INFORMAZIONI A CONFRONTO 2

Silvio Cerulli, giornalista di Liberazione, ha raccontato ai suoi lettori tutto ciò che egli aveva “visto” coi propri occhi: «A Jenin vi erano esecuzioni e fosse comuni, corpi anneriti e straziati, brandelli di carne umana … 1200 profughi sono ancora dispersi … sono almeno 150 i corpi delle vittime che sono già state identificati. Nessuno conosce il destino dei 500 partigiani che per otto giorni difesero Jenin dallo strapotere militare israeliano. Secondo la gente del campo molti corpi sono stati gettati dai bulldozers nella rete fognaria, altri sono stati bruciati o sepolti in fosse comuni in uno speciale cimitero dove l’Idf seppellisce i corpi di forze nemiche o terroristi».

ANALISI E DOCUMENTAZIONE DELL’OSSERVATORIO ONU DI GINEVRA

Mercoledì 1 maggio 2002, Pubblicazione n 81

Notizie:

La commissione incaricata di indagare su Jenin dell’ex premier finlandese Martti Ahtisaari, dell’ex alto commissario per i rifugiati Sadako Ogata e dell’ex capo della CRI Cornelio Sommaruga è a Ginevra aspettando il raggiungimento di un accordo tra Onu e lo stato di Israele sui termini della missione.

Analisi:
Mentre si continua la discussione politica a New York e i 3 della commissione aspettano a Ginevra, l’ONU è già al lavoro per valutare la situazione a Jenin.
In data 29 aprile 2002 l’ufficio dell’Onu per il coordinamento delle relazioni umanitarie (OCHA) ha rilasciato un resoconto intitolato “Statistiche e informazioni dal campo di Jenin”.
Questo rapporto conferma che il numero delle vittime tra il 4 aprile, quando l’operazione israeliana è cominciata, e il 20 aprile ammonta a 53.
44 palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Jenin e 9 nella città di Jenin.
260 sono stati feriti.
Quale è la fonte dell’ONU? L’ufficio del governatore di Jenin.
Se i governanti locali palestinesi non sostengono che è stato un massacro e l’Agenzia dell’Onu sul posto conferma questi dati, perché bisogna dare credito alle accuse di Yasser Arafat e dei suoi seguaci su un omicidio di massa?
E per quanto riguarda le accuse palestinesi su centinaia di persone che mancano all’appello e che sono state seppellite in fosse comuni segrete? L’ufficio per il coordinamento per i diritti umani dell’Onu (OCHA) ha riferito la mancanza di 8 persone dal campo profughi e 17 persone dalla città. Qual è la loro fonte? UNRWA, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Il comitato internazionale della Croce e l’UNRWA hanno intervistato 150 famiglie di Jenin. Oltre a questi numeri non risulta mancare nessuno.
L’ONU è attualmente in possesso delle prove che le leggi umanitarie sono state violate dai combattenti palestinesi in Jenin, in specifico con l’uso di mine e trappole esplosive in aree civili densamente popolate. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato i seguenti fatti:
“Ci sono molti ordigni inesplosi e molti ordigni esplosivi improvvisati nel campo (esempio: in 4 giorni sono stati scoperte 285 trappole esplosive) che devono essere urgentemente rimossi”. Alcune squadre internazionali hanno compiuto accertamenti ma questi non potevano ancora essere rimossi. UNRWA ha richiesto all’ufficio del coordinamento per gli affari umanitari di fornire l’assistenza di esperti per sminare il campo profughi. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha creato i contatti con il servizio sminamento dell’ONU per ottenere l’impiego immediato di un esperto (già arrivato sul posto) per provvedere allo sminamento a Jenin.
In particolare è un esperto di trappole esplosive improvvisate.”
Immaginatevi quanto intensamente il campo era minato se l’ONU ha scoperto 285 trappole esplosive e ha richiesto un esperto di trappole improvvisate.
Anche l’agenzia dell’ONU per i bambini UNICEF si trova nel campo.
Loro avevano lo spiacevole compito di informare l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari che un bambino è stato ucciso da una di queste bombe improvvisate. Altri 5 bambini e 8 adulti sono stati feriti da questi ordigni, secondo l’UNICEF.
Hanno inventariato anche le palazzine distrutte e pericolanti e i servizi di acqua, elettricità e le fogne distrutti.
In conclusione le agenzie dell’ONU sul terreno hanno confermato il numero dei morti, dei feriti e dei mancanti, confutando il mito dei palestinesi di un massacro e di fosse comuni.
Il campo di battaglia è stato esaminato e le accuse israeliane di minare massivamente una zona densamente popolata, da parte dei palestinesi è stato confermato.
Mentre si discute ancora sul mandato della commissione, i fatti sul campo sono ormai chiari.

Questo documento lo abbiamo mandato a tutti i giornali: nessuno lo ha pubblicato.

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Tornando ai giorni nostri, un’altra notizia che difficilmente i giornali pubblicheranno, è quella relativa all’ospedale che Israele ha costruito a ridosso della frontiera con Gaza per curare gli abitanti di Gaza feriti, i quali però hanno grosse difficoltà ad accedervi perché Hamas lo impedisce: i bambini morti fanno audience, quelli curati da Israele no.

barbara

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INFORMAZIONI A CONFRONTO 1

Questo lavoro, come potete vedere, al pari del prossimo che pubblicherò, è molto vecchio. Ma, purtroppo, drammaticamente attuale, e per questo ritengo utile ripresentarlo.

La battaglia di Jenin secondo i media italiani

Lorenzo Cremonesi, 12.4.2002, Corriere della Sera

JENIN (Cisgiordania) – Città fantasma anche nelle due ore in cui gli israeliani sospendono il coprifuoco. I cingolati sembrano essersi divertiti a salire sui marciapiedi e a sventrare le tettoie in ferro all’ingresso di numerosi negozi.
Gran parte dei lampioni all’entrata di Jenin, sulla provinciale per Nablus, sono stati divelti. Il palazzo della municipalità è circondato dai crateri delle bombe.
Ecco com’è ridotta Jenin, quella che Sharon definisce «la capitale storica del terrorismo arabo».
Una città da punire. E le distruzioni aumentano via via che ci si avvicina al campo profughi. Nelle sue vicinanze, un gruppo di persone fa ressa attorno a un fornaio, l’unico assembramento nella via altrimenti deserta.
«Ho paura, vorrei poter scappare. Ma non so dove», dice Mohammad Alí, un cinquantenne venuto di corsa come tanti altri a prendere un po’ di pane. «Qui è la follia. Gli israeliani sparano su tutto ciò che si muove. Abbiamo notizie di massacri. C’è chi dice 500 morti, chi 1.000. Si parla di fosse comuni con i bulldozer dell’esercito che cercano di nascondere le prove come a Srebrenica, come a Sabra e Chatila», aggiunge un ragazzo con gli occhi pesti per le notti insonni.
Le bombe cadono a poche centinaia di metri, proprio dove sta il campo profughi, lo stesso da dove negli ultimi mesi sono partiti decine di kamikaze pronti a farsi saltare in aria nelle piazze israeliane.
Si dice che la stragrande maggioranza dei suoi 15.000 abitanti siano fuggiti, che gli israeliani stiano distruggendo progressivamente gran parte delle sue abitazioni. I portavoce militari negano con decisione. «Al massimo 100 morti, e la maggioranza terroristi ricercati», dicono al ministero della Difesa. Il dottor Hussein Sherkawi, direttore dei servizi medici d’emergenza in Cisgiordania, parla di «almeno 140, ma ci sono anche moltissimi civili sotto le macerie. Gli israeliani bloccano le ambulanze». Gli uomini di Arafat chiedono un’inchiesta dell’Onu.
Ma per i giornalisti la verifica diretta resterà solo un’aspirazione incompiuta. Anche qui Israele ci vuole tenere lontani. A Jenin si arriva a piedi per le colline, lungo viottoli di campagna nascosti da oliveti centenari. Il campo profughi resta tabù. Questa mattina alle sue porte alcuni colleghi della Bbc e della Associated Press sono stati fermati dai soldati, che con durezza hanno sequestrato loro filmati, registrazioni e block notes. Per noi il momento più difficile è quando un tank Merkavà si frappone tra la nostra vettura e quella di un abitante di Jenin, e apre il fuoco con la mitragliatrice pesante sulle case di fronte. Un avvertimento efficace.
Poi carri armati e cingolati sono tornati a sferragliare nelle strade con gli altoparlanti che a tutto volume gridavano: «Manuah Hajawal», che in arabo significa coprifuoco. Dopo una parentesi tra mezzogiorno e le quattordici, le strade tornano completamente vuote. Bloccata anche la strada per lo Hillal, l’ospedale principale. E allora indietro verso i villaggi sulle colline.
Alle quattro del pomeriggio gli elicotteri volano alti. Fa caldo, il cielo è terso. Appena lasciata la città si torna a vedere gente: contadini nei campi, donne nelle serre, qualche trattore. Questo è il cuore della Cisgiordania rurale, fatta di terra scura, terra fertile, ricca di sorgenti. In lontananza si scorge la Valle di Yzreel, dove un secolo fa iniziò il sogno del sionismo agricolo, si posero le basi dei primi kibbutz. Al villaggio arabo di Rumane, termina la Cisgiordania, Jenin è a una decina di chilometri indietro. Qui passa il confine precedente la guerra del 1967. Ora si deve proseguire tra la vegetazione bassa. E dopo venti minuti comincia Israele.

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La battaglia di Jenin secondo i media arabi, 24 aprile 2002

Combattere l’IDF (Israel Defence Force)
Lo Sceicco Jamal Abu Al-Hija, comandante delle Brigate Hamas Izz Al-Din Al-Qassam nel campo profughi di Jenin, ha detto in un’intervista al sito web di Hamas che i membri di varie fazioni, “assieme a volontari delle forze di sicurezza palestinesi”, si preparavano in anticipo per l’ incursione israeliana. [1] Lo Sceicco Abu Al-Hija ha fornito maggiori dettagli sullo scontro, per telefono, al canale televisivo del Qatar Al-Jazeera, affermando: “[Abbiamo piazzato] congegni esplosivi sulle strade e nelle case; sorprese [attendono] le forze di occupazione. In molti posti, ci sono scontri tra i Mujahideen [2] e le forze di occupazione… Le forze di occupazione scappano, nel panico, dal campo di Jenin, ma intensificano l’uso di trattori, aerei e carri armati contro il campo. La verità è che si sta conducendo la lotta quartiere per quartiere, come una guerriglia. I Mujahideen stanno usando pistole automatiche, congegni esplosivi e granate a mano…”.[3]
Il quotidiano londinese in lingua araba Al-Sharq Al-Awsat ha citato quel che ha detto lo Sceicco Abu Al-Hija: “Le forze combattenti, da tutte le fazioni nel campo, sono state equipaggiate con cinture esplosive e granate”. [4] Lo stesso Sceicco ha dichiarato al settimanale giordano Al-Sabil: “I Mujahideen sono riusciti ad assediare nove soldati sionisti dentro una casa, e li hanno attaccati utilizzando granate a mano e bombe finché la casa non è andata in fiamme con dentro i soldati di occupazione. I testimoni hanno riferito che le forze di occupazione hanno estratto i soldati bruciati e carbonizzati”[5]
Bambini palestinesi e zainetti di scuola riempiti di esplosivi
Il comandante della Jihad islamica nel campo profughi di Jenin, Abu Jandal,[6] è stato intervistato più volte da Al-Jazeera durante il combattimento. In una conversazione, Abu Jandal ha detto: “Questo è il secondo giorno consecutivo che le forze di occupazione israeliane stanno cercando [di entrare nel campo] con l’aiuto di elicotteri Apache e di carri armati. Ma la fermezza dei combattenti che, all’inizio della battaglia, hanno giurato di non consentire [all’IDF] di avanzare verso questo campo, difende l’onore della nazione araba dai vicoli del campo profughi di Jenin. Ci sono stati vari tentativi da diverse strade, ma sono stati bloccati. La verità è che i nostri combattenti sono passati all’offensiva; oggi abbiamo continuato l’offensiva. Il comandante dell’unità israeliana è stato ucciso questa mattina, a 50 metri dal palazzo dal quale vi sto parlando. Io, comandante della battaglia del campo di Jenin, ho scelto per me stesso il nome di ‘Il martire Abu Jandal’, perché tutti i combattenti attorno a me sono dei martiri. Credetemi, ci sono bambini collocati nelle case con cinture esplosive ai fianchi… Oggi, uno dei bambini è venuto da me con il suo zainetto. Gli ho chiesto cosa volesse, e lui ha risposto: ‘Invece dei libri, voglio un congegno esplosivo, per attaccare…'”
Alla richiesta di quanto a lungo i suoi uomini sarebbero stati in grado di resistere contro le forze armate israeliane, visto che tutto quel che avevano erano armi leggere, Abu Jandal ha risposto: “No. Non è esatto. Noi abbiamo l’arma della sorpresa. Abbiamo l’arma dell’onore. Abbiamo l’arma divina, l’arma di Allah che resta al nostro fianco. Abbiamo armi migliori delle loro. Io sono quello con la verità, e ripongo la mia fiducia in Allah, mentre loro la ripongono in un carro armato”.[7]
Lo Sceicco Abu Al-Hija ha anche dichiarato: “Alcuni dei giovani restano saldi, e riempiono i loro zainetti di congegni esplosivi”.[8] In un’altra occasione, lo stesso Sceicco ha avuto difficoltà a valutare il numero di vittime israeliane: “E’ difficile fornire dati precisi, e non possiamo valutare la battaglia contando le perdite del nemico. Ma il riconoscimento del nemico di 24 uccisi e 130 feriti testimonia che ha subìto molte perdite. L’elenco dichiarato dall’esercito di occupazione comprende solo i nomi degli ebrei [uccisi] e trascura quelli dei soldati drusi e lahad [cioè dell’esercito sud-libanese] che hanno preso parte a tutte le passate incursioni e che [vi parteciperanno] anche in futuro. La nostra stima è che il nemico abbia subìto perdite molto più grandi”.[9]
Al-Sharq Al-Awsat ha riferito che a Jenin una donna palestinese chiamata Ilham ‘Ali Dasouqi si era fatta esplodere in mezzo ai soldati israeliani, uccidendone due e ferendone sei. Il giornale ha citato una fonte tra le Brigate Martiri di Al-Aqsa, che ha detto che lei ‘aveva seguito il percorso di Nasser ‘Uweis’, che si era fatto esplodere vicino ai soldati a Nablus. [10] Ma ‘Uweis, comandante delle Fatah’s Al-Aqsa Martyrs Brigades in Samaria, è stato arrestato alcuni giorni dopo. Sembra che le notizie sulla sua morte in un attentato suicida siano state un tentativo di agevolarne la fuga.
Il settimanale Al-Ahram sponsorizzato dal governo egiziano ha fatto un’intervista ad “Omar”, un giovane costruttore di bombe della Jihad Islamica, noto come ‘ingegnere’, che ha discusso di come i palestinesi abbiano disseminato di trappole Jenin, includendo la partecipazione di donne e bambini nelle battaglie.[11] “Lui è un membro della Jihad Islamica, ma dice che a Jenin tutte le fazioni sono fedeli a una sola causa: liberazione o morte…’. ‘Tra tutti i combattenti nella West Bank noi eravamo i più preparati’, dice. ‘Abbiamo cominciato a lavorare al nostro piano, intrappolare i soldati invasori e farli esplodere, dal momento in cui i carri armati israeliani erano usciti da Jenin il mese scorso'”.
Il giornale ha spiegato: “Omar ed altri ‘ingegneri’ hanno fabbricato centinaia di congegni esplosivi ed hanno scelto attentamente le loro posizioni. ‘Avevamo più di 50 case-trappola intorno al campo. Abbiamo scelto edifici vecchi e vuoti e le case di uomini ricercati da Israele, perché sapevamo che i soldati li avrebbero cercati’, ha detto [Omar]. ‘Abbiamo tagliato tratti delle principali tubazioni d’acqua* e li abbiamo impacchettati con esplosivi e chiodi. Quindi, li abbiamo piazzati a circa quattro metri di distanza dappertutto nelle case, nelle credenze, sotto i lavandini, nei divani’. I combattenti speravano di disarticolare i carri armati dell’esercito israeliano con bombe molto più potenti, piazzate nei bidoni della spazzatura, per le strade. Altri esplosivi erano stati nascosti nelle auto degli uomini più ricercati di Jenin. Collegate da fili, le bombe sono state attivate a distanza, innescate dalla corrente di una batteria d’auto”.
“Secondo Omar, tutti nel campo, compresi i bambini, sapevano dove erano collocati gli esplosivi, in modo che non ci fosse stato per i civili alcun pericolo di rimanere feriti. Quello era il solo punto debole nel piano. ‘Siamo stati traditi da spie tra noi’, dice. I fili di più di un terzo delle bombe sono stati tagliati da soldati accompagnati da collaboratori. ‘Se non fosse stato per le spie, i soldati non sarebbero mai riusciti ad entrare nel campo. Una volta penetrati, è stato molto più difficile difenderlo'”.
“E l’esplosione e l’imboscata di martedì scorso, che hanno ucciso 13 soldati? ‘Sono stati attirati là’, dice. ‘Abbiamo tutti smesso di sparare e le donne sono uscite per dire ai soldati che noi avevamo finito le pallottole e ce ne stavamo andando’. Le donne hanno avvertito i combattenti che i soldati avevano raggiunto l’area-trappola. ‘Quando gli ufficiali maggiori hanno capito quel che era successo, hanno gridato con i megafoni che volevano un immediato cessate il fuoco. Gli abbiamo permesso di avvicinarsi per recuperare gli uomini e quindi abbiamo aperto il fuoco. Alcuni dei soldati erano così scioccati e impauriti che, per errore, sono corsi verso di noi'”.
Jamal Huweil, un comandante delle Al-Aqsa Martyrs Brigades nel campo di Jenin, ha detto al quotidiano londinese in lingua araba Al-Hayat che “quattro soldati israeliani sono stati uccisi e [i palestinesi] hanno preso le loro armi automatiche. I giovani con i congegni esplosivi hanno anche messo fuori uso quattro carri armati israeliani”. [12]
Raed ‘Abbas, un combattente del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (FDLP) nel campo di Jenin, ha detto ad Al-Hayat : “Tutti i combattenti avevano giurato di lottare fino alla fine… Non abbiamo altra scelta che combattere, e questa è la decisione di tutti. La voce di combattenti che si arrendono è completamente falsa. Se fosse vera, come mai due soldati israeliani sono stati uccisi lunedì mattina? Noi stimiamo che le loro perdite siano molto più gravi di quel che viene riferito. Le battaglie tra loro e noi vengono ingaggiate in un raggio estremamente breve. Loro hanno fallito in tutti i tentativi di avanzata; i nostri combattenti si stanno facendo esplodere davanti a loro e stanno piantando congegni esplosivi nelle strade. La situazione è estremamente terribile. Le forze aeree [israeliane] continuano il bombardamento. Alcuni attimi fa hanno lanciato parecchi missili, che hanno incendiato molte case”.[13]
Tutti i palestinesi intervistati hanno sottolineato la loro intenzione di combattere fino alla morte, anche negli ultimi giorni della battaglia. Lo Sceicco Abu Al-Hija è stato citato dal quotidiano degli Emirati Arabi Uniti, Al-Bayan, per aver detto: “Dopo questi giorni di fermezza e di resistenza unica, i combattenti di Jenin ripetono il loro motto ‘Nessuna resa: o vittoria o martirio’. La nostra forza è nel nostro essere veri Mujahideen di fronte al nuovo nazismo” [14]. Fonti palestinesi non identificate hanno aggiunto: “Le munizioni dei combattenti nel campo sono finite, ed essi hanno scelto il martirio. Stanno combattendo con coltelli e pietre, e si fanno esplodere davanti ai soldati di occupazione”.[15] Haj ‘Ali, un comandante delle Islamic Jihad’s Al-Quds Brigades, ha detto che la resistenza palestinese continua la sua lotta intensa, e non permetterà ai soldati di occupazione di impossessarsi del campo”. [16]
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[1] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [2] Cioè guerrieri Jihad. [3] Al-Jazeera (Qatar), 8 aprile 2002. [4] Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 7 aprile 2002. [5] Citato in Al-Shaab (Egitto), 19 aprile 2002. [6] Centro palestinese per i diritti umani: rapporto settimanale sulle violazioni israeliane dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, 11-17 aprile 2002. Dopo la comunicazione della sua morte in battaglia, è stato annunciato che il suo vero nome era Hazem Ahmad Rayhan Qabha. [7] Al-Jazeera (Qatar), 4 aprile 2002. [8] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [9] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [10] Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 7 aprile 2002. [11] http://www.ahram.org.eg/weekly/2002/582/6inv2.htm. [12] Al-Hayat (Londra), 5 aprile 2002. [13] Al-Hayat (Londra), 9 aprile 2002. [14] Al-Bayan (Emirati Arabi Uniti), 10 aprile 2002. [15] Al-Bayan (Emirati Arabi Uniti), 11 aprile 2002. [16] Al-Jazeera (Qatar), 8 aprile 2002.

*Ricordate le rabbiose accuse all’esercito israeliano di tagliare le tubature dell’acqua per farli morire di sete? [ndb]

Ricordiamo anche come all’epoca in televisione, sui giornali, in internet, venissero presentate unicamente immagini come questa
Jenin
per far credere che l’intera Jenin fosse ridotta a un cumulo di macerie. E magari venivano mostrate le riprese aeree
Jenin 1
La verità la dice invece Raed ‘Abbas: “Le battaglie tra loro e noi vengono ingaggiate in un raggio estremamente breve”. Esattamente così:
jenin 2
Perché la questione è tutta lì: quale parte scegli di inquadrare
solounaparte
barbara

MA GUARDATE COSA COMBINA L’AVIAZIONE ISRAELIANA!

Grazie a un’amica, leggo sul Corriere della Sera online: “L’aviazione israeliana ha lanciato oltre 800 razzi da Gaza su Israele in cinque giorni: più di 160 al giorno.” Ora, che il desiderio della stampa anche moderatamente terzomondista (e purtroppo di molti amici di sinistra) sia di addossare sempre su Israele la responsabilità dei mali del mondo è da tempo assodato. Che meno si nominano i terroristi di Hamas e i loro supporter e più si evidenzia l’esclusiva prepotenza israeliana è altrettanto evidente. Ma che a contrastarsi sulla scena del conflitto ci siano, da una parte e dall’altra, israeliani contro israeliani può apparire anche ai più prevenuti e smaliziati una verità poco plausibile. Anche gli errori e i refusi fanno parte della retorica della propaganda. E comunque, in situazioni come la presente emerge dall’animo e dalle menti anche della crème intellettuale tutta quella schiuma biancastra che darebbe anni di lavoro ad allievi di Freud sul rapporto più o meno inconscio fra antisemitismo e antiisraelianismo. Ciò che mette in movimento il sangue, anche a un illuso che volesse tentare di continuare a vedere le cose a colori e non in tutto bianco e tutto nero, è la ricerca del controbilanciamento che tenta il giornalista quando, a un telegiornale nazionale, commenta l’avvio di una campagna di propaganda palestinese in lingua ebraica, ma si sente in dovere di precisare incidentalmente: “propaganda di cui peraltro gli israeliani sono maestri”, senza aggiungere alcuna specifica che dia il senso di una frase enigmatica quanto bislacca. Non so se questo sia antisemitismo, come direbbe qualche amico, ma certamente è strabismo politico, stile retorico disonesto, prevenzione antiisraeliana che non fa onore a chi avrebbe il dovere di informare, prima che di commentare con opinioni che strumentalizzano, oltre che l’innocenza del linguaggio, l’ingenuità dell’uditorio.
Dario Calimani, anglista (15 luglio 2014)

E dunque dopo il centro per disabili colpito con due donne uccise che miracolosamente si trasforma in un orfanotrofio bombardato con tre bambini uccisi, e tante analoghe storielle amene, adesso abbiamo anche l’aviazione israeliana che si autobombarda. Aspettiamo i progressi alla prossima puntata. Nel frattempo guardate questo:

 

P.S.: Per tutti quelli che continuano a sparare, inorriditi, le cifre delle centinaia di morti palestinesi – in gran parte civili, si raccomanda di precisarlo! – contro le unità di quelli israeliani, a riprova del fatto che gli israeliani sarebbero i cattivi aggressori e i palestinesi le povere vittime innocenti:
a) le cifre dei morti palestinesi sono tutte di fonte palestinese, sulla cui attendibilità potremmo scrivere interi romanzi (vi ricordate i 3000 morti di Jenin con fosse comuni ecc. ecc., poi diventati i 500 morti di Jenin, alla fine risultati 52, di cui 42 combattenti e 10 civili, la maggior parte usati dai terroristi come scudi umani?)
b) i terroristi non hanno uniforme, quindi vengono tutti fatti rientrare nella categoria dei civili. Ma non lo sono
c) in base alle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja, abitazioni civili, scuole, ospedali ecc. usati per scopi militari (nel caso in questione come depositi di armi ed esplosivi e come basi da cui lanciare missili su Israele: tutto ampiamente documentato) diventano legittimi obiettivi militari, e la responsabilità per eventuali morti ricade interamente su chi ne ha fatto un uso illegittimo
d) è noto l’uso, da parte di Hamas, dei civili come scudi umani. Vi è stato un caso, nei giorni scorsi, in cui gli abitanti di un immobile erano usciti dopo l’avviso da parte di Israele che quell’immobile stava per essere colpito, e fatti poi frettolosamente rientrare dai loro capi dopo che il missile israeliano era già partito e non era più possibile fermarlo o deviarlo
e) un discreto numero di morti palestinesi sono causati da razzi palestinesi che ricadono all’interno di Gaza
f) i morti israeliani sono relativamente pochi perché gli israeliani non mandano i propri civili sui tetti a prendere i missili in testa, bensì nei bunker a ripararsi. E hanno Iron Dome che provvede a distruggere in volo i missili diretti verso zone abitate, e nella maggior parte dei casi ci riesce
g) c’è stato un tempo in cui ci si lamentava che Hitler ne aveva ammazzati troppo pochi; adesso ci si lamenta che ne muoiono troppo pochi: la bestia è sempre la stessa, viva e vegeta, altro che sepolta tra le ceneri di Auschwitz!

barbara

E PER RESTARE IN TEMA

(ri)godiamoci lo straordinario spettacolo di questo funerale in cui il morto, spaventato dall’elicottero israeliano che sta riprendendo la scena, casca giù dalla barella, scappa, torna indietro, ci risale sopra per poi ricascare giù dopo pochi momenti e ricominciare tutto da capo. Da fare concorrenza ai film di Ridolini.

E meno male che almeno una volta quelle schiappe colossali degli israeliani nel campo della comunicazione si sono fatti venire l’idea di documentare almeno una delle consuete bufale della controparte. E per un minimo di informazione supplementare può valere la pena di leggere, o rileggere, uno e due.

barbara

È ARRIVATO IL MOMENTO

dieci anni dopo, di tornare a parlare di Jenin. Innanzitutto guardando questo video che qualcuno – non so chi – mi ha fatto arrivare all’account email del blog (se passa di qui colgo l’occasione per ringraziarlo/a)

E poi rileggendo questo articolo. O, più probabilmente, leggendolo per la prima volta, dato che, nonostante lo abbiamo mandato a tutti i giornali, a nessuno è venuto in mente di prenderlo in considerazione: si tratta di quei famosi fatti che contrastano con l’ideologia, e vanno pertanto rigorosamente ignorati. Anzi, meglio, cancellati.

barbara