ANCHE SE

Piccola riflessione ritardata – non sempre si riesce a cogliere tutto in prima battuta – sulla testimonianza della bambina italo-americana nel video presentato in questo post. All’inizio della sua testimonianza la bambina ha detto che l’insegnante ha fatto firmare a tutti gli alunni, senza chiedere l’autorizzazione dei genitori – un foglio in cui si impegnavano a rispettare tutti, “anche se sono trans, gender fluid, tutte le cose nuove”.
Una prima osservazione sul merito. Quanti di noi, settantenni, cinquantenni, trentenni, in prima media sapevano se erano omosessuali o eterosessuali, se si sentivano maschi o femmine o entrambi a giorni alterni? Credo che per tutti la risposta sia “nessuno”: non solo non lo sapevamo, ma non ci eravamo neppure mai posti questo problema. Perché capire se si è omo o etero, se ci si sente o no a proprio agio nel sesso in cui si è nati è un problema. E se non lo avevamo non è perché fossimo ritardati, ma semplicemente perché a quell’età queste questioni non si sono ancora presentate. Quei bambini che a undici anni sono “trans, gender fluid e tutte le cose nuove” si sentono tali perché qualcuno, dall’esterno, ha imposto loro questo problema. Questi bambini sono stati e continuano a essere abusati. Questi bambini hanno subito una intollerabile violenza che rischia di segnarli per tutta la vita. Coloro che hanno perpetrato questo ignobile abuso sono, senza messi termini, dei criminali.
Una seconda riflessione sulla forma: anche se. Qual è la normale situazione in cui, unita alla necessità di rispettare, usiamo l’espressione anche se? Per esempio devi rispettare tuo fratello anche se è un maledetto bastardo. Non devi mancare di rispetto al tuo collega anche se è un pezzo di merda. Devi trattare bene il tuo capo anche se è un figlio di puttana. Chissà se un giorno, quando avranno meglio assimilato le sfumature della lingua, quei ragazzini si renderanno conto delle implicazioni di ciò che l’insegnante ha loro imposto, e cioè che tutta quella gentaglia di per sé non meriterebbe affatto rispetto, ma noi li rispettiamo lo stesso perché siamo moralmente superiori
Una terza riflessione sulle conseguenze della forma: se nella lista delle categorie da rispettare mancano gli strabici, quelli li possiamo sfottere? Magari anche un pochino menare? E i Down, si sarà ricordata di inserirli nella lista? Gli autistici? Quelli con la “s” blesa? I daltonici? Gli stonati? Quelli con le orecchie a sventola? Perché a voler fare le liste delle categorie da trattare in un determinato modo, c’è sempre il rischio di dimenticarne qualcuna, dando così automaticamente libertà di bullismo nei confronti di chi è rimasto fuori. Non sarebbe più logico, più normale, più semplice, dire – DIRE! Non esigere dichiarazioni scritte e firmate! – che bisogna rispettare tutti, senza eccezioni e senza concessive? Io quell’insegnante, quella CLOACA di insegnante, sinceramente, non mi sento davvero di rispettarla, ma proprio per niente.

barbara

CARO PAPA TI SCRIVO

“Papa Francesco, schierati con noi cubani da 62 anni ostaggio del dittatore di turno”

Papa Francesco ha mostrato la sua vicinanza al “caro popolo cubano in questi tempi difficili”, riferendosi alle proteste più grandi nella storia del regime, e ha chiesto “una società sempre più giusta e fraterna”. “Sono molto vicino all’amato popolo cubano in questi tempi difficili. Prego perché costruiscano nella pace, nel dialogo e nella solidarietà una società sempre più giusta e fraterna”, ha detto il pontefice durante l’Angelus. Ha poi esortato a riposare “davvero” durante queste vacanze, a “spegnere il cellulare per guardare la gente negli occhi” e a “tacere”.
Al dissenso cubano non basta.
“Fa molto male che mentre reprimono le persone che sono scese in piazza chiedendo la libertà, si abbiano parole per congratularsi con il trionfo dell’Argentina nella Copa América e si parli di rifiuti di plastica nei mari, ma non una preghiera pubblica per i morti, i detenuti, gli scomparsi e tutti coloro che hanno paura nelle loro case in tutto il nostro Paese”.

Si apre così la lettera di una cattolica cubana, la professoressa María Victoria Olavarrieta, a Papa Francesco.

“Nei mari di Cuba, Santità, oltre alla plastica, giacciono i resti dei tanti cubani annegati nel tentativo di evadere dalla grande prigione in cui i Castro hanno trasformato il mio Paese. La nostra chiesa è stata perseguitata, minacciata, sorvegliata, penetrata da agenti della sicurezza dello stato. Al momento abbiamo un seminarista scomparso, Rafael Cruz Débora. Se i vescovi cubani hanno paura di parlare, di stare dalla parte del popolo, lo capisco, ma tu puoi parlare e difenderci. Ai giovani hai detto:… ‘Lottate per i vostri sogni, sognate in grande, non smettete di sognare’. Giovani cubani nati in una dittatura e che sono stati indottrinati, educati in scuole atee, in una società monopartitica, cresciuti, alcuni mangiando e vestendosi con l’aiuto delle loro famiglie in esilio e altri nella più totale miseria, sognando di vedere libero il loro paese. Li hai invitati a sognare e ora che vengono uccisi per aver gridato il loro sogno, taci. Hai chiesto ai tuoi pastori di annusare le pecore. Dei sacerdoti cubani che si sono schierati apertamente con il popolo, alcuni vengono picchiati dalla polizia, detenuti e messi a tacere dai loro vescovi che temono per la loro vita. Ho avuto molti studenti venezuelani e ho visto la sofferenza dei loro genitori perché hai taciuto quando gli studenti sono stati assassinati nelle strade di Caracas, la gente muore di fame in Venezuela e non condanni pubblicamente i responsabili. In Nicaragua è corso sangue e il Papa parla di tutto, ma voi non avete opinioni sui crimini dei dittatori di queste tre tirannie sorelle. Santo Padre, la cristianità non ha bisogno di un leader sociale o di un diplomatico, vogliamo un Pastore, una pietra salda dove la Chiesa possa essere sostenuta. Il vicario di Cristo non deve discriminare le sue pecore. Noi pecore vittime dei regimi comunisti ci sentiamo come la pecora nera. Avrei voluto scriverle con un tono diverso, in tutti i miei articoli in cui la cito l’ho sempre difesa. Ma oggi voglio essere la voce delle madri cubane, che guardano i loro figli morire di fame, che non hanno medicine, voglio presentare il dolore delle nonne i cui nipoti sono stati fucilati gridando ‘Viva Cristo Re’, la vergogna dei genitori che non possono mantenere i figli con il frutto del loro lavoro e vivono male aspettando le rimesse inviate dai loro parenti all’estero. Vi presento la tortura dei prigionieri politici, gli anziani che videro partire la famiglia da loro creata e morirono senza più rivedere i propri figli e nipoti. Noi cubani ci sentiamo abbandonati al nostro destino, in 62 anni non siamo riusciti a liberarci. Oggi si trovano di fronte a un esercito armato, senza capi e fino ad ora orfani del Papa. Francesco, perdonami se ti ho offeso, ma ho dovuto scegliere tra la rispettosa acquiescenza dovuta a un vescovo e la difesa delle vittime del comunismo. 
Aiutaci, Santo Padre”.

Ai cubani non è permesso andare in vacanza o riposare. Quanto a “staccare il cellulare”, ci ha pensato il regime castrista. Serve a non far vedere quello che accade sull’isola delle meraviglie socialiste. E allora quello che sta succedendo lo racconta Eduardo Cardet, uno dei leader delle proteste, cattolico, parlando al National Catholic Register (una settimana fa nella newsletter ho raccontato della centralità del dissenso cattolico contro il castrismo).
“La risposta del regime è stata una repressione, un uso letale della forza, che ha causato molte vittime, morti e feriti. Il ‘dittatore di turno’, Miguel Díaz Canel, ha dato l’ordine diretto per il confronto, per il sangue che doveva scorrere. Ci saranno processi rapidi e pene detentive fino a 20 anni. Il popolo cubano soffre da 62 anni sotto questo regime totalitario, che ha tagliato tutte le libertà e i diritti fondamentali. Questa tirannia ci impedisce il pieno sviluppo. Il popolo cubano ha messo in chiaro cosa vuole, totale libertà e pieni diritti. Essere liberi, essere padroni della nostra vita, essere in grado di svilupparci pienamente e godere di una vita dignitosa, non solo la prosperità materiale ma anche quella spirituale”.
Non c’è stato alcun cambiamento in questi anni, dice Cardet. “Molti vogliono vendere e altri vogliono comprare la falsa idea che il regime dell’Avana abbia attuato una serie di trasformazioni che addolciscono la sua struttura fossilizzata e opprimente. Niente è più falso. Niente è cambiato; tutto rimane uguale o peggio, con più miseria materiale, più oppressione. Il Partito Comunista è lo strumento che la tirannia ha per estendere il suo braccio oppressivo nella società”.
Da cattolico, Cardet critica la Chiesa. “Negli ultimi anni, la Chiesa cattolica ha avuto in molte occasioni una risposta debole alle gravi minacce che il nostro popolo deve affrontare. La risposta del Vaticano alla realtà del popolo cubano è stata debole. È stata una risposta evasiva, distante, fredda”.
Non lo fu quella di Giovanni Paolo II contro il comunismo polacco. Non dovrebbe esserlo quella del primo Papa sudamericano contro l’ultima tirannia comunista del suo continente.
Giulio Meotti

Vado all’inferno se dico che il signor Jorge Mario aka Francesco è un mastodontico figlio di puttana? Si balocca con la plastica, lui, coi cellulari, con le vacanze per risposarsi, con le coppe di calcio mentre la gente ha fame, fame di cibo, fame di giustizia, fame di libertà. Ha fame e muore. Fanculo Bergoglio.

barbara

CARO VAURO, CARO VATTIMO, CARA MANNOIA

E poi cari Minà Fratoianni Di Battista Di Stefano Grillo PD Manifesto BLM e cara paccottiglia varia mista – compresi i froci che portano sulla maglietta l’immagine di uno dei peggiori omofobi della storia – e anche caro Abbado anche se sei morto:

E questa è la differenza fra chi conosce Cuba e le teste di cazzo che si divertono a giocare a fare i froci col culo dei cubani.

barbara

ABBIAMO UNA NUOVA EMERGENZA

E ringrazio l’amico Fulvio Del Deo che me l’ha segnalata.
Da quando è stata inventata l’idea e fabbricata la moda del gender fluid, della disforia di genere, del sesso “assegnato” alla nascita, delle persone che a un anno e mezzo “manifestano chiaramente” di sentirsi di un sesso diverso da quello biologico; da quando si è cominciato a trattare questi temi anche a scuola – in Italia ancora abbastanza in sordina, altrove nel modo più esplicito e sfacciato; da quando in diversi stati è stato stabilito che le “transizioni di genere” devono obbligatoriamente essere “accompagnate”, ossia che non appena un bambino o ragazzino fa qualcosa che tradizionalmente viene considerato come pertinente all’altro sesso (scelta di colori e giocattoli, atteggiamenti – appena un pelino effeminati da parte di un ragazzo, da maschiaccio in una ragazza) viene immediatamente sottoposto a terapia ormonale per bloccare la pubertà e affidato a uno “psicologo” che lo aiuta a compiere armoniosamente il trapasso, e se un genitore tenta di opporsi ritenendo che a 14 anni non si possano prendere simili decisioni che modificheranno irreversibilmente il proprio corpo, per non parlare della psiche, viene pesantemente multato e sbattuto in galera; da quando è iniziato tutto questo immondo bordello, dicevo, si è affacciata alla ribalta una nuova specie di influencer: quelli che hanno fatto la “transizione” e spiegano agli aspiranti transituri quali sono i passi da compiere – uno lo potete trovare qui (nota: le due persone che compaiono nei video in evidenza sono biologicamente donne; lo preciso perché ci vuole un po’ prima di arrivare a capirlo). Come potete vedere, questi video non possono essere considerati come delle vere e proprie istigazioni in senso stretto, ma colpisce il modo in cui se ne parla, come di qualcosa di estremamente semplice e tutto sommato banale, un po’ come io potrei spiegare come faccio la salsa con gli scarti dei carciofi: faccio bollire le foglie scartate, con un coltello raschio via la polpa, aggiungo un bel battuto di aglio prezzemolo olive capperi e acciughe… Tutto molto semplice, tutto molto delicato, non abbiate paura, è bellissimo e facilissimo. Come non prevedere che qualche ragazzino toccato dai normali dubbi adolescenziali e in cerca di informazioni che la rete offre in quantità, incappando in questi canali, si lasci adescare e prenda troppo frettolosamente decisioni gravi e irreparabili?
Diversi anni fa Fulvio, toccato dalla morte per anoressia di una ragazzina di 16 anni amica dei suoi figli, si è messo a perlustrare la rete, trovandovi un sacco di blog “proana” in cui ragazzine anoressiche promuovevano l’anoressia spiegando quanto sia bello avere il controllo totale sul proprio corpo, dominandone le necessità fino a non sentirle più, fino a cancellarle… fino alla morte. Trasformatosi in cacciatore di siti “proana”, ogni volta che ne trovava uno nuovo lo segnalava alla Polizia Postale, che provvedeva ad eliminare quelle pagine, cosa giustificata dal fatto che si trattava di vere e proprie istigazioni al suicidio. Adesso invece ha scoperto che questi blog, canali youtube ecc. di influencer che illustrano passo passo la loro “transizione” mostrando quanto è semplice, questa roba, dannosissima per gli adolescenti che navigano in rete, non può essere cancellata, e non potrà esserlo finché non avremo anche in Italia una legge come quella di cui si è finalmente dotata l’Ungheria – che, ricordiamolo, NON è una legge omofoba, NON è una legge transofoba, ma unicamente una legge contro la pedofilia, una legge intesa a tenere i bambini fuori dalle mire delle varie lobby dalle losche trame.

Aggiungo un’altra cosa. C’era una volta Ellen Page: carina, dolce, sorridente, dallo sguardo luminoso.

Poi ha deciso di diventare Elliot, che dichiara: “Sono pienamente ciò che sono“, vale a dire ora sono finalmente realizzato, sono ciò che volevo essere. Ecco, guardatelo:

guardate quelle spalle leggermente curve, guardate quelle braccia abbandonate lungo il corpo, guardate quelle mani semichiuse, e soprattutto guardate il viso,

guardate la piega della bocca. Guardate lo sguardo. Riuscite a immaginare qualcosa di più triste? E stiamo parlando di una persona che ha fatto “il salto” a trent’anni suonati: non credo serva molta fantasia per immaginare le conseguenze di decisioni prese, sotto l’impulso di un momento critico, a quindici anni, dodici anni, dieci anni…
Infine ascoltiamo questa testimonianza di una bambina italo-americana, decisa a fuggire dalla scuola americana dopo l’esperienza vissuta durante la prima media.

PER FAVORE, SALVIAMO I NOSTRI BAMBINI.

barbara

QUESTE MI FANNO MORIRE

Qui.
Ma quelli che invecchiano sono gli stessi a cui si attaccano le forchette o sono due vaccini diversi?
Verità sacrosanta inoppugnabile. Oltre alle sistematiche frenate in curva.
Sempre un passo avanti, i napoletani.

“Io non godo proprio mai/se qualcuno sta nei guai/ma se lui da sempre dice/che l’avviso fa felice/perché è come una malia/a tutela e garanzia/io aderisco al sentimento/e anch’io sono contento”.

“Ora deve (e gli fa orrore)/nominare un difensore/tra lo stuolo di avvocati/che da lui son tanto amati. Se costui trova un cavillo in favor di Piercamillo/per un fatto di coerenza/lui gli oppone resistenza/perché vuol esser prosciolto/(ed a questo tiene molto)/non perché l’ha fatta franca/o perché la prova manca/ma perché la sua innocenza/venga a galla in trasparenza/mica come gli altri rei/brutti, sporchi e farisei/che per colpa del sistema/hanno eluso l’anatema”.

“Ma pensando a quel vicino/ che ti ruba il cucchiaino/e che eviti già adesso/senza attendere il processo/Io vi chiedo: affidereste/per il ruolo che riveste/un segreto o un grosso intrigo/ nelle mani di Davigo? O attendete il risultato/del passaggio in giudicato/per saper se nelle more/è o non è un divulgatore?”.
Jacopo Pensa

E poi c’è questa, che non c’entra con le precedenti ma ci sta bene lo stesso.

Qui.

barbara

DIFENDIAMOCI DA CHI STA CERCANDO DI DISTRUGGERCI!

Ecco il mostro “green” Ue del Commissario Stranamore: una minaccia mortale per famiglie e imprese

Il 14 luglio 2021, la Commissione europea se ne è uscita con un pacchetto di proposte volte a “ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990 … affinché l’Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050”. Variamente definita come Green Deal europeo ovvero Fit for 55, il pacchetto consiste in un groppo di proposte legislative e normative, giornalisticamente definito come il Mammut.
Alla grande industria pesante (imprese produttrici di energia elettrica e industrie ad alta intensità energetica) già oggi è imposto di acquistare speciali diritti (detti quote di emissione) per emettere CO2. Tale imposizione viene resa oggi assai più pesante e, al contempo, essa viene estesa ai distributori di combustibile per gli edifici: i quali, naturalmente, ne gireranno il costo su quelle imprese e quelle famiglie che ancora, d’inverno, ardiscono a riscaldare i propri uffici e le proprie case. E pure alle famiglie che ancora osano avere la cucina a gas.
Idem ai distributori di carburante per il trasporto stradale, con conseguente aumento del prezzo del pieno alla pompa. Ciò che vale per le famiglie, ma anche per camionisti, agricoltori e pescatori. Per questi ultimi, però, si aggiunge la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia, che intende procedere “eliminando le esenzioni obsolete e le aliquote ridotte, che attualmente incoraggiano l’uso di combustibili fossili”: in pratica, pagherebbero il diesel come lo pagano i privati, cioè oggi il doppio, ma domani anche il triplo, considerato l’effetto combinato dei due provvedimenti. Per soprannumero, gli agricoltori dovranno, entro il 2035, “raggiungere la neutralità climatica, comprese le emissioni agricole diverse dal CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento”. Con tanti saluti alla spesa a buon mercato: al pesce fresco ed alla bistecca, ad esempio, che diverranno un bene di lusso per raffinati residenti in ZTL … tutti elettori del Pd, naturalmente.
Vero è che “tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni”. Sicché, forse è un bene che le famiglie cessino di scaldare le proprie abitazioni d’inverno … così risparmieranno abbastanza per comprarsi un’auto elettrica, a rate.
Pure in settori nei quali è già presente, l’imposizione delle quote di emissione per emettere CO2 verrà reso più stringente: nel settore aereo, ad esempio. Insieme all’altra misura del pacchetto (ReFuelEU Aviation), che impone ai “fornitori di combustibili di aumentare la percentuale di carburanti sostenibili per l’aviazione nel carburante per gli aviogetti caricato a bordo negli aeroporti dell’Ue”, con tanti saluti ad uno degli ultimi miti europei: i voli low cost.
Altrove, la misura assume toni sfacciatamente protezionistici: l’estensione al trasporto marittimo, ad esempio, non può che servire da volano alla de-globalizzazione. Tanto più in quanto unita all’altra misura del pacchetto (FuelEU Maritime), che impone “un limite massimo al tenore di gas a effetto serra dell’energia utilizzata dalle navi che fanno scalo nei porti europei”. Sempre ammesso che le si possa imporre pure alle flotte mercantili battenti bandiera di Stati abbastanza fortunati da non appartenere alla Unione europea, ad esempio: se una nave giunge a Napoli appena rifornita di gasolio nella libera Tunisi, la Ue le impone di vuotare i serbatoi?!
Così pure i dazi verdi (CBAM – carbon border adjustment mechanism), imposti al fine di compensare le quote di emissione pagate dall’industria che produce nella Ue ma non da quella che produce fuori dalla Ue. Ancorché il sempre patetico Gentiloni si sgoli a sostenere di agire “nel pieno rispetto degli impegni assunti nell’ambito del WTO”, fuori dal mondo fatato di Bruxelles i suoi dazi verdi sono interpretati per quello che sono: dei dazi. E, come tali, chiameranno la reazione del resto del mondo, in forma di contro-dazi. In un divertentissimo sforzo di dirlo senza dirlo, The Economist fa mostra di non volerli considerare dazi, ma solo per affondarli con un diverso argomento, questo: “attuare la politica in modo equo significherebbe accertare quanto carbonio è stato emesso nella produzione di una data importazione e fino a che punto i governi stranieri avevano già tassato tali emissioni. Nel 2018, la Commissione europea ha affermato che sarebbe chiaramente ingestibile. Non è cambiato molto da allora”.
È questo un problema ben noto a chi abbia gli occhi per guardare, sul quale regolarmente si infrangono le proposte di tassazione verde. A cominciare dalla italianissima plastic tax: siccome essa tasserebbe la plastica vergine ma non quella riciclata, teoricamente l’importatore alla frontiera dovrebbe dichiarare di quanta plastica vergine è fatto un determinato imballo (quello di un computer, ad esempio), ma senza che il doganiere abbia modo di effettuare alcuna verifica, sicché è scontato che tutti gli imballi importati verrebbero dichiarati in plastica riciclata e, per conseguenza, la produzione di plastica per imballo in Italia cesserebbe del tutto. Così è fatto il mondo dei gretini.
Questa marea di nuove tasse, andrà a finire: in parte nelle casse dell’Unione, la quale ci pagherebbe una quota del mitico Recovery Fund (a sua volta al 37 per cento destinato “all’azione per il clima”); in parte agli Stati membri (in particolare le quote di emissione). Ma, questi ultimi dovranno poi spendere la totalità delle tasse così raccolte “per progetti connessi al clima e all’energia”. Ad esempio, dovranno “installare punti di ricarica e di rifornimento a intervalli regolari sulle principali autostrade: ogni 60 km per la ricarica elettrica e ogni 150 km per il rifornimento di idrogeno”; “sarà tenuto a ristrutturare il 3 per cento dei suoi edifici ogni anno”; dovrà “produrre il 40 per cento della nostra energia da fonti rinnovabili entro il 2030”; si vedrà assegnato “obiettivi rafforzati di riduzione delle emissioni per quanto riguarda gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie”; tutti insieme, dovranno “piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030” e assorbire “carbonio dai pozzi naturali, per 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030”.
Di particolare interesse, per l’Italia, la questione del patrimonio edilizio: la Commissione giudica “inefficiente dal punto di vista energetico” circa 3/4 del patrimonio edilizio dell’Unione. Laddove, per edificio efficiente da un punto di vista energetico, essa non può che intendere un edificio quanto di più lontano dalla tradizione edilizia latina (che è fatta di pietra) e vicina alla tradizione edilizia germanica (che è fatta di legno: come quelle migliaia di case in legno, anche a più piani, in questi giorni travolte dalle piene fra la Mosella ed il Reno). Immaginare come ciò sarà possibile in presenza delle nostre Soprintendenze, rende l’intera questione farsesca.
Senza dimenticare che la gran parte di tali spese, andrebbe nell’acquisto di materiale (batterie, impianti di ricarica, pannelli solari, …) di produzione non nazionale, ma estera: importati. In particolare dalla Cina e dalla Germania. Con conseguente sciupio del nostro avanzo commerciale: ingentissimo e che costituisce, oggi, la nostra vera forza.
Ciliegina sulla torta, “la direttiva sull’efficienza energetica fisserà, a livello di Ue, un obiettivo annuale vincolante più ambizioso di riduzione del consumo di energia”, intesa come consumo globale di energia, cioè pure l’energia elettrica. Casomai a qualcuno fosse venuto in mente che l’obiettivo dell’Unione sia l’elettrificazione: no, l’obiettivo dell’Unione è il ritorno all’età della pietra.
Fondamentalmente, il mostruoso pacchetto sarebbe stato scritto sotto dettatura tedesca: “la Germania ha avuto ciò che voleva” – scrive Politico. In uno sforzo che si dice elettorale: nel senso di sostegno alla campagna elettorale della CDU in vista delle elezioni nazionali tedesche di settembre, nelle quali l’avversario principale della CDU sono i Verdi.
Un altro indizio di germanicità del pacchetto è nell’enfasi, posta da Von der Leyen, nel dare per scontato che “l’economia basata sui combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti” (in ciò consiste la cosiddetta economia decarbonizzata). Ebbene, la Germania è, notoriamente, una potenza industriale priva di una propria grande industria petrolifera: Total è francese, Shell inglese, Eni italiana … ma una Eni tedesca non c’è. Dunque, per la Germania, cosa vi sarebbe di meglio che toglierla pure agli altri Paesi?
Di tale sospetto troviamo una sfolgorante conferma nelle parole di Jeffrey Sachs (quello che consigliava Eltsin) su La Repubblica: “l’epoca dei combustibili fossili è finita” … e qui fa il pappagallo della Von der Leyen; “bisogna smantellare la rete di potere e interessi sostenuta dall’industria dei combustibili fossili”; chi la difende è affetto da “corruzione, ignoranza e avidità”. Epperò la Ue “soffre meno della potenza dell’industria del fossile” … espressione che non può che riferirsi alla sola Germania.
Terzo indizio di germanicità troviamo nelle conclusioni logiche di Sachs: la Ue “potrebbe lavorare a un accordo con la Cina, visto che l’America si è incartata in una sorta di Guerra Fredda con Pechino, che distoglie attenzione ed energie dalla questione climatica”. Infatti, il maggiore produttore di CO2 al mondo è la Cina e di gran lunga. Sicché, ogniqualvolta Washington invita Berlino a riallinearsi contro Pechino, Berlino risponde che della Cina abbiamo bisogno “per affrontare la sfida del cambiamento climatico”. Che poi Berlino non abbia la benché minima intenzione di rompere con Pechino per motivi del tutto diversi, sarà certamente un caso.
La Commissione è la prima ad ammettere che il Mammut implica “trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società”. Anzi, se ne fa vanto. Timmermans, in particolare, vuole la “lotta contro la crisi climatica e la perdita di biodiversità” e, interrogato circa le conseguenze socio-economiche della propria follia, si dice “più preoccupato dalla crisi climatica, più preoccupato dall’ecocidio che ne può derivare”. In ogni caso: “We have no other option” … TINA, come un Mario Monti qualunque.
Grazie al cielo, il Commissario Stranamore si è trovato di fronte una mezza rivoluzione di palazzo. La Francia, in particolare, memore dei gilet gialli. Ma pure tutto l’est Europa e (pare, ma non è confermato) persino il governo italiano. Sicché, il meraviglioso piano verde rischia seriamente di trovarsi subito impantanato: “l’approvazione potrebbe richiedere anni”, fanno sapere diplomatici degli Stati membri.
Il che ci pare cosa buona e giusta. Perché non vogliamo tornare all’età della pietra e perché non vogliamo morire cinesi, anzitutto.
Ma pure per amore di buon senso: la rivoluzione normativa non può precedere una rivoluzione tecnologica, ma solo seguirla. Non si può vietare per legge l’uso delle candele, se ancora non è stata inventata la lampadina. Non si può vietare per legge l’uso delle carrozze a cavallo, se ancora non è stato inventato il motore a scoppio. Il che è, però e precisamente, ciò che pretenderebbe di fare l’Ue. Così il commissario per l’energia: “Dobbiamo trasformare l’evoluzione delle energie rinnovabili in una rivoluzione” … come se Volta lo avesse creato per decreto Napoleone, come se Edison lo avesse creato per legge il presidente Rutherford B. Hayes. La Ue vuole aiutare una rivoluzione tecnologica? Allora, investa prima decine di miliardi nella ricerca sull’idrogeno, ne attenda i risultati e solo dopo modifichi le normative. Nel frattempo evitando di dissanguare i propri sudditi con tasse nuove e tiranniche.
Musso, 19 Lug 2021, qui.

Come già detto in altre occasioni, l’ecologismo è una religione fondamentalista estremamente pericolosa, e il paragone più vicino è quello con l’islam: i sacerdoti, tramite il lavaggio del cervello, convincono i propri fedeli che per avere il paradiso l’unica via è il terrorismo suicida. Riusciremo a uccidere i cattivi maestri prima che loro uccidano noi?
PS: quanto alle auto elettriche, l’elettricità si raccoglie sugli alberi, giusto?

barbara