SIGNOR CONTE, SI VERGOGNI

Il generale Cornacchione scrive una (dura) lettera al premier Conte

Sempre più evidenti frizioni e spaccature tra la componente M5S del governo e il mondo militare. Dopo il “caso Riccò” e le polemiche tra i ministri Salvini e Trenta circa l’impiego della Marina Militare nei compiti di contrasto all’immigrazione illegale (che hanno sollevato evidenti malumori tra i militari in servizio ed esplicite critiche da parte di ufficiali in congedo) sono state ieri le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a sollevare decise proteste.
Il ministero della Difesa rinuncerà all’ acquisto di 5 fucili e la somma risparmiata verrà impiegata dal governo italiano per sostenere una borsa di studio della World house, studentato internazionale di Rondine Cittadella della pace di Arezzo. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la sua visita a Rondine, dove ha accolto la proposta avanzata dal presidente della Cittadella, Franco Vaccari.
“Rinunciamo all’ acquisto di 5 fucili per sostenere le vostre iniziative. Pensate che sia stata una cosa facile? Non è stata una cosa facile. Lo abbiamo fatto a bilanci già approvati, a programmazione già avanzata. L’obiezione della Difesa è stata: ‘ Eh, ma ci saranno 5 dei nostri senza fucili’ . E io ho risposto: va bene, vorrà dire che andranno nelle retrovie a parlare di pace. Ringrazio il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, perché ha compreso subito l’importanza dell’iniziativa”
Questa la lettera aperta scritta in proposito dal generale di Corpo d’armata Giorgio Cornacchione, alpino, comandante del contingente dell’operazione Antica Babilonia in Iraq, poi alla testa del Comando Operativo di vertice Interforze e Consigliere Militare del Presidente del Consiglio (2012-2014)

Presidente,

ho appena visto, sul sito della Presidenza, il video del suo intervento a Rondine Cittadella della Pace (Arezzo) e Le esprimo tutto il mio disappunto. Mai avrei pensato di giungere a questo e di sentire il bisogno forte di manifestarlo pubblicamente, non fa parte della cultura di chi ha prestato -come me- giuramento alla Repubblica!
Ho servito in uniforme il mio Paese per quasi 44 anni. Avendo iniziato la professione militare negli anni ‘70, sono abituato da sempre a registrare le critiche e le avversioni da ogni parte politica alla mia scelta di servire in uniforme; me ne sono sempre fatto una ragione in quanto, come recita un nostro motto, “uso a obbedir tacendo”. Ma oggi no. Dopo aver visto il Suo sorriso e sentito le espressioni ironiche da Lei pronunciate, sto tradendo per la prima volta quel motto.
Io ho avuto l’onore, e il profondo dolore, di accompagnare in Italia dall’Iraq e dall’Afghanistan le bare di molti nostri caduti in quelle terre. Ho visitato e incontrato in ospedale e fuori tanti nostri feriti e mutilati in maniera grave e permanente, inchinandomi sempre davanti al loro senso del dovere, all’accettazione serena di ogni menomazione convinti e orgogliosi di averlo fatto per l’Italia. Non parlavano di guerra, non si esaltavano al ricordo degli scontri a fuoco, erano convinti -come me, loro Comandante- di aver fatto quello che il Paese voleva da loro, con paura certo, ma con grande coraggio!
Io penso che oggi Lei li abbia profondamente offesi, la sua frase detta sorridendo e sollevando le risate della platea “andranno nelle retrovie a parlare di pace” non può essere accettata, nemmeno in campagna elettorale.
Voglio chiudere con un riferimento personale. Nelle settimane scorse ero negli USA e mi è capitato più volte di qualificarmi come “veteran” ma italiano, senza grado o altre qualifiche, ogni volta venivo immancabilmente ringraziato -con mio grande imbarazzo- con la mano sul cuore per il servizio reso al mio Paese. Altra cultura, altro senso dello Stato espressi dai semplici cittadini che mi trovavo di fronte.

Generale di Corpo d’Armata (riserva) Giorgio Cornacchione, 152° Corso dell’Accademia Militare di Modena
già Consigliere Militare del Presidente del Consiglio (2012-2014) (qui)

Avrei qualcosina da dire anch’io, volendo, ma sapendo che le persone più sono stupide e più sono permalose e vendicative, e che le persone stupide e permalose e vendicative, quando sono in posizione di potere possono diventare pericolose, ho deciso che è meglio evitare.

PS: grazie signor Generale: tutta l’Italia onesta è con Lei.

Ah, stavo quasi per dimenticare: poi c’è anche quel fico del presidente della camera – chissà se da letto o da bagno – per il quale rubo le parole a Niram Ferretti

IL NUOVO 2 DI GIUGNO

Insomma dobbiamo ringraziare il Presidente della Camera Roberto Fico, lo stesso che, nel 2014, quando Israele era sotto attacco di Hamas, chiedeva che venissero interrotti i rapporti tra l’Italia e Israele perché lo Stato ebraico osava difendersi dai terroristi islamici, per averci svelato che cosa ci celebra realmente il 2 giugno.

Per anni avevamo creduto si trattasse della Festa della Repubblica, e anche l’anniversario della morte di Garibaldi. No.

La Festa della Repubblica è la festa dei rom e dei migranti.

Chissà se Fico, in dotazione M5S, in virtù della sua carica istituzionale potrà suggerire al partito di cui è membro di presentare un disegno di legge che riformuli il senso dell’anniversario, in modo che tutti gli italiani, finalmente sappiano ciò che per anni è stato loro celato.

In Vaticano, l’attuale pontefice, non potrà che plaudire.

barbara

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  1. Quella di conte (ometto volutamente maiuscole e titoli onorifici) è demagogia della peggiore specie, nei confronti della quale slogan classici dei pacifisti d’accatto del tipo ‘fate l’amore e non fate la guerra’ o ‘la guerra non ha mai risolto nulla’ ( a questa uscita sono solito rispondere di andarlo a chiedere ai Cartaginesi) suonano come il ‘Mein Kampf’…
    Se si guarda la cosa con un minimo di obiettività e un pizzico di competenza nel settore è facilissimo accorgersi che tutto il discorso non è altro che aria fritta (essendo ospite di una gentile signora non mi permetto di citare il giudizio di Fantozzi sul film ‘La corazzata Potemkin’ pur considerandolo perfettamente adeguato.
    – Si rinuncia a 5 fucili per finanziare una borsa di studio:
    quanto costi realmente un Beretta ARX160, l’attuale fucile d’assalto dell’esercito non è facile da quantificare: la versione civile costa qualcosa in meno di 2.000 euro, e ho letto che l’Albania ne ha acquistati 5.000 con munizioni a 10 milioni (il che fa ancora circa 2.000 euro a fucile). Poniamo che un ARX160 nuovo (di cui tra l’altro esistono varie versioni) di ultimo modello costi almeno il doppio e aggiungiamoci ancora 1.000 euro per prudenza e potremmo arrivare a 5.000 euro, quindi i 5 fucili ‘risparmiati’ porterebbero a un totale di 25.000 euro, non certo un capitale altrimenti introvabile.
    – Non è stata una cosa facile, perchè arriva a programmazione avanzata:
    Come no, i governi di tutto il mondo sono soliti tagliare ben di più cosette un pochetto più costose, come aerei o navi a ogni più sospinto e la Beretta si lagnerà se vende 19995 fucili invece di 20.000 (cifre ipotetiche)
    – ci saranno cinque soldati senza fucile:
    certo, perchè i fucili si acquistano senza alcuna scorta d’emergenza, così nel caso di armi danneggiate o altro i soldati sono costretti a tirare sassi ai nemici o a ricoprirli di improperi.
    Senza contare che, come in qualsiasi paese esistono scorte di armi delle generazioni precedenti. Nel peggiore dei casi questi militari utilizzeranno I ‘vecchi’ AR70/90, e gioverebbe anche ricordarsi che gli attuali avversari potenziali sono eserciti o gruppi paramilitari che usano armi ben più datate. Il ‘classico’ Kalashnikov è della fine degli anni Quaranta,e addirittura tanto nella ex Yugoslavia che in medio oriente sono riapparse armi della seconda guerra mondiale…

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    • Il calcolo sul prezzo, essendo nata e cresciuta circondata da armi, l’ho fatto anch’io. E tra l’altro ci sarebbe da chiarire che cosa esattamente si intende per “sostenere una borsa di studio”: per tutta la durata del corso di studi? Per un anno e poi ogni anno si scalano 5 fucili?
      Pienamente d’accordo su tutto il resto.

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    • Ottimo intervento; per il resto penso anche io che quella sia “demagogia spicciola” per preparare un cambio di cavallo in corsa, ovviamente per salvare l’italia, il mondo, la galassia dalla barbarie.
      Mi spiace dirlo ma a furia di lottare strenuamente contro un fascismo che esiste solo nella loro testa rischiano, seriamente, di trovarsi un fascismo “reale” nel paese.

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      • E’ quello che inevitabilmente succede, prima o poi, a chi si diletta a gridare al lupo quando il lupo non c’è. Il problema è che il lupo, poi, ce lo becchiamo anche noi che contro quei giochetti avevamo tentato di mettere in guardia.

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    • Vabbè, il mio presidente di commissione alla maturità si chiamava Cazzoso, poverino. Per non parlare di quelle povere signore che si chiamano Vacca. (Io però non ho mica capito perché la gente si diverta a dire cattiverie gratuitamente: ma fatevi almeno pagare, cazzo!)

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      • Poi è anche il mestiere che scegli di fare: ad esempio a Vercelli c’era un ginecologo che si chiamava Dr. Passera, mentre a Biella operava l’agenzia immobiliare del Geom. Crolla; a Pavia era famosissima l’impresa di pompe funebri dei F.lli Malattia, che aveva sede in via Massacra. Tutto vero!
        Indimenticabile anche l’Arcivescovo delle Filippine, cardinale Sin (l’Inglese è la lingua nazionale da qualche secolo).

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