TALE PADRE TALE FIGLIA

Cecilia Strada 

Aaaallora. Avevo pensato di dare una serie di risposte collettive, informative ed educative, a tutte le bufale su mio padre, Gino Strada, che mi sono state segnalate nelle ultime settimane (dalla vaccata della residenza in Svizzera alla bufala sui soldati italiani a Mosul, passando ovviamente per gli anni ’70, katanga, Ramelli e diffamazioni varie che hanno già perso in un tribunale, ripeto che hanno già perso in un tribunale).

Poi ho pensato che no, non ho il dovere di educare chi calunnia. Io sono responsabile di quello che faccio e dico. Gli altri devono fare lo stesso, anche quando inciampano in una bufala e anziché controllare – come faccio io prima di parlare – la fanno propria diffondendola. Io non ho il dovere di educare gli altri, e chi calunnia è l’unico responsabile delle proprie parole.

Questa settimana ho troppo da fare, ma settimana prossima prometto che trovo due ore per parlare con l’avvocata e arrivo, ragazzi, arrivo da tutti. Se avete condiviso bufale senza pensarci, vi consiglio di trovare anche voi due ore per la vostra avvocata, perché ho un sacco di voglia di finanziare un po’ di soccorsi in mare con i vostri soldi.

E anche questo, in realtà, sarà educativo: insegnerà a un po’ di persone come si sta al mondo, che esistono le leggi, e che non si può diffamare a caso. Poi magari potete rivolgervi – per aiutarvi a pagare il risarcimento – a quelli che vi hanno riempito di bufale. Dubito vi aiuteranno, ma potete provare. Buooona serata!

Gente lurida, di padre (e madre) in figlia, che vuole i nostri soldi per foraggiare i trafficanti di esseri umani, svuotando l’Africa delle sue risorse umane e scaraventandole sulle nostre coste, per metterle al servizio della criminalità organizzata o a raccogliere pomodori dall’alba al tramonto per una manciata di euro al giorno, perché lei è una filantropa, sta scritto su Wikipedia. Poi un paio di mesi fa ha anche rivelato pubblicamente di essere bisessuale – perché far sapere con chi si scopa è essenziale per fare il mestiere del filantropo – e quindi adesso vale doppio, se la critichi, adesso che è finocchia, oltre che filantropofobo negrofobo negrierofobo e clandestinofobo sei anche finocchiofobo. Forse tra l’altro è il caso di segnalare a Israele la lurida lettera scritta dalla defunta sposa e madre e suggerirgli di trovarsi un buon avvocato che faccia sputare un bel po’ di soldini per la diffamazione e calunnia ivi condotte, in modo da poter meglio combattere contro i terroristi rimessi, dal  signor Strada, in condizione di tornare ad ammazzare infedeli, a partire dagli ebrei. Ricordando, per inciso, che se la signorina Strada ci denuncia accusandoci di avere mentito su suo padre, è lei a dover dimostrare che noi mentiamo e che suo padre non era un terrorista, non viceversa: se siamo ancora in uno stato di diritto, è l’accusa che deve essere provata, non la difesa.
E stendiamo un velo pietoso sul suo stile di scrittura da bimbaminkia, che sarebbe penoso a quindici anni, figuriamoci a quarantatré suonati.

barbara

E ANCHE QUESTO, DOPOTUTTO, È UN EROE

La gioia del medico musulmano del Regno Unito nell’aiutare a separare le gemelle siamesi ebree israeliane

Nato in Kashmir, il dottor Noor Ul Owase Jeelani, un’autorità mondiale sui gemelli siamesi, afferma di aver lavorato per mesi con il team israeliano: “Tutti i bambini sono uguali, di qualsiasi colore o religione”

Un medico musulmano di Londra ha parlato del suo orgoglio e della sua gioia nell’aiutare a separare le gemelle siamesi ebree israeliane poco più di una settimana fa, dicendo che ciò dimostra che “dal punto di vista di un medico, siamo tutti uguali”.
Il personale del Soroka University Medical Center di Beersheba ha completato con successo l’operazione sulle gemelle congiunte alla testa e ha affermato che ora probabilmente le bambine potranno crescere e vivere una vita normale.
L’équipe medica ci è riuscita nonostante non avesse mai eseguito un intervento del genere, che comportava complesse decisioni sui due piedi su quale vaso sanguigno dare a quale gemella, e valutando in tempo reale l’impatto che le decisioni immediate stavano avendo sul funzionamento del cervelli.

Ora, l’uomo che ha presentato l’esperienza, ha raccontato la sua storia a The Times of Israel – e ha detto che dovrebbe servire a ricordare che la medicina trascende tutte le divisioni.
Il dottor Noor Ul Owase Jeelani, neurochirurgo pediatrico al Great Ormond Street Hospital di Londra, ha eseguito altri quattro interventi di separazione su gemelli congiunti alla testa con crani fusi, cervelli intrecciati e vasi sanguigni condivisi. Lui e il suo collega, il professor David Dunaway, sono considerati i massimi esperti mondiali su questi casi.
Jeelani dirige un’organizzazione no-profit, Gemini Untwined, per pianificare ed eseguire questo genere di operazioni. Quando i medici del Soroka hanno dovuto prepararsi per l’operazione, lo hanno contattato. Ha accettato, per la prima volta, di operare al di fuori del Regno Unito.
Ha detto che il fatto che un medico musulmano nato in Kashmir si sia sterilizzato a fianco di una squadra israeliana per aiutare una famiglia ebrea è stato un promemoria della natura universale della medicina.
“È stata una famiglia fantastica quella che abbiamo aiutato”, ha affermato. “Come ho detto per tutta la vita, tutti i bambini sono uguali, di qualsiasi colore o religione”, ha detto. “Le distinzioni sono fatte dall’uomo. Un bambino è un bambino. Dal punto di vista medico, siamo tutti una cosa sola”.
Ha trovato profondamente commovente la gioia della famiglia per il successo dell’operazione.
“C’è stato un momento molto speciale in cui i genitori erano al settimo cielo”, ha affermato. “Non ho mai visto in vita mia una persona sorridere, piangere, essere felice ed essere sollevata allo stesso tempo. La madre semplicemente non poteva crederci, abbiamo dovuto prendere una sedia per aiutarla a calmarsi”.
Il coinvolgimento di Jeelani con i gemelli siamesi è iniziato nel 2017, quando un neurochirurgo di Peshawar, in Pakistan, gli ha chiesto di operare su due gemelle siamesi identiche, Safa e Marwa, nate tre mesi prima da una donna del nord del Pakistan rurale.
Ha raccolto i soldi da un commerciante di petrolio pakistano di nome Murtaza Lakhani e, con Dunaway, ha eseguito con successo l’operazione, dopo centinaia di ore di preparazione. Ha proseguito fondando Gemini Untwined ed eseguendo altri interventi chirurgici.
Ha lavorato per mesi alla chirurgia israeliana.
“Siamo stati coinvolti fin dall’inizio, parlando con la squadra in Israele e pianificandolo con loro per un periodo di sei mesi”, ha detto.
Jeelani ha aggiunto: “Questo ultimo intervento soddisfa un obiettivo chiave della nostra organizzazione benefica, ossia mettere squadre locali all’estero in condizione di intraprendere questo lavoro complesso, utilizzando con successo la nostra esperienza, conoscenza e abilità acquisite negli ultimi 15 anni con i nostri precedenti quattro gruppi di gemelli.” (Qui, traduzione mia)

barbara

ANCORA SUI VACCINI 2

Inizio con un po’ di numeri, quelli tutti interi, non quelli pescati selezionando quelli che fanno comodo a dimostrare la propria tesi precostituita. Perché per sapere se e quanto i vaccini funzionano, non vanno contati gli ammalati fra i vaccinati, bensì i vaccinati fra gli ammalati. E quando si opera in questo modo, i risultati sono questi:

E ora un po’ di numeri su Israele, che tutti i novax chiamano in causa per dire che Israele, pioniere e capofila della vaccinazione, è la prova che i vaccini non servono a niente, anzi, sono proprio i vaccini a provocare la malattia (il come, visto che nel vaccino a mRNA NON c’è il virus, rimane un mistero)

over 60, azzurro non vaccinati, verde chiaro vaccinati parziali, verde scuro vaccinati completi
under 60, azzurro non vaccinati, verde chiaro vaccinati parziali, verde scuro vaccinati completi

Aggiungo alcuni dati e una domanda, che mi sembra l’unica sensata, dell’amico Enrico Richetti, che ha famigliari in Israele e informazioni sempre di prima mano.

Enrico Richetti

Dal 27 luglio al 25 agosto in Israele, i malati gravi oltre i 60 anni sono:
triplicati tra i vaccinati
quadruplicati tra i vaccinati con una sola dose
moltiplicati per nove tra i non vaccinati.

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Chi non crede ai dati ufficiali, che alternative offre?

E infine due note significative dalla Russia

Passo ora a un importante e documentato articolo sul più allarmante degli effetti negativi dei vaccini a mRNA.

Indagine sui casi di miocarditi notificati in relazione ai vaccini a mRNA anti-COVID-19

Informazione per gli operatori sanitari

04.06.2021

In tutto il mondo vengono al momento esaminati i rarissimi casi notificati di sospette miocarditi che possono avere una correlazione con l’uso dei vaccini a mRNA anti-COVID-19. Finora Swissmedic ha ricevuto solo un numero relativamente esiguo di notifiche di reazioni avverse riguardanti le miocarditi. Swissmedic ritiene comunque utile fornire agli operatori sanitari un’informazione sullo stato attuale delle conoscenze.

La miocardite è una malattia cardiaca infiammatoria causata principalmente da virus. I fattori scatenanti possono però essere anche altri agenti patogeni infettivi, sostanze tossiche, medicamenti o malattie immunomediate.

L’incidenza delle miocarditi è di circa 22 su 100 000 (per fare un confronto: in Svizzera l’incidenza dell’infarto miocardico acuto è dieci volte superiore con 227 su 100 000). I tipici sintomi di una miocardite acuta includono dolore toracico, dispnea, spossatezza e palpitazioni, fino a sincope e shock cardiogeno nei casi gravi.

I sintomi clinici di una miocardite possono essere molto variabili e persino assomigliare a quelli di un infarto miocardico acuto. Una miocardite dovrebbe essere presa sempre in considerazione nei pazienti che presentano un aumento dei biomarcatori cardiaci come la troponina o alterazioni dell’ECG che sono compatibili con un danno miocardico o che documentano un’aritmia cardiaca finora non nota.

Anche le alterazioni della morfologia e della funzione del ventricolo sinistro riscontrate tramite ecocardiogramma o RM cardiaca (tomografia a risonanza magnetica) possono essere dovute a una miocardite. Le misurazioni della reazione infiammatoria e del suo profilo di distribuzione nel cuore tramite RM cardiaca consentono di diagnosticare una miocardite con elevata sicurezza. In sintesi, la diagnosi clinica di una sospetta miocardite si basa su una combinazione di parametri e risultati clinici.

Notifiche spontanee dalla Svizzera

Alla luce dei quasi 5 milioni di dosi di vaccino somministrate (stato: inizio giugno 2021), fino al 27.05.2021 a Swissmedic sono stati notificati i seguenti casi: miocardite (n=2), perimiocardite (n=4) e pericardite (n=6), con sovrapposizioni tra queste patologie. Pertanto, il tasso di notifica delle reazioni menzionate è stato finora di circa 1 notifica per 400 000 dosi di vaccino. Le notifiche riguardano 3 donne e 8 uomini, in un caso il sesso non è stato specificato. L’età media è di 47 anni (fascia d’età: 18-70). Quattro notifiche riguardano Comirnaty e sette il vaccino di Moderna, in un caso manca questa indicazione.

In nove casi i disturbi si sono verificati dopo la prima dose e in tre casi dopo la seconda dose. Il tempo intercorso tra la somministrazione della seconda dose e la reazione è stato in media di 8,75 giorni (periodo: da 1 a 28 giorni). Cinque pazienti su 12 erano affetti da patologie pregresse rilevanti, tra cui insufficienza renale cronica, condizione post-trapianto renale, sindrome mielodisplastica, pericardite recidivante (per la pericardite ora notificata dopo la vaccinazione). Un paziente (di 67 anni) con una patologia cardiaca pregressa e insufficienza renale dialisi-dipendente ha sviluppato uno shock cardiogeno ed è deceduto. La maggior parte degli altri casi, da quanto si evince dai documenti, ha mostrato un decorso piuttosto blando o non sono ancora disponibili informazioni definitive sulle conseguenze della malattia.

Notifiche internazionali di casi sospetti

Anche a livello internazionale vengono attualmente esaminati i rarissimi casi di sospette miocarditi/pericarditi verificatisi dopo le vaccinazioni con vaccini a mRNA anti-COVID-19. Una commissione per la sicurezza dei vaccini del Center for Disease Control and Prevention (CDC) statunitense ha recentemente sottolineato che i casi di miocarditi notificati finora sono relativamente pochi. I casi notificati di sospette miocarditi sembrano verificarsi principalmente negli adolescenti e nei giovani adulti, più frequentemente nelle persone di sesso maschile vaccinate e dopo la seconda dose. In genere, i disturbi iniziano nei primi quattro giorni dopo la vaccinazione e nella maggior parte dei casi notificati hanno mostrato un decorso blando.

Conclusioni preliminari e raccomandazioni per gli operatori sanitari

In considerazione del basso tasso di notifica generale, della bassa incidenza di fondo della malattia e della complessità clinica dei casi notificati, al momento a livello internazionale non è ritenuto chiaro se sussista effettivamente una relazione causale tra i vaccini a mRNA e queste reazioni.

Gli operatori sanitari dovrebbero in ogni caso prendere in considerazione questo sospetto di diagnosi se, in stretta relazione temporale con la vaccinazione, si verificano nelle persone disturbi che sono compatibili con una miocardite/pericardite e che non sono stati causati da altre malattie cardiache.

I casi sospetti dovrebbero essere notificati a Swissmedic con i relativi risultati degli esami. Il rapporto rischi-benefici positivo dei vaccini a mRNA utilizzati in Svizzera non è attualmente influenzato da queste notifiche di casi sospetti.

Swissmedic continuerà a monitorare con attenzione questo argomento in cooperazione con i centri regionali di farmacovigilanza e in stretta collaborazione con le autorità estere e, se dovessero emergere nuovi aspetti, immediatamente fornirà informazioni al riguardo o avvierà misure volte a ridurre i rischi. (qui)

Sembrerebbe dunque che le voci che corrono in merito siano quanto meno esagerate, e i numeri gonfiati, tanto più che le “notizie” sono regolarmente prive di fonte, o dotate di fonti inattendibili, quando non del tutto farlocche.
Aggiungo ancora questa riflessione, che condivido totalmente.

La libertà non è un pranzo di gala: la disobbedienza “incivile” nel tempo dei social media

In un’epoca contraddistinta dalla caotica cassa di risonanza dei social media, così immediati, così oleografici e sdrucciolevoli nella percezione della realtà del messaggio veicolato, e dall’infuriare della crisi pandemica, la quale dopo un anno e mezzo ha polarizzato il dibattito pubblico ben oltre il punto di non ritorno, c’è una locuzione che sembra affiorare all’aria, come se tornasse a pelo d’acqua dopo una lunga, immota apnea.
È la disobbedienza civile. Ne leggiamo, ne sentiamo parlare, la vediamo dipinta sui cartelli che si affastellano nelle piazze o sulle bacheche virtuali di cittadini che tra un buongiornissimo kaffè e un post su qualche complotto segretissimo ci tengono a comunicarci, e a comunicare al governo chiaramente, il loro essere dei ribelli, dei descamisados alla Pancho Villa.
Una delle caratteristiche più turpi della contemporaneità è senza dubbio quella di aver ingenerato l’illusione che tutto sia facile, semplice, lineare e tendenzialmente a costo zero. Persino la rivoluzione. Persino la ribellione.
Basta imbracciare il computer, dopo aver trangugiato una fetta di ciambellone e bevuto un cappuccino, aprire il proprio profilo Facebook e scriverci sopra una qualche chiamata alle armi, e ci si sentirà meglio, in pace col mondo. Forse anche più furbi.
L’atto di dissonanza e di dissidenza rispetto al potere costituito diventa un baudrillardiano ologramma, una copia originante da nessun originale. Ed è per questo che si reclama la libertà, si rivendicano i diritti, ma poi si rifluisce nell’italico ‘armiamoci e partite’, lasciando che sia immancabilmente sempre il famigerato ‘altro’ a escogitare il come e a porre in essere qualche condotta, subendone spesso le conseguenze che in genere sono anche spiacevoli.
Il rivoluzionario social timorato delle autorità inveisce contro i complotti, contro l’abuso del potere, contro la illegittimità delle leggi, evocando la giusnaturalistica forza della legge naturale (senza sapere cosa sia, chiaro), ma poi davanti alla forza reale del potere pubblico chinerà la testa e lascerà che ad andare davanti al metaforico plotone d’esecuzione siano gli altri.
Quando Henry David Thoureau scrisse, all’inizio del suo “Disobbedienza civile”, che “il migliore dei governi è quello che governa di meno”, lo poteva ben sostenere, avendo sperimentato l’interno di una galera e avendo soprattutto edificato una sua propria, coerente ed organica visione sulla ingiustizia strutturale del potere pubblico.
E d’altronde sarà sempre Thoureau, qualche pagina più avanti, parlando dei suoi confronti e scontri con la persona del suo vicino di casa esattore delle tasse a scrivere come in uno Stato che incarcera chiunque ingiustamente, il posto dei giusti sia la prigione.
Un tempo, prima di affermare la disobbedienza si decostruiva il problema con cui ci si doveva confrontare; in altri termini, l’oggetto della disobbedienza.
Oggi al contrario, nella narcisistica cacofonia di voci, idee sminuzzate, progetti abborracciati, complottismo d’accatto, si antepone la virtualità edonistica di un atto di rifiuto indirizzato contro il nulla o sparato ad alzo zero contro l’obiettivo sbagliato tanto per mostrarsi in pubblico e soltanto perché nella chat Telegram o nel gruppo Facebook il leader di turno così proponeva e allora si deve seguire, ci si deve conformare, e si sostituisce il Pifferaio statale con un altro genere di Pifferaio.
Si cessa di essere individui autodeterminati e si cade preda di uno psicotico collettivismo digitale che urla, strepita, minaccia, si autoconferma nelle convinzioni apodittiche.
Un tempo, il disobbediente era spirito critico, dai sensi allertati e attenti, e muovendosi sul delicato crinale, friabile, del confine tra legalità e illegalità, doveva nutrirsi di sapienti previsioni e di capaci analisi. Oggi invece si condivide un meme e si pensa di aver fatto la rivoluzione.
Ma c’è poi un altro aspetto che rende inqualificabile e pernicioso lo pseudo-ribellismo contemporaneo: la mancanza di volontà di accettare rischi sulla propria pelle per azioni o omissioni, di disobbedienza, diventa inversamente proporzionale alla idea, gretta, sudicia e meschina, di doverli riversare sulle spalle di quelli che sembrano essere i propri antagonisti.
Prendiamo la questione del Green Pass: mute idrofobe di no-vax dal senso strategico di una lontra se la prendono con gli esercenti che lo richiedono, visto che la legge a questo obbliga. Li accusano di essere dei collaborazionisti, di mancare di coraggio. E così facendo proiettano la loro vigliaccheria strutturale, la loro mancanza di coraggio, sulle spalle di altri.
Perché quel che contestano, ovvero l’aderire e ossequiare un precetto di legge asseritamente ingiusto, lo riversano integralmente sulle spalle di un altro, di un padre di famiglia, di un proprietario di un’attività che ancora oggi sta a leccarsi le ferite economiche.
È chiaro: un sessantenne la cui unica ragione di vita sia ormai condividere panzane online, dall’alto della sua pensione statale, senza dover sopportare i costi economici e sociali delle sue posizioni, può certo permettersi di fare la morale a un ristoratore sfiancato da un anno e mezzo di lockdown, limitazioni, chiusure selettive, riduzione della capienza, costi di sanificazione, merce pagata e buttata.
Queste azioni di boicottaggio sono delle aggressioni alla autodeterminazione dei commercianti e degli esercenti che scelgono, secondo loro decisione e convenienza, di aderire o meno al precetto di legge, sono assalti alla loro libertà commerciale e individuale e alla loro proprietà.
Se si ritiene ingiusto dover mostrare il Green Pass o se si pensa che il dato ristoratore stia sbagliando, si cambi ristorante senza dover fare collettive chiamate alle armi o scenate da prima donna.
Il sessantenne rivoluzionario pensionato deve anche sentirsi discretamente trasgressivo e maudit nell’aderire ai progetti di boicottaggio telefonico: si chiama il ristoratore ‘collaborazionista’, si prenota e non ci si presenta.
Tanto al pensionato che si sente Jesse James che gli frega, lui cenerà con i bastoncini Findus guardandosi un film dei Vanzina, non prima però di aver salutato i suoi compagni di lotta digitale sui peggiori canali social, compiacendosi di aver rovinato la serata al ristoratore non sufficientemente rebelde.
Per carità, ci sono anche quei commercianti che consapevolmente sono rimasti aperti durante le chiusure imposte per legge e hanno affrontato le sanzioni, loro autenticamente disobbedienti, ma in genere questi diventano sempre i paladini e lo scudo morale e l’alibi di tutta quella massa di altri ignavi che preferiscono trasgredire per interposta persona. Il loro gesto viene sdilinquito e svilito dalla interpretazione collettiva della fumisteria complottista.
Quando Lysander Spooner, nel 1844, creò la American Mail Letter Company per contrastare il monopolio pubblico delle spedizioni postali era ben consapevole di quali sarebbero state le conseguenze dell’incrociare la spada contro il Golia statale, eppure la consapevolezza piena che la questione non sarebbe finita bene non lo indusse a desistere.
Il governo americano impiegò sette anni per piegarlo, ricorrendo chiaramente alla legislazione e alla imposizione ex lege del monopolio, dopo che i giudici avevano riconosciuto le ragioni concorrenziali di Spooner.
Non appare casuale quindi che Spooner, in “Legge di natura”, definisca la legislazione come presa di possesso del controllo da parte di un individuo o di un gruppo su tutti gli altri: sapeva quel che diceva, essendoci passato e portando sulle sue carni ancora le cicatrici della verità empiricamente dimostrata di quella asserzione.
Ma Spooner non faceva fallire con trucchetti gli altri uffici postali e sapeva che i problemi, una volta insorti, li avrebbe dovuti affrontare lui, offrendo (in metafora) il petto allo sparo dei fucili statali. Non si sottrasse, con qualche escamotage, né cercò comodi capri espiatori.
La tragicità del tempo presente, la illusione grondante ignominia, è che tutto sia semplice e indolore. Al massimo, il costo drammatico di certe scelte verrà sopportato da altri. Così ragionano i rivoluzionari da salotto che si danno convegno seguendo hashtag e personaggi da operetta.
E invece il concetto stesso di disobbedienza civile implica la autoresponsabilizzazione totale, fino alle estreme conseguenze: se si ritiene ingiusta una legge, stando a principi di ragione o di legge naturale, non si fanno pagare i danni dell’atto di rivolta individuale a soggetti innocenti, esternalizzandone il peso. Non si boicottano gli altri, perché li si ritiene ‘collaborazionisti’. Cosa che concilia un inciso sulla barbarie semantica in cui siamo caduti, posto che certi paragoni hanno davvero sfiancato.
Non siete Agamben, non siete Cacciari, e il discorso che loro fanno, condivisibile o meno, non è che i medici vaccinatori siano le Einsatzgruppen hitleriane, o che dietro la fisionomia dei centri vaccinali si celi il nuovo campo di sterminio, per l’amor di Dio. Cerchiamo di mantenere un minimo di decoro intellettuale e di senso delle proporzioni e della storia.
Agamben e Cacciari parlano di critica alle scelte di governo nel generale quadro di una torsione potenzialmente autoritaria del vivere civile e dell’ordinamento, sulla impossibilità di rendere permanente l’emergenza, postulando lo spettro sulla linea d’orizzonte di uno schmittiano stato di eccezione che finisce per inocularsi nell’ordinamento e nella coscienza sociale passo dopo passo, provvedimento dopo provvedimento.
Anche la tragica banalizzazione del pensiero critico diventa altra esternalità negativa dei simulacri digitali di disobbedienza. Disobbedienza incivile, va detto.
Perché ingrigisce e rende materia inerte e complottista tutto, anche le argomentazioni più serie e ponderate. L’ermeneutica complottista da Facebook delle posizioni di Cacciari è la migliore alleata del potere costituito che si possa immaginare, esattamente come le telefonate collettive di false prenotazioni sono una attività indegna e da guerra di tutti contro tutti, per la somma gioia del potere statale che assiste in sollucchero.
D’altronde come scriveva R. Vaneigem, trasgredire i tabù, così comanda il progresso economico.
Il ribelle invece, come il pioniere, è quello con le frecce nella schiena. Nella sua schiena. Non in quella del vicino di casa o del barista o del ristoratore.
La disobbedienza, come la libertà, non è un pranzo di gala, e se uno vuol praticarla seriamente deve essere pronto a pagarne le conseguenze, sulla propria pelle.
Andrea Venanzoni, 25 Ago 2021, qui.

Ho visto le foto dei no green pass in Francia: decine di gruppi di decine di ragazzotti ciascuno seduti per terra a fare provocatoriamente picnic di fronte ai ristoranti che, per non vedersi chiudere il locale, devono chiedere il green pass. Posso dire che sono delle merde? Vabbè, mi autorizzo da sola: sono delle merde.

Continua (ma il prossimo è divertente, vedrete)

barbara

LE PERLE DI KABUL

Le perle di Biden 1

Le perle di Biden 2

Niram Ferretti

L’APPRENDISTA STREGONE

Il disastro della gestione Biden dell’uscita di scena americana dall’Afghanistan è sotto gli occhi di tutto il mondo. Uno scenario che fa sembrare un picnic la crisi degli ostaggi americani a Teheran nel 1979.
In Afghanistan, al momento, mentre i talebani stanno allargando il loro perimetro, ci sono tra i 10,000 e i 15,000 cittadini americani e al presente non esistono piani per evacuare quelli che sono rimasti fuori da Kabul.
Il Segretario alla Difesa, Llyod Austin ha dichiarato che, al momento, non c’è la possibilità di fare rientrare un ampio numero di persone. Come ha scritto Noah Rothman su Commentary Magazine:

“Abbiamo messo il destino di migliaia di americani e dei nostri alleati afgani nelle mani dei talebani. Dettano i termini e il ritmo delle nostre operazioni. Dipendiamo dai talebani per consentire a cittadini stranieri e afgani accreditati di accedere all’aeroporto internazionale di Hamid Karzai. Secondo quanto resta della presenza diplomatica americana a Kabul, ‘il governo degli Stati Uniti non può garantire un passaggio sicuro’ all’interno dell’aeroporto. Dipendiamo dalla beneficenza di una milizia teocratica che non ha dimostrato capacità di misericordia. E il governo degli Stati Uniti non ha intenzione di porre rimedio a questa condizione”.

Questo è lo scenario senza precedenti. Questa è la presidenza Biden, colui che avrebbe riportato l’America alla sua grandezza dopo gli anni “terribili” della presidenza Trump.

Le perle di John Kerry

Noi che amiamo Israele

L’ex primo ministro israeliano Netanyahu sull’Afghanistan:

“Nel 2013, sono stato contattato dall’allora Segretario di Stato americano John Kerry. Mi ha invitato per una visita segreta in Afghanistan per vedere come gli Stati Uniti avessero istituito una forza militare locale in grado di combattere da soli il terrorismo.
Il messaggio era chiaro: il “modello afgano” è il modello che gli Stati Uniti cercano di applicare anche alla causa palestinese.
Ho gentilmente rifiutato l’offerta e ho previsto che non appena gli Stati Uniti avessero lasciato l’Afghanistan tutto sarebbe crollato. Purtroppo è quello che è successo in questi giorni: un regime islamico estremista ha conquistato l’Afghanistan e lo trasformerà in uno stato terrorista che metterà in pericolo la pace mondiale.
Otterremo lo stesso risultato se, D-O non voglia, cederemo i territori contesi. I palestinesi non stabiliranno una Singapore. Stabiliranno uno stato terrorista in Giudea e Samaria, a breve distanza dall’aeroporto Ben Gurion, da Tel Aviv, da Kfar Saba e da Netanya. Abbiamo visto la stessa politica sbagliata nei confronti dell’Iran. La comunità internazionale si è imbarcata in un pericoloso accordo che avrebbe fornito all’Iran un arsenale di bombe nucleari destinato alla nostra distruzione.
La conclusione è chiara. Non possiamo fare affidamento alla comunita’ internazionale per garantire la nostra sicurezza, dobbiamo difenderci da qualsiasi minaccia da soli “.

E a me resta una curiosità: nei suoi settantasette anni di vita ci sarà una cosa, una, che sia riuscito ad azzeccare?

Le perle di Conte

E anche qui vale la domanda formulata sopra

Le perle di Di Maio

“Come può essere sicuro che non sarà abbandonato?” “Non sarà abbandonato” Neanche fosse andato a scuola da Mattia Santori.

Le perle del papa

Il vispo Tereso, che gran birichino,
giocava ridendo con il biliardino,
e tutto giulivo spingendo gli omini
gridava a distesa “Ho preso i pallini!”

Le perle della Germania

“Dopo che anche la Repubblica federale di Germania ha deciso di ritirare i suoi soldati dall’Afghanistan, il ministro degli Esteri tedesco è entrato in scena e ha impartito ai Talebani il seguente ordine del giorno: ‘I Talebani devono riconoscere che non ci sarà un ‘ritorno al 2001’”, commenta non poco sarcastico Henryk Broder, il columnist della Welt. “La fiduciosa società civile afghana ha atteso con impazienza questo consiglio”. Già a fine aprile, il ministro degli Esteri tedesco aveva avvertito i Talebani: “Ogni aiuto dipenderà dagli standard democratici”. Poco impressionati dalle minacce tedesche, i tagliagole afghani hanno iniziato la loro marcia verso Kabul, uccidendo donne, soldati, interpreti, giornalisti e poeti.
Giulio Meotti

Le perle della UE

Le perle di Emergency

E perché mai non dovrebbero esserci buone aspettative ora che sono tornati al potere i migliori amici di Emergency

Le perle di Letta

Giovanni Bernardini

ANIMALE RAZIONALE?

Enrico Letta ha pronta la soluzione: aiutare le ONG che operano in Afghanistan. In questo modo le migliaia, o decine di migliaia di sventurati che rischiano la pelle in quel disgraziato paese saranno salvi, o quasi. Il burka imposto alle donne sarà più leggero e mentre in Italia ci appassioneremo dibattendo sulla “parità di genere” in Afghanistan le adultere saranno lapidate con sassi meno duri e tutte donne avranno il diritto di uscire di casa anche una volta al mese, accompagnate dal marito o da un figlio, ovviamente. L’azione delle ONG che Letta vuole aiutare darà ottimi risultatati.

Intanto, lo comunica l’Ansa, il 16 agosto il signor Alberto Zanin, coordinatore medico di “emergency” a Kabul rassicurava il mondo. La situazione è tranquilla, affermava l’eroico difensore di donne e bambini. Certo, per “emergency” la situazione resterà “tranquilla”, c’è da scommetterci. Per tanti altri… un po’ meno. Ieri circa 35 persone sono state fatte fuori dagli angioletti talebani, quelli che “lasciano tranquille” le ONG. Manifestavano in piazza i furfanti. Un vero crimine!

Lo dico sinceramente: ogni volta che Letta parla mi chiedo se il vecchio Aristotele aveva ragione quando definiva l’uomo “animale razionale”.

Io, per la verità, oltre che sull’aggettivo, avrei da ridire anche sul sostantivo: più che un animale a me pare tanto un vegetale.

Le perle della Cina

Le perle della CNN

Emanuel Segre Amar

Vi ricorderete questa giornalista della CNN

che l’altro giorno diceva che “sembravano amichevoli”?

Ebbene oggi è stata avvicinata dai talebani che, con un semplice gesto della mano, le hanno “amichevolmente” (ovvio, no?) ordinato di coprirsi il volto,

poi hanno caricato due della sua scorta che è stata anche disarmata:

tra amici evidentemente le armi non servono, anche se uno se le tiene bene in evidenza, per far capire quale è l’aria che tira a Kabul.
Nell’ultima immagine i talebani all’aeroporto, ben equipaggiati (hanno trovato i magazzini dell’esercito afghano pieni di tutto) sparano sulla folla disperata ad altezza d’uomo.

Le perle di Twitter

Twitter, il gigante digitale su cui si svolge oggi buona parte della diplomazia occidentale, che dichiara che i Talebani potranno continuare a usare i social “fintanto che rispetteranno le regole”.
Giulio Meotti

E Donald Trump, evidentemente molto più pericoloso dei talebani, no.

Le perle dell’Unicef

l’Unicef, che si dice “abbastanza ottimista” che i Talebani rispetteranno il diritto all’istruzione delle donne.
Giulio Meotti

Lei un po’ meno, sembrerebbe

Le perle di Ernesto Galli della Loggia

“Oggi” scrive “molti si affrettano a sostenere che un regime siffatto — che trae origine da un’evoluzione storica propria della cultura dell’Occidente — sia adatto per ciò solo alle popolazioni che condividono tale cultura, e che quindi esso non possa essere in alcun modo trapiantato dove tale cultura non ha mai allignato. Tuttavia questa affermazione perentoria solleva inevitabilmente una domanda: chi lo decide che le cose stanno davvero così? Chi decide circa la validità di questa sorta di legge bronzea dell’incompatibilità culturale? Il Congresso Mondiale degli Antropologi e degli Storici Riuniti? Chi? Sembrerebbe abbastanza ovvio che forse dovrebbero deciderlo gli interessati, cioè gli stessi appartenenti alla cultura «altra» rispetto alla nostra. Che dovrebbero essere loro a dire: «No grazie, la libertà di parola non c’interessa, e della garanzia di non essere prelevati nottetempo dalla polizia e magari fucilati senza processo facciamo volentieri a meno». Peccato che invece a invocare l’argomento della incompatibilità culturale rispetto alla democrazia siano regolarmente non già gli eventuali diretti interessati ma solo e sempre coloro che sono arrivati a governarli, sebbene non abbiano ricevuto quasi mai, guarda caso, alcuna effettiva e credibile investitura” (qui).

Le perle dell’America dem progressista

che, liberatasi una buona volta del fastidio dell’Afghanistan, può finalmente dedicarsi alle cose serie

I bagni transgender!

Una perla che farà sicuramente felici i novax

che hanno trovato dei nuovi alleati

Qui

E chiudo con quella che probabilmente rimarrà, al pari dei voli dalle Torri Gemelle, l’immagine simbolo  dell’orrore, del terrore, della disperazione di fronte alla tragedia piombata sull’Afghanistan

barbara

TRIPLO SALTO MORTALE CARPIATO AVVITATO CON SBANDAMENTO MULTIPLO

Golfo. Due vittime nella battaglia navale tra Iran e Israele 

di Farian Sabahi  (giornalista iraniana, anche se probabilmente non ci sarebbe bisogno di precisarlo)
E partiamo dal titolo: battaglia navale? Quanti colpi ha sparato la nave israeliana? Quante navi iraniane ha colpito? Quante vittime ha fatto?

Uccisi da un drone iraniano due membri dell’equipaggio di una petroliera israeliana, un britannico e un rumeno. Prosegue così lo scontro a distanza tra i due paesi,
scontro: fra due combattenti. Mi sfugge quale fosse il secondo combattente.

mentre Teheran si prepara al passaggio di poteri tra il moderato Rohani
quasi mezzo migliaio di condanne a morte nel primo anno di presidenza

e il conservatore Raisi 
Israele accusa l’Iran di essere dietro all’attacco di giovedì scorso a una petroliera
certo: Israele accusa, ma va’ a sapere se l’accusa sia giustificata, perché diciamolo: chi di noi non ha un paio di droni iraniani in cantina da tirare quando vediamo passare una nave israeliana! Senza contare che anche l’Inghilterra, direttamente interessata alla vicenda, non ha dubbi nell’attribuire le responsabilità dell’attacco (attacco, NON scontro)

in cui hanno perso la vita un cittadino britannico e uno rumeno, membri dell’equipaggio. Senza carico, la petroliera MV Mercer Street stava procedendo da Dar es Salaam (Tanzania) nell’Oceano indiano settentrionale in direzione degli Emirati arabi. 
Si trovava nei pressi dell’isola omanita di Masirah, al largo delle coste dell’Oman, nel mare Arabico. Di proprietà giapponese, batte bandiera liberiana e le sue operazioni sono gestite dalla società Zodiac Maritime con sede a Londra e di proprietà del magnate israeliano dei trasporti Eyal Ofer. 
L’autorità navale britannica sta facendo luce sull’incidente e rende noto che «le forze della coalizione» stanno garantendo la sicurezza della nave che si sta spostando verso un porto sicuro. Venerdì il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, ha puntato il dito contro «il terrorismo iraniano» e ha aggiunto che «l’Iran non è solo un problema di Israele, il mondo non deve essere silenzioso». 
Ora, Israele sta facendo pressione affinché vi sia un’azione internazionale nei confronti dell’Iran. In particolare, Yair Lapid ha scritto su Twitter: «Ho dato indicazioni alle ambasciate a Washington, Londra e presso l’Onu di lavorare con i loro interlocutori al governo e le rilevanti delegazioni al quartier generale del Palazzo di Vetro a New York». 
Intanto, un’emittente televisiva iraniana in lingua araba avanza l’ipotesi che si sia trattato della vendetta di Teheran in seguito a un attacco israeliano a un aeroporto in Siria, alleata dell’Iran. 
Più che alleata, militarmente occupata dall’Iran con basi dalle quali colpire Israele, come ripetutamente ha fatto, e chissà mai che cosa Israele sarà andato a colpire in quell’aeroporto siriano.

Da anni, Israele e Iran si stanno facendo la guerra con varie modalità. In questi anni il Mossad è riuscito a uccidere una serie di scienziati nucleari di Teheran. L’ultima vittima era stato Mohsen Fakhrizadeh lo scorso novembre. 
Scienziati nucleari, quelli che da un paio di decenni stanno lavorando allo scopo dichiarato di distruggere Israele

Più di recente, a metà aprile 2021, i servizi segreti dello Stato ebraico avevano messo in atto un attacco informatico che aveva fatto saltare la corrente nello stabilimento nucleare di Natanz, destinato all’arricchimento dell’uranio. 
Finalizzato allo scopo di cui sopra.

E sono stati numerosi i bombardamenti dell’aviazione israeliana verso postazioni militari iraniane in Siria.
E chissà che cosa ci faranno mai queste postazioni militari iraniane a 2000 chilometri da casa

Gli iraniani hanno ovviamente risorse decisamente inferiori rispetto alle forniture militari made in the Usa in possesso all’esercito israeliano. 
Ecco, precisiamolo: l’Iran non ce la fa a distruggere Israele per via delle armi USA, altrimenti ne avrebbero già fatto polpette!

Ma se gli iraniani si erano finora dimostrati succubi della forza militare israeliana,
notare la scelta delle parole: gli iraniani succubi della forza militare israeliana, l’innocente Iran che subisce attacchi incomprensibili e ingiustificati da parte del feroce nemico israeliano determinato a distruggerlo, povero povero caro

pare che in questo caso siano riusciti a colpire davvero, grazie ai droni.
cioè, mi faccia capire, signora Sabahi: hanno colpito o non hanno colpito? I morti ci sono stati o non ci sono stati? E a colpire è stato l’Iran o è solo un’accusa israeliana, come dice più sopra? Guardi che non è mica più una ragazzina: con tutti questi salti mortali avvitati carpiati rischia di rompersi l’osso del collo.

Sarebbe stato proprio uno di questi droni esplosivi ad avere ucciso i due membri dell’equipaggio sulla petroliera MV Mercer Street. Il risultato di questo ennesimo attacco è l’escalation in una regione già caldissima. 
Nella pericolosa battaglia navale in corso in questi ultimi anni tra Iran e Israele,
cioè, quante navi iraniane esattamente ha colpito Israele in questi ultimi anni? E con quanti morti, visto che si tratta di una battaglia pericolosa?

finora c’erano stati diversi incidenti
quanti provocati dall’Iran e quanti da Israele?

ma senza vittime.
Ah, niente vittime? Allora pericolosa in che senso?

Si era trattato di scaramucce,
? Pericolosa battaglia navale o scaramucce? Dovrebbe decidersi signora: sta facendo informazione o giocando a boccette?

seguite da reciproche accuse. Ora, invece, c’è scappato il morto, anzi due. Il morto che «conta» davvero pare essere il cittadino britannico. 
Intanto, sul fronte interno gli iraniani si preparano al passaggio di testimone alla presidenza tra il moderato Hassan Rohani
vedi sopra

e l’ultraconservatore Ebrahim Raisi,
ultraassassino signora: le cose vanno chiamate col loro nome

previsto per il 3 agosto. Si teme il peggio, ma c’è comunque una buona notizia: il leader supremo ha concesso la grazia a 2.825 prigionieri in occasione di due commemorazioni religiose. 
IHHHH, com’è buono! Quasi quasi mi commuovo guardi. Ero in Somalia quando, nella stessa ricorrenza, sono stati “graziati” centinaia di prigionieri (a fronte di una popolazione venti volte inferiore), «Ma – mi è stato spiegato – naturalmente non quelli contro la religione o contro lo stato!». In pratica erano stati liberati un po’ di ladruncoli i quali, non avendo altre risorse che il furto, nel giro di un paio di mesi, esattamente come ogni anno, sono stati tutti ripresi e risbattuti in galera (probabilmente anche quello che mi ha strappato la borsa e io, in una scena definita spettacolare dai testimoni, con scatto da centometrista mi sono buttata all’inseguimento gridando al ladro al ladro e poi quattro ragazzotti gli hanno tagliato la strada e lui ha mollato la borsa – chiavi di casa salve – e poi hanno continuato a braccarlo finché non ha mollato anche il portafogli). Non ho il minimo dubbio sul fatto che le cose in Iran vadano allo stesso identico modo. Quello che mi sfugge però è che cosa abbia a che fare la grazia ai prigionieri con le masse iraniane che protestano perché prive di acqua – e no solo quella.

Il 21 luglio ricorreva Eid al-Adha, la festa del sacrificio celebrata da tutti i musulmani. E giovedì scorso gli sciiti hanno celebrato Eid al-Ghadir ricordando il giorno in cui il profeta Maometto aveva designato suo erede il cugino e genero Ali. 
Non è la prima volta che l’Ayatollah Khamenei dimostra clemenza nei confronti dei carcerati: in occasione dell’anniversario della nascita dell’Imam Reza aveva dato ordine di liberare 5mila prigionieri. Da questo gesto restano però esclusi i prigionieri politici. 
Ah ecco, avevo visto giusto. Però dai, diciamolo: quanto sono buoni questi Ayatollah! Sicuramente Israele dovrà perdonarli per l’attacco alla propria nave e gli inglesi per avergli fatto fuori un loro cittadino.

(Diritti Globali, 1 agosto 2021, via Notizie su Israele) 

Va aggiunto che la signora Sabahi l’avevamo già incontrata qui; e in precedenza aveva pubblicato un’intervista ad Abraham Yehoshua in cui gli metteva in bocca la frase “l’Iran non è un pericolo per Israele”. Emanuel Segre Amar, sconcertato da questa affermazione, aveva interpellato direttamente Yehoshua, il quale ha risposto di aver detto che l’Iran non è un pericolo solo per Israele.Giusto per misurare l’onestà della signora in questione.
Quanto alla risposta israeliana, e in particolare alla dichiarazione di Bennett,
“In ogni caso, sappiamo come inviare un messaggio all’Iran a modo nostro., faccio mio il commento di Fulvio Del Deo: “È da stupidi fare proclami. Le cose vanno fatte, non dette. Israele ha imboccato una brutta strada. Non avrei mai immaginato di avere così presto nostalgia di Bibi.” Tranne l’ultima frase: io l’ho pensato subito che quei due avrebbero fatto amaramente rimpiangere Netanyahu.

barbara

LA VARIANTE DELTA

Covid, in Israele i contagi risalgono

Record di contagi in Israele: ieri 501, il numero più alto da marzo. La variante Delta è la causa del 90% dei nuovi focolai nel Paese con il più alto tasso di immunizzazione al mondo (65% della popolazione). L’indice R è salito a 1.43, così come il tasso di positività allo 0,7%. Da inizio luglio, sono stati diagnosticati 2.024 positivi: a giugno erano 2.389. A fronte di questi dati preoccupanti, non vi è stato nessun decesso da Covid nelle ultime due settimane, né si registra un conseguente aumento delle ospedalizzazioni.

Secondo gli esperti, questo è il dato significativo a cui guardare, che avvicina il Paese alla condizione di «imparare a convivere con il Covid», grazie alla campagna vaccinale avanzata. Dati preliminari rilasciati dal ministero della Salute lunedì — che dovranno essere confermati da un’ampia indagine in corso — indicano che l’efficacia del siero* Pfizer di fronte alla mutazione indiana cala del 30% rispetto a quanto sperimentato con la variante inglese.
Sharon Nizza, La Repubblica.

Vale a dire che i positivi non sono ammalati, o almeno non in forma abbastanza grave da dover essere ricoverati. Quindi per favore finitela di frignare sui vaccini che non proteggerebbero e sulla fine del mondo prossima ventura.
Concludo con una sua domanda particolarmente pertinente:

Non essere vaccinati quanto è efficace sulla variante Delta?

*Vabbè, nessuno è perfetto. Ritengo comunque doveroso ricordare che il Pfizer è un vaccino, NON un siero.

barbara

I BAMBINI LO SANNO

che cosa significa libertà:

E torna irresistibilmente alla mente il video che mostra le donne afghane, immediatamente dopo la ritirata dei talebani, strapparsi di dosso i burqa e buttarli tra le fiamme. Piccolo sacrificio, sostiene qualcuno: con la mascherina cancello la parte più identificativa della mia persona. In cambio di un grande vantaggio, viene aggiunto: ancora tutto da dimostrare, secondo molti.

barbara

MINESTRONE DI VERDURE POLITICAMENTE CORRETTE

Anzi correttissime. Comincio con la gravissima emergenza omofobia, che ci sta togliendo il sonno

ll

E infatti

Una splendida lezione di correttezza al malefico BoJo:

E anche il mondo dei motori si adegua alla correttezza politica:

e quello delle favole

e dei rapporti famigliari

(ma com’è che a nessuna vedova o ragazza madre è mai venuto in mente di chiedere l’abolizione della festa del papà?)

per non parlare delle manifestazioni sociali,

dei giochi dei bambini

dei criteri per concedere le interviste

(certo che anche con le cozze vale il detto che Dio le fa e poi le accoppia)

e nella politica americana

Poi vi mostro un magnifico esempio di educazione politicamente corretta

di emoticons politicamente corretti

di diritto alla difesa politicamente corretto

Proseguo con quattro importanti lezioni

(giusto e sbagliato non dipendono dai numeri)

e le profezie dei nostri due migliori profeti

(in Italia abbiamo circa 9000 posti in terapia intensiva; il 28 maggio i posti occupati erano 1142; il 29 maggio 1095; il 30 maggio 1061; il 31 maggio 1033; il 3 giugno 989)

Concludo con una lezione sui sintomi del covid

un’esibizione di striptease estremo

un saluto molto molto politicamente corretto, inclusivo e zaniano (zanoso? zanesco? azzannato?)

e una pazza scriteriata talmente folle da credere che solo le donne abbiano il ciclo, al punto da metterlo addirittura nel titolo

Roba da matti.

barbara

OGGI VI SCODELLO UN PAIO DI ARABI

Uno

Mus’ab Hasan Yusuf, figlio di un capo di Hamas

e due

Questo invece è un ebreo che si finge arabo

E qui ci sta bene questo incredibile scambio (il signore è noto per questo genere di disgustose provocazioni, e davvero non so dove Deborah trovi la pazienza di continuare a rispondergli invece di mandarlo colà dove merita di essere mandato).

Resto anch’io oltremodo stupito quando in alcune delle lettere pubblicate lamentele ed accuse (generiche a dire il vero) nei confronti dell’Europa colpevole, a giudizio degli scriventi, di “essere contro Israele”. E’ un’accusa che non sta nè in cielo nè in terra, a voler essere obiettivi! Non c’è politico europeo che non abbia manifestato piena solidarietà a Israele , da Macron alla Merkel, da Johnson ai nostri rappresentanti di governo, a cominciare dal patetico Giggino, sedicente ministro degli esteri, pronto, pur di conservare il prestigioso incarico, a qualsiasi voltafaccia rispetto alle posizioni del passato del suo gruppo politico. Senza parlare dei Paesi del nordest europeo, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia, tutti a gara nel manifestare la propria solidarietà al povero Israele. Non vedo quindi nessuna ostilità da parte dell’Europa nei confronti dello stato ebraico, tutt’altro. Non capisco come si vogliano travisare i fatti a meno che non si voglia fare del vittimismo sempre e comunque. Dispiace infine notare nelle diverse lettere la mancanza totale di un minimo di umana compassione dei confronti delle centinaia di vittime della parte avversa, quantomeno i bambini palestinesi. E’ qui, mi dispiace dirlo, che noto il discrimine fra la morale cristiana e quella ebraica, perlomeno in quella parte del mondo ebraico che, senza se e senza ma, difende le ragioni di Israele senza riconoscere alla controparte neppure la dignità di esseri umani.  

Alessandro Bortolami

Gentile Alessandro,

Le risponderò con una battuta di Boris Johnson detta proprio in questi giorni durante un collegamento con i media: “Metà di voi sono antisemiti” Lo speaker che lo intervistava ribatte “Lei deve ritrattare questa affermazione” e Johnson ” Ha ragione, metà di voi non sono antisemiti”.  Lei asserisce che l’Europa non sia antisemita e che, travisando, facciamo solo del vittimismo. Bene, mi dica però una cosa che mi riesce difficile da capire. Come mai agli europei piace tanto il vittimismo degli arabi palestinesi che prima ci aggrediscono con 4300 missili e quando noi rispondiamo per difenderci vanno a piagnucolare all’ONU che vogliono il cessate il fuoco? E come mai l’Europa continua a mandare miliardi ai palestinesi sapendo che li usano solamente per armarsi e scavare tunnel attraverso i quali penetrare in Israele ad ammazzare civili? E come mai l’Europa parla sempre di occupazione israeliana dal momento che Gaza è occupata da Hamas, organizzazione terrorista legata all’Isis? E come mai dopo lo sfratto di quattro famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah, tutti a urlare “pulizia etnica”, a pappagallo, e senza sapere di cosa stavano parlando? Erano famiglie morose che non pagavano l’affitto da decenni, di generazione in generazione. Dopo l’ultimo invito rifiutato (ultimo in 54 anni, pensi che pazienza), sono state finalmente e giustamente sfrattate. Mi risulta succeda in ogni paese del mondo magari anche prima di lasciar passare mezzo secolo.  In 70 anni i palestinesi sono stati sommersi di denaro, a miliardi, ma lo sviluppo dove sta? Nelle ville con piscina dei capi, nei missili, nei tunnel. La figlia di Arafat ha ereditato dal padre defunto 8 miliardi di dollari! E lei mi parla di dignità del popolo palestinese che noi non sentiremmo nei loro confronti. Loro non hanno dignità perché i loro dittatori gliel’hanno rubata, insieme ai soldi dei donatori internazionali,  incolpando Israele per far crescere l’odio a dismisura. Sono tenuti nell’ignoranza e cresciuti nell’odio e voi europei, anziché riconoscerlo e aiutarli a liberarsi dal giogo delle loro feroci dittature accusate noi israeliani di ogni malefatta. Lei scrive che tutti i paesi d’Europa hanno espresso solidarietà a Israele e non è vero, alcuni lo hanno fatto, altri hanno messo sullo stesso piano Israele che si difendeva (avvisando sempre quando doveva bombardare le basi terroristiche per non colpire civili, (quale paese in guerra lo fa?) a Hamas , terrorista, che lo aggrediva. L’Europa crede ad ogni menzogna di Hamas e di Abu Mazen, persino all’uccisione di un’intera famiglia a Gaza da parte di Israele mentre quella povera gente è stata uccisa da un missile palestinese. Su 4300 missili almeno 800 se li sono tirati in testa ma i morti e i feriti sono stati poi attribuiti a Israele. L’Europa ha sempre preso sotto la sua ala protettrice gli arabi palestinesi fregandosene altamente dei curdi, degli uiguri, dei tibetani, degli yemeniti e di decine di altri popoli sottomessi e massacrati. Nelle capitali d’Europa hanno fatto manifestazioni oceaniche urlando alla morte e distruzione di Israele, 3000 a Londra, migliaia a Berlino, 3000 a Milano, a Napoli, a Palermo, a Trieste. Si è gridato alla distruzione d’Israele ed alla morte degli ebrei, si respirava la stessa aria degli anni 70/80. Concludo con una frase di Golda Meir, laburista, non certo donna di destra: “Ci dicono: tornate ai confini del 67 e ci sarà la pace. Ma noi eravamo sui confini del 67 e ci hanno fatto la guerra. Come mai? Gli arabi non vogliono un territorio, semplicemente si rifiutano di pensare che abbiamo diritto di esistere”. E questo è anche il pensiero di buona parte dell’Europa, media compresi. (qui)

Un cordiale shalom 
Deborah Fait

Ed eccola qui infatti, la grande Golda Meir, che risponde al più ridicolo dei mantra degli antisemiti travestiti da amanti della pace

Infatti, come disse un altro ebreo piuttosto noto:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere».
(Matteo 7, 15-20)

E anche per oggi abbiamo concluso, a voi la linea.

barbara

METTIAMOCELO BENE IN TESTA: SONO ANTISIONISTI, NON ANTISEMITI!

Bombardiamo, bombardiamo Tel Aviv”

Rabbini aggrediti, monumenti alla Shoah profanati, parole di morte contro gli ebrei in Europa

di Giulio Meotti

ROMA – Domenica, mentre dal Canada arrivava il video di un ebreo picchiato da manifestanti filopalestinesi, un rabbino veniva aggredito a Londra. La sinagoga ortodossa di Chigwell, fuori dalla capitale, ha fatto sapere che il rabbino Rafi Goodwin è stato colpito alla testa e agli occhi mentre gli urlavano slogan antisemiti. Intanto un convoglio di auto con bandiere palestinesi e megafoni appariva nelle aree ebraiche del nord di Londra, la strada che attraversa Hampstead e Golders Green. Nel video gli abitanti si sentono ansimare di paura mentre per strada gridano “F**k gli ebrei, violentate le loro figlie”. In risposta al convoglio, il premier Boris Johnson ha detto: “Non c’è posto per l’antisemitismo nella nostra società”. E mentre la sinagoga Adat Yeshua a Norwich veniva profanata e un ufficiale della sicurezza ebraica di Londra suggeriva che gli ebrei non dovessero andare da soli alla sinagoga, la polizia doveva impedire ai manifestanti di raggiungere l’ambasciata israeliana, punto di arrivo di una marcia iniziata a Hyde Park e che gli organizzatori dicono abbia visto la partecipazione di 100 mila persone. C’era anche un enorme manichino raffigurante Israele come un ebreo degno di Der Stürmer, completo di naso adunco, lineamenti sinistri e corna. Si è marciato al grido di “Khaybar, khaybar ya yahud, jaish Muhammad saya’ud”.
La traduzione è “Khaybar, Khaybar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà”. Khaybar è il nome dell’oasi abitata da ebrei che Maometto conquistò nel 628. Il luogo ha assunto un significato leggendario nella prospettiva islamista di una sottomissione finale e violenta degli ebrei.
Lo stesso grido usato da Hamas nella sua guerra contro Israele oggi risuona da Bruxelles a Vienna. Ad Amsterdam il motto della manifestazione, condannata dal premier Mark Rutte, è stato “dal mare al fiume, la Palestina sarà liberata”, evoluzione del vecchio “gettare gli ebrei in mare” che equivale alla distruzione di Israele.
A Stoccolma cori per “schiacciare il sionismo”. A Parigi, dove le autorità hanno vietato le manifestazioni per non veder ripetere le scene del 2014 con gli assalti alle sinagoghe (la peggior ondata di antisemitismo dalla Seconda guerra mondiale), manifestanti hanno marciato sopra le bandiere israeliane, come si fa in Iran.
Un reporter del quotidiano berlinese B.Z. ha seguìto la manifestazione nella capitale tedesca. “Ho sentito una canzone terribile ma purtroppo molto popolare nel mondo arabo: ‘Udrub Udrub Tal Abib’ (bombardiamo, bombardiamo Tel Aviv)”. Uno striscione chiedeva una “Palestina libera dal fiume Giordano al Mediterraneo”, senza Israele.
“Molti immigrati musulmani e un milieu di sinistra condividono la convinzione che gli israeliani in qualche modo meritino gli attacchi missilistici”, ha scritto sulla Welt Jacques Schuster, capo degli editorialisti del celebre quotidiano tedesco. “A una folla urlante è permesso di salire sulle barricate di fronte alle sinagoghe, esplodere di odio per gli ebrei, bruciare le stelle di David e tutto questo senza conseguenze”. Bandiere algerine, palestinesi e turche e duecento manifestanti davanti alla sinagoga di Gelsenkirchen al grido di “ebrei di merda”. Una bandiera israeliana issata sul municipio della città di Solingen è stata data alle fiamme, riferisce la Bild, con Tim Kurzbach, socialdemocratico e sindaco di Solingen, che parla di “atto vergognoso”. La città di Hagen alla fine ha rimosso la bandiera israeliana per non offendere parte della popolazione. A Berlino, una bandiera israeliana rubata dall’ufficio della Cdu della cancelliera Angela Merkel. Manifestanti hanno dato alle fiamme il memoriale della Grande sinagoga di Düsseldorf, distrutta dai nazisti nel 1938 durante la “Notte dei cristalli”. Un’altra bandiera israeliana bruciata a Münster fuori da una sinagoga.
L’ex premier francese e socialista Manuel Valls domenica ha detto che c’è una parte della sinistra filo Hamas, mentre a Milano abbiamo sentito in piazza Duomo “Allahu Akbar”. “Questo incontro tra islamismo radicale ed estrema sinistra è potenzialmente esplosivo”, ha detto ieri in televisione Bernard-Henri Lévy. Nessun cittadino di colore è inseguito per le strade di Londra e picchiato. Gli ebrei sì. Ma sono invisibili alla doppia morale dell’antirazzismo che, in nome della Palestina, flirta con l’antisemitismo. Surreale, si rifiutano di condividere una piattaforma con le femministe che pensano che il sesso biologico sia reale, ma marciano assieme a chi invoca l’uccisione degli ebrei.
Il Foglio, 18 maggio 2021)

Capito? Antisionisti, solo antisionisti, nient’altro che antisionisti, e non azzardatevi a insinuare che siano antisemiti.
Ora un’analisi della situazione e un interessante suggerimento.

Issacharoff: “Sul fuoco da Gaza ci vuole tolleranza zero o scoppierà un nuovo conflitto”

di Sharon Nizza

TEL AVIV — Israele è nel pieno di una “Fauda” su tutti i fronti. Ne parliamo con Avi Issacharoff, coautore della serie israeliana di successo, giornalista di punta sulle questioni palestinesi prima per Haaretz e oggi per Walla!

– Issacharoff, come siamo arrivati a questa situazione?
«Hamas ha iniziato questo conflitto lanciando sei razzi su Gerusalemme per stabilire una nuova equazione che va inquadrata nell’ambito degli interessi interni palestinesi. Nel momento in cui Abu Mazen ha annullato le elezioni, precludendo ad Hamas la possibilità di rilegittimarsi in Cisgiordania, Hamas ha intrapreso un’operazione ambiziosa per presentarsi come il vero padrone di casa in Cisgiordania, a Gerusalemme e persino tra gli arabi israeliani. Gli è riuscito solo in parte, ma ha dimostrando che ha il potenziale per farlo e questa è la sua vittoria strategica».

– Che cosa si aspetta succeda?
«Credo che si andrà verso una tregua a stretto giro. A Israele non rimangono molte opzioni: la maggior parte degli obiettivi operativi sono stati raggiunti, ha inferto alcuni duri colpi a Hamas, ma la vittoria rimane sul livello tattico e nel frattempo pagano il prezzo i civili».

– Netanyahu dice che durerà a lungo.
«Senza farne cospirazioni, in un certo senso c’è una coalizione informale tra Netanyahu e Hamas: si salvano a vicenda. I missili di Hamas hanno congelato i negoziati politici israeliani, mentre Netanyahu negli ultimi 12 anni ha lasciato che Hamas si rafforzasse militarmente, permettendo che producesse missili non stop, facendo entrare i milioni dal Qatar, concedendo agevolazioni umanitarie ed economiche che sperava avrebbero comprato la quiete. Allo stesso tempo indebolendo Abu Mazen, che non è detto potrà o avrà l’interesse di mantenere l’ordine ancora per molto in Cisgiordania. Se l’operazione a Gaza si dovesse prolungare, c’è il rischio di una nuova intifada».

– Le immagini di interi palazzi distrutti, compresi sedi di media, e il coinvolgimento di vittime civili, giustificano il colpo che Israele vuole infliggere a Hamas?
«Nella mia valutazione, tutto è dettato dal modus operandi di Hamas: se lanci razzi da una zona abitata, vuoi che Israele reagisca colpendo innocenti e fare sì che tutti condannino gli israeliani. Ma Israele ha il dovere di agire contro le rampe di lancio, i tunnel e i terroristi. Immaginiamo che un’organizzazione da un territorio limitrofo lanci razzi su Roma, qualcuno si porrebbe domande su come reagire? Stiamo parlando di un’organizzazione terroristica che sfrutta la propria popolazione nella maniera più cinica possibile: perché Hamas se ne sta sottoterra mentre i civili non sanno dove andare? Pochi giorni fa il ministero degli Interni di Hamas a Gaza ha mandato un sms a tutti i cittadini avvertendo di non pubblicare video di lanci di razzi. Gli interessa che non venga svelato dove sono i lanciarazzi, perché sanno bene che sparano da quartieri densamente popolati».

– Che cosa deve succedere perché le cose cambino?
«Israele deve cambiare la sua politica: significa contemplare anche mosse offensive nei momenti di apparente tranquillità, appena parte un solo razzo. Zero tolleranza verso l’arricchimento dell’arsenale di Hamas. O ci ritroveremo in un nuovo scontro a breve».
(la Repubblica, 17 maggio 2021)

Ripesco un vecchissimo articolo, inviatomi all’epoca dall’amico Toni (dove sei, grande Toni?)

Ma cosa dovrebbe fare Israele per difendersi?                     

Da un articolo di Evelyn Gordon su Jerusalem Post, 20 febbraio 2001                                                              

Esiste una qualunque misura che Israele potrebbe adottare per difendere la propria popolazione dagli attacchi palestinesi e che sia considerata legittima da governi e osservatori occidentali?   
Nel corso degli ultimi mesi, di fonte alla vera e propria guerra di attrito che i palestinesi hanno scatenato in risposta a offerte negoziali senza precedenti, Israele ha tentato tutta una serie di tattiche diverse che sono state invariabilmente condannate, anche in Europa e negli Stati Uniti.         
All’inizio il governo israeliano adottò la tattica più semplice di tutte: disse semplicemente ai suoi soldati di rispondere al fuoco quando erano presi di mira. Ma, dal momento che i miliziani palestinesi adottarono sistematicamente la pratica di sparare dal bel mezzo di folle di civili più o meno aggressive, questa       tattica si tradusse in un alto numero di vittime tra la popolazione, e non solo tra i miliziani armati. Ne seguì una condanna universale della “ferocia” d’Israele, con una sorta di invito implicito ai soldati israeliani a lasciarsi bersagliare senza reagire.        
Israele decise poi di colpire le proprietà anziché le persone. In risposta ai più gravi attacchi palestinesi, venne dato l’ordine di distruggere edifici appartenenti alle organizzazioni responsabili, dopo averne avvertito gli occupanti e aver dato loro il tempo per mettersi al sicuro. Per garantire la minore quantità possibile di danni collaterali si fece ricorso a sistemi d’arma sofisticati, come gli elicotteri da combattimento. Risultato: condanna universale di Israele, questa volta per aver fatto uso di armi tecnologiche, benché fosse evidente che il loro utilizzo mirava proprio a evitare vittime civili.                         
Israele ha anche tentato la leva della pressione economica, una tattica cui spesso le nazioni fanno ricorso in caso di conflitti a bassa intensità come strumento alternativo allo scontro violento. Sembrava ovvio che Israele avesse il diritto di sospendere il trasferimento all’Autorità Palestinese dei fondi coi quali essa  si procura le armi da guerra che poi vengono usate contro militari e civili israeliani, o finanzia le campagne di istigazione all’odio che poi scatenano attentati e violenze contro Israele. Impedire alla popolazione del campo avverso d’attraversare il confine e congelare i beni patrimoniali del nemico sono  comportamenti assolutamente normali in caso di conflitto. Ma evidentemente non è così nel caso di Israele, criticato da tutti anche per queste misure di semplice prevenzione.                  
Infine, il governo israeliano ha optato per la tattica più difficile, quella di cercare di arrestare e, quando non è possibile, uccidere con precisione soltanto gli individui che si rendono responsabili di attacchi e violenze. Una tattica che non comporta danni né vittime tra la popolazione inerme perché le Forze di Difesa israeliane possono scegliere il momento e il luogo per colpire, quando non ci sono civili innocenti nei paraggi. Questo in genere significa sorprendere i terroristi mentre non sono concretamente impegnati in attività violente. In teoria, non ci sarebbe nulla di sbagliato: cogliere il nemico di sorpresa è una delle regole più ovvie della tattica militare. Nessuno si aspetta da un esercito in guerra che, in ogni singola occasione, prima di sparare aspetti che sia il nemico ad aprire il fuoco. Ma anche qui, sembra che le regole normali non valgano per Israele. E così una tattica che punta, a costo di maggiori rischi per i soldati israeliani, a colpire in modo mirato i responsabili evitando il più possibile vittime civili è stata condannata come una forma di brutale assassinio.
A questo punto sarebbe legittimo domandare a politici e osservatori occidentali secondo loro quale tattica sarebbe mai concessa a Israele, a parte quella di lasciare che i suoi cittadini, militari e non, vengano bersagliati senza muovere un dito per difenderli. Non c’è governo israeliano che non userebbe molto volentieri tattiche di difesa gradite all’occidente, se solo queste tattiche esistessero. Ma se, come pare, non esiste strumento di difesa che Israele possa adottare senza incorrere nella condanna universale, allora il governo israeliano – qualunque governo israeliano – non potrà fare altro che ignorare l’opinione pubblica internazionale e comportarsi come ritiene necessario. Giacché nessun governo israeliano, come nessun altro governo del mondo, può stare con le mani in mano mentre ogni giorno i suoi cittadini vengono aggrediti e minacciati di linciaggio.

E chiudo tornando a casa nostra.  

Gerardo Verolino

Per la rubrica “Scene da un manicomio”

l’altro giorno, ad Aosta, un centinaio di attivisti Lgbt ha organizzato un flash mob a sostegno del ddl Zan contro l’omofobia ma anche a difesa dl Hamas che, a Gaza, perseguita i gay considerando l’omosessualità un crimine. In pratica, hanno manifestato per gli omosessuali e, nello stesso momento, per i loro carnefici.

Infermieri!

Hanno il cervello liquefatto, e non se ne accorgono.
Vi lascio con due immagini: chi, in casa nostra, fa il tifo per il terrorismo

e da dove parte tutto questo

Pienamente prevedibile, del resto, e previsto, già dal momento in cui una certa signora ha pubblicamente dichiarato: “Biden sarà presidente, qualunque sia il conteggio finale” e il citato signore, in uno dei suoi molti momenti di scarsa lucidità e conseguente scarso autocontrollo si è lasciato andare ad annunciare che “abbiamo messo in piedi la più straordinaria macchina di brogli elettorali della storia”.

barbara