SE L’ONU SI È TRASFORMATO IN UNA GRANDE MOSCHEA

Mi sembra che questo articolo di Fiamma Nirenstein di qualche settimana fa, sia la cosa più adatta a commentare il post precedente.

Il Giornale, 19 febbraio 2016

L’ONU riesce sempre a farti sbarrare gli occhi nonostante ormai il suo catalogo sia classicamente impregnato di odio antioccidentale, ossessione antisraeliana, abbandono dei diritti umani. Anche stavolta la famosa esperta Anne Bayefsky ci accompagna nei corridoi dell’edificio vetrato ornato, a New York, di tutte le bandiere del mondo. Ma un’occhiata all’interno ci porterà nell’edificio dell’Assemblea generale, a uno stupefacente cumulo di tappeti da preghiera e anche a mucchi di scarpe.
La preghiera è certamente una bella cosa, ma dentro l’Onu sembra essere praticata pubblicamente (un po’ come si vide nei boulevard di Parigi, o in piazza del Duomo a Milano) soltanto da una fede anche oltre la sala da meditazione che era nata per ospitare qualsiasi fede. Fu creata nel 1957 con la supervisione dell’allora segretario Dag Hammarskjold che voleva “uno spazio in cui le porte possano essere aperte alle infinite terre del pensiero e della preghiera”. Adesso, lo spazio è prenotato dalle 11,45 alle 3:00 (l’ONU non dice da chi) ogni giorno. Le preghiere musulmane sono divenute così popolari che i tappetini e le scarpe strabordano anche sui percorsi turistici.
I cristiani, gli ebrei, gli indù, invece, ed è certo una loro scelta, non compaiono mentre la fede islamica ci tiene a mostrarsi dentro il Consiglio Generale. È una ricca presenza anche il Qatar che ha investito milioni in una sala tutta broccati e ornamenti d’oro che Ban Ki-moon ha definito “perfetta per negoziati dietro le quinte”. Tutto questo non è folclore: per quanto la religione debba essere sempre rispettata in quanto tale, tuttavia qui non si può fare a meno di considerarne l’espressione strabordante come un simbolo dell’intera vicenda onusiana.
L’Onu, nato nel dopoguerra per diventare il difensore dei diritti umani contro la violenza e la dittatura dopo gli orrori passati, è stato poi divorato da logiche interne. La presenza strabordante di Paesi non democratici, soprattutto del blocco islamico (57 membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica) e dei cosiddetti “Paesi non allineati” (120) ha condotto a una sistematica demolizione dello scopo basilare delle Nazioni Unite, che ha 193 membri: è una pura questione matematica.
Così, per esempio, è stato sempre impossibile definire unanimemente il terrorismo, e possibile invece (sin dall’82) legittimare “la lotta dei popoli contro le occupazioni con tutti i mezzi a disposizione”, evitare la difesa delle persone omosessuali nell’ambito dei diritti umani, seguitare a far circolare l’idea che la Carta islamica dei diritti, in cui le donne sono discriminate e la sharia auspicata, sia una valida sostituta per quella approvata dalle Nazioni Unite, fare di Israele uno Stato canaglia con mille invenzioni pazzesche, e rendere un Paese che rappresenta lo 0,1 per cento della popolazione mondiale oggetto del 40 per cento circa delle risoluzioni dell’Assemblea e del Consiglio per i diritti umani, ignorare le grandi stragi, mettere Paesi come la Cina, la Libia, l’Arabia Saudita in posizioni preminenti nel Consiglio e in commissioni delicate e importanti come quelle per i diritti delle donne…
Insomma l’immagine di tutti quei tappeti e quelle scarpe è difficile da collocare in un ambito puramente religioso, quando pochi giorni fa Ban Ki-moon ha dichiarato che i quotidiani attacchi terroristici a Israele sono frutto della frustrazione causata dal ritardo di una ripresa delle trattative, mentre i giovani terroristi inneggiano alla Moschea di Al Aqsa e dichiarano su Facebook e ovunque possono il loro odio razzista per gli ebrei. Ma questo all’ONU non si dice, non si è mai detto, anzi, l’esaltazione della “causa palestinese” ne è uno dei maggiori oggetti di attivismo, mentre niente si fa per i milioni di vittime della corrente ondata di assassinii e di terrore in Medio Oriente.

E a questo sconfortante resoconto, non ho davvero niente da aggiungere.

barbara

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È ESAGERATO RIEVOCARE GLI ANNI TRENTA?

Ebrei messi al bando dal vertice dell’Unione Africana

Rifiutate le dichiarazioni programmatiche di sostegno da parte delle nazioni africane; i rappresentanti della Lega Araba esigono che siano mandati via gli “israeliani” per poter iniziare il summit.
La cerimonia di apertura del 23° vertice dell’Unione Africana di giovedì a Malabo stava per cominciare con la dichiarazione, da parte di un certo numero di Stati partecipanti, in sostegno dei tre ragazzi israeliani rapiti, finché il cattivo sangue non ha portato le tensioni allo stato di ebollizione.
“Non avevo mai assistito a una tale forma di razzismo e di antisemitismo. Siamo stati umiliati”, hanno dichiarato alcuni degli ebrei presenti, i quali hanno lasciato la Guinea Equatoriale di fretta, dopo aver anticipato il loro volo.
«Tutto è iniziato quando uno dei delegati arabi, dall’Egitto, ci ha avvicinati a cena la sera prima dell’apertura, chiedendoci cosa facessero qui, indicando gli uomini che indossavano la chippà”, ha detto l’imprenditrice israeliana Yardena Ovadia, che aveva organizzato l’invito della delegazione ebraica al summit.
Ovadia, che ha stretti legami con il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang, ha detto di aver spiegato al delegato che lei e i suoi amici erano ebrei provenienti dagli Stati Uniti, ma non israeliani. Il giorno seguente, i rappresentanti della Lega Araba si sono rifiutati di entrare nella sala fino a quando tutti gli ebrei (o come li chiamavano loro, la “delegazione israeliana”) non fossero andati via.
“Eravamo già seduti nella sala conferenze”, ha detto Ovadia. “quando i capi della Lega Araba hanno annunciato il boicottaggio della conferenza fino a quando la ‘delegazione israeliana’ nono fossa andata via. Abbiamo dichiarato ufficialmente che siamo Americani e non Israeliani, ma non è servito a nulla.”
“C’era una rappresentante del Congresso degli Stati Uniti con noi. Era scioccata e ha detto che seguirà una dichiarazione ufficiale del governo”, ha aggiunto Ovadia.
Quattordici delegati della delegazione della Conferenza dei presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane si sono alzati e hanno lasciato la sala, e la cerimonia di apertura è stata posticipata di un’ora.
Era in programma la partecipazione del presidente palestinese Mahmoud Abbas, ma questi si è fatto sostituire dal suo vice. Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon era nella hall, così come il presidente egiziano al-Sisi, nonché il primo ministro spagnolo, quattro ministri iraniani, e di altri dignitari stranieri.
Lo scontro con la “delegazione israeliana”, è stato avviato dal presidente della Mauritania.
Il rappresentante dell’Autorità palestinese, ha detto nel suo discorso al vertice che gli ebrei hanno sperimentato un olocausto, ma che attualmente stavano istigando un olocausto contro il popolo palestinese. Una dichiarazione rilasciata dal capo della delegazione ebraica ha detto che nessun orecchio avrebbe potuto assorbire tali parole minacciose.
“Nel nostro hotel ci sono quattro ministri iraniani di alto livello”, ha detto Ovadia. “Sono stati molto cordiali fino al giorno dell’apertura del vertice. Poi ci hanno sbattuto la porta in faccia ingiustificatamente. Ciò non rimarrà senza risposta.”
Ha aggiunto: “Il presidente della Guinea Equatoriale ci ha chiamato per scusarsi personalmente e ha invitato la Conferenza dei presidenti di delegazione a una cena speciale, ma noi avevamo già riprogrammato il loro volo privato di rientro e già erano andati via.” (qui, traduzione FDD)


Gravissimo atto antisemita alla Unione Africana. ONU ed UE silenti

Quanto successo ieri al summit dell’Unione Africana che si teneva a Malabo, in Guinea Equatoriale, è davvero uno dei fatti di antisemitismo più gravi mai avvenuti nella storia della Istituzioni mondiali, non tanto per l’evidente manifestazione di antisemitismo alle quali ci si è fatta l’abitudine, quanto piuttosto per la sostanziale indifferenza dimostrata da ONU e rappresentanti europei.

L’antefatto

Una delegazione di ebrei americani era stata invitata al summit dell’Unione Africana dal Presidente della Guinea, ma quando la delegazione si è presentata è stata subito attaccata dalla delegazione della Lega Araba che si è rifiutata di entrare in sala fino a quando gli ebrei non se ne fossero andati. Alla Lega Araba si sono uniti anche alcuni stati africani e, naturalmente, l’Iran. Tutto questo nel più completo silenzio del Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Mon e dei tantissimi rappresentati dell’Unione Europea presenti. Solo pochi minuti prima durante l’apertura dei lavori il Presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang, aveva fatto una dichiarazione a sostegno dei tre ragazzi israeliani rapiti da Hamas.

Il seguito
Il rappresentante della ANP è arrivato a congratularsi per questa scelta in quanto, a sua detta, «gli ebrei hanno sperimentato l’orrore dell’olocausto ma stanno attuando un olocausto contro il popolo palestinese». Quando qualcuno gli ha fatto notare che un olocausto è lo sterminio di un popolo e che, solo nei territori contesi i palestinesi sono quintuplicati negli ultimi 20 anni e che quindi non c’è alcun olocausto, il rappresentante palestinese ha abbandonato l’aula.

Il vergognoso silenzio delle Istituzioni mondiali
Tutto questo è avvenuto nel completo e vergognoso silenzio delle maggiori istituzioni mondiali, a partire dall’ONU e dall’Unione Europea, quasi si trattasse di “silenzio-assenso”. Ormai le manifestazioni di antisemitismo e di odio verso Israele vengono sostanzialmente accettate e persino avvallate. Andrebbe ricordato a certi personaggi che ieri stavano allegramente pranzando insieme a un gruppo di “grandi violatori di Diritti Umani”, gente persino ricercata dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra e genocidio, che il 100% dei rappresentanti della Lega Araba rappresentano Stati in cui non esiste il concetto di Democrazia e di Diritti Umani. Ormai le istituzioni mondiali hanno perso anche l’ultimo barlume di dignità.
Claudia Colombo (qui)

Poi magari, volendo, ci sarebbe anche questo.

barbara