LA GRAN PUTTANATA DELL’EMERGENZA CLIMATICA, PARTE TERZA

Clima, la grande bufala sulle colpe dell’uomo: non c’è prova scientifica

La verità scientifica sull’evoluzione del clima terrestre, quella che emerge dallo studio delle carote di ghiaccio e dei sedimenti marini, è incontrovertibile. Le conclusioni ricavate dagli studiosi possono talvolta differire tra loro marginalmente, ma non nella sostanza. Quindi, a meno che non si voglia deliberatamente travisare la verità scientifica, si deve riconoscere che il clima della Terra è costantemente in fase di cambiamento, che cambiamenti anche drammatici si sono verificati più volte nel lontano e nel recente passato e che non esiste alcuna evidenza scientifica del fatto che i suddetti cambiamenti dipendano dalle attività umane. Anzi: esiste evidenza del contrario. Chi oggi vuole convincerci che il clima sta cambiando per colpa dell’uomo e delle sue emissioni di CO2 lo fa senza produrre alcuna prova scientifica. Chi sfodera periodicamente grafici “a mazza da hockey” che mostrano una temperatura costante per duemila anni schizzare improvvisamente alle stelle nell’ultimo secolo lo fa elaborando i dati sulla base di algoritmi errati.

Bufale sul clima

I fautori dell’“origine antropica a tutti i costi” si concentrano oggi nell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU, un organismo che non è scientifico ma politico: lo si può capire facilmente dall’aggettivo “intergovernmental” e dal fatto che i membri del panel sono nominati dalla politica e non dalla comunità scientifica.
Dato il proprio mandato politico, l’IPCC ha affrontato fin dall’inizio il problema senza considerare tutte le variabili scientifiche che lo condizionano, a cominciare dall’irraggiamento solare. Sembra incredibile, ma in tutti i documenti elaborati finora dall’IPCC si dà per scontato che l’irraggiamento solare sia rimasto costante per centinaia di migliaia di anni, assunzione in netto contrasto con ogni evidenza scientifica. Del resto, l’IPCC dichiara di non fare ricerca, ma di “analizzare e valutare”, con metodi propri, i risultati delle ricerche fatte da altri, con la finalità dichiarata (e orientata) di “evidenziare i rischi associati ai cambiamenti climatici indotti dalle attività umane”.
Il fatto che i cambiamenti climatici siano “indotti dalle attività umane” non è quindi oggetto di discussione e dimostrazione, ma un assunto di base, un presupposto che motiva l’esistenza stessa dell’IPCC.

Carenze di metodo

Se istituisco un gruppo di lavoro e lo incarico di evidenziare i rischi del “cambiamento climatico di origine antropica”, se lo finanzio lautamente e se lo perpetuo nel tempo per tre decenni distribuendo incarichi di carattere diplomatico, stipendi esentasse e un’ampia visibilità internazionale, sarà ben difficile che quel gruppo di lavoro non trovi alcuna prova (reale o presunta) delle origini antropiche del cambiamento climatico. Diverso sarebbe se incaricassi quel gruppo di studiare “le origini” (e basta) del cambiamento climatico. In questo secondo caso il gruppo di lavoro potrebbe analizzare obiettivamente tutte le cause del cambiamento climatico, incluse, se ci sono, quelle antropiche.
Anche la tesi che l’IPCC, nel valutare le ricerche condotte da altri, non “condizioni” le ricerche stesse è palesemente fasulla: le “valutazioni” dell’IPCC, infatti, violano il normale processo scientifico, in quanto introducono una forzante ideologica presupponendo le origini antropiche dei fenomeni osservati, anche se chi ha svolto quelle ricerche non ha menzionato affatto (e talvolta ha escluso) l’origine antropica dei fenomeni stessi.
Altra circostanza non abbastanza conosciuta è che le tesi dell’IPCC sono elaborate all’interno di un contesto di tipo politico, con metodi di tipo politico che giungono fino alla revisione critica su base politica delle risultanze scientifiche.
Quest’ultima prassi è comunemente adottata, ad esempio, nella redazione dei “Summary for Policymakers”, pubblicazioni di sintesi dell’IPCC-pensiero che diventano il “vangelo climatico” sul quale i politici sono chiamati ad assumere le loro decisioni. Chi partecipa ad un processo del tipo descritto, anche se in origine è uno scienziato, assume una posizione che non è più scientifica, ma politica.
Considerato tutto ciò, c’è da chiedersi perché mai le dogmatiche tesi sul clima elaborate in seno all’IPCC dell’ONU dal 1990 in poi siano riuscite ad influenzare le politiche dell’Unione Europea e dei paesi membri tanto profondamente da condizionare negativamente l’economia del continente europeo e il tenore di vita di 450 milioni di cittadini. La risposta è che dietro queste scelte devono esserci altri interessi: sono quegli interessi che, negli ultimi decenni, sono riusciti a mobilitare la politica convincendola a sposare tesi che non hanno nulla di scientifico e che anzi contraddicono la scienza.

Pensiero unico sul clima

La confutazione delle bufale sui cambiamenti climatici e sulle loro cause ha sempre prodotto reazioni scomposte in seno all’universo ambientalista che ruota intorno all’IPCC. Ma che la verità scientifica sia diventata un nemico da combattere è una novità recente. Una novità che assume aspetti inquietanti.
A prendere posizione contro quelli che definisce “negazionisti del cambiamento climatico” è il colosso americano Google, che il 7 ottobre 2021, con la “risposta n. 11221321” di Google Ads“, ha deciso di chiudere la piattaforma ai contenuti promozionali che “contraddicono il consenso scientifico consolidato sull’esistenza e le cause dei cambiamenti climatici”. Nel mirino di Google “i contenuti che fanno riferimento al cambiamento climatico come a una bufala o a una truffa, affermazioni che negano che le tendenze a lungo termine mostrino che il clima globale si sta riscaldando e affermazioni che negano che le emissioni di gas serra o le attività umane contribuiscano al cambiamento climatico”.
Su quale base scientifica è stata assunta da Google questa drastica decisione? Ma naturalmente sulle tesi (politiche e non scientifiche) dell’IPCC: “Abbiamo consultato fonti autorevoli sull’argomento delle scienze climatiche – scrive Google – inclusi gli esperti che hanno contribuito ai report di valutazione del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite”.
Dobbiamo dunque attenderci che, nel prossimo futuro, dalla piattaforma Google spariscano le opinioni scientificamente fondate per lasciare spazio al “pensiero unico” di matrice IPCC-ambientalista. Ed ecco trovato un nuovo metodo, del tutto inedito, per perpetuare le tesi dogmatiche dell’IPCC sul clima.

Reazioni

Di fronte al dogmatismo e all’atteggiamento impositivo dell’ONU-IPCC, il sistema scientifico internazionale ha cominciato a reagire in modo fermo.
Nel 2019, su iniziativa dell’ingegnere e geofisico olandese Guus Berkhout e del chimico-fisico e giornalista scientifico olandese Marcel Crok, oltre 700 scienziati hanno sottoscritto e inviato ai leader mondiali una lettera aperta di richiamo alla realtà. Più recentemente, il 2 gennaio 2023, quando i sottoscrittori del manifesto erano saliti a 1.500 circa, lo stesso Guus Berkhout ha indirizzato una lettera aperta al Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres richiamandolo all’ordine sulla necessità di abbandonare una linea dogmatica e intransigente che non tiene conto della verità scientifica e che rischia di condannare i paesi industriali ad una recessione di durata pluridecennale, che produrrebbe immani sofferenze alla popolazione mondiale, tanto ingiustificate quanto inutili al fine di stabilire un impossibile e velleitario sistema di governo del clima terrestre.
Non credo che l’Onu possa fare marcia indietro su un disegno politico avviato tre decenni fa senza perdere la faccia di fronte al mondo. Ma forse i governi dei paesi europei potrebbero cominciare a rivedere le loro posizioni.
Aspettiamo e speriamo…
Ugo Spezia, 9 gennaio 2023, qui.

3. Fine (ma in realtà continua)

A questo punto direi che ci sta bene questa considerazione.

Giovanni Bernardini

CASE

Tizio compra una casa pagandola, poniamo, 100.000 euro. La compra rispettando tutte le leggi, i regolamenti e gli usi in essere, pagando tutte le tasse dovute.
Per comprare la casa Tizio ha contratto un mutuo con la sua banca ed ora paga regolarmente le rate.
Tutto OK, direbbe una persona normale. Le rate che Tizio paga alla banca riducono il suo reddito disponibile ma lui può godere del bene che con tanti sacrifici ha acquistato.
Invece NO.
A Bruxelles un branco di burocrati decide che la casa di Tizio non è “a norma energetica”. O Tizio fa ristrutturare il suo immobile, spendendo, diciamo, 40.000 euro o perde il diritto di poterlo vendere. La casa che Tizio ha intenzione di lasciare ai figli all’improvviso vale ZERO, a meno che Tizio non sborsi 40.000 euro.
E se non li ha? Semplice, può contrarre un altro mutuo con la banca, così il suo reddito disponibile diminuisce ancora.
Fantascienza? NO, realtà, la realtà di una UE sempre più in preda a deliri ideologici.
E’ chiaro che obbligare tutti a spendere cifre decisamente alte per ristrutturare case acquistate in maniera perfettamente legale viola in maniera clamorosa il principio della irretroattività della legge. Una legge vale dal momento in cui è approvata in poi, non può riferirsi ad eventi del passato.
Qualche Pierino può affermare che “si tratta di salvare il pianeta”, quindi tutto va bene.
Salvare il pianeta? Ma… scusate, la direttiva UE pretende che tutte le abitazioni debbano rientrare nella classe E entro il 2030. Però la nuova eroina verde, Greta Thunberg, ci ha assicurato che nel 2030 ci sarà la fine del mondo… e allora? La direttiva arriva tardi… quindi… lasciateci almeno morire in pace…
Salvare il pianeta? Ma… gli abitanti della UE sono 447 milioni, di questi diciamo una cinquantina di milioni sono interessati dalla direttiva. Nel “pianeta” siamo in 6 MILIARDI [in realtà 8 abbondanti]. Davvero la ristrutturazione di qualche milione di abitazioni “salverà il pianeta”? Non scherziamo…
Salvare il pianeta? Ma… da oltre 40 ANNI i vari governi, e la UE in testa, impongono sempre nuove norme, su tutto. E, malgrado questo diluvio, questa valanga di norme i media strombazzano ogni 5 minuti che la fine del mondo è dietro l’angolo. Forse qualcosa non va…
Salvare il pianeta? Ma… la direttiva dice che le case non ristrutturate continueranno ad “uccidere il pianeta”, solo… non potranno essere vendute. E allora? Di che razza di “salvataggio” si tratta? Se fossero coerenti i burocrati UE dovrebbero stabilire che le case non ristrutturate dovranno essere abbattute ed i loro proprietari costretti a vivere sotto i ponti, magari incarcerati e condannati all’ergastolo per “omicidio del pianeta”.
Sarcasmi a parte, la direttiva sulle abitazioni non “salva” un bel niente. Si tratta dell’ennesima misura burocratica, illiberale, non democratica che si cerca di imporre ai cittadini europei ed italiani in particolare.
Spero solo che l’Italia sappia opporsi adeguatamente.

Aggiungo, a proposito degli eventi estremi che imperversano ai nostri giorni, questa splendida foto

ricordando che le cascate del Niagara si trovano sul 43° parallelo, quello che attraversa Spagna Francia Italia (per la precisione poco a sud dell’isola di Capraia) Croazia, Mediterraneo e Adriatico. Così, giusto per.
E concludo con quest’altra foto che vale un Perù della “piccola Greta”, diventata nel frattempo culona, con la faccia bolsa di chi si nutre male, e sempre con l’espressione ebete.

barbara

LA GRAN PUTTANATA DELL’EMERGENZA CLIMATICA 2

Perché sembra che i sacerdoti dell’emergenza climatica dimentichino una cosa di non trascurabile importanza: TUTTE le civiltà si sono sviluppate nei periodi caldi o nelle zone calde.

Così il cambiamento climatico ha fatto sviluppare le civiltà

È interessante porre in relazione l’andamento delle temperature medie annuali nel periodo post-glaciale con alcune tappe significative dello sviluppo della civiltà umana. Esiste infatti una evidente correlazione tra i cambiamenti climatici, lo sviluppo e la scomparsa di molte civiltà.
I dati climatici mostrano che, dopo la fine dell’ultima glaciazione, intorno all’anno 6250 a.C. le temperature medie annuali iniziarono a crescere e continuarono a crescere per un lunghissimo periodo, rimanendo per oltre 3000 anni al di sopra della temperatura media post-glaciale. Durante questo periodo, noto ai paleo-climatologi come “optimum climatico post-glaciale”, il progressivo miglioramento del clima rese abitabili anche le latitudini nordiche e, al contrario, rese gradualmente meno facile la sopravvivenza alle latitudini più meridionali, soggette a un progressivo processo di inaridimento e desertificazione.
Grazie all’optimum climatico, nei territori nordici si svilupparono le popolazioni, di ceppo indoeuropeo, che affiancarono progressivamente e sostituiranno in gran parte quelle di ceppo non indoeuropeo che in epoca precedente avevano colonizzato le latitudini mediterranee e mediorientali.

Civiltà nordica

L’optimum climatico post-glaciale determinò l’impressionante sviluppo della civiltà del bronzo nordica, che irrompe nello scenario della civiltà umana in maniera improvvisa, nettamente più tardi delle civiltà mediterranee e mediorientali. In Danimarca, Svezia, Norvegia e Germania settentrionale si sviluppa una civiltà che appare fin dall’inizio del tutto autonoma rispetto alle civiltà già riconoscibili nei territori più meridionali. 
Così parlò dell’optimum climatico e della civiltà nordica Pia Laviosa Zambotti (1898-1965): “[È] l’epoca climatologicamente migliore che i paesi nordici abbiano mai conosciuto e che giustifica il quadro di elevata cultura allora raggiunto dalla Scandinavia (…) È nell’ambito di questo lungo e favorevolissimo periodo climatico che si sviluppa l’ascesa della cultura nordica con l’affermazione in linea progressiva delle civiltà di Maglemose, di Ertebölle, dei dolmen, delle tombe a corridoio e infine le ricche manifestazioni culturali dell’età del bronzo”.
La realtà dell’optimum climatico è confermata da numerosi studi, e in particolare dallo studio dei pollini presenti nelle stratificazioni di terreno studiate dai paleontologi. L’evidenza scientifica mostra complessivamente che i ghiacciai continentali si erano ridotti a un’estensione molto minore di quella attuale e che il Mare Artico era libero dai ghiacci. Alle alte latitudini, la temperatura media estiva era più elevata di diversi gradi centigradi rispetto a quella attuale. In particolare, nell’area scandinava si erano stabilite condizioni climatiche tali da permettere lo sviluppo delle foreste di latifoglie e addirittura la coltivazione della vite.

Tracollo climatico

Ma il periodo dell’optimum climatico ebbe improvvisamente fine intorno al 3000 a.C., quando le temperature medie annuali precipitarono di 1 °C nel breve volgere di pochi secoli. Questo periodo è noto ai climatologi come “tracollo climatico”. Scrisse in proposito Pia Laviosa Zambotti; “Quasi improvvisamente, la temperatura precipita: entriamo nella fase subatlantica con clima umido e freddo (…) Entriamo nel clima freddo del postglaciale, il quale, coincidendo nella fase massima con l’età del ferro, arginerà e condannerà all’abbandono tutte le più promettenti energie della cultura nordica”.
Stando ai dati climatici desumibili dalle carote di ghiaccio e dai sedimenti, il peggioramento del clima fu molto rapido: iniziò e si compì nell’arco temporale di pochi secoli, influendo in modo determinante sulla vita delle popolazioni, che furono costrette a spostarsi verso sud alla ricerca di condizioni climatiche meno estreme. Iniziò così la grande migrazione che portò le popolazioni di ceppo indoeuropeo a soppiantare gradualmente le popolazioni di origine non indoeuropea che popolavano l’Europa centro-meridionale, l’altopiano iranico e l’India.
Fu questa grande migrazione a diffondere in Europa le popolazioni indoeuropee che la occupano tuttora.

Civiltà cretese

Il tracollo climatico fu seguito da un nuovo periodo di riscaldamento del clima che si manifestò a partire dal 2700 a.C. e culminò intorno al 1300 a.C.. Durante questo periodo di riscaldamento (detto “periodo caldo minoico”) nacque e si sviluppò nel Mediterraneo la civiltà cretese, chiamata dal suo scopritore, l’archeologo britannico Arthur Evans, “civiltà minoica”.
Le evidenze archeologiche inducono a ritenere che questa civiltà si sia ulteriormente sviluppata in seguito all’innesto di una popolazione di ceppo indoeuropeo proveniente dall’esterno – che parlava un dialetto greco e acquisì in loco la scrittura nota come “Lineare B”, decifrata da Michel Ventris nel 1953 –  su un substrato antropico di ceppo non indoeuropeo preesistente, che parlava una lingua sconosciuta e utilizzava la scrittura nota come “Lineare A”, tuttora non decifrata.
La civiltà cretese fu dunque la prima civiltà indoeuropea a svilupparsi nel Mediterraneo, riuscendo a dare vita ad una rete commerciale marittima che raggiunse il Nord-Africa, la Fenicia (l’attuale Libano) e le coste del Mar Nero. Anche lo sviluppo di questa civiltà fu propiziato da un miglioramento del clima di cui si trova testimonianza nelle carote di ghiaccio e nei sedimenti marini.

Civiltà romana

Del resto, in un’epoca in cui l’uomo dipendeva totalmente dalla natura, è logico pensare che il clima dovesse avere un’influenza determinante sullo sviluppo delle attività umane e in definitiva della civiltà. Questa assunzione sembra confermata da quanto visto sullo sviluppo della civiltà nordica e sullo sviluppo della civiltà cretese. Ma altre conferme vengono dal confronto tra l’andamento della temperatura media annuale e lo sviluppo di civiltà molto diverse e molto distanti nel tempo, come quella romana e quella vichinga.
I dati ricavati dalle carote di ghiaccio e dai sedimenti marini mostrano che il periodo caldo minoico fu seguito da un periodo di raffreddamento del clima durante il quale le temperature medie annuali si mantennero comunque al di sopra della temperatura media post-glaciale. Intorno al 750 a.C. iniziò un nuovo periodo di riscaldamento che culminò intorno al 100 a.C. [quindi il riscaldamento era abbastanza vicino al picco quando, nel 218 a. C. Annibale attraversò le Alpi con gli elefanti, cosa assolutamente impossibile oggi] e che si esaurì intorno al 300 d.C., accompagnando la nascita e lo sviluppo della civiltà romana. Per questo motivo i climatologi chiamano questo periodo “periodo caldo romano”.
La civiltà romana emerge dalle popolazioni indoeuropee di ceppo latino e sabino che popolavano il Lazio centrale e che vivevano a stretto contatto con la popolazione non indoeuropea degli Etruschi. A partire dal VII secolo a.C. questa civiltà si stacca nettamente dal contesto locale, sotto la guida, secondo la tradizione, di quattro re latini e sabini e di tre re etruschi e, successivamente, con un proprio originale ordinamento di tipo repubblicano. Si deve probabilmente alle condizioni climatiche favorevoli se Roma riuscì ad imporsi e a dare vita, nell’arco di pochi secoli, all’impero che segnerà per sempre la storia del mondo.

Civiltà vichinga

Un ultimo esempio della stretta correlazione esistente tra le condizioni climatiche e lo sviluppo delle civiltà umane riguarda la nascita e la crescita della civiltà vichinga.
Come si è visto, il tracollo climatico verificatosi intorno al 3000 a.C. ebbe l’effetto di arrestare bruscamente lo sviluppo della civiltà nordica. Ma tra il 750 e il 1100 d.C. la temperatura tornò a livelli più elevati. I ghiacciai terrestri e marini tornarono a ritirarsi rendendo nuovamente abitabili le latitudini nordeuropee. Grazie alle nuove favorevoli condizioni climatiche, in queste aree, e in particolare sulle coste della Scandinavia e della Germania settentrionale, si sviluppò la civiltà vichinga, che ebbe i suoi caratteri salienti nella navigazione e nella pirateria.
Approfittando del fatto che il Baltico e l’Atlantico del nord erano tornati ad essere sgombri dai ghiacci, i Vichinghi riuscirono a raggiungere e a colonizzare l’Islanda e la Groenlandia, che all’epoca doveva essere libera dai ghiacci, visto che fu chiamata “Gruenland”, ovvero “terra verde”. I Vichinghi giunsero anche a fondare almeno una colonia nel continente americano, sulla costa settentrionale dell’isola di Terranova, terra che essi chiamarono Vinland, come riferiscono le saghe nordiche. I resti della colonia vichinga di Vinland furono scoperti e riportati alla luce tra il 1960 e il 1968 dagli studiosi norvegesi Helge e Anne Stine Ingstad, che dimostrarono così come l’America fosse stata raggiunta dai Vichinghi quattro secoli prima di Colombo.
Ugo Spezia, 7 gennaio 2023, qui.

2. continua

E non è un caso che le prime civiltà fiorite nel mondo siano queste

e qualcosa di utile ci dice anche questo elenco delle dieci città più antiche, ossia della loro latitudine:

Aleppo, 13.000
Gerico, 12.000
Matera, 10.000
Çatalhöyük (Turchia), 9.500
Atene, 7.000
Ur, (Mesopotamia), 6.000
Uruk (idem), 5000
Damasco, 4.500
Gerusalemme, 4000
Varanasi (India) 3.500 (qui)

Ma “loro” continueranno pervicacemente a negare che freddo = miseria fame morte e caldo = vita e benessere perché, come noto, se i fatti non concordano con l’ideologia, vanno cancellati i fatti. E per curiosità ho digitato “caldo” in google immagini e ho trovato centinaia di immagini di sofferenza estrema, più qualche ricetta in lingua spagnola (in spagnolo brodo si dice caldo): niente villeggianti in spiaggia, niente giochi in acqua, niente gioiosi tramonti estivi, in estate nessuno è felice e nessuno sta bene; poi ho digitato freddo e, accanto ad alcune immagini di sofferenza ho trovato anche meravigliosi paesaggi innevati, facce sorridenti, pupazzi di neve, bambini felici… E non si può neanche dire che Quos vult Iupiter perdere dementat prius, perché qua i dementi stanno mandando in rovina noi.

barbara

LA GRAN PUTTANATA DELL’EMERGENZA CLIMATICA, PARTE PRIMA

e della sua pretesa origine antropica.

La verità sul clima? È sempre cambiato (e l’uomo non c’entra)

Il clima sulla Terra non è mai stato stabile e uguale a sé stesso, ma ha attraversato continue fasi di cambiamento. La temperatura media della Terra è aumentata e diminuita con il trascorrere del tempo e di questo continuo cambiamento abbiamo dimostrazioni scientifiche definitive nelle risultanze dei carotaggi effettuati nei ghiacciai e nei sedimenti oceanici.
I ghiacciai si sono formati progressivamente attraverso la deposizione di strati di neve. Ad ogni nevicata la neve ha trascinato con sé le sostanze che in quel momento erano presenti nell’atmosfera, intrappolando bolle d’aria aventi la composizione chimica e isotopica dell’atmosfera di allora. Queste bolle d’aria contengono anche impurità rappresentative del particolato sospeso nell’atmosfera. Le bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio sono dunque vere e proprie “capsule del tempo” che consentono di ricavare una grande mole di informazioni sulla composizione dell’atmosfera e del particolato e, attraverso questi dati, sulle temperature medie che regnavano sulla Terra nelle diverse epoche.
Ad ogni stagione invernale, durante la quale la neve si depositava, faceva seguito una stagione estiva durante la quale parte della neve depositata si scioglieva. Ma la maggior parte della neve caduta durava fino all’inverno successivo, quando era ricoperta da nuove nevicate. Gli strati di neve si sono così accumulati gli uni sugli altri. Ogni strato ha ricoperto il precedente intrappolando per sempre le sostanze che componevano l’atmosfera. Ogni strato ha aumentato la pressione sugli strati caduti in precedenza comprimendoli progressivamente e trasformandoli in ghiaccio compatto. Con il trascorrere dei millenni, lo spessore del ghiacciaio è aumentato fino a raggiungere, in alcune aree, migliaia di metri. Ogni strato del ghiacciaio ha conservato intatte le informazioni relative alla composizione dell’atmosfera, informazioni che sono oggi disponibili per studiare l’evoluzione del clima.

Carote di ghiaccio

Con una trivella cilindrica chiamata carotatrice è possibile scavare in profondità nel ghiacciaio portando in superficie il ghiaccio che lo costituisce: si ottengono in tal modo cilindri di ghiaccio del diametro di circa dieci centimetri e di lunghezza teoricamente illimitata, grazie all’estrazione di carote successive, ciascuna delle quali, singolarmente, può essere lunga fino a circa 35 metri. Le carote sono poi tagliate in sezioni lunghe un metro che sono racchiuse in cilindri di metallo, a loro volta depositati, ordinati secondo la profondità di estrazione, in magazzini refrigerati in cui la temperatura è mantenuta a – 36 °C.
Ogni strato delle carote di ghiaccio contiene campioni dell’atmosfera che esisteva all’epoca in cui lo strato si è formato. Studiando la composizione delle minuscole bolle d’aria si riesce a ricostruire la temperatura media che regnava sulla Terra nel periodo in cui lo strato di ghiaccio si è formato.
I siti in cui si estraggono e si studiano le carote di ghiaccio si trovano in tutte le zone fredde.
Alcuni di essi si trovano in Groenlandia. Uno di questi siti, denominato GISP2, ha consentito di estrarre e studiare strati di ghiaccio formatisi tra il presente e circa 130 mila anni fa.
Altre ricerche sulle carote di ghiaccio sono state effettuate nell’ambito del progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), un consorzio di dieci paesi finanziato dall’Unione Europea che ha portato a termine tra il 1996 e il 2003 una perforazione nel ghiaccio antartico profonda tre chilometri il cui strato più antico risale a 740 mila anni fa.

Sedimenti oceanici

Informazioni sull’evoluzione del clima della Terra possono essere estratte anche dal carotaggio dei sedimenti oceanici. In questo caso si studia la stratificazione del materiale fine che si deposita con continuità sul fondo degli oceani fino a costituire strati dello spessore di migliaia di metri. All’interno di questi sedimenti si conservano limi di origine minerale e biologica che intrappolano i resti dei microorganismi che un tempo vivevano nelle acque degli oceani e sui fondali marini. Analizzando lo spessore e la composizione dei singoli strati e la composizione isotopica dell’ossigeno e del carbonio contenuti nei microrganismi, i ricercatori sono in grado di ricostruire in modo dettagliato i cambiamenti climatici avvenuti nel corso degli ultimi 66 milioni di anni.
La carota denominata “MD012443”, campionata nell’Atlantico in corrispondenza del Margine Iberico, ha consentito di ricostruire un profilo della temperatura media dell’oceano relativo agli ultimi 400 mila anni, profilo che è risultato praticamente identico a quello ricavato per il medesimo periodo dall’analisi delle carote di ghiaccio antartico estratte nell’ambito del progetto EPICA.

Evoluzione del clima

I dati derivanti dallo studio delle carote di ghiaccio e dei sedimenti marini consentono di avere informazioni sull’evoluzione del clima terrestre. In particolare, l’analisi delle carote di ghiaccio GISP 2 estratte in Groenlandia ha consentito di ricostruire l’andamento della temperatura media atmosferica dalla fine dell’ultima glaciazione, conclusasi circa diecimila anni fa, ad oggi.
Nel diagramma, l’andamento della temperatura media annuale è espresso come “anomalia termica”, ovvero come allontanamento della temperatura media annuale (linea blu) dalla temperatura media dell’intero periodo post-glaciale (linea rossa). In altri termini, il diagramma evidenzia di quanti gradi centigradi, nel corso del tempo, la temperatura media annuale si è allontanata, in più o in meno, dal valore medio post-glaciale, posto convenzionalmente pari a 0 °C.
La prima considerazione che possiamo esprimere è che, a partire dalla fine dell’ultima glaciazione, la temperatura media annuale ha oscillato intorno alla temperatura media con variazioni aventi un’ampiezza complessiva di 1,5 °C. Per quanto ampie possano essere state le variazioni climatiche che si sono verificate nel periodo post-glaciale, esse non hanno mai determinato temperature medie annuali al di fuori di questo ristretto intervallo. È una circostanza, questa, che può essere letta in modo allarmante o rassicurante. In chiave pessimistica, si può dire che una variazione limitata a 1,5°C può causare catastrofi climatiche; in chiave ottimistica si può affermare che, negli ultimi diecimila anni, anche la variazione climatica più estrema non ha comportato variazioni della temperatura media eccedenti di più di 1,5 °C la temperatura attuale.

“Mai così caldo”?

La seconda considerazione è che, come mostrano i dati, oggi non ci troviamo affatto in un periodo caratterizzato da temperature medie annuali particolarmente elevate. Anzi, è vero il contrario. Considerando l’andamento delle temperature negli ultimi 3.500 anni, periodo che coincide con l’intera epoca storica, notiamo che le temperature medie annuali sono diminuite complessivamente di circa 1 °C.
Le temperature medie annuali sono aumentate e diminuite più volte toccando un massimo intorno al 1300 a.C., un minimo intorno al 750 a.C., un nuovo massimo intorno al 100 a.C., un nuovo minimo intorno al 700 d.C. e un nuovo massimo intorno all’anno 1000 d.C..
Dall’anno 1000 in poi la temperatura media annuale è diminuita fino all’anno 1850 e solo successivamente a quella data ha ripreso a crescere, rimanendo tuttavia al di sotto della temperatura media post-glaciale.
Durante tutta l’epoca storica (dal 1500 a.C. ad oggi) il trend delle temperature medie annuali (linea azzurra tratteggiata nel grafico) evidenzia un netto calo, che colloca la temperatura attuale al di sotto della media post-glaciale di circa 0,3 °C.
La terza considerazione è che le temperature medie attuali sono certamente superiori a quelle degli anni intorno al 1850, ma restano ben al di sotto delle temperature più elevate raggiunte in passato. Questa circostanza fa giustizia di quanto si legge spesso a proposito delle temperature che non sarebbero mai state così calde.
Se dunque è vero che i cambiamenti climatici ci sono (ma ci sono sempre stati, anche prima dell’era industriale) essi non sono affatto liquidabili come un “riscaldamento globale”: quello attualmente in corso è un riscaldamento che sta ponendo fine ad un lungo periodo di raffreddamento (quello che i climatologi hanno chiamato “piccola età glaciale”) e che tende a far risalire la temperatura media annuale verso il valore medio post-glaciale, che non è stato ancora raggiunto.
Ugo Spezia, 7 gennaio 2023, qui, con i grafici.

1. continua

Fra i commenti ho trovato questo, magnifico, di tale NitFo

Il primo grafico non mente, è sempre colpa dell’uomo: l’ultima impennata fuori controllo delle temperature, addirittura +12 gradi, è avvenuta 150.000 anni fa. Guarda caso proprio quando l’uomo ha iniziato ad accendere sistematicamente fuochi davanti alle caverne, facendo impennare le emissioni di CO2. A quei tempi alcuni ecofessi volevano vietare l’accensione dei fuochi, starnazzando “non c’è più tempo!” e gettando succo di bacche per deturpare le pitture rupestri. Avrebbero condannato la razza umana a una non evoluzione e a grugnire per sempre nelle caverne.
Per fortuna, le persone a quei tempi erano molto più intelligenti di oggi.

E poi propongo questa riflessione, di puro buon senso

Giovanni Bernardini

ESTREMO

E’ mattina presto. Come tutti i diversamente giovani sono piuttosto mattiniero [facciamo quasi tutti, va’]. Sorseggio il caffè ed intanto guardo distrattamente la TV, in attesa del primo notiziario. Uno spot pubblicitario attira la mia attenzione. Ci invitano a comprare una stufa elettrica. “Vi tiene caldo anche durante i fenomeni climatici estremi”, sussurra una voce sensuale. E sul teleschermo appaiono le immagini della neve che cade, lenta lenta.
Ecco, una nevicata sarebbe un “fenomeno climatico estremo”!
Tutto è ormai “estremo”. Il freddo come il caldo. La pioggia come la siccità, la neve come la sua assenza.
Per non essere “estremo” il clima dovrebbe essere perfettamente a misura d’uomo. Dovrebbe nevicare solo sulle piste da sci, piovere, leggermente, solo sui campi coltivati ed il vento dovrebbe ridursi a piacevole brezza. Tutto ciò che non quadra con questa melassa climatica è qualificato “estremo” ed addebitato all’”umana follia” ed al “consumismo compulsivo”.
Nessuno è sfiorato dal dubbio che il concetto di “estremo” si riferisce a valori ed esigenze umane nei confronti delle quali la natura è assolutamente indifferente. Per NOI un uragano o un terremoto sono qualcosa di “estremo”, ma a ben vedere le cose si tratta di normalissimi fenomeni naturali. Spiacevoli, addirittura tragici per noi, è vero, ma chi lo ha detto che la natura debba sempre e comunque esser “piacevole” per noi?
Se il dibattito sui mutamenti climatici si liberasse della insopportabile melassa ideologica che oggi lo caratterizza si potrebbe cominciare ad affrontare seriamente i problemi. Sarebbe un gran bel passo avanti.

Il paragone che mi viene più ovvio, per la religione dell’emergenza climatica, è con la religione islamica: una religione fondamentalista, estremamente pericolosa, assolutista, che si manifesta con il lavaggio del cervello, che si realizza attraverso il martirio degli adepti e i sacrifici umani dei miscredenti, che usa come strumento per diffondersi il terrorismo, che a qualcuno costa moltissimo in termini economici, e a qualcun altro rende moltissimo al cubo. Se non ci ribelliamo in massa verremo sommersi, e in questo sì che il conto alla rovescia corre a velocità folle.

barbara

E SE L’EMERGENZA CLIMATICA

fosse il fumo che ci viene gettato negli occhi per impedirci di vedere questo? Vale la pena di leggere questo articolo di Giulio Meotti, anche se lungo, per cercare di capire quale sia il pericolo reale che incombe su di noi.

“L’immigrazione islamica è la grande minaccia alla pace civile in Europa”

Si tratta del testo più impressionante, più articolato e più scenaristico che abbia letto finora da parte di un alto dirigente europeo della sicurezza sulla disintegrazione del continente. Nessun ex capo dei servizi segreti italiani ha mai usato parole tanto oneste e coraggiose.
L’ex capo dei servizi segreti francesi Pierre Brochand (Direction générale de la sécurité extérieure) ha tenuto una drammatica conferenza al Senato di Francia. Ne rende conto in esclusiva Le Figaro e lo pubblico per gli abbonati alla newsletter. Ci vuole pazienza e leggerla tutta. Perché c’é tutto: cosa abbiamo sbagliato, cosa accadrà, cosa possiamo e dobbiamo fare… Niente non è un’opzione, ma un suicidio. Riguarda i francesi, gli italiani, tutti gli europei. O almeno tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’Europa. Quella vera, non della lingua di legno.
Signore e signori senatori,
È un grande onore per qualcuno che ha iniziato a servire la Francia sotto il generale de Gaulle. Mi avete chiesto di parlare di immigrazione e io ho suggerito di aggiungere “questione centrale”.
Per due motivi:
da un lato, credo che, tra tutte le sfide che dobbiamo affrontare, l’immigrazione è l’unica che minaccia la pace civile e, come tale, la vedo come un prerequisito per tutte le altre. D’altra parte, l’immigrazione ha un impatto trasversale su tutta la nostra vita collettiva, che considero generalmente negativo.
L’immigrazione in generale non è affatto un male in sé, ma lo è l’immigrazione molto particolare a cui siamo sottoposti da 50 anni.
Chi sono io per suonare la campana?
Col tempo, mi sono reso conto, non senza angoscia, che le dure lezioni, tratte dalle mie esperienze all’estero, si rivelavano sempre più rilevanti all’interno, poiché, attraverso il gioco dell’immigrazione, questo “fuori” era diventato il nostro “dentro”.
Quali sono questi insegnamenti o queste verità che non sempre è bene dire?
Primo, che la realtà del mondo non è né bella né gioiosa e che è suicida prendersene gioco, perché, come un boomerang, si vendica centuplicata. Poi, che, nell’azione, il peggior peccato è assumere i propri desideri per realtà. Che, se il peggio non è sempre certo, è meglio prevederlo per prevenirlo. Che le società “multi” sono tutte destinate a disgregarsi. Che non siamo più “furbi” dei libanesi o degli jugoslavi nel far “convivere” persone che non vogliono.
Per prima cosa, non mi impantanerò nei numeri. Perché, con quasi mezzo milione di ingressi annui e un tasso del 40 per cento di bambini da 0 a 4 anni di origine immigrata, la questione mi sembra ovvia su questo piano.
D’altra parte, è chiaro che a questo livello, non siamo più nell’addizione di singoli casi – tutti singolari -, ma nella riattivazione di potenti forze collettive, ancorate nella Storia. Sicché procedere a ragionevoli generalizzazioni – quello che si grida in genere sotto il nome di amalgama – non ha infatti, per me, nulla di scandaloso.
Cominciamo torcendo il collo alla “papera”, secondo cui la Francia è sempre stata un paese di immigrazione. Per mille anni, dai Carolingi a Napoleone III, non è successo niente.
Dal 1850, tuttavia, abbiamo vissuto tre ondate:
La prima è durato un secolo. Di origine eurocristiana, discreta, laboriosa, grata, regolata dall’economia e dalla politica, ha rappresentato un modello insuperabile di riuscita fusione.
La seconda è iniziata negli anni ’70 e da allora è solo cresciuta. È l’esatto opposto della prima.
È un’immigrazione di insediamento irreversibile, che non è calibrata né dal lavoro né dalla politica, ma generata dai diritti individuali, soggetti all’unico giudice nazionale o sovranazionale. Siamo, quindi, travolti dai flussi col pilota automatico, “a ruota libera”.
Tutti provengono dal “terzo mondo”, da società fortemente fallimentari, e la maggior parte sono di religione musulmana, oltre che originari delle nostre ex colonie. Inoltre sono, come si dice oggi, “razzializzati”.
La terza ondata è stata innescata dieci anni fa dalla cosiddetta “primavera araba”, di cui è una delle nefaste conseguenze.
Non possiamo capire molto dell’immigrazione attuale se non abbiamo percepito fin dall’inizio che essa era virtualmente conflittuale, che questi conflitti non erano quantitativi ma qualitativi – quindi insolubili – e che facevano parte in ultima analisi del dolorosissimo contraccolpo antioccidentale innescato dalla globalizzazione.
Fingendo di ignorare questo determinismo, siamo stati così sciocchi da reintrodurre nelle nostre società gli ingredienti delle tre tragedie che hanno causato le nostre peggiori disgrazie in passato:
Discordia religiosa, antagonismo coloniale e razzismo, da cui pensavamo di esserci liberati dal 1945.
Per quanto riguarda la religione, cioè l’islam, questa confessione, interamente importata dall’immigrazione, non è un corrispettivo del cristianesimo, radicato in noi quindici secoli fa e da tempo addomesticato da una laicità tagliata su misura.
Da un lato, come fede, l’Islam è una religione “antiquata”, un codice onnicomprensivo di pratiche apparenti, un patchwork di certezze comunitarie, precipitato improvvisamente dal cielo nello stagno di un post-moderno dove la società, che non crede più a niente, è completamente spiazzata da questa devastante irruzione (oggi in Francia ci sono 25 volte più musulmani che negli anni ’60).
D’altra parte, come civiltà totale, orgogliosa, guerriera, offensiva, militante, l’Islam ha preso male per due secoli l’umiliazione dell’Occidente. Non appena la globalizzazione gli ha offerto l’opportunità, si è svegliato come un vulcano.
Conosciamo le manifestazioni di questa esplosione: jihadismo, salafismo, islamismo, reislamizzazione culturale. Tutti sintomi ormai presenti sul nostro suolo, come tante espressioni crisogene dell’insoddisfazione di un agente storico “anti-status quo”, che aspira all’egemonia là dove è presente, e, quando ci riesce, non condivide la nostra deferenza verso le minoranze.
Per questo bisogna avere un “cervello da colibrì” – come diceva de Gaulle – per dimenticare che musulmani ed europei non hanno smesso di battersi, da 13 secoli, per il controllo della sponda settentrionale e meridionale del Mediterraneo e bisogna essere piuttosto ingenui per non percepire, negli odierni andamenti demografici, un risorgere di questa secolare rivalità che, va ricordato, è sempre finita male.
Siamo stati così stupidi da immaginare che ricostituendo, sotto lo stesso tetto metropolitano, il faccia a faccia con persone che avevano appena divorziato all’estero, saremmo riusciti a rimetterle assieme. Errore fatale.
Di qui il fatto, mai visto da nessuna parte, di un’immigrazione con tendenza al vittimismo e alla rivendicazione, portata tanto al risentimento quanto all’ingratitudine e che, consapevolmente o no, si presenta come creditore di un passato che non passa.
Quanto al divario razziale, è dovuto alla visibilità dei nuovi arrivati ​​nello spazio pubblico, anch’essa senza precedenti. Il che porta, ahimè, a instillare nella mente delle persone una griglia di lettura etnica delle relazioni sociali, dove, per contaminazione, ognuno finisce per essere giudicato dall’aspetto. Che spostamento fraudolento e scandaloso, poiché porta i nostri immigrati a pensare che anche loro siano discendenti di schiavi.
Ma, non contenti di aver ravvivato questi tre fuochi mai spenti (religioso, coloniale, razziale), siamo riusciti nell’impresa di accenderne tre nuovi, sconosciuti alla nostra storia recente:
Il primo è dovuta all’incongrua intrusione di costumi comunitari d’altri tempi, ereditati dai paesi di origine e perpendicolari al nostro modo di vivere: primato dei legami di sangue, sistema di parentela patrilineare, controllo della donna, sorveglianza sociale della sessualità, endogamia, cultura dell’onore e suoi corollari (giustizia privata, diritto del taglione, omertà), ipertrofia dell’autostima, incapacità di autocritica. Senza dimenticare la poligamia, l’escissione, la stregoneria, ecc.
Un altro incredibile dissenso: l’alter nazionalismo dei nuovi arrivati, che, a differenza dei loro predecessori, intendono conservare la nazionalità giuridica ed affettiva del paese di origine, in gran parte mitizzata. Con tutti i danni che può causare questa rara dissociazione tra passaporto e fedeltà.
Infine, “ciliegina sulla torta”, queste comunità di altrove non solo hanno dispute con la Francia, ma anche tra di loro: nordafricani/subsahariani; algerini/marocchini; turchi/curdi e armeni; afghani, ceceni, sudanesi, eritrei, somali, pakistani, pronti a dare battaglia, ognuno dalla propria parte. Senza dimenticare lo spaventoso paracadutismo di un antisemitismo di tipo orientale. Così, una sorta di “bonus regalo”, assistiamo all’insolito spettacolo di un territorio, trasformato in campo chiuso per tutte le beghe del pianeta, che non ci riguardano.
I flussi di immigrazione sono cumulativi. Oltre agli effetti di flusso, ci sono effetti di stock, che a loro volta generano nuovi flussi. Queste correnti obbediscono anche agli effetti di soglia. Oltre un certo volume, cambiano natura e segno. Da possibilmente positivi, cambiano in negativi.
Questa soglia di saturazione viene raggiunta tanto più rapidamente quanto più profondo è il divario tra la società di partenza e quella di destinazione.
Lo scenario secessionista è la pendenza più naturale di una società “multi”.
Quando i gruppi sono ripugnati dal vivere insieme, si formano quelle che vengono chiamate diaspore, costituite da popolazioni extraeuropee, né assimilate né integrate e con una tendenza non cooperativa.
Una specie di controcolonizzazione, dal basso, che non dice il suo nome.
Di conseguenza, tra questo “arcipelago” e il resto del Paese, sta crollando la fiducia sociale, fondamento stesso delle società felici. Dove la sfiducia diventa sistema, l’altruismo presto scompare al di là dei legami familiari, cioè la solidarietà nazionale. A cominciare dal suo fiore all’occhiello: il welfare state, la cui perpetuazione richiede un minimo di empatia tra contribuenti e beneficiari. L’economista Milton Friedman diceva, a mio avviso giustamente, che il welfare state non era compatibile con la libera circolazione degli individui.
Tuttavia, di fronte a queste micro-contro-società, siamo paralizzati. Vi scorgiamo, non senza ragione, tante pentole a pressione, che temiamo soprattutto possano esplodere contemporaneamente. Siamo pronti a passare di compromesso in compromesso. Si tratta di ciò che viene chiamato, per antifrase, “accomodamento ragionevole”, che non è altro che negazioni della libertà di espressione, della giustizia penale, dell’ordine pubblico, della frode sociale e del laicismo o sotto forma di clientelismo agevolato.
Tutti questi accordi quotidiani possono moltiplicarsi, ma non bastano per comprare la pace sociale ed è allora che “accade ciò che deve accadere”: quando più poteri sono in aperta competizione, sullo stesso spazio, per ottenere il monopolio della violenza ma anche dei cuori e delle menti, questo è lo scenario che si verifica.
Il confronto. Quella che noi modestamente designiamo con l’espressione “violenza urbana” e di cui conosciamo bene la scala ascendente. Rivolte che ora degenerano in guerriglie a bassa intensità, una sorta di intifada alla francese o “remake” minori delle guerre coloniali. Con il culmine di questo continuum che è il terrorismo jihadista.
Alla luce di questo bilancio, la mia sensazione è che, se restiamo a guardare, andiamo incontro a grandi disgrazie.
Dove stiamo andando? Cosa fare?
Se si vuole affrontare un problema, è fondamentale definirne la reale dimensione. Tuttavia, l’apparato statistico, centrato sul criterio della nazionalità, non consente di valutare tutte le ripercussioni di un fenomeno che in gran parte gli sfugge. Per questo è imperativo orientarsi verso statistiche e proiezioni cosiddette “etniche”.
Per quanto riguarda il discorso intimidatorio, è l’incredibile predicazione che i media, le ONG, il “popolo” ci servono e il cui unico scopo è organizzare l’impotenza pubblica. Questi elementi di linguaggio sono, ai miei occhi, solo il riflesso di un’ideologia che, come tutte le ideologie, non ha nulla di sacro. Tranne che è stato dominante per 50 anni.
Il suo dogma centrale, come tutti sappiamo, è quello di far prevalere, ovunque e sempre, i diritti individuali e universali degli esseri umani che si presumono intercambiabili, rimovibili a piacimento, in un mondo senza confini, dove tutto sarebbe perfetto, senza l’ostacolo anacronistico dello stato nazionale, l’unico teoricamente capace di dire no a questo scempio. Per questo abbiamo lavorato molto attentamente per riabilitarlo, amputando le sue braccia regali per conformarlo al nuovo ideale: lascia andare, lascia correre.
La cosa più grave è che questa utopia si difende dall’assalto della realtà solo con un mezzo spregevole: il ricatto. Il ricatto del razzismo che, attraverso le fatwa, promette la morte sociale a tutti coloro che osano mettere la testa fuori dalle trincee. Tuttavia, questa doxa, in forma di fiaba, non dobbiamo temere di proclamarla falsa e incoerente.
Falsa, perché, se è vero che gli immigrati entrano come individui, non è meno vero che si stabiliscano come popoli. Ed è proprio questa limpida evidenza che la narrazione ufficiale ci vieta di vedere.
Ci viene detto contemporaneamente che l’immigrazione non esiste, che esiste ed è una benedizione, che esiste da sempre ed è inevitabile, che accoglierla è un dovere morale, ma che ci pagherà le pensioni e ci darà lavori che noi non vogliamo.
Ma, alla fine, si finisce sempre per imbattersi nello stesso argomento: “non gettare benzina sul fuoco, perché stai facendo il gioco del tal dei tali”. Argomento che è, probabilmente, il più stravagante di tutti, in quanto riconosce che c’è davvero un incendio in corso, ma che è meglio tacere per motivi che non hanno nulla a che fare con esso.
Portati a un tale livello di assurdità, ci troviamo di fronte a una triforcazione:
– O prendiamo sul serio queste sciocchezze e lasciamo che tutto scivoli via: rotoliamo verso l’abisso, premendo l’acceleratore.
– O ci limitiamo ad accompagnare il fenomeno, votando, ogni 3 o 4 anni, leggi che fingono di occuparsi dell’immigrazione, ma che, di fatto, rientrano nella sua gestione amministrativa e tecnocratica. È solo fare un passo indietro per saltare meglio.
– O riusciamo a toglierci la camicia di forza e a riprenderci, mostrando finalmente volontà politica, il volante del camion impazzito che da 50 anni guida da solo.
Avete indovinato che la mia scelta è ovviamente l’ultima. Ma più precisamente?
L’immigrazione – è facile intuirlo – funziona come una pompa che spinge indietro da una parte e risucchia da un’altra. Non possiamo fare nulla, o quasi, per impedire la partenza. Possiamo fare qualsiasi cosa per scoraggiare l’arrivo.
Quindi 6 passi principali:
Lanciare, urbi et orbi, il messaggio che la marea è cambiata di 180 gradi, attaccando frontalmente l’immigrazione legale, che dovrebbe essere divisa almeno per dieci.
L’accesso alla nazionalità deve cessare di essere automatico.
Contenere l’immigrazione irregolare, dividendo per 20 o 30 i visti, compresi gli studenti, concessi ai Paesi a rischio, non accogliendo più alcuna domanda di asilo sul nostro territorio, abolendo ogni premio per la frode (soccorso medico di Stato, alloggio, regolarizzazioni, sbarco delle navi di “soccorso”).
Attenuare l’attrattiva sociale della Francia, eliminando tutte le prestazioni non contributive per gli stranieri e limitando a 3 figli, per famiglia, gli assegni familiari, rivalutati senza condizioni di reddito.
Sgonfiare le diaspore, riducendo tipologie, durate e numeri dei permessi di soggiorno ed escludendo i rinnovi quasi automatici.
Rafforzare la nostra laicità cristiana per adattarla alla ben diversa sfida dell’Islam, non neutralizzando più solo lo Stato e la scuola, ma anche lo spazio pubblico, le università e il mondo delle imprese.
Se queste proposte rientrano nel quadro del diritto esistente, tanto meglio, altrimenti dovrà essere modificato a qualunque costo. Poiché l’inversione proposta è ora una questione di sicurezza pubblica, la sua ferocia è solo la controparte del tempo perduto.
Vi ho appena fatto una diagnosi. Vale a dire, se persistiamo nella nostra cecità, andremo verso un paese dove, al minimo, la vita non sarà più degna di essere vissuta, o, al massimo, in un paese dove, a forza di esplosioni, non saremo più in grado di vivere affatto.
Potremmo non condividere questa valutazione e, in questo caso, avrei parlato per non dire nulla. Ma possiamo aderirvi e, in questo caso, le misure avanzate sono la nostra ultima possibilità.
Sono consapevole che alcuni di voi potrebbero avermi trovato eccessivo, allarmista, irrealistico, senza sfumature, o generosità, cos’altro so.
Vi concedo volentieri altri due difetti. Da un lato, il mio carattere può essere descritto come ostinato, in quanto non accetterò mai di affermare che è notte in pieno giorno. D’altra parte, è vero, sono ossessionato, ma la mia ossessione è rivolta unicamente ai nostri figli e nipoti, verso cui il nostro dovere elementare non è lasciare in eredità un paese caotico, quando lo abbiamo ricevuto dai nostri anziani come un magnifico dono.
Ultima domanda, che suppongo che tutti ci poniamo di tanto in tanto: cosa farebbe il generale de Gaulle?
Nessuno lo sa, ma sono personalmente convinto di due cose: se fosse stato al potere non ci avrebbe mai messo nei pasticci che ho descritto stasera, e se fosse risorto, temo che mi prenderà per un moderato.
Grazie per avermi ascoltato.

Non vi sembra che sia qualcosa di un po’ più concreto della fantomatica emergenza climatica a causa della quale da oltre mezzo secolo ci stanno raccontando che ci restano ancora dieci anni? E ci fosse un cane che ci spiegasse che cosa succederà fra dieci anni se non cambiamo rotta.

barbara

GRETA, PRESTO, CHAMA I POMPIERI

che la nostra casa brucia!

-40°C! La vita si ferma in U.S.A e Canada! Il Natale più freddo da decenni con un’enorme tormenta

E meno male che hanno un sacco di pannelli solari e pale eoliche per scaldarsi

NOTA: quest’ultima è roba dell’anno scorso: adesso tentano di raccontarci che questo “evento estremo” di quest’anno è un’assoluta rarità, segno ineluttabile dei famigerati cambiamenti climatici (succeduti al riscaldamento globale a sua volta succeduta alla glaciazione) che determinano l’emergenza climatica, ma questa è una balla, l’ennesima balla.

barbara

AIUTO L’EMERGENZA CLIMATICA!

che se non ci gretinizziamo all’istante ci ucciderà tutti entro dieci anni! Lo sanno tutti! Lo dicono tutti! È davanti agli occhi di tutti! Fratello ricordati che devi morire e guai a te se non te lo segni ora e sempre nei secoli dei secoli di dieci anni in dieci anni amen.

Non c’è nessuna emergenza climatica

1.200 scienziati e professionisti di tutto il mondo, guidati dal premio Nobel norvegese per la fisica professor Ivar Giaever, dichiarano: “Non c’è nessuna emergenza climatica”

Leggi il testo della dichiarazione pubblicata su Climate Intelligence

Preambolo

La scienza del clima dovrebbe essere meno politica, mentre le politiche climatiche dovrebbero essere più scientifiche. In particolare, gli scienziati dovrebbero sottolineare che i risultati dei loro modelli non sono il risultato di una magia: i modelli informatici sono fatti dall’uomo. Ciò che viene fuori dipende completamente da ciò che i teorici ed i programmatori hanno inserito: ipotesi, assunzioni, relazioni, parametrizzazioni, vincoli di stabilità, ecc.
Purtroppo, nella scienza del clima mainstream la maggior parte di questi input non viene dichiarata.
Credere al risultato di un modello climatico significa credere a ciò che i creatori del modello hanno inserito. È proprio questo il problema dell’attuale discussione sul clima, in cui i modelli climatici sono centrali. La scienza del clima è degenerata in una discussione basata su convinzioni, non su una sana scienza autocritica. Dovremmo liberarci dall’ingenua fiducia nei modelli climatici immaturi. In futuro, la ricerca sul clima dovrà dare molta più importanza alla scienza empirica.

Non c’è emergenza climatica

Una rete globale di oltre 1100 scienziati e professionisti ha preparato questo messaggio urgente. La scienza del clima dovrebbe essere meno politica, mentre le politiche del clima dovrebbero essere più scientifiche. Gli scienziati dovrebbero affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni delle loro previsioni sul riscaldamento globale, mentre i politici dovrebbero spassionatamente valutare i costi reali così come i benefici, ipotizzati dalle loro misure politiche.

Fattori naturali ed antropogenici causano il riscaldamento globale.

L’archivio geologico rivela che il clima della Terra ha subito variazioni per tutto il tempo della sua esistenza, con fasi naturali fredde e calde. L’ultimo ciclo freddo, noto come la La Piccola era Glaciale è terminato di recente nel 1850. Pertanto, non sorprende che ora stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto.

Il pianeta si è riscaldato meno della metà del tasso previsto dall’IPCC, sulla base della forzatura antropogenica introdotta nei modelli e dello squilibrio radiativo. Tutto questo ci dice che siamo lontani dal comprendere I meccanismi del cambiamento climatico.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati

I modelli climatici presentano molte carenze e non sono ragionevolmente lontani dall’essere usati come strumenti politici globali. Amplificano l’effetto dei gas serra come la CO2. Inoltre, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

La CO2 è il cibo delle piante, la base di tutta la vita sulla Terra

La CO2 non è un inquinante ed è essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è infatti una benedizione. Più CO2 è un beneficio per la natura, perché rende verde la Terra: una ulteriore quantità di CO2 nell’aria ha favorito la crescita della biomassa globale delle piante. È anche di beneficio per l’agricoltura, con l’aumento delle rese delle colture in tutto il mondo.

Il riscaldamento globale non ha aumentato i disastri naturali

Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità e simili eventi naturali, od aumentando la loro frequenza. Viceversa, è ampiamente dimostrato che le misure di mitigazione della CO2 sono tanto dannose quanto costose.

Le politiche climatiche devono rispettare le realtà scientifiche ed economiche.

Pertanto, non vi è alcun motivo per creare panico ed allarme. Ci opponiamo fermamente alla dannosa e irrealistica politica delle “Zero emissioni nette di CO2” proposta per il 2050. Se emergeranno approcci migliori, e sicuramente ci saranno, avremo tutto il tempo per riflettere ed adattarci. L’obiettivo della politica globale dovrebbe essere “prosperità per tutti” fornendo energia affidabile e conveniente in ogni momento per tutto il Pianeta. In una Società prospera uomini e donne vengono ben istruiti, i tassi di natalità rimangono bassi mentre le persone si preoccupano per il loro ambiente.

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Climate Intelligence (CLINTEL) è una fondazione indipendente che opera nei settori del cambiamento climatico e delle politiche climatiche. CLINTEL è stata fondata nel 2019 dal professore emerito di geofisica Guus Berkhout e dal giornalista scientifico Marcel Crok. L’obiettivo principale di CLINTEL è diffondere la conoscenza e di stimolare la comprensione delle cause e degli effetti del cambiamento climatico, nonché degli effetti della politica climatica.

A tal fine:

1. La Fondazione cerca di comunicare in modo obiettivo e trasparente al grande pubblico quali sono i fatti disponibili sul cambiamento climatico e sulle politiche climatiche ed anche dove i fatti si trasformano in ipotesi e previsioni.

2. La Fondazione conduce e stimola il dibattito pubblico su questo tema e realizza reportage investigativi in questo campo.

3. La Fondazione vuole fungere da luogo di incontro internazionale per scienziati con opinioni diverse sul cambiamento climatico e sulle politiche climatiche.

4. La Fondazione svolgerà e finanzierà la propria ricerca scientifica sul cambiamento climatico e sulle politiche climatiche.

CLINTEL vuole assumere il ruolo di “cane da guardia climatico” indipendente, sia nel campo della scienza del clima che in quello delle politiche climatiche.

Firmatari italiani della dichiarazione

1. Alberto Prestininzi, Professore di Rischi Geologici, Honorary Cherman NHAZCA Università of Rome Sapienza, già Scientific Editor in Chief della Rivista Internazionale IJEGE e Direttore del Centro di Ricerca, Previsione, Prevenzione e Controllo dei Rischi Geologici (CERI); WCD Ambassador
2. Pietro Agostini, Ingegnere, Associazione Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana
3. Piero Baldecchi, Lettore
4. Achille Balduzzi, Geologo, Agip-Eni
5. Antonio Ballarin, Fisico, “Chief Artificial Intelligence Officer” di una pubblica amministrazione
6. Cesare Barbieri, Professore Emerito di Astronomia, Università di Padova
7. Donato Barone, Ingegnere
8. Sergio Bartalucci, Fisico, Presidente Associazione Scienziati e Tecnologi per la Ricerca Italiana
9. Giuseppe Basini, Astrofisico, Deputato, già dirigente di Ricerca dell’INFN
10. Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica, Università di Modena, Movimento Galileo 2001
11. Marco Benini, Ingegnere Idraulico, Libero Professionista
12. Eliseo Bertolasi, Dottore di Ricerca in Antropologia Culturale
13. Giorgio Bertucelli, Ingegnere, già Dirigente Industriale, ALDAI
14. Alessandro Bettini, Professore Emerito (Fisica) Università di Padova
15. Antonio Bianchini, Professore di Astronomia, Università di Padova
16. Luciano Biasini, Professore Emerito, già Docente di Calcoli Numerici e Grafici, Direttore dell’Istituto Matematico e Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Ferrara
17. Paolo Blasi, Professore Emerito (Fisica) e già Rettore dell’Università di Firenze, già Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane
18. Enrico Bongiovanni, Dottore Commercialista
19. Paolo Bonifazi, Ex Direttore dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario (IFSI) dell’Istituto Nazionale Astrofisica (INAF)
20. Roberto Bonucchi, Insegnante in Pensione
21. Giampiero Borrielli, Ingegnere
22. Francesca Bozzano, Professore di Geologia Applicata, Università di Roma La Sapienza, Direttore del Centro di Ricerca Previsione, Prevenzione e Controllo Rischi Geologici (CERI)
23. Antonio Brambati, Professore di Sedimentologia, Università di Trieste, Responsabile Progetto Paleoclima-mare del PNRA, già Presidente Commissione Nazionale di Oceanografia
24. Gianfranco Brignoli, Geologo
25. Marcello Buccolini, Professore di Geomorfologia, Università di Chieti-Pescara
26. Paolo Budetta, Professore di Geologia Applicata, Università di Napoli
27. Antonio Maria Calabrò, Ingegnere, Ricercatore, Consulente
28. Monia Calista, Ricercatore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara
29. Cristiano Carabella, Geologo, Borsista presso l’Università di Chieti
30. Giovanni Carboni, Professore di Fisica, Università di Roma Tor Vergata, Movimento Galileo 2001
31. Peppe Caridi
32. Franco Casali, Professore di Fisica, Università di Bologna e Accademia delle Scienze di Bologna
33. Giuliano Ceradelli, Ingegnere e Climatologo, ALDAI
34. Augusta Vittoria Cerutti, Membro del Comitato Glaciologico Italiano
35. Franco Di Cesare, Dirigente, Agip-Eni
36. Alessandro Chiaudani PhD, Agronomo, Università di Chieti-Pescara
37. Luigi Chilin, Dirigente in Pensione
38. Claudio Ciani, Relazioni Internazionali, Scienza Politica, Università di Roma La Sapienza
39. Edoardo Cicali, Membro del C.I.R.N (Comitato Italiano Rilancio del Nucleare) e dell’associazione “Atomi per la pace”, ex Dipendente di un Centro Medico Radiologico ed Attualmente Impiegato nel Settore dell’Informatica
40. Pino Cippitelli, Geologo Agip-Eni
41. Carlo Colomba
42. Enrico Colombo, Chimico, Dirigente Industriale
43. Vito Comencini, Onorevole, Membro della Camera dei Deputati Italiana dal 2018
44. Enrico Conti, Physicist, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN)
45. Ferruccio Cornicello, Fotografo e Lettore di Studi sul Clima
46. Domenico Corradini, Professore di Geologia Storica, Università di Modena
47. Carlo Del Corso, Ingegnere Chimico
48. Uberto Crescenti, Professore Emerito di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara, già Magnifico Rettore e Presidente della Società Geologica Italiana
49. Fulvio Crisciani, Professore di Fluidodinamica Geofisica, Università di Trieste e Istituto Scienze Marine, Cnr, Trieste
50. Salvatore Custodero
51. Francesco Dellacasa, Ingegnere, Amministratore di Società nel settore Energetico
52. Alessandro Demontis, Perito Chimico Industriale, Tecnico per la Gestione delle Acque e delle Risorse Ambientali, Pomezia
53. Serena Doria, Ricercatore di Probabilità e Statistica Matematica, Università di Chieti-Pescara
54. Roberto d’Arielli, Geologo, Borsista presso l’Università di Chieti
55. Carlo Esposito, Professore di Rischi Geologici, Università di Roma La Sapienza
56. Gianluca Esposito, Geologo
57. Prof. Stefano Falcinelli PhD, Professor of Chemistry and Materials Technology, Department of Civil and Environmental Engineering, University of Perugia
58. Antonio Mario Federico, Professore di Geotecnica, Politecnico di Bari
59. Aureliano Ferri, Vicepresidente Associazione Piceno Tecnologie
60. Maurizio Fiorelli, Sommelier Professionale, studioso dell’evoluzione nella Coltivazione delle Vigne
61. Mario Floris, Professore di Telerilevamento, Università di Padova
62. Gianni Fochi, Chimico, Ricercatore in Pensione della Scuola Normale Superiore, Giornalista Scientifico
63. Sergio Fontanot, Ingegnere
64. Luigi Fressoia, Architetto Urbanista, Perugia
65. Mario Gaeta, Professore di Vulcanologia, Università di Roma La Sapienza
66. Sabino Gallo, Ingegnere Nucleare e Scrittore Scientifico
67. Giuseppe Gambolati, Fellow della American Geophysical Union, Professore di Metodi Numerici, Università di Padova
68. Alessio Del Gatto, Liceo Scientifico, Collaboratore Attivita Solare.it
69. Rinaldo Genevois, Professore di Geologia Applicata, Università di Padova
70. Umberto Gentili, Fisico dell’ENEA, Climatologo per il Progetto Antartide, ora in pensione
71. Enrico Ghinato, Perito Fisico
72. Mario Giaccio, Professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia, Università di Chieti-Pescara, già Preside della Facoltà di Economia
73. Daniela Giannessi, Primo Ricercatore, IPCF-CNR, Pisa
74. Roberto Grassi, Ingegnere, Amministratore G&G, Roma
75. Roberto Graziano, Ricercatore di Geologia Stratigrafica e Paleoclimatologia/Paleoceanografia, Università di Napoli, già Geologo presso il Servizio Geologico d’Italia
76. Alberto Guidorzi, Agronomo
77. Roberto Habel, Professore di Fisica Medica, Università di Cagliari
78. Thomas Kukovec, Tropical Agronomist and Subtropical Field Biologist in the private sector, specialised in semi-arid agriculture, ecophysiology and phytogeography of Sahelian and Saharan plants. Scientific adviser and consultant in research-projects and learned societies
79. Alberto Lagi, Ingegnere, Presidente di Società Ripristino Impianti Complessi Danneggiati
80. Luciano Lepori, Ricercatore IPCF-CNR, Pisa
81. Carlo Lombardi, Professore di Impianti Nucleari, Politecnico di Milano
82. Walter Luini, Geometra
83. Roberto Madrigali, Meteorologo
84. Angelo Maggiora PhD, INFN Senior Researcher, more than 40 years experience in research at CERN, Saclay, Dubna and Frascati
85. Ettore Malpezzi, Ingegnere
86. Vania Mancinelli, Geologo, Borsista presso l’Università di Chieti
87. Ludovica Manusardi, Fisico Nucleare e Giornalista Scientifico, UGIS
88. Luigi Marino, Geologo, Centro Ricerca Previsione, Prevenzione e Controllo Rischi Geologici (CERI), Università di Roma La Sapienza
89. Alessandro Martelli, Ingegnere, già Dirigente ENEA
90. Salvatore Martino, Professore di Geologia Applicata all’Ingegneria al Territorio ed ai Rischi, Università di Roma “Sapienza”
91. Maria Massullo, Tecnologa, ENEA-Casaccia, Roma
92. Enrico Matteoli, Primo Ricercatore, IPCF-CNR, Pisa
93. Paolo Mazzanti, Professore di Interferometria Satellitare, Università di Roma La Sapienza
94. Adriano Mazzarella, Professore di Meteorologia e Climatologia, Università di Napoli
95. Marcello Mazzoleni, Docente e imprenditore nel settore della formazione, fondatore del sito web MeteoSincero
96. Carlo Merli, Professore di Tecnologie Ambientali, Università di Roma La Sapienza
97. Enrico Miccadei, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università di Chieti-Pescara
98. Gabriella Mincione, Professore di Scienze e Tecniche di Medicina di Laboratorio, Università di Chieti-Pescara
99. Umberto Minopoli, Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare
100. Alberto Mirandola, Professore di Energetica Applicata e Presidente Dottorato di Ricerca in Energetica, Università di Padova
101. Aurelio Misiti, Professore di Ingegneria sanitaria-Ambientale, Università di Roma La Sapienza, già Preside della Facoltà di Ingegneria, già Presidente del Consiglio Superiore ai Lavori Pubblici
102. Maurizio Montuoro, Medico
103. Renzo Mosetti, Professore di Oceanografia, Università di Trieste, già Direttore del Dipartimento di Oceanografia, Istituto OGS, Trieste
104. Daniela Novembre, Ricercatore in Georisorse Minerarie e Applicazioni Mineralogichepetrografiche, Università di Chieti-Pescara
105. Francesco Oriolo, Professore di Impianti Nucleari, Università di Pisa
106. Paolo Emmanuele Orrù, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università di Cagliari
107. Sergio Ortolani, Professore di Astronomia e Astrofisica, Università di Padova
108. Giorgio Paglia, Geologo, Borsista presso l’Università di Chieti
109. Massimo Pallotta, Primo Tecnologo, Istituto Nazionale Fisica Nucleare
110. Antonio Panebianco, Ingegnere
111. Giuliano Panza, Professore di Sismologia, Università di Trieste, Accademico dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, vincitore nel 2018 del Premio Internazionale dell’American Geophysical Union
112. Antonio Pasculli, Ricercatore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara
113. Ernesto Pedrocchi, Professore Emerito di Energetica, Politecnico di Milano
114. Davide Peluzzi, Ambasciatore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga nel Mondo nel 2017
115. Corrado Penna, Docente di Matematica
116. Enzo Pennetta, Professore di Scienze Naturali e Divulgatore Scientifico
117. Gianni Pettinari, Impiegato Amministrativo, Fondatore del gruppo Facebook: “Falsi allarmismi sul riscaldamento globale”
118. Alessandro Pezzoli, Ricercatore Universitario e Professore aggregato in Weather Risk Management, Politecnico di Torino e Università di Torino
119. Tommaso Piacentini, Professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, Università di Chieti-Pescara
120. Stefano De Pieri, Ingegnere Energetico e Nucleare
121. Paolo M.J. Pilli, Pensionato
122. Mirco Poletto, Geologo libero professionista, registered at ‘Ordine dei geologi del Veneto’
123. Andrea Pomozzi, Presidente Associazione Piceno Tecnologie
124. Guido Possa, Ingegnere Nucleare, già Viceministro del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca con delega alla Ricerca
125. Giorgio Prinzi, Ingegnere, Direttore Responsabile della Rivista “21mo Secolo Scienza e tecnologia”
126. Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera, Università di Ferrara
127. Franco Puglia, Ingegnere, Presidente CCC, Milano
128. Francesca Quercia, Geologo, Dirigente di Ricerca, Ispra
129. Nunzia Radatti, Chimico, Sogin
130. Arnaldo Radovix, Geologo, Risk Manager in Derivati Finanziari
131. Mario Luigi Rainone, Professore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara
132. Mario Rampichini, Chimico, Dirigente Industriale in Pensione, Consulente
133. Arturo Raspini, Geologo, Ricercatore, Istituto di Geoscienze e Georisorse (IGG), Consiglio Nazionale delle Ricerche, Firenze
134. Renato Angelo Ricci, Professore Emerito di Fisica, Università di Padova, già Presidente della Società Italiana di Fisica e della Società Europea di Fisica, Movimento Galileo 2001
135. Marco Ricci, Fisico, Primo Ricercatore, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
136. Renzo Riva, Comitato Italiano Rilancio Nucleare (C.I.R.N.), Buja
137. PierMarco Romagnoli, Ingegnere, Milano
138. Vincenzo Romanello, Ingegnere Nucleare, Ricercatore presso il Centro di Ricerca Nucleare di Rez, Repubblica Ceca
139. Piergiorgio Rosso, Ingegnere Chimico
140. Stefano Rosso, Insegnante di Geografia, Storia e Italiano, Scuola Secondaria, Modena
141. Alberto Rota, Ingegnere, Ricercatore presso CISE ed ENEL, Esperto di Energie Rinnovabili
142. Ettore Ruberti, Ricercatore ENEA, Docente di Biologia Generale e Molecolare
143. Giancarlo Ruocco, Professore di Struttura della Materia, Università di Roma La Sapienza
144. Sergio Rusi, Professore di Idrogeologia, Università di Chieti-Pescara
145. Massimo Salleolini, Professore di Idrogeologia Applicata e Idrogeologia Ambientale, Università di Siena
146. Nicola Scafetta, Professore di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia, Università di Napoli
147. Emanuele Scalcione, Responsabile Servizio Agrometeorologico Regionale ALSIA, Basilicata
148. Nicola Sciarra, Professore di Geologia Applicata, Università di Chieti-Pescara
149. Francesco Sensi, Generale di Divisione Aerea (R)
150. Massimo Sepielli, Direttore di Ricerca, ENEA, Roma
151. Leonello Serva, Geologo, Accademia Europa delle Scienze e delle Arti, Classe V, Scienze Tecnologiche e Ambientali, già Direttore Servizio Geologico d’Italia
152. Roberto Simonetti, Geologo, R&D c/o Azienda S.I.I.
153. Elio Sindoni, Professore Emerito dell’Università di Milano Bicocca
154. Enzo Siviero, Professore di Ponti, Università di Venezia, Rettore dell’Università e-Campus
155. Rinaldo Sorgenti, Deputy Chairman of ASSOCARBONI
156. Ugo Spezia, Ingegnere, Responsabile Sicurezza Industriale, Sogin, Movimento Galileo 2001
157. Luigi Stedile, Geologo, Centro di Ricerca Previsione, Prevenzione e Controllo Rischi Geologici (CERI), Università di Roma La Sapienza
158. Emilio Stefani, Professore di Patologia Vegetale, Università di Modena
159. Flavio Tabanelli, Fisico
160. Maria Grazia Tenti, Geologo
161. Umberto Tirelli, Visiting Senior Scientist, Istituto Tumori d’Aviano, Movimento Galileo 2001
162. Giorgio Trenta, Fisico e Medico, Presidente Emerito dell’Associazione Italiana di Radioprotezione Medica, Movimento Galileo 2001
163. Roberto Vacca, Ingegnere e Scrittore Scientifico
164. Gianluca Valensise, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma
165. Corrado Venturini, Professore di Geologia Strutturale, Università di Bologna
166. Benedetto De Vivo, Professore di Geochimica in Pensione dall’Università di Napoli, ora Professore Straordinario presso Università Telematica Pegaso, Napoli
167. Andrea Zaccone, Geologo, Dirigente Protezione Civile Regione Lombardia
168. Luigi Zanotto, Docente in Pensione
169. Franco Zavatti, Ricercatore di Astronomia, Università di Bologna
170. Antonino Zichichi, Professore Emerito di Fisica, Università di Bologna, Fondatore e Presidente del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana di Erice (qui)

Contro i deliri della religione fondamentalista e terroristica dei cambiamenti climatici – già riscaldamento globale, già (o forse sarebbe meglio dire già già) glaciazione globale – speciali, che sono diversi da quelli normali, e che sono di origine antropica, religione che in un batter di ciglia scivola nell’antropofobia più spinta, si sono già pubblicati in questo blog un’infinità di documenti. Naturalmente non mi illudo di poter instillare negli adepti di tale religione un granellino di dubbio: fra le fedi religiose – specialmente le fedi nelle religioni laiche – e il dubbio c’è un’eterna inimicizia di proporzioni tali da far sparire quella decretata fra il serpente e la Donna. Tutto questo è unicamente a beneficio degli scettici, degli eretici, delle menti pensanti. Aggiungo un esempio degli squallidi trucchetti dei media asserviti per impressionare con le temperature abnormi dell’emergenza climatica

e una acuta osservazione dell’amico Erasmo:

Constato che la scienza ufficiale è schierata sull’origine antropica, mentre un gruppo di scienziati anziani no. Ciò si può spiegare in due modi: 1. Gli anziani sono rincoglioniti; 2. Gli anziani sono in pensione, e quindi non rischiano rappresaglie che mettano a rischio la loro carriera. Contro la prima ipotesi gioca il fatto che non tutti i pensionati hanno l’Alzheimer; contro la seconda … no, non riesco a trovare niente contro la seconda.

Ecco, io i superesperti del clima aspiranti professionisti li vedo più o meno così (ascoltate bene quello che dice prima di cantare)

barbara

INTERVALLO

Nella mia città, temperature minime e massime:

28/03: 9 – 17
29/03: 8 – 16
30/03: 7 – 14
31/03: 6 – 12
01/04: 5 – 11
02/04: 4 – 9

Sì, lo so, è per colpa del riscaldamento globale.

E ora un po’ di figure per svagarci un po’.

Attualità

Modernità

Prudenza

E ancora più prudenza

Gli esperti del nostro governo

Gli insuperabili cartelloni presso le edicole

Una preghiera esaudita

E, più o meno in tema

I quiz culturali di youtube

Ma c’è sempre qualche ignorante che dà la risposta sbagliata

Concludo con una domanda intelligente

E una ancora più intelligente: avete mai visto…?

barbara

SE PER ESEMPIO

Se per esempio sostituissimo davvero tutte le auto vere con le auto elettriche. Prima una riflessione di puro buon senso.

Fabrizio Santorsola

L’auto elettrica – la più grande truffa che il mondo abbia mai visto?
Qualcuno ci ha pensato?
“Se tutte le auto fossero elettriche… e dovessero restare bloccate in un ingorgo di tre ore nel freddo di una nevicata, le batterie si scaricherebbero tutte, completamente.
Perché nell’auto elettrica praticamente non c’è riscaldamento.
Ed essere bloccato in strada tutta la notte, senza batteria, senza riscaldamento, senza tergicristalli, senza radio, senza GPS per la batteria tutta scarica, non deve essere bello.
Puoi provare a chiamare il 911 e proteggere le donne e i bambini, ma non potranno venire ad aiutarti perché tutte le strade sono bloccate e probabilmente tutte le auto della polizia saranno elettriche.
E quando le strade sono bloccate da migliaia di auto scariche, nessuno potrà muoversi. Le batterie come potranno essere ricaricate in loco?
Lo stesso problema durante le vacanze estive con blocchi chilometrici.
Non ci sarebbe in coda la possibilità di tenere accesa l’aria condizionata in un’auto elettrica. Le tue batterie si scaricherebbero in un attimo.
Naturalmente nessun politico o giornalista ne parla, ma è questo che accadrà.
Testo da me liberamente tradotto, ripreso da Marian Alaksin (Repubblica Ceca)

Poi un articolo con un po’ di calcoli.

Giancarlo Lehner

A proposito della moda del green, qui e subito, una delle più strampalate mistificazioni della storia, cito i seguenti inoppugnabili dati dall’articolo di Dario Rivolta, uno studioso che ragiona e non vende fumo:
«Un parco eolico da 100 megawatt richiede trentamila tonnellate di minerali ferrosi, cinquantamila tonnellate di cemento e almeno novecento tonnellate di plastica e resina.
In un impianto solare della stessa potenza, il ferro e l’acciaio necessari sono tre volte tanto e solo il cemento sarà impiegato in quantità minore che nell’eolico.
Nel progetto lanciato dall’Ue la produzione di energia elettrica derivante da questi impianti dovrebbe passare dai 1500 gigawatt di oggi ad 8000 GW entro il 2030. Il calcolo dei materiali necessari che bisognerà estrarre dalla terra è presto fatto. E lo si dovrà fare con i vecchi metodi industriali.
Inoltre, molti dei componenti che dovranno essere utilizzati appartengono al gruppo di quei minerali che vanno sotto il nome di “terre rare”.
Alcune di loro portano nomi sconosciuti come i lantanidi, lo scambio, l’ittrio, l’eurobio, il lutezio ecc.
Di altri minerali abbiamo forse già sentito parlare:
niobio
tantalio
tungsteno
litio
tellurio
selenio
indio
gallio
Oltre a queste, per creare l’elettricità e stoccarla nelle batterie occorrono anche grandi quantità di cobalto, manganese, nickel, stagno, grafite, rame ecc.
Nella maggior parte dei casi, nonostante l’aggettivo (rare) attribuito ad alcune di queste materie, non si tratta di presenze scarse sul nostro pianeta ma sono minerali dispersi all’interno di rocce che devono essere estratte e lavorate.
Per ottenere un chilo di vanadio bisogna lavorare otto tonnellate di rocce; per un chilo di gallio ne occorrono cinquanta, mentre per ottenere il lutezio in eguale quantità bisogna raffinarne ben duecento tonnellate.
Tutte queste lavorazioni si fanno con l’impiego di grandi quantità di acqua e solventi.
La lavorazione necessaria è così deleteria per l’ambiente circostante che si spiega perché la maggior parte dei Paesi del mondo ha rinunciato ad estrarli, lasciando che sia la Cina ad occuparsi della produzione (e relativa fornitura) di almeno due terzi della domanda mondiale.
Un altro esempio: in una macchina a propulsione elettrica circa duecento chili di quanto pesa in totale sono indispensabili per il funzionamento della batteria e per la sua protezione.
Si tratta di un quantitativo corrispondente a sei volte quello presente nelle auto tradizionali.
Bisogna aggiungere che per la trasmissione dell’elettricità derivante dagli impianti solari, eolici e dall’idrogeno, le reti di distribuzione oggi esistenti saranno riutilizzabili solo in parte.
Serviranno enormi quantità extra di rame per gli elettrodotti e migliaia di tonnellate di acciaio per le nuove tubature necessarie al trasporto dell’idrogeno.
I prezzi schizzeranno alle stelle, causando una nuova e lunga inflazione anche su tutti i prodotti a valle.
Al nuovo ingente sfruttamento delle risorse naturali per procedere verso la “transizione verde” vanno aggiunte le conseguenze socio-economiche all’interno delle nostre società. L’Europa (così come- forse- gli Stati Uniti) si è data l’obiettivo di passare ai nuovi sistemi entro il 2030 e completare il processo entro il 2050, mentre la Cina ha dichiarato che raggiungerà il picco delle proprie emissioni di CO2 solo nel 2030 e raggiungerà l’obiettivo finale non prima del 2060. Per l’India il passaggio richiederà ancora più tempo.
È allora evidente che, negli anni che faranno la differenza, si creerà un divario crescente nei costi di produzione industriali tra i due mondi e certo non a vantaggio delle imprese europee. Con conseguenti crisi che colpiranno molti lavoratori e molte aziende.
Sotto l’aspetto politico va anche aggiunto che, pur riuscendo a liberarci dall’oligopolio dei produttori di gas e petrolio, ci metteremmo, noi europei, totalmente nelle mani dei nostri nuovi fornitori di minerali rari e materie prime.
Va aggiunto che gli utenti dovranno sostituire le loro caldaie per il riscaldamento, tuttora a gas o gasolio, con pompe di calore azionate dall’ energia elettrica da fonti rinnovabili.
Gli automobilisti dovranno rottamare i loro veicoli a benzina, a gasolio o ibridi per sostituirli con autovetture solo elettriche che però, con la tecnologia attuale, non consentiranno loro di andare da Milano a Roma senza fermarsi qualche ora per ricaricare le batterie».
L’imperialismo del regime comunista cinese evidentemente ha pagato e strapagato politici, scienziati (quelli non mercenari non vengono ascoltati) e addetti all’informazione, per montare la mitologia del green.

E tutto questo bordello sarebbe per fermare i “cambiamenti climatici” per via del fatto che ci sarebbe in atto una “emergenza climatica”. Siccome so che purtroppo c’è ancora in giro gente che crede a questa ridicola favola, ricordo che le cose che strilla istericamente la piccola analfabeta ritardata psicopatica mitomane allo scopo preciso di terrorizzare le masse (“voglio che siate terrorizzati” – e riuscendoci perfettamente), ossia che abbiamo ancora dieci anni prima che sia troppo tardi, come già è stato ripetutamente documentato in questo blog, venivano strillate anche dieci anni fa, e venti anni fa, e trenta anni fa, e quaranta anni fa, e cinquanta anni fa. E se i signori della dittatura del terrore climatico avessero ragione, ciò significherebbe che da quarant’anni il pianeta non esiste più  e noi siamo zombie vaganti nello spazio. Fermo restando che, se anche un’emergenza climatica ci fosse – ma non c’è – il solo pensare di poter intervenire sul clima sarebbe puro delirio di onnipotenza. E qualcuno farà bene a cominciare a ridimensionarsi.

barbara

UN PO’ DI MACEDONIA MISTA

Molto mista e molto variegata

Giancarlo Lehner

«Don Roberto è stato ucciso da uno che non ci stava tanto con la testa», così esterna uno che con la testa non ci sta per niente.
Si chiama Jorge Mario, che per difendere islam ed islamici, cancella la realtà, il buon senso e la corretta informazione.
In associazione con Soros, si sbraccia per sradicare le fondamenta giudaico-cristiane.

E io mi sto sempre più convincendo che ha ragione quella che sostiene che quell’uomo è l’Anticristo, mandato da Satana in persona per annientare il cristianesimo.

Poi c’è questo signore, lasciato morire come un cane per dissecazione aortica perché i medici si sono rifiutati di operarlo prima che arrivassero i risultati del tampone. È arrivata prima la morte. E magari, dopo che una banda di infami lo ha abbandonato alla sua enorme sofferenza e alla consapevolezza che stava morendo, avranno anche l’infamia di classificarlo come l’ennesimo morto covid per incrementare il terrore sanitario su di noi.

Poi c’è la signora Bellanova che si batte contro gli sconti nei supermercati. Forse la signora ignora che noi comuni mortali non abbiamo stipendi da ministro, e che per molti i prodotti scontati, magari quelli prossimi alla scadenza, e quelli in promozione, sono l’unica cosa che permette loro di mangiare più o meno tutti i giorni. Una volta c’era il modo di dire “se non sono matti non li vogliamo”, adesso dovremmo passare a “se non son deficienti non li vogliamo”.

E poi c’è J. K. Rowling, la mamma di Harry Potter, già messa alla gogna per avere detto che ci sono differenze fra un trans e una donna nata come tale (evidentemente qualcuno è analfabeta al punto da non accorgersi che XX e XY sono due targhe diverse, tipo PA e PV che stanno a un buon migliaio di chilometri di distanza). Adesso ha scritto un thriller in cui un serial killer uccide travestito da donna e naturalmente è chiaro che il significato è che non ci si deve mai fidare di un uomo travestito e giustamente è stato stabilito che lei deve morire. Giustamente, certo, visto che

Non ho mai amato i gialli e questa è una roba di 900 pagine, ma appena sarà tradotto in italiano lo scaricherò e lo leggerò. Nel frattempo ho appena scaricato la saga completa di Harry Potter, e prima o poi la leggerò, anche se sono quasi 4500 pagine.

E poi ci sono gli attori che recitano una scena all’aperto, in cui uno cade da cavallo e rimane ferito, ma il povero cane non lo sa che è una finzione…

E poi c’è questo ragionevole pensiero di

Enrico Richetti

Lasciate che i bambini dell’asilo corrano nei prati , si rotolino nell’erba e si abbraccino!
Lasciate che i bambini delle elementari nella ricreazione si rincorrano senza mascherina!
Lasciate che le maestre li prendano in braccio per consolarli e coccolarli!
Lasciate che i bambini vedano il sorriso della maestra, senza la museruola!
Questi scellerati che vedono il covid a ogni angolo di strada rovinano i bambini, li traumatizzano e fanno più danni del virus stesso!!!

E a proposito di scuola c’è la signora Fedeli che con incredibile umiltà riconosce che non è stato fatto proprio tutto alla perfezione, ma la cosa fenomenale è quella che arriva alla fine

Mentre a proposito dell’epidemia che con incredibile accanimento terapeutico governanti e mass media cercano in tutti i modi di mantenere in vita – quei mass media che lavorano più o meno così

– c’è (sì, ancora, visto che c’è chi proprio non vuole farsene una ragione) la faccenda della Svezia che dimostra, dati alla mano, che il lockdown nuoce gravemente alla salute, soprattutto sulla lunga distanza.

E giustamente qualcuno fa presente che

E per chi lascia condizionare la propria vita dal terrore di ammalarsi, c’è un saggio consiglio

Mentre questo è un sano avvertimento per tutti

e come se non bastasse, è anche entrato maschio ed è uscita femmina – che magari l’ha anche fatto apposta per fare incazzare quella bruttissima personaggia della J. K. Rowling.

E poi ci sono tutti quegli orrendissimi crimini di Trump, di cui non si parla mai, e bisogna parlarne invece

E poi c’è la drammatica emergenza climatica

E poi…

… e poi

venne

lo smartphone.

barbara

SVELATO ALFIN L’ARCANO

Quando in casa la temperatura scende sotto i 23-24 gradi, anche se sono coperta di lana dalla testa ai piedi sono costretta ad accendere il riscaldamento, perché tremo dal freddo, sento il gelo nelle ossa, sto malissimo. In questi giorni che la temperatura è pesantemente calata (a proposito: quelli che a ogni quarto di grado al di sopra della media stagionale strillano come oche spennate all’emergenza climatica, evocando ghiacciai sciolti, mari innalzati di metri, città costiere interamente sommerse, terreni riarsi e chi più ne ha più ne metta, oltre naturalmente all’imminente fine del mondo, quando le temperature scendono sensibilmente al di sotto della media stagionale, come nel giugno dell’anno scorso che giravamo con la giacca, come mai non strillano all’imminente glaciazione e morte per congelamento dell’intera umanità? Sono come l’onorata società della Commissione Segre che strilla al crimine di odio solo se l’odio viene da destra? Anche se lì bisogna riconoscere che hanno la giustificazione che se strillassero a ogni crimine di odio della sinistra non gli resterebbe neanche il tempo per pisciare. Ma non divaghiamo), in questi giorni di temperature abbassate, dicevo, dormo con due coperte di lana e una camicia da notte felpata grossa un dito. Ora finalmente so perché. Quando sono andata dal dentista la segretaria mi ha preso la temperatura – cosa che nessuno di noi fa quando non è ammalato – con quella specie di pistola puntata sulla fronte, e sapete quanto avevo? 34.2. C’è un errore, ha detto, e ha riprovato: sempre 34.2. Vabbè, speriamo almeno…

E poi
estate 1
estate 2
estate 3
estate 4
estate 5
estate 6
barbara