UN BAMBINO PALESTINESE, UN SOLDATO ISRAELIANO

barbara

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E SHANAH TOVAH ANCHE DA UGO VOLLI

Oggi per l’ebraismo si conclude l’anno 5778 e stasera si apre il nuovo anno 5779. Dato che capodanno nella tradizione ebraica è l’inizio di un periodo di giudizio, più che una festa, e dunque richiede l’esame di sé, della propria condotta passata e il raddrizzamento dei torti compiuti e il pentimento dei peccati commessi, è inevitabile fare bilanci individuali e collettivi.
Il 5778 è stato per Israele un anno intenso, difficile e ricco però di risultati. Fra le cose che sono accadute bisogna ricordare il settantesimo compleanno dello Stato, che è certamente un risultato assai notevole cui si è aggiunto il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme: un riconoscimento del rapporto millenario del popolo ebraico con la Città Santa che ha rotto una lunga ipocrisia. Israele ha dovuto difendersi da numerosi attacchi terroristi, dal ripetuto tentativo organizzato da Hamas di sfondare il confine e invadere il territorio israeliano, dalla pressione iraniana che lavora per portare armi e truppe a distanza utile per attaccare lo stato ebraico. Su tutti questi fronti la difesa di Israele è stata energica e misurata e ha ottenuto sostanziali successi. Sul fronte diplomatico il lungo lavoro per normalizzare le relazioni con paesi tradizionalmente ostili ha provocato frutti importanti: non solo le intese con Egitto, Giordania, Arabia e paesi del Golfo per resistere al terrorismo iraniano, a quello dell’Isis e di Hamas; ma anche la fioritura dei rapporti con India e Cina, l’apertura di scambi con molti stati africani e sudamericani, l’appoggio pieno da parte degli Stati Uniti, il dialogo difficile ma produttivo con la Russia lasciano Israele in una posizione di rispetto e ascolto internazionale che non aveva mai avuto prima. Certo, restano i nemici, i terroristi, l’Iran e i suoi satelliti, la Turchia islamizzata, per certi versi l’Unione Europea che coltiva al suo interno e anche al suo vertice focolai di antisemitismo, in generale una sinistra così disperata e priva del suo senso che sembra aver smarrito anche i principi etici che la tenevano lontana dall’odio contro gli ebrei. E dunque sul piano internazionale, militare e diplomatico, c’è molto lavoro da fare per uno stato che forse è il solo al mondo a dover difendere ininterrottamente la sua esistenza dalla sua fondazione e anche prima.
Per quanto riguarda la situazione interna di Israele, la popolazione a oggi è stimata in 8,9 milioni, di cui 6,6 sono ebrei (il 75%), 1,86 arabi (21%) e 418 mila non appartengono alle due comunità (immigrati non riconosciuti come ebrei, drusi, circassi ecc.). In un anno la popolazione è aumentata di 162.000 persone (1,9%). Di questi 25.000 sono nuovi immigrati, provenienti soprattutto da Russia, Ucraina, Francia, Stati Uniti. Gli israeliani sono contenti della loro vita Secondo l’indagine CBS, l’89% è molto soddisfatto o soddisfatto della propria vita, il 6% si sente solo, il 37% è insoddisfatto della propria situazione finanziaria e il 31% trova difficile coprire le proprie spese mensili. Il reddito medio delle famiglie era di 19.187 shekel (4.600 euro) lordi al mese (al netto delle tasse 15.751 NIS o 3800 euro). Circa due terzi delle famiglie israeliane vivono in appartamenti di proprietà, le altre pagano in media 800 euro di affitto. 52.809 coppie si sono sposate in Israele nel 2016 mentre 14.819 coppie hanno divorziato. Israele ha più di 2,5 milioni di famiglie e il numero medio di persone per ciascuna è 3,32.L’aspettativa di vita media delle donne è di 84,6 anni, quella degli uomini dell’80,7% (dati tratti qui).
Sono dati molto positivi, superiori a quelli che si possono trovare in Europa che insieme al quadro costante di un’economia forte e in crescita, di un settore della ricerca scientifica fra i migliori del mondo, di un’imprenditoria brillante e attiva, di una cultura vivace e critica disegnano uno stato in ottima salute, pieno di fiducia e di energia, nonostante le sfide da affrontare e le diversità che lo attraversano, o proprio grazie a queste.
Nel 5779 ci saranno certamente nuovi problemi. Non finirà il terrorismo, purtroppo, né la minaccia di un’aggressione da parte dell’Iran e dei suoi satelliti. Ci saranno le elezioni che nel sistema politico israeliano segnano sempre turbolenze e tentativi di interferenza dall’estero (ricordiamoci il massiccio tentativo di Obama di rovesciare Netanyahu quattro anni fa, finanziando e appoggiando i suoi nemici). Ci sono le inchieste giudiziarie aperte. Sul piano internazionale Israele dovrà lavorare per sventare le manovre propagandistiche dei palestinisti, che assai più che a costruire un loro stato sono interessati a danneggiare Israele in qualunque modo. Vi è una crescente alienazione della principale comunità della Diaspora ebraica, quella americana, che in maggioranza fra la lealtà al popolo ebraico e la propria appartenenza partitica alla sinistra sembra aver scelto la politica. C’è anche un’emergenza naturale, quella della siccità che dura ormai da sei anni: la tecnologia israeliana riesce a limitarne i danni, ma non ad annullarli del tutto.
Queste sono le sfide, i problemi aperti: difficili, in certi casi gravi, ma non certo insuperabili. Il clima dominante in Israele è di fiducia, come si è visto anche di soddisfazione generale. Lo stato ebraico non è mai stato così potente sul piano militare ed economico, così inserito nel contesto regionale e internazionale. Le preoccupazioni vere vanno piuttosto verso l’ebraismo della Diaspora, che è soggetto a un’ondata di antisemitismo, che a tratti non è ben riconosciuta perché proviene dall’alleanza fra sinistra e islamismo. E’ duro riconoscere che lo schieramento politico di cui ci si è maggioritariamente sentiti parte da almeno un secolo è diventato il nemico e il pericolo, mentre buona parte dei vecchi nemici della destra sono diventati alleati oggettivi e spesso consapevole. Ci vuole lucidità e coraggio per affrontare questo rovesciamento politico e non tutto il mondo ebraico ne è abbastanza fornito. Ma anche questo è un problema che si può superare, come ha mostrato il caso della Gran Bretagna, dove un ebraismo tradizionalmente vicino ai laburisti ha dovuto staccarsene, constatando il prevalere nel partito e non solo nel leader Corbyn di veleni antisemiti. Del resto i nuovi possibili alleati sono in crescita in tutto il mondo, Europa compresa.
Insomma c’è motivo di avere fiducia e speranza per il prossimo anno. Ma questo richiede di non abbassare la guardia, anzi a raddoppiare gli sforzi per spiegare la ragioni di Israele e dell’ebraismo. L’impegno è questo: chi si sente parte del popolo ebraico deve assumerselo come può e come sa.
Ai lettori l’augurio non solo di un anno buono e dolce, di salute e successi, di pace e progresso. Ma anche di un anno di impegno e responsabilità. (qui)

E poi anche da lei.

barbara

L’UNGHERIA, PER ESEMPIO

La ragazza che fino a un anno fa mi faceva le pulizie, era romena. Avendo ad un certo momento, sia lei che il marito, incontrato difficoltà a trovare lavoro, e non essendo nessuno dei due tipo da mettersi all’angolo del supermercato a chiedere l’elemosina, sono tornati in Romania. Per poco, però. Lui, quasi subito, è andato in Ungheria, dove era stato in passato per sedici anni (seminandovi tra l’altro due figli, che poi sempre, anche nei momenti economicamente più difficili, ha continuato ad andare a trovare ogni tre mesi): lì, mi avevano spiegato, si sta bene, la situazione sociale e politica è tranquilla, la vita costa poco, c’è lavoro per tutti. Infatti ha trovato lavoro quasi subito, e non appena ha trovato casa e si è sistemato, ha fatto venire anche lei e il bambino. Lei ha dovuto aspettare qualche mese prima di poter lavorare, per mettersi in regola con tutti i documenti, poi ha trovato lavoro anche lei nella stessa azienda del marito; lui guadagna 900 euro al mese, lei 600, di affitto per un appartamentino ammobiliato, spese comprese, ne pagano 300: quanto basta per vivere decorosamente, insomma.

Adesso c’è chi ci viene a raccontare che l’Ungheria, Orbán in primis, è antisemita. Non essendoci mai stata, tranne una breve visita trent’anni fa, lascio la parola a chi, ebreo, vi si trova adesso.

Gli ebrei, Visegrad e l’islam radicale

“La battuta dell’epoca di Breznev chiedeva se fosse un crimine dire che il presidente del partito era un idiota. La risposta era sì, perché è un segreto di stato. Per chi ha perso l’umorismo dell’era sovietica, il presidente francese Emmanuel Macron ha fornito qualche consolazione, licenziando l’ambasciatore francese a Budapest per aver osservato in un memorandum privato che il presidente dell’Ungheria non è un antisemita. Evidentemente questo è un segreto di stato in Francia”. Così scrive David Goldman. “In un dispaccio del 18 giugno, Eric Fournier, l’ambasciatore francese in Ungheria, ha riferito che il presunto antisemitismo del presidente ungherese Viktor Orbán era ‘una fantasia della stampa straniera’. Ha aggiunto che l’accusa ha distolto l’attenzione dal ‘vero moderno antisemitismo’, ‘la cui fonte sono ‘i musulmani in Francia e Germania’. Il memo era privato, ma Macron lo ha licenziato comunque. Il memo di Fournier ha colpito un nervo scoperto. L’ambasciatore Fournier era del tutto corretto: i dati dei sondaggi forniscono enormi prove dell’antisemitismo musulmano in Francia. I soldati francesi proteggono sinagoghe e scuole ebraiche. Gli ebrei francesi sono avvisati dai leader delle loro comunità di non mostrarsi per la strada con segni visibili di identità ebraica, come una kippah. Al contrario, i 100 mila ebrei dell’Ungheria camminano indisturbati fino alla sinagoga in costume tradizionale ebraico. Durante una visita a Budapest a maggio, ho camminato dal mio hotel alla sinagoga venerdì sera indossando una kippah, attraversando la città quattro volte. Nessuno mi ha guardato due volte. Non tenterei di farlo in Francia o in Germania. Budapest è sicura per gli ebrei perché ospita pochi migranti musulmani.

L’Ungheria, insieme a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha rifiutato di accettare le quote comunitarie per i migranti musulmani dopo il 2015, quando la Germania ha accettato più di un milione di rifugiati di guerra putativi (tre quinti dei quali si sono rivelati migranti economici). Orbán non è un radicale di alcun tipo; al contrario, è un cristiano-democratico della vecchia scuola. Dire che Orbán è antisemita è scandalosamente sbagliato. L’Ungheria è uno dei pochi amici di Israele nella diplomazia mondiale. La porta di Orbán è aperta ai leader ebrei di Budapest, e alcuni dei più importanti rabbini della città mi hanno detto che è un buon amico della comunità ebraica. E Budapest sta diventando un luogo di scelta per gli imprenditori israeliani, grazie alla sua buona infrastruttura e ai bassi costi. Ho partecipato a una cena serale di sabato in una sinagoga di Budapest con 200 invitati, più della metà dei quali erano israeliani”. L’accusa di antisemitismo contro Orbán dipende dalla questione di George Soros. “Orbán ha fatto campagna contro Soros. Questa strategia non aveva nulla a che fare con le origini ebraiche di Soros, e tutto ciò che aveva a che fare con il suo sostegno alle frontiere aperte e la sua enorme impronta nella politica ungherese. Il miliardario nato in Ungheria ha speso 600 milioni di dollari in Ungheria. Se un miliardario espatriato avesse speso quella somma di denaro negli Stati Uniti, ci si aspetterebbe che i politici facessero una campagna contro di lui”.

Il foglio, 16 luglio 2018

E a proposito delle chiassose quanto insensate manifestazioni di protesta contro la presenza di Orbán a Milano:

Evitate di scannarvi per la presenza di Orban a Milano. È da dieci anni premier ungherese, sta nel Ppe con Merkel, è duro sui confini come Macron, cacciò i sovietici e accolse la Nato, è uno dei più grandi amici di Israele in Europa. La si può pensare come si vuole su Orban, ma va trattato da politico, non da demone. E poi, alla gente che piace e che organizza una manifestazione contro la presenza di Orban domando: dove eravate quando si gridava, a Milano e non a Budapest, “morte agli ebrei” lo scorso dicembre? No perché se non lo sapete, Budapest è “la città più sicura d’Europa per gli ebrei”. Definizione non mia, ma di David Goldman, un importante intellettuale ebreo newyorchese. Ha scritto: “Lo scorso venerdì ho messo la kippah e ho camminato mezz’ora attraverso Budapest fino alla sinagoga Keren dei Chabad. Dopo gli attacchi violenti contro gli ebrei nelle strade tedesche, i leader della comunità ebraica tedesca hanno avvertito gli ebrei di non indossare una kippah. La comunità francese ha emesso tali avvertimenti anni fa. La tv belga non è riuscita a trovare un ebreo a Bruxelles disposto a indossare una kippah. Ho attraversato Budapest quattro volte e nessuno ha guardato la mia kippah. La vita ebraica non è solo fiorente a Budapest. Sta ruggendo, animata da una crescente presenza israeliana. Circa 100.000 israeliani hanno la doppia cittadinanza ungherese, molte proprietà nel paese e votano alle elezioni. Il primo ministro Orban è un amico di Netanyahu da venti anni”. Ecco, tanto per raffreddare gli animi. Non vorrei che tutto l’antifascismo milanese si consumasse per Orban e non ne rimanesse neanche un pochino per i veri nemici dell’Europa, quelli che la vogliono distruggere e sottomettere, e vogliono fare la pelle agli ebrei. E sapete chi sono.

Giulio Meotti, 28 agosto 2018

Quando la stella di Gheddafi ha cominciato a tramontare, ha cominciato a circolare la voce che fosse ebreo: è uso comune, nei paesi arabi, accusare dell’orrendo crimine di essere ebrei i propri avversari politici. Qui da noi, al contrario, l’accusa contro il nemico è di essere antisemita. Mi vengono in mente quelli che in autobus si lasciano scappare una puzza, e subito dopo cominciano a guardarsi in giro con l’aria tra indagatrice, accusatrice e disgustata, contraendo vistosamente le narici, per fare intendere che lo scorreggiatore sia qualcun altro e distrarre l’attenzione da sé. E a sinistra, in fatto di antisemitismo, fra quelli che danno addosso al preteso antisemita, ce n’è a vagonate di attenzione da distrarre da sé.

POST SCRIPTUM: dove si dimostra che invecchiare nuoce gravemente alla salute
d'alema-marcegaglia
d'alema-hezbollah
barbara

I DUE PARGOLI E IL CARO PAPÀ

Del pargolo si è occupato Giulio Meotti.

Oggi ho avuto un interessante scambio pubblico con Bobo Craxi, il figlio di Bettino. Vale la pena riportarlo per intero. Penso che faccia capire bene il delirio antisraeliano, il grottesco e terribile ribaltamento della realtà e della verità e la temibile perdita della causa e dell’effetto, in cui sono finiti pezzi interi dell’opinione pubblica e politica italiana.

***

Bobo Craxi
Sono stati uccisi in questi ultimi anni a Gaza 1400 civili. Quindi Corbyn dovrebbe parlare solo con le autorità israeliane?

Giulio Meotti
No, Corbyn parla solo con gli assassini di israeliani, gli israeliani li evita proprio. È andato ad omaggiare i terroristi palestinesi di Monaco 72. Imbarazzante

Bobo Craxi
È errato. Ha deposto una corona sulle tombe di martiri palestinesi Fra i quali c’erano pure questi.
sarà anche pro-Palestina ma non è un deficiente.

Giulio Meotti
Si come no, opere di bene e non fiori. Poi è andato a tavola con Meshaal, capo di Hamas, e altri due ergastolani che hanno ucciso 100 israeliani. Raccontano tutto i giornali inglesi

Bobo Craxi
Meshaal è un dirigente politico. Essendo due parti in guerra potrei dire senza tema di smentita che il più pulito c’ha la rogna. Quindi è una polemica del tutto strumentale.

Giulio Meotti
Eccolo, Craxi che elogia Meshaal, sulla lista nera dei paesi europei. Good luck

Bobo Craxi
Io non elogio nessuno. Registro che è noto che Egli sia un dirigente politico del Movimento Hamas.
Incontra abitualmente Ambasciatori di fior di paesi democratici dell’Occidente. E anche emissari israeliani. Lei è mal informato.

Giulio Meotti
No scusi, quali ambasciatori occidentali incontra Meshaal, che è un capo terrorista tanto che nel 1997 il Mossad tentò di farlo fuori?

Bobo Craxi
Capiterà anche ad altri di incontrare i mandanti dell’uccisione di 1600 palestinesi.  [si noti la classica tattica dei filopallestinari di spostare il discorso quando non si è in grado di rispondere a una domanda stingente, ndb] Purtroppo se si vuole la pace bisogna parlare con quelli che stanno facendo la guerra. Sennò c’è sempre la dottrina Hiroshima. Che non mi sembra la soluzione più adatta in questo secolo.

Giulio Meotti
Bello, edificante, questo paragone che fa fra terroristi che uccidono donne e bambini e una democrazia che si difende

Bobo Craxi
Si, si difende uccidendo vedo

Giulio Meotti
Suggerisce fiori e gessetti?

Bobo Craxi
Non mi occupo di strategie difensive. [vedi sopra]
Evidentemente la soppressione degli esseri umani inermi pare quella più efficace. Finché dura.

Giulio Meotti
Israele sopprime esseri umani inermi? Ma lei li vede i missili, i coltelli, le bombe umane, i mitra? O fa finta?

Bobo Craxi
Per la sua e la mia pace eviterei una baruffa sul Conflitto più intricato del secondo dopoguerra. [vedi sopra]
Eviterei soltanto fare di una distinzione fra i morti che prevalgono tuttavia in campo palestinese con o senza coltelli. [al solito: la colpa degli ebrei è che ne muoiono troppo pochi, ndb] Tornando a Corbyn, egli ha peccato di ingenuità.

Giulio Meotti
Invece va fatta la distinzione. Un terrorista è un obiettivo legittimo. E usa i civili come scudi umani. È il conflitto più asimmetrico della storia. O a Barcellona due giorni fa gli spagnoli che hanno ucciso un attentatore armato di coltello era “uso sproporzionato della forza”?

Bobo Craxi
Le rammento che dei 1600 e passa palestinesi uccisi a Gaza, 1400 erano civili. Sul piano militare non c’è partita. A me non farebbe piacere vivere in un Bandustan circondati da un muro. Penso nemmeno a loro. Credo che Corbyn come molti democratici europei solidarizzino per questo

Giulio Meotti
Falso, basati su “fonti palestinesi”. Pallywood. Ultimo assalto a Gaza lo dimostra. 80 per cento terroristi. E nessun Bantustan, ma apartheid al contrario, con Gaza senza ebrei, mezza Cisgiordania senza ebrei, e tutto Israele con grandi minoranze di arabi. Questa la storia, Bobo

***

Ne traggo che per un politico italiano, figlio di un primo ministro, è normale deporre fiori sulle tombe dei terroristi che a Monaco uccisero gli israeliani e che Hamas e Israele pari sono. D’altronde tale padre tale figlio. Bettino Craxi in Parlamento nel 1985 disse che “i palestinesi hanno diritto alla lotta armata”. Oggi capisco quel deputato del Partito repubblicano, Guido Martino, che inveí in aula contro Craxi udendo quelle parole oscene.


Della pargola invece mi sono occupata io, otto anni fa.

UNA DOMANDA ALLA SIGNORA STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI
Stefania_Craxi
Non è vero, strilla indignata la signora Stefania Gabriella Anastasia, non è vero niente che stiamo boicottando Israele! Sì, è vero che Israele, unico Paese del Mediterraneo, non è stato invitato al Forum Mediterraneo, ma non perché lo si voglia boicottare, neanche per sogno! È semplicemente che i ministri arabi non vogliono sedersi con loro, tutto qui. E gli israeliani ne devono prendere atto, eccheccbip! E magari, aggiunge saggiamente la signora Stefania Gabriella Anastasia, dovrebbero anche meditarci sopra, e questa è una cosa sacrosanta, perché da sempre lo sappiamo che non dobbiamo chiedere agli antisemiti perché ce l’abbiano con gli ebrei bensì, molto più ragionevolmente, sono gli ebrei che ci devono spiegare perché mai tutti ce l’abbiano con loro, eccheccbip! Così come, da che mondo è mondo, si chiede ai derubati perché i ladri ce l’abbiano con loro, si chiede ai morti ammazzati perché gli assassini ce l’abbiano con loro, si chiede ai bambini perché i pedofili ce l’abbiano con loro: è così che si fa, eccheccbip! Anzi, dirò di più, cioè no, anzi la signora Stefania Gabriella Anastasia dice di più: gli israeliani devono solo ringraziare. Di che cosa non lo dice, ma forse è solo perché il motivo è talmente chiaro da rendere superflua qualunque spiegazione, e se non ci arrivo la colpa deve essere evidentemente mia. E vabbè. E poi arriva il clou, che è ciò che mi ha indotta a prendere schermo e tastiera e scrivere. Dice infatti la signora Stefania Gabriella Anastasia: “È Pierino che grida sempre al lupo. Attenti, perché poi quando il lupo arriva davvero…”. No, la domanda non è se quello del lupo che “arriva davvero” sia un wishful thinking, non sono così maliziosa, ci mancherebbe. La domanda è un’altra, e cioè: se il terrorismo non è il lupo, se bombe e razzi non sono il lupo, se migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e mutilati e invalidi permanenti non sono il lupo, se donne, neonati, vecchi sopravvissuti alla Shoah assassinati a sangue freddo non sono il lupo, se boicottaggi a livello planetario in campo accademico, scientifico, sportivo, artistico, giornalistico, politico, economico eccetera eccetera non sono il lupo, se ebrei rapiti e assassinati e magari ritrovati poi in dieci pezzi* in giro per il mondo non sono il lupo, se una mezza dozzina (almeno) di stati tuttora formalmente in guerra con Israele non sono il lupo, se due organizzazioni internazionalmente riconosciute che hanno per statuto la distruzione di Israele e una delle due anche lo sterminio totale degli ebrei, e uno stato che dichiara apertamente di volere la bomba atomica per distruggere Israele non sono il lupo, la mia domanda è: che cosa potrebbe essere, per la signora Stefania Gabriella Anastasia, il “lupo davvero”? Forse qualcuna di quelle confortevoli stanze a tenuta stagna con un’apertura in alto per farvi scivolare dentro quei graziosi cristalli azzurrini che si dissolvono impalpabilmente nell’aria? Immagino che qualcuno potrebbe accusarmi di processo alle intenzioni, ma dopo aver visto la signora Stefania Gabriella Anastasia piangere disperatamente sulla tomba del nipotino di quel tale Haji Amin Al Husseini, in arte gran mufti, fraterno amico di tale Adolf Hitler, in arte Führer, che le stanze suddette è andato a studiarle da vicino per poterle poi adoperare con gli ebrei suoi vicini di casa, l’idea non sembra poi così peregrina.

*Le reazioni
Non ha suscitato reazioni che Aryeh Leib Misinzov, ebreo venticinquenne del movimento Chabad, sia stato rapito a Kiev il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler. Da giorni, non suscita reazioni la notizia del ritrovamento in dieci pezzi del suo corpo, e in una sempre più lunga catena di silenzio non sta suscitando reazioni che non vi siano reazioni. Un silenzio antico circonda la morte ebraica.
Il Tizio della Sera

D’altra parte, come si suol dire, il frutto non cade mai lontano dall’albero (il pezzo che segue è di dodici anni fa)

SIGONELLA: DALLA PARTE DEI TERRORISTI

Ho avuto qualche difficoltà a preparare questo post. Innanzitutto per la datazione: ho consultato, a questo riguardo, decine di siti, e ho trovato che circa la metà collocano l’episodio nella notte fra il 9 e il 10 e l’altra metà tra l’11 e il 12. Alla fine ho dunque deciso di postarlo in questa data, ma potrebbe anche essere corretta l’altra. Poi ho avuto difficoltà a trovare un resoconto onesto: la maggior parte erano vere e proprie apologie dell’eroico Craxi che “ha difeso la sovranità nazionale contro lo strapotere americano”, tralasciando completamente il fatto che stava mettendo le forze armate italiane al servizio di un terrorista; alcune (poche) altre erano di segno opposto, ma con toni di una faziosità inaccettabile. Alla fine ho scelto questi due pezzi, che posterò insieme, perché mi pare che si integrino piuttosto bene.

[…] Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico: l’episodio provocò la reazione degli Stati Uniti. L’11 ottobre dei caccia statunitensi intercettarono l’aereo egiziano, che, secondo gli accordi, conduceva in Tunisia i membri del commando di dirottatori e lo stesso Abu Abbas, costringendolo a dirigersi verso la base di Sigonella, base della NATO in Italia.
L’allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppose tuttavia all’intervento americano, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e i VAM (Vigilanza aeronautica militare) furono schierati a difesa dell’aereo contro la Delta Force statunitense. Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopo guerra tra l’Italia e gli Stati Uniti, che si risolse con la rinuncia degli USA ad un attacco all’aereo sul suolo italiano. Il ministro della difesa Giovanni Spadolini ed altri due ministri repubblicani presentarono le dimissioni in segno di protesta contro Craxi, provocando la caduta del governo.
Un diverso velivolo, di nazionalità jugoslava, prese in consegna Abu Abbas, mentre i quattro membri del commando terrorista vennero rinchiusi nel carcere di Siracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia. Dopo pochi giorni, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani, si ottenne la prova del coinvolgimento di Abu Abbas, il quale venne condannato all’ergastolo in contumacia.
Secondo le dichiarazioni rese da Omar Ahmad, uno dei membri del commando terroristico, il piano originario dei dirottatori era quello di condurre la nave in un porto militare israeliano, di sparare ai soldati presenti, uccidendone il più possibile, e quindi di fuggire in Libia. La vicenda si svolse invece diversamente, secondo Omar Ahmad, per colpa di Abu Abbas.

La notte dei lunghi coltelli a Sigonella, Abbas «diplomatico» iracheno.
Lo scontro tra Craxi e Reagan e tra i carabinieri e la Delta Force
Tony Zermo

[…] La notte di Sigonella la vivemmo dietro il reticolato della base. Si sapeva dell’atterraggio di un Boeing egiziano con a bordo i dirottatori dell’«Achille Lauro», si vedevano blindati dei carabinieri che arrivavano da Catania, un gran movimento dentro la base, ma soltanto dopo si seppe veramente cos’era accaduto. All’alba del 12 ottobre un cellulare dell’Arma aveva portato al carcere di Siracusa i quattro feddayn che avevano dirottato la nave da crociera e ucciso l’ebreo americano Leon Klinghoffer.
Quella notte era accaduto di tutto. Il presidente del Consiglio Craxi si era rivolto al presidente egiziano Mubarak e ad Arafat per convincere i dirottatori ad arrendersi. L’accordo era che Abu Abbas, il negoziatore della resa, sarebbe stato portato in sicurezza e che i quattro dirottatori avrebbero avuto un processo «umano». Il governo italiano non sapeva che Abbas era stato il regista del megasequestro dei cento crocieristi. Lo seppe cinque giorni dopo dalla Cia, ma ormai Abbas, che aveva un passaporto diplomatico iracheno, era uccel di bosco, portato a Ciampino su un aereo militare italiano che si era levato da una pista secondaria di Sigonella a luci spente, poi a Fiumicino e infine imbarcato su un aereo jugoslavo per Belgrado. L’ammiraglio Fulvio Martini, che era capo del Sismi, racconta: «L’Achille Lauro dopo quattro giorni di odissea era stata rilasciata nel porto di Alessandria, per me la faccenda si era chiusa bene. Ma alle 23,57 squilla il telefono, era “Ulisse”, nome in codice del presidente Craxi. Mi disse che gli Stati Uniti gli avevano chiesto di autorizzare l’atterraggio a Sigonella di un aereo egiziano dirottato all’altezza del Canale di Sicilia da F14 americani. L’aereo trasportava due negoziatori palestinesi, cioè Abu Abbas e Hani el Hassan, i quattro dirottatori della motonave, un ambasciatore cairota e teste di cuoio egiziane».
Martini quella notte non riuscì a contattare il ministro della Difesa Spadolini. E così ordinò di far atterrare l’aereo egiziano a Sigonella. «L’atterraggio avvenne alle 0,15 e il velivolo fu immediatamente circondato dal Vam, vigilanza aeronautica militare, e dai carabinieri. Pochi minuti dopo atterrarono due C-141 americani della Delta Force al comando del generale Steiner. Si diressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro che volevano prendere i dirottatori e Abu Abbas su ordine di Reagan. La tensione fu alle stelle perché i militari della Delta Force, armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furono circondati da altri carabinieri che erano affluiti nella base. Esistevano tre cerchi concentrici attorno all’aereo. Per fortuna i comandanti mantennero un grande sangue freddo. Steiner era un privilegiato perché aveva notizie dagli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari, noi ci appoggiavamo alla rete telefonica della Sip».
La lunga notte si concluse alle 5,30 perché il generale dei carabinieri Bisogniero aveva fatto intervenire a Sigonella i blindati dell’Arma e così quelli della Delta Force capirono che gli italiani non avrebbero mollato. Poco dopo il reparto d’attacco americano ricevette l’ordine di rientrare. «Ma non era ancora finita – aggiunge Martini – perché quando partimmo in formazione da Sigonella alla volta di Ciampino, mettendo in mezzo il Boeing egiziano, mi venne l’idea, non so perché, di chiedere la scorta di nostri aerei da caccia. E fu un’idea felice perché si levò un F-14 della Sesta Flotta che cercò di dirottare l’aereo egiziano. Atterrati a Ciampino ci fu un’altra interferenza. Un secondo aereo americano, dichiarando uno stato di emergenza, ottenne di atterrare e si fermò sulla pista. Ma era solo un pretesto. Persi la pazienza e feci sapere al pilota americano che se non si fosse tolto di mezzo, avrei fatto buttare il suo aereo fuori pista con i bulldozer. Gli diedi cinque minuti: ne passarono solo tre e andò via».
Da La Sicilia (purtroppo non posso riportare le fonti perché la prima, su Wikipedia, è stata fortemente modificata, mentre la seconda non è più in rete)

Nonostante una certa arroganza e una puntina di sbruffoneria nell’impennata di orgoglio nazionale sul finale del secondo pezzo, mi sembra una ricostruzione fedele dei fatti. Personalmente ritengo molto poco credibile che si ignorasse il ruolo di Abu Abbas quale regista del dirottamento e, come già detto nel post precedente relativo al sequestro, la scelta di Craxi di fare da zerbino ai terroristi è cosa ignobile alla quale non trovo alcuna giustificazione. Sicuramente la storica scelta della politica estera italiana di assecondare il terrorismo non si giustifica con delle presunte garanzie di immunità per l’Italia, visto che attentati e assassini in casa nostra non sono certo mancati. E dunque si spiegano solo, mi sembra, con una totale sintonia e simpateticità con gli obiettivi e con i mezzi dei terroristi.

Aggiungo oggi, per completare il quadro, un“piccolo” episodio a margine. All’inizio degli anni Ottanta il giudice di Trento Carlo Palermo era impegnato in un’indagine sul traffico di armi; riprendo gli episodi relativi da due diverse pagine di Wikipedia, che li riportano esattamente come li ricordo.

Nominato sostituto procuratore di Trento nel 1975, diventò noto al grande pubblico quando aprì un’indagine su un ampio traffico di armi e droga, che venne avviata nel 1980 in seguito al sequestro di 110 kg di morfina base a Trento che erano destinati all’albergatore Karl Kofler (morto poco tempo dopo in carcere) e ad Herbert Oberhofer, i quali costituivano un anello di congiunzione tra i trafficanti turchi e i mafiosi siciliani; gli accertamenti evidenziarono il ruolo principale avuto dal trafficante siriano Henry Arsan (residente a Milano), il quale riusciva a barattare carichi di armi in Medio Oriente con partite di droga, e coinvolsero anche ufficiali dei servizi segreti affiliati alla loggia P2 (il generale Giuseppe Santovito e il colonnello Massimo Pugliese), il boss turco Bekir Celenk (implicato anche nell’inchiesta romana sull’attentato a Giovanni Paolo II) e l’attore Rossano Brazzi, i quali erano accusati di aver partecipato a trattative per la vendita di armi da guerra all’estero.
Tuttavia l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi presentò un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura contro il giudice Palermo perché si era sentito indebitamente chiamato in causa dopo che il magistrato aveva scritto il suo nome su alcuni decreti di perquisizione intestati al finanziere socialista Ferdinando Mach di Palmstein: per queste ragioni il Csm avviò un’inchiesta disciplinare nei confronti di Palermo e gli fu tolta l’indagine [cioè Craxi lo ha fatto fermare prima che potesse compiere quelle perquisizioni in cui Carlo Palermo riteneva – indebitamente, sia ben chiaro – fosse implicato il signor Craxi]. Il magistrato decise allora nel 1985 di farsi trasferire alla procura di Trapani, dove le sue indagini si erano incrociate con il collega Giangiacomo Ciaccio Montalto ucciso nel 1983: infatti il giudice Palermo si era incontrato a Trento con Ciaccio Montalto tre settimane prima che fosse ucciso per scambiarsi informazioni riservate sul filone dell’inchiesta che riguardava il traffico di stupefacenti.
Nella città siciliana, dopo solo 50 giorni dal suo arrivo, la mafia reagì e tentò di ucciderlo con un’autobomba a Pizzolungo, una frazione del trapanese [ossia stava sostanzialmente continuando lo stesso lavoro, e vista l’ostinazione del soggetto si è ritenuto necessario fermarlo in modo più risolutivo].

***

La mattina del 2 aprile del 1985, poco dopo le 8:35, sulla strada provinciale che attraversa Pizzolungo, posizionata sul ciglio della strada, un’autobomba è pronta per l’attentato al sostituto procuratore Carlo Palermo che dalla casa dove alloggia a Bonagia si sta recando al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una Fiat 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta non blindata. In prossimità dell’auto carica di tritolo l’auto di Carlo Palermo supera una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagna a scuola i figli Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni.
Barbara_Rizzo
L’utilitaria si viene a trovare tra l’autobomba e la 132. L’autobomba viene fatta esplodere comunque, nella convinzione che sarebbe saltata in aria anche l’auto di Carlo Palermo. L’esplosione si udì a chilometri di distanza.
L’utilitaria invece fa da scudo all’auto del sostituto procuratore che rimane solo ferito. Nella Scirocco esplosa muoiono dilaniati la donna e i due bambini.
strage-di-pizzolungo
Il corpo squarciato della donna viene catapultato fuori dall’auto mentre i corpi a brandelli dei bambini finiscono dispersi molto più lontano. Sul muro di una palazzina a duecento metri di distanza una grossa macchia mostra dove è finito un corpicino irriconoscibile. […]
Dei quattro agenti della scorta quelli sulla 132, l’autista Rosario Maggio e Raffaele Di Mercurio, rimangono leggermente feriti mentre gli altri due vengono gravemente colpiti dalle schegge, Antonio Ruggirello a un occhio, Salvatore La Porta alla testa e in diverse parti del corpo.

Giusto per completare il quadro.

barbara

NIRAM FERRETTI SOSPESO DA FB PER 30 GIORNI

Per la terza volta in brevissimo tempo. Questo l’orrendissimo articolo che gli ha meritato la severa punizione.

“Gaza, mamma palestinese incinta e la figlia di un anno e mezzo uccise nei bombardamenti”. Questo è il titolo di un articolo sull’edizione online di La Repubblica. L’intento è esplicito. Fomentare l’odio verso Israele e dare la stura all’antisemismo. Cosa c’è di meglio se non evidenziare che Israele uccide le donne e i bambini? Fa sempre un certo effetto e rincuora gli animi di chi afferma che i soldati dell’IDF sarebbero come i nazisti. La notizia della morte, vera o presunta, della donna è fornita da Hamas. Ovviamente nel titolo si omette qualsiasi riferimento al fatto che da Gaza sono partiti 150 razzi contro Israele e che, Israele ha risposto di conseguenza. Si titola così, ad effetto. Funziona sempre. Goebbels lo ha insegnato bene, poche idee, semplici, costantemente ripetute. Israele che ammazza donne e bambini è irresistibile, è uno dei capisaldi del romanzo criminale sullo Stato ebraico, null’altro se non la continuazione del romanzo criminale sugli ebrei che dura da millenni. Bisogna dire che La Repubblica è ormai diventata poco più di una latrina. Il tanfo è irrespirabile, soprattutto in estate, quando gli odori si percepiscono più netti a causa della calura. Da quando la direzione è sotto la tutela di Mario Calabresi, il precipitare verso il basso è una picchiata senza sosta. Meno male che l’esimio titolare del giornale e del gruppo L’Espresso, l’ingegnere Carlo DeBenedetti, ha saputo individuare in Matteo Salvini il vero antisemita.

Invito tutti gli amici a condividerlo nel proprio blog e, se qualcuno se la sente, anche su FB, come ha fatto l’amico Enrico Richetti, dal quale l’ho ripreso.

Restando in tema di spudorata disinformazione su Israele, aggiungo l’infame episodio della foto della “bambina di due anni uccisa dagli israeliani insieme alla mamma incinta”, naturalmente con l’immancabile corredo di pupazzo orsacchiotto e la tenerissima Hello Kitty in mezzo alle macerie della casa, ovviamente pulitissimi, come sempre.
bambina 1
Si tratta in realtà della foto di una bambina americana presa a caso da Instagram,
bambina 2
per toccare cuore e pancia con quegli occhioni innocenti spalancati sul mondo, che i perfidi giud sionisti hanno chiuso per sempre. Perché è così che funziona: prima inventi l’etichetta (israeliani=nazisti), poi inventi la notizia (israeliani uccidono donne e bambini), poi peschi fuori da un sito qualsiasi un’immagine qualsiasi che si sposi con la notizia inventata, ed ecco dimostrato che l’etichetta era corretta. E funziona sempre.

barbara

GLI EBREI CHE UNA VOLTA ERANO FRANCESI

Io non voglio viverci in una Europa in cui gli ebrei si nascondono e scappano. In Francia è in corso una pulizia etnica islamista e a fari spenti ai danni degli ebrei. Se ne è accorto anche il New York Times che gli dedica un intero dossier. Ad Aulnay-sous-Bois, sono rimaste 100 famiglie ebraiche delle 600 che c’erano nel 2000; a Le Blanc-Mesnil, siamo scesi a 100 da 300 famiglie; a Clichy-sous-Bois, sono rimaste 80 famiglie da 400 che erano; a La Courneuve, da 300 a 80. Ouriel Elbilia, rabbino, dice che il fratello a Clichy ormai non officia più i servizi religiosi in sinagoga, visto che non c’è più nessuno. 50.000 ebrei francesi sono partiti per Israele dal 2000 a oggi. “Negli ultimi 20 anni, intere comunità si sono trasferite “, ha detto Ariel Goldmann, che guida la principale agenzia di servizi sociali ebraici in Francia. “Questi posti si stanno svuotando”. Dove sono gli antirazzisti di professione? Dove sono gli europeisti? O forse l’antirazzismo in Europa vale per tutti tranne che per gli ebrei, la minoranza più antica e importante del nostro povero continente alla deriva?

Giulio Meotti

Prima costringono gli ebrei a rifugiarsi in Israele, poi si incazzano se Israele si definisce stato ebraico.

barbara

ISRAELE, LA COSTITUZIONE E DANIEL BARENBOIM

Ma prima di parlare della Costituzione israeliana, due parole su quella italiana. La seconda parte dell’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo”. Domanda: a quale popolo? Quello mozambicano? Delle isole Salomone? Azzardo troppo se penso che chiunque risponderebbe “al popolo italiano”? Azzardo troppo se suppongo che non sia stato specificato per il semplice fatto che è scontato che lo stato italiano è la patria del popolo italiano? Ci sono minoranze etnico-linguistiche in Italia? Sì: albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni per un totale di circa due milioni e mezzo di persone, riconosciuti e tutelati; ma la lingua ufficiale è una: l’italiano. Qualcuno lo trova scandaloso? Discriminatorio? Razzista? Fascista?
L’Italia ha deciso di stabilire la sua capitale a Torino, poi l’ha spostata a Firenze e infine a Roma, dopo averla sottratta con le armi al Vaticano che vi risiedeva da oltre un millennio e che l’aveva dotata del più grande patrimonio artistico esistente al mondo: ha chiesto il permesso a qualcuno? Qualcuno ha messo in discussione il suo diritto di farlo?
E passiamo ora a quella israeliana.

Legge Fondamentale: Israele, Stato Nazione del Popolo Ebraico

1) Principi fondamentali

A. La Terra di Israele è la patria storica del popolo ebraico, in cui lo Stato di Israele si è insediato.
B. Lo Stato di Israele  è la patria nazionale del popolo ebraico, in cui esercita il suo naturale, culturale, religioso e storico diritto all’autodeterminazione.
C. Il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è unico per il popolo ebraico.

2) Simboli dello Stato

A. Il nome dello Stato è “Israele.
B. La bandiera dello Stato è bianca con due strisce azzurre verso le estremità e una stella blu di David al centro.
C. Il simbolo dello Stato è una menorah a sette bracci con foglie d’ulivo ad entrambi i lati e la scritta  “Israele” sotto esso.
D. L’inno nazionale è l'”Hatikvah”.
E. Ulteriori dettagli sui simboli di stati saranno determinati da legge ordinaria.

3) La capitale dello Stato

Gerusalemme, integra e unita, è la capitale di Israele.

4) Lingua

A. La lingua ufficiale è l’ebraico.
B. La lingua araba gode di riconoscimento speciale nello stato. La legge regolamenterà l’impiego dell’arabo nelle istituzioni di stato.
C. Questa previsione non pregiudica lo status riconosciuto alla lingua araba dalle normative preesistenti.

5) Ritorno degli esuli

Lo Stato è aperto all’immigrazione ebraica e al ritorno degli esuli

6) Collegamento con il popolo ebraico

A. Lo Stato si impegnerà affinché sia garantita la sicurezza dei membri del popolo ebraico in pericolo o in cattività a causa della loro ebraicità o cittadinanza.
B. Lo Stato agirà nell’ambito della Diaspora per rafforzare l’affinità fra esso e i membri del popolo ebraico.
C. Lo Stato agirà per preservare il patrimonio culturale, storico e religioso del popolo ebraico fra gli ebrei della Diaspora.

7) Insediamenti ebraici

A. Lo Stato considera lo sviluppo di insediamenti ebraici come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuoverne l’insediamento e il consolidamento

8) Calendario ufficiale

Il calendario ebraico è il calendario ufficiale dello Stato, e sarà affiancato dal calendario gregoriano come calendario ufficiale. L’utilizzo del calendario ebraico e di quello gregoriano sarà disciplinato dalla legge.

9) Giornata dell’Indipendenza e commemorazioni

A. La Giornata dell’Indipendenza è la festività nazionale ufficiale dello Stato.
B. La Giornata della Memoria per i Caduti in tutte le Guerre di Israele, per le vittime dell’Olocausto, nonché la Giornata del Ricordo dell’Eroismo, sono giorni di commemorazione dello Stato.

10) Giorni del riposo e Shabbath

Lo Shabbath e le festività di Israele sono i giorni di riposo fissati per lo Stato. I non ebrei hanno diritto a rispettare i loro giorni di riposo e le loro festività. I dettagli di questo tema saranno fissati dalla legge.

11) Immutabilità

Questa legge fondamentale non può essere emendata che da un’altra legge fondamentale, approvata dalla maggioranza dei membri della Knesset. (Traduzione a cura di Il borghesino)

Forse può essere interessante dare un’occhiata ad alcuni articoli della costituzione palestinese, tenendo presente che per “Palestina” o “terre palestinesi” non si intende Giudea-Samaria (“Cisgiordania”) e Gaza, bensì tutto il territorio di Israele.

Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello sradicamento dell’esistenza sionista, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina completamente liberata.  (Enfasi mia, qui, traduzione mia)

Tornando invece alle democrazie – democrazie autentiche, indiscusse, riconosciute come tali da tutti (la precisazione è d’obbligo, dato che per il signor Ovadia Salomone, in arte Moni – e non sghignazzino i veneti – “Arafat non è un terrorista e chi dice questo è un pazzo. Arafat è il democratico e legittimo rappresentante del suo popolo”), può essere il caso di dare un’occhiata qui.

E veniamo ora al nostro Cicciobello.

Barenboim: «Mi vergogno di essere israeliano»

La legge sullo Stato nazionale del popolo ebraico

«Oggi mi vergogno di essere israeliano»: lo afferma il direttore d’orchestra Daniel Barenboim con un polemico intervento su Haaretz in seguito alla approvazione alla Knesset della legge che qualifica Israele come «lo Stato nazionale del popolo ebraico». Il significato di quella legge, sostiene, è che «gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid». Barenboim sostiene che il parlamento ha tradito gli ideali dei Padri fondatori. Loro puntavano «alla giustizia, alla pace … promettevano libertà di culto, di coscienza, di lingua, di cultura». Ma 70 anni dopo, accusa, «il governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo». Barenboim conclude: «Non mi capacito che il popolo ebraico sia sopravvissuto duemila anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo».
(Il Messaggero, 24 luglio 2018)

Barenboim non si capacita e si vergogna. Non si capacita che Israele sia potuto sopravvivere duemila anni (in realtà sono molti di più), e quando un artista geniale non si capacita, non cerca di capacitarsi studiando e riflettendo un po’ di più, ma dà di piglio alla sua arte ed esprime ad alta voce il suo non aver capito niente. Poi aspetta gli applausi, che spesso, soprattutto quando si parla male di Israele, non tardano a venire. Ma oltre a non capacitarsi, lui si vergogna. Non del fatto di non aver capito niente, ma di essere israeliano. Nessuno gli dica che probabilmente in Israele sono molti di più quelli che si vergognano di lui.
Marcello Cicchese

E mi viene bene di riproporre questa cosetta a quattro mani fatta un po’ di anni fa.

LETTERA APERTA A DANIEL BARENBOIM

Stimatissimo e veneratissimo Maestro,
abbiamo appreso con dolore, con mestizia e anche, dobbiamo dirlo, con un po’ di vergogna, che un deplorevolissimo attacco mediatico è stato scatenato contro di Lei da parte di vari personaggi israeliani e anche da parte di altri ebrei del mondo libero. Questo è ciò che ci ha spinti a scriverLe questa lettera aperta, che cercheremo di pubblicizzare il più possibile: esprimerLe la nostra totale, incondizionata solidarietà. E la nostra sconfinata ammirazione per tutto ciò che Lei sta facendo, per la Sua coraggiosa opera a favore del meraviglioso popolo di Gaza, non ultimo mettendo a disposizione di questo popolo generoso la Sua sublime musica – tutte qualità, queste del popolo di Gaza, che i Suoi nemici non vogliono riconoscere. Che dire, per esempio, del fatto che da cinque anni stanno ospitando quel sionista, Gilad: cinque anni, cinque anni che gli provvedono vitto e alloggio e mai, mai una volta in cinque anni hanno chiesto un centesimo di rimborso spese? E sì che ne avrebbero bisogno, di contributi: basti pensare a quel missile teleguidato che hanno tirato sullo scuolabus: duecentoottantamila dollari per eliminare un unico, giovanissimo nemico! Quanti miliardi ci vorranno prima di liberare la Palestina dal fiume al mare? Eppure quelle anime generose continuano a ospitare il sionista completamente gratis! E i compatrioti di quel loro ospite cosa fanno invece di ringraziarli? Li criticano. E criticano Lei che generosamente si esibisce, immaginiamo gratis, di fronte a loro e di fronte agli eroici combattenti di Hamas che si dedicano senza risparmio alla loro lotta di liberazione – e sembra che la Sua presenza sia stata foriera di benefici effetti, visto che subito dopo Hamas e Fatah hanno trovato la forza di mettere una pietra sopra alle loro quotidiane carneficine reciproche occasionali piccoli dissidi e decidere uno storico accordo per combattere uniti contro l’unico vero, eterno nemico comune. Abbiamo saputo che questa volta, in questa Sua magnanima spedizione di pace, non ha potuto dirigere la Sua orchestra storica, la Divan – pare che ci fosse qualche difficoltà a far entrare nella Striscia i musicisti israeliani – ma ciò che conta è il risultato, no? E il risultato indiscutibile è stato l’entusiasmo di Hamas. Lei è talmente bravo, Maestro, da occultare persino i Suoi difetti congeniti: “Non sapevo che fosse ebreo”, pare abbia infatti detto un ragazzo palestinese per giustificare la propria presenza al concerto. Ed è vero: Lei è talmente bravo, talmente buono, talmente generoso, che non sembra neppure ebreo. E tanta è la nostra ammirazione per Lei che ci permettiamo di darLe due consigli: stracci il suo passaporto israeliano, Maestro: quegli ingrati sionisti non La meritano, non meritano di avere un concittadino come Lei. E si converta il più presto possibile alla religione di pace: non vorremmo davvero che ci dovesse capitare, dopo avere pianto il povero Juliano Mer-Khamis e il povero Vittorio Arrigoni, che ai loro e Suoi comuni amici avevano dedicato tutta intera la propria vita, di ritrovarci a piangere anche Lei.

Barbara Mella
Emanuel Segre Amar

07/05/2011

Sì, direi che ci sta proprio bene.

barbara

CIÒ CHE LORO STANNO CERCANDO DI DISTRUGGERE

E poi c’è questa cosa, improvvisamente emersa dai miei sterminati archivi, e io lo so che non dovrei perché si tratta di una tragedia, ma quando l’ho riletta non ho potuto fare a meno di ridere come una matta.

Il popolo Palestinese è ancora una volta soggetto ad una sanguinosa e furiosa aggressione  da parte dell’entità sionista. Fin dall’usurpazione della Palestina più di mezzo secolo fa, il popolo palestinese è stato sottoposto ad una sistematica campagna di terrore e di usurpazione dei propri diritti. Essi sono stati e vengono uccisi, mutilati e rimossi dalla loro terra. L’ultimissimo capitolo di questa tragedia umana è rappresentato dall’uso contro il popolo palestinese della potente macchina militare sionista, equipaggiata con apparati di repressione, distruzione e terrore. Macchina militare usata per far fronte ad uomini, donne e bambini indifesi nei territori occupati.
L’obiettivo è quello di distruggere il morale e lo spirito di resistenza del popolo palestinese per forzarlo ad arrendersi e terminare la propria legittima lotta per la liberazione della propria terra, diritto scolpito nello statuto delle leggi internazionali dell’ONU.
E’ deplorevole che questa nuda aggressione sia condotta con impunità davanti allo sguardo di tutta la comunità internazionale, che sembra aver girato lo sguardo alle atrocità perpetrate dal regime sionista, e davanti alla tacita approvazione di quella superpotenza dispotica che dichiara di essere protettrice dei diritti umani e della democrazia nel mondo.
Nella sua flagrante aggressione contro il popolo palestinese, il regime sionista ha commesso gravi abusi dei diritti umani, dimostrando totale disdegno per qualsiasi norma, trattato o convenzione internazionale.
I paesi Arabi ed i governi dei paesi musulmani, anche essi testimoni di tutto quanto sta accadendo, hanno dimostrato una totale carenza di senso di responsabilità, di comando e di iniziativa nel prendere misure adeguate e decisioni efficaci contro l’entità sionista ed i suoi sostenitori.
Nel chiamare la libera gente del mondo a far sentire le loro voci di protesta e di condanna per i crimini commessi contro il popolo palestinese, li esortiamo ad aiutare e sostenere questo popolo oppresso, sia materialmente che moralmente.
Chiamiamo in particolare i Musulmani, a riunire le loro forze ed unirsi contro la minaccia sionista. Nessuna energia deve essere risparmiata nel venire in aiuto dei fratelli palestinesi e tutte le forze a disposizione devono essere usate.
Questo è il minimo che si può fare come dovere religioso quando un fratello è soggetto all’oppressione, figuriamoci se poi si parla di pura aggressione.
Chiediamo a coloro che sono responsabili nel prendere decisioni nei paesi islamici di:

1- Prendere provvedimenti ben definiti e posizioni a livello pratico in tutte le possibili direzioni affinché si possa far pressione sull’entità sionista ed i suoi sostenitori allo scopo di porre fine all’aggressione del popolo palestinese.  Pressione  politica, economica e militare deve essere fatta senza ritardo. I paesi islamici devono impegnarsi al massimo per raggiungere quest’obbiettivo. Il minimo che si potrà fare è il seguente:

  1. Paesi musulmani e arabi che hanno rapporti diplomatici ed economici con l’entità sionista devono immediatamente troncare questi rapporti.
  2. Abrogazione da parte dei paesi arabi di quei progetti economici intrapresi con gli Stati Uniti sotto la loro pressione. Progetti che hanno dissipato i diritti del popolo palestinese. L’opzione di guerra contro il regime sionista deve essere tenuta aperta.
  3. Boicottaggio di prodotti americani, e prevenzione dell’entrata di questi prodotti in paesi arabi e musulmani, come conseguenza dell’appoggio dell’amministrazione americana all’aggressione sionista.

2- Implementazione di provvedimenti pratici allo scopo di sostenere il popolo palestinese nella sua resistenza al furioso attacco sionista. Tra le azioni più importanti includiamo:

  1. Formazione di una riserva di fondi per il sostegno dei palestinesi. Tali fondi saranno messi a disposizione per l’acquisto non solo di materiali per far fronte alla situazione d’emergenza attuale ma anche per aiutare i palestinesi nel continuare la loro resistenza contro le forze di occupazione sioniste.
  2. Sostenere il Jihad palestinese con forniture di armi per i combattenti affinché possano difendersi e resistere e, se Dio vorrà, sconfiggere le forze di occupazione. L’apertura delle frontiere con la Palestina per permettere, ai volontari che lo desiderano, di unirsi alla lotta contro i sionisti allo scopo di scacciarli dalla Palestina e liberare quelle terre considerate care e sacrosante.
  3. Usare tutti i mezzi politici e di propaganda (media) nella guerra contro l’entità sionista con conseguente mobilitazione delle masse.

Per finire come conseguenza del nostro dovere religioso chiediamo a tutti i religiosi Imam di moschee e centri islamici che sono attivi nell’arena islamica in tutta Europa di :

1- Pregare Iddio affinché conceda la vittoria agli oppressi e a coloro che sono considerati deboli ed allevi la situazione dei nostri fratelli e sorelle  palestinesi intenti a liberarsi dal gioco sionista.

2- Designare questo Venerdì (12-4-2002) come: il giorno della solidarietà per il popolo palestinese.

3- Organizzare proteste, dimostrazioni, marce, ecc. che condannino il terrorismo praticato dal regime sionista.

Preghiamo Allah il Sublime affinché unifichi le voci dei musulmani e li renda capaci di serrare i ranghi davanti all’aggressione sionista.
Preghiamo Allah di alleviare la pena e la sofferenza dei nostri fratelli e sorelle palestinesi e di portare alla distruzione i nostri nemici ed i nemici dell’umanità.
“Allah è un eccellente patrono ed aiuto”

L’Associazione di Ulama Musulmani in Europa

Londra 26 Muharram 1423 (11- 4-2002) qui

Ci sono lupi che perdono il pelo ma non il vizio, e ci sono lupi che non perdono né l’uno né l’altro. Chiagne e fotte, dicono a Napoli.

barbara

USO SPROPORZIONATO DELLA FORZA

Condanne

Tra cento milioni di anni, quando l’umanità si sarà ormai estinta da tempo immemorabile – niente è eterno, per fortuna -, una civiltà di extraterrestri scenderà sulla Terra, scoprirà il nostro mondo scomparso e, mossa da curiosità, inizierà a studiarlo. E si produrranno così ricerche, libri, documentari, tesi di laurea sulla vita dei terrestri.
Un giorno un professore di logica e linguaggio terrestre chiamerà a colloquio un suo laureando, incaricato di svolgere un elaborato sul tema: “Condanne dell’uso sproporzionato della forza”. Il professore chiederà informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori:
“Allora, come procediamo?”
“Spero bene, Prof., sono un po’ indietro, ma spero di laurearmi in tempo. Seguendo il Suo consiglio, ho fatto una ricerca su tutte queste strane condanne, che i terrestri facevano a cadenza ritmica, denunciando questo presunto uso sproporzionato della forza, chiedendo il rispetto della proporzionalità. Nessuno, pare, ha mai capito che senso avessero, a cosa servissero, spero di trovare qualche risposta.”
“Quante condanne hai trovato?”
“Molte, Prof., anche se, certamente, ancora di più sono andate distrutte.”
“Allora, forse, l’argomento è troppo impegnativo, non ce la farai a laurearti in tempo, se devi leggere tutte queste condanne…”
“Questo non dovrebbe essere un problema, Prof., perché le condanne, in realtà, sembrano tutte uguali. Dicevano sempre la stessa cosa: condanniamo l’uso sproporzionato della forza, condanniamo l’uso sproporzionato della forza ecc. ecc.”
“Ma hai capito che cosa sarebbe, secondo loro, un uso proporzionato? Da noi non esiste un concetto analogo, pare.”
“Non è proprio chiaro, sembrerebbe voler dire questo: se due litigano, e uno dà una botta all’altro, quello che è colpito deve rispondere in modo proporzionale. Chi riceve la botta, ne deve restituire solo una, non due.”
“Strano, da noi questo non c’è mai stato, i terrestri facevano così?”
“No, Prof., assolutamente mai, facevano sempre l’esatto contrario, per questo questa storia delle condanne suona strana. Un’ipotesi che sto contemplando è che, per un certo periodo, ci sia stato sulla terra un popolo grandissimo, potentissimo, fortissimo, che avrebbe angariato e vessato tutti gli altri, disarmati, piccoli e deboli, colpendoli di continuo. Per questo ci sarebbero state tutte queste condanne, come a dire: popolo grandissimo, potentissimo e fortissimo, fai un uso proporzionato della tua immensa grandezza, potenza e forza, per favore, non approfittarne per vessare di continuo tutti gli altri, che sono innocui, inermi e indifesi.”
“Interessante. Potrebbe trattarsi di uno di quei grandi imperi, forti e potenti, che hanno dominato per tanto tempo: quelli che si chiamavano, mi pare, babilonesi, persiani, romani… Hai controllato se c’è qualche riscontro?”
“Ho cercato, Prof., ma non ho trovato nessuna traccia di condanne nei confronti di questi qua, e neanche di tutte le altre grandi potenze venute dopo.”
“Ma allora, queste condanne all’uso sproporzionato della forza a chi si riferivano?”
“Non è chiaro, Prof., perché i documenti sono lacunosi, molte parole sono saltate… Ho trovato molte volte la frase ‘condanniamo l’uso sproporzionato della forza…’, ma non si capisce da parte di chi, nei confronti di chi.”
“Ma allora siamo in un vicolo cieco…”
“In verità, Prof., avrei trovato un piccolo frammento, da cui sembrerebbe potersi risalire al destinatario delle condanne… Solo un piccolo ritaglio, e danneggiato, ma potrebbe essere una traccia.”
“Ah, e cosa dice?”
“In realtà, è strano, ma, in questo frammento sembrerebbe che il destinatario delle condanne sarebbe stato un Paese piccolissimo, circondato da molti vicini, infinitamente più grandi e numerosi, che lo aggredivano continuamente…”
“Ma forse vuoi dire il contrario, ossia che i terrestri condannavano i molti vicini, grandi e potenti, per la loro aggressività verso il piccolo Paese…”
“No, Prof., il frammento sembrerebbe affermare proprio quello che ho detto: la condanna sembra essere rivolta solo contro il piccolo aggredito, non contro i numerosi grandi aggressori.”
“Ma sei sicuro?”
“Beh, così sembrerebbe dal documento.”
“Ma allora è impossibile, deve esserci uno sbaglio, una corruzione del testo. Senti, lascia stare, secondo me abbiamo sbagliato a scegliere questo argomento. È vero che i terrestri erano una civiltà primitiva, ma, a modo loro, una forma di logica, sia pure allo stato embrionale, ce l’avevano (come ho scritto in quel mio libro, avevano probabilmente conosciuto quello che noi chiamiamo il “pre-proto-pensiero”). Questa tua ipotesi, perciò, non regge, le condanne resteranno un quesito insoluto, forse erano dei messaggi cifrati in codice, che non ci è dato decrittare. Scegliamo un altro tema, ne ho uno per le mani molto interessante, sul valore del silenzio nel linguaggio dei terrestri. Ti piace?”
“Che vuol dire, Prof.?”
“Vuol dire che i terrestri, in genere, hanno dato il meglio di sé quando sono stati zitti. Si tratta di spiegare come mai, quando parlavano, dicevano, quasi sempre, fesserie, mentre, quando tacevano, sembravano più intelligenti. Ti va, come argomento?”
“Ottimo, Prof., grazie, Prof.”.

Francesco Lucrezi, storico, Moked, ‍‍23/05/2018

Meglio di così non si potrebbe dire. Poi, per completare il discorso, penso valga sempre la pena di rileggere questo pezzo di nove anni e mezzo fa parole in libertà.

barbara