MA VOI NON AVRETE MICA PENSATO

che io possa aver fatto un viaggio in cui sia andato tutto liscio, vero? E infatti no, non è andato tutto liscio. Perché dunque io arrivo alla stazione, per una volta con calma e non, come al solito, arrivando mentre stanno annunciando l’arrivo del mio treno, e così con calma scendo, tiro giù le mie cose, chiudo la macchina, mi avvio, metto una mano in tasca e… non ho il cellulare. Dimenticato a casa. Non è una tragedia, comunque, perché di lì a mezz’ora c’è un altro treno. Che arriva proprio a filo con l’eurocity ed è per questo che non lo prendo mai, perché non voglio farmi il viaggio con lo stress se per caso dovesse fare qualche minuto di ritardo, però di fatto arriva sempre puntualissimo, e quindi posso prenderlo sicuramente senza problemi. E dunque torno alla macchina, ricarico le mie cose, vengo a casa, recupero il cellulare, risalgo in macchina vado alla stazione, parcheggio, ritiro giù le mie cose, entro, guardo il tabellone elettronico e… treno soppresso. Il mio, ovviamente. Con tutti i treni a disposizione che ci si potevano anche togliere lo sfizio di fare una soppressione di massa niente, proprio il mio dovevano andare a sopprimere. E così torno ancora una volta alla macchina, ricarico ancora una volta le mie cose e vado a prendere il treno a Bressanone, a una quarantina di chilometri. Cercando poi di ricordarmi come si arriva alla stazione (ci ero andata l’ultima volta esattamente vent’anni fa, che poi avevo ovviamente sbagliato strada e mi ero trovata in un casino da cui non c’era modo di uscire e mi sa che sarei ancora lì se non fosse arrivato provvidenzialmente a salvarmi un napoletano capitato chissà come tra i geli alpini, ma questa è un’altra storia – abbiate pazienza, lo sapete che io di storie ne ho tante). E una volta arrivata alla stazione cercare il parcheggio (arrivando, se non si sa dov’è, non lo si vede, bisogna fare tutto il giro per trovarselo alla fine davanti, e poi cercare un posto da infilare la macchina e poi farmi un mezzo chilometro dal buco finalmente trovato fino alla stazione e insomma vabbè, alla fine sono arrivata. Faccio le mie cose eccetera eccetera, ieri sera vado a letto, alle tre e mezza mi sveglio con uno di quei mal di testa che ti spaccano il cranio in due, stomaco terremotato, budellame in subbuglio, gambe che mi tremano, insomma un macello, e con quel macello poi arrivata mattina alzarmi, fare la valigia e partire, quattro ore di treno, scendo a Bressanone, recupero la macchina, mi faccio tre quarti di viaggio con la pioggia e un quarto con la neve, arrivo a casa e per prima cosa apro un cassetto, infilo una mano e caccio un urlo belluino: una siringa, per pura cattiveria, si era sfilata il cappuccio e si era girata in modo da trovarsi proprio proprio perpendicolare al palmo della mia mano e conficcarci dentro l’ago in profondità. Un’autentica perfidia. Poi non è successo altro, per il momento.
La pizza per Israele comunque è stata un autentico successo, eravamo in trentaquattro, uno più bello dell’altro.

pizza MI 1
pizza MI 2
Foto di Maurizio Turchet

barbara

  1. Bene! Basta non lasciarsi inquinare dagli inconvenienti..” come hai fatto..”
    e..come si vede il resto è stato piacevole ” come da programma ! ”

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