IL J’ACCUSE DELLA MUSULMANA

Questo articolo è di tre anni e un mese fa.

Il grande j’accuse della musulmana Sonia Mabrouk

Roma. In un ritratto, Le Monde la chiama “l’anticonformista”. Ex redattrice di Jeune Afrique, Sonia Mabrouk è una musulmana tunisina e uno dei volti in ascesa del giornalismo televisivo francese, la star di “Public Sénat”. Cresciuta nel porto di Tunisi La Goulette, da piccola Mabrouk frequentava Habib Bourguiba, suo nonno era ministro e uno zio ambasciatore a Parigi. Ma nonostante questo milieu, la giornalista e scrittrice ha un motto inusuale: “Combattere il conformismo”.
Adesso Mabrouk pubblica il secondo libro da Plon, Dans son cœur sommeille la vengeance. Il cuore è quello dei convertiti francesi all’islam e la vendetta è quella che consumano contro la cultura occidentale. “Le nostre strade sono disseminate di soldati ma le nostre menti sono deboli” pensa Lena, protagonista del romanzo. Il suo alter ego è Amra, foreign fighter in Siria, che le dice: “Dubitate di tutto, anche di voi stessi. L’islam è molto più sicuro del vostro cristianesimo. La vostra società è senza fiato, tutto crolla, la civiltà marcisce dalla testa, come il pesce. E sarà sostituita. Le vostre chiese sono vuote. Vuote! Le trasformeremo in moschee. La vostra cultura si spegne, la vostra spiritualità si spezza, le vostre tradizioni spariscono”.
Amra lo ha imparato in carcere. “L’islam crescerà e conquisterà più territori, cuori e menti. Faremo molti bambini che brandiranno la religione con orgoglio. E finirete per convertirvi”. L’occidente, scrive Mabrouk tramite Amra, è in vendita. “Tutto. I vostri ideali, i vostri princìpi, le vostre terre. I vostri soldati si nascondono dietro gli schermi, bombardano da aerei sofisticati e non metteranno mai piede in terra nemica, spaventati. In questa guerra asimmetrica, sarete i vinti della storia”.
In una intervista al settimanale Valeurs Actuelles di questa settimana, Mabrouk spiega cosa l’ha spinta a scrivere il libro: “La civiltà sopravviverà se i valori cristiani saranno difesi” dice la giornalista franco-tunisina. Mabrouk non pensa sia finita. “C’è chi tende a vedere la civiltà cristiana come un’immensa fragilità. Credo che di fronte all’islam politico conquistatore, questa apparente fragilità diventi una forza. Qualcosa mi colpisce quando vedo le chiese in Francia: non sono affatto vuote! Vedo famiglie, bambini, sanno bene cosa ci stanno facendo lì. Per troppo tempo, i programmi televisivi hanno sostenuto i sostenitori dell’islam politico”. I terroristi hanno un vantaggio: “Sono capaci di morire per le proprie idee. Ma lo ha fatto anche Arnaud Beltrame (il poliziotto sgozzato dall’Isis a Trèbes, ndr) e mi ha profondamente segnato. Il movimento con cui la Francia ha acclamato quest’uomo dimostra che nulla è perduto. E incarna, con il suo gesto, un progetto spirituale inaudito e noi, nei media, non ne parliamo, abbiamo paura. Quando torno in Tunisia e sento il muezzin, mi succede qualcosa, non potrei spiegarlo, è irrazionale. Oggi parliamo di lotta al terrorismo, ma i mezzi non sono sufficienti. Nel libro, Lena lo comprende. Mi chiedo come possa farlo un paese”. Che se lo chieda una musulmana e non gli occidentali ci dice già moltissimo. Forse troppo.
Giulio Meotti,  13 mag 2018, qui.

Questo articolo è di un mese fa.

“Ogni due settimane in Francia nasce una moschea e scompare una chiesa”

“Una chiesa scompare in Francia ogni due settimane, bruciata, venduta, abbattuta”. È la conclusione agghiacciante di Edouard de Lamaze, presidente dell’Observatoire du patrimoine religieux di Parigi, l’organizzazione più importante che monitora lo stato dei luoghi di culto nel paese più travolto dallo choc di civiltà.Lamaze sta lanciando l’allarme sui media sulla scomparsa degli edifici religiosi in un paese noto come “la figlia maggiore della Chiesa”, da quando il re Clodoveo I abbracciò il cattolicesimo nel 496. L’appello di Lamaze è arrivato dopo che un incendio ha distrutto la chiesa di Saint-Pierre del XVI secolo a Romilly-la-Puthenaye, in Normandia, nel nord della Francia. L’incendio è avvenuto il 15 aprile, esattamente due anni dopo quello che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Oltre a spiegare che un edificio religioso scompare ogni due settimane – per demolizione, trasformazione, distruzione da incendio o crollo – Lamaze ha detto che “due terzi degli incendi nelle chiese sono dovuti ad atti dolosi. “Anche se i monumenti cattolici sono ancora avanti, una moschea viene eretta ogni quindici giorni in Francia, mentre un edificio cristiano viene distrutto allo stesso ritmo”, ha detto Lamaze. “Crea un punto di svolta sul territorio che dovrebbe essere preso in considerazione”. 
Lamaze dice anche che in media ogni giorno vengano presi di mira più di due monumenti cristiani. Nel solo 2018 sono stati registrati 877 attacchi a luoghi di culto cattolici in tutto il Paese. “Queste cifre sono quintuplicate in soli dieci anni”, ha detto Lamaze, osservando che 129 chiese erano state vandalizzate nel 2008. “All’inizio degli anni ’70, lo scrittore e giornalista Michel de Saint Pierre pubblicò un libro dal titolo ‘Chiese in rovina, Chiesa in pericolo’, in cui lanciava già l’allarme. Ma da allora la situazione è decuplicata, addirittura centuplicata”. 
Al di là dell’aspetto religioso, conclude Lamaze, è in gioco la cultura del paese, “perché questi gioielli di arte e architettura sono parte integrante dello spirito e della grandezza della Francia. E se continuiamo così, un giorno la nostra eredità sarà completamente distrutta. Perderemo tutto”. 
Nel 1904 Marcel Proust, l’autore di Alla ricerca del tempo perduto, agnostico, pubblicava un saggio che iniziava così: “Supponiamo per un istante che la religione cattolica sia spenta da secoli, che le tradizioni del suo culto siano perdute. Sole, monumenti fatti inintelligibili ma rimasti mirabili, di una fede obliata, sopravvivono le cattedrali, mute e dissacrate…”.
Nel 2021 non c’è bisogna di troppa immaginazione. Basta aprire gli occhi…
Giulio Meotti, 5 mag 2021.

Profetica da un verso, troppo ottimista dall’altro la giornalista musulmana. E non è questione di essere o non essere religiosi, essere o non essere credenti, e addirittura neanche di essere o non essere cristiani: è semplicemente un dato di fatto che solo il cristianesimo può salvare il mondo dalla catastrofe.

barbara

    • Lo escludo: l’imposizione dell’islam (corti islamiche a centinaia che dettano legge, no go zones in cui non entra neanche la polizia, donne pestate e stuprate per un centimetro di pelle in più e tanto altro ancora) è potuta avvenire unicamente per l’assenza di una controparte religiosa forte.

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