OGGI CI DEDICHIAMO ALLA SCIENZA

Partiamo da quel gran genio del Crisanti, che straparla del vaccino Pfizer in fase ultimativa di sperimentazione senza averne capito un caprifoglio in salmì (non con tutti la menopausa è misericordiosa). Spieghiamogli dunque come funziona la faccenda visto che lui lo ignora.

Umberto Minopoli

Crisanti scambia il progresso, che accorcia i tempi nella preparazione di farmaci e vaccini, per un limite. Dire che per un vaccino occorrevano “prima”, tra i 5 e gli otto anni di preparazione e ora è servito solo 1 anno, è una sconcertante affermazione: reazionaria e “tecnicamente” infondata. Progresso in medicina significa dotazione di risorse, mezzi, personale per la ricerca medica. Che oggi sono enormemente più elevati del passato. Se “prima” occorrevano 5 anni per la scoperta di un farmaco o di un vaccino , oggi i tempi sono accorciati, in modo considerevole, dal progresso nelle tecnologie di indagine e ricerca, dal numero dei ricercatori dedicati, dai mezzi finanziari (investimenti privati e pubblici a disposizione). Le aziende private (Pfeizer, Moderna, Astra Zeneca e tante altre) che hanno lavorato ai vaccini sono una garanzia per chi conosce le procedure di validazione e certificazione delle scoperte su vaccini e farmaci. Loro fanno profitti soltanto se il vaccino o farmaco, su cui hanno investito, risulta efficace. Nessuna azienda può passare all’incasso sui suoi investimenti iniziali se il prodotto della ricerca- farmaco o vaccino- non supera la “fase due”, quella in cui si testano efficacia e controindicazioni. Solo se il prodotto dà confortanti risultati in questa seconda fase può poi godere del supporto finanziario pubblico. Infine la terza fase, il “test sulla popolazione” (volontari) e la verifica degli effetti collaterali. La dotazione di mezzi finanziari e di risorse tecniche, superiori al passato, è stata la novità di oggi. Ed è questo che ha permesso una, relativamente, rapida seconda fase. Ed ha permesso di passare, nel giro di un anno, alla 3 fase: confezionamento del vaccino e test su un campione di popolazione. A differenza di ciò che dicono gli scettici, non sono affatto brevi i tempi della 3 fase. Anzi. Le verifiche di efficacia andavano fatte subito. Nel pieno dell’epidemia. Conta di più un dato invece: il numero del campione e la sua rappresentatività. È il contrario delle bugie (e delle diffidenze) che si raccontano. Sinora si arrivava ad un campione di volontari compreso fra 10 mila e 30 mila persone. Oggi tutti i candidati vaccini contro il Covid registrano più di 40 mila persone sottoposte ai test e qualcuno sta raggiungendo i 60 mila. Mai successo. Infine, precisiamo circa la paura degli effetti collaterali. Anche qui, quanta ignoranza! Il vaccino anticovid è, naturalmente, un nuovo vaccino. Ma rientra in una famiglia di prodotti e di tecniche (uso dell’Rna messaggero o di vettori virali depotenziati o resi innocui) conosciute da tempo. Non siamo a tecniche da Frankstein. La tipologia di tali vaccini non ha mai mostrato particolari problemi di sicurezza. Gli effetti biologici di queste tecniche sono noti. E verificati. E se hanno collateralità la mostrano, esclusivamente, al momento della somministrazione. Cioè nella seconda e terza fase del trial. Che è stata effettuata per alcuni vaccini ed è in via di completamento per altri. Non servono anni per verificare effetti collaterali. Proprio perché il meccanismo cellulare di un vaccino è noto. Non parliamo di un effetto (quello di un vaccino sull’organismo) sconosciuto e misterioso. Ma ampiamente noto. Pochissimi vaccini, infine, nella storia della lotta alle epidemie sono stati volontari e non obbligatori. Quella della libertà di scelta, in un’epidemia in atto, è una stramberia populista. Crisanti, se le autorità farmaceutiche statali autorizzano il vaccino non potrà rifiutare di vaccinarsi. Se vorrà continuare a fare il medico. Non è la sua personale salute il problema. Il problema è l’immunità di gregge.

Piccola nota di colore: il capo dell’equipe medica di MODERNA è israeliano e si chiama TAL ZAKS.

Confesso, anch’io all’inizio ero piuttosto scettica proprio per il fatto dei tempi brevi, poi lui mi ha spiegato con pazienza perché lo scetticismo non ha ragione di essere. E mi ha anche spiegato perché, a differenza di me, è molto preoccupato per la seconda ondata e ritiene indispensabile il vaccino (“capiscimi, sono di Bergamo”). Ho già postato un importante articolo suo sul tema, qualche giorno fa, e oggi vi segnalo quest’altro.

Proseguo con l’ineffabile signora Sandra Zampa, sottosegretario (sì, con la “o”) alla Salute, di cui già avevamo apprezzato il pensare rigorosamente scientifico, che adesso ci spiega che per Natale se, e sottolineo se, la situazione risulterà molto migliorata, potremo sì pranzare insieme, ma solo con parenti di primo grado

Quindi niente fratelli, niente nonni, niente zii, niente nipoti, per non parlare – diocenescampieliberi – di cugini, e, suppongo, neanche i coniugi che sono congiunti (“affetti stabili” con cui nella prima ondata era consentito trombare ma adesso non più), ma non parenti.

Passo a Maria Rita Gismondo, quella del covid banale influenza, quella che attenzione attenzione, il vaccino ci rende OGM, vade retro Satana. Leggo adesso queste interessantissime note.

A febbraio, era una banale influenza per tutti: virologi da palcoscenico, direttori sanitari, lo stesso Cnr… Un mese dopo, l’aveva detto solo lei [che evidentemente non si è accorta che in quel mese era cambiato qualcosina]. L’hanno crocifissa e lei ricambia scrivendo un libro sull’infodemia. Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio Microbiologia clinica, virologia e bioemergenze del polo universitario L. Sacco di Milano, è l’autrice di “Ombre allo specchio – bioterrorismo, infodemia e il futuro dopo la crisi” edito da La nave di Teseo. [Mi pare giusto: quale cosa più urgente da fare, nel bel mezzo di una pandemia, dello scrivere un libro per vendicarsi dei propri critici?]

Ci riproviamo. Il Covid-19 è “poco più grave di un’influenza” – la frase scandalo – solo perché lei è una donna?

Guardi, non sono una femminista sfegatata, mio padre voleva un maschio e io sono venuta su testarda e ribelle, ma la domanda mi tocca sul vivo, lo ammetto. [Mi autorizzate a mandarla a cagare?]

Bene, adesso ci spiega, anche se con un ragionamento contorto assai, che vengono contati come morti tutti quelli che escono dalla terapia intensiva, sia che ne escano coi piedi in avanti, sia che vengano spostati ad altri reparti in quanto migliorati, ascoltare per credere:

Molto scientifiche anche le dichiarazioni del conticino nostro del 25 febbraio 2020

Poi abbiamo finalmente una ineccepibile e inconfutabile documentazione sulla vera nascita del virus

sul migliore metodo scientifico per garantire la distanza di sicurezza

sul metodo, rigorosamente scientifico, con cui vengono approntati i dicipiemme che governano la vita di 60 milioni di persone

e sul modo migliore per affrontare un’epidemia.

Concludo con un sano proposito, che condivido al 100%.

Marco Taradash

– Hai sentito?
– ?
– La Destra propone una limitazione agli spostamenti di chi ha più di 70 anni. L’idea è di Toti ed è stata condivisa da Fontana e Cirio
– Per il nostro bene?
– Certo
– Domani passo da te
– A fare?
– Andiamo a ritirare il porto d’armi
– Ok, ti aspetto alle 8.

E badate che ho cominciato a essere addestrata all’uso delle armi da quando avevo sette anni, quindi regolatevi.

barbara

MENTRE L’ATTESA SI PROLUNGA 2

Comincio con questo sconvolgente episodio, assolutamente senza precedenti nella storia, che sicuramente rappresenterà un funesto precedente foriero di tragedie future. E questo lo dedico alle persone bizzarramente convinte che in America comandi Trump.

Qui l’articolo.

Proseguo con quest’altro video, che ci mostra da dove vengono i soldi per la campagna di Biden. E questo lo dedico alle persone che sembrerebbero bizzarramente convinte che, siccome in America comandano le corporation, ne sarebbe automaticamente avvantaggiato chi comanda al momento.

Quest’altro pezzo, preso dalla pagina di Jaime Andrea Jaime, residente negli USA, lo dedico alle persone bizzarramente convinte che col voto postale i brogli siano pressoché impossibili (l’ha detto Nature, mica il NYT o FoxNews!)

Allora, per i plancton.
Da sempre in USA si può votare per posta da casa con una scheda che si richiede espressamente al locale ufficio elettorale dove ci si deve preventivamente iscrivere mostrando documenti, identita’, Social Security e prova di residenza (normalmente un conto della energia elettrica o telefono o gas o mondezza).
Si chiama Absentee Ballot ed ovviamente e’ anche per i milioni di americani in giro per il mondo sia privati che TUTTI i militari e Diplomatici.
Quello che invece, con la scusa del Ciaina Vairus, si sono inventati e’ di inviare la scheda a tutti secondo liste di residenza e NON secondo quelle certificate degli uffici elettorali.
In pratica la mandano a tutti, cani e porci, morti, traslocati finiti in galera…., senza nessuna certificazione di identita’, come se uno andasse a votare senza nemmeno mostrare un documento comprovante chi realmente e’.
Chiare le truffe possibili che capirebbe un bambino dell’asilo?

Raccomando invece la lettura di questa ottima analisi di Mordechai Kedar a coloro che ancora non si rendono conto dell’immane catastrofe che incombe sull’intero Medio Oriente con la presidenza Biden – leggi Obama+Clinton+Kamala Harris.
Il prossimo articolo potrebbe forse fornire qualche spunto di riflessione a chi è fortemente critico su temi quali Cina, UE, clima. Da parte di un giornalista che non è mai stato un trumpiano a oltranza.

Giulio Meotti

Non sono mai stato un trumpiano tanto per fare, non ho mai amato certe sue mattane e familismi e che non abbia letto più di cinque libri in vita sua, ma ora che ha perso qualcosa va detto chiaro. Trump è stato eletto per porre fine ai cosiddetti interventi “umanitari” e lo ha fatto. Ha eliminato il Califfo Baghdadi e il Generale Soleimani senza farsi trascinare in nuovi Vietnam. Ha annullato l’”accordo” di Obama che avrebbe dato all’Iran una via alle armi nucleari, una nuova Monaco. È uscito dal ridicolo accordo sul clima di Parigi. Ha rafforzato la posizione di Israele in Medio Oriente e costretto Emirati Arabi, Sudan e Bahrain a farci la pace. Ha osteggiato l’Onu. Ha detto agli europei che dovevano contribuire di più alla propria sicurezza, oltre al proprio luna park sociale. Ha eletto giudici importanti alla Corte Suprema, nemesi della cultura progressista che vorrebbe l’America simile alla Svezia (penso ad Amy Barrett e alla sua famiglia [che ha preso il posto di quella, recentemente defunta, che per ventisette anni ha prostituito la legge all’ideologia]). Ha completamente cambiato il modo in cui gli americani pensano alla propria dipendenza dai prodotti cinesi a buon mercato. Mai prima la Cina ha sentito una minaccia al proprio dumping economico planetario. Quando un paese industriale avanzato non è in grado di produrre mascherine chirurgiche, guanti e gel per le mani e ibuprofene durante una pandemia, significa che la globalizzazione si è spinta troppo oltre. Va rivista per non morire in suo nome. E questo vale anche per l’Italia. Ma il più grande risultato di Trump è stato nell’economia. Durante i primi tre anni della sua presidenza, una quota importante di ricchezza è andata ai lavoratori più poveri. Ha portato crescita salariale agli svantaggiati. Ecco perché gli elettori nelle zone dimenticate del paese, i forgotten men che ho descritto due giorni fa, hanno votato per lui nel 2016 e in numero ancora più grande nel 2020. Ecco perché un numero sorprendente di afroamericani si è rivolto a lui quest’anno. Con la “giustizia sociale” le minoranze non mangiano. Le sue restrizioni all’immigrazione hanno ridotto la concorrenza per gli americani più poveri. Trump tornerà a giocare a golf in Florida. Quella che perde è una certa idea della realtà. E’ quella che ha portato molti immigrati che lavorano duro a votare Trump e quasi tutti i bianchi benestanti a votare Biden. Perdono i vecchi, sporchi rapporti umani e vince il Silicio dei social. Perde la nazione e vince il “villaggio globale”. Perde l’idea che la propria cultura conta e vince il multiculturalismo. Dopo questa festa di liberazione da Trump ci sarà da lavorare per l’Occidente. Se devo scegliere fra il mondo di Oprah, di chi butta giù le statue e degli accademici che lavorano per una società di individui indefiniti, e il mondo di un operaio americano dai denti consumati dal tabacco e di un messicano rispettoso delle regole e con il rosario in tasca, non ho dubbi.

Concludo la puntata odierna con questa breve, doverosa, riflessione:

e con un confronto fra i due candidati sul tema del razzismo. Questo è Biden

che faccia da mona anche da giovane!

e questo è Trump. Vedete un po’ voi.

barbara

MENTRE L’ATTESA SI PROLUNGA 1

Di materiale ce n’è molto, troppo per un post solo. Quindi ve ne do una parte, e nei prossimi giorni con calma vi darò il resto. E cominciamo dunque con un po’ di dati di fatto.

Guglielmo Picchi

Perché Donald Trump ha vinto
E come i democratici provano a rubare le elezioni.
Avrebbe dovuto essere la notte del riscatto dei Democratici quattro anni dopo la sconfitta di Hillary Clinton da parte dell’odiato e avversato Donald J. Trump. Joe Biden sarebbe dovuto essere acclamato 46esimo presidente USA a furor di popolo e la parentesi trumpiana chiusa per sempre.
Ma gli elettori americani si sono espressi in modo sorprendente secondo gli esperti, i sondaggisti, gli analisti e il MSM che si aspettavano e avevano predetto un trionfo per Biden.
Ebbene dopo la notte elettorale è chiaro a tutti che ancora un vincitore apparentemente non c’è o se proprio stiamo all’apparenza dei dati elettorali pubblicati quel vincitore potrebbe essere Joe Biden e non il presidente Trump.
Tuttavia analizzando bene quando sta avvenendo possiamo trarre alcune conclusioni che poi andrò ad argomentare:

1. Donald Trump ha vinto superando la soglia dei 270 grandi elettori del collegio elettorale
2. I Democratici stanno facendo di tutto per vincere. E per farlo si scoprono alcune gravi anomalie che meritano prima attenzione e poi azione per rimediarvi-

I risultati elettorali per Donald Trump dimostrano una grande capacità di mobilitazione della sua base elettorale a livelli elevatissimi e in modo molto superiore rispetto al 2016. Questo a dimostrazione che le sue politiche hanno saputo raccogliere consenso aggiuntivo nonostante la netta avversione di media, big tech, deep state, internazionale globalista e compagnia cantante.
Alla fine dell’election day (ED) Trump dimostra in modo autorevole di poter vincere la sun belt Texas, Georgia, Florida e North Carolina.
Primo intoppo: Georgia e North Carolina pur con considerevole vantaggio di Trump interrompono o rallentano il conteggio dei voti e addirittura si fermano e non vengono assegnate.
Secondo intoppo: nella Rust Belt Trump dimostra di avere numeri buoni e di essere tonico. Netto vantaggio in Pennsylvania Wisconsin e Michigan aldilà di ogni sondaggio. Anche qui si decide di interrompere la conta.
Terzo intoppo: senza troppi complimenti l’Arizona viene assegnata prima ancora di cominciare lo scrutinio a Biden anche se molti indicatori facevano presagire che Trump potesse essere competitivo. Precisiamo che alla chiusura del seggio il 70% del voto postale è stato annunciato. Per cui chiusura delle urne, rilascio dei risultati del voto postale e assegnazione sono avvenuti contestualmente.
A questo punto gli esperti e i commentatori vanno a dormire consapevoli che molti voti per posta dovessero essere scrutinati, ma il vantaggio di Trump fosse tale da essere rassicurante per l’esito finale
Poi
Quarto intoppo: nella notte poi succede qualcosa di inspiegabile sia in Michigan che in Wisconsin arrivano aggiornamenti di voti da alcune contee con Biden beneficiario del 100% dei voti e Trump ZERO.
Ecco in Michigan Biden riceve in un solo colpo un aggiornamento da 138.339 voti e Trump ZERO.
Circostanza e numero troppo evidente per sfuggire all’attenzione dei commentatori compreso il sottoscritto.
E così tra gli altri Sean Davis analista del The Federalist su twitter pubblica la sorpresa per i 138.339 voti attribuiti all’improvviso a Biden.
Quinto intoppo. Twitter censura Davis e tutti coloro che tentavano di riportare la stessa notizia affermando che il contenuto era controverso e poteva confondere un processo elettorale.
Dopo una analisi si è scoperto che si sarebbe trattato di un typo ovvero uno 0 in più aggiunto ai dati della Contea Shiawassee in Michigan [certo, un errore: chi mai potrebbe essere così malpensante da pensare a qualcosa di diverso?]. L’errore scoperto proprio da utenti di Twitter che avevano colto il balzo spropositato di Biden. Che si sia trattato di un maldestro tentativo di favorire Biden? L’errore è stato comunque poi corretto.
Sesto intoppo: nella Contea di Antrim sempre in Michigan nel 2016 Trump vinse con oltre 30% di vantaggio sulla Clinton e invece i dati del 2020 riportavano un dato di Biden che sopravanzava Trump di 29 punti. Anche qui il county clerk ha detto che avrebbe investigato l’anomalia e fornito una risposta.
Settimo intoppo; in Wisconsin all’improvviso un aggiornamento di dati mostra Biden recuperare e chiudere un gap di 4,1% nei confronti di Trump con il solito metodo del 100% voti Biden e ZERO Trump
Ottavo intoppo. Anche in Michigan una misteriosa linea verticale che chiude il gap tra Biden e Trump appare all’improvviso.
La campagna di Trump ha chiesto naturalmente il riconteggio dei voti sia in Wisconsin che in Michigan e in entrambi ha inviato la propria squadra di legali.
Nono intoppo: in Pennsylvania anziché usare il metodi dell’aggiornamento selvaggio di voti 100% Biden ZERO Trump, si ritiene legale di poter contare tutte quelle schede prive di un qualsiasi tipo di prova che siano state spedite prima dell’ED come prevede la legge dello stato.
Decimo intoppo: in Arizona ci sono schede elettorali votate con dei pennarelli denominati Sharpie Marker che rendono difficile la lettura delle schede da parte delle macchine per la conta. Naturalmente è avvenuta in sezioni elettorali molto favorevoli al GOP e che ha prodotto per ora l’invalidazione di molte centinaia se non migliaia di schede.
UnDecimo intoppo: conteggio fermo in Arizona dove mancano 500.000 schede dell’ED che vedono il GOP prevalere 2 a 1 sui Dem che potrebbero portare lo stato dalla parte di Trump che attualmente segue Biden di 100.000 voti.
I democratici hanno molto da spiegare ed è evidente che i voti reali confermino la vittoria di Donald J Trump e possa continuare il proprio mandato come Presidente degli Stati Uniti d’America.
La via è NC, GA, PA e AZ. Ecco i 62 voti che mancano per arrivare a 279. E Trump è presidente. Adesso ha 217 voti (3 Alaska inclusi)

E qui abbiamo un paio di cosettine successe a Detroit,

il bollettino dei morti aggiornato

e qualcuno ha giustamente pensato di costruirci su qualcosa

Aggiungo una breve considerazione di:

Giovanni Bernardini

COVID E CINA

1) Il Covid è nato a Wuan. Da li ha raggiunto Londra, Milano e New York, ma NON Pechino o Shangai.
2) Il mondo lotta col Covid da quasi un anno. Ci sono state prime e seconde ondate. Sembra che in Cina il Covid sia stato sconfitto in due, tre mesi.
3) L’Italia ha circa 60 milioni di abitanti. Il Covid ha fatto finora in Italia quasi 40.000 vittime. La Cina ha oltre 1300 milioni di abitanti. Il Covid ha fatto in Cina poco più di 4000 vittime.
4) L’economia cinese è l’unica al mondo ad essere in forte crescita.
5) Grazie al Covid è stata possibile negli USA la truffa del voto postale che potrebbe togliere dalla circolazione l’unico serio oppositore del governo comunista cinese.
Ogni commento è superfluo.

Come ho già ripetutamente avuto modo di dire, sono assolutamente convinta dell’origine naturale del virus. Non è però casuale l’eliminazione di tutti i medici e ricercatori e giornalisti che tentavano di denunciare l’esistenza dell’epidemia, e l’occultamento di ogni informazione da settembre a fine gennaio. E non è casuale la chiusura di tutti i voli interni e la prosecuzione di quelli verso l’estero. E non è casuale che l’ammissione dell’epidemia in atto sia avvenuta non prima che questa si fosse ormai diffusa in quasi tutto il mondo. Quindi direi che, anche per le persone più refrattarie al complottiamo, il ragionamento fila.

E concludo la parte scritta con alcune osservazioni di

Giulio Meotti

Pensavano che accusando Trump di razzismo, di fascismo, di suprematismo bianco, di aver spaccato il paese, avrebbero creato una “onda blu” da catapultare Biden direttamente alla Casa Bianca. Ora i Democratici si ritrovano a sperare in una scheda dopo l’altra. Vinceranno loro, perché la demografia e il cambiamento americano li avvantaggiano. Ma ci hanno raccontato una America che non esisteva, pronta a emendare l’errore morale del 2016. Non è stato così. Emerge un paese spaccato a metà e questo nel lungo termine favorirà i Democratici. Da un lato l’America sempre più urbana, sempre più uniforme, sempre più liberal, dove si va a vivere sempre di più e che tende alla omogeneità politico-culturale (27 delle 30 principali città americane sono solidamente democratiche). Dall’altro, l’America “profonda”. La prima che crede nell’uguaglianza. La seconda nella libertà. La vecchia distinzione fra gli “anywhere”, che potrebbero vivere ovunque, i “somewhere”, che vivono da qualche parte. Speravano che le minoranze tirassero la volata a Biden. Trump si è rivelato il candidato repubblicano che ha raccolto più voti fra i non-bianchi nella storia dei repubblicani. I Latinos, che non sopportano che la sinistra colorata dica loro che si devono chiamare “Latinx”, in omaggio alla mania del transgender. I cubani della Florida. I cattolici conservatori e tradizionali. E poi gli afroamericani, che non hanno fatto muro con i Dem. E soprattutto la classe operaia bianca, che ha di nuovo votato per Trump. “L’aspettativa di vita in gran parte degli Appalachi è inferiore a quella del Bangladesh”, ha spiegato il Nobel per l’economia Angus Deaton in riferimento alla regione americana tipicamente rurale e bianca. Mi ha sempre colpito questa frase. A Norton, nel West Virginia degli Appalachi, il Ground zero americano della dipendenza da oppiacei, Trump ha preso il 70 per cento. Come a Grundy, dove è più facile soffrire di cuore e diabete che avere un lavoro. Sono luoghi dove le lauree scarseggiano e ci si fanno domande semplici: il mio paese andrà in rovina? Avrò abbastanza carburante? Che vita avranno i miei figli? Sapremo difenderci e proteggere gli amici? Gli oligarchi della tecnologia, gli accademici e le “persone intelligenti” non li capiscono o al massimo li considerano “omofobi e razzisti”. E’ l’America dei “nuovi yuppie”, i produttori delle serie tv, i dipendenti delle organizzazioni non governative, gli sceneggiatori, i giornalisti, gli amministratori di università, i bioingegneri, i consulenti finanziari, gli avvocati…. Fisici ben curati, leggono tutti le stesse cose e discutono di diseguaglianza. La loro polizza assicurativa è l’istruzione e vogliono una America di alte tasse, egualitarismo ed ecologismo. Vogliono essere non solo ricchi, ma “migliori”. Non vanno per centri commerciali, ma su Facebook. E’ una élite impegnata in un progetto spietato di riproduzione della propria posizione sociale. Poi c’è l’America rauca, ruvida, chiassosa, dove l’ascensore sociale è rotto, delle “steel town” della Pennsylvania, dove si menano le mani, delle fabbriche e delle famiglie scalcinate, degli agglomerati di capannoni del Michigan, l’America ritratta nel film “Il cacciatore”, di un’ansia sociale, del “white trash” come lo chiamano i sociologi, delle comunità di origine scozzese e irlandese, economicamente in rosso e moralmente indifendibili, dove non ti fidi di nessuno e si fatica a trovare lavoro, la caricatura grammaticalmente scorretta e un po’ obesa di tutti i media, l’America che non vuole che la Cina distrugga quel che resta dell’economia americana, che ci tiene al patriottismo, che non vuole che le minoranze di estrema sinistra e Black Lives Matter processino la storia americana. Non si preoccupano di un grado in più, ma di estrarre gas. Non vogliono che lo stato dica loro come devono vivere e morire o quale bagno usare. E’ l’America che vuole ancora “fare” delle cose, coltivare, tirare su il petrolio, che ogni tanto va ancora in chiesa e osserva la stagnazione economica, la disintegrazione umana, il declino dei punti di riferimento culturali. Non seguono gli Emmy Awards. Sono inorriditi dal politicamente corretto. Se ne fottono delle prediche delle star di Hollywood. Non accettano la soluzione approntata per loro dalle élite: l’oblio. E’ quello che chiamano, banalmente, “populismo”. Ecco, trovo ancora una volta molto triste questa incapacità dei nostri sondaggisti, dei nostri media e dei nostri scrittori di comprendere l’America dei “deplorevoli”. Quella che ancora si domanda: chi siamo?

Probabilmente quando Meotti ha scritto questo pezzo non erano ancora accertati tutti i brogli di cui poi è arrivata conferma, e questo può spiegare alcune affermazioni che potrebbero apparire un po’ singolare.
Per oggi con la parte scritta mi fermo qui. Vi regalo ancora un piccolissimo campione delle performance del possibile prossimo presidente della massima superpotenza mondiale

e una testimonianza in diretta sul posto.

Per oggi basta, tanto la fine dei conteggi non avverrà prima del 12, è stato detto, quindi avrò tutto il tempo di smaltire tutto il malloppo.

barbara

CRONACA DI UNA BANCAROTTA

Sociale, morale, politica, legale, economica, sanitaria, mentale. Totale.

Restrizioni ed esercito nelle strade per Dpcm. E meno male che amiamo libertà e serietà…

Nel Regno Unito i deputati Tories mettono alle strette il loro primo ministro perché le misure anti-Covid non sono sufficientemente dibattute ai Comuni, mentre in Italia basta un atto amministrativo per schierare l’esercito. E meno male che “amiamo la libertà ma anche la serietà”: maggioranza silente, misure anticipate sui media, opposizione sonnolenta

Da diversi giorni il primo ministro britannico Boris Johnson ha un vero grattacapo da risolvere e non riguarda Brexit. Il malumore tra le fila del Partito conservatore sulla gestione dell’emergenza Covid si è fatto sempre più rumoroso, al punto che si pronosticano un’ottantina di deputati pronti alla battaglia contro il loro leader perché le misure di prevenzione annunciate diventino oggetto di dibattito alla Camera dei Comuni: tra queste c’è la possibilità di avvalersi dell’esercito per rafforzare i controlli. Scrutiny è la parola d’ordine: un esame minuzioso delle misure proposte per poi procedere con una votazione.
Particolarmente interessante è anche lo spunto offerto sulle pagine dello Spectator da Petronella Wyatt che ha ricordato al suo ex direttore Johnson una massima di Benjamin Franklin che amava citare quando era alla guida della rivista d’animo conservatore: “Chi rinuncia alla libertà, allo scopo di raggiungere una piccola e temporanea sicurezza, non merita né l’una e l’altra”

A Roma però sono molto più seri. Il meccanismo ormai è consolidato: prima ancora che il nuovo, ennesimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte diventi realtà, i mezzi d’informazione hanno fornito diversi retroscena e interpretazioni degli umori che si respirano a Palazzo Chigi e dintorni. Si sonda il terreno: l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto in tutto il Paese e non solo in alcune regioni, l’idea di imporre un coprifuoco ai locali a partire dalle 23, il piano per limitare il numero di invitati ad occasioni quali matrimoni, battesimi e altre cerimonie. L’opinione pubblica reagisce, si aggiusta il tiro – la chiusura anticipata di bar e ristoranti pare essere rientrata, ma perché, assicurano i soliti bene informati, si vuole procedere con cautela, quindi potrebbe essere solo rimandata – e alcuni punti restano, tra i quali l’impiego dell’esercito per evitare forme di assembramento e monitorare la situazione. In un Paese che può vantare polizia, polizia locale, carabinieri e guardia di finanza [e la guardia costiera: è stata usata anche quella per dare la caccia al tipo in canoa e a quello che faceva sub al largo, in assoluta solitaria], che in regime di lockdown davano la caccia ai trasgressori con droni ed elicotteri, a favor di telecamere… Evidentemente non bastano.
Il dispiegamento dell’esercito, dunque, sarebbe previsto da un atto amministrativo, non avente forza di legge, che non richiede dunque firma del capo dello Stato né passaggi parlamentari vincolanti. Tutto ciò sta avvenendo con lo scontato disinteresse della maggioranza (i grillini poi sono troppo presi dalle beghe sulla proprietà del blog delle stelle, al punto che il ministro degli esteri pare essersi scordato pure dei 18 pescatori siciliani sequestrati in Libia), tanto che nemmeno il numero legale alla Camera sulle comunicazioni del ministro Speranza è riuscita a garantire, e la sonnolenza di un’opposizione che, superate le elezioni amministrative, ha sotterrato l’ascia di guerra. Il Quirinale più che super partes, si mantiene alla larga e non proferisce parola: evidentemente è il nuovo codice della strada a mostrare molte più criticità, d’altronde i monopattini sono davvero un pericolo per tutti…
Dev’essere iniziata la nuova fase auspicata da Conte con il discorso di domenica scorsa ad Assisi, in cui accennava alla necessità di una “rigenerazione interiore” e di una “radicale mutazione di passo e prospettiva, anche sul piano culturale”. Per essere liberi, ma soprattutto seri. Ci auguravamo avvenisse con mezzi e modalità diverse, ma è chiaro che gli ingenui siamo noi…
Ps: se vi capitasse di visitare una delle località del Basso lodigiano rinchiuse nella famosa e triste zona rossa, chiedete a chi vi abita quali siano i ricordi che più hanno lasciato il segno di quei giorni. In molti vi risponderanno indicando la presenza dei militari a delimitare i confini entro i quali potevano muoversi.
Dario Mazzocchi, 7 Ott 2020, qui.

“Don’t let it dominate your life”. Il messaggio di Trump e la vera emergenza in Italia: economica e democratica

Mentre Trump cerca di ribaltare una narrazione a lui sfavorevole e lanciare un messaggio di ottimismo e vigore (si può convivere con il virus senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden), qui in Italia, dove “amiamo la libertà ma anche la serietà”, dopo otto mesi si procede ancora a colpi di Dpcm e restrizioni… Ma l’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione

Noi di Atlantico Quotidiano siamo stati tra i primi a non sottovalutare il virus di Wuhan. Sebbene privi di competenze scientifiche e mediche, ne abbiamo intuito la pericolosità semplicemente sulla base delle misure drastiche adottate dal regime di Pechino, che apparivano del tutto sproporzionate rispetto ai numeri (evidentemente falsi) che dichiarava a metà gennaio [anch’io. Sulla base del fatto che conosco la Cina, e se loro dicono che non c’è pericolo, sapendo con assoluta certezza che mentono, so anche con altrettanta certezza che il pericolo c’è]. Tra i primi abbiamo denunciato con una lunga serie di articoli il cover up firmato Cina/Oms e compreso che l’ondata del virus sarebbe arrivata e ci avrebbe travolti. Chi oggi governa l’emergenza a colpi di restrizioni e obblighi, anche senza basi scientifiche, implicitamente scaricando sulla cittadinanza la responsabilità dell’aumento dei contagi e diffondendo il panico, all’epoca assicurava che eravamo pronti [“prontissimi”, per la precisione] anche se non lo eravamo affatto, abbracciava cinesi, mangiava involtini, beveva spritz nella “Milano non si ferma”, e accusava di razzismo chi chiedeva rigorose quarantene per chiunque arrivasse dalla Cina.
E siamo stati tra i primi anche a denunciare l’emergenza democratica, i rischi di deriva autoritaria, non tanto per le misure di restrizione in sé, ma soprattutto per le modalità con le quali venivano adottate (i Dpcm) e per il protrarsi di uno stato d’emergenza che da troppi mesi concentra “pieni poteri” nelle mani di pochissimi uomini senza una adeguata e tempestiva azione di controllo da parte del Parlamento. Ieri, qualcuno si è scandalizzato perché le opposizioni hanno esultato quando alla Camera è mancato il numero legale sulla risoluzione di maggioranza in merito alle comunicazioni del ministro Speranza sull’ennesimo Dpcm. Ma perché la maggioranza non era in aula a votare la sua risoluzione? L’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione. Dopo ben otto mesi d’emergenza, si può, anzi si deve fare opposizione anche su una gestione del Covid a colpi di Dpcm e Parlamento “edotto”.
Dopo quasi dieci mesi di pandemia, un lockdown estremo di quasi tre mesi che ha messo al tappeto le attività economiche, e considerando che conosciamo meglio la malattia, le cure sono più efficaci ed è, quindi, meno letale, dovrebbe essere pacifico che occorre trovare un modo per convivere con il virus se non vogliamo distruggere milioni di vite ammazzando la nostra economia e trascurando malattie altrettanto se non più pericolose e letali.
Eppure, chiunque osi mettere in dubbio l’approccio adottato o le singole misure – tra l’altro non sempre supportate dai pareri del Cts, come si è visto – viene demonizzato, ricorrendo allo straw man argument. Chi non si allinea all’allarmismo imperante è “negazionista”, come se sostenere un approccio diverso, più attento alle ricadute economiche e sociali, significasse negare o sottovalutare la pericolosità o l’esistenza stessa del virus.
Tra chi ne ha fatto le spese in questi mesi, nella narrazione manipolatoria dei media mainstream, è senz’altro il presidente Donald Trump, appena tornato alla Casa Bianca dopo un ricovero di qualche giorno, al Walter Reed General Hospital, per Covid-19.
Nel video di poco più di un minuto diffuso lunedì sera al suo rientro, è condensato il suo approccio, a nostro avviso equilibrato:

“Non abbiate paura. Non lasciate che il virus domini la vostra vita. Abbiamo le migliori attrezzature mediche, abbiamo i migliori medicinali, abbiamo bravissimi medici e infermieri … So bene che c’è un rischio, che c’è un pericolo, ma non lasciatevi dominare dal virus. Uscite, state attenti… abbiamo i migliori medicinali e i vaccini arriveranno molto presto”.
[A proposito di Trump: una riflessione

di uno che difficilmente potrà essere accusato del famigerato suprematismo bianco]

Smentiamo innanzitutto una menzogna che i media mainstream sono riusciti a inculcare nella mente del loro pubblico: Trump non è mai stato “negazionista” (così come Boris Johnson non ha mai pensato all’immunità di gregge come strategia contro il coronavirus). Ha prontamente chiuso il Paese ai voli dalla Cina, ancor prima della dichiarazione d’emergenza dell’Oms, scelta per cui fu criticato da Biden e dai Democratici con la solita accusa di “razzismo”. Ha disposto le quarantene, si è mobilitato per le navi ospedali e l’acquisto dei dispositivi sanitari, ha spinto la ricerca sui vaccini. Ha stanziato le risorse necessarie perché test e terapie fossero gratuite per tutti [alla faccia della leggenda dei tamponi a 4000 dollari] e si è battuto per far sì che le cure sperimentali fossero disponibili a tutti prima possibile. Infine, ha duramente accusato la Cina e l’Oms per aver ingannato il mondo e contribuito alla diffusione del virus. Non sembra proprio una condotta da “negazionista”.
Ricordiamo anche che non è di competenza federale decidere le misure restrittive e i lockdown nei singoli stati, né la responsabilità di organizzare e preparare le strutture sanitarie. A Trump si può certo imputare qualche leggerezza: per esempio, non aver voluto esibire in pubblico l’uso di dispositivi di protezione come le mascherine, o non aver rinunciato ad eventi pubblici, ma questo non perché negasse la pericolosità del virus, ma perché il suo obiettivo, da imprenditore che sa bene quanto il mood influenzi l’economia, è sempre stato quello di non deprimere e gettare nel panico il Paese. La sua posizione è sempre stata di cercare di convivere con il virus senza fermare le attività economiche e, laddove si sono dovute fermare, per farle ripartire al più presto, consapevole che la Cina è lì pronta ad approfittare delle difficoltà economiche dell’Occidente. Viceversa, molti governatori Democratici sono apparsi quasi tifare per il virus per mero calcolo politico, alcuni arrivando a prospettare la completa riapertura dei loro stati solo dopo le elezioni presidenziali.
Ora il messaggio di Trump è chiaramente volto a ribaltare una narrazione per lui estremamente negativa: se la notizia della positività, il ricovero in ospedale, avvaloravano l’accusa dei suoi avversari di aver sottovalutato il virus, rimettersi presto e bene, a 74 anni, significa dimostrare quanto ha sempre sostenuto, e cioè che con il virus si può convivere senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden. Significa potersi presentare come vincitore, rafforzare la sua immagine di leader combattente, persino sprezzante del pericolo, che non si è nascosto, non si è rinchiuso dentro la Casa Bianca, ma ha sfidato il virus come milioni di americani che non si sono fermati. Non sappiamo se basterà a garantirgli la rielezione, ma è uno storytelling senz’altro meno penalizzante di quello che vedeva il presidente rinchiuso in ospedale, “punito” per aver sottovalutato il virus…
Ma nel suo messaggio di ieri c’è anche tutto l’ottimismo, fondato sulla fiducia nei progressi della scienza e della medicina, che fa parte della cultura profonda americana. Vedremo se e quanto il coronavirus ha intaccato e piegato, almeno temporaneamente, quello spirito. In tal caso, il messaggio di Trump avrà toccato le corde sbagliate e risuonerà stonato alle orecchie della maggioranza degli americani.

Se invece noi in Italia ci troviamo con un governo che vuole impiegare l’esercito contro gli assembramenti, che ci obbliga alle mascherine all’aperto, nella totale assuefazione dei media e sonnolenza delle opposizioni, allora non possiamo troppo lamentarci se ci dicono che amiamo la libertà meno di altri popoli…
L’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto viene giustificato in queste ore con la necessità di “recuperare il livello di attenzione”, dare un “segnale psicologico di allerta” (Zingaretti). In sostanza, ci pare, stanno ammettendo che vogliono creare allarmismo. Peggio che inutile, significa lanciare il messaggio che il pericolo è ovunque, che stiamo tornando al dramma di marzo-aprile scorsi, alimentando un clima di paura che rischia di avere sull’economia effetti simili a quelli del lockdown.
E certo, però, fa comodo a chi ci governa, da Palazzo Chigi o a livello regionale, scaricare la responsabilità dell’aumento o meno dei contagi sui comportamenti dei cittadini, distrarre il dibattito pubblico dalla propria inefficienza e impreparazione.
A Roma assistiamo a code di chilometri, centinaia di auto in fila per i tamponi drive-in. I mezzi pubblici sono di nuovo affollati, mentre come ha osservato il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, “dovrebbero essere raddoppiati”, ma a quanto pare otto mesi di emergenza e 100 miliardi di debito extra non sono stati sufficienti per potenziarli. La distribuzione del vaccino antinfluenzale è in ritardo, molte regioni non hanno aumentato a sufficienza il numero di terapie intensive, di medici e infermieri, e non hanno ancora predisposto strutture dove accogliere positivi che non richiedono il ricovero ma che per le loro condizioni non possono nemmeno essere lasciati a casa.
Sul lato economico, molti lavoratori e le loro famiglie aspettano ancora la cassa integrazione di maggio, molte imprese falliscono, il Recovery Fund è una “favola” che dobbiamo dimenticarci, ammettono anche i giornalisti che l’hanno venduta ai loro lettori, arriverà nella seconda metà del 2021, sempre che arrivi (e bisogna vedere quanti italiani, nel frattempo, non ce l’avranno fatta: e non per il Covid…). Per non parlare della scuola…
Ma di tutto questo, che ha a che fare con l’inettitudine di un governo che si è dimostrato capace solo di chiudere e vietare, non si parla, se non marginalmente. La priorità è l’obbligo delle mascherine all’aperto e chi dissente è “negazionista”…
Federico Punzi, 7 Ott 2020, qui.

E poi mettiamoci il De Luca che fa ricoverare tutti gli asintomatici per poi strillare all’intasamento degli ospedali che “conferma” la situazione di emergenza con conseguente necessità di rinchiuderci di nuovo tutti quanti e metterci l’esercito sulla porta di casa nel caso ci venisse la malaugurata idea di voler uscire.
E per concludere guardiamoci questo:

barbara

AGGIORNAMENTO

Finalmente, con 125.314 tamponi, al posto della manciata di migliaia che si facevano al tempo dell’epidemia, ci sono riusciti.

Da domani chi esce di casa dovrà sempre portare con sé una mascherina. “C’è una risalita dei contagi. Abbiamo varato un decreto per prorogare lo stato di emergenza e introdotto l’obbligo dell’uso della mascherina all’aperto. Non va solo portata ma anche indossata. Dobbiamo essere più rigorosi”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti, ha spiegato quali sono le nuove misure anti Covid previste, che saranno in vigore da domani e fino al prossimo 15 ottobre, quando probabilmente le regole anti Covid saranno aggiornate con un nuovo dpcm.
Il rischio, ha spiegato Conte, è che la netta risalita dei contagi possa comportare una necessità di varare nuove misure più restrittive per le attività sociali e commerciali. Per questo è stata prorogato lo stato d’emergenza fino al prossimo 31 gennaio. Il nuovo provvedimento varato oggi allunga l’effetto delle misure già disposte con il dpcm del 7 settembre in scadenza alla mezzanotte oggi, e limita i poteri dei presidenti delle Regioni: “Abbiamo ritenuto opportuno e necessario recuperare quel rapporto tra Stato e Regioni che avevamo costruito nella fase più dura. D’ora in poi le Regioni potranno adottare misure più restrittive rispetto a quelle a livello nazionale. Invece saranno limitate nell’adozione di misure di allentamento. Lo potranno fare solo d’intesa con il ministro della Sanità”, ha aggiunto il premier durante la breve conferenza stampa. [Capito? Se un De Luca vuole tirare fuori il lanciafiamme è liberissimo di farlo, ma se uno volesse dire qui non c’è nessuna situazione di allarme quindi allento un pochino no, quello non lo può fare]
La mascherina bisogna insomma averla sempre con sé, a meno che non ci si trovi in una situazione di continuativo isolamento. Per il resto la mascherina va portata e indossata, anche quando si è per strada e all’aperto insieme ad altre persone che non siano congiunti, quindi anche con gli amici. Se si viola questa norma si rischia una multa da 400 a 1000 euro; si tratta comunque una cifra inferiore al periodo del lockdown, quando le multe potevano arrivare fino a 3000 euro. Ci sarà però una stretta nei controlli. Sono previste però alcune eccezioni nell’utilizzo della mascherina, vediamo quali.

Quando è consentito non portare la mascherina
Come ha spiegato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, “Le mascherine non sono previste quando si è lontano dagli altri, per esempio se si va in campagna, in giardino, nel proprio orto”, in momenti cioè in cui si è da soli per un periodo di tempo continuato.

Categorie esentate
Non sono obbligati a indossare il dispositivo di protezione i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina (devono però esibire un certificato medico valido).

In spiaggia o nel bosco
Se si sta facendo una camminata, da soli o con i conviventi, in un luogo all’aperto nella natura, in spiaggia o in un bosco per esempio, non è necessario portare la mascherina.

In macchina con i congiunti
È inoltre possibile togliere la mascherina se si va in bici, in moto o in auto da soli o con i propri congiunti. Anche chi guida un monopattino può abbassare la mascherina, ma va usata non appena si scende dal mezzo.

Lo sport senza mascherina
I runner, o chi fa attività sportiva o motoria nei parchi o per strada, non devono portare la mascherina, purché sia rispettato il distanziamento sociale.

Nei locali pubblici all’aperto
Nei bar o nei ristorante che hanno a disposizione un dehors, si può togliere la mascherina per consumare cibo o bevande. [Nooooo! Veramente posso mangiare e bere senza mascherina?! Ma com’è umano lei! Ma fra un sorso e l’altro e un boccone e l’altro la devo rimettere, vero?]

In casa e nei luoghi chiusi
Nei luoghi pubblici al chiuso la mascherina è sempre obbligatoria, come nelle palestre (rimangono infatti i protocolli anti-contagio previsti per specifiche attività economiche e produttive) o in auto con gli amici. In casa chiaramente lo Stato non può imporre delle regole, ma il presidente del Consiglio Conte ha voluto fare una forte raccomandazione, ribadendo che proprio i contatti con amici e parenti sono secondo gli esperti il principale veicolo di contagio: “Ci sono persone anziane, fragili, vulnerabili: rispettiamo la distanza, proteggiamo anche loro con le mascherine se ci avviciniamo”, perché “lo Stato non può entrare nelle abitazioni private, lo ritengo un principio sacrosanto. Le regole non esistono per l’aspetto sanzionatorio, ma più importante è la realizzazione di un progetto comune”. Sono inoltre fatti salvi i protocolli e linee-guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza, antecedenti al nuovo decreto del governo. (qui)

Una pallottola a frammentazione nel culo. Mezzo etto di cianuro nella macedonia. Due quintali di tritolo sotto la macchina. Una colata di cemento a presa rapida nel gargarozzo. Una bomba atomica sulla casa. In una nazione con tutte le malattie mortali di questo mondo tranne il covid quel lurido figlio di puttana ha inventato un’epidemia che non c’è per ridurre in schiavitù sessanta milioni di persone e ridurre sul lastrico un’intera nazione. Ci stava lavorando da mesi e finalmente ci è riuscito. E chi lancia l’allarme dittatura si prende del fanatico complotti sta, vi possano inculare tutti dal primo all’ultimo.

E OGGI PARLIAMO DELLA CINA

Quella che ha messo in galera ed eliminato fisicamente tutti i medici, virologi, giornalisti che avevano tentato di dare l’allarme sull’epidemia che stava esplodendo. Quella che ha fermato tutti i voli interni ma non quelli per l’estero, e che non ha accettato di dichiarare l’epidemia fino a quando non è stata ben sicura che il virus avesse ormai raggiunto tutto il mondo, e poi ha iniziato a venderci a caro prezzo tutti i dispositivi medici necessari, compresi quelli che il nostro governo, criminalmente sconsiderato, le aveva regalato. Quella di cui già ho parlato qui, qui, qui e in infinite altre occasioni che ora non ho voglia di cercare. Quella che allena milioni di bambini in questo modo

affinché uno su centomila diventi un campione e gli altri, che soffriranno per tutta la vita delle conseguenze delle torture subite, si fottano, noi siamo fieri comunisti, mica checche capitaliste, che diamine.

Torno a parlarne per denunciare il genocidio attualmente in atto. Sappiamo bene – anche di questo si è ampiamente parlato qui – che i genocidi sono una specialità comunista (sì, certo, anche comunista), ma questo è il primo del dopoguerra, dopo quello tedesco e quello giapponese, ad essere messo in atto dai medici

E poi voglio parlare – in realtà questo, più ancora che con la Cina e la sua feroce persecuzione dei cristiani, ha a che fare col sedicente papa dei cattolici – del cardinale Joseph Zen:

“Il cardinale cinese Joseph Zen, nonostante l’età (88 anni) e gli acciacchi, vola da Hong Kong a Roma, per perorare la causa della chiesa cattolica cinese contro i tiranni comunisti di Pechino. Zen, per 4 giorni, attende invano di essere ricevuto da quello che supponeva fosse il Pontefice…
E’ ripartito, oggi, con l’amara consapevolezza di non esser stato ascoltato, a causa della propria “inopportuna” opposizione alla nomina di Peter Choi come nuovo vescovo di Hong Kong, uomo gradito a Xi Jinping, ergo disastroso per le sorti della comunità cattolica.
La Cina è vicina, anzi è di casa a Santa Marta.” (qui)

Ma, a pensarci bene, il cardinale può ringraziare di non essere stato preso a schiaffi, come capitato lo scorso dicembre alla sua connazionale che tentava di fermare il sedicente papa cattolico per farsi ascoltare sulla persecuzione di coloro che, convinta che quell’individuo fosse cattolico, riteneva essere suoi correligionari.

Ma ancora più, se possibile, degli schiaffi, colpisce la sua faccia, quell’espressione cattiva, dura, rabbiosa, malvagia, priva di ogni empatia, priva della più microscopica traccia di sentimento cristiano, o forse, dovrei dire, priva di qualunque traccia di sentimento tout court.

E infine voglio parlare di tiktok, diabolica macchinazione cinese, che il superkattivissimo Trump vuole bloccare. Questo ragazzo spiega di che cosa si tratta e come esattamente funziona.

Mi sto sempre più convincendo che ha ragione chi sostiene che la Cina sia ancora più pericolosa dell’islam, e che vada combattuta con ogni mezzo e con ancora maggiore determinazione.

barbara

ATTUALITÀ POLITICA

Che naturalmente riguarda in primo luogo le elezioni, e cominciamo con giggino nostro, che coi numeri non sembra avere grande dimestichezza, non dico da farci dei calcoli, ma neanche da distinguere fra più grandi e meno grandi:

E neanche l’ANSA sembra cavarsela troppo bene coi numeri

E poi c’è lo zingarello (Nomadello? Gitanello? Romello? Vero che non siamo su FB con gli algoritmi che ci segano le gambe, ma insomma non si sa mai) che addirittura festeggia la vittoria alle regionali

dove infatti ha trionfato, stracciato gli avversari, fatto cappotto

Poi c’è anche quest’altro fenomeno – fenomeno da baraccone, per essere precisi, novello Savonarola che si scaglia con furia contro chi osa mettere in discussione il pentastellico Verbo

Restando alla politica italiana, ma spostandoci dalle elezioni, abbiamo questa signora, che qualche giorno fa ha reso il mondo un posto migliore

Per una spruzzata di politica internazionale, abbiamo questo geniale giornalista australiano convinto che i missili che arrivano su Israele da Gaza siano “simbolici”

oltre al fatto che a quanto pare nessuno ha ancora provveduto a informarlo che è da un po’ più di quindici anni che Israele non sta occupando Gaza.
Molto meglio la già citata ex miss Iraq, qui accanto al capo del Mossad Yossi Cohen

alla cerimonia per le firme dell’Accordo di Abramo tra Israele da una parte ed Emirati Arabi Uniti e Barhain dall’altra, a Washington

e questo delizioso signore

Ultima spruzzata di politica estera, l’ennesimo meraviglioso discorso di Donald Trump.

È un grande onore rivolgermi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Settantacinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la fondazione delle Nazioni Unite, siamo ancora una volta impegnati in una grande lotta globale. Abbiamo intrapreso una feroce battaglia contro il nemico invisibile – il virus cinese – che ha causato innumerevoli vittime in 188 paesi.
Negli Stati Uniti abbiamo lanciato la mobilitazione più aggressiva dalla seconda guerra mondiale.
Abbiamo prodotto rapidamente una fornitura record di ventilatori, creando un surplus che ci ha permesso di condividerli con alleati e partner in tutto il mondo. Siamo stati pionieri nei trattamenti salvavita, riducendo il nostro tasso di mortalità dell’85% da aprile.
Grazie ai nostri sforzi, tre vaccini sono nella fase finale dei test clinici. Li stiamo producendo in serie in anticipo in modo che possano essere consegnati immediatamente all’arrivo.
Distribuiremo un vaccino, sconfiggeremo il virus, porremo fine alla pandemia e entreremo in una nuova era di prosperità, cooperazione e pace senza precedenti.
Mentre perseguiamo questo verso un futuro brillante, dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina.
Nei primi giorni del virus, la Cina ha bloccato i viaggi a livello nazionale consentendo ai voli di lasciare la Cina e infettare il mondo. La Cina ha condannato il mio divieto di viaggio. Mentre ha cancellato i voli nazionali e bloccato i cittadini nelle loro case.
Il governo cinese e l’Organizzazione Mondiale della Sanità – che è virtualmente controllata dalla Cina – hanno dichiarato falsamente che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo.
Successivamente, hanno falsamente detto che le persone senza sintomi non avrebbero diffuso la malattia.
Le Nazioni Unite devono ritenere la Cina responsabile delle proprie azioni.

Inoltre, ogni anno, la Cina scarica milioni e milioni di tonnellate di plastica e rifiuti negli oceani, pesca abusivamente nelle acque di altri paesi, distrugge vaste aree di barriera corallina ed emette più mercurio tossico nell’atmosfera di qualsiasi altro paese al mondo.
Le emissioni di carbonio della Cina sono quasi il doppio di quelle degli Stati Uniti e stanno aumentando rapidamente.
Al contrario, dopo che mi sono ritirato dall’accordo unilaterale di Parigi sul clima, lo scorso anno l’America ha ridotto le sue emissioni di carbonio più di qualsiasi altro paese nell’accordo.
Coloro che attaccano l’eccezionale record ambientale dell’America ignorando l’inquinamento dilagante della Cina non sono interessati all’ambiente.
Vogliono solo punire l’America e io non lo tollererò.
Se le Nazioni Unite vogliono essere un’organizzazione efficace, devono concentrarsi sui problemi reali del mondo. Ciò include il terrorismo, l’oppressione delle donne, il lavoro forzato, il traffico di droga, il traffico di esseri umani e sessuali, la persecuzione religiosa e la pulizia etnica delle minoranze religiose.
L’America sarà sempre un leader nei diritti umani.
La mia amministrazione sta promuovendo la libertà religiosa, le opportunità per le donne, la depenalizzazione dell’omosessualità, la lotta alla tratta di esseri umani e la protezione dei bambini non nati.
Sappiamo anche che la prosperità americana è il fondamento della libertà e della sicurezza in tutto il mondo. In tre anni abbiamo costruito la più grande economia della storia e la stiamo facendo di nuovo rapidamente. Il nostro esercito è notevolmente aumentato nelle sue dimensioni. Abbiamo speso 2,5 trilioni negli ultimi quattro anni per i nostri militari. Abbiamo l’esercito largamente più potente al mondo.
Abbiamo resistito a decenni di abusi commerciali in Cina. Abbiamo rivitalizzato l’Alleanza NATO, per la quale altri paesi stanno ora pagando una quota molto più equa. Abbiamo stretto partnership storiche con Messico, Guatemala, Honduras ed El Salvador per fermare il traffico di esseri umani. Siamo al fianco del popolo di Cuba, Nicaragua e Venezuela nella loro giusta lotta per la libertà.
Ci siamo ritirati dal terribile accordo nucleare iraniano e abbiamo imposto sanzioni paralizzanti al principale sponsor mondiale del terrore.
Abbiamo cancellato il califfato dell’ISIS al 100 percento; abbiamo ucciso il suo fondatore e leader, al-Baghdadi; ed abbiamo eliminato il principale terrorista del mondo, Qasem Soleimani.
Questo mese abbiamo raggiunto un accordo di pace tra Serbia e Kosovo. Abbiamo raggiunto una svolta epocale con due accordi di pace in Medio Oriente, dopo decenni di nessun progresso. Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno firmato tutti uno storico accordo di pace alla Casa Bianca, con molti altri paesi del Medio Oriente a venire.
Stanno arrivando velocemente e sanno che è fantastico per loro e per il mondo.
Questi accordi di pace rivoluzionari sono l’alba del nuovo Medio Oriente.
Adottando un approccio diverso, abbiamo ottenuto risultati diversi, di gran lunga superiori. Abbiamo adottato un approccio e l’approccio ha funzionato. Intendiamo concludere a breve altri accordi di pace e non sono mai stato così ottimista per il futuro della regione. Non c’è sangue nella sabbia.
Quei giorni, si spera, sono finiti.
Mentre parliamo, anche gli Stati Uniti stanno lavorando per porre fine alla guerra in Afghanistan e stiamo riportando le nostre truppe a casa. L’America sta realizzando il nostro destino di pacificatore, ma è pace attraverso la forza. Ora siamo più forti che mai. Le nostre armi sono a un livello avanzato come non abbiamo mai avuto prima – come, francamente, non abbiamo mai nemmeno pensato di avere prima. E prego solo Dio che non dobbiamo mai usarle.
Per decenni, le stesse voci stanche hanno proposto le stesse soluzioni fallite, perseguendo ambizioni globali a scapito del proprio popolo. Ma solo quando ti prendi cura dei tuoi cittadini troverai una vera base per la cooperazione.
In qualità di Presidente, ho rifiutato gli approcci fallimentari del passato e metto con orgoglio l’America al primo posto, proprio come dovresti mettere al primo posto i tuoi paesi. Va bene, è quello che dovreste fare.
Sono estremamente fiducioso che il prossimo anno, quando ci riuniremo di persona, saremo nel bel mezzo di uno dei più grandi anni della nostra storia e, francamente, si spera, nella storia del mondo.
Grazie. Dio vi benedica tutti. Dio benedica l’America. E Dio benedica le Nazioni Unite.

Donald J. Trump      

Ah, stavo per dimenticare. A proposito della firma degli accordi fra Israele e i due stati arabi: dell’Europa era presente un unico stato: l’orrendissima fascistissima razzistissima, praticamente dittatura nazista ormai a pieno titolo Ungheria. Tanto perché si sappia.

barbara

E TORNIAMO A PARLARE DEI FAMIGERATI “MONOBANCHI”

La parola all’addetto ai lavori.

Banchi singoli, parla un produttore: “Chi ha scritto il bando è un incompetente totale”

di Andrea Carlino

A Il Foglio parla Emidio Salvatorelli di Vastarredo, la più grande azienda di arredo scolastico in Italia. Non parteciperà al bando così come altre aziende italiane.

“Impossibile, noi abbiamo una capacità produttiva al massimo di 30mila banchi al mese. Lo sanno quanti sono 200mila banchi? Sono 200 autotreni di materiale che devo ordinare, 40 autotreni solo di pannelli, 150mila chili di ferro. Se anche lo volessi fare, chi mi consegna tutto questo materiale ad agosto? I tempi di attesa sono almeno di un mese e mezzo. Soprattutto, poi, dove poggio la roba, io ho 30mila metri quadrati di spazio, ma per tutto questo materiale non c’è spazio. Si parla di un appalto da 10 milioni di euro, ma io nemmeno li fatturo in un anno”.

E poi c’è un problema tecnico: “Tra i requisiti c’è la produzione nei tre anni precedenti di ‘almeno il doppio dei quantitativi offerti’, dunque minimo 400mila banchi. Nessuna impresa soddisfa questo criterio”. (qui)

Quindi la signora ‘azzolina, come direbbero a Livorno, sta chiedendo la luna. Letteralmente. Sarà mica perché in Cina di questa paccottiglia ne hanno da vendere (HAHAHAHAHA! Da vendere! Buona la battuta!), e regalare* novecento milioni alla Cina è sempre una buona idea?

E ora la parola al fisioterapista – sociologo.

Banchi singoli e dinamici, bocciati dal fisioterapista: obbligano ad unica postura, piccole gabbie. Producono chiusura relazionale. INTERVISTA

di Vincenzo Brancatisano

“Il distanziamento sociale a scuola è antitetico. La scuola non deve distanziare ma deve unire. E con questo tipo di banco il rischio è quello di sterilizzare gli alunni dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario”. E’ questo il primo commento di Giuseppe Celesti, dottore fisioterapista e un’altra laurea in sociologia, all’annuncio della ministra dell’Istruzione di dotare le aule di banchi singoli di nuova generazione per consentire il distanziamento sociale tra gli alunni nel difficile rientro a scuola, a settembre.

Un master in Programmazione, Gestione e valutazione dei servizi sanitari e socio assistenziali, Celesti si occupa a Formigine, in provincia di Modena, anche di gestione dei conflitti. Tra i suoi lavori, sviluppo socio economico e salute. Per la sua doppia competenza, gli abbiamo chiesto un parere sui nuovi banchi, di dimensioni ridotte, uniti a una sedia con rotelle, colorati e piuttosto costosi, presentanti dalla ministra dell’Istruzione in una conferenza stampa come funzionali al distanziamento di un metro per contrastare il Covis-19. Intanto, a Radio 24, la stessa ministra Lucia Azzolina, parlando di risorse, ha riferito che “i fondi saranno destinati al rinnovo degli arredi. Banchi singoli permettono di recuperare spazio [? Mettere uno scolaro per banco a un metro uno dall’altro invece che due in un banco a venti centimetri uno dall’altro permette di recuperare spazio? Cioè secondo la signora ‘azzolina un metro occupa meno spazio di venti centimetri? È fortunata la signora ‘azzolina che quando è andata a scuola lei avevano già abolito gli esami di seconda elementare, se no non ce l’avrebbe mica fatta a passare. Resta il dubbio di quali santi in paradiso abbia goduto perché le facessero passare quelli di quinta] e noi al momento, sulla base delle indicazioni del Cts, dobbiamo mantenere il metro di distanza”. Il progetto non riguarderà tutte le scuole e su questo la ministra dell’Istruzione è stata chiara: “I banchi singoli di nuova generazione [di nuova generazione! HAHAHAHAHA! Ma da dove viene fuori questa?] fanno guadagnare metri [no, forse ho capito: li metteranno a castello?] e saranno la priorità di intervento per molti istituti. Su acquisto e distribuzione ci darà una mano il commissariato straordinario per l’emergenza”. La notizia del possibile arrivo di questi arredi ha suscitato un dibattito in rete, tra gli insegnanti, molti dei quali storcono il naso fino a immaginare gli alunni più discoli fare l’autoscontro in classe.

Dottor Giuseppe Celesti, si passa dal compagno di banco all’alunno isolato, ma iniziamo dalla postura.

“Non va bene, c’è uno spazio limitato tra la sedia e l’appoggio e non c’è dinamica. Obbligano a una sola postura, senza possibilità di compensazione”.

Quale sarebbe la postura ideale per gli alunni, per evitare problemi di salute?

“Non esiste una postura ideale. La postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia, sia pure dorata. Il tavolo è piccolo e non permette comfort e alcuna dinamica. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderle. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico”.

Le sedioline classiche, attualmente in uso, non è che siano il massimo

“Con le sedioline classiche cambia tutto perché ci si può alzare [piccolo refuso? Forse intendeva dire allontanare?] e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discriminanti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci”.

E sul piano sociologico, quali riflessi ci vede?

“Sul piano sociale è ancora peggio, in questo caso. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti, che è stata sempre esaltata dall’elemento condivisivo. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’esperienza conflittuale, che non va mai bypassata, perché fa crescere. Così invece si esalta l’individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. E’diseducativo”.

Qualcuno sostiene che il distanziamento potrebbe arginare i fenomeni di bullismo

“Il bullismo si affronta in altra maniera, non certo dividendo i banchi. [Aggiungerei, da addetta ai lavori per 36 anni, che il bullismo si manifesta in massima parte all’ingresso, all’uscita, nei bagni, durante la ricreazione, in palestra, sugli autobus. Per quanto riguarda la parte residua che avviene in classe, non si vede davvero in che modo i banchi singoli possano impedire di tirare oggetti sulla testa della vittima designata quando l’insegnante non vede. Solo un imbecille che non ha mai visto una classe, che non ha mai visto degli scolari, che non ha mai visto un episodio di bullismo può sparare una simile cazzata] Se dobbiamo stare sotto ricatto del bullismo vuol dire che non abbiamo strumenti per affrontarlo. Peraltro il bullismo per così dire fisiologico fa crescere e fa parte della vita perché la vita presenterà sempre situazioni di bullismo, come sul lavoro. Poi non è certamente un banco a prevenire il bullismo. Il banco dà invece la possibilità di mettere persone di etnia, cultura e lignaggio diversi in una comunicazione profonda, anche subliminale. Un conto è stare lontani, un altro conto è toccarsi, ‘sentire gli odori’.

Si diceva prima che verrebbe meno il mito del compagno di banco

“Il banco è un forte elemento di socializzante, i ragazzi ancora non sono maturi e di conseguenza devono stare vicini devono litigare avere complicità sentire la differenza di classe sociale ed eventualmente vivere di speranze ed immaginazione. Non siamo all’università, non è un mondo adulto. Togliere la poesia del litigio dell’ultimo centimetro è un delitto morale e spirituale. Il rischio è di sterilizzare le persone dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario. Distanziare a scuola è antitetico: la scuola deve avvicinare, specie in un momento come questo quando la solidarietà è fondamentale per affrontare ogni tipo di virus”.

Ma con questo arredo l’intenzione à proprio quella di contrastare il contagio del virus

“Guardi, questo è tutto da dimostrare”. (qui)

No, qui il nostro fisioterapista – sociologo si sbaglia: non è “tutto da dimostrare”: al contrario, quello che c’era da dimostrare è già stato ampiamente dimostrato:

Svezia: le scuole aperte non hanno favorito i contagi

Alice Mattei

16/7/2020

Arriva dalla Svezia, paese noto per la sua (discussa, discutibile e probabilmente scellerata) gestione controcorrente della pandemia Covid, la notizia che le scuole aperte non hanno favorito la diffusione del Cogid. Secondo il ministero della sanità svedese, i dati delle infezioni degli scolari in Svezia (dove si è andati regolarmente in classe per tutto il tempo) non sarebbero più altri di quelli della vicina Finlandia, che invece ha osservato il lockdown. 

Secondo un rapporto presentato dalle autorità sanitarie svedesi e finlandesi insieme, nel periodo dal 24 febbraio al 14 giugno, ci sarebbero stati 1.124 casi confermati di COVID-19 tra i bambini in Svezia, circa lo 0,05% del numero totale degli svedesi tra 1 e 19 anni. Nello stesso periodo, la Finlandia ha registrato 584 casi tra minori, pari a circa lo 0,05 della popolazione scolastica. 

“In conclusione, la (chiusura) delle scuole non ha avuto un impatto diretto misurabile sul numero di casi confermati di laboratorio in bambini in età scolare in Finlandia o in Svezia”, hanno affermato le agenzie dei due Paesi nel  loro rapporto congiunto.

Il rapporto ha mostrato che casi gravi di Covid-19 erano molto rari tra i bambini svedesi e finlandesi di età compresa tra 1 e 19 anni, senza che siano stati riportati decessi. Inoltre confronto tra l’incidenza di Covid-19 in diverse professioni non ha suggerito un aumento del rischio per gli insegnanti. (qui)

Cosa del resto già nota da tre mesi. Con buona pace di quelli che “io se non c’è il rischio zero in classe non ci torno” e “io non vado in una classe di alunni che mi respirano addosso” eccetera.

*Regalare, sì, non l’ho scelto a caso il verbo. Perché guardate un po’ qua che cosa ha scovato l’amico Fulvio Del Deo
banchi prezzo
Ora, 30 dollari sono 27,62 euro cioè 272,38 in meno dei 300 dollari che pagheremo per ognuna di quelle ciofechine scomode e dannose (e DI PLASTICA!! In un mondo che ci scassa i maroni un giorno sì e l’altro pure per l’abolizione della plastica, via le posate di plastica, via piatti e bicchieri di plastica per pic nic e scampagnate, via le bottigliette di plastica per bere fuori casa, via tutto e tassa sulla plastica, e adesso ci portiamo a casa decine di migliaia di tonnellate di plastica?!), il che significa che dei 900 milioni di euro che daremo alla Cina, 817.140.000 saranno regalati. Loro ci hanno regalato 35.000 morti e il collasso dell’economia e noi gli regaliamo quasi un miliardo di euro: mi sembra uno scambio equo.

E infine, grazie sempre a Fulvio Del Deo
bruciare banchi
(io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli)

barbara

ANCHE OGGI FIGURE

Con qualche commento. E iniziamo con la cronaca estera, partendo dall’Iran

Hananya Naftali
iran proteste
Ecco come il regime islamico in Iran ha a che fare con i manifestanti – o sparategli sul posto o eseguirli più tardi.
Dov’è l’ONU? Dove sono le organizzazioni per i diritti umani? Questi giovani non sono ancora stati giustiziati. Hanno bisogno della nostra voce. Gli iraniani hanno bisogno della nostra voce.

Proseguendo con la solita, immancabile Cina e la collaborazionista Botteri,
botteri fake
continuando col Libano
missili Libano
e approdando infine a New York, dove qualcuno giustamente si preoccupa
libertà piange
E veniamo in casa nostra, col sindaco più simpatico ed efficiente del pianeta

Il fantastico mondo di De Magistris

Sembra una foto del 2010 e invece è di oggi dal Cavone sopra piazza Dante.
Napoli De Magistris
Grazie sindaco, scegliendo una decoratrice di dolci come capo di Asia stiamo vedendo degli ottimi risultati soprattutto adesso in emergenza Covid, con la città piena di immondizia, i negozi che non riaprono e i turisti che non tornano più. Sei il fenomeno della politica che Napoli meritava dopo l’eruzione del Vesuvio e il colera. Grazie per questi splendidi anni!

passando per l’attivista più simpatico della galassia che guida gli squamo-pinnati più simpatici della galassia

Attilio Fontana

Sui canali delle Sardine è stato postato il video dell’arresto di un ‘innocuo’ ragazzo con una ricostruzione non verificata: fermato da 5 agenti perché di colore e senza mascherina. (nell’immagine vedete le scritte)
sardine fake
Era una #FakeNews.

La realtà è diversa: il 25enne del Mali aveva scavalcato i tornelli urlando e spaventando i passeggeri, con sé aveva un coltello e permesso di soggiorno scaduto da un anno.
Grazie alle Forze dell’Ordine, sono intervenute con prontezza, non contro ad una persona per il colore della pelle ma perché identificato come fonte di pericolo verso gli altri.

per arrivare al presidente del consiglio più simpatico ed efficiente e geniale di tutte le galassie
1 Conte Orban
2 scadenze
3 appello mattarella
(clic per leggere l’articolo)
4 tossico
5 misure
e con questa sconfiniamo con la cosiddetta emergenza, molto cosiddetta
6 Zangrillo
(clic)
Ricordando che Zangrillo è uno dei pochissimi che i medici considerano attendibile, dal momento che non è uno che sta chiuso dei laboratori e va poi in televisione a fare la bella statuina, bensì un medico che è stato in prima linea come loro, e oltre a quello che dice lui ci sarebbe anche questo
7 fine emergenza
e questo
8 esperti
che è comunque quello che da oltre due mesi stiamo vedendo tutti noi coi nostri occhi, ma lui, il primo ministro bello ed elegante e affascinante che fa tremare il culo a un sacco di donne e io, lasciatemelo dire, le donne non le capirò mai, non demorde, figuriamoci se demorde, perché le sue risorse sono infinite.
9 cercasi infetti
10 ondata 2 programmata
Nel frattempo in giro per il Paese
11 chiusura
ma lui non può occuparsi di queste scemenzine perché ha ben altri progetti, lui, ben altre priorità
12 cittadinanza
(clic)

Aggiungo questa cosa che non c’entra niente, che ho visto per caso qualche ora fa, per la quale mi mancano le parole per commentare. Si riferisce a un evento tenuto alla fine dello scorso anno in memoria di Giancarlo Siani:

Il prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha letto invece un messaggio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: “Oggi avrebbe 60 anni e di sicuro sarebbe un giornalista affermato e ascoltato. Il suo sacrificio sia esempio ai giovani”.

Cioè, per un ragazzo che, sapendo perfettamente che cosa stava rischiando, ha continuato a denunciare i crimini della camorra facendo nomi e cognomi, ed è stato per questo assassinato a 26 anni, questo essere per il quale non trovo aggettivi sufficienti a descrivere il livello di cloachitudine, tutto quello che trova da dire è che avrebbe 60 anni e sarebbe un giornalista affermato. Meriterebbe xxx xxxxxx xx xxxxxxx x xxxxx xxxxxx xxx xxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxx.

E chiudo con la rubrica “chi la fa l’aspetti”: l’ortottero dedica alla signora Mezzidiametri un sonetto in cui mostra scarso apprezzamento per i romani,
fogna
e i romani lo ripagano come merita
contro grillo
Qualcuno ha detto che sì, lui ci è andato pesante ma loro hanno sbagliato. Beh, a me sembra proprio l’esatto contrario: lui ha colpito indiscriminatamente quasi tre milioni di persone che non conosce, loro hanno colpito due persone per fatti specifici e reali, e la vittima sarebbe lui?! Ah già, che stupida, me lo dimentico sempre: è Caino quello che non si deve toccare, Abele si fotta pure.

barbara

LAGGENTE SONO INTELLIGGENTI

E furbi. Tanto tanto furbi

In negozio

Mascherina io, mascherina la titolare, a tre metri di distanza una dall’altra.

Io: Io vorrei capire: da quattro settimane in tutta la regione non c’è un solo paziente in terapia intensiva, da tre settimane non c’è stato un solo tampone positivo, i pazienti ricoverati con sintomi si contano, in tutta la regione, sulle dita: perché dobbiamo continuare a comportarci come se a ogni passo rischiassimo di trovarci faccia a faccia con la morte?!
Lei: Perché poi torna!
Io: E chi l’ha detto?
Lei: Io lo dico! E quando torna NOI SIAMO PRONTI!

Tipo che siccome domani o fra una settimana o fra un mese potrebbe capitarti di incontrare una signora con cui ti viene voglia di sbizzarrirti un po’ ma con la quale non hai intenzione di riprodurti, cosa fai? Ti infili subito un bel preservativo e non te lo togli più, così se fra un mese o due o tre questa cosa capita, non solo tu sei pronto, ma funziona sicuramente anche molto meglio che se te lo mettessi al momento. E comunque se poi non dovesse capitare, avrai in ogni caso la soddisfazione di poterti dire: “Io però ero pronto!”

E poi ci sono questi
ponte
E poi anche quest’altri
sirenetta
E quest’altri ancora

Fulvio Del Deo

Sono antiamericani.
Hanno fatto entrare di tutto nel nostro territorio: avanzi di galera, terroristi, scafisti, sfruttatori di donne e minorenni, portatori di gravi malattie infettive, tutta gente che ci danneggia sia dal punto di vista economico, che dell’ordine pubblico, che dell’immagine del nostro paese.
Ed, invece, si accaniscono sui turisti americani, che ci hanno sempre portato, ricchezza 5 miliardi l’anno, prestigio e ci dipingono nei loro film come il paese più bello del mondo.
UNA VERGOGNA.
Una famiglia di turisti americani atterrati in Sardegna con il loro jet privato non vengono fatti uscire dall’hangar dell’aeroporto e sono stati fatti ripartire, insieme ai loro amici, che per solidarietà hanno deciso di non restare in Italia.
Tra i turisti diversi bambini, NESSUNO affetto da coronavirus.
Sempre oggi, sono sbarcati in Sicilia un centinaio di immigrati, alcuni contagiati dal Covid. (qui articolo e video)

E poi ci sono i giornalisti
peaceful 1
peaceful 2
peaceful 3
peaceful 4
E poi c’è questa cosa qui, di cui dovremmo tutti preoccuparci, perché se oggi sono affari loro, prima o poi diventeranno affari di tutti noi, e invece nessuno si prende la briga neanche di alzare un sopracciglio

Dirsi “preoccupati” non basta più, con la Cina serve un “approccio di sistema”

Stessa piazza, due mondi diversi. Inizio giugno, a tre giorni di distanza, Piazza del Popolo ha visto due manifestazioni. La prima ha raccolto una cinquantina di attivisti impegnati da anni nel denunciare la repressione brutale e sanguinaria del Partito comunista cinese all’interno del suo territorio. La seconda ha riempito la stessa piazza con persone inginocchiate e a pugno alzato, a sostegno del movimento americano Black Lives Matter, dopo la morte di George Floyd e l’arresto del poliziotto responsabile.

Il confronto tra le due piazze è emblematico. Due pesi, due misure, che ci mettono di fronte ad una dura realtà, nel momento in cui il Partito comunista cinese sta rafforzando in modo sempre più crudele le sue politiche draconiane, liberticide, nella loro forma più assoluta, ma anche – e va sottolineato – letteralmente omicide. Sono realtà difficili da raccontare, in primis per la censura e le innumerevoli restrizioni di accesso alle regioni delle minoranze più colpite dalle politiche di assimilazione nella razza nazionale cinese. Se la causa del Tibet è stata per anni nobilitata e discretamente popolare grazie alla figura carismatica del Dalai Lama, altre minoranze etniche e religiose non hanno certamente potuto godere della stessa copertura mediatica o sfilata di celebrità. Ma duole rimarcare che ormai anche al popolo tibetano viene riservata la stessa sorte dei suoi fratelli e sorelle Uiguri, del Falun Gong, delle minoranze cristiane, e delle tante realtà nascoste sotto il mantello dell’oppressione comunista.

Nell’anno passato si è aperta una rara finestra di attenzione mediatica grazie alle azioni continue e coraggiose di milioni di cittadini di Hong Kong, che nonostante la crescente repressione, e conseguente paura, hanno dato un volto e una voce a quel popolo cinese che reclama libertà, democrazia, diritti, giustizia. Un’immagine inequivoca che queste aspirazioni individuali non sono limitate ad una cultura strettamente occidentale, come vuole far credere Pechino. E proprio per questo, i cittadini di Hong Kong devono pagarne il prezzo.

Il mondo che si vuole chiamare democratico ha guardato con passione e meraviglia a quelle strade e piazze piene di giovani che si appellano a quanto quello stesso mondo ha solennemente giurato di difendere e promuovere dopo lo scempio della Seconda Guerra Mondiale. Tanti si sono detti – e continuano a dirsi – “gravemente preoccupati”. Pochi, pochissimi hanno cercato di agire per fermare quel che è passato martedì: la nuova legge sulla sicurezza nazionale con applicazione extraterritoriale imposta da Pechino e la fine del principio “un Paese, due sistemi”.

Ancora più isolati i politici, giornalisti, accademici e attivisti sulle barricate per la campagna da definire ormai “genocidaria” in corso nello Xinjiang. Campi di concentramento, stato di sorveglianza di massa, banche data di Dna per la mappatura etnica, matrimoni interetnici forzati e – infine, come documentato e pubblicato all’inizio di questa settimana – le sterilizzazioni forzate delle donne uigure in età fertile.

Fine della storia? Non proprio. Un lento “risveglio”, e soprattutto di consapevolezza di sé in Occidente c’è. A partire dagli Stati Uniti – sì proprio quegli stessi che in queste settimane sono stati condannati così duramente da centinaia di migliaia di persone, condanna veicolata dai mass media lì sì liberi di documentare, commentare e criticare -, che sotto l’amministrazione Trump, e in modo unanime e bipartisan nel Congresso, hanno cominciato a tracciare una vera linea rossa. Le armi principali? Informazione, sanzioni, reciprocità.

Armi dal playbook of China “constrainment” proposto da Gerald Segal negli anni ’90 – ma ignorato fino a poco tempo fa nella speranza che l’apertura economica alla Repubblica Popolare Cinese avrebbe portato persino il PCC sulla retta via – e riportato recentemente all’attenzione da Andreas Fulda: “Si rende chiaro alla Cina che il mondo esterno ha interessi che saranno difesi mediante incentivi per il buon comportamento, la deterrenza del cattivo comportamento, e la punizione quando la deterrenza fallisce.”

Che sia un approccio che possa funzionare è evidente per due motivi. Il primo, gli attacchi sempre più aggressivi di Pechino verso gli Stati Uniti e – l’altra faccia della stessa medaglia – la speranza espressa ad alta voce dei tanti attivisti in Cina che siano proprio gli Stati Uniti a “salvarli”. Il secondo indizio lo troviamo proprio nelle stesse politiche della RPC, e in modo particolare nella nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta a Hong Kong: tra le azioni punibili spicca la chiara avversione di Pechino per tutto quanto possa informare il mondo esterno della realtà atroce del suo regime, in particolare le richieste di sanzioni, e infine l’attacco opposto alla reciprocità richiesta degli Stati Uniti, ad esempio in termini di accesso per i giornalisti (sempre sul versante odiato dell’informazione), con la potenziale applicazione di un principio di extraterritorialità che minerebbe la libertà di espressione a difesa dei diritti – Cina inclusa – di chiunque, da ovunque.

Le azioni recenti di Pechino sono indizi fondamentali sia di un regime alle prese con una paura micidiale di perdere il potere – proprio ieri, 1° luglio, si è celebrato il 99esimo anniversario di un PCC che certamente non vuole mancare il centenario – che di quanto si possa fare per arginare quel potere e cercare di fermare l’ennesima strage irreversibile.

L’Unione europea in tutto questo – fuori il Regno Unito, che sembra finalmente tornare ad una politica più allineata a quella di Washington su questo punto -, nonostante la definizione della RPC come “rivale sistemico”, sembra rimasta agli anni ’90, quando la tesi di Segal fu accantonata. Certo, gli elogi per i buoni comportamenti non mancano, soprattutto in un momento in cui agli occhi dei leader europei sarebbe l’amministrazione Trump a minare l’ordine multilaterale, mentre la RPC si starebbe dimostrando un partner responsabile – pronto ad assumersi nientemeno che la leadership dell’ordine mondiale, a dire dell’ambasciatore cinese a Roma Li Junhua – per portare avanti i dossier fondamentali sul clima e sul commercio. Sono affermazioni che stonano a fronte della eclatante inaffidabilità di Pechino e delle sue politiche concrete, di segno opposto, ma che sono uscite dalla bocca dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrel solo poche settimane fa. Come stonano gli appelli della cancelliera Merkel e del ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, con la proposta di una “terza via europea” tra Cina e Stati Uniti.

Nella fase che avrebbe precisamente richiesto un netto passaggio alla deterrenza nei confronti di Pechino, quando è stata avanzata la proposta della nuova legge sulla sicurezza, l’Unione europea si è limitata a esprimere “preoccupazione”, con un raro salto di qualità quando qualcuno ha aggiunto l’aggettivo “grave”, mentre nessun indugio ad inginocchiarsi, anche all’interno delle istituzioni italiane, per condannare ancora una volta duramente e con enfasi Washington.

La scelta che l’Unione europea e i suoi singoli Stati hanno davanti oggi è chiara: svegliarsi e riprendere coscienza di ciò che sono, e soprattutto aspirano ad essere secondo i loro dettati costituzionali – anche rispetto alle illusioni sui rapporti commerciali con la RPC, che come rivela il rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia sono tutt’altro che fair. Si prenda atto che la politica dell’apertura senza condizioni verso Pechino ha fallito, per evitare di dover dire “mai più” quando la strage si è ormai compiuta, istituendo l’ennesima giornata di memoria.

È necessario passare ad un whole-of-system approach. A partire dal mondo politico, in modo trasversale e transnazionale sull’esempio della neonata Alleanza Interparlamentare sulla Cina. L’auspicio è che anche in Italia si possano aggiungere altri voci a quelle coraggiose che resistono alle pressioni di censura di Pechino e che si sono riunite, il 1° luglio, nella Sala Caduti di Nassyria del Senato della Repubblica. Ma anche nel mondo delle imprese, si prenda esempio dagli avvisi dell’amministrazione Usa verso le imprese circa le catene di approvvigionamento e di produzione legate al lavoro forzato nelle regioni minoritarie in Cina

Un discorso a parte merita il settore mediatico. Il caso Floyd insegna che l’informazione può fare la differenza. È il mondo dell’informazione a muovere la società e la politica. Non a caso sono proprio i giornalisti ad essere tra i principali bersagli di Pechino. E non a caso il sito web governativo che ha fornito le prove ufficiali che documentano la campagna di repressione delle nascite e sterilizzazioni forzate nello Xinjiang è stato tolto dalla circolazione dopo la pubblicazione del rapporto. Pechino teme la libera informazione come nessun’altra arma. Perché sa che l’opinione pubblica e politica, quando informata, si mobilita.

La senatrice Emma Bonino ha detto che la battaglia sarà lunga. Un’ovvietà, che però non sia una scusa per rimanere fermi. Se non si vuole che la battaglia non ci sia proprio, il tempo dell’appeasement si deve chiudere, passando alle azioni più temute da Pechino.

Laura Harth, 3 Lug 2020, qui

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara