UN BUON MOTIVO IN PIÙ PER DETESTARLO

E diffidarne. E se possibile boicottarlo. Sto parlando del signor Jair Bolsonaro, anzi, per la precisione, Jair Messias Bolsonaro, dove per Messias è da intendere esattamente ciò che pensate si debba intendere, nuovo presidente del Brasile. Perché il signor Jair Messias Bolsonaro, eletto con quasi il 56% dei voti, non solo è di estrema destra, non solo è fascista, non solo è sessista, non solo è razzista, non solo è sovranista che figurati se quello può mancare, non solo è un tale sacco di bruttissime cose che non provo neanche a elencarle che uno quasi non ci crederebbe ma se lo dice gente seria come questa bisognerà che sia vero per forza, ma è anche la quintessenza dell’abominio supremo: è pro Israele! Siete scioccati? Traumatizzati? Cercate di riprendervi in fretta, perché adesso arriva una bordata ancora più grossa: vuole portare l’ambasciata a Gerusalemme!! Vero che lapidarlo sarebbe il minimo?

E magari ci molla anche Cesare Battisti.

barbara

Annunci

E TORNIAMO AI TEMI CALDI DI ISRAELE E DINTORNI

Entrambi ripresi da Informazione Corretta. Il primo è di Ugo Volli, che ci invita a riflettere su alcune questioni da quasi tutti trascurate, quando non del tutto ignorate.

La stranezza più strana
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
strane cose stanno accadendo nel mondo palestinista e dei loro sostenitori. Vale la pena di pensarci un po’, per non farsi sorprendere dagli eventi.
La prima stranezza è la malattia di Mohammed Abbas, il dittatore dell’Autorità Palestinese. E’ stato ricoverato tre volte in ospedale nell’ultima settimana, ufficialmente per “un’operazione all’orecchio” non si capisce dovuta a quale patologia (se vi interessano le possibilità più comuni, qui c’è un elenco: http://www.otorinolaringoiatria.org/ORL/Nuovo%20sito/AU%20otosclerosi,%20cofochirurgia%202.html). Il 22 febbraio si era fatto fare un “normale check up” all’ospedale di Baltimora. Ha 83 anni un fumatore compulsivo e sovrappeso, ha subito interventi al cuore e alla prostata, sembra che abbia una polmonite (ma non ci sono comunicati ufficiali, tutte le notizie vengono da voci, come nell’Unione Sovietica di Breznev). Comunque al momento in cui scrivo è ancora ricoverato in ospedale, benché “lucido” (https://www.timesofisrael.com/abbas-still-in-hospital-but-doing-well-palestinian-health-official-says/). E si è sempre rifiutato di nominare un successore, facendosi di recente rieleggere capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, anche se il suo mandato quadriennale come presidente dell’Autorità Palestinese è scaduto da più di nove anni (gennaio 2009) e si è sempre rifiutato di tenere nuove elezioni. Non è detto che muoia questa volta, naturalmente, ma è difficile pensare che abbia vita lunga. Che cosa accadrà dopo non lo sa nessuno. E chiaro che Hamas si sta giocando tutte le carte per prenderne il posto, ed è altrettanto chiaro che Israele non è disposto ad accettare un colpo di stato a Ramallah. La cosa bizzarra è che nessuno parla di questo problema. Anche la notizia del ricovero è stata data quasi solo dalla Stampa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=70697).
Seconda stranezza e secondo silenzio dei media. Avete sentito parlare del campo profughi di Yarmouk? E un quartiere alla periferia di Damasco che fino a qualche mese fa conteneva oltre 100 mila palestinesi o dichiarati tali dall’AP e dall’UNRWA. Attualmente è sotto bombardamento da parte delle forze governative che cercano di riprenderne il controllo, ci restano alcune migliaia di persone, i morti palestinesi sono stati almeno 10 mila: una catastrofe umanitaria enorme (https://www.jpost.com/Middle-East/Catastrophic-destruction-as-Syrian-regime-pounds-Palestinian-refugee-camp-557901). Ma nessuno ne parla, come nessuno parla in generale delle vittime degli attacchi russo-iraniani e di Assad. Chissà perché.
La terza stranezza è il ruolo della Turchia. Occupante di metà del territorio di un paese dell’Unione Europea (Cipro), negazionista del genocidio armeno, autrice di provocazioni militari contro la Grecia, la Turchia di Erdogan sta conducendo una guerra imperialistica contro i Curdi in Siria e Iraq, di proporzioni minori di quella iraniana, ma pur sempre un’invasione. E appoggia rumorosamente Hamas, minacciando una forza di spedizione a Gerusalemme. Anche qui, non siamo ai livelli dell’Iran, ma la strada è quella. Di recente la marina turca ha fermato con la minaccia delle armi navi italiani dell’Eni incaricate di esplorazioni petrolifere da Cipro: un vero e proprio atto di pirateria, di cui nessuno ha parlato. E’ una generica impunità islamista o più specificamente il privilegio che spetta ai filo-palestinisti? Non lo so, ma vale la pena di chiederselo.
Infine la stranezza di cui si è parlato troppo, Gaza. A tutte le persone intellettualmente oneste è chiaro che si è trattato di un tentativo di invasione e attacco terroristico mascherato da manifestazioni “popolari” i cui partecipanti erano un po’ pagati, un po’ obbligati a fare gli scudi umani. Lo ha ammesso anche Hamas che si trattava di operazioni “militari” (cioè terroristiche) coperte dalle sue armi e che la grande maggioranza dei morti erano suoi “militanti” (cioè terroristi). Sono usciti i film, la foto, le dichiarazioni che non vi riproduco qui per evitare la saturazione. E allora perché la stampa, i politici e anche i papi non hanno voluto dire questa evidente verità? Anche qui io la mia idea ce l’ho, si chiama antisemitismo. Ma non ditelo ai giornalisti italiani, ai politici della sinistra, al Vaticano, al presidente francese e a tanti altri. Perché l’antisemitismo contemporaneo vuole sì comportarsi da antisemita, ma ne rifiuta con sdegno l’etichetta. E se mi permettete, questa è la stranezza più strana di tutte.

Il secondo pezzo che propongo è di Deborah Fait.

Siamo circondati: le parole di Gramellini e la ‘Terra Santa’ di papa Bergoglio
Commento di Deborah Fait

“Le parole della settimana”, conduttore Massimo Gramellini.
Domenica 20 maggio.
Ultimi 5 minuti della trasmissione.

Come dicevo, siamo circondati, non c’è giornalista, non esiste intellettuale che non condanni e denunci la perfidia di Israele che spara a raffica sui poveri angioletti palestinesi, quei giocherelloni che in fin dei conti lanciano solo qualche bombetta, distruggono la terra bruciando decine di migliaia di copertoni e fanno svolazzare degli aquiloni. Si è vero, gli aquiloni, che oltre ad essere disegnati con delle svastiche (simbolo di quello che è Hamas), sono adornati di bombe incendiarie, particolare insignificante di cui nessuno parla. Meno male che ogni tanto gli italiani sono, come dire, un po’ distratti dalle elezioni e dal totopremier. Se non avessimo questi pochi minuti di tregua, il linciaggio di Israele da parte di questi adoratori della religione della sinistra, il propalestinismo, ci bombarderebbe h24. Ho letto da qualche parte sul web che Enrico Mentana ha definito “imbecilli” tutti quelli che hanno protestato per le sue esternazioni alla radio, tipo definire i soldati di Israele “uomini armati con la stella di Davide” oppure che Israele è nata come premio di consolazione per la Shoah. Io ne ho scritto addirittura un articolo quindi faccio, orgogliosamente, parte degli imbecilli.
Quello che lascia interdetti di questi “grandi” della disinformazione è la boria che hanno, è il non saper chiedere scusa per gli errori, voluti o non voluti, che fanno. Quello di Mentana sulla Shoah e la conseguente nascita di Israele è una menzogna talmente madornale, smentita dalla storia, che il giornalista avrebbe dovuto sentirsi obbligato a chiedere umilmente scusa. Invece, per lui, siamo degli imbecilli! Grazie, altrettanto! Bene, continuando la lunga lista dei conduttori televisivi incapaci di vedere al di là dei loro nasi e di uscire dalla prigione mentale del filopalestinismo a tutti i costi, arriviamo a domenica 20 maggio con la trasmissione settimanale “Le parole della settimana” condotto da Massimo Gramellini. Programma noioso che personalmente non guardo mai ma che mi è stato segnalato da una gentile lettrice di informazionecorretta. Gramellini ha aspettato gli ultimi 5 minuti della trasmissione per tirare la sua sciabolata al cuore di Israele. E cosa poteva coinvolgere di più il pubblico se non la storia di una bambina palestinese morta, secondo lui e tanti altri, a causa dei lacrimogeni del cattivo Israele? Ma sentite come l’ha raccontata questo campione di tiralacrime targato RAI Radio Televisione Italiana. “La bambina era a casa, poi la mamma l’ha lasciata a uno zio per correre al confine dove si svolgevano gli scontri (è normale, vero, che una madre lasci a casa una neonata malata per andare a tirar bombe molotov contro Israele! Boh!). Siccome la bambina piangeva -continua il Gramellini con espressione funerea- lo zio l’ha presa ed è corso anche lui al confine dove la bambina ha respirato il gas dei lacrimogeni israeliani”
Dunque, come pare sia normale che una mamma lasci una figlia neonata e malata di cuore…. (secondo la versione israeliana…dice..quindi non credibile?) a casa con un parente per correre a fare la guerra, è altrettanto normale che questo zio prenda la bimba e corra anche lui sul luogo degli scontri? A questo punto mi chiedo come sia possibile che un giornalista, se dotato di senso critico, non si renda conto delle cazzate che dice. E poi, perché la bambina dovrebbe essere morta a causa dei lacrimogeni e non a causa del muro di fumo nero provocato da migliaia di copertoni bruciati che tutti hanno visto in Tv, Gramellini escluso? I medici palestinesi hanno parlato di gravi problemi al cuore, infine è uscita la verità, la morte è stata indotta per avere i soldi promessi da Hamas per ogni martire. Quale miglior martire di una bambina di otto mesi che tanto sarebbe comunque morta di suo? Insomma, un giornalista, anziché indignarsi per il cinismo e la barbarie di certi genitori, cosa fa? Espone alla vista di un pubblico pronto a bere ogni panzana purché contro Israele, una gigantografia stile caravaggesco, evidentemente manipolata con photoshop, nelle luci e negli abiti rosso fuoco della “supposta” mamma, definita “come una madonna” dal giornalista. “Passa differenza tra un numero e un essere umano” conclude Gramellini. Verissimo. La cosa strana è che quando vengono ammazzati bambini ebrei, sia in Israele che in Europa (ricordiamo i tre bambini della scuola ebraica di Tolosa ammazzati da Mohammad Merah con un colpo di pistola in testa), non ricevono nemmeno l’onore di essere nominati nei telegiornali.


Papa Bergoglio

Lasciamo Gramellini per finire con Papa Bergoglio che nell’omelia della messa di Pentecoste si è messo a citare gli Atti degli Apostoli in cui si parla di “una strada deserta, da Gerusalemme a Gaza” e ha aggiunto “Come suona doloroso questo nome. Lo Spirito Santo cambi i cuori e porti pace in Terra Santa”. Vorrei dire al Papa che pronunciare la parola Israele non gli dovrebbe procurare una sincope. Possibile che non ci riesca? Non vuole dirla a causa della sua evidente avversione per lo stato ebraico o per paura di offendere i suoi amici e fratelli musulmani? Israele, Bergoglio, si chiama Israele, non mi stancherò mai di dirglielo. Da più di un mese i terroristi di Gaza hanno attaccato Israele, non un’ immaginaria e inesistente terra santa. Non è una parolaccia, Bergoglio, è il nome di una nazione democratica che i suoi amici e fratelli musulmani vogliono eliminare dalla carta geografica. Si chiama Israele e io mi permetto di pretendere che lei rispetti quel nome.

Ogni tanto trovo in qualche blog citazioni di Gramellini presentate come profondissime perle di saggezza: a me sembrano regolarmente banalità al cubo, cazzatine degne di un bambino un po’ tonto di seconda elementare,  scemenze meno saporite di un martello da maniscalco, prodotte da un emerito coglione. Non mi ero sbagliata nel giudicare il soggetto. Quanto al signor Bergoglio, ormai non c’è più da sorprendersi di niente.
A Gerusalemme, comunque, alla faccia dei nemici che vivono di odio e sputano fiele a tempo pieno, dopo quella americana è stata inaugurata l’ambasciata del Paraguay.

barbara

DIETRO LE QUINTE DELL’EUROFESTIVAL E DAVANTI ALLE QUINTE DEL MEDIO ORIENTE

Succede dunque che venerdì sera 11 maggio, i gazassassini incendiano il nastro trasportatore Agriagat sul lato di Gaza di Kerem Shalom, l’unico valico attraverso il quale passano merci e attrezzature (cibo, medicinali e ogni genere di beni) ogni giorno dell’anno.

Il costo del nastro trasportatore è di 23 milioni di Shekel (pari a oltre 5 milioni di €). Oltre a disperdere le merci, hanno anche bruciato il complesso per carburante da 8 milioni di €, attraverso il quale viene trasferito a Gaza carburante per far operare, tra l’altro, gli ospedali. E che cosa denunciano le anime belle? La “rappresaglia” di Israele che per punirli gli ha chiuso, poverinipoverini, l’unico valico di passaggio delle merci [l’unico? E l’Egitto? E, a parte questo, perché non si procurano le merci lavorando, come fanno tutti gli altri sette miliardi e mezzo di abitanti della Terra?] con la scusa dei danni provocati dagli incendi («è stata decisa ufficialmente a seguito dei “danni e degli incendi provocati dalla parte palestinese del valico da decine di manifestanti incitati da Hamas”, ha dichiarato l’esercito israeliano nella Striscia di Gaza». [Ehm… decine? E lo ha detto proprio “l’esercito israeliano”? – Carino poi questo esercito che dichiara come un sol uomo – Sicuri sicuri che abbia detto proprio così? Perché qui dice che erano 15.000 – QUINDICIMILA -: vogliamo trovarci almeno a metà strada?])

Vabbè, poi va in onda l’Eurofestival, e guardate un po’ quali direttive vengono impartite:
eurofestival
Come ci informa Il Borghesino, “Amichai Stein, il corrispondente israeliano da Lisbona, ha inoltrato via Twitter un documento, che rivela come gli organizzatori abbiano imposto ai giornalisti dello stato ebraico di non pronunciare il nome della loro capitale durante la votazione. A differenza degli altri delegati, soltanto lo stato avrebbe dovuto essere menzionato; e non anche Gerusalemme”. Niente, non vogliono che Gerusalemme esista – non una Gerusalemme israeliana, per lo meno. Epperò, alla facciaccia loro e delle loro mene dietro le quinte, a Gerusalemme, quella che esiste, quella che è la capitale di Israele da un po’ più di tremila anni, in piena scena davanti alle quinte va in onda questo

e questo

(è incredibile: con la notevole difficoltà che ho, da sempre, a capire l’inglese parlato, quando parla quest’uomo non mi sfugge una sola parola).

E i palestinesi? Marionette obbedienti, attaccano. Un “popolo” fabbricato a tavolino negli anni Sessanta senza mai avere avuto una propria specifica lingua, una propria storia, una propria cultura, una propria tradizione, un proprio stato, decide che lo stato di Israele debba essere il suo stato, e che la capitale di Israele non sia la capitale di Israele bensì la propria, e in nome di questo delirio vanno all’attacco dei confini israeliani (cosa che, in base a ogni norma di diritto internazionale, rappresenta UN ATTO DI GUERRA a tutti gli effetti). Come ai tempi di Arafat, che in occasione degli scontri programmati faceva chiudere le scuole e organizzare autobus perché i bambini potessero andare a fare gli scudi umani davanti ai terroristi armati, sono state chiuse scuole, università, negozi affinché tutti fossero “liberi” di andare a protestare violentemente (pagandoli, a quanto sembra). Israele, come sempre, lancia volantini in arabo: “Non lasciate che Hamas vi usi cinicamente come suoi fantocci. State prendendo parte a scontri violenti che mettono a rischio la vostra vita. Hamas si sta approfittando di voi per nascondere i suoi fallimenti e minaccia il benessere vostro e delle vostre famiglie. L’esercito israeliano è pronto ad affrontare qualsiasi scenario e agirà contro ogni tentativo di danneggiare la barriera di sicurezza o colpire militari o civili israeliani”. Hamas, dal canto suo, invita gli israeliani ad andarsene: “Non rimanete, i palestinesi stanno sciamando senza freni, vi consigliamo di andarvene senza esitazione [come hanno fatto loro nel 1948, seguendo gli appelli dei loro dirigenti arabi? Ma veramente si immaginano che gli israeliani siano coglioni come loro?]. Gli aquiloni sono la punta dell’iceberg, quelli che resteranno sopporteranno tutte le conseguenze. Siete stati avvisati, attraverseremo il confine e raggiungeremo tutte le vostre comunità. Non moriremo da soli”. E invece sì, sono andati a farsi impallinare come tordi e sono proprio morti da soli. E le anime belle? Innanzitutto lamentano che – tenetevi forte, che questa è grandiosa davvero – adesso Gerusalemme è diventata la capitale di Israele. Diventata. Adesso. E trattandosi di un giornalista professionista è impossibile sospettare l’ignoranza, quindi si tratta proprio di tonnellate di malafede. E poi strillano come oche spennate, inorridiscono per la “strage” perpetrata dai perfidi giud israeliani che sparano sulla folla [tipo Bava Beccaris?] e si scandalizzano, inorriditi, che a Gerusalemme si festeggi mentre a Gaza si muore [tipo le SS che finito di infornare ebrei mettevano smoking e papillon e andavano alle feste con caviale e champagne?]. E che vi devo dire ragazzi? Inorridite, e che buon pro vi faccia. E, mi raccomando, evitate accuratamente di trascurare per un momento la propaganda e dare un’occhiata a qualche documento

(Abbatteremo il confine e strapperemo i loro cuori dai loro corpi)

Noi, intanto, ci godiamo la meravigliosa visione di questa targa
ambasciata
Ivanka ambasciata
barbara