UN PO’ DI COSE SPARSE 2

Comincio, in risposta ai negazionisti, con questo video, a proposito dei veri numeri dei morti in Italia.

 

E proseguo con questa testimonianza.

RIPORTO UN TESTO CHE MI E’ ARRIVATO: SCONVOLGENTE

A Nembro le strade quasi deserte, il traffico assente, uno strano silenzio è interrotto talvolta dalla sirena di un’ambulanza che trasporta con sé l’ansia e la preoccupazione che riempiono i cuori di tutti in queste settimane. A Nembro ciascun membro della comunità riceve continuamente notizie che non avrebbe mai voluto sentire, ogni giorno si perdono persone che facevano parte delle nostre vite e della nostra comunità. Nembro, in provincia di Bergamo, è il comune più colpito dal Covid-19 in rapporto alla popolazione. Non sappiamo esattamente quante persone siano state contagiate, ma sappiamo che il numero dei morti ufficialmente attribuiti al Covid-19 è 31.

Siamo due fisici: uno diventato imprenditore nella sanità, l’altro sindaco, in stretto contatto con un territorio molto coeso, in cui ci conosciamo l’un l’altro: abbiamo notato che qualcosa in questi numeri ufficiali non tornava e abbiamo deciso — insieme — di fare una verifica. Abbiamo guardato la media dei morti nel comune degli anni precedenti, nel periodo gennaio – marzo. Nembro avrebbe dovuto avere — in condizioni normali — circa 35 decessi. Quelli registrati quest’anno dagli uffici comunali sono stati 158. Ovvero 123 in più della media.

Non 31 in più, come avrebbe dovuto essere stando ai numeri ufficiali dell’epidemia di coronavirus. La differenza è enorme e non può essere una semplice deviazione statistica. Le statistiche demografiche hanno una loro «costanza» e le medie annuali cambiano solo quando arrivano fenomeni del tutto «nuovi». In questo caso il numero di decessi anomali rispetto alla media che Nembro ha registrato nel periodo di tempo preso in considerazione è pari a 4 volte quelli ufficialmente attribuiti al Covid-19. Se si guarda a quando sono avvenute queste morti e si confronta lo stesso periodo con gli anni precedenti, l’anomalia è ancora più evidente: c’è un picco di decessi «altri» in corrispondenza di quello delle morti ufficiali da Covid-19.

Nell’ipotesi — niente affatto remota — che tutti i cittadini di Nembro abbiano preso il virus (con moltissimi asintomatici, quindi), 158 decessi equivarrebbe a un tasso di letalità dell’1%. Che è proprio il tasso di letalità atteso e misurato sulla nave da crociera Diamond Princess e — fatte le dovute proporzioni per struttura demografica — in Corea del Sud.

Abbiamo fatto esattamente lo stesso calcolo per i comuni di Cernusco sul Naviglio (Mi) e Pesaro utilizzando esattamente la stessa metodologia. A Cernusco il numero di decessi anomali è pari a 6,1 volte quelli ufficialmente attribuiti al Covid-19, anche a Pesaro 6,1 volte. Impressionanti i dati di Bergamo, in cui il rapporto arriva addirittura a 10,4.

È estremamente ragionevole pensare che queste morti in eccesso siano in larga parte persone anziane o fragili che muoiono a casa o in strutture residenziali, senza essere ricoverate in ospedale e senza essere sottoposte a tampone per verificare che fossero effettivamente infettate con il Covid-19. Dato il calo che si è visto negli ultimi giorni dopo il picco è probabile che a Nembro si stia raggiungendo l’immunità di gregge.

Nembro rappresenta in piccolo quello che accadrebbe in Italia se tutti fossero contagiati dal CoronaVirus – Covid 19: morirebbero 600 mila.

I numeri di Nembro, inoltre, ci suggeriscono che dobbiamo prendere quelli dei decessi ufficiali e moltiplicarli almeno per 4 per avere l’impatto reale del Covid-19 in Italia, in questo momento.

Il nostro suggerimento, quindi, è di analizzare i dati dei singoli comuni in cui ci siano almeno 10 morti per Covid-19 ufficiali e verificare se corrisponde alle morti reali.

Il nostro timore è che non solo il numero dei contagiati sia largamente sottostimato a causa del basso numero di tamponi e test che vengono fatti e quindi della «sparizione» degli asintomatici dalla statistica, ma che lo sia anche — dati dei Comuni alla mano — quello dei morti.

Siamo di fronte ad un evento epocale e per combatterlo abbiamo bisogno di dati credibili sulla realtà della situazione, diffusi con trasparenza tra tutti gli esperti e le persone che con responsabilità devono gestire la crisi. Sulla base di questi dati possiamo capire e decidere cosa è giusto fare, nei tempi che la crisi richiede.

* sindaco di Nembro

** amministratore delegato del Centro medico Santagostino

25 marzo 2020 (modifica il 26 marzo 2020 | 12:13) qui.

Poi c’è la cazzata del giorno, il video che “dimostra” che il coronavirus è stato intenzionalmente fabbricato in laboratorio (se per caso qualcuno volesse sfidarmi a dimostrare che non è vero, io lo sfido a dimostrare per primo che non è vero gli specchi parlano e sanno se mia cugina è più bella o più brutta di me). Qualcuno ha detto: “Non può non essere vero: troppe coincidenze!” Ah sì? E allora cosa mi dite di questa coincidenza qui, eh?
schiaffo
E siccome una cazzata tira l’altra peggio delle ciliegie,

Ecco l’ultima scemenza.

“Il virus è una molecola proteica (DNA)”.

Se uno studente mi dice che il DNA è una proteina è morto, se me lo dice parlando di un virus a RNA come il coronavirus lo rianimo per ucciderlo una seconda volta. Altroché Johns Hopkins (qui)

Aggiungo ancora, perché è importante sapere che cosa ci aspetta, l’oroscopo della settimana
oroscopo
e un simpatico neologismo di Jean Pierre Mancini
neologismi
e concludo con questo toccante tributo ai caduti di questa ultima – e ancora in corso – guerra.

 

barbara

OGGI PARLIAMO DELLA GRECIA

O meglio, del tentativo della Turchia di invadere la Grecia (sono solo io a ricordare il 1° settembre 1939?) . Riporto un articolo pescato in rete, il primo che mi è capitato sottomano.

Profughi respinti. Spari e violenza al confine tra Turchia e Grecia, è battaglia/ Video

Come annunciato ieri da Ankara, questa notte sono arrivati i primi uomini del battaglione delle forze speciali turche a cui è stato dato l’ordine di “contrastare” il respingimento di migranti da parte delle forze armate di Atene [clandestini, signor giornalista, si chiamano clandestini]. Fin dall’alba i militari della mezzaluna hanno attaccato con candelotti stordenti, fumogeni e lacrimogeni il posto di polizia greco e l’intera linea di confine. Immagini girate dai militari di Atene mostrano il fitto lancio dal versante turco.
L’operazione di Ankara, che al momento assume i contorni di un’azione di disturbo, [a me veramente l’attacco armato ai confini di uno stato sembra un’azione di guerra, non di disturbo] osservata da questa parte del confine sembra come una provocazione a cui per il momento Atene non risponde. Dalle torrette i militari greci sostengono di avere avvistato diversi piccoli droni “con cui i turchi coordinano i lanci e dirigono il tiro”.
I migranti vengono tenuti nella retrovia, in attesa dell’ordine di prendere d’assalto la barriera metallica. “Abbiamo visto – spiega una fonte del governo greco – che dietro alla cortina di fumo i militari turchi consegnano cesoie e frese ai profughi, così che possano aprirsi un varco verso la Grecia”.
Le operazioni turche, scattate alle prime luci dell’alba, presagiscono una serie di azioni analoghe lungo tutti i 212 chilometri di frontiera.
L’esercito greco viene dunque messo sotto pressione, con il crescente rischio di incidenti che possano far precipitare la situazione sul campo tra i due Paesi.
Proprio al tramonto, quando la giornata sembrava chiudersi meglio di come era cominciata, senza altri spari né lanci di fumogeni, dal versante turco del confine è ripreso la fitta esplosione di colpi, in un’escalation che fa salire la tensione, rischiando seri incidenti tra due Paesi comunque alleati nella Nato. [questo è ciò che succede quando si tiene una faina nel pollaio]
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Come mostra uno dei video diffusi dalle guardie di confine di Atene, oltre a fumogeni e granate stordenti indirizzati contro i militari greci, sono stati sentite almeno tre scariche di mitra. Nessuno è rimasto colpito ma perfino il militare che stava riprendendo i fumogeni è stato colto di sorpresa lasciando cadere la videocamera.
La Turchia ha allestito una tendopoli per i profughi [è documentato che siano profughi?] che vengono spinti fino alla barriera, a dimostrazione di come al momento non vi sia l’intenzione di riaccompagnarli indietro.
Nel corso della giornata sono stati rinvenuti sui terreni a ridosso della barriera metallica diversi candelotti lanciati dal territorio turco. Secondo la polizia greca sono stati lanciati dai “colleghi” turchi dispiegati a Edirne. Alcuni dei proiettili sono stati fotografati, dopo verifiche incrociate svolte anche da “Avvenire”, non ci sono molti dubbi che si tratti di dotazioni turche.
In uno di questi è chiaramente scritto di “non usare contro le persone” poiché si tratta di esplodenti contenenti sostanze nocive che dovrebbero essere adoperati solo a distanza per creare cortine fumogene lontane dagli assembramenti. Invece sono stati scagliati all’interno del perimetro del posto di frontiera greco costringendo i militari a indossare per tutto il giorno le maschere antigas.
In un nuovo video diffuso dalle autorità greche, si vedono militari turchi picchiare selvaggiamente alcuni migranti. L’aggressione, secondo le fonti, sarebbe avvenuta a poca distanza dalla barriera tra i due Paesi. Secondo l’Esercito di Atene, le forze speciali di Ankara per tutto il giorno hanno spinto i profughi a continuare a dare l’assalto al posto di frontiera per sfondare le barriere ed entrare in Grecia. Chi si rifiuta o arretra viene spinto di nuovo in avanti.
Sui due lati è attiva una guerra di propaganda che rende sempre più difficile il lavoro dei cronisti. Ai giornalisti è infatti impedito di arrivare a pochi metri dagli scontri, e chi ci prova viene immediatamente riportato indietro dai militari, rendendo più complicata la verifica sul campo delle informazioni [ragazzo, nelle sone di battaglia è sempre vietato entraguerrare. Se lo fai, è a tuo rischio e pericolo, e se ci lasci le penne non mandare poi la mamma a frignare. Oltre a quell’altra roba lì, neanche la guerra è un pranzo di gala].

Nello Scavo, inviato a Kastanies (confine greco-turco) venerdì 6 marzo 2020, qui.

Comunque tranquilli, che adesso ci pensa la nostra amata Europa a sistemare tutto.

barbara

UN SOLO PICCOLO DUBBIO

Il Comandante Dell’Accademia Militare Russa ha tenuto una conferenza sui “problemi potenziali della strategia militare”.
Alla fine della conferenza, chiede, “ci sono domande?”
Un ufficiale si alza e chiede: “pensa che ci potrà essere la terza guerra mondiale? E la Russia sarà coinvolta?”
Il generale risponde affermativamente ad ambedue le domande.
Un altro ufficiale si alza e chiede: “chi sarà il nemico?”
Il generale risponde: “tutte le indicazioni puntano verso la Cina.”
Il pubblico rimane in silenzio scioccato.
Un terzo ufficiale osserva, “Generale, siamo una nazione di soli 150 milioni, rispetto al 1,5 miliardo di cinesi. Ritiene si possa vincere, o perlomeno sopravvivere?”
Il generale risponde: “a questo proposito basta soffermarsi a pensare per un istante: nella guerra moderna, non è la quantità di soldati che conta, ma la qualità delle capacità dell’insieme dell’esercito. Per esempio, nel Medio Oriente, abbiamo avuto recentemente alcune guerre dove 5 milioni di ebrei si sono battuti contro 150 milioni di arabi, e Israele è sempre stata vittoriosa “.
Dopo una piccola pausa, un altro ufficiale dal fondo della sala chiede: “abbiamo un numero sufficiente di ebrei?”

E la risposta naturalmente è no. Li avrebbero, loro e tanti altri, se non avessero diligentemente provveduto prima a sterminarli, poi a opprimerli costringendoli alla fuga. E quindi, spiacente signori, un sufficiente numero di ebrei si trova in un posto solo, e non ne avrete lo scalpo.

(Con questo video voglio anche ricordare il carissimo amico Lorenzo Fuà, che da quasi tre anni non c’è più)

barbara

QUANDO L’ISLAM SI INSTALLA IN CASA NOSTRA

succede esattamente questo (non ricordo se ho già postato questo video – probabilmente sì – ma meglio una volta in più che una in meno)

E guardate ora queste belle foto:
merc 1
merc 2
merc 3
merc 4
merc 5
Qui siamo a Berlino, al mercatino di Natale, con qualche piccolo accorgimento per ridurre il rischio di graziose attenzioni da parte dei seguaci della religione di pace. Dite che sembrano blindature da tempo di guerra? No, non lo sembrano: lo sono. Perché quando ci viene dichiarata guerra, SIAMO in guerra, ci piaccia o no. E fare finta che non sia vero non aiuta a uscirne.

barbara

IL FASCISMO HA FATTO ANCHE COSE BUONE

Siamo tornati a sentire il nostalgico mantra in questi giorni di alessandrico furore per la nipotal devozione ferita e offesa. E alle indignate proteste ebraiche – e non solo ebraiche, per fortuna – per l’ira funesta della benitide Alessandra, condita da entusiastici like a commenti pesantemente antisemiti, ecco rispuntare l’immarcescibile mantra: sì, ma a parte le leggi razziali e la guerra (due bazzecoline, da spostare nel ripostiglio insieme alle scope e agli stracci, e non pensarci più), ha fatto anche cose buone. E vediamole dunque, queste cose buone, in questo ottimo articolo che è giunto il momento di rispolverare.

E niente, ciclicamente torna alla ribalta la favola di Mussolini che tolte le leggi razziali e l’entrata in guerra, avrebbe fatto anche cose giuste per l’Italia, soprattutto in ambito sociale ed economico.
Oltre ad averla ripetuta negli anni praticamente tutti i vari leader della destra italiana, come ogni tanto mostra la cronaca, questa idea è purtroppo ben diffusa nel paese.
E a quanto pare in modo più o meno trasversale, ovvero anche in una parte della sinistra.
Ora, non starò a ripetere la storia economica del fascismo.
L’abbiamo già fatto più volte nel passato, mostrando come sia stata assolutamente disastrosa e che l’idea di un fascismo che ha fatto anche cose buone è una balla.
Qui un sunto per chi volesse approfondire.
Oggi invece diamo un rapido sguardo a due aspetti di questo tema.
Il primo è il risultato finale delle politiche del fascismo, cercando di rispondere contemporaneamente alla domanda su chi ha realmente portato l’Italia fuori dalla povertà e ha migliorato le condizioni della popolazione.
Per farlo esaminiamo il grafico linkato sotto del pil procapite italiano dall’unità d’italia ad oggi.
PIL
Grafico tratto da questo lavoro di Banca d’Italia .
Il grafico è a prezzi costanti e ci mostra in scala logaritmica il pil procapite durante il periodo preso in considerazione.
Prendiamo il pil procapite in quanto ci dice esattamente ciò che cerchiamo, ovvero l’aumento della ricchezza della popolazione.
E visto che l’indice di distribuzione di questa nei decenni è andando diminuendo, un aumento del pil indica un aumento reale della ricchezza anche delle fasce più povere della popolazione.
Infine l’uso dei prezzi costanti, ovvero tolta l’inflazione, è doveroso in quanto altrimenti non sarebbe possibile una comparazione inter-temporale.
Allora, cosa ci dice il grafico?
Vediamo:

1) l’Italia ha tenuto un tasso di crescita costante ma moderato dal 1861 al 1914.
2) dopo la caduta degli anni bellici c’è stata una immediata ripresa verso il trend precedente fino al 1924-1925, ovvero proprio fino alla trasformazione in dittatura del governo di Mussolini.
3) Dal 1925 fino alla metà degli anni ’30, ovvero durante gli anni delle riforme economiche e sociali del fascismo che oggi molti rimpiangono, la crescita si blocca.

Ripetiamo: la crescita del pil procapite si blocca.

4) C’è una piccola ripresa negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della WW2, ma comunque al ritmo del trend precedente.
5) Infine, la vera ripresa con un ritmo enormemente superiore sia a quello del fascismo, sia a quello pre-WWI, si ha negli anni che vanno dal 1947 alla metà degli anni ’70, quando il ritmo di crescita inizia a rallentare.

Cosa ci dicono allora questi dati?
Semplicemente che solo nei sogni degli italiani il fascismo è stato positivo per l’economia e la vita sociale degli italiani, visto che durante quei vent’anni il pil procapite è cresciuto di fatto solo in 4 anni su 20.
Se qualcuno dobbiamo ringraziare, piaccia o non piaccia, sono invece i governi democratici dell’Italia post fascista, a partire da quelli moderatamente liberisti dei primi anni ’50 (De Gasperi), che hanno abbattuto i dazi doganali e fatto entrare l’Italia nella CEE, cosa che ha permesso di eliminare la sclerotizzazione dell’economia imposta dalle leggi corporative fasciste e quindi creare praticamente tutta la ricchezza di cui ancora oggi beneficiamo.
Detto questo affrontiamo velocemente un secondo tema, sempre connesso alle fantomatiche meravigliose misure sociali del fascismo.
Nella fattispecie le pensioni.
Di nuovo, la narrativa che gira nel paese è che le pensioni sono una invenzione del duce.
Peccato che la realtà sia ben diversa visto che il primo nucleo pensionistico nasce nel 1898 con la fondazione della “cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”.
Fino al 1919 l’iscrizione a tale istituto era volontaria.
Da quell’anno in poi diventa obbligatoria e copre circa 12 milioni di lavoratori.
Cosa fa il fascismo?
Nel 1939 istituisce assicurazioni contro la disoccupazione e viene fissato il limite d’età di 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.
E’ invece solo dalla fine degli anni ’50, quindi durante i governi democristiani, che l’assicurazione per l’invalidità e la pensione viene estesa a tutti i lavoratori, quindi anche quelli autonomi, i coltivatori diretti, artigiani e commercianti.
Di più: è solo nel 1969 che infine il sistema passa da quello contributivo a quello ben più generoso (purtroppo) retributivo e vengono istituite le pensioni sociali  – qui   e qui

Insomma, il fascismo ha creato le pensioni?
Risposta secca: NOOOOOOOOO.
Il sistema pensionistico è stato creato dai governi liberali dell’Italia precedente la prima guerra mondiale e ampliato, troppo, dai governi democristiani degli anni ’60.
Fatte queste specificazioni, cosa possiamo dire infine?
Ben poco, se non sottolineare il fatto che un paese che crede alla favola di un dittatore, che grazie alle sue idee corporative e socialiste, avrebbe governato economicamente e socialmente bene un paese, quando la realtà ci dice invece il contrario, è destinato ad un futuro molto, molto, ma veramente molto buio.
Siamo ……..
Buona giornata.
Massimo Fontana, 15 gennaio 2018

E buona giornata anche a te, Alessandruccia cara, e a voi, compagnucci suoi e del caro estinto.
Poi volendo si potrebbe leggere questo. E infine, giusto per chiudere in bellezza
mussolini-al.
barbara

POI ARRIVA L’ESTATE

E l’asilo finisce e i bambini, anche a Gaza come in tutto il mondo, mettono in scena la loro piccola recita di fine anno:

(Chi da più tempo frequenta questo blog, o altre analoghe fonti di informazione, sa che questa è la regola, tutti gli anni in tutti gli asili di Gaza)

Poi, visto che l’asilo è finito, a intrattenere i bambini devono provvedere i genitori

e va da sé che per i più piccoli che ancora non vanno all’asilo, la famiglia si occupa con sollecitudine e amore di dare la giusta educazione.
bimbopal coltello
Nel frattempo, per non rischiare che i bambini di Gaza si divertano da soli, i loro papà si dilettano a tirare missili sugli asili israeliani
REMAINS-OF-MORTAR-IN-SDEROT-KINDERGARTEN-YARD
barbara

DAL GOLAN (14/2)

E naturalmente comincio dalla cosa più importante immortalata in questa foto presa a tradimento mentre mi stavo gustando quell’anguria che era la dolcezza fatta persona
barbara cocomero
(sì, l’anguria è una persona: qualcosa da ridire?)

Sul Golan sono stata diverse volte, ma questa è stata un’esperienza particolare perché ci siamo arrivati sulle jeep, inerpicandoci su sentieri rocciosi con buche e massi, in alcuni (brevi!) tratti con pendenze anche di 30°-40°. Quando siamo arrivati in cima (non so esattamente in quale punto delle Alture), con vista sulla Siria, si potevano distintamente sentire i rumori dei combattimenti in direzione di Damasco – che dista circa tre quarti d’ora d’auto, e abbiamo continuato a sentirli anche durante la sosta alla tappa successiva, alcune decine di chilometri più distante. A combattersi senza esclusione di colpi sono in questo momento circa 400 fazioni, e i Paesi direttamente o indirettamente coinvolti sono non meno di 50: questo andrebbe sempre fatto presente a chi ogni tanto si mette a dire che dobbiamo intervenire in Siria, dobbiamo aiutare la Siria, a invocare libertà per la Siria: intervenire come? Aiutare chi? Libertà da chi e a favore di chi? Qualcuno potrebbe pensare che “fintanto che si ammazzano fra di loro a noi va bene”, ma non è affatto così; Israele, per lo meno, non la pensa affatto così: dei vicini bellicosi e assetati di sangue alle porte di casa non sono esattamente la ricetta migliore per dormire sonni tranquilli, e gli avvenimenti di qualche settimana fa sono lì a dimostrarlo.

Avendo già fatto e pubblicato numerose foto in occasione delle visite precedenti, questa volta non ne ho fatte, tranne una, questa:
dal Golan
Quello che si vede là sotto, fotografato dall’autobus, è un villaggio israeliano: non credo occorra molta fantasia per immaginare che cosa succedeva quando questo territorio era in mano siriana, ossia fino al 1967 quando, con la Guerra dei Sei Giorni è stato liberato – in senso letterale: gli israeliani sono stati finalmente liberati dall’incubo dei cecchini siriani che sparavano fin dentro le finestre di villaggi e kibbutz, i pescatori israeliani sono stati liberati dall’incubo dei cecchini siriani che sparavano mentre pescavano, l’intero stato di Israele è stato liberato dall’incubo di un nemico feroce che incombeva su una parte cospicua dello stato e con la possibilità di invaderlo in qualunque momento in brevissimo tempo: ditelo a chi ciancia di restituzione! Ora, per fortuna, il pericolo non sussiste più, grazie all’annessione decisa dal parlamento israeliano nel 1981, e la difesa di Israele si combatte sul confine opposto. Che poi, a proposito di “restituzione” (come quella dei territori “occupati” o territori “palestinesi”, che dir si voglia), ci sarebbe da ricordare che questo territorio è ripetutamente ricordato nella Bibbia col nome di Bashan, fertilissimo grazie al terreno di origine vulcanica: anche qui, come in tutto il resto del Medio Oriente e del Nord Africa, gli arabi sono arrivati dopo, arabizzando e islamizzando a suon di invasioni e occupazioni e massacri e deportazioni e stupri etnici e conversioni più o meno forzate. DOPO.

Delle guerre fra Israele e Siria sono rimaste le mine, moltissime, messe da entrambe le parti del conflitto: spesso le strade sono costeggiate da sbarramenti con l’avviso di terreno minato; non vengono bonificate, oltre che per l’enorme costo e difficoltà dell’operazione, anche perché con pioggia e piccoli smottamenti le mine si spostano, sprofondano, complicando ulteriormente il compito. E sono rimaste le trincee, di cui tuttora, ogni tanto, occorre servirsi.

barbara

ANCORA SUL CONFINE CON GAZA

Molte sarebbero le cose da mostrare, i documenti, le testimonianze, le dichiarazioni, le falsità piene di odio anti ebraico e anti israeliano che urlano da tutti i nostri mass media. Ma non mi piace intasare il blog con decine di post che poi nessuno leggerebbe, e quindi devo scegliere. Per oggi ho scelto due brevi pezzi di Giulio Meotti.

Sono incredibili i resoconti su cosa pianificava Hamas nel caso in cui avesse rotto il confine di Israele. I capi del terrore volevano conquistare i kibbutz al confine. Lo ha riferito la tv Hadashot. “Ismail Haniyeh parlerà a Nahal Oz, Khalil al-Hayya a Kfar Aza e (il leader palestinese della Jihad islamica) Nafed Azzam a Be’eri,” Hadashot ha citato le istruzioni palestinesi. “Poi inizieranno le celebrazioni in tutta la Palestina”. Ai manifestanti era stato detto che i trattori avrebbero cercato di abbattere il recinto, che dovevano armarsi con “un coltello o una pistola” e avevano mappe dettagliate delle comunità israeliane verso cui i palestinesi sarebbero stati incoraggiati a precipitarsi. Il colonnello Kobi Heller, comandante della brigata meridionale, ha detto che il rapporto corrisponde alle loro informazioni militari. “Alla fine, tutte le persone che si avvicinano alla recinzione lo fanno sotto la direzione di Hamas”, ha detto. Ha aggiunto che la leadership di Hamas era assente durante le violenze di lunedì. “Avevano paura”. Akhsan Daksa, comandante della settima brigata corazzata, ha detto a Hadashot: “Ho combattuto nella Seconda Guerra del Libano, nella Operazione Protective Edge (la guerra del 2014 a Gaza). C’era violenza qui come in un campo di battaglia”. Daksa, che parla arabo, ha comunicato con alcuni dei manifestanti oltre il confine, “a cinque metri di distanza”. Gli hanno detto: “Stiamo andando a Nahal Oz. Le preghiere di oggi si terranno lì “. Heller ha aggiunto: “Se non avessimo protetto il confine questa settimana, Hamas, la Jihad islamica e altri si sarebbero infiltrate nelle comunità”. Ecco, ora io penso una cosa: perché la comunità internazionale, i media, hanno applaudito e difeso un tentativo di invasione del territorio di Israele e il massacro che ci sarebbe stato se l’eroico esercito israeliano non avesse tenuto? Non ho parole. Però ho una foto. Sono Matan e Noam. Avevano cinque e quattro anni. Vivevano in un kibbutz, Metzer, come quelli che stanno di fronte a Gaza. I terroristi palestinesi li hanno uccisi nei loro letti. Nessun giornale pubblicò le loro fotografie. Altri bambini israeliani avrebbero fatto la stessa fine lunedì se i terroristi non fossero stati fermati.
Matan e Noam
Questo video lo dedico ai media che hanno detto il falso, ai paesi europei che al Consiglio dei diritti umani di Ginevra hanno appena votato contro Israele e a quei trogloditi che in questi giorni hanno sbavato antisemitismo. Guardate cosa è successo lunedì dal punto di vista palestinese. Era territorio di guerra. Come vi sareste sentiti se oltre quella rete ci fossero stati i vostri figli? Perché sì, lì dietro c’è un villaggio israeliano. L’incapacità che abbiamo visto di ammettere che Hamas è responsabile di ogni goccia di sangue versata sul confine di Gaza incoraggia la loro violenza e l’uso di scudi umani. E li rende complici in ulteriori spargimenti di sangue.

Questi video, a noi, non li passa clandestinamente qualche misterioso servizio segreto: sono pubblici, li può vedere chiunque. E dunque la domanda è: quanta malafede, quanta falsità, quanto odio, quanto marciume, quanto putridume ci vuole, da parte di politici e giornalisti, per gridare alla strage da parte dell’esercito israeliano, alla carneficina, al bagno di sangue, per invocare inchieste e sanzioni, per chiamare nazisti gli israeliani e non chi, oggi come ieri, dei nazisti persegue lo stesso identico programma contro lo stesso identico obiettivo?

barbara