14 DICEMBRE 1988

NOTIZIA DEL GIORNO: Arafat annuncia la rinuncia al terrorismo

Durante una conferenza stampa che segue una riunione dell’Onu a Ginevra, Arafat accetta «il diritto di tutte le parti del conflitto mediorientale ad esistere in pace ed in sicurezza» ed aggiunge: «Ribadisco la nostra rinuncia completa e assoluta a qualsiasi forma di terrorismo». Con questa dichiarazione l’OLP mette ufficialmente fine all’impiego del terrorismo come forma di lotta politica.
arafat pace
Ed è per questo che da ventinove anni, in Medio Oriente, la pace regna incontrastata.

barbara

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TUTTI RICORDANO L’ATTENTATO ALL’HOTEL KING DAVID

Quello che ebbe effetti così drammatici a causa del rifiuto inglese di prendere seriamente le ripetute telefonate di avvertimento: antisemiti da sempre (l’Inghilterra fu il primo stato europeo ad espellere la totalità dei propri ebrei, un secolo prima della Francia, due prima della Spagna), gli inglesi avevano, evidentemente, grosse difficoltà a immaginare ebrei diversi dalle “pecore al macello” a cui erano abituati. Ben pochi ricordano, al contrario, l’attentato antiebraico avvenuto un anno e mezzo più tardi in Ben Yehuda.


Febbraio 1948, bombardamento di via Ben Yehuda

Una delle strade più popolari e più trafficate di Gerusalemme, via Ben Yehuda, è stata purtroppo bersaglio di diversi orribili attacchi terroristici.
Il primo di tali attacchi ebbe luogo il 22 febbraio 1948, quando terroristi arabi (assistiti da soldati britannici) guidarono tre camion dell’esercito britannico, carichi di esplosivo, nella strada affollata. I terroristi fecero detonare gli esplosivi, demolendo 4 edifici che crollarono sui civili innocenti. 58 civili ebrei furono uccisi nell’attacco e altri 140 rimasero feriti.
L’attentato, perpetrato dall’Alto Comando Arabo (AHC), provocò un’ondata di shock in tutto il paese e aggiunse benzina sul fuoco che già infuriava nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza di Israele.
Il loro ricordo sia di benedizione. (qui, traduzione mia)
attentato-ben-yehuda
barbara

QUALCHE RIFLESSIONE SU UN CARTELLO

Che sarebbe questo.
illegale
E devo dire che raramente, negli ultimi tempi, mi è capitato di vedere una cosa tanto veritiera. Perché è verità sacrosanta che tutto, assolutamente tutto ciò che riguarda Israele è illegale: illegali le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, illegali le risoluzioni della commissione per i diritti umani, illegali le risoluzioni dell’UNESCO, illegali le iniziative BDS, illegali le manifestazioni anti israeliane con bandiere bruciate e slogan di odio, illegale il sostegno e il finanziamento al terrorismo che colpisce Israele, illegali la stragrande maggioranza delle ONG che divorano miliardi di dollari per fare propaganda anti israeliana, illegale la politica leccaculiana nei confronti della lobby del petrolio da parte della stragrande maggioranza degli stati europei, illegali un’infinità di articoli di giornale e servizi televisivi che si occupano di Israele, illegale l’attività di moltissimi giornalisti e fotografi accreditati in Israele, pagati per fare propaganda anti israeliana (si chiama prostituzione, e a differenza della prostituzione onesta che si pratica sui marciapiedi, questa prostituzione qui è la quintessenza della disonestà), illegali i ministri che si astengono perché non sanno se il Tempio ebraico in cui Gesù è stato presentato, circonciso, riscattato, ha fatto il bar mitzvah (la “disputa coi dottori” a dodici anni), da cui ha cacciato cambiavalute e venditori di colombe, in cui si è seduto a insegnare ai suoi discepoli, sia esistito o no (mentre non c’è ombra di dubbio sull’esistenza dell’asino che ha portato Maometto in cielo partendo da una moschea costruita settantatre anni dopo la sua morte), illegale la pretesa che le guerre scatenate e perse non siano state scatenate e non siano state perse, illegale la pretesa che ciò che è stato reso judenrein di fatto tramite la violenza diventi judenrein anche di diritto, illegale obbligare Israele a trattare con chi vuole unicamente la sua distruzione, illegale arrogarsi il diritto di decidere quale debba o non debba essere la capitale di Israele…
Io per il momento mi fermo, ma se a qualcuno non basta, posso tranquillamente continuare.

barbara

DUE PAROLE SU SHIMON PERES

finalmente defunto. Le due parole, per la verità, le lascio dire a Deborah Fait, qui e qui.
Tanti anni fa, con Deborah, quando trovavamo in rete qualcuno disinformato ma forse recuperabile, partivamo all’assalto: lei faceva il poliziotto cattivo e io quello buono. Oggi ho l’impressione che i ruoli si siano ribaltati, e che lei appaia più indulgente di me nei confronti di quest’uomo che, con le sue idee deliranti, pari a quelle di Rabin, ha provocato migliaia di morti e un disastro di cui non si vede la fine. Non è sempre stato così, come ricorda anche Deborah: se fosse morto venticinque anni fa, sarebbe morto un grande; oggi è morto un uomo dalle mani sporche di sangue.

barbara

SIAMO TUTTI ISRAELIANI!

Vi propongo questo testo che ho ricevuto da Augusto Fonseca, che ne ha curato la traduzione e le note, che mi è piaciuto molto.

Noi tutti siamo Israeliani! Quelli che vivono all’estero, quelli che si trovano nei territori [Giudea e Samaria, conquistati dopo la guerra dei sei giorni] e quelli che sono a Tel-Aviv. Di destra o di sinistra, neri o bianchi, in bikini o in scuri caffettani, con in testa la kippàh o calvi e a capo scoperto, o calvi con la kippàh1.
Noi questo non riusciamo ancora a capirlo, ma il Tempo è un gran signore. Lui non mente. Su di noi pesa in tutto il mondo qualcosa come una condanna, la “condanna del silenzio“. Ci hanno condannati, ma noi a chi lo ha fatto rispondiamo con il gran bel gesto dell’ombrello (tiè’!), anche se tra di noi bellamente ci mandiamo a fare in culo l’un l’altro.
Quando nel 1992 io dissi a Šmulik, mio superiore, che l’arresto amministrativo degli Arabi era qualcosa d’immondo, lui non mi capiva, fin quando poi nel 1994 non finì lui stesso in carcere, proprio in forza di quella delibera. Gli abitanti di Sderòt nel 1994 non capivano com’era possibile per noi, coloni, vivere a Gaza, in Giudea e in Samaria. Adesso lo capiscono2. Gli abitanti di Aškelòn [Ascalona] e Beèr-Ševà nel 2005 non potevano capire come fosse possibile vivere a Sderòt. Adesso lo capiscono.
D’altro canto, in tutto il mondo si fanno dimostrazioni contro gli Israeliani, contro di noi. A nessuno, però, viene in mente di chiedersi come fanno a vivere, sotto la minaccia continua di attentati e lanci di razzi, milioni d’Israeliani! E s’impietosiscono nei confronti degli Arabi. Anch’io provo molta compassione nei loro riguardi. Se, però, non c’è nessuno disposto a capire noi, tanto meno qualcuno potrà comprendere loro. Gli Arabo-palestinesi non possono (non devono) sapere che gli Israeliani hanno fatto ridurre di cinque volte tra di loro la mortalità infantile; che il livello di vita in Giudea e in Samaria è di otto volte superiore a quello dell’Arabia Saudita, della Giordania e dell’Egitto. I socialisti israeliani, alla guida degli Arabi hanno fatto venire dei banditi, gentaglia che tappa la bocca, che saccheggia e violenta, che si fa scudo di donne e di bambini.
E, invece, noi e loro siamo tutti israeliani, discendiamo tutti da Giacobbe, ovvero da Israele, tutti uguali. Noi mandiamo i nostri ragazzi a combattere, ma raccomandiamo loro di fare grande attenzione. Non abbiamo nulla in contrario che i militari israeliani, prima di attaccare gli arsenali dei missili “Grad [Grandine]“, avvertano per telefono la popolazione civile, affinché scappi per salvarsi. Noi siamo israeliani. Non abbiamo bisogno di sangue innocente.
Siamo Israeliani.
Fuori dei confini d’Israele, la minaccia di morte per gli Ebrei è ancora più grave che all’interno del Paese, come ampiamente lo dimostra la strage di Bombay del novembre 20083. E noi, comunque, non abbiamo paura, a dispetto di quanto cercano di far credere tutti gli organi di comunicazione di massa. I nostri ragazzi, già un’ora dopo le esplosioni, riprendono a frequentare gli autobus e i centri commerciali. A noi, la “congiura del silenzio“ ci fa proprio un baffo! Ecco, per esempio, una battuta colta al volo tra due civettuole ragazzine di Kiryàt-Arbà:
“Sai, bisogna indossare sempre biancheria intima elegante. Non si sa mai, ci può essere qualche attentato terroristico e allora può capitare che venga a metterti in salvo qualche soldato giovane e carino!?!“.
Noi siamo Israeliani!
A dire il vero, questa cosa a noi stessi non risulta sempre chiara. Se teniamo presente, infatti, la realtà di Meà Šearìm [ebr.: “cento porte“; quartiere ebraico ultra-ortodosso di Gerusalemme] con tutti quei caffettani scuri e quei nugoli sciamanti di bambini, allora ci sembrerà che proveniamo da pianeti diversi. E, invece, noi siamo tutti Israeliani. Neppure i nostri ultra-ortodossi se ne stanno senza far nulla, perché si preoccupano di dare un’istruzione ai loro bambini. Il 95% degli Israeliani è come i bambini di Meà Šearìm e Kiryàt Sefér. Tutti noi, infatti, proveniamo da paesini della Russia o della Polonia, dello Yemen o del Marocco, dell’India o dell’Etiopia.
Noi siamo Israeliani.
A noi insegnano che, incontrando un terrorista, bisogna andargli incontro. Non si deve né scappare né tentare di venire a patti, ma soltanto attaccare. E il dito ha da esser fermo sul grilletto. Noi non spariamo indiscriminatamente, anche se siamo bene armati. Sopra di noi grava il giudizio di Dio, anche su coloro che in Lui non credono.
Noi siamo Israeliani. E non siamo qualcosa d’inventato, come ha fatto Jurij Andropov nel 1972, inventando il “popolo palestinese“!4
Noi siamo Israeliani. Discendenti da Israele, cioè da colui che lottò con l’Angelo e ne venne fuori vittorioso, com’è universalmente noto. La nostra Toràh è alla base del cristianesimo e dell’Islàm: non sarà mica per questa ragione che ci hanno condannati a morte “per mezzo del silenzio?!?“.
Noi siamo Israeliani. Non vogliamo ammazzare nessuno, vogliamo solo vivere in pace. Noi siamo disposti persino ad aiutare gli Arabi, e in modo assolutamente gratuito, affinché raggiungano condizioni di vita da XXI secolo, pervenendovi direttamente dall’XI, cioè da un’epoca primitiva e barbarica. In essa noi non ci faremo mai trascinare. Perché noi siamo Israeliani.
Il nostro grande saggio, Moshe Ben Maimòn già nel XII secolo aveva acquisito delle conoscenze ignote alla maggior parte dei popoli di tutto il mondo. Adesso se ne sono appropriati gli Arabi, che lo chiamano Ibn Majmùn, e i cristiani, che lo chiamano Maimònide5.
Noi siamo Israeliani. Dal nulla abbiamo costruito un Paese, che si trova oggi nel novero dei trenta più sviluppati nel mondo. Un Paese economicamente solvibile, nonostante le continue spese per motivi di guerra. Il 25% delle realizzazioni di questo Paese si deve a noi, Ebrei provenienti dalla Russia. Ma anche noi, e da tempo, siamo divenuti Israeliani.
Siamo Israeliani! E in grado di esistere autonomamente.
Ma adesso da noi si è verificata una situazione come quella della Polonia del 1939, quando “i migliori dei migliori erano governati dai peggiori tra i peggiori“ per usare una ben nota frase di Wiston Churchill.
Noi, però, non abbiamo alcuna scelta! Nonostante la venalità di chi detiene il potere, noi dobbiamo resistere fino alla fine, disdegnando quel malcostume. Ne va della propria vita. E noi a quel prezzo non ci stiamo. Io ai ragazzi vado dicendo che dell’opzione “prigioniero“ non se ne parla nemmeno. È come con i leoni in gabbia: mordere fino all’ultimo! L’opzione “prigioniero“ è negata anche a tutti gli Israeliani.
Tutti noi siamo Israeliani, anche coloro che non sono ebrei religiosi osservanti.
Siamo israeliani, ma non nel senso che a questa parola attribuisce il nostro venduto presidente, quando dice che, dopo aver fatto evacuare gli Ebrei da Gaza, gli Israeliani hanno vinto gli Ebrei. Sarà stato lui a vincere dentro di sé l’Ebreo, vendendosi al nemico (un medico arabo di Gaza all’emittente “Galats“ si è lasciato scappare la dichiarazione che i suoi rapporti con il “Fondo Peres”6 non hanno soluzione di continuità).
Noi siamo Israeliani, perché abbiamo scelto di vivere in Israele, e perché, in una certa misura, siamo legati a Israele o ai suoi discendenti.
NOI SIAMO ISRAELIANI!
IVAN NAVI*

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* Ivan Navi (1958 , Frunze, oggi Biškék , capitale del Kirghizistan). Immigrato in Israele nel 1991. Vive a Kiryàt-Arbà, non lontano da Hebron, dove svolge un’attività di vigilanza assimilabile a quella del custode scolastico in Italia. Scultore, pubblicista e cantautore russofono. Questo articolo, scritto nel 2009 e presente nel suo blog all’indirizzo: http://i-navi.livejournal.com/113569.html , a me è parso assai utile, in quanto offre un’originale immagine della realtà politica israeliana. Per questo motivo, ho ritenuto opportuno tradurlo (dall’originale russo) e presentarlo al pubblico italiano, corredato da alcune note per una migliore comprensione.

1   La kippàh è il copricapo tipico degli Ebrei religiosi osservanti. La calvizie (o pelata), invece, in un certo senso contraddistingue gli Ebrei laici o addirittura antireligiosi della Grande Tel-Aviv. Intanto, da una decina di anni si è fatto avanti un nuovo gruppo che cerca di conciliare le posizioni di quei due gruppi. Di qua, la qualifica dell’Autore “calvi con la kippàh“.
2 Dopo la vittoriosa “guerra dei sei giorni“ (1967), Israele estende i suoi confini nella striscia di Gaza e in Cisgiordania (Giudea e Samaria), dove impianta proprie colonie tra la popolazione araba. Se sul piano politico il fatto viene contestato da diverse istituzioni internazionali (una per tutte, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU), sul piano economico e sociale, nonostante una parziale presenza militare israeliana, risulta positiva l’influenza dei coloni sul tenore di vita della popolazione araba. Ma questo fatto non solo non è riconosciuto dai dirigenti politici arabo-palestinesi né dal mondo occidentale, ma, in seguito al trattato di Oslo, e ancor più dopo il ritiro dei militari e (forzatamente) dei coloni dagli insediamenti nella Striscia di Gaza e da un paio di centri della Cisgiordania, viene addirittura accolto con un incremento di atti terroristici e lanci di missili su centri urbani israeliani confinanti (Sderòt, Aškelòn [Ascalona], Beèr-Ševà). Se, quindi, gli abitanti di queste città, che non si azzardavano ad entrare nei territori in cui avvenivano attentati e si uccideva, non capivano come fosse possibile per i coloni vivere in quelle condizioni, adesso, che anche loro sono oggetto di bombardamenti, se ne rendono conto! Il fatto, comunque, dimostra l’intransigenza dei dirigenti arabo-palestinesi nei confronti degli Israeliani in relazione a qualsiasi accordo.
3 In: http://www.focusonisrael.org/2008/11/30/mumbai-gli-ebrei-trucidati-perche-ebrei (25 /06/2015)
4 “popolo palestinese“: l’espressione è frutto (velenoso), tra l’altro, di quell’intensa e continua propaganda del KGB, il quale sin dagli anni ’60 del secolo scorso ha operato con ogni mezzo (terrorismo compreso), al fine di seminare, principalmente in tutto il mondo islamico, un odio viscerale e mortifero contro lo Stato d’Israele e vanificare ogni influenza degli Stati Uniti nell’area mediorientale. Vedi: Ion Mihai Pacepa, in: https://it.wikipedia.org/wiki/Ion_Mihai_Pacepa (25.06. 2015). Inoltre, esposizione molto più ricca e dettagliata, in russo, in: http://mishmar.info/kto-izobrel-mirniie-process-i-palestinskiie-narod.html (25.06.2015). Cfr. anche: Giulio Meotti, Dizinformatia, in IL FOGLIO, 8 luglio 2013, http://www.ilfoglio.it/articoli/2013/07/08/disinformatia___1-v-95668-rubriche_c317.htm (25.06.2015)
5 Maimònide (ebr.: Mōsheh ben Maimōn; l’abbreviazione con cui è noto, RAMBAM, è una sigla di Rabbī Mōsheh ben Maimōn; arabo Abū ‘Imrān Mūsā b. Maimūn b. ‘Abd Allāh). – Filosofo, medico e giurista ebreo (Cordova 1135 – Il Cairo 1204). Il pensiero di Maimònide rappresenta il più alto livello raggiunto dalla speculazione ebraica medievale. Nella sua opera Dalāla al-ḥā’irīm ( “Guida per i perplessi“) egli tende a dimostrare (fondandosi su Aristotele) che non esiste un contrasto tra la filosofia razionale e gli insegnamenti della religione, i quali possono coesistere in un armonico equilibrio (http://www.treccani.it/enciclopedia/maimonide ) ( 25.06.2015).
6 Il “Fondo della Pace“ (creato da Yitzhak Rabin e Shimon Peres, destinatari, insieme con Yasser Arafat, del Nobel per la pace nel 1994) diviene poi “Fondo Shimon Peres“. Sorto per sostenere lo sviluppo dell’economia dell’Autorità Autonoma Palestinese, raccoglie denaro in tutto il mondo. Non è esente da sospetti e scandali finanziari.
Per un profilo del personaggio “Shimon Peres“, molto discutibile, si può utilmente consultare i seguenti indirizzi, in lingua russa: http://kuking.net/my/weblog_entry.php?e=10349&sid=1e0534e01f58a9774a2e4055e6a8fc52 (25/06/2015); http://botinok.co.il/node/70256 ; http://israill.boxmail.biz/cgibin/guide.pl?action=article&id_razdel=161335&id_article=216916 . (25.06.2015).

A queste vivide immagini della vita in Israele aggiungo solo una piccola postilla: ho trovato curiosa e divertente l’universalità della leggenda delle mutande da scegliere in considerazione di un possibile incidente.
Poi magari, per chi non fosse troppo addentro in queste questioni e non avesse chiaro il motivo per cui Shimon Peres viene definito personaggio discutibile, può essere utile rileggere questo.

barbara

RAMADAN IN UNA PRIGIONE A CIELO APERTO

Cosa dico prigione: campo di concentramento! Cosa dico campo di concentramento: campo di sterminio! Quello dove è in atto un autentico genocidio. Quello dove si sta perpetrando la soluzione finale del popolo palestinese. Quello dove è in corso la peggiore catastrofe umanitaria a memoria d’uomo. Quello in cui manca tutto e si muore letteralmente di fame. Quello. Nessuno di noi, credo, conosce l’arabo, ma penso che possiamo serenamente rinunciare a capire quello che dicono.

POST SCRIPTUM: sempre in tema di Ramadan può essere interessante dare un’occhiata a questo
Ramadan 21
POST POST SCRIPTUM: qualcuno mi saprebbe cortesemente indicare dove si trova la Valle delle Comunità Palestinesi Perdute nel corso del genocidio perpetrato dai sionisti? Grazie.

barbara