A MARGINE

A margine dell’eclissi
Quella spettacolare dell’ottobre 1986, a Mogadiscio. E il baccano infernale, per tutta la città, della gente uscita in strada con pentole, coperchi o qualunque altro oggetto capace di produrre rumore, sbattuti freneticamente per spaventare il mostro che stava mangiando la luna e farlo scappare. E non ridacchiate voi moderni progrediti eruditi scientificizzati: si è sempre fatto così, e ha sempre funzionato. Dal che si desume che è scientificamente dimostrata la realtà del fatto che la causa dell’autismo sono i vaccini.

A margine dello smalto
Qualche anno fa un amico mi ha raccontato di una volta che era a pranzo al ristorante con la famiglia. Mentre erano lì è entrata la loro nuova vicina di casa (sposata) insieme a un uomo. Conoscevano pochissimo lei, e per niente le sue frequentazioni, quindi quell’uomo poteva essere chiunque: un parente, un amico, un collega con pausa pranzo in comune, un conoscente incontrato per caso. Se la signora li avesse salutati, avrebbero continuato a ignorarlo; senonché, non appena li ha visti, si è girata dall’altra parte, fingendo di non averli visti o riconosciuti, e a questo punto è stato chiaro chi era l’uomo in sua compagnia.
Se l’articolo sullo smalto fosse stato ignorato; se, a eventuale domanda specifica, si fosse risposto qualcosa come “E che ne so! Ma le pare che in mezzo a un naufragio abbiamo tempo e testa da badare a queste cazzate?!” il tutto sarebbe passato inosservato. Ma, come per la signora al ristorante, qualcuno ha sentito il bisogno di montare tutta una messinscena: nooooo! Non lo aveva quando l’abbiamo raccolta! Gliel’abbiamo messo noi a bordo per distrarla e farla parlare! Poteva bastare questa ridicola spiegazione? Ma neanche per sogno! Bisogna indagare sulla giornalista. La quale a quanto pare collabora anche con il giornale di Casa Pound, il che diventa automaticamente “pagata da Casa Pound” (se Francesco Schettino chiamasse i carabinieri per avvertire che il suo vicino sta massacrando di botte la moglie, è il caso di verificare se è vero o si rifiuteranno di prenderlo in considerazione e gli diranno “chiuda il becco, cazzo!” perché è un delinquente e quindi automaticamente non affidabile?), e poi collabora al sito di Luca Donadel, definito con disprezzo “noto sovranista” e anti immigrati. Ora, a parte il fatto che Donadel si è occupato di islam, brexit, Trump, Kekistan, spot pubblicitari, violenze all’università, Licia Colò, per quanto riguarda il tema in questione ha provveduto a dimostrare che i presunti salvataggi non sono affatto salvataggi, che non avvengono del Canale di Sicilia, e che le Ong non sono figlie degli angeli. Esternazioni contro i migranti, a quanto mi risulta, zero.
E qui, come si suol dire, la domanda sorge spontanea: perché tutto questo polverone sulla faccenda dello smalto, oltretutto alterando quanto scritto dalla giornalista? Perché questo attacco a 360° contro la persona e contro un onesto sbufalatore come Luca Donadel? A me tutto questo giochetto ricorda quello dei prestigiatori: guardate la mia mano destra guardate la mia mano sinistra niente nella mano destra niente nella mano sinistra, il cui unico scopo è quello di non farvi guardare là dove il trucco si sta svolgendo.

A margine e basta
Qui.

barbara

NOSTALGIA

baia tar1
baia tar2
baia tar3
baia tar4
baia tar5
baia tar6
(No, di lui nessunissima nostalgia, ma avendo fatto parte integrante del mio panorama somalo, in questo contesto ci sta bene anche lui)
baia tar7
baia tar8
baia tar9
baia tar10

Vado, ma torno presto. Fate i bravi, mi raccomando.

barbara

PER NON DIMENTICARE I MARTIRI VERI

Perché siamo talmente assediati da articoli e cronache che danno il nome di martiri a bande di efferati assassini e terroristi, che rischiamo di dimenticare che cos’è un martire vero. E i martiri veri esistono. Come Zahra Kazemi, di cui pochi giorni fa, il 23 giugno, è ricorso il decimo anniversario (qui la sua storia).
Zara Kazemi 1
zahra kazemi 2
ZahraKazemi-StephanHashemi

Di sette anni fa, sempre il 23 giugno, è il martirio di Martin Adler, giornalista svedese, assassinato a sangue freddo mentre riprendeva una manifestazione a Mogadiscio. Questa la sequenza messa in rete, all’epoca, dal Corriere della Sera.
M.Adler1
M.Adler2
M.Adler3
M.Adler4
M.Adler5
M.Adler6
M.Adler7
M.Adler8
Colgo l’occasione per ricordare che negli anni Settanta parecchie ragazze somale portavano la minigonna (no, non ritengo che la minigonna sia di per sé sinonimo di libertà, ma lo è il poter scegliere che cosa indossare); a metà anni Ottanta le mie studentesse si vestivano così
stud1
stud2
stud3
stud4
stud5
Nel 2006, durante la manifestazione in cui è stato assassinato Martin Adler, comparivano così
donne somale
E oggi sono così
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(Tenete presente che Mogadiscio è praticamente sull’equatore. Tenete presente che nella stagione calda siamo sui 40° all’ombra, e l’unica ombra in tutta Mogadiscio è quella che sta sopra la colonnina del termometro, per poter misurare la temperatura all’ombra. Tenete presente che nel periodo del “tangabili”, cioè quando il monsone si ferma per girarsi, non si muove neanche una piuma di colibrì).
Lo voglio ricordare e sottolineare per le anime belle, quelle che “loro progrediscono più lentamente”, quelle che “bisogna dargli tempo”: in effetti a tagliarci la gola hanno cominciato, ma ancora non si sono organizzati per farlo su vasta scala: perché ci arrivino bisogna dargli ancora un po’ di tempo.
cartoon Kazemi
Shabbat shalom.

barbara