FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI?

La bomba nascosta di Hezbollah e il tradimento delle élites

La notizia è letteralmente esplosiva, ma sui nostri giornali non ha avuto finora alcuno spazio. Eccola. Scrive il Telegraph, rispettabile giornale inglese, che nell’autunno 2015 l’MI5 (servizi di intelligence britannici) e la polizia metropolitana di Londra  ha scoperto in un deposito vicino a Londra “migliaia di borse del ghiaccio contenenti complessivamente tre tonnellate di nitrato d’ammonio”.Come spiega Wikipedia, il nitrato d’ammonio  “costituisce la base per numerose miscele esplosive, inoltre la sua bassissima sensibilità all’innesco rende gli esplosivi che lo contengono adatti  dove sia richiesta una grande sicurezza d’uso.  […] Il fatto di essere economico, sicuro e di facilissima reperibilità, lo ha reso noto come uno dei prodotti preferiti da organizzazioni terroristiche per la fabbricazione di ordigni.”  Ce n’era abbastanza per far saltare un grande edificio, come Hezbollah ha fatto molte volte, con centinaia di morti.

Ma di questa storia nessuno ha saputo niente, un uomo fu arrestato in seguito a una serie di perquisizioni nel nordovest di Londra, ma in seguito fu rilasciato senza accuse. E nessuno ne ha saputo niente. Come mai? Spiega il Telegrah: “Il progetto terroristico è stato scoperto dall’MI5 (servizi di intelligence interni) e la polizia metropolitana (di Londra) nell’autunno 2015, soltanto qualche mese dopo che il Regno Unito aveva firmato gli accordi sul nucleare iraniano”. Dell’arresto erano naturalmente stati informati il premier d’allora Cameron e la responsabile degli interni May, che ha poi preso il suo posto, ma la loro preoccupazione principale fu di salvaguardare il pessimo accordo con l’Iran, non smascherando che il terrorismo dei suoi mercenari di Hezbollah si era esteso fino al territorio metropolitano inglese (dopo aver già colpito in Argentina, in Bulgaria, a Cipro, oltre che in Israele).  La Gran Bretagna del resto ha una tradizione in queste scelte e anche una parola nobile per definire  ciò che in italiano si chiamerebbe più volgarmente “calare la braghe”

Ma anche gli Stati Uniti di Obama non scherzavano. Hezbollah ha a lungo fatto i soldi col contrabbando di droga, e buona parte di questo veleno finiva negli Stati Uniti. L’agenzia antidroga intraprese una lunga indagine, che smascherò l’impresa criminale di Hezbollah. Ma quando chiese al dipartimento della giustizia di procedere contro l’organizzazione, ottenne un netto rifiuto da parte di Obama, che non voleva rovinare le sue speranze di accordo con l’Iran. Anzi l’uomo che gestì per lui la faccenda, il futuro direttore dell’FBI e accusatore di Trump dichiarò nel 2010 in pubblico “Hezbollah è un’organizzazione molto interessante”, perché si è evoluto da “puramente un’organizzazione terroristica” a una milizia e, in definitiva, a un partito politico con rappresentanti nel parlamento e nel governo libanese. (Trovate tutta la storia in questa interessantissima inchiesta). Insomma Anche gli Stati Uniti hanno protetto Hezbollah. E la Gran Bretagna, che aveva classificato terrorista solo il suo “braccio militare”, ha aspettato fino a marzo di quest’anno per mettere sulla lista dei terroristi l’intera organizzazione, e ancora contro Trump e Israele cerca di mantenere in vita l’accordo capestro con l’Iran, cercando di inventare dei marchingegni finanziari per aggirare il boicottaggio americano.

Questa riluttanza a isolare i terroristi di Hezbollah non è affatto isolata. Ricordiamo la marcia di d’Alema per Beirut a braccetto con un loro leader, un appoggio ribadito nel tempo. Ma ancora pochi giorni fa il parlamento tedesco, col voto del partito della Merkel, dei socialisti, dei verdi, ha respinto una mozione dell’AfD (già, i “fascisti”) che chiedeva l’inserimento di Hezbollah nella lista dei terroristi. Insomma è una politica che continua, che ha l’appoggio dei vertici europei che ignorano il pericolo del terrorismo sciita e vanno regolarmente a baciare la pantofola degli ayatollah, con Mogherini in testa. In Italia, del resto, oltre alla sinistra estrema e “moderata” all’opposizione, l’Iran gode del sostegno personale di Grillo e del suo movimento, anche per legami personali (la moglie di Grillo è iraniana).

Ma questo è folklore. Pericoloso ma grottesco, come il comico e il suo movimento. Il problema è perché leader politici importanti di molti paesi, neanche degli estremisti di sinistra come Corbyn, che è stato a lungo collaboratore dei media largamente sponsorizzati dall’Iran, antepongano l’accordo con una dei regimi più inumani e aggressivi del mondo alla sicurezza dei loro cittadini e anche alla loro salute fisica. Obama, Cameron, May, fra qualche mese anche Mogherini sono finiti per fortuna nella spazzatura della storia e così si spera accada a Corbyn e ai loro pari. La domanda è perché hanno fatto tutti la scelta di appoggiare i peggiori nemici dei loro popoli, di nascondere ai loro popoli i pericoli cui andavano incontro, di aiutare lo smantellamento dell’Europa con l’immigrazione (come è il caso di Merkel e Bergoglio), ma anche proteggendo i terroristi, come hanno fatto spesso i servizi segreti francesi, come è accaduto anche in Italia col lodo Moro, come veniamo a sapere che hanno fatto anche i governanti britannici. Probabilmente tutti hanno pensato di fare delle scelte astute e insieme di coltivare i valori della pace del multiculturalismo, della pace. E magari di dare una lezione agli ebrei e ai loro amici. Fatto sta che probabilmente la storia chiamerà il nostro tempo, non quello del declino dell’Occidente, come alcuni dicono, ma del tradimento delle élites.

Ugo Volli, 11 giugno 2019, qui

Mi verrebbe da concludere che l’uccisione del tiranno è pura e semplice legittima difesa, se non fosse che i tiranni sono talmente tanti, e organizzati in modo tale da poter essere prontamente sostituiti, che il tentare l’impresa sarebbe fatica di Sisifo. E a questo punto l’unica speranza di salvezza è in una sollevazione generale. Il che, visto che ormai stiamo diventando maggioranza dappertutto, potrebbe anche essere fattibile.

barbara

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INTIFADA DEI COLTELLI IN EUROPA

In Europa, sopratutto nelle capitali con presenza più significativa di immigrati musulmani, è record di accoltellamenti. Il Regno Unito detiene il record.

Da Ansa

E’ record di accoltellamenti mortali in Gran Bretagna. Lo certifica l’Office for National Statistics… Nel 2018 sono stati 284 gli omicidi con i coltelli.
Vittime e aggressori sono in gran parte giovani e maschi, si concentrano nelle periferie urbane fra le minoranze che si organizzano in gang. L’Ons registra fra alcune delle altre fattispecie 106 episodi di persone uccise con percosse, 56 strangolate, 34 vittime di esplosioni e 26 di colpi d’arma da fuoco.
È anche boom di reati su base annua, oltre quota 5,7 milioni, con un incremento degli omicidi totali da 649 a 739 e un’impennata dell’uso dei coltelli.
Lo dissi e continuo a dirlo, più andiamo avanti con l’accoglienza di questa pericolosa sub-cultura che odia profondamente l’Occidente e gli occidentali, più creiamo le stesse condizioni che porta Israele ad essere in perenne conflitto con chi lo circonda e lo vuole distruggere. Sono i coloni arabi che solo dal 1964 si fanno chiamare palestinesi (per aver diritto di avanzare pretese su quei territori) che hanno inventato gli attentati terroristici con “aerei”, “automezzi” e “coltelli” e ogni giorno tentano di entrare in Israele per uccidere civili con la scusa della “Marcia del Ritorno”.
Dopo l’attentato nel cuore dell’Occidente alle Tween Towers e dopo gli attentati in Europa con “Automezzi” e la “Intifada dei Coltelli”, dovremo aspettarci anche la “Marcia del Ritorno”?
Occhio perché è già iniziata!
Ormai inebetiti dal politicamente corretto, dalle menzogne dei media meinstream e incapaci di adottare le dovute politiche per arginare il dilagante fenomeno della criminalità degli immigrati musulmani, e anche per paura di esser chiamati xenofobi e razzisti, non ci rimane che, come spettatori, restare a guardare. (qui)
coltelli
Tutte cose che non si ripeteranno mai abbastanza. Chissà che a forza di tirare martellate qualche muro non finisca, prima o poi, per incrinarsi un po’.

barbara

MA CHE OVVOVE QUEL SALVINI

che va a pvendeve Battisti all’aevopovto!

E l’orrore che proviamo noi moralmente inferiori ve lo faccio dire da tre persone che stimo molto.

QUALCUNO ARRICCIA IL NASINO PERCHÉ SALVINI HA “ACCOLTO” A FIUMICINO L’ASSASSINO BATTISTI.
Quando invece c’erano “loro” il ritorno a casa di un terrorista era una festa…

DILIBERTO, LA BARALDINI E L’ACCOGLIENZA FESTOSA
Silvia Baraldini è tornata in Italia. Il Falcon 900 del governo che la ha prelevata negli Stati Uniti è atterrato alle 11.20 all’aeroporto di Ciampino. Ad aspettarla, la madre, la cugina e l’avvocato italiano Grazia Volo: le sue prime parole sono state “sto bene, sono contenta”.
Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, la cui annunciata presenza all’aeroporto aveva suscitato polemiche, è invece tornato indietro dopo aver accompagnato la signora Maria Dolores Baraldini, 82 anni, gli ultimi sedici passati ad aspettare la figlia.
Con la Baraldini, a bordo dell’aereo che è andato a prenderla, c’erano Manuela Palermi, consigliere politico del ministro, tre agenti donne, fra cui un medico, e un dirigente dell’Interpol.
La pista dell’aeroporto dove il Falcon è atterrato è rimasta off-limits per i giornalisti. Su disposizione del ministero della Giustizia sono stati ammessi solo una trentina di cineoperatori e fotografi. Silvia, in un elegante completo nero, è rimasta sull’aereo un quarto d’ora. Poi ha sceso spedita la scaletta dell’aereo ed è salita su una delle quattro macchine della polizia che l’attendevano, diretta a Rebibbia, dove da questa mattina si tiene un sit-in di benvenuto. E dove, nel pomeriggio, la protagonista della vicenda tiene una conferenza stampa.
Alle dodici e un quarto la Baraldini è arrivata a Rebibbia. Il lungo corteo delle auto di scorta è stato accolto al grido “Per Silvia Baraldini libertà “, e “Liberi tutti”.
Ma un consistente schieramento delle forze dell’ordine ha impedito che i partecipanti al sit-in, contrariamente a quanto era stato reso noto in precedenza, riuscissero a salutare Silvia. Qualcuno ha stappato una bottiglia di champagne che ha bagnato la folla, di circa trecento persone, e alcune donne hanno gettato mazzi di rose sull’auto.
Alla manifestazione spontanea oltre al direttore di “Liberazione” Sandro Curzi, partecipano anche Lucio Manisco, Giovanni Russo Spena, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Armando Cossutta, Marco Rizzo e la delegazione parlamentare quasi al completo dei Comunisti italiani, che colgono l’occasione per marcare un punto politico sull’utilità della loro permanenza nel governo D’Alema. Ma ci sono anche gli ex compagni di Rifondazione comunista.
Una vera e propria festa, con tanto di esibizione di gruppi musicali che suoneranno le canzoni dedicate in questi anni alla Baraldini e la vendita di magliette con la sua foto.
(R.R.)

Pubblicato da Ugo Volli

E vale la pena di ricordare che per avere la Baraldini ci siamo svenduti i morti del Cermis (certo poi che quello lì, tra mafia, terrorismo nostrano e terrorismo islamico, ci ha sempre marciato alla grande)

ESPOSIZIONE MEDIATICA

Molto spesso fior di ministri sono andati ad accogliere navi cariche di migranti che arrivavano in Italia privi di qualsiasi tipo di documento.
Nel 2017 mezzo governo ed altissime cariche dello stato hanno partecipato a Fermo ai funerali di un nigeriano morto in una rissa.
A suo tempo Renzi fece recuperare dal fondo del mediterraneo un barcone affondato ed i corpi di alcuni migranti. Dopo il recupero, costoso e pericoloso, il barcone fu esposto a Milano. Val la pena di notare che tutti i mari sono pieni di relitti di vari naufragi coi corpi delle vittime.
In tutti questi casi, e tantissimi altri potrei citarne, NESSUNO, mi pare, ha parlato di eccessiva “esposizione mediatica”.
E poi, scusate, forse che quando è stato catturato Totò Riina, o quando viene catturato qualche noto boss della mafia, non ci sono scene di esultanza, conferenze stampa, dichiarazioni roboanti?
Cesare battisti era latitante da quasi 40 anni, nessuno era riuscito a prenderlo, anche perché difeso da note icone della sinistra: Mitterand prima e Lula dopo.
E’ stato catturato non a pochi chilometri da casa sua, in Italia, come è successo per tanti boss mafiosi, ma in Bolivia, a migliaia di chilometri da casa nostra.
Perché chi ha condotto questa operazione che è lecito definire brillante non deve mostrare soddisfazione? Certo, Saviano, Vauro, Gentiloni, Giuliano Ferrara e tanti altri avrebbero preferito che quasi non si parlasse della cattura di Battisti, al massimo due parole in coda ai titoli dei TG. Per fortuna al mondo non ci sono soltanto questi personaggi.

Giovanni Bernardini

I giubbotti di Salvini e l’amorevole attenzione per Cesare Battisti

Herman Göring amava indossare divise militari personalizzate, non gli si addiceva la plumbea sobrietà di altri gerarchi nazisti, Matteo Salvini ama invece fare sfoggia di giubbotti delle forze dell’ordine e ciò proprio non piace al Tribuno della Virtù, Roberto Saviano e ad altri come lui, i quali vi vedono un preoccupante segno, insieme ad altri, naturalmente, di propensioni dittatoriali.
D’altronde chi se non il Grande Moralista di Repubblica, il barbuto e fiero Eugenio, inventando una nuova categoria politica, ha definito Salvini, “semi-dittatore”? Quella per cui si è dittatori al 50% o forse al 25% o con una quota di partecipazione ancor più bassa. E’ probabile che anche l’Eugenio Furioso veda nel fatto che Salvini indossi giubbotti della polizia il segno di quella dittatura che presto arriverà e non sarà più, immaginiamo, semi, ma completa.
E un giubbotto della polizia indossava il Ministro dell’Interno a Ciampino, in attesa di vedere sbarcare dall’aereo sul quale volava, il “regalo” di Jair Bolsonaro, quel Cesare Battisti, pluriomicida, che da 37 anni era latitante e che ora, finalmente, è stato consegnato alle patrie galere.
Non è certo un caso che questo sia accaduto dopo che la sinistra al governo in Brasile e quella al governo in Italia, abbia dovuto cedere il passo alla destra, perché fino a quando Matteo Renzi e altri prima di lui, si intrattenevano con l’attuale detenuto Lula, Cesare Battisti, da quest’ultimo graziato, poteva godersela pienamente la sua abusiva libertà. Ma queste sono, come dire?, specificazioni insostanziali, ciò che conta è accusare il semi-dittatore della Lega di avere apparecchiato tutto uno spettacolo per il rientro di Battisti che altro non sarebbe se non uno spot pro domo sua.
Ed eccolo dunque in “divisa”, barbuto e accigliato che attende l’arrivo dell’assassino che si mascherò da rivoluzionario e per questo godette dei favori di tutti i cultori a sinistra di quei giovani e di quelle giovani che sbandarono sì, ma per ideali giusti, mica come gli eversori neri, i fascisti, implacabilmente da condannare come si devono fermamente condannare fascismo e nazismo lasciando tuttavia una pirroniana sospensione del giudizio sul comunismo.
Matteo Salvini in giubbotto della polizia che augura all’omonimo del patriota italiano di “marcire” in cella non piace agli umanisti e ipergarantisti di un altro giornale, Il Foglio, dove è tutta una sassaiola di sferzate ed epiteti contro Il Truce. Ci si mette pure il Gran Dottore in pietas ed umanesimo che è diventato Adriano Sofri, il quale dopo averci detto che il carcere è vendetta cestinando Beccaria ci informa che nel non pensarla come lui la “grandissima maggioranza delle autorità pubbliche“, alcune di esse avrebbero oltrepassato “la soglia della legalità formale“. Chi in particolare? Il Truce, ça va sans dire.
“Salvini è rivelatore per eccesso”, scrive Sofri, “si prende una licenza personale, da buffone di corte promosso a titolare delle guardie in un nuovo carnevale. Ha anche detto, ieri, dopo essere andato a ricevere Battisti all’aeroporto: ‘Spero di non vederlo da vicino’. Bastava la televisione. Ha fatto capire che sarebbe stato più forte di lui, da vicino, l’impulso a farsi giustizia con le sue mani, tenetemi sennò. Gli agenti penitenziari, quelli nei cui panni mi ero messo sopra, lo vedranno giorno e notte da vicinissimo, Battisti. Speriamo che siano più controllati del ministro”.
E’ alta e nobile questa preoccupazione nei confronti dei rei da parte di un ex reo, affinché non subiscano danneggiamenti in carcere, soprattutto quando il Ministro dell’Interno usa un linguaggio colorito. Non sia mai che qualcuno possa prenderlo in parola e torcere un capello al Battisti, proprio come venne preso in parola Adriano Sofri parecchi anni fa da chi poi tolse la vita al commissario Calabresi.
Ma in uno stato di diritto è importante che gli assassini siano protetti e garantiti, fu così anche per Charles Manson che non uscì mai dal carcere fino alla fine e che non risulta sia stato malmenato o vessato in carcere. L’importante è sottolineare, quanto pericoloso o potenzialmente tale sia Salvini.
Battisti oggi non lo è più, scrive libri polizieschi dove sono i suoi protagonisti ad ammazzare, lui lo ha fatto tanto tempo fa, ed è giusto preoccuparsi come fa Sofri, che venga trattato con adeguata considerazione soprattutto quando Ministro dell’Interno è un semi-dittatore a cui piace indossare temibili giubbotti

Niram Ferretti, 16/01/19

Mi pare che ci sia tutto, quindi posso chiudere.

barbara

MEDICI SENZA FRONTIERE

Questo post, pubblicato nell’altro blog, è di undici anni fa.

MEDICI SENZA FRONTIERE DALLA PARTE DEI TERRORISTI?

Un terrorista mascherato da lavoratore dipendente di MSF?

Di Ambra Grayman per Guysen Israele News, 3 giugno 2007 09:16 (fonte non più disponibile, trad. di Inghev)

Secondo il centro d’informazione sulle Informazioni ed il Terrorismo al centro di studi speciali (CES)*, un residente di Deir al-Balah (striscia di Gaza) fermato il 19 aprile 2007 dalle forze israeliane di sicurezza, ha ammesso di essere recentemente entrato in Israele per raccogliere informazioni su personalità israeliane allo scopo di assassinarle.
Mous’ab Bashir, ha spiegato che era penetrato in Israele grazie ad un permesso di Medici senza frontiere, associazione per la quale lavorava da cinque anni.
Nel corso del suo interrogatorio, Bashir ha ammesso di avere progettato un attacco contro una personalità israeliana, per vendicarsi della morte di civili palestinesi.
In stretto rapporto  con i terroristi del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) della striscia di Gaza, Bashir ha beneficiato di una serie di addestramenti specifici in previsione di quest’operazione, inizialmente diretta contro deputati israeliani, quindi contro il primo ministro dello Stato di Israele.
Dopo avere capito che le drastiche misure di sicurezza  rendevano l’assassinio di Ehoud Olmert impossibile, l’uomo è ripartito nella striscia di Gaza per cercare un nuovo “obiettivo”: Un archeologo israeliano che lavora in un sito della regione di Gerusalemme.
A questo scopo, Bashir ha iniziato ad allenarsi al combattimento-ravvicinato per uccidere  l’archeologo senza dovere ricorrere ad un’arma.
In gennaio, febbraio e marzo 2007, Bashir è nuovamente entrato in Israele con il suo permesso di Medici Senza Frontiere ed ha raccolto informazioni sulle abitudini della sua vittima.
È nuovamente entrato a Gerusalemme il 18 aprile ed è stato finalmente intercettato il giorno dopo.

In seguito all’accusa di Mus’ab Bashir, MSF ha pubblicato il comunicato stampa seguente:

“IL 17 maggio, il sig. Mossaab Bashir è stato accusato da un tribunale israeliano di “complotto” e di “contatto con un agente straniero”. “Il Sig. Bashir è stato fermato il 19 aprile a Gerusalemme, dove si era recato per una riunione di lavoro di Medici Senza Frontiere (MSF).
In base alle accuse rivolte al sig. Bashir, si evince chiaramente che né MSF né le sue attività sono implicate in questa vicenda.
Questo episodio è accaduto in un contesto di tensione estrema, che chiama alla più grande prudenza quanto all’interpretazione dei fatti. Essendo la procedura in corso, il sig. Bashir beneficia sempre della presunta innocenza. MSF seguirà attentamente il seguito dell’indagine, fino al verdetto finale.
Il contesto di Sicurezza nei territori palestinesi ha creato ostacoli amministrativi e pratici estremamente costrittivi per tutte le azioni d’aiuto.
Teniamo a ricordare che MSF rispetta scrupolosamente le norme e procedure delle autorità militari israeliane riguardanti gli spostamenti dei membri dei suoi gruppi.
A questo titolo, il sig. Bashir aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste dalle autorità militari per recarsi a Gerusalemme ed ha subìto tutti i controlli imposti dall’esercito.
MSF lavora nei territori palestinesi Cisgiordania e Gaza dal 1989. In un contesto estremamente politicizzato e di radicalizzato dalla violenza, MSF veglia a mantenere la neutralità e l’imparzialità del suo intervento.
I territori palestinesi sono una zona di conflitto particolarmente violenta.
Le necessità sono crescenti.
La sospensione degli aiuti internazionali ed il blocco di Gaza rendono l’aiuto umanitario ancora più capitale.
In seguito all’ accusa del sig. Bashir, MSF si preoccupa dei rischi di legami con l’azione umanitaria, che ridurrebbero ancora l’accesso alle popolazioni ed aumenterebbero l’insicurezza dei nostri gruppi nei territori palestinesi come su tutto il territorio israeliano.”

* Il centro di studi del terrorismo è stato creato nel 2001. Fa parte dell’istituto delle informazioni, ONG fondata alla memoria delle vittime della Comunità delle informazioni israeliane, ed è situato vicino a Gelilot, al Nord di Tel-Aviv. È diretto dal dott. Reuven Erlich (Colonnello riservista)

Intervista a Giuseppe Scollo, responsabile del progetto di MSF nei Territori Palestinesi (fonte non più disponibile)

Domanda: Cosa sta facendo MSF nei Territori occupati? Perché non è operativa anche in Israele?
Nel 1989, in una fase acuta del conflitto, MSF ha iniziato a lavorare nei Territori Palestinesi, dando supporto al sistema sanitario. Inizialmente Le nostre attività prevedevano progetti di medicina d’urgenza. Da allora I nostri progetti sono stati modificati più volte, adattandosi in base alle necessità e alla disponibilità di cure nei servizi sanitari locali.
Oggi, a Gaza e in Cisgiordania, i nostri team forniscono cure mediche e psicologiche e assistenza medica e sociale alle famiglie sottoposte ad anni di continue violenze e alle conseguenze dell’occupazione (tra cui l’isolamento, le restrizioni, il divieto di viaggiare e i problemi di accesso alle cure). La maggior parte dei nostri pazienti è confinata in enclave e gli spostamenti dipendono dai capricci dei checkpoint militari (nelle aree vicine agli insediamenti, al muro, ai confini a rischio come quello egiziano e nelle aree con frequenti incursioni israeliane). Inoltre, in caso di necessità, siamo sempre pronti ad affrontare situazioni d’emergenza.
MSF non mette in discussione il fatto che anche in Israele vi siano dei problemi e un clima di violenza dovuto agli attacchi. Deploriamo la situazione e le sofferenze della popolazione civile di entrambe le parti. Tuttavia le strutture e il sistema sanitario israeliano sono operativi e funzionano perfettamente. Non è così nei Territori Palestinesi, dove la popolazione è vittima delle violenze e in più ha lo svantaggio di non avere accesso alle  cure mediche e psicologiche.

C’è stato un tempo in cui offrivo un modesto contributo, nei limiti delle mie possibilità, a Medici senza frontiere, che ritenevo una meravigliosa istituzione. Ho smesso di farlo nel dicembre del 2002, quando ho avuto modo di scoprire la loro intollerabile faziosità antiisraeliana. Un’intera sezione del loro sito era dedicata alle inenarrabili sofferenze dei palestinesi e non una sola parola veniva spesa per le sofferenze degli israeliani, non una sola parola sul terrorismo, non una sola parola di umana pietà per donne vecchi bambini fatti a brandelli. Zero. Faceva, nel loro sito, bella mostra di sé anche questa struggente immagine:
palpast
L’avete riconosciuto? Sì, è Lui: il dolce e mite Cristo, portatore di pace e di amore. La didascalia spiegava che i soldati avevano abbattuto il recinto della sua proprietà e sparato sugli animali. Può anche essere vero, intendiamoci, ma un frammento di informazione senza il dove, quando, come e perché non è un’informazione: e questo è il modo di operare che ha scelto Medici senza frontiere. Che a quattro anni e mezzo di distanza sta continuando sulla stessa linea: da una parte ci sono “problemi”, c’è un “clima”, dall’altra ci sono famiglie “sottoposte a continue violenze”, ci sono pazienti “confinati” a causa di “capricci” dei militari, ci sono “frequenti incursioni” … avete per caso letto da qualche parte la parola terrorismo? A questo ci sono poi da aggiungere una serie di patenti falsità: sappiamo perfettamente che durante la cosiddetta sospensione degli aiuti ai palestinesi, gli aiuti sono in realtà fortemente aumentati, così come sappiamo che Medici senza frontiere in Medio Oriente non è mai stato neutrale, e anche se certamente non arrivano agli sgangherati comizi del signor Strada, la loro totale mancanza di imparzialità rende comunque questa istituzione (anche questa istituzione, ahimé) ben poco commendevole.

Undici anni dopo, cioè oggi:

Il terrorista ucciso a Gaza era di Medici senza frontiere

Il terrorista palestinese Hani Majdalawiche ha aperto il fuoco contro i soldati dell’IDF  e ucciso quando hanno risposto al fuoco era un infermiere che lavorava per Medici Senza Frontiere.
Hani Majdalawi
“Abbiamo contattato -ha detto un portavoce dell’IDF-  Medici senza frontiere per ottenere chiarimenti in merito”. L’organizzazione non ha risposto  alle nostre domande realizzate via telefono e via e-mail. Il sito web di Medici senza frontiere rende noto che il gruppo gestisce tre centri di ustioni e traumi a Gaza che pare abbiano legami molto stretti con i leader islamici di Hamas.
Le autorità di Gaza non hanno ancora confermato la morte di Majdalawi.  Il fratello Osama lo ha descritto come un “martire” che aveva “comprato l’arma con i propri soldi e agito in completa indipendenza”. Sempre nello stesso post è scritto che Hani Majdalawi lavorava per Medici senza Frontiere e che era “il più economicamente stabile tra i suoi fratelli”.

Yair Shalom, 23 agosto 2018, qui.

I soliti lupi che si tengono ben stretti tutti i propri vizi.

barbara

E RITORNO SULLA DIETA VEGANA

Abbastanza in tema con gli ultimi post (uno, due, tre, quattro, cinque, sei) perché molti vegani sono antivaccinisti e molti antivaccinisti sono vegani – sì, lo so, ci sono eccezioni, e ne conosco anche personalmente alcune, ma sono appunto eccezioni e non la regola, e neanche la confermano (giuro, ogni volta che di fronte alla parola “eccezione” sento partire tipo cane di Pavlov il fatidico “che conferma la regola” – il novantanove virgola nove periodico percento delle volte a sproposito – mi corre la mano alla pistola. Che vorrebbe dire che c’è una regola che obbliga ogni donna a sbavare di fronte a Roberto Bolle e io che gli trovo il sex appeal di una fetta di polenta la confermerei, ma vi rendete conto?! Ma torniamo alle cose serie). Due follie, dicevo, non di rado condivise dalle stesse persone, ed entrambe estremamente pericolose. Come conferma, per quanto riguarda il veganesimo, questo articolo.

Con la dieta vegana rischio danni neurologici al feto

Allarme esperti Bambino Gesù e Meyer, triplicati casi in due anni

Redazione ANSA ROMA

02 marzo 2018

Triplicati in due anni i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza con il rischio di danni neurologici permanenti per il neonato: dieta vegana e vegetariana tra le cause. L’allarme arriva dagli esperti dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze che hanno individuato, attraverso lo screening neonatale esteso, negli errati regimi alimentari della madri uno dei motivi del deficit dell’importante vitamina. Si è passati, spiegano gli esperti, dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016.
I numeri in assoluto sono bassi, spiegano gli specialisti, perché siamo di fronte a una malattia rara, ma “è la crescita a destare allarme”. I dati dei rapporti tecnici Simmesn (Società Italiana per lo studio delle Malattie Metaboliche Ereditarie e lo Screening Neonatale) sono inquietanti. “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento”, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
“Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, conta quindi più di 100 casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi – aggiunge – questa condizione si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana anche in gravidanza, senza mettere in conto i pericoli che fanno correre ai loro bambini”.
Sull’argomento interviene anche Giancarlo la Marca, presidente Simmesn e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze: “I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza. Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l’allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia”. Il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli commenta che “trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico che spetta a medici, media e istituzioni: una campagna di informazione seria e condivisa potrebbe salvare molte vite”. (qui)
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Poi, restando in tema, viene fuori la militante vegana che esulta per l’uccisione del macellaio nel supermercato di Trèbes ad opera del terrorista islamico Radouane Lakdim: “Vi chocca che un assassino si faccia uccidere da un terrorista? Io ho zero compassione per lui. Alla fine esiste pure una giustizia”.

E ricordate sempre: Gesù era onnivoro, Hitler e Beria vegetariani.

barbara

IL SABBA INTORNO A ISRAELE

Sabba: nella tradizione germanica medievale, periodico convegno notturno di streghe e demoni per celebrare un rito in onore del diavolo (Garzanti)

1 Secondo antiche tradizioni popolari, convegno notturno settimanale di streghe per celebrare riti magici e orge di carattere demoniaco. 2 estens. Riunione, danza o rito sfrenato con caratteri sacrileghi, osceni (Sabatini Coletti)

1 Nei trattati sulle streghe dei sec. 15°-17°, […] nome con cui è chiamata la riunione di donne che, avendo statuito un patto con il demonio per averne particolari favori e poteri, verrebbero di notte trasportate per aria in luoghi determinati […] per compiere riti orgiastici […] e unirsi in carnali congiungimenti con i demonî. L’origine del termine (che nasce nel sec. 14° e si diffonde dalla fine del sec. 15°) è da mettere in relazione con l’antisemitismo medievale […] 2 Per estens., letter., riunione o celebrazione orgiastica, a carattere per lo più sacrilego e, fig., pandemonio, grande rumore e confusione, e sim. (Treccani)

E mai titolo fu più azzeccato, perché è esattamente questo che si scatena intorno a Israele: orde selvagge di streghe e stregoni indemoniati che in un’oscena sarabanda profanano la Storia, stuprano la verità, capovolgono i fatti (come le croci rovesciate nelle messe nere), smembrano il corpo delle notizie per bruciarne i pezzi sull’altare del moloch in un’interminabile orgia di odio. E assistiamo dunque all’incredibile silenzio del mondo di fronte alle decine di migliaia di missili lanciati su Israele, di fronte ai civili palestinesi usati come scudi umani dai loro governanti, di fronte ai continui attentati terroristici, di fronte ai tunnel costruiti per portare morte in Israele, di fronte al fatto che le centinaia di miliardi di dollari che vengono donati “ai palestinesi” sono interamente investiti in questo (quasi interamente, in realtà: una parte serve anche per costruire le faraoniche ville dei capi e per impinguare i loro sostanziosi conti all’estero), per poi risvegliarsi all’istante al primo colpo sparato da Israele per difendersi.

Come e perché si è arrivati a questo? Come si è arrivati a chiamare terrorista e assassino chi viene attaccato e tenta di difendersi, e vittima ed eroe chi non si fa scrupolo di assassinare vecchi sopravvissuti alla Shoah e neonati nelle culle? Come si è arrivati a ignorare stati che producono centinaia di migliaia di morti e a insorgere a ogni starnuto di Israele? Come si è arrivati a mettere stati genocidi a presiedere commissioni Onu per i diritti umani e a escludere Israele perfino dalle gare sportive? Questo è ciò che Niram Ferretti ci spiega in questo splendido libro, scritto con rigore e con passione, ripercorrendo l’intera storia del sionismo e di Israele, non senza gettare ampi sguardi anche indietro, per fare luce sulle cause prime che muovono gli attori di questa immane tragedia. Un libro in cui per tutti, anche per chi da quasi vent’anni segue intensamente le vicende che riguardano Israele, c’è qualcosa da imparare.
E che nessuno si azzardi a non leggerlo.

Niram Ferretti, Il sabba intorno a Israele, Lindau
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barbara

14 DICEMBRE 1988

NOTIZIA DEL GIORNO: Arafat annuncia la rinuncia al terrorismo

Durante una conferenza stampa che segue una riunione dell’Onu a Ginevra, Arafat accetta «il diritto di tutte le parti del conflitto mediorientale ad esistere in pace ed in sicurezza» ed aggiunge: «Ribadisco la nostra rinuncia completa e assoluta a qualsiasi forma di terrorismo». Con questa dichiarazione l’OLP mette ufficialmente fine all’impiego del terrorismo come forma di lotta politica.
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Ed è per questo che da ventinove anni, in Medio Oriente, la pace regna incontrastata.

barbara