I NODI AL PETTINE

Perché tu puoi anche farti mentalmente condizionare al punto da vedere realmente quei vestiti, ma prima o poi arriva che a forza di girare nudo sotto il temporale quel povero pirla di imperatore di becca la polmonite, e allora riuscirai almeno a sentire la tosse e il respiro affannoso?

Voci dagli Usa: “L’Ucraina sta per perdere”

[Veramente l’Ucraina ha già perso. Dalla fine di febbraio, per la precisione, ma sempre meglio svegliarsi tardi che non svegliarsi affatto, comunque]

L’esercito di Zelensky si è immobilizzato in posizioni difensive statiche. La nuova strategia di Putin sta funzionando

“Diogene portava a volte una lanterna accesa per le strade di Atene alla luce del giorno. Se gli chiedevano perché, diceva che stava cercando un politico onesto [beh, no: lui diceva che cercava “l’uomo”: non sarebbe meglio cercarsi qualche citazione adatta piuttosto che storpiare la prima che capita a tiro?]. Trovare politici onesti oggi a Washington è molto difficile. Diogene avrebbe bisogno per trovarli portare con sé un proiettore allo xenon”. Così Douglas Macgregor, sull’American Conservative, un ex advisor del Secretary of Defense di Trump e autore di diversi libri di strategia militare. Per le considerazioni di tipo militare citeremo da questo articolo di Macgregor.

Ucraina, il crollo militare

Ogni tanto però ci sono brevi momenti all’interno dell’establishment di Washington ed europeo in cui si è costretti ad ammettere la verità. Dopo aver mentito sistematicamente per mesi al pubblico sulle origini e sulla condotta della guerra in Ucraina, i grandi media di lingua inglese e alcuni loro “derivati” in Europa (non in Italia dove vige un governo privo di opposizione e una stampa in larga parte allineata) stanno ora preparando il pubblico occidentale al crollo militare dell’Ucraina che non è lontano. Si veda ad esempio qui un ottimo reportage di “Rolling Stone”. Qui, infatti, si può leggere di come i bravi soldati ucraini vivano trincerati sui confini del Donbass ricevendo notte e giorno missili e colpi di artiglieria “guidata” russa che arrivano anche da 10 o 20 km di distanza senza poter replicare. E ammettano alla fine coi reporter americani che “qui la gente aspetta l’arrivo dei russi, la polizia ucraina ne arresta di continuo, anche due soldati della nostra brigata”.
Il comportamento dei politici europei delle ultime settimane sempre più nervoso, caotico e incoerente si spiega con le informazioni riservate che sicuramente hanno sul disastro militare ucraino e la conseguente vittoria militare di Putin. Sul lato economico, il fatto che il rublo sia salito al livello più alto degli ultimi sette anni e la Russia non abbia mai incassato tanto dall’export è ormai fatto riconosciuto. Le sanzioni alla Russia sono arrivate ora alla quinta “dose”, come i vaccini, perché anche loro come i vaccini non funzionano e anzi hanno effetti collaterali pesanti che non erano stati previsti. Così il fatto che l’inflazione, non creata perché c’era già, ma certamente esacerbata dalle sanzioni ha già spinto le Banche Centrali a cominciare ad alzare i tassi creando un crac sui mercati da circa 16 mila miliardi di perdite di titoli e azioni. Come ammontare di ricchezza finanziaria persa supera già ora di molto quella del 2008. Perché appunto si alzano i tassi a fronte di inflazione come negli anni ‘70 e si anticipa una probabile recessione.
Ma sul lato militare i nostri media mantengono ancora l’illusione delle difficoltà della Russia, mentre in realtà sta preparandosi il crollo militare ucraino. E questa disfatta, come è già avvenuto tante volte nella storia, in Italia nel 1943, in Urss con l’Afganistan, in Argentina con le Falkland e così via, inevitabilmente porterà al crollo di Zelensky in Ucraina. È solo una questione di tempo. La combinazione di alta inflazione, crollo dei mercati finanziari, disfatta militare del governo sostenuto dalla Nato e vittoria di Putin metteranno in crisi anche Draghi, Biden e compagnia. Ma andiamo ora alla situazione militare seguendo il testo di Macgregor.

La strategia russa

“I media occidentali avevano fatto tutto il possibile per creare l’apparenza di una forza militare che l’Ucraina non aveva e non ha. Gli stessi videoclip di carri armati russi colpiti sono stati mostrati di continuo anche se erano sempre gli stessi. Alcuni contrattacchi locali degli ucraini sono stati segnalati come se fossero manovre operative. Gli errori russi sono stati esagerati in modo sproporzionato e così le perdite russe, mentre la reale portata delle perdite dell’Ucraina sono state semplicemente censurate, non leggevi mai niente su quello che succedeva a loro. Ma le condizioni sul campo di battaglia sono che le forze ucraine si sono immobilizzate in posizioni difensive statiche all’interno delle aree urbane e del Donbass centrale. Gli esperti militari indipendenti (pochi) hanno però spiegato da mesi che in questo modo la posizione ucraina era senza speranza.
Questa situazione degli ucraini sempre fermi trincerati, specialmente in Donbass è stato descritto dai media come un fallimento dai russi che non raggiungevano gli obiettivi. Ma in realtà un esercito che immobilizza i soldati nelle difese trincerate come se fossimo ancora nella I Guerra Mondiale, nel XXI secolo le fa identificare, prendere di mira e distruggere da artiglieria, missili e aviazione che le martellano da molti chilometri di distanza. Nella guerra moderna ci sono risorse di intelligence, sorveglianza e ricognizione, anche con droni, collegate ad armi ad attacco guidato di precisione o moderni sistemi di artiglieria informati da dati di puntamento accurati”.

Gli errori di Zelensky

La strategia di Zelensky di tenere da mesi trincerati nel Donbass il grosso dell’esercito ucraino è suicida per qualsiasi esercito che si trovi a combattere contro una armata sofisticata come quella russa. Ciò è tanto più vero in Ucraina, perché era evidente che Mosca si sarebbe concentrata sulla distruzione delle forze militari ucraine, non sull’occupazione di città o sulla occupazione del territorio ucraino a ovest o nel centro del paese. La strategia russa di “demilitarizzare” l’Ucraina demolendone l’esercito sta funzionando. Ai russi non è mai interessato occupare Kiev o tutto il territorio dell’Ucraina, ma occupare alcune zone di lingua russa, rendere l’esercito ucraino inoffensivo e rovesciare il regime ultranazionalista ucraino. Il primo obiettivo è quasi raggiunto, il secondo viene gradualmente raggiunto giorno per giorno e il terzo arriverà di colpo quando la disfatta militare, come sempre succede, farà crollare anche il governo.
Il risultato della strategia di Zelensky, dettata da esigenze mediatiche di immagine e da Usa e Uk che lo armano e istigano, è stato finora l’annientamento graduale e sistematico delle forze militari ucraine. Sempre da Macgregor: “L’invio continuo di armi statunitensi e Nato ha mantenuto le povere legioni di soldati di Kiev sul campo, ma dall’inizio continuano ad essere sacrificati in gran numero grazie alla guerra per procura di Washington. La guerra di Zelensky e della Nato è una causa persa. Le forze ucraine ferme e trincerate vengono dissanguate dall’artiglieria, missili e aviazione russa e ormai non trovano rimpiazzi addestrati. La situazione diventa più disperata di ora in ora. Nessuna quantità di aiuti o assistenza militari statunitensi e alleati, a parte un intervento militare diretto delle forze di terra statunitensi e Nato, può cambiare la realtà. Il problema oggi non è negoziare di cedere territorio e popolazione nell’Ucraina orientale che Mosca già controlla. Il futuro delle regioni di Kherson e Zaporozhye insieme al Donbass è già deciso. È probabile che Mosca ora arrivi anche Kharkov e Odessa, due città storicamente russe e di lingua russa, nonché il territorio che le confina. Queste operazioni estenderanno il conflitto per tutta l’estate”.
I combattimenti non si fermeranno se il governo Zelensky seguirà ancora il piano angloamericano per un conflitto che perduri nel tempo. In pratica, questo significa il suicidio di Kiev, esponendo il cuore dell’Ucraina a ovest del fiume Dnepr a massicci e devastanti attacchi delle forze missilistiche e missilistiche a lungo raggio russe. Questo disastro sarebbe evitabile se in Europa non si seguisse ciecamente l’esempio di Washington e Londra. Ma l’incapacità della Ue con la politica di sanzioni e invio di armi è evidente.

L’incubo recessione economica

Intanto la popolazione europea, come la maggior parte degli americani, sta vedendo l’arrivo di una recessione economica che le politiche di deficit e liquidità hanno rinviato per anni, ma che ora pare inevitabile. A differenza degli americani, che devono subire le conseguenze delle politiche di Biden, i governi europei potrebbero distanziarsi dal piano di guerra permanente angloamericano per l’Ucraina, non molto diverso da quelli di guerra permanente in Medio Oriente o Libia degli ultimi 20 anni, ma non lo faranno e saranno guai seri, soprattutto per le economie strutturalmente più deboli come la nostra.
Negli Usa, intanto, si sono stanziati 60 miliardi di dollari cioè i 18 miliardi di dollari al mese in trasferimenti diretti o indiretti ad uno Stato ucraino corrotto che ora sta crollando (senza contare che molti dei soldi vanno a Lockheed, Raytheon e altri contractor militari americani). Poi cosa succederà ai milioni di ucraini nel resto del paese che sono fuggiti in giro per l’Europa? E da dove verranno i fondi per ricostruire l’economia in frantumi di ciò che resterà dell’Ucraina?
L’inflazione costa alla famiglia americana media intorno al 10% rispetto all’anno scorso (anche perché in Usa non conteggia il costo degli affitti per cui è più alta del dato ufficiale dell’8,6 %) e in più hai un crollo di borsa e titoli di stato. Per cui ora per l’elettorato americano il destino del Donbass o di Odessa diventa poco rilevante. Con i problemi finanziari ed economici che stanno manifestandosi, un’ammissione di sconfitta in Ucraina potrebbe peraltro avere una ulteriore influenza negativa su Biden che è comunque già crollato nei sondaggi intorno al 38% e a novembre gli americani infliggeranno una disfatta ai Democratici, che ora, non a caso, sono molto preoccupati. Ogni settimana che passa l’inflazione e la crisi dei mercati e anche la prospettiva di recessione paralizzano l’attenzione dei politici Usa.
I quali politici, nel frattempo, sono informati ormai della sicura disfatta militare ucraina descritta sopra. Nell’ultimo mese, infatti, i loro stessi grandi media hanno tacitamente cambiato tono e parlano spesso delle terribili perdite che i poveri soldati ucraini (arruolati ora spesso a forza) subiscono chiusi nelle loro trincee intorno al Donbass. Si tratta di migliaia di morti.

Il racconto distorto dei media

Tanto per fare un esempio clamoroso, in tutte le guerre quando un contingente è circondato, come è successo a Mariupol al battaglione Azov, si tenta di aiutarlo. Ma Zelensky non ha inviato un solo soldato a Mariupol, limitandosi ai suoi brillanti collegamenti video con la Ue, Hollywood e mezzo mondo e girare per Kiev con politici e attori americani ed europei. I nostri media hanno finto che fosse normale che l’esercito ucraino non fosse in grado di muoversi e non si muova praticamente mai. Sembra normale che si lasci in questo modo gradualmente distruggere giorno per giorno dalla superiorità in missili, artiglieria e aerei dei russi. I quali pensavano all’inizio che i militari ucraini, vedendoli arrivare spingessero il governo a trattare per non essere poi distrutti. Ma gli Usa, lo Uk, la Ue e la Nato hanno montato una incredibile campagna mediatica sull’eroico Zelensky e gli eroici ucraini che battevano i Russi e la sconfitta certa di Putin.
In più tutti i partiti e opposizione sui media sono stati messi al bando o arrestati dal governo Zelensky per cui nessuno può obiettare ora. Generali che non erano d’accordo sono stati arrestati e migliaia di persone sono sparite nelle prigioni della SBU (polizia militare). Migliaia di soldati ucraini sono già scomparsi sotto le bombe e missili russi che li colpiscono da 10 o 20 km di distanza senza che loro possano fare altrettanto. Quando i russi avanzavano con carri armati stile II guerra mondiale gli ucraini li mettevano in difficoltà con le armi Nato, ma da mesi i russi hanno cambiato tattica e avanzano solo dopo aver spianato tutto con artiglieria e missili. Si assiste quindi alla sistematica distruzione delle forze militari ucraine a cui è vietato di ritirarsi e che devono stare sempre ferme e trincerate sotto il bombardamento continuo. Questa tragedia sta però per avere una fine, quando, come a Mariupol, le forze ucraine trincerate intorno al Donbass e ormai indebolite saranno circondate.
Come è già successo nella storia però, gli eserciti massacrati e circondati, crollano di colpo ad un certo punto, non obbediscono più agli ordini e si arrendono. Persino i sovietici prima e i tedeschi dopo (ad esempio Stalingrado) tra il 1941 e il 1945 si arrendevano. Quando non lo facevano era perché sapevano di essere poi massacrati come prigionieri da Stalin, ma i russi martellano l’Ucraina di propaganda mostrando che arrendendosi avranno assistenza medica e poi torneranno a casa. In una guerra “normale”, in cui non massacri tutti i prigionieri, è umano ad un certo punto arrendersi e smettere di combattere quando la causa è senza senso e persa. Ci sono ora dozzine di reportage, anche americani, che è questo che succederà nei prossimi mesi. Al momento la strategia di Putin, sia economica che militare, sta funzionando e la sua vittoria probabile sarà un colpo molto duro per le nostre élite. La cosa potrebbe rilanciare in Europa movimenti populisti e sovranisti. Basti pensare ai recenti risultati delle elezioni in Francia.
Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, qui.

Qui c’è un altro articolo interessante che vale la pena di leggere, e qui un po’ di precisazioni a proposito di quel famoso grano che “Putin sta rubando” ai Paesi poveri. Invito infine caldamente a leggere questo eccellente articolo, una delle migliori analisi lette dall’inizio della guerra.
Insomma, il gigante russo si muove lento, e compie così la sua opera d’arte.

barbara

VITA DI UN TRANQUILLO VILLAGGIO DEL DONBASS

A essere in vena di citazioni, verrebbe voglia di titolare “Pomeriggio di un giorno da cani”, ma non puoi, perché qui è mattina pomeriggio sera notte, tutti i giorni, da otto anni, anzi ormai un po’ di più.

Il video precedente è dell’altro ieri, in quello che segue la prima parte è di ieri mentre la seconda parte riprende quello dell’altro ieri, quindi non avete bisogno di riguardarlo.

Come si può vedere, più la guerra si mette male, più si accaniscono sui civili del Donbass, come se avessero paura di non fare in tempo ad ammazzarne abbastanza prima che la guerra finisca, esattamente come i nazisti con gli ebrei verso la fine della guerra quando ormai era chiaro che di speranze di vincerla non ce n’erano più e che il tempo era agli sgoccioli.
Poi voglio mostrarvi questa foto, commentata dal solito micidiale “Osho”,

nella quale vedo due elementi particolarmente degni di attenzione:
1) tre signori in completo blu, camicia bianca, cravatta, scarpe nere di pelle ben lucidate, essendo tre primi ministri in visita a un capo di stato, e un buzzurro in pantaloni e maglietta simil-militari e scarpe da ginnastica perché “lui sta combattendo”. E miracolo che non si è messo anche il giubbetto antiproiettile e l’elmetto.
2) Draghi guarda Zelensky a cui sta stringendo la mano. Zelensky guarda Draghi a cui sta stringendo la mano. Scholz guarda Draghi e Zelensky che si stanno stringendo la mano. La guardia del corpo guarda i quattro della cui sicurezza è responsabile. Cicciobello, con la giacchettina (sbottonata) da Cicciobello e in posa da Cicciobello guarda in camera con un radioso sorriso da Cicciobello.
Quanto a voi, se per caso stesse cominciando a venirvi a noia quel disco da cui state ascoltando sempre la stessa strofa, non avete che una cosa da fare: girarlo.

barbara

QUALCHE CONSIDERAZIONE PERSONALE

Sento spesso accusare di ipocrisia quelli che, come Orsini, a ogni considerazione sulla guerra e su che cosa l’ha provocata premettono regolarmente la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina: ebbene, di questa colpa, dell’ipocrisia, posso in tutta onestà considerarmi innocente: mai mi sono sognata di condannare l’aggressione della Russia, così come mai mi sono sognata e mai mi sognerei di condannare l’aggressione israeliana all’Egitto e alla Giordania nel ’67. L’unico errore che imputo a Putin è lo stesso degli alleati nel ’38: non essere intervenuti subito, concedendo alla Germania nazista un intero anno per armarsi fino ai denti. Allo stesso modo Putin ha concesso ben otto anni alla cricca Obama-Biden-Clinton-Nuland-Pelosi (e ora anche Harris) di armare fino ai denti l’Ucraina nazista. Nessun aggressore e nessun aggredito dunque? Beh no, non proprio: l’aggressore è stato, per otto lunghi anni, l’Ucraina nazista e l’aggredito la popolazione del Donbass, bombardata e massacrata per otto interi anni.

Poi c’è l’altra cosa buffa, dei mass media che mostrano orripilati il Donbass in macerie, scenario che ci riporta al Libano del 1982: dopo il famoso Settembre Nero, la sanguinosa repressione messa in atto da re Hussein di Giordania contro i palestinesi di Arafat, che avevano creato un vero e proprio stato nello stato, con una propria polizia, propri posti di blocco che esigevano il pizzo per lasciar passare i viaggiatori, e violenze di ogni genere, e si accingevano a provocare un colpo di stato per rovesciare la monarchia e prendere il potere, dopo questo, dicevo, la maggior parte di loro si sono rifugiati in Libano, all’epoca lo stato più ricco, moderno, libero e, insieme a Israele, l’unico democratico del Medio Oriente (Beirut era chiamata la Parigi del Medio Oriente). Arrivati qui hanno immediatamente scatenato una guerra civile che ha provocato, si calcola, 160.000 morti, su una popolazione di meno di due milioni e mezzo, e ridotto lo stato in macerie. Dodici anni dopo Israele, per fermare lo stillicidio di attacchi terroristici sul proprio territorio da parte dei palestinesi con base in Libano, si sono finalmente decisi a intraprendere una guerra contro di loro. A questo punto si sono improvvisamente svegliati un sacco di giornalisti che si sono precipitati lì, hanno trovato il Libano ridotto in macerie da dodici anni di terrorismo palestinese e guerra tra le varie fazioni, e hanno detto cazzarola, guarda che razza di macello hanno fatto sti fetenti di Israeliani. Già, la storia si ripete, praticamente identica, con interi quartieri del Donbass ridotti in macerie, abitazioni scuole asili ospedali dai bombardamenti ucraini, e i nostri mass media venduti ci mostrano le distruzioni “causate dai bombardamenti russi”, e poco contano le decine, se non centinaia, di ore di filmati che, a partire dal 2014 documentano le sistematiche distruzioni operate dagli ucraini e le testimonianze delle vittime – e magari non sarà proprio esattamente una farsa questa ripetizione della storia, ma col comico in guêpière e tacco dodici, anche se la tragedia sicuramente non manca, direi che non ne siamo troppo lontani.

Una delle cose più oscene che ho letto da parte dei filonazisti è lo sbeffeggiamento delle testimonianze sui crimini degli ucraini “fatte da russofoni in territorio russofono a giornalisti russi”. Ora: le vittime dei crimini ucraini sono i russofoni: chi altro dovrebbe testimoniarle? I russofoni vivono in territorio russofono: dove altro dovrebbero renderle le testimonianze? Quanto ai giornalisti, sia io che tutti gli altri che se ne sono occupati abbiamo pubblicato interviste di Giorgio Bianchi, italiano, Vittorio Rangeloni, italiano, Patrick Lancaster, americano. Quindi questi signori oltre che deficienti sono anche in palese malafede: non solo negano ciò che avviene sul territorio, ma falsificano anche quello che hanno visto coi propri occhi e sentito con le proprie orecchie. Oppure non hanno guardato nessuno di queste decine di video perché tanto “si tratta di propaganda russa” ma ne parlano come se li avessero visti inventandone i contenuti. Feccia immonda, e la qualifica di osceni la meritano tutta.

Una cosa che ho capito con sette anni di ritardo. La prima signora che ho avuto per pulire la casa quando sono venuta ad abitare qui mi era stato detto che era ucraina, sennonché una volta che l’ho sentita parlare al telefono mi è venuto un dubbio e le ho chiesto: “Ma lei è ucraina o russa?”, e lei ha risposto: “Ucraina, ma parlo russo”. Avevo pensato che intendesse dire che stava parlando russo in quel momento; solo adesso ho capito che intendeva tutt’altro.

Poi ci sarebbe Israele. Che da sempre quando ha bisogno di colpire armi iraniane o terroristi in Siria si fa il suo bel bombardamento, e la Russia guarda da un’altra parte. Poi arriva la guerra, Israele si accoda al gregge e fa la sua brava “condanna dell’aggressione”, e va bene, manda tonnellate di materiale sanitario, ambulanze antiproiettile, un attrezzatissimo ospedale da campo, e va bene – al guitto no però, al punto che vi sbraita addosso, dice che dovete fare di più, fa paragoni con la Shoah, cosa che ha sollevato ovviamente critiche, ma niente di paragonabile al putiferio scatenato dalle dichiarazioni di Lavrov, che sicuramente non erano più gravi di quelle. Vabbè. Poi un bel giorno vi mettete a mandare anche armi – anche combattenti, sembra, ma di quelli non è detto che il governo sia responsabile – e la musica, in Siria, ovviamente cambia. E tutti i filoisraeliani in giro per il mondo si incazzano con Putin. Ma grandissime teste di cazzo, voi e il governo israeliano, dopo che per anni vi ha lasciato fare in Siria tutto quello che volevate, dovrebbe ringraziarvi che mandate armi a quelli che gli sterminano la sua gente? Tutti contenti del nuovo governo frutto del “chiunque tranne Netanyahu” – gemello del “chiunque tranne Trump” – e da una parte come dall’altra i risultati si sono visti. Ho sentito gente entusiasta: “Per la prima volta siedono vicino destra, sinistra e arabi”, col bel risultato che si sta scatenando un livello di terrorismo come non si vedeva da un pezzo, e non potete reagire se no gli arabi si incazzano e vi fanno cadere il governo. E come se non bastasse vi mettete anche ad armare i nazisti, ma andate affanculo, mastodontiche teste di cazzo! Vi siete sempre rifiutati di riconoscere il genocidio armeno per non fare incazzare la Turchia che era l’unico stato mediorientale a non essere in guerra con voi perché la morale è una bella cosa ma le esigenze dello stato vengono prima, e adesso vi andate a sputtanare coi nazisti? E riandate affanculo, va’.

Comunque sembra che si stia cominciando ad accorgersi che la guerra per l’Ucraina è persa e non vi sono possibilità di recupero, il che era chiaro fin dall’inizio ed è, oltre che logico, anche giusto, e dunque, a meno che qualcuno non si illuda, come quegli altri nazisti 77 anni fa, che sia in fase di messa a punto una super arma segreta che sbaraglierà il nemico in men che non si dica, il comico non ha altra scelta che la resa. Non è che sia la scelta più ragionevole: è proprio l’unica, non ce ne sono altre. E il massimo che potrà ottenere sarà esattamente quello che Putin aveva chiesto per vent’anni, e ancora, per l’ultima volta, quattro giorni prima della guerra. Ma qualcuno, preso da delirio di onnipotenza, ha preferito puntare più in alto e giocare al tavolo della roulette svariate migliaia di vite, come già ricordato qui. Ma qualcuno, come dicevo, sta forse cominciando a svegliarsi.

NYT: urge un ritorno al realismo sulla guerra ucraina

Il comitato editoriale del New York Times, organo di riferimento del partito democratico, chiede a Biden di chiudere la crisi ucraina. Si tratta forse dell’intervento più autorevole in tal senso apparso sui media americani, da cui la sua importanza.
“La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta” è il titolo dell’editoriale del giornale della Grande Mela che, pur elogiando il sostegno che l’America ha fornito a Kiev, chiarisce che ora la guerra è entrata in una fase nuova e gli obiettivi dell’amministrazione Biden stanno diventando sempre meno chiari.
I suoi esponenti, infatti, in più occasioni si sono profusi in improvvide dichiarazioni che rendono nebulosi gli obiettivi di tale aiuto, che non possono essere identificati con la sconfitta della Russia, perché ciò è irrealistico e rischia di scatenare escalation, anche nucleare.
Tali obiettivi devono essere rivisti anche nel più ristretto ambito del conflitto ucraino. Così il Nyt: “Una vittoria militare decisiva per l’Ucraina sulla Russia, che vedrebbe l’Ucraina riconquistare tutto il territorio che la Russia ha conquistato dal 2014, non è un obiettivo realistico. Sebbene la pianificazione e le capacità militari della Russia siano stati sorprendentemente modesti, la Russia rimane troppo forte e Putin ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”.
“Gli Stati Uniti e la NATO sono già profondamente coinvolti, militarmente ed economicamente [nella guerra]. Ma aspettative irrealistiche potrebbero trascinarci sempre più in profondità in un conflitto lungo e costoso. La Russia, per quanto ferita e incapace, è ancora in grado di infliggere distruzioni indicibili all’Ucraina ed è ancora una superpotenza nucleare”.
“[…] Recenti dichiarazioni bellicose da Washington: l’affermazione del presidente Biden secondo cui Putin ‘non può rimanere al potere’, il commento del segretario alla Difesa Lloyd Austin secondo il quale la Russia deve essere ‘indebolita’ e la promessa del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina ‘fino alla vittoria’ possono riecheggiare come proclami travolgenti, ma non avvicinano ulteriormente i negoziati”, che oggi appaiono un miraggio lontano, essendo il dialogo tra le parti precipitato al punto più basso dall’inizio della guerra.
Le trattative invece urgono, per i motivi suddetti e perché le conseguenze globali della crisi diventeranno sempre più disastrose, sia a livello economico che sociale, dal momento che il conflitto (e le sanzioni anti-russe, ma questo il Nyt non lo può scrivere) sta impoverendo il mondo. E il popolo americano, che presto proverà i morsi di tali conseguenze, non continuerà a sostenere indefinitamente il supporto a Kiev, mentre gli ucraini continueranno a morire e il conflitto porrà rischi crescenti alla “pace e alla sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.
Certo, la decisione di trovare un compromesso con Mosca deve essere presa dalla leadership ucraina, continua il Nyt. Sarà loro compito, infatti, “prendere le dolorose decisioni riguardo i territori che il compromesso richiederà“. Ma anche tale leadership deve fare i conti con la realtà.
Il Nyt non lo scrive, ma si può tranquillamente aggiungere che Zelensky appare come drogato dal supporto politico, economico e militare che sta ricevendo (come denotano anche certe derive venate da delirio di onnipotenza).
Queste, infine, le conclusioni del Nyt: “mentre la guerra continua, Biden dovrebbe chiarire al presidente Volodymyr Zelensky e al suo popolo che c’è un limite al grado di intensità con il quale gli Stati Uniti e la NATO si impegneranno nello scontro con la Russia e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che possono ricevere. È imperativo che le decisioni del governo ucraino siano basate su una valutazione realistica dei suoi mezzi e di quanta distruzione può sostenere l’Ucraina“.
“Confrontarsi con questa realtà può essere doloroso, ma non si tratta di un appeasement [col nemico]. Questo è ciò che i governi sono tenuti a fare, non inseguire una illusoria ‘vittoria’. La Russia subirà le ferite dell’isolamento e delle sanzioni economiche per gli anni a venire e Putin passerà alla storia come un macellaio. La sfida ora è scrollarsi di dosso l’euforia, fermare gli scherzi e concentrarsi sulla definizione e sul completamento della missione. Il sostegno dell’America all’Ucraina è una prova del suo posto nel mondo nel 21° secolo e il signor Biden ha l’opportunità e l’obbligo di aiutare a definire ciò che sarà tale futuro”.
Si nota che quello del Nyt è un grido di vittoria, non certo un cedimento a Putin. Si tratta di trovare un accordo che possa consentire anche a Putin di rivendicare la sua vittoria, seppur non ampia come da aspettative.
Quanto all’Ucraina, se la guerra finisce qua, ha già ottenuto la sua vittoria, al di là della conservazione o meno dei territori oggi controllati dai russi, avendo conquistato un posto di primo piano nel mondo e potendo contare su un sostegno internazionale che gli consentirebbe non solo per ricostruire il Paese, ma anche di rilanciarsi ulteriormente. Vincerebbero tutti e il dolore per i morti sarebbe compensato con la consapevolezza di averne risparmiati ulteriori. 

Ps. Zelensky, oggi: solo la “diplomazia” può porre fine alla guerra ucraina. È la prima volta che lo dice in maniera così assertiva…. occorre superare le pressioni di quanti finora ha lavorato attivamente per contrastare il dialogo tra le parti, portando al collasso delle trattative intraprese all’inizio del conflitto.
21 maggio 2022, qui.

Ma in ogni caso…

E adesso guardate un po’ i russofoni come bombardano

Gli ucraini invece preferiscono il fosforo

tanto, chi si azzarderà ad accusarli di crimini di guerra, loro che sono dalla parte giusta? E pensare che otto anni fa il coraggio di dire le cose e chiamarle col loro nome c’era

E già che ci siamo, continuiamo a sparare…

barbara

COME FARE PER NON ESSERE UN CIARLATANO

Istruzioni per l’uso.

1. Devi chiamarti Vittorio Emanuele Parsi.
2. Devi odiare Israele più di quanto tu odi assassini pedofili mafiosi terroristi messi insieme, e non perdere occasione per dimostrarlo.
3. Devi riuscire a sparare in tre minuti più fregnacce (e falsità, e inesattezze – per usare un eufemismo – storiche, e contorcimenti che neanche la migliore contorsionista mondiale) che qualunque comune mortale medio in otto anni.
4. Non obbligatorio ma estremamente utile: esseve un fighetto che pavla con la boccuccia stvetta che fa tanto tanto avistocvatico.

Fatto?

https://www.la7.it/omnibus/video/finlandia-nella-nato-il-prof-parsi-dopo-laggressione-russa-ad-una-paese-neutrale-i-paesi-neutrali-13-05-2022-438129

Bene, a questo punto ti sarai meritato questo entusiastico commento

E pensare che quelli che chiamiamo “gli antichi saggi” erano convinti che il dubbio fosse alla base della conoscenza e quindi della saggezza, e adesso scopriamo che invece non erano che dei volgari ciarlatani, ma pensa tu.
E mi verrebbe da dire che mi  cadono le braccia se non fosse che in questi tre mesi scarsi mi è caduta tutta la scorta che avevo e finché non me ne arriva un’altra partita non posso più farmi cadere niente.

Ma sembra che oltre a me, anche qualcun altro veda nella mossa di Svezia e Finlandia un pericolo mortale.

Svezia e Finlandia nella NATO innalzano il pericolo di un conflitto nucleare

Il presidente finlandese Sauli Niinistö ha informato Putin sui piani del paese di aderire alla NATO.

Secondo il servizio stampa del leader finlandese, Niinistö ha parlato al telefono con Putin. Viene riferito che la conversazione è stata “chiara e diretta” e che le parti “hanno cercato di evitare tensioni”. Niinistö ha osservato che qualsiasi stato indipendente cerca di rafforzare la propria sicurezza. Il presidente finlandese ha ricordato che anche durante il primo incontro con Putin nel 2012 lo disse. Niinistö ha anche sottolineato che l’operazione speciale russa in Ucraina “ha cambiato la situazione della sicurezza in Finlandia”.

Come si è arrivati all’adesione alla NATO

La Finlandia scarsamente popolata per molti decenni, dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto bene grazie al vicinato, prima con l’URSS, e poi con la Federazione Russa, approfittando della sua posizione geografica e della sua situazione geopolitica. La cantieristica navale, l’elettronica, la lavorazione del legno, l’energia e altri settori fiorirono in questo paese scandinavo, rendendolo uno dei più ricchi e sviluppati d’Europa.
Poi è avvenuta la guerra con l’entrata delle truppe russe in territorio ucraino. È curioso che le ragioni che Svezia e Finlandia hanno addotto per il loro ingresso nella NATO – ovvero la propria sicurezza – è proprio una delle motivazioni che la Russia ha usato per giustificare per la propria operazione speciale in Ucraina.
Infatti il desiderio ucraino di entrare alla NATO non ha allontanato la guerra ma ne è stata la concausa insieme alle problematiche territoriali irrisolte.
Quindi che il timore che il conflitto in corso, avrebbero convinto Svezia e Finlandia di entrare nella NATO non ha senso.
Semplicemente, l’iniziativa di questi due paesi è stata presa perché adesso, se si vuole nuocere alla Russia, è il momento più propizio per farlo.
Infatti, grazie all’ingresso di Svezia e Finlandia, la NATO potrà isolare maggiormente la Russia ed in caso di un possibile conflitto diretto, l’Alleanza Atlantica può contare di agire lungo i 1500 km di confine finlandese.
Per quando riguarda poi, l’entrata della Finlandia nella NATO, questo paese da tempo ha iniziato a riequipaggiare le sue truppe con armi della NATO e partecipare alle esercitazioni e ad aderire a programmi NATO. In una parola, da tempo Helsinki apparteneva già alla NATO, anche se non ancora formalmente.
Del resto, già con il gesto di spedire armi sofisticate all’Ucraina e aderendo alle sanzioni contro la Russia, la Finlandia aveva rinunciato alla sua neutralità
In questo contesto, l’inizio della guerra in Ucraina è stato solo il ‘timing’ per dichiarare l’adesione. Ovviamente, la leadership del paese ha usato un momento molto propizio per convincere completamente la popolazione senza passare per un passaggio referendario e per superare le resistenze in Parlamento.

Pressioni esterne

Il Parlamento Finlandese è stato persuaso dagli eventi in corso ed a causa delle forti pressioni esterne. E’ interessante che la pubblicazione finlandese Uusi MV-Lehti ha raccontato come sia stata presa la decisione dei deputati del parlamento finlandese sull’ingresso del Paese nella NATO. Le udienze preliminari si sono svolte in condizioni di riservatezza sui risultati delle consultazioni di esperti con specialisti specializzati e nel contesto perentorio dell’attacco russo alla Finlandia.
È molto plausibile che il Centro europeo per la lotta alle minacce ibride, con sede a Helsinki, sia stato coinvolto nella formazione del parere dei deputati del parlamento finlandese. Si tratta di un’organizzazione internazionale che promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi della NATO nel campo della lotta alle minacce ibride.
Il Centro stesso e il suo personale godono dell’immunità legale in Finlandia. Nello stesso tempo, secondo la legge finlandese, tutte le informazioni raccolte dal Centro sono secretate. La corrispondenza indirizzata al Centro o ai suoi dipendenti non può essere oggetto di screening o vigilanza preliminare.

Reazione della Russia

Il primo vice rappresentante della Federazione Russa presso l’ONU Dmitry Polyansky ha minacciato la Finlandia e la Svezia, che intendono aderire alla NATO.

Ha rilasciato questa dichiarazione il 12 maggio: “Non appena Finlandia e Svezia diventeranno membri della NATO e le unità dell’alleanza saranno lì, questi territori diventeranno un possibile obiettivo per l’esercito russo”, ha detto Polyansky.
Inoltre, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che se la Finlandia si unirà all’alleanza, Mosca “adotterà misure di ritorsione di natura tecnico-militare e di altra natura”.
È la stessa dichiarazione che la Russia ha fatto prima di attaccare l’Ucraina.
Più precisamente, il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko ha elencato le conseguenze dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato:

  • Questo è un cambiamento strategico. Questo cambiamento non può rimanere senza una reazione politica, così come senza un’analisi approfondita delle conseguenze della nuova configurazione di forze che potrebbero emergere a seguito del prossimo ampliamento dell’alleanza. È chiaro che la decisione non sarà presa sulla spinta delle emozioni.
  • Questa è la nuova realtà, che, siamo convinti, non è nell’interesse di Svezia e Finlandia, né nell’interesse del mantenimento della sicurezza e della stabilità europea, ma porterà solo alla militarizzazione del Nord, che, militarmente, è stata fino a poco tempo fa la zona più pacifica d’Europa.
  • Nel discorso al parlamento finlandese, il presidente e il primo ministro finlandesi hanno affermato che questo passo rafforzerà la sicurezza sia della Finlandia che della NATO. È abbastanza ovvio per qualsiasi persona sana di mente che il risultato sarà esattamente l’opposto, la sicurezza militare della Finlandia sarà notevolmente indebolita.
  • Abbiamo un’idea approssimativa di come si svolgeranno gli eventi al momento della approvazione dell’adesione. I paesi della NATO dichiareranno immediatamente che il fianco settentrionale è molto vulnerabile, che il confine con la Russia è di 1300 km. Ora il confine tra Nato e Russia è aumentato di circa 1.300 km. Questo confine deve essere difeso, quindi ulteriori contingenti di forze devono essere schierati lì e così via.
  • Tutto ciò si inserisce nella famigerata ricerca di un nemico, che si esprime in senso pratico politico militare nella demonizzazione della Russia, attribuendole intenzioni ostili nei confronti di paesi che la Russia semplicemente non può neanche essere sospettata di avere.
  • Ci sono molte domande relative all’effettiva rinuncia di questi paesi allo status di paese denuclearizzato. Di recente, ci sono state sempre più affermazioni che la NATO è pronta ad abbandonare questa misura. In particolare, Jens Stoltenberg ha affermato che le armi nucleari potrebbero essere trasferite più vicino ai confini della Federazione Russa, i leader polacchi si sono dichiarati pronti ad accettarlo. Se queste affermazioni verranno rese operative , ovviamente, sarà necessario rispondere da parte nostra adottando adeguate precauzioni che assicurino l’affidabilità della deterrenza. Fonte @dimsmirnov175 (https://t.me/dimsmirnov175/33414)

Come vedete, quelle della Russia sono dichiarazioni molto dure ed esplicite.  Sono fatte da chi si sente tradito mentre è relativamente debole. La Federazione Russa nel suo stato attuale non può minacciare la Finlandia. Aprire un secondo fronte non è nel proprio interesse e La Russia sa bene cosa significa. Nello stesso tempo, Mosca avverte che per disperazione, di fronte alla prospettiva del cedimento completo e alla distruzione del paese, non esisterebbe – come ultima ratio – ad usare l’arma nucleare.

Precedenti storici

Ci sono precedenti storici -anche se non l’odierna Russia, l’URSS attaccò la Finlandia nel 1939-40
Voglio solo ricordarvi come finì la guerra sovietico-finlandese del 1939-40:

  • 127mila morti dall’URSS con 26mila finlandesi morti (5 a 1)
  • l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni come Paese aggressore
  • ma soprattutto, a causa dell’aggressione sovietica, la Finlandia si schierò dalla parte della Germania nella seconda guerra mondiale, che nel 1941-44 portò alla morte di altri 67mila soldati sovietici sul fronte finlandese.

Se parliamo del dopoguerra però, la Finlandia non è mai stata minacciata.

Considerazioni

Come ho già detto, la Finlandia non corre alcun pericolo dalla Russia, che al contrario cerca costantemente di arginare il pericolo proveniente da Ovest. Del resto anche il Generale Tricarico ha detto: ‘mi auguro che Svezia e Finlandia non entrino nella Nato. Non credo che la Russia, debilitata e scarsamente capace dal punto di vista militare, possa aggredire nessun Paese di quelle dimensioni’ (Imola Oggi)

I paesi membri dell’Unione Europea e della NATO sono del tutto concordi all’ingresso di Svezia e Finlandia (l’ingresso della Finlandia nella NATO è cruciale perché ha i confini direttamente condivisi con la Russia). Solo Turchia si è detta contraria all’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. In particolare, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che il suo Paese non vede con favore l’entrata dei due Paesi nordici nella Nato, ventilando dunque l’ipotesi che la Turchia possa usare il suo potere di veto
Tra i politici italiani, è da segnalare Giorgetti che si è espresso contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: “Non aiuta ad abbreviare il conflitto con la Russia” https://www.rassegneitalia.info/anche-giorgetti-contro-lingresso-di-finlandia-e-svezia-nella-nato-non-aiuta-ad-abbreviare-il-conflitto-con-la-russia/.
Ovviamente, la chiave di lettura di tutti questi eventi non sono gli interessi nazionali dei singoli paesi europei, ma interesse degli Stati Uniti che di fatto si sentono in guerra contro la Russia, ed in linea agiscono.
Questo è dimostrato da serie di dichiarazioni molto chiare, dalla dichiarazione del segretario di Stato Blinken (che sostiene che bisogna indebolire la Russia) a quella più recente del capo della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Steny Hoyer, che oggi ha detto che gli Stati Uniti sono in guerra (evidentemente, con la Russia), e quindi, durante il “tempo di guerra”, i repubblicani non dovrebbero criticare Biden. https://twitter.com/greg_price11/status/1525161726643257344?t=EZCOHyJd7Khx-o7H5iUGdA&s=19

Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E non sarebbe male ricordare che tutte le volte che Putin ha avvertito che avrebbe fatto una determinata cosa, l’ha sempre fatta. Magari dopo avere portato pazienza per anni, ma alla fine l’ha fatta. E quelli che preferiscono ignorare questa verità, assomigliano a quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e poi trillano giulivi “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”

Ma occupiamoci ora un momento del comico “ebreo”, quello che bisogna per forza essere dalla sua parte perché è ebreo, quello che l’Ucraina non può essere nazista dal momento che ha “democraticamente” (HAHAHA) eletto in “libere elezioni” (HAHAHAHA) un presidente ebreo. Ecco, ammiratelo, con tanto di kippah in testa, e godetevi anche le sguaiate e sgangherate risate del pubblico ucraino alle spassosissime battute del “comico”.

Neanche il guitto di casa nostra è mai arrivato a simili livelli di becerume e di volgarità.
Quest’altra invece è l’ospite della Polonia all’Eurofestival, che alla fine del suo discorso urla “Slava Ukraina” e tende il braccio destro in un bel saluto nazista.

Quanto a noi, se qualcuno ancora si illude che l’Italia non sia in guerra, dia un’occhiata a questi bei giocattolini, e si faccia due conti.


Per il gas invece non ci sono problemi: abbiamo chi ce lo fornisce:

E ora, dopo l’osceno spettacolo antisemita del comico ebreo (com’era la storia dello scandalo di Lavrov messo in croce per avere detto che sono ebrei alcuni fra i peggiori antisemiti?) godiamoci questo spettacolo autentico di due pattinatori russi che danzano su musica russa.

barbara

DUE PAROLE SULL’ANPI

O forse un po’ più di due ma, come dice quella deliziosa storiella ebraica, chi sta a contare?

  • ANPI significa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. PARTIGIANI. Non figli dei partigiani. Non eredi dei partigiani. Non amici dei partigiani. Non seguaci ideologici dei partigiani, no: Partigiani. Partigiani e basta. Ora, quanti saranno i partigiani ancora vivi? Mettendo in conto anche la più giovane staffetta, diciamo almeno tredici anni all’inizio del ’45, oggi ne ha 90. Se vogliamo considerare solo i combattenti, almeno un paio in più, dai 92-93 in su. E quanti di quelli ancora vivi sono in grado di partecipare alle manifestazioni? La concentrazione, mi sa, è più o meno pari a quella del principio attivo in un prodotto omeopatico. Quindi la domanda fondamentale è: che senso ha la persistenza dell’ANPI, e, a maggior ragione, la sua partecipazione a qualsivoglia manifestazione?
  • I partigiani sono “nati” durante la guerra per combattere (anche) gli occupanti tedeschi [poi ci sarebbe, volendo, quella fastidiosa faccenda delle stragi di partigiani monarchici, di partigiani cattolici, insomma di tutti quelli che non stavano combattendo per instaurare la dittatura del proletariato conquistando la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir

 – che, per inciso, è questa la canzone dei partigiani, non Bella Ciao, che ha tutt’altra origine (canzone delle mondine), tutt’altra storia, e solo dopo la guerra è stata decretata honoris causa “canzone dei partigiani” – ma per il momento lasciamo stare. Fine della digressione]. A quel tempo erano “i partigiani”, non un’”Associazione partigiani”, la quale, già di per sé, non avrebbe avuto alcuna ragione di nascere: al massimo sarebbe potuta nascere una nostalgica “associazione ex partigiani”, più o meno come quelle degli “ex alunni della IIID, per riunirsi periodicamente a celebrare le antiche glorie e poi estinguersi una volta che gli ultimi superstiti fossero diventati troppo vecchi per partecipare. In realtà alcuni gruppi di partigiani (per la precisione quelli di cui alla digressione precedente) sono rimasti attivi per un certo periodo – vedi il famigerato “triangolo rosso dell’Emilia” (una nota importante anche nei commenti) e tutta la serie di vendette e regolamenti di conti personali – anche dopo la guerra, ma anche tutto questo è cessato dopo un deciso intervento di Togliatti. Da quel momento i partigiani hanno cessato di esistere, quindi un’associazione partigiani non sarebbe mai dovuta nascere, essendo cessata la funzione storica, militare, politica dei partigiani. Invece è nata, e sta continuando a esistere anche quando gli ex partigiani non ci sono più, e continua non solo a partecipare, ma anche a dettare legge, come per esempio imporre la presenza delle bandiere palestinesi, ossia di coloro che hanno combattuto dalla parte dei nazisti, vietare la presenza delle bandiere della Brigata Ebraica, ossia di coloro che hanno combattuto e sono morti per liberare l’Italia, e, immediatamente dopo l’11 settembre, raccomandare caldamente di non portare le bandiere americane perché sarebbero state sentite come una provocazione – le bandiere di quelli che hanno lasciato in Italia 32 mila tombe, e che dell’11 settembre erano stati unicamente vittime.

• Adesso stiamo assistendo a una commedia grottesca nella commedia grottesca: l’ANPI, quella cosa che non dovrebbe esistere e che, una volta venuta a esistere, dovrebbe però avere cessato da un pezzo di esistere, che nella guerra in corso, di cui la NATO è indiscutibilmente il primo responsabile, si è schierata dalla parte della Russia, dice che non si devono portare bandiere della NATO, e magari sarò io che con l’età sto cominciando ad avere qualche problema con la memoria ma mi chiedo, e chiedo a chi mi legge: ma quando mai alle cerimonie e alle parate del 25 aprile ci sono state le bandiere della NATO? E perché mai avrebbe dovuto partecipare un’istituzione che con la seconda guerra mondiale e la liberazione dell’Italia non ha avuto niente a che fare  per la buona ragione che è nata quattro anni dopo la fine della guerra? E a questo punto intervengono gli altri, quelli dall’altra parte della barricata da tutti i punti di vista, a dire: e perché le bandiere palestinesi sì? Ma care grandissime teste di calicantus del bengala, che razza di ragionamento sarebbe? Certo, non c’è da meravigliarsi che facciate il tifo per i nazisti, se questo è il vostro modo di ragionare? Cioè, siccome non siete capaci di far restare fuori delle bandiere che con la ricorrenza non hanno niente da spartire, pretendete di farci entrare delle bandiere che parimenti non hanno niente da spartire con la ricorrenza e che in più a nessuno è mai passato per la testa, in questi 77 anni, di far partecipare, solo perché il vostro nemico storico cazzone ha detto che non vuole che partecipino?! Io veramente non ho parole (sì, lo so, adesso state correndo a stappare la vostra migliore bottiglia per brindare al lieto evento).

Nel frattempo, in quel di Bologna:

Bologna, organizzano festa Liberazione: aggrediti, minacce da ucraini…

I pacifici ucraini della porta accanto. Bologna, festa per celebrare la Liberazione parla dei massacri in Donbass. Vengono aggrediti da ucraini

di Antonio Amorosi

Bologna, celebrano la Resistenza antifascista parlando del Donbass. Aggrediti da ucraini con simboli neonazisti

Per ricordare la Battaglia della Bolognina del 15 novembre 1944 , dove si trova una delle sedi storiche della sinistra italiana (chi non ricorda “la svolta della Bolognina” del 1989), evento simbolico in cui persero la vita una decina di partigiani uccisi da nazisti tedeschi “Oltre il Ponte”, associazione di sinistra, organizza un festival antifascista a Bologna il 23 aprile scorso. Una giornata di festa popolare per aspettare la Liberazione che gli organizzatori arricchiscono con incontri, musica, dibattiti, stand gastronomici, bancarelle in tutta l’area della zona Bolognina.
Alla festa è presente un banchetto di un gruppo “Comitato Ucraina Antifascista” che fa informazione su quanto stia accadendo nelle zone di guerra o almeno dà la sua legittima versione di cosa stia accadendo in quei territori. Il Comitato ha partecipato anche alle altre edizioni della festa per sensibilizzare sui massacri in Donbass, ma allora quasi a nessuno fregava niente di cosa stesse accadendo in Ucraina e quindi il loro lavoro restava pressoché nell’anonimato. Sul banchetto capeggia la bandiera della Repubblica di Lugansk. Sono circa le 19.00 e un giovane ucraino, passante di lì, comincia a discutere animatamente con una delle organizzatrici. La situazione degenera in fretta, fino a che la donna è costretta a chiudere lo stand del Comitato per evitare il peggio. Il ragazzo viene allontanato dagli organizzatori ma passa alle telefonate.
Dopo poco piombano alla festa una ventina ucraini che parlano perfettamente italiano. Vero o falso che sia, due di loro con abbigliamento da motociclisti, si dicono esponenti di Pravyj Sektor, organizzazione paramilitare ucraina di estrema destra. A loro si aggiunge un terzo che si presenta con i simboli del Battaglione Azov, associato ai neonazisti. C’è tra i presenti anche chi dice di ispirarsi al collaborazionista dei nazisti tedeschi Stepan Andrijovič Bandera. L’alterco rischia di degenerare in qualcosa di più grave. Alla fine, dopo oltre un’ora di urla, aggressività, insulti, minacce e provocazioni i gestori della festa allontano gli ucraini, evitando una degenerazione dello scontro verbale.
L’evento sembra aver colto di sorpresa i partecipanti. In rete, negli ambienti della sinistra bolognese se ne discute: “Tutto questo è successo a Bologna nel 2022 in una festa il cui intento era celebrare la Resistenza antifascista in vista del 25 aprile. Cioè… avete capito?”, si chiede Giuseppe che racconta di essere stato testimone oculare dell’accaduto, “nazifascisti che entrano di prepotenza per dettare le regole ad una celebrazione per la Liberazione contro il nazifascismo. C’è bisogno di dire altro?”.
E poi commenta: “Mi ha colpito l’arroganza con cui si mostravano padroni in un contesto che non era il loro ed anche quel mix di vittimismo e violenza che istituzioni e media mainstream stanno avallando”. Un quadro non proprio rassicurante.
“Se quello che è accaduto ieri sera in Bolognina fosse successo anche solo pochi anni fa”, si chiede Daniele, “sono certa che tutti lo avrebbero considerato come qualcosa di assolutamente inaccettabile ed inaudito. Oggi invece forse la reazione non è esattamente la stessa e su questo ci si dovrebbe interrogare”.
Tra gli altri si interroga l’attore e attivista Riccardo Paccosi, preoccupato dell’acritica versione dei fatti ucraini avallati dai media e partiti italiani e del possibile trasferimento sul nostro territorio della “logica di conflitto” in stile ucraino, fondata sulla violenza. Paccosi: “La storia ci ha insegnato che lo squadrismo diviene forza inarrestabile quando ha l’appoggio dei poteri economici e quando lo si sottovaluta all’inizio”.
C’è chi in rete racconta di altre aggressioni avvenute in Italia, principalmente ai danni di cittadini russi, chi si chiede come possa accadere un fatto del genere nell’indifferenza generale e chi, come Anna, pone un interrogativo sulla superficialità di far passare per martiri dei sedicenti neonazisti: “E cosa vedremo dopo aver sdoganato e fatti passare per eroi quelli del battaglione Azov?”. (Qui)

Nel frattempo al di là dell’Atlantico, a pochi giorni dall’episodio precedente

Nel frattempo in Ucraina il dittatore nazista sedicente ebreo… (mi raccomando: leggete bene il testo del discorso. E, oltre a tutto il resto, mi chiedo: ma come ha fatto a fare l’attore con una voce così schifosa, così monocorde e mal impostata, così inespressiva?)

Nel frattempo in Russia (prevedibilmente e comprensibilmente – per non dire giustamente)

Rosalba Diana

L’ambasciatore russo Serghey Razov, da grande professionista della diplomazia – altro che quel venditore ambulante di Di Maio – spiega pacatamente ai giornalisti come le 450 imprese italiane che attualmente lavorano in Russia verranno a breve sostituite da imprese di altri paesi. Naturalmente imprese, impiegati e operai al loro rientro in Italia potranno sempre fare domanda per il reddito di cittadinanza….
Dalla pagina di Alberto G.

Nel frattempo nel mio blog

barbara

QUALCUNO POTREBBE CORTESEMENTE TRADURMELO IN ITALIANO?

Perché questa lingua non la so, e non la trovo su google translate. Grazie.

Con la fine dello Stato di Emergenza covid, dal primo maggio 2022 non sarà più obbligatorio il Green Pass, indipendentemente dall’età, e cambiano anche le regole, come confermato dal Corriere della Sera, per l’accesso ai luoghi di lavoro.
Per aprile, lo ricordiamo, l’accesso ai luoghi di lavoro è consentito a tutti con Green Pass base (anche da tampone negativo), da maggio invece il Green Pass viene eliminato per tutti con l’unica eccezione delle categorie professionali con obbligo vaccinale (come ad esempio i sanitari) e per gli over 50 che comunque hanno l’obbligo di vaccinarsi o completare le vaccinazioni entro il 15 giugno 2022.
Attenzione però: per gli over 50 rimane l’obbligo di vaccinarsi fino al 15 giugno 2022. È prevista la multa di 100 euro per gli over 50 che non si vaccinano. Una persona con più di 50 anni che abbia effettuato solo la prima dose del ciclo vaccinale dopo il primo febbraio 2022, può dunque essere multata. Tuttavia, in considerazione del fatto che il Green Pass non sarà più richiesto per andare in ufficio o in fabbrica, il datore di lavoro dal 1 maggio non effettuerà più controlli in questo senso.
Informiamo inoltre che, come da indicazione del Ministero della Salute (Circolare 8 aprile 2022), la quarta dose (seconda dose booster) del vaccino contro il Coronavirus è disponibile per: anziani over 80, anziani residenti nelle RSA, soggetti fragili over 60 (con gravi patologie concomitanti/preesistenti) e disabili gravi.

Ho grosse difficoltà anche con quest’altra cosa, che ho trovato in due versioni.

Siamo pronti a togliere le mascherine, anche al chiuso, a partire dal 1° maggio? E’ attorno a questo interrogativo che ruota il ragionamento del Governo.
Dal 1° maggio infatti, come previsto nell’ultimo decreto Covid, scatterebbe lo stop all’obbligo di mascherine al chiuso: e dunque, via le mascherine nei supermercati, nei centri commerciali, nei negozi e così via, con l’eccezione sicuramente delle scuole, dove studenti e docenti dovrebbero continuare a portarle fino a fine anno. Tuttavia, a causa della risalita dei contagi e dell’arrivo di nuove varianti ancora poco conosciute, come Xe, l’atteggiamento di Palazzo Chigi è cauto.
Per questo, sulle mascherine al chiuso, nei prossimi giorni ci si incontrerà ancora e verrà presa una decisione, come confermato da Repubblica.“Credo che la direzione sia quella che si passi a una raccomandazione, perché sono convinto che in questi due anni gli italiani abbiano preso una consapevolezza diversa, come per le mascherine all’aperto, e vedo cittadini che le indossano ancora”. Al posto di una nuova proroga dell’obbligo, quindi, l’Esecutivo potrebbe optare per una “raccomandazione”, fa sapere il sottosegretario alla Salute Andrea Costa
Diverso invece il capitolo trasporti. Per Costa “una riflessione che invece si può fare è mantenere ancora l’uso della mascherina per i mezzi di trasporto. Questa è la posizione che sostengo io e mi auguro che si possa arrivare a questa sintesi”. Molto probabile, quindi, che per prendere mezzi pubblici, bus, tram, metro, treni e aerei si continui ad indossarle obbligatoriamente.
Oltre ai trasporti, il Governo sta ragionando sulla possibilità di mantenere le mascherine obbligatorie anche nei cinema. Per mezzi e cinema però si potrebbe passare dalla mascherina FFP2 alla chirurgica. Dovrebbe quasi sicuramente proseguire anche l’obbligo, almeno fino a giugno, di mascherine chirurgiche anche negli uffici e in generale in tutti i luoghi di lavoro.

Mascherine, dove rimangono obbligatorie dopo il 1 maggio

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

La scelta definitiva sarà fatta dalla cabina di regia del governo, ma l’orientamento è quello di mantenerla (al chiuso) ancora per alcune settimane
Mezzi di trasporto, cinema e teatri, palazzetti dello sport: sono questi i luoghi dove si certamente si continuerà a indossare la mascherina anche dopo l’1 maggio. È ancora presto, secondo gli esperti, per riporre nel cassetto il dispositivo di protezione che da tempo è il simbolo della pandemia. Il governo si riunirà la prossima settimana per decidere il da farsi, ma la direzione di marcia è quella della cautela, per la quale si sta battendo il ministro della Salute Roberto Speranza, in asse con Dario Franceschini.
La cabina di regia e il decreto
Subito dopo il ponte del 25 aprile il premier Mario Draghi convocherà la cabina di regia e poi il consiglio dei ministri per varare un nuovo decreto, che conterrà le date di uscita dalle ultime regole in vigore. «Le mascherine sono e restano un presidio molto importante», ribadisce il responsabile della Salute. E persino un aperturista come il sottosegretario Andrea Costa Riconosce che il governo dovrà valutare se mantenere la protezione per naso e bocca sui mezzi del trasporto pubblico dove «ci può essere una concentrazione di persone e può essere prudente mantenere le mascherine».
Trasporto
Sui mezzi del trasporto pubblico come bus, metropolitane e tram resterà la FFP2 e lo stesso orientamento potrebbe prevalere per aerei, treni e navi.
Cinema e teatri
Il ministro della cultura Dario Franceschini è convinto che le persone che vanno al cinema o al teatro «si sentono più sicure se tutti gli spettatori vicino a loro tengono la mascherina» e spingerà per mantenere cautela ancora per tutta la primavera. D’altronde il numero di contagi è ancora elevato anche il tasso di positività obbliga il governo a mantenere la massima attenzione. Resta da valutare se per cinema teatri sale da concerto e discoteche basterà la mascherina chirurgica o sarà ancora richiesta la FFP2.
Ristoranti e bar
Nel settore della ristorazione dovrebbe prevalere la scelta di rispettare il calendario previsto e togliere l’obbligo di mascherina al chiuso già dal 1 maggio, anche per favorire il turismo e la ripresa economica del settore.
Stadi e palazzetti
Negli stadi via la mascherina visto che si sta all’aperto, l’orientamento del governo è invece di mantenerla nei palazzetti dello sport.
I luoghi di lavoro
La scelta definitiva non è stata ancora fatta ma il governo è orientato a non rimuovere fino a giugno l’obbligo di mascherine al chiuso nei luoghi di lavoro e negli uffici pubblici dove più intenso è il contatto con i cittadini e dove non è possibile mantenere il distanziamento tra le persone. L’idea prevalente è che dovrebbe bastare la chirurgica. Per i luoghi di lavoro privati la decisione, dal primo maggio in poi, spetterà alle aziende.

Ma è solo a me che viene un attacco di diarrea quando sento l’espressione “cabina di regia”? Quanto a tutto il resto, cosa dite, se chiedo a Putin di prestarmi un momentino un paio di bombe atomiche, dite che me le dà?

E, a proposito, per non perdere le buone abitudini, vi regalo questo

e questo

e questo

(lei, per inciso, è la moglie del portavoce di Putin)

barbara

UNA BELLA INFILATA DI VIDEO

A completamento del post con le immagini dei bambini ucraini addestrati dai nazisti del battaglione Azov, guardatevi questo tenero bambino (per qualche motivo che ignoro, postando direttamente il video, questo non risulta accessibile).

A un amico che ha ripreso dal mio blog alcune di quelle foto, una banda di buontemponi hanno scritto nei commenti: “Ma per piacere. Piantatela con queste str… dove è scritto che si addestra? Diffondete odio inutile e pericoloso”, “Sta al lunapark”, “evidentemente gli piace far figure di emme!”, “siete voi che fate una propagansa filorussa vergognosa. Si vede benissimo che è un luna park” “è un luna park”, “E’ evidente che quel bambino si sta divertendo in un Luna Park. Basta osservare attentamente tutt’intorno. Il resto è mala fede condita di forte risentimento ideologico” “È in un luna park mi sa…” “È un luna park”. Bene, ora vi porto a fare un giro al luna park. Il titolo del film, del 2017, è “Azovets”: Figli della Grande Ucraina. La didascalia recita: Un cortometraggio sul campo di Azov. Chi sono i “cadetti”? Perché i bambini escono con le mitragliatrici? Come viene costruita la Grande Ucraina in questo momento?

Qualche differenza rispetto alla gioventù hitleriana? Da questo film sono passati quattro anni e mezzo: quanti di loro sono stati mandati a farsi ammazzare? A quanti di quei genitori fieri dei figli che imparano la disciplina e il patriottismo, adesso non è rimasta che una foto? E, cosa importante da ricordare: quando vengono armati i civili – cosa ammiratissima dai coglioni di casa nostra – questi cessano automaticamente di essere civili: in base alle convenzioni di Ginevra e dell’Aja, una persona con un’arma NON è un civile, con l’aggravante di non avere una divisa che lo contrassegni specificamente come combattente; il che comporta che il nemico, sapendo che ci sono civili armati, nel momento in cui ne vede uno davanti a sé non aspetta di vedere se quello gli spara addosso per sapere se è armato o no. Il secondo obiettivo del soldato è sconfiggere il nemico e vincere la guerra, il primo è cercare di restare vivo. Se sai che ci sono combattenti privi di divisa e di qualunque segno di riconoscimento, tu spari, legittimamente, su tutto quello che si muove. A proposito, sento da ogni parte che chi riconosce le ragioni della Russia, o anche, molto più semplicemente, si pone domande su cose ambigue propinate dai mass media, odia l’occidente. Beh, gli altri non so, ma io non mi sogno minimamente di odiare l’occidente. Sono semplicemente allergica ai cretini, tutto qui.

Poi una (ennesima) testimonianza di una ragazza ucraina russofona in fuga dalle milizie ucraine

L’immancabile Soros

Un piccolo promemoria per gli smemorati

Un altro video importantissimo. Vedo continuamente sbeffeggiare quelli che “credono” all’esistenza di laboratori sotterranei per lo sviluppo di armi batteriologiche. Ecco, questo video lo dedico a loro. Non perché mi illuda che qualcuno di loro sia capace di aprire gli occhi, ma semplicemente per togliergli l’alibi dell’ignoranza in buona fede.

Poi, per distrarci un attimo dalle tragedie, ammiriamo l’uomo che ha scatenato la guerra in Ucraina e che ha in mano i codici nucleari, mentre porge la mano al suo angelo custode che però è timidissimo e ha preferito eclissarsi

mentre questa è la caricatura del suddetto apparsa alla televisione saudita

Due parole sull’informazione scientifica che viene propinata dai mass media: uno, e due.

Poi, sempre a proposito di palle stratosferiche, avrete sicuramente sentito quella dei forni crematori portatili che i russi usano per far sparire le prove dei propri crimini (salvo dimenticarne qualche centinaio sulla strada, ma non stiamo a sottilizzare), il tutto dimostrato dalle foto. Peccato che queste risalgano al 2013 (come cantava l’immortale George Brassens, co uno zé mona, el zé mona).
E infine un altro po’ di sbufalamenti.

DA MARIUPOL/ “Bombe, fake news, corridoi umanitari: vi racconto quello che ho visto”

“L’esercito russo sta combattendo con le mani legate: non vuole causare troppe distruzioni”. Da Mariupol, parla il fotografo Giorgio Bianchi

Da quando è cominciata la guerra in Ucraina si sente continuamente dire che la prima vittima è la verità. Le fake news da una parte e dall’altra sarebbero innumerevoli, tanto che c’è anche chi è convinto che i civili massacrati nelle città occupate dai russi sarebbero una invenzione o più semplicemente “vittime collaterali”. In fondo in tutte le guerre i civili sono vittime.
Per questo abbiamo raggiunto a Donetsk Giorgio Bianchi, giornalista e fotoreporter, inviato di guerra per Visione TV in Ucraina: “Gli ucraini sono condannati a combattere perché l’Occidente ha messo a disposizione l’apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico, che però è un’arma a doppio taglio. Sono condannati a stare dentro la narrazione che è stata costruita”, ci ha detto in questa intervista.

Hai notizie precise da Mariupol? Gli indipendentisti hanno detto di aver occupato il porto commerciale. Ti risulta?
Sì, da quello che so il porto è stato preso; tornerò a Mariupol nei prossimi giorni.

Ma la città non è circondata? Si può entrare?
In realtà, a Mariupol si entra e si esce come si vuole. Ci sono andato alcuni giorni fa, dovevo girare delle riprese in un carcere dove gli ucraini, da prima dell’invasione, tengono i prigionieri politici, ma ci siamo dovuti fermare, perché erano in corso combattimenti troppo violenti e la strada era bloccata.

In altre occasioni sei riuscito a entrare a Mariupol?
Sì, sono stato in un palazzo alto tredici piani, da lassù si vedevano tutti i combattimenti in corso, si scorgeva la grande acciaieria, che è una delle basi ucraine, andata in fumo per i bombardamenti massicci dei russi.

Che cosa hai visto in quella città?
A Mariupol ormai vivono solo donne, anziani e bambini. Ci sono ancora cellule di soldati ucraini, che cercano di confondersi con i civili, ma è difficile passare inosservati se sei un uomo, perché vieni subito fermato per controlli.

Mariupol è davvero stata rasa al suolo come viene detto?
No. Quando sono andato la prima volta mi avevano inviato una infografica in cui si diceva che il 90% della città era distrutto. Ho tentato di sapere da dove avessero estrapolato quel dato e si sono giustificati dicendo che allora poteva essere il 70%. Una seconda volta, usando dei dati ritenuti ufficiali dal sindaco ucraino, mi hanno parlato di 5mila civili morti, sostenendo che era stato distrutto il 50-60% della città. Si diceva che a Mariupol c’erano ancora 250mila civili, un altro dato che contraddice quello di chi parla di 100mila persone. Era evidente che usavano solo dati parziali, a seconda di come fa loro comodo.

Ma tu cosa hai visto direttamente?
Sicuramente la periferia è devastata, perché i suoi edifici vengono utilizzati come se fossero le mura di una fortezza, con palazzi alti dodici o tredici piani di cemento armato, in cui le finestre sono delle feritoie. Gli ucraini hanno messo i civili nelle cantine o li hanno spostati in altri quartieri. Hanno usato i palazzi civili come mura difensive, quindi sono stati colpiti e distrutti. La gente che ho intervistato afferma che ci sono state discussioni accese con i militari. Dicevano loro: ma se mettete un carro armato all’angolo del palazzo, poi sparate e ve ne andate, è chiaro che i russi rispondono e colpiscono le nostre case.

E i soldati cosa rispondevano?
Dicono che c’è la legge marziale e possono fare quello che vogliono. Ho intervistato una signora che mi ha raccontato di una coppia andata dai militari a chiedere spiegazioni. Un soldato ha detto al marito: fai stare zitta quella c…, se no ci pensiamo noi. Un’altra donna è stata colpita in faccia con il mitra. Mariupol non è tutta a fianco degli ucraini, buona parte della popolazione è russa, è una città particolare, in cui molti aspettavano i russi come liberatori.

In realtà, un tuo collega che si trova anche lui nel Donbass ha dichiarato alla televisione italiana che anche i russofoni sono delusi da come si comportano i russi: non si aspettavano bombardamenti e attacchi così violenti, tanto da colpire anche loro. È così?
Non è vero, sono tutti a favore dei russi, si aspettavano di essere inglobati nella Federazione Russa, come è successo in Crimea. È chiaro che dopo un mese senza luce, acqua e gas, staccati dagli ucraini, non siano contenti. Ma anche il Washington Post ha rivelato che gli ucraini usano i civili come scudi umani. Chi vuole andare via deve essere messo in condizione di andare via e chi vuole restare resti.

I corridoi umanitari, però, non ci sono o vengono bombardati e si parla anche di migliaia di ucraini deportati in Russia, è vero?
Questa è una cosa assurda. All’inizio dicevano che non c’erano corridoi umanitari, ma non è vero, c’è gente che entra ed esce in continuazione. Chi afferma che i russi bombardano i corridoi umanitari verso ovest e lasciano liberi quelli verso la Russia, sempre ammesso che sia vero, non tiene conto che l’importante è mettersi in salvo. In un attacco in cui si prevede che anche la zona occidentale del Paese possa essere invasa, meglio scappare a oriente, perché i russi sono più forti.

Meglio cioè mettersi in mano agli invasori pur di non morire?
Solo in Italia si dice che l’esito della guerra non è scontato. In realtà, se i russi volessero, potrebbero vincere e chiudere la guerra in una settimana. Se questo non è stato fatto, è perché c’è un legame con il popolo, visto che 17 milioni di ucraini sono russi e Mosca non vuole fare un massacro. Non si può definire deportazione il legittimo desiderio di fuggire dove è più facile.

Da quanto vedi e senti gli ucraini combatteranno fino all’ultimo?
Gli ucraini sono condannati a combattere, perché non possono fare altrimenti.

In che senso?
L’Occidente ha messo a disposizione il suo apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico. Però è un’arma a doppio taglio e ormai gli ucraini sono condannati a stare dentro questa narrazione. Prendiamo l’esempio delle trattative: l’Occidente non vuole che si facciano. L’esempio del diplomatico ucciso dopo il primo giro di incontri è emblematico: era uno che non ci stava a questo gioco ed è stato fatto fuori.

Quindi, secondo te, si andrà avanti a oltranza?
L’esito della guerra è scontato, vinceranno i russi. I soldati russi combattono con le mani legate dietro la schiena, non devono ammazzare i civili, non devono causare troppa devastazione. La Russia ha ancora diverse marce a disposizione, per ora stanno usando solo la prima. Mosca potrebbe, ad esempio, chiedere aiuto alla Bielorussia per occupare Kiev, visto che hanno un esercito motivato e ben addestrato, ma la Bielorussia non sarebbe in grado di sostenere le sanzioni economiche imposte dall’Occidente. (Qui)

E dopo le foto del modello cicciobello in posa da grullo

e una serie di domande senza risposta,

(e, ultim’ora, l’ipotesi che a colpire la nave russa possa essere stato un missile inglese o americano, nel qual caso la guerra mondiale sarebbe davvero alle porte) concludo con una bella tempesta russa

barbara

GUERRA: CHE COSA C’È DAVVERO IN GIOCO

E per capirlo, partiamo dal chiarire chi comanda davvero in Ucraina. Naturalmente è sempre stato chiaro, e ho continuato a ripeterlo da prima che cominciasse la guerra, ma è bello vederlo confermato da chi ci ha sbattuto il naso di persona.

Volodymyr Zelensky, “chi comanda davvero in Ucraina”. Il giornalista francese Le Sommier: “L’ho visto coi miei occhi”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky risponde agli ordini della Casa Bianca. A sostenerlo non è solo Vladimir Putin o uno dei tanti-filorussi d’Europa, ma Régis Le Sommier, giornalista francese, esperto di scenari di guerra, vicedirettore del settimanale Paris Match appena tornato in patria dall’Ucraina. Dopo aver intervistato big mondiali come il presidente americano Barack Obama, il generale americano David Petraeus e il comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan Stanley McChrystal, Le Sommier ha voluto vedere con i suoi occhi quello che sta accadendo a Kiev, al seguito di tre volontari francesi che si sono arruolati per aiutare l’esercito ucraino contro i russi.
“Pensavano di trovare delle brigate internazionali, sull’idea di quelle in Spagna nel 1936 – spiega Affaritaliani.it, che riporta la notizia -. Hanno invece avuto la sorpresa di imbattersi negli americani”.
Per entrare nell’esercito di volontari, spiega Le Sommier, serve l’approvazione dei militari americani. Uno di loro, un veterano della guerra in Iraq, per far capire il clima gli avrebbe intimato: “Qui comando io, non gli ucraini!”. Scoperto di essere di fronte a un giornalista, l’avrebbe fatto allontanare. Ai volontari francesi invece ha fatto togliere le SIM occidentali dai telefonini, anche per questioni di sicurezza e facilità di essere intercettate, e avrebbe fatto loro firmare una sorta di contratto. “Chi è al comando? Sono gli americani, l’ho visto con i miei stessi occhi – conferma il giornalista, intervistato da CNEWS -. Ovviamente, non è l’esercito americano ufficiale”. “Al di là dell’aspetto romantico di questa guerra – prosegue Le Sommier in studio – invece di essere con le brigate internazionali mi sono trovato di fronte al Pentagono”. (Qui)

Veramente qualcuno poteva dubitarne? Veramente qualcuno riesce a credere che il buffone che spara intimazioni e pretese a tutti i governi del mondo stia recitando un copione proprio? Anch’io condanno l’invasione dell’Ucraina. Quella di otto anni fa. Quella della cricca Obama-Nuland-Clinton-Biden-Biden. E spero che un giorno la Storia farà giustizia di questa infamia.
E veniamo ora alla posta in gioco.

Valute, gas, materie prime: in palio c’è il dominio del mondo

Vincerà chi avrà il controllo della produzione di materie prime. La guerra, la vera guerra, non la si combatte a colpi di mitragliatrici e di cannoni, non la si conduce da un carrarmato o dalla cabina di un aereo a reazione. La guerra che si sta combattendo è una guerra economico-finanziaria ed in palio c’è il dominio del Mondo, per meglio dire di Mezzo Mondo.
Quella che si sta consumando in Ucraina è stata definita “Guerra Ibrida“. C’è quella sul campo di battaglia, sempre più cruenta, c’è quella che ruota attorno alla sicurezza informatica,c’è quella finanziaria e poi, forse la più importante, c’è quella combattuta attraverso la comunicazione, immagini, notizie, con milioni di canali che si rincorrono.
Però oggi occupiamoci della parte di economia e finanza. Qual è il vero obiettivo di questa guerra? E soprattutto chi ne avrà vantaggio? Lo scenario che sta emergendo potrebbe portare alla nascita di un fronte molto netto: da una parte la Cina che ha bisogno come il pane della cisterna di gas e petrolio rappresentata dalla Russia; dall’altra gli Stati Uniti che hanno necessità di trovare qualcuno a cui vendere il loro gas.
Insomma, stando così le cose, non è difficile immaginare che la Russia possa diventare un vassallo Cinese e che l’Europa lo diventi degli Stati Uniti. In questo contesto l’attuale braccio di ferro finanziario esistente tra Russia e Occidente assume sempre più importanza e risalto. Così il taglio dei tassi della banca centrale russa hanno fatto risalire le quotazioni del rublo, ma al tempo stesso la riapertura all’utilizzo delle transazioni di valuta straniera, sempre concertata dal massimo organo finanziario di Putin permetterà alle banche russe di vendere di nuovo valute estere in contanti ai loro cittadini riaprendo, di fatto, alle operazioni su tutti i mercati.
Questo vuol dire che continua ad esistere una sorta di dualismo finanziario in cui da una parte ci si chiude a riccio e dall’altra si riapre alle connessioni con l’occidente. Tutto questo avviene nel momento in cui la Russia sembra essere sull’orlo del baratro finanziario, sull’orlo di un default che qualcuno ha definito “selettivo”.
E’ come se si volesse arrivare al fallimento della Russia ma lasciando, al tempo stesso, porte aperte a possibili trattative. Sin qui la comunicazione e la finanza. Ma la guerra ibrida di cui stiamo parlando continua anche sui campi di battaglia. Le dichiarazioni di chi continua ad alimentarla diventano sempre più inaccettabili.
La pace non è barattabile, men che meno con un climatizzatore. L’Italia non è un paese che vuole la guerra, a differenza di ciò che esprimono spesso e volentieri i suoi massimi vertici politici. Parlare addirittura di patrimoniali necessarie per riarmare il paese appare come la più assurda delle scelte.
2.800 miliardi di debito pubblico rappresentano la certezza di un futuro nerissimo per i nostri figli. Che si lavori sulla crescita, sulle prospettive di sviluppo e sugli investimenti verso un futuro in cui la pace non debba passare per proclami roboanti e belligeranti, che non debba passare per guerre ibride.
Rinunciare agli atti di forza è l’unico vero atto di forza accettabile. Costringere la diplomazia internazionale, la Nato, anche con posizioni opposte a quelle americane rappresenterebbe e rappresenta l’unica vera via d’uscita. Qui non c’è in gioco qualche grado in meno d’estate e Draghi lo sa benissimo; qui c’è in gioco il lavoro di milioni di persone, il futuro di centinaia di migliaia di aziende.
Leopoldo Gasbarro, 10 aprile 2022, qui.

Nel frattempo leggo che fino al 2025 la spesa sanitaria verrà diminuita di un punto del PIL, giustamente, dal momento che si è visto che di strutture e personale ne abbiamo in eccesso. Così fino al 2025 possiamo mandare molte più armi all’Ucraina. A proposito di gas e dintorni, invece, scopriamo che

Poi torno un momento sul missile di Kramatorsk, per il quale abbiamo due buone notizie.

D’Amico David

“La7 ha fatto un autogol pazzesco. Nel suo TG ha mostrato il numero di serie del missile Tochka-U che ha colpito la stazione di Kramatorsk. Gli altri canali occidentali avevano volutamente oscurato questa informazione chiave. Grazie al numero di serie SH91579 si è risaliti al fatto che era in dotazione all’esercito ucraino, essendo stati usati altri missili della stessa serie per colpire Alchevsk, Logvinovo, Berdyansk e Melitopol.”
(Filippo Maria Sardella)

Da Hanna Zyskowska: Finalmente la BBC ammette che il missile Tochka-U, che ha ucciso una trentina di civili nel centro di Kramatorsk, era stato lanciato dagli ucraini.

Con una settimana di ritardo rispetto ai canali social e alla “controinformazione”. Nexus

Nel frattempo il numero dei morti è aumentato fino a oltre 50, ma naturalmente i mass media continuano a parlare di crimini russi, esattamente come quando i morti provocati dai terroristi palestinesi vengono addebitati a Israele. Tra l’altro ho visto che anche i russofoni che scappano in Russia per salvarsi dai bombardamenti e cannoneggiamenti ucraini vengono presentati come “deportati” dai russi (anche questa cosa dell’usare termini specifici relativi ai crimini nazisti è identica a quanto si fa con Israele).
E infine state un po’ a sentire questo.

I misteri dei laboratori biologici: come il figlio di Joe Biden ha finanziato la guerra biologica in Ucraina

di Edvard Chesnokov – Professore associato presso l’Università Federale dell’Estremo Oriente (Vladivostok, Russia)

Questo è uno dei segreti più cupi nell’Ucraina di oggi. Dalla metà degli anni 2000, un numero considerevole di laboratori biologici è stato aperto (o ricostruito) in tutta l’Ucraina, vicino a strutture militari, incentrate sulla ricerca di batteri e virus particolarmente pericolosi.
Come giornalista russo, ho ottenuto una serie di documenti sul funzionamento interno dei laboratori biologici. Alcuni di questi file sono già apparsi in occasione di briefing tenuti da funzionari russi (tuttavia, erano presentati da lontano e non sempre in forma leggibile). Altri sono stati ricevuti attraverso canali sicuri da patrioti statunitensi che sono completamente scioccati dagli schemi di corruzione che circondano il leader degli Stati Uniti. Il filo si estende dai laboratori biologici ucraini attraverso l’oceano ai torbidi affari commerciali del figlio del 46° presidente degli Stati Uniti, Hunter Biden. 

Anche gli USA riconoscono l’esistenza di questi laboratori biologici

La presenza di tali strutture in Ucraina non è mai stata nascosta da nessuno. O è un piano subdolo (se vuoi tenere nascosto qualcosa, tienilo in bella vista), oppure è la consueta fiducia in se stessi degli ultimi “padroni del pianeta”, gli statunitensi, moltiplicata per la tipica sciatteria dei loro corrotti alleati.
Comunicati stampa e rapporti sulle “attività congiunte per frenare le minacce biologiche” possono ancora essere trovati sul sito web dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev, nei discorsi dei funzionari statunitensi e persino in una moltitudine di documenti del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina.
Naturalmente, il fatto che l’Ucraina creerà ceppi di virus combattivi NON è dichiarato direttamente in un singolo documento pubblico (e nemmeno quelli chiusi di cui parleremo di seguito). Gli organizzatori e gli esecutori di questo progetto a Washington e Kiev possono essere dei criminali sfacciati, ma anche loro capiscono che se vengono apertamente colti in fallo con prove sostanziali sullo sviluppo della guerra biologica, nemmeno un padre nello Studio Ovale sarà in grado di salvarli.
Inoltre, per ragioni simili, gli storici non hanno ancora trovato concreti ordini scritti da Adolf Hitler o dal suo entourage sulla “Soluzione finale alla questione ebraica” nei territori occupati dal Terzo Reich. Tuttavia, esistevano le “fabbriche della morte” naziste.
Ecco un altro documento. Ancora una volta, stiamo ancora esaminando documenti open source che chiunque può trovare. Questo è un comunicato stampa del Centro Ucraino per la Scienza e la Tecnologia (STCU). Appartiene a una grande organizzazione senza scopo di lucro che si concentra sulla “lotta contro le armi di distruzione di massa”, finanziata da UE, USA e Canada (ancora una volta questi non sono X-file, questa è un’informazione pubblica).
Diamo un’occhiata al comunicato stampa. Tra il 3 e il 4 ottobre 2016 si è tenuto nella città di Leopoli un seminario polacco-ucraino-statunitense sulla “lotta contro pericolose malattie infettive”. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti del Pentagono, così come la DTRA (The Defense Threat Reduction Agency, che si impegna nella “lotta contro la diffusione delle armi di distruzione di massa, comprese quelle biologiche”).
Va bene, proviamo a credere per un minuto che i laboratori biologici stiano effettivamente operando per “ridurre i rischi di malattie pericolose”, come veniamo persuasi dalle rive del Potomac. Sorge allora una semplice domanda. Perché i rappresentanti dei ministeri della Difesa di entrambe le parti partecipano a questi progetti?
E un’altra domanda. Il comunicato stampa relativo al seminario cita alcune aziende americane come Black & Veatch e Metabiota. Perché questi nomi sembrano vagamente familiari?
Cosa c’entra il figlio di Biden?
Ogni thriller ha una storia alle spalle.
Prima di trasferirsi allo Studio Ovale, Joe Biden ha trascorso due mandati come Vice Presidente degli Stati Uniti sotto Obama tra il 2009 e il 2017. Durante quel periodo, “Uncle Joe” era responsabile dell’Ucraina e ha sicuramente lasciato il segno. Solo due mesi dopo il colpo di Stato nazionalista di Kiev del 2014, suo figlio Hunter è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della holding energetica ucraina Burisma. In appena un anno e mezzo, l’uomo che ha avuto problemi di promiscuità e droga, ha ricevuto circa 1 milione di dollari.
I media occidentali ne hanno parlato anche prima delle elezioni del 2020. Le indagini hanno menzionato l’azienda di famiglia Biden, Rosemont Seneca, che ha facilitato i pagamenti.
E ora i giornalisti d’oltreoceano hanno scoperto che Rosemont Seneca è collegata a un’altra azienda di nome Metabiota. Come l’hanno scoperto? Ancora una volta, i più grandi segreti stanno in superficie. Internet ha una “web time machine”, che ti consente di vedere come appariva un determinato sito Web molti anni fa.
Anche sul portale di Biden per Rosemont Seneca nella sezione “Gli investimenti del nostro team” nel marzo del 2014 il logo di quello stesso “Metabiota” era in bella mostra. È evidente che Rosemont Seneca stava investendo in questa società.
È ora di aprire il vaso di Pandora. La società Metabiota, insieme a una società simile Black & Veatch, sono alcuni dei maggiori appaltatori della suddetta agenzia del Pentagono DTRA, per quanto riguarda la costruzione e le operazioni di laboratori biologici in tutto il mondo, inclusa, ovviamente, l’Ucraina.
Ad esempio, con l’aiuto di quella stessa “web time machine”, i giornalisti hanno scoperto che una sottosezione del sito web del Dipartimento di Stato USA con notizie sull’ambasciata in Ucraina per il 2012 conteneva rapporti sulla costruzione e l’equipaggiamento di un laboratorio biologico nell’area di Kharkiv.
Al momento, questi file sono stati cancellati dal sito web del Dipartimento di Stato per ovvi motivi. La domanda rimane, tuttavia: perché il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pagato per la creazione di una “struttura di ricerca pacifica” situata a 30 chilometri dal confine con la Russia?
E un’altra domanda, retorica. Solo nel 2018, Black & Veatch, incluso il suo appaltatore Metabiota, e un certo numero di altre società hanno ricevuto 970 milioni di dollari nell’ambito dell’ennesimo programma del Pentagono che mira a “ridurre le minacce biologiche in diverse parti del mondo”. Con questi soldi, hanno aggiornato i laboratori biologici statunitensi dall’Iraq all’Ucraina.
Considerando il fatto che gli Stati Uniti erano soliti eseguire lo stesso show in Afghanistan, dove essi stessi ammettono che gli appaltatori USA hanno rubato fino al 90% dei fondi stanziati (in numeri assoluti che superano i 100 miliardi di dollari), potrebbe essersi ripetuta la stessa storia in Ucraina. Per così dire, stanno combattendo la “minaccia russa” e allo stesso tempo non dimenticano di riempirsi le tasche. Soprattutto quando quella tasca appartiene a una persona il cui cognome è “Biden Jr”.

Influenza aviaria con mortalità assoluta

Torniamo alla trama principale: continuando a studiare i documenti. La lettera dell’ambasciata statunitense a Kiev era indirizzata al capo dell’Unità sanitaria ed epidemiologica centrale del ministero della Difesa ucraino.
La lettera è datata 17 ottobre 2017. C’è un chiaro collegamento cronologico con il già citato ordine del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina “? 650-?” nel settembre 2017, dopo di che il “lavoro di laboratorio biologico” sembra intensificarsi.
Il punto principale della lettera è un invito ai colleghi ucraini a un incontro congiunto per fissare “obiettivi per ogni laboratorio partecipante”. L’obiettivo principale di tale incontro era quello di “ridurre le minacce biologiche in patria e all’estero” (pertanto, gli statunitensi ammettono, nei loro documenti, che stanno concentrando la loro attenzione anche sui paesi vicini; indovinate quale paese, in particolare, potrebbe essere).
Cinque dipendenti della stessa agenzia del Pentagono DTRA erano tra i partecipanti all’incontro.
Continuiamo la nostra narrativa bio-criminale. A febbraio 2022 c’erano almeno 25 laboratori simili in Ucraina, che coprivano più della metà delle regioni del paese. Alcuni facevano formalmente parte della struttura del Ministero della Salute ucraino, altri facevano parte della “supervisione sanitaria ed epidemiologica” regionale e il resto erano diretti subordinati delle forze armate ucraine.
Un altro documento. Novembre 2018 – un anno e due mesi dopo la “storica” ordinanza del Consiglio dei Ministri di riformare l’operatività dei biolaboratori. Un rapporto dell’Istituto ucraino di medicina veterinaria sperimentale e clinica (tutti nella stessa città di Kharkiv).
Lo scopo è di “ricercare le proprietà biologiche del virus dell’influenza aviaria altamente patogeno delle oche bianche”, il periodo di lavoro è gennaio-agosto 2018.
Risultati: quando gli embrioni di pollo sono stati infettati da questo ceppo, la letalità era del 100%. Quattro volatili sono stati infettati e nel giro di 72 ore tutti e quattro sono morti.
Conclusione: il ceppo studiato può essere depositato (ceduto per la conservazione) all’organizzazione madre – Centro nazionale per i ceppi di microrganismi presso un istituto di ricerca pertinente a Kiev.
A proposito, chiunque può utilizzare la ‘web time machine’. Cercare “morte di uccelli nel sud della Russia nel 2018”. E leggere il seguente post: 
Nel sud della Russia, il primo focolaio di influenza aviaria si verifica all’inizio dell’anno, le perdite possono arrivare fino a 150 milioni di rubli…
La data della notizia è il 16 luglio 2018. Il penultimo mese della ricerca coronata dal successo sui patogeni aviari nel laboratorio biologico di Kharkiv… Coincidenza?
E chi può garantire che in questi laboratori sia stata studiata solo l’“influenza pennuta” e che nessuno abbia provato, ad esempio, a creare un virus altrettanto letale per l’uomo?
Ancora un altro documento. Per evitare di ingombrare un articolo già voluminoso, fornirò solo un estratto.
Un annuncio dello stesso laboratorio biologico di Kharkiv per il finanziamento di un progetto internazionale chiamato «Il rischio di infezioni da pipistrelli insettivori in Ucraina e Georgia». La Georgia, che confina anche con la Russia, ospita un altro famigerato laboratorio biologico statunitense.
Gli obiettivi del progetto sono i seguenti: «Valutare la diversità tassonomica di virus e agenti batterici potenzialmente endemici, associati ai pipistrelli negli ambienti sia naturali che urbani in Ucraina e Georgia… Ricercare le relazioni evolutive tra questi agenti e quelli che causano malattie in persone e animali domestici, utilizzando un approccio di genomica comparativa».
Il punto è chiaro. Provare a riprodurre in laboratorio un patogeno simile al noto Covid-19, che secondo una versione sarebbe emerso a seguito del contatto tra un pipistrello e un essere umano… Il tutto ovviamente, con il plausibile pretesto della “protezione” da esso.

Percorsi di copertura…

La punizione è arrivata il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato la sua campagna per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina (dopotutto anche i virus da combattimento sono armi).
E i laboratori biologici hanno iniziato immediatamente a cancellare le prove principali: quegli stessi ceppi patogeni. In uno solo di essi, Leopoli, nel periodo dal 24 al 25 febbraio sono state distrutte quasi 400 fiasche contenenti agenti patogeni di antrace, poliomielite, peste, colera, malattie dell’intestino e delle vie respiratorie…
Tutto questo assomiglia a una pulizia febbrile veloce di prove compromettenti. E questo spiega uno dei motivi per cui Mosca è stata spinta a lanciare la sua operazione militare speciale. I sostenitori delle ideologie nazionalistiche, che hanno dato l’ordine di bombardare i quartieri pacifici di Donetsk con i missili “Tochka-U” il giorno prima, potrebbero benissimo lanciare attacchi biologici contro la Russia. Con conseguenze imprevedibili per tutta l’umanità.
(Articolo pubblicato in russo sul quotidiano Komsomol’skaja Pravda) (qui, dove potete trovare anche tutte le immagini dei documenti a cui l’articolo fa riferimento).

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https://www.kmu.gov.ua/npas/250287300

https://www.dailymail.co.uk/news/article-7592235/Hunter-Biden-paid-83-333-month-Ukrainian-

https://www.govconwire.com/2018/06/6-firms-awarded-970m-in-dtra-idiq-contracts-to-support-

https://www.kp.ru/daily/28301/4441336

https://www.kommersant.ru/doc/3688213

E non posso che ribadire la mia condanna nei confronti dell’invasione dell’Ucraina.
Concludo con il superboicottato Ciaikovsky con un’opera che amo molto (la suggerisco come eccellente antidepressivo), con un direttore che amo immensamente e un solista che non amo per niente ma come pianista è sicuramente fra i migliori.

barbara

GUERRA, IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

LARRY C. JOHNSON: “L’ESERCITO UCRAINO È STATO SCONFITTO – ORA BISOGNA SOLO ELIMINARE LE ULTIME SACCHE DI RESISTENZA”

Il signor Borrell lo ha detto molto chiaramente: niente compromessi, niente colloqui, niente accordi, niente trattati: la questione si deciderà sul campo di battaglia (ma com’era quella storiella che l’Unione Europea era nata per impedire le guerre? E, a parte questo, che cosa ha a che fare la UE con le questioni fra due stati che non ne fanno parte?); quindi la risposta alla domanda “quando finirà la guerra?” è: o la Russia riuscirà a mettere l’Ucraina in ginocchio al punto da costringerla alla resa incondizionata, come Germania e Giappone nel ’45; oppure grazie alle armi che le inviamo l’Ucraina riuscirà a resistere, e allora prima o poi la Russia supererà un qualche filo rosso stabilito a suo unico e insindacabile giudizio dalla NATO, e se non lo farà basterà inventarsi qualcosa che tanto il popolo bue è disposto a bersi qualunque puttanata purché sia contro l’Anticristo Russo, e allora interverrà direttamente la NATO, molto probabilmente la Cina si vedrà costretta a mobilitarsi a fianco della Russia, e il mondo intero si troverà automaticamente in guerra. Nucleare, beninteso. E non finirà fino a quando non riusciranno a mettere la Russia in ginocchio al punto da costringerla alla resa incondizionata. Nel frattempo l’Ucraina sarà comunque ridotta a un unico ammasso di macerie e a un unico sterminato cimitero – più o meno come l’Italia bombardata sia dai tedeschi che dagli alleati. Io mi auguro caldamente che si realizzi il primo scenario, e credo che ci siano buone ragioni per ritenere realistica la possibilità di vittoria della Russia. Che ovviamente non ha la minima intenzione di ridurre in ginocchio l’Ucraina, ma vista la ferrea determinazione di America+NATO+UE di portarla a questo, potrebbe essere costretta ad arrivarci.
E ora vediamo le considerazioni di qualcuno che alla propaganda e ai proclami e alle chiacchiere da bar preferisce quell’odiatissima cosa che sono l’osservazione e il porsi domande.

Domanda 1– Può spiegarmi perché pensa che la Russia stia vincendo la guerra in Ucraina?
Larry C. Johnson [ex analista presso la C.I.A.)– Nelle prime 24 ore dell’operazione militare russa in Ucraina, l’operatività dei radar ucraini con base a terra è stata ridotta a zero. Senza quei radar, l’aviazione ucraina ha perso la possibilità di eseguire intercettazioni aria-aria. Nelle tre settimane successive, la Russia ha stabilito una No Fly Zone de facto sull’Ucraina. Anche se è ancora vulnerabile ai missili spallati terra-aria forniti agli Ucraini dagli Stati Uniti e dalla NATO, non ci sono prove che la Russia abbia dovuto ridurre il numero dei propri attacchi aerei.
Quello che mi ha colpito è stato l’arrivo dei Russi nei sobborghi di Kiev entro tre giorni dall’invasione. Mi sono ricordato che i nazisti nell’operazione Barbarossa avevano impiegato sette settimane per raggiungere Kiev e altre sette settimane per conquistare la città. I nazisti avevano il vantaggio di non doversi trattenere per evitare vittime civili, anzi erano ansiosi di distruggere le infrastrutture critiche. Eppure, molti cosiddetti esperti militari americani avevano sostenuto che la Russia si fosse impantanata. Quando una colonna di mezzi militari lunga 24 miglia (o 40 miglia, secondo la fonte della notizia) era rimasta ferma a nord di Kiev per più di una settimana, era diventato chiaro che la capacità dell’Ucraina di lanciare operazioni militari significative era stata eliminata. Se la loro artiglieria fosse stata ancora intatta, quella colonna [immobile] sarebbe stata un facile bersaglio per una totale distruzione. Questo non è successo. Se poi gli Ucraini avessero avuto mezzi aerei ad ala fissa o rotante ancora operativi, avrebbero dovuto distruggere quella colonna dall’aria. Questo non è successo. Oppure, se avessero avuto la possibilità di lanciare missili da crociera avrebbero potuto scatenare l’inferno sulla colonna russa, presumibilmente in stallo. Questo non è successo. Gli Ucraini non hanno nemmeno utilizzato la fanteria per attaccare la colonna con i Javelin anticarro appena arrivati dagli Stati Uniti.
La scala e la portata dell’attacco russo è notevole. In tre settimane hanno catturato un territorio più esteso del Regno Unito. Poi hanno iniziato ad effettuare attacchi mirati a città chiave e a installazioni militari. Non abbiamo visto un solo caso in cui un reggimento ucraino o un’unità della dimensione di una brigata abbia attaccato e sconfitto un’unità russa comparabile. Invece, i Russi hanno diviso l’esercito ucraino in piccole unità e hanno tagliato le loro linee di comunicazione. I Russi stanno consolidando il controllo di Mariupol e controllano tutti i porti sul Mar Nero. L’Ucraina è completamente isolata a sud e a nord.
Vorrei far notare che in Iraq, nel 2003, gli Stati Uniti avevano avuto molte più difficoltà a mettere sotto controllo un territorio equivalente, mentre combattevano contro una forza militare molto inferiore e meno valida. Se non altro, questa operazione russa dovrebbe spaventare a morte i leader militari e politici degli Stati Uniti.
La vera grande notizia è arrivata questa settimana con gli attacchi missilistici russi su quelle che erano, di fatto, basi NATO a Yavoriv e Zhytomyr. A Zhytomyr, nel settembre 2018, la NATO aveva organizzato un seminario sulla sicurezza informatica e aveva descritto l’Ucraina come un “partner NATO.” Zhytomyr è stata distrutta con missili ipersonici sabato. Yavoriv ha subito la stessa sorte domenica scorsa. Era il principale centro di addestramento e logistico che la NATO e l’EUCOM usavano per fornire armi e combattenti all’Ucraina. Nella base si sono avute molte perdite tra il personale militare e civile.
Non solo la Russia ha colpito e distrutto le basi che la NATO usava regolarmente dal 2015, ma non c’è stato alcun avvertimento per il raid aereo e nessuna intercettazione dei missili in arrivo.

Domanda 2– Perché i media stanno cercando di convincere il popolo ucraino che il loro esercito può uscire vittorioso nella loro guerra contro la Russia? Se quello che dice è corretto, allora tutti i civili che vengono mandati a combattere l’esercito russo, stanno morendo in una guerra che non possono vincere. Non capisco perché i media vogliano ingannare la gente su una cosa così seria. Cosa ne pensa della situazione?
Larry C. Johnson– Questa è una combinazione di ignoranza e pigrizia. Piuttosto che fare un vero reportage, la stragrande maggioranza dei media (cartacei ed elettronici) così come Big Tech stanno sostenendo una massiccia campagna di propaganda. Ricordo quando George W. Bush era Hitler. Ricordo quando Donald Trump era Hitler. E ora abbiamo un nuovo Hitler, Vladimir Putin. Questo è un copione vecchio e stantio. Chiunque osi sollevare domande legittime viene immediatamente accusato di essere un burattino di Putin o un tirapiedi della Russia. Quando non si possono discutere i fatti, l’unica risorsa è la calunnia.

Domanda 3– La settimana scorsa, il colonnello Douglas MacGregor è stato ospite del Tucker Carlson Show. Le sue opinioni sulla guerra sono sorprendentemente simili alle vostre. Ecco cosa ha detto nell’intervista:
“La guerra è davvero finita per gli Ucraini. Sono stati fatti a pezzi, non c’è dubbio su questo, nonostante quello che sentiamo dai nostri media mainstream. Quindi, la vera domanda per noi a questo punto è, Tucker, abbiamo intenzione di vivere con il popolo russo e il suo governo o abbiamo intenzione di continuare a portare avanti questa sorta di cambio di regime travestito da guerra ucraina? Smetteremo di usare l’Ucraina come un ariete contro Mosca? Che, effettivamente, è quello che abbiamo fatto.” (Tucker Carlson– MacGregor Interview)
È d’accordo con MacGregor che il vero scopo di spingere la Russia in una guerra con l’Ucraina è un “cambio di regime”? Inoltre, è d’accordo sul fatto che l’Ucraina viene usata dagli Stati Uniti come base organizzativa per portare avanti una guerra per procura contro la Russia?
Larry C. Johnson – Doug è un grande analista, ma non sono d’accordo con lui – non credo che ci sia nessuno nell’amministrazione Biden abbastanza intelligente da pensare e pianificare in questi termini strategici [dietro Biden e dietro l’amministrazione ci sono i pupari, però]. A mio parere, gli ultimi 7 anni sono rappresentativi dell’inerzia dello status quo della NATO. Quello che voglio dire è che la NATO e Washington, hanno creduto di poter continuare ad avanzare verso est, fino ai confini della Russia senza provocare una reazione. La NATO e l’EUCOM eseguivano regolarmente esercitazioni, compreso l’addestramento “offensivo,” e fornivano attrezzature. Credo che i rapporti negli Stati Uniti, secondo cui la CIA stava fornendo addestramento paramilitare alle unità ucraine che operano nel Donbass, siano credibili. Ma ho difficoltà a credere che, dopo le nostre debacle in Iraq e Afghanistan, a Washington siano improvvisamente apparsi degli strateghi del calibro di Sun Tzu a tirare le fila.
A Washington c’è un’aria di disperazione. Oltre a bandire tutto ciò che è russo, l’amministrazione Biden sta cercando di intimorire la Cina, l’India e l’Arabia Saudita. Non vedo nessuno di questi Paesi mettersi in riga. Credo che la squadra di Biden abbia fatto un errore fatale cercando di demonizzare tutto ciò che è russo, cose e persone. Se non altro, questo sta unendo i Russi dietro Putin e sono pronti a sostenerlo in una lunga lotta.
Sono scioccato dall’errore di calcolo di pensare che le sanzioni economiche alla Russia l’avrebbero messa in ginocchio. È vero il contrario. La Russia è autosufficiente e non dipende dalle importazioni. Le sue esportazioni sono fondamentali per il benessere economico dell’Occidente. Se blocca le esportazioni verso l’Occidente di grano, potassa, gas, petrolio, palladio, metalli nichelati e altri minerali chiave, le economie europee e statunitensi saranno devastate. E questo tentativo di dominare la Russia con le sanzioni ha reso ancor più probabile che il ruolo del dollaro statunitense come moneta di riserva internazionale finisca nella pattumiera della storia.

Domanda 4– Fin da quando aveva pronunciato il suo famoso discorso di Monaco, nel 2007, Putin si è sempre lamentato dell’”architettura della sicurezza globale.” In Ucraina possiamo vedere come questi importanti problemi di sicurezza possano evolvere in una guerra vera e propria. Come sapete, a dicembre Putin aveva fatto una serie di richieste relative alla sicurezza della Russia, ma l’amministrazione Biden aveva fatto spallucce e non aveva mai risposto. Putin voleva garanzie scritte che l’espansione della NATO non avrebbe incluso l’Ucraina (la sua adesione) e che i sistemi missilistici nucleari non sarebbero stati schierati in Romania o Polonia. Pensa che le richieste di Putin siano irragionevoli?
Larry C. Johnson– Penso che le richieste di Putin siano abbastanza ragionevoli. Il problema è che il 99% degli Americani non ha idea del tipo di provocazione militare che la NATO e gli Stati Uniti hanno portato avanti negli ultimi sette anni. Al pubblico è sempre stato detto che le esercitazioni militari erano “difensive.” Questo, semplicemente, non è vero. Ora abbiamo la notizia che la Defense Threat Reduction Agency (DTRA) stava finanziando i biolaboratori in Ucraina. Immagino che Putin potrebbe accettare dei sistemi missilistici nucleari statunitensi in Polonia e Romania se Biden accettasse che sistemi russi comparabili siano dispiegati a Cuba, in Venezuela e in Messico. Quando vediamo il problema in questi termini possiamo cominciare a capire che le richieste di Putin non sono né folli né irragionevoli.

Domanda 5– I media russi riferiscono che missili russi “ad alta precisione, aviolanciati” hanno colpito una struttura in Ucraina occidentale “uccidendo più di 100 tra truppe locali e mercenari stranieri.” Apparentemente, il centro di addestramento delle operazioni speciali si trovava vicino alla città di Ovruch, che è a soli 15 miglia dal confine polacco. Cosa può dirci di questo incidente? La Russia ha voluto inviare un messaggio alla NATO?
Larry C. Johnson – In breve – SÌ! Gli attacchi dell’esercito russo in Ucraina occidentale durante la scorsa settimana hanno scioccato e allarmato i funzionari della NATO. Il primo attacco è arrivato domenica 13 marzo a Yavoriv, nell’Ucraina Occidentale. La Russia ha colpito la base con diversi missili, alcuni pare ipersonici. Più di 200 persone sono state uccise, tra cui militari americani e britannici e personale dell’intelligence, con centinaia di feriti. Molti hanno subito lesioni catastrofiche, come amputazioni, e sono in ospedale. Eppure, la NATO e i media occidentali hanno mostrato poco interesse nel riferire su questo disastro.
Yavoriv era un’importante base avanzata della NATO. Fino a febbraio (prima dell’invasione russa dell’Ucraina), l’U.S. 7th Army Training Command operava da Yavoriv. La Russia non si è fermata lì. ASB Military News riferisce che la Russia ha colpito un altro sito, Delyatyn, a 60 miglia a sud-est di Yavoriv (giovedì, credo). Ieri, la Russia ha colpito Zytomyr, un altro sito dove in precedenza la NATO aveva una base. Putin ha inviato un messaggio molto chiaro: le forze della NATO in Ucraina saranno viste e trattate come combattenti. Punto.

Domanda 6 – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato esaltato dai media occidentali come un “leader di guerra” ed un moderno “Winston Churchill.” Quello che i media non dicono ai loro lettori è che Zelensky ha fatto una serie di passi per rafforzare la sua presa sul potere, dando , allo stesso tempo, un colpo mortale alle fragili istituzioni democratiche dell’Ucraina. Per esempio, Zelensky ha “bandito undici organi di informazione di proprietà dell’opposizione” e ha cercato di impedire la candidatura di Viktor Medvedchuk, il capo del più grande partito di opposizione in Ucraina, accusandolo falsamente di “finanziare del terrorismo.” Questo non è il comportamento di un leader seriamente dedito alla democrazia. Qual è la sua opinione su Zelensky? È davvero un “leader patriottico” come i media vorrebbero far credere?
Larry C. Johnson– Zelensky è un comico e un attore. Neanche molto bravo, a mio parere. L’Occidente sta cinicamente usando il fatto che sia ebreo come un diversivo, evitando di dire che in Ucraina è presente un notevole numero di neo-nazisti (e intendo veri nazisti, che ancora celebrano i risultati ottenuti dalle Waffen SS ucraine, che avevano combattuto a fianco dei nazisti tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale). I fatti sono chiari: sta bandendo i partiti politici dell’opposizione e chiudendo i media dell’opposizione. Immagino che questa sia la nuova definizione di “democrazia.”

Domanda 7 – Come andrà a finire? C’è un eccellente post sul sito Moon of Alabama intitolato “Quale sarà la geografia dello stato che uscirà dalla guerra in Ucraina.” L’autore del post, Bernard, sembra pensare che l’Ucraina, alla fine, sarà divisa lungo il fiume Dnieper “e a sud lungo la costa, dove vive la maggioranza della popolazione etnica russa.” Dice anche questo:
“Questo eliminerebbe l’accesso dell’Ucraina al Mar Nero e creerebbe un ponte di terra verso la Transnistria, la regione separatista moldava che è sotto la protezione russa. Il resto dell’Ucraina sarebbe uno stato senza sbocchi sul mare, per lo più agricolo, disarmato e troppo povero per diventare a breve termine una nuova minaccia per la Russia. Politicamente sarebbe dominato dai fascisti della Galizia, che costituirebbero un grosso problema per l’Unione Europea.”
Cosa ne pensa? Putin imporrà all’Ucraina condizioni di questo tipo per rafforzare la sicurezza della Russia e porre fine alle ostilità o è più probabile uno scenario diverso?
Larry C. Johnson– Sono d’accordo con Moon of Alabama. L’obiettivo primario di Putin è quello di mettere in sicurezza la Russia dalle minacce straniere e divorziare dall’Occidente. La Russia ha le risorse fisiche per essere uno stato sovrano indipendente e sta realizzando questa visione.
Mike Whitney, qui.

Altre considerazioni estremamente interessanti che contraddicono radicalmente le fanfaronate degli ucrainofili (o dobbiamo chiamarli nazistofili?) possiamo leggerle qui. E a proposito di nazisti e affini, vi ricordate il linciaggio di Ramallah? Vi ricordate la telefonata della moglie di uno dei massacrati che, avendo sentito alla radio notizia di disordini chiama il marito per assicurarsi che sia tutto a posto e uno dei massacratori prende il cellulare e dice: “Tuo marito? Lo stiamo uccidendo”? Beh, i nazisti ucraini riescono a fare anche di peggio: provvedono loro a chiamare per annunciare la lieta novella.

La mamma del soldato russo riceve la videochiamata, appare il suo volto, lei crede che sia il figlio e pronuncia il suo nome “Iliusha, Iliusha” (diminutivo di Ilija) con tono allarmato.
Il militare ucraino ride e dice “Slava Ucraina”, “Gloria all’Ucraina”.
La mamma dice “non c’è Iliusha?”.
Lui risponde. “E’ morto. Ha fatto tre errori: si è perso, si è perso in Ucraina, è morto come un cane”. E ride.
Si vede il volto della madre impietrita che inizia a tremare. Lui dice: “cosa ti succede, perché ti tremano le labbra?”.
La mamma, con un altro telefonino, chiama una ragazza, probabilmente la fidanzata del figlio. E’ la ragazza a continuare a parlare con il militare ucraino. La ragazza dice alla madre: “Questo è un bastardo”. Poi rivolta al soldato: “Non crediamo a quello che dici. Facci vedere il nostro ragazzo”.
Lui risponde: “Non è rimasto niente di questo qui, è rimasto solo il culo, la gamba è staccata dal corpo, per fortuna è rimasto solo il telefono per chiamarvi e dirvi che lo stronzo fottuto non c’è più”.
La ragazza dice: “Sei tu che al posto della testa hai il culo”.
Lui ride: “E’ il vostro ragazzo che dove aveva la testa adesso ha il culo, grazie all’artiglieria ucraina”.
Si sente il pianto disperato della madre.
La ragazza dice: “Facci vedere il nostro ragazzo”.
Lui dice: “Cosa devo farvi vedere che lo stanno mangiando i cani, non abbiamo tempo per seppellire i vostri russi, li lasciamo finire ai cani, da un lato c’è la gamba, dall’altro la testa, è tutto sparso”.
La madre piange e chiude la conversazione.
Il soldato ucraino ride.

Non è propaganda russa, è girato dalla parte ucraina, da qualcuno che riteneva di potersene vantare.

E magari godetevi anche quest’altro spettacolo dei nazisti buoni che leggono Kant

Poi c’è il papa che ha l’idea di far portare la croce nella via crucis a donne ucraine e russe insieme, ma l’ambasciata ucraina contesta l’iniziativa. E l’amica

Maria Teresa Leone

opportunamente commenta:

A loro andava bene solo Gott mit uns.

Ora una nota amena, per rispondere agli alti lai del comico e dei ciarlatani di casa nostra:

Elena Squarci

Guardavo prima su canale 5 l’inviata ripresa davanti ad una decina di cavalli di frisia, in realtà unici particolari che evocavano la guerra in quel video, perché sullo sfondo c’era una città tranquilla, Kiev, nella più esplicita normalità: bei palazzi tutti intatti, negozi aperti, fontane con gente seduta sui bordi a parlare, traffico intenso di auto e bus, e dietro un tizio curioso che fotografava la troupe al di quà. Ma l’inviata parlava di stragi, bombe e disperazione, e di come quel cattivone di Putin se ne andrebbe in giro con la valigetta dei codici di lancio (portata dalla guardia del corpo!): in verità uno strano modello con due manici, nessuna catena da polso, ma soprattutto solo una cerniera per proteggere il contenuto. Un’altra cosa che non mi è chiara è come questi ‘inviati’ – sicuramente tutti premi pulitzer, tutti indipendenti – riescano sempre a sapere, soltanto dopo poche ore dalle presunte stragi e bombardamenti sui civili, il numero esatto dei morti. Il miracolo dei pallottolieri da guerra. Ci rendiamo conto in che mani è la cronaca di questa guerra? Della serie la butto lì tanto chi verifica?

E a proposito del comico, più prezzemolo di Galli e Pregliasco (che non smette di dare ordini a destra e a manca)

Il resto domani, che qua di roba ce n’è anche troppa, ma prima di chiudere, il solito salto in Russia, con questi due meravigliosi artisti e con quella cosa miracolosa che è il valzer, capace perfino di resuscitare i morti… almeno per un po’. E magari impariamo che per concederci un valzer è sempre il momento giusto, anche in mezzo alla guerra

barbara

PER APPROFONDIRE ANCORA UN PO’

Alcune riflessioni di Toni Capuozzo

Alcune riflessioni di Fausto Biloslavo

Per chi ha più tempo, un’analisi approfondita

Quest’ultima cosa non la metto in chiaro, perché già il fermo immagine iniziale non credo sia per tutti. C’è un video, che NON ho guardato, accompagnato da questa descrizione:

These are Russian paratroopers lying on the ground, they were ambushed while retreating on March the 30th.
So they were held captive, strapped and then the Ukrainians cut their throats, that is why you can hear that horrendous rattle.
After that Ukrainian thugs were mocking helpless prisoners of war listening to them gasping for air through cut open throats and only after that killed them off with a gun.

Lo guardi chi se la sente.
Quanto a me, concludo con la domanda che le persone più ragionevoli si sono poste: è davvero credibile, pensabile, che un esercito in ritirata – ritirata, non la rotta di Caporetto – e che è sotto la lente d’ingrandimento del mondo intero, si lasci dietro centinaia di cadaveri massacrati per farsi accusare di crimini di guerra e costringere – guarda caso… – la NATO a intervenire direttamente?

barbara