I MUSULMANI CANTANO

E gli ebrei ballano

Un po’ come qui, se vogliamo.
O come quando, nel 2011 l’ambasciata israeliana in Egitto è stata sanguinosamente attaccata, e gli israeliani sono andati davanti all’ambasciata egiziana e si sono vendicati così

barbara

A VOLTE CAPITA

Di sentirsi così (o di avere una gran voglia di esserlo…)

 

Jenny dei pirati

Questo è il testo della canzone che ha ispirato Dogville,
cantata da Polly ne L’Opera da Tre Soldi di Bertold Brecht e Kurt Weil.

Lor signori vedono: oggi sciacquo i bicchieri
e per tutti rifaccio il letto
E se mi danno un penny io ringrazio fra i denti
e son piena di cenci in un albergo di cenci
e loro non sanno chi sono

Ma una certa sera si udrà un vociare giù dal porto
e: che sono queste grida? si dirà
E io sorriderò in mezzo ai miei bicchieri
e diranno: perché ride? perché?
E una nave a otto vele
e cinquanta cannoni
alla fonda starà.

Mi dicono: va’, piccola, risciacqua i tuoi bicchieri
e qualcuno mi allunga un penny
E il penny viene preso e qualche letto vien rifatto
(ma nessuno potrà più dormirci quella notte)
e ancora di me non sanno niente

Perché quella sera ci sarà un parapiglia giù al porto
e: che cos’è questo subbuglio? si dirà
E io sorriderò dietro la mia finestra
e diranno: perché ride così?
E la nave a otto vele dai cinquanta cannoni
spara sulla città!

Oh, allora smetterete di ridere, signori,
perché tutto intorno a voi cadrà,
la città sarà spianata, le muraglie crolleranno,
solo un infimo alberguccio sarà immune da ogni danno
e diranno: ma lì, chi ci sta?

E tutta quella notte ci sarà un vociare lì d’intorno
e: perché l’albergo è salvo? si dirà
E al mattino mi vedranno sulla soglia
e diranno: guarda, c’era lei!
E la nave a otto vele
e cinquanta cannoni
il pavese alzerà.

E a mezzogiorno in cento discenderanno a riva,
li vedrete avanzare nell’ombra,
e prenderanno tutti, una porta dopo l’altra
e li incateneranno e me li porteranno
e diranno: chi dobbiamo ammazzare?
E a metà di quel giorno sarà silenzio al porto
quando chiedono: chi muore, adesso?
E allora la mia voce dirà: tutti!

(È passato quasi mezzo secolo da quando l’ho sentita per la prima volta: una folgorazione. Ah, la voluttà di quel “tutti”!)

barbara