IL CITOFONO, SALVINI, E LE ANIME BELLE

Comincio con questo articoletto di sette anni e mezzo fa (gelosamente conservato nel mio archivio, perché io lo so che non va buttato via niente perché prima o poi serve. Ecco, adesso serve).

IL MICROCITOFONO

Mark è un caro amico inglese. Ha studiato in Italia, vuole bene agli italiani, si dispera di fronte al nostro declino. L’ho rivisto questa settimana. Si occupa adesso di informazione televisiva, ma ha insegnato a lungo letteratura italiana. Con lui la conversazione è sempre brillante, ha un forte senso del comico e della teatralità. Anni fa ci aveva fatto morire dal ridere imitando le interviste ai politici colti alla sprovvista mentre camminano per strada. Il mutismo di Cuccia gli era sembrato un gioiello alla Chaplin, ma pur sempre un episodio da circo di strada, indegno di una civile e moderna informazione. Ho chiesto a Mark che cosa lo colpisce nei nostri telegiornali. Pensavo mi parlasse degli esiti della sentenza-Berlusconi. La sua risposta mi ha spiazzato più della sentenza della Cassazione, che a dire il vero, per il modo spagnolesco come è stata formulata davanti a milioni di telespettatori, richiedeva come minimo una laurea in giurisprudenza perché si capisse che di condanna e non di assoluzione si trattava. Il microcitofono. Ecco invece che cosa ha colpito la fantasia di Mark. Il microfono appoggiato sul citofono di un ignaro cittadino. Sullo schermo tu vedi una mano reggere un “gelato”, come si dice in gergo. Sia di Mediaset, della Rai o della 7 non fa differenza. Lo sventurato, microcitofonato, quasi sempre, risponde. D’estate capita più spesso, perché la cronaca nera occupa molto spazio nell’informazione e i gelati forse rinfrescano. C’è qualche cosa di impudico, ha osservato Mark, la sera in cui ad essere microcitofonata era una madre che aveva appena perso un figlio nell’incidente del bus in Irpinia. Mark mi ha promesso di fare una piccola inchiesta comparativa per verificare se altri cronisti nel mondo civilizzato sono capaci di tanta crudeltà.
Alberto Cavaglion (21 agosto 2013)

Non so se lo abbia fatto, ma immagino che la risposta sia no, questa cosa incivile credo proprio che ci sia solo in Italia. E dunque in Italia si fa così, è un’abitudine, si fa normalmente, lo fanno tutti e nessuno si scandalizza, nessuno protesta, nessuno lancia anatemi (non sono politici? Non hanno responsabilità di governo? Non rappresentano lo Stato? Vero. Però è anche vero che sono pagati per fare informazione, che dallo sciacallaggio, almeno in qualche dettaglio, si dovrebbe distinguere). L’ha fatto anche Salvini, che però, oltre ad alcuni altri dettagli che fra poco vedremo, non aveva il microfono. E passo a questo articolo di Alessandro Rico.

Peggio di Salvini al citofono c’è la sinistra in fuga dalle periferie

«Scusi, lei spaccia?». La citofonata del leader leghista al tunisino accusato di essere un pusher è, evidentemente, una «salvinata». Uno scivolone, una caduta di stile. Forse figlia di questo tempo, forse dell’immaturità politica di un «Capitano» bravissimo in campagna elettorale, ma ancora poco a suo agio nei panni dell’istituzione. Per citare un ex premier, Matteo Salvini è solo un «senatore semplice». Ma da un ex ministro dell’Interno, che aspira a diventare presidente del Consiglio, ci si aspetterebbe un po’ più di contegno.
C’è persino chi – sul Sole 24 Ore – si è divertito a elencare tutte le potenziali violazioni commesse dal capo del Carroccio. Per carità, critiche sacrosante: se uno pensa a uno statista, persino nell’era dei social e dei tweet al vetriolo, non immagina un politico che fa sceneggiate del genere. Sarebbe troppo pure per personaggi notoriamente sopra le righe, come Boris Johnson o Donald Trump. Detto questo, però, non vorremmo che ci si soffermasse sul dito della «salvinata» e si ignorasse la luna dell’emergenza periferie.
In un quartiere di Bologna, il Pilastro, nel 2020 accade che la brava gente viva in mezzo agli spacciatori (non sarà il caso del tunisino, ma non cadiamo dal pero, fingendo che in quei posti non si smerci droga). Accade che le classi sociali più disagiate condividano i loro spazi con i criminali, che le zone popolari siano diventate zone delinquenziali. Accade che una signora, magari un tantino sanguigna, dichiari candidamente di girare armata per timore di aggressioni. Accade che un mix letale tra buonismo e immigrazione abbiano trasformato certe aree urbane in luoghi senza legge, senza ordine, senza Stato, in cui gli abitanti convivono con il terrore e le intimidazioni. E tutto questo non succede solo a Castel Volturno, la terra di nessuno dove la camorra è stata scalzata dai clan nigeriani. Anche quello è un orrore inaccettabile, ma in un certo senso, ci abbiamo fatto il callo.
Scopriamo invece che il degrado alberga nella civile Emilia Romagna, quella che «non si lega», quella che le sardine vogliono difendere dalla barbarie sovranista. E ci accorgiamo che proprio questa sinistra ricolma di coscienza civile, per cui la vera urgenza, il vero dramma sociale, è il fantomatico ritorno del fascismo, ai citofoni delle borgate non suona da un bel po’.
Per cui Salvini avrà sbagliato, avrà esagerato, sarà stato inelegante, inopportuno, di cattivo esempio; però i moralisti che lo bacchettano, in quelle periferie non si sono mai fatti vedere. Erano troppo impegnati a garantire gli interessi dell’alta borghesia, per accorgersi che la loro bontà, il loro umanitarismo, l’avrebbero pagato i più deboli. È così che – culturalmente, prima ancora che elettoralmente – questa sinistra, a Salvini, la vittoria gliel’ha… citofonata.
Alessandro Rico, 23 gennaio 2020, qui.

Concordo quasi su tutto; il quasi è rappresentato dall’inizio: no, non è stata una guasconata, una caduta di stile, un sintomo di immaturità politica: è stato un segno, il segno giusto da dare a quella fetta di cittadini italiani a cui i buoni di professione hanno rubato perfino il diritto di protestare. È stato un dire a quella gente oppressa e terrorizzata “Io ci sono. Io vedo, io sento, io parlo”. E sembra che anche qualcuno dei commentatori all’articolo la pensi come me. Ne ho presi alcuni, che mi sembrano particolarmente interessanti.

Diciamo che certa sinistra è abituata a frequentare certi quartieri solo per necessità di … rifornimento. E si inkazza se vai da quelle parti a disturbare certi commerci.

La cosa più imbarazzante è che la sinistra pur di dar addosso a Salvini, difende uno spacciatore! ripeto SPACCIATORE. davvero grottesco, patetico e ipocrita.

Sulle prime ho pensato questo episodio come a una simpatica guasconata. Pensandoci meglio, però, ho fatto alcune considerazioni: se uno ha il citofono col nome sopra, vuol dire che gli si può citofonare. Delle due l’una: o in casa ci sta uno spacciatore, o no. Se non c’è, perché c’è un nuovo inquilino, è un errore di persona, e bastano le scuse. Se l’inquilino è in effetti lo spacciatore, dove sta l’offesa? In questo paese a una persona perbene si può dire qualsiasi cosa, ma non si può dire a un delinquente che è un delinquente?
Secondo punto: Salvini è stato sollecitato dalla madre di un ragazzo morto per droga. Vuoi che a suo tempo questa signora non abbia allertato anche polizia e inquirenti? Evidentemente a vuoto. In ogni quartiere si sa chi spaccia, chi ricetta, chi organizza giri di prostitute, dove si riuniscono i rom a consegnare la mazzetta al loro capo, ecc.
Perché le forze dell’ordine non intervengono? Forse perché hanno le mani legate?
Infine: che danno ha ricevuto lo “studente”?
Avrà sicuramente la “carriera” facilitata dall’offesa di Salvini.

nei panni di Salvini che viene avvicinato da una madre che HA PERSO UN FIGLIO PER OVERDOSE, la quale gli indica l’abitazione di una famiglia di spacciatori, cosa avreste fatto ?
Poteva indicarle (od accompagnarla) dai Carabinieri, come predicano le anime belle, ma ipocrite, che fingono di non sapere la TOTALE INUTILITA’ di queste denunce.
Oppure poteva fare ciò che ha fatto, dimostrando concreta solidarietà alla povera madre, evidenziando il disastro sociale dello spaccio libero ed impunito.
Non sono un leghista, ma questo gesto, pur poco ortodosso, dimostra molta più umanità di tanti discorsi pieni di retorica buonista.

@ Rico, che scrive: «In un quartiere di Bologna, il Pilastro, nel 2020 accade che la brava gente viva in mezzo agli spacciatori.» Accade che la signora sanguigna che ha accompagnato Salvini il giorno dopo abbia trovato la sua auto col parabrezza sfondato. Accade anche che la droga viene spacciata non solo al Pilastro, ma anche alla Montagnola, in Piazza Verdi (cuore della zona universitaria), ecc. Accade, accade… Bisognerebbe vivere a Bologna per vedere ciò che accade, e rendersi conto di quanto del degrado della città.

La citofonata “sopra le righe” non è altro che ciò che fanno giornalisti di ogni parte da anni ed anni, quando indagano su fenomeni non raccomandabili.
Magari ricevendo in cambio violenze intimidatorie, come in questo caso la violenza contro l’auto della signora.
Nell’inazione di chi sarebbe deputato ad evitare il degrado, altri soggetti si preoccupano di denunciare (NB: solo denunciare, fermo restando che sul resto ci sarebbe da discutere) ciò che non viene risolto.
Quindi no, non c’è proprio niente di male nel farlo, anzi: è precisamente il modo per dare la giusta attenzione a certi fenomeni, che altrimenti vengono ignorati costantemente, lasciando le persone normali (i veri “deboli” da difendere, oggi), alla mercé di prepotenti di ogni genere.
La sinistra non è solo colpevole di “stare lontana dalle periferie”: è colpevole di difendere questa degenerazione di molti luoghi del paese.
Perché non solo se ne frega, ma non manca di stare sempre dalla parte sbagliata.
L’esempio lampante di tale modo di fare, anche se non italiano, è quello delle gang di stupratori pedofili pakistani in UK, coperti e non perseguiti dalla polizia per non creare “tensioni razziali” e scemenze simili.
Serve un gran bel casino contro questo atteggiamento, altroché.

E a forza di impedire che qualcuno tocchi Caino, siamo arrivati a catturare, legare, bendare, imbavagliare il povero Abele e servirlo su un piatto d’argento. Già appecorinato, così non devono neanche fare la fatica di mettercelo loro.

barbara

AGGIORNAMENTO:

  1. il “citofonato” è stato arrestato SEI volte e segnalato TREDICI volte per spaccio anche di eroina. Tra l’altro lo ha ammesso l’interessato;
  2. il fratello del “citofonato” è stato in carcere per SETTE anni per vari reati tra cui rapina, spaccio e lesioni;
  3. la signora italiana che accompagnava il perfido Matteo ha avuto un figlio morto di overdose;
  4. a seguito di ciò la signora è stata minacciata di stupro e di morte;
  5. dopo la “citofonata” alla signora hanno spaccato parabrezza e vetri dell’auto a sassate;
  6. il palazzo dove è avvenuta la citofonata incriminata è occupato abusivamente da trenta gruppi di preziose risorse maghrebine. (qui)

ESSERE SCEMI A VENT’ANNI VA BENE,

ma essere ancora lì a settanta?!

Nonni e nipoti sardine

Ieri mi sono infilata jeans e parka e sono andata a San Giovanni a manifestare con le sardine. Mi sembrava di essere tornata agli anni ’70, quando scendevamo in piazza per la liberazione delle donne, il superamento delle disparità sociali, il Cile.. [Eh sì, bello fare finta di avere vent’anni, ma tanto ne hai settanta lo stesso] Le manifestazioni allora, prima della svolta drammatica degli anni di piombo, erano un modo di stare insieme in allegria, di intrecciare amicizie e a volte anche amori, di cantare a e ballare e credere che potevamo cambiare il mondo [questa, evidentemente, non si è ancora accorta dopo cinquant’anni di quanto gli anni di piombo siano stati figli, sia pure degeneri, del famigerato Sessantotto e delle manifestazioni che sono seguite]. Eravamo idealisti e creativi, ci dipingevamo il viso e bruciavamo i reggiseni [ecco, io questo no: giovane sì, idealista sì, ingenua sì, ma così scema da pensare di creare un mondo migliore bruciando un reggiseno, ecco, proprio scema così no, non lo sono mai stata. Oltre al fatto che io non ero figlia di papà e a casa mia di soldi da buttare via in cazzate simili non ce n’erano] ed eravamo convinti che il futuro ci avrebbe riservato una società più giusta, dove ciascuno avrebbe potuto esprimere il meglio di sé. Poi arrivò lo choc del terrorismo, gli infiltrati nei cortei, Craxi, Berlusconi [premesso che ho detestato e detesto sia Craxi che Berlusconi come poche altre cose al mondo, hanno qualcosa a che fare col terrorismo?] e la Milano da bere, qualcuno finì in galera, altri emigrarono all’estero, alcuni fecero brillanti carriere in politica o in azienda, la maggior parte si rassegnò a una vita ben diversa dalle premesse. Il consumismo sostituì l’idealismo, ci ripiegammo sul privato, noi che amavamo ripetere che il privato era pubblico, [non starai semplificando un tantino troppo, ragazza? A parte questo, il privato era politico, non pubblico: così vecchia da cominciare a perdere la memoria?] e le piazze fisiche furono rimpiazzate dalle piazze virtuali, dove non si parla di politica ma solo di moda, di influencer, di gossip, di successo economico. Una intera generazione, fra gli anni ’80 e i primi vent’anni di questo secolo, scomparve dalla scena pubblica, tranne qualche rara eccezione e il goffo tentativo dei 5stelle di rottamare [non mi sembra che il rottamatore fosse esattamente un 5stelle, e d’altra parte l’attività dei 5stelle consisteva nel mandare affanculo, non nel rottamare. Davvero scarsa di memoria, povera ragazza] il sistema senza alcuna seria proposta per ricostruirlo.
Ora i giovani sono tornati a occupare le piazze, e che giovani! Una generazione pulita, [eh, come no?] sorridente, di ragazzi perbene [quanti ne conosci personalmente?]. Questa l’impressione che mi hanno fatto le sardine[ah, ecco…]. Studenti, genitori con bambini piccoli, figli di immigrati che protestano contro il razzismo, molta creatività e molta allegria e, finalmente, una ribellione che viene dall’anima, una ribellione, almeno così mi è parsa, per e non contro [“Per e non contro”: posso farmi una grassa risata?.]. E in mezzo a loro, tanta gente della mia generazione che ha ritrovato per qualche ora l’entusiasmo della gioventù [stai dicendo che in cinquant’anni non sei riuscita a trovare una sola causa per la quale batterti con l’entusiasmo della gioventù? Sei messa male forte allora, ragazza]. Li ho visti accorrere a piccoli gruppi, signore con i capelli bianchi, pensionati con il giornale sottobraccio [embè certo, lo sanno tutti che i pensionati stanno col giornale sottobraccio ventiquattr’ore su ventiquattro. Ci dormono pure ci dormono, col giornale sotto il braccio], nostalgici del PCI, ex-ragazze in carriera, alcune arrivate e altre no. Nonni e nipoti insieme cantavano Bella Ciao e Fratelli d’Italia, agitavano fantasiosi cartelli e copricapi e borsette di sardine [ah, di un fantasioso guarda, che se li vede un creativo gli frega tutte le idee] e si godevano, complice il mite sole di Roma, il piacere di ritrovarsi insieme fisicamente, non nelle piazze del web, nei meandri di Internet, insieme con il corpo vero e non la proiezione virtuale ritoccata con Photoshop. Mi ha colpita il fatto che ben pochi scattassero selfie. Come se bastasse essere lì, e non ci fosse il bisogno di testimoniarlo in rete. Ho pensato che ci è voluta Greta, determinata e monotematica [“Laggiù conobbi pure un vecchio aedo che si accecò per rimaner nel sogno”] come spesso lo sono i ragazzi che soffrono di spettro autistico (mi fa pensare a Giovane D’Arco, che probabilmente aveva la stessa sindrome [eh, questi sì che sono fondamenti scientifici. Vero però che la povera Greta, gallina dalle uova d’oro per un branco di spietati aguzzini, farà molto probabilmente una fine altrettanto brutta. PS: bello il refuso del nome] ), a far riemergere l’idea che ognuno può fare qualcosa, dopo anni in cui ci si era sentiti impotenti a provocare anche il più piccolo cambiamento: e credo che la scelta di Time di nominarla persona dell’anno sia quanto mai giusta e opportuna, non solo per la forza e la convinzione con cui porta avanti la sua battaglia, ma anche perché il suo esempio sembra aver risvegliato le coscienze dei giovani e dimostrato che vale la pena di mobilitarsi, di non lasciarsi scoraggiare dalla palude di cinismo ed egoismo in cui il mondo sembra caduto e che il Paese non è costituito solo da razzisti, da violenti, da facinorosi, da menefreghisti. [A me qua, se proprio devo dirla tutta, viene un po’ da vomitare. Ma questa non se la sente questa orrida melassa, questa cloaca di banalità, questa palude di insulsaggini, questo mare di ipocrisia che le sta uscendo dalla bocca? Non si fa vomitare da sola?]
Non so come finiranno le sardine [ma davvero davvero?]. Se è un movimento destinato a ardere come un fuoco di paglia, come sostengono gli scettici, o se riuscirà a svilupparsi in una struttura politica sana e propositiva, e a creare una nuova generazione di ragazzi che hanno voglia di impegnarsi nella cosa pubblica. Purtroppo, i rischi sono parecchi. Il primo è che i “vecchi” cerchino di monopolizzare il movimento, e trasformarlo in qualcosa di diverso da quello che è, di metterci sopra il cappello. Il secondo è la vecchia sindrome italica dell’invidia, che porta a sminuire chi ha successo [eccerto, se va a finire male è sicuramente colpa degli altri, dei vecchi (che prima non c’erano e adesso, solo adesso, eh, cercano di infiltrarsi per dirigerlo loro, mattètuppenza!), dei conservatori. E l’invidia, naturalmente, come potrebbe mancare la perfidissima invidia!]. E già oggi si sono su parecchi giornali critiche “alle intenzioni” di Mattia Santori, accusato di avere smanie di potere [no, maddai, non ci posso credere! Manie di potere, lui, quando l’unica cosa che ha fatto è stato di stabilire che chi va in televisione senza il suo permesso sarà buttato fuori dal movimento! Ma chi può essere così malpensante da vedere in questo una mania di potere], di essere pieno di sé, vanitoso e superficiale. Com’è facile distruggere invece che creare.. [quando lui di roba ne ha creata a vagonate] E c’è poi la difficoltà oggettiva di trasformare un movimento spontaneo [ecco, spontaneo, soprattutto spontaneo, si prega di sottolineare spontaneo, e di non dimenticare mai mai mai che è un movimento interamente, totalmente, assolutamente SPONTANEO] in una macchina organizzativa.
Ma intanto godiamoceli, questi nostri nipoti che sono stati capaci di dare una scossa all’apatia e di farci sognare.

Viviana Kasam, ‍‍16/12/2019, qui.

E godiamocele, sì, godiamocele queste anime generose legate a doppio filo con Hamas così amorevolmente accolte nel movimento, godiamocele queste musulmane velate che salgono sul palco col dichiarato permesso del marito perché se no col piffero che potrebbero uscire di casa, godiamocela questa ventata di novità di lottare non contro il potere bensì contro un’opposizione, come si è sempre fatto nell’Italia mussoliniana, nella Germania hitleriana, nell’Unione Sovietica, in Cina, a Cuba, nei Paesi islamici ricchi di frustate amputazioni impiccagioni lapidazioni decapitazioni, godiamocele. E pensare che ci sono degli imbecilli convinti che gli ebrei siano tutti intelligentissimi e furbissimi. Vedi una come questa e ti spieghi perché ci sia stata gente andata spontaneamente a consegnarsi per dimostrare la propria integerrima fede fascista e fiducia nel giusto operare del partito. E chissà se almeno quando sono scesi dal treno ad Auschwitz gli sarà venuto un briciolo di sospetto di avere sbagliato qualcosa.

barbara

PICCOLO BILANCIO PROVVISORIO DELLA PASQUA CRISTIANA

Ci sarebbe stato bene il titolo “Pasqua di sangue”, ma con 100.000 cristiani assassinati ogni anno in quanto cristiani, 274 al giorno, 11 ogni ora, uno ogni 5 minuti, dove lo trovi un giorno che non sia di sangue?

Sri Lanka
Esplosioni (autocombustione?) in otto tra chiese e alberghi frequentati da stranieri; centinaia di morti, molte centinaia di feriti.

Germania
Lancia un petardo in chiesa durante la messa di Pasqua gridando “Allahu akhbar”. Panico tra i fedeli, 24 feriti (ma era “pesantemente ubriaco”, quindi non è mica colpa sua)

Epperò sullo Sri Lanka il signore in bianco ha parlato, non crediate, eccome se ha parlato, sentite un po’ qua.

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 21 APR – “Ho appreso con tristezza e dolore la notizia dei gravi attentati che, proprio oggi, giorno di Pasqua, [eh, proprio il giorno di Pasqua, ma tu guarda la combinazione, chissà come mai] hanno portato lutto e dolore in alcune chiese e altri luoghi di ritrovo dello Sri Lanka. Desidero manifestare la mia affettuosa vicinanza [affettuosa vicinanza, avete sentito? Affettuosa vicinanza! Ma che tenero!] alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza. [colpita. Così. Da un fulmine? Da un meteorite? Da una bomba inesplosa della prima guerra mondiale che si è improvvisamente svegliata?] Affido al Signore quanti sono tragicamente scomparsi [scusa caro, ma il Signore non aveva affidato le pecorelle al Suo vicario? E tu cosa fai, gliele rimandi indietro? Come si fa con la merce difettosa che non si vuole tenere? Magari Gli chiedi anche i soldi indietro?] e prego per i feriti e tutti coloro che soffrono a causa di questo drammatico evento”. [drammatico evento, mi raccomando. Drammatico evento, come l’eruzione di un vulcano, come un terremoto, come un uragano, come un’alluvione, come uno tsunami. Non sia mai che ti venga in mente di dire che è stato un efferato crimine perpetrato da coloro con cui ti baci in bocca] Così il Papa nel messaggio di Pasqua.

Posso? SIGNOR PAPA, MA VAFFANCULO, VA’.

barbara

STRAGE

“Uccisione violenta di un gran numero di persone” (Zingarelli)

Uccisione. Cioè prendere uno e ucciderlo, prenderne un altro e ucciderlo… Oppure prendere una bomba e tirarla in mezzo alla folla. Giusto per chiarire. Poi ho visto anche la parola genocidio, ma questo è chiaramente dovuto alla penuria di preservativi a disposizione di quella specifica categoria di mamme che tutti noi conosciamo fin troppo bene.

E ora vorrei commentare un articolo che dà notizia del fatto in questione, il primo che mi è capitato sottomano.

Migranti, 170 morti in 2 naufragi nel Mediterraneo. Sea Watch ne salva 47. Salvini: «Porti chiusi»

Sabato 19 Gennaio 2019

Centosettanta vittime in due naufragi. Centosettanta persone morte in mare dall’ inizio dell’anno, nelle acque di quel mar Mediterraneo che anche nel 2019 si conferma «cimitero dei migranti».
Centosettanta contati come? Controllando i biglietti di imbarco? Quanto al cimitero, tutti i mari lo sono, e tanto più quelli che si pretende di attraversare con bagnarole che faticherebbero ad attraversare il Po.
I barconi del sogno europeo non si fermano e continuano a partire dalla Libia, in fuga da «violenze e abusi», dalle torture dei centri di detenzione.
E perché ci vanno, se è un tale inferno?
Solo oggi altri tre gommoni sono stati avvistati al largo di Tripoli, due sono stati riportati in Libia, mentre un altro con a bordo 47 migranti è stato soccorso da Sea Watch che resta in attesa di indicazioni dalle autorità per un porto sicuro.
«Le ong si scordino di ricominciare la solita manfrina del porto in Italia o del Salvini cattivo. In Italia no», chiosa il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in una diretta pomeridiana su Facebook. «Ci sarà un secondo processo di Norimberga – lo attacca il sindaco disobbediente di Palermo, Leoluca Orlando – e lui non potrà dire che non lo sapeva». «I nostri nipoti – gli fa eco padre Alex Zanotelli – diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti».
Già, la Shoah, ultima spiaggia delle coscienze sporche.
L’ultima tragedia è avvenuta ieri mattina, quando le autorità libiche avvistano un gommone in difficoltà con 50 migranti a bordo a nord di Garabulli. La Guardia costiera di Tripoli, che aveva stimato in 50 il numero di persone a bordo, invia prima una motovedetta – poi costretta a tornare indietro per avaria – e poi allerta un mercantile battente bandiera liberiana per soccorrere il natante.
Nel frattempo, un paio d’ore dopo, il gommone viene avvistato anche dall’Aeronautica militare italiana che riferisce di 20 persone a bordo. L’equipaggio dell’aereo lancia due zattere di salvataggio, mentre poco più tardi un elicottero inviato dal cacciatorpediniere Caio Duilio recupera i tre superstiti del naufragio e li porta a Lampedusa. Saranno loro a rivelare che su quel gommone erano in 120, tra cui 10 donne e anche un bimbo di due mesi.
E qualcuno pretenderebbe che IO mi sentissi in colpa se qualcuno mette su un barcone, ad attraversare il Mediterraneo, UN BAMBINO DI DUE MESI?!
Su quanto accaduto indagano la procura militare di Roma e quella ordinaria di Agrigento. Gli inquirenti vogliono fare chiarezza su eventuali responsabilità alla ricerca anche degli scafisti.
“Anche”? Spettacolare!
Era stato il senatore e ufficiale della Marina, Gregorio De Falco, nel pomeriggio a invitare Marina e Guardia Costiera a «fornire ogni ragguaglio della situazione». «Ricordiamoci – aveva detto – che esistono obblighi di soccorso derivanti sia da norme di diritto internazionale che interno, oltre al buon senso. Il naufragio è una cosa e l’immigrazione un’altra».
Meno male che qualcuno ogni se ne ricorda. Sempre tenendo presente che chi si mette in mare su barconi, senza carburante, senza viveri, senza acqua, difficilmente può immaginare di arrivare dall’altra parte.
Un altro naufragio, invece, è avvenuto nei giorni scorsi ed è costato la vita a 53 migranti
bella anche qui questa cifra precisa, stabilita chissà come e da chissà chi
che tentavano di raggiungere l’Europa sulla rotta nel Mediterraneo occidentale, in direzione della Spagna. Un sopravvissuto, riferisce l’Unhcr, è stato soccorso da un peschereccio e sta ricevendo le cure mediche in Marocco. Ed oggi, proprio in Spagna – a Barcellona – sono scesi in strada attivisti e volontari dell’ong OpenArms, in corteo per le strade della città sulle note di «Bella Ciao».
Ah già, quelli furbi che espongono i cartelli sgraditi turisti benvenuti migranti, e per riconoscenza i “migranti” gli fanno una bella strage – quella sì strage vera – con 15 morti. Evidentemente non gli sono bastati e ne vogliono un altro po’.
Sulla tragedia di ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso «profondo dolore», mentre il premier Giuseppe Conte si è detto «scioccato». Immancabile, però, monta la polemica politica, con Salvini che torna all’attacco delle ong. «Loro tornano in mare – accusa -, gli scafisti ricominciano i loro sporchi traffici e le persone tornano a morire». Per l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, quella attuale è «una politica migratoria criminale». «Noi siamo l’Italia – scrive Matteo Renzi -: se c’è gente in mare, prima la salviamo. Poi si discute». Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, lancia un appello all’Europa che, dice, «non può più restare a guardare». (qui)
Qualcuno si chiede se non mi senta neanche un po’ responsabile di queste morti? No, esattamente come non mi sento responsabile di quelli che muoiono mettendosi in viaggio con gomme lisce e freni consumati. E la soluzione è una sola, sempre quella: niente partenze, niente morti in mare.

E ora leggiamo invece una cosa seria.

NAUFRAGI E MIGRAZIONI

Proviamo, per fare un piccolo esperimento mentale, a confrontare questi quattro casi ipotetici.

1) Viaggio in auto. Mi imbatto in un incidente: vedo un’auto rovesciata ed il corpo insanguinato di un ferito. Mi fermo, telefono alla croce rossa, alla polizia. Cerco, se ne sono in grado, di prestare i primi soccorsi.

2) Sono nella situazione del caso UNO, ma non mi limito a fermarmi e a prestare soccorso. Accolgo in casa mia e mantengo a tempo indeterminato l’uomo ferito, sua moglie, i suoi tre figli, i suoi amici, parenti e conoscenti.

3) Mi dicono che un certo tratto di autostrada è frequentato da macchine vecchie e fuori norma, spesso causa di incidenti. Decido di pattugliare quel tratto di autostrada per soccorrere le eventuali vittime di eventuali incidenti. Quando presto effettivamente soccorso a qualcuno mi comporto come nel caso DUE.

4) Vengo a sapere che gli abitanti di un certo condominio possiedono auto vecchie e fuori norma e che si avventurano spesso con queste in un certo tratto di autostrada. Posteggio la mia auto nei pressi di quel condominio e appena vedo che qualcuno parte con un’auto vecchia ed insicura mi avvicino, lo prendo a bordo della mia auto e lo conduco dove è diretto. Anche in questa occasione, se la persona soccorsa lo vuole, mi comporto come nel caso DUE.

Domanda: quale dei quattro casi descrive una situazione in cui io sono giuridicamente e, soprattutto, MORALMENTE obbligato ad intervenire e a prestare il mio aiuto? Con tutta evidenza solo il caso UNO.
Fuor di metafora, c’è una differenza radicale fra salvataggi e pattugliamento del mare, pattugliamento del mare e servizio taxi per migranti e fra tutte queste cose e l’accoglienza ed il mantenimento di coloro che si sono salvati.
I “buoni” devono decidersi a parlare chiaro. Sono favorevoli al trasferimento in Europa, meglio ancora, in Italia, di un numero illimitato di africani? Il fatto che esistano naufragi ci deve spingere ad aprire le frontiere e ad accogliere praticamente tutti? Questo e solo questo è il vero quesito. Non ha senso alcuno ridurre il problema a questo o quel salvataggio, questo o quel “caso umano”. Affrontare il mare con delle carrette vuol dire rischiare, se il fatto che c’è gente che rischia implica che siamo obbligati ad accoglierla allora parlare di limiti e regole alla immigrazione è insensato. Dobbiamo accogliere quelli che partendo si espongono a dei rischi, siano questi diecimila, un milione, dieci milioni o cento milioni. Punto.
In questo modo si distrugge l’Europa, quindi la possibilità stessa di aiutare l’Africa ad imboccare la strada dello sviluppo.

PS.

Stamattina TG e stampa “progressista” sono letteralmente scatenati nel presentare la Libia di Fayez Al Serraj come una sorta di enorme lager in cui è impossibile vivere ed in cui, a maggior ragione, non si può accettare di essere rimpatriati. Ora, a parte il fatto che le vittime del naufragio di ieri venivano, a detta dei media, dall’Africa sub sahariana, quindi in Libia ci erano recate, a parte questo, val la pena di ricordare che il governo italiano di centro sinistra a suo tempo riconobbe il governo Al Serraj come legittimo rappresentante del popolo libico e con quel governo stipulò accordi proprio sulla gestione delle migrazioni non il cattivissimo Matteo Salvini ma il buonissimo Marco Minniti, campione del PD.
Inoltre, se davvero nella Libia di Al Serraj è in corso una emergenza umanitaria si intervenga militarmente per farla cessare! Non è possibile che esistano “emergenze umanitarie” che durano decenni ed obbligano paesi come l’Italia a subirne le conseguenze in termini di immigrazione fuori controllo. Se si è “buoni” lo si sia anche con chi resta, non solo con chi parte!
Elementare Watson.
Giovanni Ciri, qui.

Ma per quelli antropologicamente superiori è una cosa troppo complicata da capire, se solo ci provano gli grippa il cervello.

barbara

MISCELLANEA

1. Prossimamente anche da queste parti
big brother
dove comunque i blocchi su FB sono già da molto la regola.

2. Le priorità

Perdonaci Asia Bibi, perché leggo che trascorrerai un altro Natale chiusa in una stanza assieme ai tuoi ex carcerieri. Perdonaci, ma gli inglesi se la fanno sotto della reazione dei propri musulmani se ti accogliessero. Perdonaci, ma per il Vaticano è solo “un problema interno del Pakistan”. Perdonaci, ma per le femministe è prioritario non far morire la Carmen di Bizet per combattere il femminicidio. Perdonaci, ma per i giornalisti ormai è solo tutto un farsi i pompini a vicenda, come direbbe Mr Wolf in Pulp Fiction. Perdonaci, ma per la nostra classe politica l’impegno a tirarti fuori è durato il tempo di un tweet raccatta voti. Perdonaci, ma non ce la facciamo davvero più in Occidente a batterci per qualcosa che non sia l’apertura domenicale dei negozi e la coperta scaldasonno. Ma tranquilla, cara Asia Bibi, la pagheremo cara. Giulio Meotti

3. La vergognosa apartheid antipalestinese
Questo è Muhammad Wahaba,
Muhammad Wahaba 1
bambino palestinese del campo profughi “Al-Bard” in Libano. E’ morto
Muhammad Wahaba 2
a causa del rifiuto degli ospedali libanesi di prestargli, in quanto palestinese, le cure mediche di cui aveva bisogno (e mentre gli ospedali libanesi si rifiutano di curare palestinesi, migliaia di palestinesi vengono accolti ogni giorno negli ospedali israeliani). Alla fine di questo post qualche ragguaglio sulla condizione dei palestinesi in Libano.

4. I tunnel libanesi
che penetrano in territorio israeliano: guardate come sono belli!
tunnel 2
tunnel 3
tunnel 4
E come potrebbero non esserlo, con tutti i milioni di dollari che ci hanno investito! (Ma una penetrazione armata in uno stato sovrano non era un’azione di guerra, una volta? O forse lo è anche adesso ma si fa eccezione quando si tratta di Israele?)

5. Nel frattempo hamas
manda in scena i suoi deliziosi bambini
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6. E intanto dall’Europa gli ebrei continuano a scappare a decine di migliaia.

barbara

HANDICAPPATO

Per la precisione affetto da tetraparesi spastica. E attore comico. Con due parole da dire alle persone buone e compassionevoli.

«Ogni pomeriggio i nonnetti si radunavano in una piazzetta nei pressi delle mura. Mi sentivo i loro sguardi addosso. “Poverino, che disgrazia…”, mormoravano.
Pensai: vuoi vedere che stanno parlando di me? Ebbi uno scatto d’orgoglio: ma quale disgrazia, in fondo sono soltanto handicappato! Così decisi di andarmi a sedere proprio in mezzo a loro. Fuggifuggi generale. I pochi rimasti avevano l’espressione di chi pensa: “E ora? Lo guardo o faccio finta di niente?”. Finché un vecchietto prese coraggio ed esclamò: “Ma non è che per caso s’attacca?”. La “malattia”, intendeva. E io, di rimando: no, tranquillo, solamente se sputo. Ci fu un attimo di silenzio, poi tutti scoppiarono a ridere. In quel momento capii che con le risate potevo movimentare un po’ l’ambiente».

barbara

LO ZEVINO

Ossia il giovane nipote del grande Bruno Zevi e di Tullia Calabi in Zevi. Purtroppo non ha preso dal nonno. Ora ci spiega qual è il problema della sinistra: le furbate sporche che le gioca la destra per farla sembrare ipocrita, e siccome la sinistra è candida e ingenua, ci casca e si fa fregare.

Ipocrisie

‍‍24/07/2018

Nella destra sempre a caccia di legittimazione culturale, e persino morale, si va definendo un nuovo genere letterario: sull’ipocrisia della sinistra. Si tratta ancora di un’operazione di nicchia, ma poggia su solide basi di diffidenza diffusa e popolare. Gli ingredienti sono: un finto profugo/profuga, una località di villeggiatura preferibilmente trendy, un personaggio noto dal conto in banca abbastanza pingue. Il provocatore – di questi tempi si direbbe: l’agente provocatore, che fa più sbirro – chiama o contatta il personaggio suddetto, e mentre quello si sta facendo lo shampoo, o parcheggia la macchina, oppure accompagna la moglie alla stazione e risponde al direttore oppure alla zia malata d’Alzheimer, a bruciapelo gli domanda: te lo prendi un migrante a casa tua? Se il malcapitato è sufficientemente reattivo e paraculo, a tono replica: ma certo, ho già preparato il letto in attesa della tua telefonata, se mi dai un attimo segno l’indirizzo e lo vengo a prendere. Fammi sapere se serve anche una seconda stanza che caccio mia moglie. Ma se invece esita – che ne so, magari non ha una stanza libera oppure ha un cane che in vecchiaia è diventato scontroso – allora è fregato. Il giorno dopo si scoprirà protagonista di un articolo su un giornaletto di destra, in calo di copie e che paga stipendi da fame ad aspiranti giornalisti d’assalto della nouvelle droite, con tanto di foto; se è sfigato, potrebbe addirittura finire sulla pagina Facebook di Salvini o di qualche altro capopopolo dei nostri tempi. Foto e video assicurati. Se poi lo beccano con l’orologio della laurea, quel Rolex comprato dalla nonna e poi indossato senza pensarci (una revisione in vent’anni, il Rolex, che io non possiedo, funziona molto bene), la frittata è completa. Il nostro uomo è assurto automaticamente a simbolo dell’ipocrisia della sinistra. Reietto del nostro tempo, non può più parlare, a meno di non appoggiare apertamente l’affondamento in mare dei barconi della speranza.
Intendiamoci: la sinistra e soprattutto i suoi dirigenti sono parsi, spesso giustamente, ipocriti e moralisti. Hanno ignorato le paure delle persone e hanno puntato il dito senza mettersi nei panni di chi sta peggio. E si sono fatti gli affari propri mentre la sconfitta franava inesorabile e meritata su un’intera tradizione politica. Ma se questo è il livello del dibattito le cose non possono che andare peggio, molto peggio. Con o senza Rolex, con o senza Capalbio.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas, su Pagine ebraiche, ‍‍24/07/2018

Si notino le note di colore: il giornale di destra che paga stipendi da fame, perché il destro è negriero nell’anima, e non può fare a meno di comportarsi da negriero in ogni suo aspetto della vita quotidiana. E vuole con tutto se stesso l’affondamento dei barconi in mare, perché il destro è cattivo, ma proprio cattivo dentro, a differenza del sinistro che è buono dentro e fuori, oltre che moralmente e antropologicamente superiore. I “barconi della speranza”, si prega di tenerlo presente, come quello raffigurato in fondo a questo post. È talmente scemo, povero Zevino, che fa perfino quasi tenerezza.
NOTA: l’articolo, come si può vedere, è di due mesi fa; non l’ho postato prima perché c’era sempre qualcos’altro di più urgente. Non c’è un motivo particolare per pubblicarlo oggi, tranne il fatto che per quello che avevo intenzione di fare oggi mi manca ancora un po’, e quindi lo dovrò fare domani.
Tobia-Zevi
barbara

IN PRINCIPIO ERA IL PROSPERATE E MOLTIPLICATEVI

(versione per credenti)

IN PRINCIPIO ERA L’ISTINTO DI CONSERVAZIONE DELLA SPECIE

(versione per non credenti e categorie affini)

(Buoni e tranquilli, che ormai mi ci sono fatta il dente avvelenato, e non ve la caverete tanto a buon mercato)

Pilastro imprescindibile per la moltiplicazione degli individui e la conservazione della specie, per la maggior parte delle specie animali fra cui quella umana, è il rapporto sessuale. Premessa fondamentale al rapporto sessuale per molte specie animali, fra cui quella umana, è il corteggiamento, la seduzione, il gioco di gesti, di movimenti, nella specie umana anche di sguardi, di parole, di abbigliamento. Da che esiste il mondo. A volte capita che un corteggiamento non sia gradito. Da che cosa dipende il non gradimento? Fondamentalmente dalla persona; per la precisione: dalla mia percezione della persona. Tizio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi è gradita; Caio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi lascia indifferente; Sempronio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi dà fastidio. Con Tizio aumento di un infinitesimo la pressione della spalla sulla sua mano, con Caio rimango immobile, con Sempronio mi sposto di un infinitesimo: nove volte su dieci il messaggio arriva. Se con Sempronio non arriva, alla prossima occasione vedo di essere più esplicita. A volte capita che ancora non capisca, e insista: mi sta disturbando? Sì, indubbiamente. Mi sta usando violenza? NO! Un uomo che ci guarda le tette dà fastidio? Normalmente (tranne il caso che) sì; ma a noi, scusate, non capita mai, proprio mai mai mai che con loro ci sfugga un’occhiata in giù? Siamo porche? Siamo pervertite? Siamo criminali? Siamo da sbattere in prima pagina? (E pensiamo forse che, a differenza di noi che vediamo sempre perfettamente dove stanno guardando, loro non se ne accorgano? E non pensiamo che qualcuno, anziché gratificato ed eccitato, possa sentirsi imbarazzato? Magari, se lo sguardo dovesse farsi insistente, addirittura molestato?) L’unico discrimine è la mia libertà di dire no. Sono libera di dire di no al datore di lavoro che, se non lo accontento, mi licenzia, e fa girare la voce che sono una che pianta rogne e io resto senza lavoro e non posso mangiare? Molto poco. Sono libera di dire di no al vicino di casa al collega al negoziante al medico all’elettricista? Sì, naturalmente. Sono libera di dire di no al regista o produttore che potrebbe non darmi la parte? ASSOLUTAMENTE SÌ. (A Joan Fontaine era stata proposta la parte di Melania in Via col Vento; condizione imprescindibile però era passare per il divano del regista – per il quale TUTTE le attrici passavano – e lei ha rifiutato. Sua sorella Olivia de Havilland, evidentemente più accomodante, ha accettato e ha avuto la parte. Dopodiché la carriera di Joan Fontaine è brillantemente continuata anche senza Via col Vento). Qualcuno mi può spiegare perché un uomo non dovrebbe avere il diritto di mostrarmi interesse, desiderio e magari anche provarci? Per quante generazioni abbiamo combattuto, noi donne, per conquistare il diritto di mostrare a un uomo, anche esplicitamente, interesse, attrazione, desiderio, eccitazione senza essere considerate puttane? (Sì, anche eccitazione: le caste fanciulle di Hollywood, che la danno sempre e solo perché costrette, non so, ma a noi comuni mortali capita di eccitarci, e anche di brutto, lo si sappia). Qualcuno mi può spiegare perché diavolo questo diritto adesso lo dovremmo negare agli uomini? E, a parte la questione dei diritti, davvero desideriamo un mondo in cui un uomo, per paura di finire alla gogna su tutti i mass media, oltre che denunciato, eviti accuratamente di dirci che oggi siamo in forma, che quel vestito ci sta a meraviglia, che il nuovo taglio di capelli ci dona, che si privi e ci privi di uno sguardo, di una carezza, di un abbraccio, di ogni forma di calore e di tenerezza? È questo il mondo che vogliamo?

Poi le vergini cucce si presentano dimessamente vestite di nero, in lutto per il loro pudore offeso.
black 3  black 1
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E nel frattempo impiegate operaie commesse, le VERE vittime di ogni sorta di abusi con ben poche vie di scampo, si fottano pure, che noi abbiamo le lacrime delle asie e delle guinnette e delle angeline da asciugare (magari con un panno speciale per quelle “costrette” a un rapporto orale che a me, scusate, ma la sola idea fa scompisciare) e non abbiamo tempo per queste sciocchezze.

POST SCRIPTUM: c’è una ex collega, a cui ogni tanto do un’occhiata su FB, che è scatenata di brutto su queste faccende, film dell’orrore, individuo schifoso, destituire, buttare fuori, licenziare [Bellomo] – ma non è previsto dalla legge – non importa, fuori! – ma non è mica ancora provato – il padre di una studentessa (post laurea) lo ha denunciato, che aveva sì avuto una relazione, ma era condizionata… Lei a scuola (media) adescava gli scolari, e quando ci riusciva se li portava a letto. Posso dire che fra le sbraitanti oche del Campidoglio la più pulita ha la rogna?

POST POST SCRIPTUM (pipiesse per gli amici): forse però un sistema c’è: se tutti gli uomini mettessero in atto, nei confronti di ogni tipo di attenzione verso di noi, la ricetta di Lisistrata? Le vorrei proprio vedere, le gallinelle del #anchioanchio a scoppio ritardato.
[E non è finita qui]

barbara