CHI NON CREDE NEI MIRACOLI NON È REALISTA

Così affermava David Ben Gurion. E questo è ciò che è accaduto l’altro ieri:

Michi Nazrolai

INCREDIBILE!!!
Tutti abbiamo sentito ieri del grande miracolo: un autobus che trasportava dozzine di soldati israeliani (che Hashem protegga) arrivato a Gaza è saltato in aria a causa di un missile, ma pochi minuti prima i soldati erano scesi trovando così la salvezza.
Ma ascoltate nel video cosa cantavano poco prima, cantavano AL HANNISSIM quella preghiera che cantiamo a Chanukah nel quale elogiamo e benediciamo Dio per i suoi miracoli, al tempo dei nostri padri e ai giorni nostri.

OK, pura coincidenza… Ma non lo sentiamo un brividino lungo la schiena?

Nel frattempo, sotto i missili, la vita continua. Nel senso più letterale: questo è il reparto di neonatologia dell’ospedale di Ashkelon, spostato in un bunker a prova di missile.
neonatologia Ashkelon
Qui, in mezzo al cemento armato, i bambini continuano a nascere, e i prematuri a essere accolti nelle culle termiche.

Ma vorrei anche ricordare il peccato originale, che ha portato alla tragedia che da tredici anni si è abbattuta sui kibbutz e villaggi al confine di Gaza – peccato originale perpetrato da un Ariel Sharon passato ormai da falco a pollo, irretito da un illustre demografo di sinistra che per mezzo di cifre palesemente false lo ha terrorizzato con lo spettro del sorpasso demografico, inducendolo a deportare da Gaza gli ottomila ebrei che vi risiedevano

barbara

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DA GAZA CON AMORE

Cronaca di una giornata nel sud di Israele, che faccio introdurre da Giulio Meotti.

400 missili lanciati oggi da Gaza verso Israele! 400. 1 missile al minuto nelle ultime cinque ore. Come scrive l’analista israeliano Yossi Melman, “non era mai successo prima”. Che avrebbero fatto e detto, ad esempio, i cazzoni inglesi se da Calais i francesi avessero lanciato lo stesso numero di missili sulle città della costa britannica?
se Inghilterra
E che avremmo detto, noi italiani, se da Mentone i francesi avessero bombardato a questo ritmo Ventimiglia? Com’è invece che 400 missili da Gaza contro le scuole, le case, gli autobus e gli ospedali di Israele non fanno notizia né scandalo ma si chiede a Israele di difendersi con le mani legate, suicidandosi quindi e chiedendo pure scusa di esistere? Cos’è questo se non il vecchio, puzzolentissimo, antisemitismo?

E adesso vi faccio vedere un po’ di cose, cominciando dai missili: guardate come sono belli, così fioriti!
missili
E ora anche dal vivo: trenta secondi ad Ashkelon

e altri trenta in un’altra parte del sud.

Ancora un paio di immagini: qui c’era una casa
casa
e questo era un autobus,
autobus
colpito un minuto esatto dopo che ne erano scesi 50 soldati e a bordo era rimasto solo l’autista – arabo, per inciso, a ulteriore riprova del fatto che per i terroristi la priorità assoluta è uccidere, se sono ebrei meglio, se non sono ebrei pazienza – rimasto ferito. E questo è un video dell’azione:

come possiamo vedere, le didascalie sono in arabo: sono gli stessi terroristi che riprendono le proprie azioni gloriose, per esibirle come trofei, come da noi la coppa del tennis sullo scaffale o la medaglia della gara di atletica al liceo nella bacheca.

Credo, per concludere, che non sia male rivedere questo video di alcuni anni fa, per ricordare come funzionano le cose da quelle parti

e magari anche questo, di dieci anni fa.

E riflettiamo che Gaza, con le decine di miliardi di dollari che le abbiamo regalato
Gaza-Singap
barbara

ALCUNE INCONTROVERTIBILI VERITÀ

A scatenare il terrorismo è la miseria

Casa del terrorista assassino di Barkan
casa 1
casa 2

Le manifestazioni palestinesi al confine di Gaza sono pacifiche

Vanno lì, dichiarano civilmente le proprie rivendicazioni e poi se ne tornano a casa.

Loro non sono antisemiti: è solo con Israele che ce l’hanno

Roma
bimbo roma
Parigi
FRANCE-ATTENTAT-COPERNIC
Caracas
sinagoga_mariperez_c
Tolosa
Tolosa
Istanbul
Istanbul
Buenos Aires
Buenos Aires
Eccetera
kill jews 2  kill jews 1
barbara

MAMMA MAMMA, GUARDA CHE BEL SELFIE!

Stiamo bruciando i campi dei giudei, guarda che spettacolo!
fuoco 1
Vero che siamo bravi?
fuoco 2
fuoco 3
fuoco 4
fuoco 5
E i bambini? Non vorremo mica lasciarli a casa, vero? Via tutti anche loro a godersi lo spettacolo!
bambini 1
E per non rischiare che non lo vedano bene, piccoli come sono, li mettiamo in prima fila, davanti a noi, così possono vedere bene i soldati israeliani quando rispondono alle molotov che gli lanciamo.
bambini 2
Nel frattempo a Barkan va in onda un altro delizioso spettacolo. L’attrice protagonista è Kim Levengrond Yechezq’el
Kim Levengrond
Aveva ventinove anni; il palestinese l’ha legata alla sedia, poi le ha sparato. Secondo attore è Ziv Hajbani
Ziv Hajbani
trentacinque anni: dopo Kim è toccato a lui. Terza attrice una donna di cui ignoro il nome, di cinquantaquattro anni, all’ospedale con una fucilata nello stomaco. Comparsa Chai Yechezq’el,
Chai Yechezq'el
diciotto mesi, che non vedrà mai più la mamma. Sceneggiatore e regista questo baldo giovane che, terminate le riprese, si allontana dalla scena.

E questi sono i suoi compatrioti che festeggiano con la consueta distribuzione di dolci la felice riuscita dell’impresa.
dolci 1
dolci 2
dolci 3
dolci 4
E niente, dobbiamo metterci in testa che la pace si fa coi nemici, che con loro dobbiamo dialogare, che senza dialogo non si risolve niente e col dialogo si risolve tutto, che se gli regaliamo anche una fettina di culo ci ameranno incondizionatamente…

barbara

NEL CUORE NERO DI UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO

Come si vede nella barra in alto, è scritto “فلوق في كيرفور “غزة, che col traduttore automatico dà vlog al Kerfour [non escluderei che possa essere la trascrizione di Carrefour] “Gaza”, e se ascoltate la ragazza, alla fine della prima frase dice “assa” (con la s dolce di rosa), che vuol dire Gaza. Cioè, non è propaganda sionista, è proprio una vlogger di Gaza che sta mostrando un supermercato di Gaza, là dove è in atto la più terrificante crisi umanitaria che mai occhio umano abbia visto.

barbara

MEDICI SENZA FRONTIERE

Questo post, pubblicato nell’altro blog, è di undici anni fa.

MEDICI SENZA FRONTIERE DALLA PARTE DEI TERRORISTI?

Un terrorista mascherato da lavoratore dipendente di MSF?

Di Ambra Grayman per Guysen Israele News, 3 giugno 2007 09:16 (fonte non più disponibile, trad. di Inghev)

Secondo il centro d’informazione sulle Informazioni ed il Terrorismo al centro di studi speciali (CES)*, un residente di Deir al-Balah (striscia di Gaza) fermato il 19 aprile 2007 dalle forze israeliane di sicurezza, ha ammesso di essere recentemente entrato in Israele per raccogliere informazioni su personalità israeliane allo scopo di assassinarle.
Mous’ab Bashir, ha spiegato che era penetrato in Israele grazie ad un permesso di Medici senza frontiere, associazione per la quale lavorava da cinque anni.
Nel corso del suo interrogatorio, Bashir ha ammesso di avere progettato un attacco contro una personalità israeliana, per vendicarsi della morte di civili palestinesi.
In stretto rapporto  con i terroristi del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) della striscia di Gaza, Bashir ha beneficiato di una serie di addestramenti specifici in previsione di quest’operazione, inizialmente diretta contro deputati israeliani, quindi contro il primo ministro dello Stato di Israele.
Dopo avere capito che le drastiche misure di sicurezza  rendevano l’assassinio di Ehoud Olmert impossibile, l’uomo è ripartito nella striscia di Gaza per cercare un nuovo “obiettivo”: Un archeologo israeliano che lavora in un sito della regione di Gerusalemme.
A questo scopo, Bashir ha iniziato ad allenarsi al combattimento-ravvicinato per uccidere  l’archeologo senza dovere ricorrere ad un’arma.
In gennaio, febbraio e marzo 2007, Bashir è nuovamente entrato in Israele con il suo permesso di Medici Senza Frontiere ed ha raccolto informazioni sulle abitudini della sua vittima.
È nuovamente entrato a Gerusalemme il 18 aprile ed è stato finalmente intercettato il giorno dopo.

In seguito all’accusa di Mus’ab Bashir, MSF ha pubblicato il comunicato stampa seguente:

“IL 17 maggio, il sig. Mossaab Bashir è stato accusato da un tribunale israeliano di “complotto” e di “contatto con un agente straniero”. “Il Sig. Bashir è stato fermato il 19 aprile a Gerusalemme, dove si era recato per una riunione di lavoro di Medici Senza Frontiere (MSF).
In base alle accuse rivolte al sig. Bashir, si evince chiaramente che né MSF né le sue attività sono implicate in questa vicenda.
Questo episodio è accaduto in un contesto di tensione estrema, che chiama alla più grande prudenza quanto all’interpretazione dei fatti. Essendo la procedura in corso, il sig. Bashir beneficia sempre della presunta innocenza. MSF seguirà attentamente il seguito dell’indagine, fino al verdetto finale.
Il contesto di Sicurezza nei territori palestinesi ha creato ostacoli amministrativi e pratici estremamente costrittivi per tutte le azioni d’aiuto.
Teniamo a ricordare che MSF rispetta scrupolosamente le norme e procedure delle autorità militari israeliane riguardanti gli spostamenti dei membri dei suoi gruppi.
A questo titolo, il sig. Bashir aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste dalle autorità militari per recarsi a Gerusalemme ed ha subìto tutti i controlli imposti dall’esercito.
MSF lavora nei territori palestinesi Cisgiordania e Gaza dal 1989. In un contesto estremamente politicizzato e di radicalizzato dalla violenza, MSF veglia a mantenere la neutralità e l’imparzialità del suo intervento.
I territori palestinesi sono una zona di conflitto particolarmente violenta.
Le necessità sono crescenti.
La sospensione degli aiuti internazionali ed il blocco di Gaza rendono l’aiuto umanitario ancora più capitale.
In seguito all’ accusa del sig. Bashir, MSF si preoccupa dei rischi di legami con l’azione umanitaria, che ridurrebbero ancora l’accesso alle popolazioni ed aumenterebbero l’insicurezza dei nostri gruppi nei territori palestinesi come su tutto il territorio israeliano.”

* Il centro di studi del terrorismo è stato creato nel 2001. Fa parte dell’istituto delle informazioni, ONG fondata alla memoria delle vittime della Comunità delle informazioni israeliane, ed è situato vicino a Gelilot, al Nord di Tel-Aviv. È diretto dal dott. Reuven Erlich (Colonnello riservista)

Intervista a Giuseppe Scollo, responsabile del progetto di MSF nei Territori Palestinesi (fonte non più disponibile)

Domanda: Cosa sta facendo MSF nei Territori occupati? Perché non è operativa anche in Israele?
Nel 1989, in una fase acuta del conflitto, MSF ha iniziato a lavorare nei Territori Palestinesi, dando supporto al sistema sanitario. Inizialmente Le nostre attività prevedevano progetti di medicina d’urgenza. Da allora I nostri progetti sono stati modificati più volte, adattandosi in base alle necessità e alla disponibilità di cure nei servizi sanitari locali.
Oggi, a Gaza e in Cisgiordania, i nostri team forniscono cure mediche e psicologiche e assistenza medica e sociale alle famiglie sottoposte ad anni di continue violenze e alle conseguenze dell’occupazione (tra cui l’isolamento, le restrizioni, il divieto di viaggiare e i problemi di accesso alle cure). La maggior parte dei nostri pazienti è confinata in enclave e gli spostamenti dipendono dai capricci dei checkpoint militari (nelle aree vicine agli insediamenti, al muro, ai confini a rischio come quello egiziano e nelle aree con frequenti incursioni israeliane). Inoltre, in caso di necessità, siamo sempre pronti ad affrontare situazioni d’emergenza.
MSF non mette in discussione il fatto che anche in Israele vi siano dei problemi e un clima di violenza dovuto agli attacchi. Deploriamo la situazione e le sofferenze della popolazione civile di entrambe le parti. Tuttavia le strutture e il sistema sanitario israeliano sono operativi e funzionano perfettamente. Non è così nei Territori Palestinesi, dove la popolazione è vittima delle violenze e in più ha lo svantaggio di non avere accesso alle  cure mediche e psicologiche.

C’è stato un tempo in cui offrivo un modesto contributo, nei limiti delle mie possibilità, a Medici senza frontiere, che ritenevo una meravigliosa istituzione. Ho smesso di farlo nel dicembre del 2002, quando ho avuto modo di scoprire la loro intollerabile faziosità antiisraeliana. Un’intera sezione del loro sito era dedicata alle inenarrabili sofferenze dei palestinesi e non una sola parola veniva spesa per le sofferenze degli israeliani, non una sola parola sul terrorismo, non una sola parola di umana pietà per donne vecchi bambini fatti a brandelli. Zero. Faceva, nel loro sito, bella mostra di sé anche questa struggente immagine:
palpast
L’avete riconosciuto? Sì, è Lui: il dolce e mite Cristo, portatore di pace e di amore. La didascalia spiegava che i soldati avevano abbattuto il recinto della sua proprietà e sparato sugli animali. Può anche essere vero, intendiamoci, ma un frammento di informazione senza il dove, quando, come e perché non è un’informazione: e questo è il modo di operare che ha scelto Medici senza frontiere. Che a quattro anni e mezzo di distanza sta continuando sulla stessa linea: da una parte ci sono “problemi”, c’è un “clima”, dall’altra ci sono famiglie “sottoposte a continue violenze”, ci sono pazienti “confinati” a causa di “capricci” dei militari, ci sono “frequenti incursioni” … avete per caso letto da qualche parte la parola terrorismo? A questo ci sono poi da aggiungere una serie di patenti falsità: sappiamo perfettamente che durante la cosiddetta sospensione degli aiuti ai palestinesi, gli aiuti sono in realtà fortemente aumentati, così come sappiamo che Medici senza frontiere in Medio Oriente non è mai stato neutrale, e anche se certamente non arrivano agli sgangherati comizi del signor Strada, la loro totale mancanza di imparzialità rende comunque questa istituzione (anche questa istituzione, ahimé) ben poco commendevole.

Undici anni dopo, cioè oggi:

Il terrorista ucciso a Gaza era di Medici senza frontiere

Il terrorista palestinese Hani Majdalawiche ha aperto il fuoco contro i soldati dell’IDF  e ucciso quando hanno risposto al fuoco era un infermiere che lavorava per Medici Senza Frontiere.
Hani Majdalawi
“Abbiamo contattato -ha detto un portavoce dell’IDF-  Medici senza frontiere per ottenere chiarimenti in merito”. L’organizzazione non ha risposto  alle nostre domande realizzate via telefono e via e-mail. Il sito web di Medici senza frontiere rende noto che il gruppo gestisce tre centri di ustioni e traumi a Gaza che pare abbiano legami molto stretti con i leader islamici di Hamas.
Le autorità di Gaza non hanno ancora confermato la morte di Majdalawi.  Il fratello Osama lo ha descritto come un “martire” che aveva “comprato l’arma con i propri soldi e agito in completa indipendenza”. Sempre nello stesso post è scritto che Hani Majdalawi lavorava per Medici senza Frontiere e che era “il più economicamente stabile tra i suoi fratelli”.

Yair Shalom, 23 agosto 2018, qui.

I soliti lupi che si tengono ben stretti tutti i propri vizi.

barbara

GNOCCA SENZA TESTA

Ve la ricordate? Stava intervistando/interrogando/sottoponendo a terzo grado Antonio di Pietro, e non appena lui apre bocca per rispondere lo blocca, gli fa altre domande, incalza, obietta, protesta, aggredisce, in studio ridono tutti, lei sembrerebbe convinta che siano divertiti mentre è evidente che stanno ridendo di lei, finché in sottofondo si sente l’ormai famoso “gnocca senza testa”.

In seguito si sono sentite allucinanti arrampicate sugli specchi in cui si sosteneva che non era di lei che si parlava (non voglia il Cielo che si critichi una “palestinese”!) e hanno tirato fuori che era riferito a Beatrice Borromeo. Ora: in scena c’era Rula; inquadrata era Rula; a parlare era Rula; ad essere cretinamente aggressiva e pesantemente maleducata era Rula: come diavolo può venire in mente di tirare fuori la Borromeo? Ma soprattutto, a qualcuno potrebbe venire in mente di definire gnocca – non importa se con o senza testa – questo asparago qui?!
beatrice-borromeo
Ma se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, non c’è da fare altro che aspettare perché, come si suol dire, il tempo è galantuomo. E riecco dunque la nostra Rula poco meno di nove anni dopo, un po’ sfiorita ma sempre discretamente gnocca, e sempre inequivocabilmente senza testa.

A questa grottesca sceneggiata Maurizio Crippa dedica un delizioso articolo.

Il problema di Rula Jebreal non è il sessismo, è Fregoli

Difendere i colleghi, soprattutto se li conosci, soprattutto se sono maschi, non è elegante. Ma soprattutto se non ne hanno bisogno. Dunque non è per difendere Nicola Porro, che parliamo di Nicola Porro e di Rula Jebreal. E’ solo per un godibilissimo senso dello spettacolo, perché il nonsense è una forma di comicità meravigliosa. Insomma Rula Jebreal, “giornalista e scrittrice israeliana naturalizzata italiana, di origine palestinese”, era alla trasmissione di Formigli. Diceva un po’ la qualunque sull’economia. Del resto andrà, sempre con Formigli, al Cortile dei Gentili, e dunque a dire la qualunque deve allenarsi. A un certo punto, trovandosi a discutere con Nicola Porro, che al solito faceva un po’ il gigione, le si è chiusa la vena, come si dice: “Non mettermi il dito in faccia perché questa si chiama violenza”. Lui: “Rula, guarda che se qualcuno non è d’accordo con te, non è sessista”. Lei non ci ha visto più: “Intanto non devi arrabbiarti e diventare rosso quando parli di diritti della donna e poi sei un uomo bianco [i razzisti che discriminano in base al colore naturalmente siamo noi, ndb] che urla addosso a una donna come me. Quindi ti prego, abbassa i toni”. Insomma: stavano parlando di Brexit; poi lei è passata al sessismo; poi è trasmigrata sul razzismo, e in un battibaleno era sulla campagna del Giornale contro lo ius soli. Da restare estasiati. Non tanto per la qualità del giornalismo, non sapremmo dire. Ma la capacità di passare da una stronzata all’altra, senza uscire di scena, era meglio di Fregoli. (qui)

Finita qui? Ma neanche per sogno! Poliedrica, fregoliana, di multiforme ingegno che neanche Ulisse coi suoi cavalli di legno e trucchi antisirene e strategie ciclopicide eccetera eccetera, la nostra Rula riesce a collezionare figure di merda anche in inglese! Guardate che spettacolo!

Per chi non sa l’inglese voglio citare solo questa strepitosa perla: “Si può essere gay a Gaza?” “Sì” “Veramente?” “Sì” “E restare vivo?” (risate del pubblico) “Sì”. Non ha il senso della misura, non ha il senso del ridicolo, non ha il senso del grottesco, non ha il senso della vergogna. Non ha il senso (non ha la testa, come constatato fin dall’inizio).  Finita qui finalmente? Ma quando mai! Leggiamo dunque questo post.

P come Palestina?

Nell’ansia spasmodica di produrre una narrativa – oggi si suole parlare di “storytelling” – che ingeneri nella distratta opinione pubblica la sensazione che uno stato arabo chiamato “Palestina” sia sempre esistito; i filopalestinesi indulgono in iniziative che sfociano nel grottesco.
È il caso di un abecedario che ha fatto la sua comparsa in alcune librerie di New York. Eloquente il titolo: “P come Palestina”; non tanto per il proposito citato, quanto per un grossolano errore di partenza: la lettera “P” nell’alfabeto arabo non esiste; come d’altro canto l’equivalente della nostra lettera “G”.
Le mamme che hanno avuto la sventura di imbattersi in questo atto di propaganda hanno espresso tutto il loro disappunto alla stampa locale: lo stato di Israele non è riconosciuto; in compenso, la lettera “I” celebra l’intifada, che ha seminato orrore nella società israeliana nella prima metà dello scorso decennio.
L’autrice del “libro”, tale Golbarg Bashi, di origine iraniana, è cresciuta in Svezia prima di stabilirsi negli Stati Uniti, dove si è occupata di cultura persiana, prima di dedicarsi a questa opera, grazie ad una raccolta pubblica di fondi che le ha consentito di disporre di un gruzzolo di 15 mila dollari. Insegna storia alla Pace University.
Sul suo blog abbondano post antisemiti: «Israele è uno stato religioso e razziale, basato sull’apartheid». Forse anche per questo l’abecedario gode del sostegno di Rashid Khalidi («Questo libro fornisce un’introduzione alla cultura palestinese che sarà apprezzata dai bambini»), di Rula Jebreal («il libro è una imbarcazione che ci collega alla nostra patria») e, dulcis in fundo, da Linda Sarsour. Anche per questo, è facile pronosticarne il flop. (qui)

Qui il suo ruolo è piccolo piccolo, ma valeva la pena di parlarne. E per finire il suo delirante intervento sulle uova sode, che ho postato ieri. E niente: quando il talento c’è, neanche il tempo che passa può cancellarlo. Vai Rula che sei sòla!

barbara

ISRAELE, LA COSTITUZIONE E DANIEL BARENBOIM

Ma prima di parlare della Costituzione israeliana, due parole su quella italiana. La seconda parte dell’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo”. Domanda: a quale popolo? Quello mozambicano? Delle isole Salomone? Azzardo troppo se penso che chiunque risponderebbe “al popolo italiano”? Azzardo troppo se suppongo che non sia stato specificato per il semplice fatto che è scontato che lo stato italiano è la patria del popolo italiano? Ci sono minoranze etnico-linguistiche in Italia? Sì: albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni per un totale di circa due milioni e mezzo di persone, riconosciuti e tutelati; ma la lingua ufficiale è una: l’italiano. Qualcuno lo trova scandaloso? Discriminatorio? Razzista? Fascista?
L’Italia ha deciso di stabilire la sua capitale a Torino, poi l’ha spostata a Firenze e infine a Roma, dopo averla sottratta con le armi al Vaticano che vi risiedeva da oltre un millennio e che l’aveva dotata del più grande patrimonio artistico esistente al mondo: ha chiesto il permesso a qualcuno? Qualcuno ha messo in discussione il suo diritto di farlo?
E passiamo ora a quella israeliana.

Legge Fondamentale: Israele, Stato Nazione del Popolo Ebraico

1) Principi fondamentali

A. La Terra di Israele è la patria storica del popolo ebraico, in cui lo Stato di Israele si è insediato.
B. Lo Stato di Israele  è la patria nazionale del popolo ebraico, in cui esercita il suo naturale, culturale, religioso e storico diritto all’autodeterminazione.
C. Il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è unico per il popolo ebraico.

2) Simboli dello Stato

A. Il nome dello Stato è “Israele.
B. La bandiera dello Stato è bianca con due strisce azzurre verso le estremità e una stella blu di David al centro.
C. Il simbolo dello Stato è una menorah a sette bracci con foglie d’ulivo ad entrambi i lati e la scritta  “Israele” sotto esso.
D. L’inno nazionale è l'”Hatikvah”.
E. Ulteriori dettagli sui simboli di stati saranno determinati da legge ordinaria.

3) La capitale dello Stato

Gerusalemme, integra e unita, è la capitale di Israele.

4) Lingua

A. La lingua ufficiale è l’ebraico.
B. La lingua araba gode di riconoscimento speciale nello stato. La legge regolamenterà l’impiego dell’arabo nelle istituzioni di stato.
C. Questa previsione non pregiudica lo status riconosciuto alla lingua araba dalle normative preesistenti.

5) Ritorno degli esuli

Lo Stato è aperto all’immigrazione ebraica e al ritorno degli esuli

6) Collegamento con il popolo ebraico

A. Lo Stato si impegnerà affinché sia garantita la sicurezza dei membri del popolo ebraico in pericolo o in cattività a causa della loro ebraicità o cittadinanza.
B. Lo Stato agirà nell’ambito della Diaspora per rafforzare l’affinità fra esso e i membri del popolo ebraico.
C. Lo Stato agirà per preservare il patrimonio culturale, storico e religioso del popolo ebraico fra gli ebrei della Diaspora.

7) Insediamenti ebraici

A. Lo Stato considera lo sviluppo di insediamenti ebraici come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuoverne l’insediamento e il consolidamento

8) Calendario ufficiale

Il calendario ebraico è il calendario ufficiale dello Stato, e sarà affiancato dal calendario gregoriano come calendario ufficiale. L’utilizzo del calendario ebraico e di quello gregoriano sarà disciplinato dalla legge.

9) Giornata dell’Indipendenza e commemorazioni

A. La Giornata dell’Indipendenza è la festività nazionale ufficiale dello Stato.
B. La Giornata della Memoria per i Caduti in tutte le Guerre di Israele, per le vittime dell’Olocausto, nonché la Giornata del Ricordo dell’Eroismo, sono giorni di commemorazione dello Stato.

10) Giorni del riposo e Shabbath

Lo Shabbath e le festività di Israele sono i giorni di riposo fissati per lo Stato. I non ebrei hanno diritto a rispettare i loro giorni di riposo e le loro festività. I dettagli di questo tema saranno fissati dalla legge.

11) Immutabilità

Questa legge fondamentale non può essere emendata che da un’altra legge fondamentale, approvata dalla maggioranza dei membri della Knesset. (Traduzione a cura di Il borghesino)

Forse può essere interessante dare un’occhiata ad alcuni articoli della costituzione palestinese, tenendo presente che per “Palestina” o “terre palestinesi” non si intende Giudea-Samaria (“Cisgiordania”) e Gaza, bensì tutto il territorio di Israele.

Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello sradicamento dell’esistenza sionista, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina completamente liberata.  (Enfasi mia, qui, traduzione mia)

Tornando invece alle democrazie – democrazie autentiche, indiscusse, riconosciute come tali da tutti (la precisazione è d’obbligo, dato che per il signor Ovadia Salomone, in arte Moni – e non sghignazzino i veneti – “Arafat non è un terrorista e chi dice questo è un pazzo. Arafat è il democratico e legittimo rappresentante del suo popolo”), può essere il caso di dare un’occhiata qui.

E veniamo ora al nostro Cicciobello.

Barenboim: «Mi vergogno di essere israeliano»

La legge sullo Stato nazionale del popolo ebraico

«Oggi mi vergogno di essere israeliano»: lo afferma il direttore d’orchestra Daniel Barenboim con un polemico intervento su Haaretz in seguito alla approvazione alla Knesset della legge che qualifica Israele come «lo Stato nazionale del popolo ebraico». Il significato di quella legge, sostiene, è che «gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid». Barenboim sostiene che il parlamento ha tradito gli ideali dei Padri fondatori. Loro puntavano «alla giustizia, alla pace … promettevano libertà di culto, di coscienza, di lingua, di cultura». Ma 70 anni dopo, accusa, «il governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo». Barenboim conclude: «Non mi capacito che il popolo ebraico sia sopravvissuto duemila anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo».
(Il Messaggero, 24 luglio 2018)

Barenboim non si capacita e si vergogna. Non si capacita che Israele sia potuto sopravvivere duemila anni (in realtà sono molti di più), e quando un artista geniale non si capacita, non cerca di capacitarsi studiando e riflettendo un po’ di più, ma dà di piglio alla sua arte ed esprime ad alta voce il suo non aver capito niente. Poi aspetta gli applausi, che spesso, soprattutto quando si parla male di Israele, non tardano a venire. Ma oltre a non capacitarsi, lui si vergogna. Non del fatto di non aver capito niente, ma di essere israeliano. Nessuno gli dica che probabilmente in Israele sono molti di più quelli che si vergognano di lui.
Marcello Cicchese

E mi viene bene di riproporre questa cosetta a quattro mani fatta un po’ di anni fa.

LETTERA APERTA A DANIEL BARENBOIM

Stimatissimo e veneratissimo Maestro,
abbiamo appreso con dolore, con mestizia e anche, dobbiamo dirlo, con un po’ di vergogna, che un deplorevolissimo attacco mediatico è stato scatenato contro di Lei da parte di vari personaggi israeliani e anche da parte di altri ebrei del mondo libero. Questo è ciò che ci ha spinti a scriverLe questa lettera aperta, che cercheremo di pubblicizzare il più possibile: esprimerLe la nostra totale, incondizionata solidarietà. E la nostra sconfinata ammirazione per tutto ciò che Lei sta facendo, per la Sua coraggiosa opera a favore del meraviglioso popolo di Gaza, non ultimo mettendo a disposizione di questo popolo generoso la Sua sublime musica – tutte qualità, queste del popolo di Gaza, che i Suoi nemici non vogliono riconoscere. Che dire, per esempio, del fatto che da cinque anni stanno ospitando quel sionista, Gilad: cinque anni, cinque anni che gli provvedono vitto e alloggio e mai, mai una volta in cinque anni hanno chiesto un centesimo di rimborso spese? E sì che ne avrebbero bisogno, di contributi: basti pensare a quel missile teleguidato che hanno tirato sullo scuolabus: duecentoottantamila dollari per eliminare un unico, giovanissimo nemico! Quanti miliardi ci vorranno prima di liberare la Palestina dal fiume al mare? Eppure quelle anime generose continuano a ospitare il sionista completamente gratis! E i compatrioti di quel loro ospite cosa fanno invece di ringraziarli? Li criticano. E criticano Lei che generosamente si esibisce, immaginiamo gratis, di fronte a loro e di fronte agli eroici combattenti di Hamas che si dedicano senza risparmio alla loro lotta di liberazione – e sembra che la Sua presenza sia stata foriera di benefici effetti, visto che subito dopo Hamas e Fatah hanno trovato la forza di mettere una pietra sopra alle loro quotidiane carneficine reciproche occasionali piccoli dissidi e decidere uno storico accordo per combattere uniti contro l’unico vero, eterno nemico comune. Abbiamo saputo che questa volta, in questa Sua magnanima spedizione di pace, non ha potuto dirigere la Sua orchestra storica, la Divan – pare che ci fosse qualche difficoltà a far entrare nella Striscia i musicisti israeliani – ma ciò che conta è il risultato, no? E il risultato indiscutibile è stato l’entusiasmo di Hamas. Lei è talmente bravo, Maestro, da occultare persino i Suoi difetti congeniti: “Non sapevo che fosse ebreo”, pare abbia infatti detto un ragazzo palestinese per giustificare la propria presenza al concerto. Ed è vero: Lei è talmente bravo, talmente buono, talmente generoso, che non sembra neppure ebreo. E tanta è la nostra ammirazione per Lei che ci permettiamo di darLe due consigli: stracci il suo passaporto israeliano, Maestro: quegli ingrati sionisti non La meritano, non meritano di avere un concittadino come Lei. E si converta il più presto possibile alla religione di pace: non vorremmo davvero che ci dovesse capitare, dopo avere pianto il povero Juliano Mer-Khamis e il povero Vittorio Arrigoni, che ai loro e Suoi comuni amici avevano dedicato tutta intera la propria vita, di ritrovarci a piangere anche Lei.

Barbara Mella
Emanuel Segre Amar

07/05/2011

Sì, direi che ci sta proprio bene.

barbara

USO SPROPORZIONATO DELLA FORZA

Condanne

Tra cento milioni di anni, quando l’umanità si sarà ormai estinta da tempo immemorabile – niente è eterno, per fortuna -, una civiltà di extraterrestri scenderà sulla Terra, scoprirà il nostro mondo scomparso e, mossa da curiosità, inizierà a studiarlo. E si produrranno così ricerche, libri, documentari, tesi di laurea sulla vita dei terrestri.
Un giorno un professore di logica e linguaggio terrestre chiamerà a colloquio un suo laureando, incaricato di svolgere un elaborato sul tema: “Condanne dell’uso sproporzionato della forza”. Il professore chiederà informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori:
“Allora, come procediamo?”
“Spero bene, Prof., sono un po’ indietro, ma spero di laurearmi in tempo. Seguendo il Suo consiglio, ho fatto una ricerca su tutte queste strane condanne, che i terrestri facevano a cadenza ritmica, denunciando questo presunto uso sproporzionato della forza, chiedendo il rispetto della proporzionalità. Nessuno, pare, ha mai capito che senso avessero, a cosa servissero, spero di trovare qualche risposta.”
“Quante condanne hai trovato?”
“Molte, Prof., anche se, certamente, ancora di più sono andate distrutte.”
“Allora, forse, l’argomento è troppo impegnativo, non ce la farai a laurearti in tempo, se devi leggere tutte queste condanne…”
“Questo non dovrebbe essere un problema, Prof., perché le condanne, in realtà, sembrano tutte uguali. Dicevano sempre la stessa cosa: condanniamo l’uso sproporzionato della forza, condanniamo l’uso sproporzionato della forza ecc. ecc.”
“Ma hai capito che cosa sarebbe, secondo loro, un uso proporzionato? Da noi non esiste un concetto analogo, pare.”
“Non è proprio chiaro, sembrerebbe voler dire questo: se due litigano, e uno dà una botta all’altro, quello che è colpito deve rispondere in modo proporzionale. Chi riceve la botta, ne deve restituire solo una, non due.”
“Strano, da noi questo non c’è mai stato, i terrestri facevano così?”
“No, Prof., assolutamente mai, facevano sempre l’esatto contrario, per questo questa storia delle condanne suona strana. Un’ipotesi che sto contemplando è che, per un certo periodo, ci sia stato sulla terra un popolo grandissimo, potentissimo, fortissimo, che avrebbe angariato e vessato tutti gli altri, disarmati, piccoli e deboli, colpendoli di continuo. Per questo ci sarebbero state tutte queste condanne, come a dire: popolo grandissimo, potentissimo e fortissimo, fai un uso proporzionato della tua immensa grandezza, potenza e forza, per favore, non approfittarne per vessare di continuo tutti gli altri, che sono innocui, inermi e indifesi.”
“Interessante. Potrebbe trattarsi di uno di quei grandi imperi, forti e potenti, che hanno dominato per tanto tempo: quelli che si chiamavano, mi pare, babilonesi, persiani, romani… Hai controllato se c’è qualche riscontro?”
“Ho cercato, Prof., ma non ho trovato nessuna traccia di condanne nei confronti di questi qua, e neanche di tutte le altre grandi potenze venute dopo.”
“Ma allora, queste condanne all’uso sproporzionato della forza a chi si riferivano?”
“Non è chiaro, Prof., perché i documenti sono lacunosi, molte parole sono saltate… Ho trovato molte volte la frase ‘condanniamo l’uso sproporzionato della forza…’, ma non si capisce da parte di chi, nei confronti di chi.”
“Ma allora siamo in un vicolo cieco…”
“In verità, Prof., avrei trovato un piccolo frammento, da cui sembrerebbe potersi risalire al destinatario delle condanne… Solo un piccolo ritaglio, e danneggiato, ma potrebbe essere una traccia.”
“Ah, e cosa dice?”
“In realtà, è strano, ma, in questo frammento sembrerebbe che il destinatario delle condanne sarebbe stato un Paese piccolissimo, circondato da molti vicini, infinitamente più grandi e numerosi, che lo aggredivano continuamente…”
“Ma forse vuoi dire il contrario, ossia che i terrestri condannavano i molti vicini, grandi e potenti, per la loro aggressività verso il piccolo Paese…”
“No, Prof., il frammento sembrerebbe affermare proprio quello che ho detto: la condanna sembra essere rivolta solo contro il piccolo aggredito, non contro i numerosi grandi aggressori.”
“Ma sei sicuro?”
“Beh, così sembrerebbe dal documento.”
“Ma allora è impossibile, deve esserci uno sbaglio, una corruzione del testo. Senti, lascia stare, secondo me abbiamo sbagliato a scegliere questo argomento. È vero che i terrestri erano una civiltà primitiva, ma, a modo loro, una forma di logica, sia pure allo stato embrionale, ce l’avevano (come ho scritto in quel mio libro, avevano probabilmente conosciuto quello che noi chiamiamo il “pre-proto-pensiero”). Questa tua ipotesi, perciò, non regge, le condanne resteranno un quesito insoluto, forse erano dei messaggi cifrati in codice, che non ci è dato decrittare. Scegliamo un altro tema, ne ho uno per le mani molto interessante, sul valore del silenzio nel linguaggio dei terrestri. Ti piace?”
“Che vuol dire, Prof.?”
“Vuol dire che i terrestri, in genere, hanno dato il meglio di sé quando sono stati zitti. Si tratta di spiegare come mai, quando parlavano, dicevano, quasi sempre, fesserie, mentre, quando tacevano, sembravano più intelligenti. Ti va, come argomento?”
“Ottimo, Prof., grazie, Prof.”.

Francesco Lucrezi, storico, Moked, ‍‍23/05/2018

Meglio di così non si potrebbe dire. Poi, per completare il discorso, penso valga sempre la pena di rileggere questo pezzo di nove anni e mezzo fa parole in libertà.

barbara