A PROPOSITO DI DEBORAH FAIT SOSPESA DA FACEBOOK

Ho ripescato dai miei sterminati archivi questi messaggi inviati a Deborah un po’ meno di quindici anni fa.

Salve ebrea di merda, lurida e sporca come tutti gli ebrei di merda, sei contenta della guerra ebreo-americana, vero? Sicuramente si, ma prima o poi verrà il vostro turno, e la pagherete con lo sterminio.
Ma quello che mi rassicura è che l’antisemitismo in Europa non crolla, hai visto quello che è successo allo sporco ebreo come te Paolo Mieli?

Prima che la redazione lo cancelli ti posto il messaggio pubblicato da me sul M.Oriente:

lapidazione

Lapidazione,ecco la pena per l’adulterio secondo la stessa Bibbia che secondo gli sporchi ebrei dovrebbe giustificare la nascita dello stato abusivo di Israele.
E la signora fait è un’adultera.
Infatti dovete sapere che la signora fait ha concepito un figlio fuori dal matrimonio, anzi, proprio non è sposata.
Lapidazione, gridiamo, lapidazione vogliamo!!!!

Saluti

Il Capo Ispettore

Salve ebrea di merda,
come al solito ti invio in anteprima il msg che invierò sul forum “Msg nella bottiglia”.
Cosa ne pensi dei tuoi amici, hai visto che bella fine hjanno fatto.
Io rido delle loro mogli vedove, rido del loro dolore, mi esalto alla vista del sangue dei soldati americani, spero che i prigionieri vengano seviziati con scariche elettriche nei testicoli o con il taglio della lingua e di arti.
Ecco il post
” Come sono spavaldi i bastardi invasori quando sono armati.
Avete visto i loro occhi,invece, ieri sera?
Uno dei bastardi ha avuto il coraggio di dire: “Se gli irakeni non mi fanno del male,io non ne faccio a loro”.
Come se fosse lì in vacanza.
Ma credono che gli altri siano stupidi?
Sicuramente fra un po’ cambierà idea.

Spaventati, erano dei pulcini bagnati, erano gli occhi delle bestie che devono andare al macello, e speriamo che ci vadano.
Con quale coraggio i bastardi americani chiedono il rispetto delle convenzioni internazionali, loro che normalemte se ne fregano.
No, Saddam, non devi essere magnanimo, uccidi i prigionieri, ma prima torturali,umiliali, mandali al mattatoio.

Saluti

Il Capo Ispettore”

CONTRO GLI U$a
CONTRO ISRAELE
SEMPRE E COMUNQUE
TOGLIETE LE BANDIERE ARCOBALENO
METTETE UNA BANDIERA ISRAELIANA E AMERICANA BRUCIATA
SIMBOLO DELL’ODIO E DEL DISPREZZO PER QUESTI BASTARDI

Salve sporca ebrea,
l’altro giorno ho parlato della pena che tu, come adulta, meriteresti.
Paradossalmente, io, Capo Ispettore propongo di salvarti la vita, ma non posso salvarti dalla pena. Propongo pertanto un utile strumento per punirti, strumento che consiglio al comandante Saddam Hussein di utilizzare con le soldatesse americane prigioniere.
Veniamo al dunque: prendere un ratto, vivo, e inserirlo nel tuo utero, sempre vivo.
Poi cucire e lasciar fare al dolce animale.
Mi scuserà il povero ratto se lo inserisco nel peggiore dei luoghi, ovvero nel luogo da dove una sporca ebrea fa uscire altri sporchi ebrei (spero sia in menopausa adesso, vista l’età), chiaramente i ratti sono superiori agli ebrei, ma il pocvero animale deve capire che si sta sacrificando per una giusta causa: portare all’estinzione il popolo deicida.
A tal proposito è inutile che ti informi che condivido in pieno il pensiero del grande raiss di Bagdad: Palestina libera, dalla montagna fino al mare, e quindi nessun posto per lo stato abusivo di Israele.
E gli ebrei, mi dirà? Semplice, dovranno sparire, non solo dalla Palestina ma anche dal mondo.

Cordiali saluti

Il Capo Ispettore

Giusto perché si sappia che cosa c’è in circolazione.

barbara

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ILAN: SUA MADRE AVEVA RAGIONE

Quello che segue è un brano che ho postato qui poco meno di tre anni fa, e che ritengo utile riproporre, dopo quanto accaduto ieri a Bagneux, luogo del martirio di Ilan.

La gelida umidità di quel giorno perduto d’inverno ci trafigge le ossa e ci obbliga ad abbassare la testa. Avrei voluto riuscire a restare diritta, ma guardiamo i nostri piedi che sprofondano nel fango. È piovuto per tutta la settimana. I sentieri del cimitero non si distinguono più dalle sepolture. Ad ogni istante temiamo di inciampare e, nel buio, avanziamo a piccoli passi, dandoci la mano, come una banda di clandestini.
Perché è stata scelta l’alba per autorizzarci a riesumare il corpo di Ilan? Non avremmo potuto farlo uscire di qui in pieno giorno e alla vista di tutti? Avrei voluto che tutti noi vedessimo dissotterrare mio figlio assassinato all’età di ventitré anni, ma la prefettura di polizia ci ha convocati questo mercoledì 7 febbraio 2007 alle sei del mattino, e Ilan lascerà il cimitero di Pantin come ha lasciato la vita: in silenzio. Quando lo hanno ritrovato, esattamente un anno fa, non riusciva nemmeno a pronunciare il suo nome. Giaceva nudo lungo un binario ferroviario, solo un rantolo gli usciva dalla bocca. Aveva la testa rasata, le mani legate, il suo corpo interamente coperto di bruciature. Due poliziotti mi hanno detto signora, neanche a un animale si fa quello che hanno fatto a lui.
La sua stele è la ventunesima della terza fila nel viale dei Sicomori. La raggiungiamo infine e cerchiamo di formare un piccolo cerchio intorno ad essa. Il «primo cerchio», la famiglia, gli amici migliori, quelli che Ilan amava riunire quando soffiava sulle candeline dei suoi compleanni. Volati via. Come è possibile che noi siamo lì per lui, senza di lui? In questa mattina così fredda e così nera, come è possibile… Il rabbino intona una preghiera. Canta, ma ho la sensazione che pianga, tanto la sua voce è fievole. A meno che non siano i miei singhiozzi a deformarla? Li sento risuonare dentro di me, e stringo i pugni in fondo alle mie tasche per impedire che esplodano. Voglio essere degna, è tutto quello che mi resta. Guardo lontano. Fisso i piccoli riquadri di luce che si accendono qua e là nelle file di edifici che chiudono l’orizzonte, immagino che siano centinaia di lumi accesi per Ilan. Da tutte le altre parti, la notte resiste. Così ostile che ci costringe ad abbreviare la cerimonia. Il rabbino accelera, e le sue parole volano via nel brusio della città che il vento ci porta a raffiche. Non c’è quiete in questo cimitero nella regione di Parigi, né pace, né silenzio, solo un rumore sordo e incessante che impedisce il riposo dei morti. Forse è per questo che desideravo seppellire Ilan a Gerusalemme…
L’ho desiderato subito, fin dall’inizio, per me era chiaro. Ma suo padre e le sue sorelle la pensavano diversamente. Volevano tenerlo vicino a loro, potergli fare visita ogni volta che ne sentissero il bisogno. Ilan dunque è stato sepolto qui a Pantin, venerdì 17 febbraio 2006.
Centinaia di persone erano venute quella mattina a salutarlo per l’ultima volta, forse un migliaio, chi lo sa? C’erano tante persone che non conoscevo, e tanti altri che non vedevo da anni… Credo che ognuno pensasse al proprio figlio, al proprio fratello. Sì, ognuno deve aver immaginato suo figlio in quella bara, al posto del mio. Un brivido di angoscia percorreva la folla.
Sono tornata sulla tomba di Ilan in marzo, in aprile, in maggio, e poi tutti gli altri mesi fino a questo mercoledì 7 febbraio, primo anniversario della sua morte. Per tutta la durata di questo anno non ho mai abbandonato l’idea di trasferire i suoi resti in Israele. Sentivo che era mio dovere di madre offrire a mio figlio un riposo che giudicavo impossibile qui. Perché è qui, su questa terra, che Ilan è stato affamato, picchiato, ferito, bruciato. Come riposare in pace in una terra dove si è tanto sofferto? Questa domanda, alla quale né le mie figlie, né il mio ex marito hanno saputo rispondere, ci ha convinti che Gerusalemme doveva essere la sua ultima dimora.
Due figure che fino a quel momento erano rimaste in disparte avanzano sulla tomba e mi chiedo chi siano questi uomini. Parenti, amici? Sono solo dei becchini che vengono a dissotterrare mio figlio a colpi di vanga.
Ogni colpo mi fa l’effetto di una contrazione, e la violenza con cui queste contrazioni squassano il mio ventre, in modo così regolare, mi fa credere per un attimo, povera pazza, che Ilan uscirà dalla terra nello stesso modo in cui è uscito dal mio ventre. Mi dico tieni duro, sii coraggiosa. Non perdo d’occhio i due ragazzi che tirano le corde per issare la bara di Ilan, sento il legno che urta le pareti della fossa e, come il giorno della sua nascita, devo urlare per sfuggire a questo dolore. Sì, urlo. Con tutte le mie forze. Con tutta la mia anima. Ma il grido di una madre che partorisce non ha niente in comune con quello di una madre che riesuma suo figlio: questo è un grido senza liberazione.
La bara di Ilan finalmente raggiunge la superficie. Guardo, senza crederci, questa lunga scatola passare all’altezza dei nostri visi come un’ombra gigantesca. È possibile che il mio bambino sia lì dentro? Il bambino che ho portato, messo al mondo, nutrito al seno? È possibile che quel corpo sia ormai una «spoglia»?
I becchini la buttano sul carro funebre, e le porte si chiudono con uno scatto metallico. La macchina si avvia lentamente, poi si allontana. Si allontana. Si allontana… e io penso ecco, è finita. Ilan se ne va. Ilan lascia il cimitero di Pantin, lascia Parigi, lascia la Francia, e voi che l’avete massacrato, non potrete mai più fargli del male. Sono venuta a cercarlo per questo motivo, ora lo so, l’ho fatto uscire di qui perché un giorno voi sarete liberi, e sareste potuti venire a sputare sulla sua tomba.
Ruth Halimi – Émilie Frèche, 24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, Belforte, pp. 23-25

Infatti… Questa è la stele che lo ricorda,
stele Ilan
posta nel 2011, a cinque anni dalla sua morte, fatta a pezzi nel 2015 e sostituita da quest’altra. E mi torna alla mente la profanazione del cimitero ebraico di Carpentras, nel maggio del 1990, con lapidi spaccate, cadaveri tirati fuori dalle tombe, uno impalato con l’asta di un ombrellone. Chi ha potuto fare a Ilan quello che gli ha fatto da vivo, e gli abitanti del condominio che quando lo sentivano urlare per le sevizie a cui veniva sottoposto accorrevano a godersi lo spettacolo, chissà cosa potrebbe fare se, anziché una semplice stele, avesse a disposizione una tomba e un corpo. Grazie, mamma Ruth, per averlo portato in salvo.

barbara

BARKAN (13/13)

Barkan è questa,
Barkan 1
e si trova qui.
Barkan 2
Vi abbiamo visitato prima la serra, dove ci siamo allegramente fotografati,
noi serra
in cui vengono sperimentati modi di coltivazione diversi, finalizzati tra l’altro al migliore sfruttamento dello spazio
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(ricordiamo che lo stato di Israele – quel minuscolo fazzoletto di territorio che i giochi internazionali hanno lasciato per la costituzione dello stato ebraico – è per il 60% deserto), e poi c’è questa cosa curiosa:
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sono acquari
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collegati alle piante. Qualcuno ha pensato che l’acqua arricchita con gli escrementi dei pesci potrebbe migliorare le coltivazioni, e adesso stanno verificando l’ipotesi: se dovesse risultare esatta, si avrebbe un miglioramento dei risultati delle coltivazioni, e contemporaneamente un risparmio di acqua.

Poi abbiamo visitato una fabbrica
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di materiali plastici,
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che esporta i suoi prodotti anche in vari Paesi esteri, Italia compresa. Gli operai sono metà israeliani e metà palestinesi che godono, naturalmente, dello stesso trattamento, dello stesso orario di lavoro e dello stesso stipendio – molto più alto di quello percepito, per analogo lavoro, nei territori controllati dall’Autorità Palestinese. Se per ipotesi dovessero imporsi anche qui i boicottatori, centinaia di palestinesi finirebbero sul lastrico, esattamente come le centinaia di palestinesi che lavoravano nello stabilimento Sodastream di Mishor Adumim, zona industriale di Ma’ale Adumim, costretto a chiudere dopo la grande vittoria dei “filo palestinesi” del BDS.

Dedico questo post alla memoria di Stefano Gay Taché, assassinato trentacinque anni fa da terroristi palestinesi con il supporto morale di una notevole fetta della nostra sinistra, all’età di due anni. Assassinio originato da quello stesso odio anti israeliano e antiebraico che muove, sia pure in forme diverse, terroristi e boicottatori.

barbara

ANCORA SUI VACCINI

Massimo Finzi

I novax, cioè coloro che si oppongono ai vaccini, agitano vecchi fantasmi e insinuano sospetti. Gli argomenti preferiti sono :

1) i vaccini causano l’autismo.
2) i vaccini sono pericolosi ( vedi strage di Gruaro del 1933)
3) i vaccini contengono sostanze tossiche (ritiro lotti vaccino antimeningite C per residui metallici 2014)
4) Dietro il decreto Lorenzin ci sarebbero gli interessi delle industrie farmaceutiche.
5) I medici sono favorevoli alle vaccinazioni perché interessati economicamente.

 Al di fuori di suggestioni e pregiudizi analizziamo gli argomenti:

1) Il medico inglese Andrew Jeremy Wakefield pubblicò un lavoro, rivelatosi poi fraudolento e totalmente privo di prove scientifiche, sulla correlazione tra vaccino trivalente e autismo. Rigorosi studi scientifici condotti in numerose università di tutto il mondo hanno completamente smentito la tesi del Dr. Wakefield e la recentissima sentenza della Cassazione italiana, che ha negato il riconoscimento del danno da vaccino in un soggetto autistico, ne è ulteriore prova. Il Dr.Wakefield è stato radiato dall’albo dei medici e qualcuno ha ironizzato sul suo cognome cambiandolo in Fake-field.

2) Nel 1933 i bambini di Gruaro furono sottoposti ad una vaccinazione sperimentale antidifterica. Il vaccino era stato preparato da un laboratorio napoletano che non aveva portato la temperatura al livello di inattivazione della tossina. 28 bambini sui 254 vaccinati morirono per paralisi. Il regime fascista non aprì alcuna inchiesta. Oggi il vaccino antidifterico, grazie alle moderne tecniche di fabbricazione e dei controlli rigorosi, è assolutamente sicuro.

3) Nel 2014 furono ritirati alcuni lotti di vaccino antimeningite C per la presenza nelle fiale di uno strano colore rossastro. Si gridò al pericolo di intossicazione da metalli pesanti in realtà le analisi dimostrarono la presenza di nanogrammi (0,000001 mg ) di ossido di ferro. Assolutamente trascurabile se si considera che nelle anemie da carenza di ferro il prodotto più prescritto contiene 105 mg per compressa per una cura non inferiore a 30 giorni.

4) Gli interessi delle case farmaceutiche non sono propriamente orientati ai vaccini. Un esempio? Ogni 2/3 vaccini anti-influenzali l’industria del farmaco “perde” una ben più costosa terapia antibiotica.

5) I medici di medicina generale e i pediatri convenzionati con il SSN per poter vaccinare i propri assistiti debbono recarsi al servizio farmaceutico della ASL per prelevare il quantitativo di vaccino, trasportarlo con borsa termica e trasferirlo nel più breve tempo possibile in un frigo dotato di termometro a massima. Avere in studio un pallone respiratorio Ambu, ossigeno, fiale di adrenalina, di antistamici, di cortisone. Convocare i soggetti da sottoporre a vaccinazione, compilare al computer la scheda del consenso informato e quello della vaccinazione effettuata, sorvegliare nel tempo eventuali effetti avversi e trasmettere il tutto alla Asl di appartenenza. Questo lavoro per un compenso davvero modesto quindi l’accusa di interesse da parte dei medici mi appare infondata.

Ma i vaccini possono avere effetti indesiderati? Rispondo con un’altra domanda: assumereste con tranquillità un farmaco che potrebbe provocare abbassamento del numero delle piastrine con pericolo di emorragie, diminuzione fino alla scomparsa dei globuli bianchi con pericolo di infezioni letali, edema del laringe con soffocamento, shock anafilattico, epatite, nefrite con insufficienza renale ecc? Ho citato solo alcuni degli effetti indesiderati del paracetamolo (il principio attivo della “semplice” tachipirina). Non ho visto finora comitati no-paracetamolo eppure i rischi della sua somministrazione sono infinitamente più numerosi di quelli dei vaccini dove il rapporto costo/beneficio ci sta tutto.

Non per convincere i deliranti nonché sciroccati crociati in guerra contro i vaccini, ma solo per non restare lì – noi che preferiamo la scienza alla ciarlataneria – come allocchi quando i possessori della Verità snocciolano i loro “documenti”.

NOTA: come si vede dagli “argomenti” proposti, non si tratta, come qualcuno si ostina a dire, di opposizione all’obbligatorietà del vaccino, bensì ai vaccini. Semplicemente qualcuno di loro, più furbo degli altri, si mette la maschera della libertà di scelta. Un po’ come quelli che danno fuoco alle sinagoghe  e menano i compagni di scuola ebrei e poi ti spiegano compuntamente che no, quale antisemitismo, loro vogliono solo protestare contro la politica del governo di Israele: si chiama legittima critica.

barbara

POPOLO DI UN DIO GELOSO?

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Probabilmente molti di voi avranno già sentito di questa cosa scandalosa, denunciata già in molti siti, ma preferisco parlarne anche qui.

Cari amici,

 ci avevamo creduto. O meglio, alcuni di noi ci avevano creduto, si erano illusi. Dopo infiniti convegni, confronti, visite papali ed episcopali, conferenze pubblicazioni dichiarazioni. Avevamo creduto che l’antisemitismo tradizionale della Chiesa (quello che per essere educati bisogna chiamare “antigiudaismo”) fosse stato gradualmente abbandonato di fronte alla lezione della Shoah. Certo, il Vaticano era stato l’ultimo a riconoscere Israele e l’atteggiamento antisraeliano è ancora diffuso nel mondo cattolico dall’associazionismo di base su su fino alla segreteria di stato. Anche se, sono felice di riconoscerlo, le eccezioni ci sono, e non poche.
Ma ci eravamo illusi che questa fosse per l’appunto una posizione politica (sia pure miope e vile) intesa a mostrare al più forte, e al più violento, quello che può fare danni gravi, cioè i musulmani. E’ un calcolo che avrebbe senso, visto che gli islamici sono circa cento volte più numerosi degli ebrei (1,6 miliardi contro 16 milioni circa), salvo il piccolo problema che essi puntano da sempre alla distruzione del cristianesimo dopo quella dell’ebraismo: con le buone (le conversioni) o di nuovo come un tempo con le cattive (con le stragi). Ma il punto della diffidenza cattolica per Israele non è politico, non solo. E’ molto più radicale. Non è solo antisionismo, ma anche spesso antisemitismo. O meglio era tutte e due le cose, a conferma che esse non si possono distinguere, l’una sfocia sempre in definitiva nell’altra.
I più accorti fra noi se n’erano accorti da tempo, da quando per esempio nel 2009 (quasi contemporaneamente alle seconda visita papale alla sinagoga di Roma, con sfoggio di “fratelli maggiori”, ma accurato silenzio su Israele) era uscito il documento ecumenico “Kairos Palestine”, firmato da esponenti di tutte le correnti cristiane, inclusi i cattolici, in cui si legava una posizione politica radicalmente filo-palestinese a una “teologia della sostituzione” per cui in sostanza si sosteneva che a causa delle loro malefatte gli ebrei avevano perso il titolo alla loro “elezione” (termine che corrisponde male alla lettera del testo biblico che parla di “am segulah”, popolo che appartiene a Dio, fa parte del suo tesoro).
Gli ebrei ormai tornati in maggioranza nella loro terra ancestrale, anche per questo gesto storico secondo le chiese cristiane rappresentate non avevano ruolo nella vicenda della salvezza, era solo un ostacolo, un momento di oppressione da eliminare. Poi da Roma erano arrivate delle precisazioni che no, non si intendeva contestare l’”elezione” biblica; ma in realtà il documento antisraeliano era l’ultima perla di una collana che risaliva alle idee dei primi secoli del Cristianesimo, per cui Israele non era più quello di una volta, avendo rifiutato di riconoscere Gesù, e la Chiesa era diventata lei il “verus Israel”.
Storie vecchie, dunque, parzialmente cancellate ma costantemente riemergenti. Qualcuno di nuovo si era illuso che il dialogo avrebbe superato questi “malintesi”.
Che però continuano.

E l’altro giorno, grazie a uno scoop di Giulio Meotti sul “Foglio”, per quel che ne so né smentito né ripreso da alcun altro giornale nazionale (http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/03/10/news/a-venezia-un-convegno-di-biblisti-italiani-contro-l-ebraismo-ambiguo-124566/)  è venuta fuori un’altra espressione contemporanea di questo “odio antico” di cui la Chiesa ha fatto oggetto gli ebrei, almeno a partire dalle prediche genocide di San Giovanni Crisostomo nel IV secolo.
Chi ha espresso questa posizione antiebraica di principio non sono i fanatici terzomondisti di “Pax Christi”, e nemmeno i cristiani politicizzati e nazionalisti del mondo arabo. E, lo ripeto, è cosa di questi giorni, non siamo nel XVI secolo, quando il Papa Pio V rispose al Duca di Ferrara Alfonso II d’Este che gli chiedeva una benedizione per il terribile terremoto del 1570 subito dalla sua città che in sostanza il terremoto era colpa sua, dato che ospitava parecchi ebrei, come racconta il numero di “Le scienze” in edicola in questi giorni (http://www.lescienze.it/archivio/articoli/2017/03/01/news/il_terremoto_che_ha_deviato_il_po-3442212/ ). Si tratta molto più tranquillamente dell’associazione cattolica dedicata a promuovere lo studio delle Scritture, riconosciuta dalla Conferenza dei vescovi italiani e ripetutamente onorata dell’attenzione papale (l’ultima volta pochi mesi fa https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/09/15/0644/01453.html) : l’Associazione Biblica Italiana (http://www.associazionebiblica.it/ ).
Questa associazione, forse un po’ stanca di occuparsi del libro dell’Esodo, del profeta Ezechiele o delle “parabole della misericordia”, ha scelto per il suo prossimo convegno che si terrà a Venezia in settembre, questo tema: “Israele popolo di un Dio geloso: coerenze e ambiguità di una religione elitaria”. Carino, non vi pare?
“Dio Geloso è un vecchio errore di traduzione, perché l’aggettivo originale in Dt 5:9 è “qanà” che significa innanzitutto zelante e nel testo (il terzo comandamento) se ne intende sottolineare la misericordia: si dice che le colpe dei padri ricadono sui loro discendenti per tre o quattro generazioni, ma i meriti per mille. Ma questa cattiva traduzione è una delle basi dell’antigiudaismo cristiano: il Dio dell’”Antico testamento” sarebbe cattivo, crudele, privo di pietà e di amore; diventerebbe buono solo nel “Nuovo” come “padre” di Gesù; anche se allo stesso tempo si sostiene che sia lo stesso.
Ci fu nei primi secoli della Chiesa una posizione che proponeva di eliminare del tutto l’Antico Testamento” il Dio cattivo e gli ebrei malvagi che lo adoravano; essa si definisce marcionismo da nome del suo fondatore, il vescovo Marcione (https://it.wikipedia.org/wiki/Marcione ); fu dichiarata eresia, ma spesso riemerge. Per chi avesse dubbi sul significato del titolo del convegno, mi permetto di citare ancora dal programma reso pubblico da Meotti e ripeto, a quel che ne so non smentito: Il convegno intende parlare delle “radici di una religione che nella sua strutturazione può dare adito a manifestazioni ritenute degeneranti”. […] L’ebraismo avrebbe come conseguenze spesso il “fondamentalismo” e “l’ assolutismo”: “Il pensarsi come popolo appartenente in modo elitario a una divinità unica ha determinato un senso di superiorità della propria religione”.
Dunque è questo quello che, fra uno studio del libro di Esdra e uno delle lettere di Paolo, pensano dell’ebraismo i bravi biblisti cattolici: “ambiguo”, “degenerante” “fondamentalista”, “assolutista”, “elitario” affetto da “senso di superiorità”. Neanche parlassero dell’Isis, che invece non merita la loro attenzione.

Dispiace, ma bisogna dirlo, sono espressioni che non sarebbero dispiaciute alla propaganda nazista e che peraltro sono state coltivate a lungo dalla stampa cattolica e in particolare dalla rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” dalla fondazione nel 1850 per oltre un secolo, ben dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come ha documentato David Kerzner (http://www.davidkertzer.com/it/libri/i-papi-contro-gli-ebrei ).
Vorrei anche aggiungere che sono parole non dissimili da quelle che nel libro di Ester Haman, il visir che vorrebbe eliminare il popolo ebraico dalla faccia della terra rivolge al re: “C’è un popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le provincie del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarlo. Se il re è d’accordo, si faccia un decreto per distruggerlo” (Ester 3: 8).
E’ un discorso fatto più o meno 2500 anni fa, che è registrato nelle Scritture ebraiche come il prototipo dell’antisemitismo. Proprio oggi cade la festa di Purim in cui gli ebrei festeggiano il fallimento di questo progetto. O meglio: di quella singola concreta espressione della voglia di far pagare a questo “popolo separato” la propria “separatezza, cioè, diciamocelo, il carattere “ambiguo”, “degenerante” “fondamentalista”, “assolutista”, “elitario” affetto da “senso di superiorità”.
Non mi sogno naturalmente di dire che i bravi biblisti siano paragonabili a Haman o alle sue riedizioni moderne, da Torquemada al capo ucraino Chmel’nyc’kij fino a Hitler. Non dubito che siano pacifici, antirazzisti e antinazisti e che nutrano orrore per i genocidi. Manca loro evidentemente il carattere demoniaco, l’orribile grandezza del male assoluto. Ma se davvero hanno scritto le parole che “Il foglio” ha attribuito loro, bisogna ammettere che di fatto stanno riproponendo alcuni dei pensieri che hanno alimentato e giustificato le grandi persecuzioni.

La festa di Purim insegna agli ebrei a ricordarsene, a vigilare, a cercare di cavarsela impegnandosi nel dialogo quand’è possibile (Ester parla e fa molto di più col re), ma senza ingenuità, essendo anche pronti a fuggire dalle persecuzioni e a difendersi quando si può.
Questa difesa dall’antisemitismo oggi, grazie al Cielo, esiste, si chiama Israele ed è proprio per questo suo ruolo di autodifesa degli ebrei che gli antisemiti la odiano ferocemente. A tutti i miei amici e innanzitutto allo Stato di Israele, auguro “Purim sameach” un felice Purim.

Ugo Volli

PS: Dopo aver scritto questa cartolina ho trovato su Facebook una versione del programma del convegno diversa (questa: https://www.polarisoffice.com/d/2RQfBvF8 ), che chi l’ha pubblicata sostiene aggiornata dopo la pubblicazione dell’articolo sul Foglio e le proteste dei vertici dell’ebraismo italiano: “Dio geloso” è finito fra virgolette, le più oltraggiose espressioni citate da Meotti non si trovano più. Dimostrazione forse che protestare serve. O che l’Associazione Biblica non intendeva porre i temi che ho discusso, non consapevolmente. Ma il cuore del problema, l’antigiudaismo teologico, resta lo stesso.   (uv) http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

E sarà anche banale dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio, ma resta sempre una grande verità.

barbara

 

TUTTI RICORDANO L’ATTENTATO ALL’HOTEL KING DAVID

Quello che ebbe effetti così drammatici a causa del rifiuto inglese di prendere seriamente le ripetute telefonate di avvertimento: antisemiti da sempre (l’Inghilterra fu il primo stato europeo ad espellere la totalità dei propri ebrei, un secolo prima della Francia, due prima della Spagna), gli inglesi avevano, evidentemente, grosse difficoltà a immaginare ebrei diversi dalle “pecore al macello” a cui erano abituati. Ben pochi ricordano, al contrario, l’attentato antiebraico avvenuto un anno e mezzo più tardi in Ben Yehuda.


Febbraio 1948, bombardamento di via Ben Yehuda

Una delle strade più popolari e più trafficate di Gerusalemme, via Ben Yehuda, è stata purtroppo bersaglio di diversi orribili attacchi terroristici.
Il primo di tali attacchi ebbe luogo il 22 febbraio 1948, quando terroristi arabi (assistiti da soldati britannici) guidarono tre camion dell’esercito britannico, carichi di esplosivo, nella strada affollata. I terroristi fecero detonare gli esplosivi, demolendo 4 edifici che crollarono sui civili innocenti. 58 civili ebrei furono uccisi nell’attacco e altri 140 rimasero feriti.
L’attentato, perpetrato dall’Alto Comando Arabo (AHC), provocò un’ondata di shock in tutto il paese e aggiunse benzina sul fuoco che già infuriava nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza di Israele.
Il loro ricordo sia di benedizione. (qui, traduzione mia)
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barbara

ILAN È NOSTRE MANI

«Ilan è nostre mani e la sua vita è minacciare di morte. vogliamo 450.000 euro per la sua liberazione in vita. La transazione è previsto per il 23.01.06 mattina, aspetto la vostra risposta dal indirizzo mer855@hotmail.fr al indirizzo del mittente entro le 19.30 e voi riceverete il seguito delle istruzioni 22.1.06, prima delle 15. Tutto ciò che sarà considerare come un ostacolare alla nostra volontà ilan sarà considerato responsabile diretto. Se lo desiderare chiamate 17.» (24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, p. 31)
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[…] Quando arriviamo al commissariato, Didier ci sta aspettando all’ingresso con i due migliori amici di Ilan, Karim e Jérémie. Non so chi li abbia avvertiti. Non possiamo presentarci tutti e sette, è inutile, si decide quindi che andranno solo Jérémie, Karim e Mony, sotto la guida di Didier. Sono le persone con cui Ilan si confida di più. Con le mie due figlie aspettiamo pazientemente fuori. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora… La loro deposizione non finisce più.
Rispondono alle usuali domande della polizia, quando avete visto Ilan per l’ultima volta? Sembrava preoccupato negli ultimi tempi? Aveva problemi di soldi? Debiti? Cattive frequentazioni?
Per la strada ci assalgono gli stessi interrogativi. In che razza di storia si è cacciato Ilan? Con chi è uscito ieri sera? Chi vuole fargli del male? Diteci, mio Dio, chi potrebbe fare una cosa simile? Ma no, è uno scherzo di cattivo gusto. Ogni altra ipotesi è senza senso.
Dopo due ore di colloquio, gli amici di Ilan e il mio ex marito tornano fuori. Ci informano che abbiamo bussato alla porta sbagliata. Questo commissariato di quartiere si è dichiarato incompetente ad aiutarci. Dobbiamo andare alla centrale di polizia sul Boulevard Louis Blanc, nel X arrondissement, che ospita il 3° distretto di polizia giudiziaria. Là sono abituati a trattare i casi gravi, là potranno aiutarci. La polizia dunque considera seria la questione. Non credono né a uno scherzo, né a una fuga. Io avrei così tanto voluto crederci ancora un po’…
In Boulevard Louis Blanc raccontiamo di nuovo. La prima chiamata questa sera verso le diciannove sul cellulare di Mony, l’accento africano di un uomo che le chiede di connettersi a un indirizzo di posta elettronica e le dà, per farlo, un codice segreto, il messaggio che lei allora scopre, 450.000 euro di riscatto se vuole trovare Ilan vivo, e la sua foto in allegato, una pistola puntata alla tempia, il naso sanguinante, la bocca e gli occhi bendati. La polizia prende nota ma, a mezzanotte, ammettono anche loro che il nostro caso è al di là delle loro competenze, e ci indirizzano alla Direzione Regionale di Polizia giudiziaria, che si trova al 36 di Quai des Orfèvres. L’indirizzo della polizia criminale ci lascia senza parole. L’abbiamo tutti sentito nei film, e nel nostro inconscio fa rima con omicidio, criminalità organizzata, traffico di droga, terrorismo. Che cosa ci sta succedendo? (ivi, pp. 33-34)

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Sono passati undici anni da quel 13 febbraio in cui il corpo nudo, martoriato da 24 giorni di disumane sevizie, di Ilan Halimi venne trovato lungo un binario nei pressi di Villemoisson-sur-Orge. Ma per quanti ne possano passare, noi non dimentichiamo. Né la vittima, né i carnefici. E non perdoniamo.

barbara