BARKAN (13/13)

Barkan è questa,
Barkan 1
e si trova qui.
Barkan 2
Vi abbiamo visitato prima la serra, dove ci siamo allegramente fotografati,
noi serra
in cui vengono sperimentati modi di coltivazione diversi, finalizzati tra l’altro al migliore sfruttamento dello spazio
bs1
bs2
bs3
(ricordiamo che lo stato di Israele – quel minuscolo fazzoletto di territorio che i giochi internazionali hanno lasciato per la costituzione dello stato ebraico – è per il 60% deserto), e poi c’è questa cosa curiosa:
bs4
sono acquari
bs5
collegati alle piante. Qualcuno ha pensato che l’acqua arricchita con gli escrementi dei pesci potrebbe migliorare le coltivazioni, e adesso stanno verificando l’ipotesi: se dovesse risultare esatta, si avrebbe un miglioramento dei risultati delle coltivazioni, e contemporaneamente un risparmio di acqua.

Poi abbiamo visitato una fabbrica
bf1
bf2
bf3
bf4
bf5
di materiali plastici,
bf6
bf7
che esporta i suoi prodotti anche in vari Paesi esteri, Italia compresa. Gli operai sono metà israeliani e metà palestinesi che godono, naturalmente, dello stesso trattamento, dello stesso orario di lavoro e dello stesso stipendio – molto più alto di quello percepito, per analogo lavoro, nei territori controllati dall’Autorità Palestinese. Se per ipotesi dovessero imporsi anche qui i boicottatori, centinaia di palestinesi finirebbero sul lastrico, esattamente come le centinaia di palestinesi che lavoravano nello stabilimento Sodastream di Mishor Adumim, zona industriale di Ma’ale Adumim, costretto a chiudere dopo la grande vittoria dei “filo palestinesi” del BDS.

Dedico questo post alla memoria di Stefano Gay Taché, assassinato trentacinque anni fa da terroristi palestinesi con il supporto morale di una notevole fetta della nostra sinistra, all’età di due anni. Assassinio originato da quello stesso odio anti israeliano e antiebraico che muove, sia pure in forme diverse, terroristi e boicottatori.

barbara

Annunci

ANCORA SUI VACCINI

Massimo Finzi

I novax, cioè coloro che si oppongono ai vaccini, agitano vecchi fantasmi e insinuano sospetti. Gli argomenti preferiti sono :

1) i vaccini causano l’autismo.
2) i vaccini sono pericolosi ( vedi strage di Gruaro del 1933)
3) i vaccini contengono sostanze tossiche (ritiro lotti vaccino antimeningite C per residui metallici 2014)
4) Dietro il decreto Lorenzin ci sarebbero gli interessi delle industrie farmaceutiche.
5) I medici sono favorevoli alle vaccinazioni perché interessati economicamente.

 Al di fuori di suggestioni e pregiudizi analizziamo gli argomenti:

1) Il medico inglese Andrew Jeremy Wakefield pubblicò un lavoro, rivelatosi poi fraudolento e totalmente privo di prove scientifiche, sulla correlazione tra vaccino trivalente e autismo. Rigorosi studi scientifici condotti in numerose università di tutto il mondo hanno completamente smentito la tesi del Dr. Wakefield e la recentissima sentenza della Cassazione italiana, che ha negato il riconoscimento del danno da vaccino in un soggetto autistico, ne è ulteriore prova. Il Dr.Wakefield è stato radiato dall’albo dei medici e qualcuno ha ironizzato sul suo cognome cambiandolo in Fake-field.

2) Nel 1933 i bambini di Gruaro furono sottoposti ad una vaccinazione sperimentale antidifterica. Il vaccino era stato preparato da un laboratorio napoletano che non aveva portato la temperatura al livello di inattivazione della tossina. 28 bambini sui 254 vaccinati morirono per paralisi. Il regime fascista non aprì alcuna inchiesta. Oggi il vaccino antidifterico, grazie alle moderne tecniche di fabbricazione e dei controlli rigorosi, è assolutamente sicuro.

3) Nel 2014 furono ritirati alcuni lotti di vaccino antimeningite C per la presenza nelle fiale di uno strano colore rossastro. Si gridò al pericolo di intossicazione da metalli pesanti in realtà le analisi dimostrarono la presenza di nanogrammi (0,000001 mg ) di ossido di ferro. Assolutamente trascurabile se si considera che nelle anemie da carenza di ferro il prodotto più prescritto contiene 105 mg per compressa per una cura non inferiore a 30 giorni.

4) Gli interessi delle case farmaceutiche non sono propriamente orientati ai vaccini. Un esempio? Ogni 2/3 vaccini anti-influenzali l’industria del farmaco “perde” una ben più costosa terapia antibiotica.

5) I medici di medicina generale e i pediatri convenzionati con il SSN per poter vaccinare i propri assistiti debbono recarsi al servizio farmaceutico della ASL per prelevare il quantitativo di vaccino, trasportarlo con borsa termica e trasferirlo nel più breve tempo possibile in un frigo dotato di termometro a massima. Avere in studio un pallone respiratorio Ambu, ossigeno, fiale di adrenalina, di antistamici, di cortisone. Convocare i soggetti da sottoporre a vaccinazione, compilare al computer la scheda del consenso informato e quello della vaccinazione effettuata, sorvegliare nel tempo eventuali effetti avversi e trasmettere il tutto alla Asl di appartenenza. Questo lavoro per un compenso davvero modesto quindi l’accusa di interesse da parte dei medici mi appare infondata.

Ma i vaccini possono avere effetti indesiderati? Rispondo con un’altra domanda: assumereste con tranquillità un farmaco che potrebbe provocare abbassamento del numero delle piastrine con pericolo di emorragie, diminuzione fino alla scomparsa dei globuli bianchi con pericolo di infezioni letali, edema del laringe con soffocamento, shock anafilattico, epatite, nefrite con insufficienza renale ecc? Ho citato solo alcuni degli effetti indesiderati del paracetamolo (il principio attivo della “semplice” tachipirina). Non ho visto finora comitati no-paracetamolo eppure i rischi della sua somministrazione sono infinitamente più numerosi di quelli dei vaccini dove il rapporto costo/beneficio ci sta tutto.

Non per convincere i deliranti nonché sciroccati crociati in guerra contro i vaccini, ma solo per non restare lì – noi che preferiamo la scienza alla ciarlataneria – come allocchi quando i possessori della Verità snocciolano i loro “documenti”.

NOTA: come si vede dagli “argomenti” proposti, non si tratta, come qualcuno si ostina a dire, di opposizione all’obbligatorietà del vaccino, bensì ai vaccini. Semplicemente qualcuno di loro, più furbo degli altri, si mette la maschera della libertà di scelta. Un po’ come quelli che danno fuoco alle sinagoghe  e menano i compagni di scuola ebrei e poi ti spiegano compuntamente che no, quale antisemitismo, loro vogliono solo protestare contro la politica del governo di Israele: si chiama legittima critica.

barbara

POPOLO DI UN DIO GELOSO?

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Probabilmente molti di voi avranno già sentito di questa cosa scandalosa, denunciata già in molti siti, ma preferisco parlarne anche qui.

Cari amici,

 ci avevamo creduto. O meglio, alcuni di noi ci avevano creduto, si erano illusi. Dopo infiniti convegni, confronti, visite papali ed episcopali, conferenze pubblicazioni dichiarazioni. Avevamo creduto che l’antisemitismo tradizionale della Chiesa (quello che per essere educati bisogna chiamare “antigiudaismo”) fosse stato gradualmente abbandonato di fronte alla lezione della Shoah. Certo, il Vaticano era stato l’ultimo a riconoscere Israele e l’atteggiamento antisraeliano è ancora diffuso nel mondo cattolico dall’associazionismo di base su su fino alla segreteria di stato. Anche se, sono felice di riconoscerlo, le eccezioni ci sono, e non poche.
Ma ci eravamo illusi che questa fosse per l’appunto una posizione politica (sia pure miope e vile) intesa a mostrare al più forte, e al più violento, quello che può fare danni gravi, cioè i musulmani. E’ un calcolo che avrebbe senso, visto che gli islamici sono circa cento volte più numerosi degli ebrei (1,6 miliardi contro 16 milioni circa), salvo il piccolo problema che essi puntano da sempre alla distruzione del cristianesimo dopo quella dell’ebraismo: con le buone (le conversioni) o di nuovo come un tempo con le cattive (con le stragi). Ma il punto della diffidenza cattolica per Israele non è politico, non solo. E’ molto più radicale. Non è solo antisionismo, ma anche spesso antisemitismo. O meglio era tutte e due le cose, a conferma che esse non si possono distinguere, l’una sfocia sempre in definitiva nell’altra.
I più accorti fra noi se n’erano accorti da tempo, da quando per esempio nel 2009 (quasi contemporaneamente alle seconda visita papale alla sinagoga di Roma, con sfoggio di “fratelli maggiori”, ma accurato silenzio su Israele) era uscito il documento ecumenico “Kairos Palestine”, firmato da esponenti di tutte le correnti cristiane, inclusi i cattolici, in cui si legava una posizione politica radicalmente filo-palestinese a una “teologia della sostituzione” per cui in sostanza si sosteneva che a causa delle loro malefatte gli ebrei avevano perso il titolo alla loro “elezione” (termine che corrisponde male alla lettera del testo biblico che parla di “am segulah”, popolo che appartiene a Dio, fa parte del suo tesoro).
Gli ebrei ormai tornati in maggioranza nella loro terra ancestrale, anche per questo gesto storico secondo le chiese cristiane rappresentate non avevano ruolo nella vicenda della salvezza, era solo un ostacolo, un momento di oppressione da eliminare. Poi da Roma erano arrivate delle precisazioni che no, non si intendeva contestare l’”elezione” biblica; ma in realtà il documento antisraeliano era l’ultima perla di una collana che risaliva alle idee dei primi secoli del Cristianesimo, per cui Israele non era più quello di una volta, avendo rifiutato di riconoscere Gesù, e la Chiesa era diventata lei il “verus Israel”.
Storie vecchie, dunque, parzialmente cancellate ma costantemente riemergenti. Qualcuno di nuovo si era illuso che il dialogo avrebbe superato questi “malintesi”.
Che però continuano.

E l’altro giorno, grazie a uno scoop di Giulio Meotti sul “Foglio”, per quel che ne so né smentito né ripreso da alcun altro giornale nazionale (http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/03/10/news/a-venezia-un-convegno-di-biblisti-italiani-contro-l-ebraismo-ambiguo-124566/)  è venuta fuori un’altra espressione contemporanea di questo “odio antico” di cui la Chiesa ha fatto oggetto gli ebrei, almeno a partire dalle prediche genocide di San Giovanni Crisostomo nel IV secolo.
Chi ha espresso questa posizione antiebraica di principio non sono i fanatici terzomondisti di “Pax Christi”, e nemmeno i cristiani politicizzati e nazionalisti del mondo arabo. E, lo ripeto, è cosa di questi giorni, non siamo nel XVI secolo, quando il Papa Pio V rispose al Duca di Ferrara Alfonso II d’Este che gli chiedeva una benedizione per il terribile terremoto del 1570 subito dalla sua città che in sostanza il terremoto era colpa sua, dato che ospitava parecchi ebrei, come racconta il numero di “Le scienze” in edicola in questi giorni (http://www.lescienze.it/archivio/articoli/2017/03/01/news/il_terremoto_che_ha_deviato_il_po-3442212/ ). Si tratta molto più tranquillamente dell’associazione cattolica dedicata a promuovere lo studio delle Scritture, riconosciuta dalla Conferenza dei vescovi italiani e ripetutamente onorata dell’attenzione papale (l’ultima volta pochi mesi fa https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2016/09/15/0644/01453.html) : l’Associazione Biblica Italiana (http://www.associazionebiblica.it/ ).
Questa associazione, forse un po’ stanca di occuparsi del libro dell’Esodo, del profeta Ezechiele o delle “parabole della misericordia”, ha scelto per il suo prossimo convegno che si terrà a Venezia in settembre, questo tema: “Israele popolo di un Dio geloso: coerenze e ambiguità di una religione elitaria”. Carino, non vi pare?
“Dio Geloso è un vecchio errore di traduzione, perché l’aggettivo originale in Dt 5:9 è “qanà” che significa innanzitutto zelante e nel testo (il terzo comandamento) se ne intende sottolineare la misericordia: si dice che le colpe dei padri ricadono sui loro discendenti per tre o quattro generazioni, ma i meriti per mille. Ma questa cattiva traduzione è una delle basi dell’antigiudaismo cristiano: il Dio dell’”Antico testamento” sarebbe cattivo, crudele, privo di pietà e di amore; diventerebbe buono solo nel “Nuovo” come “padre” di Gesù; anche se allo stesso tempo si sostiene che sia lo stesso.
Ci fu nei primi secoli della Chiesa una posizione che proponeva di eliminare del tutto l’Antico Testamento” il Dio cattivo e gli ebrei malvagi che lo adoravano; essa si definisce marcionismo da nome del suo fondatore, il vescovo Marcione (https://it.wikipedia.org/wiki/Marcione ); fu dichiarata eresia, ma spesso riemerge. Per chi avesse dubbi sul significato del titolo del convegno, mi permetto di citare ancora dal programma reso pubblico da Meotti e ripeto, a quel che ne so non smentito: Il convegno intende parlare delle “radici di una religione che nella sua strutturazione può dare adito a manifestazioni ritenute degeneranti”. […] L’ebraismo avrebbe come conseguenze spesso il “fondamentalismo” e “l’ assolutismo”: “Il pensarsi come popolo appartenente in modo elitario a una divinità unica ha determinato un senso di superiorità della propria religione”.
Dunque è questo quello che, fra uno studio del libro di Esdra e uno delle lettere di Paolo, pensano dell’ebraismo i bravi biblisti cattolici: “ambiguo”, “degenerante” “fondamentalista”, “assolutista”, “elitario” affetto da “senso di superiorità”. Neanche parlassero dell’Isis, che invece non merita la loro attenzione.

Dispiace, ma bisogna dirlo, sono espressioni che non sarebbero dispiaciute alla propaganda nazista e che peraltro sono state coltivate a lungo dalla stampa cattolica e in particolare dalla rivista dei gesuiti “Civiltà Cattolica” dalla fondazione nel 1850 per oltre un secolo, ben dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come ha documentato David Kerzner (http://www.davidkertzer.com/it/libri/i-papi-contro-gli-ebrei ).
Vorrei anche aggiungere che sono parole non dissimili da quelle che nel libro di Ester Haman, il visir che vorrebbe eliminare il popolo ebraico dalla faccia della terra rivolge al re: “C’è un popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le provincie del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarlo. Se il re è d’accordo, si faccia un decreto per distruggerlo” (Ester 3: 8).
E’ un discorso fatto più o meno 2500 anni fa, che è registrato nelle Scritture ebraiche come il prototipo dell’antisemitismo. Proprio oggi cade la festa di Purim in cui gli ebrei festeggiano il fallimento di questo progetto. O meglio: di quella singola concreta espressione della voglia di far pagare a questo “popolo separato” la propria “separatezza, cioè, diciamocelo, il carattere “ambiguo”, “degenerante” “fondamentalista”, “assolutista”, “elitario” affetto da “senso di superiorità”.
Non mi sogno naturalmente di dire che i bravi biblisti siano paragonabili a Haman o alle sue riedizioni moderne, da Torquemada al capo ucraino Chmel’nyc’kij fino a Hitler. Non dubito che siano pacifici, antirazzisti e antinazisti e che nutrano orrore per i genocidi. Manca loro evidentemente il carattere demoniaco, l’orribile grandezza del male assoluto. Ma se davvero hanno scritto le parole che “Il foglio” ha attribuito loro, bisogna ammettere che di fatto stanno riproponendo alcuni dei pensieri che hanno alimentato e giustificato le grandi persecuzioni.

La festa di Purim insegna agli ebrei a ricordarsene, a vigilare, a cercare di cavarsela impegnandosi nel dialogo quand’è possibile (Ester parla e fa molto di più col re), ma senza ingenuità, essendo anche pronti a fuggire dalle persecuzioni e a difendersi quando si può.
Questa difesa dall’antisemitismo oggi, grazie al Cielo, esiste, si chiama Israele ed è proprio per questo suo ruolo di autodifesa degli ebrei che gli antisemiti la odiano ferocemente. A tutti i miei amici e innanzitutto allo Stato di Israele, auguro “Purim sameach” un felice Purim.

Ugo Volli

PS: Dopo aver scritto questa cartolina ho trovato su Facebook una versione del programma del convegno diversa (questa: https://www.polarisoffice.com/d/2RQfBvF8 ), che chi l’ha pubblicata sostiene aggiornata dopo la pubblicazione dell’articolo sul Foglio e le proteste dei vertici dell’ebraismo italiano: “Dio geloso” è finito fra virgolette, le più oltraggiose espressioni citate da Meotti non si trovano più. Dimostrazione forse che protestare serve. O che l’Associazione Biblica non intendeva porre i temi che ho discusso, non consapevolmente. Ma il cuore del problema, l’antigiudaismo teologico, resta lo stesso.   (uv) http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

E sarà anche banale dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio, ma resta sempre una grande verità.

barbara

 

TUTTI RICORDANO L’ATTENTATO ALL’HOTEL KING DAVID

Quello che ebbe effetti così drammatici a causa del rifiuto inglese di prendere seriamente le ripetute telefonate di avvertimento: antisemiti da sempre (l’Inghilterra fu il primo stato europeo ad espellere la totalità dei propri ebrei, un secolo prima della Francia, due prima della Spagna), gli inglesi avevano, evidentemente, grosse difficoltà a immaginare ebrei diversi dalle “pecore al macello” a cui erano abituati. Ben pochi ricordano, al contrario, l’attentato antiebraico avvenuto un anno e mezzo più tardi in Ben Yehuda.


Febbraio 1948, bombardamento di via Ben Yehuda

Una delle strade più popolari e più trafficate di Gerusalemme, via Ben Yehuda, è stata purtroppo bersaglio di diversi orribili attacchi terroristici.
Il primo di tali attacchi ebbe luogo il 22 febbraio 1948, quando terroristi arabi (assistiti da soldati britannici) guidarono tre camion dell’esercito britannico, carichi di esplosivo, nella strada affollata. I terroristi fecero detonare gli esplosivi, demolendo 4 edifici che crollarono sui civili innocenti. 58 civili ebrei furono uccisi nell’attacco e altri 140 rimasero feriti.
L’attentato, perpetrato dall’Alto Comando Arabo (AHC), provocò un’ondata di shock in tutto il paese e aggiunse benzina sul fuoco che già infuriava nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza di Israele.
Il loro ricordo sia di benedizione. (qui, traduzione mia)
attentato-ben-yehuda
barbara

ILAN È NOSTRE MANI

«Ilan è nostre mani e la sua vita è minacciare di morte. vogliamo 450.000 euro per la sua liberazione in vita. La transazione è previsto per il 23.01.06 mattina, aspetto la vostra risposta dal indirizzo mer855@hotmail.fr al indirizzo del mittente entro le 19.30 e voi riceverete il seguito delle istruzioni 22.1.06, prima delle 15. Tutto ciò che sarà considerare come un ostacolare alla nostra volontà ilan sarà considerato responsabile diretto. Se lo desiderare chiamate 17.» (24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi, p. 31)
auschwitz-a-parigi
[…] Quando arriviamo al commissariato, Didier ci sta aspettando all’ingresso con i due migliori amici di Ilan, Karim e Jérémie. Non so chi li abbia avvertiti. Non possiamo presentarci tutti e sette, è inutile, si decide quindi che andranno solo Jérémie, Karim e Mony, sotto la guida di Didier. Sono le persone con cui Ilan si confida di più. Con le mie due figlie aspettiamo pazientemente fuori. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora… La loro deposizione non finisce più.
Rispondono alle usuali domande della polizia, quando avete visto Ilan per l’ultima volta? Sembrava preoccupato negli ultimi tempi? Aveva problemi di soldi? Debiti? Cattive frequentazioni?
Per la strada ci assalgono gli stessi interrogativi. In che razza di storia si è cacciato Ilan? Con chi è uscito ieri sera? Chi vuole fargli del male? Diteci, mio Dio, chi potrebbe fare una cosa simile? Ma no, è uno scherzo di cattivo gusto. Ogni altra ipotesi è senza senso.
Dopo due ore di colloquio, gli amici di Ilan e il mio ex marito tornano fuori. Ci informano che abbiamo bussato alla porta sbagliata. Questo commissariato di quartiere si è dichiarato incompetente ad aiutarci. Dobbiamo andare alla centrale di polizia sul Boulevard Louis Blanc, nel X arrondissement, che ospita il 3° distretto di polizia giudiziaria. Là sono abituati a trattare i casi gravi, là potranno aiutarci. La polizia dunque considera seria la questione. Non credono né a uno scherzo, né a una fuga. Io avrei così tanto voluto crederci ancora un po’…
In Boulevard Louis Blanc raccontiamo di nuovo. La prima chiamata questa sera verso le diciannove sul cellulare di Mony, l’accento africano di un uomo che le chiede di connettersi a un indirizzo di posta elettronica e le dà, per farlo, un codice segreto, il messaggio che lei allora scopre, 450.000 euro di riscatto se vuole trovare Ilan vivo, e la sua foto in allegato, una pistola puntata alla tempia, il naso sanguinante, la bocca e gli occhi bendati. La polizia prende nota ma, a mezzanotte, ammettono anche loro che il nostro caso è al di là delle loro competenze, e ci indirizzano alla Direzione Regionale di Polizia giudiziaria, che si trova al 36 di Quai des Orfèvres. L’indirizzo della polizia criminale ci lascia senza parole. L’abbiamo tutti sentito nei film, e nel nostro inconscio fa rima con omicidio, criminalità organizzata, traffico di droga, terrorismo. Che cosa ci sta succedendo? (ivi, pp. 33-34)

ruth-halimi-2
Sono passati undici anni da quel 13 febbraio in cui il corpo nudo, martoriato da 24 giorni di disumane sevizie, di Ilan Halimi venne trovato lungo un binario nei pressi di Villemoisson-sur-Orge. Ma per quanti ne possano passare, noi non dimentichiamo. Né la vittima, né i carnefici. E non perdoniamo.

barbara

PROFETI A CONFRONTO

Adolf Hitler, gennaio 1939

«In questo giorno, che forse non sarà memorabile solo per i Tedeschi, vorrei aggiungere questo. […] Oggi sarò di nuovo profeta: se la finanza ebraica internazionale d’Europa e fuori d’Europa dovesse arrivare, ancora una volta, a far precipitare i popoli in una guerra mondiale, allora il risultato non sarà la bolscevizzazione del mondo, e dunque la vittoria del giudaismo, ma, al contrario, la distruzione [Vernichtung] della razza giudea in Europa».

Armin Wegner, 11 aprile 1933

Signor Cancelliere del Reich!
Con la Sua comunicazione del 29 marzo di quest`anno il Governo ha decretato il bando delle attività commerciali di tutti i cittadini ebrei.
Scritte offensive, «Imbroglioni», «Non comperare», «Morte ai giudei», «A Gerusalemme», risaltavano sui vetri dei negozi, uomini con manganelli e pistole montavano la guardia davanti alle porte e per dieci ore la capitale è stata trasformata in teatro per il divertimento delle masse. Poi, contenti di questa beffarda punizione, fu tolto nuovamente il divieto e la città e le strade mostrarono il loro volto abituale.
Ma quello che poi seguì non fu ancor peggio? Giudici, procuratori e medici vengono espulsi dai loro incarichi ben retribuiti, si chiudono le scuole ai loro figli e figlie, insegnanti di scuole superiori vengono cacciati dalle cattedre e mandati in congedo – una concessione che a nessuno può non sembrare sospetta -, direttori di teatro, attori e cantanti vengono privati dei loro palcoscenici, agli editori di giornali si vietano le pubblicazioni, tutti i libri di poeti e scrittori ebrei vengono raccolti per condannare al silenzio i custodi dell’ordine morale, e si colpisce l’ebraismo, anziché nel commercio, proprio là dove sono i suoi valori più nobili per la comunità: nel pensiero.
Lei afferma, Signor Cancelliere del Reich, che il popolo tedesco è stato diffamato, che i suoi vicini lo accusano di azioni indegne che non ha compiuto; e tuttavia, errori e cattiva fama non hanno sempre preceduto onore e gloria? Sì, non ci hanno forse insegnato gli ebrei a sopportare come un onore la diffamazione? Perché non è un caso se così tanti ebrei vivono sul suolo tedesco, è la conseguenza di un destino comune! Nelle loro migrazioni di secoli, cacciati dalla Spagna, rifiutati dalla Francia, la Germania da un millennio ha offerto ospitalità a questo grande infelice popolo. L’ebreo ubbidiva alla sua vocazione interiore quando andava là dove la sua vita era al sicuro, dove il più alto livello di sapere attirava il suo cuore avido di cultura; la Germania, una Germania smembrata che lottava in mezzo a molti nemici, ubbidì alla dottrina della sua libertà quando offrì rifugio al perseguitato.
Ed ora, ciò che è stato fatto in un millennio deve essere annullato per sempre?
Noi abbiamo sempre dato ad altri popoli il meglio delle nostre forze, in Occidente, in Sud America, in Russia. Eterno viaggiatore sulla terra, il tedesco sentì sempre un forte richiamo per la povera patria che cresceva nei possedimenti d’oltremare. Costruttori di ponti, commercianti, coloni tedeschi hanno contribuito ad accrescere ricchezza e fama di tutti i popoli. E per questi meriti non siamo forse stati denigrati prima della grande guerra e fino a ora? Quindi noi che così spesso abbiamo sperimentato questa ingiustizia dobbiamo fare la stessa cosa e causare la stessa sofferenza a un altro popolo che come noi non l’ha meritata? La giustizia è stata sempre un vanto per tutti i popoli e se la Germania è diventata grande nel mondo, a ciò hanno contribuito anche gli ebrei. Non si sono forse mostrati grati in tutti i tempi per la protezione loro offerta?
Si ricorda che Albert Einstein è un ebreo tedesco, uno scienziato che ha sconvolto l’idea dello spazio, che come Copernico ha steso la sua mano oltre se stesso verso il Tutto e ci ha regalato una nuova immagine del mondo?
Si ricorda che Albert Ballin, un ebreo tedesco, è stato il creatore della più grande linea di navi verso Occidente, da dove partì la nave più grande del mondo verso la terra della libertà, mentre lui, Ballin, non riuscì a sopportare la vergogna che il suo adorato sovrano abbandonasse il suo Paese e perciò si uccise?
Si ricorda che Emil Rathenau, un ebreo tedesco, ha fatto diventare un’impresa mondiale la Società Generale per la Produzione di energia e luce in paesi stranieri?
E che Haber, un ebreo tedesco, come un mago, con la sua bottiglia a pistone riuscì a ricavare l’azoto dall’aria?
Che Ehrlich, un ebreo tedesco e un medico saggio col suo medicamento ha scongiurato la sifilide, questa malattia strisciante nel nostro popolo?
Anche quella ragazza sedicenne che a Amsterdam ai Campionati del Mondo con la sua sciabola ha conquistato la vittoria per la Germania era una fanciulla ebrea, figlia di un procuratore, proprio uno di quei procuratori che si è in procinto di cacciare dalle nostre Corti.
Si ricorda di tutti quelli – ah, dovrei riempire fogli se volessi solo elencare i loro nomi – la cui intelligenza e il cui zelo hanno inciso per sempre nella nostra storia?
Quindi Le domando, tutti questi uomini e donne hanno agito come ebrei o come tedeschi? Scrittori e poeti hanno scritto una storia del pensiero tedesca o giudaica? I loro attori hanno coltivato la lingua tedesca o una lingua straniera? I loro grandi propugnatori di una nuova dottrina sociale sono stati profeti e ammonitori del popolo ebraico o del popolo tedesco quando hanno lanciato le loro esortazioni che per nostra disgrazia non abbiamo accolto?
Abbiamo accettato in guerra il sacrificio di sangue di dodicimila ebrei, e ora possiamo – se abbiamo un minimo di equità nel cuore – togliere ai loro genitori, figli, fratelli, nipoti, alle loro donne e sorelle ciò che si sono meritati nel corso di generazioni, il diritto a una patria e a un focolare?
Quale sventura è questa per coloro che hanno amato più di se stessi il Paese che li ha accolti!
L’ebreo, legato a noi per interiorità e per il fatto di porsi gli stessi interrogativi, non è forse diventato il portatore dei costumi tedeschi e della lingua tedesca fino nella profonda Russia? Nei vicoli ebraici dei villaggi polacchi risuonano ancor oggi melodie medioevali tedesche; gli antenati degli ebrei scacciati mille anni fa non rubarono l’oro da queste terre ma le loro melodie il cui suono ancor oggi esce dalle loro bocche e ci commuove e che noi stessi abbiamo dimenticato.
Se un tedesco in terra straniera ha bisogno d’aiuto, se cerca qualcuno che parli la sua lingua dove lo trova? Nel negozio di medicinali di un ebreo del Caucaso, nella sartoria di un ebreo presso il pozzo di un deserto arabico.
In Polonia si sono derubate e gettate in prigione famiglie ebree che si erano riconosciute nella cultura tedesca e ora, dopo che sono fuggite in Germania, si vuole riservare loro lo stesso destino? Che amore infelice! Perché non crederanno all’affermazione che gli ebrei non sono in grado di amare la nostra patria perché sono di ceppo estraneo. Anche nel popolo tedesco non si sono forse mescolati ceppi diversi, Franchi, Frisoni e Vendi? Napoleone non era forse un corso? Lei stesso non viene forse da un Paese vicino? […]
Se Lei avesse potuto vedere con me le lacrime di madri ebree, il turbamento dei visi impalliditi dei padri, gli occhi dei bambini, avrebbe capito questo forte attaccamento tipico di una stirpe che per lungo tempo è stata costretta a girovagare senza sosta. Perché per loro la terra costituisce un legame più forte che per quelli che non l’hanno mai perduta. «Amo la Germania», ho sentito dire in questi giorni da un ragazzo e una ragazza ai loro genitori che, sbigottiti per le infinite minacce del momento volevano lasciare per sempre la Germania. «Andate voi soli!», rispondevano ai loro genitori, «preferiamo morire qui anziché non essere felici in un paese straniero». Non è da ammirare una tale forza del sentimento?
Signor Cancelliere del Reich,
non si tratta solo del destino dei nostri fratelli ebrei. Si tratta del destino della Germania! In nome del popolo per il quale ho il diritto non meno che il dovere di parlare, così come qualsiasi altro che viene dalsuo sangue, come tedesco a cui non è stato dato il dono della parola per rendersi complice col silenzio quando il suo cuore freme di sdegno, mi rivolgo a Lei: Fermate tutto questo!
L’ebraismo è sopravvissuto alla prigionia babilonese, alla schiavitù in Egitto, ai tribunali dell’Inquisizione spagnola, alle calamità delle Crociate e alle persecuzioni del milleseicento in Russia. Con la tenacia che ha permesso a questo popolo di diventare antico gli ebrei riusciranno a superare anche questo pericolo, ma la vergogna e la sciagura che a causa di ciò si abbatterà sulla Germania non saranno dimenticate per lungo tempo! Infatti, su chi cadrà un giorno lo stesso colpo che ora si vuole assestare agli ebrei se non su noi stessi?
Se gli ebrei hanno recepito la nostra natura, hanno accresciuto la nostra ricchezza, allora, se li si vuole distruggere, questa azione deve necessariamente portare alla distruzione di beni tedeschi. La storia ci insegna che popoli che hanno scacciato gli ebrei dai loro confini hanno poi sempre dovuto scontare questa azione cadendo vittime di disprezzo e di impoverimento.
In verità oggi non li si butta in strada come nei primi giorni, in pubblico si ostenta rispetto per la loro vita per rubare a loro in segreto e in modo ancor più penoso. Non so quante delle notizie che si sussurrano fra il popolo siano vere: interi quartieri della città vengono abbandonati al saccheggio, scritte divampano di notte sopra le case, autocarri ricoperti di gagliardetti con soldati che cantano percorrono urlanti le strade e tutti osservano con paura questa marea che minaccia di trascinare tutto con sé.
Nei giornali e nelle illustrazioni invece, nell’ora più difficile che si prepara per l’uomo, si provvede alla più triste umiliazione, alla derisione. Cent’anni dopo Goethe e dopo Lessing ritorniamo a ciò che ha causato le più dure sofferenze di tutti i tempi, allo zelo della superstizione. Inquietudine e insicurezza crescono, fanno la loro comparsa disperazione, terrore e suicidio!
E mentre una parte della popolazione che non potrebbe mai difendere un tale comportamento davanti alla propria coscienza approva questi avvenimenti nella speranza di un guadagno, lascia la responsabilità di questi al Governo del Paese che porta avanti questi provvedimenti con fredda determinazione in modo ancor peggiore che in una carneficina e meno scusabile di questa perché è il risultato di una riflessione a freddo e non può che terminare in un autodilaniamento del nostro popolo.
Quindi, quali saranno le conseguenze?
Al posto del principio morale della giustizia subentra l’appartenenza a una specie, a un ceppo. Ciò che fino a ora valeva nella vita di un popolo nella suddivisione dei compiti non erano la fede o la stirpe ma la capacità di svolgere un lavoro. Lei stesso ha lodato lo spirito creativo come il bene più prezioso di un popolo, ha lodato i pensatori e gli inventori come le forze più nobili. D’ora in poi anche l’inetto, la persona senza scrupoli, potrà dire a se stesso: solo perché io non sono ebreo posso ora assumere questo compito, il mio essere tedesco è sufficiente a ciò e forse dietro questo scudo potrò anche compiere impunito qualche cattiva azione. Nel momento in cui adulatori e persone servili solo per mettersi al servizio di un nuovo padrone si piegano a una nuova dottrina a loro estranea, per la quale Lei e i Suoi amici hanno messo a rischio vita e nome, si rilasciano mandati di cattura del sangue, si offre agli umori di infime nature il cuore delle famiglie, si permette che vengano perseguitate se questo serve a eliminare un fastidioso concorrente.
Può la sola partecipazione alla guerra essere decisiva per l’arte e il talento necessari a svolgere una mansione?
Se oggi fosse ancora vivo Walter Rathenau che fu Ministro del popolo tedesco in uno dei periodi più difficili del dopoguerra, non potrebbe essere né medico né procuratore perché non fu sul campo di battaglia ma salvaguardò la patria da una precoce sconfitta organizzando un’economia di guerra che non era stata precedentemente prevista dallo Stato. La pallottola a lui diretta alla quale si è esposto con non minore coraggio non gli è venuta dalla trincea, ma da un agguato in tempo di pace.
La distinzione tra male e bene è venuta meno, e così non è forse stata messa in discussione la stessa comunità di un popolo?
Lei mi risponderà che il sangue tedesco ci impedirebbe un agire in modo disonorevole – certamente origini e retaggio sono obblighi, ma ancor più lo è, a parer mio, quello di battersi «per» anziché «contro» l’ebreo.
Può essere vero che gli ebrei nei tempi più recenti non diedero alla patria molti eroi in campo militare se li si confronta con i combattenti del nostro popolo. In compenso non hanno dato meno saggi, martiri e santi. Anche i salvatori del popolo ridestato dovranno riconoscere che non possono fare a meno di santi come quelli in cui non è mai venuta a tacere la voce di antichissime profezie e della più alta legge morale della terra.
Allora, perché si perseguitano, perché si odiano questi straordinari stranieri nel mondo?
Perché questo popolo ha posto legge e giustizia al di sopra di ogni cosa, perché ha amato e stimato la legge come sua sposa, e perché quelli che vogliono l’ingiustizia nulla detestano di più che quelli che promuovono il diritto.
Signor Cancelliere del Reich,
i popoli e gli uomini non si conoscono vicendevolmente, e questo è il male maggiore. I tedeschi si sono mai sforzati di prendere in considerazione qualcosa che hanno evitato come la lebbra dalla loro giovinezza in avanti, un pregiudizio che ha colto perfino qualche ebreo tanto che ha cominciato a vergognarsi delle sue meravigliose origini?
Sì, quelli che Lei e i Suoi amici ora combattono in Germania – se dobbiamo fidarci delle Sue parole – non sono più ebrei, ma dei rinnegati che travolti dall’avidità e dalla sensualità hanno perduto e dimenticato i doveri della loro fede e che vengono rifiutati dai loro fratelli ebrei non meno che dai tedeschi. Forse che i tedeschi hanno sempre agito meglio? I tesorieri dei grandi patrimoni non si lamentano degli ebrei solo perché vorrebbero essere al loro posto? Forse che i cittadini tedeschi hanno ridotto gli interessi dei loro crediti e delle loro case? Ed è possibile punire gli errori di alcune centinaia di persone che nell’antica lotta di questo popolo fra il peccato e la santità hanno tradito il più profondo impulso della loro razza, sacrificando per questo schiere di innocenti? Non abbiamo forse ripudiato la vendetta del sangue a favore della responsabilità del singolo?
Lei cita nei Suoi discorsi l’Onnipotente – ma non è dunque un’Onnipotenza che ha mescolato i dispersi di questo popolo fra i tedeschi come il sale nella pasta del pane?
Non sono forse essi socialmente e moralmente una necessità per noi con la loro innata rettitudine che ci permette di distinguere più chiaramente debolezze e pregi della nostra propria natura?
Lei si richiama al fatto che la Germania si troverebbe in stato di necessità, ma anziché adottare la causa di tutti gli oppressi si tenta di placare le disgrazie di una parte del popolo con la sofferenza dell’altra parte, addirittura si afferma che incolpare gli ebrei sarebbe necessario per la salvezza della patria. Ma non c’è patria senza giustizia! C’è un ebreo ogni cento tedeschi e questo dovrebbe essere più forte? Un popolo potente non si degrada lasciando degli indifesi in balia dell’odio di persone frustrate? Lei parla di ebrei che susciterebbero inimicizia per la loro presunzione. Questo è forse avvenuto senza un nostro contributo? Quando gli ebrei hanno contribuito a preparare il terreno a idee rivoluzionarie, la loro ribellione non era forse dovuta al fatto di essere stati trattati ingiustamente? Non abbiamo forse recato loro offese fin da quando eravamo giovani e ogni comunità di destini non produce forse, oltre a un diritto comune, anche una colpa comune?
Io contesto questa folle credenza che tutto il male del mondo provenga dagli ebrei, la contesto con il diritto, con le dimostrazioni, con la voce dei secoli e se io ora indirizzo a Lei queste parole ciò avviene perché non mi riesce di essere ascoltato per nessun’altra via. Non come amico degli ebrei ma come amico dei tedeschi, come rampollo di una famiglia prussiana in questi giorni, quando tutti rimangono muti, io non voglio tacere più a lungo di fronte ai pericoli che incombono sulla Germania.
L’opinione delle masse può mutare facilmente nel suo contrario. Presto può succedere che esse condannino ciò che oggi promuovono impetuosamente. Anche se dovesse passare del tempo un giorno si avvicinerà l’ora della liberazione dei perseguitati, così come si avvicinerà la punizione del delinquente. Verrà un giorno in cui il primo aprile di quest’anno sarà richiamato alla memoria di tutti i tedeschi soltanto come una penosa vergogna quando avranno pronunciato nei loro cuori un giudizio sulle loro azioni. Se la Germania fosse stata veramente calunniata allora avrebbe bisogno di questi provvedimenti solo per difendere una buona coscienza?
Ci si assicura che all’estero si sono completamente tranquillizzati. Perché allora si continuano in silenzio queste persecuzioni? Non c’era un mezzo più semplice per far fronte alle calunnie sui nostri misfatti: non umiliare gli ebrei ma dare loro delle prove di amicizia? Qualsiasi cattiva fama non cesserebbe al più presto al cospetto di atti di discernimento e di amore e la miglior conversione non è sempre quella della buona azione?
Signor Cancelliere del Reich,
Le invio queste parole che sgorgano dal tormento di un cuore straziato, e non sono solo le mie, è la voce del destino che per mezzo della mia bocca La ammonisce: protegga la Germania proteggendo gli ebrei.
Non Si lasci fuorviare dagli uomini che lottano assieme a Lei! Lei è mal consigliato!
Interroghi la Sua coscienza come in quell’ora in cui tornando dalla guerra in mezzo a un mondo liberato cominciò da solo la via delle Sue battaglie. È stata sempre una prerogativa dei grandi spiriti riconoscere un errore. Ci sono chiari segni di che cosa ha bisogno la moltitudine della gente. Riporti i ripudiati nei loro uffici, i medici nei loro ospedali, i giudici nei tribunali, non chiuda più le scuole ai bambini, guarisca i cuori afflitti delle madri e tutto il popolo La ringrazierà.
Perché anche se la Germania potesse forse fare a meno degli ebrei, ciò di cui non può fare a meno è della sua virtù.
«C’è soltanto una vera fede», grida il saggio Immanuel Kant dalla cripta della sua centenaria tomba, «anche se ci possono essere molte diverse confessioni».
Segua questa dottrina che Le permetterà di comprendere anche quelli che Lei oggi combatte. Che cosa sarebbe una Germania senza verità, senza bellezza e giustizia?
Invero se un giorno le città fossero ridotte in cumuli di macerie, le stirpi estinte, le voci della tolleranza per sempre ammutolite, le montagne della nostra patria svetterebbero ancora verso il cielo e le foreste perenni continuerebbero a stormire, ma non sarebbero più ripiene dell’aria della libertà e giustizia dei nostri padri. Con vergogna e disprezzo parlerebbero di stirpi che misero in gioco con leggerezza non soltanto la fortuna del Paese ma ne disonorarono per sempre la memoria. Vogliamo dignità quando esigiamo giustizia.
La scongiuro! Difenda la nobiltà d’animo, la fierezza, la coscienza senza le quali noi non possiamo vivere, difenda la dignità del popolo tedesco!

Sulla prima “profezia” non credo ci sia molto da dire: aveva previsto il totale annientamento (questo è l’esatto significato di “Vernichtung”) della “razza giudaica” e ha ottenuto, con le sue scelte e le sue azioni, l’annientamento del “Reich millenario”. Molto c’è invece da dire su quella di Armin Wegner (del quale mi ha sempre colpito, tra l’altro, l’incredibile bellezza,
armin-wegner
fin dai tempi dell’università), straordinaria figura di combattente per la giustizia e per i diritti umani, Giusto per gli ebrei e Giusto per gli armeni: ben sei anni e mezzo prima dell’inizio della guerra e dodici prima della sua conclusione, aveva lucidamente previsto il disastro a cui la politica hitleriana avrebbe condotto, aveva previsto la vergogna che avrebbe accompagnato la memoria dei crimini commessi, e la punizione per essi, e le città ridotte a cumuli di macerie… senza vantarsi di essere profeta.
Una considerazione a parte merita quel “A Gerusalemme”, riportato da un testimone oculare: gli ebrei, ottant’anni fa, percepiti come stranieri in Europa, venivano invitati a TORNARE A CASA LORO, A GERUSALEMME! Com’è che adesso non è più casa loro e vengono invitati ad andarsene da lì? 

barbara

DAVID LEVY ENTRA IN UN’AGENZIA IMMOBILIARE

David Levy entra in una agenzia immobiliare a Parigi.
Buon giorno, vorrei acquistare un appartamento.
– Ma naturalmente caro signore, si sieda, riempiamo un modulo informativo.
– Sto cercando un piccolo appartamento.
– Bene, come si chiama?
– Levy, David Levy.
– Ah! fa l’agente immobiliare… c’è un problema.
– Ah, quale problema?
– Non vendiamo appartamenti agli ebrei.
– Ah, ma non c’è nessun problema risponde David, io non sono ebreo.
– Con un nome e un cognome simili nega di essere ebreo?
– Esatto, non sono ebreo.
– Ah, e che cos’è allora?
– Ebbene, io sono cattolico praticante.
– Ho difficoltà a crederle.
– Eppure è la verità.
– E lei va in chiesa?
– Ma certamente, ogni domenica.
– E mi può descrivere una chiesa?

David fa una descrizione perfetta di una Chiesa, ma l’agente non è convinto.

– Sì, va bene, ma chi c’è sulla croce sopra l’altare?
– Ma Gesù Cristo naturalmente.

L’agente è sempre scettico e gli chiede:

– Va bene ma dove è nato Gesù?
– A Betlemme.
– Sì, ma dove precisamente? chiede innervosito, con la sensazione che David lo stia prendendo in giro.
– È nato in una stalla.

Esasperato, l’agente si alza e gli dice: – E perché è nato in una stalla?
A questo punto si alza anche David, afferra l’agente per il collo e gli grida scuotendolo:
– Perché c’erano degli idioti come te che non volevano vendere appartamenti agli ebrei, stronzo.

Qui, traduzione mia.

barbara