NON È GAZA!

Questa foto,
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con questa didascalia,
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è stata pubblicata dall’UNRWA (sì, quella che fa finta di scandalizzarsi ogni volta che vengono trovati missili in scuole e asili da lei gestiti, o tunnel che ci passano sotto) nell’ambito della campagna per raccogliere fondi per i poveri poveri abitanti di Gaza stremati dal blocco e sempre a rischio di vedere distrutta la loro povera, piccola casa. In realtà la foto è stata scattata in Siria, nel pressi di Damasco, probabilmente nel 2014. E questo è ancora niente: la foto originale con la corretta indicazione geografica, datata 2014, era stata pubblicata… dall’UNRWA!
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(qui)

Dove si dimostra  che può davvero accadere che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra.

barbara

16 BAMBINI PALESTINESI RITROVANO L’UDITO

GRAZIE A DEI CHIRURGHI ISRAELIANI

Sedici bambini palestinesi affetti da sordità hanno potuto udire per la prima volta dopo un intervento chirurgico all’ospedale Hadassah Ein Kerem a Gerusalemme, hanno informato sabato degli organi di informazione israeliani.
Gli interventi, conosciuti come chirurgia dell’impianto cocleare, sono stati effettuati da alcuni medici nel corso degli ultimi mesi, riferisce il quotidiano israeliano Ynet.
La dottoressa Michal Kaufmann, che ha praticato gli interventi, ha dichiarato a Ynet che eseguire gli interventi è stato molto difficile a causa di “carenze logistiche”.
“Il ministero della Difesa ha richiesto molte autorizzazioni”, ha dichiarato, aggiungendo che “alcuni bambini sono arrivati senza cartella clinica e hanno dovuto essere sottoposti a vari esami sul posto”.
L’operazione consiste nell’introdurre un piccolo apparecchio elettronico inserito direttamente nel nervo uditivo cocleare nell’orecchio per stimolare il senso dell’udito, con l’aiuto di un microfono esterno in modo da trasferire poi i suoni nella parte interna dell’apparecchio permettendo al paziente di udire, spiega il dottor John Hopkins dell’ospedale Hadassah.
Benché il dispositivo non restituisca completamente la capacità uditiva, i pazienti sottoposti all’intervento sono finalmente in grado di recuperare la capacità di distinguere i suoni con l’aiuto di una terapia costante.
Le operazioni sono state condotte nel quadro di un programma del Centro della Pace Peres, fondato dal defunto presidente israeliano Shimon Peres, per i bambini palestinesi di Cisgiordania [Giudea e Samaria] e della striscia di Gaza.
Kaufmann ha definito il programma del Centro della Pace Peres “un progetto strepitoso” perché “offre a questi bambini l’occasione di uscire dal loro mondo di silenzio e di vivere normalmente e pienamente la loro vita.
“Questi bambini non potevano parlare prima dell’intervento, erano privi di qualunque sostegno. La chirurgia ha aperto il loro mondo, la capacità di comunicare e di prendere il volo… Noi siamo orgogliosi di avere potuto contribuire a un tale cambiamento nelle loro vite” ha concluso. (qui, traduzione mia)
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Come lo vogliamo chiamare? Razzismo ebraico? Apartheid israeliana? Scene da un genocidio? Fate un po’ voi: non c’è che l’imbarazzo della scelta.

barbara

LO STATO DI PALESTINA

Cioè quella cosa che non c’è. E il fatto che non ci sia è la causa di tutti i mali del mondo, di tutte le guerre, di tutto il terrorismo, di tutti gli sfracelli che si verificano in giro per il mondo, che se solo si decidessero a farlo nascere regnerebbe la pace universale e tutti gli uomini si abbraccerebbero e si amerebbero all’istante. Quello. E volete sapere perché non c’è? Ecco, guardate qui.
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E poi vi invito a leggere questo testo di Yair Lapid, precisando che Lapid è all’opposizione, vale a dire che non fa parte di quella compagine politica che le anime belle amano chiamare fanatici di estrema destra. Ecco il testo:

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui ora l’Italia fa parte, recentemente ha approvato una risoluzione che dichiara illegali gli insediamenti israeliani – compresa la nostra capitale Gerusalemme e la spianata delle Moschee, dove sorgeva il Tempio – e chiede a Israele di lasciarli. Quando i membri del Consiglio si sono resi conto che la decisione ha indignato la grande maggioranza degli israeliani, compresa l’opposizione, hanno fatto finta di non capire. «Non è una decisione contro Israele» ci hanno detto i capi di governo di diversi Paesi, «riguarda solo gli insediamenti». È come se Israele annunciasse il suo appoggio alla Lega Nord che rivendica l’indipendenza del Nord Italia. «Non è una decisione contro l’Italia» potremmo dire ai nostri amici italiani, «si tratta solo di Milano». Credo che perfino i simpatizzanti della Lega Nord ci direbbero che è una grave interferenza negli affari interni italiani. L’ambasciatore israeliano sarebbe convocato dal ministro degli Esteri italiano e cortesemente invitato a non immischiarsi più in argomenti di cui non sa nulla. Ed è proprio così che ci sentiamo. Ci sono molti ostacoli che bloccano il processo diplomatico tra Israele e i palestinesi. Quello centrale è che per almeno tre volte i palestinesi hanno rifiutato di accettare uno Stato che comprendeva il 90% del territorio. Se davvero volevano uno stato bastava dire: «Sì». Invece hanno detto «No». Perché? Perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu li ha convinti che non c’è motivo di fare uno sforzo per raggiungere un compromesso che porterà alla pace. Tutto quello che devono fare è dire «no» e le pressioni su Israele cresceranno ancora. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dimenticato che ogni volta che ai palestinesi è stata data l’opportunità di autogovernarsi hanno preferito ripiegare sul terrorismo. L’ultima volta è stato nel 2005 quando Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza senza lasciarvi nemmeno un soldato o un colono. I palestinesi hanno risposto eleggendo Hamas, un’organizzazione terroristica, e lanciando oltre 15 mila razzi sui civili israeliani. Se rivolgiamo lo sguardo a Nord, al nostro confine con la Siria, vediamo cosa accade ai Paesi che hanno perso il controllo della loro stessa sicurezza. Più di 400 mila persone sono state uccise in quella guerra civile e il Consiglio di Sicurezza si è limitato a esprimere educatamente il suo disappunto. Per qualche motivo il Consiglio di Sicurezza ha ritenuto più urgente attaccare Israele, un Paese che vuole la pace ed è ligio alla democrazia. Israele era, e rimane, intenzionato a cercare una soluzione diplomatica; semplicemente non vogliamo obbedire a ultimatum che arrivano dall’estero. I membri del Consiglio di Sicurezza probabilmente non si fanno problemi a mettere a rischio la nostra sicurezza ma se perdono la scommessa nessuno lancerà i prossimi 15 mila razzi sui bambini italiani. I bersagli saranno i bambini israeliani. I nostri figli. Per il futuro ci aspettiamo dall’Italia, nostra stretta amica e alleata, l’apporto di una voce più equilibrata e ragionevole in seno al Consiglio di Sicurezza. (La Stampa, 07/01/17, Traduzione di Carla Reschia)

Qualcuno ha detto che c’è un solo modo per far nascere lo stato di Palestina: obbligare i palestinesi con la forza ad accettarlo. Io, per la verità, conoscendo la loro ferrea determinazione a rifiutarlo, pronti da sempre a combattere fino alla morte per impedirne la nascita, sono convinta che non ci si riuscirebbe neanche in quel modo lì.

barbara

I BAMBINI DI GAZA GIOCANO

È il 7 luglio 2016, si celebra la festa di Eid al-Fitr, la fine del mese di digiuno di Ramadan. La celebrazione inizia con una preghiera il mattino presto, seguita da una visita alle tombe dei propri cari. Infine i bambini vanno a giocare: fanno i terroristi islamici, allineando contro un muro i loro amici e giustiziandoli. (qui)
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Non si allarga il cuore anche a voi, a vedere queste tenere creature che prima pregano e poi giocano? E, come noi giocavamo con le bambole per addestrarci a diventare mamme, e i nostri amichetti giocavano con le macchinine per addestrarsi a diventare meccanici, anche loro si allenano a diventare adulti responsabili e consapevoli dei propri doveri.
E poi leggi qui.

 barbara 

ASILI

Questo è un asilo israeliano.
asilo Israele
La scritta in ebraico dice: “Intorno al mondo, i bambini si danno la mano”. I bambini della classe hanno un tamburo tradizionale arabo chiamato dabuka, e sono fieri di mostrare che sanno contare in arabo. I simboli di varie città del mondo sono visti come centri di cultura e storia.
Questo invece è un asilo di Gaza.
asilo Gaza
Altre interessanti immagini le potete trovare qui, qui e qui. E non mancate di guardare – riguardare per gli amici di più vecchia data – quest’altra bellissima festa di fine anno in un asilo di Gaza festa Gaza.

barbara

RAMADAN IN UNA PRIGIONE A CIELO APERTO

Cosa dico prigione: campo di concentramento! Cosa dico campo di concentramento: campo di sterminio! Quello dove è in atto un autentico genocidio. Quello dove si sta perpetrando la soluzione finale del popolo palestinese. Quello dove è in corso la peggiore catastrofe umanitaria a memoria d’uomo. Quello in cui manca tutto e si muore letteralmente di fame. Quello. Nessuno di noi, credo, conosce l’arabo, ma penso che possiamo serenamente rinunciare a capire quello che dicono.

POST SCRIPTUM: sempre in tema di Ramadan può essere interessante dare un’occhiata a questo
Ramadan 21
POST POST SCRIPTUM: qualcuno mi saprebbe cortesemente indicare dove si trova la Valle delle Comunità Palestinesi Perdute nel corso del genocidio perpetrato dai sionisti? Grazie.

barbara