SE ESISTE UN NOBEL DELLE CAZZATE

garantito che questa lo merita. Inserisco qualche commento in corsivo.

Lorenzo Capellini Mion

È un po’ lungo per gli standard di attenzione a cui siamo abituati ma vale la pena.
“siamo” chi?
Di sicuro ce ne è abbastanza per mettersi nei guai e per incorrere nella censura, in un’epoca in cui vale solo la “scienza ufficiale” asservita ai mercanti del terrore
e a qualunque persona di buon senso, questa premessa sarebbe più che sufficiente per fermarsi qui e buttare tutto nel cesso, ma siccome ho deciso di sacrificarmi per voi, butto giù un paio di bicchieri di Maalox e proseguo
ma questo è un articolo troppo, troppo interessante.
E quindi ci provo.
A gennaio, un rapporto dell’intelligence delle forze di difesa israeliane aveva avvertito che il programma di vaccinazione di massa di Israele avrebbe potuto creare una mutazione israeliana che si è poi dimostrata resistente ai vaccini COVID-19.
? Intelligence delle forze di difesa? Ma virus, vaccini, mutazioni non sono materia per biologi, virologi, infettivologi, epidemiologi? Siamo sicuri di sapere di che cosa stiamo parlando? A parte questo, la variante emersa è indiana, quindi, anche se tutto questo fosse vero, nel prevedere una variante israeliana avrebbero comunque toppato alla grande.
Preparato per il Coronavirus National Information and Knowledge Center, il rapporto affermava che “La campagna di vaccini di massa che si svolge parallelamente all’epidemia attiva in Israele può portare a una ‘pressione evolutiva’ sul virus”.
Qualche fonte, qualche link, qualche documento? Qualche nome? E stendiamo un velo pietoso sulla formulazione del “pericolo” che sovrasta gli israeliani vaccinati.
A maggio, Luc Montagnier dell’Istituto Pasteur, il virologo la cui scoperta dell’HIV è valsa un premio Nobel nel 2008,
l’uomo che crede all’omeopatia. L’uomo che crede alla memoria dell’acqua. L’uomo convinto che i vaccini – tutti i vaccini in sé, non uno in particolare – rappresentino un tentativo di genocidio. Uno delle cui sentenze ci possiamo fidare, insomma
ha avvertito che i vaccini COVID-19 stanno stimolando varianti più letali.
su quale base? Con quali elementi? Con quali prove?
“Sto facendo esperimenti all’Istituto con pazienti che si sono ammalati di Corona dopo essere stati vaccinati.
Esperimenti di che genere?
Vi mostrerò che stanno creando le varianti resistenti al vaccino”, ha affermato in un’intervista alla stampa francese.
E perché non lo mostra, invece che annunciare che lo mostrerà?
“Sono gli anticorpi prodotti dal virus che consentono a un’infezione di diventare più forte. …
Siamo sicuri che quest’uomo sappia che cos’è un’infezione e che cosa sono gli anticorpi?
È chiaro che le nuove varianti vengono create … a causa della vaccinazione”.
È chiaro a chi? È chiaro in base a che cosa?

“Sebbene altri non siano d’accordo, che le vaccinazioni di massa nel mezzo di una pandemia possano creare varianti questa è scienza di base”,
1. I casi sono due: o è un dato di fatto, e quindi non esiste l’essere o non essere d’accordo, o è questione di opinioni, e allora di scientifico non c’è niente.
2. Se vaccinare durante una pandemia è sbagliato, quale sarebbe la cosa giusta da fare? Aspettare che si sia del tutto esaurita, che chi doveva morire sia morto, chi doveva guarire sia guarito e nessuno si ammali più perché il virus è scomparso e allora finalmente cominciare a vaccinare?
3. TUTTI i virus mutano, in continuazione, senza sosta, fin dal giorno in cui compaiono, con o senza vaccinazioni. Affermare che il virus muta perché si sta vaccinando è cosa che può fare solo un cretino integrale

ha affermato il virologo belga Dr. Geert Vanden Bossche, le cui credenziali nell’industria dei vaccini includono posizioni presso GSK Biologicals, Novartis Vaccines, Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) e la Fondazione Bill & Melinda Gates.
Qualcosa di concreto invece di una ridicola sfilza di istituzioni? È pretendere troppo?
In un discorso al vertice sui vaccini in Ohio e in una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità, Bossche ha delineato il pericolo.
Immagino che “un discorso” e “una lettera” siano inoppugnabili argomenti scientifici
Poiché i vaccini COVID-19 non sono in grado di uccidere rapidamente il virus COVID-19,
uccidere il virus?! Uccidere il virus?!?! UCCIDERE IL VIRUS?!?!?! Il vaccino servirebbe a uccidere il virus?! E questo sarebbe un virologo? Questo è un analfabeta che non ha neanche la seconda elementare!
creano un terreno fertile per le varianti, proprio come accade con i batteri che non vengono uccisi quando i pazienti non assumono un ciclo completo di antibiotici.
Ehm, no. I “batteri che non vengono uccisi quando i pazienti non assumono un ciclo completo di antibiotici” non creano varianti, semplicemente restano vivi perché sono più resistenti, e quando poi si moltiplicano, anche i loro “figli“ sono automaticamente più resistenti di quelli ammazzati dall’antibiotico. Confondere batteri e virus, antibiotici e vaccini, resistenza e mutazione è cosa che avrebbe potuto forse – forse – fare mia madre che aveva la terza elementare e non ha mai letto un libro in vita sua; dalla prima media in poi non esiste perdono possibile per chi spara simili cazzate.
Il virus ha quindi il tempo di adattarsi e mutare – ciò che non lo uccide rapidamente rende la sua prole più forte – portando alle varianti apparentemente infinite che stiamo vedendo ora.
Cosa faccio, mi sforzo di ignorare questa ennesima cazzata o gli sparo direttamente una pallottola in testa?
Il pericolo di questa “fuga immunitaria”,
maqquanto mi piacciono queste frasi ad effetto, maquanto maqquanto maquanto!
ha affermato Bossche, è enormemente accresciuto dai lockdown, che impediscono al sistema immunitario innato del corpo
il sistema immunitario è congenito, non innato, deficiente idiota cretino ritardato!
di essere adeguatamente sfidato da agenti patogeni casuali e altri agenti ambientali per mantenerlo allenato e in forma, simile al decondizionamento che si verifica quando non facciamo esercizio fisico adeguato per mantenere in forma cuore, polmoni, altri muscoli e organi.
Sì ok, questa è vera, ma questa la sapeva anche la mia fruttivendola, senza bisogno di liste di credenziali
La tempesta perfetta di un sistema immunitario innato inadatto e vaccini COVID-19 inefficaci contro virus mutanti sempre più virulenti di loro creazione vedrà quindi quelli precedentemente infettati da COVID-19 e gli stessi vaccinati soccombere all’infezione dalle varianti, ha affermato Bossche che ha aggiunto che i vaccinati sono particolarmente a rischio poiché gli anticorpi specifici a lunga vita prodotti dalla vaccinazione sono particolarmente abili nell’inabilitare gli anticorpi generali dell’organismo.
Se il tema non fosse fin troppo serio, verrebbe spontanea la solita battuta “Cambia pusher”.
La teoria
teoria? Ma non era una cosa sicura?
secondo cui i vaccini non sono altrettanto efficaci contro le varianti è stata rafforzata
rafforzata: non provata, dunque
in uno studio non sottoposto a revisione paritaria
ah ecco…
a maggio da 14 ricercatori
chi?
di cinque scuole e università di medicina tedesche
quali?
che hanno scoperto che la variante altamente trasmissibile Delta (indiana) B.1.617, una delle quattro che l’OMS classifica come una “variante di preoccupazione a livello globale” – è più in grado del virus originale di infettare i pazienti che erano stati precedentemente vaccinati o precedentemente infettati.
Ma se questa variante è indiana, come ha fatto a essere provocata dalle vaccinazioni fatte in Europa, Israele eccetera?
Gli autori hanno concluso che la capacità della variante Delta di eludere specifici anticorpi COVID-19 “può contribuire alla rapida diffusione di questa variante”, aggiungendo che “In popolazioni con un’alta percentuale di individui con risposte immunitarie preesistenti contro SARS-CoV-2 (COVID-19) le varianti virali che possono eludere il controllo immunitario hanno un vantaggio selettivo”. Gli scienziati
Quali?
hanno notato che un fenomeno simile potrebbe essersi verificato con la variante sudafricana, B.1.351, e una mutazione brasiliana chiamata P.1, che sembrano prosperare anche nelle popolazioni che hanno acquisito l’immunità al COVID-19.
Quelli con l’immunità a COVID-19, in altre parole, potrebbero essere ancora vulnerabili a varianti più trasmissibili e/o mortali del virus.
Un altro studio non sottoposto a revisione paritaria che rafforza la teoria è arrivato dai Clalit Health Services e dall’Università di Tel Aviv in Israele.
Qui hanno analizzato 800 persone che erano state infettate da COVID-19, 400 delle quali precedentemente vaccinate e 400 non vaccinate, per scoprire che coloro che erano stati completamente vaccinati con due iniezioni Pfizer avevano contratto la variante sudafricana a un tasso otto volte superiore a quello non vaccinato (sebbene la dimensione del campione fosse molto piccola).
Lo studio, che ha abbinato i due gruppi in base a dati demografici come età e sesso, ha anche scoperto che coloro che hanno ricevuto un’iniezione Pfizer hanno contratto la variante britannica più spesso di coloro che non ne hanno ricevuto.
Ancora più preoccupazioni sono state espresse in un articolo di Science all’inizio di quest’anno intitolato “Nuove mutazioni sollevano lo spettro della ‘fuga immunitaria’”, che descriveva come mutazioni più mortali potrebbero imparare a eludere la risposta immunitaria sia nelle persone precedentemente guarite che in quelle vaccinate,
no un momento, come sarebbe? Non avete detto finora che è il vaccino a provocare la mutazione? Cos’è dunque quest’altra storia?
dando la mutazione un vantaggio nelle popolazioni con elevata immunità. In un esempio, Jesse Bloom, un biologo evoluzionista presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center, ha mostrato che E484K, una mutazione di una preoccupante variante sudafricana chiamata 501Y.V2, ha ridotto la potenza di anticorpi specifici di un fattore fino a 10.
Ha mostrato in che modo? Con che genere di esperimenti? Verificati da chi?
Per combattere le ondate di mutazioni COVID-19, molti esperti insistono sulla necessità di nuovi vaccini per contrastare le mutazioni che i vaccini COVID-19 hanno stimolato.
Ma se quei vaccini vengono somministrati durante una pandemia, avvertono altri,
Altri chi?
potrebbero semplicemente perpetuare un circolo vizioso di nuove varianti che generano la necessità di nuovi vaccini che generano nuove varianti.
Lawrence Solomon, Epoch Times
La cura peggiore del male

Amen. Credo che il migliore commento a questo delirio siano questi due brevi post di Enrico Richetti che, a causa di legami famigliari, ha sempre notizie di prima mano da Israele.

28 giugno:
213 nuovi contagiati
1 deceduto dopo parecchi giorni, se non settimane, senza decessi
21 malati gravi in tutto (non nuovi malati gravi da oggi, malati gravi attuali)

1 luglio:
204 nuovi contagiati, 27 malati gravi in tutto (non nuovi malati gravi, malati gravi attuali), una sola vittima qualche giorno fa… da settimane.
E se la variante Delta, per quanto contagiosa fosse davvero “una banale influenza”?

Prima della vaccinazione di massa le terapie intensive in Israele erano praticamente piene, e i morti in un anno e mezzo sono stati 6429. Individui come l’autore di questo delirio andrebbero arrestati per terrorismo psicologico e diffusione di notizie false, tendenziose ed estremamente pericolose, e messi in condizione di non nuocere.

barbara

MINESTRONE DI VERDURE POLITICAMENTE CORRETTE

Anzi correttissime. Comincio con la gravissima emergenza omofobia, che ci sta togliendo il sonno

ll

E infatti

Una splendida lezione di correttezza al malefico BoJo:

E anche il mondo dei motori si adegua alla correttezza politica:

e quello delle favole

e dei rapporti famigliari

(ma com’è che a nessuna vedova o ragazza madre è mai venuto in mente di chiedere l’abolizione della festa del papà?)

per non parlare delle manifestazioni sociali,

dei giochi dei bambini

dei criteri per concedere le interviste

(certo che anche con le cozze vale il detto che Dio le fa e poi le accoppia)

e nella politica americana

Poi vi mostro un magnifico esempio di educazione politicamente corretta

di emoticons politicamente corretti

di diritto alla difesa politicamente corretto

Proseguo con quattro importanti lezioni

(giusto e sbagliato non dipendono dai numeri)

e le profezie dei nostri due migliori profeti

(in Italia abbiamo circa 9000 posti in terapia intensiva; il 28 maggio i posti occupati erano 1142; il 29 maggio 1095; il 30 maggio 1061; il 31 maggio 1033; il 3 giugno 989)

Concludo con una lezione sui sintomi del covid

un’esibizione di striptease estremo

un saluto molto molto politicamente corretto, inclusivo e zaniano (zanoso? zanesco? azzannato?)

e una pazza scriteriata talmente folle da credere che solo le donne abbiano il ciclo, al punto da metterlo addirittura nel titolo

Roba da matti.

barbara

TORNIAMO UN MOMENTO IN AMERICA

Con le ultime di cronaca (anzi, le penultime: le ultime arriveranno domani).

Il verdetto di Derek Chauvin sigilla il patto del diavolo tra l’America e BLM

I radicali vogliono usare il processo nello stesso modo in cui hanno usato la morte di George Floyd.

Questo articolo è adattato dal commento di apertura di Tucker Carlson dell’edizione del 21 Aprile 2021 di “Tucker Carlson Tonight”.

L’ex ufficiale di polizia Derek Chauvin è stato condannato martedì per tutti i capi d’accusa. Il processo è andato avanti per più di un mese. A volte, la testimonianza è stata complessa e tecnica. Ma al centro del caso, c’era sempre solo un pezzo di prova rilevante: la videocassetta della morte di George Floyd in una strada di Minneapolis lo scorso maggio.
Se non avete visto il nastro di recente, rimane scioccante come il giorno in cui è stato girato. Guardatelo, e potrete vedere che George Floyd sa in qualche modo che sta per morire, e alla fine, lo fa. È sconvolgente. Milioni di americani l’hanno visto e sono rimasti inorriditi. Molti hanno deciso mentre lo guardavano che l’agente Chauvin deve aver commesso un atto di brutalità criminale.
Quindi non è davvero sorprendente che la giuria abbia concluso la stessa cosa. Le immagini di quel nastro sembravano raccontare tutta la storia. Infatti, anche se nessuno fuori dall’aula avesse visto quel nastro, è possibile che Derek Chauvin sarebbe stato comunque condannato. Il nastro è così potente. È assolutamente possibile.
Sfortunatamente, non lo sappiamo. Possiamo solo specularci sopra, perché alla fine non è quello che è successo realmente. Il video di George Floyd ha fatto il giro del mondo. È diventato il fulcro di un nuovo movimento politico. Gli attori politici sfruttarono l’emozione per quel video e la morte di Floyd per controllare il paese e cambiarlo per sempre. E poi, e questa è la chiave, nell’ultimo mese, alcune di queste stesse persone sono andate oltre. 
Hanno lavorato per cambiare il risultato del processo di Derek Chauvin. Questa è l’unica cosa che non possiamo mai permettere, indipendentemente da come ci sentiamo su un caso specifico. I paesi civilizzati hanno sistemi di giustizia imparziali. Questo è il loro segno distintivo. È ciò che separa i paesi in cui vorresti vivere da quelli che non vorresti nemmeno visitare. I paesi civilizzati richiedono, soprattutto, che ogni cittadino sia tenuto allo stesso standard di legge di ogni altro cittadino – e questo vale indipendentemente da quanto popolare o impopolare possa essere un particolare imputato. Si applica a prescindere dal presunto crimine. I paesi civilizzati non tollerano l’intimidazione della giuria. Se la vedi, la fermi. Non permettono alla minaccia di violenza di influenzare l’esito di un processomai. In nessuna circostanza. Sarebbe l’opposto della giustizia. Sarebbe la legge della folla.
L’America si sforzava di essere così. Eppure, proprio martedì, abbiamo visto il presidente degli Stati Uniti dare il suo sostegno all’accusa di Chauvin anche quando la giuria di Minneapolis stava ancora deliberando sul caso.
Abbiamo visto uno dei più potenti membri del Congresso dire a un gruppo di persone arrabbiate che avrebbero dovuto agire con violenza se la giuria avesse osato assolvere. Abbiamo visto la città di Minneapolis riconoscere la responsabilità per la morte di George Floyd proprio nel mezzo del processo, prima che l’avvocato di Chauvin potesse persino riassumere il suo caso.
Più inquietante di tutto, abbiamo visto dei teppisti minacciare di morte un testimone della difesa – spargendo sangue sulla porta di quella che pensavano fosse la sua casa – e poi farla franca. Nessuna autorità sembrava particolarmente interessata a catturarli.

Sono stati atti terrificanti. Non importa se pensate che Derek Chauvin sia colpevole e meriti quello che ha avuto. Non importa per chi avete votato. Non importa cosa pensiate di qualsiasi altra cosa. Vedere le folle che cercano di influenzare questo processo dovrebbe scioccarvi e inorridire almeno quanto il video di George Floyd. Questo è un paese che si muove all’indietro, e ad alta velocità [ossia a quando venivano minacciati (e se del caso attuati) sfracelli se qualcuno avesse osato spendere una parola a favore del negro accusato – o anche solo sospettato – non importa se a ragione o a torto, di avere violentato una ragazza bianca. E tutti noi siamo convinti che fossero tempi orribili; come mai qualcuno trova che la stessa identica cosa, a parti invertite, sia invece sacrosanta?]. Ma la cosa strana è che la maggior parte delle persone non sembra né scioccata né turbata da tutto questo. Sembravano sollevati dal verdetto. Avevano, naturalmente, visto gli edifici distrutti. Hanno visto le truppe per le strade. Avevano capito molto bene cosa avrebbe significato un’assoluzione. Credevano che una condanna, giustificata o no, avrebbe comprato la pace nel paese.
Molte persone lo pensavano, e non solo i cinici. La maggior parte della gente, compresi molti Repubblicani, lo diceva. Se avessimo obbedito a Maxine Waters e ignorato il sangue di maiale, si sperava che il caos sarebbe finito. E si poteva capire perché si sentivano così. Dopo 11 mesi di violenza e intimidazione per lo più incontrollata da parte di BLM, gli americani hanno deciso di pagare il riscatto. Hanno inteso Derek Chauvin come un sacrificio per i peccati di una nazione. In televisione, ci hanno detto che questo era il caso, e nei termini più chiari. L’America è sotto processo, ci hanno detto. Non è solo Chauvin, un poliziotto di Minneapolis alla sbarra. Siamo tutti noi – la nostra storia, la nostra cultura, il nostro sistema.
L’abbiamo interiorizzato e l’abbiamo assecondato. Ma siamo stati sciocchi ad assecondarlo. Un paese saggio si regge sui suoi principi. Affronta le folle urlanti. Non obbedisce alle folle perché le folle non sono mai sazie. Non importa quali richieste tu esegua, loro chiederanno sempre di più. E ora infatti chiedono di più, non a caso. Ecco le due persone più potenti degli Stati Uniti reagire al verdetto. Tenete a mente che nessuno ha mai dimostrato che la razza o il colore della pelle abbia giocato un ruolo nella morte di George Floyd. Se avete guardato il processo, lo sapete. Ma queste persone non hanno guardato il processo. Non sono interessati ai dettagli. Il loro piano è di usare il processo come hanno usato George Floyd.

Kamala Harris“Una misura di giustizia non è la stessa cosa di una giustizia uguale. Questo verdetto ci porta un passo avanti e il fatto è che abbiamo ancora del lavoro da fare. Dobbiamo ancora riformare il sistema.”

Joe Biden“Nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge. E il verdetto di oggi manda questo messaggio. Ma non è abbastanza. Non possiamo fermarci qui.”

Ma non è abbastanzaNon possiamo fermarci qui“. “Dobbiamo riformare il sistema“. Non dicono come, ma il loro intento è evidente. Fanno sul serio.
Così si scopre che la condanna di Derek Chauvin non è stata la fine della rivoluzione. Non è stata la fine di ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno dalla morte di George Floyd. Era solo l’inizio della rivoluzione. Il procuratore generale ha annunciato che l’indagine sulla morte di George Floyd – supervisionata, presumibilmente, dalla razzista dichiarata Kristen Clarke della Divisione dei Diritti Civili – è “in corso”. In corso? Non abbiamo appena avuto un processo di un mese che ha presentato tutte le prove? Sì, l’abbiamo fatto. Ma ancora una volta, quello era solo l’inizio.
Quindi cosa possiamo aspettarci dopo? Difficile saperlo esattamente, ma ci sono dei segnali. Gli attivisti di BLM, per esempio, hanno celebrato il verdetto su Chauvin a New YorkGeorge Floyd è morto a 1.200 miglia da New York, in una regione completamente diversa. Presumibilmente, non conoscevano Floyd. Probabilmente non hanno assistito al processo. Ma per gente come questa, la giustizia per George Floyd non è il punto. Il punto è un conflitto etnico senza fine.

manifestanti hanno urlato “Stay the f— out of New York“, “Non vi vogliamo qui”, “Non vogliamo i vostri c—o di soldi” e “Non vogliamo le vostre c—o taqerias di proprietà di c—ni di uomini bianchi!” fuori da un ristorante di Brooklyn.
Le persone con il colore della pelle sbagliato ora devono lasciare New York City. Non possono possedere ristoranti. Questo è quello che hanno appena detto. Tutti fanno finta di non notare che l’hanno detto, ma l’hanno fatto. Il punto è che la gente non parlava così in pubblico e quando lo faceva veniva come minimo rimproverata. Non si può avere una nazione multietnica unita se la gente urla cose del genere per strada senza che nessuno sia in disaccordo con loro. Allora perché lo stanno facendo ora? Lo stanno facendo per una semplice ragione: ottiene risultati. Il radicalismo funziona. La violenza funziona. Questa è la lezione. Abbiamo insegnato alla folla questa lezione. E almeno un attivista del BLM è disposto a dirlo ad alta voce:
L’attivista BLM Hawk Newsome: “È stato un misto di protesta violenta e non violenta che ha portato a questo risultato. Questa è la linea di fondo. L’America non ci ascolta quando marciamo pacificamente. Non sto dicendo che la gente tornerà in strada, ma l’America deve sapere che se continuate a permettere che ci uccidano per strada senza giustizia, noi scateneremo l’inferno in America.”

È così semplice: le proteste violente ottengono risultati. Questa è una minaccia, ovviamente. Ma è anche, purtroppo, vero. I disordini funzionano. Quando si bruciano le città, si ottiene ciò che si vuole. Ti arricchisci con le elargizioni delle aziende. Ottieni i verdetti della giuria che hai richiesto. I rivoltosi lo sanno molto bene, anche se il resto di noi non lo ammette. Permettendo di dare fuoco ai Wendy’s, di saccheggiare Macy’s e di distruggere le stazioni di polizia, noi altri abbiamo rinunciato al nostro potere di cittadini e lo abbiamo consegnato alle persone più violente, irragionevoli e meno produttive del paese. Perché dovremmo fare una cosa del genere? Forse gli storici saranno in grado di spiegarlo. Nel frattempo preparatevi per la prossima fase. Ma, ancora una volta, non illudetevi. La condanna di Derek Chauvin non ha regolato i conti. Ha semplicemente aumentato il debito.
Il razzista accademico del Partito Democratico, Henry Rogers – ora noto come Ibram X. Kendi – ci ha fatto sapere che Derek Chauvin era solo l’inizio. La trasformazione nazionale è in arrivo.
Ibram X. Kendi“E adesso? Chauvin è diretto in prigione, ma l’America è diretta verso la giustizia? La giustizia sta condannando un poliziotto o l’America? È facile dare la colpa a singoli agenti come Derek Chauvin, ma il problema è strutturale. Il problema è storico… La giustizia ha condannato l’America. Ora dobbiamo mettere solo il tempo per trasformare questa nazione.”

[lo so che non sta bene, ma… sarà poco brutto?]

Quindi, siamo stati tutti condannati per omicidio. E a proposito, non potete incolpare Ibram X. Kendi. Quel tipo ha ricevuto molti milioni di dollari dai nostri capitani d’impresa. È stato incubato all’interno dell’accademia. Forse stai pagando la retta per contribuire al suo stipendio. Perché lo stai facendo? Perché il resto di noi lo fa mentre lui chiede di punirci per un omicidio che non abbiamo commesso?
Quindi questa trasformazione che Ibram X. Kendi chiede, come sarà esattamente? Qual è la forma di questa riforma che verrà? Bree Newsome ha alcune idee. Newsome è una delle più famose attiviste BLM del paese. Mercoledì mattina, ha annunciato che d’ora in poi gli agenti di polizia non dovrebbero essere autorizzati a interrompere le faide con i coltelli.

“Gli adolescenti hanno fatto risse, comprese quelle con i coltelli, per secoli. Non abbiamo bisogno che la polizia affronti queste situazioni presentandosi sulla scena e usando un’arma contro qualcuno degli adolescenti.”

“Tutti dovrebbero essere spaventati dal fatto che l’élite [bianca] al potere abbia fatto un lavoro così ben riuscito non solo per disconnetterci dai mezzi di autosufficienza di base, ma anche per convincerci che abbiamo bisogno di ufficiali [bianchi] armati per gestire i nostri figli e le comunità”

ha scritto su Twitter.
Potete girare gli occhi dall’altra parte, a Ibram X. Kendi, o al presidente e alla vicepresidente, o a Bree Newsome e a persone come lei, ma state pur certi che l’amministrazione Biden non lo farà. Prende ogni parola molto seriamente. E ciò significa che il vostro quartiere potrebbe presto vedere riforme come questa. Cosa succederà allora?
Beh, se vivete in un quartiere benestante, starete assolutamente bene, perché assumerete la sicurezza privata. E ci saranno molti poliziotti americani desiderosi di diventare guardie di sicurezza private perché pagano meglio e non devono ascoltare Ibram X. Kendi. Ma per tutti gli altri, cosa succederà?
Bene, ecco alcuni dati, e vengono da, tra tutti i posti, il sito web Vox, che cita il seguente studio:

“Dal 2014 al 2019, [un ricercatore] ha monitorato più di 1.600 proteste BLM in tutto il paese, in gran parte nelle grandi città, con quasi 350.000 manifestanti“. Il risultato è stato che ci sono state “circa 300 sparatorie mortali per mano della polizia in meno nei luoghi del censimento che hanno visto le proteste di BLM“.

OK, ma ecco il costo di tutto questo: “[Lo studio] indica anche che queste proteste sono correlate con un aumento del 10[%] degli omicidi nelle aree che hanno visto le proteste del BLM. Ciò significa che dal 2014 al 2019, ci sono stati da qualche parte tra 1.000 e 6.000 omicidi in più di quanto ci si sarebbe aspettato se i luoghi con le proteste avessero avuto la stessa tendenza dei luoghi che non hanno avuto proteste”.

Ascoltare la matematica? Grazie a BLM, dice questo ricercatore, la polizia ha sparato a circa 300 sospetti in meno. In cambio, ci sono stati fino a 6.000 nuovi omicidi, molti di innocenti e bambini. Questo è il patto che abbiamo fatto, ed abbiamo appena raddoppiato. (qui)

FoxNews.com

Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

E se tutti gli altri resteranno travolti dalla bufera, poco importa: quello che conta è il trionfo dell’idea, no?

barbara

HANNO OCCHI E NON VEDONO, HANNO ORECCHI E NON ODONO, HANNO NASO E NON ODORANO

(Salmo 115: 5-6)

Si riferisce agli idoli dei popoli pagani, statue di pietra o di legno, oggetti inanimati che, appunto, hanno parti a forma di occhi, di orecchie, di naso, ma non sono in grado di farne uso. Idoli fabbricati e messi lì da qualcuno affinché il popolo li adori, nonostante sia evidente che non sono in grado di fare alcunché di utile. La contemplazione dello sciagurato operato del governo, messo lì da un altrettanto sciagurato individuo per scopi tutt’altro che nobili, mi ha fatto venire in mente questi versi del salmo. E poi trovo in rete questo commento:

Ivana Guida
io ho un contatto, che ha detto ad una sua amica, rispetto al governo, “devi avere fede”.

Ecco, appunto: fede (e magari sono quelli che sbeffeggiano coloro che hanno una fede religiosa). Fede in un branco di feticci ciechi, sordi, parestesici, asimpatetici. E la stessa percezione nei confronti di chi ci governa ho ritrovato in questo articolo, che chi ha almeno sessant’anni, sicuramente capirà fin troppo bene.

Spuntano i negazionisti della protesta

Scrivo a caldo, all’una di notte, dopo aver seguito l’ultima puntata di Quarta Repubblica e scrivo perché uno come me, che non fa altro nella vita, se non scrive non si calma, non prende sonno. Scrivo per dire che sono ancora inquieto, preda di fantasmi: c’era questo Rinaldo Satolli, questo sindacalista per me indecifrabile, scorrevano le immagini dei tumulti, a Milano, a Napoli, a Torino, vetrine in frantumi e auto incendiate e cariche di polizia, corso Buenos Aires lampeggiante di blindati, camionette in assetto di guerra e il nostro eroe, imperturbabile, polemizzava, ridacchiava, forse ricordando l’odore del Napalm della gioventù dei formidabili anni. [Il video ve lo risparmio, perché qualche briciola di misericordia mi è rimasta. Se proprio volete, lo trovate al link giù in fondo]

Sindacalista lunare

Lo guardavo e non capivo come potesse non capire ma lui sembrava preoccupato solo di fare il suo show da sindacalista influencer finalmente strappato al grigiore del funzionariato, circolari, tavoli, brioscine, sigarette e rivendicazioni surreali come il buono pasto per quelli del pubblico impiego che stanno a casa. Daniele Capezzone perfido gli ha ricordato che ormai è una macchietta, il personaggio più malsopportato d’Italia e mi è parso di scorgere nei suoi occhi sindacali un lampo di soddisfazione, si capiva che più dell’amato Marx gli passava davanti Oscar Wilde: sì, ma intanto io ce l’ho fatta, sono famoso, poi possono dire quello che vogliono. E magari si vedeva proiettato alla Camera o in qualche ministero.
Questi davvero non capiscono. Questi davvero non si rendono conto. Sia nostalgia giovanile, irresponsabilità o cinismo, non gli passa per la testa che il paese, stremato e furibondo, si va avvitando per una spirale micidiale. Ma che dovrebbe pensare uno come me, cresciuto in via Monte Nevoso a Milano quando il commando del generale Dalla Chiesa irrompeva nel covo al pianoterra, di fronte alla mio balcone da cui vedevo in diretta la cattura dei nove brigatisti tra cui Azzolini e la Mantovani, che in preda al panico fuggivano stupidi infilandosi in trappola nel bar Franco d’angolo con via Porpora? E subito manine discrete mettevano le mani sul Memoriale Moro per farlo avere, prima che alla magistratura, ad Andreotti che ne purgava i passaggi più scabrosi come quello su Gladio.
C’era di tutto in quel quartiere, i brigatisti come i servizi segreti, il bandito Vallanzasca come i fascisti che ammazzavano inspiegabilmente Fausto e Iaio, due innocui ragazzini del Leoncavallo. E c’era, nell’aria, sempre, sapore di polvere e piombo, di sangue rappreso e Napalm, di rabbia e di paura; ogni sabato un corteo e sprangate e pistolettate e roghi urbani, cariche della polizia.
Adesso rivedo le stesse scene, risento lo stesso odore anche se vivo altrove, odore di Napalm, di qualcosa che non si capisce bene e penso che al governo ci stanno quattro avventizi che non hanno la minima idea di come fare; cercano di giocare l’unico gioco che conoscono, la distorsione dei fatti, della realtà: i contestatori tutti fascisti, tutti camorristi, ma a Torino ad assaltare le vetrine sono stati nordafricani in combutta coi balordi del famigerato Askatasuna che nessuno si decide a chiudere. Il solito modo degli struzzi per non vedere le cose come stanno, come si preparano. E non vogliono vederle perché non sanno come affrontarle. Anzi le causano e le aggravano, le complicano.

Piazze e cervelli in fiamme

Sapevano che con le loro misure tardive e velleitarie saremmo arrivati allo sbando sociale ma insistono, anche loro posseduti dallo spirito da influencer, dalla vanità suicida. Ma queste escandescenze sono solo un prodromo, non si spegneranno da sole e non si spegneranno presto. Qualcuno ha gettato il cerino acceso e la prateria ha preso fuoco. Anche i cervelli di molti sono in fiamme: la sinistra possibilista, complice morale delle barricate americane del Black Lives Matter contro Trump, vuole sparare sulla feccia, annuncia la militarizzazione dura e già i carabinieri si schierano con i dimostranti sapendoli brava gente disperata e infiltrata da facinorosi chissà quanto spontanei.
C’è, anche se nessuno lo dice, un pericolo nel pericolo, la potenziale saldatura della sovversione interna col radicalismo islamista che è l’antico sogno brigatista, terrorista. Il calcolo è chiaro: più casini scoppiano e più abbiamo il destro per imporre un coprifuoco, uno stato autoritario con la scusa della sicurezza pubblica e sanitaria. Ma, essendo dilettanti, non hanno calcolato la forza dei venti una volta scoperchiato o lasciato scoperchiare il vaso di Pandora.
Sì, uno come me, che scrive per riflettere, ricorda bene e sa che certi scenari sono inequivocabili, che certe derive sono inarrestabili e a questi scalcagnati Stranamore si sente di dire: state attenti, perché non avete idea di cosa state preparando. La situazione vi è già sfuggita di mano e chi deve saperlo lo sa. E mandare avanti i vostri fantocci con le solite provocazioni mediatiche non serve più, se continuate a dipingere morìe dove non ci sono, come in Svezia, se continuate a chiudere tutto, ad imporre veti e divieti demenziali, a prendere per il culo coi gerundi e con le furbate contabili dei bonus, dei crediti d’imposta chi non può pagare le imposte, perché sta perdendo pane e lavoro, e sono milioni, e non sanno perché, è la guerra civile.
E nemmeno i Satolli che ridacchiano sotto i baffi, compiaciuti di trovarsi nel mirino di una telecamera ad impiccarsi da soli, ne usciranno salvi, non avranno più nessuno da tutelare. Nemmeno loro stessi. I buoni pasto non li prenderà più nessuno. Incredibile e agghiacciante è l’astrazione al potere, l’incomprensione degli eventi, la perdita di ogni senso di realtà, la rimozione di quanto si prepara e velocemente si prepara. A meno che non sia un copione preciso, da rispettare alla lettera, un copione cinese.

Comunque sia, non è più tempo di perdere tempo, di trastullarsi con la pornografia ludica e gossippara, con l’egocentrismo osceno. Fuochi si levano ovunque, ne spegni uno a Milano ne appiccano un altro a Roma, a Napoli, a Palermo. Odore del Napalm di notte e presto anche di mattina. Odore di perdita di sicurezza e di libertà, di democrazia. E una sensazione di tutto sospeso, precario, di totale incertezza su quello che verrà, ignoto ma spaventoso. Se hai l’età giusta, certi fantasmi li riconosci dal primo frusciare. Brutto, bruttissimo momento.
Max Del Papa, 28 ottobre 2020, qui.

E non solo i boss, ma anche i gregari, gli scagnozzi, i picciotti:

Qui (Avete fatto caso a quanto assomiglia a Soleimani? Solo, con un’aria più da sfigato)

Strategia della tensione, governo che si sostiene tramite il terrore generalizzato e mantenuto a forza di menzogne. Qualcuno cerca di spiegare che dire la verità sarebbe più proficuo

(aveva avvertito già mesi fa, Bassetti, che col terrore isterico sistematicamente diffuso, con l’arrivo dell’autunno masse di cittadini terrorizzati si sarebbero precipitati al pronto soccorso al primo starnuto, e gli ospedali sarebbero andati in tilt) e qualcuno, come tristemente vediamo e sentiamo, fissato su un unico obiettivo, riesce a non capire quello che gli si sta dicendo nel modo più chiaro. Perché per molti, per troppi, come vediamo in questo video con un esempio sicuramente ingenuo ma ugualmente paradigmatico, andare controcorrente, anche se si vede chiaramente che la corrente sta andando nella direzione sbagliata, è qualcosa di troppo superiore alle proprie forze, al proprio coraggio

E, come si suol dire, quando si crede che abbiano toccato il fondo, hanno già cominciato a scavare, ed ecco quindi a voi il mirabile virologo Lopalco con una perla che voi umani non avreste mai potuto immaginare neanche con un’overdose di acidi:

Nel frattempo la ‘azzolina non si lascia scappare l’occasione di regalarci la sua ennesima gaffe (si scrive gaffe, si legge puttanata), di persona che più è ignorante e più pretende di mettere bocca. Vi toccherà sopportare la vista e l’udito di Fabio Fazio, ma ne vale la pena, credetemi

E già che ci sono, ripesco anche quest’altra:

Concludo con una cosa che non c’entra, ma forse, in tema di idoli falsi e bugiardi, un po’ anche sì.

Giulio Meotti

Sono profondamente indignato per il comunicato del Vaticano dopo la strage di Nizza: “È un momento di dolore, in un tempo di confusione. Il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati. L’attacco di oggi ha seminato morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore. Il Papa è informato della situazione ed è vicino alla comunità cattolica in lutto. Prega per le vittime e per i loro cari, perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici, perché l’amato popolo francese possa reagire unito al male con il bene”. E’ una dichiarazione talmente banale, priva di verità e di spina dorsale che avrebbe potuto uscire da un qualunque ufficio stampa. Oggi alle 15 le chiese francesi suonano a lutto. Perché è stato un attacco alla cristianità. Se non il giorno in cui decapitano fedeli cristiani nella cattedrale di Nizza, quando il Papa condannerà l’Islam radicale? Noi giudeocristiani siamo pecore al macello al grido di “Allahu Akbar”, non “Fratelli tutti”.

Papa al servizio della menzogna, dell’ipocrisia, dell’asservimento al padrone più forte, del vigliacco mescolamento, in un unico calderone, di carnefici e vittime. D’altra parte, da uno che ha fatto la sua carriera ecclesiastica sotto Videla, come potremmo aspettarci pietà per le vittime e condanna dei carnefici? Infame quanto il governo, colpevole quanto il governo, delinquente quanto il governo.

barbara

DI DANNEGGIAMENTI E DI SANZIONI

E di altro ancora.

Federico Capnist

Non sarò breve e me ne scuso, ma il momento credo richieda lucidità e spirito critico, non facile emotività. Motivo per cui affronterò un argomento quasi filosofico – ossia di come, per un paradosso e per una logica ingannevole e malvagia, con la scusa del Covid stiamo perpetrando il male credendo di agire nel nome del bene. Come cioè questa cura tremenda che stiamo adottando, faccia ben più danni della malattia.
Non paghi di aver chiuso il paese già una volta (senza criteri e in un modo indegno di uno stato civile, giustificato da un’emergenza sanitaria che tale era solo in una ristretta parte d’Italia), ora abbiamo ripreso a limitare la vita della fascia attiva e produttiva della popolazione, rendendola di fatto un incubo, eliminando ogni svago, applicando regole impossibili, protocolli contorti e chiusure sempre più stringenti al fine di salvare gli anziani e le fasce deboli della popolazione. Almeno così ci giustificano la necessità delle misure. Bel gesto; facile, orbo e ipocrita, ma bello.
È questa la soluzione migliore? Davvero per cercare di limitare il propagarsi di un virus oggi tutt’altro che letale, non troviamo altro modo che chiudere il Paese distruggendo l’economia, azzerando i consumi, riducendo intere categorie alla fame, aumentando i disoccupati, derogando le più basilari libertà civili, creando un clima di terrore e imponendo divieti ridicoli e imposti con la forza come mai s’era visto prima? A giudicare da come se la passano gli imprenditori di settori come moda, spettacolo, ristorazione, vita notturna, turismo, sport eccetera eccetera – e soprattutto tutte le persone che in questi ambiti ci lavorano o sono ad esso collegate [fornitori, trasportatori, tecnici manutentori, commercialisti] – il risultato è devastante e destinato solo a peggiorare. E con che scusa?
C’è il Covid. Ok, ma la gente che lavora e che manda avanti il Paese, che consuma maggiormente e fa girare l’economia, che paga le tasse con cui poi gli ospedali funzionano, non è anziana, ma in gran parte sotto i 70 anni di età. E i numeri ci dicono, in modo inequivocabile, che questa fascia di popolazione il Covid lo supera senza sintomi o come fosse un raffreddore o un’influenza. Fastidioso, magari, ma non molto diverso da tante altre malattie.
C’è il Covid. Ok, ma la gente che lavora e che manda avanti il Paese, che consuma maggiormente e fa girare l’economia, che paga le tasse con cui poi gli ospedali funzionano, non è anziana, ma in gran parte sotto i 70 anni di età. E i numeri ci dicono, in modo inequivocabile, che questa fascia di popolazione il Covid lo supera senza sintomi o come fosse un raffreddore o un’influenza. Fastidioso, magari, ma non molto diverso da tante altre malattie.
Appurato questo dato fondamentale, è mai possibile che non riusciamo ad invertire questa isteria collettiva, questo ragionamento folle che sta distruggendo il nostro modo di vivere, e riprendiamo a comportarci in modo più razionale come facciamo abitualmente? Perché, cioè, non facciamo tutto il possibile per mettere seriamente al riparo le fasce più deboli e lasciamo che la vita scorra normalmente (o ancora con qualche piccola limitazione) per giovani e adulti, sopportando come inevitabile il fatto che quella che oggi è una brutta influenza, nella grandissima parte dei casi curabile, si porti via delle persone più anziane e più deboli?
Discorso cinico e senza cuore? Sembra, ma in realtà è quello che facciamo ogni anno, prima che arrivasse il Covid. Con il quale abbiamo abdicato alla ragione e rimosso il fatto che la gente muore, purtroppo, con o senza coronavirus e anche a causa di malattie per le quali abbiamo le cure. Quante volte abbiamo convissuto, nel totale silenzio e menefreghismo mediatico, con influenze così gravi da non contare neanche il numero di contagi, costringere milioni di italiani a letto in casa, decine di migliaia in ospedale e con migliaia di morti? A memoria, sempre. Quando l’anno è buono il conto si assesta a circa 10.000 decessi l’anno, per le varie malattie respiratorie. Ma dipende dagli anni, perché poi succede che talvolta, come nel 2015 o nel 2017, come riportato nell’articolo qui sotto, le influenze siano più violente e di morti ne facciano molti, molti di più; quasi come quelli che sta facendo il Covid.
E chi è che muore generalmente per l’influenza, sia quando è “normale” sia quando è più virulenta? Forse i più giovani? Forse le persone senza gravi patologie? O magari quelle più atletiche e sportive? No, ovviamente. Ci sarà purtroppo qualche caso sporadico anche tra queste categorie (come ora con il Covid), ma ovviamente a rimetterci sono sempre le fasce più deboli. Esattamente come ora, e per le quali abitualmente non ci stracciamo troppo i vestiti e di certo non fermiamo il Paese. Andiamo avanti sopportando sì un grave danno, ma in modo pragmatico lo accettiamo rinunciando ad un danno, ben più grande, derivante da possibili chiusure.
Oggi non più. Quale ragionamento contorto ci sta portando a voler salvare una ristretta cerchia di persone, e così facendo a distruggere la vita ad una fetta molto più grande e che con il suo lavoro garantisce il benessere ed il sostentamento dell’Italia? [compreso quello degli ospedali, che da sette mesi e mezzo non curano praticamente più nessun’altra patologia, provocando un’autentica ecatombe, con cifre che il covid se le sogna, condannati a morte da un governo assassino]
Può sembrare indelicato parlare di migliaia di morti così, apparentemente alla leggera, però visto che ci basiamo sui numeri bisogna farlo. Soprattutto perché in gioco ci sono stabilità e benessere economico dell’Italia, oltre che la salute mentale di tantissime persone a cui i danni derivanti da questo clima di terrore stanno creando contraccolpi psicologici devastanti e chissà quante malattie frutto del vivere mesi sotto scacco della paura. E certo non ultimo, pensiamo alle migliaia di malati di tumore o altre gravi patologie che hanno visto slittare a chissà quando operazioni, visite e cure, magari importantissime, tutto a causa del Covid che sembra diventato essere peggio di tutti i malanni del mondo messi insieme.
Per 30.000 morti abbiamo fermato l’Italia, instaurato uno stato di polizia e messo norme “ad minchiam” su ogni aspetto della nostra vita mentre per 10/15/20000 o più morti non abbiamo mai fatto niente di niente? Qual è il discrimine, qual è la soglia di decessi che trasforma il pratico menefreghismo in cieco e irrazionale panico di stato? I morti di Covid sono forse morti di serie A? E ci si limita, nel confronto, solo ai numeri derivanti da malattie “simili”, respiratorie, senza nemmeno menzionare tutte le altre che superano di gran lunga ogni peggior prospettiva legata al coronavirus e per le quali accettiamo di andare avanti come niente fosse, senza limitazione alcuna alla vita quotidiana. Giustamente, aggiungo. Altrimenti potremmo trasformare la nostra vita e dedicarla esclusivamente alle tragedie e al conto dei morti; rinunciando a vivere per sopravvivere [o per morire di qualcos’altro].
Certo, negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una crescita di morti, ricoveri e terapie intensive, ma non proporzionali alla crescita dei contagi. E i numeri restano comunque lontanissimi dal quadro di marzo e aprile scorsi; quando letteralmente non si sapeva come curare la malattia e si commettevano errori oggi impensabili. Due fattori chiave per poter guardare con ottimismo ai mesi a venire e per non dover paragonare lo scenario attuale con quello di qualche mese fa.
Uno scenario attuale che è sicuramente serio, degno di attenzione e di tutti gli sforzi del sistema sanitario; ma gestibile. E noi vogliamo fermare il mondo ancora una volta? Perché siamo ostaggi di numeri letti in maniera irrazionale e che ci tengono in ostaggio anche se non sono minimamente preoccupanti per la tenuta del sistema ospedaliero? E fino a quando? Fino al 2022 quando avremo un vaccino sicuro e affidabile? Davvero vogliamo ascoltare la brigata dei novelli Savonarola – i vari Galli e Crisanti, che impartiscono lezioni su come vivere e tifano un nuovo lockdown moralizzatore che distrugga il Paese una volta per tutte e stronchi questa insopportabile voglia di vivere e di lavorare della gente? Vogliamo dare ascolto a questi personaggi che vorrebbero chiudere tutto per salvare qualche vita? Così lontani anni luce dai problemi e i desideri delle persone reali, delle persone che trovandosi al bivio, conti alla mano, preferirebbero ovviamente andare avanti rischiando di contrarre una malattia da cui al 99% e più si guarisce, piuttosto che smettere di vivere e arrivare a morire di fame in un clima di depressione e tristezza? La fine che farà l’Italia se continueremo a tenere in vigore, e peggio ancora inasprire, queste regole folli e liberticide. Degne di una vera e propria dittatura sanitaria.
Siamo arrivati al paradosso che preferiamo fermare il mondo pur di evitare di riempire gli ospedali, che pur nascono per guarire i malati e, quando serve, per essere riempiti. E che oggi, nonostante l’incessante terrorismo mediatico, sono per la gran parte vuoti e in ogni caso lontanissimi da qualsiasi situazione di pressione. [E in effetti…]

Qui

E che, per dovere di cronaca, tali erano anche a marzo e aprile in gran parte d’Italia, nonostante ci dicessero che erano tutti al collasso.
Spero che qualcuno batta un colpo e ci riporti alla vita normale. Che deve riprendere il prima possibile, per il bene di tutti. Ma guardando a destra e a sinistra, e alla psicosi imperante, sono convinto che non accadrà molto presto.

Ora, se leggiamo qui, troviamo che

Il danneggiamento aggravato è punito molto severamente: il Codice penale all’articolo 635 prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni

E per chi distrugge la salute (è stato accertato – anche se basterebbe il solo buon senso – che la reclusione e la mancanza di rapporti sociali fanno ammalare. E ignorare tutte le patologie gravi, dal tumore all’infarto all’ictus al diabete, per coccolarne una sola, quella utile a mantenere il potere, fa morire e infatti ne sono morti e ne stanno morendo a valanghe, nella totale indifferenza del governo e dei suoi servi sciocchi) e l’economia di un’intera nazione quanti secoli di carcere si dovrebbero prevedere? E visto che è stato decretato lo stato di emergenza, paragonabile a una legge marziale con pieni poteri per chi comanda, per il reato di alto tradimento non dovrebbe essere prevista la corte marziale e la fucilazione alla schiena?

E volete sentire il più delirante dei deliri covideschi? Leggete un po’ qua.

Medico positivo al Covid salva una vita. A processo per aver violato la quarantena

Emanuele Boffi 16 ottobre 2020, qui.

Aosta. Era l’unico che poteva operare una donna affetta da aneurisma, ma, positivo, era a casa. Dovrà pagare 5 mila euro. Intervista al legale

«È una vicenda sconcertante», dice a tempi.it l’avvocato Corrado Bellora, «soprattutto se si tiene conto che la signora è viva». Aprile, Aosta, è una domenica pomeriggio e siamo nel pieno dell’emergenza coronavirus. All’ospedale Parini i medici si trovano di fronte a un’emergenza: devono operare una donna di 60 anni alle prese con un aneurisma all’arteria splenica. La signora non può essere trasferita altrove e il medico che dovrebbe operarla, il chirurgo Gianluca Iob, è a casa in quarantena. Luca Cavoretto, responsabile del 118, fa presente la situazione al direttore sanitario dell’Usl, Pier Eugenio Nebiolo, che con una email provvede a risolvere la situazione. Manda un’autoambulanza a casa del dottor Iob, lo porta in ospedale dove opera la donna, lo fa riportare a casa.

«L’unico in grado di fare l’intervento»

L’altro giorno il pm Francesco Pizzato ha chiesto un decreto penale di condanna di 5 mila euro per Iob, Cavoretto e Nebiolo. L’accusa è di aver violato l’ordinanza di isolamento domiciliare. Nebiolo ha rilasciato diverse dichiarazioni alla stampa in cui sottolinea il fatto che Iob fosse «l’unico in grado di eseguire quell’intervento» e che in quei giorni in cui si trovava in quarantena era «debolmente positivo e asintomatico. Ho dato il permesso di toglierlo dalla quarantena, avvisando le autorità. E anche se fosse stato positivo al 100 per cento avrei fatto altrettanto. L’équipe che ha operato con lui era consapevole».

«Bisognerebbe ringraziarli»

Bellora, ripercorrendo le tappe della vicenda con tempi.it, commenta: «Il decreto penale non è ancora stato emesso e dunque non ho ancora avuto accesso agli atti, ma pare tutto molto paradossale. La signora doveva subire un intervento molto complesso, mi dicono che, dal 1950 a oggi, è stato eseguito solo 78 volte. Iob era la persona adatta e, come ha detto Nebiolo, l’unico in grado. Il trasporto da casa sua all’ospedale è avvenuto in assoluta sicurezza e l’operazione si è svolta in una sala chirurgica “a pressione negativa”, cioè preparata per evitare il riciclo esterno dell’aria». Bellora presenterà opposizione al decreto: «Questi dottori hanno fatto solo il loro dovere. L’unica cosa che bisognerebbe fare è ringraziarli».

E quando qualcuno ha denunciato la vergognosa incompetenza per non parlare del fancazzismo del governo, l’infame cretina ridacchiò.

E meno male che almeno qualche prete poco bergogliente alza la voce.

E poi prenditi ancora cinque minuti per andare a leggere qui: imperativo categorico.

barbara

DUE PESI E DUE MISURE, COME SEMPRE

La strage di Hanau e il solito doppio standard della stampa mainstream

Mercoledì 19 sera, un uomo di 43 anni, di nome Tobias Rathjen, entra in tre locali nella città tedesca occidentale di Hanau e spara all’impazzata sugli avventori. Nelle tre sparatorie riesce ad uccidere 9 persone, scelte a caso. Poi fugge in casa sua, ammazza sua madre e infine si toglie la vita. I locali erano frequentati soprattutto da immigrati curdi e turchi e le vittime sono per lo più straniere. Si indaga subito sulla pista dell’estrema destra ed emerge che lo stragista, Rathjen, era un razzista convinto. E la stampa, anche in Italia, si scatena. Contrariamente alla prudenza che avvolge sempre ogni attentato di matrice islamica, dove le parole “terrorismo” e “islam” raramente vengono accostate, quella di Hanau diventa, da subito, una “strage neonazista” o semplicemente “strage di estrema destra”.

Dalla nostra stampa più autorevole, abbiamo appreso che in Germania esiste una rete nera, analoga e forse ancor più pericolosa di quella “verde” islamica. Abbiamo visto che l’attentato è stato provocato dal clima di odio provocato dall’AfD. Abbiamo letto su fonti autorevoli che in Germania c’è un crescente problema di terrorismo xenofobo. Ovviamente c’è chi, come il giornalista Gad Lerner, non si lascia sfuggire l’occasione per fare paralleli con Luca Traini, il mancato stragista di Macerata e per proprietà transitiva anche con la Lega, a cui Traini era iscritto. Matteo Salvini ha condannato la strage, ma il suo tweet è stato ritenuto ipocrita e incompleto dai recensori del Foglio. Nel focus di La Repubblica sull’estremismo di destra in Germania, il vicedirettore Carlo Bonini e l’inviata in Germania Tonia Mastrobuoni dipingono un quadro a tinte molto fosche della situazione: estremisti neonazisti che creano comunità chiuse nella Germania orientale, infiltrazioni brune nella polizia e nei servizi segreti, reti neonaziste consolidate e addestrate. Addirittura l’inviata azzarda, pur con tutti i dovuti distinguo, un parallelo con la situazione dei primi anni Venti, quelli del caos post-bellico, in cui le milizie nazionaliste, i Corpi Franchi, dilagavano e facevano il bello e il cattivo tempo.

Ma la Germania odierna merita tutto ciò? A giudicare dall’attentato subito dai tre locali di Hanau: assolutamente no. Prima di tutto: non è stato affatto dimostrato che il killer, Tobias Rathjen, facesse parte di una qualsivoglia organizzazione. Non era membro di alcun partito. Non risulta essere parte di una rete terroristica clandestina. Non risultano, stando a quanto si sa ora, addestramenti o contatti con terroristi che lo abbiano iniziato alla via della violenza politica. Non stiamo parlando di un soggetto radicalizzato, o nel mirino di polizia e servizi segreti, perché era un bancario senza precedenti penali. Tobias Rathjen era un nazionalsocialista? Nella sua confusa memoria lasciata come testamento e nei suoi video si trovano delirii di vario genere, fra cui istigazioni puramente razziste a sterminare i popoli di Africa, Medio Oriente e Asia Centrale. Ci sono messaggi rivolti agli americani affinché si ribellino contro una società segreta di adoratori del diavolo (di cui solo lui, a quanto pare, conosceva l’esistenza) che si nasconderebbe in basi segrete. Ci sono messaggi rivolti ai tedeschi in cui afferma che la Germania è controllata da servizi segreti che manipolano la mente. In questo guazzabuglio di teorie cospirative, più che il Mein Kampf, vediamo tanto materiale che potrebbe dar lavoro a psicologi e psichiatri. Dunque, se un uomo apparentemente tranquillo dà sfogo alla sua violenza repressa in un giorno di ordinaria follia, ha senso lanciare l’allarme sull’estrema destra, le sue presunti reti e organizzazioni clandestine? Secondo ogni criterio: no.

Si potrebbe dire la stessa cosa dei lupi solitari del jihad che agiscono da terroristi pur non avendo mai visto di persona un veterano dell’Isis o un campo di addestramento di Al Qaeda? Si potrebbe, ma sarebbe comunque scorretto. I lupi solitari del jihad sono l’ultimo anello di una lunga catena, che parte dalle grandi organizzazioni transnazionali del terrorismo, come l’Isis, che lanciano appelli in tutto il mondo per reclutare musulmani radicali autoctoni alla guerra santa contro l’Occidente. A volte lo fanno solo online, ma nella maggior parte dei casi, si avvalgono di predicatori di odio e intere moschee radicali, per spingere i “solitari” ad agire nel nome della collettività jihadista. Nel caso di Rathjen, stando a quel che si sa finora, non c’è nulla di tutto questo. Gli unici elementi di cui disponiamo suggeriscono che il suo sia veramente un caso psichiatrico e basta. Un elemento instabile (ma in regolare possesso di una pistola e bravo a usarla) che a un certo momento della sua vita ha deciso di fare una fine violenta tirandosi dietro più “nemici” possibili. Eppure, come sempre, vediamo che la stampa mainstream, al seguito di una politica altrettanto mainstream, ha sviluppato una capacità incredibile: privatizza le colpe della sinistra e del jihadismo e collettivizza quelle della destra. Quando a uccidere erano i brigatisti rossi, si trattava di “compagni che sbagliano”, e non di un’organizzazione abbastanza strutturata da consentire loro addestramenti all’estero e armi straniere. Quando a uccidere sono terroristi che inneggiano ad Allah e prestano giuramento allo Stato Islamico, sono “lupi solitari” e “squilibrati”. Ma quando ad uccidere è un folle che fa discorsi deliranti dai toni complottisti e razzisti, allora è subito “strage neonazista”, la colpa è della destra tedesca tutta (e per proprietà transitiva anche della Lega) e del “clima di odio” che crea.

 Stefano Magni, 22 Feb 2020, qui

Evidentemente anche ammazzare la madre è roba da suprematisti bianchi, è noto che tutti i nazisti lo facevano regolarmente.

(PS: sarò via un paio di giorni, ma come al solito vi programmo un paio di coccole che vi faranno compagnia)

barbara

UN PO’ DI COSE SU QASSEM SOLEIMANI E DINTORNI

Uno, due, tre quattro: les jeux sont faitsrien ne va plus.
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E dopo le figure, che così si capisce meglio, passiamo alla scrittura.

Un primo pezzo dedicato ai catastrofisti.

Teheran potrebbe pagare a caro prezzo la sua vendetta: dopo Soleimani, nessuno è più intoccabile

A leggere le prime pagine dei giornali italiani il giorno dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, la sentenza quasi unanime che ne esce è praticamente uno sola: “Trump è un pazzo che ha portato il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale”. Conclusione che fa alquanto sorridere, perché per quanto Trump sia un presidente sui generis, si dimentica che a morire è stato un terrorista, responsabile della morte non solo di centinaia di americani, ma anche di centinaia di occidentali e musulmani, fatti saltare in aria finanziando il peggior terrorismo internazionale (compresi gruppi di estrema destra, gruppi paramilitari latinoamericani dediti al narcotraffico e la stessa al Qaeda).

Detto questo, in attesa di capire quale sarà la vendetta iraniana, la sola conclusione che possiamo trarne è che buona parte dell’Occidente si è bevuta la efficace propaganda iraniana, che è riuscita a dipingere in questi anni Qassem Soleimani come un Che Guevara del XXI secolo, dedito unicamente alla lotta all’Isis e alla liberazione dei popoli oppressi… Una propaganda bevuta non soltanto grazie all’ottimo lavoro dei PR iraniani, ma anche con la complicità di tanti media occidentali, che hanno chiuso gli occhi davanti alla realtà del regime iraniano e alla sua natura terrorista e fondamentalista.

Una propaganda che ha potuto far breccia anche grazie alla folle strategia della precedente amministrazione Usa, quella di Barack Obama. Come noto, Obama puntava a ritirarsi dal Medio Oriente lasciando dietro di sé una specie di “equilibrio del terrore”, nel quale era riservata una parte centrale non solo alla Fratellanza Musulmana, ma soprattutto all’Iran. Per questo, davanti ad un Iran al collasso economico, nel 2011 Obama decise di ritirarsi dall’Iraq – nonostante il “surge” del generale Petraeus stava funzionando ottimamente, recuperando il sostegno degli stessi sunniti – di legittimare il programma nucleare di Teheran e di abbandonare al loro destino gli alleati tradizionali degli Stati Uniti nella regione. Avuta la benedizione americana, l’intero Occidente si adattò, trattando l’Iran come se fosse un El Dorado, coprendo le statue romane per non offendere la sensibilità dei clerici khomeinisti, salvo poi rendersi conto che fare affari con Teheran significava mettersi in casa i Pasdaran…

La stessa morte di Qassem Soleimani ci dice molto di quella che era la percezione dello stesso generale: ucciso davanti all’aeroporto di Baghdad, con un convoglio di scorta praticamente al limite del ridicolo. Segno evidente che – a dispetto delle sanzioni Onu – in Iraq (e non solo) Soleimani si sentiva a casa, pensava di poter entrare ed uscire come voleva, passando per gli aeroporti internazionali, dove persino un pivello dell’intelligence avrebbe potuto individuarlo. Pensava di essere ormai intoccabile. Quella stessa intoccabilità che gli permise di farla franca a Damasco quando venne ucciso Mughniyeh e di alzare il telefono per parlare con Petraeus, dicendogli di essere lui a comandare in Iraq…

Trump ha sovvertito tutto questo, mettendo fine ad uno status quo che durava da decenni. Potrebbe esserci un prezzo da pagare per questo? Ovvio. L’Iran potrebbe infliggere sofferenza ai suoi nemici occidentali? Ovvio, ma sono anche quaranta anni che lo fa, promuovendo terrorismo in ogni dove e passandola sostanzialmente quasi da impunito. Il punto centrale di tutta questa storia però è che ormai l’equazione è cambiata e oltre ai rischi di una “vendetta” iraniana, c’è anche un presidente americano che ha fatto dopo anni qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato, arrivando dove nessuno avrebbe pensato sarebbe potuto arrivare. Dunque, il problema del “giorno dopo” non si pone solamente per la Casa Bianca, ma anche e soprattutto per Teheran.

Colpendo un drone americano in acque internazionali, lanciando un missile contro una raffineria saudita dal suo territorio e attaccando l’ambasciata Usa a Baghdad, l’Iran ha superato la “linea rossa” e Soleimani – il mastermind di questa strategia offensiva – è stato fatto saltare in aria. Se tanto ci dà tanto, qualcuno a Teheran dovrà iniziare a pensare anche cosa potrebbe comportare per l’Iran affrontare le conseguenze di una vendetta che vada oltre le “linee rosse” delineate da Donald Trump. Perché da questo momento in poi, nessuno è più intoccabile…

Dorian Gray, 6 Gen 2020 (qui)

E uno a quelli che sanno sempre tutto, dalla politica internazionale a come fare gol in rovesciata da 800 metri di distanza.

Trump aveva bisogno dell’ok del Congresso per colpire Soleimani? Falso.

Non essere d’accordo con l’attacco ordinato dal Presidente Trump è legittimo, farlo opponendo a questa scelta ragioni che sono false è scorretto oltre che ridicolo.

Uno dei grandi mantra di queste ore è “Trump ha violato la Costituzione ordinando l’attacco senza autorizzazione del Congresso“. Ma è davvero così? Assolutamente no, vediamo perché.

Qual è la prerogativa del Congresso degli Stati Uniti rispetto ai “War Powers”? Il Congresso deve approvare interventi militari che prevedano l’impegno di forze militari per più di 60 giorni (War Powers Act del 1973). Anche in tal caso, il Presidente e il Governo potrebbero comunque rilasciare una “Dichiarazione di Guerra” che secondo il WPA andrebbe anch’essa approvata dal Congresso, ma de facto più Corti di Giustizia negli Stati Uniti hanno sentenziato che se il testo della dichiarazione del Presidente fornisce adeguate motivazioni è costituzionalmente valida la sua dichiarazione senza passare da un voto formale del Congresso sulla Dichiarazione di guerra stessa.

Una situazione di questo tipo avvenne con la guerra in Iraq voluta nel 2003 da George W. Bush. Il Congresso approvò la “October Resolution“, autorizzando un generico utilizzo delle forze armate in Iraq, ma non votò una vera e propria dichiarazione di guerra all’Iraq. Su questa base, un gruppo di civili ed ex-militari provò a fermare Bush portandolo in Tribunale. Con la sentenza Doe vs Bush, la giurisprudenza chiarì la non necessarietà costituzionale di una vera e propria dichiarazione di guerra votata dal Congresso.

È più volte successa la stessa cosa anche con Presidenti democratici: Bill Clinton utilizzò le truppe in Kosovo per 78 giorni senza alcuna autorizzazione del Congresso, Barack Obama fece lo stesso in Libano, limitandosi ad una lettera formale al Congresso dove indicava la necessità dell’azione militare per prevenire un disastro umanitario.

In ogni caso, in questi giorni non c’è stata nessuna azione o dichiarazione di guerra. Ma una risposta militare ad un attacco all’Ambasciata USA di Baghdad. I due colpi effettuati tramite droni negli scorsi giorni a Baghdad, non rientrano quindi in nessuna prerogativa del Congresso. Questo tipo di attacchi, di cui si parla giornalisticamente come “strikes” sono giuridicamente definiti “Military Operations” (War Powers Resolution and the Joint Resolution del 2001) e sono nell’esclusiva disposizione personale del Commander in Chief, ossia del Presidente. Come fu per Barack Obama con la cattura di Osama Bin Laden o di George W. Bush per quella di Saddam Hussein, solo per citare due casi altrettanto famosi. Una delle prerogative costituzionali del Commander in Chief è la difesa della nazione e delle sue forze armate, che può essere esercitata non solo senza l’approvazione del Congresso, ma addirittura senza la notifica. Nel solo 2015, Barack Obama ordinò circa 2800 strikes sganciando 26.171 bombe contro ISIS tra Iraq e Siria, senza una sola autorizzazione del Congresso.

L’anti-Trumpismo di molti media si caratterizza, ancora una volta, per la grande ignoranza rispetto alle tematiche di cui si occupa.

LSEPPILLI, 6 GENNAIO 2020 (qui)

Per passare a due chiacchiere in casa nostra.

Se i politici italiani si rifugiano nell’ipocrisia del pacifismo ecumenico o nell’antiamericanismo

Il contegno dei due principali referenti della crisi innescata dall’attacco americano allo stratega del terrore iraniano Soleimani, Conte e Di Maio, è stato imbarazzante. Quest’ultimo, mentre il mondo si interrogava sulle conseguenze, stava in aeroporto come un turista annoiato qualsiasi; poi ha elargito alcune perle delle sue, sul tenore “vi insegno io come si fa la diplomazia, noi andiamo d’accordo con tutti ma l’America ci fa schifo”. Non di meglio il premier per caso, il Giuseppi che non si pavoneggia più con le strette di mano con Trump, adesso anche lui ostenta un felpato disprezzo per l’America che non si lascia impunemente attaccare nelle sue ambasciate, che ha voltato pagina dopo i languori di Obama (copyright Riccardo Ruggieri) e mantiene quel che promette. Conte, anche lui, palesa una incomprensibile spocchia, pontifica sul valore della pace ossia, tra le righe, accusa gli Usa di irresponsabilità, e infine… si appella all’Europa! Proprio così, ne approfitta per l’ennesima lisciatina alla burocrazia bruxellese, unica, secondo questo ambizioso apprendista, a poter risolvere una crisi globale.

Davvero? Come in Libia, dove di fatto la Ue si è completamente arresa, si è disciolta? Come per il problema della sicurezza interna, per cui, ironicamente, proprio i suoi due maggiori centri di potere, Bruxelles e Strasburgo, sono stati nella notte dell’ultimo dell’anno teatro delle solite escandescenze di migranti, con fuochi, aggressioni, devastazioni, molestie, stupri? Come per il controllo della tratta umana che i cinici e i complici chiamano umanitarismo? “Vi insegniamo noi come si fa la politica internazionale”: l’arroganza naif di Giuseppi & Gigino ha del commovente o dell’irritante, a scelta. Basta non stupirsi se Mike Pompeo non scomoda neanche il tempo di una telefonata rituale: chi chiama, due scappati dal presepe?

Siamo seri: l’Italia conta niente sulla scena globale et pour cause; solo qui i leccaculo di regime possono perdere tempo con i giri di giostra a cavalli, con le convulsioni di uno che lascia la setta a 5 Stelle però vuole restarci però tuona e fulmina però si guarda intorno per vedere se gli danno retta. È il solito cabaret al pesto, mortificante, desolante. Il nostro ministro degli esteri, che nessuno si fila, dovrebbe essere in prima linea per garantire una presenza e invece si incontra col parigrado intellettuale Zingaretti per trescare sulla gestione di un potere tarlato e grottesco. Tra una dichiarazione demenziale e l’altra, quell’altro, il latitante della politica, il Di Battista che subito annuncia un viaggio di sostegno in Iran: sostegno a chi, al popolo decimato dal regime o al regime teocratico?

Questo generale Soleimani viene oggi pianto e rimpianto dalle ali estreme o dai loro eredi, da Fratojanni a Giorgia Meloni e questo deprime ma non sconcerta: come ha scritto precisamente Niram Ferretti sul suo profilo Facebook, da destra e da sinistra finisce sempre per affiorare il pregiudizio antiamericano, la simpatia per chiunque avversi l’America, fosse anche un tiranno, uno stratega del terrore, un generale sanguinario, con motivazioni pelose, strumentali. Fra i tifosi del defunto, ironicamente, anche molte sardine per Liliana, incuranti della voglia di sterminio degli ebrei di Soleimani. Ma pur di riscoprirsi antimperialisti! Non se ne esce, la politica italiana ha la testa girata all’indietro e fatica, anche nei leader giovani, a liberarsi dell’ideologia, dei luoghi comuni e spesso assurdi che l’ideologia contiene. E allora si rifugia nell’ipocrisia del pacifismo ecumenico. È l’eterna Italia che in guerra sta con tutti per non mettersi contro nessuno, che, come ricordava Montanelli, “non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l’aveva cominciata”, non può e non sa e non vuole liberarsi da se stessa, dei propri sofismi sciocchi, del proprio opportunismo da furbi, della sua astuzia da coglioni.

In gioco, questioni mastodontiche, non ultimo il mai sopito obiettivo di egemonizzare larga parte del Medio Oriente partendo dal fondamentalismo degli ayatollah, progetto noto come “mezzaluna sciita”. Ma la capetta del metoo, la disagiata Rose McGowan, chiede scusa agli ayatollah a nome del suo movimento e la Repubblica la celebra, sorda al grottesco. Come stupirsi se il dopo Soleimani non contempla quei due salami di Giuseppi & Gigino, se un segretario di Stato americano non si copre di ridicolo telefonando a un ministro degli esteri italiano che non conosce il mappamondo né la fatica di lavorare e prende ordini da un comico in disarmo?

 Max Del Papa7 Gen 2020 (qui)

Adoro quest’uomo, ogni giorno di più. Aggiungo un paio di cose trovate in rete.

Di Claudia Piperno:

Bilancio Trump, politica estera.
1) Ha trovato la “linea rossa” in Siria che Obama ha cercato per 8 anni, piccolo bombardamento e “Assad, statte buono”.
2) Ha smorzato il ciccione coreano, solo con una guerra a chi ha i coglioni più grossi, e senza colpo ferire.
3) Ha impedito al nazismo iraniano di avere l’atomica troppo velocemente, ritirandosi dal catastrofico accordo europico-obamico.
4) Ha favorito il riavvicinamento Emirates-Arabia-Egitto con Israele.
5) Ha soppresso il foraggio Usa e ONU ai mafiosi palestinesi di Hamas
6) Ha ristabilito una verità storica mistificata, e cioè che Gerusalemme è ebrea e capitale di Israele.
7) Ha polverizzato Al Baghdadi e la sua orrida barba bicolore.
8) Dopo l’attacco a una ambasciata USA, invece di far sparare sugli assalitori, ha preferito polverizzare l’ideatore, il Goebbels iraniano.
9) Ha dato un bel ceffone a Macron, che lo prende per il culo come e quando può, ritirandosi dal Kurdistan siriano e lasciandolo solo a gestirsi i ricattucci di Merdogan e tre milioni di migranti alle porte.
10) Ha limitato gli accessi in USA di gente che viene da paesi pericolosi e sta facendo passare una legge che VIETA i finanziamenti esteri (leggi muzz) alle Università americane, che generano solo antisemitismo primario.

C’è ancora chi crede che sia pazzo?

No, mica tutti credono che sia pazzo: molti credono anche che sia terrorista.

Gerardo Verolino

Dopo le parole durissime rilasciate dall’assessore alla pace, Francesca Menna, verso il governo di Washington, si acuiscono i rapporti tra Palazzo San Giacomo e la Casa Bianca. Il sindaco di Napoli e capo della rivoluzione napoletana, temendo un raid da parte dell’amministrazione Trump, e per prepararsi ad un possibile conflitto con gli Stati Uniti, ha predisposto un gabinetto di guerra nella sede comunale. A lui, già capo della flotta marina, va anche il coordinamento delle forze di terra: allertati tutti gli uomini sul campo, dai vigili urbani ai conducenti degli autobus fino ai riservisti, cioè gli spazzini e i dipendenti della Napoli servizi. Ad affiancarlo sarà la signora Eleonora De Majo, nominata aiutante di campo e ministro della guerra. A lei il compito di preparare la strategia contro l’orribile nemico, il Grande Satana imperialista-sionista e predisporre l’utilizzo dei mezzi militari: autobus e camion spazzatrici dell’azienda dei rifiuti, in primis. Possibile anche l’ausilio, ai fini di guerriglia, di bande di baby-gang volontarie, specializzate nella vandalizzazione di autobus e pensiline. Nel caso di invasione di truppe americane verranno approntate trappole lungo il passaggio del nemico : dalla caduta di alberi a quella dei cornicioni. “Se vogliono entrare a Napoli sappiano che qui troveranno il loro Vietnam” ammonisce il capo della rivoluzione. In serata è prevista una riunione straordinaria al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per discutere della crisi in corso tra Napoli e Washingotn, a cui parteciperanno anche l’assessore alla Pace del Comune di Napoli e il Segretario di Stato americano, Pompeo.

E standing ovation anche per Verolino.
E concludo con due parole mie. In Trump ho sempre avuto fiducia. Quando non sapevo niente di lui ho puntato su di lui come unica speranza di salvezza dalla catastrofe rappresentata dalla gang clinton-obamiama, esattamente come – e per lo stesso motivo – pur non conoscendolo abbiamo tutti fatto il tifo per Boris Johnson; ma da quando ho cominciato a vederlo all’opera, la mia fiducia in lui non ha fatto che crescere. Quando, appena eletto, ha manifestato l’intenzione di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, ho detto come tutti “aspettiamo i fatti”. I fatti sono arrivati. Ha ufficialmente riconosciuto Gerusalemme come capitale, altro fatto. Ha proclamato, con una inversione di rotta a 180° rispetto al suo predecessore, la sua indefettibile vicinanza a Israele. Ho continuando a fidarmi di lui (il voto si dà quando il compito, terminato, viene consegnato, non in corso d’opera) quando qualcuno ha avuto l’impressione che fosse passato a sostenere i palestinesi: io sono sempre stata sicura che sapesse quello che faceva e avesse ben chiaro l’obiettivo e il modo migliore per raggiungerlo: non mi ha deluso. Non ho pensato neanche per un momento che fosse impazzito o che si fosse reso responsabile di un criminale voltafaccia quando ha annunciato il riposizionamento in Iraq. Adesso sento parecchi dire ah, finalmente Trump ha fatto una cosa boltoniana, finalmente è tornato quello di prima, finalmente è tornato a mostrare le palle… Balle: Trump ha fatto una cosa trumpiana al 100%, come ha sempre continuato a farle in tutto questo tempo, anche se non tutte le cose che ha fatto sono quelle che avrebbero fatto i cinquanta milioni di commissari tecnici di casa nostra. Imprevedibile, dicono: e da quando in qua l’imprevedibilità, in guerra come a tennis come a scacchi come a poker, è un difetto? È esattamente con quella che ha sempre spiazzato gli avversari e vinto tutte le partite, e non ha mai sbagliato un colpo. Adesso ha ricordato al mondo che, a differenza che con Obama, con lui le linee rosse esistono, e il mondo sicuramente ne terrà conto.

Nel frattempo, mentre da noi le prefiche si strappano i capelli e si graffiano la faccia e fanno salire al cielo i loro alti lai, in Iraq (ma anche in Siria, ho letto), al cielo salgono le grida di incontenibile gioia per la liberazione dall’assassino, con festeggiamenti che dilagano sulle strade.

E a chi rimarca l’incredibile numero di partecipanti al funerale, rivolgo un caldo invito a riflettere su questo:
funerali
E per concludere, un consiglio: se per caso pensate che Soleimani fosse un terrorista, evitate con molta ma molta cura di andarlo a dire in Canada.

barbara

LA RISORSA, LA POLIZIA, IL TESTIMONE INDIGNATO

Succede che una risorsa colorata MOLTO ROBUSTA investe una donna anziana e poi tenta la fuga. Succede che interviene la polizia. Succede che siccome non possono usare armi e neanche manganelli e neanche il taser che è una cosa bruttissima e magari potrebbero abusarne e questa è la preoccupazione più grande delle persone per bene, e siccome lui è più forte di tutti loro insieme, non riescono ad averne ragione. Succede che ad un certo punto uno dei poliziotti gli dà qualche colpo su un braccio. È a questo punto che interviene il testimone, che non ha visto quello che era successo prima perché “sono arrivato dopo”, ma si ritiene sufficientemente informato per poter esprimere tutta la sua indignazione per le cose terribili che sta vedendo.

Comunque tranquilli, col nuovo governo queste cose non succederanno più:

QUI DI SEGUITO RIPORTIAMO UNA SERIE DI FATTI E LINK CHE SMENTISCONO AMPIAMENTE QUANTO AFFERMA IL NUOVO MINISTRO DEGLI INTERNI:

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Adam Harun – nigeriano, sbarcato a Lampedusa nel 2011
Attentato a Lagos nel 2013, in una ambasciata americana. Numerosi morti
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Anis Amri – tunisino sbarcato a Lampedusa nel febbraio 2011
Strage di Berlino 129 dicembre 2016 – 12 morti tra cui bambini e 48 feriti.
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Yahya Faroukh – 21 anni, rifugiato siriano, sbarcato a Lampedusa nel 2014.
Attentato alla metro di Londra nel 2017. Ferite gravemente 22 persone.
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Salah Abdeslam – terrorista sbarcato a Bari nel 2015
Uno degli attentatori di Bruxelles nel 22 marzo 2016
35 morti e 340 feriti.
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Khalid el Bakraoui – arrivato a Treviso il 23 luglio 2015
Uno degli attentatori di Bruxelles nel 22 marzo 2016
35 morti e 340 feriti.
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Mohammed Lahlaoui – marocchino arrivato nel 2007 a Treviso e vissuto a Brescia.
Alla guida del camion nella strage di Nizza nel luglio 2016 dove perirono 86 persone lungo la Promenade des Anglais tra cui diversi bambini e 6 Italiani.
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ChokriChafoud – tunisino sbarcato in Puglia, ha vissuto a Gravina (Bari)
Compice di Mohammed Lahlaoui nella strage di Nizza nel luglio 2016 dove perirono 86 persone lungo la Promenade des Anglais tra cui diversi bambini e 6 Italiani.
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Omar Mostefai – sbarcato a Bari nel 2013
Protagonista della presa d’ostaggi e strage al Bataclan nel 2015.
Morti 130 – 400 feriti
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Osman Matammud – somalo, kapò in un campo libico. Sbarcato a Lampedusa il 4 agosto 2013.
Autore di stupri, torture e 13 omicidi, riconosciuto per caso a Milano, arrestato e condannato all’ergastolo.
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Djamal Eddine Ouali – Jihadista algerino, sbarcato al porto di Palermo nel 2016
Ha fornito documenti falsi ai jihadisti che hanno colpito Parigi e Bruxelles.
Sillah Osman – terrorista 34enne del Gambia, sbarcato a Palermo nel 2016
Pianificava attentati. Arrestato a Napoli
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Alagie Touray – terrorista 21 enne del Gambia, sbarcato a Palermo nel 2016
Complice di Sillah Osman in pianificazione di attentati terroristici.
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Noureddine Coucha – sbarcato ad Ancona nel 2007.
È l’ideatore dell’attentato al museo del Bardo, a Tunisi, costato la vita a 24 persone, quasi tutti turisti. Fù anche il carceriere dei 4 tecnici italiani della Bonatti in Libia, due dei quali barbaramente uccisi.
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Youssef Zaghba – marocchino e cittadino Italiano vissuto a Bologna assieme alla madre.
Uno dei responsabili dell’attentato a London Bridge con 8 morti e 48 feriti. Arrestato poi a Bologna.
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Driss Oukabir – 28 anni, componente della cellula terroristica di Barcellona. Ha vissuto a Viterbo.
Arrestato dopo la strage di Barcellona del 2017 sulla via principale della città, la Rambla.
13 morti e 15 feriti gravi.
A questi aggiungiamo:
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Innocent Oseghale – nigeriano, sbarcato in Italia nell’ottobre del 2014.
Autore dell’assassinio di Pamela Mastropietro, stuprata e tagliata in 24 pezzi.
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Awelima Lucky – nigeriano sbarcato al porto di Augusta in Sicilia nel 2016, implicato per complicità nel delitto di Pamela Mastropietro
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Lucky Desmond – nigeriano sbarcato al porto di Augusta in Sicilia nel 2016, implicato per complicità nel delitto di Pamela Mastropietro
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Khalid De Greata – profugo nigeriano sbarcato a Lampedusa e poi vissuto a Torino.
Al mercato di libero scambio della città della Mole, sgozzò il cinquantunenne Maurizio Gugliotta, di Settimo Torinese, ferendo anche l’amico che si trovava con lui, il 15 ottobre 2017.
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Gara Mamadou, 26 anni, e Minteh Brian, 43 anni, e Alinno Chima, nigeriano di 46 anni
Autori dello stupro e dell’uccisione di Desirée Mariottini, 16 anni, morta nel 2018 dopo un’agonia durata dodici ore.
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Said Machaouat – marocchino, ha ucciso sgozzandolo Stefano Leo, in riva al Po a Torino nel 2019.
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Adam Kabobo – ghanese di 36 anni, sbarcato a Lampedusa nel 2011.
Massacrò l’11 maggio 2013 tre passanti a colpi di piccone nel quartiere Niguarda di Milano.
Morti Ermanno Masini, Daniele Carella e Alessandro Carolè e feriti Andrea Canfora e Francesco Niro.
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Ablaye Ndoye, spacciatore, sbarcato in Italia nel 2005, è stato carcerato per aver massacrato a pugni Ilaria Leone, una ragazza di diciannove anni.
“Frontex: Terroristi infiltrati con falsi passaporti sui barconi di migranti”
Link
https://www.ilmessaggero.it/…/terroristi_infiltrati_migrant…

#Terrorismo, tratta di #migranti dalla #Tunisia, 15 arresti. Sgominata banda che portava in Italia sospetti #jihadisti.
Chi diceva che nessun terrorista arrivava sui barconi?
https://www.ilmessaggero.it/…/tratta_tunisia_terrorismo_jih…

Un ventenne ‘profugo’ del Bangladesh, in Italia come richiedente asilo e sbarcato a Lampedusa, è stato arrestato con ordinanza di custodia cautelare a Montichiari, nel Bresciano dalla gdf con l’accusa di apologia di terrorismo.
L’islamico viveva a spese dei contribuenti in un una struttura d’accoglienza. Attraverso il suo profilo Facebook manifestava vicinanza all’Isis e inneggiava alle stragi islamiche.
Ci sono guerre in Bangladesh?

Link https://www.google.com/…/ContentItem-3c2f8b76-dac8-4bcc-919…

“Faceva parte di un gruppo approdato in Italia un anno fa, un gruppo legato all’Isis e pronto a colpire in Italia e in Europa. Sillah Osman, ganbiano di 34 anni, è stato arrestato in provincia di Napoli, dopo una lunga permanenza in Puglia, dove era stato ospitato in un centro accoglienza a spese dello Stato per la ricezione degli immigrati.
Secondo arresto di un cittadino gambiano, dopo quello messo a segno a carico di un 21enne – il cui nome era Alagie Touray – ospite di un hotel a Pozzuoli lo scorso aprile. Stando alle indagini condotte dal Ros e dalla Digos, si rafforza l’ipotesi di un progetto di attentato in Italia o in Francia. Stando al primo arresto, quello di Alagie Touray, il piano era di schiacciare la folla con un’auto impazzita, sulla falsariga di quanto avvenuto in altri contesti europei.
Sia il gambiano arrestato in questi giorni, sia Alagie Touray erano addestrati all’uso di coltelli e armi esplosive, oltre all’uso delle auto come arieti. Fanno parte di un gruppo strutturato e violento che ha ricevuto la prima radicalizzazione in Libia e in nordafrica. Decisiva nel corso di questa inchiesta la Collaborazione offerta da Alagie Touray, che in questi mesi ha fornito la propria testimonianza rafforzando le indagini della Procura di Napoli. (Link al video che incastra il “migrante” nel centro di accoglienza) (su “Gruppo ‘Gnazzzio”, FB)

barbara

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI?

La bomba nascosta di Hezbollah e il tradimento delle élites

La notizia è letteralmente esplosiva, ma sui nostri giornali non ha avuto finora alcuno spazio. Eccola. Scrive il Telegraph, rispettabile giornale inglese, che nell’autunno 2015 l’MI5 (servizi di intelligence britannici) e la polizia metropolitana di Londra  ha scoperto in un deposito vicino a Londra “migliaia di borse del ghiaccio contenenti complessivamente tre tonnellate di nitrato d’ammonio”.Come spiega Wikipedia, il nitrato d’ammonio  “costituisce la base per numerose miscele esplosive, inoltre la sua bassissima sensibilità all’innesco rende gli esplosivi che lo contengono adatti  dove sia richiesta una grande sicurezza d’uso.  […] Il fatto di essere economico, sicuro e di facilissima reperibilità, lo ha reso noto come uno dei prodotti preferiti da organizzazioni terroristiche per la fabbricazione di ordigni.”  Ce n’era abbastanza per far saltare un grande edificio, come Hezbollah ha fatto molte volte, con centinaia di morti.

Ma di questa storia nessuno ha saputo niente, un uomo fu arrestato in seguito a una serie di perquisizioni nel nordovest di Londra, ma in seguito fu rilasciato senza accuse. E nessuno ne ha saputo niente. Come mai? Spiega il Telegrah: “Il progetto terroristico è stato scoperto dall’MI5 (servizi di intelligence interni) e la polizia metropolitana (di Londra) nell’autunno 2015, soltanto qualche mese dopo che il Regno Unito aveva firmato gli accordi sul nucleare iraniano”. Dell’arresto erano naturalmente stati informati il premier d’allora Cameron e la responsabile degli interni May, che ha poi preso il suo posto, ma la loro preoccupazione principale fu di salvaguardare il pessimo accordo con l’Iran, non smascherando che il terrorismo dei suoi mercenari di Hezbollah si era esteso fino al territorio metropolitano inglese (dopo aver già colpito in Argentina, in Bulgaria, a Cipro, oltre che in Israele).  La Gran Bretagna del resto ha una tradizione in queste scelte e anche una parola nobile per definire  ciò che in italiano si chiamerebbe più volgarmente “calare la braghe”

Ma anche gli Stati Uniti di Obama non scherzavano. Hezbollah ha a lungo fatto i soldi col contrabbando di droga, e buona parte di questo veleno finiva negli Stati Uniti. L’agenzia antidroga intraprese una lunga indagine, che smascherò l’impresa criminale di Hezbollah. Ma quando chiese al dipartimento della giustizia di procedere contro l’organizzazione, ottenne un netto rifiuto da parte di Obama, che non voleva rovinare le sue speranze di accordo con l’Iran. Anzi l’uomo che gestì per lui la faccenda, il futuro direttore dell’FBI e accusatore di Trump dichiarò nel 2010 in pubblico “Hezbollah è un’organizzazione molto interessante”, perché si è evoluto da “puramente un’organizzazione terroristica” a una milizia e, in definitiva, a un partito politico con rappresentanti nel parlamento e nel governo libanese. (Trovate tutta la storia in questa interessantissima inchiesta). Insomma Anche gli Stati Uniti hanno protetto Hezbollah. E la Gran Bretagna, che aveva classificato terrorista solo il suo “braccio militare”, ha aspettato fino a marzo di quest’anno per mettere sulla lista dei terroristi l’intera organizzazione, e ancora contro Trump e Israele cerca di mantenere in vita l’accordo capestro con l’Iran, cercando di inventare dei marchingegni finanziari per aggirare il boicottaggio americano.

Questa riluttanza a isolare i terroristi di Hezbollah non è affatto isolata. Ricordiamo la marcia di d’Alema per Beirut a braccetto con un loro leader, un appoggio ribadito nel tempo. Ma ancora pochi giorni fa il parlamento tedesco, col voto del partito della Merkel, dei socialisti, dei verdi, ha respinto una mozione dell’AfD (già, i “fascisti”) che chiedeva l’inserimento di Hezbollah nella lista dei terroristi. Insomma è una politica che continua, che ha l’appoggio dei vertici europei che ignorano il pericolo del terrorismo sciita e vanno regolarmente a baciare la pantofola degli ayatollah, con Mogherini in testa. In Italia, del resto, oltre alla sinistra estrema e “moderata” all’opposizione, l’Iran gode del sostegno personale di Grillo e del suo movimento, anche per legami personali (la moglie di Grillo è iraniana).

Ma questo è folklore. Pericoloso ma grottesco, come il comico e il suo movimento. Il problema è perché leader politici importanti di molti paesi, neanche degli estremisti di sinistra come Corbyn, che è stato a lungo collaboratore dei media largamente sponsorizzati dall’Iran, antepongano l’accordo con una dei regimi più inumani e aggressivi del mondo alla sicurezza dei loro cittadini e anche alla loro salute fisica. Obama, Cameron, May, fra qualche mese anche Mogherini sono finiti per fortuna nella spazzatura della storia e così si spera accada a Corbyn e ai loro pari. La domanda è perché hanno fatto tutti la scelta di appoggiare i peggiori nemici dei loro popoli, di nascondere ai loro popoli i pericoli cui andavano incontro, di aiutare lo smantellamento dell’Europa con l’immigrazione (come è il caso di Merkel e Bergoglio), ma anche proteggendo i terroristi, come hanno fatto spesso i servizi segreti francesi, come è accaduto anche in Italia col lodo Moro, come veniamo a sapere che hanno fatto anche i governanti britannici. Probabilmente tutti hanno pensato di fare delle scelte astute e insieme di coltivare i valori della pace del multiculturalismo, della pace. E magari di dare una lezione agli ebrei e ai loro amici. Fatto sta che probabilmente la storia chiamerà il nostro tempo, non quello del declino dell’Occidente, come alcuni dicono, ma del tradimento delle élites.

Ugo Volli, 11 giugno 2019, qui

Mi verrebbe da concludere che l’uccisione del tiranno è pura e semplice legittima difesa, se non fosse che i tiranni sono talmente tanti, e organizzati in modo tale da poter essere prontamente sostituiti, che il tentare l’impresa sarebbe fatica di Sisifo. E a questo punto l’unica speranza di salvezza è in una sollevazione generale. Il che, visto che ormai stiamo diventando maggioranza dappertutto, potrebbe anche essere fattibile.

barbara

INTIFADA DEI COLTELLI IN EUROPA

In Europa, sopratutto nelle capitali con presenza più significativa di immigrati musulmani, è record di accoltellamenti. Il Regno Unito detiene il record.

Da Ansa

E’ record di accoltellamenti mortali in Gran Bretagna. Lo certifica l’Office for National Statistics… Nel 2018 sono stati 284 gli omicidi con i coltelli.
Vittime e aggressori sono in gran parte giovani e maschi, si concentrano nelle periferie urbane fra le minoranze che si organizzano in gang. L’Ons registra fra alcune delle altre fattispecie 106 episodi di persone uccise con percosse, 56 strangolate, 34 vittime di esplosioni e 26 di colpi d’arma da fuoco.
È anche boom di reati su base annua, oltre quota 5,7 milioni, con un incremento degli omicidi totali da 649 a 739 e un’impennata dell’uso dei coltelli.
Lo dissi e continuo a dirlo, più andiamo avanti con l’accoglienza di questa pericolosa sub-cultura che odia profondamente l’Occidente e gli occidentali, più creiamo le stesse condizioni che porta Israele ad essere in perenne conflitto con chi lo circonda e lo vuole distruggere. Sono i coloni arabi che solo dal 1964 si fanno chiamare palestinesi (per aver diritto di avanzare pretese su quei territori) che hanno inventato gli attentati terroristici con “aerei”, “automezzi” e “coltelli” e ogni giorno tentano di entrare in Israele per uccidere civili con la scusa della “Marcia del Ritorno”.
Dopo l’attentato nel cuore dell’Occidente alle Tween Towers e dopo gli attentati in Europa con “Automezzi” e la “Intifada dei Coltelli”, dovremo aspettarci anche la “Marcia del Ritorno”?
Occhio perché è già iniziata!
Ormai inebetiti dal politicamente corretto, dalle menzogne dei media meinstream e incapaci di adottare le dovute politiche per arginare il dilagante fenomeno della criminalità degli immigrati musulmani, e anche per paura di esser chiamati xenofobi e razzisti, non ci rimane che, come spettatori, restare a guardare. (qui)
coltelli
Tutte cose che non si ripeteranno mai abbastanza. Chissà che a forza di tirare martellate qualche muro non finisca, prima o poi, per incrinarsi un po’.

barbara