LO ZEVINO

Ossia il giovane nipote del grande Bruno Zevi e di Tullia Calabi in Zevi. Purtroppo non ha preso dal nonno. Ora ci spiega qual è il problema della sinistra: le furbate sporche che le gioca la destra per farla sembrare ipocrita, e siccome la sinistra è candida e ingenua, ci casca e si fa fregare.

Ipocrisie

‍‍24/07/2018

Nella destra sempre a caccia di legittimazione culturale, e persino morale, si va definendo un nuovo genere letterario: sull’ipocrisia della sinistra. Si tratta ancora di un’operazione di nicchia, ma poggia su solide basi di diffidenza diffusa e popolare. Gli ingredienti sono: un finto profugo/profuga, una località di villeggiatura preferibilmente trendy, un personaggio noto dal conto in banca abbastanza pingue. Il provocatore – di questi tempi si direbbe: l’agente provocatore, che fa più sbirro – chiama o contatta il personaggio suddetto, e mentre quello si sta facendo lo shampoo, o parcheggia la macchina, oppure accompagna la moglie alla stazione e risponde al direttore oppure alla zia malata d’Alzheimer, a bruciapelo gli domanda: te lo prendi un migrante a casa tua? Se il malcapitato è sufficientemente reattivo e paraculo, a tono replica: ma certo, ho già preparato il letto in attesa della tua telefonata, se mi dai un attimo segno l’indirizzo e lo vengo a prendere. Fammi sapere se serve anche una seconda stanza che caccio mia moglie. Ma se invece esita – che ne so, magari non ha una stanza libera oppure ha un cane che in vecchiaia è diventato scontroso – allora è fregato. Il giorno dopo si scoprirà protagonista di un articolo su un giornaletto di destra, in calo di copie e che paga stipendi da fame ad aspiranti giornalisti d’assalto della nouvelle droite, con tanto di foto; se è sfigato, potrebbe addirittura finire sulla pagina Facebook di Salvini o di qualche altro capopopolo dei nostri tempi. Foto e video assicurati. Se poi lo beccano con l’orologio della laurea, quel Rolex comprato dalla nonna e poi indossato senza pensarci (una revisione in vent’anni, il Rolex, che io non possiedo, funziona molto bene), la frittata è completa. Il nostro uomo è assurto automaticamente a simbolo dell’ipocrisia della sinistra. Reietto del nostro tempo, non può più parlare, a meno di non appoggiare apertamente l’affondamento in mare dei barconi della speranza.
Intendiamoci: la sinistra e soprattutto i suoi dirigenti sono parsi, spesso giustamente, ipocriti e moralisti. Hanno ignorato le paure delle persone e hanno puntato il dito senza mettersi nei panni di chi sta peggio. E si sono fatti gli affari propri mentre la sconfitta franava inesorabile e meritata su un’intera tradizione politica. Ma se questo è il livello del dibattito le cose non possono che andare peggio, molto peggio. Con o senza Rolex, con o senza Capalbio.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas, su Pagine ebraiche, ‍‍24/07/2018

Si notino le note di colore: il giornale di destra che paga stipendi da fame, perché il destro è negriero nell’anima, e non può fare a meno di comportarsi da negriero in ogni suo aspetto della vita quotidiana. E vuole con tutto se stesso l’affondamento dei barconi in mare, perché il destro è cattivo, ma proprio cattivo dentro, a differenza del sinistro che è buono dentro e fuori, oltre che moralmente e antropologicamente superiore. I “barconi della speranza”, si prega di tenerlo presente, come quello raffigurato in fondo a questo post. È talmente scemo, povero Zevino, che fa perfino quasi tenerezza.
NOTA: l’articolo, come si può vedere, è di due mesi fa; non l’ho postato prima perché c’era sempre qualcos’altro di più urgente. Non c’è un motivo particolare per pubblicarlo oggi, tranne il fatto che per quello che avevo intenzione di fare oggi mi manca ancora un po’, e quindi lo dovrò fare domani.
Tobia-Zevi
barbara

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QUAL È LA SUA METODOLOGIA?

A proposito, il corpo di Maryam Faraji,
Maryam Faraji
dissidente iraniana trentatreenne scomparsa qualche giorno fa, è stato ritrovato bruciato (qui). E speriamo almeno che l’abbiamo bruciata dopo. (Federica? Laura? O-oh! No, eh? Niente)

barbara

IN PRINCIPIO ERA IL PROSPERATE E MOLTIPLICATEVI

(versione per credenti)

IN PRINCIPIO ERA L’ISTINTO DI CONSERVAZIONE DELLA SPECIE

(versione per non credenti e categorie affini)

(Buoni e tranquilli, che ormai mi ci sono fatta il dente avvelenato, e non ve la caverete tanto a buon mercato)

Pilastro imprescindibile per la moltiplicazione degli individui e la conservazione della specie, per la maggior parte delle specie animali fra cui quella umana, è il rapporto sessuale. Premessa fondamentale al rapporto sessuale per molte specie animali, fra cui quella umana, è il corteggiamento, la seduzione, il gioco di gesti, di movimenti, nella specie umana anche di sguardi, di parole, di abbigliamento. Da che esiste il mondo. A volte capita che un corteggiamento non sia gradito. Da che cosa dipende il non gradimento? Fondamentalmente dalla persona; per la precisione: dalla mia percezione della persona. Tizio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi è gradita; Caio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi lascia indifferente; Sempronio, parlando, mi sfiora una spalla con la mano, e la cosa mi dà fastidio. Con Tizio aumento di un infinitesimo la pressione della spalla sulla sua mano, con Caio rimango immobile, con Sempronio mi sposto di un infinitesimo: nove volte su dieci il messaggio arriva. Se con Sempronio non arriva, alla prossima occasione vedo di essere più esplicita. A volte capita che ancora non capisca, e insista: mi sta disturbando? Sì, indubbiamente. Mi sta usando violenza? NO! Un uomo che ci guarda le tette dà fastidio? Normalmente (tranne il caso che) sì; ma a noi, scusate, non capita mai, proprio mai mai mai che con loro ci sfugga un’occhiata in giù? Siamo porche? Siamo pervertite? Siamo criminali? Siamo da sbattere in prima pagina? (E pensiamo forse che, a differenza di noi che vediamo sempre perfettamente dove stanno guardando, loro non se ne accorgano? E non pensiamo che qualcuno, anziché gratificato ed eccitato, possa sentirsi imbarazzato? Magari, se lo sguardo dovesse farsi insistente, addirittura molestato?) L’unico discrimine è la mia libertà di dire no. Sono libera di dire di no al datore di lavoro che, se non lo accontento, mi licenzia, e fa girare la voce che sono una che pianta rogne e io resto senza lavoro e non posso mangiare? Molto poco. Sono libera di dire di no al vicino di casa al collega al negoziante al medico all’elettricista? Sì, naturalmente. Sono libera di dire di no al regista o produttore che potrebbe non darmi la parte? ASSOLUTAMENTE SÌ. (A Joan Fontaine era stata proposta la parte di Melania in Via col Vento; condizione imprescindibile però era passare per il divano del regista – per il quale TUTTE le attrici passavano – e lei ha rifiutato. Sua sorella Olivia de Havilland, evidentemente più accomodante, ha accettato e ha avuto la parte. Dopodiché la carriera di Joan Fontaine è brillantemente continuata anche senza Via col Vento). Qualcuno mi può spiegare perché un uomo non dovrebbe avere il diritto di mostrarmi interesse, desiderio e magari anche provarci? Per quante generazioni abbiamo combattuto, noi donne, per conquistare il diritto di mostrare a un uomo, anche esplicitamente, interesse, attrazione, desiderio, eccitazione senza essere considerate puttane? (Sì, anche eccitazione: le caste fanciulle di Hollywood, che la danno sempre e solo perché costrette, non so, ma a noi comuni mortali capita di eccitarci, e anche di brutto, lo si sappia). Qualcuno mi può spiegare perché diavolo questo diritto adesso lo dovremmo negare agli uomini? E, a parte la questione dei diritti, davvero desideriamo un mondo in cui un uomo, per paura di finire alla gogna su tutti i mass media, oltre che denunciato, eviti accuratamente di dirci che oggi siamo in forma, che quel vestito ci sta a meraviglia, che il nuovo taglio di capelli ci dona, che si privi e ci privi di uno sguardo, di una carezza, di un abbraccio, di ogni forma di calore e di tenerezza? È questo il mondo che vogliamo?

Poi le vergini cucce si presentano dimessamente vestite di nero, in lutto per il loro pudore offeso.
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E nel frattempo impiegate operaie commesse, le VERE vittime di ogni sorta di abusi con ben poche vie di scampo, si fottano pure, che noi abbiamo le lacrime delle asie e delle guinnette e delle angeline da asciugare (magari con un panno speciale per quelle “costrette” a un rapporto orale che a me, scusate, ma la sola idea fa scompisciare) e non abbiamo tempo per queste sciocchezze.

POST SCRIPTUM: c’è una ex collega, a cui ogni tanto do un’occhiata su FB, che è scatenata di brutto su queste faccende, film dell’orrore, individuo schifoso, destituire, buttare fuori, licenziare [Bellomo] – ma non è previsto dalla legge – non importa, fuori! – ma non è mica ancora provato – il padre di una studentessa (post laurea) lo ha denunciato, che aveva sì avuto una relazione, ma era condizionata… Lei a scuola (media) adescava gli scolari, e quando ci riusciva se li portava a letto. Posso dire che fra le sbraitanti oche del Campidoglio la più pulita ha la rogna?

POST POST SCRIPTUM (pipiesse per gli amici): forse però un sistema c’è: se tutti gli uomini mettessero in atto, nei confronti di ogni tipo di attenzione verso di noi, la ricetta di Lisistrata? Le vorrei proprio vedere, le gallinelle del #anchioanchio a scoppio ritardato.
[E non è finita qui]

barbara

ERRORI DA EVITARE

E a me rimane l’amara sensazione che con il mondo musulmano continuiamo a commettere errori che potremmo evitare. È sacrosanto quanto indispensabile l’appello a denunciare e isolare ambienti e personaggi che all’interno della propria comunità incitano allo jihadismo, o si sospetta che lo pratichino o che facciano proselitismo in tal senso. È sacrosanta quanto necessaria la condanna pubblica e la presa di distanza dagli assassini in nome di Allah. È un bellissimo gesto che i credenti delle tre grandi fedi monoteistiche si uniscano in momenti di raccoglimento di fronte a orribili gesti che spezzano centinaia di vite e spargono dolore e strazio in mezzo mondo. Ma è giusto, e quanto è giusto che il “potere mediatico/politico” – in buona fede – chieda e ottenga (contraddicendomi, dico per fortuna) il fortissimo gesto di una preghiera comune nelle chiese, davanti a immagini per noi inconcepibili in quanto tali? I rabbini lo farebbero? Gli ebrei osservanti lo farebbero? Di più, e qui sta il nodo, sarebbe giusto chiederglielo? Di fronte all’orrore jihadista io credo che molte regole di “normalità” possano e debbano essere rivisitate, però il dubbio che questi errori possano e debbano essere ridotti al minimo rimane forte.
Stefano Jesurum, giornalista
(4 agosto 2016, Moked)

“I rabbini lo farebbero? Gli ebrei osservanti lo farebbero?” No, signor Jesurum, non lo farebbero i rabbini e non lo farebbero gli ebrei osservanti. Neanche quelli osservanti al 10%: nessun ebreo pregherebbe di fronte a immagini, atto considerato idolatrico dall’ebraismo come dall’islam. E sa perché gli ebrei non lo farebbero? Perché nel loro Libro Sacro non hanno l’obbligo della taqiyya, la dissimulazione, il mentire sui propri sentimenti e sulla propria fede per meglio ingannare gli infedeli e diffondere la propria religione.
A parte questo mi piacerebbe chiedere: il signor Jesurum mi saprebbe indicare qual è stata l’ultima volta che i musulmani hanno accettato di pregare insieme agli ebrei? L’ultima volta che viene in mente a me è quella di due anni fa in Vaticano, in cui l’imam ha sonoramente preso per il sedere il signor Bergoglio pregando di fronte a lui per l’annientamento degli infedeli da parte dell’islam.
E poi una cosa bisogna proprio che la dica: bello quel mantra delle “tre grandi fedi monoteistiche”! Vero che riempie così bene la bocca? Bello soprattutto l’aggettivo. E così come, in altre circostanze, l’aggiunta dell’aggettivo mi induce a chiedermi se esista un piccolo raccordo anulare e un’aloe falsa, così ora il signor Jesurum mi induce a chiedere: quali saranno mai le piccole fedi monoteistiche?
Eh sì, caro signor Jesurum, ce ne sarebbero di errori da evitare, quanti ce ne sarebbero!
Qualche altra considerazione, meritevole di essere letta, la aggiunge un giovane commentatore della stessa testata.


Solidarietà e ipocrisia

Leggo con stupore e amarezza un passionale elogio all’evento di domenica in una chiesa di Roma in cui tre imam si sono recati a portare solidarietà dopo il terribile attentato a Rouen. Stupore, perché sarebbe bastato controllare e ci si sarebbe accorti che si è finito per fare pubblicità a chi, come uno dei tre Imam, parole senza equivoci sul terrorismo non le ha mai pronunciate. Anzi, intervistato da una televisione poco tempo fa, lasciava in bella vista una cartina da cui Israele era cancellata. Di fronte a questa particolarità un giornalista de l’Espresso ne chiese conto e la risposta fu netta: “per noi Israele non dovrebbe esistere.” Sempre a Roma era presente il rappresentante della comunità palestinese in Italia, che invece considera come propaganda sionista la verità storica del rapporto tra il Gran Mufti e Hitler. Così tanto per far capire chi sono i rappresentanti con cui i nostri intellettuali sognano di pregare insieme in chiese, sinagoghe e moschee aperti a tutti, credenti e non credenti. Forse per questo che non penso ci sia bisogno di preghiere condivise o di moderne forme di sincretismo. A prescindere che queste siano vietate dalla Torah e non andrebbero promosse quanto meno da noi nei nostri spazi, servirebbe solo quel poco di rispetto e lucidità per comprendere che di gesti eclatanti e televisivi non ne sentiamo il bisogno. Anzi, dietro certi gesti di solidarietà c’è da preoccuparsi perché si nasconde un’ideologia ipocrita e pericolosa.
Daniel Funaro
(4 agosto 2016, Moked)

Come dicevo: taqiyya allo stato puro (clic per ingrandire, rubato qui).

barbara

UN ARTICOLO DI FRANCESCO MERLO

di 13 anni fa. Né il destinatario, né l’evento specifico sono attuali, ma il contesto generale è tuttora valido, e penso che valga la pena di rileggerlo.

Io credo che lei, gentile Gino Strada, sia certamente un chirurgo straordinario, innalzato su un piedistallo di nobiltà etica. Lo dico senza ironia, ma con sincera ammirazione. Ed è, anzi, proprio per questo che capisco quanto il signor Né-Né possa indurla in tentazione, o quanto lei stesso rischi di diventare un signor Né-Né, non più medico neutrale, non più nemico della sofferenza d’Occidente e d’Oriente, della ferita che non segue il corso del sole. Lei, insomma, da farmaco senza ideologia né patria, apolide come la penicillina, rischia di diventare uno dei tanti maestri di pensiero politico italiano, leader e simbolo partigiano che tra i pacifisti nidifica. Sarebbe davvero imperdonabile, una bruciante sconfitta per tutti noi, se alla fine anche lei più che un pacifista diventasse un paciere, di quelli che trattengono l’uno mentre l’altro lo picchia. Il signor Né-Né, lo ripeto per chiarezza, non è infatti un pacifista, anche se si accuccia proprio in quella passione per la pace che è la passione di tutti noi, anche la mia, una passione necessariamente sobria e mai gridata e che lei, invece, gentile e coraggioso chirurgo Gino Strada, qui, purtroppo, sbrodola. Voglio dire che si può legittimamente pensare che l’intervento militare contro Saddam sia un errore, senza diventare per questo un signor Né-Né. E ci si può battere, diplomaticamente e politicamente, perché si provi un’altra strada, ben sapendo che l’esilio volontario di un dittatore terrorista, come generosamente vorrebbe Pannella, è solo una trovata retorica e che neppure l’embargo è una strada indolore, visto che le spese le pagano soprattutto i deboli, i poveri, i vecchi e i bambini mentre i furbi, «le volpi», ben si accomodano nelle disgrazie, sempre travestiti da benefattori, da santi, da pacifisti. Si può persino mestamente rassegnarsi a Saddam, e sceglierlo come male minore, in attesa di prove più schiaccianti e di nuovi genocidi. L’importante, mio gentile e coraggioso chirurgo, è sapere che in guerra, nella guerra che ci è stata dichiarata l’11 settembre a New York, non è consentito stare né di qua né di là: o si sta con l’Occidente, con il suo petrolio e la sua democrazia, o si sta invece con Saddam, con il suo petrolio, il suo satrapismo e la sua dittatura etnocida e terrorista. Lei, dunque, gentile e coraggioso chirurgo, stia con chi le pare, ma non dica di non stare né né. La sua lettera poi è la prova di quanto l’intelligenza sia secca e netta, come le buone operazioni chirurgiche. La parola, quando è troppa, surroga la poca intelligenza dei fatti. E io temo che lei sia ricorso alla facondia, o meglio alla verbosità, per non impegnarsi appunto nell’intelligenza di quell’evento enorme: la guerra contro l’Occidente dichiarata dall’islamismo fanatico nell’attacco alle due torri e nell’eccidio di quei nostri fratelli, bianchi, neri, ispanici, e anche arabi, una guerra non solo al simbolo architettonico ma al cuore fisico di una civiltà, quella verticale, quella della tecnica che corre in cielo, quella della democrazia, la nostra civiltà che è impastata con le ragioni dell’Altro ed è fatta anche di chirurghi pacifisti che ci riempiono d’orgoglio proprio perché si volgono all’Altro, con la pietas laica che soccorre i corpi ben più della pietas religiosa, così attenta a confortare l’anima. La retorica, cui lei fa abbondante ricorso, è sempre un grido di malessere dell’intelligenza. Io per esempio mi sgomenterei alla vista delle mille sofferenze depositate negli ospedali, nei suoi encomiabili ospedali. Non avrei nessuna intelligenza adeguata a quelle piaghe e perciò potrei, certamente sbagliando, scrivere contro la chirurgia, che emotivamente e scioccamente detesto, e magari produrre sino al doppio di lamenti che lei ha scritto contro di me, sempre sotto forma di buoni sentimenti. Ecco, io temo, e lo dico con rispetto sincero, che proprio questo le sia accaduto. Si può infatti vedere Ground Zero e non capire. Addirittura, a volte, più si vede e meno si capisce. Ma eccoci tornati al punto: a noi è stata dichiarata la guerra. E in guerra, purtroppo per lei, per Rosy Bindi, e per me, non si può scegliere di non scegliere, non si può stare né di qua né di là, come si illusero di stare i pacifisti che nel 1939 gridavano nelle strade di Parigi di non volere morire per Danzica e poi caddero in posti sconosciuti per la difesa della Francia, dell’Europa e del mondo civile. Né ci si può commuovere per gli ebrei della Shoah e poi odiare gli ebrei di Israele, e bruciare le loro bandiere nelle strade d’Europa in sintonia con quanto avviene nelle strade dell’Islam. Pensi, ancora, a quelli che inventarono lo slogan, che tanto le piace, «né un soldo né un uomo», e che poi consegnarono alla destra, cioè al fascismo e al nazismo, le ragioni democratiche dell’interventismo coraggioso. La retorica delle buone intenzioni ha sempre dei profittatori, degli astuti signori Né-Né. Dove vuole che vadano i lupi e le volpi se non tra le colombe del coraggioso Gino Strada, e nei pollai?
Francesco Merlo

Credo che i destinatari, oggi, potrebbero essere molti, tra le folte file dei buoni di professione.

barbara

MA VERAMENTE CHARLIE HEBDO BERSAGLIA L’ISLAM?

Quello che segue è il consuntivo delle prime pagine di Charlie Hebdo in dieci anni di attività, oltre cinquecento numeri:
Charlie Hebdo
L’islam, come si può vedere, è in assoluto il tema meno bersagliato. Ciononostante l’islam è stato l’unico, tra i bersagli di Charlie Hebdo, a reagire facendo una strage: qualcuno ha ancora il coraggio di dire che l’islam non c’entra? Che il problema non è l’islam? Che chiunque, se gli insultano la mamma, è pronto a tirare un pugno?
In seguito alla strage i charlini hanno deciso che non avrebbero più attaccato l’islam: decisione sicuramente sensata, ché davvero sarebbe insensata la scelta di andare incontro a morte sicura per una questione di principio; ma se oltre al buon senso ci fosse anche un minimo di onestà intellettuale, avrebbero deciso di non attaccare più neanche il cristianesimo, né l’ebraismo, né nessun altra religione al mondo: risparmiare unicamente l’islam perché quelli, a differenza degli altri, ti fanno fuori e tu ti caghi addosso dalla paura, non è buon senso, è vigliaccheria e ipocrisia della peggior specie.
Adesso, in occasione del primo anniversario della strage, hanno avuto la geniale idea di pubblicare questa vignetta.
charlie
E, in un certo senso, possiamo anche dire che effettivamente corresponsabile della strage – fermo restando che i primi responsabili sono gli assassini che l’hanno messa in atto – è “un” dio. Peccato che quello rappresentato nella vignetta non sia quel dio lì che ordina ai suoi seguaci di mettere a morte chi insulta l’islam nonché tutti gli infedeli in generale. Anzi, a dirla tutta, non è neppure un dio generico, a significare che sono le religioni in sé a fare danni: quello è un dio specifico, perché a rappresentare Dio come un vecchio con la barba e con sulla testa un triangolo (una cosa con TRE lati e TRE angoli) con un occhio al centro c’è una religione sola. Che ha commesso la sua bella botta di crimini in passato, che del tutto innocente non è neanche oggi, ma che non va in giro a massacrare chi la critica. E dunque, oggi più che mai,

je ne suis pas Charlie

barbara

PERCHÉ SÌ

             Israeli-flag
Questo l’ho scritto nel maggio del 2002. Secondo me va ancora benissimo, basta solo sostituire Agnoletto con qualche altro personaggino.



• Perché senza Israele l’intero Medio Oriente sarebbe un’unica immensa polveriera e il numero dei morti sarebbe di proporzioni ruandesi.
• Perché senza Israele con la sua democrazia a fare da gendarme, tutte le satrapie mediorientali sarebbero molto peggio.
• Perché senza Israele l’Iraq oggi avrebbe l’atomica e la userebbe senza il minimo scrupolo, così come senza il minimo scrupolo ha sempre usato le armi chimiche.
• Perché nessuno, tranne Israele, ha mai dato ai palestinesi una speranza e un’opportunità di riscatto.
• Perché senza Israele gli antisemiti sarebbero privati dell’alibi della questione palestinese, e chissà quale nuova diavoleria si inventerebbero.
• Perché senza Israele Human Rights Watch sarebbe costretto ad occuparsi di tutti quei posti in cui i diritti umani vengono VERAMENTE violati, e tutti si accorgerebbero della sua ignavia.
• Perché senza Israele Amnesty International sarebbe costretto ad interessarsi ai VERI abusi, e tutti si accorgerebbero della sua inconsistenza.
• Perché senza Israele l’Onu sarebbe costretto a intervenire sui VERI massacri, e tutti si accorgerebbero della sua impotenza.
• Perché senza Israele qualcuno sarebbe costretto ad accorgersi dei 250 milioni di cristiani oppressi, discriminati, perseguitati e dei 160.000 assassinati ogni anno perché cristiani, e nessuno ha voglia di farlo.
• Perché senza Israele Agnoletto resterebbe disoccupato e ci toccherebbe anche pagargli il sussidio di disoccupazione.
• Perché senza Israele saremmo privi della più bella bandiera e del più bell’inno nazionale del mondo.
• E poi perché sì.

barbara

È TORNATA WAFA SULTAN

Ve l’avevo fatta conoscere otto anni fa, questa coraggiosa donna siriana, e vi avevo fatto vedere questo video

Ora, in occasione della guerra a Gaza, è tornata con questo articolo.

(…) Dato che non mi interessa soddisfare qualcuno, difendere qualcun altro o evitare l’ira di qualcun altro ancora, posso dire che Hamas è una secrezione islamica terrorista il cui comportamento irresponsabile verso la sua popolazione la mette nell’impossibilità di governare. Ma questa non è una novità, dal momento che in tutta la storia dell’Islam non è mai accaduto che una banda di criminali islamisti abbia rispettato i suoi cittadini.
(…) Io non pretendo di difendere Israele perché gli ebrei non hanno chiesto il mio parere sulla loro terra promessa. Se mi chiedono il mio parere, io consiglio loro di bruciare i loro libri sacri e lasciare la zona e salvarsi la pelle. Perché i musulmani sono una nazione rigida priva di cervello. Ed è un male contagioso. Tutti coloro che li frequentano perdono il cervello…
Prima della creazione dello Stato di Israele, la storia non ha mai menzionato una guerra che coinvolgesse gli ebrei, né che un Ebreo abbia comandato un esercito o condotto una conquista. Ma i musulmani sono guerrieri, conquistatori e la loro storia non manca di esempi e storie di conquista, morte, omicidi, razzie… Per i musulmani, uccidere è un divertimento. E se non trovano un nemico da uccidere, si uccidono tra di loro.
È impossibile per una nazione che educa i propri figli alla morte e al martirio per piacere al suo creatore, insegnare al tempo stesso amore per la vita. La vita ha valore per una società che insegna ai suoi figli che devono uccidere o essere uccisi per andare in Paradiso?
(…) Dall’inizio dell’operazione israeliana contro Gaza, sono bombardata di email da lettori musulmani che mi chiedono il mio parere su ciò che sta accadendo a Gaza. Non mi interessa quello che sta succedendo, ma mi interessano le motivazioni di coloro che mi scrivono. Sono convinta che il motivo non è la condanna dell’orrore, o la condanna della morte che imperversa a Gaza. Perché se la motivazione fosse davvero la condanna della morte, questi stessi lettori si sarebbero mobilitati in altre occasioni in cui la vita era minacciata.
Coloro che condannano il massacro a Gaza, per la difesa della vita come valore, dovrebbero chiedermi il mio parere ogni volta che questo valore della vita è stato minacciato.
Oltre 200.000 musulmani algerini sono stati massacrati da altri musulmani negli ultimi quindici anni, e nessun musulmano ne è stato turbato.
Delle donne algerine violentate dagli islamisti hanno testimoniato e raccontato che i loro stupratori pregavano Allah e imploravano il suo Profeta prima di violentare le loro vittime.
Ma nessuno ha chiesto il mio parere.
Più di 20.000 cittadini siriani musulmani sono stati massacrati dalle autorità (Hama nel 1983), senza che alcun musulmano reagisse e senza che nessuno chiedesse il mio parere su questi massacri di Stato.
Dei musulmani si sono fatti esplodere in alberghi giordani uccidendo musulmani innocenti che celebravano matrimoni, simboli del valore della vita, senza che si organizzassero proteste in tutto il mondo, e senza che mi si chiedesse il mio parere.
In Egitto, degli islamisti hanno recentemente attaccato un villaggio copto e massacrato 21 contadini, senza che un solo musulmano denunciasse questo crimine.
Saddam Hussein ha sepolto vivi più di 300.000 sciiti e curdi, e molti di più ne ha assassinati senza che un solo musulmano abbia osato reagire e denunciare questi crimini.
Al culmine dei bombardamenti di Gaza, una donna musulmana, fedele e pia, si è fatta esplodere in una moschea sciita in Iraq, uccidendo una trentina di innocenti, senza che i media o i musulmani se ne curassero. Qualche mese fa anche Hamas ha ucciso undici persone di una stessa famiglia palestinese, accusate di appartenere al Fatah, senza che si organizzassero manifestazioni in Europa o nel mondo arabo, e senza che alcun lettore mi scrivesse e mi mandasse le sue proteste.
Così, la vita non ha alcun valore per il musulmano, altrimenti avrebbe denunciato tutti i crimini contro la vita, qualunque sia la vittima. I palestinesi e i loro sostenitori denunciano i massacri di Gaza, non per amore della vita, ma per denunciare l’identità degli uccisori.
Se l’assassino fosse musulmano, appartenente a Hamas o Fatah, non ci sarebbe alcuna manifestazione.
(…) La CNN ha trasmesso un documentario su Gaza che mostra una donna palestinese che si lamenta e grida: ma che cosa hanno fatto i nostri figli per essere uccisi così? Ma chi lo sa. Forse è la stessa palestinese che ha gioito due anni fa, quando uno dei suoi figli si era fatto esplodere in un ristorante di Tel Aviv e ha detto che desiderava che gli altri suoi figli seguissero la stesso esempio e diventassero martiri.
Ma quando l’ideologia e l’indottrinamento sono di tale bassezza, è normale che per questa palestinese la vita perda ogni valore. Altrimenti piangerebbe i suoi figli allo stesso modo, che restino uccisi in un attentato suicida a Tel Aviv, o sotto le bombe israeliane. Perché la morte è la stessa in ogni circostanza, e rimane detestabile, mentre la vita è degna di essere vissuta e pianta.
In questo caso, come posso provare solidarietà per una donna che getta ululati di gioia quando uno dei suoi figli si fa esplodere contro gli ebrei, e piange quando gli ebrei uccidono gli altri suoi figli? Ma l’ideologia insegna ai musulmani che uccidere o essere uccisi permette ai fedeli di guadagnare il paradiso. In tal caso, perché piangere gli abitanti di Gaza quando non hanno mosso un dito per gli iracheni, algerini, egiziani o siriani, anch’essi musulmani?
(…) Per questo motivo sono sicura che coloro che mi scrivono e chiedono il mio parere su ciò che sta accadendo a Gaza cercano di farmi dire ciò che essi possono utilizzare per incriminarmi e condannarmi, o per farmi dire ciò che non possono esprimere.
(…) Borhane, un ragazzo palestinese di 14 anni, una decina d’anni fa ha perso le braccia, le gambe e la vista per l’esplosione di una mina in Cisgiordania. La comunità palestinese negli Stati Uniti si è mobilitata per aiutarlo e finanziare il suo ricovero in ospedale nella speranza di salvare quello che si poteva. Ad una cena di beneficenza organizzata in suo favore in California, la più ricca palestinese degli Stati Uniti si è presentata in pelliccia, e ha chiamato Borhane eroe. Si è rivolta a questo pezzo di carne immobile e inerte: Borhane, tu sei il nostro eroe. Il paese ha bisogno di te. Devi tornare al paese per impedire ai sionisti di confiscarlo… Ma l’ipocrisia della più ricca palestinese degli Stati Uniti le impedisce di mandare i propri figli a difendere la Palestina contro i sionisti. Esattamente come i leader di Hamas che chiedono sacrifici a Gaza, ma restano al sicuro a Damasco e Beirut.
(…) La guerra contro Gaza è certamente un orrore. Ma ha il merito di svelare un’ipocrisia senza precedenti nella storia recente. Un’ipocrisia che contraddistingue i Fratelli musulmani siriani che annunciano l’abbandono delle loro attività di opposizione per serrare i ranghi contro i sionisti.
Ma i Fratelli musulmani hanno il diritto di dimenticare i crimini del regime commessi contro di loro a Hama, Homs e Aleppo? Prima di riconciliarsi con il regime per combattere contro i sionisti, i Fratelli Musulmani hanno denunciato i crimini commessi dai loro alleati e partner (nella Fratellanza) in Algeria e in Iraq? Hanno denunciato la morte di centinaia di migliaia di sciiti in Iraq sul ponte degli ulema a Baghdad, polverizzato da uno dei vostri secondo gli insegnamenti della vostra religione di pace e di misericordia? Avete una sola volta denunciato gli abusi contro i cristiani in Iraq? O contro i copti in Egitto?
La vostra ipocrisia ci impedisce di credere ai vostri sentimenti verso i bambini a Gaza, perché voi avete fatto di peggio.
(…) Proviamo a immaginare che cosa avrebbe fatto Hamas a Fatah e agli altri, se possedesse la tecnologia e le armi di Israele? Proviamo a immaginare che cosa avrebbe fatto l’Iran ai sunniti della regione, se avesse le armi moderne che ha Israele? Probabilmente sarebbe un massacro garantito.
(…) Di recente ho incontrato un religioso induista a margine di una conferenza sulla guerra contro il terrorismo. Mi ha detto «tutte le guerre si sono combattute tra il bene e il male. Eccetto la prossima: questa sarà combattuta tra il male e il male.» Non avendo capito che cosa intendesse, ho chiesto una spiegazione. Egli ha detto: «Io sono contrario alla presenza americana in Iraq e in Afghanistan. Se gli Stati Uniti vogliono vincere la guerra contro gli islamisti, dovrebbero ritirarsi e lasciare che i due poli del male si uccidano tra di loro. Sunniti e sciiti, nutriti di odio si combatteranno e si neutralizzeranno a vicenda».
Tirando la conclusione di queste parole piene di saggezza, possiamo dire che Israele sta ora contribuendo involontariamente al successo dell’Islam. Attaccando Gaza, Israele spinge i musulmani a unirsi e a superare le loro differenze. E Settembre Nero in Giordania è ancora nella mente di tutti.
(…). Gli abusi di cui sono capaci gli arabi e i musulmani superano ogni immaginazione. Un carro armato giordano aveva schiacciato un palestinese, poi il carrista è sceso dal suo blindato e ha ficcato un giornale in bocca alla vittima… Nessun soldato israeliano si è mai comportato in questo modo a Gaza.
Inoltre, durante il massacro di Hama in Siria, i militanti dei Fratelli Musulmani immergevano le mani nel sangue delle vittime per scrivere sui muri: Allah Akbar, gloria all’Islam. Non ho mai sentito che un ebreo abbia scritto con il sangue di un altro ebreo slogan in lode dell’ebraismo. Lo dico con il cuore pesante: per salvare l’umanità dal terrorismo bisogna che il mondo libero si ritiri e lasci che i musulmani si uccidano tra di loro.
(…) Mi ricordo quando studiavo all’università di Aleppo, e l’ex ministro della Difesa siriano Mustafa Tlass* è venuto a farci visita. In un impeto di ipocrisia, Tlass ci ha detto che «Israele teme la morte, e la perdita di uno dei suoi soldati e lo spaventa e lo fa soffrire. Ma noi, noi abbiamo molti uomini ed i nostri uomini non temono la morte.» Qui sta la differenza tra le due visioni della vita e tra le due parti, e la testimonianza di Tlass sembra aver ispirato i leader di Hamas oggi.
Così, lo sterminio di tutti i bambini di Gaza è irrilevante per gli islamisti e per i leader di Hamas, poiché la vita non ha alcun valore per loro. Essi si rallegrano semplicemente per la morte di alcuni soldati israeliani. Per gli islamisti, lo scopo della vita è quello di uccidere o essere uccisi per guadagnare il paradiso. E dunque la vita non ha alcun valore.
(…) Se il Profeta Maometto avesse saputo che gli ebrei un giorno avrebbero volato a bordo degli F-16, non avrebbe ordinato ai suoi seguaci di uccidere gli ebrei fino all’ultimo giorno. Ma i suoi seguaci devono modificare l’ideologia per amore delle generazioni future, e per salvare la loro discendenza e preparare una vita migliore, lontano dalla idealizzazione della morte.
I musulmani devono cominciare a cambiare per cercare di cambiare la vita. Devono rifiutare la cultura della morte insegnata e diffusa dai loro libri. E solo quando ci arriveranno non avranno più nemici. Perché chi impara ad amare suo figlio più di quanto odi il suo nemico apprezzerà meglio la vita. Inoltre la terra non vale mai la vita delle persone, e gli arabi sono il popolo che meno ha bisogno di terra. Ma, paradossalmente, è il popolo che odia di più vita.
Quando sarà che gli arabi capiranno questa equazione e cominceranno ad amare la vita?

Wafa Sultan (qui, traduzione mia)

* Mustafa Tlass è quel signore che nel 2001 ha dichiarato: “Ammazzare gli ebrei è un imperativo spirituale per gli arabi. Noi viviamo un periodo di martirio. Quando io vedo un ebreo di fronte a me, lo ammazzo. Se ogni arabo facesse questo, vedremmo la fine degli ebrei.” Si raccomanda di ricordare che loro ce l’hanno con Israele, non con gli ebrei, dobbiamo smetterla di bollare come antisemita ogni singola critica a Israele! ndb.

E a questa lucida analisi, a questa spietata denuncia dell’ipocrisia che accompagna TUTTE, senza eccezione, le prese di posizione filo palestinesi, non c’è davvero altro da aggiungere.

barbara