far del male all’Ucraina.
E invece? In Italia,  ci sono politici che ancora si fanno beffe della necessità di immaginare una proposta per fermare il conflitto. Che propugnano la guerra come unico strumento, e parlano di una vittoria che, come il generale Milley ha spiegato dopo che lo avevano già spiegato molti “pacifisti”, è impossibile per l’Ucraina come per la Russia. Che sottovalutano la torsione cui è sottoposto il continente Europa, tra un’Europa dell’Ovest sempre più succube degli Usa e una Russia che va alla deriva verso un Oriente solo fintamente accogliente. Stiamo vivendo un dramma epocale e questi giocano ai soldatini. E sono gli stessi che un giorno sì e uno no sottolineano il “pericolo Russia”, un Paese a loro dire capace di affamare l’Africa con il blocco dei prodotti agricoli, opprimere i popoli più diversi con la dittatura e la guerra, minacciare l’Europa con il ricatto energetico e il mondo con l’incubo di un conflitto nucleare. Tremano, ma appena hanno finito di tremare strillano che bisogna impugnare le armi. Come ieri: per una notte hanno tremato all’idea che si potesse scatenare una guerra tra Russia e Nato per interposta Polonia, poi hanno ricominciato a fare i gradassi.
L’unica cosa chiara, invece, è che l’Occidente e la Cina dovrebbero mettere tutto il loro peso non scommettendo su una vittoria che per chiunque, nella migliore delle ipotesi, sarebbe una vittoria di Pirro ma puntando a un cessate il fuoco. Per poi cominciare a discutere di un’ipotesi di pace, ben sapendo che si dovrà comunque partire da questa base: Crimea, Dinetsk e Lugansk alla Russia, tutto il resto all’Ucraina. Partire da lì per finire chissà dove, ma intanto smettendo di sparare.
Lettera da Mosca, qui.

E poi volendo ci sarebbe anche questa cosetta qui:

ESECUZIONI – Faran Haq, portavoce del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, commentando il video dell’esecuzione di soldati russi disarmati da parte di soldati ucraini ha detto che “l’ONU esorta a indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani e ad assicurare i responsabili alla giustizia”. (Qui)

E meno male che qualcuno finalmente comincia ad accorgersene.

E visto che stiamo parlando di tragedie, sboicottiamo con una bella tragedia artistica

barbara

2022 ODISSEA NELLA SANITÀ

Avendo un problema a un piede che le terapie non hanno risolto, l’ortopedica sospetta che ci sia qualcosa che i raggi non sono riusciti a evidenziare, e mi prescrive una risonanza. Al CUP, come sempre, mi dicono che in sede non si trova niente (tranne che a pagamento, come ho dovuto fare con i raggi, ma la risonanza costa troppo e quindi devo prendere quello che passa il convento) e mi danno un posto in trasferta per il 9 settembre. Il giorno prima mi chiamano dalla clinica per avvertirmi che hanno un problema con la manutenzione, e mi spostano l’appuntamento al 3 ottobre (in realtà c’era un posto anche il 26 settembre, ma era il giorno in cui avevo l’intervento). Poi la mattina dopo alle sette e mezza vado al CUP per vedere se c’è qualcosa prima tra la manciata di disponibilità che hanno ogni giorno per le urgenze, e chi ne ha bisogno va lì all’apertura perché in poche decine di minuti va via tutto. Sì, dice, c’è un posto in un’altra città per il 20 settembre: perfetto, lo prendo. Sennonché ci si mette di mezzo l’alluvione, le strade sono un mare di acqua e melma, provo a chiamare un taxi che mi porti alla stazione ma il tassista, quando gli dico l’indirizzo, mi dice mi dispiace, lì non possiamo arrivare perché non ci fanno passare. Allora parto a piedi, la strada consueta non è praticabile e quindi ne provo un’altra: impraticabile, ne provo una terza: impraticabile. Rassegnata torno a casa e chiamo la clinica per spiegare che da casa mia non c’è modo di raggiungere la stazione e che quindi sono costretta a disdire l’appuntamento. Per fortuna non avevo ancora disdetto l’altro, quello del 3 ottobre, e quindi mi tengo buono quello e il giorno 3, ancora parecchio dolorante per l’intervento, mi alzo, chiamo un taxi e mi faccio portare alla stazione. Arrivata alla clinica prendo il numero e quando arriva il mio turno vado allo sportello e consegno l’impegnativa. Il tizio inserisce i dati nel computer, aggrotta la fronte e dice “Ma lei è già prenotata da un’altra parte”. No dico, cioè sì, ma l’ho disdetta. Qui risulta attiva, dice lui. Allora gli spiego tutta la storia, e lui riconosce che non è colpa mia se all’altra clinica non hanno cancellato la prenotazione, però sta di fatto che il sistema non accetta la mia impegnativa e di conseguenza non si può procedere. Allora mi scrive il numero del CUP regionale e mi dice di chiamare e disdire, raccomandandomi di non affidarmi alle procedure robotizzate ma di parlare con un operatore. Per una decina di minuti trovo sempre occupato, poi finalmente mi rispondono ma, primo, tra le varie opzioni non c’è “se vuoi parlare con un operatore premi x”, secondo, il robot mi chiede il numero della prenotazione, che io non ho perché in mano ho solo quello dell’impegnativa. Torno allo sportello, il tizio prova a chiamare lui, ma non riesce a combinare niente neppure lui. Gli viene un’altra idea: il suo medico fa ambulatorio oggi? Sì, dico, ma fino alle dieci, e sono quasi le undici; se c’è gente continua, ma se non c’è più nessuno ovviamente se ne va. Provi, dice, si faccia fare un’altra impegnativa nuova e la faccia mandare al mio indirizzo email qui. Dubito che ci sia ancora, ma comunque provo a chiamare, e riprovo, e ri-riprovo, e ri-ri-riprovo, all’infinito, ma non risponde, evidentemente se n’è già andata. Torno allo sportello. Il tizio va a cercare una collega per vedere se lei ha qualche altra idea su come uscirne, e lei ce l’ha: fa una verifica e constata che l’altra clinica appartiene allo stesso circuito di quella, e quindi con una telefonata diretta riescono a far cancellare la prenotazione. Se l’avessi avuta con uno degli ospedali generali non ci sarebbe stata alcuna possibilità di venirne fuori.
Poi al ritorno non mi sento troppo male e decido di tornare a casa a piedi dalla stazione. Mi avvio, e ho la sensazione di camminare in modo strano, sensazione che più procedo e più aumenta. Arrivata a casa ho capito perché.

scarpa sinistra
scarpa destra

Ed è la quinta volta che mi perdo le suole per strada.

Sempre in tema di burocrazia, in settembre sono andata a fare la dichiarazione dei redditi e ho portato il 730 provvisorio che avevo scaricato l’anno scorso dall’INPS ma quello non andava bene, mi è stato detto: serviva quello dell’Agenzia delle Entrate. Così quando sono arrivata a casa ho chiamato per sapere se potevo andare lì direttamente o se dovevo prendere un appuntamento. La procedura standard, come mi è stato spiegato in seguito, consiste nel fare la richiesta via mail, poi loro, quando sono in comodo, rispondono  fissando un appuntamento per andarlo a prendere. Quel giorno però la titolare dell’ufficio era assente, e il tizio che la sostituiva, nel tempo che avrebbe dovuto impiegare per spiegarmi la procedura mi ha chiesto i miei dati, ha recuperato il mio documento nel computer, mi ha chiesto l’indirizzo email e mezzo minuto dopo il mio 730 era qui. Che poi quella notte stessa è arrivata l’alluvione, dopo di che per una settimana almeno non avrei potuto fare niente. Quando poi sono andata a consegnarlo per completare la dichiarazione l’ho raccontato alla tizia, che a sua volta mi ha raccontato di una a cui, sempre all’Agenzia delle Entrate, era stato detto che doveva mettere una marca da bollo su ogni pagina.

Non meravigliamoci se poi, in mano a un simile branco di burocrati, ci ritroviamo in guerra senza neanche sapere perché, e dalla parte dei nazisti, come se non bastasse. Sembra proprio in tema questo “Marte, il portatore di guerra”.

barbara

UCRAINA: PROVIAMO A FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Chi sta vincendo la guerra in Ucraina? – The American Conservative

I media americani si sono talmente immersi nel linguaggio doppio della guerra che i lettori hanno l’impressione che l’Ucraina abbia già sconfitto la Russia più volte

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Peter Van Buren per The American Conservative

La guerra è una caratteristica costante tra i superstati fittizi dell’Oceania, dell’Eurasia e dell’Eastasia in “1984” di George Orwell. Il governo del romanzo distopico usa il suo controllo quasi perfetto dei media per riscrivere la storia ogni volta che un vecchio alleato diventa il nuovo nemico, facendo sembrare che “l’Oceania sia sempre stata in guerra con l’Eastasia”.
Qualcosa di simile sta accadendo in Ucraina, dove è diventato impossibile sapere chi sta avanzando e chi si sta ritirando. I media americani sono rimasti così invischiati nel linguaggio doppio della guerra che i lettori hanno l’impressione che l’Ucraina abbia già sconfitto la Russia più volte.
A cominciare dalla centrale nucleare di Zaporizhzhya. Ci è stato detto che i russi detengono il controllo dell’impianto. Gli ucraini ci hanno anche avvertito di un incidente nucleare qualora il bombardamento dell’impianto non cessi. Gli ispettori dell’ONU sono sul posto e si interrogano sulle conseguenze nel caso in cui altre bombe colpiscano l’impianto ed i sistemi di raffreddamento si guastino.
Ma se i russi detengono l’impianto e gli ucraini lo rivogliono, quale parte sta facendo questi pericolosi bombardamenti? Anche se l’Ucraina attacca l’impianto, i media occidentali credono che la responsabilità sia della Russia. Non ha senso, ma nemmeno “l’Oceania è sempre stata in guerra con l’Estasia” quando si ricorda che il mese scorso la guerra era con l’Eurasia.
Molti degli articoli di denuncia si fanno apertamente beffe del nostro buon senso. Uno inizia dicendo che “la cattura da parte della Russia della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia… ha immediatamente scatenato il timore che il mondo possa trovarsi di fronte ad un altro disastro nucleare della portata dell’esplosione di Chernobyl di quasi 40 anni fa”, aggiungendo che l’ambasciata americana a Kiev ha definito il “bombardamento” un “crimine di guerra”. Il presidente Zelensky ha detto che l’Ucraina è “sopravvissuta ad una notte che avrebbe potuto fermare la storia, la storia dell’Ucraina e la storia dell’Europa”, aggiungendo che un’esplosione nella centrale sarebbe stata l’equivalente di “sei Chernobyl”, aumentando le probabilità di sei volte solo con le parole.
Ci viene detto che gli ucraini, quando non bombardano la centrale nucleare, sono impegnati in un’offensiva titanica per riconquistare le aree ad est precedentemente prese dai russi. Nessuno dei dettagli ha importanza: le cittadine su cui si combatte sono “punti strategici” quando l’Ucraina li conquista o “frazioni senza importanza” quando sono ancora in mano alla Russia. Anche le fonti di queste informazioni insultano la nostra intelligenza, come l’organizzazione made-for-the-internet Kyiv Independent (“I corpi riesumati dalle fosse comuni mostrano segni di violenza”), The New Voice of Ukraine (“Il mondo deve essere pronto per la disintegrazione della Russia”), Institute for the Study of War (“La ‘sconfitta strategica’ della Russia potrebbe minacciare il suo regime”) e Ukrayinska Pravda (“Le forze ucraine distruggono l’elicottero russo Mi-8 e uccidono oltre 120 soldati russi”).
Queste fonti hanno tutta la credibilità di una pubblicità trasmessa a tarda notte: “Ordina entro i prossimi dieci minuti e raddoppieremo il numero di russi uccisi”. Se si osserva attentamente, si notano anche alcuni schemi curiosi: quando Zelensky ha smesso di mostrare foto di bambini armati e donne anziane che preparano le molotov, i russi hanno smesso di prendere attivamente di mira i “civili” nei complessi di appartamenti.
Per quanto riguarda i villaggi, i video ricordano i primi giorni del conflitto, quando i corpi nelle strade erano etichettati come combattenti per la libertà disposti a resistere ai carri armati russi, mentre i corpi sepolti erano il risultato di atrocità. Tutto questo manca di contesto. Come l’ennesimo video di otto secondi di un carro armato che salta per aria. Dove è stato colpito? Quando? L’esplosione è stata causata da una mina, da un missile oppure da qualcosa di interno al carro armato? Il carro armato è russo o ucraino? Nella maggior parte dei casi i media non hanno idea delle risposte a queste domande, né tanto meno di chi abbia girato il video e a quale scopo.
Anche se i media si sono imbattuti nel “chi-cosa-dove” di base, il classico video del carro armato che esplode è privo di contesto. È stato colpito il carro armato di testa, che ha bloccato l’avanzata russa verso un villaggio? Oppure si trattava di un carro armato russo che si era attardato in campo aperto ed è stato colpito da un colpo fortunato, senza grandi conseguenze strategiche? Si presume che mani intelligenti possano cambiare una mini-bandiera ucraina in una “Z” dipinta con lo spray, a seconda delle necessità, perché la maggior parte dei mezzi utilizzati da entrambe le parti sono gli stessi. Alcuni dei video potrebbero anche essere filmati truccati di Ohio State vs. Michigan.
Chiedete a Baghdad Bob come funziona. Come ha detto un commentatore, probabilmente imiterebbe i resoconti della stampa occidentale sull'”offensiva lampo” dell’Ucraina. Quasi tutti i media mainstream usano la parola “umiliante” per descrivere le perdite della Russia. Le difese russe sono “crollate” e i russi sono “fuggiti nel panico”. Questo è stato ampiamente attribuito al presunto “esaurimento” e “basso morale” delle truppe russe. Di conseguenza, le linee di battaglia sono state “ridisegnate” e i contorni della guerra “rimodellati”. Si dice che Putin sia “livido ed isolato”. La “vittoria ucraina ha infranto la reputazione della Russia come superpotenza militare”.
Ad un certo punto, l’Ucraina si è vantata di aver distrutto 509 carri armati russi usando missili a spalla. Forse, una delle tecniche della propaganda moderna è quella di lanciare qualche numero scandaloso, sfidare la gente a confutarlo e poi proclamare: “Non potete confutarlo, quindi ho ragione”. Quindi, nessuna prova. Ma la storia suggerisce che 509 uccisioni di equipaggi montati su carri armati è una cifra ridicola. Durante la Guerra del Golfo 1.0, una delle più grandi battaglie di carri armati dei tempi moderni ha visto le forze della Coalizione distruggere appena 160 carri armati iracheni, e questo utilizzando il carro armato M-1 Abrams con la sua sofisticata tecnologia di puntamento e la visione notturna. Anche nella famosa offensiva delle Ardenne, furono distrutti solamente 700 carri armati… da entrambe le parti.
I media americani hanno per lo più ritirato i loro corrispondenti dai combattimenti; tutte le star dei network si sono fatte fotografare con i proiettili che sfrecciavano per i loro show reel. Ogni rifugiato è stato intervistato almeno due volte. I rifugiati si sono dimostrati meravigliosamente articolati, parlando per punti e concludendo con slogan come “non vedere mai la sconfitta” o qualcosa di altrettanto raffinato. A quanto pare, il pubblico americano ha gradito molto; i biglietti per questo spettacolo costano miliardi.
Il resto della vittoria sull’Eastasia è stato a lungo dimenticato. Ma ricordate la difesa dell’Isola dei Serpenti? Ricordate tutte le volte che la Russia stava per finire le bombe o i missili? Ricordate il convoglio russo in stallo, le colonne che si supponeva avessero finito la benzina, i potenti droni che hanno ucciso cento volte il loro peso in russi (Wolverines!) e tutte le altre chicche sanguinarie? Ma sono tutte coincidenze, perché le vittorie ucraine sembrano coincidere con gli annunci degli Stati Uniti sulla necessità di un altro paio di miliardi di dollari di aiuti.
Quindi chi sta vincendo? Chi lo sa?
Per conoscere i punti di vista alternativi sul conflitto in Ucraina – tutti interessanti, anche se non tutti condivisibili – si possono consultare gli account Twitter  di Michael Tracey, Will Schryver, Aaron Maté e Catilin Johnstone. C’è anche il canale YouTube di Douglas MacGregor ed il podcast Russians with Attitude.
Considerate questo pensiero alternativo di uno pseudonimo su Substack: “Gli entusiasti dell’Ucraina propagandano avidamente le rivendicazioni ucraine, per quanto assurde, ma le informazioni provenienti dalla parte russa assumono per lo più la forma di aridi briefing del Ministero della Difesa. L’Ucraina sta recitando un film della Marvel, la Russia sta organizzando un webinar”.
TheAmericanConservative.com (qui)

L’articolo mi sembra sufficientemente obiettivo ed esauriente, per cui non aggiungo commenti. Aggiungo invece due post di Vittorio Rangeloni, che si trova sul posto (da anni) e al posto delle favole dei nostri media venduti ci offre i fatti, entrambi di due giorni fa.

Vittorio Nicola Rangeloni

Donbass- Lysichansk è una cittadina nella regione di Lugansk che da luglio si trova sotto controllo russo. I segni dei combattimenti sono meno presenti rispetto ad altre città, come ad esempio la vicinissima Severodonetsk, perché di fatto le truppe ucraine sono state costrette a ritirarsi in quanto accerchiate, evitando di ripetere quanto accaduto a Mariupol.
Poco per volta il fronte si è allontanato da Lysichansk, ma in seguito alla recente controffensiva ucraina partita dalla regione di Kharkov, il fronte si è assestato sulla linea Svatovo-Kremennaya-Lysichansk. La situazione si è stabilizzata. I tentativi ucraini di spingere anche in direzione di questa città sono falliti, la risposta dei russi è stata dura e decisa. In città non ho trovato panico ed allarmismo ma solo speranza e voglia di pace.

Vittorio Nicola Rangeloni

La mappa delle città ucraine in cui oggi si sono registrati attacchi missilistici o per mezzo di droni. I bersagli principali sono state le centrali elettriche e l’infrastruttura critica del paese (undici obiettivi in otto regioni). In molte regioni si registrano blackout.
Secondo il Ministero della Difesa ucraino, 43 missili su 83 sono stati intercettati.

A proposito dell’eccidio di civili provocato dai bombardamenti russi, con corollario di astronomiche cifre circostanziate in donne bambini eccetera (ve le ricordate le cifre sparate da pallestinari e filopallestinari dopo ogni azione israeliana in risposta agli attacchi terroristici?):

Luigi Biagini

ieri alle 20:08

Il sindaco di Leopoli conferma che gli attacchi missilistici colpiscono le infrastrutture critiche (AFP)
Secondo quanto riferito, l’elettricità è interrotta nella città ucraina, anche parzialmente interrotta a Khmelnitsky e nella regione circostante.

Se poi nelle infrastrutture critiche, al pari dei loro maestri e sodali pallinazi, anche i naziucraini ci sistemano i civili, meglio se donne e bambini, per guadagnare solidarietà col numero delle vittime civili, la responsabilità della loro morte, in base alle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja, ricade interamente e unicamente su di loro. Poi guardate questo delizioso articoletto di oggi:

“Un solo giorno per riparare le strade distrutte dai missili russi”. Quello che non torna sulla foto del Corriere

Di certo, il ponte di Kerch è stato ripristinato al traffico ferroviario e automobilistico poche ore dopo l’esplosione di un camion bomba: una prova tangibile dell’efficienza di uno stato, quello russo, il cui esercito, secondo il Corriere, si era ridotto ad uccidere cani e rubare galline per sfamarsi.
Ora, sempre il Corriere, nel suo servizio “Un solo giorno per riparare le strade distrutte dai missili russi: i tempi (e le foto) record da Dnipro e Kiev” ci consegna la “prova” della straordinaria efficienza dello stato ucraino e dei suoi indomiti dipendenti che, in pochissimo tempo, nullificano gli effetti dei missili russi.
Strano, comunque, che la foto dell’avvenuta “riparazione” mostri anche un chiosco (quello sovrastato dal condizionatore d’aria) già con le pareti distrutte dall’esplosione del missile ora perfettamente ricostruito. Merito della straordinaria efficienza dello stato ucraino? O la prova che quella foto era stata scattata PRIMA dell’esplosione del missile? Chissà se al Corriere della Sera se l’è domandato qualcuno.
Francesco Santoianni (qui)

Da leggere anche questo.

E questo, per concludere, è il ponte “distrutto” da un attacco terroristico (gli atti di guerra si fanno con gli aerei e i carri armati: le autobombe sono lo strumento dei terroristi) che, come ha scritto qualcuno “potrebbe cambiare le sorti della guerra” circa 12 ore dopo l’attentato (e guardate che bei colori che ha!)

https://vk.com/video633428607_456239432

Il traffico leggero e quello ferroviario sono stati ripristinati, per quello pesante dovrebbe occorrere una manciata di giorni.

Infine un bel Chiaro di una, che non ci sta mai male.

barbara

BREVE AGGIORNAMENTO

Nonostante fossi preparata al peggio, la faccenda si è rivelata più dura del previsto, comunque niente paura, prima o poi tornerò più bella e forte che pria. Nel frattempo, in attesa di poterlo ballare io, vi regalo questo esaltante Second Waltz con questi due splendidi ragazzi (cominciate pure dal terzo minuto)

barbara

ARMI ALL’UCRAINA

Per difendersi dall’invasore russo? Non diciamo puttanate per favore

14 settembre

17 settembre

E nel frattempo si vota per il referendum, nonostante la pioggia battente e i continui bombardamenti ucraini per tentare di dissuadere la popolazione

Ho visto in giro un sacco di commenti sarcastici sul “referendum farsa” sotto la sorveglianza di soldati armati, fingendo di credere che siano lì per intimidire i votanti, fingendo di ignorare che sono lì per sventare i più che probabili, se non ci fossero loro, attentati terroristici da parte degli ucraini.
Nel frattempo c’è chi si dà da fare per evitare che la guerra possa finire.

L’UCRAINA È IN MACERIE, MA LA UE RILANCIA L’ESCALATION

Nuovo massiccio invio di armi a Kiev. I russi soffrono, ma alla Von der Leyen non basta: “Zelensky deve vincere”. E l’Italia è ormai appaltata da Washington

La nuova, cervellotica campagna di guerra lanciata dalla sig.ra Ursula Von der Leyen sulla pelle degli ucraini, non lascia spiragli a una (eventuale) trattativa che possa condurre verso una tregua. Così, per la gioia di Blinken – al quale Draghi ha poche ore fa giurato fedeltà ribadendo, in sostanza, che l’Italia è un appalto della Nato – e per il riarmo di Zelensky, che è al riparo nel suo bunker di Kiev e continua a mandare in onda i suoi show televisivi, la UE dichiara ancora guerra a Mosca. «L’Ucraina vincerà», ha affermato la Presidente della Commissione europea a seguito di alcuni territori rioccupati da Kiev e da cui, per la verità, i militari russi hanno presumibilmente spostato le loro operazioni. Ipse dixit. Una Russia sconfitta sappiamo tutti che è un’evenienza che non potrà in alcun modo verificarsi, a meno di un ricorso all’arma nucleare e l’interessamento di paesi terzi. Europa che ha lasciato intendere, tra l’altro, di voler cacciare l’Ungheria di Orban perché non allineata al piano anti-Putin commissionato da Washington (la scusa dell’antiabortismo è una pagliacciata). Entriamo nel merito, riportando, come è nostro uso, fatti e riscontri.
La nuova escalation promossa dalla Casa Bianca, ratificata da Bruxelles e messa a punto dai singoli membri della UE (l’Italia, tanto per cambiare, è scattata sull’attenti), ha i suoi risvolti nei nuovi pacchetti di armi in partenza per Kiev e nella discriminante relativa alla messa al bando dall’Ungheria di Orban, rea di non seguire alla lettera le politiche militariste e sanzionatorie euroatlantiche. Per Budapest, si prospettano i tagli dei fondi del Pnrr e l’eventuale proposta di esclusione dall’unione, magari per lasciare spazio proprio all’Ucraina, che di diritti civili ha ancora molto da imparare. Ma veniamo al punto. Lascia un tantino perplessi, ancora una volta, la quasi totale inconsistenza di una iniziativa autonoma da parte dei singoli stati, a fronte di una situazione che va purtroppo peggiorando di giorno in giorno. La Germania si trova in difficoltà ed è oggetto di un crescente dissenso della sua opinione pubblica, con il quale dovrà prima o poi fare i conti; la Francia, salvo l’ipotesi di tagliare le forniture elettriche all’Italia per due anni, è tra i pochissimi superstiti a riuscire a confrontarsi (telefonicamente) ancora con Mosca, ma sembra piuttosto immobile e in balia degli eventi; abbiamo già detto di Draghi, per cui però bisogna apporre una postilla. Il 25 settembre in Italia ci saranno le elezioni, e ciò che si prospetta è solo un rimpasto che porterà a ricalcare in fotocopia la linea degli ultimi 6 mesi. Questa è la sensazione, nata da una serie di indizi derivati dai proclami e dalle politiche messe in atto dai partiti maggiori e dai loro consimili. L’ex Goldman Sachs ha soltanto preparato il terreno.
I movimenti di destra, centro e sinistra sono letteralmente appiattiti, salvo poche voci isolate, su posizioni che non fanno presagire un cambio di passo circa la diplomazia internazionale e le (enormi) difficoltà di undici milioni di italiani che Eurostat ha definito “in povertà”. Proprio in queste ore di campagna elettorale, infatti, stanno per essere inviati – si parla del decreto aiuti – altri settecento milioni di euro a Kiev, mentre nelle Marche si è verificata un’alluvione che ha messo in ginocchio interi paesi e località. Sarebbe curioso sapere quanto intende stanziare in merito il dimissionario governo, che evidentemente sembra di nuovo più concentrato su ciò che accade agli ucraini anziché ai suoi connazionali. Se queste sono le premesse, compreso l’acquisto di materiali energetici in ordine sparso (anche dall’Iran, dove poche ora fa è stata linciata un’altra ragazza perché con il velo in disordine), a prezzi maggiorati e non certo dalle più illuminate democrazie, l’autunno sarà sanguinoso. Ma tutto fa brodo, purché venga danneggiata Mosca. In questa maniera, ci si chiede, quale tipo di supporto potranno ricevere gli italiani di fronte alla dilatazione delle bollette, del caro-vita che non accenna a ridimensionarsi o di fronte all’aumento dei carburanti?
UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014.
Marco Giuliani, qui.

E nel frattempo:

Ucraina: lo scambio di prigionieri e la scomparsa dei crimini di Izyum

La denuncia di Putin sul sabotaggio dei negoziati di pace con l’Ucraina da parte dell’Occidente ad aprile viene confermata da un articolo pubblicato sul Ron Paul Institute. Ne avevamo già scritto in note pregresse, ma tale articolo riferisce ciò che scrivono Fiona Hill e Angela Stent su Foreign Policy, un media più che autorevole degli Stati Uniti. Da qui l’importanza della conferma.

Febbraio 2022: le condizioni per l’accordo

Così sul FP: “Secondo diversi ex alti funzionari statunitensi con cui abbiamo parlato, nell’aprile 2022, i negoziatori russi e ucraini sembravano aver concordato provvisoriamente i contorni di un primo accordo negoziato: la Russia si sarebbe ritirata nella sua posizione il 23 febbraio, quando già controllava parte del Donbass e tutta la Crimea, e in cambio, l’Ucraina si impegnava a non chiedere l’adesione alla NATO e a ricevere invece garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi”.
Non solo, il sito di Ron Paul rilancia anche quanto scrisse a inizi maggio Ukrainska Pravda, media vicino al governo di Kiev, in un articolo dal titolo: “Le possibilità di un colloquio tra Zelenskyy e Putin è decaduta dopo la visita di Johnson” [a Kiev].
Così nell’articolo: “Fonti vicine a Zelenskyy” hanno affermato che “la posizione di [Boris] Johnson era che l’Occidente… ora percepiva che Putin non era davvero così potente come avevano immaginato in precedenza, e che c’era l’opportunità per ‘pressarlo’”. L’articolo proseguiva spiegando che “tre giorni dopo il ritorno di  Johnson in Gran Bretagna, Putin ha detto pubblicamente che i colloqui con l’Ucraina ‘‘erano finiti in un vicolo cieco‘”.
Tale finestra di opportunità, aperta a fine aprile, verrà sigillata da un evento traumatico: la scoperta delle torture e delle esecuzioni sommarie di civili ucraini da parte dei russi a Bucha, rivelata ai primi di maggio.
Una messinscena raffazzonata in modo volgare da parte dei registi di questa guerra per procura contro la Russia, tanto rozza che induce a pensare che sia stata improvvisata sul momento, per rafforzare la pressione di Johnson e chiudere ogni possibilità al dialogo (sul punto abbiamo scritto in note pregresse, ad esempio questa: cliccare qui).
Scambi di prigionieri e contropartite
Convincere il mondo che quei crimini fossero stati effettivamente perpetrati non è stato difficile. A tale scopo è stata mobilitata la stessa arma di persuasione di massa che aveva già convinto il mondo che Saddam era un pericolo globale da eliminare.
Se in questa nota ricordiamo quanto avvenuto a Bucha è perché il teatro messo in scena in quella località stava per essere replicato a Izyum: per giorni i media occidentali hanno ripetuto di come gli ucraini, sottratta tale cittadina al controllo dei russi, vi avevano rinvenuto una fossa comune con cadaveri che presentavano segni di torture. Crimini che sarebbero stati confermati anche dalle testimonianze raccolte sul posto.
Insomma, tutto presagiva che ci sarebbe stata una replica di Bucha. Ma da ieri tale notizia, nonostante fosse ribadita e accreditata come assolutamente veritiera, è sparita dai media. Semplicemente non se ne parla più.
Immaginare che i registi occulti di questa guerra abbiano cambiato idea è ingenuo. Per capire cosa è successo bisogna stare alla cronaca, la quale dice che proprio in questi giorni si è svolto “uno scambio di prigionieri a sorpresa”, come enfatizza la Reuters, tra Ucraina e Russia. I russi hanno riportato a casa 55 soldati, gli ucraini 215, tra i quali “tre britannici, due americani, un croato e uno svedese”, aggiunge l’agenzia di stampa britannica.
In realtà, lo scambio è stato di più alto livello. Gli ucraini hanno concesso la libertà anche al leader del partito di opposizione ucraino, arrestato all’inizio delle ostilità, Viktor Medvedčuk, ma alla controparte è stato concesso molto di più.
L’elenco dei prigionieri liberati dai russi si può leggere sul sito succitato, Ukrainska Pravda, e comprende 10 cosiddetti volontari stranieri, tra i quali si annoverano alcuni “condannati a morte” (probabile che siano i britannici catturati alle Azovstal, da tempo al centro di un’accesa controversia tra Mosca e Londra).
Non solo, tra i liberati ci sono anche “Denis Prokopenko “Redis”, Sergei Volynsky “Volina”, Svyatoslav Palamar, Denis Shlega, Oleg Khomenko – comandanti delle Azovstal – i quali sono già al sicuro”, spiega ancora UP. Si tratta dei comandanti del battaglione Azov, anch’essi pressi a Mariupol. Sempre del battaglione Azov, continua UP, sono stati liberati “Nikolai Kushch (Frost) e Konstantin Nikitenko (Fox), che gli invasori volevano giustiziare”.
Insomma, uno scambio asimmetrico e alquanto inquietante, se si tiene presente la statura criminale degli ucraini liberati. che interpella sul contraccambio ricevuto dai russi, evidentemente squilibrato. Probabile, quindi, che oltre a questo manipolo di soldati e al leader politico, Mosca abbia chiesto anche la rinuncia di fare di Izyum una nuova Bucha.
D’altronde, non c’è una necessità urgente di una nuova Bucha: quella messinscena servì a far proseguire la guerra e a macchiare d’infamia l’immagine di Putin e dell’esercito russo. Ora queste cose sui media vanno di default…
Il referendum. Il Dombass diventa “Russia”?
Chiudiamo con una considerazione banale, ma non troppo. A fine settimana, nelle regioni del Donbass controllate dai russi, si svolgeranno dei referendum per l’annessione di tali territori alla Russia, cosa che sarà sicuramente sancita.
Un passo verso il quale urgevano da tempo le comunità russe che abitano tali regioni, alle insistenze dei quali Putin ha dovuto cedere, nonostante le complicazioni che tale evoluzione comporta,
Infatti questo sviluppo se da una parte rende impossibile l’ipotesi di un ritorno di tali territori all’Ucraina, dal momento che Mosca sarà costretta a tenerle a tutti i costi, dall’altra potrebbe cambiare la natura della guerra. Le armi Nato, infatti, saranno usate contro il territorio russo, cosa che comporta nuovi rischi.
Così veniamo alle recenti dichiarazioni del presidente della Serbia Aleksandar Vucic: “Ritengo che dalla prima fase, caratterizzata da un’operazione militare speciale ci stiamo avvicinando a una grande guerra; adesso la domanda che si pone è dove siano i confini di tale conflitto e se nel futuro prossimo, un mese o due, ci troveremo coinvolti in un grande conflitto mondiale” (Anadolu).
Continuare a ripetere che l’Occidente deve sostenere l’Ucraina per consentirgli di vincere sui russi è semplicemente folle. Un piccolo barlume di speranza resta acceso in Francia, con Macron che, unico leader d’Occidente, continua a ribadire la necessità di un dialogo con Mosca. (Qui)

A proposito dei “crimini” di Izyum, state a sentire questa quanto è carina:

IZYUM – Amnesty International ha fatto sapere di non poter verificare le notizie sulle “stragi russe” a Izyum: non ha accesso al sito perché il ministero della Difesa ucraino ha revocato l’accredito dell’organizzazione. https://t.me/azmilitary11/21689 (qui)

Capito? L’Ucraina racconta di una strage efferata, crimini di guerra, fosse comuni e chi più ne ha più ne metta, Amnesty International raccoglie il grido di dolore e decide di verificare e le vittime del crimine cosa fanno? Non glielo permettono. Esattamente come per la “strage di Bucha” la Russia ha chiesto all’Onu di indagare e la Gran Bretagna ha opposto un netto rifiuto. Quousque tandem Ucraina abutere patientia nostra? E quousque tandem coglioni teste di cazzo immonde continuerete a credere alle menzogne naziste? Siete gli infami fratelli di sangue di quelli che si sono serenamente bevuti la messinscena di Theresienstadt e ad Auschwitz non hanno visto gli scheletri ambulanti e non hanno sentito il puzzo di tonnellate di carne umana bruciata, vi si possano putrefare le budella da vivi.

Ancora un’analisi della situazione da parte di uno del mestiere.

Generale Mini a l’AD: “Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi…”

L’Intervista

Generale dopo l’offensiva ucraina è arrivata la risposta russa contro le infrastrutture elettriche del paese. Siamo ufficialmente passati, dal punto di vista russo, dall'”operazione speciale” alla guerra propriamente detta? 
Non ancora ma ci stiamo avvicinando. Non si tratta di una questione formale, come molti pensano, e nemmeno di un pleonasmo, dato che ciò che vediamo è una guerra de facto, come molti altri affermano. Non è neppure una guerra che riguarda “altri”, come s’illudono la Nato e tutti i suoi azionisti. Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave. Uno Stato in guerra deve adottare provvedimenti eccezionali anche se si tratta di una guerra che si intende combattere ad un basso livello. Uno Stato in guerra non ammette e non può ammettere dissidenze interne, deve derogare a molte prerogative e diritti dei cittadini, deve chiedere e pretendere sacrifici, deve trovare le risorse per sostenerla e le coperture internazionali per non cadere  nell’illecito giuridico che aggiungerebbe crimine al crimine della guerra stessa. La Russia finora non ha chiesto nulla di ciò ai propri cittadini in maniera esplicita e diretta anche se ha già adottato molte misure necessarie per lo stato di guerra. L’Ucraina stessa non ammette di essere in guerra contro la Russia ma dichiara di resistere ad una “aggressione” e si guarda bene dal colpire obiettivi all’interno dello stato “nemico”. Gli Stati Uniti e gli altri membri della Nato  e dell’Unione Europea sono anche più ambigui e ipocriti. Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata nessuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status. La fornitura di armi è un atto di guerra, le sanzioni economiche sono atti di guerra ai quali la Russia risponde con altrettanti atti di guerra, ma i provvedimenti sembra riguardino una semplice congiuntura transitoria, come si potrebbe fare in caso di sciopero dei distributori o dei trasportatori per il rinnovo del contratto di lavoro. Gli Stati Uniti, un po’ per la lontananza dal teatro bellico e un po’ per convenienza politico-sociale, non hanno emesso un solo provvedimento analogo o similare a quelli eccezionali adottati in occasione della dichiarata “guerra al terrore”. Eppure la popolazione, a causa di questa guerra da essi preparata, voluta e sostenuta,  sta sostenendo sacrifici e disagi ben più gravi di quelli provocati dalla guerra al terrore dall’ 11.9 in poi.

Sull’offensiva ucraina. Vede paralleli con la ritirata russa dall’area di Kiev e dal punto di vista militare è una grave sconfitta strategica?
Più che paralleli, vedo lo stesso modo di operare. D’altra parte queste manovre di arretramento e riposizionamento sono classiche specialmente quando si vuole sbloccare una situazione di stallo. I russi si sono ritirati in disordine, ma su ordine. La fretta nel lasciare le posizioni è evidente da ciò che si sono lasciati dietro, ma più che una sorpresa tattica degli ucraini dimostra che l’ordine è stato impartito in ritardo. In ogni caso, il caos delle ritirate non ci deve sorprendere. Sono finiti i tempi di Rommel che con un esercito più volte decimato si ritirò dall’Egitto alla Tunisia continuando a combattere. Da Saigon a Kabul le ritirate di eserciti “imbattibili” sono sempre state caotiche. Lo stesso risultato ottenuto dagli ucraini è senz’altro molto significativo in termini di propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi, in un certo senso peggiorano per gli ucraini che in uno spazio vuoto dovranno sostenere il fuoco russo. Il valore della manovra dovrà essere valutato quando il soldato eroico e vittorioso tra le macerie e sotto i bombardamenti si porrà la domanda: e adesso?

– Come confermato dal NYT l’offensiva ucraina ha avuto il supporto decisivo dell’intelligence Nato. Considerando le armi inviate e i tantissimi mercenari Nato che combattono sul campo, si può dire che ha ragione Papa Francesco quando parla di terza guerra mondiale iniziata?
Il supporto decisivo dell’Intelligence Nato è un eufemismo: gli ucraini possono accontentarsi delle medaglie, ma il supporto degli Stati Uniti (più di quello di tutti gli altri paesi della Nato) è stato il vero motore dell’operazione. Non solo sono state fornite informazioni e armi, ma anche piani, obiettivi e la direzione stessa delle operazioni. Papa Francesco parla della guerra moderna avendone colto il vero senso universale, che prescinde dalla teconologia e dalle tattiche: l’uso della forza non è più uno strumento, ma il fine. La violenza, l’inganno e la disumanità sono fini. Sono cose che molti politici e anche molti generali faticano a comprendere. Il Papa è tuttavia ottimista: pensa che la terza guerra mondiale sia appena cominciata e possa essere fermata. A me sembra che proprio nel senso indicato la prima e la seconda non siano mai finite.– Il conflitto in Ucraina è praticamente assente dalla campagna elettorale in corso in Italia, nonostante sia chiaramente l’evento che più condizionerà le vite degli italiani nei prossimi mesi. Da che cosa deriva questo silenzio? E come può l’Italia farsi volano di pace nei prossimi mesi
La posizione assunta dal nostro paese nella questione ucraina è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale.  Per tutto il mese di febbraio potevamo fare qualcosa perché la guerra non cominciasse. Sarebbe bastato discutere sulla politica, gli interessi e la sicurezza dell’Europa invece di accettare ad occhi chiusi una versione distorta della realtà come quella prospettata dagli Usa, dalla Ue e dalla Nato. Sarebbe bastato leggere le norme  del Trattato atlantico e quello dell’Unione  per rendersi conto che chi si professava atlantista ed europeista le stava calpestando. Volevamo il ripristino della sovranità dell’Ucraina, il disimpegno dalla dipendenza energetica dalla Russia, maggiore sicurezza in Europa? Tutto questo si poteva ottenere discutendo e negoziando. Se non altro per guadagnare tempo. È stata scelta la strada della guerra, l’abdicazione della diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza per far prevalere Cultura, Valori e interessi altrui su quelli nostri e quelli genuinamente europei. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette. Ora, gli autori di questo scempio si dovrebbero svergognare da soli spiegandolo agli italiani e implorando il loro voto? Meglio tacere. Poi, dopo le elezioni, un modo per favorire la pace ci sarebbe: leggere i trattati, assolvere gli impegni assunti per la pace e denunciare quelli che pur parlando di pace e sicurezza conducono inesorabilmente alla guerra. 
Alessandro Bianchi, qui.

E in Ucraina nel frattempo continuano le purghe, fabbricando norme retroattive – casomai dovessimo dimenticare che quella è una democrazia per la quale dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto, anche la nostra vita.

UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014. (qui)

Perché la NATO, Biden e la sua cricca e l’Unione Europea hanno deciso che dobbiamo morire: segniamocelo. Ma dal momento che il Titanic è destinato ad affondare, concediamoci almeno di ballare un po’ nel tempo che ci rimane (GUARDATELO FINO ALLA FINE, CHE C’È UN PICCOLO DELIZIOSO BIS)

C’era una volta in America, My fair Lady, Voci di primavera

barbara