NADA AL-AHDAL HA 11 ANNI

Anzi, per la precisione, dieci anni e tre mesi. Nada, bambina yemenita, è cresciuta nella casa dello zio, in un ambiente culturalmente ricco in cui ha avuto la possibilità di studiare e imparare il canto. Ma quando un ricco yemenita residente in Arabia Saudita l’ha chiesta in moglie, i suoi genitori hanno cercato di riportarla in famiglia allo scopo di ricevere i soldi per la sistemazione. Di fronte al suo rifiuto, la madre ha minacciato di ucciderla (per “motivi di onore”). La coraggiosa Nada è riuscita a sfuggire, con l’aiuto dello zio, che ricorda anche una zia della bambina, costretta a sposarsi a 13 anni e suicidatasi dandosi fuoco. Questo il messaggio di Nada al mondo:

Altre storie di spose bambine qui e qui.

barbara

      • Ovviamente la tua è un’antifrasi ironica.
        Per gusto di discussione, si potrebbe comunque rispondere che, paradossalmente, quello che dici (ironicamente) valeva proprio quando non si sapeva neanche cosa fosse la “cultura”; quando: io qui, tu là. Adesso che si sa cosa sono le “culture” e che queste possono e debbono ad armi pari (mi si passi il termine “guerresco” che non amo), confrontarsi e prendere qualcosa una dall’altra e magari discutere e doverosamente “mettersi d’accordo” su questo o quel tema (che so: “vado in tot ore da Aden a Riad con l’aeroplano” … “penso che sia giusto credere che la terra sia piatta”) e fare, necessariamente, delle scelte magari comuni – lo vogliamo chiamare una specie di “zoccolo duro di umanità” (?) anche minimo in cui TUTTI ci si possa riconoscere – (se hai preso l’aereo, mano a mano che ti alzavi fino a cinque – seimila metri, l’avrai vista anche tu la curvatura della terra; una umana di sesso femminile, dell’età anagrafica di dieci anni – che fra l’altro ne dimostra anche meno – si chiama “bambina”, ha i diritti di una persona, anzitutto quello di essere protetta e crescere – magari senza essere infibulata in attesa del “defloratore del destino” – e pensare ad un eventuale matrimonio, se lo vorrà, quando se ne sentirà pronta ed interessata, quando e con chi le aggraderà …); adesso che tutto quello che ho scritto finora, insieme a tantissime altre cose, accade, allora bisogna fare delle scelte, prendere delle posizioni e “perfino” dare dei giudizi. Chiari. Assoluti. Chi può pensare ad una bambina – oggi, dopo essere andato in tot ore da Aden a Riad con l’aeroplano – come ad un “cosa sessuale” non è una persona che ha diritto a delle opinioni sue perché è di un’altra cultura, bensì un essere di un’altra realtà spazio-temporale (che della “nostra” realtà spazio-temporale prende solo, selettivamente, quello che gli fa più comodo). In spiccioli, senza tanti voli, si potrebbe definirla un “semplice” depravato, ma penso si rischierebbe di fare un discorso semplicistico …

        • Tempo fa ho postato un video in cui un tizio, in nome del corano, sosteneva che la terra è piatta (“se fosse rotonda il corano lo direbbe”), e a chi gli obiettava la faccenda delle navi in avvicinamento, di cui inizialmente vedi la cima dell’albero più alto ecc., ossia quelle osservazioni che per prime hanno fatto intuire la sfericità della terra, ha seraficamente risposto “Ci sono molte cose dell’occhio umano che ancora non conosciamo”. Di fronte al lavaggio ideologico del cervello non ci sono osservazioni che tengano. E in queste condizioni, di possibilità di scambi, sinceramente, ne vedo davvero pochine.

  1. “Bestie” e’ effettivamente un’offesa agli animali, che si occupano dei loro figli in ben altro modo. Forse “mostri”. Una bambina coraggiosa, in gamba che ha avuto la fortuna di avere uno zio come si deve e’ riuscita a scappare. Ma tutte le altre? Perche’ non dare loro la possibilita’ di vivere da bambine, di crescere, e vivere poi le nozze come un bel sogno invece che come un incubo mortale?

    • Infatti credo che abbia scelto, o accettato, di fare questo video (che deve esserle costato abbastanza, emotivamente, e in certi punti si vede) proprio pensando alle altre. Probabilmente con lei si è messo in atto un circolo virtuoso: la vicinanza di uno zio con mentalità aperta le ha dato modo di sviluppare quella consapevolezza di se stessa, della propria dignità, dei propri diritti, che le ha permesso di riconoscere che quello che si stava perpetrando era un abuso a cui aveva il diritto di sottrarsi. E, soprattutto, la certezza di disporre di un asilo sicuro in cui rifugiarsi.

  2. Meno male che non esistono solo zii pedofili, finalmente una storia a lieto fine!
    Ma senti un po’, tu che sei più informata, perché i pacifinti non si impegnano a salvare “certi” bambini in tutto il mondo, perché certe femministe non fanno campagne contro le mutilazioni dei genitali delle bambine, le spose bambine, i bambini che pure all’asilo vengono educati all’odio e soprattutto obbligati a simulazioni che li terrorizzano, tipo rapimenti e torture da parte del “nemico”? Ma non fanno pena a tutti questi ben pensanti le condizioni orribili in cui vivono questi bambini?

    • Anni fa era successo non ricordo più quale gravissimo episodio riguardante una donna, o delle donne. Poco dopo è uscita un’intervista a una dirigente di un qualche movimento femminista e le è stato chiesto come mai la cosa non avesse provocato una reazione massiccia, non si fosse organizzata qualche manifestazione, e la risposta è stata: “Sa, è estate, sono tutti in vacanza…” Ecco, io che sono più informata ti posso dire con cognizione di causa che il perché è questo: sono al mare, c’è da andare a fare la spesa, l’appuntamento dal parrucchiere, devo limarmi le unghie…
      Una volta mi è capitato di parlare con una tizia che era venuta per un determinato progetto in una mia classe, persona molto molto femminista, molto molto di sinistra, molto molto impegnata ecc. ecc. Parlavo delle mutilazioni genitali, io che ho vissuto un anno in Somalia so bene di che cosa parlo, che cosa comportano, quali tragedie causano, e quella, con la vocina soave e flautata: “Ma è la loro cultura, come fai ad andargli a dire che non lo devono fare…” Quanto ai bambini, sai bene che se non è Israele ad ammazzarli, o se per lo meno non c’è qualche israeliano abbastanza vicino da potergli scaricare addosso la responsabilità, semplicemente non esistono – vedi i bambini siriani, tanto per restare nell’attualità.

  3. Ammirazione somma per il coraggio della ragazzina.

    E ammirazione anche per lo zio, che non solo l’ha aiutata, ma ha rifiutato la propria posizione di privilegio maschile nella cultura in cui è cresciuto. Chiamalo poco, considerando che ci sono persino donne che non rifiutano, anzi aiutano, l’influenza di una cultura maschilista nonostante le opprima (penso a come in Africa siano le madri le prime a far infibulare le figlie).

    Se qualcosa di buono verrà a questo mondo, credo sarà grazie alla ribellione degli oppressi unita all’alleanza con la gente per bene.

    • Soprattutto, direi, dal coraggio di rifiutare i privilegi, penso agli attivisti bianchi in Sudafrica, a quegli uomini, nel mondo arabo-islamico, che si battono contro la discriminazione delle donne: è grazie al loro esempio che qualcuno comincia a chiedersi se quelli di cui gode siano diritti naturali o privilegi.

      • Al di là delle differenze, che conosci meglio di me, ricordiamo che a suo tempo Franca Viola ha aperto una strada con un coraggio che si potrebbe paragonare a quello di Nada, alla quale auguriamo di essere soltanto la capofila di una lunghissima, infinita teoria di donne.
        Non è facile trovare tanto coraggio, e ci vuole anche fortuna – sì – ma l’una e l’altra hanno dimostrato che non è impossibile: qualsiasi parola di elogio è inadeguata, inferiore a quanto hanno fatto.

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