MANUELA CE L’HA FATTA

Ve ne avevo già parlato qui. Ora si è lanciata in una nuova straordinaria sfida, ed è riuscita a vincerla.

Manuela ce l’ha fatta! A Lecco il record di Rewalk

di Silvia Ratti

LECCO – 5 ore 11 minuti e 7 secondi questo il nuovo record del mondo di Manuela Migliaccio sui 10,549 km. Oggi, tra gli applausi di amici, staff medico, autorità e cittadini venuti a sostenerla, ha segnato il nuovo record del mondo, percorrendo un quarto di maratona con l’ausilio di ReWalk, un esoscheletro progettato e prodotto in Israele capace di supportare l’attività di deambulazione di persone con totale impossibilità di controllare il movimento delle gambe.
Manuela Migliaccio – 29 anni, paraplegica da 4 in seguito ad un incidente – ha vinto la sua personale sfida portando a termine il percorso stabilito e battendo il precedente record dall’israeliano Radi Kaiuf.
Ad aspettarla al traguardo in tanti pronti a festeggiare con lei questa impresa che sa di eroico, come ha sottolineato l’Assessore Regionale Antonio Rossi che si è complimentato con Manuela per la determinazione e la forza di volontà. “Non mi aspettavo di fare un tempo così buono – commenta Manuela – sono contentissima e più che soddisfatta”.
“Questo risultato è importante per tutti i disabili che non accettano la loro condizione e smettono di vivere – continua – giusto cercare una cura, ma nel frattempo bisogna continuare la propria vita”. La Migliaccio ha iniziato il suo allenamento nel luglio dello scorso anno con il supporto di Laura Colombo e Sabrina Basilico, le sue due fisioterapiste, e dello staff medico partendo da percorsi di 5km e alzando la posta fino agli 11 km percorsi oggi. “L’idea della maratona è nata per gioco – spiega l’atleta -, ma i medici mi hanno dato credito e ci siamo accorti che questo è un ottimo modo per sensibilizzare e dimostrare che la speranza esiste”. “All’inizio lo facevo solo per me stessa – conclude -, mentre ora mi sento responsabile verso tutti quelli che mi scrivono e che seguendo le mie imprese trovano il coraggio per affrontare la loro condizione, viceversa questo enorme riscontro personale aiuta anche me nei momenti di sconforto che inevitabilmente ci sono”. Manuela dedica il record alle sue due fisioterapiste e a Maria Giulia, sua sorella acquisita.
Ai suoi complimenti hanno fatto eco quelli del Prorettore del Polo di Lecco, Marco Bocciolone che ha sottolineato l’importanza della ricerca in questo campo e l’impegno del Politecnico e del Polo di Lecco in particolare nel campo della sanità e della riabilitazione.
Anche una medaglia d’oro alle paraolimpiadi di Pechino di ciclismo su strada, Fabio Triboli, ha sostenuto Manuela con la sua presenza.
Il dott. Franco Molteni, responsabile del Trial Clinico ReWalk in Europa, che ha diretto la formazione di Manuela presso l’Ospedale Valduce Centro di Riabilitazione Villa Beretta di Costa Masnaga, ha voluto condividere questo eccezionale successo con tutto il territorio.
“Lecco è da sempre strato un luogo fertile dove idee, tecnologie e servizio alle persone con differenti abilità trovano un ambiente, strutture e competenze ideali per mettere a frutto innovazioni avanzate uniche in Italia.”
“La compresenza e la collaborazione del Politecnico, di Villa Beretta, della Nostra Famiglia, del CNR e della Fondazione Cariplo – aggiunge Vico Valassi, presidente di Univerlecco – rendono la nostra città un centro unico con grandissime potenzialità di crescita in questo settore”
Poi tutta l’attenzione per la protagonista indiscussa di questa straordinaria mattinata che ha espresso tutta la sua gioia e soddisfazione dedicando il suo successo a tutti quelli che l’hanno aiutata, incoraggiata e seguita per tutto questo tempo.  (Lecco News, 7 ottobre 2013)
Manuela-record
Qui altre immagini. Solo un’annotazione in merito a questo secondo articolo: ReWalk non è e non sarà mai alla portata di tutti i disabili: per poter essere utilizzato richiede condizioni fisiche ben precise, che non tutti hanno. Resta tuttavia uno straordinario strumento per tanti giovani che, per malattia o incidente, si ritrovano in una sedia a rotelle e fino a ieri avevano come unico ineluttabile destino l’immobilità perpetua.

barbara

  1. Mi viene in mente una scena di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Nel film è resa in maniera squallidissima (tutto il film è una ciofeca, al contrario del libro che è un capolavoro): lui afferra il ripiano di marmo delle attrezzature, che non è posato, se ricordo bene, bensì fissato al suo supporto, e cerca di sollevarlo, contrae i muscoli, gli escono le vene e i tendini dal collo, gli si deforma la faccia dallo sforzo, ci si spacca le mani, ma il ripiano non si sposta di un millimetro. Alla fine si arrende, stacca le mani, si raddrizza, si gira verso gli altri pazienti che hanno assistito alla prova, alza la testa e con immensa fierezza dice: “Io però ci ho provato”. Ecco, il succo del libro, il cuore, il messaggio secondo me sta esattamente qui.

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