E TORNIAMO AI TEMI CALDI DI ISRAELE E DINTORNI

Entrambi ripresi da Informazione Corretta. Il primo è di Ugo Volli, che ci invita a riflettere su alcune questioni da quasi tutti trascurate, quando non del tutto ignorate.

La stranezza più strana
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
strane cose stanno accadendo nel mondo palestinista e dei loro sostenitori. Vale la pena di pensarci un po’, per non farsi sorprendere dagli eventi.
La prima stranezza è la malattia di Mohammed Abbas, il dittatore dell’Autorità Palestinese. E’ stato ricoverato tre volte in ospedale nell’ultima settimana, ufficialmente per “un’operazione all’orecchio” non si capisce dovuta a quale patologia (se vi interessano le possibilità più comuni, qui c’è un elenco: http://www.otorinolaringoiatria.org/ORL/Nuovo%20sito/AU%20otosclerosi,%20cofochirurgia%202.html). Il 22 febbraio si era fatto fare un “normale check up” all’ospedale di Baltimora. Ha 83 anni un fumatore compulsivo e sovrappeso, ha subito interventi al cuore e alla prostata, sembra che abbia una polmonite (ma non ci sono comunicati ufficiali, tutte le notizie vengono da voci, come nell’Unione Sovietica di Breznev). Comunque al momento in cui scrivo è ancora ricoverato in ospedale, benché “lucido” (https://www.timesofisrael.com/abbas-still-in-hospital-but-doing-well-palestinian-health-official-says/). E si è sempre rifiutato di nominare un successore, facendosi di recente rieleggere capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, anche se il suo mandato quadriennale come presidente dell’Autorità Palestinese è scaduto da più di nove anni (gennaio 2009) e si è sempre rifiutato di tenere nuove elezioni. Non è detto che muoia questa volta, naturalmente, ma è difficile pensare che abbia vita lunga. Che cosa accadrà dopo non lo sa nessuno. E chiaro che Hamas si sta giocando tutte le carte per prenderne il posto, ed è altrettanto chiaro che Israele non è disposto ad accettare un colpo di stato a Ramallah. La cosa bizzarra è che nessuno parla di questo problema. Anche la notizia del ricovero è stata data quasi solo dalla Stampa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=70697).
Seconda stranezza e secondo silenzio dei media. Avete sentito parlare del campo profughi di Yarmouk? E un quartiere alla periferia di Damasco che fino a qualche mese fa conteneva oltre 100 mila palestinesi o dichiarati tali dall’AP e dall’UNRWA. Attualmente è sotto bombardamento da parte delle forze governative che cercano di riprenderne il controllo, ci restano alcune migliaia di persone, i morti palestinesi sono stati almeno 10 mila: una catastrofe umanitaria enorme (https://www.jpost.com/Middle-East/Catastrophic-destruction-as-Syrian-regime-pounds-Palestinian-refugee-camp-557901). Ma nessuno ne parla, come nessuno parla in generale delle vittime degli attacchi russo-iraniani e di Assad. Chissà perché.
La terza stranezza è il ruolo della Turchia. Occupante di metà del territorio di un paese dell’Unione Europea (Cipro), negazionista del genocidio armeno, autrice di provocazioni militari contro la Grecia, la Turchia di Erdogan sta conducendo una guerra imperialistica contro i Curdi in Siria e Iraq, di proporzioni minori di quella iraniana, ma pur sempre un’invasione. E appoggia rumorosamente Hamas, minacciando una forza di spedizione a Gerusalemme. Anche qui, non siamo ai livelli dell’Iran, ma la strada è quella. Di recente la marina turca ha fermato con la minaccia delle armi navi italiani dell’Eni incaricate di esplorazioni petrolifere da Cipro: un vero e proprio atto di pirateria, di cui nessuno ha parlato. E’ una generica impunità islamista o più specificamente il privilegio che spetta ai filo-palestinisti? Non lo so, ma vale la pena di chiederselo.
Infine la stranezza di cui si è parlato troppo, Gaza. A tutte le persone intellettualmente oneste è chiaro che si è trattato di un tentativo di invasione e attacco terroristico mascherato da manifestazioni “popolari” i cui partecipanti erano un po’ pagati, un po’ obbligati a fare gli scudi umani. Lo ha ammesso anche Hamas che si trattava di operazioni “militari” (cioè terroristiche) coperte dalle sue armi e che la grande maggioranza dei morti erano suoi “militanti” (cioè terroristi). Sono usciti i film, la foto, le dichiarazioni che non vi riproduco qui per evitare la saturazione. E allora perché la stampa, i politici e anche i papi non hanno voluto dire questa evidente verità? Anche qui io la mia idea ce l’ho, si chiama antisemitismo. Ma non ditelo ai giornalisti italiani, ai politici della sinistra, al Vaticano, al presidente francese e a tanti altri. Perché l’antisemitismo contemporaneo vuole sì comportarsi da antisemita, ma ne rifiuta con sdegno l’etichetta. E se mi permettete, questa è la stranezza più strana di tutte.

Il secondo pezzo che propongo è di Deborah Fait.

Siamo circondati: le parole di Gramellini e la ‘Terra Santa’ di papa Bergoglio
Commento di Deborah Fait

“Le parole della settimana”, conduttore Massimo Gramellini.
Domenica 20 maggio.
Ultimi 5 minuti della trasmissione.

Come dicevo, siamo circondati, non c’è giornalista, non esiste intellettuale che non condanni e denunci la perfidia di Israele che spara a raffica sui poveri angioletti palestinesi, quei giocherelloni che in fin dei conti lanciano solo qualche bombetta, distruggono la terra bruciando decine di migliaia di copertoni e fanno svolazzare degli aquiloni. Si è vero, gli aquiloni, che oltre ad essere disegnati con delle svastiche (simbolo di quello che è Hamas), sono adornati di bombe incendiarie, particolare insignificante di cui nessuno parla. Meno male che ogni tanto gli italiani sono, come dire, un po’ distratti dalle elezioni e dal totopremier. Se non avessimo questi pochi minuti di tregua, il linciaggio di Israele da parte di questi adoratori della religione della sinistra, il propalestinismo, ci bombarderebbe h24. Ho letto da qualche parte sul web che Enrico Mentana ha definito “imbecilli” tutti quelli che hanno protestato per le sue esternazioni alla radio, tipo definire i soldati di Israele “uomini armati con la stella di Davide” oppure che Israele è nata come premio di consolazione per la Shoah. Io ne ho scritto addirittura un articolo quindi faccio, orgogliosamente, parte degli imbecilli.
Quello che lascia interdetti di questi “grandi” della disinformazione è la boria che hanno, è il non saper chiedere scusa per gli errori, voluti o non voluti, che fanno. Quello di Mentana sulla Shoah e la conseguente nascita di Israele è una menzogna talmente madornale, smentita dalla storia, che il giornalista avrebbe dovuto sentirsi obbligato a chiedere umilmente scusa. Invece, per lui, siamo degli imbecilli! Grazie, altrettanto! Bene, continuando la lunga lista dei conduttori televisivi incapaci di vedere al di là dei loro nasi e di uscire dalla prigione mentale del filopalestinismo a tutti i costi, arriviamo a domenica 20 maggio con la trasmissione settimanale “Le parole della settimana” condotto da Massimo Gramellini. Programma noioso che personalmente non guardo mai ma che mi è stato segnalato da una gentile lettrice di informazionecorretta. Gramellini ha aspettato gli ultimi 5 minuti della trasmissione per tirare la sua sciabolata al cuore di Israele. E cosa poteva coinvolgere di più il pubblico se non la storia di una bambina palestinese morta, secondo lui e tanti altri, a causa dei lacrimogeni del cattivo Israele? Ma sentite come l’ha raccontata questo campione di tiralacrime targato RAI Radio Televisione Italiana. “La bambina era a casa, poi la mamma l’ha lasciata a uno zio per correre al confine dove si svolgevano gli scontri (è normale, vero, che una madre lasci a casa una neonata malata per andare a tirar bombe molotov contro Israele! Boh!). Siccome la bambina piangeva -continua il Gramellini con espressione funerea- lo zio l’ha presa ed è corso anche lui al confine dove la bambina ha respirato il gas dei lacrimogeni israeliani”
Dunque, come pare sia normale che una mamma lasci una figlia neonata e malata di cuore…. (secondo la versione israeliana…dice..quindi non credibile?) a casa con un parente per correre a fare la guerra, è altrettanto normale che questo zio prenda la bimba e corra anche lui sul luogo degli scontri? A questo punto mi chiedo come sia possibile che un giornalista, se dotato di senso critico, non si renda conto delle cazzate che dice. E poi, perché la bambina dovrebbe essere morta a causa dei lacrimogeni e non a causa del muro di fumo nero provocato da migliaia di copertoni bruciati che tutti hanno visto in Tv, Gramellini escluso? I medici palestinesi hanno parlato di gravi problemi al cuore, infine è uscita la verità, la morte è stata indotta per avere i soldi promessi da Hamas per ogni martire. Quale miglior martire di una bambina di otto mesi che tanto sarebbe comunque morta di suo? Insomma, un giornalista, anziché indignarsi per il cinismo e la barbarie di certi genitori, cosa fa? Espone alla vista di un pubblico pronto a bere ogni panzana purché contro Israele, una gigantografia stile caravaggesco, evidentemente manipolata con photoshop, nelle luci e negli abiti rosso fuoco della “supposta” mamma, definita “come una madonna” dal giornalista. “Passa differenza tra un numero e un essere umano” conclude Gramellini. Verissimo. La cosa strana è che quando vengono ammazzati bambini ebrei, sia in Israele che in Europa (ricordiamo i tre bambini della scuola ebraica di Tolosa ammazzati da Mohammad Merah con un colpo di pistola in testa), non ricevono nemmeno l’onore di essere nominati nei telegiornali.


Papa Bergoglio

Lasciamo Gramellini per finire con Papa Bergoglio che nell’omelia della messa di Pentecoste si è messo a citare gli Atti degli Apostoli in cui si parla di “una strada deserta, da Gerusalemme a Gaza” e ha aggiunto “Come suona doloroso questo nome. Lo Spirito Santo cambi i cuori e porti pace in Terra Santa”. Vorrei dire al Papa che pronunciare la parola Israele non gli dovrebbe procurare una sincope. Possibile che non ci riesca? Non vuole dirla a causa della sua evidente avversione per lo stato ebraico o per paura di offendere i suoi amici e fratelli musulmani? Israele, Bergoglio, si chiama Israele, non mi stancherò mai di dirglielo. Da più di un mese i terroristi di Gaza hanno attaccato Israele, non un’ immaginaria e inesistente terra santa. Non è una parolaccia, Bergoglio, è il nome di una nazione democratica che i suoi amici e fratelli musulmani vogliono eliminare dalla carta geografica. Si chiama Israele e io mi permetto di pretendere che lei rispetti quel nome.

Ogni tanto trovo in qualche blog citazioni di Gramellini presentate come profondissime perle di saggezza: a me sembrano regolarmente banalità al cubo, cazzatine degne di un bambino un po’ tonto di seconda elementare,  scemenze meno saporite di un martello da maniscalco, prodotte da un emerito coglione. Non mi ero sbagliata nel giudicare il soggetto. Quanto al signor Bergoglio, ormai non c’è più da sorprendersi di niente.
A Gerusalemme, comunque, alla faccia dei nemici che vivono di odio e sputano fiele a tempo pieno, dopo quella americana è stata inaugurata l’ambasciata del Paraguay.

barbara

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ERRORI DA EVITARE

E a me rimane l’amara sensazione che con il mondo musulmano continuiamo a commettere errori che potremmo evitare. È sacrosanto quanto indispensabile l’appello a denunciare e isolare ambienti e personaggi che all’interno della propria comunità incitano allo jihadismo, o si sospetta che lo pratichino o che facciano proselitismo in tal senso. È sacrosanta quanto necessaria la condanna pubblica e la presa di distanza dagli assassini in nome di Allah. È un bellissimo gesto che i credenti delle tre grandi fedi monoteistiche si uniscano in momenti di raccoglimento di fronte a orribili gesti che spezzano centinaia di vite e spargono dolore e strazio in mezzo mondo. Ma è giusto, e quanto è giusto che il “potere mediatico/politico” – in buona fede – chieda e ottenga (contraddicendomi, dico per fortuna) il fortissimo gesto di una preghiera comune nelle chiese, davanti a immagini per noi inconcepibili in quanto tali? I rabbini lo farebbero? Gli ebrei osservanti lo farebbero? Di più, e qui sta il nodo, sarebbe giusto chiederglielo? Di fronte all’orrore jihadista io credo che molte regole di “normalità” possano e debbano essere rivisitate, però il dubbio che questi errori possano e debbano essere ridotti al minimo rimane forte.
Stefano Jesurum, giornalista
(4 agosto 2016, Moked)

“I rabbini lo farebbero? Gli ebrei osservanti lo farebbero?” No, signor Jesurum, non lo farebbero i rabbini e non lo farebbero gli ebrei osservanti. Neanche quelli osservanti al 10%: nessun ebreo pregherebbe di fronte a immagini, atto considerato idolatrico dall’ebraismo come dall’islam. E sa perché gli ebrei non lo farebbero? Perché nel loro Libro Sacro non hanno l’obbligo della taqiyya, la dissimulazione, il mentire sui propri sentimenti e sulla propria fede per meglio ingannare gli infedeli e diffondere la propria religione.
A parte questo mi piacerebbe chiedere: il signor Jesurum mi saprebbe indicare qual è stata l’ultima volta che i musulmani hanno accettato di pregare insieme agli ebrei? L’ultima volta che viene in mente a me è quella di due anni fa in Vaticano, in cui l’imam ha sonoramente preso per il sedere il signor Bergoglio pregando di fronte a lui per l’annientamento degli infedeli da parte dell’islam.
E poi una cosa bisogna proprio che la dica: bello quel mantra delle “tre grandi fedi monoteistiche”! Vero che riempie così bene la bocca? Bello soprattutto l’aggettivo. E così come, in altre circostanze, l’aggiunta dell’aggettivo mi induce a chiedermi se esista un piccolo raccordo anulare e un’aloe falsa, così ora il signor Jesurum mi induce a chiedere: quali saranno mai le piccole fedi monoteistiche?
Eh sì, caro signor Jesurum, ce ne sarebbero di errori da evitare, quanti ce ne sarebbero!
Qualche altra considerazione, meritevole di essere letta, la aggiunge un giovane commentatore della stessa testata.


Solidarietà e ipocrisia

Leggo con stupore e amarezza un passionale elogio all’evento di domenica in una chiesa di Roma in cui tre imam si sono recati a portare solidarietà dopo il terribile attentato a Rouen. Stupore, perché sarebbe bastato controllare e ci si sarebbe accorti che si è finito per fare pubblicità a chi, come uno dei tre Imam, parole senza equivoci sul terrorismo non le ha mai pronunciate. Anzi, intervistato da una televisione poco tempo fa, lasciava in bella vista una cartina da cui Israele era cancellata. Di fronte a questa particolarità un giornalista de l’Espresso ne chiese conto e la risposta fu netta: “per noi Israele non dovrebbe esistere.” Sempre a Roma era presente il rappresentante della comunità palestinese in Italia, che invece considera come propaganda sionista la verità storica del rapporto tra il Gran Mufti e Hitler. Così tanto per far capire chi sono i rappresentanti con cui i nostri intellettuali sognano di pregare insieme in chiese, sinagoghe e moschee aperti a tutti, credenti e non credenti. Forse per questo che non penso ci sia bisogno di preghiere condivise o di moderne forme di sincretismo. A prescindere che queste siano vietate dalla Torah e non andrebbero promosse quanto meno da noi nei nostri spazi, servirebbe solo quel poco di rispetto e lucidità per comprendere che di gesti eclatanti e televisivi non ne sentiamo il bisogno. Anzi, dietro certi gesti di solidarietà c’è da preoccuparsi perché si nasconde un’ideologia ipocrita e pericolosa.
Daniel Funaro
(4 agosto 2016, Moked)

Come dicevo: taqiyya allo stato puro (clic per ingrandire, rubato qui).

barbara

A PROPOSITO DI DON CICCIO PRIMO

in arte papa e delle sue esternazioni (non è una guerra di religione, tutte le religioni vogliono la pace e via delirando) viene alla mente quella battuta dell’amico don Stefano, parroco missionario ciellino: “A volte ho l’impressione che certi pacifisti porgano sì l’altra guancia ma non la loro, quella di qualcun altro” (per inciso, e del tutto OT – ma forse anche no – don Stefano è lo stesso che a proposito di certe non commendevolissime abitudini del cappellano militare dell’aeroporto di Padova ha commentato: “Vabbè, sempre meglio le signorine allegre che i ragazzini”). Se non fosse per il rispetto dovuto al ruolo di cui è investito, verrebbe da dire che il signor don Ciccio primo in arte papa fa il frocio col culo degli altri, ma dato il rispetto dovuto al ruolo di cui è investito, mi asterrò dal dirlo.
bergoglio
barbara

MA VOI LO SAPETE VERO

che i palestinesi muoiono di fame? Che tutto il mondo li ha abbandonati? Che bisogna combattere per attirare l’attenzione sulla loro tragedia vergognosamente ignorata e ristabilire la giustizia? Sì, vero, che lo sapete? (Se non sai l’inglese non preoccuparti: guarda le figure e vedrai che capirai abbastanza lo stesso).

Poi volendo ci sarebbero anche tutti quei cristiani ridotti a brandelli in Pakistan che però non lo sappiamo mica chi sia stato, perché se si sapesse il signor papa avrebbe sicuramente denunciato a chiare lettere gli autori di questo orrendo crimine (sempre che qualcuno non avesse insultato la loro mamma, beninteso, che in tal caso…), e quelle decine di ragazzini irakeni fatti a pezzi allo stadio, più qualche altra quisquilia in giro per il mondo, ma mi sa che devono essere finiti i gessetti.

barbara

BERGOGLIO BUGGERATO (e gli sta bene)

Vittoria islamica in Vaticano: il papa è caduto in una trappola nella sua preghiera inter-religiosa

Il jihad declamato nei giardini del Vaticano

Invitato in Vaticano a pregare per la pace, il rappresentante musulmano non ha potuto fare a meno di aggiungere un versetto che invita alla guerra. Letto sul blog d’Yves Daoudal:
“Bernard Antony è stato il primo francofono a notarlo e a commentarlo, ed è ancora l’unico nel momento in cui lo scrivo. Era stato messo in guardia da una musulmana convertita, stupefatta di sentire il rappresentante musulmano, nei giardini del Vaticano, durante la preghiera per la pace, recitare (ovviamente in arabo) le ultime parole della seconda sura: “Tu sei la nostra guida, concedici la vittoria sui popoli infedeli”.
La seconda sura, la più lunga, è una specie di riassunto pot pourri del Corano e della sharia. È molto condiscendente verso il jihad, ma è soprattutto antiebraica e anti cristiana. È in questa sura che si trova scritto (versetto 191): “ed uccideteli ovunque li incontriate (…) l’associazione è più grave dell’omicidio (…) e combatteteli finché non ci sia più associazione e la religione sia solo per Allah. (L’associazione è la Trinità).
Uno scrittore egiziano – tedesco, Hamed Abdel-Samad, anch’egli stupefatto di ascoltare queste parole, ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Nei giardini del Vaticano il chierico musulmano conclude la sua preghiera col versetto: “Che Allah ci aiuti a riportare la vittoria sugli infedeli. Io chiamo questa una preghiera per la pace!”
(…) È inutile chiedersi chi ha lasciato passare questo appello alla vittoria sui popoli kafir (o kufar). Il testo delle preghiere era stato pubblicato in molte lingue, e naturalmente questo versetto non c’era. È il rappresentante musulmano che, all’ultimo momento, ha aggiunto ciò che doveva aggiungere per essere un buon musulmano…”

(Observatoire de l’islamisation, 13 giugno 2014 . trad. Emanuel Segre Amar, in “Notizie su Israele”)

E dunque il rapimento dei tre ragazzi israeliani può vantarsi di godere della santa benedizione del papa.
Sul rapimento, comunque, continuo a pensare quello che pensavo all’epoca del rapimento di Gilad Shalit: queste situazioni non si risolvono con cartelloni e appelli e preghiere, bensì con un semplicissimo ultimatum: o entro 24 ore ci restituite i ragazzi VIVI e in buone condizioni, o entriamo con tutto (TUTTO) l’esercito e facciamo terra bruciata. E vedete di non dimenticarvi che abbiamo anche Dimona. Fine del comunicato.

barbara