FANTASMAGORIE

Perché ogni tanto bisogna anche ricordare

FANTASMAgorie

Stendo un panno bianco, accendo una lanterna.
Muovo i miei attori tra l’uno e l’altra, proietto una vecchia pellicola, un frenetico movimento d’ombre.
Una danze di falene, attorno alla fiamma che le brucerà.
Levi amò Marie e generarono Isaac.
Isaac amò una deliziosa fanciulla: generarono Sara e David.
Sara sposò Geremia.
Sara e Geremia generò Hanna, Salomon e Jacob.
David conobbe Rachel e generarono Rebecca, Moshe e Jerico.
Da loro si generarono Lazarus, Olga, Irene, Emil, Johanna, Benjamin…
Agito la mia lanterna magica, proiettato sullo schermo della Storia una fantasmagoria, un rapido susseguirsi d’immagini, luci, colori e suoni; il pianto, il riso, le parole, dapprima infantili, di queste generazioni.
La loro voce, sempre più greve, durante la crescita.
Li faccio vivere, nella mia mente: apro mondi, confini e dimensioni che trascendono la placenta spazio-tempo in cui galleggiamo.
Vi ho portato su un sentiero – dei tanti – che si è biforcato all’origine di un bivio.
Per un attimo abbiamo percorso un tratto di strada sui passi di un altro mondo, qualcosa che poteva essere e non è stato.
Un parto che mai successe; l’aborto del bimbo chiamato futuro.
Levi non generò.
Marie non generò.
Levi morì, a Mauthausen.
Marie spirò ad Auschwitz.
Isaac in entrambi.
FANTASMA(gorie), insieme caotico di cose, concetti, elementi, pensieri, immagini, a confondere la mente di chi osserva, legge o ascolta.
Solo, purtroppo, un FANTASMA: immagine illusoria, ingannevole e fantastica di uno scenario immaginario dove è proiettato un film mai fatto.
Illusione, inganno e fantasia, uno scenario virtuale, “fantasmagoria” di una lanterna che proiettò solo ombre;
come quella dell’uomo “vaporizzato”, evaporato: molecole “spruzzate” sul muro, “spennellate” dall’esplosione di una bomba atomica sessant’anni fa, in una piccola città del Giappone.
Lanterna magica, generatrice d’ombre, tremule, sull’inconsistente trama, sul trasparente tessuto della Storia.
Una Storia che non fu mai. Uomini e donne che non furono mai.
Radici estirpate e rami tagliati, “disboscati” da chi uccise Levi e Marie.
Ma anche Isaac, Sara, David, Hanna, Salomon, e Jacob, Rebecca, Moshe e Jerico e…e…
Conserviamo la memoria.
Raccogliamo il racconto di chi ormai è quasi alla fine dei giorni che Dio gli ha donato.
Ascoltiamo i loro ultimi respiri, le parole che vengono da lontano.
Evocano FANTASMI: le voci di Levi, di Marie, il pianto di Isaac, il grido di Sara e David.
I grani di un rosario che si snoda come una lunga fila di spettri, in una nebbiosa brughiera: Inconsistenti, eterei, impalpabili.
Ora, per un attimo, esistono: io li ho chiamati.
La memoria, il ricordo, li può far restare: dimenticate e li cancellerete ancora una volta!
Israele ha perso molto più di una somma di parti, di una conta di teste, cancellate nei campi di concentramento.
Un buon motivo per gettare la “spada di Brenno” sul piatto della bilancia.
Scusate la digressione, ma io sono come la cartuccia d’inchiostro della stampante: spesso scrivo…”a getto”.
Non rispetto la logica degli argomenti e la coerenza dei tempi.
Ma da giullar qual sono, a corte debbo non solo far l’ilare ma, talvolta, anche far pensare.
La memoria, la memoria: solo con questa si entrerà nel “giardino dei Giusti”, nell’Agorà.
Giuseppe Fontana (lettera pubblicata nel forum di Magdi Allam)

Il mitico Beppe Fontana, la mitica penna del mitico Beppe Fontana: quanto ci mancano, quanto ci manca la sua capacità di dare vita anche a chi vita non ebbe.

barbara

 

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NON CHE SIA ECCESSIVAMENTE PREOCCUPATA

Ma voi tenetemi lo stesso le dita incrociate martedì pomeriggio, che devo andare dal dermatologo a vedere se la cosa che ho su una palpebra è un melanoma (no, niente, è che qua si detesta annoiarsi). Che poi ho letto in internet che il melanoma alla palpebra rappresenta l’1% dei tumori maligni all’occhio però è la principale causa di morte. Certo che avere un tumore al cervello e crepare per una macchietta sulla palpebra – sia pure con un neo al centro – sarebbe davvero troppo grottesco: decisamente non è da me.
Io comunque, oggi e sempre

barbara

ISRAELE DIECI (13)

Aravà 2

Le coltivazioni

Poi siamo andati qui, da dove è possibile avere un’ampia panoramica delle coltivazioni dell’Aravà, e dove ho fatto foto tutto intorno, a 360°, comprese alcune immagini del deserto, affinché sia chiaro in mezzo a che cosa sono andati a impiantare la vita. Di cose da dire ce ne sarebbero molte, e infatti è venuta su insieme a noi una tizia apposta per dircele, ma siccome io ero in giro a fare foto, spesso al di fuori del raggio di ricezione dell’auricolare, non ho sentito molto, tranne il fatto che ci sono molti giovani che lasciano le città per andare a vivere in mezzo al deserto e creare nuova vita lì, cosa sicuramente più gratificante di un lavoro in un ufficio o in una fabbrica.
Inserisco qui una breve annotazione personale. Mi accade spesso, a causa delle mie posizioni e della mia attività, di venire sommersa di insulti. Tralascio qui quelli volgari, ossia quelli attinenti all’ambito coprologico e quelli relativi alle mie presunte attitudini sessuali con annessi calcoli sul grado di sfondamento di un paio di mie aperture, per occuparmi unicamente di quelli “intellettuali”, diciamo così, che sono: stupida, idiota, ignorante, razzista, fascista, islamofoba… Per ultimo viene lasciato il peggiore di tutti, il più tremendo, il più micidiale, il più velenoso, la bomba che riuscirà sicuramente a tramortirmi, ad annichilirmi: SIONISTA!
Ecco, quello che state per vedere è sionismo puro. Quello che vedrete nelle foto postate qui sotto è ciò che il sionismo ha saputo ricavare da uno scatolone di sabbia. Buona visione.
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barbara

DIARIO DI UN SOLDATO

Una babele di lingue e culture.
Un alternarsi continuo di flessioni e riflessioni.
Una divisa che racconta senza dover parlare, un paio di scarponi che marciano senza sosta.
Un fucile sotto il braccio destro, “per difendersi e mai per uccidere” ci ripetono, perché qui la vita va celebrata e mai condannata.
Un sorriso appena accennato, una mano tesa, pronta all’aiuto. Un vocabolario ricco e colorato, un lessico unico nel suo genere.
E così imparo al volo il primo termine che mi accompagnerà passo per passo, mano nella mano, in questa nuova avventura. Amcha: il tuo popolo.
Ci viene dunque insegnato senza equivoci che qualsiasi gesto compiuto da un soldato dell’esercito israeliano, non è mai fine a se stesso.
“Affronterete con orgoglio e coraggio tutte le prove che vi si presenteranno, tutte le difficoltà che troverete lungo il vostro cammino. E quando vi sembrerà di non farcela più, vi ricorderete d’un tratto di chi vi aspetta a casa. Penserete poi alla maestra che vi ha insegnato a leggere e scrivere, al fruttivendolo dietro l’angolo che vi saluta ogni mattino con entusiasmo, all’autista dell’autobus che vi accoglie con un largo sorriso, all’idraulico che vi ha riparato la perdita del lavandino, al giardiniere che ha seminato i tulipani invece che le rose, all’anziano signore seduto sulla panchina a guardare il cielo, all’operaio che ha perso il suo lavoro, al banchiere che prova a convincervi che aprire un mutuo sia la cosa migliore che possa capitarvi, al bambino che corre spensierato dietro a un pallone. Penserete al vostro popolo.”
E mentre il giullare di corte, munito di kippa colorata e barbetta illusoria, definisce Israele uno Stato apartheid senza alcuna traccia di pudore, io e il mio nuovo amico Saalan, un ragazzo di tradizione drusa, aspettiamo impazienti di prestare il giuramento di fedeltà all’esercito di cui facciamo parte.
Io stringendo in mano la Bibbia, lui il libro di Yitro: perché da queste parti funziona così.
David Zebuloni (22 aprile 2016, moked)
David-Zebuloni
“Giullare”: David Zebuloni evidentemente è un signore, e ha preferito usare questo eufemismo al posto del più adeguato “buffone”: quello che in cambio di vantaggi materiali divertiva i suoi signori e padroni svendendo il proprio onore, la propria dignità, la propria coscienza. In una parola: un prostituto.

barbara

LETTERA APERTA A COLORO CHE GIUSTIFICANO L’ASSASSINIO DI ISRAELIANI

Io sono ebreo, sionista e israeliano. Al giorno d’oggi, questo equivale a tre condanne a morte.
Tuttavia, questo non mi ha mai impedito di dialogare con persone che non condividono le mie opinioni o le mie convinzioni religiose. Perché credo nel dialogo e perché, per quanto “caldo” possa essere il dibattito, so che ho davanti a me un essere umano e che, quali che possano essere i nostri disaccordi, condividiamo una serie di valori fondamentali che sono alla base, appunto, della nostra umanità.
Ecco perché, da anni, cerco instancabilmente di discutere con i “pro-palestinesi”, di spiegare loro la mia posizione, di far loro capire che la situazione sul terreno non è così semplice come quello che possono percepire in 20 minuti di telegiornale, per ricordare loro che le parole hanno un significato e che “ebreo”, “sionista”, “israeliano” e “israelita” non sono sinonimi, di spiegare loro, pazientemente, cercando di non innervosirmi, perché paragonare Israele alla Germania nazista non è solo spregevole, ma anche totalmente assurdo, eccetera eccetera.
Ma oggi siamo arrivati in una fase in cui, purtroppo, il dialogo non è più possibile. Perché il primo e il più fondamentale dei valori è stato calpestato e gettato nella spazzatura. Questo valore è il semplice rispetto per la vita umana. Dimenticate per un momento che si tratta di Israele, degli ebrei, degli arabi, del Monte del Tempio e della Moschea Al-Aqsa… parliamo di esseri umani. E da due settimane degli esseri umani vengono accoltellati, a sangue freddo, in mezzo alla strada da degli aggressori (uomini, donne e perfino un bambino di 13 anni!) che sono stati fanatizzati dai loro leader al punto di perdere questo valore fondamentale che è il rispetto della vita umana.
E ci sono persone in Europa e negli Stati Uniti che, dall’alto della loro venti secoli di civiltà, sono capaci di giustificare queste azioni in nome della “disperazione” o col pretesto falso (e comunque ridicolo) di un “cambiamento dello status quo” sul Monte del Tempio. Come si può arrivare a questo punto? Come si può, senza tremare di vergogna, giustificare l’assassinio puro e semplice di esseri umani, sotto qualunque pretesto? Quando si arriva a questo punto, è perché si è perduto questo valore essenziale che è il rispetto per la vita umana. E perdere questo valore, equivale a escludere se stessi dall’umanità.
Torniamo un attimo a Israele. Voi potete odiare questo paese con tutte le vostre forze e trattarmi da bugiardo, colono, fascista e tutto quello che vorrete; ma una cosa non potete cambiare: Israele rispetta, più di ogni altra cosa, la vita umana. Israele rispetta talmente la vita umana, che i suoi soldati sono disposti a mettersi in pericolo per evitare l’uccisione di civili. Israele rispetta talmente la vita umana che, quando un terrorista è ferito dalla polizia o dall’esercito dopo un attentato, viene curato in un ospedale israeliano… a spese del contribuente israeliano! (Lo so che non mi crederete… io stesso stento a crederci, ma è la pura verità, e io sono nel posto giusto per saperlo).
E allora capirete, voi che giustificare l’ingiustificabile, che le vostre lezioni di morale non mi fanno più né caldo né freddo.
Io sono ebreo, sionista e israeliano. E soprattutto, io sono un essere umano… purtroppo non sono più certo che voi possiate dire altrettanto.
Julien Pellet
(Qui, traduzione mia)

barbara

FA’ PULIZIA

(rubata dalla pagina FB di mia cugina)

Ricordatevi che uno strato di polvere protegge i mobili…
Una casa è più bella se si può scrivere “ti amo” sulla polvere sul mobilio.
Lavoravo ore ogni fine settimana per rendere tutto perfetto, “nel caso venisse qualcuno”. Alla fine ho capito che “non veniva nessuno”, perché tutti vivono la loro vita!
Ora, se viene qualcuno, non ho bisogno di spiegare in che condizione è la casa: sono più interessati ad ascoltare le cose interessanti che ho fatto per vivere la mia vita.
Caso mai non te ne fossi accorta… la vita è breve, goditela!
Fa’ pulizia, se è necessario… Ma sarebbe meglio dipingere un quadro, scrivere una lettera, preparare un dolce, seminare una pianta, oppure pensare alla differenza tra i verbi “volere” e “dovere”.
Fa’ pulizia, se è necessario, ma il tempo è poco… Ci sono tante spiagge e mari per nuotare, monti da scalare, fiumi da navigare, una birretta da bere, musica da ascoltare, libri da leggere, amici da amare e la vita da vivere.
Fa’ pulizia, se è necessario, C’è il mondo là fuori: il sole sulla faccia, il vento nei capelli, la neve che cade, uno scroscio di pioggia… Questo giorno non torna indietro…
Fa’ pulizia, se è necessario, ma… Ricorda che la vecchiaia arriverà e non sarà più come adesso… E quando sarà il nostro turno, ci trasformeremo tutti in polvere.
Ricordiamoci che la polvere oggi la levi ma domani ritorna… la vita non torna più, perciò la devi smettere di dedicarti sempre alla casa. Pensa adesso un po’ a te stessa. ( WEB )

E come corollario direi che ci sta molto bene questo
Good moms
barbara

BEMIDBAR 4

Netiv HaAsara

Netiv HaAsara è un moshav a ridosso della striscia di Gaza, nel deserto del Negev.
Netiv HaAsara 1
Netiv HaAsara 2
(clic per ingrandire)
È stato costruito nel 1982, per reinsediarvi settanta famiglie evacuate dal villaggio recante lo stesso nome nel Sinai, da cui erano state evacuate nell’ambito degli accordi di pace di Camp David con l’Egitto. Gaza è lì, a 400 metri di distanza.
Gaza
Come più o meno dappertutto in Israele, anche qui si vede del verde,
verde 1
verde 2
ma le coltivazioni vengono effettuate per lo più nelle serre,
serre
a causa dell’aridità del terreno desertico. Dal 2005, dopo la tragedia (o dovrei piuttosto dire crimine?) della deportazione degli oltre ottomila ebrei di Gush Katif, nella striscia di Gaza, da parte del governo di Ariel Sharon, gli abitanti di Netiv HaAsara vivono nel terrore quotidiano dei terroristi e dei cecchini che non hanno più alcun ostacolo per introdursi nelle case del moshav e portarvi morte e terrore. Per i missili il tempo a disposizione non è di quindici secondi, come nei centri più vicini di cui siamo soliti sentir parlare, bensì di tre, come viene ricordato in questo ottimo reportage, e non c’è la copertura di Iron Dome perché, proprio per l’estrema vicinanza, il sistema non ha il tempo di entrare in azione. Per difendersi almeno dagli attacchi di terra, il mohav è stato circondato da muri
muro 1
muro 2
e recinzioni,
recinzione 1
recinzione 2
recinzione 3
e per avere sempre un riparo a portata di mano dai missili si sono costruiti un’infinità di rifugi, che tuttavia non mettono il villaggio al riparo dai tunnel: uno usciva proprio qui, in mezzo a questo campo.
tunnel
Ora è in programma l’espansione del villaggio per dare spazio all’accrescimento naturale e per accogliere nuove famiglie; in questo momento si sta lavorando alla preparazione del terreno,
espansione 1
espansione 2
espansione 3
espansione 4
sempre con l’attiva collaborazione del KKL.
KKL
Conoscendo la straordinaria intraprendenza israeliana, possiamo essere certi che chi vi andrà fra qualche mese potrà già vedere un paesaggio molto diverso.
Questa è Smadar,
Smadar
tra i fondatori del moshav, dalla bellezza assoluta nonostante i molti anni sulle spalle e la vita durissima che da sempre conduce. E questo è un video che ho trovato in rete in cui risalta una delle più singolari caratteristiche di Israele: la straordinaria serenità che si respira anche nei luoghi dove più si scatena il terrore portato da chi ha scelto di sposare la morte anziché la vita.

barbara