BOTTA E RISPOSTA


Mauro Munari 

Ciao “fratello” razzista
Vuoi sapere perché i migranti non vogliono essere riportati in Libia?
Ok
Ti risponderò con delle domande
Ti è mai capitato di violentare tua madre perché qualcuno ha il fucile puntato contro di te e contro di lei?
Ti è mai capitato di violentare tua sorella e di vedere nascere tuo figlio dalla pancia di tua sorella?
Sai quanti figli di scafisti abbiamo in Europa?
Cioè sai quante donne hanno partorito al loro arrivo dei bambini non voluti?
Sai cosa significa mangiare un pezzo di pane in 24 ore e vedere un pezzo di formaggino come fosse oro?
Ti è mai capitato di fare i tuoi bisogni dentro un secchio e davanti agli occhi di centinaia di persone?
Ti è mai capitato di avere le mestruazioni e non poterti lavare per settimane o mesi?
Ti è mai capitato di essere messo all’asta e venduto come uno schiavo nel 2020?
Ti è mai capitato di nutrire tuo figlio con the zuccherato e spacciarlo per latte?
Ti è mai capitato di essere picchiato a sangue perché chiedi l’intervento di un medico?
Ti è mai capitato d’essere fucilato per colpa di uno sguardo di troppo?
Ti è mai capitato di svegliarti con le urine versate in faccia?
Ti è capitato che qualcuno ti aprisse il corpo con un coltello e mettesse subito dopo del sale per sentire maggiormente le tue urla?
Per tutti questi motivi…caro razzista…ti posso classificare tra i criminali che hanno accettato un secondo Holocausto
-Nawal Soufi-

E figuriamoci se poteva mancare il mantra dell’olocausto. A questa ammucchiata di idiozie risponde da par suo Giovanni Bernardini.

Giovanni Bernardini 

RISPOSTA AD UNA DEMAGOGA

Val la pena di fare un piccolo sforzo e leggere questa “lettera aperta” ad un “fratello razzista”. L’autrice sostiene in sostanza che la Libia è un enorme mattatoio dove è in corso un nuovo (ennesimo) genocidio. Pertanto, logica conclusione, dobbiamo aprire le porte ai “profughi” ed accoglierli tutti, senza se e senza ma.
Vediamo di capirci qualcosa.
Procedo per punti al fine di essere sintetico.
1) In gran maggioranza coloro che arrivano dalla Libia NON sono libici. In Libia ci sono entrati. Non mi risulta che molti ebrei entrassero nella Germania nazista, neppure a scopo di transito.
2) La Libia è nella commissione ONU per i diritti umani, la stessa che condanna un giorno sì e l’altro pure Israele per i suoi (molto) presunti “crimini”, fra gli applausi di chi sostiene che dobbiamo accogliere tutti coloro che dalla Libia “fuggono”.
3) Nel mondo esistono miliardi di persone che soffrono angherie di vario tipo e la fame. Che fare? Si devono trasferire tutte in Europa, meglio, in Italia? È serio, è realistico spopolare enormi aree del mondo ed affollarne altre sino all’inverosimile? Una politica simile risolve i problemi dei paesi poveri? O non ha come conseguenza la rovina sia dei paesi poveri che di quelli relativamente ricchi? Basta fare la domanda per avere la risposta.
4) Anche se sono leciti i dubbi dò per scontato tutto ciò che la lettera descrive. In Africa ci sono regimi immondi che commettono crimini orribili, è vero. Ma non sarebbe bene combatterli, questi regimi? La fuga di massa contribuisce forse alla fine delle tirannie corrotte?
5) Anche la più corrotta delle tirannie ha bisogno di un certo consenso di massa per non collassare. In Libia è in corso una guerra civile. Le parti in lotta non godono di alcun sostegno di massa? Non direi. I vari governi africani tirannici e corrotti non godono di alcun sostegno popolare? È ridicolo il solo pensarlo. Si pone allora la domanda: CHI arriva qui da noi? Le vittime o i sostenitori di certi governi? O non arrivano più semplicemente giovanotti che sperano in una vita migliore qui da noi?
6) La stragrande maggioranza di chi sbarca in Italia è costituita da musulmani. Nell’Islam, lo sanno tutti, sono reati da punire anche con la morte l’adulterio, l’omosessualità, la apostasia, la bestemmia. CHI sbarca in Italia proveniente dalla Libia? Adultere che fuggono dalla lapidazione? Gay, apostati, bestemmiatori, liberi pensatori che cercano di salvarsi dal capestro? O non arrivano invece persone che ritengono “normale” lapidare o frustare una adultera, impiccare un gay, decapitare un apostata o un libero pensatore? Di nuovo, basta fare la domanda per avere la risposta.
7) Qualcuno si ricorda di Asia Bibi? Una cristiana pakistana condannata A MORTE per aver “bestemmiato”. In realtà non aveva bestemmiato, fu assolta, dopo 10 ANNI di carcere. Mezzo Pakistan si riversò sulle strade chiedendo la sua impiccagione. Moltissimi musulmani risiedenti in Gran Bretagna chiesero che alla poveretta NON venisse concesso asilo politico. Val la pena di ripetere la domanda: CHI, oltre ai giovanottoni in cerca di una vita migliore, arriva, in maggioranza, da noi? I perseguitati o i persecutori? Risponda la demagoga che ha compilato la “lettera aperta al fratello razzista”.
Tanto basta.

Riporto una seconda risposta.

Milena Todesco 

Caro immigrato che prendi il barcone ed entri a casa mia senza chiedere il permesso, ho sentito una sfracca di volte certi ‘ben pensanti’ paragonare la tua situazione a quell’ATROCITA’ che il mio Popolo ha vissuto in passato. Li ho sentiti darmi in continuazione della fascista/nazista – solo perché non voglio essere invasa.
Lascia che spieghi a loro e te perché certi paragoni mi hanno rotto le palle e perché NON ACCETTO di essere chiamata ‘fascista’.
———————————————————————————-
Al tempo in cui c’erano Hitler e Mussolini, la mia gente non veniva da lontano, come te, e non cercava in alcun modo di soppiantare le tradizioni cristiane dell’Europa, con le nostre. Eravamo normali cittadini tedeschi, italiani, polacchi, francesi, spagnoli con una religione diversa dalla maggioranza, ma sempre rispettosi della Patria. Operosi. Grandi lavoratori.
Siamo stati traditi spesso dal vicino di casa cristiano, quello che ci salutava ogni mattina, con un sorriso.
Ci hanno tolto ogni libertà, del lavoro, del diritto allo studio, del pensiero politico. Ci hanno impedito di spostarci, hanno controllato chi frequentavamo. E tutto questo solo perché esistevamo.
Poi ci hanno presi, con la forza dalle nostre case, mandati in carcere da innocenti, stipati come acciughe su carri bestiame, privati di ogni dignità umana e perfino del nome. ERAVAMO NUMERI. E poi uccisi, nei modi peggiori, che non ti voglio dire, caro immigrato con l’i-phone nuovo. Ci odiavano perché eravamo nati.
———————————————————————————-
Io non ti odio perché hai un colore di pelle diverso dal mio.
Non ti odio perché chiami D-o con un altro nome.
Non ti odio perché sei nato.
Non voglio strapparti la dignità, la libertà di movimento, né il nome.
Se venissi in pace, saresti mio fratello.
Ma visto che vieni a portare caos, distruzione, illegalità, violenza, misoginia, terrore, maleducazione… Userei ogni mezzo per cacciarti da casa mia.
Ti prego, caro immigrato, di non osare paragonarti mai più agli ebrei… NO!
Shalom e addio. L’Italia è casa mia, non è il tuo porcile.

E due parole le voglio dire anch’io, tra le righe.

Ciao “fratello” razzista – Ciao cara. Spero che non ti offenderai se non ti chiamo sorella.
Vuoi sapere perché i migranti – clandestini ragazza, si chiamano clandestini – non vogliono essere riportati in Libia?
Ok
Ti risponderò con delle domande
Ti è mai capitato di violentare tua madre perché qualcuno ha il fucile puntato contro di te e contro di lei? Uno che è pronto a violentare sua madre per essere lasciato vivere un po’ più a lungo dovrebbe suscitare la mia solidarietà?
Ti è mai capitato di violentare tua sorella e di vedere nascere tuo figlio dalla pancia di tua sorella?
Sai quanti figli di scafisti abbiamo in Europa? – Cioè stai dicendo che le donne che arrivano sono tutte sorelle degli scafisti?
Cioè sai quante donne hanno partorito al loro arrivo dei bambini non voluti? – Nove mesi per attraversare il Mediterraneo?! Ellamiseria!
Sai cosa significa mangiare un pezzo di pane in 24 ore e vedere un pezzo di formaggino come fosse oro? – Ho controllato: una scatola di Bel Paese Galbani da otto formaggini costa 1,49€, cioè un formaggino 18 centesimi, un pezzo di formaggino, facciamo un terzo di formaggino, diciamo 6 centesimi: e uno che ha speso migliaia di euro per pagare la traversata vede come oro una roba da 6 centesimi?
Ti è mai capitato di fare i tuoi bisogni dentro un secchio e davanti agli occhi di centinaia di persone?
Ti è mai capitato di avere le mestruazioni e non poterti lavare per settimane o mesi? – In effetti no, non ho mai avuto mestruazioni durate settimane o addirittura mesi.
Ti è mai capitato di essere messo all’asta e venduto come uno schiavo nel 2020? – No: non vivo in una popolazione musulmana, io!
Ti è mai capitato di nutrire tuo figlio con the zuccherato e spacciarlo per latte? – Nel senso che raccontano al figlio che quello è latte e il figlio – neonato, suppongo, visto che viene nutrito col latte – crede che sia latte. O che altro?
Ti è mai capitato di essere picchiato a sangue perché chiedi l’intervento di un medico? – Qualche caso concreto?
Ti è mai capitato d’essere fucilato per colpa di uno sguardo di troppo? – Sinceramente non credo che ci siano in circolazione molte persone in grado di raccontare di essere state fucilate. Tu lo sei stata?
Ti è mai capitato di svegliarti con le urine versate in faccia?
Ti è capitato che qualcuno ti aprisse il corpo con un coltello e mettesse subito dopo del sale per sentire maggiormente le tue urla? – Scusa cara, ma se in Libia fanno tutte queste cose orrende, mi spieghi perché diavolo ci vanno?
Per tutti questi motivi…caro razzista…ti posso classificare tra i criminali che hanno accettato un secondo Holocausto – Cioè, quelli scelgono di andare in Libia, in Libia gli fanno tutto sto po po di roba, e i criminali saremmo noi?! Ma tu hai il baco nel cervello ragazza mia. Curati, che sei messa male ma proprio male forte.

Poi c’è giustamente anche chi commenta che

Quella del tozzo di pane e del formaggino è epica: quando arrivano in Italia succede questo. Qui ci metto solo questa immagine, giusto per gradire,

ma se cliccate ne trovate anche delle altre. Poi direi che ci sta bene anche questa osservazione,

e sono anch’io convinta che

barbara

MINNEAPOLEGGIANDO

Comincio con la riscossa dei negri, che uno alla volta stanno trovando il coraggio di uscire allo scoperto e prendere posizione.

Niram Ferretti

TOTALITARISMO LINGUISTICO
Coleman Huges
A soli ventiquattro anni, Coleman Hughes, dimostra di essere uno dei più acuti e intelligenti commentatori di colore sulla scena americana oggi.
Rifiuta senza fallo lo stigma di vittima e di oppresso dal sistema.
Nel 2019 diede la sua testimonianza davanti al comitato dell’US. House Judiciary in merito al Reparation Act, la campagna progressista che ha come obbiettivo quella di offrire un indennizzo a tutti i discendenti degli schiavi africani portati negli Stati Uniti.
Si espresse contro l’idea di imporre a chi, come lui la respinge, lo stigma di vittima.
Non si può essere considerati vittime senza il proprio consenso.
L’idea aberrante di imporre agli altri una ben precisa agenda ideologica in base alla quale è stato deciso quale è la tua identità, è tipico dei regimi totalitari.
La Vittima è il sigillo apposto a una specifica categoria, in questo caso la comunità di colore, da parte di una minoranza estremista che, in questo modo, imporrebbe a un’altra categoria quella di oppressori, segmentando il mondo in modo manicheo.
Innocenti e colpevoli, fedeli e infedeli, puri e impuri, virtuosi e viziosi.
I feticismi dicotomici necessari a suggellare la propria supremazia.

E quanto sia insensata l’idea di un risarcimento ai negri da parte dei bianchi per la schiavitù, lo dice nel modo più chiaro questo signore
Sowell
(ma forse sarà un adepto del famigerato suprematismo bianco, e quindi non vale). E qui c’è un altro pezzetto della storia in questione, sempre minoritario rispetto al tutto, ma comunque più grande di quello relativo alla schiavitù dei negri ad opera dei bianchi – espressione che peraltro è abbastanza fuorviante, dato che le razzie per catturare le persone da vendere come schiave erano messe in atto dai capitribù, i quali poi vendevano gli schiavi ai mercanti arabi che a loro volta li vendevano a europei e americani. E non dimentichiamo che i mercati degli schiavi sulle pubbliche piazze esistono tuttora in alcuni paesi africani, e i mercanti continuano ad essere in prevalenza arabi.

Ed eccone un altro che decide di non tacere:

Nina Ricci
@NinaRicci_us
9 giu

“Sto vedendo cose che mi disturbano come americano e come membro della comunità nera. Vedo gente bianca inginocchiarsi e chiedere perdono per non avere fatto nulla. È disgustoso. Sono i media che hanno tutto l’interesse di creare una divisone tra razze”.

E qui una parte del discorso, tradotta da Nina Ricci:
traduzione
E ora un altro fanatico suprematista bianco:

“Lo sapete che i neri rappresentano il 10% della popolazione di St. Louis e sono responsabili del 58% dei suoi crimini? Dobbiamo affrontare questo. E noi abbiamo avuto modo di fare qualcosa per i nostri standard morali.
Sappiamo che ci sono molte cose sbagliate nel mondo dei bianchi, ma ci sono molte cose sbagliate anche nel mondo dei neri. Non possiamo continuare a dare la colpa all’uomo bianco.
Ci sono cose che dobbiamo essere noi a fare per noi stessi.”
Martin Luther King Jr. (Qui rivolgendosi ad una congregazione nel 1961 ribadendo un concetto già espresso a New York nel 1957 – grazie a Lorenzo Capellini Mion, via Flavio Gastaldi).

Comunque è un dato di fatto che i bianchi sono cattivi e i negri sono buoni. La prova? Eccola qua:

Ragione Critica

Una foto emblema delle vere Fake news di sistema nelle quali siamo quotidianamente immersi per il solo fatto di accendere una TV, ascoltare una radio, leggere un giornale.
Un nero, armato.
La CNN lo ha SCOLORITO, sovraesponendo le parti di pelle esposte e lo ha SPACCIATO per un bianco suprematista.
10
E questo è solo uno dei mille esempi.
Leonardo Santi

Per una sintesi degli eventi e delle loro conseguenze passo la parola a

Flavio Gastaldi

UN’IDEOLOGIA FALSAMENTE ANTIRAZZISTA, IN REALTÀ “ANTI UOMO BIANCO”, QUINDI RAZZISTA E AUTORAZZISTA, DISTRUGGE LE BASI DELLA LIBERTA’ OCCIDENTALE

(riassumendo Eugenio Capozzi grazie a

Kelly Carnemolla

1) I tagli alle forze dell’ordine produrranno più delinquenza e più discriminazione sociale: i giovani dei quartieri disagiati, afroamericani e non solo, saranno abbandonati alle gang dei violenti e degli spacciatori. Ma in un mondo petaloso e liberato dal razzismo (!!!) la realtà dei fatti cede all’ideologia, naturaliter cieca.

2) Il sindaco di Londra Sadiq Khan istituisce una “Commissione per la diversità”, incaricata di cambiare i nomi delle strade secondo criteri multiculturali e di eliminare monumenti e testimonianze del passato razzisti e/o imperialisti. Risultato? Dittatura culturale e psicologica, ostile all”Occidente imperialista, da superare per un pot pourri ostile alla storia e adoratore del totem dei diritti umani. E’ già “1984”, riemerso nel XXI secolo come dittatura del nulla.

3) HBO elimina dal catalogo della sua piattaforma “Via col vento”, forse il film più celebre e più visto della storia del cinema, in quanto portatore di pregiudizi etnici e razziali, censurato in nome di una dottrina psicotica che corregge il passato, la stessa che censura o emenda Ovidio, Shakespeare, Mark Twain che hanno la colpa di non essere conciliabili con i modelli che una élite (che farà la stessa fine di quella tardo ellenistica) vuole oggi imporre alle masse. E’ il ministero della verità di Orwell superato di slancio, in un’operazione totalitaria che farà tabula rasa di cinema, letteratura e arte occidentali, spaventosa tanto da andare oltre le peggiori dittature del Novecento. Se questa deriva non si ferma il patrimonio della cultura occidentale sarà desertificato. Sopravviveranno i “cinegiornali” dell’ortodossia “diversitaria”.

Da anni affermo che Il politicamente corretto non è un buffo “tic” culturale che esagera giuste rivendicazioni di diritti, ma un’ideologia, feroce come tutte le ideologie, che vuole imporre come verità sacre e indiscutibili gli idoli del relativismo assoluto: multiculturalismo, ambientalismo anti-umano, soggettivismo totale dei diritti, “identity politics”. Ci si dovrebbe ricordare che quando le ideologie prendono il potere cominciano a uccidere: storia, tradizione, linguaggio, cultura, libertà di pensiero e di parola. Prima o poi anche le persone.

p.s. Mi permetto di chiosare: dipinte in queste rive son le magnifiche sorti e progressive

A proposito del politicamente corretto, mi è capitato recentemente di leggere una violenta sfuriata per l’uso del termine “afroamericano”: perché si vuole a tutti i costi ricordare a queste persone la loro origine, come se non fossero americani a pieno titolo, come chiunque altro? Memoria corta, eh? Perché una volta queste persone venivano chiamate “negri”, ma un bel giorno qualcuno, alla faccia di Léopold Senghor e della sua “negritudine”, ha deciso che negro è offensivo e si è passati a nero. Poi è diventato offensivo anche nero (logico: anche se dici neri si sa benissimo che stai parlando dei negri!), e si è passati a “persona di colore” che io ogni volta che lo sento chiedo: scusa, di quale colore? Perché io non conosco persone prive di colore, quindi l’espressione “persone di colore” si applica solo ai negri, che a me sembra decisamente razzista, comunque sta di fatto che ha finito per diventare offensiva anche questa roba qua, e si è passati a “afroamericano”, e un imbecille adesso trova che non va bene, e oltre a essere imbecille e di memoria corta, ignora anche che sono proprio loro, gli afroamericani, a sentirsi cittadini di serie A!

E a proposito di serie:

Cittadini di serie A e di serie B

Pensavo di non dover più scrivere su quanto è avvenuto e sta avvenendo in America perché quello che avevo da dire l’avevo già scritto nell’articolo pubblicato da “Moked” la settimana scorsa (“Il mito degli Stati Uniti”). Devo invece tornare su questo argomento a causa di David Horn. Credo che la grande maggioranza di chi legge questo articolo non l’abbia mai sentito nominare. Certamente non è potuto venire a conoscenza della sua vita e in particolare della sua morte per mezzo della grande stampa d’informazione o delle televisioni.
David Horn era un afroamericano di 77 anni, ufficiale della polizia in pensione, che è stato ucciso da una folla di manifestanti mentre cercava di difendere dal saccheggio il negozio di un suo amico bianco a St. Louis.
In mezzo ai grandi cortei per l’uccisione di George Floyd nessuno ha sentito la necessità di ricordare questo morto, anch’egli afroamericano. Ma si obietterà che una cosa è l’uccisione di un uomo da parte della polizia e un’altra è quella di un altro uomo da parte di un folla inferocita. È vero, sono d’accordo sul fatto che un reato commesso da chi è incaricato di far rispettare la legge è più grave di quello commesso da un semplice cittadino, in questo caso addirittura da una folla anonima.
Ma – e mi riferisco alla grande stampa d’informazione italiana e alle grandi reti televisive – almeno ricordare il gesto di David Horn, quello sì ce lo potevamo aspettare. In fondo un linciaggio è pur sempre un linciaggio, anche se compiuto da una folla di afroamericani contro un altro afroamericano. Ma di David Horn non si è parlato perché la logica della grande stampa d’informazione è la stessa delle televisioni, andare dietro a ciò che fa spettacolo; e quale maggiore spettacolo può essere quello delle folle di giovani che, dopo tanto silenzio, ritrovano gli stessi slogan dei loro padri e in certi casi dei loro nonni? Di fronte ai pugni chiusi e ai simboli da anni ‘70 che peso mediatico può avere la morte di un povero negro, pardon, di un povero afroamericano di 77 anni? Ma allora Black Lives Matter funziona solo a corrente alternata?

Valentino Baldacci, ‍‍11/06/2020, qui.

Eh già, cittadini di serie A e di serie B, e morti di serie A e di serie B, come si vede in uno, due, tre, video, che non pubblico in chiaro, con l’uccisione di David Horn e di un altro uomo, che non hanno suscitato né sdegno né proteste, casomai avessimo bisogno di ulteriori conferme del fatto che le “proteste” sono state accuratamente organizzate, come ricorda anche

Enrico Richetti

CI SIAMO CASCATI… ALL’INIZIO.

E’ assolutamente vero che un poliziotto bianco ha ammazzato un arrestato nero.
Tutto il resto è stato costruito a tavolino, e all’inizio ci siamo cascati tutti [beh no, tutti tutti no!]. Altri fingono ancora di non vedere la realtà.
I poliziotti spesso sono brutali, che siano bianchi o che siano neri, e uccidono circa mille arrestati all’anno negli Stati Uniti. La maggioranza delle vittime ha la pelle bianca…quindi si tratta di brutalità della polizia, non di razzismo.
Hanno nascosto per un po’ il fatto che George Floyd, sia pace all’anima sua, fosse un violento,e il fatto che, essendo al momento dell’arresto strafatto di droga, la droga sia stata forse una concausa della morte, insieme naturalmente alla manovra brutale e disumana.
Chauvin l’omicida, se fosse stato razzista oltre che violento, non avrebbe lavorato facilmente con altri tre colleghi, di cui almeno due appartenenti a diverse etnie. E non avrebbe sposato una ragazza originaria del Laos.
E’ infine probabile questo: non credo che un agente, sia pure di indole violenta come Chauvin, tratti in quel modo un arrestato che non abbia opposto la minima resistenza. Non mi stupirei che George Floyd avesse reagito al momento dell’arresto, e che questo abbia scatenato la furia omicida di Chauvin. Verosimile che abbiano tagliato una parte del filmato dell’arresto [tipico: quante volte li abbiamo smascherati con questi trucchetti nelle cose che riguardano Israele?].
Chauvin è un omicida e deve pagare per quello che ha fatto. Anche gli altri tre agenti devono pagare per averlo lasciato fare. Ma tutto il resto, l’allarme razzismo a livello mondiale, è stato costruito a tavolino. Come affermare che già in marzo un altro afroamericano fosse stato assassinato dalla polizia. Non mi stupisce, visto che in media tre arrestati al giorno vengono uccisi dai poliziotti, e due di loro hanno la pelle bianca, ma non fanno notizia.

E veniamo alla distruzione dei simboli e alla messa al bando di tutto ciò che è stato decretato come politicamente scorretto.

Giovanni Bernardini

DEL PASSATO FACCIAM PIAZZA PULITA

George Washington era proprietario di alcuni schiavi. La città di Washington cambi nome. D’ora in avanti sia chiamata George Floyd town.
Si cambino le banconote. Al posto dei presidenti su queste dovranno essere stampati i volti di George Floyd, Malcom X, Muhammad Alì eccetera.
Si elimini il giorno del ringraziamento che ricorda l’arrivo in nord America dei colonialisti europei.
Si abbatta il Colosseo. Al suo interno morivano gli schiavi.
Si distruggano le statue di Augusto, Marco Aurelio e di tutti gli imperatori schiavisti.
Si Abbattano l’arco di Costantino e la colonna traiana, simboli dell’imperialismo schiavista dei romani.
Si brucino le opere di Aristotele, notoriamente schiavista.
Si faccia lo stesso con le opere di Dante, islamofobo.
Si faccia lo stesso con le opere di Shakespeare, antisemita e sessista.
Si proceda ad una attenta censura della Bibbia.
Si ristabilisca a verità storica sui Vangeli. Cristo era palestinese, San Pietro nero e San Matteo omosessuale.
Si potrebbe continuare. Aspetto suggerimenti.
Del passato facciam piazza pulita (ma solo di quello dell’occidente)

E questa è, oggi, la “statua di Churchill”,
statua churchill
che faccio commentare da

Giulio Meotti

La statua di Churchill a Londra, l’uomo di “combatteremo sulle spiagge, sui luoghi di sbarco, nei campi, nelle strade e nelle montagne. Da questa battaglia dipende la sopravvivenza della civiltà cristiana. Non ci arrende­remo mai…”. Il nostro Occidente… Forse è davvero finita. Forse siamo già ai titoli di coda.

Aggiungo l’invito a leggere ancora questo; proseguo con un esempio di come si può e si deve opporsi al razzismo in tutte le sue forme
razzismo
e uno di quante difficoltà si incontrino quando si vuole essere davvero coerentemente antirazzisti,
razzismo 2
ma niente paura: siamo fermamente decisi a combattere il cancro del razzismo, e niente ci fermerà:
problem solving
E infine alcune perle di Enrico Richetti:
Aldo Moro
bianchetto
mercato nero
tv
Concludo con un nostalgico ricordo del tempo in cui la parola “negro” non faceva paura

e con un sentito, doveroso omaggio

barbara

TRE RIFLESSIONI

Una mia e due altrui.

La mia. Il Veneto ha avuto quello che poteva diventare uno dei peggiori focolai in Italia, se non forse il peggiore in assoluto; eppure, con una popolazione che è la metà di quella della Lombardia, ne è uscito con un quarto dei contagi rispetto alla Lombardia e poco più di un decimo dei morti. Come ha fatto? Semplicissimo: violando tutte le regole stabilite, infrangendo tutti i protocolli, disobbedendo a tutte le direttive impartite dal governo, dall’OMS, dal ministero della salute*, dalla protezione civile, dall’Istituto Superiore di Sanità, dai virologi e dalla gigantesca ammucchiata di esperti vari misti che ci sono stati scaraventati sulle spalle. Grazie a un microbiologo che ha capito quello che tutti gli altri non avevano capito e a un presidente di regione che ha deciso di assecondarlo: “Il punto di svolta si è avuto quando fra la notte del 20 e 21 febbraio è morto un paziente a Vò Euganeo… Abbiamo quindi convinto il governatore a chiudere la zona di Vò e a testare tutti i cittadini, ottenendo così una “fotografia” della cittadinanza, senza far uscire o entrare nessuno… Isolare Vò ci ha permesso di fare uno studio approfondito, abbiamo preso atto che il 45% dei positivi era asintomatico e che anche gli asintomatici potevano infettare altri. Credo che l’isolamento di Vò sia stato davvero ciò che ha salvato il Veneto” (qui. Si noti la frase già dalla seconda settimana di gennaio l’OMS ci aveva avvertito di una polmonite atipica che si stava diffondendo in Cina. Quando l’allarme all’OMS era arrivato da Taiwan alla fine di dicembre). Già, perché il Veneto, con metà popolazione, ha eseguito quasi lo stesso numero di tamponi della Lombardia, ma soprattutto li ha fatti PRIMA. Ci pensino quelli che continuano a cianciare di regole, e che le regole sono regole e che se ci sono le regole bisogna rispettarle e che se non rispetti le regole siamo al caos e all’anarchia. E pensiamoci anche quando ci sbattono in faccia il mantra del Torto e ragione non stanno mai da una parte sola e quell’altro che Quindi secondo te tutti sbagliano e solo tu avresti ragione?! Ebbene sì, torto e ragione possono anche stare da una parte sola, e può essere benissimo che io abbia ragione anche se il mondo intero dice il contrario – tipo che il sole gira intorno alla terra, per dire.

* Rubo le parole a Giovanni Bernardini: Quello che oggi è il ministero della salute era ieri, se non sbaglio, il ministero della SANITÀ. Non è la stessa cosa. Il ministero della sanità si occupa delle strutture sanitarie di un paese, quello della salute della salute, appunto, dei cittadini. Non è compito di alcun governo far si che il popolo sia SANO, lo è invece assicurare ai cittadini strutture efficienti in cui questi possano farsi curare.”

E sempre a proposito di regole:

Stefano Burbi

LA DITTATURA DELL’IDIOZIA – DEDICATO A CHI PENSA CHE “LE REGOLE SONO REGOLE” (dimenticando la storia…)

La legge e le regole sono alla base di ogni agglomerato sociale e dovrebbero essere al servizio del cittadino, come del resto tutti gli amministratori.
Quando vivevo in Canada, ho pranzato amichevolmente con l’allora Ministro dell’Immigrazione senza bisogno di strane entrature e raccomandazioni, ho diretto orchestre importanti senza che qualcuno mi chiedesse tessere di partito, e l’atteggiamento dei politici era diverso: avevano quasi soggezione dei tax payers, dei contribuenti, dei cittadini, perché erano consapevoli di essere servitori, non di uno”Stato” astratto ed immateriale, ma della gente.
Le regole in Canada sono molto rigide, ma non ho mai visto né sentito casi eclatanti di una loro cieca applicazione, perché la ratio di ogni legge viene normalmente rispettata e tutto sembra logico ed ispirato al buon senso.
In Italia non è così, perché vige una dittatura: la dittatura dell’idiozia.
Prendiamo oggi in esame lo strano caso di Giugnola, paesino di 67 abitanti diviso fra Emilia-Romagna e Toscana. A tutt’oggi, lo spostamento fra le regioni è proibito, salvo che per ragioni di necessità.
Gli abitanti della parte toscana non possono fare la spesa nei negozi che sarebbero a 10 minuti dalla propria residenza: devono andare in macchina a Firenzuola, a 40 minuti da Giugnola, altrimenti sconfinerebbero e sarebbero passibili di multa. Credete che i vigili lo sappiano e che capiscano? Macché. Soltanto qualche giorno fa madre e figlio (intervistati poco fa su Mattino 5), sconfinando, sono andati ad una fonte di Piancaldoli, una frazione di Firenzuola a due chilometri da Giugnola: fermati da due vigili donna e multati di 500 euro a testa*. Sarebbero dovuti andare a 15 chilometri da casa, secondo la legge, secondo le regole. Dov’è la ratio? Credete davvero che le regole siano state fatte rispettare in modo così impietoso ed idiota per salvaguardare la salute pubblica? Qualcuno ha davvero il coraggio di difendere queste due funzionarie prive di buon senso ed intelligenza?
In realtà, prendere l’acqua è un caso previsto per giustificare gli spostamenti interregionali, e probabilmente i due malcapitati vinceranno il ricorso, ma la domanda è: perché complicare la già difficile vita di due persone innocenti?
Tre giorni fa a Torino multa ad un gelataio di 280 Euro*. La sua colpa: avere 150 persone in fila e non essere (giustamente) capace di vigilare che tenessero le distanze, come se fosse responsabile anche di quello che succede fuori dal suo locale.
Clienti dispersi e incasso della giornata svanito, dopo 2 mesi e mezzo di chiusura.
Volete un altro caso di idiozia conclamata sia della legge che della sua applicazione?
9 aprile 2020: Lei è un’infermiera e lavora alla Croce Verde di Mestre: il turno è stato massacrante, e non se la sente di mettersi alla guida, di notte, per fare ritorno a casa. Chiama il marito, che accorre per prenderla: fermato dalle Forze dell’Ordine e multato: 500 Euro*. Lo spostamento non era necessario, secondo i controllori.
La moglie avrebbe dovuto prendere i mezzi pubblici, certo, perché è molto più sicuro prendere un tram o un treno con perfetti sconosciuti che tornare a casa con il marito in macchina… Eh, la legge è legge, le regole vanno sempre rispettate, dirà qualcuno, visto che non è toccato a lui.
Ma dov’è la ratio? La difesa della salute pubblica? La protezione della persone? Direi proprio di no.
Se pensate che siano casi limite, vi consiglio di dare un’occhiata sul web e ne troverete tanti.
Le regole sono al servizio del cittadino, non il contrario, e le regole sono rispettabili, quando sono rispettose del buon senso, diversamente sono uno strumento di una dittatura, non certo quella tradizionale, sia chiaro, ma dei burocrati con il paraocchi che in genere si mette agli asini, animali più buoni ed intelligenti di tanti esseri umani.
Il problema è che tanti accettano questo stato di cose pensando di essere al riparo da tutto ciò. Si sbagliano. E non lo sanno.

Stefano Burbi

* Mi è venuta la curiosità di controllare una cosa. Eccola:

Multa semaforo rosso: costi

L’art. 146 del Codice della Strada quantifica l’importo della multa da pagare:
•    se l’infrazione avviene tra le 7:00 e le 22:00, si paga un minimo di 163 euro che può arrivare a 646 euro
•    se l’infrazione avviene tra le 22:00 e le 7:00, l’importo minimo sale a 200 euro.

Questo per un comportamento che mette a rischio immediato la vita altrui e, se si dovessero verificare le circostanze adatte, potrebbe addirittura provocare una strage. Quanto alla logica, devo dire che anche qui mi sfugge: a quanto pare per il legislatore è più grave passare col rosso di notte, quando il traffico è scarso, o addirittura nullo o quasi, che di giorno, quando il traffico è decisamente più intenso e il rischio di incidente proporzionalmente più alto.

E ancora in tema di logica e buon senso:

Angelo Michele Imbriani

Per chi non fosse ancora convinto che abbiamo delegato il governo del paese, le decisioni sulla nostra vita, sulla nostra salute e sulla nostra libertà a dei presunti “esperti” che partoriscono solo provvedimenti demenziali ecco che cosa ancora si prospetta. Il divieto di mobilità sul territorio nazionale – che viola l’articolo 16 della Costituzione ex “più bella del mondo” – potrebbe venir meno il 3 giugno. Ma non è scontato. Tutto dipenderà dalla situazione del venerdì precedente, 29 maggio, definita dall’indice Rt. E che cosa è adesso questo indice Rt? Non è l’indice R0 che più o meno abbiamo imparato a conoscere. E’ un “indice di trasmissibilità del contagio”, ma soprattutto viene definito su base regionale e SETTIMANALE, senza tener conto dei valori di partenza. Ossia, se una regione passa da 1 a 5 contagi ha un indice Rt analogo a quello di una regione che passa da 100 a 500 contagi o da 1000 a 5000! E difatti, nel momento attuale, le regioni dichiarate a maggior rischio sono tre: la Lombardia – e questo è scontato – l’Umbria e addirittura il Molise! E perché? Perché negli ultimi giorni c’è stato un aumento dei casi in queste regioni dopo che si erano ridotti quasi a zero. In Molise, in particolare, sono stati effettuati dei tamponi sui membri di una comunità Rom che avevano partecipato a un funerale e sono stati trovati una cinquantina di positivi. E per questo solo fatto la regione che più di tutte è rimasta immune dal contagio si trova ora accomunata alla Lombardia! Conseguenza pratica? Se il 29 maggio ci trovassimo nella stessa situazione, la circolazione sarebbe libera fra tutte le regioni escluse Lombardia, Molise e Umbria. Già chiudere Molise e Umbria sarebbe piuttosto demenziale, ma c’è di peggio. La circolazione sarà possibile fra regioni che hanno pari indice Rt. Il che vuol dire che i lombardi potrebbero andare solo in Umbria e in Molise. Gli agriturismi dell’Umbria e le spiagge del Molise si dovrebbero quindi riempire di turisti della Lombardia, ai quali sarebbe preclusa ogni altra località in Italia e nel mondo! E i poveri molisani e umbri potrebbero fare una gita solo in Lombardia, magari a Codogno o a Bergamo alta!
Siamo nelle mani dei covidioti e chi li sta a sentire è un covidiota all’ennesima potenza.

Aggiungo fuori programma una quarta cosa raccolta al volo, che mi sembra troppo importante per rimandarla ad altra occasione.

Lorenzo Capellini Mion

Lockdown e Ramadan fanno registrare un enorme aumento delle mutilazioni genitali femminili, con i circoncisori che vanno di porta in porta offrendo di “tagliare” le ragazzine bloccate a casa durante la pandemia.
Plan International ha affermato che la crisi sta minando gli sforzi per sradicare la pratica nel Paese con il più alto tasso di mutilazioni genitali al mondo, con circa il 98% delle donne che sono state menomate per essere meno attratte dal sesso e più malleabili dai maschi padroni.
“Abbiamo assistito a un enorme aumento nelle ultime settimane”, ha dichiarato Sadia Allin, capomissione di Plan International in Somalia.
Le infermiere di tutta la Nazione hanno riferito di un incremento delle richieste da parte di genitori che desideravano che eseguissero la mutilazione genitale sulle figlie che non possono andare a scuola a causa del blocco anche perché riprendersi dal barbaro rituale può richiedere settimane.
“I “tagliatori” bussano alle porte delle case, compresa la mia, chiedendo se ci sono ragazze che possono tagliare. Sono ancora scioccata”, ha detto Allin, che ha due figlie di cinque e nove anni.
L’UNFPA stima che quest’anno nella sola Somalia 290.000 ragazze saranno mutilate con la benedizione dei testi sacri.
Non solo in Somalia ma il femminismo di maniera finisce dove inizia la difesa della reputazione dell’Islam.

#enemedia #itisaboutislam

Raccontatelo alla signora-so-tutto-io Maryan Ismail che viene a cianciare che

Abbiamo anche parti terribili come l’infibulazione (che non è mai religiosa, ma tradizionale), ma le racconterei come siamo state capaci di fermare un rito disumano.

E ricordatevelo, la prossima volta che verrà a impartirvi lezioni sulla meravigliosa società somala dove “abbiamo” – si noti la prima persona orgogliosamente brandita – fermato l’infibulazione. Cara signora-so-tutto-io Maryan Ismail, si vada a nascondere, che è meglio.

barbara

SI ALLUNGA LA LISTA DEI CRIMINI DELL’OMS

E non solo.

Coronavirus in Kurdistan: l’OMS mette in grave pericolo migliaia di sfollati

L’OMS ci ricasca. Per “non inimicarsi” un regime nasconde i dati in suo possesso e rischia di trasformare un caso isolato di Coronavirus in una epidemia. La lezione cinese non è servita?

Un comunicato ufficiale della Autorità di autogestione della regione del Kurdistan siriano accusa l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di aver nascosto il primo caso di Coronavirus nella regione.

Le autorità curde accusano l’OMS di «irresponsabilità per aver messo gravemente in pericolo la popolazione omettendo di comunicare all’autorità di autogestione il primo caso di Coronavirus e quindi impedendo alla stessa autorità di assumere decisioni volte all’isolamento delle persone infette e di coloro venute in contatto con esse».

Il comunicato della autorità curda si riferisce al caso di un uomo di 53 anni con sintomi di COVID-19 ricoverato presso l’ospedale di Hasaka il 22 marzo. Cinque giorni dopo, il 27 marzo, l’uomo viene giudicato positivo al Coronavirus a seguito di un tampone inviato a Damasco. Il 2 aprile l’uomo muore dopo essere stato trasferito in un ospedale governativo nella città di Qamishli.

Le autorità curde accusa l’OMS di aver taciuto su questo che è il primo caso di Coronavirus nella regione e così facendo di aver messo in grave pericolo la popolazione in quanto le autorità non hanno potuto isolare tempestivamente le persone venute in contatto con l’uomo infetto. [continua]

E dunque OMS DELENDA EST.

E si allunga la lista dei crimini dei trafficanti di carne umana.

ONG TEDESCA SCARICA 146 CLANDESTINI SU NAVE ITALIANA, POI LO SBARCO

Una nave della Compagnia Italiana di Navigazione pronta ad ospitare i 146 clandestini prelevati su appuntamento con gli scafisti dalla nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye.
Il trasferimento viene effettuato “nell’ambito della Convenzione del 18 luglio 2012” tra lo stesso ministero e la compagnia, “per finalità di interesse pubblico nel contesto emergenziale accertato dal provvedimento adottato dal Capo della Protezione civile e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”. Così la delirante nota del governo.
Di fornire assistenza ai clandestini si occuperà Protezione civile. Gli immigrati resteranno nella nave messa per almeno due settimane, per un costo di circa 1 milione di euro. Poi, ovviamente, scenderanno a terra in Sicilia dove saranno ospitati per una vacanza lunga una vita in qualche resort con piscina aperto apposta per loro, come già accaduto in questi giorni.
E’ quello che avevano chiesto i parlamentari scafisti della sinistra.
Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Salvatore Margiotta, rispondendo ad un’interrogazione alla Camera, ha sottolineato “la determinazione del ministro De Micheli che, sulla base dei nostri principi di solidarietà, obbligo di soccorso e salvaguardia della vita umana, si è adoperata con impegno nel trovare una soluzione per assicurare la sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare dalla nave Alan Kurdi”.
Il capo missione Jan Ribbeck, da qualche giorno è in contatto diretto con il sindaco, Leoluca Orlando, che ha sentito anche l’ambasciatore tedesco in Italia. Ieri gli attivisti della Ong avevano chiesto di accelerare le pratiche per lo sbarco. (qui)

E i nostri medici e infermieri muoiono a centinaia perché non ci sono soldi per dispositivi di protezione. E i nostri cittadini muoiono a decine di migliaia perché non ci sono abbastanza posti in rianimazione. E noi siamo agli arresti domiciliari perché se andiamo in giro saremo responsabili di genocidio.

E si allunga la lista delle “task force” nominate dal nostro ineffabile Grande Timoniere, Conducator, Piccolo Padre, Líder Máximo eccetera, che sono arrivate a quindici, mentre noi il 18 aprile abbiamo avuto 3491 nuovi infetti e 482 morti. E si allunga contemporaneamente la lista delle violazioni della costituzione da parte del suddetto signore. Prima lo dice, così tra amici, Giovanni Bernardini

ARTICOLO 16

Costituzione, articolo 16 comma 1.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
L’articolo parla di possibili limitazioni al diritto dei cittadini di CIRCOLARE e SOGGIORNARE in qualsiasi parte del territorio nazionale. E’ evidente, direi, che portare a spasso il cane, far due passi nel paese o nel quartiere in cui si vive, fare una corsa non significa SPOSTARSI o SOGGIORNARE.
In ogni caso deve essere LA LEGGE a porre limiti alla libertà di spostarsi, anche ammettendo che tali limiti comprendano il portare a spasso il cane ad oltre 200 metri dalla propria abitazione o farsi una corsa. La LEGGE, non un DPCM, non un regolamento attuativo, non un atto amministrativo.
Anche a prescindere da ogni valutazione sulla efficacia, ormai abbastanza dubbia, delle misure adottate dal governo è chiaro che stiamo vivendo in una situazione di illegalità e di violazione di articoli fondamentali della Costituzione. (qui)

E poi ve lo faccio dire dal presidente emerito della Corte Costituzionale.

“Non si eluda il Parlamento”. Il monito di Gaetano Silvestri

Il presidente emerito della Corte Costituzionale lancia un allarme: “Sento parlare di sospensione delle garanzie costituzionali. Persino in vista di una guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare”

di Fabio Greco

La fase 2, quella della ripartenza dopo la chiusura totale per l’epidemia da coronavirus, deve prevedere “senza dubbio” il passaggio in Parlamento e fondarsi, nel rapporto con i governatori, sul “regionalismo cooperativo”, senza mai dimenticare che il quadro in cui agire è quello costituzionale. Su quest’ultimo punto Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale, è nettissimo.
Ma anche da preoccupato, tanto da aver messo a punto qualche giorno fa una riflessione sul sito di Unicost in cui sottolinea che “persino in vista della situazione eccezionale per antonomasia, la guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare, giacché lo stato di guerra può essere dichiarato solo dal Parlamento e prevede che quest’ultimo possa delegare al Governo i ‘poteri necessari’, non i pieni poteri”.
“Quando ho sentito parlare di ‘sospensione’ delle garanzie personali e istituzionali, è scattato in me un allarme”, spiega Silvestri in questa intervista all’AGI. Si tratta, aggiunge, di “una affermazione pericolosa: i diritti vengono esercitati in forma diversa, ma mai sospesi” “Il vuoto non può esistere”, poiché sarebbe riempito, ragiona, “dalla volontà del sovrano, inteso come potere pubblico liberato da ogni vincolo giuridico e capace di trasformare istantaneamente la propria forza in diritto”.
Nel caso della libertà di circolazione e soggiorno, le limitazioni sono avvenute se non in un vuoto normativo, in una sorta di caos per colpa di “errori che arrivano da lontano”.
“Nessuna legge autorizzativa – scrive Silvestri nella sua riflessione – potrà mai consentire ad una Regione (a fortiori ad un ente locale) di emanare norme che impediscano o ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, in palese dispregio del primo comma del citato articolo 120 della Costituzione, come purtroppo in qualche caso si sta verificando. Un blocco di transito da una Regione ad un’altra ha una rilevanza nazionale per diretto dettato costituzionale”.
“In mancanza di una legge quadro sull’emergenza – afferma all’AGI il giurista – abbiamo assistito a una corsa ad arrivare primi” da parte di enti, governo e governatori “in cui appariva preminente la necessità di conquistare ‘like’ sui social”. Il risultato è stata una “ridda di atti normativi” che ha generato confusione. “E’ il problema dei problemi”, questo, per Silvestri: “La corsa al mezzo punto nei sondaggi”.
I cittadini, invece, “si sono dimostrati più responsabili di una classe politica che non si è fatta mancare dispetti e polemiche di corto respiro. Lo dico con grande amarezza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal canto suo, sta facendo un lavoro eccezionale, intervenendo con l’unica arma che ha, il potere di persuasione, nel richiamare i partiti alla coesione”.
Non solo i partiti litigano; lo fanno anche i governatori, con lo Stato centrale e tra loro. Verranno ripetuti gli stessi errori, come quelli da lei sottolineati quando afferma nella sua riflessione che “La Repubblica ‘una e indivisibile’ (articolo 5 della Costituzione) non può tollerare che parti del territorio e della popolazione nazionali si pongano in contrapposizione tra loro”?
“Sono sempre stato favorevole – risponde Silvestri, oggi presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti – a un regionalismo cooperativo, e non dualistico. Bisognerebbe, oltre alla Conferenza Stato-Regioni, andare a incontri informali per definire una griglia normativa. Potrebbe rivelarsi utile che il presidente del Consiglio si riunisca, anche in teleconferenza, con tutti i presidenti di Regioni per concordare atti normativi” e dare vita a un “patto nazionale, a quel minimo denominatore comune” che permetta di “riaprire tutti insieme oppure definire parametri condivisi: io, cittadino di una regione, se voglio interagire con cittadini di altre regioni devo sapere di poterlo fare in sicurezza”.
Poi, però, come si vara un decreto legge senza ledere la Costituzione, che prevede un passaggio parlamentare? La Costituzione, spiega, “non include la conversione in legge dei decreti legge tra i casi in cui è obbligatorio il procedimento ordinario. Di conseguenza, esclude il procedimento decentrato in commissione. A prevedere il procedimento ordinario sono i regolamenti della Camera e del Senato. Bisognerebbe modificare quelli, attraverso una convocazione del Parlamento, e consentire così alle capigruppo di poter decidere. Ma, ancora una volta, servono la disponibilità e la responsabilità della classe politica”. (qui)

E il divieto di praticare sport all’aperto non è un crimine solo contro la costituzione, ma anche contro le leggi di natura:

E si allunga la lista degli abusi – che in qualche caso si configurano in veri e propri crimini – sui cittadini, dal medico che sta andando in clinica per un’emergenza alla famiglia che porta la bambina leucemica al controllo.

E si allunga, naturalmente, la nostra prigionia, mentre apprendiamo che la Svezia, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha un sesto dei nostri abitanti e un quattordicesimo dei nostri morti, che la Svizzera, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha poco più di un ottavo dei nostri abitanti e poco più di un ventesimo dei nostri morti. E sicuramente, anche se non sarà mai registrato da nessuna parte, entrambe avranno molti meno morti futuri per conseguenza della povertà. DISOBBEDIENZA CIVILE!

barbara

UN PO’ DI COSE SPARSE 3

nave sanza nocchiere in gran tempesta

Buonasera Nicola,

Le scrivo per metterla al corrente della situazione, anche se sono sicuro che la conoscerà purtroppo bene. Sono responsabile di un punto vendita della più grande industria italiana di pneumatica, ( MxxxK) che ha sede a xxxx in provincia di Brescia. Da lunedì siamo stati costretti a chiudere, visto l’andamento dei decreti, sia la produzione (circa 900/1000 persone) che i 18 punti vendita sparsi per l’Italia (altre 200 persone).
Le ricordo che nell’industria alimentare e nell’industria chimica, farmaceutica e di prodotti disinfettanti e detergenti il 90% delle macchine funziona con la pneumatica per un discorso igienico. Nello stesso momento hanno chiuso anche i nostri concorrenti in Italia (altre 2 grandi aziende, una sempre di Brescia e l’altra in Emilia Romagna).
I nostri clienti continuano a chiederci pezzi di ricambio perché, in questo delicato momento, le macchine dell’industria alimentare e dell’industria farmaceutica lavorano sotto sforzo 24 ore al giorno su tre turni, quindi sotto stress. Come può pensare il governo che le industrie che ritengono necessarie possano resistere ancora per tanto senza avere la possibilità di fare manutenzione ai loro macchinari?
Se lo stanno chiedendo i nostri amministratori? Perché nessuno dei nostri governanti non va a fare una visita alle poche industrie che stanno lavorando per avere il polso della situazione? I sindacati si rendono conto della situazione? Scusi se faccio a lei queste domande alla quale sicuramente non potrà rispondere ma è lecito farsele e mettere al corrente le persone di quello che realmente sta succedendo.
Le faccio i miei più sinceri complimenti perché lei è una delle poche voci che dicono veramente le cose come stanno. Continui così e non si faccia intimorire da nessuno perché in Italia servono persone come lei.
Grazie mille
Cordiali saluti (qui)

A una domanda possiamo sicuramente rispondere con certezza: no, i nostri amministratori non se lo stanno chiedendo, perché per potersi chiedere le cose bisogna avere un cervello funzionante. E magari anche un po’ di interesse a capirle.

Nel frattempo con noi agli arresti domiciliari, Schengen sospeso, gli italiani all’estero che non possono rientrare (il figlio di un’amica, medico, richiamato dal Belgio dal suo primario per prendere servizio nei reparti Covid del suo ospedale, ha dovuto cambiare quattro voli), per i clandestini le porte sono aperte, anzi spalancate (dal 1 gennaio al 27 marzo 2020 ne sono sbarcati 2750, contro i 506 del 2019). E come sbarcano? Con le mascherine, quelle che per il nostro personale sanitario non ci sono
clandestini
(cliccare sull’immagine per ingrandire) E condivido in pieno questo commento

Kelly Carnemolla

Cioè, questi poveri profughi che scappano da guerre, fame e torture nei terribili campi libici, che in questa precipitosa fuga perdono i documenti e tutto, tranne il cell e le migliaia di euro che servono per pagare i trafficanti di carne umana, riescono in aggiunta a reperire quelle mascherine che da noi non si trovano nemmeno a pagarle oro e che non hanno nemmeno gli operatori sanitari e le forze dell’ordine? Non è che per caso in questo momento tanti italiani ridotti alla fame e distrutti per la tragedia dei tanti morti stanno messi peggio e dovrebbero ricevere il massimo delle attenzioni? No, vero?
Ieri Conte ha parlato di quattro spiccioli e tessere per il pane ai cittadini stremati, come in guerra, (vergognoso), parlando di “anticipi” dati ai comuni (cioè, sono spiccioli che per giunta verranno detratti da quelli che bisognava già destinare in tempi normali???), però si continua a destinare miliardi per l’accoglienza e il mantenimento di migliaia di irregolari non aventi diritto?
E la magistratura non interviene per stroncare questa situazione? E l’UE chiude le frontiere ai cittadini, ma pretende l’apertura per costoro? Ma allora ditelo, che hanno ragione quelli che parlano di sostituzione etnica, perché davvero questa cosa non me la spiego.

E una volta che questi disperati che fuggono da guerra e fame sono sbarcati, che sono stati accolti, che sono stati sistemati in albergo, che cosa fanno per mostrare la loro riconoscenza? Si ribellano, perché la quarantena non gli piace. E invece di imbarcarli ammanettati su un volo militare e rispedirli a casa loro che cosa fa la signora Lamorgese? Decide di sparpagliarli per tutta Italia, sani o contagiati non ha importanza.

Nel frattempo (abbiate pazienza: stiamo vivendo in tempi speciali, e dunque ci sono molti frattempi) in Iran la situazione si fa sempre più drammatica, ma i voli dall’Iran continuano ad atterrare
voli Iran
come se niente fosse. Nel frattempo sembra che qualcuno, nonostante il quotidiano bollettino dei morti sia sempre abbondantemente sopra il mezzo migliaio, sia convinto che di medici in corsia ce ne siano troppi

Stamattina leggo di un mio collega rianimatore, di Napoli, che è stato trovato a correre sotto casa, non c’è stato verso di spiegare che è un rianimatore e l’ora di corsa per lui era vitale per poter continuare a essere in turno a fare il rianimatore, non c’è stato verso, è stato, come da decreto del governatore De Luca, messo in quarantena forzata per 15 giorni. Ora chi manderanno in rianimazione? I Carabinieri? (qui)

Whether ‘tis nobler in the mind […] to take arms against […] the insolence of office

Nel frattempo ci sono persone per le quali la quarantena è molto più di un fastidio:

Quarantena e maltrattamenti. “Donne maltrattate, crollano le denunce”, è il titolo di Repubblica in cui si racconta un doloroso risvolto della quarantena: la difficoltà a tutelare le donne vittime di violenza domestica. “Le donne riescono a chiedere aiuto quando i loro carcerieri non ci sono. – spiega Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa – Quando il marito violento è al lavoro, quando escono, quando vanno a fare la spesa. Oggi si ritrovano prigioniere, senza più nemmeno uno scampolo di libertà. Le poche che riescono a contattarci ci raccontano situazioni domestiche esasperate, con violenze fisiche e psicologiche”. “Chiamateci – l’appello dell’associazione – quando andate a buttare l’immondizia, chiamateci quando riuscite ad andare in farmacia, noi ci siamo, vi aiuteremo”.

E concludo con questo accorato grido di dolore e di rabbia di Giovanni Bernardini:

BASTA!!!

Altro che punto di flesso! Oggi quasi 1.000 (MILLE) morti, 969 per la precisione. Eppure son passate oltre tre settimane dall’inizio delle misure severissime che avrebbero dovuto invertire la situazione! Il motivo di tanta catastrofe dovrebbe essere chiaro a tutti coloro che hanno conservato un minimo di capacità di pensare e non sono in totale, assoluta malafede. Ci sono così tanti morti perché scarseggiano le cure, perché i reparti di terapia intensiva scoppiano, perché mancano mascherine, protezioni, ventilatori polmonari. Perché i medici muoiono.
Siamo di fronte ad una Caporetto, una tragica Caporetto che si rinnova tutti i giorni!
E lo Psudo governo che ci troviamo ad avere fra i genitali non trova nulla di meglio da fare che continuare a modificare i moduli di autocertificazione, al momento siamo arrivati a 6 (SEI)!!!
Dopo Caporetto Cadorna è stato sostituito. Il principale responsabile di una simile catastrofe non poteva essere a capo della riscossa.
Sarebbe ora di sostituire il Cadorna di oggi, e tutta la sua sgangherata squadra di pseudo ministri!
Invece NO! Restano al loro posto, supponenti, arroganti, si atteggiano a salvatori della patria, “esempio per il mondo”, mentre il paese precipita!
Così non si può andare avanti. BASTA!!!
Quando si deciderà il capo dello stato a mettere la parola fine a questa farsa tragica?

Le mutazioni del modulo, già
modulo
Perché per quanto il momento sia tragico, ogni sera, a rallegrare il nostro umore, arrivano la mutazione del modulo e la nostra telenovela preferita:
decreto
barbara

QUANDO I POLITICI SI DANNO ALL’ITTICA 1

Inizio con due pezzi dell’imprescindibile Giovanni.

BANCHI DI SARDINE

Ogni sardina non fa che seguire l’altra, tutta la vita.
Per questo i banchi di sardine assumono spesso forma sferica, comunque tondeggiante. La sardina A segue la sardina B, questa segue la sardina C che a sua volta segue la A, e così via.
Le sardine non lottano per il predominio nel banco, non marcano il territorio: sono la negazione della individualità.
Quando sono attaccate dai predatori le sardine non mettono in atto alcuna strategia difensiva. Non si disperdono nemmeno, cosa che renderebbe assai più difficile la caccia. Il banco si divide e subito dopo si riunifica, alleggerito da un certo numero di individui che sono finiti in pancia a squali, tonni o uccelli marini. La cosa non preoccupa minimamente le sardine superstiti, non le rende più accorte. Le sardine non imparano dall’esperienza.
Per riassumere: l’intelligenza della sardina è prossima allo zero.

Esistono in Italia esseri umani che passano la gran parte del loro tempo a seguire un leader politico. Seguono in gruppo i suoi movimenti strillando slogan sempre uguali.
Queste persone si sono date il nome di “sardine”.
Mai nome fu tanto adeguato. (qui)

D’altra parte, ognuno si sceglie il modello che può: parafrasando il buon don Lisander, l’intelligenza, uno non se la può dare.

IL MANIFESTO DELLE SARDINE

Le “sardine” hanno un manifesto. E’ importante un manifesto. Si tratta di qualcosa che identifica un movimento, dice chiaro e tondo a tutti cosa quel movimento è, cosa vuole, che obbiettivi si pone, come intende realizzarli. Il manifesto delle “sardine” fa in qualche modo qualcosa di simile? Espone un programma, una concezione del mondo, enumera una serie di obiettivi, si rivolge a determinate forze sociali, dice quali interessi intende tutelare e quali no? C’è in questo “manifesto” una qualsiasi analisi della società ed una previsione qualsiasi del suo movimento?
La risposta è chiarissima: NO, in questo sedicente “manifesto” non c’è nulla, assolutamente nulla di tutto questo.
Chi sono le sardine? Perché nasce il loro movimento? Ecco come risponde il manifesto:
“ Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.
Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata”.
Il movimento nasce da un sentimento soggettivo: loro, le “sardine”, si sono stufate. Per troppo tempo hanno subito la politica dei cattivi “populisti” (aperta parentesi: lo sanno le “sardine” che il populismo è storicamente un movimento di sinistra? Chiusa parentesi) per troppo tempo dicevo loro, le “sardine, hanno subito le (presunte) prepotenze dei “populisti” ed ora si sono stufate. La corda si è spezzata. Nessuna analisi socio economica, nessun richiamo a nessuna filosofia politica. Alla base di tutto c’è l’esaurimento della loro pazienza. Se le “sardine” fossero state un po’ più pazienti il loro movimento sarebbe nato fra due o tre anni, se lo fossero state un po’ meno due o tre anni fa. Tutto dipende dalla loro capacità di sopportazione.
Quello che stupisce in tutto questo è come gli “intellettuali” del movimento delle “sardine” non si rendano conto che una simile motivazione potrebbe benissimo essere addotta da qualsiasi movimento politico. Con le stesse parole potrebbe nascere il movimento dei “tonni” di destra, o quello dei “calamari” di centro. “Per troppo tempo avete tirato la corda” potrebbe benissimo dirlo un seguace di Salvini a coloro che dipingono il loro leader come un mostro. Tutti possono essere stanchi di ascoltare idiozie, a tutti possono venire a noia le banalità da quattro soldi, i discorsi stereotipati, i linguaggi fatti apposta per parlare senza dire. Se le “sardine” sono stufe dei “populisti” questi possono essere stufi del mondialismo, del buonismo, dell’eurofanatismo, ed anche, dopo soli pochi giorni delle, “sardine”. Stufarsi è un diritto dell’uomo, ma non può essere la base di alcun movimento politico.
E’ istruttivo confrontare l’esordio del manifesto delle “sardine” con l’esordio di un altro manifesto, che ha avuto un certo peso nella storia. Parlo dell celeberrimo “manifesto del partito comunista” di Karl Marx e Fiedrich Engels, del 1848.
“Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo. (…)
E’ ormai tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, le loro tendenze, e che alle fiabe dello spettro del comunismo contrappongano un manifesto del partito.”
Qui non troviamo nessun sentimento, nessuna “corda che si spezza”, nessuna pazienza che si esaurisce. E’ letteralmente inimmaginabile un Marx che fa appello all’esaurirsi della sua pazienza per giustificare la nascita del movimento comunista.
I comunisti esistono e vogliono esporre il loro programma, così esordisce Marx. Detto questo il “manifesto” in effetti chiarisce la concezione comunista – marxista del mondo. Vengono esposte la concezione materialistica della storia, la teoria del valore e dello sfruttamento, si esaminano le differenze fra il comunismo marxiano ed altri tipi di comunismo, si fanno previsioni sul futuro della società capitalistica e si enumerano alcuni obiettivi immediati dei comunisti. Solo alla fine di tutto questo si lancia un avvertimento minaccioso alle “classi dominanti”: “tremino pure le classi dominanti davanti ad una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. Ed hanno un mondo da guadagnare”.
La minaccia deriva dall’analisi, è la conclusione di un discorso in cui gli obiettivi di un certo movimento vengono chiariti, i suoi valori dichiarati, i suoi referenti sociali evidenziati.
Personalmente non condivido affatto, in tutti i suoi punti essenziali, l’analisi marxiana, ma non ho alcuna difficoltà a riconoscerne l’importanza storica e filosofica. Soprattutto, il “manifesto” comunista è un vero manifesto, espone sul serio una filosofia politica, una visione del mondo. Si articola sul serio in un programma.
Si può dire altrettanto per il manifesto delle “sardine”? Il solo chiederselo è ridicolo.
Le sardine definiscono se stesse in positivo, va loro riconosciuto, ma… come lo fanno? Ecco come si definiscono:
“Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto”.
Chi ha scritto queste belle cose neppure immagina, probabilmente, che anche un “populista” può impegnarsi nel suo lavoro, amare lo sport, la casa, la famiglia, le cose divertenti, la bellezza, la non violenza, la creatività e l’ascolto. Anche un “populista” può insomma essere una “persona normale”. No, per le “sardine” un “populista” non è, per definizione, una “persona normale”, solo loro, le “sardine” lo sono. Gli altri sono “anormali”: esseri alieni, repellenti, mostri. Il “populista” è il non – uomo, esattamente come per Hitler era non – uomo l’ebreo ed erano non – uomini per Stalin i Kulaki da far morire di fame.
Alla luce di un simile settarismo manicheo i richiami alla “non violenza” ed all’”ascolto” si rivelano per quello che sono: miserabili, ipocriti espedienti per nascondere la natura violenta ed intollerante del proprio movimento.
Non violenza da parte di chi è, nella migliore delle ipotesi, amico dei centri sociali? Di coloro che strillano: “non sparate a salve ma a Salvini”?
Ascolto da parte di persone che sanno solo strillare slogan, e vogliono tappare la bocca a chi la pensa diversamente da loro?
C’è solo da ridere, o da piangere. O da vomitare.
Non a caso del resto il “manifesto” altro non è che una serie di insulti e di minacce, più o meno larvate.
“Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare. (…) Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.
Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare”:
Si può essere o meno d’accordo con questa o quella misura di contrasto della immigrazione clandestina, ma “inorridire” di fronte alla pretesa che i confini di un paese siano difesi, e che in quel paese entri solo chi ha diritto di entrare é, questa si, una cosa che fa “inorridire”.
E denunciare, anche usando la rete, che qualcuno ti vuole “appeso a testa in giù” sarebbe “distruggere la vita delle persone sulla rete”? Per le sardine è lecito incitare la gente ad uccidere un certo leader politico ma questi diventa un criminale se rende note tali lodevoli intenzioni. Siamo di nuovo di fronte ad un settarismo sconfinato.
E, cosa ovvia, le “sardine” non si limitano ad insultare, minacciano:
“Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. (…) siamo tanti, e molto più forti di voi.”
Minacce, come si vede, anche se espresse in tono allusivo, quasi in stile mafioso. Minacce che culminano in una affermazione di sorprendente, forse involontaria, sincerità:
“avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”.
Parole che lasciano senza fiato cui val la pena di dedicare un breve commento.
Tutti, dai “populisti” alle “sardine”, hanno diritto di parola. E nessuno, dalle “sardine” ai “populisti”, ha diritto di essere ascoltato se con questo si intende il diritto di obbligare qualcuno ad ascoltarlo.
Ma tutti i cittadini hanno il diritto, il sacrosanto diritto costituzionale, di poter ascoltare chi vogliono, senza che nessuno cerchi loro di impedirlo, con la violenza fisica o le pressioni psicologiche.
Scendere in piazza per protestare contro il diritto di parola di un leader politico e quello di ascolto di un certo numero di liberi cittadini significa comportarsi da squadristi. Che questi squadristi facciano uso della violenza fisica o di quella psicologica è qualcosa che ha grande importanza sul piano giuridico, molto poca su quello etico e politico.
Quanto al resto… il nulla. Il manifesto non dedica una parola ai grandi temi della politica. Non parla di lavoro, occupazione, pressione fiscale, pace e guerra, immigrazione, Europa, terrorismo… solo silenzio su quelli che sono i temi che toccano la vita delle persone davvero normali.
Pazienza. Tacere è un diritto dell’uomo. Le “sardine” se ne avvalgono, buon pro gli faccia.
Solo, val la pena di dare una pacata risposta alle loro minacce.
Care “sardine”, non scambiate lo spirito pacifico, dialogante, tollerante di tanti liberi cittadini per paura. I democratici liberali detestano la violenza, sia fisica che verbale, amano il dibattito e la discussione, non cercano risse. Preferiscono la pace alla guerra, il confronto allo scontro. Sono disposti anche a fare dei passi indietro pur di non compromettere la pace civile.
Ma non sono disposti a tutto. Non accettano farsi mettere il piede sul collo dagli squadristi, comunque mascherati.
Se aggredite anche le persone più tolleranti e pacifiche del mondo sanno difendersi. (qui)

E, come ha osservato più di qualcuno, combattere contro il governo è lotta per i propri diritti, per la libertà; combattere contro l’opposizione è invece il tipico operato dei regimi: in una parola, del fascismo – di qualunque colore dipinga la propria maschera.
contro
E concludo questa prima parte con una piccola, sommessa, testimonianza.

Pubblicato su Italia Oggi del 23.11

E meglio non evocare le sardine. Quando la Russia e la Germania invasero la Polonia, il mio carissimo amico Richard, ebreo, si trovava a Varsavia ed aveva 14 anni. Decise di non aspettare gli eserciti nemici che si sarebbero spartiti la sua città e di scappare. Ma in quale direzione? Verso i tedeschi no, perché sapeva benissimo che sarebbe finito su per il camino ad Auschwitz. Male per male, s’incamminò verso la Russia. Lì i comunisti lo fecero istantaneamente prigioniero e lo caricarono su un vagone, che se fosse stato per il bestiame sarebbe stato di lusso, e lo avviarono, insieme a migliaia di suoi correligionari, verso la Siberia. Era inverno. I vagoni erano talmente pieni che per la gente non vi era modo di sedersi. Tutti in piedi, quindi, per una settimana a meno 40, o 50 gradi. I comunisti avevano dato a ciascuno di loro, per nutrirsi durante il viaggio, una sardina sotto sale. «Non mangiatela, vi prego», li supplicava Richard. Ma la fame era troppa e molti non seppero resistere. Così la mangiarono, e il sale fece venir a loro sete e, siccome non avevano nulla da bere, leccarono dalle pareti metalliche arrugginite l’umidità dei fiati dei passeggeri. Così le loro lingue rimasero appiccicate al metallo a causa del gelo e così morirono in molti. Sardine: manovrare con cura.

Piera. Graffer (qui)

barbara

ANCORA UN PAIO DI COSE SULLA COMMISSIONE ORWELLIANA PER GLI PSICOREATI 1

Ho raccolto in giro un po’ di cose che spiegano pacatamente – beh, il primo non proprio tanto pacatamente, ma direi che ci sta – i motivi per cui la mozione Segre è un abominio e un gravissimo pericolo per la democrazia, per le libertà che dovrebbero essere garantite dalla Costituzione, e per tutti noi. Più un paio di cose che non sapevo, e che rendono questa ignobile farsa ancora più grave e pericolosa. Le pubblicherò in due volte (o forse tre) perché le cose meritevoli di essere lette sono parecchie, e non amo i post lunghi che arrivati a metà si è già stufi di leggere. E comincio col sanguigno Nicola Porro

per passare a due brevi riflessioni di Giovanni Bernardini

ISTIGAZIONE ALL’ODIO

La lotta contro l’antisemitismo, il razzismo, l’incitamento all’odio ed alla violenza è sacrosanta. E’ però più che fondato il sospetto che dietro a questo nobile obiettivo si nasconda qualcosa di molto meno nobile: il tentativo di bollare come “razzista” ed “istigatore di odio” chiunque non si riconosca nel pensiero unico politicamente corretto.

E’ “razzista” chi ritiene che l’immigrazione clandestina vada combattuta e bloccata?
Istiga all’odio chi non crede che l’Islam sia una religione di pace?
Un religioso che, a torto o a ragione, consideri “peccato” l’omosessualità è da considerare un istigatore di odio?
Se non si risponde in maniera chiarissima a simili domande diventa lecito il sospetto che dietro alla mozione approvata ieri al senato si nasconda solo una gran voglia di censura.

Gli estensori della mozione avevano un mezzo semplicissimo per fugare un simile sospetto: bastava aggiungere alla sacrosanta condanna dell’antisemitismo la condanna dell’antisionismo.
Una persona insospettabile come il presidente Napolitano ha affermato tempo fa che l’antisionismo è oggi il vero volto dell’antisemitismo. Non si può che concordare.
Chi detesta il sionismo nega ad Israele il diritto di esistere. Cosa può concepirsi di più violento che negare ad uno stato che esiste da oltre 70 anni il diritto di esistere?
Gli antisionisti affermano di non essere antisemiti, ma negano al popolo ebraico, e SOLO A QUESTO, il diritto di avere un proprio stato. Cosa si può concepire di più antisemita che negare agli ebrei lo stesso diritto che si riconosce a francesi ed italiani, brasiliani e cinesi, indiani e nigeriani, a TUTTI insomma?
Nella mozione approvata ieri al senato questa condanna non c’è. E questo fatto da solo giustifica ampiamente i peggiori sospetti. Forse sbaglio, ma per gli estensori di quella mozione un libro come “La rabbia e l’orgoglio” della compianta Oriana Fallaci andrebbe tolto dalla circolazione in quanto istigherebbe all’odio.
Tanto basta, direi. (qui)

GRATTA GRATTA…

Ho letto alcuni interventi in vari dibattiti sulla famosa mozione contro l’antisemitismo.
Molti iniziano con dichiarazioni del tutto condivisibili. L’antisemitismo è cosa orribile, gli ebrei sono nostri fratelli, gli insulti alla senatrice Segre assolutamente ignobili. Tutti siamo d’accordo, ovviamente.
Se però qualcuno, magari un cattivone come me, tira in ballo Israele le cose cominciano subito a cambiare.
Certo, Israele ha diritto di esistere, affermano, ma non deve commettere atti violenti, degni dei nazisti. Insomma, lo stato degli “ebrei nostri fratelli” si comporta da nazista.
Gli si fa osservare che Israele difende il suo diritto di esistere contro forze che lo negano.
Rispondono che Israele è nato da un furto di terre.
Si ricorda loro che questa è una colossale palla. Che le terre sono state comprate, che non è mai esistito alcuno stato palestinese ed altre cose che chiunque conosca anche un pochino la storia sa benissimo.
Si incazzano e sbottano che comunque gli ebrei non avevano il diritto di trasferirsi in Palestina.
Quindi Israele NON ha diritto di esistere.
Si parte dagli ebrei “nostri fratelli”, si prosegue dicendo che Israele ha diritto di esistere ma non di difendersi, si conclude dichiarando che Israele NON ha diritto di esistere.
E gli “ebrei nostri fratelli”? Devono vivere come minoranza nei vari paesi del mondo. Sperando che a qualcuno non venga in mente di sgozzarli.
Gratta gratta chi “lotta contro l’antisemitismo” e ci trovi l’antisemita perfetto! (qui)

E infatti…
antifapropal
Proseguo con alcune osservazioni, che condivido totalmente, indirizzate a Liliana Segre

Politica, morale e censura

novembre 1, 2019

di Davide Cavaliere –

La senatrice Liliana Segre venne deportata ad Auschwitz all’età di quattordici anni. Alla senatrice, alla sopravvissuta, alla testimone Liliana Segre va tutto il nostro rispetto. Siamo però liberi di dire, civilmente e democraticamente, che il suo ruolo politico è profondamente negativo e siamo altrettanto liberi di affermare, che la sua proposta di una commissione parlamentare contro l’odio non ci piace.
Nonostante l’esperienza tragica della Shoah, la senatrice rimane una donna, un essere umano che sbaglia e che si è reso protagonista di numerose iperboli che non sono piaciute a molti italiani. In occasione del voto di fiducia all’attuale governo, la Segre ha dichiarato in aula: «Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che mi hanno fatto temere un imbarbarimento con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi di odio. Anche con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del Gott mit uns».
Viene da chiedersi in quale Italia viva la senatrice, visto che a ogni presunto caso di razzismo viene data una copertura mediatica abnorme, con tanto di speciali e dichiarazioni indignate. Basti pensare alla vicenda di Daisy Osakue, la ragazza nera colpita al volto da un uovo. Si parlò per giorni di episodio a sfondo razziale, ma alla fine si rivelò essere una mera «bravata» di ragazzi annoiati (di cui uno figlio di un esponente PD locale).
Davvero non si riesce a capire a cosa si riferisca la senatrice quando parla di «imbarbarimento», forse alla giovane Pamela Mastropietro, uccisa, fatta a brani e chiusa in una valigia da un africano. Non sono pervenute dichiarazioni della senatrice Segre in merito a questa vicenda, forse teme di prestare il fianco alla destra. Nemmeno sono arrivate parole di solidarietà dalla Segre, al poliziotto colpito in testa con un mattone da un «migrante».
Ciò che colpisce di più del suo discorso, è il paragone tra il crocifisso e il «Gott mit uns» ovvero «Dio è con noi», motto inciso sulle cinture e le fibbie delle spietate SS. Alla Segre andrebbero ricordate le parole di un’altra ebrea, Natalia Ginzburg, che decenni fa sulle colonne de L’Unità difese il valore e l’esposizione nei luoghi pubblici del crocifisso, così scriveva: «Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente» e così concludeva la Ginzburg: «Il crocifisso fa parte della storia del mondo». Della storia del mondo senatrice Segre, non del nazismo.
Durante quel nefasto discorso al Senato, la Segre ha affermato che il 25 Aprile si è trasformato in una festa faziosa, forse si sarebbe dovuta riferire alla sinistra e non alla Lega. La senatrice ignora o finge di ignorare, che ogni 25 Aprile i giovani antirazzisti e antifascisti fischiano e insultano la Brigata Ebraica. Un anno fa, i suddetti giovani contestarono e insultarono Alexander Meloni, rabbino di Trieste, alla Risiera di San Sabba. Dov’era la signora Segre? Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se quei ragazzi fossero stati leghisti o neofascisti.
La senatrice a vita presta il fianco all’osceno e storicamente falso parallelo tra immigrazione e Shoah. La sinistra vorrebbe farci credere che i «campi profughi» nati spontaneamente in Libia, siano paragonabili alle macchine della morte di Treblinka e Majdanek. Sempre la sinistra, ci dice che un movimento migratorio volontario è assimilabile alla deportazione forzata di milioni di ebrei. Queste sono gravi banalizzazioni della Shoah, in merito alle quali la Segre sembra non avere nulla da dire.
Il Senato ha approvato la mozione della senatrice volta a istituire una commissione parlamentare straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Il centrodestra si è astenuto e ha ragione. Ogni giorno assistiamo alla demonizzazione di qualunque posizione non in linea col progressismo imperante, questa commissione produrrà un codice illiberale per silenziare, multare, imbavagliare chiunque abbia idee politicamente scorrette.
Tutti siamo contro il razzismo e l’antisemitismo, ma non è possibile accettare che queste nozioni siano usate come clava contro chiunque esprima delle riserve sull’immigrazione o il matrimonio omosessuale. La strategia portata avanti dalla Segre e dalla sinistra è molto conveniente: assimilare la destra al Male assoluto, delegittimando a priori l’avversario. Questo approccio demonologico, impedisce ogni analisi profonda e stronca sul nascere il dibattito. Trattare gli elettori sovranisti come nazisti, sulla base di una equivalenza fantasiosa e arbitraria, permette tacciare di indegnità pubblica i portatori di «idee malvagie» e, magari in futuro, escluderli dalla competizione elettorale.
Per combattere il «nuovo nazismo sovranista» tutto diventa lecito, siccome si tratta del Male, anche la soppressione della libertà di parola e la censura. Quando la commissione avrà terminato i suoi lavori, sarà ancora possibile dire che gli immigrati musulmani sono il principale vettore dell’antisemitismo contemporaneo? La senatrice Segre si è accomodata nel campo degli anti-italiani, quella schiera di politici e intellettuali attenti ai diritti di ogni minoranza ma indifferenti ai problemi e alle ansie dei loro connazionali. Alla Segre andrebbe ricordato che è senatrice a vita della Repubblica Italiana e non ambasciatrice dell’umanità o del Regno del Migrante.
Molti italiani hanno la forte impressione che non sia in buona fede, che usi il proprio dramma per suggestionare il pubblico e spingerlo verso determinate posizioni politiche. La senatrice Segre è molto rispettosa degli stranieri, ma ben poco degli italiani, soprattutto se votano a destra.
Bisognerebbe dire alla senatrice, che gli elettori del centrodestra la stimano come testimone, ma non le possono dare ragione a prescindere silenziando il loro senso critico; gli elettori del centrodestra (e non solo) espongono pubblicamente il crocifisso non per rastrellare gli ebrei, ma perché credono in colui che ha detto «io sono la Via, la Verità, la Vita»; gli elettori del centrodestra prima di addormentarsi magari leggono Primo Levi, non il Main Kampf. La Segre parla spesso di apertura e tolleranza, bene, si apra agli italiani e tolleri chi non condivide le sue vedute. (qui)

Se poi vogliamo guardare chi sta dalla parte di chi, lo possiamo vedere chiaramente qui
pro hamas
Qualcuno ha poi voluto notare questa curiosa coincidenza…
coincidenza
E se è sempre valida quella faccenda della proprietà transitiva, ecco qui una bella immagine:
segreorlando
Dunque c’è questo signor Orlando (clic, clic) che concede la cittadinanza onoraria ai suoi amici terroristi che hanno come unica ragione di vita ammazzare più ebrei possibile, e c’è questo stesso signor Orlando che concede la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. La quale corre a Palermo a prendersela. Ossia, ricapitolando: Liliana Segre è amica di Leoluca Orlando, Leoluca Orlando è amico dei terroristi palestinesi che fanno fuori gli ebrei, e Liliana Segre, incidentalmente ebrea, si fa promotrice di una legge liberticida per combattere chi odia gli ebrei. Non so, vedete un po’ voi. Sarà ancora vera quella faccenda che quos vult Iupiter perdere dementat prius?
continua

barbara

OGGI PARLIAMO DI VOTO

Del diritto di voto, per la precisione. Avete presente quella cosa cominciata come diritto di quattro gatti, poi i gatti sono diventati otto, poi ci sono entrati anche quelli senza pedigree, poi anche le gatte… E uno si immagina che una volta raggiunti i diritti siano irreversibili, garantiti, irrevocabili. Si immagina. Ma siccome la realtà non di rado supera l’immaginazione, ecco che arriva un saltimbanco bufalaro pregiudicato per omicidio, che decide che ai vecchi il diritto di voto dovrebbe essere revocato (sono caduti in prescrizione? E a che età dovrebbe scattare, la prescrizione? Settantun anni e tre mesi sono il momento giusto?). E sapete perché? Perché essendo vecchi, non hanno più nessun futuro (mai sentito, giusto per dirne una a caso, che c’è gente che vive anche fino a 100 e più anni? Mai sentito, giusto per dirne un’altra a caso, che c’è gente per la quale a 16 anni il futuro è già finito?) E arrivati a questo punto pensate che abbiamo toccato il fondo? Beh, scordatevelo. Perché adesso arriva il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, avvocato Giuseppe Conte, seduto su quello scranno grazie allo scippo del diritto di voto perpetrato dal signor mattarella ai danni di tutti gli italiani, che, richiesto di un parere in merito risponde:

No, dico, ci rendiamo conto?
Risponde invece da par suo il solito Giovanni Bernardini

VECCHI E GIOVANI

Beppe Grillo vuole togliere il voto agli “anziani”. Perché? Semplice. Chi è vecchio, dice il buffone genovese, è grettamente legato al presente, non ha una visione ampia, proiettata al futuro del mondo. Quindi non è giusto che col suo voto comprometta le aspettative di chi è giovane e nel futuro ci vivrà.
Fantastico! Cosa controbattere a tanta profonda filosofia politica? Vediamo un po’…

“Ragionando” (si fa per dire) come Grillo si dovrebbe attribuire un diverso valore al voto a seconda dell’età dei votanti. Perché limitarsi a togliere il voto ai vecchi? Un ventenne ha prospettive di vita più lunghe che non un quarantene, quindi il suo voto dovrebbe valere 10 e quello del quarantenne solo 5. Il voto del sessantenne dovrebbe valere due, quello del settantenne zero. Interessante…

Chi ha detto che i vecchi non pensano al futuro? I vecchi hanno figli e nipoti e votando pensano a loro più che a se stessi. Non solo, con l’avanzare degli anni si riduce non solo l’aspettativa di vita ma anche la quantità di piaceri che la vita può offrire. Tutto questo spinge il vecchio, anche quello senza figli, a pensare più al futuro che al passato. Chi è più giovane può votare pensando più che altro alle conseguenze immediate del suo voto. Chi giovane non è più ha meno prospettive immediate che lo attirano ed è spinto a pensare a chi verrà dopo di lui.

Ma questi sono dettagli. Il vero problema è: si può contrapporre il presente al futuro? La riposta è un NO grande come una casa.
Il futuro di oggi è il presente di domani ed il passato di dopodomani. Si lavora per un buon futuro costruendo un presente almeno decente. Non esistono fratture insanabili fra generazioni. Risolvere alcuni problemi che ci assillano oggi vuol dire anche lasciare qualche problema in meno ai nostri figli e nipoti.

Esistono però filosofie politiche che si basano tutte sulla contrapposizione assoluta fra presente e futuro. Sono le filosofia futuriste. Il marxismo – leninismo è forse la più importante.
Per queste filosofie le esigenze di chi vive nel presente non contano nulla e devono essere sacrificate alla felicità delle generazioni future. Il sacrificio di intere generazioni è stato in questo modo giustificato con l’argomento che questo preparava la assoluta felicità di chi vivrà fra cento o mille anni.

Si tratta di filosofia irrazionali ed immorali.
Irrazionali perché, si risolvono in un continuo rinvio al futuro. Fino a che esisterà il mondo esisterà un futuro, quindi un domani indeterminato a cui rinviare l’assoluta felicità di persone che mai conosceremo, che mai NESSUNO conoscerà. Le sofferenze di chi vive nel presente continueranno in eterno ad essere sacrificate ad una sempre sfuggente felicità futura.
Immorali perché nessuna generazione ha più diritti di un’altra. Perché le esigenze della generazione di oggi devono essere sacrificate a quelle della prossima? (vale anche l’opposto, ovviamente). Le generazioni vecchie hanno gli stessi diritti di quelle giovani, e viceversa. I vecchi devono veder tutelati tutti i loro diritti, compreso quello di voto. Punto.
Il futurismo spezza il legame fra generazioni ma in questo modo sacrifica qualche generazione a qualche altra. Per questo, ricorda Popper in “La società aperta e i suoi nemici” è profondamente immorale.
Ma pretendere che un buffone conosca Popper è davvero esagerato.

Ma se Giovanni Bernardini prende posizione per la conservazione del diritto di voto nella forma attuale, e se qualcuno propone di estenderlo ai sedicenni, c’è anche chi getta impavido il cuore oltre l’ostacolo e decide di andare oltre, molto oltre… Ecco il suo pregnante articolo, con qualche nota mia inserita fra le righe.

I nostri ragazzi, il futuro, il voto. Prendiamoli sul serio

Luigino Bruni venerdì 11 ottobre 2019

La storia della democrazia è la storia del progressivo allargamento della partecipazione. In principio, nell’antica Grecia o nell’Israele biblico, la partecipazione alla vita della comunità era privilegio esclusivo di pochi maschi adulti, liberi (non schiavi), non poveri, non lavoratori manuali. Quella democrazia, che rimane straordinaria per molti punti di vista, era un’esperienza elitaria riservata a una minoranza ben delimitata. Era una democrazia oligarchica. Quella prima élite, con il passare dei secoli, ha incluso nuove categorie di soggetti, ma lo ha fatto molto lentamente e in seguito a qualche forma di conflitto o di rivoluzione. Nell’Europa cristiana il voto era riservato agli aristocratici e agli uomini benestanti. Si votava per sesso, censo e per istruzione – gli analfabeti erano quasi ovunque esclusi. Solo in brevissimi periodi durante le rivoluzioni (francese o romana) si realizzarono dei suffragi estesi ai poveri e alle donne. E anche nella seconda metà del Novecento, quando in quasi tutti i Paesi hanno conosciuto il suffragio universale, in realtà il suffragio non è mai stato veramente universale, perché restavano e ancora restano esseri umani, che potenzialmente avrebbero il diritto di voto [che cosa significa “potenzialmente avrebbero diritto al voto”?] ma che di fatto non votano – per non parlare degli animali, dei fiumi, degli oceani, degli insetti, delle piante, che subiscono le scelte votate dagli umani. [ah, ma io non ho mica niente in contrario: mi si infili un oceano dentro una cabina, e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Si insegni agli insetti a tenere in mano una matita e io gli riconosco il diritto di voto seduta stante. Tutti centottantamila miliardi di miliardi di miliardi] Si pensi ai residenti senza cittadinanza, e si pensi ai minorenni, cioè ai ragazzi e ai bambini.

Quando con il Novecento si iniziò ad estendere il voto ai poveri e poi alle donne, le élite detentrici del voto e del potere avevano forti dubbi e molti timori, perché in molti pensavano che concedere il voto ai poveri – che erano molto più dei ricchi – avrebbe comportato la fine di molta parte del loro potere e dei loro privilegi secolari. La soluzione di questo paradosso – se non si dà il voto ai poveri questi fanno la rivoluzione, ma se diamo loro il voto questi ci tolgono il potere democraticamente – fu la nascita del Welfare State, lo Stato sociale. Le élite, per restare al loro posto, dovettero offrire – quasi sempre obtorto collo – parte della loro ricchezza ai più poveri: riconoscendo diritti, creando la scuola pubblica e forme di assistenza e di sanità universali, e soprattutto dando vita a lavori dignitosi. [Uhm. Sicuro che sia proprio proprio così che sono andate le cose?] Sono queste le basi del patto sociale del Novecento e delle Costituzioni, su cui si regge ancora (con fatica) la nostra democrazia.

Gli allargamenti del diritto di voto sono stati frutto di cambiamenti epocali di paradigma socio-economico-politico, e sempre accompagnati da grandi dibattiti e tensioni tra chi era ‘dentro’ e chi era ‘fuori’ la cittadella dei votanti e del potere. Oggi stiamo vivendo una stagione di cambiamento di paradigma, e gli ‘esclusi’ che ci chiedono di entrare nel club dei votanti sono i ragazzi, i bambini. Si riparla, anche in Italia, del voto ai sedicenni. Ma, in realtà, la vera sfida – distinta e legata a questa: l’abbassamento della soglia della maggiore età lascia aperta la questione più ampia della rappresentanza politica dei minori – riguarda il voto ai bambini di ogni età [di tre anni, di un anno, di sei mesi, di tre settimane, di quattro giorni, di due ore].

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, alcuni filosofi ed economisti, come il belga Philippe Van Parijs e l’italiano Luigi Campiglio avevano posto la questione del voto ai bambini – il libro di Campiglio, ‘Prima le donne e i bambini’, è del 2005. Proposte che hanno suscitato dibattiti tra alcuni addetti ai lavori, ma che non hanno mai raggiunto il grande pubblico perché il voto ai bambini diventasse effettivo [mattugguarda che cosa strana. Tutta colpa dei Poteri Forti, scommetto].

L’urgenza della questione ambientale, e la conseguente entrata sulla scena pubblica del pensiero dei ragazzi grazie al movimento Fridays For Future, che rappresenta l’evento politico globale più importante del nuovo millennio, stanno creando oggi le condizioni affinché la proposta di estendere il voto ai bambini venga presa molto sul serio [a me veramente quell’osceno bordello sembrerebbe una validissima ragione per riportarlo almeno a 21 anni, pensa un po’]. Chiaramente si tratta di un voto espresso tramite un adulto [no, questa non l’ho capita, potrebbe cortesemente spiegarmela?], che per Campiglio dovrebbe essere la madre – proposta che personalmente condivido, anche se sono possibili altre soluzioni, come l’alternanza tra i genitori nella rappresentanza dei minori.

È evidente che quanto sta avvenendo nel mondo sta mostrando una nuova soggettività politica dei ragazzi – non dimentichiamo che quando Greta ha iniziato la sua protesta aveva quindici anni, e molti attivisti del suo movimento sono pre-adolescenti [appunto, è esattamente quello che stavo dicendo io]. I bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi ci stanno dicendo cose nuove sulla politica [sì?], sull’economia [ma va?], e soprattutto sul presente e sul futuro del pianeta [ullàllà]. E stanno, a loro volta, dando voce al pianeta, agli animali e alle altre specie viventi [anche questa, se devo essere sincera, mi rimane un pelino oscura. Non è che cortesemente…]. Possiamo continuare a trattarli paternalisticamente da bambini [ma se i bambini li stiamo trattando paternalisticamente (magari qualcuno preferirebbe trattarli bibbianamente, chissà), le piante come le stiamo trattando? E gli insetti? Gli oceani? No sa, non per pignoleria, ma vorrei sapere come devo chiamare quelle cose lì], e continuare tutto come prima; oppure possiamo prendere molto sul serio questo kairos della storia, e allargare la democrazia includendoli. Come abbiamo fatto con i poveri, con gli analfabeti, con le donne [sa, ci sarebbe una cosa. Gli analfabeti nelle democrazie non ci sono più. Quanto ai poveri e alle donne, hanno un cervello che funziona quanto quello dei ricchi e degli uomini. Una volta non lo pensavano perché c’erano molti pregiudizi, adesso quei pregiudizi non ci sono più e lo sanno tutti. È sicuro che esista un kairòs in cui il cervello di un bambino di un anno comincerà miracolosamente a funzionare come quello di una persona adulta?]. Oggi ci vergogniamo quando dobbiamo dire ai nostri figli che le loro bisnonne non votavano [noi chi? Parli per sé, per favore. Io sono invece molto orgogliosa dei progressi fatti da allora grazie alle battaglie delle donne e degli uomini di buona volontà che ci hanno preceduti!]. Domani ci vergogneremo quando diremo ai nostri pronipoti che nel XXI secoli i bambini e i ragazzi non avevano un accesso al voto e quindi alle decisioni che riguardavano il loro futuro [sulle quali avevano piena cognizione di causa, al punto da dare lezioni di climatologia ai migliori climatologi del mondo].

Estendere, in qualche modo [che cosa significa estendere il voto “in qualche modo”? È un voto o non è un voto?], il voto ai bambini significa spostare il baricentro della politica verso il futuro, che è la vera e forse unica soluzione agli enormi problemi del pianeta creati da adulti che si sono comportati da ‘bambini’ [no, questa proprio non ce la faccio a commentarla]. Certo, anche in questo allargamento ci sono molte ragioni per evitarlo, e alcune anche serie e importanti (tra queste il dettato costituzionale sul voto…). Se torniamo a leggere le ragioni che molti portavano contro la partecipazione elettorale di analfabeti e donne, troviamo argomentazioni che in quel tempo sembravano convincenti e inoppugnabili. Eppure, qualcuno riuscì a trovare una ragione in più e diversa per allargare il voto. Forse anche oggi possiamo trovare una buona ragione in più, e far diventare davvero cittadini anche i bambini.

Nella Bibbia i bambini sono presi molto sul serio. Davide, Geremia, Samuele erano dei ragazzi quando hanno ricevuto la loro vocazione [Davide, al di là dell’iconografia, non era esattamente un ragazzino, Geremia ha iniziato la sua attività a 24 anni, Samuele era giovane, non ragazzino]. Gesù a dodici anni ammaestrava i dottori nel tempio [forse non avrebbe guastato una rilettura (o prima lettura?) del vangelo di Luca, prima di scrivere simili puttanate], che (forse) capirono che un dodicenne aveva cose importanti ed essenziali da dire [il vangelo non dice ASSOLUTAMENTE niente del genere]. I nostri dodicenni ci stanno dicendo cose essenziali, le cose più importanti da molti decenni [qualche esempio? Qualche documentazione?]. Saremo alla loro altezza se li includeremo pienamente in quella cittadinanza che si stanno meritando sul campo. (qui)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sì, lo so, mettermi a commentare il contenuto di questa pattumiera è una cosa un po’ scema, ma magari uno lo legge in fretta e qualche delirio gli sfugge. E invece non deve sfuggire, perché una roba come questa serve perfettamente a spiegare perché stiamo sempre più sprofondando nella merda.

barbara

E DOPO L’AGGRESSIONE A FINKIELKRAUT

spiegata come la prova evidente dello strapotere della lobby sionista, abbiamo il signor Gad Lerner che ci spiega che se un immigrato tenta di dare fuoco a uno scuolabus con cinquanta bambini dentro – strage scampata unicamente grazie al caso (un cellulare caduto di cui il terrorista non si è accorto) e il sangue freddo e coraggio di un bambino che si è tolto il laccio di plastica che gli imprigionava i polsi e ha chiamato la polizia – la colpa è del nostro atteggiamento nei confronti degli immigrati.
gad-delirio
E vengono in mente gli arabi londinesi che spiegavano la strage del 2005 con oltre 50 morti e 700 feriti, col risentimento dei musulmani per l’atteggiamento di diffidenza e sospetto nei loro confronti dopo l’11 settembre. E a lui si unisce l’ineffabile signora Livia Turco

Resterebbe poi da capire il fatto inaudito di come un individuo pregiudicato per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale su minore non solo sia in circolazione qui, ma che gli sia stata addirittura affidata la guida di uno scuolabus. E ancora, piacerebbe sapere perché qualcuno si sia inventato che prima di dare fuoco all’autobus avrebbe fatto scendere i bambini, quando in realtà li ha legati e ha tolto loro i cellulari per non rischiare che qualcuno sfuggisse: piacerebbe davvero poter pesare l’infamia di un essere immondo che cerca di scagionare un assassino che programma di far morire bruciati cinquanta bambini. Poi c’è l’altra storiella, che dire grottesca è dire poco, del bambino salvatore dei cinquanta compagni inizialmente identificato come un marocchino musulmano: evidentemente il vero autore del salvataggio, non solo italiano bianco ma addirittura biondo e addiritturissima con la catenina con la croce al collo, non era adatto al teatrino politicamente corretto che si voleva inscenare. Come la bella favoletta del musulmano che avrebbe nascosto gli ostaggi dell’Hyper Cacher, rivelatasi poi una bufala.

Quanto alle cause domestiche che hanno favorito la situazione, naturalmente ci sono, certo che ci sono. E ve le faccio spiegare da Giovanni Bernardini.

AGGIORNAMENTO: è giunto anche il terzo, tra cotanto senno: Beppe Severgnini: “Tornare a Crema e sentire storie di ragazzini coraggiosi, usciti da quell’autobus più forti e più maturi (a differenza di alcuni politici, che non matureranno mai)”.
Spero che saranno anche, quei ragazzini, abbastanza onesti e riconoscenti da andare a ringraziare quell’uomo meraviglioso che ha permesso loro di diventare forti e maturi.

barbara

I PARAGONI DI GAD LERNER

Il pezzo che segue è di nove anni fa. È firmato da Emanuel Segre Amar, ma si tratta in realtà di un lavoro a quattro mani: essendo stato inizialmente concepito come articolo per Informazione Corretta, la mia firma non poteva comparire, pena il cestinamento automatico dell’articolo. Precauzione inutile, come leggerete subito sotto.

LETTERA APERTA A GAD LERNER

Questa lettera aperta avreste dovuto leggerla nella home page di Informazione Corretta, ma per decisione unanime dell’Unico Signore e Padrone di Informazione Corretta, è stata prima censurata, poi, dopo robusta presa di posizione dell’autore, pubblicata nel ripostiglio, ben nascosta in mezzo a un’ammucchiata di altre lettere con tutt’altro destinatario, scompaginata e priva di link. Quindi l’unica versione integrale e fedele all’originale attualmente reperibile è quella che avete davanti agli occhi.

Signor Gad Lerner,
ho letto il suo articolo “L’Exodus rovesciato” – con grande patimento a causa del suo contenuto. Sono riuscito comunque ad arrivare alla fine, e vorrei commentare alcune (solo le più gravi, perché altrimenti questa lettera non finirebbe più) sue affermazioni.
Cominciando dal titolo: “Exodus rovesciato”, che mi induce a rivolgerle una domanda: lei sa che cos’era l’Exodus, signor Lerner? Ne conosce la storia? Perché se la conoscesse saprebbe che Exodus rovesciato sarebbe stato se Israele avesse impedito agli abitanti di Gaza di andarsene da quel paese martoriato dai terroristi di Hamas. Ma sulle navi, ed in particolare su quella ricoperta da una grande bandiera turca, vi erano dei terroristi armati, e non dei profughi in fuga. Sull’Exodus c’erano ebrei sopravvissuti dai campi di sterminio, sulla Mavi Marmara vi erano terroristi intenzionati a fare sterminio di ebrei: capisce la differenza?
Passiamo ora all’incipit: “proviamo un senso di vergogna”. No, signor Lerner: nessuno le ha dato mandato di parlare a nome degli ebrei, quindi, per favore, se ha opinioni da esprimere o posizioni da prendere, lo faccia in prima persona. Prima persona singolare, intendo dire.
E proseguiamo. “Arrembaggio dilettantesco… una delle pagine più oscure nella storia di Tzahal”, scrive subito dopo, tentando di spacciare un’opinione di parte per un dato di fatto. Ma le cose non stanno affatto così. Questa azione condotta da Tzahal, al contrario, resterà nelle pagine della moralità dello Stato di Israele che, coerentemente con gli altissimi valori etici che da sempre guidano le sue azioni e le sue scelte, ha ordinato ai primi uomini di scendere disarmati, pur conoscendo i gravissimi pericoli cui li esponeva. Se colpe si devono imputare a chi ha organizzato l’operazione, sono caso mai queste, non certo quelle per le quali lei sembra avere già deciso la sentenza, senza neppure avere la decenza di ascoltare, prima, tutte le parti in causa.
“Sconfitta morale”? “Senso di colpa”? Ero in Israele, in questi giorni, e tra la gente non ho trovato traccia di questi sentimenti: lei dove è andato a scovarli?
Andiamo avanti. Lei scrive che questa azione “spezza l’equilibrio strategico mediorientale in cui la Turchia rivestiva una funzione di stabilità”. No, signor Lerner: la Turchia ha smesso di avere quel ruolo e quella funzione da quando al governo è arrivato il partito islamico, e ha scelto di avere, al contrario, una funzione destabilizzante da quando il presidente Obama ha iniziato a fare di tutto per spingerla in quella direzione. Dica, signor Lerner, non le viene il dubbio che la scelta turca di appoggiare questo attacco militare in piena regola contro Israele non sia propriamente una dimostrazione di equilibrio strategico? E non è sfiorato dal sospetto che sull’attuale situazione di squilibrio e di crisi possa avere giocato un qualche ruolo l’Iran?
E poi mi spieghi, per favore: perché, per criticare il ministro Ayalon, incaricato di dare spiegazioni, non trova di meglio che rievocare un episodio di cinque mesi fa? Forse perché non ha argomenti migliori? Io, per esempio, l’ho incontrato proprio martedì scorso, e le impressioni che ne ho ricavato sono totalmente opposte alle sue.
E poi: “la Freedom Flottilla dei pacifisti” e “l’iniziativa umanitaria”; ma lei li ha visti, signor Lerner? Ha visto le foto delle armi? Ha visto i filmati del selvaggio attacco ai soldati israeliani, disarmati o quasi, con bastoni, spranghe di ferro, biglie d’acciaio, bottiglie rotte, coltelli? Ha visto i lanci di granate? Ha visto il soldato scaraventato giù dal ponte? Li ha visti intonare, il giorno prima, il grido di battaglia con l’incitazione ad ammazzare gli ebrei? E li chiama pacifisti? Ma lei ha un’idea, signor Lerner, di che cosa significhi la parola pace? Ed è al corrente della proposta del padre di Gilad Shalit di appoggiare la loro azione in cambio di una loro richiesta di far visitare Gilad dalla Croce Rossa? Non ha chiesto loro di liberarlo, signor Lerner, non ha chiesto che pretendessero di incontrarlo, non ha preteso, in cambio del proprio appoggio, che ottenessero di farlo visitare dalla Croce Rossa: ha proposto che lo chiedessero. Hanno risposto di no. Le ripropongo la domanda: lei ha un’idea di che cosa significhi la parola pace? E, mi permetto di aggiungere: ha un’idea di che cosa sia la decenza? Dovrebbe vergognarsi, signor Lerner, altro che dare lezioni di moralità a Israele!
Ancora: la “fragile” leadership di Netanyahu, l'”angoscioso senso d’accerchiamento vissuto dagli israeliani”… Ma con chi diavolo si incontra, lei? È sicuro di essere stato in Israele? È sicuro di avere parlato con degli israeliani?
E mi dica, signor Lerner, lei che è grande stratega, lei che ha la soluzione in pronta consegna chiavi in mano, lei che a differenza dello “sprovveduto” Ehud Barak sa perfettamente che bastava “limitarsi a bloccare fuori dalle acque territoriali il convoglio ostile”, perché non è andato a dirglielo, magari spiegandogli anche come si fa a  mettere in atto questa soluzione così semplice – perché lei lo sa, vero, come si fa a bloccare fuori dalle acque territoriali un “convoglio ostile” pieno di gente armata fino ai denti e pronta a battersi all’ultimo sangue…?
Ma ancora, dopo tutte queste perle, ancora tuona Gad Lerner, ancora non è contento*, vuole salire ancora più in alto, vuole toccare l’empireo e allora eccolo parlare dei “troppi simboli dolorosi nel paese che coltiva la memoria dei sopravvissuti alla Shoah quasi alla stregua di una religione civile”, e a questo punto le dico, con tutta tranquillità: lasci perdere questo argomento che dimostra di non aver compreso. Mi limito a ricordarle che in Israele solo il suo amico Barenboim ha osato suonare Wagner che avrebbe dovuto restare tabù, nonostante la sua grandezza artistica, almeno fino alla morte dell’ultimo sopravvissuto. Lei, come Barenboim, dimostra di non comprendere questo dramma collettivo. Capisco, signor Lerner, che la sensibilità, se uno non ce l’ha, non se la può dare, ma il rispetto, almeno il rispetto, credo si possa chiedere a chiunque. E rispetto, in certe circostanze, significa una cosa sola: SILENZIO. Se ancora non lo ha  imparato, sarebbe ora che cominciasse a provvedere.

Quasi tutta l’ultima parte è dedicata al suo incontro con gli “ebrei d’origine italiana” scrivendo, con evidente autocompiacimento, di non essere stato attaccato da loro. Non sospetta quale possa esserne il motivo? Glielo rivelerò io, signor Lerner: gli ebrei che più amano Israele non vengono ad ascoltarla perché sanno già, parola per parola, quello che lei dirà, e quelle parole non hanno alcuna voglia di ascoltarle, perché hanno già infinite occasioni di sentirle, identiche, da tutti i branchi di odiatori di Israele e di  antisemiti che popolano l’intero pianeta: non muoiono dalla voglia di scomodarsi a uscire di casa per sentirne delle altre. Quindi, per favore, non spacci il comportamento di chi è venuto a sentirla per la posizione tipica degli ebrei italiani che vivono in Israele: non lo è, e noi sappiamo perfettamente che non lo è. La verità è piuttosto che lei, come coloro che hanno creato J call e J street, è uno di quegli ebrei, che sempre, purtroppo, ci sono stati, che alzano la voce per portare divisioni, alla lunga sempre funeste. Ma non siete moderati, non siete sionisti, se, pur di fare mucchio, accettate le firme di personaggi inqualificabili per qualsiasi persona di buon senso (vuole dei nomi? Non credo che sia necessario…).
E tutti insieme non avete capito nulla di quanto succede in Medio Oriente, non avete capito che gli arabi non vogliono uno stato di Palestina accanto alla stato di Israele (Arafat 1988 le dice qualcosa? Se non le dice nulla, cerchi di capire il significato di tutte quelle carte che mostrano una Palestina dal Giordano al mare. Cerchi di capire il significato delle trasmissioni “culturali”, di quelle per bambini e ragazzi, che la moderata televisione del pacifista Abu Mazen trasmette regolarmente. E se le rimane qualche minuto libero, cerchi di dare un’occhiata alla costituzione di al Fatah, in cui sono tuttora presenti tutti gli articoli che dichiarano la distruzione di Israele obiettivo primario e  irrinunciabile). Le assicuro che, se non capisce, sono pronto a venire da lei a spiegarglielo personalmente. A quel punto capirà che non è stato commesso da Israele nessun “crimine marittimo”, e forse capirà anche che parlare di Intifada come “rivolta interna degli arabi col passaporto israeliano” è un non senso storico. Anzi, se preferisce, glielo faccio spiegare da qualche suo collega arabo israeliano, come Khaled Abu Toameh, che certamente avrà l’onestà di spiegare ai suoi ascoltatori quella verità del Medio Oriente che da decenni lei e i suoi compagni continuate pervicacemente a negare. E a quel punto spero che avrà la correttezza di ammettere che Israele non “degrada nel disonore”, e che “l’epopea dell’Exodus” non sta “facendo naufragio”.
E per concludere, un’ultima domanda, al “democratico” Lerner: gli USA “auspicano un ricambio di maggioranza politica” in Israele? È questo, secondo lei, il modo corretto di  gestire i rapporti tra stati amici ed indipendenti? Non pensa che, se  davvero così stanno le cose, il popolo israeliano e tutti coloro che hanno a cuore la sua sorte avrebbero tutti i motivi per essere indignati e arrabbiati? Che cos’è Israele, uno stato sotto tutela? È questo il suo concetto di democrazia, signor Lerner?
Emanuel Segre Amar

*

Incorreggibile recidivo, Gad Lerner, nella sua pretesa di parlare a nome degli ebrei tutti. Lo aveva già fatto – ricordate? – nella lettera aperta a Magdi Allam che, nel suo “Viva Israele” celebrava, tra l’altro, l’ebreo finalmente, grazie allo stato di Israele, capace di difendersi e di sfuggire al destino che altri vorrebbero cucirgli addosso. In quell’occasione il Nostro rivendicava orgogliosamente, a nome degli ebrei, il diritto di continuare a farsi portare come pecore al macello. E ora, investendosi di un mandato che nessuno gli ha dato, continua, a nome degli ebrei, a sputare veleno su Israele con lo stesso rabbioso livore con cui sputa veleno su suo padre. Ma stia attento, signor Lerner: a sputare controvento – contro il proprio vento – c’è il rischio di ritrovarsi spiacevolmente imbrattati.

Del paragone attuale si occupa invece Giovanni Bernardini.

PARAGONI INDECENTI

In Libia è in corso una nuova Shoah, dice Gad Lerner.
Certo, non passerei le mie vacanze in Libia. Del resto sono decenni, se non secoli, che l’Islam è traversato da continue guerre civili, e non per colpa dell’occidente.
Ma qualsiasi tipo di paragone con la Shoah è semplicemente INDECENTE.
Ormai è di moda banalizzare tutto, paragonare cose non paragonabili, definire “genocidio” qualsiasi episodio di guerra. La Libia ha un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, un governo con cui anche Minniti ha trattato e firmato accordi. Era complice di un genocidio?
Ma, a parte ogni altra considerazione, qualcuno riesce ad immaginare che gli ebrei nel 1943 ENTRASSERO in Germania, o in Polonia?
Qualcuno riesce ad immaginare che durante la dittatura di Pol Pot ENTRASSERO in Cambogia centinaia di migliaia di persone provenienti da altri paesi asiatici?
Riusciamo ad immaginare gente che ENTRASSE nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao, sia pure a scopo di transito?
In Libia arrivano “profughi” da mezza africa e dal medio oriente. Vanno proprio là dove sarebbe in corso un genocidio. E, stranamente, una volta entrati in Libia partono alla volta dell’Italia e dell’Europa. E’ in corso un genocidio ma nessuno impedisce alle vittime di andarsene tranquillamente. Esattamente lo stesso comportamento di Hitler, di Stalin, di Pol Pot, di Mao. Lo sanno tutti: dalla Germania nazista era facilissimo fuggire, come dalla URSS staliniana, dalla Cambogia dei Kmer rossi o dalla Cina di Mao. Per inciso, a suo tempo Gad Lerner fu ammiratore della Cina di Mao. Oggi vede un genocidio in Libia, NON VIDE il massacro di milioni di contadini cinesi.
Anche avere la faccia tosta è un diritto, ma tutti i diritti andrebbero esercitati con moderazione.

Io ho un’unica definizione per Gad Lerner: una brutta persona. E non mi si venga a dire che ogni essere umano merita rispetto: col piffero che rispetto quello là.

barbara