I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE PRIMA

Di questo lungo documento mi lascia alquanto perplessa, a dire poco, la levata di scudi contro l’obbligo vaccinale riguardante i bambini, mentre concordo sulla scarsa validità di quello antinfluenzale, esattamente per i motivi qui esposti: il vaccino è basato sul virus dell’anno precedente, che è inevitabilmente diverso da quello successivo. Pienamente d’accordo invece su tutto il resto, e soprattutto sulle richieste.

Comunicato AMPAS del 21/4

Con serenità, ma anche con determinazione, i medici del gruppo della medicina di segnale (735 iscritti all’AMPAS, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.

1. Lesione libertà costituzionalmente garantite

In questo periodo sono stati gravemente lesi alcuni diritti costituzionali (la libertà di movimento, il diritto allo studio, la possibilità di lavorare, la possibilità di accedere alle cure per tutti i malati non-Coronavirus) e si profila all’orizzonte una grave lesione al nostro diritto alla scelta di cura. Tutto questo in assenza di una vera discussione parlamentare, e a colpi di decreti d’urgenza. Ci siamo svegliati in un incubo senza più poter uscire di casa se non firmando autocertificazioni sulla cui costituzionalità diversi giuristi hanno espresso perplessità, inseguiti da elicotteri, droni e mezzi delle forze dell’ordine con uno spiegamento di forze mai visto neppure nei momenti eversivi più gravi della storia del nostro paese.
Ora sta entrando in vigore un’app per il tracciamento degli spostamenti degli individui, in patente violazione del nostro diritto alla privacy, e che già qualcuno pensa di utilizzare per scopi extrasanitari.
Ma tra le lesioni più gravi ai nostri diritti costituzionali spicca quella legata al diritto di scelta di cura, ben definito sia nella costituzione che nel documento europeo di Oviedo. Noi medici siamo colpevoli di non aver adeguatamente contrastato, due anni fa, una legge che toglieva al pediatra di fatto ogni dignità e autonomia decisionale.
Ricordiamoci che una lesione di diritti non giustificata è sempre la premessa ad altre possibili lesioni.

2. Conflitti di interesse

Gli attori “scientifici” della redazione e della promozione della citata legge Lorenzin non sembrano essere molto diversi dai “consulenti” dell’emergenza di oggi.
Ci chiediamo se le informazioni provenienti dalle figure che operano come consulenti del Ministero della Salute siano diffuse con la comunicazione dei conflitti di interesse che essi possano avere con aziende del settore. Non sarebbe etico né lecito avere consiglieri che collaborano con grandi aziende farmaceutiche.
Sempre in tema di conflitto di interessi: è stato il Parlamento a stabilire i componenti della Task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase2? Sono presenti possibili conflitti di interesse? Tali soggetti pare abbiano chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non dovrebbero essere figure istituzionali a prendere “decisioni” sul futuro del nostro paese? Una cosa è la consulenza, altro è decidere “in nome e per conto”. Con quale autorità?

3. Libertà di espressione e contraddittorio

Il giornalismo dovrebbe essere confronto di idee, discussione, valutazione di punti di vista diversi. Ci chiediamo quanto sia garantita la libertà di espressione anche di professionisti che non la pensano come noi. Vediamo invece giornalisti che festeggiano la “cattura” di un povero runner sulla spiaggia da parte di un massiccio spiegamento di forze, e la sistematica cancellazione di ogni accenno a diversi sistemi di cura rispetto alla “narrazione ufficiale” del salvifico vaccino, si tratti di vitamina C o di eparina, in totale assenza di contraddittorio.
In questo quadro intossicato, le reti e i giornali maggiori mandano in onda continuamente uno spot, offensivo per l’intelligenza comune, in cui si ribadisce a chiare lettere che la loro è l’unica informazione seria e affidabile: il resto solo fake. Viene così creata l’atmosfera grazie alla quale si interviene su qualunque filmato, profilo social, sito internet che non si reputi in linea con la narrazione ufficiale. Nessuna dittatura può sopravvivere se non ha il supporto di una informazione asservita.

4. Vaccino: soluzione a tutti i mali?

Tutti aspettano come una liberazione il nuovo vaccino (che giornalisti e virologi a senso unico continuano a vantare come l’unica possibile soluzione), dimenticando alcuni fatti. Il primo è che il vaccino viene sviluppato sulla base delle proiezioni teoriche sui virus in circolo l’anno precedente, e dunque è una “scommessa” (è esperienza comune ad ogni inverno che molte persone vaccinate si ammalino comunque). Il secondo è la continua forte variabilità di un virus a RNA come il Coronavirus, di cui pare esistano già diverse varianti. Ciononostante, in dispregio anche del rischio di interferenza virale (per cui il vaccino per un virus diverso può esacerbare la risposta ad un altro virus) la regione Lazio propone l’obbligatorietà per tutti i sanitari e tutti gli over65 di effettuare vaccinazione antinfluenzale ordinaria, violando ancora una volta (se l’obbligo fosse reale) il diritto costituzionale alla scelta di cura. E i difensori della costituzione, muti. Facile immaginare cosa succederà non appena sarà reso disponibile, con iter accelerati e prove di sicurezza minimali, il nuovo vaccino salvavita. Da medici vogliamo ribadire l’importanza del rispetto della libertà di scelta di cura così come costituzionalmente definita.

5. Bambini e movimento fisico

Una nota è necessaria per capire la gravità della situazione anche per quanto concerne movimento fisico e chiusura in casa dei nostri bambini. La stessa OMS si è pronunciata nel merito raccomandando l’uscita all’aria aperta e il movimento fisico come indispensabili presidi di salute e di sostegno immunitario. Quasi tutti gli altri paesi europei hanno consentito l’uscita in solitaria per fare sport e la passeggiata con i bambini. Noi no. Con una regola di incredibile durezza, venata di un inaccettabile paternalismo (“se li lasciamo liberi poi non sono capaci di stare distanti”) abbiamo creato disagi psicologici e fisici (obesità e sedentarietà) e costretto a salti mortali i pochi obbligati al lavoro (sanitari, agricoltori, trasportatori, negozi alimentari).
Non possiamo inoltre non rimarcare la totale disattenzione di questi draconiani provvedimenti nei confronti delle famiglie con figli disabili (e in particolare autistici) per i quali il momento quotidiano di uscita all’aria aperta rappresenta un indispensabile supporto alla propria difficile condizione. I più fragili, come sempre, pagano il pedaggio più duro.
Tutto ciò non bastasse è stata scatenata la guerra del sospetto e della delazione tra gli invidiosi delle libertà altrui.
Come lucidamente scrive Noam Chomsky, mettere i propri sudditi uno contro l’altro è uno splendido sistema per qualunque dittatura per distrarre il popolo da quello che veramente il potere sta perpetrando a suo danno.
L’intervento di squadre di polizia con quad ed elicotteri ad inseguire vecchietti isolati sui sentieri non fa che rafforzare l’idea di poter essere tutti sceriffi, a dimostrazione della perfetta riuscita di induzione della psicosi da parte del potere.

6. Danni economici del lockdown: un disastro epocale

Alcuni comparti, come quello del turismo, della ristorazione o automobilistico hanno avuto riduzioni di fatturato vicine al 100%. Questo significherà, come dicono le prime stime, una decina di milioni di disoccupati. Che smetteranno di pagare i mutui in corso. Smetteranno di acquistare beni di consumo. Perderanno le loro attività o le loro aziende costruite in decenni di sacrifici. Noi medici sappiamo cosa significhi questo a livello sanitario: migliaia e migliaia di nuovi decessi. Persone che si ammaleranno, si suicideranno (le prime avvisaglie sono già visibili), ritireranno i propri risparmi in banca. Serve ripartire subito, tutti, senza tentennamenti. Per ridurre i danni, che comunque, anche si ripartisse oggi, saranno epocali. Se domani si dovesse scoprire che qualcuno ha surrettiziamente prolungato il lockdown italiano (ad oggi il più duro d’Europa) per mantenere alto il panico e trovare un ambiente più pronto all’obbligo vaccinale, ci auguriamo solo che la giustizia possa fare il suo corso con la massima durezza. La gente perde il lavoro e muore di fame, e lorsignori pontificano.

7. Le cure

Anche qui l’argomento è imbarazzante. È comprensibile che un virus nuovo possa spiazzare anche i migliori medici per qualche tempo. Ma via via che le informazioni si accumulano occorrerebbe ascoltare coloro che sul campo hanno potuto meglio capire. Un gruppo Facebook di cui molti di noi fanno parte, nato spontaneamente come autoaiuto, e che conta circa 100.000 iscritti, ha elaborato delle raccomandazioni di cura efficaci poi inviate al ministero.
Oggi che pare chiaro e assodato che il decesso avvenga a causa di una forte coagulazione intravascolare molte vite possono essere salvate con l’uso della semplice eparina. Ma non basta: servono anche attenzioni specifiche a seconda del timing della malattia: ai primi sintomi, ai primi aggravamenti, o in fase procoagulativa. In particolare a noi medici di segnale risulta difficile comprendere l’uso massivo di paracetamolo o di altri antipiretici una volta acclarato che la febbre è un potente antivirale per l’organismo. È in preparazione un documento interassociativo anche su questo delicato argomento che merita più ampia trattazione.
Ove qualcuno, tuttavia, si permetta di ritardare l’adozione di sistemi di cura efficaci, per motivi meno che chiari (e alcuni interventi televisivi volti a screditare l’eparina sembrano andare in quella direzione) si aspetti reazioni forti da chi ha rischiato la propria vita in prima linea.
La magistratura sta ora indagando sui gravi errori commessi in alcune regioni nella gestione delle residenze per anziani, veri e propri focolai d’infezione con purtroppo un numero elevatissimo di decessi, stante la fragilità e la polimorbilità degli ospiti, quasi sempre in trattamento con statine, antipertensivi, analgesici, antidiabetici. Al di là delle responsabilità regionali, che la magistratura valuterà, preme fare dei numeri: dei 22000 decessi totali nazionali ben 7000 (il 30%!) sono di degenti in RSA. Un dato sconvolgente, ma che deve farci riflettere sull’incremento importante dei decessi in alcune province.
Gli errori fatti, in buona o cattiva fede, sono costati la vita a più di 100 medici e ad un alto numero di altri operatori sanitari che sono stati mandati allo sbaraglio senza un piano preciso e senza i necessari dispositivi di protezione. A loro va la nostra più profonda gratitudine.

8. Test sierologici ritardati o non autorizzati

Uno dei modi per capire quante persone hanno già incontrato il virus (smettiamo di chiamarli “contagiati”, perché talvolta hanno avuto solo lievi sintomi influenzali e prodotto splendidi anticorpi) è quello di effettuare un test sierologico, che è di costo contenuto e che evidenzia malattia in corso (IgM+) o malattia superata e presenza di anticorpi memoria (IgG+). Chi sia IgG+ potrebbe già serenamente ricominciare a muoversi senza particolari cautele né per sé né per gli altri. Sensibilità e specificità di questi test sono altissime a differenza di quelle dei tamponi. Perché tanta ostilità da parte di governo e istituzioni sanitarie tanto da vietarne l’uso “fino ad approvazione di un test affidabile”? I casi di Ortisei (45% di positivi) e di Vò Euganeo (75%) ci dicono che probabilmente il virus si è già diffuso molto più di quanto pensiamo e che le misure in essere potrebbero non essere poi così necessarie, almeno in alcune zone d’Italia.

9. Qualche numero

Vi prego risparmiateci il teatrino delle 18. Quei numeri non sono affidabili e fanno parte di una consumata regia. A fianco di Borrelli sfilano talvolta alcune figure i cui potenziali conflitti d’interesse non vengono mai dichiarati.
Il numero dei “contagiati” è privo di senso, visto che dipende dal numero di tamponi effettuato. E la stragrande maggioranza della popolazione potrebbe già avere incontrato il virus senza saperlo. Stime della Oxford University parlano di 11 milioni di potenziali positivi già ora. Se questo dato fosse vero la letalità di Sars-Cov2 sarebbe veramente irrisoria: lo 0,05%, anche prendendo per veri i dati di mortalità. Ma anche su questi permane il terribile dubbio sui decessi PER e CON Coronavirus. Diverse testimonianze mettono in forte dubbio il dato, visto che ogni giorno in Italia ci lasciano circa 1900 persone (dati ISTAT) e non si fa fatica ad estrarne 400, tra questi, che siano anche positivi al virus. Tuttavia è dato chiaro a chi lavori in prima linea che la grave coagulazione intravascolare indotta dall’incontro tra il virus e un terreno per lui fertile (età media decessi 78 anni, media 3,3 patologie presenti) possa portare rapidamente alla morte individui fragili che tuttavia avrebbero volentieri vissuto qualche anno ancora. In Inghilterra hanno rilevato che il 73% dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva per CoronaVirus è sovrappeso o obeso. Come dice il dr. Lustig: “Il virus non distingue chi infetta ma distingue benissimo chi uccide”.
Questi pazienti fragili comunque avrebbero preferito morire tra le braccia dei loro cari piuttosto che da soli in questo modo terribile.
In altri paesi hanno usato modalità di calcolo diverse. Non potremmo chiedere dati più precisi e affidabili evitando di diffondere panico e preoccupazione?

10. Altri Paesi europei e non: lockdown molto diversi

Altri paesi sia in Europa che nel mondo stanno adottando lockdown parziali molto meno rigidi di quello italiano, tanto che il lockdown completo viene ormai tristemente chiamato “all’italiana”. Eppure abbiamo il problema da prima di tutti gli altri e ci stanno facendo credere che lo chiuderemo buoni ultimi. Per colpa dei runner e dei bimbi a passeggio, ovviamente. Peccato che in molti paesi europei la passeggiata di adulti e bambini, la gita al mare, l’accesso alle seconde case sia quasi ovunque consentito, a patto di mantenere il distanziamento sociale. Ma non eravamo nell’Europa unita? Perché questa crudeltà nella sola Italia? Siamo ancora il paese cavia? Richiediamo con forza di allinearci al più presto alle direttive in essere nella maggior parte dei paesi europei.

11. Sostegno al sistema immunitario: i sani proteggono

Un punto chiave, che è sfuggito totalmente ai nostri governanti e ai nostri media è che i sani (quell’85% delle persone che ha incontrato il virus e nemmeno se ne é accorto, o ha subito lievi sintomi, costruendo presto gli anticorpi necessari) conducono uno stile di vita più sano che ne ha irrobustito e forgiato il sistema immunitario. Mangiare sano, fare sport quotidiano, condurre una vita meno stressante (magari abitando fuori città), assumere vitamine e integratori naturali, fare a meno di farmaci inutili, rinunciare a fumare, a drogarsi o a bere senza controllo, rappresenta un impegno che si vorrebbe vedere in qualche modo valorizzato come comportamento virtuoso quantomeno in relazione al risparmio che consente al sistema sanitario nazionale e, in questo caso, alla protezione dalla diffusione del virus e alla non occupazione di un posto letto, lasciato così libero per un altro.
Invece se accendiamo la TV vediamo solo pubblicità di farmaci e di dolciumi. E tra i pochissimi negozi aperti, in pieno lockdown, lo stato ha pensato bene di lasciare le tabaccherie. Fuma, riempiti di dolci, stai sedentario e ingozzati di farmaci: questo il messaggio che lo stato ci ha dato in questo periodo. Tanto, presto, arriverà il vaccino.

12. Le richieste

Consapevoli del fatto che il futuro sarà nuovo e diverso solo se capiremo che la nostra biologia non ci consente di vivere in città superaffollate, inquinate, fumando, drogandoci e mangiando solo cibi industriali e raffinati in completa sedentarietà, vogliamo sperare che il “dopo emergenza” possa essere migliore del “prima”. Ma questo potrà avvenire solo se avverranno molte delle cose che siamo qui a richiedere, alcune immediate, altre a breve.
Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione AMPAS e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici):

  • L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne.
  • L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche.
  • L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario)
  • L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti fondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario)
  • La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
  • Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy.
  • L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie.
  • Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti.
  • Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno.
  • Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
  • Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito.
  • Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze.
  • L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaci immunosoppressori e dell’eparina.
  • La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
  • In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno.
  • Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di movimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice.
  • Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo.
  • Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.

Medici migliori, in un paese migliore

AMPAS

www.medicinadisegnale.it

E torno per un momento a Israele, che ha messo in atto un lockdown molto severo. Ora guardate questa foto (cliccateci sopra per vedere l’originale, che è più grande, e poi cliccate anche quella, per ingrandirla ulteriormente)

  spiaggia Tel Aviv

Fatto? Bene. Ora contate quante persone ci sono sulla spiaggia. E poi contate quante persone delle forze di polizia riuscite a vedere, e quante auto, quad, elicotteri e droni. E se qualcuno volesse venirmi a dire che agli israeliani si può lasciare la corda lunga mentre a noi bisogna imporre guinzaglio corto e museruola perché noi siamo indisciplinati e loro no, beh, permettetemi di fare, in faccia ai maligni e ai superbi, una grassa risata.

barbara

I VIOLINI DI AUSCHWITZ

Dalla Shoah ai palcoscenici del mondo, note di speranza

Amnon Weinstein si imbatté per la prima volta in un violino della Shoah 50 anni fa. Era un giovane liutaio in Israele, e un cliente gli portò un vecchio strumento in condizioni terribili, chiedendo di restaurarlo. L’uomo raccontò di aver suonato il violino sulla strada che lo portava alle camere a gas, ma sopravvisse per un caso fortuito: i nazisti avevano bisogno di lui per la loro orchestra del campo di sterminio. Da allora non ci aveva più suonato. “Così ho aperto il violino, e lì dentro c’erano delle ceneri”, raccontò Weinstein in un’intervista all’emittente Npr. Ne fu inorridito; si chiese se quelle ceneri appartenessero alle vittime dei Lager, ai suoi famigliari assassinati. E abbandonò il lavoro di restauro. Gestire uno di quegli strumenti era troppo per lui.

Diversi anni dopo, nel 1996, Weinstein tornò sui suoi passi e lanciò un appello per raccogliere i violini della Shoah. E così è nato il progetto Violins of hope: una collezione di strumenti proveniente da ebrei sopravvissuti alla Shoah o dai famigliari di chi fu ucciso. “Tutti questi strumenti sono simboli di speranza. Sono un modo per dire: ricordati di me, ricordati di noi”, ha spiegato Weinstein, che porterà i “suoi” violini a Cremona in occasione della rassegna Cremona Musica (27- 28 settembre). E con la cittadina lombarda, Weinstein ha un legame particolare: qui si diplomò alla Scuola di Liuteria, segnando il suo futuro. La città gli renderà omaggio conferendogli il Cremona Musica Award ma soprattutto dando spazio ai Violini della speranza, suonati nei palcoscenici di mezzo mondo e a Cremona dal violinista turco Cihat Askin.
“I nazisti usavano la musica e soprattutto i violini per umiliare e degradare gli ebrei nei ghetti e nei campi. – racconta Weinstein nel sito dedicato al progetto – Hanno sequestrato migliaia di strumenti ad ebrei di tutta Europa. I nostri concerti sono la risposta definitiva al loro piano di annientare un popolo e la sua cultura, di distruggere vite umane e libertà. Il suono dei violini è spesso paragonato alla bellezza della voce umana. Quando suonato con talento e spirito, è noto per raggiungere e toccare i cuori. Questo è stato il ruolo dei violini nella guerra – per toccare i cuori, accendere la speranza di tempi migliori e diffonderla ovunque. Ovunque c’era musica, c’era speranza”.
“Durante una visita a Tel Aviv, sono andato al negozio dove Amnon Weinstein mi ha mostrato un violino che era stato deturpato con una svastica da un restauratore tedesco negli anni ’30 – ha raccontato il violinista ltzhak Perlman -. Un atto così degenerato, tuttavia, non è riuscito ad impedire al violino di creare bellezza. Penso che il violino sia una replica della nostra anima. E i violini di Weinstein sono ancor di più un esempio potente di perseveranza. Un tempo rappresentavano per i loro proprietari l’idea di sopravvivenza, e simboleggiano lo stesso per noi oggi”.
Questi strumenti rappresentano le storie di vite spezzate e restituiscono dignità ai loro proprietari, ha ricordato Perlman.
A Cremona Musica Amnon Weinstein sarà anche protagonista di una seconda esposizione, dove verranno messi in mostra alcuni strumenti realizzati da lui e dagli altri allievi che hanno frequentato la Scuola di Liuteria di Cremona nel suo stesso periodo.

(Italia Ebraica, agosto 2019, via Il vangelo)

Ed eccoli, i violini di Auschwitz, in azione nel migliore dei modi possibili, nel migliore dei posti possibili

barbara

LA MARATONA DI GERUSALEMME

Che si terrà oggi, 15 marzo, con migliaia di partecipanti. Questo è il percorso
maratona Gerusalemme 1
che copre l’intera città. Fra il 1948 e il 1967 non sarebbe stato possibile, per via di questo
maratona Gerusalemme 2
il muro che separava la Gerusalemme libera da quella illegalmente occupata dalla Giordania (occupazione illegale ripetutamente trattata in questo blog) nel corso della guerra scatenata dagli arabi nel tentativo di annientare Israele. Quel muro che gli amanti dei popoli oppressi e della pace e della giustizia e dell’amore universale e soprattutto del meraviglioso slogan “non muri ma ponti” vorrebbero al più presto vedere ricostruito. E neppure vi si sarebbero potuti avvicinare, per via dei cecchini giordani sempre pronti a fare il tiro al piccione.
maratona Gerusalemme 3
In compenso è arrivato anche a Tel Aviv qualcosa a cui noi siamo disabituati da settantaquattro anni, e che in Israele è invece più o meno pane quotidiano.

barbara

IERI E OGGI

Israele

Kfar Giladi 1916
Kfar Giladi 1916
Kfar Giladi oggi
Kfar-Giladi oggi
Petah Tikva 1905
Petah Tikva 1905
Petah Tikva 1913
Petah Tikva 1913
Petah Tikva oggi
Petah Tikva oggi 1
Petah Tikva oggi 2
Ramla 1898
Ramla 1898
Ramla oggi
Ramla oggi
Tel Aviv 1909
fond Tel Aviv
Tel Aviv oggi
Tel Aviv oggi 1
Tel Aviv oggi 2
Tel Aviv oggi 3

Gaza

Ieri
gush-katif 1
Gush-Katif 2
gush-katif 3
gush-katif 4
gush-katif 5
Oggi
burning-tires
Gaza oggi 1
Gaza oggi 2
Qui possiamo ammirare in azione i nostri pacifici dimostranti che pacificamente dimostrano in casa propria
sfondamento 1
sfondamento 2
sfondamento 3
sfondamento 4
per cui davvero non si capisce per quale ragione quelle belve assetate di sangue dei soldati israeliani gli sparino addosso. E infine, la risposta israeliana.
FAN-BLOWING-WATER-TO-GAZA
Sproporzionata, ovviamente. Poi c’è questo video coi nostri baldi giovani in azione.

E poi dovreste andare qui, dove tra l’altro potrete vedere un paio di video utili a farsi ancor meglio l’idea della situazione. E concludo con la migliore battuta letta in rete su quanto sta succedendo:

Flaminia Sabatello

La nube tossica creata dal rogo dei pneumatici a Gaza verrà dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

barbara

GRANDANGOLO

Ho conosciuto virtualmente Simone Somekh alcuni anni fa. Era un ragazzino di liceo, ma il genio si vedeva già tutto. Aveva un blog molto bello, e molto variegato, con riflessioni, racconti, foto delle sue variopinte creazioni culinarie (ed è stato lì che ho scoperto il suo unico ma gigantesco difetto: non gli piace l’aglio!), e scriveva articoli per varie testate: scriveva di musica, di moda, di attualità e tanto altro ancora. Poi quattro anni fa ho avuto il piacere di incontrarlo anche di persona, a Gerusalemme: all’epoca viveva a Tel Aviv dove studiava, scriveva articoli, lavorava in una radio. È stato un incontro molto bello, con un ragazzo intelligente, aperto, profondo, e dolcissimo. Adesso, a ventun anni, vive a New York, lavora, scrive articoli soprattutto in inglese, e ha pubblicato il suo primo romanzo; non l’ho ancora letto, ma sapendo come scrive sono sicura che varrà la pena di leggerlo. È una storia – credo in parte autobiografica – di crescita, di ribellione all’ambiente dell’ortodossia ebraica in cui è nato e cresciuto, di ricerca dei propri valori e delle proprie regole. Credo siano emblematiche queste parole che il protagonista rivolge alla madre:

Vi siete preoccupati così tanto di far combaciare tutti i pezzi che avete perso di vista quelli più importanti. Volevate una comunità e vi siete lasciati scappare la famiglia. Volevate Dio e vi siete dimenticati degli uomini. A volte penso che abbiate guardato alla realtà attraverso un grandangolo: pur di allargare gli orizzonti, avete permesso che la vista degli oggetti in primo piano venisse deformata.

E questo è lui, Simone, che ve lo racconta:

Adesso corro a prendermelo su Amazon, e guai a voi se non mi imitate.

Simone Somekh, Grandangolo, Giuntina

barbara

LUI SÌ CHE È IMMORTALE DAVVERO

Tornato, a 93 anni, per l’ennesima volta in Israele (ci era venuto per la prima volta nel 1949), ricevuto dal presidente Rivlin,
Aznavour-Rivlin
premiato con la medaglia “Raoul Wallenberg” per gli ebrei salvati dai suoi genitori durante l’occupazione tedesca, intervistato nel suo albergo,

e infine esibitosi in concerto, con una voce che certamente non è quella di mezzo secolo fa, ma che ancora si difende dignitosamente

e a cui la passione, nel cantare Sa jeunesse, “La sua giovinezza” riesce a tratti a restituire una forza inaspettata in un uomo di questa età.

Qui in italiano con qualche anno in meno (non pochissimi, comunque).

barbara

E ALLA FACCIA DEL BOICOTTAGGIO…

Resistendo a tutte le pressioni, alla fine i Radioheads si sono esibiti in Israele. Mi sembra interessante, in questo contesto, la presa di posizione di una musicista araba.

Cantante araba israeliana difende il concerto dei Radiohead a Tel Aviv dai fanatici del boicottaggio

“Cercano solo di dividerci, di fermare la musica. E danneggiano chi vuole promuovere la pace”
Nasreen-Qadri
La musicista arabo-israeliana Nasreen Qadri ha preso posizione a favore della performance dei Radiohead, mercoledì in Israele, nonostante le furiose pressioni cui il gruppo britannico è stato sottoposto dal movimento BDS (per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) affinché annullasse il concerto estivo a Tel Aviv.
In un editoriale pubblicato martedì su Newsweek Online, Qadri ha affermato che la cancellazione di performance come questa la feriscono “come donna, come araba e come musulmana”, aggiungendo che coloro che fanno pressione sui Radiohead perché annullino il loro spettacolo “danneggiano chi desidera promuovere la pace e la tolleranza in questa travagliata regione “. “Boicottare l’unica democrazia in Medio Oriente – ha scritto la cantante arabo-israeliana – è controproducente. Coloro che invocano il boicottaggio cercano solo di dividerci, cercano solo di fermare la musica. E io non ci sto. Purtroppo, ci sono già troppi paesi in Medio Oriente dove un concerto come questo non potrebbe mai aver luogo”.
Qadri ha spiegato che si sarebbe esibita al concerto dei Radiohead di mercoledì insieme al cantante ebreo israeliano Dudu Tassa, “per portare un messaggio di convivenza in ogni angolo del paese”. E ha aggiunto: “Mi sento fortunata di essere nata in Israele, e sono grata per l’opportunità che mi è offerta di costruire ponti di comprensione”. Dobbiamo “lavorare insieme” ha spigato, dicendo che senza impegno in questo senso, la pace non arriverà mai.
Nata nella città settentrionale israeliana di Haifa, Nasreen Qadri è poi cresciuta nella città di Lod, nel centro del paese. Entrambe sono città miste, cioè con popolazione sia araba che ebraica. Nel 2012 Qadri ha vinto un concorso di canto della televisione israeliana.
Anche Michael Stipe, frontman della rock band REM, in un post su Instagram ha scritto: “Sto con i Radiohead e la loro decisione di esibirsi. Speriamo che il dialogo continui, contribuendo a portare alla fine dell’occupazione e a una soluzione pacifica”.
Il frontman dei Pink Floyd, Roger Waters, ha condotto per mesi una furibonda campagna contro Thomay Yorke, cantante leader dei Radiohead, per via dello show della band in programma in Israele. Yorke non si è fatto intimorire dagli attacchi di Waters, che pretendeva l’annullamento del concerto, e ha ribattuto colpo su colpo alle accuse del cantante dei Pink Floyd.
Yorke-Waters
[vedi che è vero che l’antisemitismo imbruttisce?)
In un post su Twitter ha pazientemente spiegato: “Suonare in un paese non equivale ad approvare il suo governo. Noi non sosteniamo Netanyahu più di quanto sosteniamo Trump, ma continuiamo a suonare in America”. E in intervista alla rivista Rolling Stone ha dichiarato: “È profondamente offensivo supporre che noi siamo così disinformati o così ritardati da non poter prendere queste decisioni per conto nostro. È davvero impressionante che artisti che rispetto pensino che non siamo in grado di prendere da soli una decisione etica dopo tutti questi anni. Ci parlano con arroganza e sufficienza e trovo semplicemente sbalorditivo che credano di avere il diritto di farlo”.

(Qui, da: Jerusalem Post, Ha’aretz, 19.7.17)

E a Ken Loach, che gli poneva la drammatica scelta di “stare con gli oppressi o con gli oppressori, ha risposto che “la musica è fatta per superare i confini, non per crearli”.
E adesso ascoltiamoci un bel pezzo di questa splendida band.

E già che ci siamo ascoltiamone un altro.

E ancora uno, dai.

barbara

IL DOPO DI CHI HA VISSUTO IL PRIMA

“Avevo 17 anni quando ci fu l’attentato; avevo solo qualche anno in più rispetto a molti dei bambini uccisi questo lunedì sera in un concerto di Ariana Grande a Manchester, in Inghilterra. Era il 1 giugno 2001 e decisi di uscire al Dolphinarium, una discoteca sulla spiaggia di Tel Aviv, con tre mie amiche: Liana, Oksana e Tanya. Andavamo in quella discoteca quasi ogni fine settimana. Era l’estate prima del servizio militare, e avevamo pensato di spenderlo insieme – ballare, andare in bicicletta, nuotare e abbronzarci.
Le ragazze potevano entrare gratuitamente nella discoteca prima di mezzanotte. E noi non avevamo soldi, quindi decidemmo di andarci presto. Comprammo una vodka a buon mercato da un negozio di alimentari e passammo un po’ di tempo sulla spiaggia, parlando e sorseggiando dalla bottiglia fino a quando, alle 11:30, non vedemmo una folla iniziare a raccogliersi fuori dalla porta della discoteca. Io e Tanya ci mettemmo in fila sul lato sinistro; Oksana e Liana si misero a destra in modo da poter entrare tutte più in fretta. Poi, alle 11.44, un attentatore suicida di Hamas si fece esplodere fuori dalla porta della discoteca”. A raccontare la sua storia sulle colonne del New York Times Tanya Weiz, una delle 132 persone ferite nell’attentato alla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv nel 2001. Tra i 21 morti nell’attacco – 16 dei quali teenagers – c’era anche la sua amica Liana. L’attentato di Manchester, in cui sono morti molti giovanissimi, l’ha spinta a tornare a quei giorni e scrivere di come ci si sente a sopravvivere all’odio dei terroristi.
“Di colpo tutto è diventato muto – racconta Tanya Weiz – C’era sangue su di me. Ma non sentivo dolore e non sapevo di chi fosse quel sangue. Il mio unico pensiero era trovare il mio telefono per chiamare mia madre. La batteria si era staccata, e in qualche modo riuscii a rimetterla nel telefono. All’improvviso sentii freddo, molto freddo. Misi la mano sul collo e tre delle mie dita sprofondarono nella mia gola. Quattro palle di acciaio – come quelle che si trovano all’interno di un flipper – mi avevano perforato la carne. Fu allora che cominciò il panico”. Tanya riuscì a trascinarsi, strisciando sul suo stomaco, verso un alimentari. Attorno a lei urla, sirene e telecamere. “Sono rimasta in coma per sei giorni. La mia operazione durò 12 ore. Avevo indossato scarpe con la zeppa durante l’attacco e quei pochi centimetri mi salvarono la vita. Il metallo altrimenti avrebbe colpito il cervello”. Dall’ospedale, intubata e senza possibilità di parlare, la ragazza chiederà delle sue amiche: Oksana era sopravvissuta ma era rimasta gravemente ferita, Tanya era rimasta miracolosamente indenne. Liana era morta sul colpo. Ma questo a Weiz non fu detto subito, le dissero che aveva una gamba rotta. “Il fratello gemello di Liana veniva a visitarmi ogni giorno in ospedale, e io pensavo fosse strano. Perché venire da me invece che stare con sua sorella? Quando scoprii che Liana era morta, in quel momento la realtà mi colpì. Per me gli attacchi esplosivi era qualcosa che vedevi sui notiziari. Anche se sei in Israele non pensi che possa accadere a te. Ancora oggi lo vedo a pezzi, come un incubo”. Il recupero fu molto difficile, racconta. I medici le dissero che difficilmente avrebbe potuto nuovamente parlare. “Ma imparai di nuovo a parlare, a mangiare, passo dopo passo”. Una cosa che l’aiutò, furono le visite di altri sopravvissuti ad attentati come quello del Dolphinarium. Era l’epoca della seconda sanguinosa intifada, in cui i kamikaze palestinesi si facevano saltare in aria nelle strade d’Israele. “I terroristi cercano di paralizzarci con la paura e di renderci più deboli, ma con me hanno fatto il contrario. Sono diventata più gentile, più grata, più attenta ai più piccoli dettagli della vita e, sì, più resiliente”.
Tanya oggi vive in Canada e cerca di non pensare all’orrore di quel 1 giugno. “Ma non passa giorno che non ci pensi e ogni volta che sento di un attentato sui notiziari, la cosa mi sembra surreale: non posso credere di esserci passata. E adesso sono una delle persone sedute sul divano a guardare la notizia di quei bambini assassinati, questa volta dallo Stato islamico”. Poi un pensiero a chi dall’orrore di Manchester è uscito vivo. “So che ora non posso dire nulla che possa far star meglio i sopravvissuti all’attacco di Manchester – scrive Tanya – Il senso di colpa per me è iniziato il giorno dell’esplosione. incontrare la madre di Liana è particolarmente doloroso. La vedo che mi guarda e so che sta immaginando sua figlia alla mia età. Ma io direi ai sopravvissuti di rimanere forti e concentrarsi sul loro recupero. Dovete essere molto forti per recuperare”.

(Pagine ebraiche sheva, 28 maggio 2017)

Sono un po’ come i sopravvissuti ai campi di sterminio: loro sono usciti dall’inferno ma l’inferno, da loro, non uscirà mai più.

barbara