E ORA TRASFERIAMOCI UN MOMENTO NELLE FILIPPINE

barbara

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MEDICI SENZA FRONTIERE

Questo post, pubblicato nell’altro blog, è di undici anni fa.

MEDICI SENZA FRONTIERE DALLA PARTE DEI TERRORISTI?

Un terrorista mascherato da lavoratore dipendente di MSF?

Di Ambra Grayman per Guysen Israele News, 3 giugno 2007 09:16 (fonte non più disponibile, trad. di Inghev)

Secondo il centro d’informazione sulle Informazioni ed il Terrorismo al centro di studi speciali (CES)*, un residente di Deir al-Balah (striscia di Gaza) fermato il 19 aprile 2007 dalle forze israeliane di sicurezza, ha ammesso di essere recentemente entrato in Israele per raccogliere informazioni su personalità israeliane allo scopo di assassinarle.
Mous’ab Bashir, ha spiegato che era penetrato in Israele grazie ad un permesso di Medici senza frontiere, associazione per la quale lavorava da cinque anni.
Nel corso del suo interrogatorio, Bashir ha ammesso di avere progettato un attacco contro una personalità israeliana, per vendicarsi della morte di civili palestinesi.
In stretto rapporto  con i terroristi del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) della striscia di Gaza, Bashir ha beneficiato di una serie di addestramenti specifici in previsione di quest’operazione, inizialmente diretta contro deputati israeliani, quindi contro il primo ministro dello Stato di Israele.
Dopo avere capito che le drastiche misure di sicurezza  rendevano l’assassinio di Ehoud Olmert impossibile, l’uomo è ripartito nella striscia di Gaza per cercare un nuovo “obiettivo”: Un archeologo israeliano che lavora in un sito della regione di Gerusalemme.
A questo scopo, Bashir ha iniziato ad allenarsi al combattimento-ravvicinato per uccidere  l’archeologo senza dovere ricorrere ad un’arma.
In gennaio, febbraio e marzo 2007, Bashir è nuovamente entrato in Israele con il suo permesso di Medici Senza Frontiere ed ha raccolto informazioni sulle abitudini della sua vittima.
È nuovamente entrato a Gerusalemme il 18 aprile ed è stato finalmente intercettato il giorno dopo.

In seguito all’accusa di Mus’ab Bashir, MSF ha pubblicato il comunicato stampa seguente:

“IL 17 maggio, il sig. Mossaab Bashir è stato accusato da un tribunale israeliano di “complotto” e di “contatto con un agente straniero”. “Il Sig. Bashir è stato fermato il 19 aprile a Gerusalemme, dove si era recato per una riunione di lavoro di Medici Senza Frontiere (MSF).
In base alle accuse rivolte al sig. Bashir, si evince chiaramente che né MSF né le sue attività sono implicate in questa vicenda.
Questo episodio è accaduto in un contesto di tensione estrema, che chiama alla più grande prudenza quanto all’interpretazione dei fatti. Essendo la procedura in corso, il sig. Bashir beneficia sempre della presunta innocenza. MSF seguirà attentamente il seguito dell’indagine, fino al verdetto finale.
Il contesto di Sicurezza nei territori palestinesi ha creato ostacoli amministrativi e pratici estremamente costrittivi per tutte le azioni d’aiuto.
Teniamo a ricordare che MSF rispetta scrupolosamente le norme e procedure delle autorità militari israeliane riguardanti gli spostamenti dei membri dei suoi gruppi.
A questo titolo, il sig. Bashir aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste dalle autorità militari per recarsi a Gerusalemme ed ha subìto tutti i controlli imposti dall’esercito.
MSF lavora nei territori palestinesi Cisgiordania e Gaza dal 1989. In un contesto estremamente politicizzato e di radicalizzato dalla violenza, MSF veglia a mantenere la neutralità e l’imparzialità del suo intervento.
I territori palestinesi sono una zona di conflitto particolarmente violenta.
Le necessità sono crescenti.
La sospensione degli aiuti internazionali ed il blocco di Gaza rendono l’aiuto umanitario ancora più capitale.
In seguito all’ accusa del sig. Bashir, MSF si preoccupa dei rischi di legami con l’azione umanitaria, che ridurrebbero ancora l’accesso alle popolazioni ed aumenterebbero l’insicurezza dei nostri gruppi nei territori palestinesi come su tutto il territorio israeliano.”

* Il centro di studi del terrorismo è stato creato nel 2001. Fa parte dell’istituto delle informazioni, ONG fondata alla memoria delle vittime della Comunità delle informazioni israeliane, ed è situato vicino a Gelilot, al Nord di Tel-Aviv. È diretto dal dott. Reuven Erlich (Colonnello riservista)

Intervista a Giuseppe Scollo, responsabile del progetto di MSF nei Territori Palestinesi (fonte non più disponibile)

Domanda: Cosa sta facendo MSF nei Territori occupati? Perché non è operativa anche in Israele?
Nel 1989, in una fase acuta del conflitto, MSF ha iniziato a lavorare nei Territori Palestinesi, dando supporto al sistema sanitario. Inizialmente Le nostre attività prevedevano progetti di medicina d’urgenza. Da allora I nostri progetti sono stati modificati più volte, adattandosi in base alle necessità e alla disponibilità di cure nei servizi sanitari locali.
Oggi, a Gaza e in Cisgiordania, i nostri team forniscono cure mediche e psicologiche e assistenza medica e sociale alle famiglie sottoposte ad anni di continue violenze e alle conseguenze dell’occupazione (tra cui l’isolamento, le restrizioni, il divieto di viaggiare e i problemi di accesso alle cure). La maggior parte dei nostri pazienti è confinata in enclave e gli spostamenti dipendono dai capricci dei checkpoint militari (nelle aree vicine agli insediamenti, al muro, ai confini a rischio come quello egiziano e nelle aree con frequenti incursioni israeliane). Inoltre, in caso di necessità, siamo sempre pronti ad affrontare situazioni d’emergenza.
MSF non mette in discussione il fatto che anche in Israele vi siano dei problemi e un clima di violenza dovuto agli attacchi. Deploriamo la situazione e le sofferenze della popolazione civile di entrambe le parti. Tuttavia le strutture e il sistema sanitario israeliano sono operativi e funzionano perfettamente. Non è così nei Territori Palestinesi, dove la popolazione è vittima delle violenze e in più ha lo svantaggio di non avere accesso alle  cure mediche e psicologiche.

C’è stato un tempo in cui offrivo un modesto contributo, nei limiti delle mie possibilità, a Medici senza frontiere, che ritenevo una meravigliosa istituzione. Ho smesso di farlo nel dicembre del 2002, quando ho avuto modo di scoprire la loro intollerabile faziosità antiisraeliana. Un’intera sezione del loro sito era dedicata alle inenarrabili sofferenze dei palestinesi e non una sola parola veniva spesa per le sofferenze degli israeliani, non una sola parola sul terrorismo, non una sola parola di umana pietà per donne vecchi bambini fatti a brandelli. Zero. Faceva, nel loro sito, bella mostra di sé anche questa struggente immagine:
palpast
L’avete riconosciuto? Sì, è Lui: il dolce e mite Cristo, portatore di pace e di amore. La didascalia spiegava che i soldati avevano abbattuto il recinto della sua proprietà e sparato sugli animali. Può anche essere vero, intendiamoci, ma un frammento di informazione senza il dove, quando, come e perché non è un’informazione: e questo è il modo di operare che ha scelto Medici senza frontiere. Che a quattro anni e mezzo di distanza sta continuando sulla stessa linea: da una parte ci sono “problemi”, c’è un “clima”, dall’altra ci sono famiglie “sottoposte a continue violenze”, ci sono pazienti “confinati” a causa di “capricci” dei militari, ci sono “frequenti incursioni” … avete per caso letto da qualche parte la parola terrorismo? A questo ci sono poi da aggiungere una serie di patenti falsità: sappiamo perfettamente che durante la cosiddetta sospensione degli aiuti ai palestinesi, gli aiuti sono in realtà fortemente aumentati, così come sappiamo che Medici senza frontiere in Medio Oriente non è mai stato neutrale, e anche se certamente non arrivano agli sgangherati comizi del signor Strada, la loro totale mancanza di imparzialità rende comunque questa istituzione (anche questa istituzione, ahimé) ben poco commendevole.

Undici anni dopo, cioè oggi:

Il terrorista ucciso a Gaza era di Medici senza frontiere

Il terrorista palestinese Hani Majdalawiche ha aperto il fuoco contro i soldati dell’IDF  e ucciso quando hanno risposto al fuoco era un infermiere che lavorava per Medici Senza Frontiere.
Hani Majdalawi
“Abbiamo contattato -ha detto un portavoce dell’IDF-  Medici senza frontiere per ottenere chiarimenti in merito”. L’organizzazione non ha risposto  alle nostre domande realizzate via telefono e via e-mail. Il sito web di Medici senza frontiere rende noto che il gruppo gestisce tre centri di ustioni e traumi a Gaza che pare abbiano legami molto stretti con i leader islamici di Hamas.
Le autorità di Gaza non hanno ancora confermato la morte di Majdalawi.  Il fratello Osama lo ha descritto come un “martire” che aveva “comprato l’arma con i propri soldi e agito in completa indipendenza”. Sempre nello stesso post è scritto che Hani Majdalawi lavorava per Medici senza Frontiere e che era “il più economicamente stabile tra i suoi fratelli”.

Yair Shalom, 23 agosto 2018, qui.

I soliti lupi che si tengono ben stretti tutti i propri vizi.

barbara

E RITORNO SULLA DIETA VEGANA

Abbastanza in tema con gli ultimi post (uno, due, tre, quattro, cinque, sei) perché molti vegani sono antivaccinisti e molti antivaccinisti sono vegani – sì, lo so, ci sono eccezioni, e ne conosco anche personalmente alcune, ma sono appunto eccezioni e non la regola, e neanche la confermano (giuro, ogni volta che di fronte alla parola “eccezione” sento partire tipo cane di Pavlov il fatidico “che conferma la regola” – il novantanove virgola nove periodico percento delle volte a sproposito – mi corre la mano alla pistola. Che vorrebbe dire che c’è una regola che obbliga ogni donna a sbavare di fronte a Roberto Bolle e io che gli trovo il sex appeal di una fetta di polenta la confermerei, ma vi rendete conto?! Ma torniamo alle cose serie). Due follie, dicevo, non di rado condivise dalle stesse persone, ed entrambe estremamente pericolose. Come conferma, per quanto riguarda il veganesimo, questo articolo.

Con la dieta vegana rischio danni neurologici al feto

Allarme esperti Bambino Gesù e Meyer, triplicati casi in due anni

Redazione ANSA ROMA

02 marzo 2018

Triplicati in due anni i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza con il rischio di danni neurologici permanenti per il neonato: dieta vegana e vegetariana tra le cause. L’allarme arriva dagli esperti dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze che hanno individuato, attraverso lo screening neonatale esteso, negli errati regimi alimentari della madri uno dei motivi del deficit dell’importante vitamina. Si è passati, spiegano gli esperti, dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016.
I numeri in assoluto sono bassi, spiegano gli specialisti, perché siamo di fronte a una malattia rara, ma “è la crescita a destare allarme”. I dati dei rapporti tecnici Simmesn (Società Italiana per lo studio delle Malattie Metaboliche Ereditarie e lo Screening Neonatale) sono inquietanti. “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento”, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
“Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, conta quindi più di 100 casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi – aggiunge – questa condizione si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana anche in gravidanza, senza mettere in conto i pericoli che fanno correre ai loro bambini”.
Sull’argomento interviene anche Giancarlo la Marca, presidente Simmesn e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze: “I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza. Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l’allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia”. Il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli commenta che “trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico che spetta a medici, media e istituzioni: una campagna di informazione seria e condivisa potrebbe salvare molte vite”. (qui)
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Poi, restando in tema, viene fuori la militante vegana che esulta per l’uccisione del macellaio nel supermercato di Trèbes ad opera del terrorista islamico Radouane Lakdim: “Vi chocca che un assassino si faccia uccidere da un terrorista? Io ho zero compassione per lui. Alla fine esiste pure una giustizia”.

E ricordate sempre: Gesù era onnivoro, Hitler e Beria vegetariani.

barbara

IL SABBA INTORNO A ISRAELE

Sabba: nella tradizione germanica medievale, periodico convegno notturno di streghe e demoni per celebrare un rito in onore del diavolo (Garzanti)

1 Secondo antiche tradizioni popolari, convegno notturno settimanale di streghe per celebrare riti magici e orge di carattere demoniaco. 2 estens. Riunione, danza o rito sfrenato con caratteri sacrileghi, osceni (Sabatini Coletti)

1 Nei trattati sulle streghe dei sec. 15°-17°, […] nome con cui è chiamata la riunione di donne che, avendo statuito un patto con il demonio per averne particolari favori e poteri, verrebbero di notte trasportate per aria in luoghi determinati […] per compiere riti orgiastici […] e unirsi in carnali congiungimenti con i demonî. L’origine del termine (che nasce nel sec. 14° e si diffonde dalla fine del sec. 15°) è da mettere in relazione con l’antisemitismo medievale […] 2 Per estens., letter., riunione o celebrazione orgiastica, a carattere per lo più sacrilego e, fig., pandemonio, grande rumore e confusione, e sim. (Treccani)

E mai titolo fu più azzeccato, perché è esattamente questo che si scatena intorno a Israele: orde selvagge di streghe e stregoni indemoniati che in un’oscena sarabanda profanano la Storia, stuprano la verità, capovolgono i fatti (come le croci rovesciate nelle messe nere), smembrano il corpo delle notizie per bruciarne i pezzi sull’altare del moloch in un’interminabile orgia di odio. E assistiamo dunque all’incredibile silenzio del mondo di fronte alle decine di migliaia di missili lanciati su Israele, di fronte ai civili palestinesi usati come scudi umani dai loro governanti, di fronte ai continui attentati terroristici, di fronte ai tunnel costruiti per portare morte in Israele, di fronte al fatto che le centinaia di miliardi di dollari che vengono donati “ai palestinesi” sono interamente investiti in questo (quasi interamente, in realtà: una parte serve anche per costruire le faraoniche ville dei capi e per impinguare i loro sostanziosi conti all’estero), per poi risvegliarsi all’istante al primo colpo sparato da Israele per difendersi.

Come e perché si è arrivati a questo? Come si è arrivati a chiamare terrorista e assassino chi viene attaccato e tenta di difendersi, e vittima ed eroe chi non si fa scrupolo di assassinare vecchi sopravvissuti alla Shoah e neonati nelle culle? Come si è arrivati a ignorare stati che producono centinaia di migliaia di morti e a insorgere a ogni starnuto di Israele? Come si è arrivati a mettere stati genocidi a presiedere commissioni Onu per i diritti umani e a escludere Israele perfino dalle gare sportive? Questo è ciò che Niram Ferretti ci spiega in questo splendido libro, scritto con rigore e con passione, ripercorrendo l’intera storia del sionismo e di Israele, non senza gettare ampi sguardi anche indietro, per fare luce sulle cause prime che muovono gli attori di questa immane tragedia. Un libro in cui per tutti, anche per chi da quasi vent’anni segue intensamente le vicende che riguardano Israele, c’è qualcosa da imparare.
E che nessuno si azzardi a non leggerlo.

Niram Ferretti, Il sabba intorno a Israele, Lindau
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barbara

14 DICEMBRE 1988

NOTIZIA DEL GIORNO: Arafat annuncia la rinuncia al terrorismo

Durante una conferenza stampa che segue una riunione dell’Onu a Ginevra, Arafat accetta «il diritto di tutte le parti del conflitto mediorientale ad esistere in pace ed in sicurezza» ed aggiunge: «Ribadisco la nostra rinuncia completa e assoluta a qualsiasi forma di terrorismo». Con questa dichiarazione l’OLP mette ufficialmente fine all’impiego del terrorismo come forma di lotta politica.
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Ed è per questo che da ventinove anni, in Medio Oriente, la pace regna incontrastata.

barbara

TUTTI RICORDANO L’ATTENTATO ALL’HOTEL KING DAVID

Quello che ebbe effetti così drammatici a causa del rifiuto inglese di prendere seriamente le ripetute telefonate di avvertimento: antisemiti da sempre (l’Inghilterra fu il primo stato europeo ad espellere la totalità dei propri ebrei, un secolo prima della Francia, due prima della Spagna), gli inglesi avevano, evidentemente, grosse difficoltà a immaginare ebrei diversi dalle “pecore al macello” a cui erano abituati. Ben pochi ricordano, al contrario, l’attentato antiebraico avvenuto un anno e mezzo più tardi in Ben Yehuda.


Febbraio 1948, bombardamento di via Ben Yehuda

Una delle strade più popolari e più trafficate di Gerusalemme, via Ben Yehuda, è stata purtroppo bersaglio di diversi orribili attacchi terroristici.
Il primo di tali attacchi ebbe luogo il 22 febbraio 1948, quando terroristi arabi (assistiti da soldati britannici) guidarono tre camion dell’esercito britannico, carichi di esplosivo, nella strada affollata. I terroristi fecero detonare gli esplosivi, demolendo 4 edifici che crollarono sui civili innocenti. 58 civili ebrei furono uccisi nell’attacco e altri 140 rimasero feriti.
L’attentato, perpetrato dall’Alto Comando Arabo (AHC), provocò un’ondata di shock in tutto il paese e aggiunse benzina sul fuoco che già infuriava nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza di Israele.
Il loro ricordo sia di benedizione. (qui, traduzione mia)
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barbara

QUALCHE RIFLESSIONE SU UN CARTELLO

Che sarebbe questo.
illegale
E devo dire che raramente, negli ultimi tempi, mi è capitato di vedere una cosa tanto veritiera. Perché è verità sacrosanta che tutto, assolutamente tutto ciò che riguarda Israele è illegale: illegali le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, illegali le risoluzioni della commissione per i diritti umani, illegali le risoluzioni dell’UNESCO, illegali le iniziative BDS, illegali le manifestazioni anti israeliane con bandiere bruciate e slogan di odio, illegale il sostegno e il finanziamento al terrorismo che colpisce Israele, illegali la stragrande maggioranza delle ONG che divorano miliardi di dollari per fare propaganda anti israeliana, illegale la politica leccaculiana nei confronti della lobby del petrolio da parte della stragrande maggioranza degli stati europei, illegali un’infinità di articoli di giornale e servizi televisivi che si occupano di Israele, illegale l’attività di moltissimi giornalisti e fotografi accreditati in Israele, pagati per fare propaganda anti israeliana (si chiama prostituzione, e a differenza della prostituzione onesta che si pratica sui marciapiedi, questa prostituzione qui è la quintessenza della disonestà), illegali i ministri che si astengono perché non sanno se il Tempio ebraico in cui Gesù è stato presentato, circonciso, riscattato, ha fatto il bar mitzvah (la “disputa coi dottori” a dodici anni), da cui ha cacciato cambiavalute e venditori di colombe, in cui si è seduto a insegnare ai suoi discepoli, sia esistito o no (mentre non c’è ombra di dubbio sull’esistenza dell’asino che ha portato Maometto in cielo partendo da una moschea costruita settantatre anni dopo la sua morte), illegale la pretesa che le guerre scatenate e perse non siano state scatenate e non siano state perse, illegale la pretesa che ciò che è stato reso judenrein di fatto tramite la violenza diventi judenrein anche di diritto, illegale obbligare Israele a trattare con chi vuole unicamente la sua distruzione, illegale arrogarsi il diritto di decidere quale debba o non debba essere la capitale di Israele…
Io per il momento mi fermo, ma se a qualcuno non basta, posso tranquillamente continuare.

barbara