ANCORA DUE PAROLE SU QUEL BRAV’UOMO

Un buon articolo.

Tutu, un Nobel del politicamente corretto

Il defunto vescovo anglicano era un socialista, fatto passare per il Martin Luther King africano. Era nota la sua collateralità all’Anc, che usava metodi in stile Black Lives Matter. E le sue parole sugli ebrei erano cariche di antisemitismo.

Il corpo di Desmond Tutu verrà liquefatto, qualunque cosa ciò voglia dire. Bufala? Boh. Ormai non si capisce più niente e quello giornalistico è diventato un mestiere dinastico in via di patetica estinzione. Se è vero (e non è una errata traduzione dell’afrikaans «cremato», prima che qualche speaker francofilo dica «Tutù»), è quanto meno singolare per un arcivescovo (anche gli anglicani sono cristiani).

Premio Nobel per la Pace 1984, uno dei primi della svolta politicamente corretta di Oslo, fu fatto passare per il Martin Luther King degli africani. Il solito boomerang occidentale in piena Guerra Fredda, quando l’Urss cercava di «dialettizzare i contrasti» in Sudafrica, da cui, prima dell’allargamento del canale, passavano le grandi petroliere troppo larghe per Suez. La carriera di Tutu era stata stupefacente. Lasciati gli esami di medicina per il sacerdozio, dopo gli studi a Londra eccolo subito vescovo del Lesotho. Un anno, ed è segretario generale del Consiglio delle Chiese Sudafricane. E immediatamente comincia a viaggiare in tutto il mondo. Scopo di questi viaggi, propagandare il boicottaggio economico del Sudafrica reo di apartheid. E il tirannico governo di Pretoria che fa, gli revoca il passaporto? Per niente. E giù premi. Anche quello intitolato a Martin Luther King. Il Nobel, poi, gli vale anche l’arciepiscopato di Città del Capo. En plein.

La sua amicizia e collateralità con l’Anc (African National Congress) è nota e dichiarata. Anche se sui trenta membri del direttivo Anc una ventina erano membri del Partito comunista sudafricano. E mentre dal vicino Mozambico, in piena dittatura comunista, la gente scappava verso l’apartheid sudafricano, evidentemente considerato preferibile. L’Anc, per abbattere il regime, provocava disordini continui, conditi da distruzioni e saccheggi in stile Black Lives Matter ante litteram. I più anziani tra noi ricorderanno le foto dei famosi necklaces, le «collane» di pneumatici cosparsi di benzina e incendiati, messi al collo dei «collaborazionisti» neri con le mani legate dietro la schiena. Il primo presidente dell’Anc era l’altrettanto celebrato Mandela, premio Nobel pure lui e immortalato da Hollywood con un film agiografico. Aspettiamoci dunque un film su Tutu.

Scartabellando tra le notizie d’epoca ho trovato un bel florilegio di frasi storiche di quest’ultimo, compilato da Ettore Ribolzi per «Cristianità» nel 1987, dunque in corso d’opera. Mi permetto di riproporne alcune. Vancouver, 1983: «Trovo il capitalismo del tutto orrendo e inaccettabile. Io sono socialista». Zambia, 1985: «Se i russi venissero in Sudafrica oggi, allora la maggior parte dei neri che rifiutano il comunismo perché ateo e materialista li accoglierebbe come salvatori. Ogni cosa sarebbe migliore dell’apartheid». Stesso anno, alla rete televisiva Wnbc di New York: «Ma noi siamo i loro domestici, siamo noi che ci prendiamo cura delle case della gente bianca. Facciamo da mangiare e sorvegliamo i loro bambini. Alcuni domestici potrebbero essere reclutati e potrebbe essere loro fornita una fiala di arsenico» (l’intervistatore aveva fatto osservare che le armi le avevano i bianchi).

Uno dei pochissimi a non aver aderito alle sanzioni economiche contro il Sudafrica era stato Israele. E Tutu, nel 1984 invitato dal Gruppo dei deputati ebrei sudafricani, minacciava: «Secondo il Nuovo Testamento gli ebrei devono soffrire. Pertanto metteremo ciò in pratica, se prenderemo il potere». Infatti, «gli ebrei sono i maggiori sfruttatori dei neri, perciò devono soffrire». Concludendo, «non ci sarà simpatia per gli ebrei quando i neri prenderanno il posto dei bianchi». Plauso dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina, di Arafat, altro premio Nobel, anche lui per la Pace), il cui rappresentante nello Zimbabwe, Alì Halimeh, diceva: «Siamo convinti che il collasso del sistema del Sudafrica condurrà alla distruzione dello Stato sionista in Medio Oriente». Peccato che il Mossad sia sempre più furbo di loro.
Rino Cammilleri, qui.

E un po’ di esperienza diretta.

Gentile Redazione, Vivevo in Sud Africa. Cinque splendidi anni fino al 1986, quando fu chiaro che il Paese sarebbe finito in altre mani, con le conseguenze che possiamo vedere. Anche negli anni della “feroce apartheid” Tutu viveva nel quartiere più esclusivo di Città del Capo: Costancia. Ho rispetto per Nelson Mandela; ha saputo gestire il passaggio di poteri. Winnie Mandela – invece – amica e sodale, compagna di partito di Tutu, presenziava processi in cui neri erano imputati, assistendo alla condanna, molto etnica e pittorescamente tribale: Il necklace, la collana. Al condannato, immobilizzato, veniva posto, intorno al collo, un copertone di auto. Tipo collana, appunto. Poi una generosa spruzzata di benzina e lo spettacolo era garantito. Ustioni e soffocamento. L’arcivescovo ignorava tutto ciò? Lo sapevano tutti. Premio Nobel per la pace. Ognuno si diverte come può, come ritiene giusto. Ma è giusto? Il suo antisemitismo d’accatto non è sorprendente. Non per me. Saluti,
Gianfranco Pacini, qui.

Abbiate pazienza ma io, come è noto, detesto i santini.

barbara

HO CAMBIATO IDEA

E due parole sull’antisemita di merda che ha recentemente tirato le cuoia le voglio dire. O meglio, le faccio dire a chi sa farlo molto meglio di me.

Il lato oscuro dell’eredità di Desmond Tutu

Desmond Tutu è stato sepolto ieri con tutti gli onori, ed è giusto: perché il vescovo sudafricano è stato un grande combattente della battaglia contro l’apartheid in Sud Africa, e ha contribuito a distruggere l’obbrobrio razzista, la peggiore delle violazioni dei diritti umani. Ma dobbiamo essere giusti, ed evitare, specie in tempi di antisemitismo crescente, di costruire falsi santini. Qualcosa si è confuso nella psiche del vescovo rivoluzionario, se il suo messaggio dalla sacrosanta crociata contro il razzismo si è avventurato in una autentica guerra contro il Popolo ebraico, la sua religione, il suo Stato.
Purtroppo restano nella sua biografia le frequenti affermazioni contro la “lobby” ebraica definita “troppo potente” e “terrificante”, gli stereotipi che usava per gli ebrei sul “denaro”, il “potere”, “l’arroganza”, l’idea nazifascista che siano gli ebrei “la causa di molti problemi nel mondo”. Tutu era appassionatamente filopalestinese, e questo è legittimo: ma sostanziava la sua passione con una quantità di stereotipi menzogneri, paragonando gli ebrei ai nazisti, e trasferendo su di loro il concetto di Shoah. Diceva  che gli ebrei si attribuisco il monopolio dell’Olocausto, e che il mondo non vuole perdonare i nazisti, mentre perdona Israele per l’Olocausto che opera sui palestinesi; ha persino detto che “le camere a gas” erano comunque “una morte più pulita” di quella inflitta dall’apartheid di Israele sui palestinesi.
Tutu immaginò proditoriamente e con violenza propagandistica che Israele fosse razzista, come lo era il Sud Africa bianco, verso gli arabi… E non finisce qui. La sua invenzione che Israele sia razzista è la madre della delegittimazione odierna del Paese del Popolo ebraico, che è invece multirazziale, multietnico, multiculturale, multicolore, pieno di immigrati dall’Africa, con una minoranza araba che ha tutti i diritti, che protegge i cristiani, i bahai, qualsiasi minoranza religiosa. Gli arabi siedono in Parlamento e nel Governo con un Partito della Fratellanza musulmana oltre ad avere accesso a ruoli di primaria importanza nelle università, negli ospedali, nell’high-tech, nella vita sociale e pubblica.  L’invenzione di boicottare Israele, di Desmond Tutu, è la madre del BDS: un movimento che cerca di soffocare Israele, compreso gli arabi israeliani e i palestinesi che vi sono legati, strangolandolo culturalmente ed economicamente, ed è difficile da attribuire a un cuore cristiano e altruista. Tutu ha risposte all’accusa di essere antisemita dicendo che “c’è poco da fare, gli ebrei sono un popolo peculiare, gli piaccia o meno”.
Sì, peculiare, altruista, morale, forte e determinato: lui se lo immaginava in modo stravolto dall’odio, e questo si chiama antisemitismo. Niente monumenti per favore.
Fiamma Nirenstein, 1 gennaio 2022.

I seminatori di discordie stanno nella IX Bolgia dell’VIII cerchio: sarà lì che si trova? O nell’ottava, coi cattivi consiglieri? O forse nel IX cerchio con i traditori, e precisamente nella Giudecca, in quanto traditore di Cristo? Questo non abbiamo modo di saperlo, ma sicuramente possiamo dire che si trova là, nel fondo del fondo.

barbara

UN EBREO UN CRISTIANO E UN MUSULMANO

Normalmente quando sentite di “un ebreo, un cristiano e un musulmano” supponete che sia l’inizio di una barzelletta. Ma nel Sylvan Adams Children’s Hospital a Holon, Israele, è una straordinaria storia vera del potere della coesistenza.
Hannah, una bambina di 8 anni di Myanmar, è arrivata in Israele per un intervento cardiaco salvavita grazie all’organizzazione israeliana Save a Child’s Heart. I tre medici che hanno eseguito l’intervento erano un ebreo, un cristiano e un musulmano. (Qui)

(E no, non parlerò della morte di un famoso antisemita di merda)

barbara

SPIGOLATURE 4

con deviazioni, voli pindarici e partenze per la tangente

Google inclusivo

che poi cosa vuol dire feste stagionali? Pasqua Pentecoste e Ascensione non sono forse feste primaverili? L’Assunta, aka Ferragosto, non è una festa estiva? Mah. Che poi qualcuno di veramente inclusivo c’è

indovinate dove

Noi, comunque, che siamo retrogradi e conservatori  – “ostinato conservatorismo”, l’ha chiamato una persona progressista, che detesta le religioni monoteiste e ama follemente le religioni pagane degli indiani d’America, quelle con le ecatombi di sacrifici umani e dello sport praticato con teste mozzate (e da brava sinistrissima, con le ecatombi di innocenti deve avere sicuramente grande dimestichezza); e siccome non ero sicura di ricordare bene e volevo verificare, sono andata in internet e cercando “sport con testa mozzata degli indiani d’America” ho trovato questo

Annuncio • http://www.amazon.it/
Amazon.it – Teste mozzate – Scopri tutte le offerte
Ampia selezione di prodotti per la casa. Spedizione gratis (vedi condizioni)

Insomma su Amazon trovi tutto, dall’ago al cannone passando per la rotula del nonno morto in odore di santità e repentinamente sottratta dagli avidi nipoti per venderla quale reliquia – fine della digressione; noi retrogradi conservatori, dicevo, continuiamo a chiamare le cose col loro nome di sempre e a scrivere letterine a Babbo Natale – con le precauzioni del caso, beninteso

Ho verificato, dicevo, perché non mi va di fare figure di merda come quelle di chi posta roba così

dove si constata che mio cuggino è andato in pensione e anche mio suocero, quello a cui dopo il vaccino non solo il braccio faceva male (maavaaa?), ma ci si attaccavano anche tutti i cucchiaini di casa, e adesso sono stati sostituiti da mia Cognata, rigorosamente maiuscola e rigorosamente anonima, così come la città in cui vive e l’ospedale in cui il fattaccio è stato documentato – perché tutto quello che avviene negli ospedali viene documentato – come sarebbe logico se si vogliono costringere i covidioti provax, come ci chiamano quelli che hanno capito tutto, perennemente scettici sull’olocausto in atto per mano dei nipotini di Mengele, a verificare e toccare con mano la veridicità di quanto qui denunciato. A parte questo, c’è un senso in quello che c’è scritto qui? Cioè questa avrebbe fatto il vaccino al secondo mese di gravidanza, avrebbe avuto un aborto al quarto ovviamente per colpa del vaccino sicuro sicurissimo perché questa sì che è una scienza esatta, e adesso avrebbe avuto una diagnosi (diagnosi?) di infertilità: cioè, sarebbe diventata sterile a causa del vaccino? E questa sterilità post-concepimento avrebbe causato l’aborto? O prima ha abortito a causa del vaccino e poi l’aborto l’avrebbe fatta diventare sterile? E chi e perché ha deciso di fare esami e controlli per verificare se sia fertile o no? Perché una persona che è rimasta incinta una volta dà per scontato di essere fertile. Se poi dopo l’aborto ci riprova e dopo mezzo anno, un anno, due anni ancora non è riuscita a restare incinta, le viene il dubbio che l’aborto abbia provocato qualche guaio e comincia a sottoporti a verifiche per conoscere la situazione. Ma una – rigorosamente anonima e di non si sa dove, non dimentichiamolo – ha un aborto spontaneo e immediatamente chiede di verificare se non sia diventata sterile? E le verifiche si fanno così in quattro e quattr’otto, come fare una radiografia? E la cardioaspirina “non si sa fino a quando” collegata a cosa? All’aborto? Alla sterilità? Serve per tentare di farla ridiventare fertile e deve continuare fino a quando la terapia non avrà successo? Cioè, vi rendete conto che c’è gente, non contadini con la terza elementare bensì gente laureata in ambito tecnico scientifico, che si beve roba simile? Per non parlare dei paragoni osceni che ancora e ancora ritornano

(e il maestro, in orario di lezione, legge il giornale voltando le spalle alla classe?)

Eh già, tutti esperti di tutto, ormai

mentre l’ignoranza cresce a dismisura

(e quante volte capita di leggere, da gente acculturata, avvolte, apposto, apparte, per non parlare delle famigerate donne incinta, o addirittura in cinta, che ogni volta mi viene un attacco di acidità di stomaco)
Per i più ignoranti, comunque, abbiamo qualche suggerimento utile

compreso quello di studiare la storia

Una delle ragioni più importanti per studiare la storia è che letteralmente ogni idea stupida che oggi è di moda è stata provata in precedenza e si è dimostrata disastrosa. Dobbiamo continuare a ripetere gli stessi errori per sempre?
Per fortuna c’è chi si dedica allo studio delle lingue

e chi potrebbe tranquillamente aspirare al Nobel

E a proposito di cose elevatissime, c’è anche l’Onu

Poi c’è anche chi si dedica coscienziosamente agli aggiornamenti

e chi agli esperimenti e alla loro verifica.

Il resto alla prossima puntata.

barbara

SPIGOLATURE 2

Mancano Trump e Orban, ma nel complesso direi che ci siamo

D’altra parte è anche colpa di Dante che non ne ha previsti di più.

Un paio di dritte agli amici BDS

E un omaggio ai geni creativi

che trovano soluzioni semplici a problemi complessi, quali il parcheggio di una sedia a rotelle.

E uno anche agli eroi che si sacrificano per la classe operaia

Un suggerimento per un nuovo gioco erotico

Una domanda legittima

Eh, brutta roba l’analfabetismo, vero?

Consigli per un matrimonio felice

Che se poi riesci a sposarlo lo stesso rischi di sentirti dire “let me discuss it with my first wife”.

Una nota politica

Un bel ritratto dei progressisti

Un tuffo nella preistoria

E infine:

MASCHIO BIANCO ETERO? NO DISABILE? AHIAHIAHIAHIAHI!

Continua.

barbara

ANCORA DUE PAROLE SUL “CASO EITAN”

Riporto alcuni degli “argomenti” degli israelisti trovati in rete:

“è nato in Israele” – E dunque? Il luogo di nascita è forse una catena ancorata al muro?

 “parla ebraico” –  Falso: Eitan è bilingue, dote preziosa che quasi sicuramente perderebbe se si trasferisse in Israele,

“i suoi nonni sono lì” – E dunque? Sta scritto nella Carta Universale dei Diritti Umani il diritto dei nonni di avere i nipoti con sé? A parte questo, stiamo discutendo del benessere del bambino o di quello dei nonni?

“violando i diritti civili dell’intera famiglia materna” – Qualcuno potrebbe cortesemente citarmi l’articolo esatto della suddetta Carta Universale dei Diritti Umani, o della Costituzione italiana o della legislazione israeliana che sancisce i diritti civili delle famiglie materne? A parte questo, stiamo discutendo del benessere del bambino o dei diritti della famiglia materna?

“una zia che ha grado di parentela di 3° grado e non ai nonni che hanno parentela di 2° grado”  – Bambini smistati in base a un algoritmo? Se assomigliassi a quelli che amano fare certi paragoni, direi che l’esperimento di trasformare le persone in numeri lo ha già fatto qualcuno, e non è stata una bella esperienza. A parte questo, stiamo discutendo del benessere del bambino o dei diritti dei parenti?

“in Israele eitan ha una grande famiglia.in Italia due zii e due cuginetti” – Eh, ma che schifo quei due zii e quei due cuginetti! E poco importa che quelli siano stati per sei anni la sua frequentazione abituale  e gli altri no. La quantità, per qualcuno, vale più della qualità.

“Il futuro di Eitan è scritto, sfortunatamente, nei gamberetti conservati nel frigorifero della zia” – Di questo commento non saprei dire se sia più grande la volgarità o la meschinità.

“e nella scuola dalle suore scelta per lui dalla stessa zia” – Falso: scelta dai genitori che gli avevano fatto frequentare lì anche la scuola materna, probabilmente per lo stesso motivo per cui a Torino diversi genitori cattolici hanno iscritto i propri figli, quando ne hanno avuto la possibilità, alla scuola ebraica: perché le scuole religiose sono migliori, più serie, più affidabili (niente scioperi, niente occupazioni, niente “autogestioni” eccetera) e più severe.

“L’Italia gli ha portato via una figlia, un nipotino e i genitori, lasciategli almeno questo” – L’Italia chi? Io? Il presidente della repubblica? Il governo? I sessanta milioni di cittadini? A parte questo, stiamo discutendo del benessere del bambino o del diritto della famiglia materna ad avere Eitan come tappabuchi per compensare la perdita subita?

Di altri pseudo argomenti avevo parlato nel primo post. In pratica, gli unici due argomenti concreti (lingua e scuola) sono falsi, tutti gli altri sono unicamente ideologici, dell’ideologia degli adulti, che tentano di scaricarla su un bambino di sei anni che di ideologie sicuramente non ne ha, oppure attenti ai diritti e agli interessi delle famiglie, e il bambino si fotta. Quanto al nonno rapitore ben deciso a dare battaglia e a tutti quelli che lo incoraggiano a “resistere” e a fanno il tifo per lui, a me, lasciate che lo dica, sembrano tanti avvoltoi intenti a strappare pezzi di carne dal corpo del bambino.

barbara

LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO

Il nonno lo ha rapito perché, ha detto, non ha fiducia nella giustizia italiana. Ora la giustizia israeliana ha stabilito che, essendo cresciuto in Italia, deve tornare in Italia: c’è giustizia finalmente, per dirla Tramaglino-style. Lui comunque ha detto che non si arrende e darà battaglia, vale a dire che continuerà a tenere il bambino in bilico, a farlo sballottare di qua e di là, senza certezze, senza stabilità, senza pace. C’è qualcuno che voglia ancora raccontare e raccontarsi che a quell’uomo interessa il bene del bambino? Quello che è certo è che, purtroppo, il trauma subito a causa di quell’uomo, lo sradicamento, il lavaggio del cervello, il girotondo di persone intorno a lui, le tensioni, difficilmente lo lascerà indenne.

barbara

TALE PADRE TALE FIGLIA

Cecilia Strada 

Aaaallora. Avevo pensato di dare una serie di risposte collettive, informative ed educative, a tutte le bufale su mio padre, Gino Strada, che mi sono state segnalate nelle ultime settimane (dalla vaccata della residenza in Svizzera alla bufala sui soldati italiani a Mosul, passando ovviamente per gli anni ’70, katanga, Ramelli e diffamazioni varie che hanno già perso in un tribunale, ripeto che hanno già perso in un tribunale).

Poi ho pensato che no, non ho il dovere di educare chi calunnia. Io sono responsabile di quello che faccio e dico. Gli altri devono fare lo stesso, anche quando inciampano in una bufala e anziché controllare – come faccio io prima di parlare – la fanno propria diffondendola. Io non ho il dovere di educare gli altri, e chi calunnia è l’unico responsabile delle proprie parole.

Questa settimana ho troppo da fare, ma settimana prossima prometto che trovo due ore per parlare con l’avvocata e arrivo, ragazzi, arrivo da tutti. Se avete condiviso bufale senza pensarci, vi consiglio di trovare anche voi due ore per la vostra avvocata, perché ho un sacco di voglia di finanziare un po’ di soccorsi in mare con i vostri soldi.

E anche questo, in realtà, sarà educativo: insegnerà a un po’ di persone come si sta al mondo, che esistono le leggi, e che non si può diffamare a caso. Poi magari potete rivolgervi – per aiutarvi a pagare il risarcimento – a quelli che vi hanno riempito di bufale. Dubito vi aiuteranno, ma potete provare. Buooona serata!

Gente lurida, di padre (e madre) in figlia, che vuole i nostri soldi per foraggiare i trafficanti di esseri umani, svuotando l’Africa delle sue risorse umane e scaraventandole sulle nostre coste, per metterle al servizio della criminalità organizzata o a raccogliere pomodori dall’alba al tramonto per una manciata di euro al giorno, perché lei è una filantropa, sta scritto su Wikipedia. Poi un paio di mesi fa ha anche rivelato pubblicamente di essere bisessuale – perché far sapere con chi si scopa è essenziale per fare il mestiere del filantropo – e quindi adesso vale doppio, se la critichi, adesso che è finocchia, oltre che filantropofobo negrofobo negrierofobo e clandestinofobo sei anche finocchiofobo. Forse tra l’altro è il caso di segnalare a Israele la lurida lettera scritta dalla defunta sposa e madre e suggerirgli di trovarsi un buon avvocato che faccia sputare un bel po’ di soldini per la diffamazione e calunnia ivi condotte, in modo da poter meglio combattere contro i terroristi rimessi, dal  signor Strada, in condizione di tornare ad ammazzare infedeli, a partire dagli ebrei. Ricordando, per inciso, che se la signorina Strada ci denuncia accusandoci di avere mentito su suo padre, è lei a dover dimostrare che noi mentiamo e che suo padre non era un terrorista, non viceversa: se siamo ancora in uno stato di diritto, è l’accusa che deve essere provata, non la difesa.
E stendiamo un velo pietoso sul suo stile di scrittura da bimbaminkia, che sarebbe penoso a quindici anni, figuriamoci a quarantatré suonati.

barbara

E ANCHE QUESTO, DOPOTUTTO, È UN EROE

La gioia del medico musulmano del Regno Unito nell’aiutare a separare le gemelle siamesi ebree israeliane

Nato in Kashmir, il dottor Noor Ul Owase Jeelani, un’autorità mondiale sui gemelli siamesi, afferma di aver lavorato per mesi con il team israeliano: “Tutti i bambini sono uguali, di qualsiasi colore o religione”

Un medico musulmano di Londra ha parlato del suo orgoglio e della sua gioia nell’aiutare a separare le gemelle siamesi ebree israeliane poco più di una settimana fa, dicendo che ciò dimostra che “dal punto di vista di un medico, siamo tutti uguali”.
Il personale del Soroka University Medical Center di Beersheba ha completato con successo l’operazione sulle gemelle congiunte alla testa e ha affermato che ora probabilmente le bambine potranno crescere e vivere una vita normale.
L’équipe medica ci è riuscita nonostante non avesse mai eseguito un intervento del genere, che comportava complesse decisioni sui due piedi su quale vaso sanguigno dare a quale gemella, e valutando in tempo reale l’impatto che le decisioni immediate stavano avendo sul funzionamento del cervelli.

Ora, l’uomo che ha presentato l’esperienza, ha raccontato la sua storia a The Times of Israel – e ha detto che dovrebbe servire a ricordare che la medicina trascende tutte le divisioni.
Il dottor Noor Ul Owase Jeelani, neurochirurgo pediatrico al Great Ormond Street Hospital di Londra, ha eseguito altri quattro interventi di separazione su gemelli congiunti alla testa con crani fusi, cervelli intrecciati e vasi sanguigni condivisi. Lui e il suo collega, il professor David Dunaway, sono considerati i massimi esperti mondiali su questi casi.
Jeelani dirige un’organizzazione no-profit, Gemini Untwined, per pianificare ed eseguire questo genere di operazioni. Quando i medici del Soroka hanno dovuto prepararsi per l’operazione, lo hanno contattato. Ha accettato, per la prima volta, di operare al di fuori del Regno Unito.
Ha detto che il fatto che un medico musulmano nato in Kashmir si sia sterilizzato a fianco di una squadra israeliana per aiutare una famiglia ebrea è stato un promemoria della natura universale della medicina.
“È stata una famiglia fantastica quella che abbiamo aiutato”, ha affermato. “Come ho detto per tutta la vita, tutti i bambini sono uguali, di qualsiasi colore o religione”, ha detto. “Le distinzioni sono fatte dall’uomo. Un bambino è un bambino. Dal punto di vista medico, siamo tutti una cosa sola”.
Ha trovato profondamente commovente la gioia della famiglia per il successo dell’operazione.
“C’è stato un momento molto speciale in cui i genitori erano al settimo cielo”, ha affermato. “Non ho mai visto in vita mia una persona sorridere, piangere, essere felice ed essere sollevata allo stesso tempo. La madre semplicemente non poteva crederci, abbiamo dovuto prendere una sedia per aiutarla a calmarsi”.
Il coinvolgimento di Jeelani con i gemelli siamesi è iniziato nel 2017, quando un neurochirurgo di Peshawar, in Pakistan, gli ha chiesto di operare su due gemelle siamesi identiche, Safa e Marwa, nate tre mesi prima da una donna del nord del Pakistan rurale.
Ha raccolto i soldi da un commerciante di petrolio pakistano di nome Murtaza Lakhani e, con Dunaway, ha eseguito con successo l’operazione, dopo centinaia di ore di preparazione. Ha proseguito fondando Gemini Untwined ed eseguendo altri interventi chirurgici.
Ha lavorato per mesi alla chirurgia israeliana.
“Siamo stati coinvolti fin dall’inizio, parlando con la squadra in Israele e pianificandolo con loro per un periodo di sei mesi”, ha detto.
Jeelani ha aggiunto: “Questo ultimo intervento soddisfa un obiettivo chiave della nostra organizzazione benefica, ossia mettere squadre locali all’estero in condizione di intraprendere questo lavoro complesso, utilizzando con successo la nostra esperienza, conoscenza e abilità acquisite negli ultimi 15 anni con i nostri precedenti quattro gruppi di gemelli.” (Qui, traduzione mia)

barbara

ANCORA SUI VACCINI 2

Inizio con un po’ di numeri, quelli tutti interi, non quelli pescati selezionando quelli che fanno comodo a dimostrare la propria tesi precostituita. Perché per sapere se e quanto i vaccini funzionano, non vanno contati gli ammalati fra i vaccinati, bensì i vaccinati fra gli ammalati. E quando si opera in questo modo, i risultati sono questi:

E ora un po’ di numeri su Israele, che tutti i novax chiamano in causa per dire che Israele, pioniere e capofila della vaccinazione, è la prova che i vaccini non servono a niente, anzi, sono proprio i vaccini a provocare la malattia (il come, visto che nel vaccino a mRNA NON c’è il virus, rimane un mistero)

over 60, azzurro non vaccinati, verde chiaro vaccinati parziali, verde scuro vaccinati completi
under 60, azzurro non vaccinati, verde chiaro vaccinati parziali, verde scuro vaccinati completi

Aggiungo alcuni dati e una domanda, che mi sembra l’unica sensata, dell’amico Enrico Richetti, che ha famigliari in Israele e informazioni sempre di prima mano.

Enrico Richetti

Dal 27 luglio al 25 agosto in Israele, i malati gravi oltre i 60 anni sono:
triplicati tra i vaccinati
quadruplicati tra i vaccinati con una sola dose
moltiplicati per nove tra i non vaccinati.

**************************************************

Chi non crede ai dati ufficiali, che alternative offre?

E infine due note significative dalla Russia

Passo ora a un importante e documentato articolo sul più allarmante degli effetti negativi dei vaccini a mRNA.

Indagine sui casi di miocarditi notificati in relazione ai vaccini a mRNA anti-COVID-19

Informazione per gli operatori sanitari

04.06.2021

In tutto il mondo vengono al momento esaminati i rarissimi casi notificati di sospette miocarditi che possono avere una correlazione con l’uso dei vaccini a mRNA anti-COVID-19. Finora Swissmedic ha ricevuto solo un numero relativamente esiguo di notifiche di reazioni avverse riguardanti le miocarditi. Swissmedic ritiene comunque utile fornire agli operatori sanitari un’informazione sullo stato attuale delle conoscenze.

La miocardite è una malattia cardiaca infiammatoria causata principalmente da virus. I fattori scatenanti possono però essere anche altri agenti patogeni infettivi, sostanze tossiche, medicamenti o malattie immunomediate.

L’incidenza delle miocarditi è di circa 22 su 100 000 (per fare un confronto: in Svizzera l’incidenza dell’infarto miocardico acuto è dieci volte superiore con 227 su 100 000). I tipici sintomi di una miocardite acuta includono dolore toracico, dispnea, spossatezza e palpitazioni, fino a sincope e shock cardiogeno nei casi gravi.

I sintomi clinici di una miocardite possono essere molto variabili e persino assomigliare a quelli di un infarto miocardico acuto. Una miocardite dovrebbe essere presa sempre in considerazione nei pazienti che presentano un aumento dei biomarcatori cardiaci come la troponina o alterazioni dell’ECG che sono compatibili con un danno miocardico o che documentano un’aritmia cardiaca finora non nota.

Anche le alterazioni della morfologia e della funzione del ventricolo sinistro riscontrate tramite ecocardiogramma o RM cardiaca (tomografia a risonanza magnetica) possono essere dovute a una miocardite. Le misurazioni della reazione infiammatoria e del suo profilo di distribuzione nel cuore tramite RM cardiaca consentono di diagnosticare una miocardite con elevata sicurezza. In sintesi, la diagnosi clinica di una sospetta miocardite si basa su una combinazione di parametri e risultati clinici.

Notifiche spontanee dalla Svizzera

Alla luce dei quasi 5 milioni di dosi di vaccino somministrate (stato: inizio giugno 2021), fino al 27.05.2021 a Swissmedic sono stati notificati i seguenti casi: miocardite (n=2), perimiocardite (n=4) e pericardite (n=6), con sovrapposizioni tra queste patologie. Pertanto, il tasso di notifica delle reazioni menzionate è stato finora di circa 1 notifica per 400 000 dosi di vaccino. Le notifiche riguardano 3 donne e 8 uomini, in un caso il sesso non è stato specificato. L’età media è di 47 anni (fascia d’età: 18-70). Quattro notifiche riguardano Comirnaty e sette il vaccino di Moderna, in un caso manca questa indicazione.

In nove casi i disturbi si sono verificati dopo la prima dose e in tre casi dopo la seconda dose. Il tempo intercorso tra la somministrazione della seconda dose e la reazione è stato in media di 8,75 giorni (periodo: da 1 a 28 giorni). Cinque pazienti su 12 erano affetti da patologie pregresse rilevanti, tra cui insufficienza renale cronica, condizione post-trapianto renale, sindrome mielodisplastica, pericardite recidivante (per la pericardite ora notificata dopo la vaccinazione). Un paziente (di 67 anni) con una patologia cardiaca pregressa e insufficienza renale dialisi-dipendente ha sviluppato uno shock cardiogeno ed è deceduto. La maggior parte degli altri casi, da quanto si evince dai documenti, ha mostrato un decorso piuttosto blando o non sono ancora disponibili informazioni definitive sulle conseguenze della malattia.

Notifiche internazionali di casi sospetti

Anche a livello internazionale vengono attualmente esaminati i rarissimi casi di sospette miocarditi/pericarditi verificatisi dopo le vaccinazioni con vaccini a mRNA anti-COVID-19. Una commissione per la sicurezza dei vaccini del Center for Disease Control and Prevention (CDC) statunitense ha recentemente sottolineato che i casi di miocarditi notificati finora sono relativamente pochi. I casi notificati di sospette miocarditi sembrano verificarsi principalmente negli adolescenti e nei giovani adulti, più frequentemente nelle persone di sesso maschile vaccinate e dopo la seconda dose. In genere, i disturbi iniziano nei primi quattro giorni dopo la vaccinazione e nella maggior parte dei casi notificati hanno mostrato un decorso blando.

Conclusioni preliminari e raccomandazioni per gli operatori sanitari

In considerazione del basso tasso di notifica generale, della bassa incidenza di fondo della malattia e della complessità clinica dei casi notificati, al momento a livello internazionale non è ritenuto chiaro se sussista effettivamente una relazione causale tra i vaccini a mRNA e queste reazioni.

Gli operatori sanitari dovrebbero in ogni caso prendere in considerazione questo sospetto di diagnosi se, in stretta relazione temporale con la vaccinazione, si verificano nelle persone disturbi che sono compatibili con una miocardite/pericardite e che non sono stati causati da altre malattie cardiache.

I casi sospetti dovrebbero essere notificati a Swissmedic con i relativi risultati degli esami. Il rapporto rischi-benefici positivo dei vaccini a mRNA utilizzati in Svizzera non è attualmente influenzato da queste notifiche di casi sospetti.

Swissmedic continuerà a monitorare con attenzione questo argomento in cooperazione con i centri regionali di farmacovigilanza e in stretta collaborazione con le autorità estere e, se dovessero emergere nuovi aspetti, immediatamente fornirà informazioni al riguardo o avvierà misure volte a ridurre i rischi. (qui)

Sembrerebbe dunque che le voci che corrono in merito siano quanto meno esagerate, e i numeri gonfiati, tanto più che le “notizie” sono regolarmente prive di fonte, o dotate di fonti inattendibili, quando non del tutto farlocche.
Aggiungo ancora questa riflessione, che condivido totalmente.

La libertà non è un pranzo di gala: la disobbedienza “incivile” nel tempo dei social media

In un’epoca contraddistinta dalla caotica cassa di risonanza dei social media, così immediati, così oleografici e sdrucciolevoli nella percezione della realtà del messaggio veicolato, e dall’infuriare della crisi pandemica, la quale dopo un anno e mezzo ha polarizzato il dibattito pubblico ben oltre il punto di non ritorno, c’è una locuzione che sembra affiorare all’aria, come se tornasse a pelo d’acqua dopo una lunga, immota apnea.
È la disobbedienza civile. Ne leggiamo, ne sentiamo parlare, la vediamo dipinta sui cartelli che si affastellano nelle piazze o sulle bacheche virtuali di cittadini che tra un buongiornissimo kaffè e un post su qualche complotto segretissimo ci tengono a comunicarci, e a comunicare al governo chiaramente, il loro essere dei ribelli, dei descamisados alla Pancho Villa.
Una delle caratteristiche più turpi della contemporaneità è senza dubbio quella di aver ingenerato l’illusione che tutto sia facile, semplice, lineare e tendenzialmente a costo zero. Persino la rivoluzione. Persino la ribellione.
Basta imbracciare il computer, dopo aver trangugiato una fetta di ciambellone e bevuto un cappuccino, aprire il proprio profilo Facebook e scriverci sopra una qualche chiamata alle armi, e ci si sentirà meglio, in pace col mondo. Forse anche più furbi.
L’atto di dissonanza e di dissidenza rispetto al potere costituito diventa un baudrillardiano ologramma, una copia originante da nessun originale. Ed è per questo che si reclama la libertà, si rivendicano i diritti, ma poi si rifluisce nell’italico ‘armiamoci e partite’, lasciando che sia immancabilmente sempre il famigerato ‘altro’ a escogitare il come e a porre in essere qualche condotta, subendone spesso le conseguenze che in genere sono anche spiacevoli.
Il rivoluzionario social timorato delle autorità inveisce contro i complotti, contro l’abuso del potere, contro la illegittimità delle leggi, evocando la giusnaturalistica forza della legge naturale (senza sapere cosa sia, chiaro), ma poi davanti alla forza reale del potere pubblico chinerà la testa e lascerà che ad andare davanti al metaforico plotone d’esecuzione siano gli altri.
Quando Henry David Thoureau scrisse, all’inizio del suo “Disobbedienza civile”, che “il migliore dei governi è quello che governa di meno”, lo poteva ben sostenere, avendo sperimentato l’interno di una galera e avendo soprattutto edificato una sua propria, coerente ed organica visione sulla ingiustizia strutturale del potere pubblico.
E d’altronde sarà sempre Thoureau, qualche pagina più avanti, parlando dei suoi confronti e scontri con la persona del suo vicino di casa esattore delle tasse a scrivere come in uno Stato che incarcera chiunque ingiustamente, il posto dei giusti sia la prigione.
Un tempo, prima di affermare la disobbedienza si decostruiva il problema con cui ci si doveva confrontare; in altri termini, l’oggetto della disobbedienza.
Oggi al contrario, nella narcisistica cacofonia di voci, idee sminuzzate, progetti abborracciati, complottismo d’accatto, si antepone la virtualità edonistica di un atto di rifiuto indirizzato contro il nulla o sparato ad alzo zero contro l’obiettivo sbagliato tanto per mostrarsi in pubblico e soltanto perché nella chat Telegram o nel gruppo Facebook il leader di turno così proponeva e allora si deve seguire, ci si deve conformare, e si sostituisce il Pifferaio statale con un altro genere di Pifferaio.
Si cessa di essere individui autodeterminati e si cade preda di uno psicotico collettivismo digitale che urla, strepita, minaccia, si autoconferma nelle convinzioni apodittiche.
Un tempo, il disobbediente era spirito critico, dai sensi allertati e attenti, e muovendosi sul delicato crinale, friabile, del confine tra legalità e illegalità, doveva nutrirsi di sapienti previsioni e di capaci analisi. Oggi invece si condivide un meme e si pensa di aver fatto la rivoluzione.
Ma c’è poi un altro aspetto che rende inqualificabile e pernicioso lo pseudo-ribellismo contemporaneo: la mancanza di volontà di accettare rischi sulla propria pelle per azioni o omissioni, di disobbedienza, diventa inversamente proporzionale alla idea, gretta, sudicia e meschina, di doverli riversare sulle spalle di quelli che sembrano essere i propri antagonisti.
Prendiamo la questione del Green Pass: mute idrofobe di no-vax dal senso strategico di una lontra se la prendono con gli esercenti che lo richiedono, visto che la legge a questo obbliga. Li accusano di essere dei collaborazionisti, di mancare di coraggio. E così facendo proiettano la loro vigliaccheria strutturale, la loro mancanza di coraggio, sulle spalle di altri.
Perché quel che contestano, ovvero l’aderire e ossequiare un precetto di legge asseritamente ingiusto, lo riversano integralmente sulle spalle di un altro, di un padre di famiglia, di un proprietario di un’attività che ancora oggi sta a leccarsi le ferite economiche.
È chiaro: un sessantenne la cui unica ragione di vita sia ormai condividere panzane online, dall’alto della sua pensione statale, senza dover sopportare i costi economici e sociali delle sue posizioni, può certo permettersi di fare la morale a un ristoratore sfiancato da un anno e mezzo di lockdown, limitazioni, chiusure selettive, riduzione della capienza, costi di sanificazione, merce pagata e buttata.
Queste azioni di boicottaggio sono delle aggressioni alla autodeterminazione dei commercianti e degli esercenti che scelgono, secondo loro decisione e convenienza, di aderire o meno al precetto di legge, sono assalti alla loro libertà commerciale e individuale e alla loro proprietà.
Se si ritiene ingiusto dover mostrare il Green Pass o se si pensa che il dato ristoratore stia sbagliando, si cambi ristorante senza dover fare collettive chiamate alle armi o scenate da prima donna.
Il sessantenne rivoluzionario pensionato deve anche sentirsi discretamente trasgressivo e maudit nell’aderire ai progetti di boicottaggio telefonico: si chiama il ristoratore ‘collaborazionista’, si prenota e non ci si presenta.
Tanto al pensionato che si sente Jesse James che gli frega, lui cenerà con i bastoncini Findus guardandosi un film dei Vanzina, non prima però di aver salutato i suoi compagni di lotta digitale sui peggiori canali social, compiacendosi di aver rovinato la serata al ristoratore non sufficientemente rebelde.
Per carità, ci sono anche quei commercianti che consapevolmente sono rimasti aperti durante le chiusure imposte per legge e hanno affrontato le sanzioni, loro autenticamente disobbedienti, ma in genere questi diventano sempre i paladini e lo scudo morale e l’alibi di tutta quella massa di altri ignavi che preferiscono trasgredire per interposta persona. Il loro gesto viene sdilinquito e svilito dalla interpretazione collettiva della fumisteria complottista.
Quando Lysander Spooner, nel 1844, creò la American Mail Letter Company per contrastare il monopolio pubblico delle spedizioni postali era ben consapevole di quali sarebbero state le conseguenze dell’incrociare la spada contro il Golia statale, eppure la consapevolezza piena che la questione non sarebbe finita bene non lo indusse a desistere.
Il governo americano impiegò sette anni per piegarlo, ricorrendo chiaramente alla legislazione e alla imposizione ex lege del monopolio, dopo che i giudici avevano riconosciuto le ragioni concorrenziali di Spooner.
Non appare casuale quindi che Spooner, in “Legge di natura”, definisca la legislazione come presa di possesso del controllo da parte di un individuo o di un gruppo su tutti gli altri: sapeva quel che diceva, essendoci passato e portando sulle sue carni ancora le cicatrici della verità empiricamente dimostrata di quella asserzione.
Ma Spooner non faceva fallire con trucchetti gli altri uffici postali e sapeva che i problemi, una volta insorti, li avrebbe dovuti affrontare lui, offrendo (in metafora) il petto allo sparo dei fucili statali. Non si sottrasse, con qualche escamotage, né cercò comodi capri espiatori.
La tragicità del tempo presente, la illusione grondante ignominia, è che tutto sia semplice e indolore. Al massimo, il costo drammatico di certe scelte verrà sopportato da altri. Così ragionano i rivoluzionari da salotto che si danno convegno seguendo hashtag e personaggi da operetta.
E invece il concetto stesso di disobbedienza civile implica la autoresponsabilizzazione totale, fino alle estreme conseguenze: se si ritiene ingiusta una legge, stando a principi di ragione o di legge naturale, non si fanno pagare i danni dell’atto di rivolta individuale a soggetti innocenti, esternalizzandone il peso. Non si boicottano gli altri, perché li si ritiene ‘collaborazionisti’. Cosa che concilia un inciso sulla barbarie semantica in cui siamo caduti, posto che certi paragoni hanno davvero sfiancato.
Non siete Agamben, non siete Cacciari, e il discorso che loro fanno, condivisibile o meno, non è che i medici vaccinatori siano le Einsatzgruppen hitleriane, o che dietro la fisionomia dei centri vaccinali si celi il nuovo campo di sterminio, per l’amor di Dio. Cerchiamo di mantenere un minimo di decoro intellettuale e di senso delle proporzioni e della storia.
Agamben e Cacciari parlano di critica alle scelte di governo nel generale quadro di una torsione potenzialmente autoritaria del vivere civile e dell’ordinamento, sulla impossibilità di rendere permanente l’emergenza, postulando lo spettro sulla linea d’orizzonte di uno schmittiano stato di eccezione che finisce per inocularsi nell’ordinamento e nella coscienza sociale passo dopo passo, provvedimento dopo provvedimento.
Anche la tragica banalizzazione del pensiero critico diventa altra esternalità negativa dei simulacri digitali di disobbedienza. Disobbedienza incivile, va detto.
Perché ingrigisce e rende materia inerte e complottista tutto, anche le argomentazioni più serie e ponderate. L’ermeneutica complottista da Facebook delle posizioni di Cacciari è la migliore alleata del potere costituito che si possa immaginare, esattamente come le telefonate collettive di false prenotazioni sono una attività indegna e da guerra di tutti contro tutti, per la somma gioia del potere statale che assiste in sollucchero.
D’altronde come scriveva R. Vaneigem, trasgredire i tabù, così comanda il progresso economico.
Il ribelle invece, come il pioniere, è quello con le frecce nella schiena. Nella sua schiena. Non in quella del vicino di casa o del barista o del ristoratore.
La disobbedienza, come la libertà, non è un pranzo di gala, e se uno vuol praticarla seriamente deve essere pronto a pagarne le conseguenze, sulla propria pelle.
Andrea Venanzoni, 25 Ago 2021, qui.

Ho visto le foto dei no green pass in Francia: decine di gruppi di decine di ragazzotti ciascuno seduti per terra a fare provocatoriamente picnic di fronte ai ristoranti che, per non vedersi chiudere il locale, devono chiedere il green pass. Posso dire che sono delle merde? Vabbè, mi autorizzo da sola: sono delle merde.

Continua (ma il prossimo è divertente, vedrete)

barbara