IO MI CHIEDO

Ma sono solo io a trovare esteticamente repellente questo individuo?
vacchi 1
(Non dico uomo che mi sembra, francamente, un termine eccessivo). Uno tutto depilato, poi, uno che si depila addirittura il pube!
vacchi 2
Che per me – voi dite pure quello che vi pare – per me uno che si depila il pube, per quante supergnocche strafighe si metta intorno, è una checca persa. E infatti…
vacchi 3
Niente da dire, sia ben chiaro, sulle checche oneste, ma una checca che si spaccia per sciupafemmine, per piacere! Che poi, dico, ma le mani, avete visto le mani?! Ma voi vi fareste toccare da delle mani così?!
vacchi mani e piedi     vacchi mano
Brrrrrr!!!!!!!!!!!!!

barbara

QUEI POVERI DISPERATI MIGRANTI

In fuga da guerra, terrore, miseria. Laceri e macilenti. Senza neppure la forza di levare lo sguardo, senza il coraggio di emettere un fiato.

Identici agli ebrei braccati dai nazisti, strappati alle loro case,
deportazione 1
caricati su carri bestiame,
deportazione 2
inviati direttamente al gas quelli più deboli,
in camera a gas
sfruttati, quelli più forti, fino allo sfinimento
deportazione 3
o usati per gli esperimenti
deportazione 4
e poi anche loro infilati in una camera a gas e cremati, o scaraventati in una fossa comune.
deportazione 5
E i pochi sopravvissuti ridotti così.
deportazione 6
deportazione 7
Identici: stesso sterminio, stesso genocidio, stesso olocausto, stessa shoah, come ha insistentemente ripetuto il nostro sindaco in sinagoga in occasione della giornata della memoria: “È la stessa cosa, è la stessa cosa, è la stessa cosa”.

barbara

IL PRIMO DOVERE DI UNA MAMMA

È quello di educare i propri figli. Di crescerli bene. Di insegnare loro le cose giuste e la differenza fra il bene e il male. E poi, con la coscienza del dovere compiuto, osservare compiaciuta i risultati ottenuti. Come questa madre qui (clic per ingrandire).
Children-Rifles-Temple-Mount
Qui qualche spiegazione e il video, che non è riproducibile.

barbara

AUSCHWITZ: QUELLA VERA E LE ALTRE

È cominciato tutto con questo post pubblicato su FB da Giulio Meotti, critico sulla scelta di accogliere i cosiddetti migranti al Memoriale della Shoah al binario 21 a Milano.

Pessima la decisione della comunitá ebraica di Milano e del Memoriale della Shoah di aderire alla campagna umanitarista sui migranti, con impliciti paragoni fra la Shoah e le carrette del mare. La stampa vive di queste storie, con titoli edificanti sui “migranti al binario 21”. È due anni, che da Emma Bonino ai ministri svedesi, ci propongono il paragone fra ebrei nella Shoah e migranti nel Mediterraneo, fino a Papa Francesco che paragona i centri per migranti ai campi di concentramento. Si poteva usare il Binario 21 di Milano per manifestazioni a favore dei cristiani perseguitati, delle yazide stuprate, di tante minoranze oppresse dagli stessi nemici del popolo ebraico, le vere vittime della destabilizzazione in corso, non certo i migranti accuditi e protetti. Quello era “onorare la memoria della Shoah”. Gli ebrei dovrebbero difenderla nel momento di massimo negazionismo e mistificazione, di cui i palestinesi fanno quotidiano abuso, anche evitando queste trappole ideologiche sentimentali. Israele lo fa, curando chiunque, onorando la memoria della Shoah ma anche difendendo confini e cultura.

Immediatamente si è scatenato il finimondo da parte dei Buoni di Professione, che hanno preso a latrare come cani rabbiosi, arrivando a dare a Meotti del fascista. Tenace come un pilastro di cemento armato e deciso come un caterpillar, Meotti ha continuato a scrivere per denunciare la vergognosa banalizzazione della Shoah – molto peggiore del negazionismo – sempre più rampante.


Come la Shoah diventa il prezzemolo ideologico per chiudere ogni discussione

 “L’immigrazione e il linguaggio della menzogna. C’è chi spaccia per nuova Shoah la gestione dei nostri confini”

Giulio Meotti

Roma. L’approccio pragmatico all’immigrazione clandestina, il “metodo Minniti”, gli accordi con la Libia e la sua guardia costiera che compie i blocchi, il faticoso tentativo di gestione dei flussi, la firma di un protocollo di intesa con le ong. Come combattere tutto questo? Manipolando il linguaggio, aumentando il peso di parole e immagini portandole a livelli impossibili da sopportare, dispiegando il paragone storico più eclatante, appellandosi all’inaudito, al mai visto. I migranti sono la “nuova Shoah”. Come ha scritto Pascal Bruckner nella “Tirannia della penitenza”, “è così che diventiamo responsabili retroattivamente degli orrori commessi dai nostri antenati o dall’umanità intera”. Non è soltanto quello che fa Roberto Saviano su Repubblica, accusando Matteo Salvini di “attirare la canaglia razzista”, una bella stimmate. E’ quello che fanno a tamburo battente media e ong. “Quello dei migranti è un Olocausto”, iniziò Furio Colombo sul Fatto Quotidiano. Famiglia Cristiana: “Nell’olocausto dei migranti che avviene quotidianamente nel Mar Mediterraneo”.
Le proteste all’hub di Bagnoli, riportate questa settimana dal Corriere della Sera, sono scandite da queste frasi: “Mettiamo fine a questo scempio da campo di concentramento”. Linkiesta ha appena chiamato gli hotspot “campi di concentramento dove mancano solo forni e Zyklon B”, il gas usato dai nazisti per sterminare gli ebrei a Birkenau. Padre Zanotelli questa settimana alla trasmissione “In Onda” su La7: “Sui migranti un giorno diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti e della Shoah”. Il Manifesto ci va giù a raffica: “Crepano nei campi di concentramento della Libia”. E ancora Guido Viale: “Come quello che ha preceduto lo sterminio nazista”. E Alessandro Dal Lago, che paragona le misure sulle ong a “quando la Svizzera chiuse le frontiere agli ebrei in fuga dal nazismo”. Sempre il Fatto Quotidiano la scorsa settimana: “Campi di concentramento gestiti dal governo”. Oxfam Italia, la ong critica dell’accordo del governo Gentiloni con la Libia, parla di “veri e propri lager”. L’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati: “Hotspot? Solo lager”. Se sono “lager”, le autorità italiane e libiche sono “carnefici”.
Giorgio Pagano, presidente dell’Associazione Mediterraneo, ha appena detto: “I nostri nipoti, se continuiamo così, forse diranno quello che oggi noi diciamo dei nazisti”. La Repubblica: “L’Olocausto dei migranti”. Moni Ovadia: “La Shoah di oggi? Il Mediterraneo”. Avvenire: “Profughi, l’Europa non ripeta l’errore che fece con la Shoah”. E poi la bella gente dello spettacolo. “Shoah ieri, migranti oggi: Ute Lemper canta per gli invisibili”. A ruota il Pime, il centro missionario di Milano: “La Shoah e i profughi”. “L’Olocausto che si ripete ogni giorno”, dicono le chiese evangeliche d’Italia. E ancora i convegni promossi dalla Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, con interventi di Pietro Grasso, Laura Boldrini e Gad Lerner, uno dei quali tenuto al Binario 21 di Milano, il Memoriale della Shoah che ospita i migranti. Titolo: “L’Europa, la Shoah, la strage nel Mediterraneo”. E richiami all’untermensch, il sub-umano nazista. E’ così che si azzera il dibattito su accoglienza e controlli, diventiamo tutti nazisti, in Libia come in Italia, e un governo italiano che prova a gestire i flussi è “collaborazionista”.
E’ la prima volta che in un paese occidentale si chiude ogni discussione sull’immigrazione evocando la Shoah, tara inespiabile. E’ manicheismo: da una parte, i buoni che vogliono “fermare la Shoah” e, dall’altra, i collaborazionisti. Chi si oppone è un “bystander” da anni Quaranta. “Salvare vite umane”, costi quel che costi. Impedire il “nuovo Olocausto”. “Fuck Imrcc” dice la nave dei tedeschi Iuventa. E alla fine, nella foga, ti scappa anche “l’Olocausto palestinese”.

(Kolot, 11 agosto 2017)

E ancora il giorno dopo.


La truffa del “nuovo Olocausto”

Giudici che paragonano un centro per migranti a un lager nazista. Intellettuali alla Erri de Luca che parlano di “sterminio di massa” di migranti. Alla radice del grande inganno culturale e lessicale di chi non vuole governare l’immigrazione

di Giulio Meotti

ROMA – L’ideologia, messa in circolazione dai giornali, finisce spesso per entrare nelle sentenze dei magistrati. Ieri, la prima sezione civile del tribunale di Bari ha condannato la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno a versare un risarcimento di 30 mila euro al comune di Bari. Motivo? Il “danno all’immagine” causato dalla presenza di un “cie”, i centri di identificazione dei migranti. “Si pensi ad Auschwitz, luogo che richiama alla mente di tutti immediatamente il campo di concentramento simbolo dell’Olocausto” osserva il magistrato. “E non di certo la cittadina polacca sita nelle vicinanze”.
Dunque, secondo la magistratura un centro per migranti sfigurerebbe il territorio barese come ha fatto il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau alla cittadina polacca di Oswiecim. L’uso sbrigativo, la reiterata propensione comparativa di categorie esplosive, come “sterminio” e “genocidio”, iniziò proprio contro i cie. “Quei lager chiamati Cie”, partì MicroMega dedicandogli un dossier. Poi La Repubblica, sorella nel gruppo Espresso: “Ecco l’inferno del centro immigrati. Campo di concentramento al San Paolo”. La Repubblica sembra aver ritrovato una missione nell’immigrazione, elevandola a causa ideologica, contro il tentativo del governo Gentiloni e del ministro dell’Interno Minniti di regolare i flussi dalla Libia. Si inizia con i pezzi di cronaca, come quello dell’8 agosto: “Libia, arrivano meno migranti che così finiscono nel lager” scrive Rep. Nei confronti dei migranti si consumano “atrocità degne dei peggiori campi di sterminio del XX secolo”. Si scopre che la Kolyma non è più battuta dalle tormente siberiane, ma dalle tempeste di sabbia del deserto libico. La polacca Sobibor oggi è la libica Sabha.
Coloro che consideravano “banalizzante” e dissacrante il paragone tra i sei milioni di ebrei dello sterminio nazista con i milioni nei regimi comunisti, gli anti-comparativi di allora, si sono trasformati nei supercomparativi che ora considerano doveroso mettere sullo stesso piano la più grande tragedia della storia con i campi per migranti in Italia e in Libia. Ieri è arrivato, rilanciato su Repubblica, l’appello firmato da intellettuali, personalità e ong, dal titolo “Io preferirei dino”, accompagnato dal filo spinato di un lager. Il titolo richiama i dodici professori che si rifiutarono di firmare il giuramento Gentile al regime fascista, lo storico Gaetano De Sanctis, il chimico Giorgio Errera, l’orientalista Giorgio Levi della Vida, il filosofo Piero Martinetti e lo storico dell’arte Lionello Venturi. Sui migranti, si legge nell’appello, “è in corso un nuovo sterminio di massa”. Allora “il nostro governo non è indifferente a questa carneficina ma complice”, inviando navi per impedire ai migranti di lasciare le coste e “perseguitando” le ong, Fra i firmatari, lo scrittore Erri de Luca e il critico d’arte Tomaso Montanari, l’Arei ed Emergency, sindacalisti, Mani Ovadia, sacerdoti come Alex Zanotelli e la Comunità di San Benedetto di don Gallo, ma anche i segretari di Sinistra Italiana e Rifondazione, Nicola Fratoianni e Maurizio Acerbo, e poi Vauro (quello che a Servizio Pubblico faceva vignette sull'”Olocausto dei migranti”). E’ lo stesso Erri de Luca che vede “vernichtung”, sterminio, ovunque, tranne dove c’è stato, come nelle terre dell’Isis. De Luca ha lanciato la campagna contro “lo sterminio degli ulivi pugliesi” (che tempi quando Elie Wiesel implorava i commentatori di tutto il mondo ad astenersi dal tirare in ballo l’Olocausto persino sul Kosovo). Paragoni che diminuiscono la capacità di capire e di distinguere.
Ma a una cosa servono: riaprire le rotte, costi quel che costi. Poi uno ripensa alle vecchie edizioni di Repubblica. E si ricorda che il “lager”, prima che nei centri per migranti, il grande quotidiano lo ha visto rinascere in una caserma di Genova: “Il lager Bolzaneto”. “Bolzaneto, il lager dei Gom”. “Il lager-prigione di Bolzaneto”. “Bolzaneto, immagini dal lager”. Di questo passo la Shoah è diventata tutto e niente. In Italia si iniziò chiamandola “Giorno della memoria”, quando in tutto il mondo è la “Giornata internazionale di commemorazione delle vittime dell’Olocausto”. Si è finiti istituendo la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”.

(Il Foglio, 12 agosto 2017)

E concludo la rassegna degli interventi di Giulio Meotti con questo post pubblicato, sempre su FB, poche ore fa in cui, con la sanguigna passione di sempre, risponde agli insensati attacchi della signora politicamente corretta di turno.

Mi ero promesso di non reintervenire, visto il liquame d’odio che mi era colato addosso dopo tre brevi articoli in cui si invitava il Memoriale della Shoah di Milano che ha aperto agli immigrati a non strumentalizzare e banalizzare la memoria. Ma se un deputato della Repubblica, Milena Santerini, mi attacca (articolo sotto), si merita una risposta, non rimarrò in silenzio. Specie perchè questa professoressa e politica, citando Liliana Segre, mi paragona alla “gente perbene” che nel 1943 rimase in silenzio mentre da Milano si deportavano gli ebrei ad Auschwitz. Santerini ha almeno l’onestà di paragonare gli ebrei avviati al macello industriale ai migranti avviati alla salvezza umanitaria: “l’indifferenza degli spettatori”, dice. Quella di Santerini è una pagliacciata ideologica spacciata per buoni sentimenti, è tornaconto elettorale, è falsa coscienza, è posizionamento di comodo, è abuso della storia, della politica e delle parole. Per questa gente la memoria è un banale rito pedagogico, o peggio, un intrattenimento popolare alla Vita è bella. La stanno uccidendo la memoria. A Milano ci sono state marce con decine di migliaia di persone a favore dei migranti. Ogni giorno sulla nostra stampa si paragonano gli ebrei decimati ai migranti salvati. Averne avuti gli ebrei di tanta “indifferenza” nel 1943, mentre li portavano al crematorio di Birkenau, ai camion a gas di Belzec, ai roghi a cielo aperto di Chelmno, nelle fosse delle Einsatzgruppen. Questi onorevoli, questi custodi della memoria, non si sono mai visti quando gli ebrei saltavano in aria nei bus ad Afula, quando i missili finivano nelle loro scuole a Sderot, quando venivano sgozzati nei loro letti a Itamar, quando venivano fatti a pezzi al Dolphinarium. Nessuno di loro parla mai sul mondo arabo-islamico negazionista dell’Olocausto. Anzi, spesso il giorno dopo questi compassionevoli di professione denunciavano la “rappresaglia” di Israele, la sua “occupazione” come causa di quei bagni di sangue. Ho incontrato troppi parenti di israeliani assassinati per non provare vergogna del loro doppio standard e della loro memoria vuota che usano come una clava. All’onorevole Santerini faccio infine notare che non sono affatto “per bene”, ma proprio un “fascista”, un “razzista”, uno “xenofobo”, peggio dunque degli spettatori di allora.

Aggiungo questa breve riflessione inviata a Informazione Corretta da Maria Pia Bernicchia (se dovesse esserci qualcuno che non la conosce, potrà agevolmente trovare informazioni in rete)

E’ davvero vergognoso che si speculi sulla Shoah e succede ancora troppo spesso. Fare paragoni significa non avere capito il principio basilare su cui poggia lo studio dello sterminio del popolo ebraico. Significa non avere letto, ascoltato, visto, pianto… abbastanza! E’ ora di finirla di equiparare i poveri profughi ai deportati ebrei. Nessuno li va a prendere, nessuno li tira giù dal letto a pugni e botte, nessuno li sbatte in carri bestiame, nessuno li deporta a morire in un altrove che l’INDIFFERENZA di tutti si rifiutava di vedere. E’ ora di finirla di equiparare gli israeliani ai nazifascisti. Chi continua a sostenerlo non sa, non vuole sapere… Infine è ora di finirla di considerare Auschwitz e Birkenau la Disneyland della Polonia. Non è sopportabile per chi come me fa ricerca da oltre 50 su quell’Inferno vederlo associato in viaggi di piacere che porteranno turisti a visitare Cracovia e…. già che siamo lì vediamo anche Auschwitz. Ad Auschwitz-Birkenau ci si va per andare ad Auschwitz-Birkenau. Se davvero ci si va dopo aver studiato e letto e pianto…. vi assicuro che non resta molta voglia per vedere altro. Shalom

M.Pia Bernicchia

E ancora una riflessione del giovane Gianluca Pontecorvo.

“Shoah e migranti, paragone che non esiste”

Gianluca Pontecorvo, Consigliere UCEI

Ho letto con dispiacere l’articolo di Gadi Luzzatto Voghera apparso venerdì su questo notiziario.
Polemiche simili sono ormai all’ordine del giorno all’interno dell’ebraismo italiano. Polemiche a cui si è sempre deciso di rispondere tramite altri canali ma è evidente che se il perimetro dello scontro/confronto diventa pubblico non ci si può esimere dal rispondere altrettanto pubblicamente. E pazienza se per una volta a rimetterci è la collettività. Se non scrivessi tali parole sul lungo periodo sarebbe solo peggio.
Giulio Meotti, soggetto non esplicitato nell’articolo dal direttore del CDEC, è un giornalista stimato e che merita con sincerità tutto il nostro apprezzamento. Un giornalista serio che non manca mai di metterci la faccia e mette costantemente a repentaglio anche se stesso per poter sostenere le proprie idee, tra cui ovviamente la difesa di Israele e degli ebrei. Ce ne fossero altri cento come Giulio Meotti nel panorama giornalistico italiano e non ci sarebbero problemi come antisemitismo e antisionismo in Italia.
Sottoscrivo inoltre le parole dell’amico Giulio nel registrare un certo sgradevole fenomeno politicizzato nel voler a tutti i costi rendere sempre più presente l’associazione tra Shoah e immigrati. L’ultimo della serie è comparso su Huffpost a firma di Roberto Della Seta: “Aiutiamoli a casa loro, significa nei lager libici?”.
Che senso ha fare tali paragoni? Che senso ha continuare ad ospitare migranti all’interno del Memoriale della Shoah di Milano che non rischiano, oggettivamente parlando, a causa dell’indifferenza, di finire nei forni crematori?
Certe cose bisogna dirle chiaramente e non ci si può più nascondere dietro un dito.

 (Moked, 13 agosto 2017)

Di questa indecente banalizzazione avevo, nel mio piccolo, scritto anch’io, già quasi quattro anni fa.
E infine ricordo – l’ho già fatto molte volte, ma non mi stancherò mai di continuare a farlo – il bellissimo libro di Giulio Meotti Non smetteremo di danzare.

barbara

L’ODIO CONTRO ISRAELE È L’OPPIO DEGLI ARABI

Più che arabi direi musulmani (l’Iran non è arabo), ma mi pare che la definizione sia perfettamente adeguata. Stavolta parliamo di sport, ambito in cui l’odio islamico per Israele regna sovrano, come abbiamo ampiamente e ripetutamente constatato anche in occasione delle ultime olimpiadi, lo scorso anno. Impossibile riportare non dico tutti, ma anche solo un numero significativo di esempi di queste manifestazioni di odio, per cui mi limiterò a riportarne alcuni, cominciando da questo articolo del 2011 (l’articolo non riporta la data, l’anno lo desumo dagli eventi citati).

di Anna Momigliano

Una giornalista egiziana lo ha definito “l’oppio degli arabi.” Ovvero l’odio incondizionato che «impedisce di parlare di Israele in qualsiasi altro termine che non sia “il nemico”». E, per estensione, di interagire con un israeliano in qualsiasi altro termine che non sia la guerra, il rifiuto, il «con te non parlo». Con te non faccio neppure dello sport, soltanto perché sei un cittadino di Israele. La logica che ha spinto l’atleta tunisina Azza Besbes a rifiutare, di fatto, di gareggiare contro l’israeliana Noam Mills ai mondiali di scherma a Catania. [la Besbes in effetti sale sulla pedana ma rimane immobile. Ricordo il video, che oggi non trovo, di lei che dopo avere obbedito agli ordini buttando nella spazzatura anni di allenamento, piange disperata nel suo angolo, ndb]
Certo, i boicottaggi sportivi contro Israele non sono nuovi. Qualcuno ricorderà forse il caso di Shahar Pe’er, la tennista israeliana a cui fu impedito di partecipare al Campionato di Dubai nel 2009 solo per il fatto di essere israeliana. Oppure la vicenda di Mohamed Alirezaei, il nuotatore iraniano che la scorsa estate si è rifiutato di partecipare ai cento metri stile dorso perché tra gli atleti partecipanti c’era anche un israeliano. In quell’occasione il commento della squadra israeliana fu: «Se uno vuole comportarsi come un bambino, è libero di farlo».
Quello che forse andava preso in considerazione, nel caso del nuotatore Alirezaei, è che probabilmente la sua era una scelta obbligata. Infatti: il regime di Teheran è antisemita (ricordate quando Ahmadinejad negava l’Olocausto?) e ferocemente anti israeliano, ed è arrivato a porre fine alle carriere di atleti “colpevoli” di avere gareggiato contro avversari israeliani. È capitato al sollevatore di pesi Hossein Khodadadi, che è stato espulso dalla nazionale iraniana per avere partecipato a una competizione insieme a colleghi israeliani.
La Tunisia però non è l’Iran. È un Paese che sta percorrendo la difficile strada della democratizzazione , visto che elezioni democratiche sono attese alla fine di questo mese. È il Paese che, lo scorso anno, ha dato il là alla Primavera araba , ossia a quell’ondata di proteste che hanno portato alla deposizione di una serie di dittatori: a cominciare dall’algerino Ben Alì, passando per l’egiziano Hosni Mubarak , fino al libico Muhammar Gheddafi. Difficile insomma pensare che, a differenza dei colleghi iraniani, la Besbes potesse temere ripercussioni da parte del comitato atletico della sua nazione. [con tutto il rispetto, l’acutezza non sempre appare la dote più spiccata di Anna Momigliano, come dimostra anche la sua fiducia nelle cosiddette primavere arabe, ndb]
Allora perché la schermidrice tunisina ha deciso di boicottare la sua avversaria israeliana? Probabilmente, perché era la cosa più facile da fare. Un modo per ottenere velocemente una fama nel mondo arabo, senza dovere accettare alcuna sfida: né in senso atletico, né in senso etico. Perché, in fondo, l’odio senza se e senza ma per Israele, tanto incondizionato da estendersi alle gare sportive, si basa su questo: sul rifiuto del confronto, delle sfumature, sul crogiolarsi nel proprio “essere vittime.”
Lo ha spiegato meglio di ogni altri la giornalista egiziana Mona Elthawy, che ha creato la teoria dell’«oppio degli arabi», e che tra l’altro è stata una delle voci più forti durante la rivoluzione egiziana. Elthawy sostiene che Israele, che pure meriterebbe critiche per molte azioni, è diventato un capro espiatorio per evitare di fare i conti con la realtà nel mondo arabo: «Fino a quando abbiamo Israele che ci permette di sentirci vittime, gli orrori che abbiamo perpetrato tra di noi rimarranno irrilevanti».
La giornalista egiziana accusava il dittatore Mubarak, che pure manteneva sul piano politico un trattato di pace con Israele, di avere utilizzato la retorica anti-israeliana per distogliere il suo popolo dalle colpe della dittatura, installando attraverso le TV di Stato «un odio contro Israele tra i cittadini egiziani che rasenta l’isteria collettiva». Oggi, come l’Egitto si è liberato del suo Mubarak, anche la Tunisia si è liberata del suo dittatore. Ma comportamenti come quelli della schermidrice Serra Besbes dimostrano che purtroppo alcuni algerini non si sono ancora liberati dell’oppio dei regimi arabi.

Quest’altra invece è storia di questi giorni.

Giocano contro una squadra israeliana: radiati dall’Iran

Due giocatori iraniani del Panionios non giocheranno più con la loro Nazionale. Motivo? Essere scesi in campo contro il Maccabi Tel Aviv in E. League.
Nella tesa situazione internazionale di questi tempi, anche una partita giocata può costare caro. E’ quello che è successo a Ehsan Hajsafi e Masoud Shojaei, rispettivamente difensore e centrocampista della Nazionale iraniana e della squadra greca del Panionios, sorteggiata con gli israeliani del Maccabi Tel Aviv nel secondo turno preliminare di Europa League.
Ehsan Hajsafi-Masoud Shojaei
Stante la pesantissima tensione esistente da anni tra Israele e Iran (per l’Iran, giocare contro Israele o squadre israeliane equivale a riconoscere lo Stato ebraico), i due giocatori iraniani per scelta personale avevano deciso di non seguire la loro squadra nella gara d’andata a Tel Aviv, rendendosi però disponibili a giocare la gara di ritorno in Grecia, cosa che effettivamente era poi avvenuta. Nonostante la doppia sconfitta per 0-1 e la conseguente eliminazione, la loro partecipazione all’incontro si era guadagnata il plauso del ministro degli esteri israeliano, che aveva lodato il gesto di distensione con un tweet in lingua farsi.
La cosa però non è stata accolta allo stesso modo dalle autorità iraniane. Il ministro dello sport Mohammed Reza Davarzani ha infatti dichiarato alla TV di Stato:
“Ehsan Hajsafi e Masoud Shojaei non hanno più il loro posto in seno alla nazionale dell’Iran in quanto hanno violato una grave regola interna riguardante il loro paese. Negli ultimi 38 anni, da quando è stata creata la Repubblica Islamica, nessuno dei nostri sportivi aveva mai accettato di affrontare dei rivali del regime sionista (Israele), nemmeno ai Giochi Olimpici […] Due giocatori hanno ignorato questa politica per il fatto che hanno un contratto in essere con un club, ma come la mettiamo con il loro impegno nei confronti della grande nazione iraniana?”.
Le conseguenze per i due giocatori consistono così nell’esclusione perpetua dalla propria Nazionale. In Iran intanto il Ministro degli Esteri ha proposto di far introdurre nei contratti dei calciatori iraniani all’estero una clausola che vieti esplicitamente la loro partecipazione a partite contro squadre israeliane. La strada per la pace, o quantomeno per un po’ di ragionevolezza, è insomma ancora molto lontana.
(Goal.com, 11 agosto 2017)

Qualche altro esempio, per arricchire un po’ la collezione, si trova in questo articolo, che si chiude con l’unica domanda ragionevole – qualunque sia la posizione di ciascuno nei confronti del conflitto arabo-israeliano – da porsi di fronte a questo atteggiamento.
E concludo con un fermo immagine, prima di postare anche il video, che mostra la disperazione del giovanissimo atleta iraniano
Peyman Yarahmadi
Peyman Yarahmadi
nel momento in cui gli viene comunicato che dovrà immolarsi per il Bene della Patria.

barbara

LETTERA APERTA ALLA RESPONSABILE ESTERI DELL’UNIONE EUROPEA, SIGNORA FEDERICA MOGHERINI

Gentilissima signora Federica Mogherini
Per lo show di insediamento, e la vergognosa storia dei suoi selfi con gli autori della repressione e del terrorismo internazionale, il regime degli ayattollah aveva momentaneamente sospeso le esecuzioni riprendendo subito dopo. Ieri abbiamo ricevuto la triste notizia delle esecuzioni di massa incluso un giovanissimo ragazzo che all’epoca dei fatti aveva soli 15 anni. ( alireza Tajik. Shiraz).
Signora Mogherini il suo viaggio in Iran non solo [non] ha prodotto vantaggi a favore dei diritti umani bensi ha prolungato la sofferenza di 35 detenuti, condannati a morte, che hanno dovuto sopportare 5 giorni di isolamento in attesa dell’esecuzione.
In poche parolea se lei non ci fosse andato avrebbe risparmiato loro 5 giorni interminabili di sogni, incubi, sofferenze e qualcos’altro. [che cosa sia il “qualcos’altro” che tutti i prigionieri devono subire nelle prigioni iraniane, lo sappiamo fin troppo bene. Soprattutto le donne ancora vergini, perché secondo l’islam una donna che muore vergine va automaticamente in paradiso, e quindi devono evitare che una condannata a morte abbia questa gratificazione almeno post mortem, ndb]
Signora Mogherini lei e la sua politica chamberliniana porterà sicuramente una macchia nera nella storia contemporanea. Lei avrà sulla sua coscienza, premesso che ne abbia un briciolo nel suo portafoglio, la sofferenza e la morte di chi resterà vittima di queste barbarie fatte nel nome dell’islam.
Sappi che fin quando non manderemo il regime degli ayattollah nella pattumiera della storia non la perdoneremo mai e mai.
Resteremo la voce dei soldati italiani uccisi a Nassiria da coloro con cui lei si è divertita con i selfi!
Resteremo la voce dei senza voce
Resteremo la voce di Atefeh Rajabi, impiccata il 15 agosto del 2004 quando lei si stava prendendo il sole da qualche parte di questa terra!
Signora Mogherini per fare bene il suo lavoro ci vogliono uomini col cuore DONNA e non donne col cuor UOMO!
Sono sicuro che l’ambasciatore Giulio Terzi avrebbe declinato l’invito e l’avrebbe rimandato al mittente.
davood karimi, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Voglio aggiungere due parole su Atefeh Rajabi, del cui assassinio ricorrerà fra pochissimi giorni il tredicesimo anniversario. Rimasta orfana di madre molto piccola, un fratello annegato (pare), padre drogato, si prende cura dei nonni ottantenni, che da parte loro invece la ignorano. Stuprata da un uomo di cinquantun anni, viene processata per crimini contro la castità; sottoposta per tre mesi a stupri e torture di ogni sorta (al punto da doversi muovere a quattro zampe per il dolore causato dalle torture che le impedisce di camminare), “confessa” di avere avuto ripetuti rapporti sessuali con il cinquantunenne. Quando si rende conto che non ha alcuna speranza di scampare alla condanna a morte, si toglie in segno di sfida l’hijab, poi si toglie anche le scarpe e le scaglia contro il giudice. Il 15 agosto 2004 viene impiccata. Non aveva ancora compiuto diciassette anni.
(clic per ingrandire)

atefeh 2
atefeh 3
Buon anniversario, signora Mogherini (già ricordata in questo blog qui e qui)

barbara

UN PAIO DI RISPOSTE A UNA MASTODONTICA TESTA DI CAPPERO TRIFOLATO

Visto su FB. Abbondantemente vomitato. Adesso, riassestato un po’ lo stomaco, mi accingo a rispondere.

Mi tocca, e lo debbo fare. Devo difendere Al Jazeera.
Eh, niente da dire: davvero una nobile missione, quella di difendere un’istituzione che lavora per il terrorismo. Complimenti vivissimi!
Perchè comincio a preoccuparmi: la Destra sta riconquistando gli Ebrei. Quasi come accadde nel Ventennio.
Ehm… Durante il ventennio è accaduto esattamente il contrario: all’inizio un certo numero di ebrei hanno apprezzato alcune posizioni del fascismo, poi, col passare del tempo, la destra li ha persi tutti. Non siamo molto forti in storia, vero?
Esagero? spero di sì. Ma. leggo qui e la, sui diari di diversi esponenti della Comunità, cose che mi piacciono assai poco.
Momento, ragazzo: prima mi parli di ebrei che stanno diventando fascisti – affermazione gravissima – e adesso passi a dire che leggi “cose che ti piacciono assai poco”: non ti pare un discorso un po’ squinternato?
Ultimo caso all’ordine del giorno,
all’ordine del giorno di quale evento? O è semplicemente al “tuo” ordine del giorno, che elevi a valore universale?
il peana dedicato da persone che reputavo democratiche, alla decisione di Bibi Netanyahu di sciogliere la redazione di Gerusalemme di Al Jazeera. E di cacciare da Israele tutti i suoi redattori.
Primo: chi diavolo sei tu per permetterti di decidere chi è democratico e chi no? Secondo: chi diavolo sei tu per permetterti di sindacare le decisioni di un governo democratico democraticamente eletto?
Al Jazeera è un network internazionale,
e allora?
trasmette principalmente in inglese e in arabo,
e allora?
che considero lontanissimo da me,
com’è umano, lei
che non amo,
addirittura non la ama? Ma è incredibile!
che reputo pericolosamente vicino alle posizioni islamiste.
Egregio signore, non si sta parlando di islam o islamismo: qui di tratta di terrorismo, ha presente? TERRORISMO.
Detto questo, trovo che la sua chiusura sia sbagliata.
Oh oh, ha parlato Metternich. Ha parlato Cavour. Ha parlato Talleyrand. Ha parlato il cardinale Mazzarino. Ha parlato Richelieu.
Nei termini: se Bibi ha le prove, come dice, che provano la connivenza della redazione di Al Jazzera con i terroristi, le metta sul tavolo di un magistrato.
Se le ha?!?! E ne deve rendere conto a te?!?! E deve prendere consiglio da te su come deve guidare la nazione?!
Ce ne sono di bravissimi, a Gerusalemme.
Grazie, se lo dici tu ci possiamo fidare.
Alcuni, ma questa è un’altra storia, vanno indagando pure su di lui.
Abbiamo sentito. Da gente un po’ meno in mala fede di te e meno propensa a gettare fango con ipocriti accenni senza precisare niente, volgari insinuazioni atte a far pensare male senza doversi sbilanciare.
Ed è sbagliata
e siamo a un ulteriore passo avanti: prima era “trovo che sia sbagliata, adesso è diventata sbagliata come dato assoluto
perchè, in democrazia, la stampa deve essere libera.
Posso dire che detta così è un’emerita cazzata? Se un’emittente fomenta il terrorismo deve essere lasciata libera di agire perché si è appiccicata su l’etichetta di “stampa”?
Assolutamente. Illimitatamente. Altrimenti, la libertà di stampa, di cui noi occidentali tanto ci vantiamo, diventa una farsa alla turca.
Egregio signore, la Turchia ha il record mondiale di giornalisti in galera, E LEI HA LA FACCIA COME IL CULO DI PARAGONARE ISRAELE A QUESTO?! Posso dire che lei mi fa vomitare?
Un qualcosa che finge di essere, e non è. Il dittattorino turchino, appena rieletto, ha messo il bavaglio ad opposizione, alla magistratura, e alla stampa. Così come va facendo il suo omologo venezuelano, Maduro. E pare che Netanyahu, infastidito da certi articoli che lo riguardano, su certi maneggi sottomarini, stia pensando di imitare i due..
(Adesso devo cercare di stare calma. Devo riuscirci. Devo restare calma. Su, respira a fondo e pensa a un bel cielo azzurro, dai, so che ce la puoi fare, da brava. Stai calma, che hai un po’ di cose da dire e devi riuscire a dirle in modo chiaro. Dai, un altro bel respiro profondo, così…) Se lei fosse davanti a me le avrei già frantumato i coglioni a calci, le avrei frantumato i denti a randellate, l’avrei presa a calci nello stomaco fino a farle vomitare anche la milza, ma purtroppo lei non è davanti a me, e quindi devo cercare di mantenere la calma e invitarla a rileggere quello che ha scritto: Netanyahu pare che sia “infastidito” da certi articoli che lo riguardano e “sta pensando” di imitare Erdogan e Maduro. Una cosa non mi è del tutto chiara: è al Jazeera che ha scritto degli articoli che lo hanno infastidito? Ed è per questo che la vuole chiudere? E lei, di grazia, in che modo è giunto ad essere al corrente dei pensieri più segreti di Netanyahu? Fondi di caffè? Carte? Sfera di cristallo? Ci dica, egregio, ci dica, metta anche noi comuni mortali a parte dei metodi di penetrazione nel pensiero.
La scusa è sempre la stessa, in Turchia come in Venezuela, come in Israele.
E qui riparto coi calci sui coglioni e randellate sui denti e calci allo stomaco. E ci aggiungo una frusta di cuoio, di quelle che ad ogni sferzata si portano via una bella striscia di pelle.
Bisogna pensare per prima cosa alla sicurezza nazionale. Messa in pericolo dalla cattiva stampa, naturalmente.
Ha mai sentito la parola “terrorismo”, gentile signore? No? Mai? Niente niente?
Beh, la prima sicurezza a cui bisogna pensare, in democrazia, è garantire ai cittadini la libertà. Libertà di pensiero, di religione, di parola.
E di terrorismo: su, da bravo, abbia il coraggio di dirlo.
Ora, e a pensar male qualche volta ci si azzecca, non vorrei che il primo ministro d’israele cominci con Al Jazeera, per far passare altre e successive manovre ristrettive.
A pensar male qualche volta ci si azzecca: non vorrei che chi ha scritto questa ignobile letamaiata fosse uno di quei cripto-terroristi che esercitando la ben nota arte della taqiyya si spacciano per amici di Israele per meglio infiltrarsi e agire più liberamente. A parte questo, dal momento che questa cosa l’ha già detta nel modo più esplicito quattro righe fa, perché adesso la ritira fuori come se fosse un pensiero – forse un po’ cattivo ma anche molto saggio – venutole in mente in questo momento?
Da riservare a giornali e network israeliani cattivi con lui. Conta, Bibi, sul fatto che, obiettivamente, l’emittente araba è una fonte di notizie false, mezze verità, e autentiche bufale. Così, se la si chiude, metà della popolazione israeliana tirerà un sospiro di sollievo.:”ben fatto, Bibi!”. E nessuno sprecherà tempo a rimpiangere il suo tg taroccato. Ma, poi, subito potrebbe toccare alla stampa non allineata. Ai giornalisti rompicoglioni che insistono nel voler capire qualcosa sucerti affari della famiglia Netanyahu.
Dica, carissimo: dove vuole arrivare con queste volgari insinuazioni? Con questo infame processo alle intenzioni? Con questo psicanalitico proiettare su Netanyahu tutta la merda che sta nel suo cervello?
Mi si dirà: è che c’entra in tutto questo, la Comunità Ebraica italiana? C’entra, come al solito, di striscio. L’affetto, l’amore verso Israele della Comunità è sempre forte. La Terra Promessa è il nido, il rifugio, la speranza di ogni Ebreo. Ma, in alcuni esponenti della Comunità, questo amore per Eretz Ysrael sembra trasformarsi in un acritico accodarsi alle decisioni del governo conservatore oggi al potere.
Che sia acritico lo ha stabilito chi?
Qualsiasi cosa faccia Bibi, va bene. E se tu ti azzardi a criticarne l’opera, sei un nemico, un sinistrato che non capisce niente di quanto accade in Israele.
Che lei non capisca un cazzo di quanto accade in Israele mi sembra talmente evidente da non avere bisogno di spendere parole per spiegarlo.
Un utile idiota che dà man forte ai palestinesi.
No caro, non un utile idiota: un pericoloso idiota che dà man forte ai terroristi (perché i palestinesi non sono mica tutti terroristi, sa? Solo quelli sostenuti da al Jazeera, la centrale terroristica che lei vuole a tutti i costi lasciare in attività)
E pure su Al Jazeera, ci si divide. Se a certi, tra questi il sottoscritto, la chiusura di una tv non piace, a molti altri piace moltissimo. Lo trovano un atto santo e giusto e giustificato. E se tu provi a ragionare di Diritto, di Legalità, di Democrazia,
ragionare di diritto, legalità, democrazia col terrorismo? Ma lo sa almeno di che cosa sta parlando?
cercando di spiegare che tutte queste divinità laiche
divinità laiche: ha detto tutto da solo. Feticci che dovrebbero essere acriticamente e ciecamente adorati
dovrebbero impedire anche solo il gesto di cacciar fuori da Israele una testata giornalistica,
bello questo mantra della testata giornalistica! Riempie bene la bocca, vero? Io invece, che di riempirmi la bocca non ho bisogno, col mantra della testata giornalistica mi ci pulisco il culo, col suo riverito permesso.
ti trovi accusato di connivenza con il nemico.
Lo conosciamo questo frignare sul trovarsi accusati non appena ci si azzarda a criticare: sono quasi vent’anni che ho attivamente a che fare con nemici di Israele di ogni forma e colore, me le risparmi queste patetiche scenette da io sono tanto buono e voi siete tanto cattivi
Ma qui non vale il detto: ‘wrong or right, my Country’. Perchè per noi il primo diritto è la Libertà.
Sì, abbiamo capito, lei pretende la libertà di esercitare il terrorismo, non c’è bisogno che lo ripeta.
Vale qui, come in Israele. E nei pochi altri Paesi al Mondo in cui si venera la dea Democrazia. E la Democrazia, di cui la Libertà di Parola è un elemento costitutivo, deve essere sacro e inviolabile.
Primo, la inviterei a prendersi un vocabolario e studiarsi il significato della parola “democrazia”, che mi pare ne abbia molto bisogno. Secondo, se la libertà di parola è sacra e inviolabile, io posso dire che lei è un’emerita testa di cazzo, vero?
Al Jazzera è uno strumento in mano allo Jihad? non lo so.
Non lo sa? NON LO SA?!?! E allora di che cazzo sta parlando da 660 (SEICENTOSESSANTA) parole?
Se qualcuno ne ha le prove, le mostri.
A chi? A lei?
E le porti al magistrato.
LEI decide cosa deve fare un governo legittimo democraticamente eletto?! LEI decide a chi e quando e come devono essere portate le prove? LEI sa che non è stato fatto e che deve essere fatto? LEI ha l’inaudita arroganza (non voglio ripetere una seconda volta l’espressione “faccia come il culo”) di intimare, e con quel tono, al governo israeliano le cose da fare?
Non ci sono prove? e allora, zitti. Nessun Governo, in Democrazia, pensi di poter mettere a tacere una voce. Sia pure una voce fastidiosa. Una fonte di balle. Fuori le prove, quindi. E senza queste, tutti fermi. Zitti, no: un giornale si può e si deve criticare. Ma,chiuderlo d’autorità, no. Non in mio nome.
NON IN SUO NOME?! Lei ritiene di avere voce in capitolo sulle decisioni del governo israeliano? Lei ritiene di avere facoltà di associarsi o dissociarsi dalle sue decisioni?! OOOOOHHHHHH! Sveglia! Il posto di Padreterno non è vacante e non è stato nominato lei a occuparlo. Se ne faccia una ragione.

Certo che tante puttanate in una volta sola non capita mica spesso di trovarle. Sono quasi quindici anni che vedo in giro questo signore – persona di estrema sgradevolezza nei suoi scambi in rete – e sempre presentatosi come grandissimo amico di Israele. E, come si suol dire, con amici come questi…
PS: lo sa, egregio signore, da che cosa si riconosce un nemico rispetto a un ignorante o a un imbecille? Dalla malafede. E nel suo post la malafede trasuda da ogni frase, da ogni parola, da ogni sillaba, da ogni lettera. Perfino dagli spazi.

barbara