6 giugno 1391

Il pogrom di Siviglia

Moshe Vanroj

Il pogrom di Siviglia è stato il drammatico episodio che vide la mattanza degli ebrei nel 1391, con la morte di oltre quattromila vittime e la persecuzione di migliaia di persone innocenti.
Nella bellissima Siviglia del tempo, ebrei e cristiani vivevano in un rapporto di tolleranza e di comprensione e un atteggiamento di rispetto reciproco. La società castigliana, dall’XI fino agli inizi del XIV secolo, viveva in un ambiente pacifico e desideroso di progresso.
L’antigiudaismo sembrava essere stato dimenticato e l’odio e l’invidia giacevano sepolti in terre lontane e sconosciute.
Regnava il re Pedro I, che cercava di proteggere gli ebrei dai continui attacchi [ma non vivevano in pace e senza odio ecc. ecc.? ndb]. Capiva che gli Ebrei, con la loro laboriosità unita alla scienza, esaltavano il suo regno con ghirlande di progresso e di ricchezza.
Ma Pedro era combattuto dal suo fratellastro bastardo: Enrico di Castiglia, che al fine di rovesciare il fratello e conquistare il trono di Castiglia, si alleò con la corona britannica e usò come simbolo di battaglia l’odio verso gli ebrei, scavando nelle profonde tenebre della sua anima, ululando ai venti che Pedro I era un re corrotto, che amava e proteggeva gli eretici che avevano ucciso il Signore, gli ebrei deicidi!
Infine, con l’aiuto delle “forze bianche” e l’alleanza con gli inglesi, Enrico di Castiglia rovesciò Pedro I, che fu assassinato nel suo castello di Montiel. Divenne re Enrico II dandosi quindi a infiammare gli animi di violenza e promuovere una grande campagna anti-ebraica.
La Chiesa proponeva continuamente misure contro gli ebrei.
I parrocchiani sono stati catechizzati cristiani a scendere in piazza al grido di: “Ecco gli ebrei che si preparano a bere il sangue dei poveri cristiani…”
Per iniziare la sua devastante campagna antiebraica, Enrico II utilizzò i servizi della Chiesa cattolica e un nefasto personaggio di questa.
Nella primavera del 1391, un sacerdote andaluso di nome Ferrant Martinez, che ricopriva la carica di arcidiacono di Ecija, cominciò a percorrere le strade della città portando tra le mani una grande croce e lanciando grida sconnesse. Arringava ed esortava i sivigliani inducendoli all’odio e alla violenza contro gli ebrei, che erano quelli che “hanno ucciso D-o e bevono il nostro sangue.”
La cordialità che aveva regnato fino ad allora tra i mori, ebrei e cristiani a Siviglia, fu scossa dagli eccessi di questo folle curato Martinez, infettato da un profondo odio razziale, e forse da inconfessabili interessi, spingendo gli abitanti dei villaggi, che stavano sopportando i duri colpi di una grave crisi economica, prestarono ascolto alle sue sporche diatribe, che lentamente cominciarono a mettere radici tra i cristiani.
Le continue prediche avvelenate del chierico erano di gran lunga al di là di ciò che la prudenza e il buon senso avrebbero consigliato, e finirono per eccitare gli animi del popolo contro gli ebrei.
Infine nel mese di marzo scoppiò la violenta tempesta dell’odio incontrollato che l’arcidiacono di Ecija andava seminando, e si scatenò una rivolta popolare in cui la plebe, sempre pronta ad ogni tipo di eccessi, entrò infiammata nei vicoli del quartiere ebraico saccheggiando i negozi e battendo i residenti che si trovavano sul loro cammino.
Dopo aver appreso degli eventi, la Guardia Maggiore della città fece arrestare i più fanatici e sono stati condannati alla pena della frusta.
Ma questa ammonizione non placò lo spirito violento del arcidiacono di Ecija, dato che egli non era stato frustato, e continuò la sua diabolica predicazione contro gli ebrei con maggiore applicazione e impegno.
Esacerbò il popolaccio composto da un’alleanza di convenienza fra mori e cristiani di basso livello culturale ed economico, e li portò a tale punto di follia che, come colonne di fuoco, presero d’assalto il quartiere ebraico saccheggiando tutti i negozi e botteghe, picchiando senza pietà o riguardo qualunque ebreo si trovasse sulla loro strada.
Il clamore raggiunse proporzioni tali che la Guardia Maggiore non aveva forze sufficienti per fermarlo a causa del modesto numero di uomini al suo servizio.
Quindi non vide altra soluzione per ristabilire l’ordine, che quella di chiedere aiuto ai nobili di Siviglia, alcuni dei quali risposero in modo affermativo, portando i loro lacchè e servi armati, i loro scudieri e altri uomini armati, con cui a fatica si riuscì a riportare la calma. Ma per raggiungere questo obiettivo, la Guardia fu costretta a concedere la grazia a tutti i condannati della rivolta precedente.
Questo non fece altro che incoraggiare ulteriormente i seguaci del prete Martinez, che ogni giorno moltiplicava le sue infiammate arringhe contro gli ebrei.
Infine, sentendosi impunito e potente, l’arcidiacono di Ecija sempre inalberando la sua grande croce, alla testa di un’orda impazzita e assetata di sangue entrò nel quartiere ebraico di Siviglia il giorno 6 di giugno, 1391 urlando come lupi selvaggi, “morte agli infami ebrei…!” E questa volta erano armati di pugnali, coltelli sciabole e ogni sorta di oggetti contundenti utilizzabili per uccidere.
Il quartiere ebraico allora aveva due porte, una era quella di Calle Mateos Gago e l’altro era la Puerta de la Carne.
juderìa
Mateos Gago                          Puerta de la Carne

I sivigliani fecero irruzione per entrambi gli ingressi (aggredendo altri sivigliani, non dimentichiamolo), togliendo così agli attaccati ogni possibilità di fuga.
Erano guidati e comandati da questo sacerdote, Martinez, che tra le mani lorde di sangue portava la croce … il simbolo di una chiesa e di una fede che parlano di misericordia, amore e tolleranza …!!
E la canaglia si diede alla mattanza senza controllo né opposizione.
Gli ebrei disperati e indifesi, uomini, donne e bambini senza distinzione, furono decapitati senza pietà.
Furono giustiziati per le strade, nelle case, nei negozi e persino nelle sinagoghe, in cui i fedeli morirono dissanguandosi sopra i loro libri sacri. Il pogrom durò un giorno intero senza interruzione e i cadaveri ammontano a oltre quattromila.
I pochi sopravvissuti, fuggirono da Siviglia per non tornarvi mai più.
Nel 1391 non si conosceva la parola pogrom, ma la popolazione ebraica della città di Siviglia, che contava più di 5.000 membri, in un solo giorno perse 4000 fratelli passati a fil di spada, in un genocidio che molti accademici e centri universitari, oltre a molti testi, non vogliono ricordare. (qui, traduzione mia)
pgrm1391

(Quattromila morti ammazzati in un giorno: siamo quasi ai livelli di Auschwitz…)

barbara

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