E POI QUELL’UOMO MI È ENTRATO IN CAMERA

ed è andato ai piedi del letto e ha cominciato a scuoterlo violentemente. Poi mi sono svegliata e l’uomo non c’era ma il letto che ballava sì. Violentemente. Praticamente così

barbara

    • No, era un pelino sotto il 5, solo che l’epicentro era quasi sotto il mio culo. Ed è durato molto (no, non è una sensazione dovuta alla condizione particolare: ho un metodo infallibile per misurare il tempo, e coi terremoti, se non ho un orologio coi secondi sott’occhio, lo metto sempre in atto).

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    • Sono andata a vedere chi sono i giudici. Tre non ho idea di chi siano e una è quella che mi aiuta a mantenermi in forma perché appena parte alla radio, anche se la tengo sempre bassissima, e anche se magari sono nel retrocucina col rubinetto aperto, mi devo fiondare a spegnere perché con quella voce sgraziata sguaiata gracchiante urlante, il mio sistema nervoso già duramente provato dalle vicissitudini della vita non è proprio in grado di reggerla. Lei e Alessandra Amoroso. Non le distinguo, ma dalla prima nota so per certo che è una delle due. E Francesco Renga, perché non sopporto le voci miagolanti. E Carmen Consoli perché non sopporto le voci parkinsoniane. E Jovanotti, perché non ne sopporto la cretinitudine dei testi, la monotonia delle musiche e il fatto che è l’unica persona al mondo che riesce a essere perfino più stonata di me, che però in compenso non ho una voce così brutta e sgradevole. E alcuni altri occasionalmente.
      Quindi no, non credo che lo porterò. Ma se dovessi cambiare idea, devo portarmi dietro anche l’uomo cattivo?

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      • Come allenatore, certamente! Comunque su quella trasmissione la considero già una esperta, io non avevo idea di chi fossero i giudici, e probabilmente me ne scorderò nel giro di 10 minuti, non per disprezzo ma proprio per una assoluta, totale, cosmica, multiversale indifferenza all’argomento.
        Un attimo, qual era l’argomento? Me ne sono già dimenticato.

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        • Neanche io lo sapevo, sono andata a guardare per rispondere. In passato, per avere visto qualcosa su YT e una volta alla televisione a casa di mia zia, so che c’è stata la Littizzetto che mi è simpatica quanto una pannocchia infilata nel culo, poi in seguito due persone che ho appreso chiamarsi Mara Maiocchi che ha una faccia insopportabile e un certo Matano di cui non ho mai saputo chi sia e che cosa faccia nella vita, appartenente alla specie simia ridens, poi anche la povera asietta nostra costretta ad attraversare periodicamente l’oceano per cinque lunghi anni per andare a farsi stuprare dall’orco ebreo che poi le ha sguinzagliato dietro il mossad.

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    • Beh, prima stavo oltre mezzo migliaio di chilometri più in su. Non è divertente ma non mi sconvolge. Non è riuscito a sconvolgermi emotivamente neanche quello del Friuli, che dopo la prima botta tremenda ha continuato per mesi a svegliarmi quasi tutte le notti. Quando è arrivata quella ancora più forte di settembre ero alla biblioteca universitaria, mi sono alzata per uscire, ho visto che si stavano tutti ammassando sulla porta, qualcuno cominciava a cadere, e allora mi sono riseduta e ho aspettato lì che finisse. Ho questa fortuna, che qualunque cosa succeda non vado nel panico. Non ci sono andata neanche la volta che stavo rischiando di annegare – e se fosse successo, non credo che sarei qui a raccontarla.

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      • Fredda quando serve.
        Altra piccola cosa che ci accomuna: nel momento del pericolo io stacco tutte le emozioni, subentra la visione a tunnel, penso solo a come uscire dalla situazione o, se uscirne non è possibile, ad aspettare che finisca in massima protezione mia e di chi è con me. A pericolo passato (nelle situazioni più gravi), è poi capitato che sfogassi la tensione in modi anche riprovevoli, ma solo quando è tutto finito.

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        • No, io neanche quello, perché la tensione proprio non c’è. Nelle emergenze io so sempre che cosa fare – che non è detto che quella sia la cosa più giusta, però non ho l’angoscia del ‘oddio adesso cosa faccio’, che è quella che ti fa fare la cosa più sbagliata: ho un’idea precisa di che cosa devo fare e lo faccio. E quando è finita basta, è finita.

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  1. Un ringraziamento particolare ai percussionisti (i signori vestiti di verde sullo sfondo) che sono riusciti a non distrarsi. Per quello forse avrebbe dovuto cascare il gonnellino.
    Io l’ho sentito bello forte solo una volta, a Cattolica, avevo 16 anni, era in pieno giorno in casa di un mio amico. Impressionante, nessun danno ma ancora me ne ricordo. I mobili che saltellano in giro per la stanza non te li scordi.

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