QUANDO I POLITICI SI DANNO ALL’ITTICA 1

Inizio con due pezzi dell’imprescindibile Giovanni.

BANCHI DI SARDINE

Ogni sardina non fa che seguire l’altra, tutta la vita.
Per questo i banchi di sardine assumono spesso forma sferica, comunque tondeggiante. La sardina A segue la sardina B, questa segue la sardina C che a sua volta segue la A, e così via.
Le sardine non lottano per il predominio nel banco, non marcano il territorio: sono la negazione della individualità.
Quando sono attaccate dai predatori le sardine non mettono in atto alcuna strategia difensiva. Non si disperdono nemmeno, cosa che renderebbe assai più difficile la caccia. Il banco si divide e subito dopo si riunifica, alleggerito da un certo numero di individui che sono finiti in pancia a squali, tonni o uccelli marini. La cosa non preoccupa minimamente le sardine superstiti, non le rende più accorte. Le sardine non imparano dall’esperienza.
Per riassumere: l’intelligenza della sardina è prossima allo zero.

Esistono in Italia esseri umani che passano la gran parte del loro tempo a seguire un leader politico. Seguono in gruppo i suoi movimenti strillando slogan sempre uguali.
Queste persone si sono date il nome di “sardine”.
Mai nome fu tanto adeguato. (qui)

D’altra parte, ognuno si sceglie il modello che può: parafrasando il buon don Lisander, l’intelligenza, uno non se la può dare.

IL MANIFESTO DELLE SARDINE

Le “sardine” hanno un manifesto. E’ importante un manifesto. Si tratta di qualcosa che identifica un movimento, dice chiaro e tondo a tutti cosa quel movimento è, cosa vuole, che obbiettivi si pone, come intende realizzarli. Il manifesto delle “sardine” fa in qualche modo qualcosa di simile? Espone un programma, una concezione del mondo, enumera una serie di obiettivi, si rivolge a determinate forze sociali, dice quali interessi intende tutelare e quali no? C’è in questo “manifesto” una qualsiasi analisi della società ed una previsione qualsiasi del suo movimento?
La risposta è chiarissima: NO, in questo sedicente “manifesto” non c’è nulla, assolutamente nulla di tutto questo.
Chi sono le sardine? Perché nasce il loro movimento? Ecco come risponde il manifesto:
“ Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata”.
Il movimento nasce da un sentimento soggettivo: loro, le “sardine”, si sono stufate. Per troppo tempo hanno subito la politica dei cattivi “populisti” (aperta parentesi: lo sanno le “sardine” che il populismo è storicamente un movimento di sinistra? Chiusa parentesi) per troppo tempo dicevo loro, le “sardine, hanno subito le (presunte) prepotenze dei “populisti” ed ora si sono stufate. La corda si è spezzata. Nessuna analisi socio economica, nessun richiamo a nessuna filosofia politica. Alla base di tutto c’è l’esaurimento della loro pazienza. Se le “sardine” fossero state un po’ più pazienti il loro movimento sarebbe nato fra due o tre anni, se lo fossero state un po’ meno due o tre anni fa. Tutto dipende dalla loro capacità di sopportazione.
Quello che stupisce in tutto questo è come gli “intellettuali” del movimento delle “sardine” non si rendano conto che una simile motivazione potrebbe benissimo essere addotta da qualsiasi movimento politico. Con le stesse parole potrebbe nascere il movimento dei “tonni” di destra, o quello dei “calamari” di centro. “Per troppo tempo avete tirato la corda” potrebbe benissimo dirlo un seguace di Salvini a coloro che dipingono il loro leader come un mostro. Tutti possono essere stanchi di ascoltare idiozie, a tutti possono venire a noia le banalità da quattro soldi, i discorsi stereotipati, i linguaggi fatti apposta per parlare senza dire. Se le “sardine” sono stufe dei “populisti” questi possono essere stufi del mondialismo, del buonismo, dell’eurofanatismo, ed anche, dopo soli pochi giorni delle, “sardine”. Stufarsi è un diritto dell’uomo, ma non può essere la base di alcun movimento politico.
E’ istruttivo confrontare l’esordio del manifesto delle “sardine” con l’esordio di un altro manifesto, che ha avuto un certo peso nella storia. Parlo dell celeberrimo “manifesto del partito comunista” di Karl Marx e Fiedrich Engels, del 1848.
“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo. (…)
E’ ormai tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, le loro tendenze, e che alle fiabe dello spettro del comunismo contrappongano un manifesto del partito.”
Qui non troviamo nessun sentimento, nessuna “corda che si spezza”, nessuna pazienza che si esaurisce. E’ letteralmente inimmaginabile un Marx che fa appello all’esaurirsi della sua pazienza per giustificare la nascita del movimento comunista.
I comunisti esistono e vogliono esporre il loro programma, così esordisce Marx. Detto questo il “manifesto” in effetti chiarisce la concezione comunista – marxista del mondo. Vengono esposte la concezione materialistica della storia, la teoria del valore e dello sfruttamento, si esaminano le differenze fra il comunismo marxiano ed altri tipi di comunismo, si fanno previsioni sul futuro della società capitalistica e si enumerano alcuni obiettivi immediati dei comunisti. Solo alla fine di tutto questo si lancia un avvertimento minaccioso alle “classi dominanti”: “tremino pure le classi dominanti davanti ad una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. Ed hanno un mondo da guadagnare”.
La minaccia deriva dall’analisi, è la conclusione di un discorso in cui gli obiettivi di un certo movimento vengono chiariti, i suoi valori dichiarati, i suoi referenti sociali evidenziati.
Personalmente non condivido affatto, in tutti i suoi punti essenziali, l’analisi marxiana, ma non ho alcuna difficoltà a riconoscerne l’importanza storica e filosofica. Soprattutto, il “manifesto” comunista è un vero manifesto, espone sul serio una filosofia politica, una visione del mondo. Si articola sul serio in un programma.
Si può dire altrettanto per il manifesto delle “sardine”? Il solo chiederselo è ridicolo.
Le sardine definiscono se stesse in positivo, va loro riconosciuto, ma… come lo fanno? Ecco come si definiscono:
“Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto”.
Chi ha scritto queste belle cose neppure immagina, probabilmente, che anche un “populista” può impegnarsi nel suo lavoro, amare lo sport, la casa, la famiglia, le cose divertenti, la bellezza, la non violenza, la creatività e l’ascolto. Anche un “populista” può insomma essere una “persona normale”. No, per le “sardine” un “populista” non è, per definizione, una “persona normale”, solo loro, le “sardine” lo sono. Gli altri sono “anormali”: esseri alieni, repellenti, mostri. Il “populista” è il non – uomo, esattamente come per Hitler era non – uomo l’ebreo ed erano non – uomini per Stalin i Kulaki da far morire di fame.
Alla luce di un simile settarismo manicheo i richiami alla “non violenza” ed all’”ascolto” si rivelano per quello che sono: miserabili, ipocriti espedienti per nascondere la natura violenta ed intollerante del proprio movimento.
Non violenza da parte di chi è, nella migliore delle ipotesi, amico dei centri sociali? Di coloro che strillano: “non sparate a salve ma a Salvini”?
Ascolto da parte di persone che sanno solo strillare slogan, e vogliono tappare la bocca a chi la pensa diversamente da loro?
C’è solo da ridere, o da piangere. O da vomitare.
Non a caso del resto il “manifesto” altro non è che una serie di insulti e di minacce, più o meno larvate.
“Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare. (…) Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare”:
Si può essere o meno d’accordo con questa o quella misura di contrasto della immigrazione clandestina, ma “inorridire” di fronte alla pretesa che i confini di un paese siano difesi, e che in quel paese entri solo chi ha diritto di entrare é, questa si, una cosa che fa “inorridire”.
E denunciare, anche usando la rete, che qualcuno ti vuole “appeso a testa in giù” sarebbe “distruggere la vita delle persone sulla rete”? Per le sardine è lecito incitare la gente ad uccidere un certo leader politico ma questi diventa un criminale se rende note tali lodevoli intenzioni. Siamo di nuovo di fronte ad un settarismo sconfinato.
E, cosa ovvia, le “sardine” non si limitano ad insultare, minacciano:
“Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. (…) siamo tanti, e molto più forti di voi.”
Minacce, come si vede, anche se espresse in tono allusivo, quasi in stile mafioso. Minacce che culminano in una affermazione di sorprendente, forse involontaria, sincerità:
“avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”.
Parole che lasciano senza fiato cui val la pena di dedicare un breve commento.
Tutti, dai “populisti” alle “sardine”, hanno diritto di parola. E nessuno, dalle “sardine” ai “populisti”, ha diritto di essere ascoltato se con questo si intende il diritto di obbligare qualcuno ad ascoltarlo.
Ma tutti i cittadini hanno il diritto, il sacrosanto diritto costituzionale, di poter ascoltare chi vogliono, senza che nessuno cerchi loro di impedirlo, con la violenza fisica o le pressioni psicologiche.
Scendere in piazza per protestare contro il diritto di parola di un leader politico e quello di ascolto di un certo numero di liberi cittadini significa comportarsi da squadristi. Che questi squadristi facciano uso della violenza fisica o di quella psicologica è qualcosa che ha grande importanza sul piano giuridico, molto poca su quello etico e politico.
Quanto al resto… il nulla. Il manifesto non dedica una parola ai grandi temi della politica. Non parla di lavoro, occupazione, pressione fiscale, pace e guerra, immigrazione, Europa, terrorismo… solo silenzio su quelli che sono i temi che toccano la vita delle persone davvero normali.
Pazienza. Tacere è un diritto dell’uomo. Le “sardine” se ne avvalgono, buon pro gli faccia.
Solo, val la pena di dare una pacata risposta alle loro minacce.
Care “sardine”, non scambiate lo spirito pacifico, dialogante, tollerante di tanti liberi cittadini per paura. I democratici liberali detestano la violenza, sia fisica che verbale, amano il dibattito e la discussione, non cercano risse. Preferiscono la pace alla guerra, il confronto allo scontro. Sono disposti anche a fare dei passi indietro pur di non compromettere la pace civile.
Ma non sono disposti a tutto. Non accettano farsi mettere il piede sul collo dagli squadristi, comunque mascherati.
Se aggredite anche le persone più tolleranti e pacifiche del mondo sanno difendersi. (qui)

E, come ha osservato più di qualcuno, combattere contro il governo è lotta per i propri diritti, per la libertà; combattere contro l’opposizione è invece il tipico operato dei regimi: in una parola, del fascismo – di qualunque colore dipinga la propria maschera.
contro
E concludo questa prima parte con una piccola, sommessa, testimonianza.

Pubblicato su Italia Oggi del 23.11

E meglio non evocare le sardine. Quando la Russia e la Germania invasero la Polonia, il mio carissimo amico Richard, ebreo, si trovava a Varsavia ed aveva 14 anni. Decise di non aspettare gli eserciti nemici che si sarebbero spartiti la sua città e di scappare. Ma in quale direzione? Verso i tedeschi no, perché sapeva benissimo che sarebbe finito su per il camino ad Auschwitz. Male per male, s’incamminò verso la Russia. Lì i comunisti lo fecero istantaneamente prigioniero e lo caricarono su un vagone, che se fosse stato per il bestiame sarebbe stato di lusso, e lo avviarono, insieme a migliaia di suoi correligionari, verso la Siberia. Era inverno. I vagoni erano talmente pieni che per la gente non vi era modo di sedersi. Tutti in piedi, quindi, per una settimana a meno 40, o 50 gradi. I comunisti avevano dato a ciascuno di loro, per nutrirsi durante il viaggio, una sardina sotto sale. «Non mangiatela, vi prego», li supplicava Richard. Ma la fame era troppa e molti non seppero resistere. Così la mangiarono, e il sale fece venir a loro sete e, siccome non avevano nulla da bere, leccarono dalle pareti metalliche arrugginite l’umidità dei fiati dei passeggeri. Così le loro lingue rimasero appiccicate al metallo a causa del gelo e così morirono in molti. Sardine: manovrare con cura.

Piera. Graffer (qui)

barbara

ANCORA UN PAIO DI COSE SULLA COMMISSIONE ORWELLIANA PER GLI PSICOREATI 1

Ho raccolto in giro un po’ di cose che spiegano pacatamente – beh, il primo non proprio tanto pacatamente, ma direi che ci sta – i motivi per cui la mozione Segre è un abominio e un gravissimo pericolo per la democrazia, per le libertà che dovrebbero essere garantite dalla Costituzione, e per tutti noi. Più un paio di cose che non sapevo, e che rendono questa ignobile farsa ancora più grave e pericolosa. Le pubblicherò in due volte (o forse tre) perché le cose meritevoli di essere lette sono parecchie, e non amo i post lunghi che arrivati a metà si è già stufi di leggere. E comincio col sanguigno Nicola Porro

per passare a due brevi riflessioni di Giovanni Bernardini

ISTIGAZIONE ALL’ODIO

La lotta contro l’antisemitismo, il razzismo, l’incitamento all’odio ed alla violenza è sacrosanta. E’ però più che fondato il sospetto che dietro a questo nobile obiettivo si nasconda qualcosa di molto meno nobile: il tentativo di bollare come “razzista” ed “istigatore di odio” chiunque non si riconosca nel pensiero unico politicamente corretto.

E’ “razzista” chi ritiene che l’immigrazione clandestina vada combattuta e bloccata?
Istiga all’odio chi non crede che l’Islam sia una religione di pace?
Un religioso che, a torto o a ragione, consideri “peccato” l’omosessualità è da considerare un istigatore di odio?
Se non si risponde in maniera chiarissima a simili domande diventa lecito il sospetto che dietro alla mozione approvata ieri al senato si nasconda solo una gran voglia di censura.

Gli estensori della mozione avevano un mezzo semplicissimo per fugare un simile sospetto: bastava aggiungere alla sacrosanta condanna dell’antisemitismo la condanna dell’antisionismo.
Una persona insospettabile come il presidente Napolitano ha affermato tempo fa che l’antisionismo è oggi il vero volto dell’antisemitismo. Non si può che concordare.
Chi detesta il sionismo nega ad Israele il diritto di esistere. Cosa può concepirsi di più violento che negare ad uno stato che esiste da oltre 70 anni il diritto di esistere?
Gli antisionisti affermano di non essere antisemiti, ma negano al popolo ebraico, e SOLO A QUESTO, il diritto di avere un proprio stato. Cosa si può concepire di più antisemita che negare agli ebrei lo stesso diritto che si riconosce a francesi ed italiani, brasiliani e cinesi, indiani e nigeriani, a TUTTI insomma?
Nella mozione approvata ieri al senato questa condanna non c’è. E questo fatto da solo giustifica ampiamente i peggiori sospetti. Forse sbaglio, ma per gli estensori di quella mozione un libro come “La rabbia e l’orgoglio” della compianta Oriana Fallaci andrebbe tolto dalla circolazione in quanto istigherebbe all’odio.
Tanto basta, direi. (qui)

GRATTA GRATTA…

Ho letto alcuni interventi in vari dibattiti sulla famosa mozione contro l’antisemitismo.
Molti iniziano con dichiarazioni del tutto condivisibili. L’antisemitismo è cosa orribile, gli ebrei sono nostri fratelli, gli insulti alla senatrice Segre assolutamente ignobili. Tutti siamo d’accordo, ovviamente.
Se però qualcuno, magari un cattivone come me, tira in ballo Israele le cose cominciano subito a cambiare.
Certo, Israele ha diritto di esistere, affermano, ma non deve commettere atti violenti, degni dei nazisti. Insomma, lo stato degli “ebrei nostri fratelli” si comporta da nazista.
Gli si fa osservare che Israele difende il suo diritto di esistere contro forze che lo negano.
Rispondono che Israele è nato da un furto di terre.
Si ricorda loro che questa è una colossale palla. Che le terre sono state comprate, che non è mai esistito alcuno stato palestinese ed altre cose che chiunque conosca anche un pochino la storia sa benissimo.
Si incazzano e sbottano che comunque gli ebrei non avevano il diritto di trasferirsi in Palestina.
Quindi Israele NON ha diritto di esistere.
Si parte dagli ebrei “nostri fratelli”, si prosegue dicendo che Israele ha diritto di esistere ma non di difendersi, si conclude dichiarando che Israele NON ha diritto di esistere.
E gli “ebrei nostri fratelli”? Devono vivere come minoranza nei vari paesi del mondo. Sperando che a qualcuno non venga in mente di sgozzarli.
Gratta gratta chi “lotta contro l’antisemitismo” e ci trovi l’antisemita perfetto! (qui)

E infatti…
antifapropal
Proseguo con alcune osservazioni, che condivido totalmente, indirizzate a Liliana Segre

Politica, morale e censura

novembre 1, 2019

di Davide Cavaliere –

La senatrice Liliana Segre venne deportata ad Auschwitz all’età di quattordici anni. Alla senatrice, alla sopravvissuta, alla testimone Liliana Segre va tutto il nostro rispetto. Siamo però liberi di dire, civilmente e democraticamente, che il suo ruolo politico è profondamente negativo e siamo altrettanto liberi di affermare, che la sua proposta di una commissione parlamentare contro l’odio non ci piace.
Nonostante l’esperienza tragica della Shoah, la senatrice rimane una donna, un essere umano che sbaglia e che si è reso protagonista di numerose iperboli che non sono piaciute a molti italiani. In occasione del voto di fiducia all’attuale governo, la Segre ha dichiarato in aula: «Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che mi hanno fatto temere un imbarbarimento con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi di odio. Anche con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del Gott mit uns».
Viene da chiedersi in quale Italia viva la senatrice, visto che a ogni presunto caso di razzismo viene data una copertura mediatica abnorme, con tanto di speciali e dichiarazioni indignate. Basti pensare alla vicenda di Daisy Osakue, la ragazza nera colpita al volto da un uovo. Si parlò per giorni di episodio a sfondo razziale, ma alla fine si rivelò essere una mera «bravata» di ragazzi annoiati (di cui uno figlio di un esponente PD locale).
Davvero non si riesce a capire a cosa si riferisca la senatrice quando parla di «imbarbarimento», forse alla giovane Pamela Mastropietro, uccisa, fatta a brani e chiusa in una valigia da un africano. Non sono pervenute dichiarazioni della senatrice Segre in merito a questa vicenda, forse teme di prestare il fianco alla destra. Nemmeno sono arrivate parole di solidarietà dalla Segre, al poliziotto colpito in testa con un mattone da un «migrante».
Ciò che colpisce di più del suo discorso, è il paragone tra il crocifisso e il «Gott mit uns» ovvero «Dio è con noi», motto inciso sulle cinture e le fibbie delle spietate SS. Alla Segre andrebbero ricordate le parole di un’altra ebrea, Natalia Ginzburg, che decenni fa sulle colonne de L’Unità difese il valore e l’esposizione nei luoghi pubblici del crocifisso, così scriveva: «Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente» e così concludeva la Ginzburg: «Il crocifisso fa parte della storia del mondo». Della storia del mondo senatrice Segre, non del nazismo.
Durante quel nefasto discorso al Senato, la Segre ha affermato che il 25 Aprile si è trasformato in una festa faziosa, forse si sarebbe dovuta riferire alla sinistra e non alla Lega. La senatrice ignora o finge di ignorare, che ogni 25 Aprile i giovani antirazzisti e antifascisti fischiano e insultano la Brigata Ebraica. Un anno fa, i suddetti giovani contestarono e insultarono Alexander Meloni, rabbino di Trieste, alla Risiera di San Sabba. Dov’era la signora Segre? Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se quei ragazzi fossero stati leghisti o neofascisti.
La senatrice a vita presta il fianco all’osceno e storicamente falso parallelo tra immigrazione e Shoah. La sinistra vorrebbe farci credere che i «campi profughi» nati spontaneamente in Libia, siano paragonabili alle macchine della morte di Treblinka e Majdanek. Sempre la sinistra, ci dice che un movimento migratorio volontario è assimilabile alla deportazione forzata di milioni di ebrei. Queste sono gravi banalizzazioni della Shoah, in merito alle quali la Segre sembra non avere nulla da dire.
Il Senato ha approvato la mozione della senatrice volta a istituire una commissione parlamentare straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Il centrodestra si è astenuto e ha ragione. Ogni giorno assistiamo alla demonizzazione di qualunque posizione non in linea col progressismo imperante, questa commissione produrrà un codice illiberale per silenziare, multare, imbavagliare chiunque abbia idee politicamente scorrette.
Tutti siamo contro il razzismo e l’antisemitismo, ma non è possibile accettare che queste nozioni siano usate come clava contro chiunque esprima delle riserve sull’immigrazione o il matrimonio omosessuale. La strategia portata avanti dalla Segre e dalla sinistra è molto conveniente: assimilare la destra al Male assoluto, delegittimando a priori l’avversario. Questo approccio demonologico, impedisce ogni analisi profonda e stronca sul nascere il dibattito. Trattare gli elettori sovranisti come nazisti, sulla base di una equivalenza fantasiosa e arbitraria, permette tacciare di indegnità pubblica i portatori di «idee malvagie» e, magari in futuro, escluderli dalla competizione elettorale.
Per combattere il «nuovo nazismo sovranista» tutto diventa lecito, siccome si tratta del Male, anche la soppressione della libertà di parola e la censura. Quando la commissione avrà terminato i suoi lavori, sarà ancora possibile dire che gli immigrati musulmani sono il principale vettore dell’antisemitismo contemporaneo? La senatrice Segre si è accomodata nel campo degli anti-italiani, quella schiera di politici e intellettuali attenti ai diritti di ogni minoranza ma indifferenti ai problemi e alle ansie dei loro connazionali. Alla Segre andrebbe ricordato che è senatrice a vita della Repubblica Italiana e non ambasciatrice dell’umanità o del Regno del Migrante.
Molti italiani hanno la forte impressione che non sia in buona fede, che usi il proprio dramma per suggestionare il pubblico e spingerlo verso determinate posizioni politiche. La senatrice Segre è molto rispettosa degli stranieri, ma ben poco degli italiani, soprattutto se votano a destra.
Bisognerebbe dire alla senatrice, che gli elettori del centrodestra la stimano come testimone, ma non le possono dare ragione a prescindere silenziando il loro senso critico; gli elettori del centrodestra (e non solo) espongono pubblicamente il crocifisso non per rastrellare gli ebrei, ma perché credono in colui che ha detto «io sono la Via, la Verità, la Vita»; gli elettori del centrodestra prima di addormentarsi magari leggono Primo Levi, non il Main Kampf. La Segre parla spesso di apertura e tolleranza, bene, si apra agli italiani e tolleri chi non condivide le sue vedute. (qui)

Se poi vogliamo guardare chi sta dalla parte di chi, lo possiamo vedere chiaramente qui
pro hamas
Qualcuno ha poi voluto notare questa curiosa coincidenza…
coincidenza
E se è sempre valida quella faccenda della proprietà transitiva, ecco qui una bella immagine:
segreorlando
Dunque c’è questo signor Orlando (clic, clic) che concede la cittadinanza onoraria ai suoi amici terroristi che hanno come unica ragione di vita ammazzare più ebrei possibile, e c’è questo stesso signor Orlando che concede la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. La quale corre a Palermo a prendersela. Ossia, ricapitolando: Liliana Segre è amica di Leoluca Orlando, Leoluca Orlando è amico dei terroristi palestinesi che fanno fuori gli ebrei, e Liliana Segre, incidentalmente ebrea, si fa promotrice di una legge liberticida per combattere chi odia gli ebrei. Non so, vedete un po’ voi. Sarà ancora vera quella faccenda che quos vult Iupiter perdere dementat prius?
continua

barbara

OGGI PARLIAMO DI VOTO

Del diritto di voto, per la precisione. Avete presente quella cosa cominciata come diritto di quattro gatti, poi i gatti sono diventati otto, poi ci sono entrati anche quelli senza pedigree, poi anche le gatte… E uno si immagina che una volta raggiunti i diritti siano irreversibili, garantiti, irrevocabili. Si immagina. Ma siccome la realtà non di rado supera l’immaginazione, ecco che arriva un saltimbanco bufalaro pregiudicato per omicidio, che decide che ai vecchi il diritto di voto dovrebbe essere revocato (sono caduti in prescrizione? E a che età dovrebbe scattare, la prescrizione? Settantun anni e tre mesi sono il momento giusto?). E sapete perché? Perché essendo vecchi, non hanno più nessun futuro (mai sentito, giusto per dirne una a caso, che c’è gente che vive anche fino a 100 e più anni? Mai sentito, giusto per dirne un’altra a caso, che c’è gente per la quale a 16 anni il futuro è già finito?) E arrivati a questo punto pensate che abbiamo toccato il fondo? Beh, scordatevelo. Perché adesso arriva il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, avvocato Giuseppe Conte, seduto su quello scranno grazie allo scippo del diritto di voto perpetrato dal signor mattarella ai danni di tutti gli italiani, che, richiesto di un parere in merito risponde:

No, dico, ci rendiamo conto?
Risponde invece da par suo il solito Giovanni Bernardini

VECCHI E GIOVANI

Beppe Grillo vuole togliere il voto agli “anziani”. Perché? Semplice. Chi è vecchio, dice il buffone genovese, è grettamente legato al presente, non ha una visione ampia, proiettata al futuro del mondo. Quindi non è giusto che col suo voto comprometta le aspettative di chi è giovane e nel futuro ci vivrà.
Fantastico! Cosa controbattere a tanta profonda filosofia politica? Vediamo un po’…

“Ragionando” (si fa per dire) come Grillo si dovrebbe attribuire un diverso valore al voto a seconda dell’età dei votanti. Perché limitarsi a togliere il voto ai vecchi? Un ventenne ha prospettive di vita più lunghe che non un quarantene, quindi il suo voto dovrebbe valere 10 e quello del quarantenne solo 5. Il voto del sessantenne dovrebbe valere due, quello del settantenne zero. Interessante…

Chi ha detto che i vecchi non pensano al futuro? I vecchi hanno figli e nipoti e votando pensano a loro più che a se stessi. Non solo, con l’avanzare degli anni si riduce non solo l’aspettativa di vita ma anche la quantità di piaceri che la vita può offrire. Tutto questo spinge il vecchio, anche quello senza figli, a pensare più al futuro che al passato. Chi è più giovane può votare pensando più che altro alle conseguenze immediate del suo voto. Chi giovane non è più ha meno prospettive immediate che lo attirano ed è spinto a pensare a chi verrà dopo di lui.

Ma questi sono dettagli. Il vero problema è: si può contrapporre il presente al futuro? La riposta è un NO grande come una casa.
Il futuro di oggi è il presente di domani ed il passato di dopodomani. Si lavora per un buon futuro costruendo un presente almeno decente. Non esistono fratture insanabili fra generazioni. Risolvere alcuni problemi che ci assillano oggi vuol dire anche lasciare qualche problema in meno ai nostri figli e nipoti.

Esistono però filosofie politiche che si basano tutte sulla contrapposizione assoluta fra presente e futuro. Sono le filosofia futuriste. Il marxismo – leninismo è forse la più importante.
Per queste filosofie le esigenze di chi vive nel presente non contano nulla e devono essere sacrificate alla felicità delle generazioni future. Il sacrificio di intere generazioni è stato in questo modo giustificato con l’argomento che questo preparava la assoluta felicità di chi vivrà fra cento o mille anni.

Si tratta di filosofia irrazionali ed immorali.
Irrazionali perché, si risolvono in un continuo rinvio al futuro. Fino a che esisterà il mondo esisterà un futuro, quindi un domani indeterminato a cui rinviare l’assoluta felicità di persone che mai conosceremo, che mai NESSUNO conoscerà. Le sofferenze di chi vive nel presente continueranno in eterno ad essere sacrificate ad una sempre sfuggente felicità futura.
Immorali perché nessuna generazione ha più diritti di un’altra. Perché le esigenze della generazione di oggi devono essere sacrificate a quelle della prossima? (vale anche l’opposto, ovviamente). Le generazioni vecchie hanno gli stessi diritti di quelle giovani, e viceversa. I vecchi devono veder tutelati tutti i loro diritti, compreso quello di voto. Punto.
Il futurismo spezza il legame fra generazioni ma in questo modo sacrifica qualche generazione a qualche altra. Per questo, ricorda Popper in “La società aperta e i suoi nemici” è profondamente immorale.
Ma pretendere che un buffone conosca Popper è davvero esagerato.

Ma se Giovanni Bernardini prende posizione per la conservazione del diritto di voto nella forma attuale, e se qualcuno propone di estenderlo ai sedicenni, c’è anche chi getta impavido il cuore oltre l’ostacolo e decide di andare oltre, molto oltre… Ecco il suo pregnante articolo, con qualche nota mia inserita fra le righe.

I nostri ragazzi, il futuro, il voto. Prendiamoli sul serio

Luigino Bruni venerdì 11 ottobre 2019

La storia della democrazia è la storia del progressivo allargamento della partecipazione. In principio, nell’antica Grecia o nell’Israele biblico, la partecipazione alla vita della comunità era privilegio esclusivo di pochi maschi adulti, liberi (non schiavi), non poveri, non lavoratori manuali. Quella democrazia, che rimane straordinaria per molti punti di vista, era un’esperienza elitaria riservata a una minoranza ben delimitata. Era una democrazia oligarchica. Quella prima élite, con il passare dei secoli, ha incluso nuove categorie di soggetti, ma lo ha fatto molto lentamente e in seguito a qualche forma di conflitto o di rivoluzione. Nell’Europa cristiana il voto era riservato agli aristocratici e agli uomini benestanti. Si votava per sesso, censo e per istruzione – gli analfabeti erano quasi ovunque esclusi. Solo in brevissimi periodi durante le rivoluzioni (francese o romana) si realizzarono dei suffragi estesi ai poveri e alle donne. E anche nella seconda metà del Novecento, quando in quasi tutti i Paesi hanno conosciuto il suffragio universale, in realtà il suffragio non è mai stato veramente universale, perché restavano e ancora restano esseri umani, che potenzialmente avrebbero il diritto di voto [che cosa significa “potenzialmente avrebbero diritto al voto”?] ma che di fatto non votano – per non parlare degli animali, dei fiumi, degli oceani, degli insetti, delle piante, che subiscono le scelte votate dagli umani. [ah, ma io non ho mica niente in contrario: mi si infili un oceano dentro una cabina, e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Si insegni agli insetti a tenere in mano una matita e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Tutti centottantamila miliardi di miliardi di miliardi] Si pensi ai residenti senza cittadinanza, e si pensi ai minorenni, cioè ai ragazzi e ai bambini.

Quando con il Novecento si iniziò ad estendere il voto ai poveri e poi alle donne, le élite detentrici del voto e del potere avevano forti dubbi e molti timori, perché in molti pensavano che concedere il voto ai poveri – che erano molto più dei ricchi – avrebbe comportato la fine di molta parte del loro potere e dei loro privilegi secolari. La soluzione di questo paradosso – se non si dà il voto ai poveri questi fanno la rivoluzione, ma se diamo loro il voto questi ci tolgono il potere democraticamente – fu la nascita del Welfare State, lo Stato sociale. Le élite, per restare al loro posto, dovettero offrire – quasi sempre obtorto collo – parte della loro ricchezza ai più poveri: riconoscendo diritti, creando la scuola pubblica e forme di assistenza e di sanità universali, e soprattutto dando vita a lavori dignitosi. [Uhm. Sicuro che sia proprio proprio così che sono andate le cose?] Sono queste le basi del patto sociale del Novecento e delle Costituzioni, su cui si regge ancora (con fatica) la nostra democrazia.

Gli allargamenti del diritto di voto sono stati frutto di cambiamenti epocali di paradigma socio-economico-politico, e sempre accompagnati da grandi dibattiti e tensioni tra chi era ‘dentro’ e chi era ‘fuori’ la cittadella dei votanti e del potere. Oggi stiamo vivendo una stagione di cambiamento di paradigma, e gli ‘esclusi’ che ci chiedono di entrare nel club dei votanti sono i ragazzi, i bambini. Si riparla, anche in Italia, del voto ai sedicenni. Ma, in realtà, la vera sfida – distinta e legata a questa: l’abbassamento della soglia della maggiore età lascia aperta la questione più ampia della rappresentanza politica dei minori – riguarda il voto ai bambini di ogni età [di tre anni, di un anno, di sei mesi, di tre settimane, di quattro giorni, di due ore].

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, alcuni filosofi ed economisti, come il belga Philippe Van Parijs e l’italiano Luigi Campiglio avevano posto la questione del voto ai bambini – il libro di Campiglio, ‘Prima le donne e i bambini’, è del 2005. Proposte che hanno suscitato dibattiti tra alcuni addetti ai lavori, ma che non hanno mai raggiunto il grande pubblico perché il voto ai bambini diventasse effettivo [mattugguarda che cosa strana. Tutta colpa dei Poteri Forti, scommetto].

L’urgenza della questione ambientale, e la conseguente entrata sulla scena pubblica del pensiero dei ragazzi grazie al movimento Fridays For Future, che rappresenta l’evento politico globale più importante del nuovo millennio, stanno creando oggi le condizioni affinché la proposta di estendere il voto ai bambini venga presa molto sul serio [a me veramente quell’osceno bordello sembrerebbe una validissima ragione per riportarlo almeno a 21 anni, pensa un po’]. Chiaramente si tratta di un voto espresso tramite un adulto [no, questa non l’ho capita, potrebbe cortesemente spiegarmela?], che per Campiglio dovrebbe essere la madre – proposta che personalmente condivido, anche se sono possibili altre soluzioni, come l’alternanza tra i genitori nella rappresentanza dei minori.

È evidente che quanto sta avvenendo nel mondo sta mostrando una nuova soggettività politica dei ragazzi – non dimentichiamo che quando Greta ha iniziato la sua protesta aveva quindici anni, e molti attivisti del suo movimento sono pre-adolescenti [appunto, è esattamente quello che stavo dicendo io]. I bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi ci stanno dicendo cose nuove sulla politica [sì?], sull’economia [ma va?], e soprattutto sul presente e sul futuro del pianeta [ullàllà]. E stanno, a loro volta, dando voce al pianeta, agli animali e alle altre specie viventi [anche questa, se devo essere sincera, mi rimane un pelino oscura. Non è che cortesemente…]. Possiamo continuare a trattarli paternalisticamente da bambini [ma se i bambini li stiamo trattando paternalisticamente (magari qualcuno preferirebbe trattarli bibbianamente, chissà), le piante come le stiamo trattando? E gli insetti? Gli oceani? No sa, non per pignoleria, ma vorrei sapere come devo chiamare quelle cose lì], e continuare tutto come prima; oppure possiamo prendere molto sul serio questo kairos della storia, e allargare la democrazia includendoli. Come abbiamo fatto con i poveri, con gli analfabeti, con le donne [sa, ci sarebbe una cosa. Gli analfabeti nelle democrazie non ci sono più. Quanto ai poveri e alle donne, hanno un cervello che funziona quanto quello dei ricchi e degli uomini. Una volta non lo pensavano perché c’erano molti pregiudizi, adesso quei pregiudizi non ci sono più e lo sanno tutti. È sicuro che esista un kairòs in cui il cervello di un bambino di un anno comincerà miracolosamente a funzionare come quello di una persona adulta?]. Oggi ci vergogniamo quando dobbiamo dire ai nostri figli che le loro bisnonne non votavano [noi chi? Parli per sé, per favore. Io sono invece molto orgogliosa dei progressi fatti da allora grazie alle battaglie delle donne e degli uomini di buona volontà che ci hanno preceduti!]. Domani ci vergogneremo quando diremo ai nostri pronipoti che nel XXI secoli i bambini e i ragazzi non avevano un accesso al voto e quindi alle decisioni che riguardavano il loro futuro [sulle quali avevano piena cognizione di causa, al punto da dare lezioni di climatologia ai migliori climatologi del mondo].

Estendere, in qualche modo [che cosa significa estendere il voto “in qualche modo”? È un voto o non è un voto?], il voto ai bambini significa spostare il baricentro della politica verso il futuro, che è la vera e forse unica soluzione agli enormi problemi del pianeta creati da adulti che si sono comportati da ‘bambini’ [no, questa proprio non ce la faccio a commentarla]. Certo, anche in questo allargamento ci sono molte ragioni per evitarlo, e alcune anche serie e importanti (tra queste il dettato costituzionale sul voto…). Se torniamo a leggere le ragioni che molti portavano contro la partecipazione elettorale di analfabeti e donne, troviamo argomentazioni che in quel tempo sembravano convincenti e inoppugnabili. Eppure, qualcuno riuscì a trovare una ragione in più e diversa per allargare il voto. Forse anche oggi possiamo trovare una buona ragione in più, e far diventare davvero cittadini anche i bambini.

Nella Bibbia i bambini sono presi molto sul serio. Davide, Geremia, Samuele erano dei ragazzi quando hanno ricevuto la loro vocazione [Davide, al di là dell’iconografia, non era esattamente un ragazzino, Geremia ha iniziato la sua attività a 24 anni, Samuele era giovane, non ragazzino]. Gesù a dodici anni ammaestrava i dottori nel tempio [forse non avrebbe guastato una rilettura (o prima lettura?) del vangelo di Luca, prima di scrivere simili puttanate], che (forse) capirono che un dodicenne aveva cose importanti ed essenziali da dire [il vangelo non dice ASSOLUTAMENTE niente del genere]. I nostri dodicenni ci stanno dicendo cose essenziali, le cose più importanti da molti decenni [qualche esempio? Qualche documentazione?]. Saremo alla loro altezza se li includeremo pienamente in quella cittadinanza che si stanno meritando sul campo. (qui)

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Sì, lo so, mettermi a commentare il contenuto di questa pattumiera è una cosa un po’ scema, ma magari uno lo legge in fretta e qualche delirio gli sfugge. E invece non deve sfuggire, perché una roba come questa serve perfettamente a spiegare perché stiamo sempre più sprofondando nella merda.

barbara

E DOPO L’AGGRESSIONE A FINKIELKRAUT

spiegata come la prova evidente dello strapotere della lobby sionista, abbiamo il signor Gad Lerner che ci spiega che se un immigrato tenta di dare fuoco a uno scuolabus con cinquanta bambini dentro – strage scampata unicamente grazie al caso (un cellulare caduto di cui il terrorista non si è accorto) e il sangue freddo e coraggio di un bambino che si è tolto il laccio di plastica che gli imprigionava i polsi e ha chiamato la polizia – la colpa è del nostro atteggiamento nei confronti degli immigrati.
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E vengono in mente gli arabi londinesi che spiegavano la strage del 2005 con oltre 50 morti e 700 feriti, col risentimento dei musulmani per l’atteggiamento di diffidenza e sospetto nei loro confronti dopo l’11 settembre. E a lui si unisce l’ineffabile signora Livia Turco

Resterebbe poi da capire il fatto inaudito di come un individuo pregiudicato per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale su minore non solo sia in circolazione qui, ma che gli sia stata addirittura affidata la guida di uno scuolabus. E ancora, piacerebbe sapere perché qualcuno si sia inventato che prima di dare fuoco all’autobus avrebbe fatto scendere i bambini, quando in realtà li ha legati e ha tolto loro i cellulari per non rischiare che qualcuno sfuggisse: piacerebbe davvero poter pesare l’infamia di un essere immondo che cerca di scagionare un assassino che programma di far morire bruciati cinquanta bambini. Poi c’è l’altra storiella, che dire grottesca è dire poco, del bambino salvatore dei cinquanta compagni inizialmente identificato come un marocchino musulmano: evidentemente il vero autore del salvataggio, non solo italiano bianco ma addirittura biondo e addiritturissima con la catenina con la croce al collo, non era adatto al teatrino politicamente corretto che si voleva inscenare. Come la bella favoletta del musulmano che avrebbe nascosto gli ostaggi dell’Hyper Cacher, rivelatasi poi una bufala.

Quanto alle cause domestiche che hanno favorito la situazione, naturalmente ci sono, certo che ci sono. E ve le faccio spiegare da Giovanni Bernardini.

AGGIORNAMENTO: è giunto anche il terzo, tra cotanto senno: Beppe Severgnini: “Tornare a Crema e sentire storie di ragazzini coraggiosi, usciti da quell’autobus più forti e più maturi (a differenza di alcuni politici, che non matureranno mai)”.
Spero che saranno anche, quei ragazzini, abbastanza onesti e riconoscenti da andare a ringraziare quell’uomo meraviglioso che ha permesso loro di diventare forti e maturi.

barbara

I PARAGONI DI GAD LERNER

Il pezzo che segue è di nove anni fa. È firmato da Emanuel Segre Amar, ma si tratta in realtà di un lavoro a quattro mani: essendo stato inizialmente concepito come articolo per Informazione Corretta, la mia firma non poteva comparire, pena il cestinamento automatico dell’articolo. Precauzione inutile, come leggerete subito sotto.

LETTERA APERTA A GAD LERNER

Questa lettera aperta avreste dovuto leggerla nella home page di Informazione Corretta, ma per decisione unanime dell’Unico Signore e Padrone di Informazione Corretta, è stata prima censurata, poi, dopo robusta presa di posizione dell’autore, pubblicata nel ripostiglio, ben nascosta in mezzo a un’ammucchiata di altre lettere con tutt’altro destinatario, scompaginata e priva di link. Quindi l’unica versione integrale e fedele all’originale attualmente reperibile è quella che avete davanti agli occhi.

Signor Gad Lerner,
ho letto il suo articolo “L’Exodus rovesciato” – con grande patimento a causa del suo contenuto. Sono riuscito comunque ad arrivare alla fine, e vorrei commentare alcune (solo le più gravi, perché altrimenti questa lettera non finirebbe più) sue affermazioni.
Cominciando dal titolo: “Exodus rovesciato”, che mi induce a rivolgerle una domanda: lei sa che cos’era l’Exodus, signor Lerner? Ne conosce la storia? Perché se la conoscesse saprebbe che Exodus rovesciato sarebbe stato se Israele avesse impedito agli abitanti di Gaza di andarsene da quel paese martoriato dai terroristi di Hamas. Ma sulle navi, ed in particolare su quella ricoperta da una grande bandiera turca, vi erano dei terroristi armati, e non dei profughi in fuga. Sull’Exodus c’erano ebrei sopravvissuti dai campi di sterminio, sulla Mavi Marmara vi erano terroristi intenzionati a fare sterminio di ebrei: capisce la differenza?
Passiamo ora all’incipit: “proviamo un senso di vergogna”. No, signor Lerner: nessuno le ha dato mandato di parlare a nome degli ebrei, quindi, per favore, se ha opinioni da esprimere o posizioni da prendere, lo faccia in prima persona. Prima persona singolare, intendo dire.
E proseguiamo. “Arrembaggio dilettantesco… una delle pagine più oscure nella storia di Tzahal”, scrive subito dopo, tentando di spacciare un’opinione di parte per un dato di fatto. Ma le cose non stanno affatto così. Questa azione condotta da Tzahal, al contrario, resterà nelle pagine della moralità dello Stato di Israele che, coerentemente con gli altissimi valori etici che da sempre guidano le sue azioni e le sue scelte, ha ordinato ai primi uomini di scendere disarmati, pur conoscendo i gravissimi pericoli cui li esponeva. Se colpe si devono imputare a chi ha organizzato l’operazione, sono caso mai queste, non certo quelle per le quali lei sembra avere già deciso la sentenza, senza neppure avere la decenza di ascoltare, prima, tutte le parti in causa.
“Sconfitta morale”? “Senso di colpa”? Ero in Israele, in questi giorni, e tra la gente non ho trovato traccia di questi sentimenti: lei dove è andato a scovarli?
Andiamo avanti. Lei scrive che questa azione “spezza l’equilibrio strategico mediorientale in cui la Turchia rivestiva una funzione di stabilità”. No, signor Lerner: la Turchia ha smesso di avere quel ruolo e quella funzione da quando al governo è arrivato il partito islamico, e ha scelto di avere, al contrario, una funzione destabilizzante da quando il presidente Obama ha iniziato a fare di tutto per spingerla in quella direzione. Dica, signor Lerner, non le viene il dubbio che la scelta turca di appoggiare questo attacco militare in piena regola contro Israele non sia propriamente una dimostrazione di equilibrio strategico? E non è sfiorato dal sospetto che sull’attuale situazione di squilibrio e di crisi possa avere giocato un qualche ruolo l’Iran?
E poi mi spieghi, per favore: perché, per criticare il ministro Ayalon, incaricato di dare spiegazioni, non trova di meglio che rievocare un episodio di cinque mesi fa? Forse perché non ha argomenti migliori? Io, per esempio, l’ho incontrato proprio martedì scorso, e le impressioni che ne ho ricavato sono totalmente opposte alle sue.
E poi: “la Freedom Flottilla dei pacifisti” e “l’iniziativa umanitaria”; ma lei li ha visti, signor Lerner? Ha visto le foto delle armi? Ha visto i filmati del selvaggio attacco ai soldati israeliani, disarmati o quasi, con bastoni, spranghe di ferro, biglie d’acciaio, bottiglie rotte, coltelli? Ha visto i lanci di granate? Ha visto il soldato scaraventato giù dal ponte? Li ha visti intonare, il giorno prima, il grido di battaglia con l’incitazione ad ammazzare gli ebrei? E li chiama pacifisti? Ma lei ha un’idea, signor Lerner, di che cosa significhi la parola pace? Ed è al corrente della proposta del padre di Gilad Shalit di appoggiare la loro azione in cambio di una loro richiesta di far visitare Gilad dalla Croce Rossa? Non ha chiesto loro di liberarlo, signor Lerner, non ha chiesto che pretendessero di incontrarlo, non ha preteso, in cambio del proprio appoggio, che ottenessero di farlo visitare dalla Croce Rossa: ha proposto che lo chiedessero. Hanno risposto di no. Le ripropongo la domanda: lei ha un’idea di che cosa significhi la parola pace? E, mi permetto di aggiungere: ha un’idea di che cosa sia la decenza? Dovrebbe vergognarsi, signor Lerner, altro che dare lezioni di moralità a Israele!
Ancora: la “fragile” leadership di Netanyahu, l'”angoscioso senso d’accerchiamento vissuto dagli israeliani”… Ma con chi diavolo si incontra, lei? È sicuro di essere stato in Israele? È sicuro di avere parlato con degli israeliani?
E mi dica, signor Lerner, lei che è grande stratega, lei che ha la soluzione in pronta consegna chiavi in mano, lei che a differenza dello “sprovveduto” Ehud Barak sa perfettamente che bastava “limitarsi a bloccare fuori dalle acque territoriali il convoglio ostile”, perché non è andato a dirglielo, magari spiegandogli anche come si fa a  mettere in atto questa soluzione così semplice – perché lei lo sa, vero, come si fa a bloccare fuori dalle acque territoriali un “convoglio ostile” pieno di gente armata fino ai denti e pronta a battersi all’ultimo sangue…?
Ma ancora, dopo tutte queste perle, ancora tuona Gad Lerner, ancora non è contento*, vuole salire ancora più in alto, vuole toccare l’empireo e allora eccolo parlare dei “troppi simboli dolorosi nel paese che coltiva la memoria dei sopravvissuti alla Shoah quasi alla stregua di una religione civile”, e a questo punto le dico, con tutta tranquillità: lasci perdere questo argomento che dimostra di non aver compreso. Mi limito a ricordarle che in Israele solo il suo amico Barenboim ha osato suonare Wagner che avrebbe dovuto restare tabù, nonostante la sua grandezza artistica, almeno fino alla morte dell’ultimo sopravvissuto. Lei, come Barenboim, dimostra di non comprendere questo dramma collettivo. Capisco, signor Lerner, che la sensibilità, se uno non ce l’ha, non se la può dare, ma il rispetto, almeno il rispetto, credo si possa chiedere a chiunque. E rispetto, in certe circostanze, significa una cosa sola: SILENZIO. Se ancora non lo ha  imparato, sarebbe ora che cominciasse a provvedere.

Quasi tutta l’ultima parte è dedicata al suo incontro con gli “ebrei d’origine italiana” scrivendo, con evidente autocompiacimento, di non essere stato attaccato da loro. Non sospetta quale possa esserne il motivo? Glielo rivelerò io, signor Lerner: gli ebrei che più amano Israele non vengono ad ascoltarla perché sanno già, parola per parola, quello che lei dirà, e quelle parole non hanno alcuna voglia di ascoltarle, perché hanno già infinite occasioni di sentirle, identiche, da tutti i branchi di odiatori di Israele e di  antisemiti che popolano l’intero pianeta: non muoiono dalla voglia di scomodarsi a uscire di casa per sentirne delle altre. Quindi, per favore, non spacci il comportamento di chi è venuto a sentirla per la posizione tipica degli ebrei italiani che vivono in Israele: non lo è, e noi sappiamo perfettamente che non lo è. La verità è piuttosto che lei, come coloro che hanno creato J call e J street, è uno di quegli ebrei, che sempre, purtroppo, ci sono stati, che alzano la voce per portare divisioni, alla lunga sempre funeste. Ma non siete moderati, non siete sionisti, se, pur di fare mucchio, accettate le firme di personaggi inqualificabili per qualsiasi persona di buon senso (vuole dei nomi? Non credo che sia necessario…).
E tutti insieme non avete capito nulla di quanto succede in Medio Oriente, non avete capito che gli arabi non vogliono uno stato di Palestina accanto alla stato di Israele (Arafat 1988 le dice qualcosa? Se non le dice nulla, cerchi di capire il significato di tutte quelle carte che mostrano una Palestina dal Giordano al mare. Cerchi di capire il significato delle trasmissioni “culturali”, di quelle per bambini e ragazzi, che la moderata televisione del pacifista Abu Mazen trasmette regolarmente. E se le rimane qualche minuto libero, cerchi di dare un’occhiata alla costituzione di al Fatah, in cui sono tuttora presenti tutti gli articoli che dichiarano la distruzione di Israele obiettivo primario e  irrinunciabile). Le assicuro che, se non capisce, sono pronto a venire da lei a spiegarglielo personalmente. A quel punto capirà che non è stato commesso da Israele nessun “crimine marittimo”, e forse capirà anche che parlare di Intifada come “rivolta interna degli arabi col passaporto israeliano” è un non senso storico. Anzi, se preferisce, glielo faccio spiegare da qualche suo collega arabo israeliano, come Khaled Abu Toameh, che certamente avrà l’onestà di spiegare ai suoi ascoltatori quella verità del Medio Oriente che da decenni lei e i suoi compagni continuate pervicacemente a negare. E a quel punto spero che avrà la correttezza di ammettere che Israele non “degrada nel disonore”, e che “l’epopea dell’Exodus” non sta “facendo naufragio”.
E per concludere, un’ultima domanda, al “democratico” Lerner: gli USA “auspicano un ricambio di maggioranza politica” in Israele? È questo, secondo lei, il modo corretto di  gestire i rapporti tra stati amici ed indipendenti? Non pensa che, se  davvero così stanno le cose, il popolo israeliano e tutti coloro che hanno a cuore la sua sorte avrebbero tutti i motivi per essere indignati e arrabbiati? Che cos’è Israele, uno stato sotto tutela? È questo il suo concetto di democrazia, signor Lerner?
Emanuel Segre Amar

*

Incorreggibile recidivo, Gad Lerner, nella sua pretesa di parlare a nome degli ebrei tutti. Lo aveva già fatto – ricordate? – nella lettera aperta a Magdi Allam che, nel suo “Viva Israele” celebrava, tra l’altro, l’ebreo finalmente, grazie allo stato di Israele, capace di difendersi e di sfuggire al destino che altri vorrebbero cucirgli addosso. In quell’occasione il Nostro rivendicava orgogliosamente, a nome degli ebrei, il diritto di continuare a farsi portare come pecore al macello. E ora, investendosi di un mandato che nessuno gli ha dato, continua, a nome degli ebrei, a sputare veleno su Israele con lo stesso rabbioso livore con cui sputa veleno su suo padre. Ma stia attento, signor Lerner: a sputare controvento – contro il proprio vento – c’è il rischio di ritrovarsi spiacevolmente imbrattati.

Del paragone attuale si occupa invece Giovanni Bernardini.

PARAGONI INDECENTI

In Libia è in corso una nuova Shoah, dice Gad Lerner.
Certo, non passerei le mie vacanze in Libia. Del resto sono decenni, se non secoli, che l’Islam è traversato da continue guerre civili, e non per colpa dell’occidente.
Ma qualsiasi tipo di paragone con la Shoah è semplicemente INDECENTE.
Ormai è di moda banalizzare tutto, paragonare cose non paragonabili, definire “genocidio” qualsiasi episodio di guerra. La Libia ha un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, un governo con cui anche Minniti ha trattato e firmato accordi. Era complice di un genocidio?
Ma, a parte ogni altra considerazione, qualcuno riesce ad immaginare che gli ebrei nel 1943 ENTRASSERO in Germania, o in Polonia?
Qualcuno riesce ad immaginare che durante la dittatura di Pol Pot ENTRASSERO in Cambogia centinaia di migliaia di persone provenienti da altri paesi asiatici?
Riusciamo ad immaginare gente che ENTRASSE nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao, sia pure a scopo di transito?
In Libia arrivano “profughi” da mezza africa e dal medio oriente. Vanno proprio là dove sarebbe in corso un genocidio. E, stranamente, una volta entrati in Libia partono alla volta dell’Italia e dell’Europa. E’ in corso un genocidio ma nessuno impedisce alle vittime di andarsene tranquillamente. Esattamente lo stesso comportamento di Hitler, di Stalin, di Pol Pot, di Mao. Lo sanno tutti: dalla Germania nazista era facilissimo fuggire, come dalla URSS staliniana, dalla Cambogia dei Kmer rossi o dalla Cina di Mao. Per inciso, a suo tempo Gad Lerner fu ammiratore della Cina di Mao. Oggi vede un genocidio in Libia, NON VIDE il massacro di milioni di contadini cinesi.
Anche avere la faccia tosta è un diritto, ma tutti i diritti andrebbero esercitati con moderazione.

Io ho un’unica definizione per Gad Lerner: una brutta persona. E non mi si venga a dire che ogni essere umano merita rispetto: col piffero che rispetto quello là.

barbara

MA CHE OVVOVE QUEL SALVINI

che va a pvendeve Battisti all’aevopovto!

E l’orrore che proviamo noi moralmente inferiori ve lo faccio dire da tre persone che stimo molto.

QUALCUNO ARRICCIA IL NASINO PERCHÉ SALVINI HA “ACCOLTO” A FIUMICINO L’ASSASSINO BATTISTI.
Quando invece c’erano “loro” il ritorno a casa di un terrorista era una festa…

DILIBERTO, LA BARALDINI E L’ACCOGLIENZA FESTOSA
Silvia Baraldini è tornata in Italia. Il Falcon 900 del governo che la ha prelevata negli Stati Uniti è atterrato alle 11.20 all’aeroporto di Ciampino. Ad aspettarla, la madre, la cugina e l’avvocato italiano Grazia Volo: le sue prime parole sono state “sto bene, sono contenta”.
Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, la cui annunciata presenza all’aeroporto aveva suscitato polemiche, è invece tornato indietro dopo aver accompagnato la signora Maria Dolores Baraldini, 82 anni, gli ultimi sedici passati ad aspettare la figlia.
Con la Baraldini, a bordo dell’aereo che è andato a prenderla, c’erano Manuela Palermi, consigliere politico del ministro, tre agenti donne, fra cui un medico, e un dirigente dell’Interpol.
La pista dell’aeroporto dove il Falcon è atterrato è rimasta off-limits per i giornalisti. Su disposizione del ministero della Giustizia sono stati ammessi solo una trentina di cineoperatori e fotografi. Silvia, in un elegante completo nero, è rimasta sull’aereo un quarto d’ora. Poi ha sceso spedita la scaletta dell’aereo ed è salita su una delle quattro macchine della polizia che l’attendevano, diretta a Rebibbia, dove da questa mattina si tiene un sit-in di benvenuto. E dove, nel pomeriggio, la protagonista della vicenda tiene una conferenza stampa.
Alle dodici e un quarto la Baraldini è arrivata a Rebibbia. Il lungo corteo delle auto di scorta è stato accolto al grido “Per Silvia Baraldini libertà “, e “Liberi tutti”.
Ma un consistente schieramento delle forze dell’ordine ha impedito che i partecipanti al sit-in, contrariamente a quanto era stato reso noto in precedenza, riuscissero a salutare Silvia. Qualcuno ha stappato una bottiglia di champagne che ha bagnato la folla, di circa trecento persone, e alcune donne hanno gettato mazzi di rose sull’auto.
Alla manifestazione spontanea oltre al direttore di “Liberazione” Sandro Curzi, partecipano anche Lucio Manisco, Giovanni Russo Spena, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Armando Cossutta, Marco Rizzo e la delegazione parlamentare quasi al completo dei Comunisti italiani, che colgono l’occasione per marcare un punto politico sull’utilità della loro permanenza nel governo D’Alema. Ma ci sono anche gli ex compagni di Rifondazione comunista.
Una vera e propria festa, con tanto di esibizione di gruppi musicali che suoneranno le canzoni dedicate in questi anni alla Baraldini e la vendita di magliette con la sua foto.
(R.R.)

Pubblicato da Ugo Volli

E vale la pena di ricordare che per avere la Baraldini ci siamo svenduti i morti del Cermis (certo poi che quello lì, tra mafia, terrorismo nostrano e terrorismo islamico, ci ha sempre marciato alla grande)

ESPOSIZIONE MEDIATICA

Molto spesso fior di ministri sono andati ad accogliere navi cariche di migranti che arrivavano in Italia privi di qualsiasi tipo di documento.
Nel 2017 mezzo governo ed altissime cariche dello stato hanno partecipato a Fermo ai funerali di un nigeriano morto in una rissa.
A suo tempo Renzi fece recuperare dal fondo del mediterraneo un barcone affondato ed i corpi di alcuni migranti. Dopo il recupero, costoso e pericoloso, il barcone fu esposto a Milano. Val la pena di notare che tutti i mari sono pieni di relitti di vari naufragi coi corpi delle vittime.
In tutti questi casi, e tantissimi altri potrei citarne, NESSUNO, mi pare, ha parlato di eccessiva “esposizione mediatica”.
E poi, scusate, forse che quando è stato catturato Totò Riina, o quando viene catturato qualche noto boss della mafia, non ci sono scene di esultanza, conferenze stampa, dichiarazioni roboanti?
Cesare battisti era latitante da quasi 40 anni, nessuno era riuscito a prenderlo, anche perché difeso da note icone della sinistra: Mitterand prima e Lula dopo.
E’ stato catturato non a pochi chilometri da casa sua, in Italia, come è successo per tanti boss mafiosi, ma in Bolivia, a migliaia di chilometri da casa nostra.
Perché chi ha condotto questa operazione che è lecito definire brillante non deve mostrare soddisfazione? Certo, Saviano, Vauro, Gentiloni, Giuliano Ferrara e tanti altri avrebbero preferito che quasi non si parlasse della cattura di Battisti, al massimo due parole in coda ai titoli dei TG. Per fortuna al mondo non ci sono soltanto questi personaggi.

Giovanni Bernardini

I giubbotti di Salvini e l’amorevole attenzione per Cesare Battisti

Herman Göring amava indossare divise militari personalizzate, non gli si addiceva la plumbea sobrietà di altri gerarchi nazisti, Matteo Salvini ama invece fare sfoggia di giubbotti delle forze dell’ordine e ciò proprio non piace al Tribuno della Virtù, Roberto Saviano e ad altri come lui, i quali vi vedono un preoccupante segno, insieme ad altri, naturalmente, di propensioni dittatoriali.
D’altronde chi se non il Grande Moralista di Repubblica, il barbuto e fiero Eugenio, inventando una nuova categoria politica, ha definito Salvini, “semi-dittatore”? Quella per cui si è dittatori al 50% o forse al 25% o con una quota di partecipazione ancor più bassa. E’ probabile che anche l’Eugenio Furioso veda nel fatto che Salvini indossi giubbotti della polizia il segno di quella dittatura che presto arriverà e non sarà più, immaginiamo, semi, ma completa.
E un giubbotto della polizia indossava il Ministro dell’Interno a Ciampino, in attesa di vedere sbarcare dall’aereo sul quale volava, il “regalo” di Jair Bolsonaro, quel Cesare Battisti, pluriomicida, che da 37 anni era latitante e che ora, finalmente, è stato consegnato alle patrie galere.
Non è certo un caso che questo sia accaduto dopo che la sinistra al governo in Brasile e quella al governo in Italia, abbia dovuto cedere il passo alla destra, perché fino a quando Matteo Renzi e altri prima di lui, si intrattenevano con l’attuale detenuto Lula, Cesare Battisti, da quest’ultimo graziato, poteva godersela pienamente la sua abusiva libertà. Ma queste sono, come dire?, specificazioni insostanziali, ciò che conta è accusare il semi-dittatore della Lega di avere apparecchiato tutto uno spettacolo per il rientro di Battisti che altro non sarebbe se non uno spot pro domo sua.
Ed eccolo dunque in “divisa”, barbuto e accigliato che attende l’arrivo dell’assassino che si mascherò da rivoluzionario e per questo godette dei favori di tutti i cultori a sinistra di quei giovani e di quelle giovani che sbandarono sì, ma per ideali giusti, mica come gli eversori neri, i fascisti, implacabilmente da condannare come si devono fermamente condannare fascismo e nazismo lasciando tuttavia una pirroniana sospensione del giudizio sul comunismo.
Matteo Salvini in giubbotto della polizia che augura all’omonimo del patriota italiano di “marcire” in cella non piace agli umanisti e ipergarantisti di un altro giornale, Il Foglio, dove è tutta una sassaiola di sferzate ed epiteti contro Il Truce. Ci si mette pure il Gran Dottore in pietas ed umanesimo che è diventato Adriano Sofri, il quale dopo averci detto che il carcere è vendetta cestinando Beccaria ci informa che nel non pensarla come lui la “grandissima maggioranza delle autorità pubbliche“, alcune di esse avrebbero oltrepassato “la soglia della legalità formale“. Chi in particolare? Il Truce, ça va sans dire.
“Salvini è rivelatore per eccesso”, scrive Sofri, “si prende una licenza personale, da buffone di corte promosso a titolare delle guardie in un nuovo carnevale. Ha anche detto, ieri, dopo essere andato a ricevere Battisti all’aeroporto: ‘Spero di non vederlo da vicino’. Bastava la televisione. Ha fatto capire che sarebbe stato più forte di lui, da vicino, l’impulso a farsi giustizia con le sue mani, tenetemi sennò. Gli agenti penitenziari, quelli nei cui panni mi ero messo sopra, lo vedranno giorno e notte da vicinissimo, Battisti. Speriamo che siano più controllati del ministro”.
E’ alta e nobile questa preoccupazione nei confronti dei rei da parte di un ex reo, affinché non subiscano danneggiamenti in carcere, soprattutto quando il Ministro dell’Interno usa un linguaggio colorito. Non sia mai che qualcuno possa prenderlo in parola e torcere un capello al Battisti, proprio come venne preso in parola Adriano Sofri parecchi anni fa da chi poi tolse la vita al commissario Calabresi.
Ma in uno stato di diritto è importante che gli assassini siano protetti e garantiti, fu così anche per Charles Manson che non uscì mai dal carcere fino alla fine e che non risulta sia stato malmenato o vessato in carcere. L’importante è sottolineare, quanto pericoloso o potenzialmente tale sia Salvini.
Battisti oggi non lo è più, scrive libri polizieschi dove sono i suoi protagonisti ad ammazzare, lui lo ha fatto tanto tempo fa, ed è giusto preoccuparsi come fa Sofri, che venga trattato con adeguata considerazione soprattutto quando Ministro dell’Interno è un semi-dittatore a cui piace indossare temibili giubbotti

Niram Ferretti, 16/01/19

Mi pare che ci sia tutto, quindi posso chiudere.

barbara

LE ELEZIONI DI MIDTERM

midterm 2018
Questa è la mappa dei risultati: il rosso è repubblicano (ossia Trump), il blu democratico. Per un commento più competente di quelli che potrei proporre io, lascio la parola a due persone spesso presenti da queste parti, innanzitutto Giulio Meotti

Oggi i media mainstream, non potendo cantare vittoria su Trump che ha conservato il Senato a differenza di Obama, gongolano per l’elezione al Congresso degli Stati Uniti della “prima donna somala”, della “prima donna musulmana”, della “più giovane donna”, della “prima lesbica nativa” e così via…. E’ anche questa la grandezza dell’America. Ma strani questi progressisti, parlano sempre di “inclusione” ma dividono l’umanità per razze sesso età etc.. come se fosse un supermercato. Gli Stati Uniti sono un grande mare rosso repubblicano, eccetto le coste orientali e occidentali, alcune città attorno ai Grandi Laghi, i cluster urbani del sud e pochi altri in Colorado e New Mexico. C’è questa perfetta spaccatura fra la middle America rauca e ruvida e quella delle coste sofisticata e ricercata. La prima ha come ideale la libertà, la seconda l’uguaglianza. E’ la vecchia storia dei “deplorevoli” contro gli “intelligenti” alla senatrice Warren che si fa il test del Dna sperando di avere sangue Cherokee. Tutte e due importanti. Eppure, io continuo a pensare che se l’America è quello che è, se dopo diciassette anni continua a stanare Talebani in Afghanistan e se è diversa ancora dall’Europa bollita, è anche grazie al fatto che ci sono in giro ancora un po’ di quei vecchi bianchi zozzoni che non sanno distinguere la Slovenia dalla Slovacchia, grammaticalmente scorretti, sovrappeso, tatuati, tutto casa, lavoro, canestro in giardino, barbecue, chiesa, bandiera e che detestano che gli si sputi in testa dicendo che piove. E’ il motivo per cui Trump ha vinto due anni fa e (se l’economia continua ad andare da paura) rivincerà nel 2020. Ma vallo a spiegare ai media.

e poi Giovanni Bernardini

MEZZO TERMINE

I soloni della informazione (si fa per dire) ufficiale hanno fatto finta di non saperlo, ma nelle elezioni di mezzo termine ha sempre prevalso, salvo due o tre casi, il partito di opposizione. Obama, tanto per fare un esempio importante, aveva perso il controllo di TUTTO il congresso, camera e senato.
I democratici ed i loro sostenitori in Italia ed Europa speravano in una vittoria schiacciante che permettesse loro di avviare con qualche speranza di successo la procedura di impeachment, a prescindere ovviamente dalla serietà delle accuse mosse al presidente.
La vittoria schiacciante NON c’è stata. I democratici conquistano la camera, ma i repubblicani conservano il senato, riuscendo forse a consolidare la loro maggioranza.
Le sfide per i governatori vedono la vittoria in fondamentali stati chiave di candidati sostenuti apertamente da Trump.
Certo, questi risultati renderanno più difficile la attività del presidente. Non c’è nulla di particolarmente negativo in un fatto simile. La sostanza di una democrazia liberale è proprio questa: non esiste un potere che abbia la assoluta preminenza sugli altri.
Ma è altrettanto certo che queste elezioni di mezzo termine seppelliscono definitivamente la prospettiva dell’impeachment che era il grande sogno di tanti democratici e dei loro sostenitori fuori dagli states.
Si rassegnino i vari Alan Friedman, Federico Rampini, Vittorio Zucconi, Giovanna Botteri, Lilli Gruber e compagna brutta. Il cosiddetto trumpismo non è un accidente della storia; è l’espressione di tendenze reali, profonde, che attraversano l’occidente in questa tormentata fase storica.
Se i democratici non saranno in grado di darsi una politica degna di questo nome e continueranno con la pratica delle inchieste sul nulla, degli insulti e del gossip vedranno “lupo cattivo” Trump riconfermato alle prossime presidenziali. Tanto peggio per loro.

E dovranno farsene una ragione i numerosi – e abbastanza rumorosi, benché privi di nomi noti – antitrumpisti e antitrumpiste nostrani, convinti che la nota caratterizzante di Donald Trump – l’unica – sia il riportino e che sotto di esso galleggi il vuoto, e tanto certi della propria superiorità morale da non poter neppure prendere in considerazione la possibilità di essersi sbagliati: anche per loro, tanto peggio.

barbara

LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI

le cortesie, l’audaci imprese io canto

Le donne
di Gianni Pellegrini
Asie
I cavallier

Compito del cavaliere, come è noto, è uccidere il drago e liberare la principessa. La principessa naturalmente è la giustizia, la Sacra Giustizia Islamica mostruosamente violata; quanto ai draghi, qui ce ne sono molti, per la verità: Asia Bibi, per cominciare,
Asia-Bibi
che ha osato, lei cristiana, bere a un pozzo a cui si abbeveravano donne musulmane, contaminandolo irrimediabilmente, e alle violente rimostranze delle donne aveva addirittura ribattuto, e sentite con quali inqualificabili parole: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?” Giustamente era stata condannata a morte, ma ecco altri draghi che si levano a tenere prigioniera la Giustizia: prima il governatore musulmano e liberale Salman Taseer,
Salman Taseer
difensore della blasfema, subito sistemato da una delle sue guardie del corpo con nove colpi alla testa (difendeva non solo Asia, ma anche i cristiani perseguitati); dopo di lui si è levato a difenderla il ministro cattolico del Pakistan Shahbaz Bhatti,
Shahbaz Bhatti
ammazzato con trenta colpi di arma da fuoco. Ma siccome le Forze del Male non demordono, ecco un terzo difensore, l’avvocato Saif-ul-Mulook,
Saif-ul-Mulook
che è riuscito a farla assolvere dai tre giudici Asif Saeed Khosa
Asif Saeed Khosa
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mian Saqib Nisar
Mian Saqib Nisar
Ma anche i cavalieri sono molti, e ben determinati.
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L’arme

Per quelle non ci sono problemi: gliele procuriamo noi, con la massima generosità.

Una donna austriaca è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la quale è giunta alla conclusione che le sue osservazioni che paragonavano il matrimonio tra il profeta Maometto e la sua terza moglie alla pedofilia minacciavano la pace religiosa. La donna, descritta come un conferenziere con le iniziali E.S, è stata ritenuta colpevole di aver denigrato l’Islam per aver paragonato il profeta Maometto a un pedofilo per aver sposato Aisha, una bambina di sei anni. L’oratrice era stata condannato da un tribunale austriaco a 480 euro di multa per queste osservazioni, condanna per la quale la donna si era appellata alla Corte europea per un ricorso. I sette giudici della CEDU hanno così confermato questo giudizio, ritenendo che il suo paragone sia andato “oltre i limiti di un dibattito oggettivo”, dando ragione al tribunale austriaco che ha considerato l’affermazione “un attacco abusivo suscettibile di provocare pregiudizi e minacciare la pace religiosa”.

La donna aveva prima fatto appello alla Corte Suprema austriaca senza successo prima di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo. Sosteneva che le sue osservazioni, pronunciate durante i seminari con membri del Partito della libertà (FPO) nel 2008 e nel 2009, erano finalizzate a far rivivere il dibattito pubblico sul matrimonio infantile. “Un uomo di 56 anni e una bambina di sei anni? […] Come chiamiamo questo, se non la pedofilia? “, aveva detto in riferimento al matrimonio tra il profeta Maometto e Aisha, una bambina di sei anni al tempo dell’unione [e nove al momento della consumazione del matrimonio, ndb]. La CEDU ha assicurato di “aver valutato in modo esaustivo il contesto più ampio” nel rendere il suo giudizio, sottolineando che era necessario bilanciare “il diritto alla libertà di espressione con il diritto degli altri di proteggere i loro sentimenti religiosi”. I sette giudici hanno sostenuto che le espressioni del profeta Maometto non erano “formulate in modo neutrale” e non potevano essere considerate un contributo legittimo al dibattito pubblico sulla delicata questione del matrimonio infantile.

(Fonte: rt.com), qui

Gli amori

L’amore per il rispetto, per esempio. E per la libertà. Quella vera, naturalmente, che non ha niente a che vedere con certe pseudo libertà di cui tanti da noi si riempiono la bocca. Ed è proprio questo immenso amore che di fronte al video disgustoso e razzista girato da Bar Refaeli

suscita le reazioni sdegnate delle anime più nobili.
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NOTA del 21/11/2018: il video che avevo postato è stato rimosso. Sono riuscita a trovarne un altro “pulito” (tutti gli altri sono inseriti, interi o a spezzoni, in notiziari o dibattiti sulla polemica che ne è nata). Se qualcuno in futuro dovesse leggere questo post e trovarlo nuovamente rimosso, è cortesemente pregato di segnalarmelo. Grazie.

Le cortesie

Quelle elargite alla Religione di Pace dal nostro immaginifico TG5

Il TG5 non finisce mai di superare se stesso. Parlando della assoluzione di Asia Bibi e delle ignobili manifestazioni che la hanno seguita un valoroso “giornalista” ha parlato di contrasto in Pakistan fra i “fautori dello stato di diritto” e settori “estremisti” della società.
I fanatici che invocano l’impiccagione di una povera donna sono solo un settore della società pakistana, ebbene, dove si trova l’altro settore? In quanti hanno manifestato A FAVORE di Asia Bibi?
Quanto ai fautori dello stato di diritto… forse i “giornalisti” del TG 5 non se ne sono accorti ma Asia Bibi è stata assolta dalla accusa di “blasfemia” perché la sua colpevolezza non era sufficientemente provata. Una sentenza che non può che rendere felice ogni persona civile, ma che con lo “stato di diritto” non ha assolutamente nulla a che vedere. In uno stato di diritto la blasfemia NON E’ un reato, meno che mai un reato punibile con la morte. “Ragionando” (si fa per dire) con le categorie del TG5 il tribunale della santa inquisizione sarebbe stata una istituzione da “stato di diritto” perché a volte qualche imputato veniva assolto dalla accusa di eresia.
A proposito della legge che punisce con la morte la blasfemia infine il TG5 ha annunciato al popolo bue che si tratterebbe di una legge che dà adito ad abusi. Molti cercano di utilizzare questa legge per compiere vendete personali o perseguitare i fedeli di altri credo. Insomma, impiccare un bestemmiatore va benone, basta evitare gli “usi distorti” della legge.
Al peggio non c’è mai fine. L’informazione ufficiale italiana lo dimostra. Per fortuna sempre meno gente le presta fede.
Giovanni Bernardini

L’audaci imprese

E ditemi voi se non è impresa più che audace riuscire a tacere di fronte al genocidio cristiano in atto in tutto il mondo islamico, all’annientamento di intere comunità cristiane, ai massacri quotidiani, alle efferate torture, le cui immagini abbiamo continuamente davanti agli occhi e che ciononostante riusciamo, con la massima determinazione, a ignorare – com’era quella storiella tanto carina e divertente? Ah sì: mai più. Mai più indifferenza, mai più silenzio, mai più connivenza, mai più…

Il Foglio – Giulio Meotti: “Asia Bibi e il silenzio degli indecenti”

Roma. “Ostaggio non dei barbari dell’Isis, ma di una legge” ha scritto sul Figaro Pierre-Hervé Grosjean, a capo della commissione etica della diocesi di Versailles. “Come potrebbe il paese dei diritti umani (la Francia, ndr) tacere di fronte a questa ingiustizia? Come potremmo chiudere gli occhi in nome di interessi superiori? Come si possono salvare i cristiani dell’Iraq dai barbari dell’Isis, se non si è in grado di salvare un cristiano dalle leggi di un paese alleato?”. Grosjean si è poi rivolto ai laici: “Amici non credenti, il destino di Asia Bibi riguarda anche voi: attraverso di lei, è la libertà e la dignità di ciascuno che difendete. La vostra parola è preziosa e coraggiosa. Il vostro silenzio sarebbe terribile”. E silenzio fu. Asia Bibi, colpevole di essere cristiana, di aver bevuto dell’acqua e di non aver abiurato la propria fede in carcere, ha vinto grazie alla propria volontà e all’aiuto di pochi. Perché i più hanno taciuto. Hanno taciuto gli organismi internazionali, come l’Onu e il Consiglio dei diritti umani di Ginevra, che non hanno mai perorato la sua causa, troppo occupati ad accusare Israele di “apartheid”. Hanno taciuto i laici, che pensavano che il destino di quella cristiana non li riguardasse, come se anche lei non fosse stata “colpevole” dello stesso crimine dei vignettisti di Charlie Hebdo: “Blasfemia”. Hanno taciuto gli umanisti e gli intellettuali. Hanno taciuto le amministrazioni delle grandi città europee, tranne Parigi, che ha adottato all’unanimità la proposta del sindaco Anne Hidalgo di dare ad Asia Bibi la cittadinanza onoraria. “Una rara distinzione attribuita ai più emblematici difensori dei diritti umani nel mondo” aveva spiegato la Hidalgo. Hanno taciuto le organizzazioni non governative, sempre pronte a impugnare ogni causa di ogni minoranza oppressa (se il Colosseo e la Fontana di Trevi si sono colorati di rosso per Asia Bibi e i cristiani oppressi è stato soltanto grazie ad Aiuto alla chiesa che soffre). Quelle ong che hanno battuto la grancassa sul destino dei Rohingya birmani, ma mai su Asia Bibi. Hanno taciuto le femministe, che avrebbero potuto lanciare un #metoo per questa madre illetterata e che per nove anni, 3.422 giorni, ha dovuto vivere in una cella senza finestre. Da nove anni, Asia Bibi ha festeggiato l’8 marzo dentro a una lurida galera, senza poter ricevere né fiori né i figli. Quelle femministe occidentali che non hanno esitato, nell’ultimo anno, a brandire la causa di Ahed Tamimi, la ragazza palestinese che ha preso a pugni dei soldati israeliani. Hanno taciuto i media, perché quella dei cristiani perseguitati non è mai stata una cause célèbre, non ha mai portato loro gloria né consenso. Hanno taciuto i politici della Commissione europea, tranne poche eccezioni, come Antonio Tajani, che da presidente del Parlamento europeo pochi giorni fa aveva chiesto al Pakistan di liberare la donna. Hanno taciuto i musulmani, tranne una manciata di eroi. Uno è Salman Taseer, il governatore del Punjab ucciso con nove colpi di pistola alla testa perché aveva osato difendere Asia Bibi. Era un laico, un liberale, un riformista, in un paese sempre più fanatico come il Pakistan. Taseer aveva definito la legge che aveva portato Asia Bibi in carcere e quasi alla forca una “kala kanoon”, in urdu legge nera. Ma è il suo assassino, Malik Qadri, a essere diventato un eroe in Pakistan. C’è almeno una moschea che porta il suo nome; le famiglie con i figli al seguito facevano la coda per vederlo in prigione e avere le sue benedizioni; ha prodotto cd in cui canta inni e lodi del Profeta. E poi i giudici che ieri hanno scagionato Asia Bibi. Sapevano di rischiare la vita, in un paese dove non è possibile fidarsi neppure delle guardie del corpo (Taseer è stato ucciso da un bodyguard e Asia Bibi in carcere cucinava da sola il suo cibo per non correre il rischio di essere avvelenata). Porteranno anche i giudici fuori dal paese, oltre ad Asia Bibi e al suo avvocato? La battaglia per abolire l’orrenda legge che stava per mandare a morte quella donna cristiana non riguardava soltanto il lontano Pakistan. Riguardava tutti noi. E la stiamo perdendo. Adesso ci sono persino dei giudici a Strasburgo che sembrano ispirati dalla “legge nera” pachistana. Laici antiblasfemia crescono.

Io canto

BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
E VIVA L’ISLAMISMO E LA SHA-RI-ÀÀÀÀÀ

barbara

STRUMENTALIZZAZIONE

È il mantra del momento: i “populisti” strumentalizzano le paure della gente. Qui una risposta lucida ed esauriente di Giovanni Bernardini.

Poi c’è la storiella delle percezioni e delle statistiche: la presenza degli immigrati, dicono quelli buoni, è enormemente inferiore a quella “percepita”. Ora, io non so gli altri, ma io non mi sono mai sognata di fare ipotesi sul numero degli immigrati presenti sul territorio (sempre, tra l’altro, con la solita confusione fra immigrati regolari e clandestini): semplicemente guardo quello che succede, e dico che non va, tutto qui. E su questo tema vi invito a leggere qui.

barbara

QUEI BAMBINI NAUFRAGHI DELLA DICIOTTI

bambini diciotti
Qualche considerazione, che condivido, trovata in rete. Enrico Richetti:

Ecco il mio parere. Se i 150 migranti hanno il passaporto e il visto per l’ingresso in Italia (ovviamente non li hanno) devono essere liberi di scendere, e possono essere trattenuti solo per motivi di salute pubblica, per le loro malattie. Se vogliono andarsene, e qualche nave propone loro di portarli in un Paese straniero, non si può impedire loro di farlo, perché non sono agli arresti e sarebbe sequestro di persona. Ma se ci si limita ad impedire loro di entrare in Italia per assenza di documenti validi, senza impedire loro di andarsene, non è sequestro di persona. Proviamo a spiegarlo al magistrato? Quanto al diritto del mare e al diritto dei naufraghi di essere portati eccetera eccetera, se è vero che non erano naufragati, non stavano naufragando, non volevano essere soccorsi ma trasportati in Italia, il diritto del mare direi che non c’entri un c@@@o…. O sbaglio? Chiedo a chi ne sa più di me di diritto di illuminarmi.

Cui segue un commento di Alberto Cesati:

Inutile sforzo di razionalizzazione, per altro corretto e condivisibile. È stato un trappolone ben costruito (in questo sono abili) che ha anche distolto dal ponte di Genova. Il che dimostra che il governo è accerchiato e tutti gli apparati, Marina compresa, sono saldamente in mano al PD. Il colle tace perché l’umore della gente è per Salvini. Ma agli italiani non piacciono i perdenti e, purtroppo Salvini si è fatto incartare come un pollo. Purtroppo per noi che perdiamo l’occasione di ristabilire alcuni principi di sana convivenza che il PD e Berlusconi (lo ha attaccato per primo sulla Rai) hanno messo sotto i piedi. Auguri a tutti ne abbiamo bisogno!

E due riflessioni di Giovanni Bernardini:

ERRORI

E’ giustissimo difendere Salvini ed il governo dagli attacchi faziosi di cui sono fatti oggetto, ma è anche giusto sottolineare i loro errori.

Non ha molto senso mandare la guardia costiera a raccogliere migranti fin quasi in acque maltesi, permettere l’attracco di una nave in un porto italiano salvo poi non far sbarcare i passeggeri. In questo modo si da vita ad un braccio di ferro da cui è difficile uscire vittoriosi. Probabilmente nel governo ci sono sensibilità molto diverse sui migranti. E si vede.

E’ sbagliato mettere al centro della polemica la cosiddetta “equa distribuzione dei migranti”. L’Europa occidentale è già piena di migranti, non a caso è tormentata dal terrorismo islamico. E’ vero che Francia, Germania, Spagna ed altri perseguono politiche ipocrite: si dicono favorevoli alla “accoglienza” a condizione che ad accogliere sia solo l’Italia. Ciò non elimina il fatto che il vero problema è l’azzeramento o almeno la drastica riduzione di partenze e sbarchi ed il rimpatrio degli irregolari, non l’”equa distribuzione” di chi arriva.

In tanta confusione un briciolo di ottimismo. Comunque vada a finire la vicenda della “Diciotti” il clima è radicalmente cambiato, e si vede.

CINQUE PUNTI

1) Pare che i migranti scenderanno dalla “diciotti”, Albania e Irlanda ne accoglieranno, ho sentito, un cinquantina in tutto. Un centinaio la CEI. Ma… la CEI è forse uno stato? Non è sottoposta alle leggi italiane? Il clero cattolico considera la Chiesa uno stato nello stato? Solo per chiarire.

2) In questa crisi la UE ha assunto un atteggiamento di totale chiusura, perché? Non perché Francia o Germania non potessero farsi carico di qualche decina di migranti. La UE voleva battere il governo italiano, infliggergli una umiliazione politica.

3) A Genova crollano 200 metri di viadotto, ad Amatrice non si sono ancora sgombrate la macerie a due anni dal sisma, e la gente aspetta ancora le casette prefabbricate. Ma la magistratura italica indaga formalmente il ministro dell’interno “reo” di compiere atti che rientrano pienamente nelle sue prerogative. Uno scandalo! Non è il primo, non sarà l’ultimo.

4) E’ fin troppo facile prevederlo: mirano a far cadere il governo per sostituirlo, probabilmente, con un governo tecnico sostenuto da PD, sinistre, pezzi dei 5 S o di FI. E’ un piano difficilissimo da realizzarsi, ma possiamo starne certi: lo tenteranno.

5) L’Italia è sempre meno una democrazia. La elite mondialista non vuole cedere un grammo del suo potere. Le elezioni contano sempre meno: chiunque vinca a dettare l’agenda politica sono sempre gli stessi. Occorre reagire o anche le ultime parvenze di stato di diritto saranno spazzate via.

E infine una considerazione mia: dato che i clandestini non avevano subito un naufragio e non erano in pericolo quando la Diciotti li ha presi a bordo, e dato che si trovavano in acque maltesi e non italiane, il comandante della nave non è, esattamente al pari degli scafisti, colpevole del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina? E la magistratura che non solo interviene indebitamente sull’operato del ministro dell’Interno, ma tenta di impedirgli di far rispettare le leggi dello stato – l’immigrazione clandestina è reato – non è colpevole di qualcosa tipo concorso esterno in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina?

barbara