QUALCHE CONSIDERAZIONE PERSONALE

Sento spesso accusare di ipocrisia quelli che, come Orsini, a ogni considerazione sulla guerra e su che cosa l’ha provocata premettono regolarmente la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina: ebbene, di questa colpa, dell’ipocrisia, posso in tutta onestà considerarmi innocente: mai mi sono sognata di condannare l’aggressione della Russia, così come mai mi sono sognata e mai mi sognerei di condannare l’aggressione israeliana all’Egitto e alla Giordania nel ’67. L’unico errore che imputo a Putin è lo stesso degli alleati nel ’38: non essere intervenuti subito, concedendo alla Germania nazista un intero anno per armarsi fino ai denti. Allo stesso modo Putin ha concesso ben otto anni alla cricca Obama-Biden-Clinton-Nuland-Pelosi (e ora anche Harris) di armare fino ai denti l’Ucraina nazista. Nessun aggressore e nessun aggredito dunque? Beh no, non proprio: l’aggressore è stato, per otto lunghi anni, l’Ucraina nazista e l’aggredito la popolazione del Donbass, bombardata e massacrata per otto interi anni.

Poi c’è l’altra cosa buffa, dei mass media che mostrano orripilati il Donbass in macerie, scenario che ci riporta al Libano del 1982: dopo il famoso Settembre Nero, la sanguinosa repressione messa in atto da re Hussein di Giordania contro i palestinesi di Arafat, che avevano creato un vero e proprio stato nello stato, con una propria polizia, propri posti di blocco che esigevano il pizzo per lasciar passare i viaggiatori, e violenze di ogni genere, e si accingevano a provocare un colpo di stato per rovesciare la monarchia e prendere il potere, dopo questo, dicevo, la maggior parte di loro si sono rifugiati in Libano, all’epoca lo stato più ricco, moderno, libero e, insieme a Israele, l’unico democratico del Medio Oriente (Beirut era chiamata la Parigi del Medio Oriente). Arrivati qui hanno immediatamente scatenato una guerra civile che ha provocato, si calcola, 160.000 morti, su una popolazione di meno di due milioni e mezzo, e ridotto lo stato in macerie. Dodici anni dopo Israele, per fermare lo stillicidio di attacchi terroristici sul proprio territorio da parte dei palestinesi con base in Libano, si sono finalmente decisi a intraprendere una guerra contro di loro. A questo punto si sono improvvisamente svegliati un sacco di giornalisti che si sono precipitati lì, hanno trovato il Libano ridotto in macerie da dodici anni di terrorismo palestinese e guerra tra le varie fazioni, e hanno detto cazzarola, guarda che razza di macello hanno fatto sti fetenti di Israeliani. Già, la storia si ripete, praticamente identica, con interi quartieri del Donbass ridotti in macerie, abitazioni scuole asili ospedali dai bombardamenti ucraini, e i nostri mass media venduti ci mostrano le distruzioni “causate dai bombardamenti russi”, e poco contano le decine, se non centinaia, di ore di filmati che, a partire dal 2014 documentano le sistematiche distruzioni operate dagli ucraini e le testimonianze delle vittime – e magari non sarà proprio esattamente una farsa questa ripetizione della storia, ma col comico in guêpière e tacco dodici, anche se la tragedia sicuramente non manca, direi che non ne siamo troppo lontani.

Una delle cose più oscene che ho letto da parte dei filonazisti è lo sbeffeggiamento delle testimonianze sui crimini degli ucraini “fatte da russofoni in territorio russofono a giornalisti russi”. Ora: le vittime dei crimini ucraini sono i russofoni: chi altro dovrebbe testimoniarle? I russofoni vivono in territorio russofono: dove altro dovrebbero renderle le testimonianze? Quanto ai giornalisti, sia io che tutti gli altri che se ne sono occupati abbiamo pubblicato interviste di Giorgio Bianchi, italiano, Vittorio Rangeloni, italiano, Patrick Lancaster, americano. Quindi questi signori oltre che deficienti sono anche in palese malafede: non solo negano ciò che avviene sul territorio, ma falsificano anche quello che hanno visto coi propri occhi e sentito con le proprie orecchie. Oppure non hanno guardato nessuno di queste decine di video perché tanto “si tratta di propaganda russa” ma ne parlano come se li avessero visti inventandone i contenuti. Feccia immonda, e la qualifica di osceni la meritano tutta.

Una cosa che ho capito con sette anni di ritardo. La prima signora che ho avuto per pulire la casa quando sono venuta ad abitare qui mi era stato detto che era ucraina, sennonché una volta che l’ho sentita parlare al telefono mi è venuto un dubbio e le ho chiesto: “Ma lei è ucraina o russa?”, e lei ha risposto: “Ucraina, ma parlo russo”. Avevo pensato che intendesse dire che stava parlando russo in quel momento; solo adesso ho capito che intendeva tutt’altro.

Poi ci sarebbe Israele. Che da sempre quando ha bisogno di colpire armi iraniane o terroristi in Siria si fa il suo bel bombardamento, e la Russia guarda da un’altra parte. Poi arriva la guerra, Israele si accoda al gregge e fa la sua brava “condanna dell’aggressione”, e va bene, manda tonnellate di materiale sanitario, ambulanze antiproiettile, un attrezzatissimo ospedale da campo, e va bene – al guitto no però, al punto che vi sbraita addosso, dice che dovete fare di più, fa paragoni con la Shoah, cosa che ha sollevato ovviamente critiche, ma niente di paragonabile al putiferio scatenato dalle dichiarazioni di Lavrov, che sicuramente non erano più gravi di quelle. Vabbè. Poi un bel giorno vi mettete a mandare anche armi – anche combattenti, sembra, ma di quelli non è detto che il governo sia responsabile – e la musica, in Siria, ovviamente cambia. E tutti i filoisraeliani in giro per il mondo si incazzano con Putin. Ma grandissime teste di cazzo, voi e il governo israeliano, dopo che per anni vi ha lasciato fare in Siria tutto quello che volevate, dovrebbe ringraziarvi che mandate armi a quelli che gli sterminano la sua gente? Tutti contenti del nuovo governo frutto del “chiunque tranne Netanyahu” – gemello del “chiunque tranne Trump” – e da una parte come dall’altra i risultati si sono visti. Ho sentito gente entusiasta: “Per la prima volta siedono vicino destra, sinistra e arabi”, col bel risultato che si sta scatenando un livello di terrorismo come non si vedeva da un pezzo, e non potete reagire se no gli arabi si incazzano e vi fanno cadere il governo. E come se non bastasse vi mettete anche ad armare i nazisti, ma andate affanculo, mastodontiche teste di cazzo! Vi siete sempre rifiutati di riconoscere il genocidio armeno per non fare incazzare la Turchia che era l’unico stato mediorientale a non essere in guerra con voi perché la morale è una bella cosa ma le esigenze dello stato vengono prima, e adesso vi andate a sputtanare coi nazisti? E riandate affanculo, va’.

Comunque sembra che si stia cominciando ad accorgersi che la guerra per l’Ucraina è persa e non vi sono possibilità di recupero, il che era chiaro fin dall’inizio ed è, oltre che logico, anche giusto, e dunque, a meno che qualcuno non si illuda, come quegli altri nazisti 77 anni fa, che sia in fase di messa a punto una super arma segreta che sbaraglierà il nemico in men che non si dica, il comico non ha altra scelta che la resa. Non è che sia la scelta più ragionevole: è proprio l’unica, non ce ne sono altre. E il massimo che potrà ottenere sarà esattamente quello che Putin aveva chiesto per vent’anni, e ancora, per l’ultima volta, quattro giorni prima della guerra. Ma qualcuno, preso da delirio di onnipotenza, ha preferito puntare più in alto e giocare al tavolo della roulette svariate migliaia di vite, come già ricordato qui. Ma qualcuno, come dicevo, sta forse cominciando a svegliarsi.

NYT: urge un ritorno al realismo sulla guerra ucraina

Il comitato editoriale del New York Times, organo di riferimento del partito democratico, chiede a Biden di chiudere la crisi ucraina. Si tratta forse dell’intervento più autorevole in tal senso apparso sui media americani, da cui la sua importanza.
“La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta” è il titolo dell’editoriale del giornale della Grande Mela che, pur elogiando il sostegno che l’America ha fornito a Kiev, chiarisce che ora la guerra è entrata in una fase nuova e gli obiettivi dell’amministrazione Biden stanno diventando sempre meno chiari.
I suoi esponenti, infatti, in più occasioni si sono profusi in improvvide dichiarazioni che rendono nebulosi gli obiettivi di tale aiuto, che non possono essere identificati con la sconfitta della Russia, perché ciò è irrealistico e rischia di scatenare escalation, anche nucleare.
Tali obiettivi devono essere rivisti anche nel più ristretto ambito del conflitto ucraino. Così il Nyt: “Una vittoria militare decisiva per l’Ucraina sulla Russia, che vedrebbe l’Ucraina riconquistare tutto il territorio che la Russia ha conquistato dal 2014, non è un obiettivo realistico. Sebbene la pianificazione e le capacità militari della Russia siano stati sorprendentemente modesti, la Russia rimane troppo forte e Putin ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”.
“Gli Stati Uniti e la NATO sono già profondamente coinvolti, militarmente ed economicamente [nella guerra]. Ma aspettative irrealistiche potrebbero trascinarci sempre più in profondità in un conflitto lungo e costoso. La Russia, per quanto ferita e incapace, è ancora in grado di infliggere distruzioni indicibili all’Ucraina ed è ancora una superpotenza nucleare”.
“[…] Recenti dichiarazioni bellicose da Washington: l’affermazione del presidente Biden secondo cui Putin ‘non può rimanere al potere’, il commento del segretario alla Difesa Lloyd Austin secondo il quale la Russia deve essere ‘indebolita’ e la promessa del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina ‘fino alla vittoria’ possono riecheggiare come proclami travolgenti, ma non avvicinano ulteriormente i negoziati”, che oggi appaiono un miraggio lontano, essendo il dialogo tra le parti precipitato al punto più basso dall’inizio della guerra.
Le trattative invece urgono, per i motivi suddetti e perché le conseguenze globali della crisi diventeranno sempre più disastrose, sia a livello economico che sociale, dal momento che il conflitto (e le sanzioni anti-russe, ma questo il Nyt non lo può scrivere) sta impoverendo il mondo. E il popolo americano, che presto proverà i morsi di tali conseguenze, non continuerà a sostenere indefinitamente il supporto a Kiev, mentre gli ucraini continueranno a morire e il conflitto porrà rischi crescenti alla “pace e alla sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.
Certo, la decisione di trovare un compromesso con Mosca deve essere presa dalla leadership ucraina, continua il Nyt. Sarà loro compito, infatti, “prendere le dolorose decisioni riguardo i territori che il compromesso richiederà“. Ma anche tale leadership deve fare i conti con la realtà.
Il Nyt non lo scrive, ma si può tranquillamente aggiungere che Zelensky appare come drogato dal supporto politico, economico e militare che sta ricevendo (come denotano anche certe derive venate da delirio di onnipotenza).
Queste, infine, le conclusioni del Nyt: “mentre la guerra continua, Biden dovrebbe chiarire al presidente Volodymyr Zelensky e al suo popolo che c’è un limite al grado di intensità con il quale gli Stati Uniti e la NATO si impegneranno nello scontro con la Russia e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che possono ricevere. È imperativo che le decisioni del governo ucraino siano basate su una valutazione realistica dei suoi mezzi e di quanta distruzione può sostenere l’Ucraina“.
“Confrontarsi con questa realtà può essere doloroso, ma non si tratta di un appeasement [col nemico]. Questo è ciò che i governi sono tenuti a fare, non inseguire una illusoria ‘vittoria’. La Russia subirà le ferite dell’isolamento e delle sanzioni economiche per gli anni a venire e Putin passerà alla storia come un macellaio. La sfida ora è scrollarsi di dosso l’euforia, fermare gli scherzi e concentrarsi sulla definizione e sul completamento della missione. Il sostegno dell’America all’Ucraina è una prova del suo posto nel mondo nel 21° secolo e il signor Biden ha l’opportunità e l’obbligo di aiutare a definire ciò che sarà tale futuro”.
Si nota che quello del Nyt è un grido di vittoria, non certo un cedimento a Putin. Si tratta di trovare un accordo che possa consentire anche a Putin di rivendicare la sua vittoria, seppur non ampia come da aspettative.
Quanto all’Ucraina, se la guerra finisce qua, ha già ottenuto la sua vittoria, al di là della conservazione o meno dei territori oggi controllati dai russi, avendo conquistato un posto di primo piano nel mondo e potendo contare su un sostegno internazionale che gli consentirebbe non solo per ricostruire il Paese, ma anche di rilanciarsi ulteriormente. Vincerebbero tutti e il dolore per i morti sarebbe compensato con la consapevolezza di averne risparmiati ulteriori. 

Ps. Zelensky, oggi: solo la “diplomazia” può porre fine alla guerra ucraina. È la prima volta che lo dice in maniera così assertiva…. occorre superare le pressioni di quanti finora ha lavorato attivamente per contrastare il dialogo tra le parti, portando al collasso delle trattative intraprese all’inizio del conflitto.
21 maggio 2022, qui.

Ma in ogni caso…

E adesso guardate un po’ i russofoni come bombardano

Gli ucraini invece preferiscono il fosforo

tanto, chi si azzarderà ad accusarli di crimini di guerra, loro che sono dalla parte giusta? E pensare che otto anni fa il coraggio di dire le cose e chiamarle col loro nome c’era

E già che ci siamo, continuiamo a sparare…

barbara

CADUTA DI MARIUPOL E DINTORNI

Il titolo in realtà dovrebbe essere duplice: caduta, visto dalla parte dei nazisti, liberazione, visto dalla parte dei civili. In ogni caso gli “eroici resistenti” si sono arresi, e la prima cosa da fare è dividere nettamente la propaganda dai fatti, la leggenda dalla realtà, la menzogna dalla verità:

E queste sono alcune immagini della resa

E vediamo ora qualche titolo di giornale.

Ucraina, Zelensky: “Caduta Mariupol causerebbe fine negoziati”

Al cuore, decisamente, non si comanda e, parafrasando il grande Paolo Conte, possiamo dire che il comico è nell’anima e nell’anima per sempre resterà, perché parlare di fine dei negoziati da parte di uno che tra accettare di iniziare dei negoziati e trasformare il proprio stato in un cimitero ha scelto senza esitare il cimitero, è davvero comicità del più alto livello.
Poi c’è quest’altro:

La Russia espelle 24 diplomatici italiani, il Cremlino: «Risposta alle azioni ostili e immotivate dell’italia». Draghi: «Non chiuderemo il dialogo»

Qualcuno dovrebbe spiegarlo, a quel caro ragazzo, che se tu mandi armi al mio nemico perché mi possa ammazzare, tu non stai dialogando, stai combattendo contro di me, e non hai nessunissimo dialogo da chiudere o tenere aperto, quindi smettila di dire puttanate – sulla pelle degli italiani, in tutti i sensi, oltretutto.
E poi quest’altro, non si sa se frutto più di ignoranza o di malafede:

Mariupol, perquisizioni corporali e donne tra i militari: le nuove immagini della resa del battaglione Azov

Ora, le perquisizioni corporali, cari signori, sono quelle in cui si infilano le mani o altri strumenti nella bocca, nell’ano e nella vagina. E le cose che abbiamo visto noi sono queste:

Dite che a telecamere spente potrebbe esserci stato dell’altro? Certo, potrebbe, ma voi non lo sapete, e dunque non potete parlarne. E, a proposito, dove eravate voi, nobili signori dei titoli ad effetto, dove eravate quando i vostri amici nazisti sparavano alle gambe dei prigionieri russi? Dove eravate quando li sgozzavano cantando e ridendo? Dove eravate quando li mutilavano ed eviravano vivi? Dove eravate, o nobili uomini d’onore – perché voi SIETE uomini d’onore, vero?
Poi, per inciso, fra i “resistenti” dell’Azovstal c’era anche questo signore qui,

che sarebbe tal Eric T. Olson, un ammiraglio USA che ha ricoperto incarichi di grande importanza.

Ma la conseguenza più bella, emozionante, commovente della liberazione è vedere il ritorno alla vita, esemplificato nel ritorno a scuola

Vi propongo ora un intervento di Marco Revelli, che dice diverse cose che non condivido e che potrei anche definire delle grandi puttanate, ma offre anche alcune riflessioni che mi sembrano meritevoli di attenzione

e stendiamo un velo pietoso sulla cafonaggine della zoccola che interrompe in continuazione, che disturba commentando ogni affermazione con un insensato “Come no, come no, come no”, che mentre lui parla scrive sul cellulare e mastica gomma, che gli parla sopra impedendogli materialmente di parlare fino al punto da fargli perdere il filo scatenandomi una voglia belluina di rifilarle una raffica di randellate sulle gengive – e magari anche qualcuna sulle ginocchia, così la smette di inginocchiarsi per i criminali.

Questo invece è un intervento di Putin, di cinque anni fa

E ora continuate a raccontarvi che è pazzo, squilibrato, sconsiderato, che non sa quello che fa e quello che dice, che è il peggiore pericolo per la pace mondiale – quello che fino all’altro ieri era rappresentato da Israele, pensa un po’: continuate a raccontarvelo, perché se foste costretti a guardare in faccia la realtà, con tutte le menzogne infami che vi siete raccontati e che avete raccontato, dovreste suicidarvi per la vergogna – se aveste una coscienza, ma la vostra fortuna è che non l’avete.

E poi ci sono quelle tre ragazze, quelle tre violiniste escluse dal concorso internazionale “Lipizer” di Gorizia perché sono russe. Non so chi siano e quindi non saprei come trovarle (conforta molto, tuttavia, la forte presa di posizione dell’Orchestra del Friuli Venezia Giulia), perciò non posso offrirvi un saggio del loro talento. Per rimediare almeno un po’ ho pescato a caso due violinisti russi. Spero di avere scelto bene – sono musicalmente analfabeta, come è noto -; in caso contrario conto sull’indulgenza degli amici musicofili.

barbara

LE MURA DI GERICO SONO CADUTE

A domani i commenti e tutto il resto. Per oggi…

nei luoghi deputati

e ovunque capiti

libiamo,

che la pace oggi è un po’ più vicina, e lo spettro della guerra totale nucleare, se il  diavolo non ci mette la coda, si fa un po’ più in là.
Col vino giusto, naturalmente!

barbara

QUESTA NON POSSO NON RUBARLA

“Fantozzi e Filini arrivarono con due micidiali frac presi in affitto: Filini sembrava un mutilato, Fantozzi praticamente in bermuda…”

Novantadue minuti di applausi al genio che ha trovato la citazione adeguata.

E visto che siamo in vena di supermegacazzate, vi regalo anche Cicciolina che offre una notte di sesso a Putin in cambio della pace (e viene in mente Madonna che offriva pompini a chi avesse votato per la Clinton). Ora, già l’idea che uno statista possa cambiare la propria politica per una scopata è da demenza all’ultimo stadio; aggiungiamo che come immagine pubblicitaria ci ha messo questa,

che già così è un orrore che dubito farebbe gola a qualcuno, ma se poi andiamo a cercare qualche foto un po’ meno taroccata troviamo roba così

e ho idea che le tempeste ormonali di Putin saranno abbastanza contenute, e giustamente uno nei commenti ha scritto che

va bene che Putin merita una lezione, ma infilarlo nel letto di un’attempata porno attrice sarebbe infierire.

Poi magari consideriamo che la sua amante è questa tizia qui

e non so, vedete un po’ voi.

Restando in parte in tema aggiungo quest’ultima chicca, raccolta fresca fresca di prima mano. Sabato mattina, reparto di radiologia. Il sabato mattina la radiologia è aperta, e funziona per le urgenze. Arrivano due bambine di dieci anni, che devono essere sedate per la risonanza, una con una pancreatite e una con menarca precoce. E con l’anestesista si svolge il seguente dialogo:

– Bene, fammi passare quella con la pancreatite.
– No, devi fare prima l’altra.
– Ma la pancreatite è più urgente.
– Sì, ma l’altra è ucraina.
– E chi se ne frega da dove viene: l’altra è più urgente e quella più urgente viene prima cazzo!
– Non hai capito: viene dall’Ucraina, è arrivata dieci giorni fa, devi fare prima lei.

Non c’è stato niente da fare: quella con la pancreatite non gliel’hanno fatta passare, e ha dovuto sedare e far fare la risonanza per prima all’ucraina.

Tornando al primo tema, rifacciamoci gli occhi e le orecchie con un concorso d’altri tempi, in cui si vinceva con le canzoni e con la voce, e per vestirsi si passava dal sarto, non dallo straccivendolo.

barbara

COME FARE PER NON ESSERE UN CIARLATANO

Istruzioni per l’uso.

1. Devi chiamarti Vittorio Emanuele Parsi.
2. Devi odiare Israele più di quanto tu odi assassini pedofili mafiosi terroristi messi insieme, e non perdere occasione per dimostrarlo.
3. Devi riuscire a sparare in tre minuti più fregnacce (e falsità, e inesattezze – per usare un eufemismo – storiche, e contorcimenti che neanche la migliore contorsionista mondiale) che qualunque comune mortale medio in otto anni.
4. Non obbligatorio ma estremamente utile: esseve un fighetto che pavla con la boccuccia stvetta che fa tanto tanto avistocvatico.

Fatto?

https://www.la7.it/omnibus/video/finlandia-nella-nato-il-prof-parsi-dopo-laggressione-russa-ad-una-paese-neutrale-i-paesi-neutrali-13-05-2022-438129

Bene, a questo punto ti sarai meritato questo entusiastico commento

E pensare che quelli che chiamiamo “gli antichi saggi” erano convinti che il dubbio fosse alla base della conoscenza e quindi della saggezza, e adesso scopriamo che invece non erano che dei volgari ciarlatani, ma pensa tu.
E mi verrebbe da dire che mi  cadono le braccia se non fosse che in questi tre mesi scarsi mi è caduta tutta la scorta che avevo e finché non me ne arriva un’altra partita non posso più farmi cadere niente.

Ma sembra che oltre a me, anche qualcun altro veda nella mossa di Svezia e Finlandia un pericolo mortale.

Svezia e Finlandia nella NATO innalzano il pericolo di un conflitto nucleare

Il presidente finlandese Sauli Niinistö ha informato Putin sui piani del paese di aderire alla NATO.

Secondo il servizio stampa del leader finlandese, Niinistö ha parlato al telefono con Putin. Viene riferito che la conversazione è stata “chiara e diretta” e che le parti “hanno cercato di evitare tensioni”. Niinistö ha osservato che qualsiasi stato indipendente cerca di rafforzare la propria sicurezza. Il presidente finlandese ha ricordato che anche durante il primo incontro con Putin nel 2012 lo disse. Niinistö ha anche sottolineato che l’operazione speciale russa in Ucraina “ha cambiato la situazione della sicurezza in Finlandia”.

Come si è arrivati all’adesione alla NATO

La Finlandia scarsamente popolata per molti decenni, dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto bene grazie al vicinato, prima con l’URSS, e poi con la Federazione Russa, approfittando della sua posizione geografica e della sua situazione geopolitica. La cantieristica navale, l’elettronica, la lavorazione del legno, l’energia e altri settori fiorirono in questo paese scandinavo, rendendolo uno dei più ricchi e sviluppati d’Europa.
Poi è avvenuta la guerra con l’entrata delle truppe russe in territorio ucraino. È curioso che le ragioni che Svezia e Finlandia hanno addotto per il loro ingresso nella NATO – ovvero la propria sicurezza – è proprio una delle motivazioni che la Russia ha usato per giustificare per la propria operazione speciale in Ucraina.
Infatti il desiderio ucraino di entrare alla NATO non ha allontanato la guerra ma ne è stata la concausa insieme alle problematiche territoriali irrisolte.
Quindi che il timore che il conflitto in corso, avrebbero convinto Svezia e Finlandia di entrare nella NATO non ha senso.
Semplicemente, l’iniziativa di questi due paesi è stata presa perché adesso, se si vuole nuocere alla Russia, è il momento più propizio per farlo.
Infatti, grazie all’ingresso di Svezia e Finlandia, la NATO potrà isolare maggiormente la Russia ed in caso di un possibile conflitto diretto, l’Alleanza Atlantica può contare di agire lungo i 1500 km di confine finlandese.
Per quando riguarda poi, l’entrata della Finlandia nella NATO, questo paese da tempo ha iniziato a riequipaggiare le sue truppe con armi della NATO e partecipare alle esercitazioni e ad aderire a programmi NATO. In una parola, da tempo Helsinki apparteneva già alla NATO, anche se non ancora formalmente.
Del resto, già con il gesto di spedire armi sofisticate all’Ucraina e aderendo alle sanzioni contro la Russia, la Finlandia aveva rinunciato alla sua neutralità
In questo contesto, l’inizio della guerra in Ucraina è stato solo il ‘timing’ per dichiarare l’adesione. Ovviamente, la leadership del paese ha usato un momento molto propizio per convincere completamente la popolazione senza passare per un passaggio referendario e per superare le resistenze in Parlamento.

Pressioni esterne

Il Parlamento Finlandese è stato persuaso dagli eventi in corso ed a causa delle forti pressioni esterne. E’ interessante che la pubblicazione finlandese Uusi MV-Lehti ha raccontato come sia stata presa la decisione dei deputati del parlamento finlandese sull’ingresso del Paese nella NATO. Le udienze preliminari si sono svolte in condizioni di riservatezza sui risultati delle consultazioni di esperti con specialisti specializzati e nel contesto perentorio dell’attacco russo alla Finlandia.
È molto plausibile che il Centro europeo per la lotta alle minacce ibride, con sede a Helsinki, sia stato coinvolto nella formazione del parere dei deputati del parlamento finlandese. Si tratta di un’organizzazione internazionale che promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi della NATO nel campo della lotta alle minacce ibride.
Il Centro stesso e il suo personale godono dell’immunità legale in Finlandia. Nello stesso tempo, secondo la legge finlandese, tutte le informazioni raccolte dal Centro sono secretate. La corrispondenza indirizzata al Centro o ai suoi dipendenti non può essere oggetto di screening o vigilanza preliminare.

Reazione della Russia

Il primo vice rappresentante della Federazione Russa presso l’ONU Dmitry Polyansky ha minacciato la Finlandia e la Svezia, che intendono aderire alla NATO.

Ha rilasciato questa dichiarazione il 12 maggio: “Non appena Finlandia e Svezia diventeranno membri della NATO e le unità dell’alleanza saranno lì, questi territori diventeranno un possibile obiettivo per l’esercito russo”, ha detto Polyansky.
Inoltre, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che se la Finlandia si unirà all’alleanza, Mosca “adotterà misure di ritorsione di natura tecnico-militare e di altra natura”.
È la stessa dichiarazione che la Russia ha fatto prima di attaccare l’Ucraina.
Più precisamente, il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko ha elencato le conseguenze dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato:

  • Questo è un cambiamento strategico. Questo cambiamento non può rimanere senza una reazione politica, così come senza un’analisi approfondita delle conseguenze della nuova configurazione di forze che potrebbero emergere a seguito del prossimo ampliamento dell’alleanza. È chiaro che la decisione non sarà presa sulla spinta delle emozioni.
  • Questa è la nuova realtà, che, siamo convinti, non è nell’interesse di Svezia e Finlandia, né nell’interesse del mantenimento della sicurezza e della stabilità europea, ma porterà solo alla militarizzazione del Nord, che, militarmente, è stata fino a poco tempo fa la zona più pacifica d’Europa.
  • Nel discorso al parlamento finlandese, il presidente e il primo ministro finlandesi hanno affermato che questo passo rafforzerà la sicurezza sia della Finlandia che della NATO. È abbastanza ovvio per qualsiasi persona sana di mente che il risultato sarà esattamente l’opposto, la sicurezza militare della Finlandia sarà notevolmente indebolita.
  • Abbiamo un’idea approssimativa di come si svolgeranno gli eventi al momento della approvazione dell’adesione. I paesi della NATO dichiareranno immediatamente che il fianco settentrionale è molto vulnerabile, che il confine con la Russia è di 1300 km. Ora il confine tra Nato e Russia è aumentato di circa 1.300 km. Questo confine deve essere difeso, quindi ulteriori contingenti di forze devono essere schierati lì e così via.
  • Tutto ciò si inserisce nella famigerata ricerca di un nemico, che si esprime in senso pratico politico militare nella demonizzazione della Russia, attribuendole intenzioni ostili nei confronti di paesi che la Russia semplicemente non può neanche essere sospettata di avere.
  • Ci sono molte domande relative all’effettiva rinuncia di questi paesi allo status di paese denuclearizzato. Di recente, ci sono state sempre più affermazioni che la NATO è pronta ad abbandonare questa misura. In particolare, Jens Stoltenberg ha affermato che le armi nucleari potrebbero essere trasferite più vicino ai confini della Federazione Russa, i leader polacchi si sono dichiarati pronti ad accettarlo. Se queste affermazioni verranno rese operative , ovviamente, sarà necessario rispondere da parte nostra adottando adeguate precauzioni che assicurino l’affidabilità della deterrenza. Fonte @dimsmirnov175 (https://t.me/dimsmirnov175/33414)

Come vedete, quelle della Russia sono dichiarazioni molto dure ed esplicite.  Sono fatte da chi si sente tradito mentre è relativamente debole. La Federazione Russa nel suo stato attuale non può minacciare la Finlandia. Aprire un secondo fronte non è nel proprio interesse e La Russia sa bene cosa significa. Nello stesso tempo, Mosca avverte che per disperazione, di fronte alla prospettiva del cedimento completo e alla distruzione del paese, non esisterebbe – come ultima ratio – ad usare l’arma nucleare.

Precedenti storici

Ci sono precedenti storici -anche se non l’odierna Russia, l’URSS attaccò la Finlandia nel 1939-40
Voglio solo ricordarvi come finì la guerra sovietico-finlandese del 1939-40:

  • 127mila morti dall’URSS con 26mila finlandesi morti (5 a 1)
  • l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni come Paese aggressore
  • ma soprattutto, a causa dell’aggressione sovietica, la Finlandia si schierò dalla parte della Germania nella seconda guerra mondiale, che nel 1941-44 portò alla morte di altri 67mila soldati sovietici sul fronte finlandese.

Se parliamo del dopoguerra però, la Finlandia non è mai stata minacciata.

Considerazioni

Come ho già detto, la Finlandia non corre alcun pericolo dalla Russia, che al contrario cerca costantemente di arginare il pericolo proveniente da Ovest. Del resto anche il Generale Tricarico ha detto: ‘mi auguro che Svezia e Finlandia non entrino nella Nato. Non credo che la Russia, debilitata e scarsamente capace dal punto di vista militare, possa aggredire nessun Paese di quelle dimensioni’ (Imola Oggi)

I paesi membri dell’Unione Europea e della NATO sono del tutto concordi all’ingresso di Svezia e Finlandia (l’ingresso della Finlandia nella NATO è cruciale perché ha i confini direttamente condivisi con la Russia). Solo Turchia si è detta contraria all’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. In particolare, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che il suo Paese non vede con favore l’entrata dei due Paesi nordici nella Nato, ventilando dunque l’ipotesi che la Turchia possa usare il suo potere di veto
Tra i politici italiani, è da segnalare Giorgetti che si è espresso contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: “Non aiuta ad abbreviare il conflitto con la Russia” https://www.rassegneitalia.info/anche-giorgetti-contro-lingresso-di-finlandia-e-svezia-nella-nato-non-aiuta-ad-abbreviare-il-conflitto-con-la-russia/.
Ovviamente, la chiave di lettura di tutti questi eventi non sono gli interessi nazionali dei singoli paesi europei, ma interesse degli Stati Uniti che di fatto si sentono in guerra contro la Russia, ed in linea agiscono.
Questo è dimostrato da serie di dichiarazioni molto chiare, dalla dichiarazione del segretario di Stato Blinken (che sostiene che bisogna indebolire la Russia) a quella più recente del capo della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Steny Hoyer, che oggi ha detto che gli Stati Uniti sono in guerra (evidentemente, con la Russia), e quindi, durante il “tempo di guerra”, i repubblicani non dovrebbero criticare Biden. https://twitter.com/greg_price11/status/1525161726643257344?t=EZCOHyJd7Khx-o7H5iUGdA&s=19

Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E non sarebbe male ricordare che tutte le volte che Putin ha avvertito che avrebbe fatto una determinata cosa, l’ha sempre fatta. Magari dopo avere portato pazienza per anni, ma alla fine l’ha fatta. E quelli che preferiscono ignorare questa verità, assomigliano a quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e poi trillano giulivi “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”

Ma occupiamoci ora un momento del comico “ebreo”, quello che bisogna per forza essere dalla sua parte perché è ebreo, quello che l’Ucraina non può essere nazista dal momento che ha “democraticamente” (HAHAHA) eletto in “libere elezioni” (HAHAHAHA) un presidente ebreo. Ecco, ammiratelo, con tanto di kippah in testa, e godetevi anche le sguaiate e sgangherate risate del pubblico ucraino alle spassosissime battute del “comico”.

Neanche il guitto di casa nostra è mai arrivato a simili livelli di becerume e di volgarità.
Quest’altra invece è l’ospite della Polonia all’Eurofestival, che alla fine del suo discorso urla “Slava Ukraina” e tende il braccio destro in un bel saluto nazista.

Quanto a noi, se qualcuno ancora si illude che l’Italia non sia in guerra, dia un’occhiata a questi bei giocattolini, e si faccia due conti.


Per il gas invece non ci sono problemi: abbiamo chi ce lo fornisce:

E ora, dopo l’osceno spettacolo antisemita del comico ebreo (com’era la storia dello scandalo di Lavrov messo in croce per avere detto che sono ebrei alcuni fra i peggiori antisemiti?) godiamoci questo spettacolo autentico di due pattinatori russi che danzano su musica russa.

barbara

QUELLA SINGOLARE SIMULAZIONE DI TRE ANNI FA

NEL 2019 GLI USA SIMULANO UNA “GUERRA NATO-RUSSA” CHE SI SVILUPPA DALL’UCRAINA CON UN MILIARDO DI MORTI

Una simulazione spaventosamente realistica dell’anno 2019, anticipa ciò che ora sta in parte accadendo nella realtà e che in caso di escalation potrebbe condurre a una catastrofe globale.  Uno dei partecipanti a questo “gioco di guerra” è stato Harry J. Kazianis, direttore senior del Center for the National Interest, un think tank sulla sicurezza nazionale con sede a Washington, fondato dal presidente Richard Nixon. Kazianis è l’autore del seguente articolo. 

Un intervento della NATO in Ucraina potrebbe scatenare una guerra nucleare. Vediamo nel dettaglio cosa potrebbe succedere

By Harry J. Kazianis

“Come facciamo a uccidere un miliardo di persone?”

Così come hanno fatto innumerevoli volte negli ultimi anni, un gruppo di passati e presenti alti funzionari governativi statunitensi da entrambi gli schieramenti si sono incontrati per soli tre giorni alla fine del 2019 per simulare una guerra tra la NATO e la Russia. Nel corso di quella che abbiamo chiamato la Guerra NATO-Russia del 2019, secondo le nostre stime sono morte un miliardo di persone. E se non stiamo attenti, quanto è accaduto in quella simulazione potrebbe accadere se una guerra NATO-Russia scoppiasse per l’Ucraina. Effettivamente, nella simulazione del 2019 che ho appena menzionato, in cui la Russia invade l’Ucraina in un modo simile a quello dell’ultima settimana o giù di lì, non solo la NATO viene trascinata involontariamente, anche la Russia alla fine sgancia armi nucleari nella sua disperazione. 
Il risultato è un’escalation con armi nucleari sempre più potenti e pericolosi, che causano più di un miliardo di morti.
Ma prima di iniziare a scrutare l’abisso, permettetemi di spiegare l’obiettivo di tali simulazioni. La NATO avrebbe chiaramente un enorme vantaggio convenzionale in una guerra con Mosca, assicurando che Putin perderebbe in uno scontro diretto. Tuttavia, la Russia ha dichiarato più e più volte che userà le armi nucleari per difendere il suo territorio e il suo regime in caso di minaccia mortale. La nostra simulazione si chiede come sempre: potremo mai sconfiggere il presidente russo Vladamir Putin in un conflitto armato sull’Ucraina o sul Baltico senza scatenare una guerra nucleare in questo modo? Finora, durante questi ultimi anni, e con almeno 100 partecipanti diversi che hanno idee diverse sulla guerra e sulle preferenze politiche, la risposta è un secco no.

Preparare lo scenario della guerra

Lo scenario che il gruppo aveva deciso di testare alla fine del 2019 era simile a quello di oggi: La Russia aveva deciso di invadere l’Ucraina con la scusa di dover difendere i popoli di lingua russa che vengono “oppressi” dal governo fascista dell’Ucraina [doverose le virgolette, essendone stati ammazzati solo 14.000 ed essendo stati sì massicciamente bombardati ma non essendo stato distrutto proprio tutto. Quanto a quelli intenzionalmente bruciati vivi, vabbè, sono cose che capitano, no?]. Nel nostro scenario, abbiamo immaginato che la Russia si comporti in modo molto più ammirevole di quanto non faccia oggi, tuttavia con obiettivi più limitati, nel senso che Mosca vuole collegare la Crimea alle regioni separatiste dell’Ucraina orientale che sono sotto il suo effettivo controllo. Abbiamo ipotizzato che la Russia lo faccia con rapidità, raggiungendo la maggior parte dei suoi obiettivi militari in circa quattro giorni.
Ma l’Ucraina non si arrende così facilmente, proprio come nella vita reale di oggi [embè, sono anni che la state armando fino ai denti, in modo da essere pronta quando la Russia finalmente si deciderà a reagire alle continue provocazioni, finalizzate espressamente a indurla a reagire: e vorrei vedere che l’Ucraina non fosse stata in grado di resistere]. Le forze ucraine, dopo aver subito pesanti perdite, montano un impressionante contrattacco, per cui la Russia perde più di 100 carri armati e oltre 2.500 soldati. Le immagini sui social media mostrano le armature russe in fiamme, i jet da combattimento d’élite Su-35 sono eliminati dai cieli, e le armi stanno arrivando in massa dall’Occidente.
Putin è furioso. Pensava che l’Ucraina si sarebbe semplicemente arresa, ma nel suo calcolo non tiene conto degli addestramenti quasi decennali che Kyiv ha ricevuto dagli Stati Uniti e dalla NATO, né del rafforzamento militare dell’Ucraina negli ultimi anni, che era focalizzato su questo scenario [poi venite a dare dei complottisti a noi, quando diciamo la NATO e l’America stavano preparando tutto questo da anni].
La Russia decide allora che i suoi limitati obiettivi militari sono stati un errore e che tutta l’Ucraina deve essere “smilitarizzata”. Mosca lancia allora un massiccio attacco con missili balistici e da crociera, seguito da una sua campagna “shock and awe” da parte delle forze aeree russe, distruggendo gran parte del comando e controllo dell’Ucraina, delle forze aeree, della difesa aerea e delle unità corazzate. Allo stesso tempo, la Russia sta cominciando a spostare le truppe ai confini dell’Ucraina che appaiono come un’imminente invasione e occupazione generale dell’intero paese.

La scintilla

È qui che la situazione degenera. Il sistema di guida di un missile balistico russo fallisce e si schianta sulla Polonia, membro della NATO, uccidendo 34 civili mentre atterra tragicamente in un villaggio abitato lungo il confine tra Polonia e Ucraina. Anche se il missile non era deliberatamente diretto contro la Polonia, le immagini sui social media mostrano bambini in lacrime per le loro madri e cadaveri irriconoscibili, e vengono chieste giustizia e vendetta.
La Polonia, che ha una sua storia travagliata con l’Unione Sovietica e la Russia, sta facendo del suo meglio per esercitarsi nella moderazione, il che gli fa onore. Pur non rispondendo con il proprio esercito, conduce uno sforzo per assicurarsi che Mosca paghi un prezzo salato per la sua aggressione in Ucraina e le sue azioni, anche involontarie, in Polonia. Varsavia guida un boicottaggio diplomatico ed economico di Mosca con il risultato che la Russia viene cacciata dallo SWIFT oltre a sanzioni dirette alle banche russe, simili a quelle che vediamo oggi [non esattamente: oggi tutto questo è stato fatto fin dal primo giorno, quando nessun paese NATO era stato toccato, e con l’aggiunta del boicottaggio sportivo e culturale, il sequestro – io lo chiamerei rapina – dei beni di privati cittadini russi e varie altre cose ancora].
Nel nostro scenario, la reazione della Russia è altrettanto rapida. Mosca decide di lanciare un massiccio attacco informatico contro la Polonia, avendo posizionato guerrieri informatici in tutto il territorio della NATO, utilizzando la loro geografia e i server proxy per mascherare l’origine dell’attacco. La Russia, in sole due ore, mette off-line l’intera rete elettrica della Polonia, il settore bancario, gli impianti energetici e altro – essenzialmente riportando la Polonia all’età della pietra.
Ed è qui che inizia l’incubo. Anche se è difficile attribuire la responsabilità, la Polonia si appella alla NATO e avvia privatamente la sua richiesta di invocare l’articolo 5 della Carta della NATO, dichiarando che un attacco a uno è un attacco all’intera alleanza. La NATO è preoccupata perché c’è una discussione sulla misura in cui la Russia dovrebbe essere punita. Allo stesso tempo, gli stati membri sentono di non avere un chiaro obiettivo militare, poiché alcuni vogliono reagire agli eventi in Polonia, mentre altri sentono di dover intervenire militarmente in Ucraina.

La risposta

È qui dove la NATO sorprende tutti. L’alleanza decide di istituire una no-fly zone limitata intorno alla città ucraina di Lviv per proteggere i civili innocenti e i rifugiati che sono intrappolati e non hanno un posto dove andare. La Russia è avvertita: La NATO non interviene nel conflitto, ma farà in modo che i suoi aerei e lo spazio aereo intorno a Lviv siano protetti. La NATO chiarisce che i suoi jet saranno nei cieli sopra l’Ucraina, ma non opereranno dal territorio ucraino.
A Mosca, Putin ha ora la sensazione che la NATO sia intenzionata a intervenire a fianco dell’Ucraina [eccerto: dopo anni che l’Ucraina viene armata e addestrata da loro per combattere contro la Russia, giusto di una sensazione si tratta!]. La Russia teme che la NATO usi questo corridoio protetto come base operativa per inviare armi sempre più sofisticate. E con l’economia del paese in caduta libera a causa delle sanzioni, Putin sente che i muri intorno a lui si stanno stringendo. Prima che la NATO possa far rispettare la sua no-fly zone, Putin ordina di attaccare tutti i rimanenti aeroporti e installazioni militari intorno a Lviv.
Ma è qui che Putin sbaglia i calcoli e mette le basi per una guerra NATO-Russia. Putin ordina un altro massiccio attacco informatico alle infrastrutture militari degli stati baltici, pensando che la NATO userà il Baltico per inscenare un’invasione della Russia.
Questo finisce per essere l’ultima goccia per la NATO [Questo finisce per essere l’occasione lungamente sperata e preparata per poter finalmente scatenare l’agognata guerra contro la Russia], che quindi decide che un intervento immediato in Ucraina è necessario per respingere l’aggressione russa. Prima ancora che venga fatto un annuncio, l’intelligence russa vede i movimenti di missili e truppe che indicano un imminente attacco della NATO e decide di colpire per prima – con armi nucleari tattiche.
La NATO decide di rispondere a sua volta.
La Russia attacca poi le città europee con armi nucleari, e allora anche la NATO e l’America rispondono con armi nucleari. Quello che rimane è una vera e propria apocalisse con un miliardo di morti stimati.

Nessuna guerra va come previsto

In ogni scenario di cui ho fatto parte c’è un tema comune a tutti quanti: Una volta che Vladimir Putin si sente stretto in una morsa e sente che la Russia è direttamente minacciata, generalmente a causa di un errore commesso sul campo di battaglia, decide di usare tutti i livelli di escalation per cercare di rifarsi.
Può essere che l’Ucraina e la Russia trovino presto una via d’uscita diplomatica da questa guerra brutale, ma entrambe le parti sembrano trincerarsi [a dire la verità sono 14 anni che la Russia sta tentando di raggiungere una via d’uscita diplomatica, l’ultima volta quattro giorni prima dell’attacco: tentativi regolarmente respinti dall’Ucraina – esattamente, ancora una volta, come i palestinesi, e poi la colpa viene sistematicamente addebitata alla controparte]. Questo significa che le possibilità di un’escalation come quella descritta sopra sono alte. E se la Russia e la NATO vengono coinvolte in un conflitto diretto, Putin ha la certezza che il suo regime verrebbe sconfitto in un combattimento convenzionale. Ciò significa che la Russia opterà per la guerra nucleare.
Ovviamente la domanda che si pone in una guerra tra la NATO e la Russia è: quanti milioni o miliardi di persone morirebbero? [La domanda che mi pongo invece io è: ma perché gli Stati Uniti e la NATO stanno cercando in tutti i modi, da anni, al prezzo di molti miliardi di dollari sottratti alle necessità dei contribuenti, di scatenare una guerra con la Russia che provocherà miliardi di morti?]

Harry J. Kazianis è direttore degli studi sulla difesa al Center for the National Interest di Washington DC e redattore esecutivo del loro braccio editoriale, The National Interest. Le opinioni espresse in questo articolo sono sue. È su Twitter @grecianformula.

TRADUZIONE A CURA DI NOGEOINGEGNERIA – CANALE TELEGRAM https://t.me/NogeoingegneriaNews

FONTE https://thefederalist.com/2022/03/04/nato-involvement-in-ukraine-could-spark-nuclear-genocide-heres-how-it-could-happen/

SGS (SCIENCE GLOBAL SICURITY) ha sviluppato una nuova simulazione per una possibile guerra in escalation tra Stati Uniti e Russia utilizzando posizioni realistiche delle forze nucleari, obiettivi e stime di mortalità.
Questo documento audiovisivo di quattro minuti si basa su valutazioni indipendenti delle posizioni attuali delle forze statunitensi e russe, dei piani di guerra nucleare e degli obiettivi delle armi nucleari. Utilizza ampie quantità di dati sulle armi nucleari attualmente schierate, sui rendimenti delle armi e sugli obiettivi potenziali per le armi specifiche, così come le stime dell’ordine di battaglia di quali armi sono rivolte a quali obiettivi, in quale ordine e in quale fase della guerra, per mostrare l’evoluzione di un conflitto nucleare dalla fase tattica a quella strategica fino a quella mirata.

I morti e i feriti immediati che si verificherebbero in ogni fase del conflitto sono calcolati utilizzando i dati NUKEMAP. Le stime delle vittime sono limitate alle morti direttamente causate dalle esplosioni nucleari e sarebbero significativamente aggravate dalle morti causate dal fallout nucleare e da altri effetti a lungo termine. 

FREDDO, CARESTIE E RADIAZIONI: L’INVERNO NUCLEARE DOPO UNA GUERRA ATOMICA

16/04/2022, qui.

E chissà se qualcuno si rende conto che quella porta, al momento socchiusa, sulla guerra totale nucleare, con l’ennesima provocazione messa in atto da Svezia e Finlandia diventa un portone spalancato.
Prima di chiudere, non posso non aggiungere una straordinaria perla del nostro ineffabile Presidente del Consiglio (avete visto? L’ho messo anche maiuscolo!)

Ucraina, Draghi: “La Russia non è più Golia, non è invincibile”

Ehm… Qualcuno per favore glielo dica che non è Golia quello che vince…

E ora, visto che il Titanic non è ancora affondato del tutto, fin che siamo in tempo balliamo ancora un po’.

barbara

ALPINI MAIALI!

Luridi porci schifosi bastardi! Ascoltate, ascoltate dalla viva voce di una vittima che cosa sono arrivati a fare!

https://tg.la7.it/cronaca/diventa-un-caso-politico-le-denuncia-per-molestie-durante-il-raduno-degli-alpini-a-rimini-11-05-2022-171842

Sbatterli in galera tutti, dal primo all’ultimo, e buttare via la chiave!

barbara

QUEL FAMOSO ARTICOLO 11

I pacifisti coglioni senza se e senza ma sono soliti ripetere come pappagalli le prime cinque parole dell’articolo: “L’Italia ripudia la guerra”, punto. Solo che l’articolo continua, e i coglioni guerrafondai senza se e senza ma aggiungono anche l’altro pezzo: “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.E qui si fermano anche loro, senza preoccuparsi di verificare se la situazione attuale rientra fra quelle previste, e volutamente scelgono di ignorare che no, la nostra partecipazione alla guerra a fianco dell’Ucraina non è giustificata dall’articolo 11.

Armi all’Ucraina: cosa dice davvero il decreto del governo

Il Parlamento italiano ha convertito in legge il decreto-legge n. 14 del 25 febbraio 2022, denominato “Disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina”. La legge di conversione è la numero 28/2022 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13 aprile 2022. Decreto-legge e successiva legge di conversione prevedono la partecipazione del nostro personale militare al potenziamento di dispositivi Nato sul fianco Est dell’Alleanza. Il Parlamento ha autorizzato dunque l’invio di mezzi ed equipaggiamento militari di protezione, a titolo gratuito, a mero scopo difensivo.
Non abbiamo conoscenze militari, ma osserviamo che nella legge di conversione all’art. 2 si parla espressamente dell’invio di mezzi militari di difesa “non letali”, anche se all’art. 2 bis la legge prevede che con uno o più decreti il Ministro della difesa – di concerto col Ministro degli esteri – definiscano “l’elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” sarebbe contraddittorio ritenere che il 2 bis autorizzi quanto viene escluso dall’art. 2. Su tali decreti e sulla situazione generale, sempre ai sensi dell’art. 2 bis, il ministro della Difesa e quello degli Esteri devono informare le Camere almeno con cadenza trimestrale. Il tutto, per ora, fino al 31 dicembre 2022, data in cui scade (salvo proroghe) il nuovo stato di emergenza dichiarato dal governo per la crisi in Ucraina. Questa la situazione: potevamo prendere queste decisioni sulla base della nostra Costituzione?

Cosa dice l’art. 11 della Costituzione

L’art. 11 della Costituzione afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Pertanto, non sono ammesse guerre di “aggressione” contro altri popoli ma esclusivamente guerre “difensive” per il nostro popolo. La guerra, insomma, a rigore è ammessa dalla nostra Costituzione solo se siamo attaccati militarmente da un altro Stato.
Ma l’art. 11 dice anche: l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le limitazioni di sovranità cui fa riferimento il secondo periodo della disposizione costituzionale devono rispettare il principio secondo cui “l’Italia rinuncia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli. Stato indipendente e libero, l’Italia non consente, in linea di principio, altre limitazioni alla sua sovranità, ma si dichiara pronta, in condizioni di reciprocità e di eguaglianza, a quelle necessarie per organizzare la solidarietà e la giusta pace fra i popoli […], nel rispetto dei valori internazionali”. Questa l’interpretazione offerta dalla relazione del presidente della sottocommissione all’Assemblea costituente, Meuccio Ruini, al progetto di redazione dell’art. 11 agli inizi del 1947: ripudio della guerra; limitazioni di sovranità verso organizzazioni internazionali solo in condizioni di reciprocità e solo per fare la pace; mai guerre di aggressione. Il succo delle intenzioni dei Costituenti fu questo.

Onu e Nato

Quali sono queste organizzazioni internazionali nei confronti delle quali l’Italia è disposta a “limitare” la propria sovranità per garantire – in condizioni di parità con gli altri Stati – “la pace e la giustizia fra le Nazioni”? Nei verbali dell’Assemblea costituente – compresi quelli di fine 1947 quando la disposizione costituzionale venne approvata dall’Aula in via definitiva – si parla esclusivamente dell’Onu (Organizzazione delle Nazioni Unite), fondata nel 1945 al posto della precedente Società delle Nazioni. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu – l’organo direttivo che adotta gli interventi militari – è composto di 15 membri, di cui 5 permanenti e con diritto di veto (Stati Uniti d’America, Francia, Cina, Regno Unito e Unione Sovietica), pertanto – nel caso in questione – considerato che la Federazione Russa conserva ancora il diritto di veto all’interno del Consiglio, non si può parlare di un intervento militare a sostegno dell’Ucraina da parte dell’Onu.
La Nato, invece, che in questa situazione è quella che chiede l’invio delle armi, è costituita da un  trattato firmato a Washington nel 1949 che istituisce un’organizzazione internazionale (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) per la collaborazione nel settore della difesa nei confronti dei medesimi Paesi che ne fanno parte, con a capo gli Stati Uniti d’America. Si tratta della cosiddetta “Alleanza Atlantica” che si contrapponeva al successivo Patto di Varsavia del 1955 tra i Paesi che facevano capo all’Unione Sovietica. [“si contrapponeva al successivo”, cioè a qualcosa che al momento della sua nascita non esisteva, non è un tantino-ino-ino schizofrenico?]
È evidente, dunque, che le “limitazioni di sovranità”, per ragioni temporali, non potevano riferirsi anche alla Nato in quanto organizzazione internazionale successiva all’approvazione della nostra Costituzione. Tuttavia, avendo l’Italia sottoscritto quel Trattato nel 1949, ne accetta i relativi obblighi e impegni internazionali; pertanto, eventuali partecipazioni militari al fianco della Nato rientrano nelle “limitazioni di sovranità” di cui all’art. 11. Ma per fare che cosa? Entro quali limiti? Con quali finalità?
Il trattato Nato prevede operazioni a scopo difensivo in caso di attacco esterno nei confronti dei Paesi aderenti o dei territori facenti parte dell’Alleanza Atlantica, ma nella situazione in esame l’Ucraina non fa parte né della Nato né dell’Unione europea. L’Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica fino al 25 dicembre 1991, poi è diventata Stato indipendente a causa della caduta dell’URSS. Sta di fatto che la regione ucraina del Donbass, per la quale Putin ha scatenato il conflitto, si trova geograficamente a ridosso della Russia, e la sua popolazione è di lingua russa e subisce una persecuzione quasi decennale da parte del potere centrale ucraino.
L’intervento russo in Ucraina ha spinto la Nato – sotto l’egida degli Stati Uniti d’America – a chiedere ai Paesi che ne fanno parte di inviare armi all’Ucraina, ma si noti senza neppure entrare nel territorio ucraino, perché la Nato stessa non può intervenire in Ucraina, o meglio un suo diretto coinvolgimento sarebbe un atto di guerra nei confronti della Russia. Ma per quale motivo dovevamo accettare questa richiesta dal momento che l’Ucraina non fa parte dell’Alleanza? Per difendere i confini di uno Stato che opprime al suo interno una minoranza di lingua russa (che nel Donbass peraltro è maggioranza) e che non vuole più essere sottomessa? Chi è l’aggressore e l’aggredito nel Donbass? Siamo intervenuti negli ultimi otto anni in difesa della minoranza di lingua russa perseguitata nel Donbass dal potere centrale ucraino? Chi vuole oggi veramente la prosecuzione del conflitto in Ucraina e perché?

Solo armi di difesa “non letali”?

E ora la domanda più inquietante: basta quel decreto-legge convertito in legge dal Parlamento per autorizzare il governo a fare quello che vuole? Pare proprio di no, anche perché quella legge di conversione (art. 2) consente di inviare in linea di principio solo armi di difesa “non letali”, con relativo obbligo da parte dei ministri della difesa e degli esteri di informare le Camere – almeno con cadenza trimestrale – sulle armi da inviare e sulla situazione generale (art. 2 bis). Abbiamo al momento inviato solo questo tipo di armi difensive? Oggi non lo sappiamo perché il ministro della Difesa, per il momento, ha secretato questa informazione. Forse ce lo dirà tra tre mesi, chissà.
Certo è che se sul campo di battaglia si trovassero resti di nostre armi non previste dalla legge di conversione sarebbe un atto gravissimo in quanto il governo avrebbe violato una legge dello Stato e l’art. 11 della Costituzione. A questo punto sarebbe il caso che il premier Draghi riferisse al più presto in Parlamento, sia in ordine all’incontro avuto con il presidente USA Biden in questi giorni, sia su che tipo di armi stiamo inviando all’Ucraina. La riservatezza per ragioni militari sarebbe giustificata solo se il Paese fosse investito direttamente nel conflitto, non se il conflitto – cui peraltro siamo (ancora) estranei – si svolge tra due Stati che non appartengono né alla Nato né all’Unione europea. Le Camere non servono soltanto a ratificare le decisioni del governo, come peraltro è accaduto negli ultimi due anni con l’emergenza sanitaria; ad esse spetta anche – e soprattutto – il potere di controllo e di indirizzo politico cui il governo deve attenersi.
Paolo Becchi e Giuseppe Palma

E dunque continuando a citare come pappagalli l’articolo che in alcuni casi consente la guerra, fanno proprio la figura dei coglioni. E, andando a sostenere uno stato criminale, oltre che coglioni sono anche criminali. E visto che amate sbeffeggiare Capuozzo che “parla dal suo comodo divano”, eccovene uno che parla di quello che ha visto al fronte.

Adrian Bocquet, volontario francese in Ucraina: “Bucha è una messa in scena. Ho visto personalmente cameramen americani inscenare riprese distorte”

di Vittorio Rangeloni

Dichiarazioni di Adrian Bocquet un volontario francese in Ucraina:

“Mi assumo totalmente la responsabilità di ciò che dico. In Ucraina, ho assistito a crimini di guerra: Tutti questi crimini sono stati commessi dall’esercito ucraino. Ma in Francia non ne parliamo!”
Bocquet è un ex militare francese, autore di un libro.
Dopo tre settimane trascorse in Ucraina, ai microfoni di SUD Radio, ha deciso di raccontare la sua esperienza. Ecco qualche estratto della sua intervista:
“Quando sono tornato in Francia dall’Ucraina, sono rimasto scioccato: i canali televisivi invitano esperti che non sono stati in Ucraina e non sanno nulla di ciò che sta accadendo lì. Tra quello che sento dallo schermo televisivo e quello che ho visto con i miei occhi, c’è un abisso.”
“Ho visto l’esercito ucraino sparare alle ginocchia dei soldati russi catturati e sparare alla testa degli ufficiali.”
“Ho visto personalmente i cameramen americani inscenare riprese distorte dai luoghi degli eventi.”
“Tutti gli edifici civili distrutti presentati dall’Ucraina come bombardamenti su civili, non sono altro che il risultato di sparatorie imprecise degli ucraini su installazioni militari.”
“Le forze armate ucraine nascondono munizioni negli edifici residenziali di notte, senza nemmeno informare gli abitanti. Questo si chiama usare le persone come scudo.”
“Bucha è una messa in scena. I corpi dei morti sono stati spostati da altri luoghi e deliberatamente posizionati in modo tale da produrre riprese scioccanti”.

Versione completa dell’intervista in francese: 

Qui. NOTA: non sapere il francese NON è un alibi per invocare l’ignoranza in buona fede. Poi volendo ci sarebbe anche questa cosa qui – da prendere ovviamente con le molle, esattamente come quella degli alpini (salvo il fatto che queste sono anche state denunciate e non solo raccontate sui social) – ma certamente non da liquidare come chiacchiera da mercato. E magari mettiamoci anche questa

Sergio Alaimo

Quel fiorellino cerchiato è una delle mogli delle Waffen SS rinchiusi nell’acciaiera. E’ andata dal Papa. Non è nazista e questi sono i valori occidentali (quelli di cui si parlava nelle birrerie bavaresi di un secolo fa giusto giusto). A quando Auschwitz come semplice carcere minorile?

Se poi vi restano due minuti, andate a vedere questo sfolgorante esempio di giornalismo informativo.
E per concludere direi che ci sta bene una bella Mascherata.

barbara

STORIE DI CRIMINALI NAZISTI

Inizio con una storia vecchia. O meglio, cominciata tanto tempo fa. Se poi sia anche vecchia non lo so, e temo di no.

Nel 2003, la BBC denunciava in Ucraina un “fiorente commercio di organi umani”

In questi giorni sentiamo parlare costantemente dell’Ucraina con notiziari e riprese in diretta. Ciò che non si dice sono però i numerosi problemi di questo paese bellissimo e sventurato.
In particolare, la BBC nel 2006 ha acceso i riflettori sul traffico di neonati uccisi per rivendere gli organi e cellule staminali:

“Secondo le prove ottenute dalla BBC, i neonati sani potrebbero essere stati uccisi in Ucraina per alimentare un fiorente commercio internazionale di cellule staminali”.
Le inquietanti riprese video degli esami post mortem su minuscoli corpi smembrati sollevano seri interrogativi su cosa sia successo loro.
L’Ucraina è diventata la sedicente capitale mondiale delle cellule staminali.
C’è un commercio di cellule staminali da feti abortiti, tra affermazioni non provate che possono aiutare a combattere molte malattie.
Ma ora si afferma che le cellule staminali vengono raccolte anche da bambini vivi. (…) BBC

(fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/6171083.stm

Nel 2007, su questo argomento c’è stata anche una interpellanza parlamentare, che riporto qui di seguito:

Interpellanza parlamentare del 23 maggio 2007 di Hiltrud Breyer (Verts / ALE) per iscritto (E-2644/07) alla Commissione dell’Unione europea

Preoccupazioni: commercio di cellule staminali e organi di neonati ucraini uccisi

Secondo i rapporti della BBC, in Ucraina è in corso un commercio di cellule staminali e organi di neonati uccisi. Diverse madri ucraine hanno riferito che nel 2002 i loro bambini sono stati portati via dalla loro nascita in una clinica a Kharkiv e poi, sulla base di ragioni non confermate, hanno dichiarato la loro morte. Ai genitori non è stato permesso di vedere i corpi. Nel 2003, per ordine delle autorità, sono stati riesumati molti corpi di bambini sepolti nel cimitero dell’ospedale. Si è scoperto che ai neonati sono stati rimossi gli organi e forse anche le cellule staminali. Secondo l’ONG ucraina, nel 2001-2003 potrebbero essere stati uccisi oltre 300 neonati per le stesse ragioni. Nello stesso tempo, le indagini in materia sono svolte anche dal Consiglio dell’UE.

1. È la Commissione a conoscenza di questi casi? – È noto che cellule staminali e organi provenienti dall’Ucraina sono stati contrabbandati negli Stati membri? – Può la Commissione confermare che si effettuano scambi di organi e cellule staminali?

2. Il Consiglio d’Europa ha assicurato all’Ucraina il suo sostegno nelle indagini sull’accaduto. Intende la Commissione offrire il proprio sostegno anche alle autorità ucraine?

3. È la Commissione a conoscenza di casi simili in altri paesi europei? – Se sì, in quali paesi?

4. Ci sono state anche segnalazioni secondo cui cellule staminali di feti abortiti vengono contrabbandate fuori dall’Ucraina. Può la Commissione confermarlo?

5. Intende la Commissione – se sarà confermato che esiste un traffico di cellule staminali e organi – intervenire per porre fine a questa pratica?

https://en.wikipedia.org/wiki/Hiltrud_Breyer

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-6-2007-2644_DE.html

Patrizio Ricci, 10/05/2022, VP News, qui.

Carini, vero? Non solo bambini concepiti su ordinazione e immediatamente dopo la nascita strappati dalla persona di cui per mesi hanno ascoltato e imparato a riconoscere la voce, il battito cardiaco, gli umori e i movimenti, ma anche bambini assassinati per fare soldi.

E ora parliamo dei giornalisti, quelli che Putin, se non si comportano bene, ha la brutta abitudine di fare sparire – come ho già ampiamente documentato nel mio blog, perché io la campana la suono per tutti, quindi non mandate a chiedere per chi suona: suona anche per voi, fatevene una ragione – perché la Russia è uno stato autoritario e Putin è uno che la sua autorità la usa tutta, senza risparmio. L’Ucraina invece, per fortuna, è una democrazia, ed è esattamente per questo – come ci hanno spiegato in lungo e in largo quelli che hanno capito tutto – che Putin l’ha invasa, altro che NATO, altro che Donbass, altro che i 14.000 morti: l’ha invasa perché ha il terrore che la democrazia, partendo dall’Ucraina, dilaghi e investa anche la Russia, decretando la fine del suo potere.

Myrotvoretz, la lista di proscrizione del governo ucraino che scheda i giornalisti indipendenti

Myrotvoretz è una lista di proscrizione ufficiale del governo ucraino, nella quale vengono resi pubblici i nomi, i cognomi, gli indirizzi, i numeri telefonici, dei giornalisti sgraditi al governo di Kiev. Costoro vengono definiti, tra le altre cose, “criminali”.
Andrea Rocchelli, il reporter assassinato nel 2014 durante un bombardamento in Donbass, è bollato nella lista come “liquidato”.https://it.insideover.com/reportage/guerra/andrea-rochelli.htmlNella scheda di Rocchelli è riportata una nota in cui si afferma che il fotoreporter aveva violato il confine di stato dell’Ucraina per penetrare nel territorio occupato da “bande terroristiche russe” e che stava “cooperando con organizzazioni terroristiche filo-russe”. 

https://www.radioradicale.it/scheda/617344/processo-dappello-per-lomicidio-del-fotoreporter-italiano-andrea-rocchelli-e-del-suo

Archiviato dall’url originale il 5 maggio 2020, scheda di Rocchelli: https://web.archive.org/web/20200505141102/https://myrotvorets.center/criminal/rokkelli-andrea/

Si tratta di sito web ucraino con sede a Kiev, gestito dal “Centro Myrotvorets” e curato dall’agenzia governativa di intelligence Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU). Il sito è promosso dal consigliere del Ministero degli affari interni dell’Ucraina, Anton Herašhenko, ed ha lo scopo di schedare coloro che sono considerati “nemici dell’Ucraina”, le cui informazioni personali, come numeri di telefono, indirizzi di residenza, link dei profili social, nomi di eventuali figli e parenti, sono consultabili pubblicamente tramite una maschera di ricerca.

https://www.thedailybeast.com/ukraine-tries-to-terrify-journalists-who-cover-the-war

https://www.ibtimes.co.uk/ukrainian-hackers-leak-personal-information-thousands-journalists-1559923

Maschera di ricerca di Myrotvoretz: https://web.archive.org/web/20200818202424/https://myrotvorets.center/criminal/

Sul sito vengono caricate sia le informazioni raccolte dai servizi segreti che quelle fornite dai civili in maniera privata. Secondo l’attuale legge ucraina, il centro non utilizza le informazioni contenute nelle segnalazioni anonime. Le informazioni che il sito fornisce non sono controllate, quindi non è previsto alcun meccanismo di ricorso o reclamo per un individuo per richiedere la correzione o la rimozione dei dati.
Nell’aprile 2015, il sito ha pubblicato gli indirizzi di casa dello scrittore ucraino Oles Buzina e dell’ex parlamentare Oleh Kalašnikov, pochi giorni dopo sono stati assassinati.
Il 7 maggio 2016 il sito ha pubblicato i dati personali di 4.508 giornalisti e altri membri dei media di tutto il mondo che avevano dato copertura mediatica alla guerra del Donbass dal lato delle due repubbliche popolari ribelli, o che avevano semplicemente ricevuto l’accreditamento da queste ultime. Sul sito i giornalisti sono stati schedati come collaborazionisti dei “terroristi”.

https://www.rferl.org/a/ukraine-hackers-journalist-donbas-current-time/27728765.html

Qualche anno fa sono stati esposti numeri di telefono, indirizzi e-mail, nazione e città di residenza dei giornalisti ucraini e stranieri, ricavati dal database hackerato del Ministero per la sicurezza dello Stato della Repubblica Popolare di Doneck; In risposta a questa polemica, il servizi segreti ucraini hanno rilasciato una dichiarazione in cui sostengono di non aver riscontrato violazioni della legge ucraina da parte di Myrotvorets.

https://www.unn.com.ua/uk/news/1464143-tvortsi-saytu-mirotvorets-ne-porushili-zakonodavstvo-ukrayini-sbu

Ovviamente istituzioni e media occidentali non hanno nulla da eccepire rispetto a questa barbarie. Anzi, non ne hanno mai fatto cenno neanche quando Rocchelli è stato ucciso, neanche quando il giornalista Franco Fracassi non poteva più entrare in Ucraina per la sola colpa di fare il suo lavoro.
Si tratta di una vera e propria Lista di Proscrizione che minaccia la libertà di espressione e di stampa: una sorta di Ministero della Verità velato. Eppure, nonostante ciò, lo slogan del sito e del Centro Myrotvorets è il detto latino “Pro bono publico”, ovvero “per il bene di tutti”.
Il 24 maggio 2016 il Comitato per la protezione dei giornalisti ha scritto una lettera aperta all’allora presidente ucraino Porošenko esortandolo a “condannare le accuse infondate e dannose pubblicate su Myrotvorets e a chiarire pubblicamente che il Ministero dell’Interno ucraino si dedica alla protezione dei giornalisti e all’arresto dei responsabili delle minacce, in contrasto con le precedenti dichiarazioni del ministro dell’Interno Avakov”.

Il 2 giugno 2016, gli ambasciatori del G7 a Kiev hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si esprime profonda preoccupazione per la divulgazione dei dati personali dei giornalisti sul sito web di Myrotvorets e ha invitato il team del progetto a ritirare i dati personali dall’accesso pubblico. Il giorno successivo il presidente ucraino Petro Porošenko, in una conferenza stampa, ha condannato la pubblicazione dei dati personali dei giornalisti, sostenendo però di avere scarsa influenza sulle decisioni del sito e del Centro Myrotvorets.

Nel 2018, Svjatlana Aleksievi?, Premio Nobel per la letteratura, ha dovuto annullare un incontro con i lettori nel Teatro Verde della città ucraina di Odessa dopo aver ricevuto minacce dai nazionalisti locali. Il Teatro Verde ha affermato che il nome della Aleksievi? era stato aggiunto a una lista di “nemici dell’Ucraina” dal sito web “Myrotvorets”, in quanto avrebbe “propagandato discordia interetnica e manipolato informazioni importanti per la società”.

https://www.repubblica.it/esteri/2018/08/09/news/ucraina_scrittrice_premio_nobel_aleksievic_costretta_a_cancellare_un_evento_dopo_le_minacce_dei_nazionalisti-203745188/

Nel 2019 il portavoce dell’ONU, Benjamin Moreau, si è schierato contro Myrotvorets, e ha dichiarato che le azioni svolte sul sito costituiscono una violazione del diritto alla privacy. Moreau lamenta inoltre la scarsa collaborazione delle istituzioni ucraine, le quali, nonostante le critiche internazionali, continuano a mantenere attivo il sito e il lavoro di schedatura.

http://diplomat.media/en/2019/02/16/benjamin-moreau-deputy-head-of-un-human-rights-monitoring-mission-to-ukraine/

Tutto questo dovrebbe far riflettere sul grado di omertà, indifferenza e libertà di espressione delle cosiddette democrazie liberali occidentali. Come ha dichiarato pochi giorni fa il fotoreporter Giorgio Bianchi sul suo profilo Facebook: “Provate per un attimo ad immaginare cosa si sarebbe detto, se fosse esistito qualcosa di simile, stilato però da Mosca.
Con i media russi silenziati, con i pochissimi giornalisti controcorrente schedati e intimiditi, quando non addirittura torturati e sottoposti a processi farsa come Assange, con un’opinione pubblica che accetta in silenzio compiacente tutto questo, c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che siamo in democrazia”.
Lorenzo Poli, 25/04/2022, qui.

Questo invece è l’ultimo bombardamento nazista

e questa la vera faccia delle belve naziste

Non ci credete? E perché, a che titolo, pretendete che si creda alle vostre chiacchiere, mai supportate da alcuna prova? Una signora ha scritto nei commenti

Ci vuole una commissione, anche per accertare le testimonianze, qualunque testimonianza. 

Ah sì? Accertare le testimonianze? E come mai non avete sentito il bisogno di commissioni per accertare le chiacchiere su Bucha? Come mai è stata addirittura respinta la richiesta russa di una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza dell’Onu per accertare quanto accaduto? Come mai quando noi esprimiamo qualche dubbio su ciò che voi raccontate senza prove ci chiamate negazionisti? Sapete qual è la differenza fra “voi” e “noi”? Che voi avete prostituito il vostro cervello a un’ideologia – all’ideologia nazista, per la  precisione. Noi no.
E adesso basta, andiamo a guardare un po’ la televisione,va’.

barbara