DENTRO E FUORI

Cominciamo dal fuori, che si fa prima.

La vera variante inglese: sui vaccini il modello è quello del “negazionista” Johnson

Vuoi vedere che aveva ragione Boris Johnson? Il piano di vaccinazioni inglese corre a tutta velocità dopo lo smarcamento di Londra dall’Unione europea e nel Regno Unito si parla di fine del lockdown, progetti per le vacanze estive, ripresa dell’economia, mentre la sterlina è ai massimi da tre anni. Un mondo di distanza rispetto a come la Commissione Von Der Leyen ha pasticciato sulle dosi e sui contratti con le case farmaceutiche: infatti mentre Israele, Regno Unito e Stati Uniti volano, Berlino, Parigi e, ahinoi, Roma restano ferme al palo.
Con oltre 18 milioni di vaccinati il Regno Unito vede la fine del terzo lockdown, istituito ormai due mesi fa, dopo la scoperta della cosiddetta “variante di Kent”, e l’allentamento delle restrizioni introdotte per contenere il Covid. Prime tra tutte il rientro a scuola a partire dall’8 marzo. Dal 29 marzo sarà possibile incontrare fino a 6 persone diverse da quelle del nucleo famigliare. Misure prese con cautela ma che segnano un parziale ritorno alla normalità. Nei mesi scorsi il leader Tory era stato sottoposto a pesanti critiche che avevano fatto salire la tensione in un partito in maggioranza anti-chiusurista. Tra i membri del Covid Group si era parlato anche di sfidare la leadership di BoJo. Steve Baker aveva prima scritto una lettera in cui paventava un nuovo contest per stabilire un percorso che avrebbe portato a sfidare Johnson, e poi aveva ritrattato sostenendo che Johnson fosse la migliore guida per i Conservatori in questo momento.
Il successo del piano vaccini ha riportato i Conservatori in vantaggio di 5 punti nei sondaggi, una cosa che non si vedeva da prima dell’estate. Mentre allo scoppio della pandemia il premier appariva titubante e quasi restio a prendere delle decisioni gravi ma per il bene del Paese, ora Johnson appare come un leader lungimirante, che aveva visto prima di tutti come le vaccinazioni fossero l’unica via d’uscita dalla pandemia. Dalla leadership nel Gavi a quella nel G7 – dove il Regno Unito si è anche speso per la fornitura dei vaccini in esubero ai Paesi in via di sviluppo – il “modello inglese” sta facendo il giro d’Europa, tanto che pare che pure il neo presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, guardi a Londra per dare un’accelerata al piano italiano.
Sembrano passati secoli da quando il Guardian titolava “Con la Brexit i vaccini arriveranno in ritardo nel Regno Unito”, e la stampa europea accusava, ingiustamente, Johnson di “negazionismo”, deridendo il suo piano vaccini con titoli come “Gli scimpanzè rigettano i vaccini di Johnson” (sic). Ora anche gli inglesi più filo-europei stanno iniziando a vedere il lato positivo dell’uscita dall’Unione europea.
Johnson è lieto di passare la palla della crisi interna a Sir Keir Starmer, il leader del Labour. Starmer è apparso sulle tv britanniche per tutto il week-end, dalla Bbc a Sky News, per ribadire la credibilità della sua leadership e del suo nuovo corso centrista, post-Brexit e patriottico. All’interno del movimento il rinnovo nelle cariche del maggiore sindacato affiliato ai laburisti, Unite, sta mettendo sul piede di battaglia la sinistra che si rifà all’ex leader Jeremy Corbyn. Starmer, che in aprile festeggerà il suo primo anno da Leader dell’Opposizione, sembra faticare a tenere insieme riformisti che si ispirano alla Società Fabiana e a Compass, e i radicali come l’ormai ex leader di Unite, Len McCluskey. Un report interno al Labour avverte: per vincere nel 2024 servirà un miracolo.
Daniele Meloni, 22 Feb 2021, qui.

Un miracolo, o delle miracolose macchinette da voto: funzionano che è una meraviglia.
E passiamo al dentro. Dentro la famigerata UE, ovviamente.

Un anno di Covid in Italia e i nemici della libertà sono sempre gli stessi: il virus, la paura e gli ipocriti

La notte del 21 febbraio 2020 viene accertato il primo caso italiano di positività al Sars-Cov-2: Mattia Mestri, 38 anni, ricoverato all’ospedale di Codogno.
Di lì a poche settimane, l’Italia avrebbe affrontato un evento di portata storica, senza dubbio il più drammatico dall’inizio della storia repubblicana: il lockdown.
In un primo momento, la misura viene circoscritta a determinate zone con un indice di trasmissibilità (Rt) stimato tra 2 e 3 (l’intera Lombardia insieme a molte province emiliane, venete e piemontesi), interessando un totale di circa 15 milioni di italiani. 
Nonostante tutto, ben presto ci si accorge dell’inefficacia dei provvedimenti. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, esattamente alle 2.30 e dopo ore di panico che hanno portato folle di italiani a salire su qualsiasi treno diretto verso Sud, il premier Giuseppe Conte decide di estendere le restrizioni a livello nazionale, ufficializzando il lockdown totale nazionale l’11 marzo.
Si può uscire – rigorosamente con autocertificazione alla mano – solo per comprovate esigenze di lavoro, di salute e per andare al supermercato. Qualsiasi evento pubblico è sospeso ed il motore produttivo del Paese viene spento.
Nonostante le iniziali rassicurazioni – il 27 gennaio Conte si presentava in televisione da Lilli Gruber esclamando il celebre “siamo prontissimi!” – nulla era stato pianificato: non ci sono mascherine, respiratori, camici, il piano pandemico è aggiornato al 2006 e le strutture sanitarie sono impreparate. 
Solo pochi giorni prima, i memorabili hashtag – ben presto scomparsi dai social – #AbbracciaUnCinese e #MilanoNonSiFerma, accompagnati dall’aperitivo a Milano del segretario del Pd Nicola Zingaretti (tra i primi politici a contagiarsi) e dalle foto al ristorante dei sindaci di Bergamo e Cremona, rispettivamente Giorgio Gori e Gianluca Galimberti. 
In questo contesto, il presidente della Lombardia Fontana, subito dopo la notizia della positività di una sua collaboratrice, appariva in un video indossando una mascherina chirurgica. Inutile ricordare le reazioni di giornali e politica: ondate di sdegno e Fontana colpevolizzato per aver contribuito a diffondere l’immagine dell’Italia come “Paese untore”.
Come ben sappiamo, pochi giorni dopo sarebbe cominciata la caccia mediatica (e non solo) all’untore senza mascherina, al runner e a chi portava a spasso il cane oltre 200 metri da casa.
Al di là di questi incredibili scivoloni ormai passati nel dimenticatoio, il coronavirus non ha innescato solamente la più grande crisi sanitaria dalla fine del secondo conflitto mondiale, ma ha creato una fortissima saldatura tra i due più grandi traumi del XXI secolo: l’attentato alle Torri Gemelle e la crisi economica del 2008.
Il primo fu un atto sconvolgente che mise a nudo le fragilità – anche della più grande democrazia occidentale – sul piano della sicurezza, mentre il crash finanziario certificò le nostre debolezze sotto il profilo economico (tristemente celebre è la foto del pensionato greco che piange davanti ad una banca di Salonicco).
La pandemia riassume malvagiamente il tutto: la facile perdita della libertà e della sicurezza, uno shock sanitario senza precedenti, un tracollo economico che ha trascinato nel baratro 500.000 imprese, oltre ad un milione di italiani che si trovano oggi in povertà assoluta. Dopo un anno di pandemia, i nemici sono sempre gli stessi di 12 mesi fa: il virus e la paura.
Matteo Milanesi, 22 Feb 2021, qui.

No, caro Milanesi: IL nemicO è sempre lo stesso: il governo. E dopo 13 mesi di dittatura terrorista sarebbe ora che ci ribellassimo davvero, altro che mettere a Palazzo Chigi un’altra marionetta al posto della marionetta di prima da parte del burattinaio di sempre. E per l’Italia

barbara

PERCHÉ ISRAELE SÌ E NOI NO

Tanto per cominciare vi faccio spiegare un po’ di cose da uno che le sa.

Dario Sanchez

Parliamoci chiaramente: Israele ha tanti difetti – oltre che molti pregi – alcuni dei quali sotto traccia, e noti soltanto a chi ci vive da molto tempo ed è ottimamente integrato nella società.
Fatta questa doverosa premessa, mettiamo da parte le statistiche e i numeri, e domandiamoci come mai Israele sta riuscendo ad affrontare in maniera decisamente migliore la pandemia di coronavirus rispetto all’Italia, mettendo in campo una campagna di vaccinazione portentosa, che a partire da domani permetterà a chiunque lo voglia, a partire dai 16 anni, di vaccinarsi.
Io credo che per rispondere a questa domanda bisogna guardare a monte, e domandarci piuttosto come mai la classe dirigente italiana, a differenza di quella israeliana, si sta dimostrando così poco all’altezza della situazione. E di conseguenza, dovremmo chiederci in cosa differisce la selezione della classe dirigente in Israele e in Italia.
Io, nato in Italia e diplomato al Liceo Classico, spesso rimprovero ai miei coetanei israeliani di essere molto ignoranti per quanto riguarda tutto il campo umanistico, in particolare in Storia e Filosofia l’ignoranza è davvero abissale.
E qui mi fermo.
Come mai? Perché la maturità, a parità di età, di un teenager israeliano è di gran lunga superiore a quella della stragrande maggioranza dei loro coetanei italiani. Cominciamo dal fatto che in Israele è molto raro trovare figli unici: le famiglie sono di media numerose, e si è portati ad avere più responsabilità ed autonomia fin da piccoli. Passiamo poi al fatto che grazie al servizio militare obbligatorio e universale, i diciottenni/diciannovenni israeliani sono impegnati a fare delle cose incredibili rispetto ai loro coetanei italiani. Trovatemi un fotoreporter militare, un analista di polizia, un tecnico aero-meccanico di f-16 e f-35 in Italia che abbia meno di vent’anni. Non lo troverete nemmeno se alzate l’asticella a 25, e probabilmente nemmeno a 30.
L’esercito obbligatorio e universale è una grande palestra di cittadinanza, a base fortemente meritocratica, e per molti è un vero e proprio ascensore sociale, in grado di tirare fuori veri e propri talenti da situazioni di povertà e disagio talvolta anche estreme. Una palestra di vita che è aperta a pari modo tanto per gli uomini quanto per le donne.
Esistono i raccomandati in Israele? Certamente. Ma per via della natura stessa dell’esercito, nessun ufficiale che abbia un minimo di senno si arrischierebbe al punto che la sua unità sia composta per la maggioranza da figli di papà: le conseguenze, in tempi di conflitto/emergenza sarebbero devastanti per tutti. Cosa fanno dunque nell’esercito i raccomandati? Il più delle volte incarichi di poco conto, dietro le linee, relativamente sicuri e la cui operatività è facilmente rimpiazzabile.
Arriviamo dunque all’università. L’università israeliana è estremamente più selettiva e intensiva per carico di studio rispetto a quella italiana, fin a partire dai test di ingresso. È un mondo, quello accademico israeliano, che conosco benissimo al pari dell’esercito… essendo in procinto di laurearmi quest’anno (Laurea specializzata a ciclo unico di 4 anni in Comunicazione Fotografica). Sono anche stato iscritto in Italia a Storia Moderna e Contemporanea alla Sapienza e dunque posso fare un paragone tra le due esperienze, e dirvi che a livello di impegno e fatica quotidiana non c’è storia.
Cosa voglio dire con questo? Che il successo di Israele nella sua capacità di far fronte alla pandemia è da attribuire al suo modo di selezionare la sua classe dirigente, a ogni grado e livello.
Il virus lo stiamo sconfiggendo grazie ad efficienza, rapidità, competenza, coraggio, spregiudicatezza e meritocrazia. Tutti valori che sono alla base dell’Esercito e del mondo accademico israeliano, che a quanto pare, a differenza dell’Italia, è in grado di formare uomini e donne all’altezza della gestione di questa emergenza sanitaria.
L’Unione Europea – e l’Italia con essa – è incapace di far fronte alla pandemia perché è fortemente decadente, e produce una classe dirigente che non è all’altezza né di una emergenza sanitaria né di una guerra. Da un lato, mortifica costantemente nel nome del multiculturalismo e di un buonismo ipocrita ciò di cui dovrebbe essere più fiera: il suo patrimonio storico/artistico, il suo passato imperiale (e perché no, imperialistico) e l’eredità classica. Dall’altro, ha smesso da tempo di essere meritocratica, bloccando ogni forma di ascensore sociale per tutelare ai massimi livelli i figli e i nipoti di una altissima borghesia che è sempre più parassitaria e improduttiva, impegnata in attività per lo più di tipo speculativo, sganciate dalla realtà concreta.
Milioni di ragazzi e ragazze potenzialmente in grado di apportare linfa vitale alla dirigenza vengono puntualmente scartati perché nati nel posto “sbagliato” o dai genitori “sbagliati”.
Totali imbecilli, “figli di”, li ritrovi già maturi a capo di importanti realtà imprenditoriali e complessi industriali che non hanno alcuna capacità di condurre, mentre veri e propri geni mancati, ma figli di impiegati e operai – talvolta laureati – a consegnare le pizze di Just Eat…
A proposito: lo sapete che uno dei due figli maschi di Nethanyau … quello più intelligente … fa il cameriere in una tavola calda di Gerusalemme?
Ricapitolando:
Gerontocrazia oligarchica / istruzione per lo più scadente / assenza totale di ascensori sociali / raccomandazioni endemiche
cosa manca per completare il quadro di questa catastrofe?
una visione dell’adolescenza tipica dei paesi dell’europa occidentale sempre più distorta e malata, che si prolunga e prolunga fino ad arrivare ai 40 anni. Uomini e donne incapaci di affrontare le sfide che si trovano davanti con determinazione e coraggio. Uomini e donne isterici, profondamente infantili. O al limite bestie ferite, rabbiose e assassine… prive di ogni senso civico e asservite a una visione dell’esistenza basata sul sopruso quotidiano, unicamente muscolare.
Davvero pensate che ne uscirete? Buona fortuna.

A proposito delle italiche adolescenze che arrivano a quarant’anni. Non molto tempo fa, parlando con una signora, mi ero lamentata di alcuni comportamenti estremamente sgradevoli e offensivi (non solo nei miei confronti) di un tizio di comune frequentazione, e lei ha ribattuto: “Ma perché è immaturo! Renditi conto che è un bambino!” “Un bambino?! Ha venticinque anni!” “Appunto. Mi sembra di vedere mio figlio”.
A venticinque bambini, a quaranta adolescenti, a cinquanta-sessanta, quando ci governano, ancora devono raggiungere la maturità e l’assunzione di responsabilità.

Poi abbiamo cose come questa

Matteo Bassetti

Vedere che la Germania ha deciso di acquistare gli anticorpi monoclonali e che l’Italia è ancora ferma al bando per lo studio, non fa onore alla medicina italiana.
Nonostante l’impegno di Giorgio Palù che ha cercato di spingere per accelerare la sperimentazione, ad oggi se io ne avessi bisogno per un mio paziente, non li potrei utilizzare.
Ma noi li possiamo usare anche se sono prodotti proprio a Latina?
NO
Potevamo essere il primo paese in Europa a usarli e sperimentarli e invece qualcuno ha deciso di ignorare la strada dei monoclonali.
Chi lo ha fatto ha sbagliato e dovrebbe assumersene la responsabilità facendo un passo indietro.
Chi è stato l’esperto o gli esperti che hanno preso questa decisione o hanno fatto prendere questa decisione?
Anche in questo caso non si sono ascoltati i numerosi medici e ricercatori che chiedevano da tempo di poterli utilizzare.
Un’altra occasione persa. L’ennesima.

E quest’altra, opportunamente evidenziata da Mario Pacifici.

Mario Pacifici

Sei un padre.
Tuo figlio ti chiede di avallare un prestito che si accinge a chiedere alla Banca.
La prima domanda che gli poni è: come intendi impiegare tutti quei soldi?
È ovvio che, per quanto amore tu provi per tuo figlio, la sua risposta sarà decisiva per la tua decisione.
Se intende comprare casa, firmerai la fideiussione a cuor leggero. Ma se intende regalarsi una bella vacanza, un suv di ultima generazione e una festa con centinaia di invitati, cercherai di farlo ragionare.
L’Italia si trova nelle stesse condizioni.
Il governo sta prendendo prestiti di straordinaria entità e noi stiamo inconsapevolmente firmando fideiussioni in conto nostro, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Abbiamo il diritto di chiedere come saranno spesi tutti quei soldi. E il governo ha il dovere sacrosanto di vigilare su quella montagna di risorse prese in prestito, garantendone un uso responsabile e trasparente.
È questo che sta accadendo?
Leggo che i banchi scolastici sono costati mezzo miliardo e la lotteria degli scontrini quattro miliardi.
Decine di milioni per incentivare l’acquisto di monopattini e biciclette dei cui ordini si avvantaggeranno solo i cinesi che ne sono i principali produttori mondiali.
400.000 euro per ogni padiglione di vaccinazione con la primula e nessuno sa quanti ne siano stati acquistati e chi li produca. Ma soprattutto nessuno sa a cosa servano quando alle stesse finalità potrebbero essere adibiti padiglioni fieristici, sale congresso in disuso causa Covid, grandi spazi museali [alberghi, palestre, piscine, scuole chiuse,caserme in disuso, nelle zone turistiche le colonie estive finché siamo fuori stagione, tende degli alpini…]
Senza contare i vari aiuti a pioggia, assistenziali, fuori da ogni logica produttiva e di rilancio della crescita. Al di fuori di ogni piano strategico di ampio respiro.
Al pensiero mi si accappona la pelle. Siamo nelle mani di una classe politica incapace e irresponsabile, decisa a cristallizzare in proprie mani un potere che usa come uno status personale, al di fuori di ogni regola di buon senso.
Non sono un qualunquista e aborro i populisti. Nutro rispetto per il Parlamento e sono consapevole che la democrazia con tutte le sue possibili falle è pur sempre il migliore dei possibili sistemi di potere.
Detto questo però mi sorge un pensiero.
La più bella Costituzione del mondo, come amiamo chiamarla, fu redatta da uomini di grande cultura e di grande esperienza, forgiati dalle tragedie della guerra e di un regime asfissiante e criminale.
Nel redigerla pensavano a un Parlamento popolato da gente della loro stoffa.
Non potevano prevedere che sarebbe finito in mano a pupazzi del calibro di Di Maio e dei suoi adepti, a omuncoli del calibro dei nostri uomini di governo o agli esagitati che animano un certa sguaiata opposizione.
Perfino Mameli oggi rabbrividirebbe. L’Italia che amava e che amiamo non s’è desta… si va piuttosto assopendo in un coma letargico.

Poi, fra gli infiniti sperperi (di soldi nostri) di faccia-da-porcellino, c’è la faccenda delle siringhe. E il povero Crisanti ormai in preda a delirium tremens che vuole impedirci di andare in spiaggia la prossima estate perché se andiamo a nuotare a luglio è ovvio che poi ci ritroviamo contagiati a ottobre, per non parlare dello spettacolare Ferruccio Sansa che vuole impedirci di scopare e di alleviare il dolore alle emorroidi per fare dispetto a Pfizer. E poi abbiamo gli sproloqui dello sciroccato fuori di senno Montagnier, convinto sostenitore dell’omeopatia, convinto sostenitore della cagata della memoria dell’acqua dopo che è stato stradocumentato che tutta la storia era nata da delle provette lavate male le cui pareti avevano conservato tracce del contenuto precedente, che da ogni pulpito disponibile continua a tuonare, insieme a Tarro e compagni di merenda vari misti, contro il vaccino (eccheccazzo, ma proprio tutti noi ce li dobbiamo ritrovare gli scappati dal manicomio?!) A proposito del vaccino, comunque, proviamo a leggere anche qualcosa di serio.

Domande sul vaccino anti-Covid: risponde il dottor Anthony Fauci

Il Dottor Fauci, medico ed immunologo laureato in Medicina alla Cornell University, ha lavorato per gli ultimi 6 presidenti statunitensi e svolto oltre 30 anni di ricerca accademica all’NIH. È inoltre uno dei membri di spicco della task force statunitense per far fronte alla pandemia di Covid. Insomma, se dici Covid, ti viene in mente lui. Recentemente ho guardato una sua intervista sull’argomento (in particolare sul vaccino) e ho pensato di tradurla in questo articolo.

Per produrre il vaccino così in fretta, sono stati sottovalutati o affrettati gli studi sulla sua sicurezza?

Non ci sono state scorciatoie, la sicurezza del vaccino non è stata compromessa. La sua velocità di produzione è dovuta esclusivamente all’evoluzione tecnologica della ricerca in campo biomedico avvenuta negli ultimi 10-15 anni. Grazie ad essa, in breve tempo si è riusciti a decodificare il codice genetico del virus, così da poter estrapolare la sequenza del gene che codifica per la proteina Spike e consegnarla alle nostre cellule tramite il vaccino. In questo modo il nostro organismo viene istruito su come codificare gli anticorpi necessari per combattere il virus. Infine la sequenza del gene viene distrutta, lasciando le cellule immunizzate contro il Covid-19.
Per dimostrare che un vaccino funziona e non provoca effetti collaterali, quando si verificano pochi casi di infezione nella società possono essere necessari anche 7 anni di ricerca. Invece i test per il vaccino contro il Covid sono stati eseguiti nel mezzo di una feroce pandemia globale, il che ha praticamente azzerato i tempi di attesa, fornendo risposte nette ed immediate. Il test clinico di Moderna ha coinvolto 30.000 persone, quello della Pfizer 44.000, che sono state più che sufficienti per confermare la sicurezza e l’efficacia dei vaccini testati.

Quindi non esiste la possibilità che si manifestino effetti collaterali a lungo termine dopo la somministrazione del vaccino?

La possibilità è incredibilmente bassa. Se guardassimo la storia di tutte le vaccinazioni e chi chiedessimo “qual è la tempistica degli effetti collaterali a lungo termine?“, scopriremmo che più del 90% di questi si verificano tra i 30 e i 45 giorni dalla somministrazione del vaccino. Ecco perché l’FDA richiede che passino 60 giorni dal termine del trial clinico prima di approvare il vaccino per la commercializzazione. Il dottor Fauci racconta “non ho mai visto una persona essere vaccinata nel 1982 e avere effetti collaterali nel 1986, con nessun tipo di vaccino“.

Posso essere ancora contagioso dopo essermi vaccinato? Dovrò continuare a indossare la mascherina?

Sì. È possibile essere infettati dopo la vaccinazione e essere asintomatici: anche se il vaccino protegge dalla malattia, non sappiamo ancora se protegge dall’infezione. Potremo metter via le mascherine solamente quando avremo una copertura vaccinale sufficientemente alta da raggiungere l’immunità di gregge. In questa situazione la quantità di virus circolante sarebbe così bassa che non rappresenterebbe più una minaccia. Ancora non sappiamo quale sia la percentuale di popolazione da vaccinare per raggiungere l’immunità di gregge, ma possiamo stimarla intorno al 70-85%.

Perché non possiamo raggiungere l’immunità di gregge lasciando il virus libero di circolare?

Il livello di immunità nella popolazione statunitense al giorno d’oggi è di circa il 10-12%. A New York è arrivata al 22% perché all’inizio della pandemia è stata colpita maggiormente. Negli USA contiamo ad oggi 352.000 morti per Covid. Se ipotizzassimo (esagerando) un grado di immunità nell’intera popolazione americana del 20%, significherebbe che per raggiungere l’immunità di gregge servirebbe sacrificare 1.200.000 persone nei soli Stati Uniti: una follia. L’unica strada per raggiungere l’immunità di gregge è la vaccinazione.

Dopo quanto tempo dalla somministrazione del vaccino sarò immune?

Entrambi i vaccini, Pfeizer e Moderna, richiedono due dosi per garantire l’immunità. Possiamo considerarci protetti a partire da 10-14 giorni dopo il richiamo (quindi dopo la seconda dose).

Posso vaccinarmi se sono immunodepresso?

Gli immunodepressi possono vaccinarsi. L’unica situazione in cui un immunodepresso non può vaccinarsi è quando il vaccino si basa su un virus vivo attenuato, perché in quel caso il virus potrebbe replicarsi nell’organismo, invece di essere eliminato come succede in una persona con un sistema immunitario funzionante. Per un immunodepresso è importante vaccinarsi contro il Covid, perché anche se la risposta immunitaria fosse debole, una debole risposta è comunque meglio di nessuna risposta.

Quando potranno essere vaccinati i bambini?

I bambini e le donne incinte sono più vulnerabili. Per questo, come da sempre nella storia dei vaccini, non si immunizzano bambini e donne incinte fino a quando non si è provato che il vaccino li protegge e induce su di loro la stessa risposta di quella provocata negli adulti. In questo periodo si stanno iniziando i test clinici sui bambini.

Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi?

Quando saranno vaccinate tutte le persone a rischio, la situazione tornerà quasi alla normalità, con la riapertura di tutte le attività, ma mantenendo attive le misure di prevenzione. Quindi non saremo ancora pronti ad abbandonare le mascherine e il distanziamento, ma i bambini potranno sentirsi sicuri a scuola, potremo partecipare ad eventi sportivi, cenare al ristorante, eccetera. Il dottor Fauci stima che negli USA questo succederà a partire da Aprile. Se poi le vaccinazioni continueranno spedite, allora sarà possibile tornare all’assoluta normalità entro la fine dell’anno. [Chiaramente in questa previsione ottimistica non sono considerati ritardi nelle consegne da parte delle aziende produttrici e altri deficit organizzativi e per gli altri Paesi le tempistiche potrebbero variare considerevolmente.]

Cosa vorrebbe dire il Dottor Fauci a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid?

Queste persone dovrebbero fare una riflessione per capire il motivo di tale scelta. Se questa si basasse solamente su fake news e presunti complotti, dovrebbero rivedere i rischi e i sacrifici che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi mesi. Lo scorso anno è entrato nella storia, una simile pandemia non si vedeva da 102 anni, e tutta questa insensatezza basata su fandonie e fake news porterà solo alla morte di molte più persone. Il vaccino è assolutamente sicuro ed efficace. Non ci sono motivi per non volerlo fare.

Qui sotto, l’intervista originale. (qui)

Per oggi è tutto, linea allo studio.

barbara

AGGIORNAMENTO SUGLI EFFETTI DEL SEQUESTRO DI PERSONA PREVENTIVO PRECAUZIONALE

per timore che i festeggiamenti potessero fare aumentare i contagi.

23/12/2020 ultimo giorno di semilibertà per gli italiani prima dell’imprigionamento: tasso di positività sostanzialmente stabile, assestato sull’8,2%.
29/12/2020, sesto giorno di sequestro di persona: 8,7%
30/12/2020, settimo giorno di sequestro di persona: 9,58%
31/12/2020, ottavo giorno di sequestro di persona: 12,6%
01/01/2021, nono giorno di sequestro di persona: 14,1%
02/01/2021, decimo giorno di sequestro di persona: 17,6%; aumentati di 16 unità i pazienti in terapia intensiva e di 126 unità quelli ricoverati nei reparti, mentre in tutti i giorni precedenti il sequestro di persona entrambi i dati erano andati costantemente calando.

Grazie governo. Grazie signor Conte. Grazie signor Mattarella. Grazie signor Speranza. Grazie signor Arcuri. Grazie signora Lamorgese. Grazie a tutta l’associazione per delinquere di stampo mafioso che ha preso il potere – anzi, i pieni poteri – in un’Italia sempre più anestetizzata dal terrore del covid e allucinata dal miraggio del rischio zero.
Propongo ora uno splendido articolo di chiarimenti sul vaccino, il migliore in assoluto fra quanti visti finora. Io per la verità queste cose le sapevo già tutte, ma magari qualcuno intontito da byoblu e analoghe cloache ancora si trova, e quindi eccovelo.

Medico di Torino smonta punto per punto le obiezioni al vaccino anti Covid-19

Di Gabriele Farina,  1 Gennaio 2021 

Ottavio Davini, medico con 40 anni di esperienza, ultimo incarico all’Azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni Battista di Torino e autore di alcuni libri di divulgazione sanitaria (“Nella bolla del virus”, Neos Edizioni – “Il prezzo della salute”, Nutrimenti Edizioni), ha spiegato in maniera approfondita e dettagliata perché bisogna fidarsi del vaccino contro il coronavirus Covid-19, smontando punto per punto le obiezioni di chi per varie ragioni teme la campagna di vaccinazione appena cominciata.

Quello che segue è il testo:

Devo capire. Provo a mettere le idee in fila, per chiarirmele.
Allora, i fatti sono questi: nel febbraio 2020 arriva in Europa (dalla Cina) un virus nuovo, nei confronti del quale nessuno ha difese immunitarie. Ha una letalità abbastanza bassa, ma è piuttosto contagioso. Quindi si diffonde rapidamente: in Italia, poi in Europa, poi nel Mondo.
I Paesi (tutti, chi più chi meno) adottano l’unica strategia possibile: quella delle chiusure, e si cerca di spiegare ai cittadini che le cose che funzionano sono 3: lavarsi le mani, indossare la mascherina e stare lontani. Perché una cura non c’è: è normale, per i virus, e questo non fa eccezione.
Cosa c’è di strano?
Purtroppo, niente. Avremmo voluto che non capitasse, ma è capitato. La cosa più probabile è che si tratti di una zoonosi, cioè un virus che è saltato di specie: da un animale all’uomo. (Lettura consigliata: David Quammen, Spillover).
E già su questa ricostruzione (che è sintetica ma basata su fatti e studi scientifici) si fanno milioni di pippe (il laboratorio di Wuhan, l’esperimento, il complotto internazionale, Soros, Bill Gates che già lo sapeva e si era organizzato e così via). Qui vale veramente il rasoio di Occam (e il mio virologo di Facebook faccia lo sforzo di andare su Wikipedia a vedere chi era): se ci sono diverse ipotesi, la più semplice è quella vera, e le altre le taglio via (con il rasoio, appunto).
Ma non voglio parlare di questo, e neanche dei negazionisti/complottisti, né degli errori fatti – in tutto il mondo – nella gestione della pandemia.
Voglio invece capire perché adesso c’è questa feroce e scomposta opposizione al vaccino.
Dato che continuiamo a ripeterci che, con chi è contrario ai vaccini, non bisogna essere aggressivi, ma che occorre essere pacati, argomentando serenamente e cercando di spiegare, mi sforzerò di essere educato, ma non sono certo di riuscire nell’intento [sapessi come ti capisco].

Andiamo per punti.
1. Non si sa cosa c’è dentro.
Si sa benissimo (vedere sito AIFA), e certamente non ci sono 5g, feti morti, metalli pesanti e altre cagate del genere: in pratica ci sono particelle di grasso che includono l’mRNA (vedi dopo), colesterolo, sali, saccarosio e acqua. E basta.

2. Non è stato abbastanza sperimentato.
No, è stato sperimentato in tempi molto rapidi, questo sì, perché i Paesi e le istituzioni hanno messo sul tavolo una quantità mai vista di danaro, il che ha permesso di correre molto, molto più velocemente del solito. Comunque, sono state rispettate le tre fasi dei trial clinici che sono OBBLIGATORIE per qualunque nuovo farmaco, e che vengono monitorate da FDA ed EMA, coinvolgendo centinaia di ricercatori. E i dati sono pubblicati e quindi di pubblico dominio. Se qualcosa non vi convince prima leggeteli (ma vi ci vorrà una decina d’anni, perché per capirli dovrete laurearvi in medicina o in scienze biologiche, e avere studiato a fondo virologia, immunologia, epidemiologia, statistica e qualcos’altro che adesso non mi viene in mente. E naturalmente dovete capire l’inglese scientifico). Io, per esempio, che ho solo una laurea in Medicina, una specializzazione e quarant’anni di ospedale, riesco a interpretarli solo a grandi linee (e li trovo convincenti). Quindi mi fido di quello che mi dicono quelli che hanno studiato. E comunque i soggetti sottoposti al primo dei vaccini somministrati (Pfizer) sono stati oltre ventimila (altri ventimila sono nel braccio di controllo, anche questo lo trovate su Wikipedia). E la differenza nel rischio di infettarsi è talmente clamorosa che dovrebbe capirla chiunque. (Letture consigliate: gli articoli di Forni e Tagliabue su Huffington Post).

3. Il vaccino con l’RNA messaggero può modificare il DNA.
Ecco, questa è proprio una di quelle cose che – se uno avesse fatto le scuole giuste – non potrebbe dire. Non so se oggi è nel programma delle scuole superiori, ma a Medicina l’ho studiato. L’mRNA serve (mi perdonino gli esperti veri per la semplificazione) per trasferire le informazioni dal DNA e produrre le proteine. Dire che l’mRNA (che tra l’altro ha vita molto breve) può modificare il DNA è come dire che se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa. [Standing ovation]

4. È pericoloso.
Questa è un’obiezione con un minimo di senso. Qualunque sostanza introdotta nel nostro organismo può scatenare imprevedibili effetti. Basta leggere il bugiardino di una cosa qualunque che avete in casa, anche la tachipirina. I vaccini sono – tra queste sostanze – tra le più sicure. I vaccini correntemente in uso hanno effetti molto severi (fino alla morte) nell’ordine – quando va male – di qualche unità per milione di somministrazioni. Il tema, come per qualunque farmaco, è il rapporto tra rischio ipotetico e beneficio certo: la copertura dei vaccini per la Covid-19 è superiore al 90%. C’è un abisso tra il beneficio (enorme) e il rischio (remotissimo).

5. Ma io ho paura.
Come sopra: ragionevole. Io non ce l’avrei, perché vaccinarsi è pericoloso più o meno come attraversare la strada, ma capisco. E, tanto per chiarire, è possibile, anzi probabile che nei prossimi mesi ogni tanto comparirà sui giornali la notizia di qualcuno che se l’è vista brutta. Consiglio: verificate la notizia (non si sa mai) e mettetelo comunque in conto. Il rischio zero non esiste, nella vita, per nessuna attività. Ma quello per vaccino è basso, bassissimo. E per il resto vale quanto sopra.

6. No, va be’, ma non ci dicono la verità, non mi fido degli scienziati, sono tutti al soldo di Big Pharma.
È come dire che non mi fido degli ingegneri aeronautici che progettano l’aereo su cui voliamo perché sono al soldo della Boeing o della Airbus. Segnalo – en passant – che la nostra conoscenza delle leggi della fisica che consentono il volo è uguale a quella che abbiamo dei meccanismi immunitari. Ma l’aereo lo prendono alcuni miliardi di persone ogni anno (pochissimi con la laurea in fisica, immagino).

7. Ah, ma io aspetto, lasciamo che si vaccinino gli altri, non si sa nulla degli effetti a lungo termine.
Non è vero, quelli li conosciamo: gli effetti a lungo termine delle vaccinazioni del secolo scorso sono stati la scomparsa del Vaiolo (eradicato nel 1980), e il contenimento ai minimi termini di almeno altre sette-otto malattie contagiose che facevano morti e invalidi a MILIONI (poliomielite, morbillo, difterite, rosolia, parotite, pertosse, tetano, epatite B, etc.). Anche qui basta Wikipedia (ci sarebbero anche i siti OMS e ISS, ma capisco che possano apparire anche loro al soldo di qualcuno), ma se vi informate su Byoblu mi spiace dirvelo, sono proprio fatti vostri. Infatti, l’altro effetto a lungo termine si chiama selezione darwiniana: chi non si vaccina ha meno probabilità di avere figli (e non voglio spiegare perché, dato che è cinico e politicamente scorretto).

8. Ma sui siti AIFA ed EMA ci sono un sacco di dubbi.
Benvenuti nel modo reale della scienza. Quando leggete che “i dati sono insufficienti” vuol dire che non si dispone ancora di un volume di dati che consenta affermazioni categoriche, cosa che abbiamo visto in passato e che vedremo in futuro: funziona così, quando si fanno le cose seriamente e non si urla “il plasma”, “la clorochina”, perché te l’hanno detto su FB. Quindi è ovvio che non si conoscano ancora gli effetti, per esempio, su gravidanza e allattamento, semplicemente perché non c’è ancora una casistica sufficientemente ampia per trarre conclusioni definitive, ma gli studi proseguono e presto avremo risposte anche a queste domande. Così come non possiamo sapere con certezza (anche se i dati preliminari sono incoraggianti) quanto durerà la protezione: è ovvio che per saperlo deve trascorrere del tempo.

9. Ah, ma i vaccini fanno venire l’autismo.
AAAAARGHHH! BASTA! È una bufala spaventosa, smentita da decenni, la vogliamo smettere! [A proposito, guardate che spettacolo questa chicca!] E se qualcuno mi tira fuori qualche correlazione (crescita vaccini-crescita casi autismo) provo educatamente a segnalare che CORRELAZIONE NON SIGNIFICA CAUSALITA’ (e se non capite il concetto non c’è speranza per voi e i vostri discendenti). Perché, se proprio ci tenete, vi faccio vedere un bel grafico che dimostra un’altra correlazione: quello tra autismo e aumento del consumo dei famosi cibi “bio”.

10. Ah, ma fanno finta di iniettare il vaccino, in realtà è solo acqua distillata.
Eh, certo: milioni di medici e infermieri si stanno facendo iniettare in tutto il mondo acqua distillata. Milioni di coglioni, che tra qualche settimana lavoreranno con i pazienti Covid convinti di essere immunizzati, e invece moriranno come mosche. Ma cosa avete nel cervello?

11. Avete visto l’infermiera che è svenuta? E poi è morta, ma non cielodicono. L’infermiera è svenuta per quel fenomeno fisiologico noto come sindrome vagale: è effetto dell’ago, dello stress e di molti fattori concomitanti: ho visto pazienti svenire quando mi avvicinavo con l’ago in mano. Capita, e non è grave (lezione gratis di primo soccorso: sdraiate il malcapitato e alzategli le gambe: sarà dei nostri in pochi secondi). E non è morta, naturalmente, come ha dovuto (!) confermare l’ospedale dove lavora.

12. In Russia e in Cina hanno fatto prima.
Ecco, questo non è bellissimo, perché in quei Paesi hanno iniziato le somministrazioni prima della fine della fase 3. Meglio abbiamo fatto noi, dove quei venduti dell’EMA hanno voluto controllare TUTTI I DATI GREZZI di TUTTI i casi del Trial.

13. Ma avete visto il curriculum di Pfizer? Hanno fatto ogni sorta di nefandezze. E adesso ci fidiamo di questi?
Guardate, non sarò certo io a difendere le grandi industrie farmaceutiche, ed è giusto star loro sul collo. Ma se oggi un bambino che nasce in Italia può sperare di vivere mediamente novant’anni è anche merito loro (lettura consigliata: Adam Smith, La ricchezza delle nazioni), e naturalmente della Medicina moderna. Se in questo caso hanno fatto un buon lavoro, a me va bene. E comunque quando hanno sfornato il Viagra non ho visto tanta gente preoccupata.

14. Perché i politici si vaccinano per primi, questi privilegiati? Perché non si vaccinano i politici, così fanno da cavie?
Mettetevi d’accordo. A me non frega niente.

15. Non vorranno mica metterlo obbligatorio? È anticostituzionale.
Allora, io penso che per la popolazione generale l’obbligo per ora non sia da prendere in considerazione, perché è molto meglio che i cittadini capiscano da soli l’utilità di vaccinarsi. Ma anche ergersi a costituzionalisti senza capire quello che si legge no, vi prego. L’articolo 32 dice che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Quindi è sufficiente una legge, come per altre vaccinazioni – in tutto il mondo – o come con i TSO (che qui non cito a caso). Perché (sempre la costituzione) sancisce che la tutela della salute è “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi, se fosse interesse della collettività vaccinare l’intera popolazione, si potrebbe fare. Che è quello che ha riaffermato proprio la Corte costituzionale (sentenza 307/1990):
La legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.
Chiaro, no?
Sui sanitari, onestamente credo che ci si potrebbe pensare. Io, tanti anni fa, per iscrivermi a Medicina dovetti fare la vaccinazione antitubercolare e poi, per lavorare, quella contro l’epatite B. Per dire.

Potrei andare avanti (bellissima la discussione sulla logistica che impazza adesso), ma mi fermo qui per stanchezza, anche perché vorrei tentare di fare qualche ipotesi sul perché succede tutto questo.
Proviamo:

1. Perché siamo nella società globalizzata, dove merci, persone e idee viaggiano velocissime. E che viaggino le idee è una bella cosa, perché è una delle ragioni che ci ha portato ad avere il vaccino in tempi così straordinariamente brevi. Ma le idee che viaggiano non sono tutte “solide”, basate sui fatti, sulle prove. Molte sono idee che originano dalla paura, dall’ignoranza, dalla fragilità emotiva, dall’opposizione preconcetta all’altro, dalla strumentalizzazione politica. Dato che molti di quelli che fanno le domande e le obiezioni che ho elencato sono convinti che ci sia un grande burattinaio che muove tutti i fili, vorrei dire a costoro che sono loro gli inconsapevoli burattini di qualcuno che – per interessi personali, economici, politici – cerca di gettare discredito su quello che di buono riesce a fare ogni tanto la comunità internazionale (penso a QAnon, naturalmente, ma non solo).

2. Poi c’è un’altra questione: per millenni i nostri cervelli sono stati abituati a elaborare un numero limitato di informazioni (lettura consigliata: Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci). Da qualche decennio siamo sottoposti a un volume di informazioni (la maggior parte delle quali, come detto, inattendibili) che il nostro cervello non è in grado di elaborare e per gestire le quali non abbiamo sufficiente cultura (in particolare scientifica); la conseguenza è che quelle più clamorose, rumorose e strampalate si fissano nella nostra mente. E i meccanismi di rinforzo tipici dei social (dialogo a piccoli gruppi che rilanciano le stesse tesi: gated communities) ci accrescono nelle nostre convinzioni. (Lettura consigliata: Prevenire, di Vineis, Carra e Cingolani).

3. Un altro effetto dei social e del web (che ho alimentato anche io, suggerendo di esplorare Wikipedia per avere risposte) è la scomparsa della intermediazione: agli esperti non viene più riconosciuto il loro ruolo (solitamente conquistato con decenni sui libri e nei laboratori), e si pensa di poter confutare le loro affermazioni basandosi su qualche informazione raccolta qua e là. Senza considerare, appunto, l’enorme complessità della scienza e della società moderna; pensate che già George Bernard Shaw diceva: “Ogni problema complesso ha una soluzione semplice. Ed è sbagliata.” (Lettura consigliata: The game, Alessandro Baricco).

4. I media hanno giocato male la loro partita, non meglio dei politici, per intenderci. Non tanto sul versante dell’informazione, ma sulla gestione dei dibattiti e dei talkshow. Per essere chiari: non mettete uno scienziato a discutere di vaccini con un DJ, una soubrette o un critico d’arte (e stendo un velo pietoso sull’ego di qualche collega). Otterremo solo di svilire la scienza e di confondere i cittadini. Per essere chiaro – e un po’ autoritario – non dovrebbe essere consentito. Perché la democrazia non è la libertà di dire minchiate, la democrazia è fatica, è studio.
Come ha detto Kamala Harris, “la democrazia non è uno stato ma un atto”. (Lettura consigliata: gli articoli di Giovanni Boniolo su scienzainrete.it).

Lo so, non sono stato bravo, non ho mantenuto la calma come avrei voluto, ogni tanto sono andato sopra le righe. Chiedo scusa.
Comunque, io e i miei familiari possiamo vaccinarci, quindi lo faremo tutti appena possibile.
Chi non vuole farlo, per ora è libero di scegliere; pensi solo che la sua scelta potrà avere sulla coscienza la malattia e la morte di coloro che non potranno vaccinarsi per ragioni di salute, e che possono solo sperare nell’immunità di gregge.

dr. Ottavio Davini, qui.

Ecco. Meglio di così non si sarebbe potuto dire. Resta il fatto che in Italia molti problemi per chi continua a nutrire dubbi saranno risolti alla radice dal fatto che i vaccini non arrivano, e quando arriveranno non ci saranno le siringhe perché l’immaginifico arcuri ha ordinato quelle speciali che costano un bordello e che sono rare, per cui gliele dovranno fabbricare apposta. E quando arriveranno le siringhe non si saprà dove fare i vaccini perché prima dobbiamo riempire l’Italia di meravigliose primule,

ancora tutte di là da venire, mentre in Israele si accontentano di questi sobri padiglioni

(qui siamo a Tel Aviv. Qualcuno più esperto di me mi saprebbe dire se è kikar Habima?) nei quali in poco più di una settimana hanno vaccinato un milione di persone. E quando tutte le primule necessarie saranno fiorite non si saprà da chi far fare i vaccini dal momento che il bando sta partendo adesso.

Una cosa però bisogna riconoscerla: per quante critiche si possano fare al governo, non si può certo dire che non pratichino la divisione dei poteri

Quando alla distribuzione dei fondi, penso resti ancora valida questa vecchia vignetta

In ogni caso, per tornare al tema iniziale di questo post, ricordatevi che se le cose vanno bene è sempre merito del governo, e se vanno male è sempre colpa vostra

barbara

COVID, VACCINI E ALTRE STORIE

Partiamo da Israele.

Covid, Israele: vaccini record per la sicurezza di tutti

Ieri Israele è entrato nel terzo lockdown. Dicono sarà l’ultimo, dopo l’avvio della campagna vaccini a ritmo serrato, con l’obiettivo dichiarato di festeggiare senza restrizioni la Pasqua ebraica, a fine marzo. Il via l’aveva dato in diretta televisiva il premier Netanyhau otto giorni fa e, da allora, la prima dose del vaccino Pfizer è stata somministrata ad altri 300.000 israeliani, portando il Paese in testa alle classifiche mondiali per numero di vaccinati. La risposta della popolazione è stata immediata e più entusiastica del previsto: i centralini delle quattro casse mutua sono stati presi d’assalto, con il calendario degli appuntamenti che si allunga fino a marzo, gente che accetta appuntamenti anche in città a ore di viaggio da casa, file che si formano già dall’alba per essere i primi a ricevere l’agognata iniezione.
Al momento possono accedere al vaccino solo i cittadini sopra i 60 anni, persone con malattie pregresse e personale medico, tra due settimane il vaccino verrà esteso ad altre categorie. Ma c’è chi ha scoperto, così ha raccontato un gruppo di giovani, che se si arriva verso la fine del turno degli ambulatori, si può ricevere le dosi avanzate, che non possono essere ricongelate. Le casse mutua hanno arruolato personaggi famosi per invitare la gente a prendere appuntamento. La foto a spalla nuda e iniezione è la nuova moda. Da ieri anche gli ospedali sono coinvolti nell’operazione per alleggerire il carico sulle casse mutua. Alcuni centri hanno iniziato a lavorare non stop, notti e sabati inclusi, con l’imprimatur dato dai rabbini che hanno invitato i fedeli a vaccinarsi «senza perdere tempo, per prevenire il pericolo per sé e per gli altri». Il sindaco di Gerusalemme Moshè Leon ieri si è recato, insieme agli imam locali, in uno degli ambulatori di Sheikh Jarrah, quartiere est della città, per sensibilizzare la popolazione che, stando ai dati finora, è la più esitante a vaccinarsi. Netanyahu ha alzato la puntata annunciando che entro la fine di questa settimana si arriverà a 150.000 vaccini al giorno (ieri ne sono stati somministrati 80.000) e che l’obiettivo è in due mesi vaccinare metà del Paese, che conta 9 milioni di abitanti. Con le quarte elezioni in meno di due anni fissate per il 23 marzo, il premier in carica ha fatto dell’operazione vaccini e della promessa che questo sarà l’ultimo lockdown il proprio cavallo di battaglia. La campagna elettorale si giocherà tutta tra l’uscita dalla pandemia e — sul fronte delle opposizioni, a sinistra come a destra — l’uscita di scena del premier più longevo della storia del Paese.
Sharon Nizza, qui.

Da noi si parla (e sappiamo quanto valgono le parole della feccia che ci governa) di settembre-ottobre. E non mi si venga a dire che loro sono 9 milioni e noi 60: siamo sette volte tanti e abbiamo sette volte tanti medici e sette volte tanti ospedali; l’unica differenza è che noi siamo governati da individui tanto inetti quanto criminali. E veniamo dunque alle cose di casa nostra (o dovrei forse dire di Cosa Nostra, viste tra l’altro le intimidazioni mafiose di certi personaggi quando qualche eroico giornalista osa porre domande scomode?)

Eugenio Capozzi

Secondo uno studio della Società italiana di Cardiologia la mortalità per infarto è triplicata rispetto al 2019. Un effetto evidente della psicosi da Covid che ha bloccato le strutture sanitarie e scoraggiato i pazienti da prevenzione, terapie e interventi per molte patologie.
Questo vuol dire che se il trend continua così a fine anno si conteranno 500.000 morti in più per malattie cardiovascolari. Cinquecentomila. Quasi 10 volte i morti (dichiarati, e che sarebbero tutti da verificare) per il Covid.
È una cifra spaventosa, che parla da sola. E che conferma dolorosamente quello che io e altri pochi matti andiamo predicando nel deserto da mesi: non c’è una emergenza sanitaria Covid, ma un’emergenza politica, quella del regime autoritario sanitocratico; un’emergenza economica, quella dello sfacelo da esso provocata; e un’emergenza psicologica, quella di una società che per la psicosi di salvare a tutti i costi la “nuda vita” la sta perdendo.

E alle cause elencate da Capozzi, aggiungerei il sequestro di persona messo in atto dal governo per due interi mesi col divieto di allontanarsi da casa, che ha impedito alle persone consapevoli di essere a rischio di ridurre il rischio stesso con lunghe camminate all’aria aperta. Aggiungerei la depressione causata dal suddetto sequestro di persona e dal conseguente isolamento, che non è certo la migliore difesa della salute. E aggiungerei ancora la criminale complicità dei mass media col criminale governo nel fare del vero e proprio terrorismo sanitario, che su tante persone fragili e su tante menti deboli ha avuto uno spaventoso successo.
E poi c’è quest’altra cosa

Ugo Volli

Appena confermato al tg2: la Germania rompe il patto europeo e compra 30 milioni di vaccini BionTech-Pfizer fuori quota.
Secondo Der Spiegel, l’insufficiente numero di vaccini rispetto all’obiettivo dell’immunità di gregge in Germania e in Europa è colpa dell’atteggiamento della Commissione europea, che sotto la pressione del governo di Parigi avrebbe frenato sugli ordini a BionTech-Pfizer, nel tentativo di proteggere e raggiungere una sorta di parità con Sanofi, il gigante farmaceutico francese alle prese con lo sviluppo di un altro vaccino, che tuttavia, essendo basato su proteine ricombinanti, ha bisogno di più tempo. La Germania punta sia a nuovi accordi anche con Moderna e sia a intensificare la produzione del vaccino BionTech-Pfizer sul proprio territorio nazionale, facilitando l’operatività dei nuovi impianti della fabbrica di Novartis, di recente acquisita da BionTech a Marburg. Fine della storia triste: l’Europa è solo una questione di soldi. Da
Marcella Del Vecchio

Gerardo Verolino

La Germania ha avuto 150 mila dosi. La Svizzera 107 mila. In Israele, un Paese di 9 milioni di abitanti, si sono, già, vaccinati in 300 mila. L’Italia, con appena 9750 striminzite dosi ricevute, è al di sotto anche di Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Romania.
È proprio vero che, dopo un anno di politica comunista, a noi ci considerano come un Paese (minore) dell’ex Patto di Varsavia

Un numero simbolico, ha detto quello lì. Simbolo, appunto, per la cricca al governo, da appuntare alla giacca per mantenere ben saldo il tafanario alla poltrona, un po’ come la cimicetta fascista

per conservare i posti ministeriali. Gli altri ordinano i vaccini per trattare i propri cittadini, liberare lo stato e salvare l’economia, questi ordinano un simbolo da rifilare ai sudditi, una cimicetta, per salvare la poltrona.

Un breve salto all’estero, prima negli Stati Uniti

Lorenzo Capellini Mion

Per la cronaca il nostro Presidente preferito ha firmato il Tibetan Policy and Support Act (TPSA) che richiede formalmente la creazione di un consolato statunitense in Tibet nonché la costituzione di una coalizione internazionale per garantire, tra l’altro, che il prossimo Dalai Lama venga nominato esclusivamente dalla comunità buddista tibetana, senza l’interferenza del Partito Comunista Cinese.
Ci fu un tempo in cui la benemerita causa tibetana andava di moda anche a Hollywood, prima che la stessa diventasse provincia di Pechino.
The President of Justice

Donald J. Trump 

#enemedia #KAG #MAGA  

E se non ricordo male, il presidente musulmano si è rifiutato di ricevere il Dalai Lama, al pari del sedicente papa sedicente cattolico, del resto.
E dagli Stati Uniti passiamo all’Onu, che non delude mai:

qui

Chiudo con qualche immagine, per riscaldare l’atmosfera.

barbara

CE N’È DI COVIDDI, MA CE N’È ANCHE DI MOLTO PIÙ PEGGIO ASSAI

Innanzitutto gli auguri di Natale di Donald Trump, che non ve li può fare direttamente perché Twitter lo ha censurato (evidentemente il Natale è una fake news) ma per fortuna qualcuno lo ha ripreso in tempo

Poi il gioco più tipico di queste festività

E a proposito del Natale:

Poi c’è questo signore che non ha paura di chiamare le cose col loro nome e dirle a chi di dovere

E un altro signore che da ormai quasi un anno sta sperperando (e incamerando) miliardi nostri e alle richieste di spiegazioni risponde – abitualmente, non occasionalmente (che sarebbe comunque gravissimo) con intimidazioni di tipo mafioso

Roberto Lorenzetti

#Arcuri ‘non ho voglia di giustificare’ perché abbiamo acquistato siringhe che costano il doppio.
‘Perché sono soldi pubblici’, risponde il giornalista.
E il supercommissario replica in toni mafiosi.
Non posso commentare oltre.

Qui la sequenza completa, con la domanda del giornalista. E poi domando: è solo a me che viene da vomitare, letteralmente, a vedere quella faccia da maiale all’ingrasso, quell’espressione sordida, e a sentire quella voce unta e untuosa da sottosacrestia cosanostresca? E vale la pena di guardare anche questo

clic per l’immagine ingrandita

Non sono sicura che ventimila anni di galera – previa restituzione del maltolto, beninteso, che con tutti quei miliardi forse qualche impresa si riuscirebbe a salvarla – basterebbero a punire in maniera equa quello che ha fatto questo individuo.

Sul coviddi e i problemi ad esso correlati ha voluto mettere bocca anche il sedicente papa sedicente cattolico

E poi c’è la “variante inglese”, già, la terribile mutazione del virus. E sapete perché lo chiamano virus inglese?

Angelo Michele Imbriani

La “variante inglese” si chiama così, non perché il virus sia mutato in Inghilterra ma perché la mutazione l’hanno scoperta i ricercatori inglesi. I quali hanno sequenziato 150.000 genomi di virus – il 60% di tutti i sequenziamenti effettuati nel mondo – a fronte di soli 976 in Italia.
Ma si sa che da noi vanno per la maggiore gli “esperti” che vanno in TV e che ottengono incarichi politici, non quelli che lavorano nei laboratori e negli ospedali.

E ricordando che di mutazioni finora se ne sono contate 4000, ma quella dei famigerati brexiter è ovviamente la più peggissima di tutte. Compresa la varietà cinese, ovviamente, che comunque non si può dire, solo il perfido Trump ha osato. E giustamente la Gran Bretagna va severamente punita bloccandole tutte le merci

Giovanni Bernardini

A suo tempo la UE si è letteralmente prostrata di fronte alla Cina.
Gli stessi che oggi parlano di “variante inglese” strillavano al “razzismo” quando qualcuno parlava di virus cinese.
In Italia si sono sprecate le esortazioni ad “abbracciare un cinese”.
Chi voleva mettere in quarantena tutti coloro che, cinesi e non cinesi, arrivavano dalla Cina è stato bollato di “razzismo”.
I traffici con la Cina non si sono mai interrotti. Di Maio ha spedito in Cina milioni di mascherine che in Italia mancavano.
I virus mutano spesso, lo sa anche un ignorante come me. Ma il virus “inglese”, anche se molto contagioso, non è, dicono gli esperti, più letale di quello già in circolazione.
Eppure basta ai burocrati della UE per mettere in atto una sorta di blocco economico nei confronti della Gran Bretagna.
Come spesso accade il virus è solo un pretesto. Si cerca di punire la Gran Bretagna per la brexit.
Gli euroburocrati però conoscono poco la storia. Napoleone cercò di strozzare la Gran Bretagna con il blocco economico, gli andò male. Ed andò male, un po’ di tempo dopo, ad un tale chiamato Adolf Hitler.
Non credo che il paese che ha sconfitto Napoleone ed Hitler si spaventi di fronte a Macron, alla signora Merkel o a … Giuseppe Conte!

Ah, e poi il vaccino. Sono sempre stata assolutamente favorevole, come ho sempre detto, anche se soffro di diverse allergie, però ho appena visto una notizia, che rimette in gioco tutto

(“Il primo vaccino che non guarda in faccia nessuno”, ha commentato qualcuno)

Nel frattempo per noi sono pronti 70.000 agenti con droni e ogni altra sorta di strumenti di repressione, mentre con loro, invece, le stelle stanno a guardare.

barbara

HO PAURA CHE SIA VERA

Dove, visti i precedenti, la forma prudenziale di “Ho paura che” ha valore puramente estetico.

Sisto Ceci

“Come volevasi dimostrare , Arcuri anche con le siringhe ha combinato un enorme casino :
DAI BANCHI A ROTELLE ALLE SIRINGHE CON AGO AVVITABILE. ARCURI HA RACCONTATO BALLE AI GIORNALISTI CHE HANNO RICHIESTO SPIEGAZIONI
Io avevo già sentito qualcosa sui dubbi che erano stati sollevati riguardo al bando di Arcuri per l’acquisto delle siringhe necessarie a somministrare il vaccino anti Covid e la cosa mi aveva colpito.
Mezz’ora fa ho seguito Tagadà e in base a documenti scritti in possesso dei giornalisti della trasmissione e alla testimonianza resa da un responsabile dell’ azienda che fornisce la maggior parte delle siringhe agli ospedali italiani (comprandole dalla Cina), sono emersi questi elementi che a mio parere sono sconvolgenti:
1) esistono due tipi di siringhe; per un tipo, l’ago viene collegato alla parte contenente il serbatoio/stantuffo tramite una leggera pressione, mentre per l’altro tipo vi è necessità di un’avvitatura, manovra che ovviamente richiede più tempo;
2) la siringa con l’ago avvitabile serve solo per utilizzi particolari ad esempio quando il materiale da iniettare è viscoso e vi è pericolo che le due parti si scolleghino per la troppa pressione;
3) la siringa con ago avvitabile costa DUE VOLTE E MEZZO QUELLA DELL’ALTRO TIPO;
4) tutto il mondo utilizza per il vaccino Covid il tipo meno costoso;
5) le siringhe con avvitamento sono poco richieste e quindi la loro produzione è molto limitata per cui le aziende devono attrezzarsi per fabbricarle il che significa che quando arriverà il vaccino non avremo le siringhe per somministrarlo;
6) ARCURI HA DECISO CHE SI UTILIZZINO SOLO LE SIRINGHE CON L’AGO AVVITABILE E IL BANDO DI ACQUISTO RIGUARDA ESCLUSIVAMENTO TALE TIPO DI MANUFATTI;
7) Arcuri è stato interpellato e il suo portavoce ha risposto che il Commissario aveva seguito il parere del CTS il quale organismo ha smentito di essere mai stato interpellato sulla scelta da fare. Anche l’ Istituto Superiore della Sanità ha fornito la medesima risposta e pure la Pfizer, interpellata, ha scritto che possono essere usate siringhe normali.

CARISSIMI CI STANNO ANCORA UNA VOLTA PRENDENDO PER I FONDELLI PER CUI DOBBIAMO AGIRE PER OTTENERE LE DIMISSIONI DI UN PERSONAGGIO CHE CON QUESTA VICENDA DIMOSTRA LA PROPRIA INCAPACITA’ O QUALCOSA DI PEGGIO.”

Così a naso direi qualcosa di peggio. E dopo i banchi a rotelle pagati oltre dieci volte il loro valore e costati miliardi e in parte mai arrivati e gli altri mai usati, dopo le mascherine pagate e mai arrivate, dopo dieci mesi di devastazione economica, sanitaria, sociale, politica, non è davvero facile nutrire dubbi sulla veridicità della denuncia. D’altra parte, quando si ha a che fare con la più perfetta esemplificazione del concetto di “espressione bovina”,

cos’altro aspettarsi? In compenso ci è molto chiaro che cosa ci aspetta nel prossimo futuro:

Rubato qui

E dopo questa magnifica torta, poteva mancare la ciliegina? Ma no che non poteva mancare! Ed eccola, dunque

accompagnata da un’opportuna risposta

Come si suol dire, quando credi che abbiano toccato il fondo, hanno già cominciato a scavare. Il problema è che il culo che sta sprofondando sempre più è il nostro.

barbara

OGGI CI DEDICHIAMO ALLA SCIENZA

Partiamo da quel gran genio del Crisanti, che straparla del vaccino Pfizer in fase ultimativa di sperimentazione senza averne capito un caprifoglio in salmì (non con tutti la menopausa è misericordiosa). Spieghiamogli dunque come funziona la faccenda visto che lui lo ignora.

Umberto Minopoli

Crisanti scambia il progresso, che accorcia i tempi nella preparazione di farmaci e vaccini, per un limite. Dire che per un vaccino occorrevano “prima”, tra i 5 e gli otto anni di preparazione e ora è servito solo 1 anno, è una sconcertante affermazione: reazionaria e “tecnicamente” infondata. Progresso in medicina significa dotazione di risorse, mezzi, personale per la ricerca medica. Che oggi sono enormemente più elevati del passato. Se “prima” occorrevano 5 anni per la scoperta di un farmaco o di un vaccino , oggi i tempi sono accorciati, in modo considerevole, dal progresso nelle tecnologie di indagine e ricerca, dal numero dei ricercatori dedicati, dai mezzi finanziari (investimenti privati e pubblici a disposizione). Le aziende private (Pfeizer, Moderna, Astra Zeneca e tante altre) che hanno lavorato ai vaccini sono una garanzia per chi conosce le procedure di validazione e certificazione delle scoperte su vaccini e farmaci. Loro fanno profitti soltanto se il vaccino o farmaco, su cui hanno investito, risulta efficace. Nessuna azienda può passare all’incasso sui suoi investimenti iniziali se il prodotto della ricerca- farmaco o vaccino- non supera la “fase due”, quella in cui si testano efficacia e controindicazioni. Solo se il prodotto dà confortanti risultati in questa seconda fase può poi godere del supporto finanziario pubblico. Infine la terza fase, il “test sulla popolazione” (volontari) e la verifica degli effetti collaterali. La dotazione di mezzi finanziari e di risorse tecniche, superiori al passato, è stata la novità di oggi. Ed è questo che ha permesso una, relativamente, rapida seconda fase. Ed ha permesso di passare, nel giro di un anno, alla 3 fase: confezionamento del vaccino e test su un campione di popolazione. A differenza di ciò che dicono gli scettici, non sono affatto brevi i tempi della 3 fase. Anzi. Le verifiche di efficacia andavano fatte subito. Nel pieno dell’epidemia. Conta di più un dato invece: il numero del campione e la sua rappresentatività. È il contrario delle bugie (e delle diffidenze) che si raccontano. Sinora si arrivava ad un campione di volontari compreso fra 10 mila e 30 mila persone. Oggi tutti i candidati vaccini contro il Covid registrano più di 40 mila persone sottoposte ai test e qualcuno sta raggiungendo i 60 mila. Mai successo. Infine, precisiamo circa la paura degli effetti collaterali. Anche qui, quanta ignoranza! Il vaccino anticovid è, naturalmente, un nuovo vaccino. Ma rientra in una famiglia di prodotti e di tecniche (uso dell’Rna messaggero o di vettori virali depotenziati o resi innocui) conosciute da tempo. Non siamo a tecniche da Frankstein. La tipologia di tali vaccini non ha mai mostrato particolari problemi di sicurezza. Gli effetti biologici di queste tecniche sono noti. E verificati. E se hanno collateralità la mostrano, esclusivamente, al momento della somministrazione. Cioè nella seconda e terza fase del trial. Che è stata effettuata per alcuni vaccini ed è in via di completamento per altri. Non servono anni per verificare effetti collaterali. Proprio perché il meccanismo cellulare di un vaccino è noto. Non parliamo di un effetto (quello di un vaccino sull’organismo) sconosciuto e misterioso. Ma ampiamente noto. Pochissimi vaccini, infine, nella storia della lotta alle epidemie sono stati volontari e non obbligatori. Quella della libertà di scelta, in un’epidemia in atto, è una stramberia populista. Crisanti, se le autorità farmaceutiche statali autorizzano il vaccino non potrà rifiutare di vaccinarsi. Se vorrà continuare a fare il medico. Non è la sua personale salute il problema. Il problema è l’immunità di gregge.

Piccola nota di colore: il capo dell’equipe medica di MODERNA è israeliano e si chiama TAL ZAKS.

Confesso, anch’io all’inizio ero piuttosto scettica proprio per il fatto dei tempi brevi, poi lui mi ha spiegato con pazienza perché lo scetticismo non ha ragione di essere. E mi ha anche spiegato perché, a differenza di me, è molto preoccupato per la seconda ondata e ritiene indispensabile il vaccino (“capiscimi, sono di Bergamo”). Ho già postato un importante articolo suo sul tema, qualche giorno fa, e oggi vi segnalo quest’altro.

Proseguo con l’ineffabile signora Sandra Zampa, sottosegretario (sì, con la “o”) alla Salute, di cui già avevamo apprezzato il pensare rigorosamente scientifico, che adesso ci spiega che per Natale se, e sottolineo se, la situazione risulterà molto migliorata, potremo sì pranzare insieme, ma solo con parenti di primo grado

Quindi niente fratelli, niente nonni, niente zii, niente nipoti, per non parlare – diocenescampieliberi – di cugini, e, suppongo, neanche i coniugi che sono congiunti (“affetti stabili” con cui nella prima ondata era consentito trombare ma adesso non più), ma non parenti.

Passo a Maria Rita Gismondo, quella del covid banale influenza, quella che attenzione attenzione, il vaccino ci rende OGM, vade retro Satana. Leggo adesso queste interessantissime note.

A febbraio, era una banale influenza per tutti: virologi da palcoscenico, direttori sanitari, lo stesso Cnr… Un mese dopo, l’aveva detto solo lei [che evidentemente non si è accorta che in quel mese era cambiato qualcosina]. L’hanno crocifissa e lei ricambia scrivendo un libro sull’infodemia. Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio Microbiologia clinica, virologia e bioemergenze del polo universitario L. Sacco di Milano, è l’autrice di “Ombre allo specchio – bioterrorismo, infodemia e il futuro dopo la crisi” edito da La nave di Teseo. [Mi pare giusto: quale cosa più urgente da fare, nel bel mezzo di una pandemia, dello scrivere un libro per vendicarsi dei propri critici?]

Ci riproviamo. Il Covid-19 è “poco più grave di un’influenza” – la frase scandalo – solo perché lei è una donna?

Guardi, non sono una femminista sfegatata, mio padre voleva un maschio e io sono venuta su testarda e ribelle, ma la domanda mi tocca sul vivo, lo ammetto. [Mi autorizzate a mandarla a cagare?]

Bene, adesso ci spiega, anche se con un ragionamento contorto assai, che vengono contati come morti tutti quelli che escono dalla terapia intensiva, sia che ne escano coi piedi in avanti, sia che vengano spostati ad altri reparti in quanto migliorati, ascoltare per credere:

Molto scientifiche anche le dichiarazioni del conticino nostro del 25 febbraio 2020

Poi abbiamo finalmente una ineccepibile e inconfutabile documentazione sulla vera nascita del virus

sul migliore metodo scientifico per garantire la distanza di sicurezza

sul metodo, rigorosamente scientifico, con cui vengono approntati i dicipiemme che governano la vita di 60 milioni di persone

e sul modo migliore per affrontare un’epidemia.

Concludo con un sano proposito, che condivido al 100%.

Marco Taradash

– Hai sentito?
– ?
– La Destra propone una limitazione agli spostamenti di chi ha più di 70 anni. L’idea è di Toti ed è stata condivisa da Fontana e Cirio
– Per il nostro bene?
– Certo
– Domani passo da te
– A fare?
– Andiamo a ritirare il porto d’armi
– Ok, ti aspetto alle 8.

E badate che ho cominciato a essere addestrata all’uso delle armi da quando avevo sette anni, quindi regolatevi.

barbara

TORNIAMO A PARLARE DI COVID

E per oggi cerchiamo di fare il punto sulla situazione in merito al vaccino annunciato (scusate, ma un pelino di politica ce lo devo mettere) subito dopo che i mass media (loro e solo loro, NON gli organi competenti) hanno proclamato Biden vincitore e Trump sconfitto, cosa altamente apprezzata dalla signora Zampa, sottosegretario alla sanità

Giusto per dire in che mani si trova la nostra sanità. Bah.
Ma passiamo alle cose serie.

Il vaccino della Pfizer per il COVID-19: lo stato attuale e i passi successivi

Il 9 novembre, la multinazionale farmaceutica Pfizer insieme alla tedesca BioNTech hanno annunciato di aver prodotto un vaccino contro il COVID-19 in grado di proteggere dalla malattia. Il vaccino si chiama BNT162b2 ed è basato sull’mRNA. Perché questo tipo di vaccino? E come funziona? Quella dell’mRNA è stata una scelta quasi obbligata, vista l’urgenza di produrre un vaccino: l’utilizzo dell’mRNA rappresenta infatti l’approccio più flessibile e rapido.

Il vaccino

Il vaccino ad mRNA consiste in istruzioni molecolari – sotto forma di RNA messaggero (si legga l’ultimo paragrafo per dettagli al riguardo) – affinché le cellule umane producano la proteina Spike del coronavirus, il bersaglio principale del sistema immunitario per questo tipo di virus. Lo sviluppo di un vaccino a base di mRNA fornisce vantaggi significativi rispetto agli approcci vaccinali più tradizionali. A differenza dei vaccini vivi attenuati, i vaccini a RNA non comportano i rischi associati all’infezione e possono essere somministrati a persone alle quali non è possibile somministrare virus vivi (ad esempio donne in gravidanza e persone immunocompromesse). I vaccini a base di RNA sono prodotti tramite un processo in vitro senza l’uso di cellule. Questo consente una produzione facile e rapida, e la prospettiva di produrre un numero elevato di dosi di vaccino in un periodo di tempo più breve rispetto a quello ottenuto con gli approcci vaccinali tradizionali. Questa capacità è fondamentale per consentire la risposta più efficace per fronteggiare la pandemia.

La sperimentazione clinica di fase 3

La sperimentazione clinica di fase 3 del vaccino BNT162b2 è iniziata il 27 luglio e ha coinvolto più di 40000 partecipanti, 38.955 dei quali hanno ricevuto una seconda dose entro l’8 novembre 2020. Una metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà un placebo, ma nessuno sapeva a quale dei due gruppi apparteneva. I partecipanti hanno ricevuto due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra, dopodiché, una settimana dopo la seconda dose, si è iniziato a contare i casi di COVID-19 nei due gruppi. Ad oggi ne sono stati registrati 94, quasi tutti nel gruppo che ha ricevuto il placebo. Lo studio continuerà fino a quando non si saranno accumulati un totale di 164 casi confermati di COVID-19. Attualmente l’efficacia del vaccino è di più del 90%. Ripetiamo che lo studio non è ancora completato, e l’efficacia potrebbe diminuire, ma difficilmente scenderà sotto il 50%, che è la soglia stabilita dalla Food and Drug Administration per approvare un vaccino in caso di emergenza.

I dubbi che rimangono

Ciò che ancora non è noto sono i dettagli sulla natura delle infezioni da cui il vaccino può proteggere, sia che si tratti per lo più di casi lievi di COVID-19 o che includano anche un numero significativo di casi moderati e gravi. Ad esempio, sarebbe importante sapere se vi fosse almeno qualche caso di malattia grave nel gruppo placebo perché suggerirebbe che il vaccino ha il potenziale per prevenire tali casi.
Un’altra questione spinosa riguarda l’infettività degli asintomatici. Al momento non è chiaro se il vaccino prevenga che le persone asintomatiche o con sintomi lievi diffondano il virus. Chiaramente, un vaccino in grado di bloccare la trasmissione del virus potrebbe accelerare la fine della pandemia, ma sarà difficile determinare questa proprietà per il vaccino Pfizer o per qualsiasi altro candidato, dal momento che comporterebbe test di routine per tutti i partecipanti alla sperimentazione, e non è possibile farlo per 45000 persone (chiaramente tutti i casi registrati sono sintomatici).
Un altro dettaglio mancante riguarda l’efficacia del vaccino in diversi gruppi di partecipanti allo studio. Ad esempio non sappiamo se funziona nella categoria più a rischio, gli anziani. Nel comunicato stampa, Pfizer e BioNTech hanno riferito che il 42% dei partecipanti aveva “background razziali ed etnici diversi”, mentre nulla è stato riportato riguardo alla fascia d’età scelta.

Memoria immunitaria

Quanto durerà l’immunità garantita dal vaccino? Non è possibile saperlo. Sulla base di quando è iniziato lo studio e dei dati precedentemente pubblicati sulle risposte immunitarie nelle sperimentazioni in fase iniziale, è probabile che molti partecipanti allo studio abbiano ancora alti livelli di anticorpi nel sangue. Le risposte potrebbero arrivare per esempio dall’analisi delle risposte immunitarie delle persone che hanno preso parte alle sperimentazioni nella fase iniziale del vaccino, alcune delle quali potrebbero aver ricevuto il vaccino fino a sei mesi fa. Comunque, anche se la memoria immunitaria non dovesse durare, quello che serve adesso è un vaccino che possa dare anche solo una protezione temporanea, ma che possa permettere di ricominciare a vivere una vita normale.

La parte organizzativa: il ruolo dell’OMS

Tutti i Paesi del mondo hanno un programma di vaccinazione per i bambini, ma quelli per gli adulti sono scarsi: nel 2017, solo 114 dei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avevano programmi di vaccinazione degli adulti contro l’influenza stagionale. Ad esempio, in India, l’unico vaccino attualmente raccomandato per gli adulti è contro il tetano, per le donne incinte. Altre nazioni consigliano invece l’immunizzazione per l’influenza stagionale solo a gruppi specifici, come gli anziani.
L’introduzione di un nuovo vaccino per gli adulti differisce in termini logistici di consegna, aspettative sociali, impegno della comunità, organizzazione dei fornitori e altro ancora. Quando i vaccini per COVID-19 saranno disponibili, circa il 40% dei Paesi affronterà queste differenze per la prima volta.
Diversi ostacoli ritardano il processo di registrazione nazionale per i vaccini e altre tecnologie sanitarie nei Paesi a basso e medio reddito, in quanto i produttori preferiscono concentrarsi sulla distribuzione dei loro prodotti prima nei Paesi ad alto reddito, dove possono realizzare un profitto maggiore. Ad esempio, uno studio del 2016 ha descritto un tipico intervallo di 4-7 anni tra la prima commercializzazione di un nuovo vaccino e la sua distribuzione nell’Africa subsahariana. Questa sequenza temporale non è sostenibile per un vaccino contro il COVID-19. Per risolvere la questione, sarebbe più efficiente utilizzare il programma di prequalificazione dell’OMS. Questo valuta la sicurezza, la qualità e l’efficacia dei vaccini pronti per la distribuzione. Il programma è stato implementato nel 2001 per migliorare l’accesso ai medicinali per curare l’AIDS, la malaria e la tubercolosi e nel 2019 è stato utilizzato per accelerare l’adozione del vaccino contro l’Ebola nei paesi a rischio.
L’OMS dovrebbe coinvolgere attivamente i Paesi appartenenti a tutti i livelli di reddito in un processo di prequalificazione progettato specificamente per i vaccini contro il COVID-19. L’OMS dovrebbe garantire che i fascicoli di presentazione e i risultati della sua valutazione siano resi completamente trasparenti e facilmente accessibili. Ciò sarà particolarmente importante per i prodotti controversi, come il vaccino COVID-19 della Russia, che ha aggirato alcuni dei soliti passaggi di sviluppo ed è ora in fase di preselezione. Idealmente, la registrazione di un vaccino COVID-19 approvato dall’OMS sarebbe automatica nelle nazioni aderenti, eliminando buona parte dei laboriosi processi burocratici.
Ogni paese deve progettare il proprio processo deliberativo per la vaccinazione contro il COVID-19. La maggior parte delle nazioni (170) dispone già di gruppi consultivi tecnici per l’immunizzazione nazionale o organismi equivalenti per selezionare i vaccini, determinare le popolazioni target, stabilire piattaforme di somministrazione e così via. Questi gruppi consultivi sono solitamente formati da esperti del settore sanitario. Tuttavia, poiché l’implementazione dei vaccini COVID-19 riguarderà tanto le economie nazionali quanto i valori sociali come la salute, le nazioni dovrebbero considerare la creazione di una task force specifica che coinvolga anche rappresentanti dei ministeri delle finanze, del lavoro, dell’economia, della sicurezza e dell’istruzione. Ciò garantirebbe che tutte le questioni siano prese in considerazione, dalla sicurezza e l’efficacia del vaccino ai fattori economici, sociali, logistici ed etici.
Ogni programma di vaccinazione dovrebbe essere valutato non solo in base al numero di persone immunizzate, ma anche se consente alle persone di vivere e lavorare in sicurezza. È probabile che ciò vari notevolmente tra Paesi, dal momento che i secondi parametri dipendono da fattori ambientali e sociali diversi. Per questo, i Paesi non dovrebbero fare affidamento alle misure adottate da altre nazioni, come fatto in passato, ma dovrebbero effettuare le proprie misurazioni dei tassi di infezione, malattia e mortalità tra la popolazione vaccinata e quella non vaccinata. I sistemi di monitoraggio e valutazione a livello nazionale saranno cruciali. Queste informazioni saranno necessarie per favorire l’allentamento delle politiche restrittive, come l’obbligo della mascherina o la quarantena dopo un viaggio.
Il 9 novembre, la multinazionale farmaceutica Pfizer insieme alla tedesca BioNTech hanno annunciato di aver prodotto un vaccino contro il COVID-19 in grado di proteggere dalla malattia. Il vaccino si chiama BNT162b2 ed è basato sull’mRNA. Perché questo tipo di vaccino? E come funziona? Quella dell’mRNA è stata una scelta quasi obbligata, vista l’urgenza di produrre un vaccino: l’utilizzo dell’mRNA rappresenta infatti l’approccio più flessibile e rapido.

Il vaccino

Il vaccino ad mRNA consiste in istruzioni molecolari – sotto forma di RNA messaggero (si legga l’ultimo paragrafo per dettagli al riguardo) – affinché le cellule umane producano la proteina Spike del coronavirus, il bersaglio principale del sistema immunitario per questo tipo di virus. Lo sviluppo di un vaccino a base di mRNA fornisce vantaggi significativi rispetto agli approcci vaccinali più tradizionali. A differenza dei vaccini vivi attenuati, i vaccini a RNA non comportano i rischi associati all’infezione e possono essere somministrati a persone alle quali non è possibile somministrare virus vivi (ad esempio donne in gravidanza e persone immunocompromesse). I vaccini a base di RNA sono prodotti tramite un processo in vitro senza l’uso di cellule. Questo consente una produzione facile e rapida, e la prospettiva di produrre un numero elevato di dosi di vaccino in un periodo di tempo più breve rispetto a quello ottenuto con gli approcci vaccinali tradizionali. Questa capacità è fondamentale per consentire la risposta più efficace per fronteggiare la pandemia.

La sperimentazione clinica di fase 3

La sperimentazione clinica di fase 3 del vaccino BNT162b2 è iniziata il 27 luglio e ha coinvolto più di 40000 partecipanti, 38.955 dei quali hanno ricevuto una seconda dose entro l’8 novembre 2020. Una metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà un placebo, ma nessuno sapeva a quale dei due gruppi apparteneva. I partecipanti hanno ricevuto due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra, dopodiché, una settimana dopo la seconda dose, si è iniziato a contare i casi di COVID-19 nei due gruppi. Ad oggi ne sono stati registrati 94, quasi tutti nel gruppo che ha ricevuto il placebo. Lo studio continuerà fino a quando non si saranno accumulati un totale di 164 casi confermati di COVID-19. Attualmente l’efficacia del vaccino è di più del 90%. Ripetiamo che lo studio non è ancora completato, e l’efficacia potrebbe diminuire, ma difficilmente scenderà sotto il 50%, che è la soglia stabilita dalla Food and Drug Administration per approvare un vaccino in caso di emergenza.

I dubbi che rimangono

Ciò che ancora non è noto sono i dettagli sulla natura delle infezioni da cui il vaccino può proteggere, sia che si tratti per lo più di casi lievi di COVID-19 o che includano anche un numero significativo di casi moderati e gravi. Ad esempio, sarebbe importante sapere se vi fosse almeno qualche caso di malattia grave nel gruppo placebo perché suggerirebbe che il vaccino ha il potenziale per prevenire tali casi.
Un’altra questione spinosa riguarda l’infettività degli asintomatici. Al momento non è chiaro se il vaccino prevenga che le persone asintomatiche o con sintomi lievi diffondano il virus. Chiaramente, un vaccino in grado di bloccare la trasmissione del virus potrebbe accelerare la fine della pandemia, ma sarà difficile determinare questa proprietà per il vaccino Pfizer o per qualsiasi altro candidato, dal momento che comporterebbe test di routine per tutti i partecipanti alla sperimentazione, e non è possibile farlo per 45000 persone (chiaramente tutti i casi registrati sono sintomatici).
Un altro dettaglio mancante riguarda l’efficacia del vaccino in diversi gruppi di partecipanti allo studio. Ad esempio non sappiamo se funziona nella categoria più a rischio, gli anziani. Nel comunicato stampa, Pfizer e BioNTech hanno riferito che il 42% dei partecipanti aveva “background razziali ed etnici diversi”, mentre nulla è stato riportato riguardo alla fascia d’età scelta.

Memoria immunitaria

Quanto durerà l’immunità garantita dal vaccino? Non è possibile saperlo. Sulla base di quando è iniziato lo studio e dei dati precedentemente pubblicati sulle risposte immunitarie nelle sperimentazioni in fase iniziale, è probabile che molti partecipanti allo studio abbiano ancora alti livelli di anticorpi nel sangue. Le risposte potrebbero arrivare per esempio dall’analisi delle risposte immunitarie delle persone che hanno preso parte alle sperimentazioni nella fase iniziale del vaccino, alcune delle quali potrebbero aver ricevuto il vaccino fino a sei mesi fa. Comunque, anche se la memoria immunitaria non dovesse durare, quello che serve adesso è un vaccino che possa dare anche solo una protezione temporanea, ma che possa permettere di ricominciare a vivere una vita normale.

La parte organizzativa: il ruolo dell’OMS

Tutti i Paesi del mondo hanno un programma di vaccinazione per i bambini, ma quelli per gli adulti sono scarsi: nel 2017, solo 114 dei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avevano programmi di vaccinazione degli adulti contro l’influenza stagionale. Ad esempio, in India, l’unico vaccino attualmente raccomandato per gli adulti è contro il tetano, per le donne incinte. Altre nazioni consigliano invece l’immunizzazione per l’influenza stagionale solo a gruppi specifici, come gli anziani.
L’introduzione di un nuovo vaccino per gli adulti differisce in termini logistici di consegna, aspettative sociali, impegno della comunità, organizzazione dei fornitori e altro ancora. Quando i vaccini per COVID-19 saranno disponibili, circa il 40% dei Paesi affronterà queste differenze per la prima volta.
Diversi ostacoli ritardano il processo di registrazione nazionale per i vaccini e altre tecnologie sanitarie nei Paesi a basso e medio reddito, in quanto i produttori preferiscono concentrarsi sulla distribuzione dei loro prodotti prima nei Paesi ad alto reddito, dove possono realizzare un profitto maggiore. Ad esempio, uno studio del 2016 ha descritto un tipico intervallo di 4-7 anni tra la prima commercializzazione di un nuovo vaccino e la sua distribuzione nell’Africa subsahariana. Questa sequenza temporale non è sostenibile per un vaccino contro il COVID-19. Per risolvere la questione, sarebbe più efficiente utilizzare il programma di prequalificazione dell’OMS. Questo valuta la sicurezza, la qualità e l’efficacia dei vaccini pronti per la distribuzione. Il programma è stato implementato nel 2001 per migliorare l’accesso ai medicinali per curare l’AIDS, la malaria e la tubercolosi e nel 2019 è stato utilizzato per accelerare l’adozione del vaccino contro l’Ebola nei paesi a rischio.
L’OMS dovrebbe coinvolgere attivamente i Paesi appartenenti a tutti i livelli di reddito in un processo di prequalificazione progettato specificamente per i vaccini contro il COVID-19. L’OMS dovrebbe garantire che i fascicoli di presentazione e i risultati della sua valutazione siano resi completamente trasparenti e facilmente accessibili. Ciò sarà particolarmente importante per i prodotti controversi, come il vaccino COVID-19 della Russia, che ha aggirato alcuni dei soliti passaggi di sviluppo ed è ora in fase di preselezione. Idealmente, la registrazione di un vaccino COVID-19 approvato dall’OMS sarebbe automatica nelle nazioni aderenti, eliminando buona parte dei laboriosi processi burocratici.
Ogni paese deve progettare il proprio processo deliberativo per la vaccinazione contro il COVID-19. La maggior parte delle nazioni (170) dispone già di gruppi consultivi tecnici per l’immunizzazione nazionale o organismi equivalenti per selezionare i vaccini, determinare le popolazioni target, stabilire piattaforme di somministrazione e così via. Questi gruppi consultivi sono solitamente formati da esperti del settore sanitario. Tuttavia, poiché l’implementazione dei vaccini COVID-19 riguarderà tanto le economie nazionali quanto i valori sociali come la salute, le nazioni dovrebbero considerare la creazione di una task force specifica che coinvolga anche rappresentanti dei ministeri delle finanze, del lavoro, dell’economia, della sicurezza e dell’istruzione. Ciò garantirebbe che tutte le questioni siano prese in considerazione, dalla sicurezza e l’efficacia del vaccino ai fattori economici, sociali, logistici ed etici.
Ogni programma di vaccinazione dovrebbe essere valutato non solo in base al numero di persone immunizzate, ma anche se consente alle persone di vivere e lavorare in sicurezza. È probabile che ciò vari notevolmente tra Paesi, dal momento che i secondi parametri dipendono da fattori ambientali e sociali diversi. Per questo, i Paesi non dovrebbero fare affidamento alle misure adottate da altre nazioni, come fatto in passato, ma dovrebbero effettuare le proprie misurazioni dei tassi di infezione, malattia e mortalità tra la popolazione vaccinata e quella non vaccinata. I sistemi di monitoraggio e valutazione a livello nazionale saranno cruciali. Queste informazioni saranno necessarie per favorire l’allentamento delle politiche restrittive, come l’obbligo della mascherina o la quarantena dopo un viaggio.

Il ruolo di COVAX in un’equa distribuzione del vaccino per il COVID-19. Credit: Gavi, the Vaccine Alliance

Per impedire che solo i Paesi più ricchi abbiano accesso a un vaccino, l’OMS e i suoi organi collaboratori hanno lanciato un meccanismo globale per allocare le dosi una volta disponibili. Il servizio “COVAX” mira a garantire che ogni Paese possa vaccinare il 20% della sua popolazione, indipendentemente dal livello di reddito. Più di 170 nazioni sono impegnate a partecipare. Tuttavia questa collaborazione è circondata da incertezza: ad esempio, molte nazioni potrebbero non essere entusiaste della copertura al 20%, dal momento che le stime suggeriscono la necessità di una copertura superiore al 60-70% per ottenere l’immunità di gregge per il virus SARS-CoV-2 (la soglia alla quale un virus non può diffondersi in una popolazione perché la maggior parte delle persone è vaccinata). Ciò ha portato alcuni Paesi a stipulare già accordi indipendenti direttamente con le aziende. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno detto che non si uniranno a COVAX, e invece hanno investito miliardi di dollari nelle aziende produttrici in un programma chiamato “Operation Warp Speed”. Il Regno Unito si è impegnato con COVAX, ma ha anche acquistato 100 milioni di dosi del vaccino COVID-19 sviluppato dall’Università di Oxford e dall’azienda farmaceutica AstraZeneca. Questa tendenza suggerisce che i Paesi ricchi e i produttori opteranno per tali accordi bilaterali. Tuttavia, questo nazionalismo vaccinale provocherà guerre sui prezzi (che aumenteranno, come successo dopo che Regno Unito e USA fecero scorte di oseltamivir durante l’influenza aviaria del 2004) e porteranno a una ridotta copertura vaccinale in molte nazioni, a scapito di tutti. Anche se può essere difficile da credere, il nazionalismo dei vaccini potrebbe costare ai paesi ricchi circa 119 miliardi di dollari all’anno se i Paesi più poveri non dovessero averne accesso (leggasi questo articolo al riguardo).

Cos’è l’mRNA?

Davvero con il vaccino della Pfizer ci inietteranno del materiale genetico? Quindi diventeremo degli OGM?* È sicuro questo vaccino? Le risposte sono: sì, no, sì. Vediamo perché. (Continua)

DAVIDE BERTA

*La domanda, e relativa risposta, è resa necessaria da una sparata di quella sciroccata – o venduta, va’ a sapere – della Gismondo (quella che quando già eravamo sulla cinquantina di morti non si capacitava che un semplice raffreddore o giù di lì venisse spacciato per epidemia), che ha messo in guardia dal vaccino che ci trasformerebbe, appunto, in OGM, aggiungendo (cito a memoria) “avete paura dei pomodori OGM e volete trasformarvi in OGM voi?” – e stendiamo un velo pietoso sul fatto che può avere paura delle coltivazioni OGM unicamente chi non abbia la più pallida idea di che cosa sia un OGM.

barbara

VEDIAMO IN DETTAGLIO IL MEDIO ORIENTE

I probabili riflessi negativi della vittoria di Biden sulla situazione del Medio Oriente

Dal 20 gennaio del 2021, per quattro anni, sul palcoscenico della politica americana reciteranno [forse!] due nuovi attori principali, il presidente Joe Biden e la vice-presidente Kamala Harris. Il suggeritore sarà Barack Obama. Questo è ciò che si profila dopo le elezioni presidenziali del 3 novembre, che hanno visto la sconfitta [forse!] di Donald Trump: una sconfitta che mette in pericolo tutti i risultati politici raggiunti da Trump nell’arena mediorientale. È per questa ragione che i nemici dell’ex presidente americano presenti nel Medio Oriente pregustano un cambio di rotta radicale nella politica americana verso la regione.
Il regime di Teheran, durante i quattro anni trascorsi, era stato sottoposto a una politica stringente, sul piano politico ed economico, da parte dell’Amministrazione repubblicana. In primo luogo, Trump aveva ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato dall’Iran, dall’Unione Europea, dai paesi componenti il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti), un accordo fortemente voluto dallo stesso Obama, ma che si era rivelato ben presto una cortina fumogena dietro la quale Teheran aveva continuato a sviluppare il suo progetto nucleare, come più volte denunciato da Netanyahu. A tutto ciò si erano aggiunte, da parte di Trump, sanzioni economiche sempre più pesanti al regime degli ayatollah, sanzioni che avevano messo in ginocchio Teheran e fortemente ridimensionato il peso della sua presenza politica nel Medio Oriente. Quest’operazione aveva rappresentato la base di partenza di una politica ad ampio raggio verso i paesi arabi sunniti, desiderosi di avere una protezione significativa contro le ambizioni egemoniche del regime sciita iraniano nel Medio Oriente. Tuttavia, questa politica aveva una prospettiva di ben più vaste finalità. Il coordinamento tra Netanyahu e Trump ha avuto lo scopo di raccogliere e sviluppare le aperture che il mondo arabo sunnita aveva mostrato di essere disposto a condividere con Israele. Da ciò è scaturita una fitta serie di incontri ad alto livello tra i rappresentanti di Israele e quelli dei paesi arabi, con la regia di Mike Pompeo, Segretario di Stato di Trump, gli Accordi di Abramo, firmati da Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, oltre alla volontà di altri Stati arabi di unirsi ad essi. La mappa del Medio Oriente stava, così, subendo una trasformazione epocale, foriera di una vera pacificazione della regione su basi stabili di collaborazione economica e politica. Ora, con l’avvento dei democratici alla Casa Bianca, questa situazione potrà subire mutamenti molto importanti, gravidi di conseguenze di segno opposto rispetto agli esiti fin qui raggiunti.
La ragione di tutto questo sta nella molto probabile formazione di un governo democratico alla Casa Bianca caratterizzato da una visione politica di sinistra. Il fatto stesso che un personaggio come Kamala Harris sia ora vice-presidente degli Stati Uniti, su suggerimento di Obama, sta a dimostrare la tendenza che potrà assumere il nuovo governo democratico sui problemi del Medio Oriente. Ma, dietro la figura di Harris, vi è tutto un mondo politico democratico che tende a influenzare, in modo diretto o indiretto, le decisioni di Biden nei suoi rapporti con Israele, con i palestinesi e con l’intero mondo arabo della regione in una direzione opposta rispetto ai risultati raggiunti dall’Amministrazione Trump. In primo luogo, con l’Iran. Il regime di Teheran nutre la speranza – fondata – che l’Amministrazione Biden reinserisca nuovamente gli Stati Uniti nel Jcpoa e azzeri le sanzioni economiche nei suoi confronti. Le conseguenze, in questo caso, sarebbero molto gravi. Il regime degli ayatollah riacquisterebbe fiducia nei suoi progetti regionali, oltre al fatto che il miglioramento progressivo delle condizioni economiche del paese potrebbe tacitare l’opposizione interna e ottenere di nuovo il sostegno della popolazione. In secondo luogo, il problema palestinese riacquisterebbe una centralità che potrebbe avere ripercussioni sui rapporti tra Israele e il mondo arabo sunnita. Infine, la Russia e la Cina, soddisfatti dai risultati elettorali americani, potrebbero avere spazi di manovra più ampi nel Medio Oriente, a danno dell’attuale posizione di Gerusalemme.
Antonio Donno, qui.

Va aggiunto il fatto che un Iran non più sottoposto a sanzioni, oltre a procedere ancora più speditamente verso l’atomica, vedrà migliorare la propria situazione economica, ed è altamente probabile che grazie  a questo torni ai livelli precedenti il finanziamento del terrorismo internazionale. Forse gli accordi già stabiliti con Israele da Emirati Arabi Uniti, Barhain e Sudan resisteranno (forse), ma quanti, fra quelli che stavano meditando di seguire l’esempio – a cominciare dal Libano, tuttora sotto la pesante tutela della Siria che è a sua volta legata a doppio filo con l’Iran – avranno il coraggio di sfidare un Iran di nuovo potente?

Abbas spera che Joe Biden abbia la memoria corta

È successo quattro anni fa. E’ martedì 8 marzo del 2016. Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti in tournée nella regione, è appena arrivato in Israele e si reca direttamente al Centro per la Pace Shimon Peres, situato a Jaffa, per abbracciare calorosamente il suo venerabile fondatore. A poche centinaia di metri da lì, la folla si accalca sul lungomare nonostante la tensione per la sicurezza; due altri attentati terroristici avevano già marchiato quella mattina, uno a Gerusalemme e l’altro a Petah Tikvah. Bashar Masalha, un palestinese di ventidue anni che si trovava illegalmente in Israele, tira fuori un grosso coltello e inizia a colpire alla cieca i passanti. Prima di essere ucciso dalle forze dell’ordine, accoltella quattro turisti russi tra cui una donna incinta, un arabo che riesce a schivare il colpo e a fuggire, sei israeliani – uno di loro si salva colpendo violentemente l’aggressore con la sua chitarra – e Taylor Allen Force, uno studente americano di 29 anni che muore per le ferite riportate. Sui social network arabi si diffonde una vera e propria esplosione di gioia. Canti patriottici e foto dell’ “eroe” Masalha sono trasmessi in continuazione dalla televisione di Hamas a Gaza. La stampa mondiale, già mobilitata per la visita del vicepresidente, dà ampia copertura all’attacco e in particolare alla morte del giovane americano, che ha combattuto per il suo Paese in Iraq e Afghanistan. Il giorno successivo, Joe Biden va a Ramallah. Spera che Abu Mazen condanni l’attacco di Giaffa. Ma non è così. Il Presidente dell’Autorità Palestinese si accontenta di porgergli le sue condoglianze per la morte del giovane americano e di lui solo, mentre contemporaneamente la televisione ufficiale della suddetta Autorità trasmette un commovente omaggio all'”eroico Bashar Masalha” che ha dato la sua vita per la suprema gloria di Allah. Colui che era allora solo il vicepresidente di Barak Obama, rilascia una ferma dichiarazione, in cui esige che la leadership palestinese condanni gli attacchi terroristici contro degli israeliani e in particolare l’attentato del giorno prima, aggiungendo: “Lasciatemi dire con la massima fermezza che gli Stati Uniti condannano questi atti e condannano la mancata condanna di questi atti.” Ma le autorità di Ramallah respingono recisamente la sua richiesta. Quattro anni dopo, a Ramallah non è cambiato nulla: Abbas continua a incoraggiare ed a ricompensare il terrorismo. Il Politecnico di Palestina è stato appena dotato di un portale monumentale inneggiante alla gloria del terrorista Salah Khalaf, meglio conosciuto con il nome di Abu Iyad, il fondatore di Settembre Nero e il responsabile del massacro di undici atleti israeliani durante il Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Situata non lontano da Hebron, questa istituzione, che conta più di 6.000 studenti, ha lo scopo di formare l’élite dei giovani palestinesi e i leader di domani. Nel frattempo a Washington, Joe Biden che aveva affermato con tanta forza la propria determinazione e quella americana, è in procinto di diventare Presidente. Tuttavia Mahmoud Abbas probabilmente non ha nulla da temere. La signora Kamala Harris, pronta ad assumere la carica di vicepresidente se la vittoria di Biden viene confermata, il 31 ottobre scorso ha dichiarato in un’intervista al settimanale bilingue “The Arab American News” che la nuova amministrazione americana sarebbe pronta a riannodare, immediatamente e senza condizioni, i rapporti con i palestinesi e a fornire loro, senza indugio, assistenza economica e umanitaria. Ricordiamoci che in memoria del giovane americano assassinato, il Congresso americano ha approvato il Taylor Force Act che pone fine a qualsiasi aiuto americano all’Autorità Palestinese fintanto che quest’ultima continuerà a pagare gli individui colpevoli di terrorismo e le famiglie dei terroristi uccisi. La legge è entrata in vigore dopo essere stata firmata dal Presidente Trump il 23 marzo del 2018.
Michelle Mazel (qui)

Aggiungo un paio di cose extra. La prima relativa alle chiacchiere da mercato del pesce che continuano a diffondersi senza sosta.

Lion Udler

È stata smentita la notizia della #CNN secondo la quale il consigliere di #Trump Jared #Kushner l’avrebbe consigliato di accettare la sconfitta, il contrario è vero, l’aveva consigliato di procedere in ogni Stato dove ci sarebbero brogli elettorali.
Altre fake news che i media progressiste difendono senza alcuna fonte, che Melania sta contando i giorni per il divorzio…
E a proposito del “distacco” di Melania dal marito, del suo dissenso nei confronti della decisione di smascherare i brogli, dei propositi di divorzio:

La seconda sugli amori giovanili, e mai rinnegati, del signor Biden.

Nel 2007, Biden, nel suo libro Promesse da mantenere scriveva: ”Dal 1945 al 1980, Josip Broz Tito ha governato la Jugoslavia con personalità, determinazione e un’efficiente polizia segreta. L’astuto vecchio comunista mantenne insieme una federazione etnicamente e religiosamente mista”. E ancora: “Ci è voluto un certo genio per tenere insieme quella federazione multietnica e quel genio in particolare era Tito”. (qui)

La terza sull’ennesima colossale porcata messa in atto per non rischiare di offrire un vantaggio a Trump – e pazienza se per questo ritardo dovrà morire qualche americano in più.

Niram Ferretti

IL PRIMO MIRACOLO DELL’ERA BIDEN

Ma che strano, l’annuncio di un probabile vaccino contro il Covid 19, fatto dall’americana Pfizer e dalla tedesca Biontech, efficace, dicono, al 90%, giunge proprio adesso che Joe Biden risulta il vincitore delle presidenziali 2020.
Una settimana fa brancolavano nel buio, e poi, puff, improvvisamente, è giunto il risultato, proprio ora, nell’era escatologica che si inaugura con Joe Biden. Questo è il segno tangibile che è davvero cominciata.
Chissà se l’annuncio, fatto una settimana fa, avrebbe modificato l’esito del voto? Ma la storia, lo sappiamo, non si fa con i se.

La quarta la aggiungo io: ma tutti quei begli spiriti che gridavano inorriditi indignati disgustati per l’immorale arrivo alla Camera di Mara Carfagna grazie, si diceva, ai pompelmi offerti a Berlusconi, sulla sfolgorante carriera politica di una totalmente sconosciuta, fino all’altro ieri, Kamala Harris, nessun moralista ha qualcosa da ridire?

barbara

ROBERTO BURIONI SI È CLAMOROSAMENTE SBAGLIATO

Qualche tempo fa aveva detto: non vedo l’ora che arrivi il vaccino, prima di tutto naturalmente per poter salvare tante vite, ma anche per la soddisfazione di vedere i novax invocarlo in ginocchio. Beh, si sbagliava.

Sa, naturalmente, che c’è in giro un sacco di gente deficiente, ma ancora non ha capito quanto.

barbara