MODELLO DA IMITARE UNA BELLA SEGA!

TEMPI. Coronavirus, il modello cinese ha causato il disastro. Altro che «imitarlo»

Condividiamo un’interessante Articolo di Leone Grotti su TEMPI.it

Oms e giornali di casa nostra elogiano il regime comunista per aver arginato l’epidemia. Dati, numeri e storie per smontare il «successo» di Pechino.

Oggi che l’Italia è in enorme difficoltà nel contenere l’epidemia di coronavirus, spuntano come funghi gli elogi al «sistema autoritario cinese». Il regime ha quasi fermato il contagio: ieri si sono registrati appena 20 nuovi casi, contro gli oltre 3.000 di un mese fa, e neanche uno fuori dall’Hubei, la provincia che ospita l’epicentro dell’epidemia, la città di Wuhan. Qui i suoi 11 milioni di abitanti da un mese non possono uscire di casa e le strade assomigliano a quelle di una città fantasma. Circa 60 milioni di persone sono state messe in quarantena in tutto il paese, 14 ospedali sono stati costruiti in pochi giorni per accogliere i nuovi malati e chi nasconde i sintomi dell’infezione può essere condannato a morte. L’approccio estremo di Pechino è stato definito «coraggioso» dall’Oms, che l’ha valutato come «lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso, agile e aggressivo della storia», mentre per il Corriere della Sera il modello cinese è «da seguire».

SE IL MONDO È NEI GUAI È COLPA DEL REGIME

È vero che l’assenza di democrazia ha permesso ad esempio al governo cinese di sospendere il campionato di calcio, causando perdite milionarie ai club, senza incassare proteste di alcun tipo e di mettere in quarantena 60 milioni di persone senza che nessuno battesse ciglio. Ma la natura autoritaria del governo cinese, così efficiente quando si tratta di obbligare e reprimere, è anche quella che ha permesso al virus di circolare indisturbato per almeno due mesi. Se oggi l’Italia (e presto la Francia, la Germania e chissà quanti altri paesi) si trova in ginocchio è perché a inizio dicembre la Cina non ha rivelato la presenza di abitanti di Wuhan in ospedale con gravi sindromi respiratorie simili a quelle causate dalla Sars.
Ed è sempre per colpa del sistema autoritario cinese che quando un medico, Li Wenliang, oggi osannato da tutti i media cinesi e del mondo, si è accorto dell’esistenza di un nuovo virus e ha avvertito i suoi colleghi, invece che essere ascoltato, è stato convocato da polizia e Partito comunista che gli hanno ordinato di negare tutto. Il sistema autoritario cinese non voleva fare brutta figura, soprattutto in un momento in cui doveva svolgersi il congresso provinciale del Partito a Wuhan, e voleva preservare se stesso a discapito della salute della popolazione.

«FALSITÀ, LE AUTORITÀ MENTONO»

E perché, nonostante gli ospedali di Wuhan fossero da giorni strapieni e senza più posti, nessun giornale ha lanciato l’allarme? Perché il sindaco della città non ha detto nulla fino al 23 gennaio, permettendo a tutti i suoi abitanti di uscire liberamente da Wuhan e infettare l’intero territorio della Cina e di conseguenza i paesi di tutto il mondo (perché il contagio è partito dalla Cina, cara Cnn, non dall’Italia)? Semplice: perché il sistema autoritario cinese ha impedito la diffusione di informazioni, sia da parte della stampa che delle autorità locali, fino a quando il segretario del Partito comunista Xi Jinping non ha lanciato l’allarme il 23 gennaio. La Cina ha già avuto 80.924 casi e 3.136 decessi: quanti di questi sarebbero stati evitati se la Cina fosse stata una democrazia?
Oms e giornali si sperticano in lodi al sistema della quarantena cinese, ma non si chiedono perché quando venerdì 6 marzo la vicepremier Sun Chunlan si è recata a Wuhan per verificarne l’andamento, centinaia di persone si sono arrischiate ad affacciarsi dai balconi dei palazzi blindati per gridare: «Falsità, solo falsità, le autorità mentono». I cinesi non capiscono e non vedono quanto il loro sistema sia desiderabile? Il punto è un altro: i cinesi conoscono davvero il sistema e non si fermano agli specchietti per le allodole.

QUANTE PERSONE ABBANDONATE IN QUARANTENA

Quante persone, infatti, come il nonno di Zhang Bella, si sono ammalate a Wuhan, hanno cercato invano posto in ospedale, non hanno mai fatto il tampone nonostante presentassero tutti i sintomi del Covid-19 e sono stati messi frettolosamente in quarantena, abbandonati dalle autorità e morti da soli nel letto di casa? Il signor Zhang è stato immediatamente cremato da un’agenzia funebre senza che la sua morte fosse ascritta al virus. L’Oms elogia il governo comunista perché in Cina il coronavirus avrebbe un tasso di mortalità di appena il 3,8%, mentre in Italia già sfiora il 5%. Ma com’è possibile credere alle cifre di Pechino? Quanti signor Zhang ci sono stati in Cina?
A Lianshui, nella provincia dello Jiangsu, un’intera famiglia è stata blindata in casa con sbarre di metallo dalle autorità locali. Sulla porta è stato appeso il cartello: «In questa casa vive una persona rientrata da Wuhan. È vietato toccare». La famiglia ha confessato che sarebbero tutti morti di fame se un vicino, mosso a compassione, non gli avesse calato dal balcone del cibo. Simili metodi di quarantena forzata sono stati applicati in tutta la Cina da zelanti funzionari del Partito. Quante famiglie non hanno avuto la stessa fortuna di quella di Lianshui e sono decedute? Non lo sappiamo, ma come si fa a elogiare la quarantena con caratteristiche cinesi davanti a simili eccessi?

«GUARITI», EPPURE MORTI

E ancora, c’è bisogno di ricordare la vicenda di Yan Xiaowen, chiuso in quarantena insieme al figlio minore e costretto ad abbandonare il figlio maggiore, affetto da paralisi cerebrale, in casa da solo? Le autorità locali della contea di Hongan (Hubei) avevano giurato al padre che si sarebbero presi cura di lui, invece l’hanno lasciato morire di fame in mezzo ai suoi escrementi. «La verità è che è morto e basta», hanno risposto i funzionari del partito locale all’inchiesta seguita al caso. Quante persone, come il figlio di Yan Xiaowen, sono morte per colpa di un sistema autoritario tanto efficiente quanto disumano?
Circa 57 mila persone sono guarite in Cina dal Covid-19, eppure ci sono delle storie che portano a dubitare dei numeri ufficiali rilasciati dalle autorità. Li Liang, come raccontato da Caixin, è stato dichiarato definitivamente guarito il 25 febbraio e posto in quarantena a Wuhan per altre due settimane, come previsto dagli stringenti regolamenti tanto elogiati dai giornali. In quarantena ha cominciato a sentirsi male di nuovo, ma nessun medico lo ha visitato perché il suo caso era risolto e il 5 marzo è stato trovato morto nella sua stanza di hotel dalla moglie. Le tac presentavano ancora problemi ai polmoni ma Li Liang era stato dimesso ugualmente e oggi è ancora contato dalla Cina come un caso medico di successo. Quante persone come Li Liang si trovano tra quei 57 mila “guariti”?

ECCO COME «RIPARTE» L’ECONOMIA IN CINA

Tutti questi dettagli ovviamente non sono mai menzionati da chi liscia il pelo al regime comunista in Cina e poi denuncia il pericolo fascismo in Italia. L’unico problema della quarantena a oltranza riguarderebbe i suoi effetti nefasti sull’economia. Ma Pechino ha dichiarato che l’economia in Cina è già ripartita, fornendo a tutto il mondo dati inequivocabili. Peccato che, ha scoperto Caixin, i numeri sono tanto affidabili quanto quelli delle persone guarite che si godono la convalescenza al cimitero. Infatti, hanno rivelato molti imprenditori al giornale, il governo centrale calcola la ripresa economica di fabbriche e aziende in base al consumo di energia. Per questo, chiede a tutti i segretari locali del Partito comunista di rispettare certe quote di elettricità consumata. I segretari si rifanno sui proprietari delle aziende, che a loro volta azionano e fanno andare anche tutta la notte macchinari, luci e condizionatori. Le aziende però restano vuote e i dipendenti a casa per mancanza di lavoro. Così le quote sono rispettate e l’economia riparte sulla carta anche se nella realtà non cambia niente. «Falsità, solo falsità», come gridavano gli abitanti di Wuhan a Sun Chunlan.
Se a queste storie aggiungiamo che quei medici, giornalisti, professori universitari e singoli cittadini che hanno provato a denunciare sia l’epidemia sia gli errori del governo sono stati arrestati, forse ai tanti leoni da tastiera che popolano il web nostrano non conviene molto elogiare il sistema autoritario cinese. Il governo italiano deve migliorare la gestione dell’emergenza, smettendola di inviare segnali contrastanti e confusi, certo, la gente deve comprendere la gravità della situazione e rispettare le direttive, senza dubbio, ma se proprio dobbiamo rifarci a un modello guardiamo alla Corea del Sud. E lasciamo perdere la Cina, dove il virus è stato bloccato dall’eroismo dei cinesi di Wuhan e non dal governo. (qui)

Poi c’è quest’altro virus, non so se altrettanto o più pericoloso del coronavirus.

Si diffonde in Italia il virus della propaganda cinese: boom di casi positivi tra politici, commentatori e virologi

Sta già accadendo. Oltre al coronavirus, sta circolando in Italia il virus della propaganda cinese, che punta a riabilitare l’immagine di Pechino presentando il “caso Wuhan” come una storia di successo nella lotta al Covid-19 e, quindi, il suo sistema totalitario come un modello in contrapposizione all’inefficienza e alla confusione delle democrazie occidentali.
La posta in gioco è alta per il Partito comunista cinese e il suo leader, Xi Jinping: il mondo è avviato verso una recessione economica globale le cui cause potrebbero essere facilmente ricondotte ai ritardi e alle decisioni sbagliate da parte di Pechino nelle prime settimane di diffusione del nuovo coronavirus a Wuhan. Una relazione di causa-effetto che il regime comunista cinese è determinato a contrastare fin da subito, prima che prenda piede. Ha quindi lanciato una controffensiva propagandistica – magistralmente descritta già qualche giorno fa su Atlantico da Enzo Reale -volta a riscrivere, ribaltandola, la storia del coronavirus.
La controffensiva è globale, ma al momento l’Italia sembra essere il solo Paese occidentale dove fa presa. Ma quali sono i punti forti che vengono “spinti” dai diplomatici e dai media cinesi nel dibattito pubblico occidentale?
Primo, il coronavirus potrebbe non aver avuto origine in Cina. “Anche se scoperto per la prima volta in Cina, non significa che abbia avuto origine in Cina”, ha osservato Zhong Nanshan, uno scienziato, lo scorso 27 febbraio. L’ambasciata cinese di Canberra ha avvertito i giornalisti che sostenere che il coronavirus sia originato in Cina significa “politicizzare” la questione.
Ma l’apparato propagandistico del regime non si accontenta di mettere in dubbio l’origine cinese del virus. No, sta spingendo con forza una teoria cospirazionista, già messa in circolazione da settimane sui social media cinesi, secondo cui sarebbe tutta opera degli Stati Uniti. Un portavoce del Ministero degli esteri, Lijian Zhao, ha ipotizzato dal suo profilo Twitter che sia stato l’esercito americano a portare il virus a Wuhan e diffondere l’epidemia, in occasione dei Giochi militari dell’ottobre 2019, quando proprio a Wuhan arrivarono 300 atleti militari statunitensi. Un altro portavoce del Ministero degli esteri, Geng Shuang, non ha commentato i tweet di Zhao, ma ha dichiarato che “la comunità internazionale ha opinioni diverse” sulle origini del virus, “si tratta di un problema scientifico”. Laddove per “comunità internazionale” intende, ovviamente, la Cina… Il sito delle Forze armate cinesi, Xilu.com, in un articolo sostiene apertamente che il coronavirus sarebbe “un’arma biochimica prodotta dagli Stati Uniti contro la Cina”. Insomma, l’accusa è di un atto di guerra virologica. Anche il Global Times, testata in lingua inglese del Partito comunista cinese, allude nei suoi articoli agli Stati Uniti come origine del virus.
Rimosso prima di essere sottoposto a revisione scientifica, invece, uno studio pubblicato lo scorso 6 febbraio da Botao Xiao, specialista cinese di Dna della South China University of Technology, che in passato ha lavorato presso il laboratorio biochimico di massima sicurezza che si trova proprio a Wuhan, in cui si denunciavano falle negli standard di sicurezza presso il laboratorio, dove venivano condotti studi proprio su ceppi di coronavirus trasmessi da pipistrelli, ipotizzando che il virus possa essere uscito per errore da quella struttura.
Vedremo fino a che punto la pandemia di coronavirus e le responsabilità della sua diffusione entreranno nella nuova Guerra Fredda tra Washington e Pechino, ma la sensazione, soprattutto se dovesse profilarsi una grave e prolungata crisi dell’economia globale, è che il tema possa diventare un nuovo terreno di scontro ai massimi livelli tra le due potenze.
Un altro argomento sostenuto da Pechino è che la sua tempestiva risposta e le misure drastiche adottate abbiano permesso di “comprare tempo”, dando modo alla comunità internazionale di prepararsi. Qui siamo al vero e proprio ribaltamento della realtà. Il tentativo di insabbiamento della nuova emergenza sanitaria da parte di Pechino, già ricostruito da Enzo Reale per Atlantico citando coraggiosi giornalisti cinesi, ha invece permesso al virus di diffondersi a Wuhan nelle prime cruciali settimane, senza che nemmeno i cittadini fossero informati e messi nelle condizioni di prendere le minime precauzioni. È ben noto ormai il silenziamento dei medici che già a fine dicembre avevano dato l’allarme e altresì nota la censura subito scattata sui social nei giorni successivi. Le autorità cinesi hanno parlato per la prima volta di una possibile trasmissione del virus tra esseri umani il 21 gennaio e l’emergenza è stata dichiarata dopo il Capodanno cinese, quando circa 5 milioni di residenti a Wuhan avevano ormai potuto viaggiare liberamente e ignari di tutto nel resto del Paese e all’estero.
La Casa Bianca si è opposta a questa narrazione di Pechino: il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien ha dichiarato mercoledì scorso che l’iniziale insabbiamento e cattiva gestione da parte delle autorità cinesi “probabilmente è costata alla comunità internazionale due mesi” e aggravato l’epidemia a livello globale. “Se avessimo potuto sequenziare il virus e avere la cooperazione necessaria dalla Cina, se i team dell’Oms e i Cdc Usa fossero stati sul campo, avremmo potuto ridurre drasticamente quello che è successo in Cina e accade nel mondo”.
Secondo documenti governativi visionati dal South China Morning Post, il primo caso di coronavirus diagnosticato in Cina, un 55enne della provincia di Hubei, può essere fatto risalire al 17 novembre scorso, e non all’8 dicembre come il governo cinese aveva riferito all’Oms. Al 31 dicembre erano almeno 266 le persone che avevano contratto il nuovo coronavirus ed erano sotto supervisione medica, già 381 al primo di gennaio, mentre ancora l’11 gennaio le autorità sanitarie di Wuhan dichiaravano solo 41 casi confermati. Secondo una testimonianza, la prima diagnosi di un nuovo coronavirus risalirebbe invece al 16 dicembre. Quindi, tra tentativi di comprendere l’origine della malattia e di insabbiamento, sarebbero da un minimo di uno a due pieni i mesi persi.
La terza arma della propaganda cinese è la narrazione delle eroiche gesta del Partito, uscito vittorioso sul virus con il popolo unito e disciplinato dietro di sé. Se la dichiarazione di vittoria appare prematura e, soprattutto, i numeri dichiarati da Pechino non sono in alcun modo verificabili, questa consente al regime di proporsi come modello nella lotta al virus proprio mentre l’epidemia esplode nei Paesi occidentali.
Ma più riguardiamo i numeri italiani di questi giorni (ed europei, a questo punto), più si rafforza il sospetto che i numeri cinesi siano del tutto irrealistici, fuori scala (come sostenuto tra gennaio e febbraio in autorevoli articoli scientifici). Possibile che il 23-24 gennaio Pechino abbia messo in lockdown totale 40 milioni di persone e parte della sua produzione nazionale, mettendo a rischio una crescita economica decennale, per 897 casi e 26 morti allora dichiarati? Possibile che il regime comunista cinese abbia così a cuore la salute dei suoi cittadini? O forse casi e vittime erano già nell’ordine delle migliaia? Se oltre ai ritardi e al tentativo di insabbiamento, i numeri ufficiali cinesi fossero stati più fedeli alla realtà, rappresentando la reale dimensione del contagio e delle vittime (probabilmente da moltiplicare per 10, se non per 100), il resto del mondo avrebbe avuto una diversa percezione della minaccia…
Molti dubbi anche sulla reale portata della ripartenza dell’economia cinese, i cui dati sarebbero affidabili quanto quelli dei decessi. Secondo Caixin, leggiamo sul settimanale Tempi.it, “il governo centrale calcola la ripresa economica di fabbriche e aziende in base al consumo di energia. Per questo, chiede a tutti i segretari locali del Partito comunista di rispettare certe quote di elettricità consumata. I segretari si rifanno sui proprietari delle aziende, che a loro volta azionano e fanno andare anche tutta la notte macchinari, luci e condizionatori. Le aziende però restano vuote e i dipendenti a casa per mancanza di lavoro. Così le quote sono rispettate e l’economia riparte sulla carta anche se nella realtà non cambia niente”.
Sembra però che questa narrazione del “modello Wuhan”, cui seguono offerte di aiuto e dichiarazioni di “amicizia e solidarietà”, sia particolarmente efficace con i Paesi più in difficoltà, come l’Italia. E qui Pechino ha avuto gioco facile, sia per l’influenza nel nostro Paese del “partito sino-eurofilo”, che per la latitanza dell’Ue. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono arrivate tardivamente, o non sono mai arrivate, le parole di solidarietà di Bruxelles e dei leader degli altri stati membri, mentre di aiuti concreti non s’è vista nemmeno l’ombra. Un vuoto in cui si è abilmente inserita la Cina, facendo arrivare preziosissime forniture sanitarie (mascherine, ventilatori, persino un team di medici), dopo che per giorni il ministro della salute Speranza si era aggirato mendicante per l’Europa ricevendo al più alzate di spalle. “L’Italia ha già chiesto di attivare il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea per le forniture di dispositivi medici. Nessun Paese europeo ha risposto”, ha ricordato l’ambasciatore italiano presso l’Ue. Peggio, c’è chi non solo non ha risposto all’sos, ma ha persino bloccato l’esportazione. Una mossa dal forte significato geopolitico, ma anche soprattutto propagandistico da parte cinese.
Sta dando i suoi frutti a Pechino anche l’accordo tra la principale agenzia di stampa italiana, l’Ansa, e quella ufficiale cinese, Xinhua. Quotidianamente infatti l’Ansa fa arrivare sui terminali dei suoi clienti numerosi lanci firmati Xinhua, con risultati comici, se la questione non fosse dannatamente seria, tanto la retorica da propaganda totalitaria è smaccatamente in contrasto con lo stile asciutto e sobrio consono ad un’agenzia di stampa secondo gli standard occidentali… “Covid-19: Cina modello globale per lotta ai contagi”, è il titolo di una Ansa-Xinhua di 7 lanci di giovedì scorso: “Il suo impegno, ampiamente riconosciuto da tutto il resto del mondo, offre un esempio di come costruire una comunità umana unita dal futuro condiviso”.
L’Italia, purtroppo, detiene il record mondiale di casi di coronavirus attivi e di decessi (questi secondi solo alla Cina, per ora), ma molti esponenti di governo e commentatori sembrano trovare soddisfazione nel dare dei criminali al premier britannico Johnson e al presidente americano Trump, sputando sentenze premature sui loro piani di contenimento del contagio (dall’alto dei nostri successi…), mentre esaltano il modello cinese e ringraziano Pechino per i doni – che doni non sono, ma forniture regolarmente acquistate – dimenticando le terribili responsabilità del regime comunista cinese nella diffusione globale del contagio. Dovremmo considerare le forniture consegnate ieri solo un piccolo anticipo del risarcimento danni.
Federico Punzi, 14 Mar 2020, qui.

Passando invece agli orrendissimi modelli negativi, abbiamo Donald Trump, di cui si è parlato qui, a proposito del quale leggo:

Di Trump inutile nemmeno parlare: rischierei il ban, per tutti gli insulti che meriterebbe quel negazionista antiscientifico di un pagliaccio. Di lui parleranno i libri di storia, e purtroppo temo che non ci sia insulto sufficiente a compensare il costo che la sua idiozia e protervia avranno in termini di vite umane. (qui)

Per non parlare di Boris Johnson, a cui quella cloaca che va sotto il nome di Corriere della Sera mette in bocca questo concentrato di cinismo e idiozia:

“Abituatevi a perdere i vostri cari”

quando la citazione esatta è

“I must level with you, level with the British public — more families, many more families are going to lose loved ones before their time”

che esprime vicinanza a tutte quelle famiglie che perderanno prematuramente i propri cari. E questo non è un errore, questa è falsificazione consapevole e intenzionale. Chi poi è propenso a lasciarsi infinocchiare dalle altre infami accuse rivolte a Johnson, dovrebbe prendersi due minuti per leggere qui.

Nel frattempo in Italia la giornata di ieri ha fatto registrare altri 250 morti (a fronte dei 189 del giorno prima) per un totale di 1.266 vittime. 17.660 i casi totali di contagio, con un aumento, nella giornata di ieri, di 2113. E a chi tenta di sbatterci in faccia i guariti, va ricordato che ieri ci sono stati 250 morti e 181 guariti. Chi è in grado di fare due più due si faccia un po’ i conti. Meno male che resta almeno ben saldo il noto umorismo ebraico.
aeroporto BG
barbara

CORONAVIRUS: NON SIAMO COMPLETAMENTE IMPOTENTI

Guardiamo innanzitutto questa tabella presa qui, giusto per chiarire che se non è la peste bubbonica, non è però neanche l’influenza stagionale, della quale ha una letalità 200 volte maggiore.
letalità
E ora proseguiamo

Alla ricerca di una cura – parte 1

Questo è il primo di una serie di post che ho deciso di dedicare al racconto di cosa sta succedendo nei laboratori di tutto il mondo, alla ricerca di mezzi per contrastare il nuovo coronavirus SARS-Cov2.
Mi è parso infatti che, anche se non abbiamo ancora una cura, valesse la pena di mostrare a tutti, con parole più semplici possibili, come si stia procedendo per fornire il mondo di nuove armi contro il virus, quali siano le idee da cui si procede e quale sia il progresso attuale della ricerca.

In questa prima parte, ci occuperemo di una piccola molecola molto famosa, la clorochina.
 La trovate in ogni farmacia, in confezioni simili a quella riprodotta qui sotto insieme alla sua formula chimica.
La ragione per cui la clorochina è famosa e per la quale sulla scatola compare una zanzara è presto detta: la clorochina fu scoperta nel 1934 dalla Bayer, e fu a lungo trascurata, finché le prove cliniche ordinate dal governo americano durante la seconda guerra mondiale ne dimostrarono il valore come agente antimalarico. Per questo dal 1947 la clorochina è uno dei farmaci più usati per la profilassi antimalarica in tutto il mondo.
Abbastanza precocemente, tuttavia, ci si rese conto che la clorochina aveva altre, interessanti applicazioni terapeutiche: per esempio, inibisce alcune delle cellule del sistema immunitario implicate nella patogenesi dell’artrite reumatoide. Soprattutto – e qui le cose si fanno più interessanti per i lettori di questo scritto – la clorochina è stata trovata efficace nell’inibire la replicazione di vari tipi di virus: flavivirus, retrovirus (è infatti in alcuni trial clinici contro HIV) e … coronavirus, come si sa dai primi anni duemila.

Ma come fa la clorochina ad esercitare la sua azione antivirale?
 Uno dei processi principali consiste nell’inibire l’assemblaggio di zuccheri complessi a certe componenti del virus o delle cellule umane, zuccheri indispensabili per la replicazione e l’infezione del virus. Anche se può parere strano, infatti, moltissime delle microscopiche componenti di cui noi e i virus siamo fatti – componenti chiamate proteine – devono essere legate chimicamente con ben determinati zuccheri per funzionare correttamente (il processo di aggancio chimico degli zuccheri alle proteine si chiama glicosilazione).
Nel caso di HIV, la clorochina impedisce che le particelle virali siano glicosilate come dovrebbero; questo causa la perdita di infettività dei virus per così dire “incompleti”.
Nel caso del coronavirus che procurò l’epidemia di SARS del 2003, invece, la clorochina impedisce che sia correttamente glicosilata la “porta di ingresso” del virus nelle cellule polmonari, vale a dire la proteina ACE2: con ciò, la clorochina esercita in vitro una profonda azione di contrasto nei confronti di questo virus, molto vicino al virus attuale (che infatti si chiama SARS-cov-2). La clorochina, inoltre, è risultata uno dei soli 4 composti capaci di inibire un altro coronavirus pericoloso, quello che causa la MERS; e la stessa azione si osserva anche in animale su altri coronavirus; tuttavia, finora non sono stati condotti studi significativi su esserei umani, forse perchè, dopo la scoperta del potenziale di questa molecola contro i coronavirus, a fine 2004 l’epidemia di SARS declinò.

Arriviamo quindi ai nostri giorni, e al nuovo coronavirus SARS-Cov2.
 Come i suoi congeneri coronavirus, anche questo virus usa la stessa “porta di ingresso” nella cellula: la proteina ACE2. La mutazione che ha consentito il “salto di specie” dal pipistrello all’uomo è anzi avvenuta proprio su quella parte del virus che serve a legare ACE2, modificando la forma di una proteina virale chiamata “spike”, che qui sotto vedete rappresentata in rosso sulla superficie del virus.
La nuova forma acquisita da “spike” la ha resa simile ad una “chiave” in grado di legare perfettamente ACE2 sulle cellule polmonari: lo sappiamo, perchè, a tempo di record, con una tecnica di microscopia molto potente è stata visualizzato il modo in cui “spike” virale si incastra perfettamente in ACE2 umana, permettendo così al virus di invadere le cellule polmonari.
Per i più curiosi o per chi ama la biologia strutturale come il sottoscritto, questo “incastro” è rappresentato nella figura qui sotto, ove sono visualizzati solo gli “scheletri” di ACE2 e le proteine spike sia di SARS che di SARS-CoV2 (per mostrare che il riconoscimento di ACE2 da parte di entrambi i virus avviene in maniera simile, ma non identica).
Con queste informazioni, è possibile fare un’ipotesi interessante: che la clorochina, eliminando alcuni degli zuccheri da ACE2, così come impedisce il riconoscimento di ACE2 da parte di SARS cambiandone la forma, potrebbe impedire lo stesso processo da parte di SARS-Cov2. In altre parole, se il virus è mutato dal pipistrello, generando una “chiave” che si incastra nella “serratura” ACE2, possiamo immaginare di cambiare la forma della serratura, così come faremmo per impedire di entrare ad ospiti indesiderati che hanno le nostre chiavi di casa.

Bene: funziona questa idea?
Innanzitutto, come sempre, si sono fatte delle prove in laboratorio, su cellula. Il responso è stato chiaro: la clorochina inibisce l’infezione di cellule umane da parte di SARS-Cov2.

Siccome la clorochina è un farmaco di cui non è necessario investigare la tossicità – grazie al fatto che centinaia di milioni di esseri umani da 70 anni ne hanno assunte miliardi di dosi – i ricercatori sono immediatamente passati a sperimentare sui malati. In particolare, in Cina sono partite tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio una quindicina di sperimentazioni controllate in 10 ospedali diversi, per testare la capacità della clorochina di migliorare le condizioni dei pazienti con polmonite più o meno grave.
Il 15 febbraio si è tenuto un meeting che ha riunito tutti gli esperti coinvolti nella sperimentazione, le istituzioni ed il governo cinese. Il consenso pressochè unanime è stato che i pazienti, trattati con clorochina, mostravano netti sintomi di miglioramento, su molti parametri diversi (inclusa la permanenza in ospedale).
Pochi giorni dopo, è uscita una prima, breve pubblicazione scientifica che dà qualche dettaglio in più. Avendo raccolto dati su oltre 100 pazienti, gli autori spiegano che:

chloroquine phosphate is superior to the control treatment in inhibiting the exacerbation of pneumonia, improving lung imaging findings, promoting a virusnegative conversion, and shortening the disease course

Trad.:

la clorochina fosfato è superiore al trattamento di controllo nell’inibire l’aggravarsi della polmonite, nel migliorare gli esiti dell’imaging polmonare, nel promuovere la negatività al virus e nell’accorciare la durata della malattia

Possiamo allora dire che è stata trovata la prima cura? No. Per saperlo, dobbiamo aspettare qualcosa di più di una comunicazione breve e del consenso degli esperti cinesi.
Però, possiamo fiduciosamente guardare agli esiti di questa sperimentazione e sperare che, a breve, non saremo più privi di munizioni contro il virus.
Anche perché, come vedremo nel prossimo scritto, la ricerca avanza su tanti altri, interessantissimi e promettenti fronti.

Enrico Bucci (qui. Andateci, che così vedete anche le illustrazioni)

E un altro aiuto arriva dalla tecnologia israeliana,

oltre al vaccino che si sta rapidamente mettendo a punto in varie parti del mondo. Nel frattempo negli stati Uniti, col primo decesso e una ventina di contagiati in tutto il Paese, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Certo che se poi in Iran si mettono a leccare forsennatamente le strutture dei luoghi sacri, per non parlare di quello che succede in Cina (una foto significativa anche nei commenti) e in Corea del Sud, le prospettive non sono davvero rassicuranti. Quanto alle proteste per i disagi provocati dalle misure di contenimento e per le differenze di trattamento (le scuole sì e i negozi no, le chiese sì e i bar no…), vi mando a leggere questo.

barbara

RESILIENZA, QUELLA VERA

Come ogni anno da quando il loro figlio è stato ucciso nell’attacco terroristico contro la sinagoga di Har Nof, questa mattina, Rosh Chodesh Adar [primo giorno del mese di Adar], i genitori sono andati in autobus da Kiryat Arba al luogo in cui il loro figlio stava ogni anno vestito da clown e distribuiva caramelle ai bambini in onore di Rosh Chodesh Adar, e hanno continuato questa commovente tradizione del loro figlio, nonostante l’età avanzata e il freddo di Gerusalemme. Da brividi. (qui, traduzione mia)
Har Nof genitori
Resilienza, anche se qualcuno lo ignora, non è imbrattare una mano con un tatuaggio.

barbara

IL PIANO TRUMP IN SOLDONI

Finora il giochino della dirigenza palestinese è stato questo:

– Che cosa volete?
– Vogliamo A.
– Va bene, vi diamo A.
– E anche B.
– Va bene, vi diamo B.
– E poi anche C.
– OK, anche C.
– E D ci spetta di diritto.
– E va bene, se proprio è necessario per avere la pace vi concederemo anche D.
– Assassini delinquenti farabutti! Allora ditelo che volete la guerra! State macchinando per derubarci dei nostri ancestrali e inalienabili diritti su E! Ebbene, avete voluto la guerra, e guerra sia.

E la guerra, o nel senso di intensificarsi degli attacchi terroristici come è avvenuto dopo l’invito indicato nella risoluzione ONU 242 a incontrarsi per raggiungere una pace negoziata (la risposta alla quale sono stati i “tre no di Khartoum”: no al riconoscimento, no al negoziato, no alla pace) e come puntualmente avvenuto, a partire dalla conferenza di Madrid nell’ottobre del 1991, ad ogni nuovo incontro per tentare di raggiungere un accordo di pace (con un delirante Rabin che continuava a farneticare di “terra in cambio di pace”, cieco e sordo al fatto che più terra concedeva e più riceveva in cambio terrorismo e morte e distruzione), e come, prevedibilmente, dopo il ritiro dal Libano e, più ancora, dopo il ritiro (leggi deportazione di ottomila ebrei) da Gush Katif in Gaza; o come guerra vera e propria come quella scatenata alla fine di settembre del 2000 dopo che Ehud Barak aveva offerto tutto, letteralmente tutto, quello che Arafat aveva chiesto, è infatti sempre arrivata..

Bene, adesso è arrivato il tanto vituperato Trump, che ha sparigliato tutte le carte. Si è deciso, primo nella Storia, a prendere atto che quel sistema ha dato vita a decenni di fallimenti e a migliaia di morti da una parte e dall’altra e, primo nella Storia, ha pensato che quel sistema forse non era tanto buono, e ne ha adottato un altro, molto semplice: noi vi diamo questo, prendere o lasciare. Che mi ricorda un episodio del romanzo “Peyton Place” – bizzarramente tradotto in italiano con “I peccati di Peyton Place”, perché a quanto pare in Italia se non c’è peccato non c’è vita. Il figlio del padrone della fabbrica ha messo incinta la figlia di un suo operaio, il quale va dal padrone per esigere riparazione. Il padrone prende il libretto degli assegni, ne compila uno per 1000 dollari (un vero capitale all’epoca) e glielo porge. L’altro tenta di alzare la posta recitando la parte del padre offeso nell’onore che non si svende per 1000 dollari, al che il padrone lentamente, senza dire una parola, fa a pezzi l’assegno, ne compila un altro per 500 dollari e glielo porge dicendo: “Il prossimo sarà della metà”. E lui abbassa la testa e lo prende, perché sa che il suo gioco è stato scoperto e che quella è l’ultima migliore offerta disponibile. Tutto questo lo hanno perfettamente compreso anche parecchi Paesi arabi, stanchi oltretutto di fare, come ha scritto qualcuno, il bancomat dei palestinesi, e hanno approvato senza riserve o quasi il piano di Trump. Non lo hanno naturalmente accettato i palestinesi, come non ne hanno mai accettato alcuno in precedenza, non perché questo o quest’altro aspetto non vada loro a genio, ma semplicemente perché qualunque piano che non preveda la cancellazione di Israele è per loro irricevibile. La differenza fra prima e adesso è che se non accettano le carte che vengono loro porte, resteranno semplicemente fuori dal gioco, e oltretutto senza più sostenitori, tranne l‘Iran, che con le violente proteste in corso ha le sue belle gatte da pelare, la Turchia, e quella sgangherata baracca che va sotto il nome di Unione Europea. Les jeux sont faits, rien ne va plus, e forse, grazie a Trump, una speranza di pace questa volta c’è davvero.

barbara                                                                                                                                                                                                                                                     

LA SIGNORA MARAINI E L’EBRAISMO

(In incolpevole ritardo, a causa dei dieci micidiali quanto interminabili giorni di black-out internettiano)

La signora Maraini, di nobil casa sortita – la madre è la principessa Topazia (no, dico, ma si può?!) Alliata – è una mia antica passione, fin da quando le scrivevo lettere che si concludevano con un perentorio “Si vergogni” a cui lei, nel suo sconfinato candore, rispondeva stupita che davvero non capiva di che cosa si dovesse vergognare. Fra i molti articoli usciti in merito sulla stampa soprattutto ebraica, ho scelto questi due, in un certo senso complementari. Il primo è di Dario Calimani.

Dannose banalità sull’ebraismo

Oggi Dacia Maraini discetta di sardine per farne discendere il movimento dalla rivoluzione di Gesù, “Un giovane uomo che ha riformato la severa e vendicativa religione dei padri, introducendo per la prima volta nella cultura monoteista il concetto del perdono, del rispetto per le donne, il rifiuto della schiavitù e della guerra”. Insistendo, poi, che “molti, proprio dentro la Chiesa, hanno rifiutato i principi del vecchio Testamento, il suo concetto di giustizia come vendetta (occhio per occhio, dente per dente), la sua profonda misoginia, l’intolleranza, la sua passione per la guerra”.
Nel tempo, mi sono trovato a rispondere in dettaglio a superficialità del genere, esposte di volta in volta da Sergio Romano o dal Cardinale Gianfranco Ravasi. Non è dato sapere se si tratti di pregiudizi più che non di ignoranza della storia, del contesto ideologico e dell’interpretazione biblica. E poiché di queste superficialità non si conosce l’origine, conviene non sprecare tempo e spazio per spiegare per l’ennesima volta.
A Dacia Maraini, comunque, visto che lei stessa riconosce come premessa che “in nome di Cristo sono state fatte delle orribili nefandezze” merita chiedere, proprio a seguito delle sue osservazioni, come sia stato possibile che da una religione di “vendetta e di guerra” sia discesa una religione di amore. Forse Gesù aveva capito dell’ebraismo più di quanto non abbiano capito Dacia Maraini e compagni. E come mai, poi, la religione dell’amore si sia trasformata in religione di storiche e incancellabili “nefandezze”, come lei stessa riconosce. A meno che non si voglia affermare che la vendetta cristiana è caduta come una mazza per colpire lo spirito vendicativo degli ebrei. Il che tuttavia andrebbe contro la tesi, in quanto dimostrerebbe lo spirito vendicativo del cristianesimo. Sono questi, quesiti che hanno lacerato la coscienza della civiltà occidentale per duemila anni e che Dacia Maraini e compagni farebbero bene a considerare prima di sparare dannosissime banalità da Bignami delle religioni. E chiedo scusa a Bignami. Banalità che, però, contribuiscono a diffondere e perpetuare odio storico contro gli ebrei.
Poiché sappiamo leggere nella mente di chi legge con lo spirito del pregiudizio, mi permetto di specificare che solo un antisemita inveterato, di destra o di sinistra, potrebbe dire – decontestualizzando una volta di più – che gli israeliani di oggi sono la prova del desiderio di guerra degli ebrei.
Dacia Maraini è una riconosciuta Maîtresse à penser, quindi sorprende molto che si stia anche lei adeguando allo spirito della superficialità che caratterizza disastrosamente, e colpevolmente, il nostro tempo. Ai Maestri del pensiero è lecito chiedere che scrivano dopo aver studiato e approfondito i loro argomenti. Altrimenti rischiano di aggiungersi allo stuolo di scrittori improvvisati che sui social, con verità improvvisate, amareggiano le nostre giornate e contaminano i nostri pensieri.

Dario Calimani, Università di Venezia, ‍‍24/12/2019, qui.

Maîtresse à penser: basterebbe già da solo questo micidiale colpo di fioretto a meritare al pezzo almeno una mezza dozzina di stelle.
E dopo l’elegante e raffinato Dario Calimani, un più sanguigno e diretto Alex Zarfati.

Il Corriere della Sera regala agli stereotipi antisemiti la dignità della Prima pagina. Ed è subito Medio Evo.

Grazie a Dacia Maraini per averci riproposto un bel carico di stereotipi antisemiti di matrice religiosa alle soglie del Natale. Eravamo così impegnati a difenderci dalle accuse di barbarie verso i palestinesi, di essere i detentori del capitalismo, di propugnare il meticciato, di farci scudo della Shoah per ricattare il mondo, che quasi ci eravamo dimenticati delle buone, vecchie radici cristiane dell’antisemitismo politico.

A nulla vale la verità vera nell’epoca in cui la post-verità si salda alla tradizionale giudeofobia. Non è semplicemente desolante doversi ancora una volta difendere dall’accusa di “popolo vendicativo” quando l’“occhio per occhio dente per dente” piuttosto fu quello che introdusse un principio giuridico fondamentale che ancora guida ogni sistema legale della società civile, ovvero che la sanzione debba essere commisurata al danno e non moltiplicata. [E non solo: una lettura attenta delle Scritture mostra inconfutabilmente che non di ritorsione si tratta – tu mi hai tagliato un dito e io adesso ho il diritto di tagliare un dito a te – bensì di risarcimento. Ma certo, per potersene accorgere bisognerebbe togliere i paraocchi prima di affrontare la lettura, e non tutti hanno in dote questa capacità, ndb]. Ma è semplicemente disgustoso, così come a nulla varrebbe anche ricordare il ruolo della donna nell’ebraismo, che Dacia Maraini riduce a ‘misoginia’. La donna piuttosto è così centrale da determinare l’appartenenza all’ebraismo, trasmesso per via matrilineare. E la donna, perno della famiglia ebraica, si esprime prima di tutto nelle figure femminili della Torah – oggi nuovamente vilipesa e derubricata a testo primitivo, schiavista e intollerante -. Le donne con la loro sapienza, sensibilità, senso pratico e saggezza, nell’Antico Testamento vengono indicate come un esempio per tutte le generazioni. Servirebbe ricordarlo?

Che dire poi dell’accusa rivolta agli israeliti di avere “una passione per la guerra”? Quando se c’è stato un popolo bandito, scacciato, umiliato e convertito a forza sono stati proprio i giudei, costretti a difendersi da quando il primo ebreo ha calcato le orme in Mesopotamia. Rivolgere al popolo ebraico la calunnia di indulgere nelle arti della guerra fa il paio con le moderne accuse israelofobe verso il moderno Stato, al centro di una campagna di diffamazione teso a dipingerlo come armato fino ai denti e responsabile dei conflitti che infiammano il mondo.

Ma grazie anche al Corriere della Sera (qui l’intervento del Rabbino Capo di Roma, Rav Riccardo di Segni) per averci scosso dall’illusione che una certa visione fosse morta e sepolta scaraventandola in prima pagina e regalandogli la dignità di una riflessione “normale”. Ce ne ricorderemo quando altri intellettuali del cazzo ci propugneranno le loro arrampicate sugli specchi per spiegarci il perché, nel XXI secolo ancora si abbiano croci uncinate nei cimiteri ebraici, sinagoghe profanate, sfregi ai reduci della Shoah, stelle gialle sui negozi, aggressioni verbali e fisiche e “schizzi di letame ideologico” da parte di gilet gialli, populisti, sovranisti, sardine e altri idioti dei miei coglioni.

Alex Zarfati, 25/12/2019, qui.

Una cosa, fra le tante, che ho apprezzato in entrambi gli articoli, è la scelta di evitare l’ipocrisia dello stupore di trovare tanta ignoranza e tanto pregiudizio in “una nota intellettuale, una scrittrice di fama“, “un’intellettuale di valore come Dacia Maraini”, “importanti intellettuali come Dacia Maraini” ecc. E quanto all’ignoranza, direi che quella della signora Maraini è proprio a tutto tondo: se avesse qualche vaga conoscenza del cristianesimo, saprebbe che Gesù era seguito nei suoi spostamenti anche da alcune donne: donne ebree libere di scegliere dove andare e cosa fare, di lasciare la propria casa, di decidere della propria vita, e non si trova traccia, nella narrazione evangelica, di riprovazione sociale nei loro confronti. Sia ben chiaro, ignorare tutto dell’ebraismo, del cristianesimo o di qualunque altra materia, non è certo un crimine, ma le persone intelligenti, di solito, evitano di addentrarsi in materie in cui sono totalmente ignoranti, disquisendo per giunta e sparando giudizi.

Vorrei poi aggiungere qualche nota sulla signora in questione. Ricordo, quando aveva una rubrica su “Sette” (se ricordo bene), supplemento settimanale del Corriere della Sera, una lettera di un ragazzo che parlava di “migliaia di ebrei uccisi dai nazisti” e lei, nella risposta, non ha avuto nulla da ridire. E ricordo un pezzo a proposito degli animali trasportati al macello, in cui vedeva una perfetta identità con gli ebrei deportati e portati alle camere a gas (è stato in quell’occasione che le ho intimato di vergognarsi). E ricordo anche un pezzo – che chiunque, se non si sapesse chi l’ha scritto, prenderebbe per un pezzo comico – in cui raccontava della drammatica esperienza vissuta in Israele, dove aveva sperimentato sulla propria pelle la brutalità con cui i soldati israeliani avevano gestito una manifestazione di protesta messa in atto da lei e dalle famigerate “donne in nero” di cui fa parte: loro si sono sedute in mezzo alla strada e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati sono andati lì, le hanno prese per le ascelle, sollevate e portate di peso sul marciapiede, e loro sono tornate in mezzo alla strada e si sono sedute, e i soldati… Non vi sembra di vedere una comica di Stanlio e Ollio? Come diceva Mussolini di De Bono: è un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo è sempre stato, e adesso in più è anche vecchio.

barbara

UN SOLO PICCOLO DUBBIO

Il Comandante Dell’Accademia Militare Russa ha tenuto una conferenza sui “problemi potenziali della strategia militare”.
Alla fine della conferenza, chiede, “ci sono domande?”
Un ufficiale si alza e chiede: “pensa che ci potrà essere la terza guerra mondiale? E la Russia sarà coinvolta?”
Il generale risponde affermativamente ad ambedue le domande.
Un altro ufficiale si alza e chiede: “chi sarà il nemico?”
Il generale risponde: “tutte le indicazioni puntano verso la Cina.”
Il pubblico rimane in silenzio scioccato.
Un terzo ufficiale osserva, “Generale, siamo una nazione di soli 150 milioni, rispetto al 1,5 miliardo di cinesi. Ritiene si possa vincere, o perlomeno sopravvivere?”
Il generale risponde: “a questo proposito basta soffermarsi a pensare per un istante: nella guerra moderna, non è la quantità di soldati che conta, ma la qualità delle capacità dell’insieme dell’esercito. Per esempio, nel Medio Oriente, abbiamo avuto recentemente alcune guerre dove 5 milioni di ebrei si sono battuti contro 150 milioni di arabi, e Israele è sempre stata vittoriosa “.
Dopo una piccola pausa, un altro ufficiale dal fondo della sala chiede: “abbiamo un numero sufficiente di ebrei?”

E la risposta naturalmente è no. Li avrebbero, loro e tanti altri, se non avessero diligentemente provveduto prima a sterminarli, poi a opprimerli costringendoli alla fuga. E quindi, spiacente signori, un sufficiente numero di ebrei si trova in un posto solo, e non ne avrete lo scalpo.

(Con questo video voglio anche ricordare il carissimo amico Lorenzo Fuà, che da quasi tre anni non c’è più)

barbara

OCCHIO CHE TORNA L’ANTISEMITISMO

Occhio alla destra che là sono tutti fascisti. Occhio ai sovranisti che coi fascisti fanno anche rima. Occhio a quell’individuo che non dobbiamo lasciar tornare a governare – a costo di cancellare il diritto di voto, cambiare la legge elettorale e qualunque altra diavoleria utile riusciamo a escogitare – se no tempo un paio di settimane ci tocca marciare al passo dell’oca e gli ebrei tutti a nascondersi. Cittadini, compagni, lavoratori, guardate bene quest’uomo e guardatevene bene, o la democrazia sarà stritolata e voi vi ritroverete confinati nelle barbare caserme.

Se il primo vi sembra troppo lungo, limitatevi a guardare l’ultimo minuto (però fareste bene a guardarvelo tutto).

Questo invece è breve e dovete guardarlo tutto.

E concludo con questa foto
Boris Johnson
e con questo commento di Giulio Meotti, di cui condivido totalmente l’entusiasmo:

“Boris Johnson glielo ha fatto grosso così a Jeremy Corbyn. Grandi inglesi!”

Dai, che tra Johnson, Trump, Bolsonaro, Salvini e Orban forse ce la facciamo a restare a galla.

(PS: fino a domani sera non ci sono)

barbara

I RAGAZZI POSSONO CAMBIARE IL MONDO?

Molti ragazzi coltivano questo sogno. Qualcuno ci prova davvero, qualcuno evitando accuratamente di andare a scuola,
greta sciopero
all’inizio una volta la settimana, poi, avendoci preso gusto, per un anno intero, denunciando nelle sedi adatte gli abusi di cui è stata vittima da parte del mondo intero,
cobalto
mattoni
barca
infanzia rubata
o puntando l’indice  contro i responsabili di cotanto crimine: “How dare you!”
greta protesta
(Magari qualche lezioncina di inglese, con tutti i soldi che hanno fatto sulla sua pelle, mammina e paparino avrebbero anche potuto prenderla, prima di scriverle i discorsi)

E c’è chi invece ci prova così

o magari anche così
parole fatti
Però, ci avete fatto caso? Da quando è sfumato il Nobel, l’interesse nei suoi confronti è precipitato praticamente a zero.

barbara