SIAMO A CAVALLO, L’ITALIA È SALVA!

Ci ha pensato la boldrinessa, che tra un match e l’altro con le sue collaboratrici cattive cattive che dicono tante brutte cose di lei, si preoccupa indefessamente del bene dell’Italia, e guardate quante idee geniali ha partorito la sua mente vulcanica!

Boldrini: “Bibbia e proverbi contro le donne”/ Libro choc “serve Ddl Zan, più aborti”

Laura Boldrini e il libro per “salvare le donne in Italia dal potere dei maschi”: la lista shock da più Ddl Zan, meno obiezione coscienza, stop proverbi e passi della Bibbia

L’Italia, in particolar modo il mondo femminile, si può salvare con meno obiezione di coscienza (dunque con più aborti) con il Ddl Zan approvato, con la parità di genere nella toponomastica e perfino su WhatsApp, per non parlare delle “devastanti” storture presenti nei proverbi della tradizione e perfino nella Bibbia.

È un concentrato di “desideri” e “proposte” l’ultimo libro di Laura Boldrini ‘recensito’ oggi da “La Verità” che non risparmia nulla alla deputata Pd. Il titolo del libro dice già molto, se non tutto “Questo non è normale. Come porre fine al potere maschile sulle donne”, ma è poi nei contenuti anticipati da Francesco Borgonovo nel suo articolo di decostruzione del “Boldrin-pensiero” che si scoprono questioni assai molto controverse. Ad esempio i proverbi come «Donna pelosa, donna virtuosa»; «donna baffuta, sempre piaciuta»; «donne e buoi dei Paesi tuoi», e simili, non possono più essere accertati secondo l’attivista politica in difesa del mondo femminile, perché «sono il succo di pregiudizi millenari e di discriminazioni stratificate ai danni del genere femminile, specchio di superstizioni e di un pensiero che non guarda alle donne con occhio benevolo, frutto di una cultura patriarcale e maschilista dalla quale non abbiamo ancora preso le distanze». Ma è la stessa Bibbia, a proposito di tradizione, a non essere particolarmente sopportata dall’ex Presidente della Camera: colpevole di aver proposto il “modello Eva”, andrebbe “riesumata” l’antica tradizione ebraica sulla figura di Lilith, la quale «esigeva di essere trattata alla pari, non voleva giacere con Adamo a comando, si rifiutava di servirlo e obbedirgli»*

IL LIBRO DI LAURA BOLDRINI E LA “LISTA” SHOCK

La lista di cambiamenti, precetti e regole che dovrebbero cambiare in Italia (e non solo) per raggiungere la fantomatica “parità dei generi” è molto lunga e Laura Boldrini spazia ogni campo della cultura e della politica per “dimostrarli”. «Non è normale avere un’ottima legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e non poterne usufruire a causa dell’obiezione di coscienza», lamenta la deputata Dem nel suo libro pro-femminismo. Dall’aborto ai temi LGBT, il passo è breve: «va approvato il Ddl Zan al più presto», scordandosi però in questo passaggio la buona fetta di mondo femminista** che su quella proposta di legge ancorata al Senato ha avuto e ha ancora molto a cui contestare (specie sul concetto di autodeterminazione inserito nel disegno di legge che consentirebbe a chiunque di dichiararsi donna al 100%). Se la prende poi con l’Inno di Mameli, i completamenti di WhatsApp nel dizionario automatico e tanto altro ancora: un punto però su tutti ci ha colpito, quando cioè Boldrini provando a spiegare la necessità di fiabe e storie per bambini diverse dalla “tradizione maschilista e patriarcale” arriva a citare Chesterton. «Come diceva Chesterton, le fiabe non servono per dire ai bambini che esistono i draghi, ma per far capire loro che i draghi possono essere sconfitti»; ecco, si dimentica forse anche di dire – come giustamente nota “La Verità” – che il buon GKC spiegava anche tramite i suoi capolavori come la fiaba in quanto tale non è “sessista” ma aiuta le bambine a scoprire sé stesse (citando Marie-Louise Von Franz) attraverso la conoscenza del maschile, ovvero il principe azzurro. In un Paese libero, vivaddio, le opinioni sono libere e pure le castronerie (di cui ognuno è foriero, non dimentichiamolo): certo però che guardare la realtà solo con le lenti ‘speciali’ dell’ideologia, alla lunga, rischia di nuocere gravemente alla realtà stessa.
Niccolò Magnani, qui.

* Quando, dopo il peccato, Dio comunica le punizioni che dovranno subire, dice ad Adamo: “Mangerai pane col sudore del tuo volto” e a Eva: “Partorirai i figli con doglia e avrai desiderio di tuo marito”. Nella Bibbia è dunque già enunciato il desiderio sessuale della donna, e automaticamente riconosciuto come legittimo, contrariamente a quanto sostenuto dalla cultura maschilista e patriarcale, e in anticipo di quasi tremila anni sulle più rivoluzionarie femministe. Inoltre, che cosa produce l’uomo con fatica e con dolore? Cose che si consumano. Che cosa produce la donna con fatica e con dolore? La vita! La signora boldrinessa parla della Bibbia senza averne letta una sola pagina.

** E anche di quello omosessuale.

Nel suo libro la signora boldrinessa si batte anche, come scrive Francesco Borgonovo, a favore della toponomastica «paritaria» come se parificare il numero delle vie dedicate a donne e uomini potesse realmente migliorare la condizione femminile. E niente, quando una è cretina ce la mette proprio tutta a essere cretina a tutto tondo, dalla testa ai piedi, dai capelli alle budella, senza lasciarne fuori una sola cellula, una sola molecola, un solo atomo. E guardate quanto è bella con questo splendido velo verde-islam!

barbara

SPIGOLATURE

Isole a confronto

Eh sì, brutta cosa il capitalismo

con la sua orribile logica del mercato

E veniamo al nostro governo

il quale ormai

Visto coi miei occhi: “Siamo come il Cile di Pinochet”, “No, peggio”; “Siamo peggio della Corea del Nord”… Ma perché non ci andate cazzo!
E parlando del governo non possiamo esimerci da

E qualcuno, a proposito della seconda, ha chiesto se non ci sia per caso un doppio senso… No, non c’è un doppio senso: ce n’è uno solo.
Ora due parole sul razzismo

E infatti

Una brutta notizia per gli amici vegani

E una buona per la scienza: finalmente scoperta la causa dell’estinzione dei dinosauri

Qualche istruzione per l’uso per chi si trova ad avere a che fare con una donna congenita

Un suggerimento in merito ai vaccini

(ma non ci sarà qualche conflitto di interessi?)

Un’importante messa in guardia

E infine un’importante riflessione sull’imminente ricorrenza di Halloween

Continua.

barbara

7-7-7

WARNING!

Post ad alto contenuto esibizionistico e autoreferenziale. Chi si addentra lo fa a proprio rischio e pericolo.

7-7-7 sta per sette decenni, sette mesi e sette giorni. È stato l’altro ieri, e l’altro ieri sono state fatte queste foto (alcune le ho dovute censurare: non mi ero resa conto che quella roba, messa in tensione, diventa completamente trasparente. E meno male che quando l’ho avuta addosso in pubblico – folto pubblico – sotto avevo un collant nero piuttosto spesso. Fine della digressione).

La sinistra meno: si sa che la sinistra è handicappata per difetto congenito

Anche qui la sinistra meno, nonostante l’intenso esercizio l’abbia fatta notevolmente migliorare, ma non abbastanza da raggiungere la parità

La risalita: uno

due

tre

quattro

cinque

e sei!

E meno anche qui, non c’è niente da fare

Questo non è venuto bene perché nelle scorse settimane ho avuto un inconveniente che mi ha lasciato il braccio sinistro semiparalizzato, e non ho ancora recuperato del tutto

Sì, le ali di pipistrello sono orrende, però guardate che bel muscoletto sono riuscita a farmi!
L’hula hoop: sessant’anni fa ero decisamente più brava, ma bene o male riesco ancora a tenerlo su

E anche a saltare, sì

Alla faccia degli anni. E degli acciacchi. E delle malattie. E delle operazioni e degli incidenti e degli infortuni. E di chi mi vuole male. E della signora che mi immagina come una di quelle bellocce senza cervello che si rifanno le tette per attirare i maschi allupati – che poi se sono già allupati per conto loro non si capisce mica bene perché una dovrebbe darsi da fare – e come argomento forte della discussione mi spara che per tua informazione ho una quinta naturale di reggiseno, convinta evidentemente che a tutti piacciano le mucche da latte (e che coltiva la simpatica abitudine di parlare di me con altri commentatori senza mai fare il mio nome ma rendendomi assolutamente riconoscibile, rovesciandomi addosso fango a badilate, e simpaticamente qualificandomi come “sergente dell’esercito israeliano”, e non posso immaginare niente di più indegno che degradare senza motivo un ufficiale superiore). E conclude il discorso sentenziando che A proposito di insindacabili giudizi: prima di giudicare le donne maltrattate e vittime di violenza in famiglia, sciacquati la bocca col sapone. Per parlare di certe realtà, bisognerebbe conoscerle. E queste sono le situazioni in cui se avessi davanti l’interlocutore lo pesterei fino a fargli sputare sangue. Tutto quello che ha in corpo, intendo, e ancora continuerei a pestarlo da cadavere. Senza la più piccola ombra di rimorso.

Anyway. Qui invece ero più giovane di 17 giorni:

si vede che ero molto più ganza, vero? A proposito, io in spiaggia ci vado così

Poi dite che non sono un genio! Certo, prima ero decisamente meglio

ma insomma non posso neanche lamentarmi. E già che ci sono, per concludere, vi mostro anche la mia ultima creazione

(No, non ho il culo così largo, è solo che è spiaccicato sul bordo del divano) Vero che sono bravina? (Altro qui, qui e qui) (I sali aromatizzati, gli oli aromatizzati, i liquori, le salse, le marmellate e tutte le altre diavolerie che mi invento invece non ve li mostro e dovrete accontentarvi di immaginarli)

barbara

MA RIUSCITE A TROVARLA UNA PIÙ OCA DI QUESTA?

Che è sempre la stessa della “gender archaeology”. Il suo pippone è una palla pazzesca, ma lo dovete leggere perché dentro ci sono alcuni miei commenti, che non vi potete assolutamente perdere.

Ieri su Instagram stavo seguendo la diretta di un amico che per altro stimo molto, e a cui voglio un gran bene. Si parlava di Montemagno e del suo video su cosa devono fare o non fare le donne, in generale. L’amico invitava a riflettere le donne sul fatto che hanno il diritto di vestirsi come meglio credono, certo, ma che se indossano la minigonna in determinati contesti e quartieri, poi devono rendersi conto che rischiano fischi, molestie o peggio, e quindi sarebbe meglio non metterla. Come sarebbe meglio non andare in giro sole di notte in certi posti, perché si rischia. E che questa è una questione di buon senso, una misura transitoria mentre lui, che è psicologo, si occupa certo di educare i maschi e la società si evolve fino ad accettare che le donne possano indossare quello che vogliono e andare in giro quando a loro pare.

Io confesso mi sono incazzata. E non tanto con lui, ma con il ragionamento sotteso. Che sarà fatto in nome del buonsenso, e vuole magari essere pratico, ma di fatto non lo è, e persino peggiora la situazione.


1. La minigonna

A parte il fatto che davvero a me cascano le braccia a pensare che nel 2021, in Italia, cioè un paese occidentale avanzato, si debba consigliare una donna di non mettere la minigonna (o la scollatura, o i leggings) in determinati contesti perché rischioso. Ma stiamo scherzando? Se la mettevano le nostra nonne e noi ancora qui stiamo? [Tu hai 49 anni e no, tua nonna non portava la minigonna, a meno che sia tua madre che tua nonna non abbiano partorito a 15 anni] Ma che razza di società abbiamo costruito se ancora la minigonna è considerata… boh, pericolosa? [Non so come si chiami – né se abbia un nome – l’equivalente orale dell’analfabetismo funzionale; tu comunque hai quella cosa lì]

2. La minigonna in pubblico e le molestie

No, non è la minigonna. O i leggings. O la scollatura. Piantiamola una volta per tutte di dire che le molestie (che possono andare dal fischio per strada all’aggressione sessuale) sono motivate dai vestiti che una indossa. Le donne sanno bene che riceviamo commenti sconci ovunque, e non solo nei quartieri degradati o pericolosi, e comunque siamo vestiti. A me capitò in dipartimento all’università, e quello che commentò a voce alta il mio c*lo era uno stimatissimo professore universitario, attorniato dai suoi alliev* [preposizione articolata maschile, aggettivo possessivo maschile, ma alliev* con l’asterisco: lo vedi che sei cretina?]. Ah, ero vestita in jeans,per la cronaca [cioè l’indumento in assoluto più adatto a mettere in risalto il culo]. E l’asterisco è dovuto al fatto che nel gruppo a ridacchiare c’erano anche allieve femmine.

Il punto è che le molestie non nascono dal desiderio sessuale, e la provocazione che il molestatore sente non è quella della pelle scoperta o del sesso. Le molestie sono il modo con cui qualcuno ti “rimette a posto”. Il compito professore universitario non era in realtà attratto dal mio c*lo, che per altro non è mai stato granché. Era infastidito perché non lo filavo, e gli dava fastidio che in quella che considerava la sua biblioteca e il suo territorio di potere una ragazza caruccia e senza potere non mostrasse per lui alcuna attrazione e pensasse di potersi laureare senza la sua intercessione o protezione. Minavo le sue sicurezze [“visto gente quanto sono potente? Eh? Ho mandato in crisi il professore!”], per questo mi voleva rimettere a posto e chiarire che io potevo anche credermi libera e intelligente, ma in realtà ero e dovevo rendermi conto di essere solo un oggetto a sua disposizione. [E di fronte a questo sublime saggio di socio-psico-antropologia noi restiamo putrefatti]

Le molestie e le aggressioni partono da questo, servono a rimettere a posto, al “loro” posto, le donne che “alzano la testa”. Si mettono i vestiti che pare a loro, decidono di essere seducenti a prescindere dal fatto di avere un maschio che le protegge e a cui appartengono, ridono, scherzano, parlano a voce alta, si divertono, escono da sole. Devono essere ricondotte quindi al loro ruolo con le offese, la pubblica umiliazione, se serve le mani addosso per picchiarle e per stuprarle. Così capiscono che non si fa. E così le altre capiscono che chi lo fa viene punita. [Vedi sopra. E si constata che la Signorina non deve avere mai sentito parlare di ormoni]

3. Per questo dire di non vestirsi o comportarsi in un certo modo [che NON è quello che il tizio ha fatto] NON è la soluzione

Se il punto è che le molestie ti vogliono “rimettere a posto” [tesoro dolce, tu hai deciso che il fischio o il commento vogliono dire quello: confondere le proprie personali e spesso bizzarre opinioni con la verità assoluta si configura come una psicopatia grave e pericolosa. Per sé e per gli altri] insegnandoti che certi comportamenti tu, da donna, non te le puoi permettere, dire alle donne che non devono indossare la minigonna in certi contesti, o andare in giro da sole è profondamente sbagliato, inutile, è pericoloso.

Perché così il molestatore ottiene esattamente quello che voleva. Le donne accettano l’idea che NON devono fare certe cose. E che per altro, prevenire le molestie o le aggressioni è un problema loro, non della società. Perché sono loro che hanno comportamenti a rischio.

Per la società questo è un alibi comodo, perché il problema viene risolto per rimozione. Se il quartiere è pericoloso, non si prendono provvedimenti per migliorare la sicurezza. Basta che le donne stiano a casa o non escano vestite in maniera provocante. È una soluzione a costo zero che scarica il problema sulle vittime. [I film che riesce a farsi questa, ragazzi, è roba da non credere. E pensate che anche i suoi “libri di Storia” li costruisce così, e guai a farle notare che, per esempio, quella cosa lì al tempo di Giulio Cesare non c’era ancora: tuoni e fulmini si scatenano immantinente sul malcapitato]

È un po’ come dire che se ti pigliano in giro perché sei grasso, la soluzione è che ti metti a dieta così non ti prendono più in giro.

Poi ti prendono in giro lo stesso, magari, ma sono problemi tuoi, non della società. Ti intestardisci a essere grasso, nero, gay oppure donna, e a voler fare una vita come tutti gli altri. È chiaro che provochi, a questo punto.

4. Se la minigonna e un problema, allora usciamo tutt* in minigonna. [l’asterisco è per dire che oltre alle donne devono uscire in minigonna anche tutti gli altri sessi?]

Caspita, eppure sembra semplice da capire. Se dici alle donne che non devono uscire vestitite in un certo modo, o in certi orari, o non da sole, o in certi posti, non le aiuti. Perché rendersi ancora più difficile uscire o indossare determinati abiti a chi lo vuole [?]. Se x mette la minigonna da sola, si prende una caterva di fischi e il quartiere considera figo chi fischia, perché è l’uomo forte che la rimette a posto. Risultato nessuna più metterà la minigonna, per evitare i fischi e per evitare di essere considerata una sgu@ldrina. Risultato, il problema sarà peggio di prima.

Se tutte nel quartiere escono con la minigonna, anche la madre e le sorelle del tizio che fischia, il problema si risolve.

Per cui no, non dobbiamo dire alle donne che non devono vestirsi in un certo modo, e nemmeno che non devono postare su Instagram come fa Montemagno foto svestite perché sennò non vengono “prese sul serio”. Dobbiamo dire alle donne che invece devono fare QUELLO CHE VOGLIONO E FARLO DI PIÙ. e se serve organizzare nei quartieri a rischio manifestazioni in cui tutte andiamo in giro con la mini e la scollatura, e ci muoviamo alle due di notte da sole, per costringere le autorità e la società a capire che il problema esiste e siamo stufe di vedere limitata la nostra libertà.

E non è accettabile che ci si dica che dobbiamo arrangiarci noi e autolimitarci e portare pazienza finché la società non diventa pronta. La società si deve dare una smossa, perché noi pronte lo siamo e non vogliamo più aspettare.

Perché finché non faremo così, non ci muoviamo, metaforicamente e letteralmente.

E io sono stufa di essere una cittadina con meno diritti solo perché sono donna, ecco. (qui)

Stendendo un velo pietoso sul solito piagnisteo, dopo una serie di commenti osannanti, arriva una che dice:

Mah. Io evito le situazioni di rischio, mettiamola così. Se so che in un determinato contesto potrei incorrere in situazioni spiacevoli, evito e basta. Mi piacerebbe molto pensare ad un mondo giusto che mi prende per mano in caso di pericolo ma la vedo dura al momento. Questo non mi ha impedito di cambiare nazione, affermarmi sul lavoro ed essere autonoma/indipendente. Diciamo che le situazioni vanno valutate caso per caso. Sia chiaro: IO mi regolo così, non deve valere per tutte.

E l’oca Signorina risponde:

visto che i commenti te li possono fare ovunque, però, non esistono situazioni a rischio. E se passa questo modo di pensare, andiamo in giro in burka. E ancora avrebbero da ridire.

Una cosa la dobbiamo riconoscere: come sa fare le capriole lei non le fa nessuno. Spostando per un momento l’ambito, mettiamola così: se io cammino a mezzogiorno sul marciapiede di una strada cittadina, posso essere sicura al 100% che non mi capiti di essere investita? No, naturalmente: le sicurezze assolute non esistono. Quindi tanto vale che vada a camminare all’una di notte sulla Nazionale in un tratto senza marciapiede e senza illuminazione. Se per andarci mi vesto di bianco e metto le scarpe coi catarifrangenti, posso essere sicura al 100% che nessuno mi investa? E ovviamente la risposta è ancora una volta no. E allora tanto vale che mi vesta di nero, perché io proprio oggi ho voglia di vestirmi di nero e non accetto che il primo imbecille di maschio patriarcale fallocratico mi venga a predicare come mi devo vestire. Ecco: da “non esistono posti sicuri al 100%” e “non esistono situazioni sicure al 100%” la deficiente di turno, con una strepitosa capriola avvitata carpiata scaravoltata, deduce che “non esistono situazioni a rischio”. E quindi entra pure a mezzanotte in un bar pieno di ubriachi in minigonna e tacchi a spillo, che tanto ti possono violentare anche in piazza a mezzogiorno coperta fino ai piedi; vai pure coperta di gioielli in una zona di drogati sempre sull’orlo di una crisi d’astinenza e in cerca di soldi, che tanto ti possono derubare anche in chiesa alla messa di mezzogiorno; ubriacati pure fino a non capire più niente che tanto ti possono aggredire anche da sobria. La cosa strabiliante è l’ottusità con cui continua a ripetere il suo mantra a qualunque argomento ragionevole che le viene opposto – come potrete constatare se avete il tempo e la voglia e soprattutto lo stomaco di immergervi in quella cloaca -, e se il mantra non basta a convincere l’interlocutore, tira fuori dalla roccia la sua infallibile Excalibur: “Tu non hai capito”, e se si ostina a non voler capire lo banna. Il tizio che tanto l’ha fatta indignare e inorridire mi sembra – a quanto riferisce lei – che lo dica chiaro e tondo: io sto lavorando sugli uomini, ma siccome non posso rivoltarli come un calzino da oggi a domani, sarebbe meglio che, nell’attesa della redenzione universale, non gli facilitaste il compito, e questo, nella sua povera testolina da ritardata indottrinata, diventa un tentativo di riversare la colpa sulle donne, di tenerle come schiave, docili e sottomesse. Poi, a suo sostegno, arriva quest’altro fenomeno:

io per andare a lavorare in televisione [si noti: in televisione, che non vi immaginiate che sia una poveraccia che lavora, che so, in un bar, o in qualche altro simile squallido posto] dovevo passare a piedi su un cavalcavia malfamato, così mi cambiavo in studio. Giaccone nero, jeans neri, l’unica cosa che a volte avevo erano i tacchi, eppure ogni santa domenica molestie verbali a manetta. Ho continuato a farlo perché, se fossero passati ai fatti, non volevo dare materiale all’avvocato difensore. Perché nei tribunali il “com’era vestita” è sempre un argomento in voga.

E, a parte le idee che espone, sembrerebbe che la ragazza, benché figlia e nipote di insigni linguisti, abbia qualche grosso problema con la lingua italiana, ossia sembrerebbe credere che “malfamato” e “pericoloso” siano sinonimi. Ma, contrariamente a quanto sembra credere la spocchiosa ignorantella, i due termini indicano due realtà che occasionalmente possono anche sovrapporsi, ma non necessariamente lo fanno. Mia madre per esempio da ragazza viveva in un borgo malfamato, col bordello e con l’osteria sempre piena di ubriachi, ma non l’ho mai sentita parlare di aggressioni, violenze o altro del genere. Però “malfamato” fa più figo, fa tanto bassifondi di Parigi, Victor Hugo, Émile Zola. A parte questo, chiunque di noi ha sentito parlare di cittadine malfamate, quartieri malfamati, strade malfamate, ma un cavalcavia? Un cavalcavia malfamato? E poi: un cavalcavia sopraelevato, sempre ben illuminato, visibile da molte posizioni? Quanti delitti, quante aggressioni avverranno mai sui cavalcavia? E si noti che anche lei, come l’oca Signorina sembra mettere sullo stesso piano i commenti da una parte e aggressioni, violenze e stupri dall’altra, e una cosa sembra chiara: queste due oche giulive non hanno la più pallida idea di che cosa sia un’aggressione, non hanno la più pallida idea di che cosa sia la violenza, non hanno la più pallida idea delle cose di cui pretendono di parlare. E questa, come per le signorine mitù, è una cosa vergognosa nei confronti di chi la violenza la subisce davvero. Noto infine che, a quanto pare, più sono cozze e più raccontano di fischi e commenti e richiami, come la povera figlia di Eros Ramazzotti, che poverina è davvero tanto bruttina – non brutta, intendiamoci, brutta è un’altra cosa, ci sono donne brutte capaci di farti perdere la testa in un quarto di secondo, ma la bruttina no, non è che dici oddio guarda quella quanto è brutta, no, la bruttina proprio non la vedi – che pubblica articoli per denunciare il catcalling e immediatamente da ogni parte d’Italia un grido di dolore unanime si è levato dal petto di ogni donna onesta dalla virtù insidiata da tale infame pratica (che io poi la volta che a quasi cinquant’anni ho incrociato uno sul marciapiede e poi quello si è girato e dopo avermi guardata ha commentato “bel culetto”, col cazzo che mi sono offesa. Per dire). Quelle due invece appartengono a un’altra categoria ancora, quella delle cozze, appunto. La seconda, quella del povero cavalcavia malfamato, ha purtroppo ereditato dal padre tutta la smisurata bruttezza e tutta la incommensurabile stronzitudine, e visto che gli assomiglia così tanto in tutto, immagino che sicuramente condividerà con lui  anche il tifo per hamas. L’oca Signorina invece, oltre che da intellettuale, e da italianista, e da storica, e da antifa con tanto di logo esibito, e da coltissima, e da intelligentissima, se la tira anche da gran gnocca, e riempie il profilo di foto così

(tutte le foto sono pubbliche nel suo profilo, visibili a tutti, quindi non credo di commettere una scorrettezza pubblicandole anch’io). Solo che poi capita che si distrae, e per mostrare quali attitudini intellettuali coltivi e in quali coltissime attività trascorra le sue giornate festive, ne pubblica una, di pochissimo posteriore alla precedente, non più di un anno o due (precisazione assolutamente necessaria) senza filtri e senza photoshop

Aggiungo ancora che ha la buona abitudine, ogni volta che qualcuno le muove una critica, di farci un post per dire peste e corna del malcapitato di turno, magari dopo averlo bannato e bloccato in modo che quello non può vedere le cose che lo riguardano. Questo per dire che quello che sto facendo adesso io sputtanandola nel mio blog, è esattamente quello che lei fa regolarmente una volta alla settimana come minimo. Se poi per caso dovesse venire a conoscenza di questo post e sentirsene offesa, le posso rispondere fin d’ora che non occorre che mi ringrazi: l’ho fatto volentieri.

Comunque, battute e pettegolezzi a parte, questa gente, oltre che cretina, è anche estremamente pericolosa, perché a leggere queste puttanate ci vanno anche ragazze giovani, spesso sprovvedute, che si bevono come coca cola tutte queste ridicole ideologie, che si convincono che “io ho il diritto di andare dove mi pare, vestita come mi pare, e comportarmi come mi pare” e lo fanno, perché tanto poi se succede qualcosa la colpa è dell’aggressore. Il che è vero: la colpa è indiscutibilmente dell’aggressore, ma la lezione su quanto poco la rivoluzione dei costumi assomigli a un pranzo di gala la paghi tu, sulla tua pelle. Per colpa – anche – di quattro galline dal cervello di gallina convinte di potersi mettere in cattedra e impartire lezioni di vita perché la loro ideologia è più bella di quella di chi preferisce evitare, quando può, di sfidare il pericolo. Sono, queste galline, come quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e strillano felici “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”, ignari che con gli occhi chiusi sono un bersaglio molto più facile. Solo che loro hanno due anni, non cinquanta.

barbara

STEFANO PREGLIASCO, IL RITORNO

Ma il titolo potrebbe anche essere “Stefano Pregliasco, la vendetta” oppure “Stefano Pregliasco, la belva umana” – anche se sull’aggettivo avrei qualche perplessità – ma insomma, in poche parole, un mona coa facia da mona

che dise monàde. Ve lo avevo già presentato in tutta la sua sfolgorante bellezza nonché intelligenza nonché sapienza nonché saggezza nonché abissale acume qui. Adesso è tornato con l’ennesima genialata

per cui gli dico: “Ciò, tòco de mona, bùtate in canàe e cópate”.

barbara

QUELLA EROICA STUDENTESSA NOVAX MINACCIATA PICCHIATA SPUTATA DAI COMPAGNI

Che ha avuto il coraggio di sfidare il potere e denunciare tutto pubblicamente. Nei commenti su YT io ho scritto:

Cioè questa per esternare tutta la sua indignazione e la sua rabbia ha bisogno di leggere un discorso scritto? E con un italiano paragonabile a quello di mia madre che aveva la terza elementare? Ma che si vada a nascondere! E viene a parlare di disobbedienza civile senza avere la più pallida idea di che cosa significhi: disobbedienza civile significa disobbedire manifestamente a una legge che si ritiene ingiusta e PAGARNE LE CONSEGUENZE, se necessario chiamare le forze dell’ordine affinché documentino la violazione della legge e provvedano alla denuncia, capito stronzetta da due soldi?

Commento che, per inciso, ha raccolto un discreto numero di like. Poi si è fatta sentire anche l’altra campana e, udite udite…

LA TUA LIBERTÀ FINISCE QUANDO FAI LA STRONZA CON LA MIA – ERA LA STUDENTESSA NO GREEN PASS DI BOLOGNA A MINACCIARE E INSULTARE I COMPAGNI, CHE HANNO SCRITTO AL RETTORE: “SIAMO STATI ACCUSATI DI ESSERE ADDORMENTATI MENTALI, ANTIDEMOCRATICI, CAPRONI, AGGRESSORI” – E A UN COLLEGA CHE AVEVA LE SUE STESSE IDEE MA SI ERA DISSOCIATO, SILVIA HA SCRITTO: “MEZZO OMUNCOLO, SE NON VUOI CHE TI TIRI UNA TESTATA CHE TI FACCIA SALTARE I DENTI…”

Da www.huffingtonpost.it

Sono stati accusati di essere “una massa di addormentati mentali”, “antidemocratici”, “caproni”, “aggressori”. Di aver insultato e minacciato di morte una collega. Ora, i compagni di corso di Silvia, la studentessa No Pass di Bologna, hanno deciso di difendersi, raccontando la loro versione dei fatti in una lettera indirizzata al rettore
Si legge nella lettera, riportata su Repubblica:
“Noi siamo studentesse e studenti di filosofia, siamo amanti del sapere in ogni sua declinazione, sfumatura, riflesso, colore. È proprio per questo che noi non potremmo mai negare il diritto di un’altra persona di esporre il proprio pensiero e di lottare per esso, così come non oseremmo discriminare le convinzioni altrui; tuttavia, è necessario manifestare le proprie idee in un modo legittimo affinché non si metta a rischio la salute degli altri e non vengano intaccati diritti altrui”
I ragazzi smentiscono di aver “linciato” la collega dopo l’interruzione della lezione, come da lei sostenuto.
“Si è creato uno scambio di pareri con toni, sì, caldi ed alterati che, però, la professoressa ha poi avuto cura di placare. Silvia sostiene con fermezza che un gruppo di studenti l’avrebbe poi aspettata fuori per picchiarla.
Peccato che abbia omesso un particolare: quel giorno pioveva e l’unico posto per ripararsi, per chi fosse sprovvisto di ombrello, era proprio il cortile dell’università presso il quale, inevitabilmente, si è creata una folla.
Come se non bastasse, uscendo dall’aula, è stata lei ad andare incontro al gruppo (a lei totalmente indifferente), istigandolo: “Cosa volete fare ora? Volete picchiarmi?”.
La stessa Silvia sarebbe in realtà autrice di insulti e minacce ai compagni.
“Denuncia fantasiose minacce, ma minaccia un ragazzo del corso che condivide le sue stesse idee, ma che ha deciso poi di dissociarsi dai mezzi con i quali vengono fatte valere.
Riportiamo testualmente: “Alessandro, io capisco la tua volontà di allontanarti da una linea che non ti appartiene più, ma gradirei anche che, se proprio non riesci a fare a meno di essere un mezzo omuncolo, almeno non ti esprimi nei confronti di mia madre. Perché non me ne frega un ca**o, io sono tranquilla e pacifica, ma se non vuoi che la prossima volta che ti veda per strada ti tiri una testata che ti faccia saltare i denti ti consiglio di tenerti certe osservazioni.
Dovresti aver capito per altro che non mi faccio nessun tipo di problema a farlo davvero. Una buona serata”. Il motivo? Il ragazzo in questione altro non ha fatto che condividere la notizia dell’intervista rilasciata dalla madre. Nulla di più”. (qui)

D’altra parte la sceneggiata a favor di telecamera che si può vedere su YT è più che sufficiente a delineare il personaggio del chiagni e fotti, patetica stronzetta buffoncella da due soldi che attacca e poi frigna che le hanno fatto la bua. Ma vaffanculo, va’.

Poi, sì, c’è anche di peggio, ma questa è un’altra storia

(sì, ok, molto molto molto peggio, e per giunta la paghiamo noi)

barbara

MA È SOLO A ME CHE CAPITANO STE COSE?

Le tre di notte, circa. Sono al computer. Improvvisamente manca la corrente, si spengono le luci, si spegne il computer, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè. Si accendono le due lampade di emergenza e dato che fanno abbastanza luce vado a fare qualcos’altro. Pochissimo dopo, forse un minuto, sento l’ascensore; la luce qui continua a restare spenta. Forse ho sentito male ed era qualcos’altro, ma no che non ho sentito male, era proprio l’ascensore, ma dai, come può essere… Insomma dopo un po’ esco sul pianerottolo, premo l’interruttore della luce del giro scale, e quella si accende. Chiamo l’ascensore e lui arriva. Controllo il quadro nel corridoio, ed è tutto a posto, quindi deve essere per forza il contatore giù. Prendo una pila, scendo e apro lo sportello dei contatori. Non so quale sia il mio perché li hanno sostituiti da poco, e non ci sono i nomi, quindi li controllo tutti: tutti hanno la levetta alzata tranne uno; la alzo, risalgo, e la luce è accesa. Quindi qualcuno, quello che ha poi preso l’ascensore, ha abbassato la levetta del mio contatore per togliermi la corrente (nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, di attaccato alla corrente avevo il frigo, il computer e tre lampadine: non mi erano saltati i tappi per troppo carico), che aggiunto a quest’altra storia qui è proprio una bella faccenda. Poi comunque ho scritto su un foglietto “Questa notte verso le tre qualcuno ha abbassato l’interruttore del mio contatore, lasciandomi senza corrente; poi ha preso l’ascensore. Lo scherzo non mi è piaciuto. Mella” e sono andata a metterlo sopra gli interruttori della luce e dell’apriporta di fianco al portone di ingresso. Certo che ce n’è di gente strana al mondo. MACCHEPPALLE GENTE!

barbara

CORSI E RICORSI

È stato Luigi Barzini – eroe, oltre che grande giornalista, della mitica Parigi-Pechino – che alla domanda “Ma è faticoso fare il giornalista?” ha risposto: “Sempre meglio che lavorare”. Oggi quella risposta, più che mai valida per i giornalisti, potrebbe darla, ad ancor maggiore ragione, un sindacalista. Uno a caso, diciamo

(e no, non dico braccia rubate all’agricoltura, perché per fare il contadino devi saper fare un mestiere. E non puoi permetterti di essere stupido, se no muori di fame tu insieme a tutta la famiglia). Poi, sempre a proposito di parassiti che succhiano il nostro sangue, aggiungerei quel signore, di cui mi rifiuto di scrivere il nome, che ha gioiosamente annunciato che se arriveremo al 90° di vaccinati si potrà attenuare lo stato di emergenza. Ora, considerando che nella ormai massacrata Costituzione italiana NON ESISTE LO STATO DI EMERGENZA (esistono lo stato di guerra e quello di calamità, vale a dire terremoti eruzioni alluvioni, per una durata massima di 90 giorni e con valore locale, che se il Vesuvio, per dire, dovesse rifare una cosa tipo Pompei, non è che chiudono la Milano-Venezia e fermano i treni sulla Padova-Bologna); considerando che questo stato di emergenza è stato proclamato per sei mesi e poi prorogato di altri sei e poi prorogato di altri sei e poi prorogato di altri sei (illegalità alla quinta potenza); considerando che  con questo stato di emergenza non si è fatto un cazzo – e non ritornerò sui diciotto miliardi di cose che ho già scritto nel corso di un anno e mezzo – tranne imprigionare sessanta milioni di persone: che cosa dovremmo fare a uno che dopo due anni, con un tasso di contagi allo 0,6%, ci fa intravvedere la possibilità – forse magari può darsi chissà – di un’attenuazione? Consideriamo inoltre che il 90% degli italiani, tolti i bambini al di sotto dell’età vaccinabile e tolti quelli che per particolari patologie o allergie non si possono vaccinare, significa il 100% delle persone vaccinabili, che si sa perfettamente che non sarà mai raggiunto. In conclusione: l’attenuazione dell’emergenza, nei programmi di questo signore, non arriverà mai. E queste sono le circostanze in cui mi torna alla mente quel bellissimo capitolo di Papillon in cui un tizio viene spogliato, legato, gli vengono fatto su tutto il corpo tanti piccoli tagli da cui esce il sangue, e poi si apre una scatola piena di formiche rosse. Pare che a spolpare completamente un uomo ci mettano una settimana.

barbara

E QUANDO CREDI CHE ABBIANO TOCCATO IL FONDO

loro sono già al settantaquattresimo piano interrato. Quella credevo essere il fondo è la gender archaeology: la conoscevate? L’ho trovata ieri girando per FB:

Galatea Vaglio

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La gender archaeology continua ad interessare il pubblico: qui la mia intervista su Radio Immagina. 
La gender archaeology è un arbitro che controlla che i reperti non siano interpretati attraverso pregiudizi di genere: non vuole imporre una visione in cui le donne avevano necessariamente il potere, solo evitare che sulla base di pregiudizi la loro presenza venga negata o sottostimata. 
( E grazie, come semore, alle #lezionidistoria su Valigia Blu e ad @Arianna Ciccone

Stendiamo un velo pietoso sull’italiano (che se dovessi correggere non saprei da che parte cominciare), da parte di una che ha scritto un libro per insegnare come si parla e scrive correttamente in italiano, ma apprezziamo moltissimo che “non vuole imporre una visione in cui le donne avevano necessariamente il potere” – e si noti l’indicativo, che sembrerebbe suggerire che le donne avrebbero effettivamente avuto il potere, il che induce a chiederci come mai poi lo abbiano perso fino a ridursi, non di rado, a mera proprietà dell’uomo. Poi non mi è molto chiaro il ruolo di quel “necessariamente”, soprattutto in quella posizione, ma sarà sicuramente un limite mio. Quello che invece mi è proprio del tutto oscuro è a chi mai potrebbe venire in mente di negare la presenza delle donne, se non altro per il piccolo dettaglio che le persone hanno continuato a nascere. Cioè, è vero che i teorici del gender, di cui la Signorina è una strenua sostenitrice, negano categoricamente che solo le donne possano partorire, però di prove finora non mi sembra che ne abbiano portate molte. Bon, come dice il buon Andrea Marcenaro. Questo è il fondo, dicevo. Che ho inviato a un gruppetto di amici. Uno dei quali mi ha risposto:

Perché voi non sapete che c’è il gender climate change. Basta cercare con google. E poi c’è questa perla:

Il Pene come Causa del Climate Change

Pubblicato da Massimo Lupicino il 23 Maggio 2017

Tenetevi forte perché l’argomento è decisamente…hot.

Due accademici americani: Peter Boghossian, insegnante di filosofia all’Università di Portland e James Lindsay, dottore in matematica con studi in fisica, hanno pensato bene di dimostrare quanto fosse ridicolo, assurdo e politicamente motivato il processo di peer-review di paper che trattano argomenti cari al versante liberal. Per farlo, hanno deciso di inventarsi di sana pianta un paper con il seguente titolo: “Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale”. Un paper-bufala, volutamente privo di alcun senso, basato su due cavalli di battaglia molto cari al versante liberal più militante: ovvero la critica di qualsiasi espressione di mascolinità in ogni sua forma e, ovviamente, il Climate Change. Il tutto condito da termini ed espressioni roboanti quanto del tutto prive di significato.
Il loro esperimento ha avuto successo: il paper-bufala in questione è stato infatti referato e pubblicato dalla rivista Cogent Social Sciences, che orgogliosamente si definisce “rivista multidisciplinare che offre peer-review di alta qualità nel campo delle scienze sociali”.

L’Abstract:

Cominciamo subito con l’Abstract, semplicemente esilarante nonostante l’obbiettiva difficoltà che si incontra nel tradurre un testo volutamente sconclusionato:

Il pene anatomico potrebbe anche esistere, ma come le donne transgender hanno un pene anatomico prima dell’operazione, allo stesso tempo si può sostenere che il pene a fronte del concetto di mascolinità è un costrutto incoerente. Noi sosteniamo che il pene concettuale si comprende meglio non come organo anatomico, ma come costrutto sociale isomorfico ad una tossica mascolinità prestazionale. Attraverso una dettagliata critica discorsiva post-strutturalista e basandoci sul’esempio del climate change, questo paper sfiderà la visione prevalente e dannosa che il pene venga concepito come organo sessuale maschile, e gli assegnerà, piuttosto, il ruolo più consono di elemento di prestazione maschile”.

Con un Abstract del genere, si può intuire facilmente che l’articolo è ricco di perle. Come questa, per esempio:

Così come la mascolinità è intimamente legata alla prestazione, allo stesso modo lo è il pene concettuale (…). Il pene non dovrebbe essere considerato come onesta espressione dell’intento dell’attore, quanto piuttosto dovrebbe essere presentato in un’ottica di performance di mascolinità o super-mascolinità. Quindi l’isomorfismo tra il pene concettuale e quello che la letteratura femminista definisce “super-mascolinità tossica” è definito attraverso un vettore di “machismo braggadocio” culturale maschile, con il pene concettuale che gioca il ruolo di soggetto, oggetto, e verbo dell’azione

Il giudizio dei reviewers

Cogent Social Sciences ha accettato l’articolo con giudizi incredibilmente incoraggianti, e assegnando voti altissimi in quasi tutte le categorie. Uno dei reviewer ha commentato: “L’articolo cattura l’argomento della super-mascolinità attraverso un processo muti-dimensionale e non lineare”. L’altro reviewer l’ha giudicato “Outstanding” in ogni categoria. Tuttavia prima della pubblicazione Cogent Social Sciences ha richiesto alcune modifiche per rendere il paper “migliore”. Modifiche che gli autori hanno apportato in un paio d’ore senza particolari patemi, aggiungendo qualche altra scempiaggine come il manspreading (la tendenza che certi uomini hanno a sedersi con le gambe allargate), e “la gara a chi ce l’ha più lungo”.

E il Climate Change?

Gli autori hanno sostenuto nel paper che il climate change è concettualmente causato dai peni: “Il pene è la fonte universale prestazionale di ogni stupro, ed è il driver concettuale che sottende alla gran parte del climate change”.

Approfondendo l’ovvio concetto nel seguente modo:

Gli approcci distruttivi, insostenibili ed egemonici maschili nel mettere sotto pressione la politica e l’azione ambientalista sono il risultato prevedibile di uno stupro della natura causato da una mentalità dominata dal maschio. Questa mentalità si comprende meglio riconoscendo il ruolo che il pene concettuale riveste nei confronti della psicologia maschile. Applicato al nostro ambiente naturale, specialmente agli ambienti vergini che possono essere spogliati facilmente delle loro risorse naturali e abbandonati in rovina quando i nostri approcci patriarcali al guadagno economico li hanno privati del loro valore intrinseco, l’estrapolazione della cultura dello stupro inerente al pene concettuale appare nella sua chiarezza”.

Il pensiero degli autori

Gli autori dell’articolo-bufala dedicano ampio spazio ai motivi che li hanno spinti a scrivere il paper in questione, e criticano senza pietà i fondamentalismi legati all’ideologia liberal prevalente. Fondamentalismi che sottendono anche alle pubblicazioni scientifiche e, in particolare, a quel processo in sé delicatissimo di peer-review che dovrebbe aiutare a distinguere la cattiva ricerca da quella buona.
Gli autori intendevano provare o meno l’ipotesi che l’architettura morale costruita dai settori accademici più liberal fosse la discriminante prevalente nella decisione se pubblicare o meno un articolo su una rivista. In particolare, la tesi degli autori era che gli studi sul gender fossero inficiati dalla convinzione quasi-religiosa nel mondo accademico che la mascolinità fosse causa di ogni male. A giudicare dal risultato, si può ben dire che la loro ipotesi sia stata pienamente confermata.

Il “dietro le quinte”

Tra le curiosità più degne di nota va segnalato che gli autori, al fine di sostenere la teoria della causa peniena del climate-change, hanno anche allegato un riferimento totalmente sconclusionato ad un articolo inesistente creato da un generatore algoritmico di paper a sfondo culturale chiamato “Postmodern Generator”.
Inoltre hanno volutamente riempito l’articolo di termini gergali, contraddizioni implicite (come la tesi secondo cui gli uomini super-mascolini sono sia al di fuori che all’interno di certi discorsi nello stesso momento), riferimenti osceni a termini gergali riferiti al membro maschile, frasi insultanti per gli uomini (come la tesi secondo cui chi sceglie di non avere figli non è in realtà capace di “costringere una compagna”).
Dopo aver scritto il paper gli autori l’hanno riletto attentamente per assicurarsi che “non significasse assolutamente niente” e avendo avuto entrambi la sensazione che non si capisse di cosa il paper parlasse, hanno concluso che il risultato era stato pienamente raggiunto.
Infine gli autori concludono che il fatto che un articolo del genere sia stato pubblicato su una rivista di scienze sociali solleva questioni serie sulla validità di argomenti come gli studi sul gender, e sullo stato delle pubblicazioni accademiche in generale “Il Pene Concettuale come Costrutto Sociale non avrebbe dovuto essere pubblicato perché concepito per non avere nessun significato: è pura insensatezza accademica senza alcun valore”.

Pensieri alternativi

  • Per quanto ricco di spunti obbiettivamente esilaranti, l’esperimento di Boghossian e Lindsey pone delle questioni serie, gravi e ineludibili sullo stato della scienza, delle pubblicazioni accademiche, del processo di peer-review e in generale sull’influenza e la pervasività che in ambito accademico hanno certe posizioni fideistiche, para-religiose (ma rigorosamente laiche e laiciste) legate alla politica e al pensiero liberal prevalente.
  • Il climate change fa parte a pieno titolo dell’armamentario di cui i pasdaran dell’ortodossia liberal si servono per giustificare, spiegare, sostanziare qualsiasi cosa. Dalle guerre alle migrazioni, passando per la finanza e la sociologia, il climate change c’entra sempre. O non c’entra nulla. Questione di punti di vista.
  • Molto spesso capita di leggere su paper di argomento climatico delle postille messe lì in modo apparentemente posticcio, a mo’ di pietosa foglia di fico che suonano come: “questa ricerca sembra mettere in discussione la narrativa sul global warming antropogenico, ma in realtà non è così”. In quanti casi sono gli stessi reviewers di riviste completamente esposte e schierate sul versante del climate change catastrofista, a richiedere espressamente l’aggiunta di queste postille?
  • E in quanti casi, paper scientificamente validi saranno stati bocciati per il solo fatto di contraddire la narrativa e la “linea editoriale” della rivista in questione? [moltissimi, lo sappiamo per certo] E come si traduce tutto questo nella libertà di fare ricerca, da scienziato vero, e libero, e non da lavoratore a cottimo pagato per dimostrare quello che gli sponsor della ricerca si aspettano? E quello che gli editori della rivista vogliono leggere?

Sono tutte domande che restano inevase, ma l’esperimento in questione conferma che si tratta di domande legittime che attengono alla qualità del sistema di referaggio scientifico e, soprattutto, all’uso politico che si fa della ricerca scientifica.

…E riflessione finale

Mi si perdonerà l’espressione poco accademica, ma credo proprio che qualcuno si sentirà un po’ più libero, da oggi, nel dire che “il Climate Change è proprio una teoria del c*zzo”. Del resto, c’è anche un paper accademico a sostenere questa tesi. Un paper referenziato da una rivista che “offre peer review di alta qualità”. E se le referenze sono la stampella su cui i soloni del mainstream appoggiano teorie sempre più zoppicanti alla luce dell’evidenza sperimentale, non si vede perché lo scettico sboccato (ed esasperato) debba essere ingiustamente privato dello stesso privilegio. (qui)

Di teorie deliranti ho portato ampie documentazioni in questo blog, e delle altrettanto deliranti argomentazioni prodotte dai loro sostenitori, a partire appunto dalla fantomatica emergenza climatica e da quell’autentico delirio di onnipotenza che porta a credere che l’uomo possa controllare e guidare il clima. Ho già ricordato quella signora che alla mia obiezione che duemila anni fa Annibale ha attraversato le Alpi con gli elefanti, cosa oggi neppure concepibile per via di neve e ghiaccio, ha risposto: “Evidentemente non è passato per le Alpi”, trasformando anche la storia in un optional. Adesso vi aggiungo un’altra novità: da un bel po’ di anni il ghiaccio dei poli sta aumentando, o yes (e se vi avanzano ancora due minuti leggete anche i commenti: sono interessanti). Comunque, cari amici uomini, occhio al  pisello, che se non state attenti, oltre a gravidanze indesiderate guardate quanti altri disastri ci combina (no, è inutile che ve lo facciate tagliare: vi resta sempre quello concettuale).

barbara

ANCORA SU SABATO 9 OTTOBRE 2021

Ancora qualche dettaglio sulle dirette, pesantissime responsabilità del ministero dell’Interno in quanto è accaduto.

Lamorgese nei guai. Un dossier conferma: l’assedio alla Cgil fu “permesso”

L’annotazione della Digos di Roma certifica la “trattativa” con Forza Nuova a Piazza del Popolo. Fdi all’attacco: “Lamorgese si dimetta”

Un’annotazione riservata, scritta dalla Digos, rivelerebbe due verità su quanto successo sabato a Roma in occasione della manifestazione anti green pass. Primo: che le autorità deputate avrebbero incredibilmente sottovalutato il pericolo Forza Nuova. Secondo: che il corteo verso la Cgil sarebbe stato addirittura “permesso”, dando così il “La” all’assalto alla sede del sindacato. Poi distrutta.
La notizia è clamorosa. E mette sul banco degli imputati il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, di fatto responsabile – almeno politicamente – della gestione dell’ordine pubblico sul suolo italiano. Non si capisce perché, però, oggi Repubblica nel rivelare il dossier utilizza la prova regina dell’impreparazione del Viminale per “smentire” il presunto “complotto ai danni della destra politica del Paese”. Che c’azzecca? Nulla. A ben vedere Meloni nel suo intervento alla Camera aveva accusato il ministro di essere a conoscenza delle pregresse attività criminali di Giuliano Castellino e di “non aver fatto nulla” per fermarlo. Ma soprattutto aveva osato dire che quanto “accaduto sabato” era stato “volutamente permesso”. Certo: poi ha parlato di “strategia della tensione”. Ma il punto qui è un altro: è vero o non è vero che il blitz verso la Cgil è stato “concesso” dalle autorità ai leader di Forza Nuova? Secondo l’avvocato degli arrestati, la risposta è “sì”. “C’era un accordo con la Digos”, ha spiegato, “Se avessero detto ‘non ci rompete le scatole’, alla Cgil non sarebbe andato nessuno”. Una versione smentita da fonti di polizia sentite dall’Agi, secondo cui i manifestanti sarebbero partiti “ben prima di una qualsiasi forma di autorizzazione”. Ma confermata dall’annotazione redatta della I sezione della Digos della Questura di Roma (II Settore Destra Antagonista).

Il video choc: assalto annunciato. Gli errori di Lamorgese

Tutto inizia a Piazza del Popolo dove si radunano almeno 15mila manifestanti, molti di più – troppi – rispetto a quelli attesi da questore e prefetto [se se ne aspettavano di meno, vuol dire una cosa sola: non sanno fare il loro mestiere, e vanno licenziati]. Gli agenti in strada sono pochi, come spiegato dal sindacato della Celere al Giornale.it, e viene anche sottovalutata l’intenzione dei leader del gruppo violento [quello noto alle forze dell’ordine e al ministero dell’interno per azioni violente in precedenti manifestazioni, tanto che la partecipazione a manifestazioni gli è interdetta, programma di andare e lo lasciano andare – credo che questa cosa si chiami complicità con l’autore di un reato -, annuncia che assalterà la CGIL ma loro “lo sottovalutano”, cioè dopo un’infinità di assalti violenti sono convinti che questa volta dirà ma no, ho scherzato. Randellate sulle gengive]. Nelle chat interne da tempo si parlava del progetto di assaltare i palazzi del Potere. E dal palco di Piazza del Popolo, di fronte a agenti, dirigenti, giornalisti e telecamere, Castellino annuncia urbi et orbi il progetto di attaccare la sede della Cgil. Cosa fa il Viminale per impedirlo? Nulla. Anzi: pare abbia autorizzato il “corteo dinamico” verso la sede del sindacato di Landini. “Verso le 17.30, attesa l’insistente richiesta dei numerosissimi manifestanti attestati in piazza del Popolo – si legge nell’annotazione – viene loro permesso di effettuare un percorso dinamico verso la sede della Cgil”. Secondo gli arrestati, il responsabile della Digos prima avrebbe promesso di parlare con i suoi superiori. E dopo mezz’ora avrebbe comunicato il semaforo verde.

L’inchiesta Forza nuova-Cgil: “C’era l’accordo con la Digos”

Stando a Rep, le autorità avrebbero autorizzato il corteo nella speranza di alleggerire la pressione su Piazza del Popolo, di dirigere i violenti lontano dai palazzi del governo e infine di “separare” i forzanovisti dal resto dei no green pass. Errore tremendo: i manifestanti scaldano gli animini in pizza del Brasile, si dividono in due gruppi e arrivano davanti alla Cgil prima che la questura riesca a inviare i rinforzi ai pochi celerini presenti sul posto [cioè almeno un’ora dopo che era stata annunciata la decisione di assaltare la sede della CGIL: dovevano farli arrivare da Reggio Calabria i rinforzi?]. Lo sbaglio, probabilmente, sta tutto nell’essersi fidati di Castellino, uno che in quella piazza non doveva esserci per via dei suoi numerosi provvedimenti restrittivi: secondo l’annotazione “il fine del percorso dinamico, così come richiesto dal leader romano di Forza Nuova” era “un incontro con un rappresentate della Cgil”. Poi però si è trasformato in un assalto. Chi e perché si è fatto fregare? E poi: a scongiurare l’autorizzazione non bastava l’invito di Castellino agli “italiani liberi” ad “assediare la Cgil”? Non a caso Fdi già mette nel mirino il ministro Lamorgese: “Si tratta dell’ennesima conferma che il responsabile dell’Interno ha grandi responsabilità – dice Emanuele Prisco – riteniamo che per lei non ci sia altra soluzione se non quella delle immediate dimissioni”.
Giuseppe De Lorenzo,15 Ottobre 2021, qui.

Dissento sulla formulazione dell’ultima frase: le immediate dimissioni di quella donna non sono una soluzione per lei: sono una soluzione per noi, per salvare l’Italia dai suoi maneggi.
Poi c’è la faccenda del fascismo, dei rigurgiti fascisti, del pericolo fascista, dell’emergenza fascista, degli squadristi con manganelli e olio di ricino in agguato sotto ogni portone.

Antifascismo a orologeria in vista dei ballottaggi, ma Fratelli d’Italia è radicato nell’arco costituzionale

Il partito di Giorgia Meloni guarda a Washington, non a Salò, per il futuro del centrodestra italiano

Una volta, Silvio Berlusconi parlava di “giustizia a orologeria” per descrivere le azioni dei giudici nei suoi confronti e nei confronti degli esponenti del suo partito in prossimità delle elezioni. Oggi, in particolare dopo la manifestazione di sabato a Roma, si può parlare di “antifascismo a orologeria”, con i ballottaggi dietro l’angolo e Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni sotto attacco costante della stampa mainstream e della sinistra.
Nulla di cui preoccuparsi: lunedì, miracolosamente, il fascismo uscirà dai nostri radar. Lo stesso capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha espresso convintamente il suo sgomento di fronte al vile attacco alla Cgil ma ha sottolineato che si è trattato di un “episodio isolato” e di “non essere preoccupato” per la tenuta del Paese. Di fronte alle frasi autorevoli di un capo dello Stato non certo vicino alla destra, la sinistra ha scelto di rispondere con un’aggressione fuori dalle righe. Beppe Provenzano ha anche affermato che “Fratelli d’Italia è fuori dall’arco costituzionale”. Un’affermazione ridicola, volta a delegittimare chi, secondo gli ultimi sondaggi di SWG, rappresenta il primo partito italiano nelle intenzioni di voto degli elettori.
Fratelli d’Italia è un partito fondato nel dicembre 2012 da una scissione dell’allora Popolo della Libertà (PdL), il contenitore berlusconiano del centrodestra italiano. Insieme alla Lega e a Forza Italia governa in 14 delle regioni italiane – tra cui alcune di primissimo piano dal punto di vista economico come la Lombardia, il Veneto e il Piemonte – e in centinaia di comuni italiani. Già nel 2008, quando erano ancora nel PdL, l’attuale leader, Giorgia Meloni, e un altro esponente di spicco del movimento, Ignazio La Russa, furono nominati da Giorgio Napolitano rispettivamente ministro per le politiche giovanili e della difesa, giurando fedeltà alla Costituzione italiana. Conoscendo la storia dell’allora presidente della Repubblica è da ritenere improbabile che egli conferisse il mandato a pericolosi estremisti filo-fascisti.
Nella legislatura che ha visto i suoi albori dopo le elezioni del 4 marzo 2018, Giorgia Meloni è sempre restata all’opposizione. Sia dei governi di Giuseppe Conte, sia di quello di Mario Draghi, rivendicando una sua linea di coerenza e affermando che “tornerà al governo quando sarà il momento con tutto il centrodestra dopo avere vinto le elezioni”. Non sembrano queste le parole di una estremista che si pone fuori dall’arco costituzionale. Né sembra il suo l’atteggiamento di chi cerca in ogni modo di ottenere posti di governo e sottogoverno o brama per il potere: dalla sua nascita FdI non è mai stata nella cosiddetta “stanza dei bottoni”.
Dopo l’ultima crisi di governo, Fratelli d’Italia ha scelto, ancora una volta, la strada dell’opposizione. Unico partito a opporsi all’esecutivo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Se Matteo Salvini ha compiuto la scelta di sostenere l’ex presidente della Bce anche sotto la spinta delle roccaforti nordiste della Lega in vista dell’attuazione del PNRR, Meloni ha potuto compiere una scelta diversa che sembra pagare a livello elettorale. Lo scorso 3 e 4 ottobre, nelle principali città al voto FdI ha quadruplicato i suoi consensi e il partito è salito a oltre il 20 per cento su scala nazionale. Un particolare su cui molti non si soffermano è che sia la leader di FdI sia Matteo Salvini riescono a incanalare il dissenso verso le politiche governative mantenendolo dentro il Parlamento. Da questo punto di vista essere all’opposizione – oggi come non mai – rappresenta un fattore fondamentale per la tenuta del sistema politico e dello stesso sistema-Paese. Forse qualcuno vorrebbe che il 20 per cento di Meloni e quello di Salvini finissero nelle mani del generale Pappalardo, di Forza Nuova e di Casa Pound? Forse qualcuno vorrebbe il tanto meglio tanto peggio?
Dopo l’assalto alla Cgil, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati si è recato nella sede del sindacato per portare la sua solidarietà a Maurizio Landini e agli iscritti al movimento. Anche se il fatto ha trovato poco spazio nei giornali della Triade – CorRepStamp – si è trattato di un gesto che da solo mostra la distanza del partito di Meloni da certi movimenti che, peraltro, in passato non hanno mai fatto venire a mancare dichiarazioni di disprezzo per i leader della destra democratica italiana, da Gianfranco Fini alla stessa Meloni.
È ancora lunga la strada che potrebbe portare Fratelli d’Italia al governo e, magari, Giorgia Meloni a essere la prima premier donna della storia del nostro Paese. Il deputato FdI Marco Osnato ha affermato recentemente in un’intervista a il Giornale che la destra sta lavorando per creare una classe dirigente politica all’altezza del compito. L’apertura verso sensibilità politiche che provengono dal mondo liberale, popolare e liberalconservatore darebbero certamente al partito maggior titolo per tentare di rappresentare stabilmente la variegata galassia del centrodestra italiano. Giorgia Meloni è stata l’unico politico italiano a parlare – per giunta in inglese – all’American Conservative Union due anni fa: sicuramente dalla big tent repubblicana avrà tratto un’esperienza significativa da mettere in pratica qualora dovesse guidare il Paese. La destra italiana guarda a Washington, al gollismo e a Londra, non a Salò. Con tutto il rispetto per l’onorevole Provenzano.
Daniele Meloni, 13 Ott 2021, qui.

Se poi non si riescono a trovare prove che Giorgia Meloni sia visceralmente fascista, nostalgica del ventennio, ammiratrice del duce, basta fabbricarle: cosa ci vuole?

Per concludere, non posso rinunciare a dire due parole su quei geni dei novax – perché è noto e notorio che i novax sono quelli intelligenti, quelli che non se la bevono, quelli che si pongono domande, quelli che nutrono dubbi. Ecco questi geni non trovano di meglio che pubblicare questo

Peccato che poi arrivi qualche guastafeste, sicuramente un fetente vaccinofilo, che fa presente che quella è una foto della Street Parade di Zurigo del 2019 con 850.000 persone. Infatti cercando “ponte sul lago di Zurigo” in google immagine si trova questa foto

Una nota a proposito di questa foto: guardate l’immagine e segnatevi il numero delle persone (che, come si può vedere, sono inquadrate solo in parte), e ricordatevene quando vi racconteranno che a una qualche manifestazione in qualche piazza italiana hanno partecipato un milione, due milioni (se il cannocchiale funziona, se no riprovate più tardi: ne vale la pena), tre milioni di persone.

barbara