SMONTIAMO UN PO’ DI MITI E LEGGENDE, PARTE SECONDA

Siamo fighissimi siamo bravissimi (pronti prontissimi fortunatissimi per verità) il mondo ci ammira il mondo ci invidia il mondo ci imita a tutto spiano (sole che sorgi libero e giocondo tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di conte, maggior d’arcuri).

Il Worldometers.info ha aggiornato a ieri l’unico dato incontrovertibile su COVID-19 “morti per milione di abitanti” che spazza via le bufale di questi mesi. “Siamo i migliori al mondo” dicevano quelli al governo mentre i migliori di noi sapevano che sotto il Lebole ministeriale non c’era nulla. Purtroppo, i numeri non mentono, siamo undicesimi dei peggiori su 218 Paesi. Primo il Perù (1036), quindi il Belgio (962), poi Spagna (758), Brasile (744), Bolivia (742), Cile (732), Equador (711), Usa (703), Mexico (698), UK (672), Italia (627), e la reproba (lockdown esente) socialdemocratica Svezia (586). Seguono altri 206 Paesi. A bocce ferme occorrerà, mettere in parallelo a questi, i dati economici causati dal “Virus”: perdita PIL, indebitamento, etc. E allora ne vedremo delle belle. (qui)

E un commentatore annota:

condivido, anzi, faccio notare che diversi paesi davanti in classifica entrano nell’estate che, probabilmente come da noi, coinciderà con un affievolimento del covid, quindi quei paesi rallenteranno la conta dei morti e noi possiamo puntare ad entrare agilmente in top ten, forse pure top five!!

Aggiungiamo che il 6% della popolazione brasiliana vive nelle favelas: quale sarà l’incremento portato al numero dei morti dalle condizioni di vita di questi ammucchiamenti di baracche affollatissime, normalmente privi di fognature e di acqua potabile? Considerando poi che non solo da loro entra l’estate, ma da noi in più rimane il governo, direi che, anche senza favelas, sicuramente riusciremo a fare ulteriori progressi nella rincorsa alla maglia nera.
A proposito della Svezia, che non ha mai chiuso e quindi ha conservato sostanzialmente stabile l’economia, si noti, in questo grafico che indica i morti per milione di abitanti, che non sta avendo la cosiddetta seconda ondata: per la serie

La reclusione (lockdown per quelli studiati) è dolorosa ma serve

E anche questo, grazie all’amico “myollnir”, medico ospedaliero:

Sono stati resi noti i dati della mortalità generale in USA quest’anno. Trecentomila in più dell’anno scorso, stesso periodo. E parliamo solo di sei mesi. Di questi, 200mila per Covid, e sappiamo che, se va bene, quelli veri sono 150mila. Cioè:TUTTO IL RESTO ha ucciso almeno quanto il virus! Non solo: i morti in più sono in massima parte nella fascia 25-44 anni, quella quasi esente da mortalità virale: quindi forse i 300 mila morti in più sono da ascrivere quasi per intero al lockdown, mentre la maggior parte dei deceduti anziani sarebbero morti lo stesso. Dati ufficiali, del CDC. È quello che qui ci siamo detti spesso.
Ed a proposito: qui in Piemonte, dalla settimana prossima si chiude di nuovo tutto. Se sei malato, ma non di Covid, cazzi tuoi.
https://www.usnews.com/news/national-news/articles/2020-10-20/cdc-report-finds-nearly-300-000-excess-deaths-during-coronavirus-pandemic-with-jump-in-adults-aged-25-44

E lo conferma anche il dottor Giorgio Palù

Così come pure il dottor Alberto Zangrillo

A proposito invece del Brasile, da noi (cioè dai sinistri, mica da tutti noi esseri umani!) sonoramente sbeffeggiato per via di Bolsonaro che ha la spudoratezza di non essere sinistro e come se non bastasse perfino filo israeliano, guardate un po’ come ci serve di barba e capelli!

(Piccola nota personale. Non ho studiato il portoghese; se lo sento parlato da un portoghese riesco a cogliere qualche sporadica parola qua e là, parlato da un brasiliano capisco buona parte e riesco sostanzialmente a seguire un discorso, parlato da un abitante delle ex colonie africane non mi sfugge una parola)

L’emergenza covid è un dato di fatto dimostrato dalla crescita esponenziale dei “casi”; chi lo nega è un infame negazionista (e fascista salvinista (hahaha! Word mi aveva corretto in calvinista!!) sovranista populista eccetera)

Sappiamo bene che il virus non è scomparso e fa le sue vittime. Ma siamo entro la fisiologia di un male che indubbiamente c’è. Ma non è né il solo e neanche più tanto importante. Osserva il bravo Miatello: le vittime da infarto e malattie cardiovascolari sono oggi più che dieci volte superiori.  (qui)

Ed è dimostrato da tutta la gente che arriva al pronto soccorso in condizioni gravissime

Una considerazione sull’amatissima parola “casi”. Se uno legge “due casi di morbillo a Udine”, che cosa capisce? Che a Udine ci sono due persone malate di morbillo, giusto? Se io facessi il test per il morbillo risulterei positiva, perché l’ho avuto, come la maggior parte delle persone della mia generazione; fra i più giovani invece, risulterebbero positivi quasi tutti, perché sono stati vaccinati. Ebbene, a qualcuno potrebbe venire in mente di dire che in Italia ci sono 48 milioni di casi di morbillo? A qualcuno è mai venuto in mente di farlo? Alla neurodeliri lo porterebbero, uno che avesse un’idea del genere. Però per il covid i positivi si chiamano “casi”, anche se sono sani come un pesce, anche se non hanno mai fatto un colpo di tosse, anche se non sono minimamente contagiosi. CASI, a evocare lo spettro di terapie intensive affollate, pazienti intubati, morti portati a cremare altrove perché non si riusciva più a seppellirli: ecco, siete andati a ballare, siete andati a divertirvi e adesso per colpa vostra abbiamo i CASI, abbiamo i CASI che aumentano, stiamo tornando lì, per colpa vostra, all’orrore che credevamo, grazie ai sacrifici di noi cittadini virtuosi, di esserci lasciati alle spalle. E ANDATE AFFANCULO TUTTI QUANTI, VOI E I VOSTRI CASI.

Concludo con una visione consigliata a tutti quei cittadini ligi al dovere che aggrediscono, anche fisicamente (per l’occasione si può anche mandare al diavolo la pericolosità della vicinanza fisica) chiunque venga sorpreso con la mascherina abbassata se non addirittura, diocenescampieliberi, assente. E a tutti quei solerti cittadini che chiamano la polizia per avvertire che c’è uno che sta correndo nel parco. A tutti quei cittadini coscienziosi che quando dal balcone vedono una faccia sconosciuta si prodigano in interrogatori degni del KGB per verificare se non sia uno di un altro quartiere che abbia illegalmente sconfinato: BUON DIVERTIMENTO.

Post scriptum fuori tema. Io non sono mai riuscita a trovare Sean Connery affascinante, né da giovane né da maturo. Niente, zero, ormoni in coma profondo e apprezzamento estetico decisamente modesto. Come attore non so come sia perché non ho mai visto film suoi, quindi in quel campo non ho niente da dire, ma come uomo insomma proprio no.

barbara

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE SETTIMA E QUASI ULTIMA

Di chi è davvero la colpa dei 35 mila morti?

1. Nessuna buona azione rimane impunita. 2. Il metodo scientifico non è il solo strumento di conoscenza, però è il più potente. 3. La più grande invenzione della medicina non è la vaccinazione contro i virus, né gli antibiotici contro i batteri, né la tecnica dei trapianti, ma il metodo in doppio cieco, che altro non è che l’applicazione del metodo scientifico per decidere la bontà di una qualche pratica medica. Per esempio, se si desidera sapere se un farmaco funziona contro una malattia, si somministra il farmaco a un gruppo di malati e un placebo ad un secondo gruppo di malati, in modo che né il medico né il paziente (doppio cieco, appunto) sa chi riceve il farmaco e chi il placebo, e si vede cosa succede. Il collegamento fra queste tre affermazioni è presto detto.

Il 4 giugno, ospite di Bianca Berlinguer, l’On. Pierluigi Bersani affermava: «Se avessero governato loro [cioè il centro destra, NdR), non sarebbero bastati i cimiteri.» Un giorno di fine agosto, credo a una qualche festa dell’Unità, l’On. Nicola Zingaretti avrebbe affermato: «Noi non siamo il Paese di Bolsonaro, che ha fatto le fosse comuni nelle spiagge». Naturalmente la frase di Bersani vale tanto quanto ogni valutazione di fatti storici che cominciasse con un “se”, cioè vale nulla. Quanto a quella di Zingaretti, la verità è che a oggi, per milione d’abitanti, il Brasile ha pianto meno morti dell’Italia: Zingaretti se ne faccia una ragione. I due mammasantissima del Pd non devono essere così cretini da ignorare entrambe le cose e allora il vero messaggio che essi vorrebbero veicolare con le loro affermazioni è: «le misure del governo Pd-5s per fronteggiare la pandemia hanno salvato decine di migliaia, se non centinaia di migliaia, di vite umane». Attenzione: non semplicemente “migliaia”, perché i morti finora sono quasi 36 mila, e qualche semplice migliaio non farebbe la differenza.

Allora perché i due Cric&Croc non l’hanno detto chiaramente: «Con le misure adottate, il governo Pd-5s ha salvato decine di migliaia di vite». I cretini – che non sono pochi – ci avrebbero creduto. Ma i nostri cretini non sono e, anche se non sprizzano certo intelligenza, di furbizia ne hanno da vendere, a cominciare dalla consapevolezza della pletora di cretini tra i loro elettori, in crescita esponenziale se si aggiungono anche gli estimatori di Conte.

I due sanno benissimo che l’attuale governo, lungi dal salvare alcuno, ha la responsabilità morale dei quasi 36 mila morti reali, che pesano sulla coscienza di Conte [“coscienza” di “Conte” non è un ossimoro?] e di Speranza come macigni. E che le cose siano così sta scritto sui dati. Naturalmente mi rapporto a quelli ufficiali, i soli degni di essere considerati. Riporto cifre tonde, le uniche necessarie per valutazioni di stima. Non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo dimenticare che alla fine di gennaio, ospite da Fabio Fazio, Speranza assicurava che l’Italia non era a rischio e che il lockdown adottato allora dalla Cina era dettato dalle multinazionali.

Cominciamo col dire che nel mondo vi sono stati 25 milioni di casi, il 4% dei quali (1 milione) sono morti. In Italia vi sono stati 273 mila casi con 36 mila morti, cioè il 13% dei casi: non è un buon inizio per il governo Conte II. Ma continuiamo. Dopo il Belgio che ha pianto 850 morti per milione d’abitanti, i Paesi europei che hanno avuto più decessi per milione d’abitanti sono stati, nell’ordine, Spagna, Regno Unito, Italia, Svezia (tutti con circa 600 morti per milione d’abitanti) e Francia (con 500 morti per milione d’abitanti). Affermare che le misure del governo italiano abbiano salvato qualcuno è un colossale azzardo, già così.

Ma v’è ben più di così. Tra i Paesi citati v’è un intruso: la Svezia. A differenza di tutti gli altri, che hanno adottato misure simili a quelle italiane, cioè lockdown indiscriminato e totale, in Svezia non v’è stato alcun lockdown e, a parte chiusura delle scuole superiori e suggerimenti di distanziamento, la vita s’è svolta normalmente. La politica è stata: ognuno sia poliziotto di sé stesso. Hanno fatto male, non perché avrebbero dovuto fare quel che abbiamo fatto noi e gli altri Paesi citati, ma perché avrebbero dovuto fare quel che neanche noi abbiamo fatto, ma altri hanno fatto, come vedremo.

In buona sostanza è come se, tra Svezia da un lato e gli altri Paesi citati dall’altro, si fosse fatto un esperimento del tipo di quelli del metodo in doppio cieco: una coorte – Spagna, Regno Unito, Italia, Francia – ha avuto la cura (lockdown indiscriminato e totale); l’altra coorte – la Svezia – ha avuto il placebo (cioè niente). L’evoluzione virale è stata la stessa nelle due coorti: tutti hanno avuto il loro primo caso positivo tra l’ultima settimana di febbraio e la prima di marzo, la curva dei decessi è, per tutti, la classica curva a campana con un massimo tra l’ultima settimana di marzo e la prima d’aprile e, per tutti, i decessi giornalieri sono ora ridotti a poche unità. Siccome entrambe le coorti hanno registrato 600 morti per milione d’abitanti, è evidente che la presunta cura non ha funzionato.

Ma cosa non ha funzionato? Per saperlo, basta notare che molti Paesi asiatici ne sono usciti, in proporzione, quasi indenni. La Sud Corea, per esempio, all’8 di marzo aveva circa 7000 casi, tanti quanti ne aveva, quel giorno, l’Italia. Ma a oggi la Sud Corea piange 300 morti, l’Italia 35 mila! Come mai? Primo perché la Sud Corea (e altri Paesi asiatici) chiudevano alla Cina già dall’8 febbraio, giorno in cui i politici del Pd lanciavano su Twitter l’hashtag #ioabbracciouncinese. Poi perché la Sud Corea effettuava 20 mila tamponi al giorno mentre il governo italiano aveva sospeso i tamponi alla fine di marzo. Infine, perché la Sud Corea ha effettuato il tracciamento dei contatti in modo capillare, con un lockdown mirato agli infetti e ai loro contatti, e non indiscriminato e totale.

La Sud Corea ha agito rapidamente sui due fronti (isolamento e tracciamento), il governo italiano (e gli altri citati, compresi Brasile e Stati Uniti) brancolava nel buio, temporeggiando, sostanzialmente chiudendo le porte della stalla dopo la fuga delle vacche.

In definitiva, la verità è che per somma inettitudine è stato il governo Pd-5s ad aver fatto morire, abbandonati e soli, migliaia di italiani, onorevoli del Pd. I politici del centrodestra sono stati sufficientemente signori e cortesi da evitare di farglielo notare. Ma, come detto all’inizio, nessuna buona azione resta impunita, e ora gli tocca sentirsi accusati di colpe che non hanno, e proprio da chi ne porta il fardello.

Franco Battaglia, 5 settembre 2020, qui.

Io lo sto dicendo da mesi, ma dato che io sono solo una pincapallina che sa fare due più due mentre lui è uno scienziato, ve lo faccio dire anche da lui. E poi ancora i soliti giochini coi numeri (6 settembre su La Repubblica)

Nuovo calo oggi del numero di casi positivi di coronavirus in Italia: sono 1.297 contro i 1695 di ieri, quindi meno 398. Il totale di casi dall’inizio dell’epidemia è ora di 277.634. Nelle ultime 24 ore si sono registrati 7 decessi (ieri erano stati 16). Il totale delle vittime sale così a 35.541. Ma si registra anche un consistente calo di tamponi effettuati: sono stati 76.856, più di 30mila in meno di ieri.

Si sottolinea con forza che il calo dei positivi – che, non mi stancherò mai di ripeterlo, non sono persone che in questo giorno sono diventate positive mentre prima non lo erano, bensì persone che in un qualche momento (un giorno prima, una settimana prima, due mesi prima…) sono diventate positive e oggi, che sono state controllate, la cosa è emersa – è dovuto unicamente al consistente calo dei tamponi effettuati, ma se si va a fare il calcolo si trova che l’altro ieri i positivi erano stati l’1,58% dei controllati e ieri l’1,68%, ossia sono aumentati dell’0,1%. E si mette in una incisiva tra parentesi il fatto che i morti sono stati meno della metà; variazione che di per sé, con numeri così bassi, non ha alcun significato, ma quando avviene il contrario l’aumento viene messo nella massima evidenza.

Quelli che continuano a essere terrorizzati da questo fantasma che si aggira per l’Europa e per il mondo tutto, e non fanno un passo senza la loro brava mascherina ben incollata alla faccia, convinti che i virus danzino leggiadramente nell’aria come tante lanterne cinesi (HAHAHAHAHA, cinesi! 😀 ), comunque, si rassicurino: adesso ci sono gli alpaca che provvedono.

E infine godiamoci questo spettacolare signor Giuseppe Conte, che riesce a dare i numeri come nessun altro era ancora riuscito

La cosa più spettacolare in questo spettacolare numero da circo è il tizio che corregge “trentacinque”, lui ripete “Centotrentacinque centotrentaquattro centotrentacinque” e il tizio fa sì sì con la testina, come quei cagnolini che una volta qualcuno metteva sul lunotto posteriore dell’auto.

barbara

QUALCHE DOMANDA

Domanda N° 1

Quando, esattamente, ha cominciato a circolare il virus a Wuhan? E quando, esattamente, è arrivato in Italia?

Perché, come è arrivato con questi ragazzi alla fine di ottobre, che cosa ci impedisce di pensare che possa essere arrivato anche prima della metà del mese con qualche imprenditore, o con qualcuno delle centinaia di migliaia di cinesi residenti in Italia, che periodicamente vanno a visitare le famiglie?

Domanda N° 2

Quando ci decideremo a dichiarare l’utero in affitto, ossia la compravendita di bambini al mercato degli schiavi, crimine contro l’umanità? Crimine che è sempre tale, anche in tempi “normali”, ma che in tempo di pandemia assume tinte ancora più orripilanti: succede infatti che in un albergo di Kiev si trovano parcheggiati decine di neonati
neonati
commissionati da ricchi negrieri pratici in compravendite di carne umana, che ora a causa del blocco determinato dalla pandemia non possono andare a ritirare i loro pacchetti di carne. Che cosa ne sarà di questi bambini? Nessuno lo sa. (qui maggiori dettagli)

Domanda N° 3

Davvero per evitare di morire di covid a decine di migliaia (e se non fosse una tragedia, qui ci sarebbe da fare una grassa risata) era necessaria la riduzione in schiavitù di sessanta milioni di cittadini e l’instaurazione di uno stato di polizia con sospensione della Costituzione ed esautoramento del Parlamento?

La leggenda metropolitana del lockdown

Una mia regola aurea è che tutto è possibile eccetto ciò che è logicamente impossibile. Una legge della logica è quella della contro-inversa: se A implica B, allora non-B implica non-A. Mancanza di lockdown implica che si hanno più morti? Allora, a parità di condizioni iniziali, avere meno morti implica che s’è fatto il lockdown. Il caso vuole che al giorno 8 marzo le condizioni iniziali di Italia e di Sud Corea fossero le stesse: entrambi i Paesi registravano 7300 infetti. Orbene, al 4 di maggio l’Italia ne registra 212 mila e piange 29 mila morti, la Sud Corea registra 11 mila infetti e piange 250 morti. Ma in Sud Corea non c’è stato il lockdown che abbiamo fatto noi. Per la regola della contro-inversa, non avessimo fatto il lockdown, non avremmo avuto né più casi né più morti.
Massimamente grazie a mezzi di comunicazione che ricordano quelli cinesi, serpeggia una leggenda metropolitana: è vero che le misure del governo hanno dato un colpo mortale all’economia, ma almeno ci hanno salvato la vita e protetto la salute. Se fosse così, dovremmo essere felici, che quando c’è la salute c’è tutto. Ma non è così. È, quella, appunto, una leggenda metropolitana. Di questo è necessario esserne consapevoli, noi e il governo: noi perché si impari a non dare la fiducia agli incompetenti incapaci, e il governo – qualunque governo ­– perché non commetta gli stessi errori. Alcuni dei quali sono imperdonabili.
Condizione necessaria affinché, in assenza di vaccini, siano efficaci misure di contenimento di un virus pandemico, è la velocità e determinazione nell’implementare le misure stesse. Qualunque fosse stata la strategia scelta, il fattore cruciale era la velocità d’azione. Il primo caso diagnosticato d’infezione avvenne l’8 di dicembre in Cina. Il 4 febbraio, quando avevano 15 casi e zero decessi, i sudcoreani chiudevano il Paese agli arrivi dalla Cina. Lo stesso 4 febbraio il sindaco di Firenze, con velleitario pidiota antirazzismo, lanciava l’hashtag #abbracciauncinese (nessun magistrato l’ha toccato, naturalmente, ma questa è un’altra storia).
In perfetta sintonia col pidiota, Conte attendeva il 9 marzo, quando gli infetti registrati erano già 10 mila e 600 i decessi, per attuare il lockdown. Brillante per incapacità, s’è adagiato sul parere dei cosiddetti esperti. I quali – lo sa anche un boy-scout – sono il modo più sicuro per rovinarsi (i cavalli il più veloce e le donne il più piacevole). Una qualunque Giulia Grillo avrebbe saputo discernere i contraddittori pareri di teste d’uovo rivelatesi incapaci di riconoscere la natura pandemica del virus. Cosa non impossibile, visto che i loro colleghi cinesi, sudcoreani, giapponesi, vietnamiti, l’avevano subito capito.
Conte regna su di noi, ma la confusione regna nella testa di Conte. Ci sarebbe da chiedergli perché, se ha chiuso quando c’erano 10 mila infetti attivi, sta aprendo ora che gli infetti attivi sono 100 mila. C’è una logica in questa pazzia? Direi di sì: anche lui sa che chiuderci come ci siamo chiusi non è servito, e men che meno serve oggi.
Né servirà in futuro, ove mai questo virus dovesse rinvigorirsi, come gli esperti paventano. Naturalmente non gli sarebbe salutare ammetterlo, ma si spera che per allora sappia almeno predisporre tutto quanto serve per prendersi cura di chi si ammala. Ma la vedo difficile: altra mia regola aurea è dare a tutti una seconda possibilità, mai una terza.
Franco Battaglia, 5 maggio 2020, qui.

Domanda N° 4

Ma veramente la Russia, quella che, in linea con le graziose abitudini putiniane di far sparire i giornalisti scomodi, si esibisce in intimidazioni in perfetto stile mafioso contro i nostri giornalisti non asserviti, veramente ci è stata d’aiuto?

Finisce lo show di Putin

Roma. Sono cominciate ieri le operazioni di rimpatrio dei militari russi arrivati in Italia il 22 marzo per l’operazione “Dalla Russia con amore”. Dalla base logistica dentro all’aeroporto di Orio al Serio in Lombardia questa volta si sono diretti verso l’aeroporto di Verona-Villafranca, dove un primo gruppo si è già imbarcato su due grandi aerei da trasporto Ilyushin-76, e non più verso l’aeroporto di Pratica di Mare, nel Lazio, dove erano atterrati quarantasette giorni fa. Orio al Serio dista centodieci chilometri dall’aeroporto di Verona e seicentoquaranta chilometri da Pratica di Mare, e questo suggerisce che ci sia stata la volontà di spettacolarizzare il loro arrivo. L’atterraggio dei primi Ilyushin-76 avvenne alla presenza del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, con una diretta cominciata prima a “Domenica In” in collegamento con Mara Venier e poi proseguita su facebook. Pratica di Mare è una base militare simbolica, è il luogo dove nel maggio 2002 l’allora premier Silvio Berlusconi ricevette il presidente americano George W. Bush e il presidente russo Vladimir Putin per la firma di un trattato di collaborazione tra Nato e Russia che allora fece parlare di “fine della Guerra fredda”. Inoltre da Roma è senz’altro più comoda da raggiungere di Verona o di qualsiasi altro aeroporto del nord, per chi ha partecipato alla coreografia dell’arrivo. La parte più pesante del carico arrivato a marzo su quindici aerei cargo è rappresentata dai mezzi militari dei russi e il costo dello spostamento tra la Russia e l’Italia, andata e ritorno, sarebbe tra il mezzo milione e i due milioni di euro secondo le stime di esperti sentiti dal Foglio. Questo costo sarebbe stato sostenuto dall’Italia e c’è da usare il condizionale perché il governo non ha mai chiarito la questione. I mezzi fatti arrivare dai russi sugli aerei cargo non erano speciali e sono in dotazione anche all’esercito italiano, che infatti nello stesso periodo si è occupato di sanificazione un po’ in tutto il paese, da Verona al Piemonte e da Bergamo alla Sicilia. La Difesa russa ha dichiarato due giorni fa di avere sanificato 114 edifici per un totale di un milione e centomila metri quadri. Un’operazione meritoria ma anche a scadenza molto breve, perché la sanificazione per essere efficace dev’essere ripetuta nel tempo soprattutto in una regione come la Lombardia che ancora produce centinaia di nuovi contagiati al giorno e quindi non si capisce molto il senso strategico di tutta la manovra militare. Inoltre se si vanno a vedere i prezzi fatti dalle imprese private di sanificazione in questo periodo si realizza che è possibile sanificare quello stesso numero di metri quadri per circa trecentomila euro – e volendo anche a prezzi inferiori. E quindi – a meno che non siano chiariti alcuni punti della vicenda – l’impressione che si sia trattato di una costosa (per noi) operazione di propaganda da parte della Russia per sfruttare un periodo di crisi del paese è forte. La televisione russa ha trasmesso con gusto le immagini di chi in Italia toglieva la bandiera dell’Unione europea (dalla quale in questi giorni attendiamo miliardi di prestiti a condizioni incredibilmente favorevoli) per sostituirla con quella russa. I partiti di opposizione spesso chiedono chiarimenti al governo per molto meno, ma in questo caso non lo faranno perché sono ancora più filorussi. Se Mosca ha lanciato un’iniziativa metà di soccorso e metà di propaganda politica sul nostro territorio è perché in politica estera siamo un paese con idee molto confuse. Questo filo diretto del governo italiano con Putin non si sa chi dovesse impressionare alla fine, ma di sicuro non i paesi con cui vorremmo un rapporto più funzionale in Europa e di sicuro non gli Stati Uniti. Nel frattempo i Cinque stelle, partito di maggioranza dentro al governo, un giorno si vantano di avere una relazione speciale con la Cina “da giocare contro l’Unione europea” e un giorno assicurano di essere fedeli all’atlantismo.

Daniele Raineri, 9 maggio 2020, Il Foglio

Domanda N° 5

Ho trovato in rete questa immagine,
probabilità
e mi chiedo:

a) Da quando in qua abbiamo l’abitudine di starnutire direttamente sulla faccia di chi ci sta di fronte, a cinquanta centimetri di distanza?

b) Come sono state stabilite quelle percentuali? Hanno preso 400 positivi e 400 negativi, li hanno messi uno di fronte all’altro a gruppi di cento a mezzo metro di distanza, hanno fatto starnutire i positivi direttamente sulla faccia dei dirimpettai e alla fine hanno contato quanti negativi erano diventati positivi? (Ah no, devono essere il doppio, se no con quel “,5” mi sa che ce la vediamo brutta, anzi, se la vede brutta lui). Ma davvero pretendono di convincerci a usare le mascherine con simili cagate? E oltretutto senza una parola sul tipo di mascherina.

Per ora mi fermo, ma di domande da fare ce ne sarebbero fino a domani.

barbara

PARAFRASANDO UN VECCHIO DETTO

Quando stupidità e ignoranza montano in scranno…

Quante gretinate a Davos

Ho voluto ascoltare il discorso pronunciato da Greta a Davos. Di mio non l’avrei fatto: Greta non è così importante da meritare queste attenzioni. Dovrebbe invece essere protetta da chi ha il dovere di farlo e invece la usa. Però, mi son detto, vista la messe di personaggi importanti che pendono dalle sue labbra, vista la farsa collettiva cui ci tocca assistere, perché non sentire che ha da dire ‘sta bimba?
Orpo… ha ragione, ha pienamente ragione Greta! Di colpo mi sto rendendo conto di essere l’unico al mondo che sta ascoltando Greta. Tutti i suoi stimatori, quelli che dicono che siamo sulla soglia di una catastrofe ambientale, stanno ignorando la piccola. Eccetto io, che però verso la bimba ho sentimenti di pietà. Quanto a stima, mi devo ricredere: la logica di Greta è stringente. Perché se (un colossale “se”) siamo in emergenza climatica e al soglio di una catastrofe planetaria per colpa della CO2, allora bisogna fare esattamente quel che a Davos Greta ha detto di fare. Ecco, dunque, cos’ha detto.

«Non vi stiamo dicendo di affidarci a tecnologie che oggi neanche esistono e che la scienza dice che forse mai esisteranno. Non vi stiamo dicendo di continuare a parlare di “zero emissioni nette” o di “neutralità carbonica”, continuare a imbrogliare e giocare coi numeri. Non vi stiamo dicendo di far finta di azzerare le vostre emissioni semplicemente pagando qualcun altro per piantare alberi in Africa, mentre allo stesso tempo in Amazzonia le foreste stanno sparendo ad una velocità infinitamente maggiore».
«Siamo chiari, una volta per tutte. Non è di una economia “a basso” valore di carbonio che abbiamo bisogno. Non dobbiamo “diminuire” le nostre emissioni. Le nostre emissioni devono in-ter-rom-per-si. Dobbiamo dimenticarci delle “nette” zero emissioni: noi abbiamo bisogno di reali zero emissioni. Perché obiettivi di nette zero emissioni, per giunta distanti nel tempo, non significheranno nulla. Qualunque vostro progetto che non include tagli radicali di emissioni a cominciare da oggi, è completamente insufficiente. A noi non ce ne può importar di meno della vostre politiche. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, il mondo sta già bruciando. E allora noi chiediamo che sia immediatamente interrotta ogni azione di estrazione ed esplorazione di combustibili fossili, nonché ogni sussidio e investimento su essi. E ciò deve accadere non entro il 2050, il 2030 o perfino il 2021: noi vogliamo che tutto ciò sia fatto ora».
La piccola Greta ha pienamente ragione. Se (un colossale “se”) stiamo bruciando, se (altro colossale “se”) è assolutamente vitale che si rimanga entro gli 1.5 gradi dalle temperature pre-industriali [siccome un grado ce lo siamo già giocato, allora dovremmo evitare che le temperature aumentino di mezzo grado], e se (terzo colossale “se”) è la nostra CO2 ciò che fa aumentare le temperature, allora dobbiamo assolutamente interrompere le nostre emissioni da oggi. Non dal 2050 o dal 2030, e neanche dal 2021: da oggi.
Domattina, quando alle 6 vi svegliate, statevene a letto: inutile alzarsi, che la luce non s’accende e, se il tempo è bello, dovete attendere le 9. Non tentate di farvi un caffè: niente gas. Né provate a bere un bicchiere di latte freddo: potrebbe esser andato a male, perché il vostro frigo è spento da diverse ore. Digiuni andrete al lavoro a piedi. Quale lavoro? Ma per campi, a raccogliere qualche radice da masticare e a industriarvi (si fa per dire) a coltivare qualcosa di cui poi vi nutrirete. Tutti insieme dovremo riorganizzare le nostre vite e viverle come i nostri antenati di decine di generazioni fa. Niente gas, carbone, benzina o petrolio. E non dal 2050 o 2030, e neanche dal 2021: da oggi. Parola di Greta.

Franco Battaglia, 25 gennaio 2020, qui.

E, a margine della conferenza di Davos, giusto per non farci mancare niente

Le fake news contro Trump a Davos

Trump parla a Davos criticando l’allarmismo apocalittico di certi ambientalisti e vantando il clima economico positivo creato dalla sua amministrazione. Il giorno dopo, la BBC pubblica il fact checking al discorso di Trump. Forse è il caso di darci un’occhiata. Credo si capiscano due cose: a quale livello di faziosità siano arrivati i media mainstream nel nome della loro crociata anti-populista e come il fact checking, come era ovvio fin dall’inizio, sia spesso un’etichetta retorica per dare una parvenza di obiettività alle proprie opinioni.
Cominciamo con il primo punto analizzato dal fact checker. Il Presidente dichiara che “gli Stati Uniti sono tra i paesi con la miglior qualità dell’acqua e dell’aria”. Il fact checker conferma che sì, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è considerata la 10ma al mondo. Idem per l’acqua. Ma solo dopo aver sottolineato e premesso che l’amministrazione Trump avrebbe allentato le leggi per la protezione dell’ambiente. È già questo fa un po’ cadere le braccia. L’affermazione di Trump è vera o no? Se è vera, come ammette lo stesso fact checker, perché intorbidire il tutto alludendo al fatto che sì, la qualità dell’aria sarà anche buona ma Trump non è un ambientalista?
Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti sono nel mezzo di un boom economico e di aver creato sette milioni di posti di lavoro, il tutto ciò mentre gli “esperti avevano previsto decenni di bassa crescita e difficoltà economiche”. Il fact checker parte quindi a testa bassa con l’obiettivo evidente di smentire la narrativa del Presidente. La crescita del prodotto interno è stata tra il 2% e il 3% annuo con Trump. Attenzione però, avverte il fact checker, con Clinton aveva raggiunto il 4%. E una volta, sotto Obama, c’era stato un quadrimestre dove si era raggiunto il 5,5%. “Un picco mai toccato da Trump”, conclude, soddisfatto, il fact checker, dimenticando convenientemente di far notare tutti i quadrimestri dell’Obamanomics in cui l’economia ha fatto un bel -1% o peggio.
Per quanto riguarda i posti di lavoro, viene sottolineato che “Obama ne aveva aggiunti 7,8 milioni e che la crescita dell’occupazione negli Usa continua ininterrotta da 110 mesi. Trump quindi sta solo “continuando un trend”. Anche qui un’altra conveniente dimenticanza. Obama ha cominciato il suo mandato con la crisi subprime del 2008, la più grave crisi finanziaria dopo il crack del 1929 con la disoccupazione schizzata al 10%. Partendo da questo abisso, anche solo per semplice inerzia, l’economia non poteva che guadagnare posizioni anno dopo anno, con la disoccupazione scesa al 6%. Ma come come si può capire dalla legge dei rendimenti decrescenti, passare dal 10% al 6% di disoccupati (in 8 anni) è una cosa, scendere dal 6% al 3,5%, messo a segno da Trump, è obiettivamente un risultato eccezionale.
L’amministrazione Trump vanta il minor livello di disoccupazione negli ultimi 50 anni e l’incremento di posti di lavoro è ancora più rilevante nei riguardi dei non laureati (cioè della working class) e delle minorities, neri e ispanici (che “soffrirebbero terribilmente sotto Trump”, secondo alcuni giornalisti italiani). Tutti questi fatti non vengono menzionati nell’analisi fattuale del fact checker. In quanto all’ultima affermazione sulle previsioni negative degli esperti di economia, il fact checker ammette candidamente di “non sapere bene a quali esperti” si riferisca il presidente.
Viene il dubbio che sia vissuto in una grotta negli ultimi dieci anni. Perché, veramente, non è poi così difficile ricordare tutti i discorsi sulla “stagnazione secolare” e tutti i vari economisti illuminati, come Krugman o Stiglitz, pontificare su una nuova normalità, dove globalizzazione e l’automazione avrebbero prodotto bassi tassi di crescita e alta disoccupazione in tutte le economie avanzate. La crescita economia sotto Obama era stata decente, non certo travolgente, ma questo era il massimo di cui aspettarsi dopo la crisi del 2008.
Dopo la vittoria di Trump, questi stessi esperti avevano poi subito vaticinato il disastro economico e una borsa che non si sarebbe ripresa “mai più” (Krugman). Ora ci parlano invece di “continuazione del trend”. Ci fermiamo qui. C’è da chiedersi se i media mainstream sarebbero stati ugualmente critici e solerti se il Presidente in carica si fosse chiamato Hillary Clinton. Il giorno dopo, a Davos, ha parlato Greta Thunberg. Dalla BBC, guarda caso, nessun fact checking sul discorso dell’amabile Greta.

Stefano Varanelli, qui.

Non mi sembra ci sia molto da aggiungere. Sempre più vanno in scena stupidità, ignoranza, arroganza nel primo caso (con l’aggiunga di sfruttamento e abuso di minore a scopo di lucro e circonvenzione di incapace) e malafede ideologica nel secondo. E i “grandi della Terra”, come ha ricordato qualcuno, hanno calorosamente applaudito “la piccola Greta”, dopodiché sono risaliti sui loro jet privati e sono tornati alle loro confortevoli case.

barbara

QUEI FAMOSI 11MILA SCIENZIATI GRETINI

Sorpresa sorpresa!

Gli 11 mila scienziati gretini non esistono

di Franco Battaglia

Lo scorso 5 novembre La Repubblica dava la seguente notizia: «Allarme di 11.000 scienziati: è emergenza climatica». Orpo, mi son detto, bene o male sono scienziato anche io: com’è che non mi sono accorto di codesta emergenza? Ah, già: non sono climatologo. Ma andiamo più a fondo su questa notizia. A quanto pare vi sarebbe una “Alleanza degli Scienziati del Mondo” (bum!) che avrebbe lanciato il preoccupante proclama firmato dalle 11 mila teste d’uovo. Ma se s’indaga cosa caspita sia codesta Alleanza, si scopre ch’essa altro non è che… un blog da una pagina appena: https://scientistswarning.forestry.oregonstate.edu/

Avete capito bene. Se uno qualunque di noi attiva un blog, lo chiama, che so, “Unione degli uomini più intelligenti del pianeta”, e poi invita i visitatori del blog a sottoscrivere una frase a caso tipo, che so, «Dio non esiste!» e raccoglie 11 mila click, dovremmo attenderci che il giorno dopo quei fenomeni di Repubblica non mancheranno di titolare: «Undicimila tra gli uomini più intelligenti del pianeta garantiscono: Dio non esiste». Ora, voi direte: ma dài… Magari quelli che hanno sottoscritto dell’emergenza climatica sono veramente 11 mila climatologi. L’elenco dei firmatari è disponibile in rete: sono per la precisione 11.258 firme con qualifica e istituzione di provenienza. Ho voluto verificare (sopportatemi, ma sono affetto dalla sindrome di San Tommaso).

1) Ingenuamente col cerca-parole ho cominciato cercando la parola “climatologist”. Solo 5 (cinque!) si dichiarano tali. Tra essi l’italiano Luca Mercalli, ma se lo è giudicate voi. Luca è uno che in Italia ha provato, prima, a studiare Agraria, senza riuscirci. Poi ha conseguito un Master in Geografia in Francia. Un po’ pochino per fregiarsi climatologo: dovrebbe aver studiato, come minimo, Geologia; e per capirci veramente di clima aver studiato Fisica (Fuidodinamica, Fisica dell’Atmosfera, etc., tutte cose che richiedono formidabili basi di matematica, che un povero Geografo ignora). Comunque sia, solo 5 su 11.258 si dichiarano climatologi.

2) Allora ho esteso la ricerca alla sequenza di lettere “climat”, in modo da beccare tutte le firme che avessero qualcosa a che fare col clima, perché magari qualcuno si fosse dichiarato “climate scientist” o appartenesse a qualche dipartimento di “climatology”. Per esempio, se uno si fosse dichiarato «bidello al dipartimento di climatologia», allora sarebbe nell’elenco. Il cerca-parole mi ha segnalato solo 180 firme che avrebbero qualcosa a che fare col clima: 180 e non 11.258.

3) Per curiosità, quanti sono gli italiani firmatari? – mi son chiesto. Presto fatto: cerchi la parola “Italy”, e conti 259 firmatari. Quanti hanno a che fare col clima? Compreso il già detto Luca Mercalli, ci sono solo 2 altre firme: tali Michele Carducci, professore di Diritto Costituzionale Comparato all’università di Lecce, e Claudia Wieners, dottore in Economia al S. Anna di Pisa. Ma che ci azzeccano col clima – vi chiederete. Rammentate? Avevo cercato la sequenza di lettere “climat”: infatti il prof. Carducci si qualifica “Professor of Constitutional Comparative Law and Climate Law” e la giovane Claudia si qualifica “Postdoc in Climate Economics”. Uno giurista, l’altra economista.

4) Controllo a caso le qualifiche di una ventina di firmatari: allo scopo prendo, per la k-esima lettera dell’alfabeto, il k-esimo firmatario (cioè il primo dei cognomi che cominciano con A, il secondo dei cognomi che cominciano con B, …, il 26mo cognome che comincia con Z). Ci trovo biologi, astronomi, ornitologi, ecologi, economisti, psicologi, ortodontisti, veterinari, maestri, scienziati dei materiali, botanici, idrologi, filosofi, archeologi, biomedici, studenti (e anche un geologo e un fisico).  E se prendiamo i primi dieci italiani della lista? Abbiamo uno psicologo, un veterinario, quattro ecologi, uno studente, un professore di medicina interna, un ittiologo (e anche un geologo).

Tutte rispettabilissime persone ma, di tutta evidenza, quasi nessuno di quegli 11.258 ha alcuna qualifica per affermare che si vive, oggi, in una qualche emergenza climatica. Per farlo, bisogna 1) essere climatologi e 2) aver dimostrato l’affermazione. Non bisogna invece essere climatologi per sostenere che i climatologi che si sono convinti che si vive in emergenza climatica non hanno dimostrato quella loro affermazione: basta verificare che la loro congettura, messa alla prova dei fatti, non supera quella prova. Di quella congettura se ne solo innamorati: un sentimento non concesso dal metodo scientifico. (qui)

Poi fra i commenti c’è quello di un lettore che dichiara, e documenta, che

“tra gli 11mila c’è anche Mickey Mouse, leggere per credere”.

Ossia, per farla breve, prima si inventa l’emergenza climatica, poi, per documentarla, si inventano gli scienziati che la confermano. Tipo il marito che per giustificare il rientro alle due di notte spiega che un pirata della strada ha travolto un ragazzo in motorino e lui ha chiamato i soccorsi e poi ha aspettato l’ambulanza insieme a lui e poi siccome il ragazzo era giovane e spaventato è salito sull’ambulanza insieme a lui e poi dall’ospedale ha dovuto chiamare un taxi per farsi riportare là dove aveva lasciato la macchina. Poi si scopre che non c’è stato nessun pirata, nessun incidente, nessun ragazzo in motorino, e lì, forse, qualche dubbio sull’onestà e sulla sincerità di tuo marito comincia a venirti.

barbara

VENEZIA ALLAGATA ECCETERA

Comincio con la cosa più spassosa, ossia questo spettacolare video

da cui emerge chiaramente che se il consiglio comunale avesse approvato mezz’ora prima le ineffabili pentastellute proposte, mai e poi mai sarebbe potuto accadere che mezz’ora dopo arrivasse l’acqua alta perché le pentastellute proposte sono come le pastiglie della pubblicità che nel momento preciso in cui sono lì tra la lingua e il palato e si accingono a scivolare verso la faringe, il mal di testa/pancia/schiena/denti/calli/emorroidi ti è già passato e tu sei lì che sorridi a novantasette denti, che mia nonna ogni volta diceva ma chissà perché non fanno la stessa cosa quando fanno la pubblicità dei purganti, ma questa è un’altra storia. E passiamo alle cose serie, come questa:

Angelo Michele Imbriani

Il disastro provocato da questo finto e stolto pseudoambientalismo gretino è evidente proprio di fronte ai fenomeni naturali di questi giorni, l’acqua alta a Venezia e ora l’esondazione di fiumi in Toscana. Invece di invocare una corretta manutenzione del territorio si incolpa il “cambiamento climatico”. Che è un modo per non fare nulla o per fare cose che non servono a prevenire questi disastri o a limitarne le conseguenze, ma arricchiscono solo l’ecobusiness.

E soprattutto questa, da parte di un addetto ai lavori

Maltempo, le sparate di gretini e grillini

Ogni santo novembre che Dio manda in Terra, il Paese si lamenta, e piange, per frane, smottamenti, allagamenti e alluvioni. I danni a cose e persone non si fanno mancare, né vengono risparmiati i casi fatali. Siccome, come detto, la cosa si ripete puntualmente ogni anno, non si possono tacere le responsabilità morali di quei danni, feriti e morti. Con periodo più lungo si hanno casi di acqua insopportabilmente alta a Venezia. Che hanno gli stessi responsabili morali.

La prima responsabilità morale l’hanno i climatologi. Quelli che continuano a dire che il maltempo, causa diretta dei disastri, è causato dal clima che cambia, a sua volta causato dall’uso che fa l’umanità dei combustibili fossili, un uso che va ridotto, condizione necessaria per governare il clima e, dicono, calmare il maltempo ed evitare i disastri. E come si fa a ridurre l’uso dei combustibili fossili? Con la green economy, ci assicurano questi non-scienziati, cioè installando impianti eolici e fotovoltaici.

I secondi ad avere la responsabilità morale dei detti disastri sono coloro che hanno promosso e incentivato codeste installazioni, allo scopo, appunto, di far cessare il maltempo: i governanti che nel 2007 consentirono che per gli anni a venire fossero garantite centinaia di miliardi riversati nelle tasche degli operatori della green economy, e i governanti di oggi – Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi – nel cui programma hanno, al primo punto, questa economia farlocca.

Tanto per cominciare, l’acqua alta a Venezia non è causata, come ha recentemente dichiarato tale Roberto Giachetti, collaboratore di Matteo Renzi, dal cambiamento climatico. Ma, molto più semplicemente dalla circostanza, che accade eccezionalmente, che si ha quando la corrente dei venti che soffiano su quell’enorme “canale” che è il mare Adriatico, abbia una componente preferenziale proprio lungo l’ideale asse del detto “canale”, favorendo così una spinta concertata delle acque proprio sulla costa di Venezia, la quale, essendo costruita “nel mare”, subisce le conseguenze dell’evento. Una rappresentazione che sembra la fotografia di Venezia di qualche giorno fa è un pregevole quadro di Vincenzo Chilone. Che però è del 1825, onorevole Giacchetti: studi di più.

La responsabilità morale del governo del 2007 fu l’aver stornato centinaia di miliardi di denaro pubblico incentivando eolico e fotovoltaico, col dichiarato scopo di governare il maltempo. Miliardi che avrebbero dovuto essere elargiti per pulire i corsi d’acqua ove necessario e, ove opportuno, costruire casse d’espansione o allargare gli argini. Insomma, far lavorare geologi e ingegneri idraulici per mettere in sicurezza un territorio che giace, morto, nella totale incuria, da decenni.

Perché, vi chiederete, ho chiamato non-scienziati i climatologi che sostengono l’origine antropica del clima che cambia? Perché il metodo scientifico prevede che chi asserisce qualcosa deve accettare di buon grado che qualcuno provi a falsificare quelle asserzioni. Ma quelli si sono organizzati per zittire chiunque tenti di falsificarli. Per esempio, hanno così reagito i climatologi che, senza alcun merito, fan parte dell’Accademia dei Lincei, in questo modo ponendo se stessi al di fuori della scienza. Peccato per l’Accademia che, dimostratasi incapace di cacciare le mele marce, ha perso faccia e reputazione.

In ogni caso, il Paese frana, e quegli “esperti”, per evitare la frana, ripetono a litania che si installino parchi fotovoltaici e parchi eolici. Cosa che i Giachetti e i Di Maio di turno, di Italia Viva o del M5s, Gretini e Grillini, ripetono a pappagallo.

Franco Battaglia (qui)

Naturalmente concordo su tutto.

barbara

MUTISMO SELETTIVO

Come già spiegato una volta, Greta intende il suo mutismo selettivo nel senso che “parlo solo quando ho qualcosa da dire” (ehm…) L’osservazione delle sue esibizioni sembrerebbe però dirci qualcosa di molto diverso, è cioè che Greta parla unicamente quando qualcuno le ha scritto un testo da leggere, a volte anche quando si tratta di chiacchierare del più e del meno, ma la capacità di parlare scompare istantaneamente nel momento in cui qualcuno le pone una domanda, una qualsiasi, a proposito del clima o di qualunque argomento serio. L’abbiamo già vista in questo video che ora vi ripropongo

e qui potete leggere l’articolo con le spiegazioni in merito. E rivediamo esattamente la stessa scena ora: assolutamente incapace di rispondere alla domanda più semplice e banale, addirittura incapace, si direbbe, di comprendere la domanda, totalmente persa se non ha un testo davanti:

Perfettamente capace di rispondere alle accuse di Greta sembra invece Luca Donadel

E anche Adriano Scianca.

Cara Greta, se cerchi chi ti ha rubato i sogni, guarda al Terzo mondo

Di Adriano Scianca -27 Settembre 2019

Roma, 27 set – Chi ha rubato i sogni di Greta Thunberg? Qualche giorno fa, l’adolescente svedese a cui è stato affidato il compito di neutralizzare ogni discorso serio sull’ambientalismo ha tuonato così davanti ai capi di Stato mondiali riuniti all’Onu: “Mi avete rubato i sogni”. Accettando solo per un secondo questa grottesca impostazione empatico-virale del problema, resta comunque un dubbio: chi ha rubato i sogni di Greta? Chi è responsabile dell’emergenza climatica?  Chi deve cambiare modello? La risposta del qualunquismo ecologico è semplice: “i governanti”. Se non, direttamente, “l’uomo”. Come se tutti i governi, le comunità umane, i modelli di società fossero identici. E invece, elevandosi appena un pochino al di sopra del livello zero del discorso, si scopre che così non è. Proviamo quindi, senza alcuna velleità di completezza, a mettere insieme un po’ di dati in ordine sparso.

I fiumi più inquinati sono in Asia e Africa

Secondo dati della Banca Mondiale, risalenti al 2014, i 10 Paesi (11, in realtà, dato che all’ottavo posto ci sono due Stati ex aequo) del mondo che emettono più anidride carbonica pro capite sono: Qatar, Curaçao, Trinidad e Tobago, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi, Brunei, Arabia Saudita, Saint Martin, Lussemburgo, Stati Uniti. Si tratta di una statistica che lascia il tempo che trova, dato che non si può pensare che il problema del mondo siano le emissioni di Trinidad, ma in cui spicca l’assenza quasi totale di Stati europei. Secondo un recente un rapporto di IQAir AirVisual e Greenpeace, invece, è in India che si trovano 7 delle 10 città più inquinate al mondo, che salgono a 22 se si guarda alle 30 località peggiori.

Passando dall’aria alle acque, sappiamo che ogni giorno circa 8 milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani. Ma, cosa significativa, l’80% di questa materia inquinante proviene da solo 10 fiumi. Che, secondo un report del 2017, sono: lo Yangtze (Cina), lo Hai He (Cina), il Fiume Giallo (Cina), il Mekong (6 Paesi attraversati, tutti in Asia), il Pearl (Cina e Vietnam), l’Indo (Cina, India e Pakistan), il Gange (India e Bangladesh), l’Amur (Russia e Cina), il Nilo (7 Paesi attraversati, tutti in Africa), il Niger (7 Paesi attraversati, tutti in Africa). Ma allora perché si continua a dire che abbiamo un problema con “i politici” o con “l’uomo”, quando è cristallino che in realtà abbiamo un problema con i Paesi emergenti? Forse perché prendersela con i governanti in generale non disturba nessuno, mentre cercare di far cambiare politica ambientale alla Cina richiede qualche risorsa politica che vada oltre le capacità di una liceale indignata?

L’agricoltura italiana emette meno gas serra

Ma non è solo fra macroaree e continenti che si registrano significative differenze nell’impatto ambientale delle attività antropiche. Anche all’interno dell’Ue, per esempio, ci sono modelli e modelli. Con 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto, la nostra agricoltura emette per esempio il 46% di gas serra in meno della media Ue e fa decisamente meglio di Spagna (+25% rispetto al nostro Paese), Francia (+91%), Germania (+118%) e Regno Unito (+161%). Passando a un altro dogma del qualunquismo ambientalista, ovvero l’eterno “mangiamo troppa carne e così facendo distruggiamo il pianeta”, si può rintracciare l’origine di questo tipo di argomento in un rapporto allarmistico della Fao del 2006, in cui si stimava che le produzioni animali contribuissero per il 18% alle emissioni globali di gas serra e che fossero responsabili della produzione del 35-40% del totale di metano generato dalle emissioni legate all’attività antropica. Stime più recenti della stessa Fao, tuttavia, riducono al 14% il contributo degli allevamenti animali alle emissioni globali dovute alle attività antropiche. Laddove esiste una zootecnia tecnologicamente sviluppata (tanto per farla finita con l’idea che la tecnica sia sempre nemica dell’ambiente), gli allevamenti producono dal 2 all’8 % del totale delle emissioni.

Ed è poi vero che ne consumiamo troppa? Gli ultimi studi segnalano che in Italia il consumo reale pro-capite di carni totali corrisponde a 104 grammi al giorno (e non a quasi 300 gr come invece si pensava) pari a 728 g alla settimana e 37,9 kg all’anno. È la metà dei famosi 71 chili che spesso sentiamo citare nelle discussioni allarmistiche. E ben al di sotto dei 125 chili annui attribuiti dalle statistiche a ciascun americano (ma bisognerebbe vedere l’attendibilità della statistica). Considerando solo la carne bovina, il consumo reale scende a 29 grammi al giorno pro capite, una quantità che si piazza al di sotto delle raccomandazioni dell’Oms che fissano a 100 gr il consumo giornaliero di carne rossa.

Contro il qualunquismo ambientalista

E così via, si potrebbe continuare all’infinito. Come detto, non si pretende di voler fornire qui uno studio organico, esauriente e definitivo sull’argomento. Non si vuole nemmeno sostenere la posizione reazionaria che intende negare sic et simpliciter l’esistenza di un problema. Ma la questione resta più complessa di come non la faccia la propaganda ambiental-qualunquista e andrebbe impostata tenendo conto di tutti i dovuti fattori geopolitici. Certamente anche lo stile di vita italiano ed europeo ha bisogno di una rivoluzione integrale. Ma l’insistenza del pensiero unico nel mettere sotto processo solo esso, laddove il cuore del problema ambientale è palesemente altrove, rivela una cattiva fede politica e un vizio di forma spirituale che non possono passare sotto silenzio.

Adriano Scianca (qui)

E per concludere un’interessante riflessione del noto climatologo Franco Battaglia.

Se il Gretinismo fosse nato nel 1920…

Forse possiamo provare a riflettere sul Gretinismo – questa nuova faccia dell’ambientalismo che sembra aver obnubilato le menti del pianeta, comprese quelle più raffinate e insospettabili – guardando le cose da un altro punto di vista. Bisogna essere consapevoli che la legittimità d’esistenza che si dà oggi a Greta e ai Gretini, questi avrebbero potuto averla anche un secolo fa, diciamo nel 1920, quando le emissioni di CO2 erano attive già da almeno mezzo secolo e il possibile problema oggi sollevato da Greta era già allora ben noto.

Supponiamo ora che la richiesta pressante della ipotetica Greta del 1920 di raggiungere le emissioni – zero fosse stata effettivamente esaudita, e nel 1950 si fosse raggiunto l’agognato obiettivo. Oggi non avremmo auto, autobus, metropolitane, autostrade, fabbriche, industrie, televisione, telefonia mobile, internet, ambienti riscaldati d’inverno e rinfrescati d’estate. Non ci sarebbero frigoriferi né lavatrici, aerei o navi da crociera e neanche treni, né lenti né, tanto meno, ad alta velocità (almeno la Tav non sarebbe stata un problema; neanche lessicale di genere, circostanza che ci avrebbe evitato questa caduta nel ridicolo). In pochi anni, l’umanità sarebbe tornata allo stile di vita del 1850. Chissà, forse la schiavitù avrebbe smesso di essere quel tabù che era nel 1920, e che non era tale nel 1850, quando invece era pratica legittima nell’America di allora, popolata da 30 milioni d’abitanti con 4 milioni di schiavi.

Ecco questo è ciò che ci aspetta se davvero dovesse raggiungersi il livello-zero d’emissioni. Perché, piaccia o no, quasi il 90% di ciò che facciamo lo facciamo emettendo CO2. Né sappiamo farlo diversamente. Non è vero, direbbe il Gretino d’oggi: per esempio, col fotovoltaico produrremmo energia elettrica. No, se dovessimo affidarci a esso, le televisioni potrebbero chiudere: i massimi ascolti sono quelli della prima serata, ma di sera il sole non brilla. E anche i treni di notte si fermerebbero. E anche di giorno, in tutti quei momenti che, col cielo coperto, il sole insiste a non brillare. E col vento non è diverso. Se avete mai assistito alla Barcolana, la spettacolare regata di barche a vela che si svolge la seconda domenica d’ottobre a Trieste, avrete visto che se il vento si ostina a non soffiare, le barche biancheggianti sulle acque come branchi di pecore pascenti – direbbe il poeta – rimangono sconsolatamente ferme.

Viste le cose da questa prospettiva, mi chiedo se i vari Gretini che hanno tanto pontificato sugli organi d’informazione d’ogni ordine e grado torneranno in qualche modo sui propri passi. Temo di no, perché l’essenza del Gretinismo è la granitica incapacità a distinguere il sogno dalla realtà. A differenza dei Gretini, la piccola Greta – o chi per lei – se n’è accorta, e s’è definita essa stessa “una che sogna un mondo migliore”. Il verbo è sapientemente pesato: non “desidera”, non “spera”, non “s’impegna per”, ma “sogna”. I Gretini sono quelli che hanno preso per realtà concreta ciò che la loro sacerdotessa li ha avvertiti essere sogno.

Quanto a Greta, quello suo all’Onu non era un discorso accorato e men che meno pensato: parlava una arrabbiata. Indemoniata, direi. Invece di ringraziare la generazione che l’ha partorita e che le ha consentito di stare al caldo in un Paese decisamente inospitale per il freddo che fa, essa inspiegabilmente ha sputato astio e veleno sui propri genitori, nonni e bisnonni. Ma le spiegazioni neanche c’interessano: essa non è così importante da meritare alcuna nostra ricerca nelle làtebre della sua mente per cercare di capire cosa vi è nascosto. Dovrebbero però indagare, a nostro avviso, gli attivisti di Telefono Azzurro e i magistrati, per capire perché nessun adulto protegga dai trafficanti di bambini questa ragazzina, la cui patologia la rende così vulnerabile – ci dice la medicina – a monotematiche fissazioni.

Franco Battaglia, 28 settembre 2019, qui.

Questa espressione, “trafficanti di bambini”, Franco Battaglia l’ha usata anche in televisione, inducendo “NeXt quotidiano” a scrivere: “Il professor Franco Battaglia ha dato spettacolo ieri a “Otto e mezzo” da Lilli Gruber” (La veritààà ti fa maaleee, loo sooooo)

barbara

SICCOME HO SEMPRE AMATO I NUMERI

Quando ho sentito degli 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolto in Groenlandia, proprio perché è una cifra così terrificante, e come al solito è stata data senza termini di riferimento, mi è venuto da chiedermi: sì, ma in concreto quanto è? Quale percentuale di ghiaccio si è sciolta? Quanto ghiaccio si è sciolto rispetto a tutto quello che c’è? Perché se non prendi i numeri e mi fai due conti, io non posso sapere se è tanto o poco, se è grave o no, se ci dobbiamo preoccupare o possiamo stare tranquilli, se ci dobbiamo suicidare istantaneamente in massa come vorrebbe santa Greta del Ciodue o possiamo almeno fumarci l’ultima sigaretta. Per fortuna qualcuno i conti si è preso la briga di farli. Ascoltiamolo.

Panico per i ghiacciai sciolti in Groenlandia. Ma è tutto normale

di  Franco Battaglia

Non so chi di voi rammenti Il Dentone, esilarante cortometraggio del 1965 con attori di primo piano, e con Alberto Sordi protagonista nella parte di aspirante lettore del telegiornale in qualità di concorrente in un concorso ove tutti gli altri sono raccomandati eccetto lui, il Dentone, che però sbaraglia gli avversari grazie ad una preparazione di ferro e malgrado il difettuccio fisico. Ne consiglio la visione perché fa ridere di cuore, e la cosa non guasta.
Tutta un’altra forza i presentatori dei Tg d’oggi. Col Dentone, nulla in comune: tutti molto fotogenici, questo sì, ma cosa ci sia dietro quel volto, cioè dentro la testa, non è dato sapere.
Ordunque la notizia diffusa da tutti i Tg, locali e nazionali, del 3 agosto è la seguente: «11 miliardi di tonnellate di ghiacci della Groenlandia si erano sciolti il giorno precedente». La notizia farebbe notizia (tanto da meritare di essere letta in tutte le edizioni dei Tg) perché sarebbe mostruosamente preoccupante e come tale viene letta.
A differenza dei moderni colleghi, il Dentone avrebbe fatto l’aritmetica del caso, prima di fare la figura del fesso al cospetto di milioni d’italiani. Avrebbe egli calcolato: 11 miliardi di tonnellate d’acqua fanno 11 miliardi di metri cubi d’acqua; ma la superficie della Groenlandia coperta da ghiacci è 1.7 trilioni di metri quadrati, cosicché dividendo volume per area di base, cioè 11 miliardi per 1.7 trilioni, si ottengono 6 millimetri di altezza.
Allora i ghiacci della Groenlandia si sono assottigliati di 6 millimetri. La cosa è preoccupante? Il Dentone sa che i ghiacci della Groenlandia hanno una profondità media di 2 chilometri cosicché una riduzione di 6 millimetri su un’altezza di 2 chilometri sembra più irrilevante che preoccupante, tanto più che il Dentone sa anche che fra pochi mesi l’estate sarà passata e tutto tornerà come prima.
Ma se non è preoccupante, la cosa è almeno una notizia? Cioè è qualcosa di cui meravigliarsi, tanto da essere declamata in tutti i Tg? Il Dentone conosce anche il calore latente di fusione del ghiaccio, nonché il suo calore specifico, e avrebbe calcolato che la quantità d’energia che il Sole fa pervenire alla superficie della Groenlandia è appunto a quella richiesta per far passare allo stato liquido 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio con temperatura di 35 gradi sotto lo zero. Insomma, è accaduto ciò che ci si attende accada, l’evento non desta più meraviglia di quello d’un gelato che si scioglie al sole, e non è una notizia. Il Dentone sarebbe andato dal direttore del suo Tg e avrebbe detto, lui romanaccio doc: io ‘sta fregnaccia non la leggo.
Peccato non ci siano Dentoni in giro. (qui)

Vale poi la pena di ricordare che Groenlandia significa “terra verde”. Vale a dire che quando è stata scoperta e le è stato dato il nome, i ghiacci non c’erano. Vale a dire che quando non c’erano fabbriche e auto e aerei e riscaldamento domestico e sette miliardi e mezzo di persone che inquinano, da quelle parti faceva molto più caldo di adesso.

barbara